EDUCAZIONE CICLABILE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Aprile, 2013 @ 3:12 pmDetto altrimenti: cerchiamo di comportarci sempre meglio, tutti
Ero a Monaco di Baviera, per un congresso. Prima di cena, due passi nel centro pedonale con un amico. Improvvisamente ricevo un “cazziatione†in tedesco da parte di un ciclista: non mi ero accordo che stavo passeggiando all’interno di una pista ciclabile, peraltro ben segnalata. Cazziatone meritatissimo!
Riva del Garda – Torbole. Lungolago. Per un buon tratto è stata realizzata una ciclabile quasi a fianco della pista pedonale. Nulla da fare, scambio di “cortesieâ€: ciclisti sulla pedonale e pedoni sulla ciclabile.
Ciclabile della Val d’Adige. Provengo da Riva del Garda, diretto a Trento. Raggiungo e sorpasso una comitiva di una trentina di ciclisti. Procedono in fila indiana. Un colpetto di campanello all’ultimo della fila (il campanello dovrebbe essere obbligatorio anche per le bici da corsa e le mtb): subito loro attivano un passa parola e l’intera colonna si accosta ulteriormente sulla destra.
Incrocio un altro gruppo di ciclisti. “Gruppoâ€, non “fila indianaâ€. Non sono tedeschi …
Poco dopo, raggiungo una serie di gruppetti di militari in divisa, in marcia (o passeggiata?) molto distanziati l’uno dall’altro. Rigorosamente “raggruppati†(cioè non in fila indiana) e rigorosamente a destra (ma i pedoni, non devono tenere la sinistra?).
A Trento. Ciclabili urbane. Qui singoli pedoni invadono la ciclabile senza guardare, come se non fosse nemmeno possibile l’arrivo di una bicicletta. Più volte “mi sono fatto persuaso†(per dirla alla Camilleri/Montalbano) che correrei minori rischi se stessi sulla sede stradale.
Cosa propongo? Tanto per cominciare che si proceda come si sta facendo per le piste da sci, e cioè che agli accessi e lungo le ciclabili si istallino tabelloni con le regole fondamentali di comportamento; che si istituisca  un servizio di sorveglianza, prevenzione e sanzione dei comportamenti scorretti (le leggi son ma chi pon mano ad esse?). Inoltre si potrebbe verificare se le norme del Codice della Strada già dedicate alla circolazione delle biciclette sono complete ovvero da integrare e si potrebbe applicare l’articolo di tale legge che già prevede una sanzione per i pedoni che, sostando, intralciano la circolazione degli altri pedoni sul marciapiede e – de jure condendo – anche nelle piste ciclabili,
No, non voglio trasformare le piste ciclopedonali in piste solo ciclabili, ma ottenere comportamenti adeguati sia da parte dei ciclisti (che – ad esempio – non devono scambiare tali piste per piste di allenamento per velocisti) sia da parte dei pedoni (quanto poco basta a far perdere l’equilibrio ad un ciclista!). Con buona pace, divertimento, sicurezza e salute di tutti. Grazie.
Comments Closed
IL COMUNE DI TRENTO E LA CULTURA TRENTINA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Aprile, 2013 @ 6:58 am
Detto altrimenti: nella splendida sala di rappresentanza di Palazzo Geremia. A Trento, …
… ospiti del Sindaco di Trento Alessandro Andreatta, assistiamo alla presentazione del libro “Il dialetto informa 2 – Una cavalcata storico – linguistica dentro il diletto trentinoâ€, di Renzo Francescotti (ed. Curcu & Genovese).
La sala era quasi piena, un successo di ‘sti tempi nei quali pare che la cultura non paghi …
Che a sriverne sia io, un “talian da Genova†può sembrare strano, io di cui i miei amici della Busa (l’Altogarda Trentino) con cui regato, dicono: “Lucatti l’è vegnù su con l’ Ora e non sem stadi pù boni de mandarlo a so casa …â€. Ma tant’è … mio babbo è stato carabiniere a Bolzano (dove ha conosciuto mamma), Palù di S. Orsola, Vermiglio e Maresciallo Maggiore a Cles, mia mamma a Bolzano era l’insegnante del compianto On. Berloffa, ed io, “da grandeâ€, prima di arrivare lavorare a Trento chiamato da tale Bruno Kessler, da buon genovese andavo in vacanza in Val di Non … e dove, sennò?
Ma veniamo all’evento. Si tratta del “volume secondo†(il primo è del 2011), con prefazione dello stesso Sindaco Andreatta e illustrazioni della poetessa-pittrice (anzi, della pittrice – poetessa) Anita Anibaldi. Anita, mia collega accademica nel circolo culturale privato l’Accademia delle Muse … come avrei potuto mancare all’appuntamento?
