HLLAS, GRECIA, UN PO’ DI STORIA … D’ALTRA PARTE LA STORIA E’ MAESTRA DI VITA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Aprile, 2012 @ 5:58 pmDetto altrimenti: historia magistra vitae? Magari!
Antica Grecia: visione cupa e conflittuale della convivenza interna e internazionale. La lotta politica (con il previsto ostracismo) e la guerra erano la norma. Dare e ricevere la morte era quasi una forma di comunicazione. Tagliare la mano, marchiare a fuoco, annegare i prigionieri, era la regola. Si veda al riguardo, a mo’ d’esempio, l’Iliade. La pace era letteralmente “a scadenzaâ€, del tipo: “stiamo bravi sino alla scadenza naturale del Governo Montiâ€.
Grecia, ovvero Atene, soprattutto. La storia ateniese è sempre stata un po’ sull’orlo di scivolare in una guerra civile. Uno dei maggiori conflitti sociali fu disinnescato da Solone (arconte con poteri straordinari, nel 594 o 591 a.C.). Solone svalutò la moneta per alleggerire il peso del debito pubblico. La sua riforma “censuaria†era impostata non sulla nobiltà di nascita ma sul reddito, per cui era concesso a chiunque la possibilità di compiere la scalata politica, garantendosi la pienezza del diritto. Tuttavia la riforma non interveniva sulle disuguaglianze economiche, non prevedeva ridistribuzioni di terre e non colpiva sostanzialmente i privilegi dei più ricchi, dei quali, tuttavia, suscitò lo scontento per aver concesso anche ai più poveri di partecipare alla vita politica. In conclusione, Solone si attirò l’ira di tutte le parti sociali, (a Dio spiacente e ai nemici sui, direbbe Dante!) tanto che, alla fine della sua opera, i disordini sociali ad Atene ripresero come in precedenza e aprirono la strada alla tirannide di Pisistrato.Disordini sociali, si diceva, con partiti e fazioni capeggiate dalle famiglie aristocratiche. Una sorta di oligarchia appoggiata da Sparta contro il demos, il popolo, oligarchia che generò la tirannide di Pisistrato, combattuta poi dalla solita  Sparta che aiutò la nascita della democrazia. Durante il dominio di Pisistrato cittadini furono privati di molte libertà civili e morali (e anche oggi, quanto all’annullamento dei principi morali non scherziamo … n.d.r.), ma nonostante ciò il giudizio su di lui non fu molto severo, poiché lo ritenevano un tiranno dotato di grande abilità e lungimiranza. Pisistrato fu promotore di una politica espansionistica. Incentivò la piccola proprietà terriera a discapito dei latifondi, incrementò il commercio, favorendo così la crescita della classe mercantile, e promosse un vasto piano di opere pubbliche (un po’ come Berlusconi, con il suo Ponte sullo Stretto). E’ da ricordare la trascrizione su papiro dell’Iliade e dell’Odissea. Inoltre vennero istituite nuove feste religiose: le Dionisie, in onore del dio Dioniso (le gare di burlesque? Ecco da dove ha preso spunto  …!). Trasmise alla fine il potere al figlio Pier-Ippia accompagnato dal fratello Pier-Ipparco. Si inaugurava una dinastia tirannica che avrebbe segnato una nuova fase politica cui sarebbe toccato il ruolo di incubatrice per i fermenti che portarono poi alla svolta democratica.
La democrazia che subentrò, tuttavia cadde anche perché imponeva le “liturgie†ai ricchi, e cioè la realizzazione di opere pubbliche aloro carico. Una sorta di imposta patrimoniale di scopo sui ricchi. Ecco spiegato perchè oggi si tarda tanto …
Allora, vediamo un po’, nell’antica Grecia:
1. si erano già inventati la svalutazione della moneta per alleggerire il peso del debito pubblico;
2. avevano già sperimentato politiche che scontentavano tutti;
3. avevano già sperimentato politiche che non riuscivano a diminuire il divario economico dei cittadini;
4. avevano già sperimentato il governo di pochi oligarchi, appoggiato da una potenza militare esterna;
5. avevano già sperimentato l’ondivaga politica della potenza militare esterna;
6. avevano già sperimentato una politica contro i grandi patrimoni ed una a loro favore, e ciò che esse avevano poi prodotto
Ora, non che le stesse cose accadano oggi, via, ci mancherebbe altro, però in particolare la rilettura critica e un po’ maliziosa della cosiddetta “repubblica atenieseâ€, la quale – di fatto – assomigliava molto ad una oligarchia, ci deve fare riflettere. In particolare almeno sul piano teorico, la partecipazione alla politica era garantita a circa 20.000 cittadini, per il governo di circa 300.000 anime. Non era poi un suffragio così universale. E poi, una democrazia che condanna a morte Socrate! Ma via … a scuola ci hanno raccontato che fu giustiziato perchè accusato di “corrompere la gioventùâ€. Ma Socrate mica era un pedofilo! Era solo un politico con idee diverse dall’establishment. Infatti, nella sua prima orazione in propria difesa, Socrate, in tribunale, dice: “Ma pensate veramente che io sarei arrivato (vivo, n.d.r.) a questa età se invece di esprimere le mie idee ai miei “alunniâ€, le avessi espresse pubblicamente in sede politica? Cioè, se avessi fatto palesemente vita politica schierandomi dalla parte della giustizia? Solo una volta ci provai, opponendomi ad un processo e ad una condanna collettiva e sommaria, e per poco non fui linciatoâ€.
Le morti politiche e di Stato, tipo il nostro Matteotti, nella repubblica ateniese furono molte: Efialte (462); Androcle (411); Frinico (411); Antifonte (410); Arginuse (406); Alcibiade (404), Cleofonte (404); Socrate (399).
Orbene, dal conflitto nacque l’esigenza della giustizia, l’esigenza del “to isonâ€, dell’uguale per tutti, come la legge, ad esempio, e la titolarità dei nostri odierni cosiddetti “diritti acquisitiâ€, che dovrebbero essere uguale per tutti. Dal conflitto nacque l’idea di una giusta compartecipazione e condivisione di tutto: del bene (la politica della crescita) e del male (la politica del rigore). E il luogo della comunicazione ove tale sentire si formò non fu la televisione, che non c’era ancora: fu il teatro, il luogo ove ciò che le persone pensavano, si formava molto di più che non nella stessa Assemlea Popolare (quella dei famosi 20.000 cittadini). E i politici, consci di questo potere del teatro, lo controllavano e ne diventavano spesso essi stessi attori. Un po’ come certo nostri politici odierni che attraverso la TV hanno fatto e disfatto l’opinione pubblica. Oggi un po’ meno di ieri, tuttavia, forse, speriamo … utinam an …  (fosse vero che ciò fosse vero!).
Ma il Teatro, nell’antica Grecia, era anche un po’ come il nostro TG3: infatti era anche il luogo del talk show, dell’analisi critica (Report) e della satira politica (Crozza), almeno sotto il regime democratico o pseudo tale.
E per oggi basta televisione …
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25 APRILE, LA LIBERAZIONE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Aprile, 2012 @ 6:54 amDetto altrimenti: fermiamoci a riflettere
Inizialmente liberazione dalla guerra, dal nazi-fascismo
La vita anche di un solo essere vivente non vale un impero. Nei post recenti ho scritto sull’imperialismo, sugli squilibri di una finanza egoista e cieca, di una politica distante dai bisogni della gente, di assuefazioni a scandali perseguiti soprattutto dai comici e dai cronisti televisivi, mentre aumenta in Italia e nel mondo il divario fra i pochi che continuano a stare sempre meglio e i molti che continuano a stare sempre peggio.
 Liberazione da cosa, allora, oggi?
