LA ROTTA: DI UN VELIERO, DI UNA SPA, DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Gennaio, 2013 @ 8:04 am

Detto altrimenti: sempre di rotta, si tratta …

Di bolina, in solitaria, nelle Bocche di Bonifacio

Barca a vela. Variano i venti, le correnti, lo stato del mare. Sei in mezzo al mare. Devi raggiungere un porto lontano. La prima cosa che devi fare è verificare se grosso modo ti stai dirigendo nella direzione stabilita. Non puoi accettare di essere condotto dal tuo vice skipper a discutere se sia meglio la rotta 180° o 181°: controlla invece se la rotta giusta è quella a 180° o non invece, ad esempio, quella a 270°!. Questo è il primo, grande errore da evitare! Infatti sarebbe errato badare alla correzione del “primo” di “grado bussola” quando tu stia navigando su di una rotta “concettualmente” errata. Parimenti,  essendo sulla rotta grosso modo corretta, sarebbe inutile pretendere di centrarla al “primo di grado”, quando nelle ore successive dovrai correggerla cento volte di decine di gradi a causa dei salti di vento, della variazione della corrente e dell’ effetto delle onde. Alle correzioni millimetriche, ai particolari,  penserai dopo, soprattutto quando, entrando in porto, dovrai evitare errori anche di un solo metro per non sfasciare la barca contro il molo (o la nave contro gli scogli dell’isola del Giglio!)

Una SpA. Idem come sopra. Il capo deve avere una visione e un obiettivo “d’insieme”. Può anche accettare di non perdersi nel recupero di piccoli risparmi, purchè abbia le idee chiare sui temi fondamentali e riesca a conseguire di obiettivi rilevanti.

La politica. Io sono stato skipper di velieri e capo di SpA. Mai in politica. Tuttavia da “amministrato” dalla classe politica, percepisco immediatamente se il mio “skipper politico” ha le idee chiare, e mi conduce su di una rotta “grosso modo, significativamente corretta” o se invece, per sua incapacità (o per sua malafede), mi distrae (o “cerca” di distrarmi) con una serie di correzioni parziali, millimetriche, sviando (o nell’intento di sviare) la mia intelligenza, di non farmi accorgere che invece della giusta rotta, ad esempio di 270°, mi sta conducendo sulla rotta sbagliata, ad esempio di 180°.

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VERSO UN SECONDO RINASCIMENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Gennaio, 2013 @ 6:58 am

Detto altrimenti: usciamo dalle tenebre dell’attuale secondo Medio Evo!

Improvvisamente ci siamo riscoperti “medievali”. Il Medio Evo, nella comune accezione, ha un significato negativo. Le forti differenze delle classi sociali; la divisione in tanti statarelli o regioni; l’arroganza dei diritti acquisiti delle numerose caste; la povertà dei tanti titolari dei doveri acquisiti; la debolezza verso l’esterno e l’estero; una spiritualità esasperata e spesso distorta; una religione politicizzata; il rogo per le streghe, gli eretici, i diversi, i troppo colti pericolosi intellettuali che pretendono di diffondere il Vangelo in lingua volgare, tale che possa essere compreso da tutti.

Poi, quelli di noi più colti, più attenti, più “studiati” ci spiegano che il Medio Evo storico è stata “fucina”, “incunabolo” ( si dice così) del germe dal quale poi è nato lo splendore del Rinascimento.

Anche oggi infatti fra di noi vi sono streghe ed eretici. Sono coloro che provano a vedere, a capire cosa si nasconde dietro il velo della miriade di “particolari” per i quali i Signori della Guerra (politica) scendono in campo ad affrontarsi in duelli senza (apparente) esclusione di colpi, mentre le folle, ammirate, intimorite, affascinate … stipate ai bordi dell’arena della vita, stanno a guardare e a tifare per l’uno o per l’altro contendente. I Signori della Guerra. Come sono divenuti tali? In quell’altro Medio Evo pare siano stati, originariamente, capi militari che, stanchi di errare combattendo, sono diventati capi di milizie territoriali e si sono promossi nobili. E gli indigeni, incapaci di opporsi a tali manipoli e ancor di più alle continue scorrerie esterne, si sono consegnati loro, diventandone sudditi, in cambio della garanzia di un minimo vitale – ma proprio un minimo – di garanzia di sopravvivenza.

Oggi, i novelli Signori sono eredi di una stirpe che ha ripudiato il lavoro della terra, il commercio, la pastorizia, l’artigianato, la cultura per dedicarsi ad un diverso tipo di attività: la coltivazione di una pianta particolare, il “Potere”.

Ma ora come allora, gli aspetti negativi di un periodo di crisi stanno funzionando quasi come un vaccino: un po’ di malattia stimola in te la reazione che fortifica il desiderio, la capacità e la forza per migliorare, guarire, ri-nascere.

