ITALIA, GRECIA: “MIA” FACCIA, “MIA” RAZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Maggio, 2012 @ 9:37 am

Detto altrimenti: Italia, Grecia: “una sola” faccia, “una sola” razza (dal greco eis, mia, en = uno, una, una cosa)

E cui risiamo, direte voi, ma quando la finisce co’ ‘sta storia? Vabbè … c’avete ragione, c’avete, ma che volete che vi dica … ieri sera mi è capitato di assistere ad una parte della trasmissione Report …. sapete, ero appena arrivato a casa, a Trento, dopo l’ennesimo mini trasloco domenicale da Riva del Garda, ove Maria Teresa ed io ci rechiamo tutte le domeniche per assistere mia suocera … ed allora, stanchi, distratti dai tanti bagagli da sistemare, la cena da preparare (si cena in cucina e la TV è in sala), della trasmissione ne ho visto solo una parte e sicuramente ho capito male il contenuto delle inchieste.

Pensate un po’ che credevo d’aver capito che alcune persone, non identificate, avrebbero dato 30 milioni di euro praticamente in contanti ad una maga cartomante (identificata), la quale si sarebbe presentata presso lo studio di un signore che di mestiere fa l’avvocato ed il notaio nella Repubblica di San Marino, il quale, avendo accertato che il denaro era di provenienza lecita in quanto si sarebbe trattato di risparmi della cartomante la quale aveva una numerosa clientela, avrebbe consentito alla suddetta Signora di sottoscrivere il 20% del capitale di una banca locale. Ma si può, dico io, essere così distratti da credere che la televisione possa raccontare una storia simile? O peggio, che una cosa simile possa essere vera?

Ancora, personaggi ai quali sareste portati di offrire un euro per pagarsi il caffè, i quali operano dietro la saracinesca di un negozietto, sarebbero Presidenti di Fondazioni proprietarie delle azioni di molte società? Sicuramente ho capito male!

E che dire della mia distrazione, la quale mi ha portato a credere che fosse possibile per un personaggio di spicco della finanza, trovarsi ad essere consigliere di amministrazione di una di quelle  Fondazioni, “a propria insaputa”?

Infine, come se non bastasse, avrei creduto di capire che  esponenti primari delle associazioni di categoria dei commercialisti della maggiore città industriale del Nord (senza fare nomi!) e del Paese, quasi a loro insaputa, avrebbero loro stessi interessi diretti in Società per Azioni situate in isole strane, ove vige l’anonimato! Altro che segnalare a Bankitalia operazioni sospette …

Ma via, come potrebbe essere possibile tutto ciò? Via … siamo seri … Avete ragione. La prossima volta starò più attento e non cadrò in questi errori di interpretazione. Lo prometto.

Ma che c’azzecca la Grecia con tutto ciò direte giustamente voi? Ecco, questa serie di mie travisazioni, se fossero vere, ma non lo sono di certo, per carità, se fossero vere, dicevo, mi potrebbero richiamare alla mente l’astuzia di Ulisse e del suo cavallo di legno, cioè gli stratagemmi adottati nei millenni per superare gli ostacoli che il nemico (in quel caso i Troiani con la loro antisociale cinta di mura; oggi il legislatore con le sue antipatiche leggi anti riciclaggio e anti evasione fiscale), che il nemico, dicevo, ha posto per imbrigliare l’estro, la creatività, la fantasia, la libertà di espressione di una certa parte di Italiani.

Comments Closed

GIORNATA DELLA MAMMA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Maggio, 2012 @ 6:56 am

Detto altrimenti: Mamme, eroine troppo poco riconosciute come tali

Abitavo a Monza. Lavoravo a Milano. Casa ufficio, 75 minuti. Col treno, con la metropolitana, con gli autobus, in automobile. Sempre 75 minuti per percorrere 18 km. E allora, partendo molto presto per evitare parte del traffico, usavo l’auto, mettevo su i nastri ed imparavo il tedesco, visto che lavoravo alla Siemens. Dal finestrino, anche prima delle sette, mi capitava di vedere giovani Mamme con un fagottino in braccio, correre presumibilmente a portare il figlioletto alla loro Mamma o alla loro suocera. Con qualsiasi tempo: caldo, freddo, pioggia, vento. E poi, queste stesse Mamme, al lavoro: molto spesso a Milano: Se avessero preso il treno a Monza delle 07,30, sarebbero arrivate a Milano in Stazione Centrale alle 07,50, cinque minuti di corsa per raggiungere la stazione della metro o del tram, altri 15 minuti di viaggio, ed infine gli ultimi 10 per raggiungere a piedi l’ufficio, dove arrivavano quindi entro il previsto orario delle 08,30. Ma prima di uscire di casa, potete giurarci, quelle stesse Mamme avevano preparato la colazione per la famiglia, un cestino per il proprio “pranzo” e dato istruzioni al marito per molte altre incombenze. E poi, alla sera, quando verso le 18,00 queste stesse Mamme scendevano dal treno a Monza, eccole correre a riprendersi il fagottino, passare da un supermercato e poi a casa, a preparare la cena, mettere a letto il figlioletto, stirare un po’ di biancheria …. fino a che ora?