Dagli scandali e dalla incapacità di fare uno sciopero generale contro gli scandali. E poi …
Dal desiderio di ostentare, di strafare, di abusare dei beni
Dalla violenza contro la libertà religiosa di ognuno
Dalla sopraffazione cui le donne e i bambini sono spesso soggetti
Dal razzismo
Dalla finanza pazza, cieca e ladrona
Da una politica distante dalla POLITICA
Dalle tante guerre
Dalla mancanza di un lavoro
Dalla giustizia negata (cfr. Piazza della Loggia, Brescia)
Dalla mancanza di speranza
Dalla mancanza di un futuro
Dalla paura di non aver di che nutrire se stessi e i propri figli giorno per giorno
Dalla paura di non potersi curare dalle malattie
Dal terrore di non potersi difendere dai violenti
Dall’angoscia di non avere acqua da bere, un tetto per ripararsi
Dalla preoccupazione di non avere una scuola per i propri figli
Dalla sofferenza di vedere distrutta la natura che circonda la propria terra
Dall’arroganza
Dalla supponenza
Dalla cupidigia di accumulare “a prescindere”, Â senza accettare di riesaminare la scala delle prioritÃ
etc..
Come rimediare a tutto ciò? Come “liberarsi†da tutto ciò?
Innanzi tutto non ignorando questi problemi e le loro cause. Quindi condividendo queste situazioni, infine accettando di esserne corresponsabili. In breve: attenzione, condivisione, corresponsabilità .
Nell’interesse di tutti, anche nostro. L’egoismo, la chiusura sui nostri assurdi privilegi, l’ignorare i problemi, l’ignorare l’ “altro†non porta da nessuna parte.
Recentemente ho ascoltato il racconto di un deportato dei lager nazisti (cfr. qualche post fa): “Ho sofferto per il male inflittomi, ma ancor di più per quello che ho visto infliggere agli altriâ€. Analogamente permettetemi di fare una “riflessione parallelaâ€: “Noi possiamo gioire per il bene che ci procuriamo, ma ancora di più per quello che procuriamo agli altriâ€.
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IL LAGO DI GARDA: BELLISSIMO … MA CON TEMPESTE MARINE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Aprile, 2012 @ 10:09 amDetto altrimenti: il naufragio del 23 del aprile 2012 impone l’adozione di segnalazioni luminose per avvisare dell’arrivo delle tempeste gardesane.Â
Anne lacus tantos? Te, Lari, maxime teque
fluctibus et fremitu adsurgens Benace marino …
E cosa dovrei dire dei nostri laghi così belli? Di te, Lario,
ma soprattutto cosa dovrei mai dire di te, Benaco, le cui tempeste sono simili a quelle del mare?
Così Virgilio nelle Georgiche celebra i nostri laghi ed in particolare il lago di Garda (Georgiche, II, vv. 159-160)
Erano tanti anni che la navigazione a vela sul lago (non quella a motore o le immersioni dei sub) non era funestata da incidenti mortali. Io lo frequento assiduamente da decenni e ne ricordo solo due: 1) un surfista investito da un aliscafo in una bella giornata di Ora e di sole, nell’Altogarda Trentino; 2) un regatante caduto in acqua da un J24 e poco prima della partenza di un Trofeo Gorla, ai primi del settembre 1998, a metà lago, di fronte a Bogliaco. Io mi trovavo, in entrambi casi, a 100 metri dal luogo dell’incidente. Nel primo caso aliscafi e moltitudine di surfisti non sono molto compatibili. Statisticamente parlando, l’incidente poteva essere previsto ma soprattutto anche evitato, con maggiore prudenza da parte del surfista e con un’andatura non planante da parte delll’aliscafo.
Nel secondo caso. le barche non erano ancora partite. Stavano bordeggiando lungo la linea di partenza. C’era molto vento da nord (Peler) e onda formata. La vittima è scivolata in acqua. Forse non indossava il giubbotto di salvataggio. O forse l’appesantimento della tuta e della cerata è stato fatale, nonostante il giubbotto. Forse non sapeva nuotare. O forse non serviva saper nuotare. Fatto sta che il poveretto si è inabissato sotto gli occhi di tutti. Ricordo ancora l’immagine dei suoi compagni che facevano alzare al vento la fumata rossa del candelotto di richiesta soccorso.
Ieri purtroppo, due morti ed un disperso cioè, temo, tre morti. Il tempo non prometteva niente di buono, anzi … le previsioni erano pessime. Nonostante ciò, sono usciti sul lago, (primo errore) dal porto di S. Felice del Benaco, fra Salò e Desenzano, in tre, non più giovanissimi, 61, 65 e 71 anni, tedeschi, con un piccolo cabinato a vela di 6 metri. La leggera brezza iniziale si è trasformata in un Peler (da nord) di 35-40 nodi, circa 70 km/h. Il naufragio è avvenuto verso il centro del basso lago.
Probabilmente i tre non sono riusciti ad ammainare le vele in tempo (secondo errore), e la barca si è adagiata su di un fianco. Già in questa fase qualcuno dell’equipaggio avrebbe potuto essere già stato colpito dal boma della randa e/o comunque sbalzato in acqua (i tre, indossavano i giubbotti di salvataggio? In ogni caso, quanto può resistere in acqua una persona, ad una temperatura di 7 gradi?). C’era onda. Probabilmente sia per effetto delle onde, sia per la pressione dell’acqua sulla randa ormai sommersa, la barca si è inclinata ancora un poco. A questo punto la deriva, non fissata (terzo errore) è rientrata nello scafo, “lavorando†al contrario e la barca si è completamente capovolta (oppure: se la barca è stata trovata con la deriva rientrata e bloccata, ciò può significare che i tre si erano addirittura dimenticati di farla scendere in acqua al momento di salpare!). Dobbiamo comunque pensare che i tre siano stato sbalzati lontano dallo scafo, che poi è stato ritrovato rovesciato, galleggiante e con la deriva rientrata. Il vento era forte. Alzava una schiuma bianca sull’acqua. Visibilità scarsissima. Difficile anche il respiro: infatti si respira acqua! Se i tre non fossero stati sbalzati in acqua, li avrebbero ritrovati, magari feriti, sicuramente mezzi assiderati, ma vivi, aggrappati allo scafo o a cavallo dello stesso.
Io stesso sono stato investito da tempeste improvvise o colpi di vento. Ve ne racconto uno
Riva del Garda, mattina del 7 agosto 1999: tutto avrebbe sconsigliato l’uscita. Già dal giorno prima infatti la costa era stata assalita da inconsuete folate di aria eccessivamente calda, che attraversavano la zona di lago prospiciente la città secondo canali ben definiti. La mattina del 7 agosto il cielo è cupo, il temporale “gira†dietro i 1600 metri della cima della Rocchetta. Il lago è deserto: nessun turista si è azzardato ad uscire. Tuttavia la Regata delle Vele Latine organizzata con la collaborazione della Fraglia Vela Riva è troppo importante per rinunciarvi! E poi si tratta di gente del posto, preparata e buona conoscitrice dei segreti del Lago, che se la sarebbe cavata comunque. Quindi si parte. Dodici barche al via. La più grande una barca in legno, d’epoca, di dieci metri, con randa, controranda e due fiocchi: uno spettacolo! La più piccola un dinghy, poco più di tre metri. Vento debole da Sud, quasi un’Oresella (debole Ora).Â
Gianni Torboli, Rivano doc, sei volte vincitore del Giro d'Italia in Vela, Olimpiadi, Coppa America, etc. e campione mondiale FUN
Parte benissimo, in boa e con mure a sinistra, primo, lanciato, l’amico olimpionico Gianni Torboli, al timone di una lancia con fiocco e randa col picco. Io seguo la regata da spettatore con il mio FUN. Sono solo a bordo. Espongo fiocco auto virante (8 mq) e randa piena (16 mq), tengo le vele “morbideâ€, cioè poco cazzate, e timono da sottovento per sbandare un po’ la barca ed aiutare le vele, grazie alla forza di gravità , a rimanere in forma e quindi a funzionare.
