I TEMPI, I LUOGHI ED I MODI DELLA MORALE E DEL DIRITTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Maggio, 2012 @ 5:21 amDetto altrimenti: morale e diritto, sempre, ovunque e nello stesso modo oppure solo ed in certi momenti, in certi luoghi ed in certi modi?
Non abbiate timore: non sto per intrattenervi con una riflessione filosofica. Le mie saranno solo otto semplici considerazioni pratiche.
1 – I tempi della morale. Il problema si pose già qualche anno fa alla regina Semiramide, la quale essendo affetta da libidine sfrenata, “libido fè licita in sua leggeâ€, fece cioè diventare legittimi comportamenti immorali prima considerati illegittimi. In questo caso, tuttavia, si determinò la coincidenza della immoralità con la legittimità e quindi la sua trasformazione in amoralità . La morale, presumibilmente esercitata solo da poche persone, rimase tale e ovviamente non perse la sua legittimità , cioè non venne sanzionata (infatti la libido fi “lecitaâ€, non “obbligatoriaâ€). Quindi in quel tempo si poteva scegliere di essere persone morali o amorali ma sempre in entrambi i casi legittime: mai immorali e cioè non più illegittime. Ecco chi aveva inventato le gare di burlesque! 2 – Moralità , immoralità , amoralità . Prima ancora del diritto. Già nel codice di Hammurabi, qualche anno prima di Cristo, era scritto “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stessoâ€. Al riguardo Cristo, per chi ci crede, ha “solo†(solo, si fa per dire) testimoniato con la sua vita un principio insito nella natura umana. E nelle cose del mondo ve ne sono tanti di principi innati, e non solo morali. Nella fisica, ad esempio. Chi ha deciso che un oggetto, lasciato libero, debba cadere verso il basso e non verso l’alto? La scienza fisica scopre le leggi, non le crea. Ugualmente noi scopriamo in noi stessi le leggi morali, non le creiamo. E vista l’impossibilità naturale di creare e di scoprire regole diverse, opposte, cioè immorali, così come non possiamo dare ordini alla forza di gravità , taluno, come già fece Semiramide, ripiega sulla amoralità , attraverso l’assuefazione con la quale egli droga la capacità di giudizio altrui, svilendola dal ruolo di censore dei propri comportamenti ad ammirato tendenziale emulatore degli stessi. Traduco: se Tizio ruba €100 a Caio è un ladro. Se poi lo scoprono, è anche pirla. Se invece Sempronio evade il fisco per €100.000.000 è un uomo di successo. Se non lo scoprono, è anche figo. Pagare le tasse? Ma quando mai … disse taluno …
3 – Morale e diritto devono coincidere? Taluno afferma di no e cita il caso in cui il diritto rende legittimi comportamenti che la morale (almeno quella di alcuni) condanna, quale l’aborto. Hans Kelsen, austriaco filosofo del diritto, la pensa così. Oggi, tuttavia, a mio avviso lo iato fra morale e diritto si sta allargando troppo. Dobbiamo correre ai ripari e fra i due mali, quello di un diritto troppo “morale†(quasi un integralismo islamico) ed un diritto completamente amorale (quello della Germania nazista), oggi dobbiamo scegliere il male minore, che è quello del riavvicinamento del diritto alla morale. Che poi male non è, anzi sarebbe un bene.
4 – DIRITTO e diritti uguali per tutti. O no? Diritti acquisiti. Il Codice civile non contempla questa figura. Si dice: il diritto a continuare a percepire stipendi “fuori scala†da parte di alti burocrati e manager è un diritto acquisito. Si dice: se lo violi, ti esponi a cause civili e del lavoro. Al che io replico: e il diritto degli esodati ad essere trattati secondo le leggi in vigore al momento della definizione della loro uscita dal mondo del lavoro, non era e non è forse un uguale diritto acquisito? Ma la legge non è uguale per tutti? Si che è uguale per tutti, però i super burocrati/manager hanno i denari e la capacità di intentare una causa di lavoro per reclamare lo status quo ante, gli esodati no. “Zompa chi può … ed io puòâ€, disse quel superburocrate …
5 – I luoghi del diritto. Le due diverse violenze nelle manifestazioni di piazza e nel parlamento. Dall’esempio precedente vedete bene dunque che esistono due “luoghi del dirittoâ€: quello degli esodati e quello dei super burocrati e dei super manager. Ed allora ognuno è portato a crearsi il proprio tempo e luogo del diritto: “Oggi e non domani, nel mio caso e non nel caso del mio vicino, a me serve questo. Se non me lo date, me lo prendo. Se mi impedite di prendermelo, mi ribello. E nel far ciò, non vado contro il diritto, bensì creo e difendo il mio diritto. D’altra parte lo stesso parlamento si crea il proprio diritto e definisce esso stesso i propri emolumentiâ€. Ma la nostra Repubblica e la nostra Costituzione non si fondavano sulla separazione dei poteri? Ed allora diamolo ad altri diversi dal parlamento stesso il potere di definire gli emolumenti del parlamento! Altrimenti, se non altro, come posso io infrangere la legge se mi comporto esattamente come si comporta il mio organo legislativo? Altrimenti, nel mio caso, più che di violazione da parte mia del DIRITTO (quello vero), io agirei di assenza del DIRITTO bensì in presenza del diritto di mia creazione. Con buona pece della convivenza comune.
6 – Le legge deve essere uguale per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. Soprattutto di questi tempi. Ma non basta: la legge ed anche, aggiungo io, lo spirito della legge, la sua interpretazione e la sua applicazione devono essere uguali per tutti. E stiamo attenti al lessico, cioè alle parole che utilizziamo. Un esempio: il finanziamento pubblico ai partiti politici. Un referendum popolare lo ha vietato. Nessuna paura: ci siamo (anzi, si sono) inventati il rimborso delle spese elettorali. Peccato che sia un rimborso superiore alle spese e che le spese non siano documentate. Ciò ha generato il formarsi di giacenze inutilizzate che poi i partiti hanno dirottato verso utilizzi impropri (cioè privati, ma a loro insaputa!) o sospetti e non controllabili (tramite Fondazioni). Che dire? Anzi, che fare? Io proporrei l’apertura di una inchiesta da parte della Corte dei Conti e del Giudice Penale. A cancellare la responsabilità del reato commesso non basta infatti intervenire sulla eroganda quantità futura di denaro. Sarebbe un po’ come se un ladro, colto a rubare 100, dicesse: la mia pena consiste nel fatto che domani ruberò solo 50! Ma taluno obietta: “Mio figlio è arbitro di calcio. In certi finali di partita, prima di decretare se assegnare un rigore, doveva valutare l’effetto che tale decisione può avere sulla folla, sulle squadre … ne sarebbe valsa la pena? Sarebbe stata una punizione determinante della partita, del campionato, dell’equilibrio comportamentale della massa degli spettatoriâ€? Ecco, questi ragionamenti me li fece una volta un personaggio dell’alta finanza, parlando del proprio figlio arbitro di calcio. Ed io, oggi, non vorrei che taluno si sentisse vincolato dal “non far nascere lo scandalo, o almeno un scandalo di queste dimensioniâ€: a mio sommesso avviso infatti il “troncare e sopire, sopire e troncareâ€Â di manzoniana memoria oggi non può essere un comportamento tollerato nascondendosi dietro lo spauracchio dell’ “antipoliticaâ€.