Qualche volta prendevo il treno. E qui trovavo altre Mamme: lavoratrici che abitavano a Sondrio e che ogni giorno viaggiavano dalla loro città al posto di lavoro in Milano. Alcune dormivano, altre semplicemente, pensierose, pensavano. Sul treno vi erano anche molti papà pendolari. Altro atteggiamento: costoro infatti si riunivano, sempre gli stessi gruppetti, come fossero al bar, a parlare, giocare a carte (sic): atteggiamenti assai più spensierati delle Mamme.

Ecco, questo è l’omaggio che oggi, nella loro Giornata, voglio porgere alle Mamme.

P.S.: Sono uscito di casa. Ho comperato dei fiori. All’uscita dal negozio, venti metri più in là, sono stato fermato da un giovane che si è qualificato come agente della Guardia di Finanza. Mi ha chiesto lo scontrino. L’ho mostrato. Gli ho stretto la mano, grato di avermi fatto sentire, in quel momento,  cittadino di uno Stato che sta funzionando.

2 Comments »

ANTIPOLITICA E VARIE ED EVENTUALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Maggio, 2012 @ 5:51 pm

Detto altrimenti: “Maledetti toscani!” scriveva tale Curzio Malaparte, e difatti anche ‘l mi’ babbo gli era toscano, di Montalcino … ovvia … siamo linguacce, lo si sa, che ci volete fare …

Enrico Bondi, di Arezzo come Fanfani (1908 – 1999) e come il poeta Pietro l’Aretino (1492 –  1556):

Io sono l’aretin, censore tosco,
a tutti taglierò fuorchè a Cristo
scusandomi col dir “non lo conosco”.

Forza Bondi! Peccato quel cognome … infatti quando udii per la prima volta che “Bondi” era stato incaricato di tagliare la spesa pubblica, per poco non mi è venuto un colpo … poi ho capito che gl’era un altro Bondi … fuiiii … Ma facciamo i seri. Dice … comincio dalle auto blu e dalle scorte. Bene. Le auto blu. Ne abbiamo, anzi, “loro” ne hanno 60.000 (sessantamila). Molte di più che negli USA, Germania, Francia, etc.. Ora Bondi sforbicia e molti si ribellano. Il grave della situazione sono due, cioè ci sono due “gravi”: il primo che le auto siano state assegnate; il secondo che da molti ci si opponga a che vengano tolte. Ciò denota, da parte della casta di turno, un sentirsi fuori e al di sopra dei problemi, un sentirsi non soggetti al destino comune della Nave Italia, un non volere considerare che con il costo di gestione di un’auto blu si può pagare la pensione ad un esodato. Andate ad informarvi quanto costa una rata mensile full leasing di una berlina (non di lusso, diciamo una Passat berlina diesel 2000 c.c.). Non parliamo poi se l’auto è di livello superiore e se inoltre è dotata di autista! Da una Lancia Thesis con autista ce ne escono quattro di pensioni per gli esodati! Ecco, l’autista, ma che vogliamo fare? Creare altri disoccupati? La Pivetti si preoccupa di questo. Eh no, cara, un ci casco! Mi costa meno pagarli questi autisti e lasciarli a casa, oppure impiegarli in altri mestieri. In Trentino molti esodati sono stati assunti per la manutenzione delle piste ciclabili. Ma ce lo vedete l’autista del potente di turno che si abbassa a tali vili mestieri? E poi a Roma mica e’ scianno (toscano, mica le hanno) piste ciclabili a sufficienza per così tanti autisti … ovvia … gnamo …

Il Governo ha presentato un primo piano di interventi per il sud: alcune decine di milioni di euro per ogni voce. Sempre meglio che niente. Infatti la scala dei valori andrebbe cambiata in quanto sulla bilancia dell’equità da un lato ci sono “cose” come 17 miliardi di euro per circa 90 cacciabombardieri F35 (180 milioni di euro ciascuno: ma sono fatti d’oro, oppure dobbiamo pagare noi la ricerca e lo sviluppo della fabbrica USA che li ha realizzati?); ci sono “cose” come il TAV, treno alta velocità perché le merci di oggi sono esigenti, vogliono arrivare prima, non hanno tempo da perdere … e non importa se la tratta TAV TO-MI è sottoutilizzata ed è costata sei volte il preventivato. Sull’altro piatto della bilancia intanto ci abbiamo messo le decine di milioni di cui si disceva dianzi e un po’ di auto blu. Poi si vedrà. Forza Bondi, e si disceva …