Ci introduce all’opera Alessandro Franceschini, secondo cui …… si tratta di pennellate monografiche, quasi stile Van Gogh dico io , che ci riportano con i piedi “per terraâ€, anzi, sulla Terra Trentina, a dispetto della memoria evanescente di internet. Quasi una mappa, un percorso guidato, per dipanare la matassa delle origini, di chi vuole “considerare la propria semenzaâ€, cioè la propria origine perché “fatto non fu a viver come bruto, ma per seguir virtute e conoscenzaâ€. Ce lo dice Dante, che parlava e scriveva in dialetto, come ci fa notare l’Autore. Un dialetto che è poi diventato lingua solo per la grande estensione che si conquistò sul territorio.
Riprende Franceschini: dialetto è lingua. E l’Autore insiste: lingua ricchissima di parole concrete, di mille modi di dire laddove la “lingua†ufficiale ne ha una sola. E’ solo sul piano delle parole tecniche, astratte, dei neologismi che il dialetto ha meno termini della lingua, per quanto … lo stesso Silvano Grisenti ebbe a coniarne uno, di neologismo, quando avvisò che la “magnadora†era terminata! Dialetto che, nel caso specifico, rappresenta il trait d’union fra scrittore e lettore, di entrambi i quali svela i sentimenti più profondi dell’animo e dell’anima.
Confesso. Io non mi ero preparato. Non conoscevo il volume precedente. Scorrendo velocemente i due lavori ho avuto la sensazione di ritrovarmi di fronte ai libri ci Cetto, sui funghi: una serie continua di immagini varie, colorate, spontanee, ognuna delle quali descritta con il nome “volgare†(in dialetto) e con quello scientifico (in lingua) ma sicuramente meno bello. Commestibilità e veleno, quasi contrapposti. E la stessa contrapposizione di opposti sentimenti Franceschini la coglie nel lavoro di Francescotti: commedia e tragedia, dolcezza e forze; serio e faceto. Monotonia mai. nelle parole e nei contenuti, parole e contenuti che descrivono un mondo che – altrove – la globalizzazione rischia di far scomparire, ma che in Trentino, anche grazie all’Autore, diventa sempre più “desiderato e quindi vissutoâ€.
Francescotti professore. Francescotti scrittore. ha iniziato a testimoniare la resistenza partigiana e di chi ha voluto e saputo “resistere†al ghiaccio della ritirata di Russia. E anche in questo caso egli “resiste e fa resistere†su una nuova linea – non del Piave ma dell’Adige – affinchè nulla del passato vada perso, dimenticato.
La presentazione dell’opera è intervallata dalla lettura di tre capitoletti. L’aquila, il cuculo, il denaro. A quest’ultimo riguardo emerge il Francescotti “socialeâ€, l’anti casta degli stra-pagati (politici, banchieri, manager, etc.), proiettato non solo verso il linguaggio comune della gente comune, ma anche verso il bene comune, di tutti cioè e non di pochi.
Prende la parola Alessandro, così lo chiama l’autore, il Sindaco Alessandro Andreatta, e ci racconta delle sue origini, del fatto che il dialetto fosse quasi “temuto†dai suoi genitori che con i figli parlavano in lingua perché così a scuola … per poi farci riflettere sul ruolo “futuro†del dialetto, non solo “passato†di conservazione della memoria. Ruolo “futuro†nel senso di contribuire a mantenere vive le “qualità trentine†(contro l’appiattimento della globalizzazione, contro la lontananza della politica dalla gente e della gente dalla politica, n.d.r.).
Chiude la presentazione un lungo intervento dello stesso Autore che non sa cedere alla rievocazione della funzione educatrice del suo “antico mestiere antico†di insegnante. Già , perché – osservo io – il suo lavoro che ci viene presentato ha sempre anche una forte valenza educativa. Francescotti ci dice di conoscere immigrati che hanno imparato … il dialetto (io stesso … dal mio gommista in Via Einaudi, Pneus … ah già , che non si può fare pubblcità , la stavo facendo grossa! … Posso testimoniare che il mio gommista pakistano parla un ottimo dialetto trentino!) e si augura che mai a Napoli, Roma, Venezia, Trento etc. vengano meno i rispettivi dialetti.
Io stesso … consentitemi un riferimento personale: madre siciliana, padre toscano, conosciutisi a Bolzano, nato e cresciuto a Genova, “lavorato†a Genova, Torino, Milano, Palermo, Roma, Trento (solo per citare i maggiori capoluoghi), io stesso mi sento ricco per avere approcciato molti dialetti, oltre ai “dialetti†latino e greco del liceo e le numerose lingue estere studiate e/o utilizzate. Ricco, sì, per il piacere che mi dà l’esser desideroso di capirli, di usarli, dialetti e lingue, sia pure maldestramente, com’è normale che sia per un “generalista dei dialetti e degli idiomi stranieriâ€. Ma intant …me fago capir .. salo sior?!
Una chicca finale di Francescotti alla domanda sull’origine romana o meno del nome Trento: forse da Tridentum? Nossignore, spiega l’Autore: i Romani giunsero a Trento nel 44 a. C. e la città esisteva già da alcuni secoli. La sua origine? Gallica, galiziana. I galli celtici, infatti furono ovunque in Europa, e lasciarono traccia del loro nome. ce lo testimoniano la Galizia (Spagna); la Galizia russo-polacca; il Galles; la Galazia (Turchia). E in tutte queste “galizie†troviamo toponimi “Trent†ad indicare località di confluenza di tre fiumi: La (o il? Confesso, non lo so!) Vela, l’Adige e “la Fersenaâ€. Tre, appunto … Trent!