Siamo in prossimità della prima boa di bolina. Gianni vira e si appresta alla poppa. Il cielo è sempre più buio, il vento sempre più debole. A Riva accendono le luci stradali! Intorno, sulle montagne, le saette colpiscono le vette con sempre maggiore frequenza. Mi rivolgo a Luigi Armellini detto il “Babbo†che sta sulla pilotina, nei pressi della boa: “Babbo, qui si prepara una sventolata!†gli dico. Annuisce preoccupato… Indosso la cerata ed il giubbotto di salvataggio, chiudo il tambuccio del Fun. Ho la prua rivolta verso Torbole.
Per caso, con la coda dell’occhio sinistro vedo avanzare colonne di aria e spuma bianca alte cinque metri. Vedo anche che Gianni, fulmineo, ammaina la sua randa. L’unico ad essere riuscito a fare ciò. In un secondo la sventolata mi è addosso. E’ come essere investiti dallo spostamento d’aria di un’esplosione. Impressionante infatti è la velocità e la forza con la quale l’aria è stata letteralmente sparata giù dalla Valle del Ponale. La visibilità scende a cinque metri. Il Fun si sdraia sul lato sinistro. La sola preoccupazione che ho è per i fulmini e per i danni che potrebbe subire la barca. Lasco le vele (il fiocco sbatte, speriamo che non si strappi!). Lego il boma alla draglia. Ammaino la randa recuperandola dall’acqua. Il Fun si raddrizza. Faccio lavorare il fiocco, al lasco, verso Torbole (credo).
Il Fun avanza a cinque nodi. Velocità delle raffiche rilevata nel Porto S. Niccolò di Riva: 60 nodi (circa 110 kmh). Dopo alcuni minuti il vento cessa. La costa torna visibile, e con lei le altre barche, ferme, con le vele ammainate. Piove. Ci contiamo, rassicuriamo le due pilotine della Fraglia e quella dei Carabinieri. Tutto bene quel che finisce bene, soprattutto se ad uscire in barca sono persone del posto, regatanti ed allenate, e se tutto avviene sotto costa rispetto ad un vento da terra, cioè senza onda. Ma se ci fosse stata onda formata e/o si fosse stati in inverno e/o se si fossero trovati in acqua turisti non altrettanto preparati? Arrivato in porto, comunque, gli amici mi hanno offerto un cognac!
A questo punto, avanzo una proposta: dotare la costa dell’Alto Garda Trentino (e di tutto il Lago, perchè no?) di un sistema di segnalazioni a lampi colorati emessi da fari collocati su una serie di pali a distanza regolare uno dall’altro, che preavvisino i naviganti (soprattutto quelli poco esperti del Garda) dell’approssimarsi delle “Ponalateâ€, del Foen, della Vinessa (“Veneziaâ€, cioè bora) e dei mini cicloni estivi.
Il significato dei lampi dovrebbe essere spiegato in più lingue su depliant da distribuirsi da parte di tutte le organizzazioni turistiche e sportive. Inoltre esso dovrebbe essere spiegato con scritte incise su targhette in ottone applicate sulle barche date a noleggio. Il sistema è adottato sul Lago di Prien, in Baviera, a vantaggio dei numerosi turisti che remano e veleggiano su quelle acque:verde, vento buono; giallo, vento forte; rosso, tempesta.
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E per finire, ecco i venti del Garda, o almeno, i principali
I venti barici sono quelli che si generano per differenza di pressione fra aree geografiche anche molto distanti fra di loro. In genere si accompagnano al passaggio di una perturbazione, (che come è noto transitano sempre da ovest verso est) ed hanno il seguente andamento: all’inizio della perturbazione, provengono da sud est (al mare si direbbe che si tratta di scirocco). Quindi si dispongono da sud, e man mano che la perturbazione avanza (fronte caldo), essi girano da sud ovest e da ovest. Alla fine della perturbazione provengono da nord. Il cielo si schiarisce, ed è il momento più pericoloso dal punto di vista dell’esercizio dello sport della vela, in quanto siamo nella così detta coda della perturbazione (fronte freddo) che può portare raffiche improvvise anche forti e salti nella direzione del vento. Non lasciatevi ingannare dalla bellezza del panorama e dalla lucentezza dei colori, e siate sempre vigili, riducendo un po’ la velatura e non rischiando troppo con il surf.
I venti termici sono invece le brezze, cioè venti che si levano per il differente grado di riscaldamento notturno e diurno della terra e della superficie del lago. Di giorno infatti, la Valle del Sarca, a nord del lago, si scalda di più del lago stesso, e quindi l’aria calda che genera sale, e richiama dal basso e da sud verso nord, aria, cioè la famosa Ora. Di notte avviene il contrario, e la terra “scarica†aria verso sud. Anche se il nome “brezza†richiama arie leggere, essi possono raggiungere facilmente i 30 nodi.
In genere le perturbazioni con i loro venti termici schiacciano le brezze, se di senso opposto alle stesse, ovvero si sommano al loro effetto, se vanno nella loro stessa direzione.
Ed ecco qui alcune indicazioni per misurare la velocità del vento (ricordate: in inverno l’aria è più fredda, quindi più densa e spinge assai di più di quella estiva! Quindi 20 nodi di estate spingono x, in inverno 2 volte x). Un miglio marino corrisponde all’arco terrestre che sottende, al centro della terra, un angolo di un primo, cioè di un sessantesimo di grado (in totale come sapete vi sono 360 gradi). Esso misura all’incirca 1850 metri. Un nodo equivale ad un miglio all’ora. Quindi se avete nodi e volete passare ai chilometri orari, moltiplicate i nodi per due e detraete il 10%. E’ un calcolo approssimativo, ma funziona. Per passare dai metri al secondo ai nodi, invece, moltiplicate i metri al secondo per due.
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Brezza termica “di mareâ€, la famosa Ora (si scrive con la O maiuscola e si pronuncia con la O aperta). Nell’Alto Garda si contrappone al Vento, con la V maiuscola, che è invece quello che spira da Nord e che localmente non viene chiamato mai tramontana). Si alza per effetto del noto meccanismo che fa sorgere tutte le brezze, verso le 11-12 di mattina, e cala verso le 17-18 di sera. Il fenomeno è rilevante in primavera ed estate, minore in autunno, debole in inverno. L’intensità del vento va dai 10 ai 25-30 nodi. Normalmente è preavvisata dal formarsi delle bianche nuvole di caldo sul Monte Baldo (i bianchi balloni del Baldo) e da una “riga scuraâ€, cioè dall’incresparsi dell’orizzonte del lago verso sud. Si tratta di una brezza regolare, prevedibile, e quindi non pericolosa anche se forte, a meno di trovarsi a ridosso della costa nord del lago, di essere carichi di vele ed inesperti. Spesso porta foschia, talvolta invece è “ciara, lustra†ed allora è uno spettacolo di colori e bellezza! In genere non la si teme proprio perché al contrario la si aspetta, la si desidera: infatti la maggior parte dei velisti viene sul Garda proprio per incontrarla. Quindi non mi soffermo oltre. Cosa fare in caso di Ora? Godersela tutta!
Brezza termica da nord (situazione normale). Se viene da Nord est, si chiama Sarca ed è più forte. Da nord ovest, più debole, Balino o Balinot. Sarca e Balino, poco più a sud, si uniscono nel più famoso Peler, detto così perché a Riva del Garda “fa il pelo†all’acqua, increspandola senza farle fare onda. E’ l’interfaccia dell’Ora. Normalmente inizia verso le sei-sette di mattina, aumenta sino alle nove e quindi va a morire intorno alle dieci-undici. La sua intensità aumenta da Riva a Torbole e da Nord a Sud, per cui sotto costa si può scegliere l’intensità con la quale cimentarsi. Verso Sud genera onda. Può essere pericolosa per i surfisti il raffreddamento dell’acqua del lago che genera anche in estate (vi sono stati casi di assideramento in luglio), e per l’onda, che può spaventare velisti inesperti o sorpresi da questo comportamento marino del lago. Esistono comunque ridossi sicuri come Baia di Sogno e Garda, o quasi sicuri come Limone. Cosa fare? Non usare lo spi, terzarolare, planare allegramente verso sud, eventualmente evitare strambate (abbattute) e fare il rebecchino, non avvicinarsi troppo alla costa, divertirsi un sacco e tornare a casa con l’Ora.