Antipolitica? A chi la colpa di ciò? La protesta dei cittadini non sta trovando uno sfogo politico, cioè non sta trovando un partito politico al quale rifarsi, al quale aderire per dimostrare con il metodo democratico del voto la sua disapprovazione per ciò che è stato fatto o non fatto. Ed ecco che il cittadino comune non va a votare e invece del “voto” esprime un “vuoto”. Ma i vuoti in natura non esistono. Gli spazi vuoti vengono subito riempiti da qualcosa o da qualcuno. Grillo? Ma è un teatrante, un buffone, un comico … Già, ma nell’antica Grecia, nella repubblica ateniese di Pericle, 2.500 anni fa, le maggiori verità le maggiori critiche al sistema e le maggiori proposte politiche venivano declamate dagli attori comici nelle commedie, in teatro, che poi era il luogo ove maggiormente si formava l’opinione pubblica, più che nelle disertate Assemblee. Attenta, politica tradizionale, attenta … Comunque , a riempire il vuoto … sempre meglio un comico che si dà alla politica piuttosto che un dittatore …

Quanto pagare la politica. Molto meno, direi, anche visti i risultati. E poi, in un Paese nel quale trovare e mantenere il lavoro è difficilissimo, nel quale arrivare alla pensione è arduo, la politica non può più essere un “mestiere” privilegiato, bensì deve tornane ad essere un onere molto meno remunerato che attragga solo chi la percepisce come doveroso servizio pubblico. E poi, i cosiddetti “rimborsi elettorali”, ma via! L’aver deciso di dimezzarli è la testimonianza che non erano rimborsi. Il dimezzamento avrebbe infatti un senso solo se si fosse deciso i rimborsare solo la metà dei costi documentati … ma poi, si è mai visto che uno decida dassè (toscano, decida lui stesso, da se stesso) quanto pagarsi di stipendio e quanto rimborsarsi di spese vere o presunte? Gnamo …

Il modo di presentarsi e di esprimersi. Il modo è importante. Tuttavia io preferisco fare attenzione alla sostanza, ai contenuti. Nel secondo “ventennio”, quello appena concluso, i modi erano manageriali, frutto di studiate tecniche comunicative, richiamavano modelli esteriori e di consumismo cui molti gradivano e amavano ispirarsi … e sognavano. Sogni, appunto. Oggi sono emersi modi aggressivi, beceri, che richiamano un po’ l’aggressività del personaggio Fantozzi di prima maniera … Ma noi, noi non  facciamoci ingannare dai modi. Guardiamo alla sostanza. Anche alla sostanza che ci auguriamo la politica “tradizionale” sappia una buona volta tornare ad esprimere. Utinam an … fosse vero che ciò accadesse, cioè detto di un fatto che si desidera che accada. Altrimenti sarebbe utinam ne, cioè Dio non voglia che ciò accada … evviva il latino!

Terrorismo. Da condannare senza se e senza ma. Certo che anche questo è frutto dell’amoralità dilagante, dello spazio lasciato purtroppo orfano di pensieri positivi, di speranze, di progetti nel futuro, di equità, di equilibrio … Ricordo gli anni ’70. Lavoravo ala Stet, a Torino. Mi misero i vetri antiproiettile alla finestra dell’ufficio al primo piano della palazzina di Via Bertola … ricordo l’impressione che ne ricevetti … Poco dopo rapirono l’On. Moro. E ancor prima, a Genova, quando i Carabinieri si presentarono a casa mia a perquisire tutte le case della zona (S. Martino d’Albaro) alla ricerca del giudice Sossi, rapito dai terroristi … Ma vogliamo il ripetersi di questi drammi? No di certo. Ribelliamoci! Anche contro queste aberrazioni occorrerebbe scendere in piazza, tutti, uniti, subito! Contro la delinquenza terroristica e contro chi ha lasciato gli spazi vuoti. Senza aspettare di riunirci in occasione del funerale della vittima di turno. Se non ora, quando?

Per oggi basta così. Domani è la Festa della Mamma: viva tutte le Mamme!

3 Comments »

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Maggio, 2012 @ 6:38 pm

Detto altrimenti: continuano i suicidi

La crisi economica continua a mietere vittime. E’ il risultato di una miscela micidiale di quattro ingredienti: la politica degli ultimi venti anni; la globalizzazione; la lentezza dell’integrazione europea; l’assuefazione al malgoverno.

La stampa odierna riferisce che il Presidente Monti ha dichiarato: “ Chi ha portato l’economia fino a questo punto di crisi, dovrebbe riflettere”. Cosa significa ciò? E’ un mettere le mani avanti? Un richiamare i partiti all’ordine? O significa che egli si dimetterà? Non credo, infatti Monti ha dichiarato che nessuno potrà interrompere la sua azione. Ma allora, che imporrà nuove tasse? Non credo perché i cittadini lavoratori sono sempre di meno e comunque non potrebbero sopportare ulteriori aggravi. Ed allora? Forse che si metterà mano ad interventi con forte peso specifico, quali la riduzione del numero delle provincie; la lotta non solo all’evasione ma anche all’elusione fiscale; che si reintrodurrà il reato di falso in bilancio;  che si andranno a prendere i denari “svizzeri”;  che si deciderà di applicare una patrimoniale ai patrimoni dei ricchi e non solo a quelli dei poveri (IMU); che si ridurranno significativamente i numeri, i costi e i privilegi della politica; che si vareranno iniziative diffuse per l’occupazione giovanile e non solo; che in luogo di un inutile TAV si progetteranno 15.000 microcentrali idroelettriche; etc..