Nel pieno dell’agone politico, iniziamo a sentire che la crisi starebbe per finire, anzi … no, il peggio deve ancora venire, occorrerà un’altra “manovra correttiva”, un altro impoverimento di molti per consentire ai soliti pochi di continuare ad “essere ricchi” (ecco, ci siamo, se la pensi così sei un invidioso comunista). E invece no. Questa volta la folla comincia a nutrire i primi, forti dubbi – il re è nudo! – la folla, dicevo, abbatte le transenne dell’addormentamento mentale, esce dal recinto entro il quale era stata costretta e imprigionata la sua intelligenza e interrompe i giochi di guerra. Ferma i contendenti, li fa scendere da cavallo e chiede loro di riservare le proprie energie per combattere vincere la guerra vera che minaccia la comunità: quella fra un nuovo Medio Evo deteriore che – a difesa delle caste del privilegio – vuole sopravvivere a se stesso difendendo una tradizione che conserva la cenere sotto la quale non c’è più alcun fuoco; e un Nuovo Rinascimento che al contrario lotta per la nascita di una Nuova Civiltà, per un Nuovo Modello di Crescita, che vuole far divampare nuovamente  un grande fuoco  dalle braci che covano, ancora ben vive, sotto la cenere dei propri bracieri. La folla è schierata e chiede loro di schierarsi. Ma seriamente, non per gioco.

Una campana! … Che è? Si chiamano a raccolta le genti? Chi ha un ferro l’affili? No, è solo la mia sveglia … mi ero dimenticato di silenziarla … il mio sogno viene bruscamente interrotto. Mi alzo e – ancora in vestaglia – lo ritrascrivo sul mio blog … prima che vada perso.

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LE PROSSIME ELEZIONI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2013 @ 9:56 pm

Detto altrimenti: la scelta

Ero aiuto istruttore sezionale di alpinismo della Scuola di Alpinismo Bartolomeo Figari del  CAI- Sezione Ligure, Genova. In vacanza in Val di Non, avevo l’appuntamento nelle Dolomiti di Brenta con un mio compagno di cordata che avrebbe dovuto arrivare da Genova per una settimana di arrampicate. Io partii  dal Grostè: sacco molto. molto pesante. Rifugi Tuckett, Brentei, Pedrotti alla Tosa. Arrivato. Ma il mio amico non venne. Non c’erano ancora i telefonini. Feci qualche scalata in solitaria.

La via “normale” alla Torre di Brenta

Un giorno conobbi una ragazza, bionda, anche lei sola,  che mi disse di aveva scalato il Campanile  Basso per la Via Fehrmann (un diedro di quarto grado sup., esposto e faticoso) etc. . Mi fidai e le chiesi di legarsi con me, che pure ero senza compagno di scalata, per una salita che scelsi – per prudenza – molto facile: la via normale alla Torre dei Brenta: un secondo grado con un tiro di corda di terzo. Detto, fatto. Siamo all’attacco della parete, io parto. Parete verticale ma molto, molto bene appigliata. Procedo velocissimo. Mi assicuro con estrema facilità e le do il via. Lei parte e dopo pochi metri mi grida di trattenerla sulla corda. Allarme rosso: farsi tirare da secondo di cordata su un secondo grado? No buono. Ma ero in ballo. Balliamo. Arriva il tiro di terzo grado, un po’ più delicato. La lego ad uno spuntone, ben assicurata,  e riparto. Dopo circa 30 metri mi grida di sorreggerla! Era a sua volta partita senza avvisarmi! Ed io ero su appigli non proprio comodi e men che meno  a mia volta ero assicurato! La fortuna aiuta gli audaci (e gli incoscienti). Riesco ad assicurarmi e quindi a fare assicurazione a lei. Arriviamo in vetta con molto ritardo. Mi dice:”Guarda che una guida, mio amico, mi ha suggerito di scendere per questi camini, non per la normale. E’ meglio”. Ecco, dopo avere sbagliato una prima volta, tanto era la voglia di uscire da quella situazione, che commetto un secondo errore: mi affido nuovamente a chi mi aveva messo nei pasticci. I camini: stretti il giusto, ok, ma. Ma umidi, svasati e di roccia friabile. La calo di peso. Quando tocca a me, devo scendere facendo una faticosa opposizione con gli avambracci, stando attento a non smuovere le numerose pietre in bilico sul fondo del camino, che sarebbero diventate proiettili per lei che stava sotto. Arriviamo in fondo, in piedi nella crepaccetta terminale. Mi rilasso. Lei, felice, si mette a correre per il nevaio senza slegarsi. Dopo che ebbe percorso 40 metri, io fui sbattuto dalla corda contro al neve dura e compatta della crepaccetta! E poi dicono che gli uomini preferiscono le bionde!

Morale:  per uscire da un problema  non ti affidare a chi in quel problema ti ha messo.  Capito mi hai?

N.B.: il “tiro” di terzo grado è dopo la seconda cengia, verso la vetta, diagonale verso destra.