7 – Per tutti, uguale per tutti …? Ma tutti tutti o solo tutti? Tutti in senso assoluto, s’intende, che vi credevate?  Come nella Repubblica ateniese di Pericle. Tutti i cittadini, indistintamente, avevano pieni diritti politici. Peccato che quel “tutti†comprendesse circa 30.000 persone su 300.000! “Tutti tranne”, tranne chi può essere giudicato solo se c’è una autorizzazione a procedere; tutti ma non chi ha già un certo tipo di diritto acquisito; tutti ma non chi se la cava accettando di vedersi dimezzare i rimborsi di spese non effettuate né documentate; tutti i tassisti ma non tutti gli avvocati; tutti gli edicolanti ma non tutte le compagnie petrolifere; tutti i lavoratori ma non le finte partite IVA; etc.. Per tutti, insomma, avete capito, per tutti quelli che stanno all’interno di una categoria, ma non per tutte le categorie! Come quando, nella scuola, tanti anni fa, si emanava una legge che immetteva nel ruolo tutte, dico tutte, le insegnanti non ancora stabilizzate, che si chiamassero (ad esempio) Giovanna; con i capelli bruni; che avessero quella certa età (ad esempio 37 anni precisi precisi); che avessero due figli maschi; che abitassero in una certa via di una certa città : tutte, dico tutte costoro, senza alcuna discriminazione o favoritismo sarebbero state fatte entrare in ruolo. Tutte. Più giustizia di così …
8 – Autorizzazione a procedere contro un parlamentare. L’istituto è concepito per verificare se l’imputazione sia o meno strumentale rispetto al tentativo di impedire al parlamentare di esercitare liberamente il mandato popolare ricevuto, a prescindere al merito e dai contenuti del fatto contestato. Ed invece non si registra il tentativo di dimostrare che si stia cercando di impedire l’esercizio di un ruolo politico, bensì, molto più spesso, da parte di chi vota contro la concessione di tale autorizzazione, si dichiara: “Riteniamo che non abbia commesso il fatto imputatogli, per il quale viene richiesta l’autorizzazione a procedereâ€. Cioè, invece di valutare una condizione di procedibilità (“non si proceda perché possiamo dimostrare che l’accusa è strumentaleâ€), si valuta una condizione di punibilità (“non ci si prepari a indagare ed eventualmente a punire, perché noi riteniamo che il collega non punibile in quanto non ha commesso il fattoâ€), sostituendosi arbitrariamente in tal modo l’organo legislativo all’organo giurisdizionale.
Come vedete, i tempi, i luoghi ed i modi della morale e del diritto riempiono uno spettro molto ampio di situazioni. E noi, proviamo a difenderci quanto meno utilizzando le parole giuste per definire le singole situazioni: lessico, amici, lessico! Il “lessico†corretto ci deve diventare “familiareâ€, come quello di Natalia Ginsburg.
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UN ALTRO GIORNO IN BICICLETTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2012 @ 4:08 pmOvvero: pedalando da Trento ad Egna, con gli amici di UISP – Unione Italiana Sport per Tutti
Se un domani noi dell’Associazione UISP decidessimo di trasformarci in un partito politico, il che è assolutamente al di fuori di ogni ipotesi e previsione, lo slogan potrebbe essere “Più sport per tutti e per Tittiâ€, e il logo un canarino giallo che pedala sulla sua biciclettina!
Ma veniamo all’oggi. Non di solo pedale vive l’uomo, ma anche di cultura. Innanzi tutto, la cultura del conoscersi, dello stare insieme. Persone diverse solo in quanto fino a quel momento reciprocamente sconosciute, le quali, unite dalle pedalate di gruppo, imparano a conoscersi e a riconoscersi nell’altro. Io e l’altro? L’altro? … Quando mai? Io stesso infatti per l’ “altro†sono a mia volta un “altroâ€. Cioè, non esiste distinzione fra me e l’altro. E da qui discende l’apertura al vicino, la comunicazione, la condivisone: in breve, l’umanità . Ecco la civiltà della bicicletta.
E torniamo con i piedi per terra, anzi, sui pedali. Si parte da Trento, dal parcheggio Area Zuffo di Via Monte Baldo, alle 08,45. Rotta 0°, cioè Nord. Prima meta: bicigrill di Salorno. Nell’andare incrociamo numerose comitive dirette a sud: tutti i ciclisti procedono in fila indiana, ognuno a due-tre metri di distanza dall’altro: Tedeschi. Loro incontrano noi: un gruppetto più avanti, altri distanziati, molti affiancati: Italiani. Uno di loro ci guarda e scrolla la testa. Due di noi si affiancano troppo, un collega mi spinge un po’ ed io cado lateralmente. Ma cado bene, non rovino né il vestiario né le ossa. La nostra Presidente ci impone una sosta “didattica†e ci ricorda come ci dobbiamo comportare: semplicemente come i turisti tedeschi. Ha ragione. Da vendere. Si procede. Decido di stare in coda, disciplinatamente mi accodo ad un gruppetto. 27-30 km/h! Accipicchia come vanno, mi dico!
Non è nello stile del nostro gruppo superare la velocità di crociera di 20-22 km/h! Arrivati a Salorno il gruppetto si dirige in centro paese, alla ricerca di una panetteria. Io alzo la testa e dico “Ma dobbiamo aspettare gli altriâ€. Loro si voltano e dicono: “Guardi che lei ha sbagliato gruppoâ€! Era vero! Succede anche questo … Ripedalo verso la ciclabile e mi ricongiungo ai miei al bicigrill, dove nel frattempo mia moglie Maria Teresa mi raggiunge in auto, scarica la sua bici e si unisce al gruppo. Breve sosta caffè. Si riparte per Egna. E qui, due ore libere per girellare fra i banchetti del mercatino e per mangiare, chi al sacco chi al ristorante. Quindi alle 14,00 tutti al Museo di Cultura Popolare di Egna (Via Andreas Hofer, 50, tel.0471 812472 Signora Muller; 0471 820186, Signora Oberschartner), il quale, preavvertito, apre i battenti solo per noi, per il gruppo degli ardimentosi pedalatori venuti da Trento.