Oggi aggiungo solo che dobbiamo reimparare a fare i collegamenti, a stabilire i rapporti diretti fra causa ed effetto. Se una persona si impoverisce, un’altra si arricchisce. Se dieci persone possiedono una ricchezza pari a quella posseduta globalmente da di tre milioni di persone, forse qualcosa nel sistema deve essere rivisto. D’altra parte, sono gli stessi fatti a dar ragione a chi vuole rivedere il sistema, se non altro perché il sistema attuale sta uccidendo se stesso. Riducendo ad un terzo i super stipendi di molti appartenenti alle varie caste, si sarebbero trovati i fondi per evitare tutti i suicidi già avvenuti. E’ un ragionamento paradossale? Non so, ma il mio “amico” filosofo del diritto, l’austriaco Hans Kelsen, mi ha insegnato che per verificare un ragionamento occorre spingerlo alle sue estreme conseguenze…

Io lo sciopero generale non lo farei per l’art. 18. Lo farei contro gli scandali, contro la mancanza di equità, contro gli abusi, contro i privilegi, contro le caste e contro la diversa velocità dei provvedimenti “salva Italia” rispetto ai provvedimenti “salva Italiani”.

Mi spiego meglio: ormai quasi ogni giorno uno scandalo coinvolge le tesorerie dei partiti, le banche, i fondi per l’editoria, le Spa finanziarie pubbliche e private, etc… Me ne lamentavo con un mio amico, persona molto inserita nel sistema, il quale alle mie rimostranze rispondeva con un tono di distacco misto a superiorità, assumendo l’atteggiamento pensoso di chi ha ben altri obiettivi, di chi comprende le “cose del mondo”, di chi “realisticamente” le comprende e le tollera e non  come me “le rifiuta”. Costui mi diceva: “Queste sono cose del mondo …  non scandalizzano più di tanto, ci sono sempre state e sempre ci saranno… pensiamo alle cose serie”.

 Ecco, questo lassismo mentale, questo “appoggio esterno alla corruzione”, questo quasi invidiare chi “ci è riuscito”, ci stava portando verso un destino greco, cioè al fallimento. Insisto: ci rendiamo conto che il costo e il danno che tutti questi reati  si traducono in maggiori tasse, in minori investimenti, in un maggior numero di disoccupati, esodati, subpensionati, suicidi? E non mi si dica che a gestire denaro è inevitabile che … perchè io negli anni 70 ho gestito in posizione molto autonoma e di responsabilità  il denaro dell’allora prima finanziaria in assoluto in Italia (Stet, Società Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino, solo per citare la maggiore delle responsabilità da me assunte)  e come sono entrato così sono uscito, cioè senza che  “a mia insaputa” io mi fossi arricchito. Scusate lo sfogo ed il riferimento personale, ma quando ce vo’ ce vo’!

Nel frattempo apprendiamo che la Regione Sardegna sta autoriducendo il numero delle proprie provincie e dei componenti dei vari Consigli. Bene. Noi in Trentino, con le Comunità di Valle, forse riusciremo ad indurre i tanti, troppi Comuni, ad operare per sistemi di area, migliorando l’efficienza dei servizi e riducendone i costi. Questo è l’augurio che mi sento di fare a tutti noi Trentini.

10 Comments »

BICINTRENTINO: UISP, SPORT PER TUTTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Maggio, 2012 @ 6:02 pm

Detto altrimenti: svaghiamoci un po’

Dintorni di Rosolina (Delta del Po)


Con gli amici dell’Associazione UISP Trento, abbiamo pedalato tre meravigliose giornate nel Delta del Po. Zona entusiasmante sotto tutti i punti di vista. Qualche attenzione va prestata alle zanzare, presenti in alcune parti del percorso, ed alle spine delle acacie che non si fanno scrupolo di “sbusare” le gomme delle bici. Ci siamo sistemati nell’ accogliente ostello Rifugio Po di Maistra, Località  Boccasette e abbiamo percorso tre itinerari: due verso nord ed uno verso sud. Quello che voglio sottolineare in questa sede è che proprio in un periodo di crisi economica come quello attuale, converrebbe valorizzare e “vendere” sempre meglio questo prodotto turistico, soprattutto stabilendo degli standard uniformi per le strutture ricettive, razionalizzando la segnaletica e predisponendo un servizio di guide turistiche non solo per quanto riguarda la scelta degli itinerari e l’eventuale accompagnamento, ma anche per illustrare la flora, la fauna e le caratteristiche “fluviali” della zona. Il tutto potrebbe essere affidato a cooperative di giovani, lo start up delle quali potrebbe essere finanziato dalla vendita di biglietti di accesso alla zona. Si tratta cioè di regolamentare e difendere la zona da usi impropri e di moltiplicare l’afflusso di turisti qualificati e sensibili alle bellezze ambientali, creando posti di lavoro per i giovani e utili gestionali. In questa direzione si sta muovendo la provincia di Rovigo, che ha istituito il Parco Regionale Veneto del Delta del Po e che pubblica un interessante libretto guida “Delta del Po, viaggio alla scoperta del Parco”. Tuttavia molto ancora c’è da fare: rastrelliere per le bici, tettoie ove ripararsi in caso di pioggia, una adeguata segnaletica, servizi di riparazione biciclette, colonnine per la chiamata SOS in caso di necessità, etc..