Vento barico “regolare†(situazione frequente). Causato da differenze di pressione. Trae la sua origine da zone ad alta pressione molto a Nord, e può durare anche tre giorni di seguito, soprattutto in inverno dopo una nevicata sul Brenta ed in Paganella. Di mattina all’effetto barico si somma l’effetto termico. Intensità crescente da Riva a Torbole e da Nord verso Sud. Può arrivare a 40-45 nodi di velocità (Centomiglia 1996 e Trofeo Gorla 1998). Onda formata a Sud. Pericoloso per i surfisti anche in estate soprattutto per il freddo (ci sono stati casi di morte per assideramento in piena estate). Esso non lascia spazio all’Ora. E’ prevedibile, ma è più pericoloso del precedente per la durata prolungata sino a sera. Cosa fare? Non uscire o, se siete molto bravi, uscire terzarolati, niente genoa o spi. Per i surfisti: rientrare alla base.
Vento barico “a tradimento†(situazione rara). Si alza quando si è già levata l’Ora e la schiaccia. Il 29.3.97 (XV° Meeting Internazionale del Garda) era gradualmente calato il Vento e si stava formando l’Ora. Tuttavia l’Ora non si è rinforzata, dietro la sua classica riga scura è ricomparsa a sud una zona di lago chiara e a Nord, cioè vicino alla spiaggia trentina, si è formata sull’acqua una anomala riga scura (attenzione, ecco l’anomalia!). Si sono quindi levati 25-30 nodi di Vento. E’ freddo, non sempre prevedibile. Cosa fare? Quando vi accorgete che l’Ora, dopo essersi formata tende a scomparire e che il vento gira da Nord (la sequenza normale è invece contraria, cioè vento da nord che gira da sud!), non aspettate di averlo addosso: ammainate subito spinnaker e genoa, issate il fiocco e terzarolate prua al vento.
Foen (situazione molto rara). Vento caldo, prevedibile attraverso i bollettini meteo. E’ un vento da nord ma caldo, di ricaduta, che si forma dopo avere scaricato pioggia o neve sulle Alpi. Si è formato con la stessa metodologia del caso precedente il 6 aprile 1997 (Fraglia Cup), dalle due alle quattro del pomeriggio. Intensità 40 nodi. All’inizio le barche più vicine a Torbole procedevano di bolina verso Sud (con l’Ora che stava morendo subito dopo essersi formata) ed io che ero più a sud di un miglio, all’altezza di Capo Tempesta, procedevo di bolina verso nord. Sul Fun avevo l’equipaggio al completo: fiocco olimpico, due mani di terzaroli, randa parzialmente sventata, barca molto sbandata. Cosa fare? Vedi caso precedente.
Bora (situazione rara). Localmente di chiama Vineza (Venezia). Sul Garda arriva da Sud, anche alle nove di mattina (XII° Meeting Internazionale del Garda, marzo 1995, 30 nodi). E’ un Vento freddo ed alle dieci di mattina inizia a sommarsi all’effetto termico dell’Ora. Normalmente arriva nella stagione fredda, quando sono fuori pochissime barche e probabilmente nessun surfista, per cui non fa danni. Tuttavia essa può arrivare anche nel corso di una bella giornata estiva anche se il caso non è frequente. La luminosità è particolarmente accentuata. Si vede arrivare la Vineza sull’acqua, nettissima, con il suo fronte di schiuma bianca che avanza assai velocemente come una improvvisa marea (Olimpic Garda, marzo 1996). E’ questo il caso che vi lascia il minor tempo a disposizione. Per la velatura, vedi i casi precedenti. Cosa fare? Comportarsi come nei due casi precedenti.
Fronte freddo dopo una ampia perturbazione estiva (situazione molto rara): cielo tipico da coda della perturbazione, azzurrissimo con nuvole bianche luminosissime. Lago splendente di argento piombo accecante. Caratteristica del vento: raffiche non solo sotto la costa Nord ma anche verso il centro-sud del lago con salti di direzione notevoli. Cosa fare? Ammainate lo spinnaker ed impugnate una buona macchina fotografica!
Ponale. Vento di caduta, circoscritto alla zona sottostante la valletta del torrente Ponale, due miglia a sud di Riva del Garda, lato bresciano. Si genera quando sulla montagna c’è o c’è stato un temporale (locale, estivo, circoscritto). Il Ponale si apre a raggiera, può aiutare a vincere o a perdere una regata, non lo giudico pericoloso perché al massimo vi fa scuffiare, ma comunque vi sospinge fuori della zona della sua influenza. Durante la Fraglia Cup 1998 ho vinto una regata proprio andando a cacciarmi dentro la “zona Ponale†a vele ridotte (due mani e fiocco olimpico), mentre altre barche, troppo invelate, sventavano fermandosi. Altro caso: mattina del 7 agosto 1999 regata delle vele latine a Riva del Garda, 60 nodi all’improvviso, visibilità dieci metri, il tutto per cinque minuti…quanto basta. Cosa fare? Utilizzarlo, come faccio io od evitarlo (basta allontanarsi un poco dalla zona). Tuttavia il 7 agosto … avete letto poco sopra cosa è successo! In questo caso l’importante è non essere vicini alla costa, non prendersi una bomata in testa e non cadere in acqua.
Mini ciclone estivo. Si forma con la stessa tecnica dei veri cicloni asiatici, in caso di forte surriscaldamento dell’acqua. Si crea una colonna di aria calda ascendente che si invortica come una vera tromba d’aria. Più probabile a fine agosto, si verifica una volta ogni due anni circa. Dura una decina di minuti. A terra sradica alberi e solleva catamarani. A mio avviso è assai meno pericoloso per le barche in navigazione, purchè non siano sotto costa e siano a secco di vele. Cosa fare? Quando avvertite troppo caldo, una strana elettricità nell’aria, una forte umidità , una calma irreale, quando il cielo è cupo pur essendo sereno … be’ allora ammainate tutte le vele, accendete il motore, mandate donne e bambini sottocoperta, indossate il giubbotto e allontanatevi dalla costa. In pochi minuti tutto sarà passato senza danni a cose e persone. Direi che i pericoli maggiori in questo caso li corre chi è sulla terra ferma in quanto rischia di essere colpito da piante divelte o da oggetti fatti volare per l’aria, non chi è in mezzo al lago.
VELA: UNA PASSIONE CHE VIENE DA LONTANO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Aprile, 2012 @ 8:44 amDetto altrimenti:Â vela da mare e d’amare
C’era una volta un ragazzo, nato e cresciuto a Genova, collina d’Albaro, vista mare, ad oriente della città , là dove sorge l’Alba …, Albaro appunto, costellata di ville signorili e di ville di contadini (villan, baccan), all’interno di campi poi diventati prede di condominii di lusso.
La viabilità principale, parallela alla costa, prima fra tutte una certa Via Aurelia, tutta a seni e a golfi, per dirla con il Manzoni. Di traverso, le croexe (si ascolti Croexa de ma’, Fabrizio de Andrè), piccole stradicciole centenarie, difficilmente carrabili, strette fra muri a secco, alti, a proteggere lateralmente le ville ma aperte verso sud, a concentrare l’attenzione e lo sguardo sul mare …
Per una di quelle stradicciole ….(e ci risiamo con il Manzoni), ogni giorno, d’estate, a piedi, il ragazzo andava al mare, praticamente sua residenza estiva. Già  a casa aveva indossato il costume da bagno sotto i pantaloncini corti, per non perdere tempo nel cambiarsi, una volta arrivato sulla spiaggia.