Il Museo è stato aperto al pubblico per la prima volta nel 1990 ed è ospitato in una “Casa Saalâ€, nelle sue condizioni originarie, cioè una casa a metà fra un condominio e un grosso maso plurifamiliare. Gli oggetti dell’arredo domestico che compongono la collezione del museo sono stati raccolti dalla signora Anna Grandi Muller di Egna, la quale, da 20 anni, rovista nelle soffitte alla ricerca di mobili e suppellettili. Gli oggetti esposti sono relativi la periodo 1815-1950, appartenevano alla vita quotidiana di case borghesi e sono collocati nei rispettivi ambienti: cucina, bagno, camera da letto, sala da pranzo, bottega artigiana, stanza dei bambini, stanza per il cucito, locale per il culto, spogliatoio, studiolo, scrittoio, etc.. Fantastico! Ognuno di noi vive molteplici sentimenti diversi: nostalgia, sorpresa, gioia … per tutti, un arricchimento. Riflettiamo: si viveva ugualmente con penna e inchiostro, senza computer, con la “lavatrice a manoâ€. Tutto più faticoso, più lento, ma c’era anche più tempo per riflettere sulla vita, su noi stessi …
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Si riparte. Il gruppo di divide. Alcuni, fra i quali io stesso e mia moglie, torna direttamente a Salorno lungo la pista ciclabile, per accelerare il rientro in quanto in serata dobbiamo arrivare a Riva del Garda: forte vento contrario, che fatica! Altri si spostano sulla destra Adige verso Magrè, per vedere la pianta della vite più vecchia della regione. Io ho percorso 62 km. Altri hanno poi raggiunto Mezzocorona per prendere il treno, altri ancora in bicicletta sino a Trento.
 Che altro dire? Evviva UISP! E per iscriversi a UISP? Semplice, contattate BICI UISP DEL TRENTINO-ALTO ADIGE, Largo Nazario Sauro, 11 – 38100 Trento TN, tel. 3318370070 oppure scrivete a biciuisp.tn@hotmail.it
Per invogliarvi, ecco le nostre prossime pedalate: sul Mincio; lungo l’Adige; intorno alle marocche dell’Altogarda trentino; dal Passo Fedaia ad Ora; lungo il fiume Brenta; quattro giorni lungo il Danubio; il fiume Noce e la Val di Non (ciclabile nuovba!) ; la Rienza (Val Pusteria); ad Avio; alla sorgente dell’Adige, etc.. Vi aspettiamo!
IL TRENTINO SCENDE … A RIVA (DEL GARDA): UN’ OPPORTUNITA’ PER LA LOCALE COMUNITA’ DI VALLE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2012 @ 11:12 amDetto altrimenti: I Trentini sono arrivati al Lago da nord, sino a raggiungere la riva del Garda. Non sono arrivati a Riva del Garda da sud, dal Lago, altrimenti la città sarebbe stata chiamata “Riva del Trentinoâ€. Ed allora, anche oggi, Trentini, coraggio, “scendiamo†da nord nella Busa … (1)
Il Trentino deve continuare a “scendere†a Riva del Garda. Ma quale Trentino? Ho una proposta precisa da formulare: gli uffici e le funzioni della Provincia Autonoma di Trento che si occupano della materia “lacustre†(navigazione, regate, sviluppo coordinato dei sistemi economico-sociali connessi al Lago, sicurezza in acqua, etc.). Questi uffici potrebbero essere trasferiti dal capoluogo Trento a Riva del Garda. Una sorta di Capitaneria di Porto provinciale, per intendersi, e la materia potrebbe essere gestita dalla Comunità di Valle, visto che sulla costa trentina del lago si affacciano ben tre diversi Comuni trentini.
Questo tipo di organizzazione inoltre potrebbe richiamare una maggiore attenzione sulla potenzialità organizzativa dell’Autonomia Trentina anche da parte dei Comuni non trentini confinanti, ed in particolate da parte dei Comuni di Malcesine e Limone, con i quali ci si potrebbe accordare, tanto per fare un primo esempio di sinergia su di un’area funzionale omogenea intercomunale ed interprovinciale, per la predisposizione di un servizio di “Avvisi ai naviganti†al fine di preavvisare l’arrivo delle tempeste gardesane soprattutto a vantaggio dei turisti non esperti conoscitori del nostro Altolago, il quale, quando si arrabbia, ha tempeste simili a quelle del mare, come ci ricorda Virgilio (Georgiche, II, vv. 159-160):
Anne lacus tantos? Te, Lari, maxime teque/ fluctibus et fremitu adsurgens Benace marino
E cosa dovrei dire dei nostri laghi così belli? Cosa di te, Lario, ma soprattutto cosa dovrei mai dire di te, Benaco, le cui tempeste sono simili a quelle del mare?
E’ recente una tempesta lacustre che ha causato tre morti, tre turisti tedeschi che veleggiavano su di un cabinato da crociera di sei metri. Un mio amico, che stava navigando con un grosso e potente motoscafo ed aveva la radio accesa sul calale 16, quello riservato alle emergenze, non ha ricevuto alcun segnale di preavviso.
 Lettori della Busa, Cittadini e Amministratori della neonata Comunità di Valle, coraggio, a voi la parola!
(1) Per i non Trentini: la Busa è la “Buca†cioè la piana ove si trovano le tre cittadine di Riva del Garda, Arco e Torbole, detta “Busa†in quanto situata ad una altitudine di circa 200 metri inferiore alla piana dell’Adige
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L’ATTENTATO STRAGISTA DI BRINDISI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2012 @ 10:49 amDetto altrimenti: L’Italia è “Cosa Nostraâ€? No! L’Italia è “Casa Nostra!â€. Riprendiamocela
Soprattutto nella giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali e nell’anniversario della strage di Capaci, parliamo e diciamo tutti insieme: “Basta!†Basta a questa infinita età delle tangenti, dei furti, degli abusi, dei privilegi acquisiti, elle stragi, del chiodo scaccia chiodo … diciamolo e scriviamolo!
Scriviamo e leggiamo. Dai tempi di Hammurabi e di Ciro il Grande la scrittura della legge, cioè la legge scritta, ha dato a molti la certezza del diritto. La scrittura è consapevolezza e conoscenza dei doveri, dei diritti e loro difesa. La scrittura è testimonianza delle nostre idee e della nostra volontà . Ed allora scriviamolo il nostro sdegno, leggiamo quello degli altri e riflettiamo come certi crimini maggiormente siano perpetrati in assenza di una adeguata diffusione della cultura della civiltà .
“Calati iunco ca passa la chinaâ€, cioè, “piegati, giunco, (giunco, canna che stai nel greto del torrente) che la piena passa e tu ti rialziâ€. Questa è una linea guida della mafia: profilo basso, quando non serve essere visibili. Per questo motivo sarei stato portato a pensare ad una strage di mafia solo se si fosse ai tempi di Riina. Ma così non è e il dubbio mi resta.
Piuttosto, se i mandanti e gli esecutori di questo episodio criminale pensano di distrarre la nostra attenzione dagli scandali che ogni giorno emergono nel paese, si sbagliano di grosso. Infatti noi allo stesso tempo continueremo a condannare i comportamenti, che hanno portato il nostro paese sull’orlo della ancarotta, a seguito dei quali gli stessi partiti sono stati costretti a gettare la spugna e a sostenere un Governo loro esterno ed estraneo, di Salvezza Nazionale (altro che “tecnicoâ€!). E questa nostra duplice reazione è assolutamente dovuta anche se la strage risultasse opera di un singolo folle.