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IO SCRIVO MOLTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2013 @ 1:48 pm

Detto altrimenti: “Tu scrivi molto”, mi dicono alcuni amici …

Ed io rispondo: voi acquistate ogni giorno uno a due quotidiani. Ascoltate più giornali radio e telegiornali. Decine e decine di articoli e di informazioni. Leggete molti titoli, pochi articoli. Nel mio blog invece, solo qualche articolo al giorno. Argomenti ben evidenziati in neretto. E voi, miei lettori da 20.000 contatti al mese – mese più, mese meno, durata media di ogni “lettura”: 9 minuti -  voi potete scegliere ciò che più vi aggrada, leggere o meno, commentare o meno. Gli argomenti?

Si dice: nessun partito rispecchia interamente le mie idee. Allora le soluzioni sono tre:
1) non andare a votare (soluzione sconsigliata vivamente);
2) votare per il partito che porti avanti, fra i tanti altri, l’obiettivo che più vi sta a a cuore. Nel caso mio, l’Europa, gli Stati Uniti d’Europa (soluzione vivamente consigliata);
3) costituire un partito nella speranza di divenire “necessario” ai grandi partiti in caso di risultati quasi paritetici fra i blocchi maggiori. Soluzione possibile solo per alcuni. Essa viene adottata da chi è affetto ad una nuova malattia, la “scilipotite” (soluzione moralmente sconsigliata).

Si dice: chissà se un qualche partito si è posto fra i suoi obiettivi di far cessare la moda delle norme retroattive e dell’inversione dell’onere della prova (“ti dico che sei un evasore: dimostrami il contrario”).

Si dice: pensionati esclusi dal redditometro, se hanno la sola pensione. Dopo una IMU che non si sapeva quanto si sarebbe pagato (sul principio della incertezza del diritto), ecco ora, sulla base dello stesso principio, un redditometro che viene ri-governato da circolari ministeriali. Circolari, non leggi. Que serà serà, cantava la bionda Doris Day …

Si dice: ma ‘sti politici, ritoccano, correggono, limano … ma una visione d’insieme … per noi … mai?

Basta così, sennò mi dite che scrivo tanto! Comunque fateci caso: quando il tempo è bello, scrivo meno (perché vado a sciare in inverno e in bicicletta in estate).

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BICI UISP TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2013 @ 8:36 am

Detto altrimenti: Trentinbici, il Trentino dei Trentini e dei … trenini!

Bici UISP – Unione Italiana Sport Per tutti, biciuisp.tn@hotmail.it – slowbiketrento.xoom.it – cell. 331 8370070

Alles zusammen …  nach Verona !

Dai, venite a trovarci, per e mail o sul sito! E poi iscrivetevi: pochissimi “euri” l’anno, il costo di qualche caffè! Siamo un gruppo di Trentini doc e non doc, tutti pedalatori con giudizio, assolutamente non competitivi, che ci facciamo delle bellissime gite giornaliere e non, secondo temi prestabiliti. L’anno scorso il tema erano “i corsi d’acqua” e noi abbiamo pedalato lungo l’Adige, il Danubio, il Delta del Po, la Laguna di Venezia, la Val Pusteria, la Val Venosta e la Valsugana. Abbiamo “navigato a pedali” lungo il Noce in Val di Non, siamo scesi sino a Lienz (A) e sino a Cortina d’Ampezzo, etc. etc.. Insomma, 17 giorni di gita per complessivi 1.000 km sociali. Poi ognuno di noi ha pedalato le sue ulteriori kilometrate individuali!

Il 19 gennaio si è tenuta la nostra Assemblea Ordinaria ed abbiamo approvato il programma 2013, che “pedaleremo” lungo le sedi delle ex ferrovie: “Dalle rotaie alle due ruote”. Vi cito solo alcune gite: in Liguria sul mare sino a Sanremo; la Dobbiaco-Cortina – Logarone – Belluno; la gita lungo la ex ferrovia Pontebbana con “sconfinamento” in Croazia! Uaaooo! Le bici che usiamo sono soprattutto mtb. Vi sono anche city bike e – se non sono previsti sterrati – qualche bici da corsa. Per le nostre trasferte talvolta prenotiamo un bus con bici al seguito, oppure utilizziamo la ferrovia con camioncino bici separato al seguito. I nostri “hotel”? Spesso ostelli, ormai non più solo per “giovani” ma anche per “giovanili”.

La nostra velocità media di gruppo? Direi 20 km/h, tenendo conto delle molte fotografie che scattiamo lungo il percorso. I più sportivi arrivano prima e aspettano i fotografi.

Nel nostro gruppo la “quota rosa” è più che rispettata … anzi, dovremmo iniziare a preoccuparci della “quota azzurra”! Tanto per cominciare, il nostro Presidente è “la” Presidente Monika Giacomozzi.

Ecco, vi ho detto. Ora a voi l’iniziativa ” to joint us”, di unirvi a noi: sarete i benvenuti!

2012 : non solo “lungo” i corsi d’acqua!