Chiudo con una mia poesiola al Trentino, anzi, alla val di Non. Non … non in dialetto (una volta ne scrissi una in dialetto, la feci leggere all’Andrea Castelli che commentò così: “Errori non ce ne sono, ma si capisce che sei un talianâ€. Perdonerete. Eccola, quella in lingua, ovviamente!
ANAUNIA
T’adorna corona di monti
tu stessa diadema regale
a smeraldi lacustri
di verde.
Ti apri allo sguardo
che insegue i gonfi altipiani
ondeggianti
qual giovane petto al respiro
plasmati da un vento
che scala le cime
e si perde.
La mente che t’ama
curiosa
più attenta ti scruta
e profonda
ov’acque percorron segrete
le nobili rughe
che segnan l’altero tuo viso
d’ antico lignaggio
e indagan
leggendo il passato
il tuo storico viaggio.
Risuonan le selve
di ferri e armature
latine
che scuotono i passi
per le aspre montane
tratture.
Tu, ramnus, romano,
tu, uomo del fiume
pagano
ora un altro è il dio che tu onori,
ma l’acqua è la stessa che bevi
del cervo
sacrifica preda
di principi vescovi
e di senatori.
E senti vibrare le note
di orda cruenta
le grida di donna
che arman lo sposo
a difender le messi
il figlio che piange
furor di Tirolo
equestre rimbombo
sul suolo
operoso
che viene a predare
ma inerme
di fronte ai castelli
s’infrange.
Munifica Rocca di luce
saluto lo Spazio
che scende
dal Tempio maestoso del Brenta
e dopo che t’ha generato
dall’alto di crine boscoso
cascata di pietra
a sponda atesina conduce.
Comments Closed
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI: MEDICINA O DROGA?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Aprile, 2013 @ 9:29 pmDetto altrimenti: medicina ciò che guarisce; droga ciò che uccide. Lettera aperta al Ministro Fornero.
Cara Ministro Fornero, il Ministro del Lavoro lo deve creare il lavoro, deve fare in modo che aumenti … non deve invece (solo) fare i conti (sbagliati, sia per esodati che per cassintegrati in deroga) di quanti (pochi) soldi ha per pagare i (tanti) cassintegrati (e esodati). E comunque non può dirmi che “un governo dimissionario non può fare un decreto da 2,3 miliardi, quando solo qualche giorno fa ne ha fatto uno da 40, di miliardi! Via …
La cassa integrazione deve essere un fatto straordinario e momentaneo, ma se tu non fai nulla per creare lavoro, automaticamente te la chiederanno sine die, senza scadenza, cioè per sempre. E tu avrai creato dei drogati, pagati per non lavorare (fin o a quando tu avrai risorse finanziarie da destinare loro); oppure avrai creato dei disperati, cioè persone senza lavoro e senza cassa integrazione, quando avrai finito le risorse da distribuire.
E allora? Allora sarebbero occorsi, per tempo e da tempo, progetti di riconversione del “sistema lavoroâ€. Quali mai, ti chiedi? Ma ci hai almeno provato ad individuare qualche tipo di riconversione del sistema lavoro, chiedo io? Ci sono paesi europei che pagano il salario ai disoccupati per un certo periodo di tempo, durante il quale  offrono loro uno, due, tre opportunità di lavoro. Se gli interessati le rifiutano tutte, viene tolto loro il contributo.
Che dici? Che hai fatto la riforma delle pensioni? Sarebbe bastato un bravo ragioniere/dottore commercialista consulente del lavoro … Ma sul fronte della creatività … su quel fronte sarebbe occorso intervenire! Come? Provo io a sottoporti qualche idea.
Innanzi tutto sarebbe stato necessario riscrivere l’ordine delle priorità di spesa, e quindi in tal modo recuperare finanza da progetti che possono aspettare (ad esempio dall’acquisto dei cacciabombardieri F 35 e dal TAV).
Quindi, si sarebbero potute creare decine di migliaia di piccole cooperative di lavoro di cui lo Stato avrebbe potuto finanziare lo start up, diciamo per un paio d’anni. Per fare cosa? Ad esempio, per sistemare, gestire e vendere le migliaia di siti naturalistici, artistici, archeologici esistenti nel paese e oggi del tutto trascurati se non addirittura in rovina e comunque non “venduti†ai cittadini e soprattutto ai turisti; e/o per il riavvio di una innumerevole serie di piccole entità agricole; e/o per far rinascere iniziative di artigianato, e/o per rifornire il sistema dei 6.000 pizzaioli mancanti, etc..