La nostra reazione, condanna, dolore, condivisione, compassione per le vittime ed i loro familiari, senso di ribellione come cittadini, sgomento, esecrazione, solidarietà con le forze dell’ordine e con le famiglie delle vittime, volontà di impedire simili crimini, desiderio di vedere puniti i mandanti e gli esecutori: esprimiamo tutto ciò con ogni forza, con la massima determinazione! Ci mancherebbe altro! Ma facciamo di più, dicevo poc’anzi: continuiamo a focalizzare la nostra attenzione anche sui problemi di cui già ci stavamo occupando: suicidi; diminuzione del 40% del numero degli imprenditori; lotta all’evasione ed alla elusione fiscale; sprechi e furti del denaro pubblico, corruzione, difesa ad oltranza degli assurdi privilegi di caste medievali, eccessivo numero dei parlamentari; ccessivo livello delle loro remunerazioni; retribuzioni dei top manager e dei top burocrati assolutamente “fuori scalaâ€; esistenza di troppi sottopensionati, di esodati, di disoccupati giovani e meno giovani, etc.. Quindi, benissimo la discesa in piazza della gente in tutte le piazze d’Italia contro l’attentato di Brindisi, benissimo! Ma scendiamo in piazza anche per far cessare il sistema medievale che stava strangolando il nostro paese: già , perché questo è ciò che ci manca: sentire l’Italia come Casa Nostra e non come Cosa Nostra, sentirla cioè come una proprietà privata collettiva nostra, un condominio di cui noi possediamo i nostri bravi millesimi (rectius, milionesimi). Dobbiamo reagire come reagiremmo se scoprissimo che un nostro condomino ha costruito un by pass sul suo contatore e illumina a giorno casa sua consumando energia elettrica del condominio senza pagare un euro, mentre noi siamo costretti dalla crisi a tornare alle candele di cera!
Il lessico. Torniamo all’attentato: vile, crudele, vigliacco, inaccettabile, criminale … tutti aggettivi corretti quanto inutili. A mio avviso infatti un attentato è già tale senza bisogno di altre specificazioni. Il lessico è importante. Infatti se esistono mandanti, costoro hanno sicuramente una “intelligenza†cioè uno scopo, un fine. Alla base del loro piano criminale esiste un ragionamento, sia pure criminale anch’esso. Ma gli esecutori … via … diciamocelo … gli esecutori … per accettare di eseguire un simile mandato possono essere solo dei mentecatti strumentalizzati, imbottiti di termini pseudo eroici-idealistici-paramilitari, di denaro sporco di sangue, forse anche di droga … dei mentecatti, niente di più. Ed allora, in questo come in tutti i casi del genere, non definiamoli “commando†o “gruppo di fuoco†o con altro termine “militareâ€, il che li fa inorgoglire, bensì con il solo termine che possiamo riservare loro: esseri mentalmente sottosviluppati, condotti per mano da altri a fare cose di cui nemmeno si rendono conto. “Uomene ‘e nienteâ€, per usare un linguaggio da camorristi napoletani che costoro sicuramente comprendono meglio di qualsiasi altro idioma. Oppure, in siciliano, “nenti ammiscatu cu nuddu”, niente mescolato con nessuno.Cioè persone fatte di niente e, a voler tutto concedere, consapevoli solo della propria nullità , scontente di se stesse le quali pertanto cercano di compensare il proprio vuoto “atteggiandosi aâ€.
Fare giustizia. Quanto ai proponimenti di far luce sui responsabili, utinam an! Per dirla in latino …volesse il cielo che ci si riuscisse! … solo che il recente precedente della strage di Brescia lascia perplessi. Tuttavia la speranza è l’ultima a morire …
La ricerca di un’etica non geografica. Non possiamo reclamare il rispetto dei principi morali e della legge oggi qua, domani là e quindi oggi solo nella zona di Brindisi e non invece anche ieri, oggi e domani in tutto il Paese. La moralità , oggi sconfitta dalla amoralità , deve tornare a prevalere senza limitazioni geografiche. In tutta Italia, in tutti gli ambienti, da parte di tutti, in ogni momento, altro che gare di burlesque!
L’ambiente entro il quale l’attentato è maturato. Criminali mentecatti, dicevo. I quali agiscono all’interno di un Sistema Italia malato anch’esso di criminalità diffusa: mi riferisco alla criminalità finanziaria ed economica, ai crimini di chi, pretendendo troppo per sè, sottrae il minimo vitale a molti; sottrae il futuro ai nostri figli; sottrae il posto di lavoro a chi opera in società creditrici a lungo termine dello Stato e debitrici “a vista†verso il fisco; sottrae la casa a chi non può più pagarne il mutuo; etc..  Ero direttore di una finanziaria, a Trento. Il mio Presidente un giorno mi disse: “L’importante è riuscire a fare i collegamenti fra i vari accadimenti. Chi li fa, comprende la realtà delle coseâ€. Quel Presidente si chiamava Bruno Kessler e i miei lettori Trentini sanno chi era questa persona.
In altre parole: la complessa serie di cinghie di trasmissione e di ingranaggi che sono stati frapposti fra le cause e gli effetti non ci devono far perdere la consapevolezza che “questi” effetti derivano da “quelle” cause.
INCONTRI GIANFRANCO PETERLINI, personaggio trentino
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Maggio, 2012 @ 3:57 pmDetto altrimenti: Faber est suae unisquisqe fortunae, ciascuno è¨ artefice della propria sorte, e tu, Gianfranco, puoi ben dirlo per come hai ottimamente costruito la tua vita!
Gianfranco, quando e dove sei nato?
Sono nato ad Ala di Stura (To) nel 1943 da genitori Trentini. Alla fine della guerra mio padre, di professione forestale, fu trasferito ad Egna (Neumarkt) in provincia di Bolzano. Abitavamo nel quartiere tedesco ed io mi integrai subito tanto che imparai rapidamente il loro dialetto.
La tua prima infanzia?
Con i miei compagni di lingua tedesca, al contrario di quanto potrebbe sembrare, ebbi sempre un rapporto amichevole e mai, che io ricordi, fra noi vi furono screzi. Oltre al dialetto tedesco imparai ad amare la natura e, con loro, figli di contadini, la bellezza di una vita nella natura. Da mio padre poi imparai i nomi delle piante, la conoscenza dei funghi e la commestibilità di alcune erbe e tante, tante altre cose. A scuola perfezionai la lingua tedesca. Mia madre mi insegnò a cucinare, passione che mi è rimasta tutt’oggi. Posso ben affermare che la mia infanzia fu molto proficua rispetto al quello che poi sarebbe stato il prosieguo della mia vita.