P.S.: v. foto a fianco

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VARIE ED EVENTUALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2013 @ 8:23 am

Detto altrimenti: sfogliando la carta stampata (Post n. 500! Il n. 1 è del 6 dicembre 2011)

1 – Svizzera ed evasione fiscale (19.1.2013: 24 Ore pag. 17 – Corsera pag. 6).
Tanto tuonò che piovve! Era ora! Italia, USA, Germania stanno definendo con la Svizzera come evitare che faccia da sponda agli evasori fiscali. ma la grande novità è che la UE, per bocca del suo Commissario Semeta, diffida gli Stati a stipulare accordi bilaterali (e diversi, n.d.r.) con la

Elvezia il tuo governo … d’un popolo gagliardo leggi fiscali offende

Svizzera, in quanto l’UE punta ad un sistema unico per lo scambio automatico di informazioni e per la definizione di un unico accordo sulle cosiddette misure equivalenti per il trattamento fiscale dei redditi da risparmio dei non residenti 8in Svizzera).
L’UE prosegue: se entro sei mesi non so otterranno “risultati concreti”, l’UE potrà assumere “misure difensive” ed inserire la Svizzera nella black list dei Pesi non “certificati” ai fini delle transazioni finanziarie.
In miei post precedenti disegnavo un progetto. I have a dream: scrivevo che si creino gli USE – Stati Uniti d’Europa, ci si accordi con gli USA e si crei una comune frontiera chiusa ad ogni tipo di relazione con i paesi che non dimostrino di avere adottato le nostre regole quanto a diritti civili ed umani, finanza, fisco, banca, sicurezza sul lavoro e rispetto dell’ambiente.

2) ILVA – 24 Ore 19.1.2013 pag. 2. Il Governo in campo per salvare l’ILVA. Ho già esposto più volte la mia idea, e cioè non accettare di essere costretti a scegliere fra due mali: il sacrificio di posti di lavoro o la salute dei cittadini. Andate a cercare la mia proposta.

Cimoli in Alitalia: inaugura il volo diretto Roma … Zurigo!

3) ALITALIA. DANNI ERARIALE. Corsera citato, pag. 42. Finalmente! la Corte dei Conti chiude l’indagine si 17 amministratori, presidenti, consiglieri, dirigenti della compagnia di bandiera fra il 2001 e il 2007, accertando un (preteso) danno  erariale da loro mala gestio per tre miliardi di euro. Gli interessati sono tati invitati “a dedurre” le loro ragioni entro 60 giorni. Ove tali ragioni non fossero non accolte, costoro saranno citati in giudizio. Fra gli interessati spicca il nome di tale Cimoli (chissà dove nel frattempo ha depositato le decine di milioni di euro “guadagnati” – si fa per dire – in Alitalia e in FFSS …). Tutti costoro sperano nella prescrizione. Noi cittadini no.

 

A’ Iurà, che ce vo’ fa’? T’ha detto male …

3) LA QUESTIONE MORALE – Corsera citato, pag. 23. Uno scandalo al giorno leva il Paese (Italia, co fondatore dell’UE) di torno (dall’UE). Rispetto alla Grecia ce la stiamo cavando perché non siamo 12 milioni, bensì 60. Altrimenti … con i nostri scandali ed evasioni fiscali avremmo già “sforato” …. Il prefetto ed il vice capo della polizia di Napoli, i consiglieri regionali della Lombardia, i tesorieri dei partiti, il sindaco di Parma, il prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato. Ecco, quest’ultima non deve passare alla storia solo per le finte lacrime davanti ai morti della casa dello studente, ma anche perché è indagata per gli appalti Finmeccanica.La commissione antimafia? ma qua’ commissione? Ce ne vuole una antiscandali!

Per oggi basta così. Facciamo largo ai vostri commenti.

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CARTA STAMPATA O WEB?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2013 @ 7:04 am

Detto altrimenti: come si evolve l’informazione

Lavoravo. Un quotidiano, due giornali finanziari al giorno. Era il minimo. Guai ad accumulare arretrati nella lettura! Eppure certe mattine, entrato in ufficio, venivo assalito dalle urgenze operative, ed ecco che il pacco dei giornali si ingrossava. Ma non poteva durare: dopo qualche giorno, anticipavo l’entrata e smaltivo.

Pensionato. Uno o due giornali al giorno. Sono molto ricchi di notizie e di cultura. Non riesco a leggere tutto, e mi dispiace. Lavoro e carta sprecata per chi scrive e pubblica. Tuttavia riseco ad estrarre le notizie che più mi interessano.

L’Ingegner De Benedetti ha affermato che sempre più le notizie ci arriveranno dal Web e la carta sarà per l’approfondimento. Accedo al Web: sui principali motori di ricerca trovo alcune notizie, ma meno di quelle che recupero dalla carta. Piuttosto imparo a collegarmi con alcuni “blog informativi”: ecco, lì trovo molto.

Anche il mio blog, in parte, sta diventando uno di quelli. Pillole di informazione e commento. Aperto agli interventi dei lettori, forse più di quanto non lo siano i cartacei, con le loro lettere al direttore. “Di più” non tanto quanto a numero di interventi, ma quanto alla “continuità” degli interventi, nel senso che sulla carta un lettore scrive, se va bene viene pubblicato, se va meglio il direttore gli risponde e se proprio va benissimo, suscita il contraddittorio di un altro lettore. La copia del giornale solo molto raramente viene archiviata. La cosa finisce lì.