Ecco, solo alcune idee. Sbagliate? Forse … anzi, “probabilmente†sbagliate! Ma almeno io ci ho provato. E allora … dimmi tu quali siano state le tue, sicuramente molto migliori delle mie …
Vedi, perchè il Paese si è spaccato in due: da un lato chi è “dentro” un sistema di “diritti acquisiti” alias privilegi di casta, cioè dentro sistemi protetti o che stanno consentendo – di fatto – le peggiori malversazioni: questa è la “prima mezza Italia“,  che vive di di inefficienze, privilegi, sperperi e furti e che scarica le proprie esigenze sulla pressione fiscale che aumenta e che non può più essere sopportata dall’altra “seconda mezza Italia”, costituita per metà dalle famiglie strangolate da fisco e dalla disoccupazione, e per metà dalle imprese strangolate dal fisco, dalla globalizzazione selvaggia (fatta anche di delocalizzazione selvaggia), dalla mancanza di una politica europea (alias, dalla mancanza degli degli Stati Uniti d’Europa), e quindi costrette a licenziare e a chiudere. QUO USQUE TANDEM? FINO A QUANDO?
Comments Closed
UNO SCANDALO AL GIORNO LEVA IL PRECEDENTE DI TORNO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Aprile, 2013 @ 1:15 pmDetto altrimenti: a scandal a day keeps the previous away
Stiamo ancora cercando di “digerire†gli arresti calabresi per assenteismo comunale che ecco arriva il nuovo scandalo, un po’ più a nord, a Napoli.
La Guardia di Finanza sta procedendo all’arresto di 22 persone nell’ambito di un’inchiesta sul nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, il progetto “Sistri†del valore di 400 milioni di euro, gestito da una società del gruppo Finmeccanica. L’inchiesta riguarda il presunto pagamento di tangenti versate su conti esteri. Sono stati eseguiti sequestri preventivi per oltre 10 milioni di euro. Fra gli arrestati: 1) l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’editoria Carlo Malinconico, che nel gennaio 2012 si dimise dal governo Monti perché accusato di aver soggiornato in un albergo lussuoso a spese di un imprenditore coinvolto in un’inchiesta; 2) Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Selex Service Management del gruppo Finmeccanica. I reati contestati vanno dall’associazione per delinquere finalizzata all’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per circa 40 milioni di euro, alla corruzione di pubblici ufficiali e a dichiarazioni fraudolente.
Sulla realizzazione del Sistri fu apposto il segreto di Stato e nel dicembre 2009 la società Selex Service Management si vide conferire l’incarico con affidamento diretto da parte del Ministro dell’Ambiente.
Ecco, ci risiamo, direte voi. Questo blogger ce l’ha con gli scandali. E’ vero, infatti ho proposto la fondazione di un quotidiano, lo Scandaliere (v. post del 10 aprile scorso), proprio per cercare di segurli tutti e smentire il detto che a scandal a day keeps the previous away! Ciò in quanto se valutassimo e recuperassimo il costo di 1) scandali; 2) evasione fiscale; 3) elusione fiscale; 4) privilegi delle caste; 5) sprechi della Pubblica Amministrazione; 6) “priorità ” non prioritarie, vedremmo che l’Italia sarebbe il paese più ricco e felice d’Europa. E allora, perché no? E allora, se non ora, quando?
Quando io dico e scrivo, in tanti post precedenti sulla storia d’Italia, che:
1) se nel 1919 fossero state fatte le riforme necessarie (e politicamente sarebbe stato assolutamente possibile!) Â e …
2) … se nel 1918-1920 i milioni di iscritti al sindacato socialista e a quello dei popolari (oltre 3 milioni di persone) avessero reagito e si fossero opposti con fermezza alle violenze fisiche di una minoranza fascista (circa 60.000 iscritti),
il fascismo non sarebbe sorto, voglio anche dire che oggi occorre 1) fare le riforme; 2) reagire (moralmente, socialmente e legalmente) all’ondata di scandali. Se non faremo ciò, non dico che debba venire un nuovo fascismo (per quanto … con la scusa di “salvare” il Paese … sia pure con forme diverse …), ma sicuramente lo Stato sarà travolto.
P.S.: ragazzi, io ci provo, mi sforzo di parlare di sci, di musica, di letture, di vela, di cultura in genere … ma poi … ditemi voi, come si fa a tacere di fronte a questa valanga di scandali (alias furti di denaro pubblico sottratti alle necessità degli investimenti produttivi, dei cassintegrati, degli esodati, etc.)? Come si fa? Ecco perchè dico che il PRIMO PROBLEMA DA RISOLVERE E’ LA QUESTIONE MORALE!
Comments Closed
LA GRILLEGGIOCRAZIA, OVVERO LA FINTA DEMOCRAZIA DI GRILLO E CASALEGGIO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Aprile, 2013 @ 7:46 amDetto altrimenti: le primarie grilline per il Colle
Mi stavo chiedendo perché mai non fossero stati resi noti quanti voti grillini abbia ricevuto ogni candidato. Poi, qualche minuto fa, dalla telefonata di un ascoltatore alla rubrica giornalistica prima pagina di Radio 3, ho appreso che il totale dei votanti sarebbe stato di 45.000 su 8.000.000 di elettori.