Giovinezza, giovinezza
Nel 1955 ci trasferimmo a Pergine Valsugana (Tn) fino al 1963 anno in cui, stante una certa insofferenza verso gli studi dentro casa e dentro scuola, mi condusse ad arruolarmi nel corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Tale decisione venne dettata anche dalla volontà di crescere autonomamente e di scoprire ed interpretare da solo un altro modo di vivere, diverso da quello familiare, che pure tanto mi aveva dato.
Arruolatomi, venni inviato a Trieste per un corso di istruzione durato un anno. Alla fine del corso mi destinarono a Napoli . Non me l’aspettavo. All’inizio ci rimasi male ma poi la bella città si fece amare, molto presto direi: anche perchè ebbi subito sentore del calore della gente e del rispetto verso la divisa che indossavo.
Nel frattempo nel contesto dei momenti difficili e della necessità di combattere il terrorismo altoatesino con personale scelto (conoscevo il tedesco), dal Ministero dell’Interno mi fu proposto di partecipare ad un corso di addestramento antiterrorismo a Padova. Correva l’anno 1965. La mia vita ebbe una svolta, ma non per il corso di addestramento.
Gianfranco, insomma, cosa successe di così importante?
Eccomi! Nei pochi mesi di permanenza a Napoli, in un’occasione troppo lunga da raccontare ma quasi romanzesca, conobbi la mia attuale moglie, una giovane e bella ragazza di soli 18 anni Maria Rosa (Rosetta). La bellezza, la grazia, la timidezza, la simpatia che ispirava ed il suo viso radioso mi colpirono immediatamente . Il mio amore per lei era ed è così grande che maledissi il giorno in cui il Ministero mi comunicò l’atteso trasferimento. Mi ripromisi di rivederla presto e così fu. Partii per Padova con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Feci la spola Padova – Napoli diverse volte, puoi ben capire!
E dopo il corso, dove ti mandarono?
Fui destinato a S. Leonardo in Val Passiria con il compito di interprete nei servizi di squadriglia. Il nostro compito era ricercare e catturare i terroristi che operavano nelle montagne e vallate. In particolare Georg Klotz che ufficialmente risiedeva nel vicino paese di Valtina. Tuttavia il mio pensiero era sempre per la mia Rosetta, tal che lo stesso anno su mia espressa richiesta ritornai a Napoli. L’8 gennaio 1966 ci sposammo. Tuttavia il Ministero degli Interni non si scordò di me ed alcuni mesi dopo mi inviò nuovamente a Bolzano presso la Compagnia Alpina Antiterrorismo, con gli stessi compiti della volta precedente. Rosetta venne con me e con me vagò per l”Alto Adige da Bolzano a S.Candido e a Campo Tures in Val Aurina.
Bei posti, non c’è dire! Ma ti pagavano anche il bel soggiorno?
Dai, che il lavoro era duro! Il 20 febbraio 1967 nacque a Rovereto mio figlio Candido e pure lui condivise il peregrinare dei genotori. La gioia di essere divenuto padre era immensa e compensava la vita dura alla quale il servizio mi chiamava, insieme ai miei colleghi.
Dunque tuo figlio Candido è un acquario, come me. Ma parlaci un po’ della vostra vita dura.
La vita dura dei distaccamenti, il continuo pericolo di agguati, le morti di giovani carabinieri, finanzieri e militari dell’esercito sconvolsero la nostra vita e fecero indurire il nostro cuore. Imparai a non avere paura. Una vita così reclusa dalle regole del servizio tuttavia non ci impedì di avere anche relazioni amichevoli con i contadini dei masi situati nei pressi del confine austriaco. Venimmo solitamente accettati con piacere. Non ci comportammo mai con arroganza. Ricordo, in particolare, un amichevole rapporto con Albert, un ristoratore di Prato alla Drava. Anche la proprietaria dell’albergo Bolognese di S. Candido si prodigò ad aiutarci: dopo aver ospitato Rosetta nel suo albergo ci affittò la mansarda nel centro del paese.
Ma nel frattempo, la politica si era mossa, o ricordo male?
Si, era il 1969, ed M.& M., Magnago e Moro si incontrarono e gli agguati terroristici diminuirono. Colsi l’occasione per chiedere il trasferimento a Napoli. Negli anni passati fra Napoli, Padova e Alto Adige capii che dovevo darmi da fare per la mia carriera e quindi dedicai il mio tempo libero allo studio. Partecipai al concorso interno per sottufficiali e lo vinsi.
E dopo gli anni del terrorismo altoatesino, vivesti altre situazioni pericolose?
Durante il corso di cui ti dicevo, durato un anno, l’Italia fu percorsa dai vari moti insurrezionali: cito quelli di Reggio Calabria e dell’Aquila. Noi giovani sottufficiali fummo inviati sul campo al comando di ancor più giovani agenti dei reparti di Roma, Vibo Valentia, Padova, Bari e Napoli. Non ho parole per descrivere la brutalità di quelle situazioni. Tuttavia la vita ci riservava anche momenti di allegria allietata da cene fra colleghi e amici. Nel 1971 fui trasferito alla scuola allievi di Peschiera del Garda, dove diressi la sezione parco veicoli. Fummo coinvolti con gli allievi di polizia nella vigilanza a Milano e Brescia delle sedi strategiche a seguito delle note stragi. Nell’attentato alla questura di Milano nel 1973 persi un amico e collega Federico Masarin. Il 30 maggio 1972 nacque mia figlia Antonella e fu felicità immensa.

Maria Rosa e Gianfranco, oggi
Ma in Trentino, quando ci sei tornato?
Nel 1974 ottenni il trasferimento a Rovereto, dove diressi la sezione di Polizia Giudiziaria del Commissariato fino al 1982 quando, con il grado di Ispettore Capo, diressi la sezione di Polizia Giudiziaria del Tribunale di Rovereto. Nel corso di questi anni mi dedicai, assieme ai miei collaboratori, alla prevenzione dei reati e in particolare allo spaccio degli stupefacenti. Mi dedicai anche al recupero di tossicodipendenti e con orgoglio posso ora dire che alcuni di loro, quasi irriducibili, furono invece recuperati a vita normale. Ancora adesso quando incontro alcuni di loro mi fermano e mi ringraziano. Sono adulti ed hanno figli. Purtroppo non tutti sono usciti dal tunnel e altri hanno trovato la morte per overdose o AIDS. La mia collaborazione con i magistrati del Tribunale, della Procura della Repubblica di Rovereto e della Pretura di Riva del Garda era gradita tanto che ora posso considerarmi amico del Presidente Emerito del Tribunale dott. comm.Ruggero Polito e del giudice dott. Pietro Chiaro. Ricordo con dolore la morte del Procuratore della Repubblica dott. Paolo Castellano. Anche l’allora Giudice Istruttore dott. Giuseppe Maria Fontana, ora sostituto Procuratore Generale presso il tribunale di Trento, ebbe per me una particolare affezione e lo ricordo con vero piacere. Un particolare indimenticabile mi sovviene spesso allorquando il dott. Castellano mi chiese perchè la legge si chiama legge. Al mio silenzio disse pperchè è stata fatta per essere letta. Divenne la lezione più importante.