Dice … ma c’è anche la radio e la TV … si, vabbè, ma la notizia “fugge” via, la senti, la archivi e non ci puoi riflettere subito con calma, a caldo,  come davanti ad un giornale o al computer. Comunque, guai se mancassero quelle fonti!

Per contro, nel caso dei nostri blog non c’è fretta nè archiviazione. I post sono sempre a disposizione dei lettori, gli interventi possono continuare a susseguirsi senza alcuna interruzione. Evviva i blog!

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L’INGANNO DELL’EGOISMO E DEL PORCELLUM

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Gennaio, 2013 @ 4:36 pm

Detto altrimenti: quando si crede di fare il proprio interesse

Una miscela esplosiva: la legge elettorale “Porcellum” (nitro) +  alcune promesse elettorali (glicerina) = nitroglicerina! Ma procediamo con ordine.

A) Il Porcellum, lo conoscete? Innanzi tutto ricordiamo che
• il premio di maggioranza per il senato è su base regionale: il che vuol dire che pur trattandosi di elezioni nazionali, ove nelle tre ragioni più popolose si voti “X”, tale voto prevarrà sulle altre diciassette, anche se tutte abbiano votano “Y”;
• molti parlamentari non sono eletti da noi elettori, ma nominati dai singoli Capi Partito;
• I partiti possono candidare la stessa persona in tutte le circoscrizioni elettorali. In tal modo un capo “famoso” si candida in tutte, alla fine ne sceglie una e in tutte le altre viene eletto il successivo nella lista (che ha compilato lui stesso). In tal caso, è l’eletto (il capo lista) che elegge, non l’elettore.

B) Certe promesse elettorali: aboliremo una tassa anzi due, etc.. Ciò mira a togliere di bocca la spiacevole percezione sensoriale del peso di quelle tasse, ma non dà all’elettore la visione d’insieme del sistema. L’elettore è distratto ed è portato a ragionare in una prospettiva di brevissimo periodo, parziale e non duratura. E accetta di ragionare così spinto dall’egoismo di un vantaggio sia pure limitato, ma diretto e immediato.

NO!!

Costui non si rende conto che, per converso, se accettasse di porre come “prima priorità” la soluzione a cascata dei seguenti problemi: Morale; Giustizia Sociale; Questione Sociale; tutela dell’Ambiente; Economia per tutti; Pace, bè, allora il vantaggio che ognuno ne ricaverebbe sarebbe molto ma molto maggiore e duraturo di quello – illusorio ed effimero – che gli deriva dalla abolizione di un paio di tasse: invece di essere temporaneamente lenito da un paio di aspirine, vedrebbe sconfitta per sempre la malattia di tutti.

Non vogliamo leggere la proposta alternativa che io sto caldeggiando, sotto il profilo dei “Principi”, degli “Ideali”, dei “Grandi intenti” ma sotto quello di “a noi piace la concretezza”? Bene. Esaminiamola pure con la stessa lente interpretativa di chi, oggi, si farebbe sedurre dalle sirene politiche che, soprattutto localmente, gli offrono due tasse in meno. Nell’ipotesi alternativa da me adombrata i vantaggi concreti, finanziari, economici, occupazionali, di qualità della vita, sarebbero in un tempo assai ristretto ben superiori al vantaggi della sua ipotesi.

Infatti, immaginate un po’ se riuscissimo a abolire le fortissime disuguaglianze sociali, l’evasione ed elusione fiscale, scandali, sprechi, furti (non mi riferisco ai furti d’auto!): saremmo una Germania con in più natura, clima, arte, cultura, comunicativa. Per tutti. Risultati che mai i “separatisti economici” potrebbero raggiungere, oltre quello di rischiare di rendere ingovernabile il Paese, “grazie” (si fa per dire) al combinato disposto del Porcellum con un egoismo di corto respiro.

In Italia dobbiamo perseguire la convivenza delle nostre mini-regioni interne, non la loro “dividenza”. E ciò per riuscire tutti noi a contare di più e non di meno in una Europa al cui interno i singoli Stati sono sempre più regioni europee, Euregio (nes).

 

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NESSUN ALTRO CONTRATTO CON GLI ITALIANI, BENSI’ LA GIORNATA ONU PER LA GIUSTIZIA SOCIALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Gennaio, 2013 @ 10:17 pm

Detto altrimenti: la Questione Sociale in Italia comincia dalla Giustizia Sociale. E la Giustizia Sociale comincia dalla Morale Sociale. E allora risolviamo innanzi tutto la Questione Morale (Sociale) Italiana. L’inadeguatezza di un “Contratto con gli Italiani”.