Se così fosse – e chiedo ai lettori che ne fossero in grado di darmi conferma o di correggere i dati – l’elezione “primaria†non avrebbe alcun significato in quanto assolutamente non rappresentativa della maggioranza dell’elettorato grillino.
Ora, questa sarebbe una ulteriore conferma del fatto che la “democrazia web†di Grillo & Casaleggio è pilotata, cioè è una grilleggiocrazia.
Ad onor del vero … anche nella Grecia di Pericle … gli abitanti dell'”impero democratico ateniese” erano 300.000; gli elettori, 30.000; i partecipanti alle assemblee, 5.000; a parlare, 10; a decidere, 2. Ecco da dove hanno copiato Grillo e Casaleggio!
Ecco, alcune delle istanze grilline a mio avviso sono condivisibili, molte altre no. Ad esempio, il non prevedere cosa succederebbe in caso di uscita dall’euro; per di più, il proporre l’uscita dall’euro per referendum (cioè con un atto di democrazia formale e di anti democrazia sostanziale); il non avere una visione europea; il linguaggio ed i toni usati dal loro capo; un web autocertificato; la mancanza di trasparenza e di visibilità ; una pseudo democrazia, che, al massimo è “democrazia formale†ma non “sostanzialeâ€; la non preparazione accettata in capo ai candidati parlamentari (basta avere “quattro amici al bar†ed è fatta) che contrasta con i requisiti richiesti per i “portaborse†il che parrebbe testimoniare la volontà di avere parlamentari teste di legno manovrabili, ma assistiti tecnicamente (in caso di bisogno, non si sa mai …); l’insistenza per l’attivazione delle commissione parlamentari e l’assenza di presa di posizione sulla attuale, grave, urgentissima, dichiarata mancanza di fondi per la cassa integrazione guadagni in deroga, etc., etc., etc..
Ma … e l’istanza grillina più meritevole? Avere dato una sonora “sveglia!†ai partiti, come quando, durante il servizio militare, chi era di servizio quale sergente di giornata o ufficiale di picchetto, all’alba, mentre in cortile squillava la tromba, entrando nelle camerate gridava alla truppa ancora addormentata “Giù dalle brande, sveglia!â€.
In musica: pa pa parapa … la sveglia la mattina rompimento di c …… (Musica di un musicista, parole di un najone: entrambi  sconosciuti)
Comments Closed
GIORNATE CULTURALI A TRENTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Aprile, 2013 @ 9:09 pmDetto altrimenti: non di sola bicicletta, politica, economia vive l’uomo
Uei, raga? Trento provinciale? Ma quando mai! Se si volesse seguire tutto quello che ti offre, “non si toccherebbe terraâ€, sempre “in volo†da un concerto ad una conferenza, ad una riunione, etc .. Bello, bello così. Oggi? Quale Vicepresidente dell’Accademia delle Muse, ad assistere alle prove in preparazione del concerto che si terrà il prossimo il 6 maggio: Cristina Endrizzi al pianoforte, Ruggero Polito al violino eseguiranno Bach, concerto per violino, orchestra e basso continuo in La minore BWV 1041. Poi domani pomeriggio, Consiglio Direttivo dell’Associazione Amici della Musica a Riva del Garda e la sera tutti di nuovo a Trento al concerto dell’orchestra regionale Haydn! Scusate se è poco!
Dopo la “Prova d’Orchestra†di Cristina e Ruggero, di corsa alla Società Dante Alighieri, presso l’Associazione Culturale Antonio Rosmini, per la recita di Alfonso Masi e Mariabruna Fait “Nel mezzo del cammin di nostra vitaâ€. Introduzione e presentazione del Presidente della società , Mario Caparelli.
Racconto e lettura a due voci, quella di Alfonso, calda, baritonale, profonda e quella di Mariabruna, dai toni più alti, cangianti. Prosa e poesia, dell’epoca e attuale. La vita di Dante, alcuni spunti letti modernamente, anzi, contestualizzandone l’esposizione dal suo al nostro tempo e viceversa. Cenni, pochi quadri, come quando visitiamo una mostra dei Van Gogh: mica ci troviamo tutte le sue tele … eppure quelle poche che sono esposte ci ridanno la misura del Genio, ancora una volta. La visione di Beatrice, ragazzino lui, ragazzina lei. La formazione scolastica del Poeta, le sue letture, il matrimonio con Gemma Donati, quattro figli. La sua “carriera†politica, la sua missione diplomatica a Roma come guelfo bianco cui fu vietato il rientro in patria. L’esilio “ …â€come sa di sale e com’è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scaleâ€. Però egli era convinto “se tu segui tua stella non puoi fallire a glorioso portoâ€.
Firenze, com’era e come invece la sognava lui: senza immigrati (dalla attuale provincia!); Dante un po’ razzista, maschilista; città sobria, quasi alla Savonarola; donne tutte casa e chiesa, non scollacciate “che van mostrando con le poppe il pettoâ€. La donna per Dante? Tranne Beatrice, che la piasa, che la tasa, che la staga in casa. Dante, un toscanaccio “maledetto†alla Curzio Malaparte, che invoca l’imperatore Alberto, che metta un po’ d’ordine lui e invece no … ahi serva Italia di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello (che pensasse già al 2013?).