In inverno egli osservava il mare dalla finestra di casa, saranno stati 3 km, valutandone la forza dalle pecorelle di schiuma e studiava come la tramontana riuscisse a far “navigare†sul balcone della sua cameretta il praho (veliero) malese, trimarano costruito con gli angoli prismatici delle cassette (allora di legno) della frutta, “armato” con un’unica vela quadra … un fazzoletto.
Fu quindi il turno di una sorta di Star, lft (lunghezza fuori tutto) 70 centimetri, disegno ad occhio delle ordinate, prua scolpita in legno di balsa, carena in listelli di tiglio, chiodini in ottone, stucco francese con colla per calatafare, deriva di piombo fuso fra due rivestimenti in compensato. Fiocco autovirante, boma legato al timone, navigava e virava da sola. Cantiere: oratorio parrocchiale S. Francesco d’Albaro, Genova.
Già in primavera il ragazzo agognava il primo contatto con la spiaggia e con l’acqua. Era un desiderio vissuto assai intensamente, come il ritrovare la persona amata dopo un lungo periodo di separazione. Analogamente, l’ultimo giorno della stagione estiva, talvolta protratta sino a metà ottobre, egli si rotolava nel bagnasciuga, cercando di prolungare il contatto con i sassi e l’acqua per imprimersi la loro sensazione sulla pelle e nella mente sino alla primavera successiva.
Mare di Liguria, spesso poco ventoso in estate, tranne che per sciroccate o libecciate impetuose. Ed allora onde altre tre, quattro metri esplodevano sugli scogli, allagando l’azzurro del cielo con milioni di perle di candida schiuma. E nel bagnasciuga i ragazzi a rotolare, a levigarsi nel corpo e nello spirito, insieme ai sassi. Sassi levigati, lisci, per nulla pericolosi. L’ “arte” consisteva nel non opporsi ai frangenti, ma nell’assecondarli, nel lasciarsi portare, nel diventare parte di quell’energia. E appena planati a terra, via, di nuovo, in piedi, di corsa, a riguadagnare “il largo”, cioè quella decina di metri che avrebbe consentito una nuova planata, scrutando le onde in arrivo e avvisando tutti i compagni con un grido gioioso (“Quella, quella lì, guardate”!)  l’avvistamento dell’onda più alta della altre, con il “ventre” nero, minaccioso per chi stava a terra. Per loro, per i
ragazzi,  un meraviglioso regalo, la prospettiva di una veloce planata. La risacca non era pericolosa: non ti trascinava al largo: ciò era dovuto alla ripida pendenza con la quale la costa si immergeva nel mare, a differenza di certe pericolose risacche di oste meno ripide, le quali, a causa della maggiore gradualità della pendenza del fondale marino, una volta che hanno “afferrato” le tue gambe, ti trascinavno al largo per lungo tratto, pericolosamente.
Con la bonaccia, il nuoto, la pesca subacquea, il canottaggio e la vela.
La vela … già , su due barche “di gruppoâ€: un dinghy ed un gozzo allo stabilimento balneare “Monumento†di Quarto dei Mille.
Ma come facevano a non affondare le altre barche, quelle sottili sottili con una stellina sulla randa? Non entrava acqua a bordo? E come mai non si rovesciavano?
Il ragazzo ed i suoi amici si sentivano più sicuri sui loro praho liguri, più adatti alle loro “regate”. Tutto era permesso, anche remare o lanciarsi secchiate d’acqua. L’ importante era arrivare primi sotto bordo alla portaerei americana di turno (Forrestal, Enterprise, etc.), per scambiare, attraverso sottili cime calate dall’alto dai marinai, fiaschetti di vino con accendisigari zippo originali e berrettini militari bianchi, originali garantiti anch’essi! Ligures, commercianti nati.
Quindi, dopo le vele di Salgari, quelle dei suoi velieri giocattolo, quelle del gozzo, finalmente, alla tenera età di 46 anni, la prima vela vera: quella del Fun Whisper ITA 526, acquistato al Salone Nautico di Genova nel 1990 (e dove, sennò?) e residente insieme a lui in Trentino, Fraglia della Vela, Riva del Garda … and still going strong!
Per tre anni l’ormai ex ragazzo ha portato Whisper in vacanza al mare, d’estate, ed insieme hanno navigato dalla Toscana sino a Palau. Ora vuole portarlo in Liguria almeno per un inverno, e planare al traverso, da Genova a Punta Chiappa, con vento teso di tramontana. Che ne dite … ce la farà oggi l’ormai nonno? Per ora, Whisper abita a Riva del Garda dove veleggia anche in inverno:
Vele rivane
Il cielo è pulito, fa freddo.
Il Vento del nord respinge la nebbia.
Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie
qual ali che voglian migrare.
C’è Vento sul Lago da giorni.
Le cime nevose dei monti
dipingono l’aria di candidi sbuffi.
Nel porto un’orchestra.
Ascolta
tintinna di magico timpano
sartia d’acciaio
e insieme a folate impetuose
dà fiato ad un oboe solenne.
E l’onda, smorzata dal molo, applaude il concerto
lambendo gli scafi seduti in poltrona
nel proprio teatro di luci e di suoni.
In alto un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.
Sull’acqua reali due cigni attendono il tempo.
Dal seno materno del porto si stacca una prora:
s’avanza invelata e scruta l’invito del vento.
Dapprima procede più lenta
poi prende vigore sull’onda che s’apre e l’accoglie
nell’umido abbraccio d’amante in attesa.
Carena sussulta si slancia
respira lo stesso respiro del cielo
e all’acqua regala la forma.
Le creste dell’onde s’uniscono all’aere in spume rapite.
Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali
Lo senti vibrare, gioire e chiederti: “Ancòra!â€.
Ma devi tornare
e volti la rotta in faccia alla furia che avverti più vera.
Non lotta con l’onda la prora che s’alza:l’affronta, ricerca un’intesa, la trova, procede:
la senti che parla di te con l’acqua e col vento.
Buon vento  a te, vela da mare e d’amare!
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ITALIA – GRECIA, “MIA†FACCIA, “MIA†RAZZA: VERO O FALSO?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Aprile, 2012 @ 8:10 pmDetto altrimenti, in lingua italiana: Italia, Grecia, una stessa faccia, una stessa razza. Vero o falso?
Eis, mia, en … uno, una, una cosa … un’unica, una stessa, un’uguale cosa, tanto per capirsi … “mia faccia, mia razzaâ€, queste parole mi rivolgeva un amico greco, Kostas Vannos (si scrive Bannos),  per significare la vicinanza dei due popoli (non delle “razze†dico io, perché di razza ne esiste una sola, quella umana).
Nel recente passato qualcuno ha detto: nonostante il â€mia faccia, mia razzaâ€, noi non siamo come i Greci: infatti i nostri ristoranti sono pieni … Forse costui voleva dire che gli Italiani si concedono molti lussi più dei Greci e quindi vi è molto di più da tagliare e più da tassare. Forse. Ma allora in questo caso il “miaÂ
faccia, mia razza†non varrebbe … Voi cosa ne dite?
Altri più recentemente, hanno detto: è vero, niente “mia faccia, mia razza”, non siamo uguali! Infatti loro, i Greci, hanno un numero di suicidi dieci volte superiore al nostro! Ma si può, dico io, si può anche solo appellarsi a questa macabra contabilità ?
 Sperperi, corruzione: Grecia-Italia, “mia faccia, mia razza”?  Si, eravamo sulla stessa strada, solo che noi – forse – ce ne stiamo accorgendo un po’ prima. E allora, “mia faccia, mia razza”? Quasi. Non proprio la stessa. Per nostra fortuna!
“Mia faccia, mia razzaâ€? Ma si che è vero! Sentite un po’: dei Danai (Greci) taluno disse: Timeo Danaos et dona ferentes (Virgilio, Enide, II, 49), cioè “temo i Greci anche quando mi offrono regali”. Infatti, andate un po’ a fidarvi dei regali dei Greci dopo lo scherzetto del cavallo di legno “regalato†ai Troiani! … Ma anche ecco che anche noi Italiani siamo da temere, quando portiamo doni! Infatti sembra che i partiti ci stiano regalando “altri partitiâ€.