Gli oratori e le moderatrici

Alcune associazioni religiose, cattoliche e valdesi (il MOVIMENTO DI RINASCITA CRISTIANA, che ospita Don Marcello Farina relatore centrale, e  il CENTRO EVANGELICO ECUMENICO nella persona del Presidente Salvatore Peri), nella prima giornata della “Settimana per l’unità dei cristiani” hanno promosso una serata di riflessione sul tema “Praticare oggi la giustizia”. Il dibattito si è svolto nella Sala Rosa della Regione Trentino Alto Adige a Trento, la sera del 18 gennaio 2012.

Il 20 febbraio ricorrerà la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale, un concetto promosso e riconosciuto dall’ONU come un “principio sotteso per la coesistenza pacifica tra i popoli. Per le Nazioni Unite “la ricerca di una giustizia sociale per tutti è al centro della nostra missione globale volta a promuovere lo sviluppo e la dignità umana”. Sono parole che non lasciano spazio ad alcun dubbio sull’importanza del concetto, che dal 2007 ha una Giornata Mondiale dedicata.

Questione Morale “Sociale”, in quanto ormai, purtroppo, è ormai coinvolta un’ intera “Società”: infatti una prima parte di essa viola le leggi morali ed una seconda parte non si indigna e non reagisce abbastanza di fronte al susseguirsi giornaliero degli scandali. E “scandali” non sono solo i furti, ma anche disuguaglianze retributive e fiscali, innanzi tutto disallineate rispetto alle medie europee.

(Qual è il rapporto fra l’iniziativa religiosa ed una esigenza innanzi tutto laica? Lo scrivo alla fine della mia premessa).

Premessa

Don Marcello Farina

Giustizia, giusto, secundum jus, conforme al diritto, conforme alla legge. A quale legge? Umana, Divina, Morale? Nel corso del dibattito è stato costante il riferimento alla morale cattolica ed alla morale. Orbene, la religione “ha” una morale, non “è”  una morale (in quanto la nostra religione è soprattutto “Creazione” e “Resurrezione”, n.d.r.). La morale è innanzi tutto un “valore laico”, preesistente alla venuta di Cristo. Il Codice di Hammurabi, 1850 a. C. stabiliva:  “non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te; fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te”. Cristo, con la sua venuta, ha testimoniato quei valori, che erano già insiti nella natura umana.

Giustizia, quindi, non nel senso di conformità alla legge umana: un famoso filosofo del diritto, l’austriaco Hans Kelsen, ebreo, fuggito dalla Germania, riconosceva “giusto”, cioè legittimo secondo la legge (tedesca) il regime nazista in quanto “voluto dal popolo”, mentre quel regime è la negazione della “giustizia innata, morale” e della “giustizia religiosa”.

Don Lorenzo Milani affermava: non è sempre virtù l’obbedienza (alle leggi umane, all’ordine costituito, n.d.r.). Giorgio La Pira, sindaco di Firenze assegnava case popolari secondo criteri di “giustizia innata”. I suoi collaboratori gli fecero notare che le leggi (umane) prevedevano criteri di assegnazione diversi. Rispose: “Io assegno le case. Voi andate a cambiare le leggi”.

La sala della conferenza: tutto esaurito! (La poltrona vuota è la mia!)

La mia conclusione? Se una legge umana è contraria alla “morale innata”, (che è stata successivamente ribadita dalla morale religiosa, non viceversa: quindi siamo in campo laico, non confessionale, così tranquillizzo tutti i lettori!), essa non va violata: va cambiata!

Si è affermato che non vì è giustizia senza l’uguaglianza di ogni uomo, senza una “economia (planetaria, n.d.r.) dell’uguaglianza”, laddove invece la Banca Mondiale ha stimato che nella statistica degli esseri umani, circa un miliardo di persone sono “inutili” (sic). Usando la terminologia nazista, si potrebbe dire: un miliardo di “pezzi” inutili!

Nella vita quotidiana parliamo spessissimo di uguaglianza, concetto non pienamente realizzato nel nostro paese nel tessuto sociale del Paese, benchè esso sia anche (“anche”, non “solo”) un impegno costituzionale: l’art.3 della Costituzione Italiana specifica “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (ma la norma non è sanzionata, quindi spesso, purtroppo, è inefficace, n.d.r.).

Le 191 nazioni aderenti hanno l’ONU a che entro il 2015 sia dimezzata la povertà nel mondo: Ma, a mio sommesso avviso, questo obiettivo sembra non raggiungibile, se non altro per la intervenuta globalizzazione, che ha aggravato la situazione, decentrando produzione e discariche di rifiuti d’ogni genere in paesi nei quali non sono rispettati i diritti umani, civili e le regole per la salvaguardia della natura. La globalizzazione quindi ha accentuato gli squilibri preesistenti.

Per arginare i danni creati da queste problematiche, nel 2008 l’International Labour Organization pubblicava una serie di linee guida nella Dichiarazione dell’ILO sulla giustizia sociale e sull’equa globalizzazione, oggi rilanciata dalle Nazioni Unite.