Oltre alla famiglia e al lavoro dedicai il tempo allo studio che mi permise di superare l’esame parauniversitario per ispettore, basato sul diritto civile, penale, processuale penale, amministrativo, pubblico e privato, nonchè su elementi di medicina legale. Devo il mio successo anche a due insigni docenti, i magistrati, Dott. Chiaro e dott. Fontana. Nel 1991 la mia carriera in polizia si poteva dire esaurita, nel senso che stante l’età e la carriera già fatta, difficilmente avrei potuto progredire ulteriormente. Quindi decisi di cambiare mestiere.
E cosa ti sei inventato?
Ebbi l’occasione di conoscere un agente di assicurazioni che mi propose una collaborazione. Mi dimisi dalla Polizia di Stato e iniziai una nuova professione. Nel 1992 decisi di aprire una mia agenzia assicurativa con l’aiuto insostituibile di Rosetta. Lavorammo alacremente e con soddisfazione ottenemmo ottimi risultati anche con la collaborazione della nostra impiegata e amica Luciana. Nel 2004, finita anche questa esperienza agenziale, volli mantenere l’iscrizione all’albo per poter dare il mio contributo di esperienza con consulenze mirate. La mia professione continua come nonno di ben cinque meravigliosi bambini nati fra il 2005 e il 2008: Silvia e Federico figli di Antonella. Beatrice, Matilde e Riccardo figli di Candido. La felicità che ci donano è indescrivibile e la loro presenza allontana da me qualsiasi dolore.

L’allegra Brigata
Nipotini va bene, ma dei tuoi figli Antonella e Candido, cosa mi dici?
Come si dice, i miei gioielli! Candido, laureato in economia e commercio alla Cattolica di Milano, dopo esperienze all’estero lavora al Gruppo Fiat di Torino in qualità di direttore del settore innovazione e sviluppo. Da Caterina, sua moglie, laureata a Trento in lingue, ha avuto Beatrice (sette anni), i gemelli Riccardo e Matilde (quattro anni). Per accudire ai tre figli ha lasciato il lavoro come dirigente presso il gruppo Toyota di Bruxelles. Antonella laureata a Trento in giurisprudenza ha un suo studio di consulenza del lavoro ben avviato. E’ sposata con Marco, laureato in biologia a Padova, il quale è informatore scientifico Ospedaliero responsabile territoriale del Trentino A.A. per conto del gruppo farmaceutico Pfizer. Hanno due figli Silvia (sette anni) e Federico (cinque anni).
Puoi ben esserne orgoglioso! Ed ora una conclusione per … concludere
Una sola? No, due! La prima: la vita serba sempre delle sorprese belle e brutte. Bisogna essere in grado di viverle e superarle tutte. La seconda: sono nato in Piemonte ma non capisco un’acca di piemontese.
Ma va che parluma piemuntes , fa i stess, va bin parei, monsù (prima lezione di dialetto piemontese). Grazie Gianfranco, costruttore di molte vite: la tua, quella di tua moglie, dei tuoi figli ed ora co- costruttore di quella dei tuoi nipotini!
LETTERA APERTA AI LETTORI DEL BLOG
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Maggio, 2012 @ 5:45 pmDetto altrimenti: questo è anche un “public blogâ€, un “open blog”, cioè aperto anche a chi vuole pubblicare un post senza dotarsi di un blog suo.
Cari amici lettori e commentatori del blog e dei miei post,
mi dicono che i post (è plurale, lo so, ma scrivere posts me par ‘na monada) devono essere brevi. Io replico: ma voi leggete libri di centinaia di pagine e non vi lamentate. I miei articoletti sono come tanti corti capitoli di un unico libro: il blog. Ma qual è la differenza rispetto ad un libro? Intanto che gli argomenti sono i più disparati; poi che l’aggiornamento rispetto agli eventi è continuo, cioè che il blog è molto più un giornale che un libro; poi che se mi accorgo di avere scritto una inesattezza, posso sempre correggerla (il cosiddetto ravvedimento operoso, in autotutela!) Ancora, che ogni scritto ed ogni commento è immediatamente circolarizzato; infine vi dirò di più: se qualcuno di voi vuole scrivere un post suo senza essere costretto a costruirsi un blog suo, me lo mandi al mio indirizzo mail riccardo.lucatti@virgilio.it. Mi permetterò di fare una piccola verifica circa la sua compatibilità con le “regole della casa†e quindi, come credo, non ci sarà alcuna difficoltà da parte mia a pubblicarlo, con tanto della vostra firma.
Io ho già pubblicato scritti altrui, anzi ora ve ne riporto un altro qui sotto. Così io stesso mi riposo un po’, sapete … a me leggere e scrivere piace moltissimo, ma essendo un vecchietto pensionato, ho tanto tempo libero da recuperare in termini di vita all’aria aperta: infatti amo pedalare in bici in estate e sciare in inverno … ed ora pare che la stagione si stia rimettendo a posto, quindi io, che ho il privilegio di abitare a Trento,  ne approfitterei … Ed ecco qui allora un estratto di un “pezzo†del mio amico Gianluigi Demarchi, Ligure residente a Torino:
 “ In un momento di grave difficoltà economica come quello attuale, si cercano tante soluzioni più o meno intelligenti per risolvere i problemi …. E allora proviamo a buttare lì un’idea: paghiamo le tasse in Buoni del Tesoro o CCT, consegnandoli all’esattore di turno al loro valore nominale. Un bel meccanismo per sostenere le quotazioni dei titoli, soprattutto di quelli che per vari motivi hanno un prezzo più basso del nominale. Chi potrebbe contestare? Di certo non lo Stato, perché non potrebbe certo rifiutare carta emessa con la propria firma; di certo non i cittadini, che non sarebbero obbligati, in caso di necessità , a vendere i loro titoli sopportandone le spese; di certo non i fantomatici “mercati†di cui tanto si parla, che sarebbero ben felici di vedere i titoli italiani beneficiare di quotazioni più realistiche. Idea balzana? Non più di tante altre, e per di più ha il crisma di un esperto autorevole, il professor De Angelis dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Università Luiss di Roma. Consiglio per i lettori: indipendentemente da quanto detto sopra, non fatevi terrorizzare da chi predica un giorno sì e l’altro pure che siamo sull’orlo della catastrofe, che il nostro Paese è uguale alla Grecia, che i nostri titoli di Stato sono destinati a diventare carta straccia … non date retta ai profeti di sciagura e tenetevi ben stretti i vostri BTP e CCT. Anche se non potrete utilizzarli per pagare le tasse, rappresentano sempre un modo di investire meno rischioso delle tante soluzioni alternative proposte dalle bancheâ€.