Osserva Massimo Gramellini: i Francesi mantengono il nome dei loro partiti e cambiano gli uomini. Noi cambiamo il nome ai partiti e manteniamo sempre gli stessi uomni. Ecco che con i Francesi il “mia faccia, mia razza” non varrebbe! Osservo io: Francia? Se siete emigrato in Francia, se vivete e lavorate in Francia, se pagate le tasse in Francia, poichè le tasse in Francia sono inferiori a quelle italiane, il fisco italiano vi obbliga a pagare in Italia la differenza! Ma si può?
No, la foto è sbagliata, questa volta si tratta di un predellino mediatico! (Io comunqe, per dispetto, lo ammetto, la inserisco " a sinistra" del testo)
Ma torniamo alla “partita” Italia-Grecia. Un partito, qui da noi, ci annuncia un nuovo partito. Un altro, con un annuncio da un predellino mediatico,  sta per regalarci un “non-partitoâ€, cioè un movimento o una nuova “Cosa”. E’ un caso? Non credo. A pensar male … Infatti ora che si sta per ri-ragionare e ri-votare per il (secondo) non finanziamento dei partiti (se non altro è già cominciata la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare), ecco che quella persona, quello dei ristoranti per intendersi, si appresta a far nascere un non-partito (pubblico), cioè si appresta a far nascere un movimento (privato) o “cosa” analoga, che quindi egli (che può) potrà liberamente super finanziare in barba all’imminente prossimo (secondo) divieto di finanziamento dei partiti. La cosa assomiglia ai “rimborsi delle spese elettorali dei partiti†che hanno superato e vanificato il (primo) divieto del “finanziamento pubblico dei partitiâ€. A pensar male … dicevo prima … e voi, cosa ne dite? Vale o no il â€mia faccia, mia razzaâ€? Sempre di “regali” si tratta, ma pericolosi come il cavallo di Troia.
Sto leggendo “Il mondo di Atene†di Luciano Canfora (Laterza) e ve lo consiglio caldamente. Storia della storiografia. E qui il “mia faccia, mia razza†ritorna ancora un volta, con prepotenza, se non altro perché nelle commedie greche del periodo cosiddetto democratico (Atene, Presidente del Consiglio tale Pericle), l’autore (tale Aristofane) in un sua commedia (dal titolo “Vespe”, niente a che vedere con la Piaggio nè con tale Bruno Vespa! Che poi di quello lì ce ne basta uno!), castigat ridendo mores, cioè con acuta ironia condanna i costumi degli Ateniesi, accusandoli di supponenza nel ritenere di avere il diritto acquisito di essere mantenuti dai tributi imposti ai contribuenti e dagli alleati ormai ridotti in sudditanza. Ecco che ritorna il “mia faccia, mia razzaâ€, come vi avevo detto. Infatti anche qui da noi, oggi, vi sono “Ateniesi†(le diverse caste) che presumono di avere lo stesso diritto acquisito: quello di farsi mantenere “a carne di lepre†(così scrive Aristofane) a spese dei sudditi, cioè a spese nostre, di noi tutti.
La storia si ripete, Atene, Stato (sia pure “città ” Stato) di 2.500 anni fa, come l’Italia di oggi: “mia faccia, mia razza”. Alcuni (William Mitford, 1784-1810, “History of Greece”), hanno letto la democrazia ateniese come basata sul despotismo della classe povera: e anche oggi qui da noi v’è chi la pensa che potrebbe essere così. Ed ecco lo spauracchio agitato da destra. Altri (Benjamin Constant, “Sulla libertà degli antichi comparata con quella dei moderni”, 1819) hanno ritenuto che l’antica libertà fosse limitativa, se non liberticida, dei diritti individuali, nel senso che “nello scontro fra governo e ricchezza, vince la ricchezza” . Ed ecco lo spauracchio agitato da sinistra. E allora? Forse …
… in medio stat virtus!
Non finanziare la politica? Ma, dirà taluno, se proprio Efialte, intorno al 460 a.C., volendo che la classe povera andasse a potere, propose di trasfomare le cariche pubbliche da “onorifiche” (cioè non retribuite) in retribuite, per consentire anche a poveri di essere eletti … via … Cosa rispondo io? Sono d’accordo sul fatto che cariche effettivamente ricoperte (non cariche che oggi spesso sono delle sine cura) siano retribuite, ma “retribuzione” non vuol dire esagerazione, abusi, non vuol dire benefit incredibili, non vuol dire compensi fuori scala e fuori del tempo, fuori del nostro tempo, fuori del tempo europeo … non vuol dire furti!
 “Est modus in rebus: sunt certi denique fines / quos ultra citraque nequit consistere rectum”
Orazio, poeta latino (65 – 8 c. C.) ci insegna che vi è un limite nelle azioni umane, un limite in tutte le cose, cioè che vi sono confini oltre i quali non vi può essere nulla di corretto, di giusto. E allora, o Monti sorgente dall’acque … della palude di prima, cosa aspetti? Apri il fondo di rotazione di cui al mio post del 15 aprile, ore 06,35! (cfr. ivi).
Ma torniamo alla storiografia greca. Altri (Volney, 1757-1820) hanno rincarato la dose: “Senza gli schiavi in senso lato ( cioè schiavi in senso proprio + cittadini contribuenti + cittadini nullatenenti – in allora era “nullatenente” non chi non aveva mezzi di sussistenza, ma chi non potesse pagare a proprie spese l’armamento personale per andare in guerra –  + cittadini delle città “alleate” ma in realtà “sottomesse” ) ventimila Ateniesi non avrebbero potuto deliberare tutti i giorni sulla pubblica piazza”.
Che ve ne pare? Non è molto attuale la cosa? Provate a sostituire ai ventimila Ateniesi gli appartenenti alle attuali caste; alla pubblica piazza, le sedi dei partiti, del governo e delle due camere; alla massa dei soggetti rimanenti sopra individuati la massa degli odierni contribuenti effettivi, cioè dei non evasori  e la massa dei disoccupati ed ecco che vale ancora una volta l’assioma “mia faccia, mia razza”.
Kalinitta, buona notte, amici del blog! Ma da domattina, tutti svegli, mi raccomando! Svegli e … sveglia!
P.S.: amici del blog, lo so che excusatio non petita, vera accusatio … ma questa mia non è “antipolitica”, bensì è “anti” certi uomini, certi partiti che non stanno indicando una nuova via, una nuova vita, una speranza, un obiettivo, un’utopia se volete, ma anche se fosse solo un’utopia … l’uomo da  sempre ha bisogno di credere, sperare, tendere ad un’utopia! Quale utopia? Io ne ho una multipla: equita’, equilibrio, onestà , corresponsabilità , rigore, sobrietà , coscienza delle proprie potenzialità  , creatività , ottimismo, condivisione, comunicazione, communis actio, azione comune. E’ chiedere o sperare troppo?
DACAU, MATHAUSEN E ALTRI DUE LAGER “MINORIâ€: L’EX INTERNATO MARIO LIMENTANI RACCONTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Aprile, 2012 @ 6:57 pmDetto altrimenti: per non dimenticare, perché non si ripeta
Trento, 20 aprile 2012. Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Incontro con un reduce dai lager nazisti. Non è il primo reduce cui sento raccontare questa tragedia. Gli ho stretto la mano, come ho fatto all’alpino reduce dalla Russia, ad Arco di Trento. Mentre parlava, Mario,  classe 1925, pensavo che al momento del suo arresto insieme ad altri Ebrei romani, io, classe (3 febbraio) 1944, ero appena nato e nonostante le difficoltà del momento, venivo nutrito curato, amato. Questo il mio primo pensiero. Poi un altro: al mio babbo, carabiniere, toscano, che dopo l’8 settembre disse no ai tedeschi e si fece due anni di campo di prigionia in Germania. Quindi ho pensato alla strage degli Armeni e a tutte le altre stragi dell’epoca moderna, moderna si fa per dire, ma in realtà … niente di moderno e di nuovo sotto il sole.