(Nel frattempo nel mondo vi sono ben 30 guerre in corso. Il che ci fa dedurre la inscindibilità dei concetti di “non povertà”, “libertà”, giustizia sociale”, “pace”).

Rispondo all’interrogativo sul rapporto fra una iniziativa religiosa ed una esigenza innanzi tutto laica: nel corso della serata si è affermato che “solo una Cristianità unita in Concilio può richiamare il mondo alla piena attuazione dei valori di “libertà”, giustizia sociale”, “pace”. Comunque la “giustizia sociale” è una esigenza innanzi tutto autonomamente laica che a sua volta è “anche” religiosa in via concomitante: il che non la trasforma da esigenza laica in imperativo religioso, ma semplicemente allarga la platea dei suoi sponsor.

Intervento di Don Marcello Farina
(mi scuso con Don Marcello per l’inesattezza e l’incompletezza del mio modesto report)

Il problema della ingiustizia-disuguaglianza sociale riguarda ugualmente tutti i continenti: cambia solo l’enfasi con la quale si approccia il problema. Il profeta Michea (737 – 690 a.C.) nacque in un piccolo villaggio a sud di Gerusalemme e crebbe nell’ambiente di una classe sociale di poveri lavoratori, una piccola comunità rurale e fu il primo a difendere i diritti sociali (proprietà del campo e della casa) contro le classi dominanti ed “esproprianti”: nobiltà e sacerdoti, fonte primaria dell’ingiustizia sociale. La giustizia sociale di Michea “parte dal basso”, è quella reclamata dalla gente, non quella “elargita” dall’alto dell’ordine costituito, ordine peraltro “costituito” su ben ordinate disuguaglianze!

Michea prosegue: non basta parlare della ingiustizia sociale, occorre non tollerare, denunciare, “indignarsi”, come millenni dopo hanno fatto gli indignados spagnoli (15 maggio 2011), i gruppi di disoccupati, gli occupanti di Wall Street. Al riguardo decisiva è la lettura del libro di Stephane Essel “Indignatevi” edito a Torino nel 2011. Tensioni che la chirurgia d’urgenza delle misure di austerità ha aggravato. Scandali, disuguaglianze e relative reazioni sono in crescita esponenziale. La domanda che sorge è: quando e dove inizierà l’ “inaccettabile” sia in campo laico che in campo ecclesiale. Un Tale, duemila anni fa, denunciava: “Guai a voi che caricate gli uomini di pesi insopportabili, pesi che voi non toccate nemmeno con un dito!”

Un altro contratto con gli Italiani? No, grazie …

Il ‘900 è stato il secolo della elaborazione dottrinale del concetto di giustizia. La si è identificata con “uguaglianza”, “condivisione”, “solidarietà”. nel secolo successivo (2011) con “equità”. Orbene, tutte queste parole sono “pietre” (direbbe Don Milani), ma non bastano, perché sullo sfondo c’è la “crisi delle relazioni umane”, nel senso che il positivo rapporto di alleanza si è trasformato in un “rapporto di contrapposizione contrattuale”: firmiamo un contratto, io di qua, tu di là del tavolo delle trattative. Contrapposti, non alleati. Un contratto, una legge fra privati che – al pari della Legge “pubblica” aiuta a separare anziché ad unire: “La mia libertà finisce dove inizia la tua”? Una grande stupidaggine! Infatti, o  si è tutti liberi o si è tutti servi. Non vanno bene le leggi scritte non per “stare insieme” ma per “dividere” gli uni dagli altri: da una parte i “diritti acquisiti” e dall’altra i “doveri acquisiti” (io ho diritto acquisito alla mia pensione d’oro di decine di migliaia di euro al mese; tu hai il dovere acquisito della tua pensione minima di 500 euro al mese. Lo dice la Legge dello Stato. Io, Stato Occidentale, compero a prezzo conveniente dal tuo Governo le ricchezze naturali del tuo territorio, e tu, popolo di quel territorio, muori di fame: lo dice la Legge degli Accordi Internazionali. N. d.r.).

Viviamo in un sistema (anche politico, n.d.r.) di “interessi contrapposti” anziché di “contributi anche diversi ma convergenti al perseguimento del bene comune”.