Ciclabile della Valsugana

Il quotidiano L’Adige del 9 maggio 2012 riporta due notizie ciclistiche (locali): il possibile collegamento della ciclabile dell’Adige con la ciclabile della Valsugana e la possibilità di offrire ai turisti anche percorsi di montagna in discesa. Mi sono già intrattenuto su questi argomenti  e la mia opinione è che il “prodotto turistico” piste ciclabili debba essere realizzato a livello provinciale, anzi, bi-provinciale, secondo standard uniformi, con interventi coordinati nelle varie fasi della realizzazione, manutenzione, gestione e vendita dei molti servizi connessi al cicloturismo. In tale ottica, ben venga la messa in rete di tutti i tratti di ciclabile già esistenti e la realizzazione di bretelle ciclabili le quali, come già avviene a Bolzano, conducano i cicloturisti all’interno delle nostre città e dei nostri paesi. Quanto alla montagna, io preferisco parlare di “dislivelli”, i quali sono una ricchezza, non solo per lo sci, ma anche per i collegamenti in discesa per cicloamatori, su sentieri ben individuati, con divieto di percorrere altri itinerari. Ciò porterebbe una maggiore clientela estiva ad alcuni impianti di risalita e consentirebbe di collegare anche per questa via i percorsi ciclabili di valli diverse. Inoltre la montagna sarebbe rispettata più di quanto non lo sia oggi.

Due meravigliosi “parchi ciclistici”. Entrambi richiedono maggiori investiomenti ed una più completa pianificazione d’area funzionale, sotto una regia unica.

Comments Closed

TRENTO AFFAIR: gioco d’azzardo; bicigrill; rispetto delle regole; compro oro; Comunità di Valle

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Maggio, 2012 @ 9:19 am

Detto altrimenti: parliamo un po’ della Nostra Terra e diciamo  “vino al vino”. Voi direte, sarebbe “pane al pane …” ok,  ma, detto altrimenti, suona “vino al vino”

Avevo appena detto che in una fase così delicata della politica economica nazionale non è facile scrivere post “di alleggerimento”. Ed invece eccomi qua … infatti ‘sta mattina esco, compero il giornale e subito ecco qui alcuni spunti:

...... l'ultima droga

1) Gioco d’azzardo.
Si impenna la spesa dei Trentini nel gioco d’azzardo. “Abbandonare questa schiavitù è difficilissimo” afferma un “drogato” delle macchinette. Tempo fa in una puntata della trasmissione Report, abbiamo appreso che la maggiore concessionaria della gestione delle macchinette mangia soldi è la società Atlantis, con sede in una isola oceanica, vincitrice della gara indetta dal Ministero, benchè ben lungi dal possedere il certificato antimafia (anzi …!). Apprendemmo anche che detta società era tenuta a mantenere collegate con l’Intendenza di finanza le sue macchinette, al fine di controllarne gli incassi e di calcolare esattamente quanto dovuto allo Stato. Pena una multa di €50,00 per ogni ora di scollegamento per ogni macchinetta. Risultò poi che un numero elevato di macchinette era stato scollegato per lungo tempo, maturando una multa di alcune centinaia di milioni di euro, ridotta poi a meno di un milione non so più a quale titolo. Mi domando:
1. Quo usque tandem … fino a quando dovremo sopportare fatti del genere?
2. Chi sono i concessionari delle macchinette installate in Trentino e in Italia?
3. Chi cambia in banconote la quantità enorme di monete raccolte dalle macchinette? Sono anch’esse denaro contante, la cui circolazione è fortemente limitata dalla legge. O no?