LE PAGHETTE AI MINIPOLI … TICANTI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Maggio, 2012 @ 7:16 amDetto altrimenti: ormai possiamo solo migliorare, vediamola così …
Credevamo di avere toccato il fondo. Invece era vero: l’abbiamo toccato. Le paghette a quei figli di … politici! Ma via … certo che ci vuole un bel coraggio. Almeno questo riconosciamolo loro: il coraggio. Una considerazione un po’ diversa: la “condivisione e comprensione gratuita” dei loro amici di … merenda (già , perchè sempre di mangiare, di abbuffarsi si tratta): non ci posso credere, la mia stima non verrà loro meno, sono sicuro che ne uscirà bene, è una persona integerrima, etc.. tanto, cosa costa? Solo che queste affermazioni, indirettamente, suonano ” a contrario” come un piccolo insulto alla magistratura che, stando a quanto affermato dai “sostenitori” degli indagati, si sarebbe mossa con leggerezza, superficialità o addirittura in malafede. Ecco, l’ho detta. Ora posso uscire a fare la pedalata quotidiana a cuore più leggero. Si, perchè mentre un figlio di … politico si prende €12.000 al mese quale consigliere regionale ed €5.000 al mese di paghetta, oltre auto, autista etc., vi sono pensionati ad €500 al mese ai quali lo Stato non può aumentare la pensione perchè deve dare soldi ai partiti che li devono dare ai papà che li devono dare ai figli di … loro stessi …
“Truffa ai danni dello Stato”? Propongo di modificare la rubricazione del reato in “Truffa ai danni degli Italiani”. Infatti, lo Stato siamo noi.
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, ANZI, COMUNITA’ AUTONOMA DEL TRENTINO, ANZI, UNIONE TRENTINA DELLE COMUNITA’ AUTONOME DI VALLE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Maggio, 2012 @ 10:58 amDetto altrimenti: visione d’insieme della Politica o percezione sensoriale di singoli fatti gestionali?
In periodi di crescita si decentra. In periodi di crisi si accentra. Il Trentino ha tanti, troppi piccoli Comuni. Il loro accorpamento è molto complesso. Le singole politiche comunali sul territorio dovrebbero essere meno comunali e più intercomunali per aree funzionali omogenee. Gli accordi e le politiche intercomunali potrebbero comunque essere troppo lente nel tempo rispetto all’urgenza di una razionalizzazione del sistema amministrativo e degli investimenti. I Comprensori … taluno dice: sarebbe bastato attivare quelli. Ma se un sistema informativo non funziona, è molto meglio e assai più economico crearne un secondo ex novo e poi abbandonare il vecchio, piuttosto che cercare di intervenire con numerosi interventi sul vecchio.
Ed allora? Decentrare accentrando. Decentrare poteri e risorse sulle Comunità di Valle, accentrando su di esse poteri e risorse comunali per una politica intercomunale. Il Governatore Dellai ha fatto come Cristoforo Colombo: “guadagnare l’oriente par l’occidenteâ€. E’ riuscito cioè a decentrare accentrando. Senza accentrare sulla Provincia se non il ruolo di coordinatrice delle politiche e del finanziamento delle diverse Comunità di Valle. Piuttosto, ogni resistenza da parte dei Comuni potrebbe essere superata se a guidare le Comunità fossero chiamati principalmente i Sindaci, con la presenza di un esponente della Provincia per l’eventuale coordinamento fra: A) possibili accordi fra Comunità di Valle diverse e B) la finanza provinciale.
Ancora, il nostro Governatore Dellai è stato preveggente: altro che creare tante minuscole “pseudo mini provincie†(le Comunità di Valle) all’interno della “pseudo regione†Trentino! Egli ha pre – disposto (cioè, organizzato prima) la risposta alla domanda romana di contenere le spese: infatti le risorse investite sul funzionamento delle Comunità di Valle sono nulla rispetto alle enormi economie che politiche intercomunali di aree funzionali omogenee realizzeranno rispetto alla somma di tante singole politiche comunali.
Infine: anche il lessico ha la sua importanza. Di questi tempi, molto meglio essere una Unione di Comunità Autonome che una Provincia. Anzi, dirò di più, io vedrei bene anche un nuovo simbolo “araldico”: uno stemma con in alto le parole “Unione Trentina” e sotto “delle Comunità Autonome di Valle”. Al centro, immutabile, la nostra aquila.
 E voi Trentini, cosa ne pensate?
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LE SCATOLE (Finanziarie) CINESI, ovvero: festeggio anch’io il mio 150° … articolo!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Maggio, 2012 @ 7:16 amPremessa: ringrazio chi ha ritenuto di intervenire con i suoi 354 commenti scritti sui miei 150 post. Ringrazio anche le altre migliaia di visitatori “non scriventi” di un blog ormai “nostro”: infatti, come un libro, il blog non è di chi lo scrive, ma di chi lo legge e lo commenta.
Detto altrimenti: le SpA finanziarie “cinesi†… anzi, italianissime! Ovvero: una proposta al governo Monti.
Se volete avere il controllo di una SpA industriale o commerciale (società operativa), basta che possediate il 51% delle sue azioni. Se poi questo 51% è posseduto da una Finanziaria (F1) di cui voi (in luogo di possedere direttamente le azioni della società operativa) possedete il 51%, voi controllate la Finanziaria F1 e tramite questa, controllate anche la SpA operativa di cui possedete solo il 26%. Se poi il 51% della Finanziaria F1 è posseduto da una Finanziaria F2 di cui voi possedete il 51%, voi controllate F2, F1 e la SpA operativa di cui possedete solo il 13%, e così via. In altre parole, pur possedendo (indirettamente) una quota minima della SpA operativa, voi la potete dirigere, comandare, quotare in borsa. Insomma, gestire a piacimento.
Ma questa è solo l’anteprima. Vi riporto qui di seguito un articolo di giornale apparso sul quotidiano “Il biellese†dell’8 maggio 2012, a firma Gialuigi DeMarchi:
Inizia:
“All’inizio del 1900 Luigi De Lupis ebbe un’intuizione geniale: costruire macchine .per scrivere, un marchingegno che stava diffondendosi con successo nel mondo delle aziende. Fondò una fabbrichetta ad Ivrea che presto crebbe, occupando decine di operai ed impiegati. Il figlio Alberto sviluppò ulteriormente gli affari, iniziando anche ad esportare verso l’Europa. Ma le dimensioni imponevano investimenti, ed il dottor De Lupis non voleva investire i propri risparmi in un’impresa comunque a rischio. Fu allora che ebbe la buona intuizione di quotare la società in Borsa, vendendo un po’ meno della metà delle azioni a piccoli risparmiatori, ben felici di entrare in società con lui. Luigi manteneva ben saldo il controllo con la maggioranza assoluta del 50,1 per cento. Il nipote Mario iniziò a vendere anche negli Usa ed in Giappone, rendendosi presto conto che non ce l’avrebbe fatta da solo; e così costituì una società finanziaria alla quale diede il suo pacchetto di maggioranza della fabbrica produttiva. Mantenne il 50% e collocò il resto in Borsa, raccattando un sacco di soldi. La sua quota nell’azienda produttiva scese così al 25%. Il pronipote Carlo De Lupis, che aveva studiato alla Bocconi, ebbe l’intuizione geniale: costituire una finanziaria che possedesse la finanziaria controllante, collocando in Borsa metà del capitale (e così la sua quota nell’azienda produttiva scese al 12,5%). Dopo un anno creò un’altra finanziaria che controllava l’altra, vendendo metà del capitale ad azionisti di minoranza e quotandola in Borsa; a quel punto il suo impegno finanziario nel gruppo era sceso al 6,25%. Quando arrivò la crisi delle macchine per scrivere, fu un disastro. Ma non per lui, che ormai aveva solo una quota marginale del capitale e possedeva palazzi, ville giornali e yachts in tutti i Paesi del mondo (soprattutto in quelli che non fanno pagare tasse).