E. Lévinas

Don Marcello prosegue citando Emmanuel Lévinas (1906 –1995), filosofo francese di origini lituane, secondo il quale giustizia è il “volto” dell’altro, la sua “alterità”. Il “volto” che ti guarda e che tu – di rimando – osservi, conduce alla “signoria dell’altro”. Il “volto” ti guarda, paralizza il potere del tuo “io” e come prima cosa ti dice: “Non uccidermi”. Quindi, il “volto” ti chiede di “sapere rispondere” (anche se tu, poi, rispondi sempre in ritardo: questa è una caratteristica della risposta al “volto”); ti rende suo ostaggio; infine il “volto” ti porta alla scoperta dei “terzi”, fra lui e te stesso: l’epifania del “volto” attesta la presenza del “terzo”: l’Umanità Intera. Partendo da queste basi, Lèvinas attribuisce alla giustizia il primato sull’amore: l’amore fagocita, annulla se stesso o l’altro. La giustizia rispetta l’altro anche se lo ama. Amate i vostri nemici, disse quel Tale, perdonate le offese (Don Milani affermava: “Perdonare è da cristiani, dimenticare è da bischeri”, n.d.r.). Per Lévinas il perdono non è una concessione dell’offeso all’offensore, ma è l’offeso che si mette a disposizione dell’offensore per aiutarlo a rinascere. Per Lèvinas la giustizia “precede” l’amore perchè rivendica l’ “alterità”, mentre l’amore rivendica il possesso. Prima dell’amore viene la “responsabilità” che si ha nei confronti del “volto”. I due momenti, il volto che ti guarda e tu che rispondi, sono asimmetrici, non è un do ut des, non è un contratto (fra un politico e gli Italiani, n.d.r.): non ci sono limiti alla mia responsabilità verso il “volto”. Ecco che anche la giustizia non è solo distributiva o commutativa: è infinita, illimitata. Infine: “fare giustizia” oggi viene erroneamente inteso come giudicare e punire, mentre il “fare giustizia” è rendere l’altro giusto, far sì che sia giusto.

Infine, mi permetto di sottoporre al Vostro giudizio alcune sottolineature

Esiste un partito politico che in questa campagna elettorale abbia espressamente ed esplicitamente posto ai primi punti del suo programma la piena realizzazione dei principi fondamentali (morali, quindi socialmente giusti) della nostra Costituzione? Altro che un secondo “contratto”!

La Corte Costituzionale potrebbe intervenire contro una legge (elettorale) che di fatto viola il principio che stabilisce che “il potere appartiene al popolo” …

E noi, ma soprattutto i nostri “politici”, tutti noi che abbiamo ed usiamo il computer, abbiamo la forza e l’onestà morale di guardare e di rispondere al “volto” del padre di famiglia, disoccupato, che a sua volta non riesce a guardare e a dare risposte al “volto” dei suoi familiari?

Infine, quando accadrà che, di fronte al nostro stesso “volto” che ci interroga da uno specchio,  sia pure tardivamente gli risponderemo con la nostra indignazione verso la non-giustizia?

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IMU SI, IMU NO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Gennaio, 2013 @ 8:26 am

Detto altrimenti: promessa abolizione dell’IMU, “falso scopo”

In artigleria il puntamento può essere diretto, cioè mirato al “segno”, all’obiettivo reale, oppure indiretto, cioè mirato al “falso scopo” (non al “segno”).

Ora l’IMU sulla prima casa vale circa 4 miliardi di euro (abolire gli F35 e la loro gestione vale 30 miliardi. Il TAV-(v. post precedente – vale decine di miliardi. E poi, quanto vale abolire gli scandali e gli sprechi della politica, delle PP.AA. e dei privati?).  Orbene, lasciare monopolizzare la nostra attenzione sull’abolizione dell’IMU è come farci mirare ad un falso scopo, condurci a badare ad un particolare, ad una “percezione sensoriale” e farci perdere di vista la visione d’insieme, il vero “segno”, vero obiettivo della nostra intelligenza.

Navigazione in solitaria, in planata verso sud (Palau)

Quando navigate a vela, in mezzo al mare e siete diretti ad un punto preciso della costa lontana 100 miglia (uso una scala di grandezza “mediterranea) è inutile che vi sforziate di mantenere la rotta vera esattamente, al “primo di grado” sul valore bussola che – teoricamente – vi condurrebbe alla vostra meta. E’ inutile concentrasri su questo particolare, perché nel frattempo avrete cambiato 100 volte la vostra direzione e la vostra posizione prevista (punto nave). Ciò a causa dei salti di vento e delle correnti. Quindi, sarà sufficiente che procediate grosso modo nella direzione giusta, correggendo via via la rotta con interventi sempre più precisi man mano che vi avvicinate alla meta. In altre parole: dovete avere la “visione d’insieme” della vostra rotta.

Altogarda Trentino, in regata: equipaggio al completo

Analogamente in regata, risalendo il vendo di bolina. all’inizio potete tirare bordi lunghi, via via più corti e precisi man mano che vi avvicinate alla boa di bolina.

E così nelle decisioni della politica: innanzi tutto guardiamo se nel complesso la politica si muove nella direzione giusta (ad esempio a nord anziché a sud!), e cioè se si muove nel complesso correttamente circa l’insieme delle imposte e l’insieme del loro impiego. Non facciamoci tascinare a discutere di un solo dettaglio, per quanto importante esso sia (e l’IMU sulla prima casa lo è!).

Non lasciamo monopolizzare la nostra attenzione da un singolo prelievo fiscale, dalla conclamata promessa abolizione di un singolo prelievo fiscale (o da una singola allocazione di risorse pubbliche). Infatti, mentre ci occupiamo di gestire una singola “percezione sensoriale” di un atto della politica, perderemmo di vista la visione d’insieme della Politica (Politica, ben diversa dalla politica!).

Roma, in Senato: equipaggio non al completo

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