E i papi? Dei suoi contemporanei Dante ne mette ben tre nell’Inferno!
E poi, Firenze, “godi Fiorenza†– si fa per dire – che la tua fama si spande nell’Inferno. E tu Pisa, vituperio delle genti e voi genovesi, uomini diversi, d’ogne costume e pien d’ogne magagna, perché non siete voi del mondo spersi? Insomma ce n’è per tutti! …
Ma nell’Inferno Dante canta l’amore, quello di Francesca da Polenta e Paolo Malatesta: e qui commedia nella Commedia. Ecco la telefonata di un cronista Rai (Alfonso) a Francesca (Mariabruna), che si esprime con puro accento da piadina romagnola, su un testo di Edoardo Sanguineti: “Francesca finalmente svela la verità della sua storia! Tutti i segreti del suo rapporto con Paolo! Intervista telefonica esclusiva del nostro inviato Alfonso. In edicola a soli 2 euro!†Francesca ci svela che “galeotto†non fu il libro, ma fu l’epiteto che lei stessa aveva riservato a Paolo che le era letteralmente “saltato addosso†e che ora non fa che piangere, piangere, piangere … cheppalle d’un uomo! Per essere bello … era bello, ma che si assumesse le sue responsabilità , diamine! Dopo tutto è lui che se l’è cercata e che ora non può lamentarsi se si è incastrato con le sue stesse mani! La registrazione della telefonata non è perfetta a causa del vento infernale, che rischia addirittura di svellere la cabina telefonica dalla quale sta parlando Francesca.
Nota del redattore: Polenta, chiesetta splendida in cima ad una salitaccia al 12-15% che noi ciclisti scaliamo salendo da Forlimpopoli!
E poi, il Conte Ugolino … Alfonso e Dante non lo dicono, ma io si, da Genovese qual sono: l’Ugolino era al comando di una flottiglia di galee pisane nella battaglia della Meloria persa da Pisa ad opera di Genova. Evitò lo scontro, fuggì, ma questo non gli impedì, al ritorno di fare carriera politica, peraltro poi “finita male†nella Torre della Muda, a morir di fame insieme ai suoi figlioli … dove più che l’amor potè il digiuno …
E’ quindi la volta di Ulisse: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza … attualissimo anche per certi personaggi elettori ed eletti odierni … e anche per chi non è andato a votare!
Ma ecco che, su dialogo scritto da Umberto Eco, l’intervista del solito giornalista Rai (Alfonso) a Beatrice (Mariabruna) che questa volta risponde alle domande con puro accento fiorentino. Beatrice, femminista ante litteram: quà poeta … quà personaggio! Un timido introverso che non si è mai dichiarato, ma che ha fatto in modo che la gente credesse … praticamente ha violato la mia privacy, mi ha trasformata in un personaggio che non mi appartiene, lui, capace di far fare quattro figlioli alla su’ moglie e poi di andarsene aggiro (aggiro) per la Toscana e anche all’estero (Verona, Rovereto, etc.). Insomma, una Beatrice determinata … e poi se no ora, quando?
Che dire, Alfonso, Che dire Mariabruna? Bravi! E grazie alla Dante Alighieri per questa sdrammatizzazione, umanizzazione e attualizzazione del sommo Poeta e dei suoi personaggi!
FINANZIARE LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Aprile, 2013 @ 8:43 amDetto altrimenti. si tratta di 700.000 persone … con famiglia …
Mancherebbero uno, forse due miliardi. Dove trovarli? Io propongo: nei “vasi casta†non comunicanti.
Mi spiego. Nel dicembre scorso il parlamento stanziò oltre 200 miliardi in dieci anni in favore del Ministero della Difesa, che poi li utilizza a suo giudizio.
Mi domando:
1. Questi fondi comprendono anche l’acquisto dei cacciabombardieri F35?
2. Anche in caso negativo, non si può emanare una nuova legge che ridimensioni questo stanziamento e renda “comunicanti†i vasi ricchi (Difesa) con quelli poveri (quelli dai quali si deve poter spillare la linfa indispensabile per la vita di 700.000 famiglie di lavoratori?)
3. Qual è la “priorità più prioritaria”? Una (eccessiva, stante la crisi economica, n.d.r.) difesa militare o la difesa del minimo di sussistenza a 700.000 famiglie di lavoratori?
4. O vogliamo mettere altre tasse?
Ore 19,20. TG3 del 16 aprile 2013: il Ministro Fornero informa che “servirebbero tre miliardi” (e poi ci sono gli esodati! N.d.r.) “ma il governo in scadenza non fa decreti”. Comodo. Molto comodo. Troppo comodo. Mi domando:  ma nel dicembre 2012, cioè solo qualche mese fa, quando tutto questo era perfettamente calcolabile e prevedibile, si è preferito destinare 200 miliardi alla difesa, su 10 anni.
Ripeto la domanda: è prioritaria la spesa militare e il TAV o l’occupazione, la cassa integrazione e gli esodati?