L'ottimo, collaudato, accogliente bicigrill di Nomi

2) Bicigrill di oggi e di domani
Il 19 maggio ci sarà una festicciola di saluto per la chiusura dell’attuale Bicigrill di Nomi. Licenza scaduta? Altri progetti del Comune? Non voglio entrare in questi particolari. Oggi, leggo sul giornale che a Trento si sta progettando un moderno bici grill a Trento Sud. bene. So però che anche il Comune di Rovereto starebbe valutando la realizzazione di una analoga struttura a Rovereto. bene. Tuttavia, bene+bene = male. Vi dico il mio pensiero:io potenzierei il bicigrill in zona Rovereto, che è più strategica rispetto ai percorsi verso Verona e verso il Garda. Per Tremto vi dico qui sotto cosa farei.
Come già scrissi, il prodotto “piste ciclabili trentine” deve essere programmato, organizzato, gestito e venduto a livello provinciale, anzi, regionale. Oggi infatti, dum Romae consulitur, saguntum expugnatur: cioè, mentre si discute dove si debba collocare il nuovo bici grill o se debba no essere due a soli 23 km di distanza uno dall’altro, sulle nostre ciclabili transitano comitive di stranieri organizzate da società di fuori regione, le quali vendono loro l’organizzazione, il noleggio bici, il trasporto di persone e di bagagli, le prenotazioni alberghiere, etc. . E poi, un bicigrilla Trento sarebbe a circa 30 km da quello di Egna (troppo vicino!). Ancora, vendita di prodotti locali? Ma i ciclisti locali non ne hanno bisogno e le comitive di turisti stranieri sono già cariche di bagagli! Piuttosto proporrei di fare a Trento come è stato fatto a Bolzano: se percorrete la cicolabile Trento-Merano, arrivati all’altezza di Bolzano una bretella ciclabile di 4 km vi conduce alla stazione ferroviaria, a due passi dalla centralissima Piazza Walter. Cioè, il bicigrill di Bolzano è la città stessa: la pista ciclabile porta i ciclisti in città, non esiste un bicigrill che invece li trattenga fuori dalla città. Ecco, a Trento meglio di un bicigrill vedrei  una bretella ciclabile verso la down town, cioè verso il centro città, dove vedrei realizzato un poteggio custodito per le bici, per consentire ai turisti di girare a piedi per il centro storico.

3) Rispetto delle regole (anziano ciclista investito a Melta di Gardolo, auto capottata al ponte di Ravina)
Giunsi in Trentino, per lavoro, 25 anni fa, da Milano. La prima cosa che mi colpì fu che se io, al volante dell’auto, rallentavo per cercare di capire se la mia direzione era giusta, le auto dietro di me non mi sollecitavano con nervosi colpi di clacson, come invece era prassi a Milano, ove chi si ferma è … perduto! Questa tolleranza, questa differenza è sopravvissuta sino ad oggi, per fortuna. Tuttavia in questi giorni  ho fatto un  esperimento: ho percorso un tratto di autostrada (svincoli compresi!) e di strade urbane ed extra urbane (dal centro di Riva del Garda al centro di Trento), attenendomi strettamente ai limiti di velocità prescritti dalla segnaletica. Apriti cielo! Mi è sembrato di essere a Milano! IEcco, io credo che si potrebbe e si dovrebbe cominciare da qui, dal rispetto di queste piccole grandi regole, importanti non in quanto siano a tutela dei massimi valori (per quanto, anche una singola la vita umana …) ma in quanto sarebbero un’ottima  palestra di addestramento prpprio perchè frequentata da milioni di automobilisti, intendo, cioè da milioni di cittadini che dopo essersi allenati in questa palestra, probabilmente troverebbero più facile rispettare anche le tante altre regole del vivere civile che spesso, noi tutti, rispettiamo con una interpretazione molto soggettiva.

4) “Compro oro usato e pago in contanti”. Quanti negozietti del genere, anche a Trento! Mi chiedo: oro “usato”? Ma se poi viene fuso in lingotti! Quanto lo pagate? Il prezzo dovrebbe essere esposto sulla vetrina (come fanno i ristoranti!) a fianco della quotazione uffciale dell’oro “nuovo”. Già, perchè i margini sono elevatissimi, forse troppo elevati. Comunque producono utili, ma se mi pagano in contanti, resta traccia della transazione? E poi, di quanti contanti deve essere fornito ogni negozio per potere fare fronte agli acquisti? Ma non c’era un limite di legge nell’uso del contante? Oppure, in caso di bisogno, il commesso telefona al boss che arriva sul posto con tascate di banconote? Così avevo visto fare ai cambiavalute, per strada, a Teheran, in Iran, ai tempi dello Scà. Insomma, qualche bel controllo a tappeto non ci starebbe male …. perchè, sapete, a pensar male … ma … dite voi, e  se mi sbaglio? In tal caso  “mi corrigerete”.

 

Le Comunità di Valle del Trentino

5) Comunità di Valle. Andare, non andare a votare, anzi, essere andati o meno … e poi, cosa si è votato? Molti si, pochi no, ma tanto 107.000 non sono bastati al referendum … mannaggia al quorum … o inceve, per fortuna che c’è … comunque in ogni caso … a favore, contro … ma sempre avendo perente l’operatività delle Comunità di Valle … Io desidero invece fare una riflessione più “politica”, più di fondo, più prospettica. In un periodo in cui si sta mettendo in discussione l’esistenza delle provincie più piccole e si stanno riducendo le risorse alla nostra “piccola” Provincia Autonoma, forse conviene ristrutturarsi concettualmente, interpretarsi e presentarsi al Paese per quello che realmente si è, cioè come Comunità Autonoma delle Valli Trentine e non più come Provincia Autonoma di Trento. In altre parole, al di fuori degli schemi concettuali e delle categorie della politica romana e del modo di vedere del resto del Paese, bensì come noi vediamo noi stessi. Ecco il possibile, anzi probabile significato ed importanza dell’intuizione “Comunità di Valle”. Inoltre, forse per questa via si riuscirà a far operare i tanti, troppi piccoli Comuni del Trentino, con progetti su aree intercomunali funzionali, con miglioramento dei SS.PP.LL. e riduzione dei loro costi.