Infatti la mia riflessione mi ha portato al 1400, secolo nel quale sono cominciate le stragi imperialistiche, condotte dalle nazioni “civili†(nell’ordine di tempo: Portogallo, Spagna, Olanda, Inghilterra, Francia, Italia) per assoggettare le “razze inferiori di incivili e barbari†(sic). L’odio e la violenza razziale nascono quindi ben prima del nazismo, ed ancora oggi non è del tutto finita, a livello di nazioni violente e di singoli individui violenti. Non li cito, ma ognuno sa chi sono. E’ inutile che mi dilunghi. Ma uno spazio sul mio blog volevo, dovevo riservarlo a questa occasione, a questa Persona.
Mario, una sua frase. “Ho sofferto molto per ciò che ho subito, ma ancora di più per ciò che ho visto infliggere agli altri”
Mario, grazie della tua testimonianza.
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LE PARTITE CONTABILI DI DENARO PUBBLICO NON SI COMPENSANO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Aprile, 2012 @ 7:19 amDetto altrimenti: non confondiamo le acque …
Un personaggio politico di primo piano si difende dall’accusa di avere personalmente beneficiato di denari pubblici, quelli del suo partito, frutto (si fa per dire, frutto) di “rimborsi di spese elettoraliâ€, in quanto il partito avrebbe pagato il costoso affitto mensile (€2.300) del suo appartamento romano. Si difende affermando: ma io versavo al partito, mensilmente, quale contributo, una somma maggiore (€3.000)…
Eh no, non concordo. I denari del partito sono fondi pubblici erogati per legge (da rivedere, n.d.r.) ad un ente, il partito, previsto dalla Costituzione, con una destinazione ben precisa: il rimborso delle spese elettorali (per inciso: “rimborsoâ€? Quindi di una “cosaâ€, le spese elettorali, che dovrebbero quindi essere già avvenute, altrimenti questi fondi sono un finanziamento, ma non avevamo votato per referendum di abolirli questi finanziamenti?).
E i denari pubblici “con destinazione†cioè iscritti in un capitolo di spesa, non possono essere distratti verso altre diverse finalità né compensati con altre voci di spesa, ancorchè tutte lecite. Figuriamoci con partite “illecite”! E’ un principio della contabilità pubblica. In questo caso, periodicamente violato.
E poi: se tu ammetti di “avere rimborsato queste elargizioni in tuo favore” (sic), a maggior ragione vuol dire anche che:
1) tu non versi al tuo partito quel contributo finanziario quota parte di tuoi introiti quale uomo politico, che sicuramente il tuo stesso partito ha previsto che tu debba dare. Quindi commetti una mancanza nei confronti del tuo partito. Ma se va bene a loro …
2) Quel che è più grave è che dal tuo “rimborso†emerge che sia tu che il tuo partito eravate consapevoli che il pagamento del tuo affitto da parte del tuo partito non era una cosa lecita né dovuta.  E allora, perché ripeterla per mesi e mesi? Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Insomma, caro amico politico, la tua giustificazione non regge: l’è pezo ‘l tacon del bus. Devo tradurre per i non Trentini, o si capisce? Fatemelo sapere, grazie. Provvederei subito alla traduzione. Â
Fine dell’articolo.
Ma … cosa succede? Il mio articolo continua, dopo che ci eravamo salutati? Si. Infatti ero uscito di casa, ho letto i giornali (Corsera, prima pagina e pagina 17)  e allora devo continuare. Calderoli ( e facciamoli questi nomi) dice: “Era il mio ufficio romano”. Ma allora ti smentisci: se erra tale, non avresti dovuto rimborsare nulla. E Bossi dice: “Erano soldi nostri, potevamo fare quello che volevamo, anche gettarli dalla finestra” (di male in peggio, n.d.r.). Eh no, caro Bossi, non erano soldi tuoi, ma nostri, cioè anche MIEI, pensionato che sta compilando il 730 alle Acli.
Ecco che all’immoralità si è sostituita l’amoralità : “non sto violando una regola, il fatto che io affermo che la regola non esiste. Io ho la giustificazione”. Come la regina Semiramide, la quale, per non essere accusata di essere lussuriosa, ” libido fe’ licita in sua legge”.
E qui sorge un altro problema: stiamo bene attenti a che l’attenzione non si sposti dal fatto (il “particolare” uso del denaro pubblico) alla giustificazione del fatto. Cioè che si smetta di ragionare se il fatto sia stato corretto o meno e si inizi ragionare se la giustificazione sia accettabile o meno.
Ultima annotazione. Ma il nostro referendum sul non finanziamento dei partiti? E non si dica che in tal caso solo i partiti che hanno uno Zio Paperone …, perchè bsasterebbe fissare un massimo per ogni donazione unitaria. E poi, se tanto mi dà tanto, se queste fossero le punte di icebergs ben più grandi? E dei denari del passato, cosa ne è stato? Sono sunk funds? Soldi affondati, da dimenticare, per dirla in inglese? Certo, come il Titanic contro il suo iceberg, affondato. Già … deve essere così … infatti siamo nel centenario di quell’affondamento … ecco … comincio a capire … mi pareva … che dovessimo celebrarlo in qualche modo quell’ “affondamento”. Basta che questi “signori” (si fa per dire)  non affondino un’altra nave, la Nave Italia!
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AUTONOMIA : LA SUA COMUNICAZIONE “VERSO” ROMA E IL PAESE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Aprile, 2012 @ 6:33 amDetto altrimenti: “versoâ€, cioè “nei confronti diâ€. Non “versusâ€, cioè “controâ€
150 anni dell’unità d’Italia. A parte che ricordo a Torino, Italia ’61 …  per cinque anni ho abitato a Torino, quasi di fronte alla famosa monorotaia celebrativa. E poi anche per avere letto l’ultimo libro di Enrico Deaglio: si intitola “Zita†(Il Saggiatore). Enrico Deaglio, fratello di Mario, giornalista economista, il marito della Ministro Fornero.
Unità d’Italia fatta di una liberazione e tre conquiste: liberazione dell’italiano Trentino (anche se molti nostri nonni erano Kaiserjaeger). Conquista del Sud Tirolo, dello Stato Pontificio e del Regno delle due Sicilie.
Libri. Sul Sud Tirolo, consiglio il quasi recente “Eva Dorme†di Francesca Melandri (Mondadori). Sulla questione meridionale, i quasi recenti “Terroni†e “Giù al Sud†di Pino Aprile (Piemme). Sullo Stato Città del Vaticano, “Oltre le mura del tempio. Cristiani tra obbedienza e profezia†di Padre Bartolomeo Sorge (Edizioni Paoline). Quest’ultimo almeno per due aspetti, quello della guida politica dello Stato Pontificio e quello dei suoi rapporti con la politica italiana. Dice … ma io di libri sull’argomento ne ho letto ben altri! Si, ma Eva Dorme e i due di Pino Aprile sono quasi recenti. Il terzo è recentissimo!
Ma … dite voi … che c’azzeccano i libri? Bè … intanto volevo animare un po’ questo mio articoletto, arricchirlo, incuriosirvi, così, tanto per alleggerire il discorso. E poi … vediamo un po’ … Trentino (non il Sud Tirolo), terra di confine fra il mondo tedesco e quello italiano, fra l’Italia ed una sua conquista territoriale. Trentino, capace di tradurre verso nord e verso sud le opposte istanze. E se abbiamo letto i libri citati, le conosceremo meglio, queste istanze … Noi si,  però gli  altri?
Ma … insistete voi … che c’azzecca la nostra Autonomia? Eccomi, arrivo. Il problema secondo me, oggi più che mai, non è tanto di come la nostra Autonomia noi stessi (e non altri, ecco il punto!) la leggiamo sui libri, di come la interpretiamo, viviamo e comprendiamo dall’interno, bensì di come la nostra Autonomia è vista dall’esterno, da Roma, dal Paese. Il problema è quindi anche cosa noi facciamo perché essa sia vista nel modo corretto. Cioè: come la COMUNICHIAMO all’esterno, la nostra Autonomia.