Ora, vogliamo che altri De Lupis continuino ad operare così, sfruttando la licenza di creare “scatole cinesi†una dopo l’altra? O vogliamo provare ad intervenire, suggerendo al Presidente del Consiglio Monti una semplice legge di un solo articolo che risolva il problema e riporti la produzione (e non la finanza) al centro del palcoscenico? Eccone il testo:
“E’ fatto divieto di costituire società finanziarie il cui unico scopo è quello di detenere il controllo di altre società finanziarie. Una società finanziaria o holding può partecipare al capitale solo di società industriali o commerciali, che svolgono regolarmente la loro attività e conseguano un fatturato minimo di almeno 10 milioni di euro. Le società finanziarie che attualmente non rispettano le disposizioni della presente legge devono essere liquidate entro 12 mesi dall’entrata in vigore del provvedimentoâ€.
Meno “scatole cinesiâ€, più macchine per scrivere, più mobili, più abiti confezionati, in una parola, meno “aria e finanza fritta†e più PIL”.
Finisce (l’articolo, ma auguriamoci che non finisca qui la questione …)
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UNA GIORNATA IN BICICLETTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Maggio, 2012 @ 6:43 amDetto altrimenti: dal Passo del Brennero a Bolzano, con l’aggiunta del treno fino a Trento
L’anno scorso avevo pedalato dal Brennero a Chiusa, con la bicicletta da corsa e nei dintorni di Varna avevo avuto qualche problema: infatti in quel tratto la pista attraversa un bosco ed è sterrata. Quest’anno ho voluto ripetere l’impresa sino a Bolzano, con la bicicletta da montagna, il mio rampichino marca Wilier.
Alla partenza da Trento, in Treno, un incaricato di Trenitalia mi intervista, a scopo statistico. Vedremo più avanti perché cito questo episodio.
Parto in treno da Trento alle 08,55 ed arrivo al Brennero alle 10,55. Il tempo è splendido. Fa fresco, le montagne intorno sono ancora imbiancate di neve. I primi 12 km sono in leggera discesa, lungo la vecchia sede ferroviaria, protetta, ai lati, da gard rail di … bosco! Uno splendore. Con la macchina fotografica in mano, mentre pedalo, scatto alcune foto. Un fresco vento da nord sospinge la bicicletta quasi come altri due pedali. Si vola! Prima di Vipiteno tre brevi salite: due appena accennate, una veramente tosta, ma con i rapporti della bici da montagna tutto è più facile. Vipiteno: non guasterebbe una migliore segnaletica per condurre i ciclisti a riprendere la ciclabile, un paio di km dopo la città .
Intorno a Fortezza alcuni strappi in salita. Poi lo sterrato di Varna. A Varna mi fermo davanti al cancello di quella che 44 anni fa era stata la mia Caserma (Caserna Verdone) nella quale prestai servizio da sottotenente di complemento. Oggi è abbandonata. Erbacce e arbusti hanno invaso il cortile, stanno aggredendo gli edifici. Una tristezza! Eppure l’area è preziosa, confina con una elegante zona residenziale. Mi chiedo di chi sia, se dello Stato o della Provincia Autonoma di Bolzano. In ogni caso bisognerebbe metterci mano, se non altro per non mostrare questo scempio ai turisti di passaggio. Una considerazione: come vola il tempo e rieccomi in sella. Mi fermo in città , su di una panchina lungo l’Isarco e pranzo con un super panino preparatomi da Maria Teresa. Ho già percorso 52 km..
Alla ripartenza si alza un vento contrario, da sud, che in una qualche misura “dismaga†il piacere della pedalata, nel senso che da Brixen a Bozen è come se si fosse in salita. Pazienza.
Bolzano: dopo 102 km di pedalata, la ciclabile ti conduce diretti in stazione, cioè in centro città , una meraviglia! Altro che costruire bicigrill ai margini della città : il bicigrill è la città stessa!
Avventura ferroviaria. Bolzano, vado alla biglietteria e acquisto un biglietto da Trenitalia (che non vende i biglietti delle altre compagnie ferroviarie) per il regionale delle 17,37, passeggero e bici €7,90. Il treno è in leggero ritardo, in compenso ne arriva un altro che riparte per Trento alle 17.31. Chiedo se trasporta bici: si, ma questo è un treno tedesco, deve rifare i biglietti, passeggero e bici sono €20,40. Preso un po’ alla sprovvista accetto, carico la bici e il treno parte. Arriva il controllore, un giovane in elegante tenuta grigia. Gli parlo in italiano: mi risponde in inglese. Io allora, in tedesco, gli dico: “Ich glaube nicht das Du keine Italienisch spricht”, non credo che tu non parli italiano. Tace, armeggia con la macchinetta per l’emissione del mio biglietto. La macchinetta non funziona, ed io “Du spricht aber ein guter Deutsche, aber deine Apparat funzioniert nicht”, tu parlerai bene il tedesco, ma la tua macchinetta non funziona. Tace, armeggia, alla fine partorisce il biglietto: €10,40. Si è dimenticato la bicicletta. Io taccio: ho già pagato anche l’altro biglietto a Trenitalia! Mentre se ne sta andando, a bruciapelo, gli chiedo, in italiano: a che ora arriviamo a Trento? Alle 18,08, mi risponde in italiano! Fine. (P.S.: ho studiato il tedesco solo 2 mesi e non so se l’ho scritto giusto …)
Sul finestrino è attaccato un volantino che spiega che il treno è frutto di una collaborazione fra le ferrovie tedesche e quelle austriache. Ecco perché all’inizio del racconto ho citato Trenitalia e la sua intervista: sveglia, Trenitalia, sveglia! Fai da biglietteria anche per i “todeschi”, fatti pagare il servizio e chiedi che sui manifestini sia scritto: “Frutto della collaborazione fra ferrovie tedesche, austriache e italiane”!
