6 Comments »

EDIZIONE STRAORDINARIA: IL GOVERNO CI CHIEDE EVENTUALI IDEE PER RIDURRE LA SPESA PUBBLICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Maggio, 2012 @ 5:39 am

Enrico Bondi

Detto altrimenti: come reperire risorse per  la ripresa della crescita e per ridurre le tasse senza … aumentare le tasse

Dal TG3 di ieri sera abbiamo appreso che nel sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla voce Spending revew, vi è la possibilità per ogni cittadino di inserire un proprio messaggio per segnalare eventuali possibilità di riduzione della spesa pubblica. Ciò sarà di aiuto, viene detto, ai tecnici incaricati dal Governo di questo difficile compito, i quali hanno accettato di svolgere questo compito  a titolo gratuito.

Milena Gabanelli

1) Io ho scritto che basta rivedere tutte le trasmissioni “Report” della Gabanelli per avere una miniera ricchissima di idee. E poi, che vi sono anche i numerosi libri pubblicati sull’argomento, tipo “La Casta”.

2) Ho inoltre segnalato alcuni interventi ormai scontati quali il recupero dei denari dalla Svizzera, la riduzione del numero delle provincie, la riduzione dei costi della politica, il recupero delle somme sottratte ieri ed oggi dai tesorieri dei partiti politici, il rinvio delle mega opere pubbliche non necessarie, etc..

3) Ho infine segnalato la possibilità di emettere il prestito irredimibile di cui al mio post del 30 aprile scorso.

In questa sede aggiungo: non sono d’accordo sul fatto che questi nuovi, ulteriori tecnici, lavorino gratis, così come non sono d’accordo, per contro,  che esistano Paperon de Paperoni mentalmente “seduti” (cioè, non stimolati più di tanto a confrontarsi con i problemi)  su retribuzioni milionarie, qualunque sia il loro compito. Chi lavora, deve essere pagato. Il giusto, l’equo, il compatibile con la situazione finanziaria e sociale del Paese.

 

E anche voi, lettori del blog, coraggio, scrivete alla Presidenza del Consiglio, inviate le vostre proposte, rispondete all’appello che è stato lanciato!

3 Comments »

LIBERTA’ E REFERENDUM: DALL’ANTICA GRECIA AD OGGI, ovvero, the day after il nostro referendum in Trentino

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Maggio, 2012 @ 4:28 pm

Detto altrimenti: democrazia reale o retorica della democrazia nell’antica Grecia e nei referendum popolari odierni. Historia magistra vitae …

 

“La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”.

 

 

Così recita una bella canzone di Giorgio Gaber. Lo stesso concetto emerge nella giustificazione che, secondo Tucidide, nell’antica Grecia, gli oligarchi adducevano nel 411 a. C. al loro imminente colpo di stato, allorchè proponevano di ridurre a soli 5.000 cittadini lo status di cittadino avente ogni diritto politico, motivando “… tanto all’Assemblea Popolare non partecipano più di 5.000 persone …”. Cioè: solo chi partecipa è libero e viceversa, solo i liberi partecipano.
Abbiamo già visto in precedenti post come pur in regime democratico, gli Ateniesi non osassero fare certe affermazioni nell’Assemblea, bensì le facessero fare dai personaggi delle commedie teatrali. E Tucidide è un grande ammiratore del commediografo Antifonte, il quale è contro una finta democrazia e ne esalta i difetti per preparare la strada ad un diverso ordine delle gerarchie.
Antifonte infatti afferma che “là dove la natura è più forte, può essere vinta dalla mechanè” (artificio). Idem Aristotele: “ la techne (tecnica) può far si che il piccolo sconfigga il grande”. E la scienza politica moderna nulla ha inventato allorchè ci parla della “forza irresistibile delle minoranze organizzate”.

Tutto questo mi torna alla mente ogniqualvolta sento parlare della necessità del raggiungimento del “quorum” (mechanè, techne) quale requisito necessario alla validità di un referendum popolare, a prescindere dai suoi contenuti di merito, che si possono condividere o meno, ma sicuramente che mi interessano assai meno del metodo che mi permetto di contestare, nel senso che vorrei che fosse abolito tale requisito di validità  dello strumento.

 

Antifonte non è un campione della libertà e della democrazia. Egli critica l’antidemocraticità dei pilastri sui quali si fonda la democrazia ateniese: la famiglia (in particolare: la condizione della donna all’interno della famiglia), la condizione degli schiavi e il rapporto con gli dei, proprio per dimostrare l’inadeguatezza dello strumento politico “democrazia”.

Barbari? No, immigrati ... e noi, allora ... a Ellis Island, qualche anno fa?