Già , perché oggi dall’esterno la nostra Autonomia è vista superficialemente (“Voi si … che da voi funziona tutto, mica come da noi! Ma voi, siete una o due regioni? Trento, si, vicino a Trieste. Trento; ma lì parlate tutti tedescoâ€. Solo per citare alcune perle). Oppure è vista negativamente: “Voi siete dei privilegiati. Perché a voi tanti soldi e alle regioni ordinarie molti di menoâ€? Lo so, questi sono luoghi comuni, ma purtroppo il mondo vive di luoghi comuni, che poi sono quelli che “passano†maggiormente. Ed allora … sfatiamoli!
E allora, usciamo dal guscio, organizziamo una politica per la crescita che possa essere un messaggio â€verso†Roma e verso il Paese, per essere “vista†correttamente da Roma e dal Paese. E diamo centralità ed autonomia (appunto!) originaria al problema della COMUNICAZIONE ALL’ESTERNO DELLA NOSTRA AUTONOMIA! Mostriamo, senza falsa modestia, i frutti della Cooperazione, del nostro Turismo, della nostra Agricoltura, della nostra Università , della nostra Sanità , della nostra Protezione Civile, della nostra Accoglienza, della nostra capacità di “con-vivenzaâ€, della nostra Politica.
E che la politica, la nostra Politica, sia maggiormente politica territoriale non nel senso di chiudersi sul territorio, ma nel senso di avere presente soprattutto i problemi del Territorio, al di fuori della schematizzazione nazionale, e di proiettare il Territorio al di fuori del territorio (non ho usato a caso le “t†minuscole e le “T†maiuscole). E la territorialità autonomistica della nostra politica deve manifestarsi, affermarsi e parlare con Roma su di un piano di PARITETICITÀ, piano che ci siamo guadagnati per come abbiamo realizzato, insieme al Sud Tirolo, il migliore esempio di con-vivenza di diverse culture d’origine. Culture che la storia ha un po’ forzosamente unite, sia prima che dopo la prima guerra mondiale. A quest’ultimo riguardo riflettiamo un po’ sulla differenza di trattamento delle minoranze di lingua italiana sotto l’Austria e delle minoranze di lingua tedesca sotto l’Italia. Poi ne riparliamo. Nel frattempo Roma e tutto il Paese devono guardare a noi non come ad una terra cui ridurre le risorse finanziarie, ma come un esempio da imitare.
Ecco perché il nostro contributo al Paese, il contributo della nostra Autonomia verso il Paese, soprattutto in questa fase di recessione non solo economica ma anche dei valori della politica, è e deve essere sempre di più soprattutto Politico, attraverso la COMUNICAZIONE DEL NOSTRO ESSERE.
E se Dante afferma che non è scienza “sanza lo ritener aver inteso†(Paradiso, V, 41-42), noi possiamo dire che non è Autonomia “sanza comunicar l’aver compiutoâ€
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UN MIO AMICO, PERSONA ASSAI COLTA, AFFERMA CHE È MOLTO PIÙ DIFFICILE FORMULARE DOMANDE CHE DARE RISPOSTE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Aprile, 2012 @ 12:52 pmDetto altrimenti: non sapevo di essere così bravo!!
Domanda n. 1 . I nostri parlamentari in base alla Costituzione non hanno vincolo di mandato,  il che vuol dire che sono liberi di formarsi un’opinione attraverso il dibattito parlamentare. Ora accade che quasi sempre la TV ci mostra che molti parlamentari sono assenti alle sedute del Parlamento e che molti dei presenti tutt’altro fanno che seguire la discussione. Allora domando: o costoro decidono a caso, oppure c’è qualcuno che ha già deciso per loro. O no?
Domanda n. 2. Pare che ora, per “smettere di regalare†le frequenze TV, si debba pagare un indennizzo a chi sta per subire il “danno†di non ricevere più regali. O no?
Domanda n. 3. Un Comune ha stabilito che i consiglieri comunali abbiano diritto al gettone di presenza solo se partecipano almeno a metà seduta. Mi viene in mente quell’allievo che dichiarava di “studiare da sei†… Via … qui non siamo più alle elementari … per capire, contribuire, lavorare, governare occorre essere presenti all’intera riunione, anzi, all’intera serie delle riunioni e per di più andarci dopo essersi preparati. O no?
Domanda n. 4. Macchinette mangiasoldi del gioco d’azzardo: la prima concessionaria gestore di queste macchinette infernali è la società Atlantis. la cui proprietà , all’estero, è ben lungi dall’avere la certificazione antimafia (!). Atlantis è già stata multata per evasione fiscale avendo gestito milioni di euro con macchinette scollegate dal Ministero delle Finanze, come invece è previsto. Domando: chi e come controlla l’enorme circolazione (in nero) di contante sotto forma di monetine? Chi cambia le monetine in banconote?
Domanda n. 5. La TV ha mostrato che il Ministero della Pubblica Istruzione, a Roma, opera in un palazzo nel quale ogni impiegato ha a disposizione, in media, una superficie esagerata: 150 metri quadrati di ufficio! Chi ha venduto o chi affitta al Ministero quell’immobile? Chi ha deciso di acquistarlo o di prenderlo in affitto? A che prezzo?
Chiedo ai lettori di aiutare tutti noi a dare una risposta a quanto sopra. Grazie. Dice … ma il tuo è “Trentoblog”, Trento … si, dico io, vabbè … ma tutto ciò che va male nel Paese poi si traduce in richiesta di sacrifici anche a chi male non opera … e allora? Non dite più nulla, eh?
GIRO DEL TRENTINO (IN BICICLETTA) … E … SORPRESA!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Aprile, 2012 @ 7:08 pmDetto altrimenti: ero lì, per caso …
Oggi ero lì, alla Fraglia Vela Riva, a ritirare certi moduli.
Giornata di sole.
Sui monti, la neve.
Mi sono trovato in mezzo alla partenza del Giro del Trentino.
Prima tappa, corsa a squadre a cronometro.
Diciassette squadre, una ogni tre minuti.
Circa 15 km di percorso nella “Busa†dell’Alto Garda Trentino.
Velocità massima: 59 km/h ; media, 54. Non male.
Arrivo ad Arco.
Ho scattato qualche foto.
“Ora†ovviamente da sud, a circa 17 nodi, quasi 32 km all’ora.
Partenza verso nord, “vento in poppaâ€.
Chi ha vinto? Non lo so. Vedremo domani i giornali.
Questa non è una cronaca sportiva.
E’ solo un corto, una pausa fra tanta economia e politica …

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SORPRESA? Si, questo post ha una sorpresa dentro, come un uovo di Pasqua. Sapete, ogni tanto bisogna lasciarsi prendere dalle  “cose” che accadono, lasciarsi andare … fuori dagli schemi.
Ed ecco qui, allora, il Concerto che Cristina, ieri sera, ha regalato a chi era presente presso l’Istituto Comprensivo “Comenius” di Cognola, Trento, a conclusione del suo secondo anno di concerti in quella scuola.
Cristina ha voluto regalarci una varietà di brani veramente “arricchente”, diversificata, divertente: dalla spiritualità di Bach/Busoni, alla musicalità degli intermezzi delle nostre opere romantiche, al brio di Piazzolla & C., alla nostalgia delle colonne sonore dei nostri vecchi ed amati film, attraverso la “pelle d’oca” di Memory,  sino alle evoluzioni delle danze slave e russe, fra le “onde” dell’Oceano di Cacciapaglia, per finire con la “musica di Hitchkock” (la marcia di Gounod) e quindi il nostro battimani al tempo di Radetzky. Grazie, Cristina!Â
P.S.: fuori programma, con le voci del pubblico, “Reginella” e “Core ‘ngrato” !

























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