Comments Closed
DI COSA CI PARLA LA NOSTRA BBC (Bersani-Berlusconi, Casaleggio)? O È LA BBG, Bersani-Berlusconi-Grillo)? E NOI, DI COSA PARLIAMO?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Aprile, 2013 @ 5:57 amDetto altrimenti: le priorità della nostra attenzione (alias Monti for President)
Di cosa parliamo noi? Di calcio, in tempi “normaliâ€. Noi parliamo di calcio. In ogni bar ci sono almeno tre CT della Nazionale.
Ma i nostri tempi non sono “normali†ma di crisi economica. Stiamo vivendo una crisi che taluno ha calcolato peggiore di quella del 1929 che poi, in USA, era nata solo a causa di una cattiva programmazione economica … ma guarda … Una crisi che, per quanto ci riguarda, abbiamo “fabbricato†noi stessi europei, Paesi manifatturieri, appunto, Paesi, “manufatturieriâ€, che l’hanno creata con le proprie mani … appunto! Siamo vittime della nostra mala finanza e mala banca, della nostra mala politica, della nostra mala globalizzazione, della nostra mala-capacità di previsione, della nostra mala-morale.
Già , la morale: la madre di tutte le crisi, di tutte le guerre, delle guerre di ogni tipo: di quelle combattute con le armi, con la speculazione, con le ingiustizie sociali, con gli scandali, con la corruzione, con l’evasione e l’elusione fiscale, con gli egoismi, con l’appartenenza alla propria “castaâ€, con gli scandali: di tutti i tipi, non ve li elenco anche perché non riuscireste a ricordarli tutti: infatti uno scandalo al giorno leva il precedente di torno.
Ecco ci sono: noi parliamo di scandali e di politica. Molto meno di programmazione economica e dei suoi errori, molto meno di cosa fare piuttosto che di cosa criticare o – sia pure giustamente – condannare.
E dimentichiamo, siamo di memoria corta, troppo corta. Sino a circa 18 mesi fa v’era chi affermava che “la crisi none esiste, i ristoranti, i voli aerei, gli hotel sono affollati, non parliamo poi del numero dei telefonini o degli yacht che bordeggiano davanti alla mia villa in Sardegna, che poi quella era la nipote di Mubarak e i bunga bunga simpatiche festicciole fra amici, ognuno con il suo bravo cappello da goliarda universitario in test, per rievocare gli anni della giovinezza, giovinezza, della nostra primavera di bellezza ….â€
I vasi del nostro cervello, della nostra memoria purtroppo non sono vasi comunicanti. E il ricordo di ciò che è successo nel recente passato, in anni in cui il governo aveva i numeri per fare le riforme ad Paese e non ad personam ma non le ha fatte … già , chissà perché non le ha fatte … Anche nel 1919 e 1920 vi sarebbero state le maggioranze per fare le necessarie riforme: il non averle fatte spianò la strada ad un outsider di nome Benito.
Anche oggi abbiamo i nostri outsider. Niente manganelli e olio di ricino, questa volta, ma droga, la WEB, una nuova sostanza stupefacente innaturale che da un lato a chi la usa da tempo fa dire tutto e il contrario di tutto, e a chi la usa per le prime volte, fa credere a tutto e al contrario di tutto.
Ma veniamo al momento politico. Primo tempo: elezioni; secondo tempo: alleanze per il governo; terzo tempo: i saggi; quarto tempo: l’elezione del Presidente della Repubblica.
Ecco, guai a candidarsi! Ti bruceresti subito! Ma sotto la cenere, la brace. La brace di chi incredibilmente, è tornato: dalle stalle alle stelle.
Ed allora, se accattiamo questo (solo concettualmente, s’intende ,… ci mancherebbe altro!) perché scartare a priori quell’altra persona che tutti, fino a qualche mese fa, indicavano come OPS – Ottimo Presidente Scontato? Faccio il nome: Mario Monti.
Quelli che “si lui sarebbe stato l’ideale, ma è sceso in politica, si è bruciatoâ€. Ma che stiamo scherzando? Ha peccato? Ebbene, anche se fosse, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Autorevolezza, credibilità internazionale. A me Monti sta bene come Presidente della Repubblica. Perché? Perché le “prime priorità †veramente urgenti, a mio sommesso avviso sono: la Questione “Mâ€, dove la lettera “M†sta per Morale (non per Meridionale, questione pur importante) e la Questione “E†sta per Europa, cioè per la creazione degli Stati Uniti d’Europa. E Monti ha credibilità ed autorevolezza rispetto ad entrambi gli obiettivi.
E poi, se non lui, chi altro, Silvio? Altro che “Addio Monti …†sorgenti dalla palude della mala politica … E se non lui, chi altro,  Beppe? Altro che “uscire dall’Euroâ€, magari con referendum, così fai votare la gente per una scelta di cui la stragrande maggioranza non conosce nemmeno gli esiti, regalando ai votanti tanta democrazia formale ma privandoli di quella sostanziale “tanto non se accorgono” (“ma però”? Sì, ma però glie lo dico io, Beppe!)
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Aprile, 2013 @ 11:02 amAutorità o autorevolezza?
Bertrand Russell nel suo saggio “Autorità e individuo†sul rapporto fra il singolo e la società , ha criticato tutti i totalitarismi del secolo scorso, compreso il comunismo ed il capitalismo, in quanto capace di offrire solo a pochi la possibilità di iniziativa. Oggi criticherebbe chi aspira al 100% dei voti!
Russell riteneva che il sistema del decentramento statale fosse il migliore perché più idoneo a dar spazio alla partecipazione del singolo al governo locale. Egli chiamava questo sistema “devoluzioneâ€. Secondo Russell dovrebbe esserci un governo unico mondiale con il compito di prevenire le guerre e i conflitti fra gli stati; tale governo tuttavia non avrebbe dovuto intervenire nella gestione dei governi nazionali, e questi non avrebbero dovuto intromettersi nell’amministrazione dei governi locali.
Mutatis mutandis, potremmo dire che oggi Russel suggerirebbe quanto meno un governo unico europeo con il compito di prevenire i conflitti fra gli stati e verso l’esterno dell’Unione, si tratti di conflitti d’ogni genere: militari, economici, finanziari, fiscali. Tale governo non dovrebbe intervenire nella gestione dei governi nazionali, e questi non dovrebbero intromettersi nell’amministrazione dei governi locali e delle euroregioni.
Inoltre, credo che oggi Russel scriverebbe un saggio anche su “Autorevolezza e individuoâ€. Autorità e autorevolezza, caratteristiche (notate, non uso il termine “dotiâ€) oggi purtroppo confuse. Infatti a mio avviso l’autoritarismo dell’autorità è una caratteristica, l’autorevolezza una dote.
Con il termine autorità (dal latino auctoritas, da augeo, accrescere) si intende quell’insieme di qualità proprie di una istituzione o di una singola persona alle quali gli individui si assoggettano in modo volontario per realizzare determinati scopi comuni. L’autorità è corrispondente al livello gerarchico, quindi al potere della posizione ricoperta.
L’autorevolezza è invece riconosciuta dagli altri. Gli altri che identificano, in quella persona, comportamenti adeguati, credibilità , competenza e capacità di comunicare efficacemente; riconoscono equità nell’esigere dagli altri quanto da se stesso; percepiscono l’equilibrio psichico che permette di evitare l’aggressività , di poter ammettere i propri errori senza complessi, di saper gestire i conflitti al loro sorgere, senza timore reverenziale e autocensura.
Ecco, a mio avviso abbiamo bisogno di un Presidente della Repubblica soprattutto autorevole, non soprattutto autoritario.
RENZI SU REPUBBLICA: MORALE E RELIGIONE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Aprile, 2013 @ 6:53 amDetto altrimenti: non si è mai abbastanza specifici …
Oggi Renzi, dalla radio, prima di leggere i giornali. Il sindaco di Firenze, su Repubblica,  critica i moralisti che confonde con i cattolici. Critica che, a valere sulla appartenenza ad una “fede moralista”, si reclamino posti, ruoli e poltrone (qualcuno avrebbe detto: voglio un Presidente della Repubblica cattolico), facendo leva sulla propria particolare “moralità cattolica”.
Io mi permetto di aggiungere che occorre distinguere: la religione non “è†morale, bensì “ha†una morale. Così come un laico può avere una morale, il più delle volte uguale a quella del suo vicino di casa cattolico.
La morale. Non è quella che imporrebbe di non entrare in Chiesa con la minigonna, o quella di non avere rapporti sessuali se non all’interno del matrimonio (il comandamento originale prescrive “non commettere adulterio†e non “non commettere atti impuriâ€). Anche questi comportamenti, intendiamoci, possono avere un valore (positivo o negativo) ma non è a questi che – almeno io – intendo rifermi quando parlo di morale. Io intendo riferirmi al comandamento morale già presente nel Codice di Hammurabi (2.200 a. C.) e poi ripreso e testimoniato con forza da Gesù Cristo: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te, fai agli altri ciò che desideri sia fatto a teâ€. In altre parole: è morale la ricerca del “bene comuneâ€. Il resto non lo è.
Ecco quindi che posso concordare con Renzi quando afferma che gli potrebbe andar ben anche un Presidente di religione diversa da quella cattolica o anche ateo. Non concordo con lui quando accomuna, immedesimandole, morale e religione (cattolica). La religione cattolica, per chi le crede – e Renzi ha affermato di credere – è Creazione e Resurrezione. The rest are details, diceva Einstein quando affermava I want to know God’s thought, io voglio conoscere il pensiero di Dio …























![th[2]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th213-300x225.jpg)


![th[3]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th317-150x150.jpg)
![th[10]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th102.jpg)

![th[1]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th121.jpg)



![th[8]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th87-150x150.jpg)
![th[7]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th713-150x150.jpg)




![th[9]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th92.jpg)
![th[10]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th101-150x150.jpg)
![th[8]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th86.jpg)
![th[11]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2013/04/th1112-150x150.jpg)