 

Quanto agli schiavi e ai barbari (questi ultimi, oggi, i nostri immigrati, n.d.r.) prosegue affermando: “Noi siamo peggio dei barbari, perché abbiamo scavato un abisso fra loro e noi, mentre siamo uguali: respiriamo tutti con il naso, portiamo tutti il cibo alla bocca con le mani”.

Democrazia zoppa quindi, anche quella del Princeps Pericle, appunto in quanto Princeps, all’interno di una democrazia da lui stesso declamata formalmente ma sostanzialmente violata. Una democrazia nella quale “il potere è di tutti”, cioè di “tutti i liberi” cioè “solo di alcuni”, cioè di chi è ammesso a partecipare direttamente alla vita politica, per capacità “politica”, censo, abilità oratoria etc.. Gli altri sono altra cosa: sudditi, donne, schiavi, stranieri, barbari. Dalla sua constatazione di una democrazia e di una uguaglianza zoppa, Antifonte deriva i presupposti per avvalorare forme politiche di gerarchiadel tutto diverse . 

Socrate

Euripide

Socrate invece critica la democrazia per migliorarla, ma la democrazia non vuole essere migliorata e lo condanna a morte perché “corrompeva i giovani” (cioè, perché apriva loro gli occhi e la mente, n.d.r.). Euripide, sostenitore degli oligarchi, al ripristino della democrazia si auto esilia in Macedonia. Due vittime della stessa democrazia, per motivi diversi.

 

 

Oggi la Storia si ripete: si critica l’attuale democrazia da due fronti diversi. Da un lato, gli Euripidei invocano un intervento forte, sia esso il separatismo, sia l’intervento di una oligarchia o addirittura del “forcone” in mano all’uomo forte, decisionista, quasi “l’uomo del destino” (ma ne abbiamo già sopportati e sofferti ben due, di “ventenni”, ed allora, non ci sono bastati?). Dall’altro lato, i Socratici, ed io qui mi colloco, che di questa nostra Democrazia ne evidenziano alcune lacune, con il solo intento di migliorarla e di rafforzarne le sue istituzioni: anche quelle referendarie.

Historia magistra vitae, si diceva …

Pellizza da Volpedo: "Il terzo Stato", ovvero, chi viaggia nella terza classe sociale e vuole che i vagoni di seconda, cui aspira, non siano sganciati dal treno della vita.

 P.S.: di Euripide, infine,  oltre all’apporto “negativo” delle sottolineature di una  democrazia imperfetta, negative in quanto  mirate a favorire l’avvento dell’oligarchia, mi piace ricordare la sua esaltazione (positiva, n.d.r.) del Ceto Medio, in quanto “i ricchi cercano solo di essere più ricchi; i poveri sono pericolosi perché cercano di attaccare i ricchi; solo i “mediani” sono l’unica fonte si salvezza dello stato”. Il che mi conforta molto, avendo io espresso (2.450 anni dopo di lui, ma che volete, si fa quel che si può!)  la tesi secondo la quale  il Ceto Medio è quello che garantisce il volume dei consumi e quindi ne sollecita la  produzione ed è anche il traguardo cui può e deve tendere chi ancora si trova a viaggiare nella “terza classe” sociale della vita.

 

 

 

 

Comments Closed

DEBITO PUBBLICO: UNA PROPOSTA PROVOCATORIA (e poi anche un po’ di Comunità di Valle trentine)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Aprile, 2012 @ 6:28 pm

Detto altrimenti: questo post è firmato da Gianluigi De Marchi, Torino (per gentile concessione). E noi? Almeno discutiamone … nel senso: la parola a voi, lettori del blog!

In coda, oggi 1 maggio 2012, il day after del referendum trentino sulle Comunità di Valle, qualche riflessione “locale”

Inizia:

A leggere indici e dati relativi alla situazione economica mondiale c’è da inorridire: non c’è paese che non sia in qualche modo inguaiato a causa delle sfrenate speculazioni delle banche che hanno messo in ginocchio le economie. Una situazione simile a quella di una guerra, in cui i sistemi “tradizionali” si dimostrano inefficaci.
E allora, posto che siamo in guerra, prendiamo soluzioni “di guerra”.
Nel 1935, in piena crisi economica dovuta al tracollo di borsa del 1929 (provocato, anche in quel caso, dalle speculazioni delle banche!), l’Italia prese un provvedimento eccezionale che ebbe un grande successo: l’emissione di un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che pagava ai possessori una rendita perpetua del 5%.
La partecipazione fu imponente e l’emissione ebbe un grande successo: molti erano interessati ad avere una rendita fissa e sicura, anche rinunciando al capitale (che però si poteva agevolmente ricuperare in borsa, vendendo le obbligazioni).
Caro Presidente Monti, che da buon professore certi fatti economici li conosci, anche se lontani nel tempo: perché non prendi una decisione simile? Altro che BTP, CCT o Buoni “salva Italia” che comunque hanno una scadenza e ripropongono l’assillo della sottoscrizione dopo pochi anni: un unico, gigantesco prestito irredimibile, con una rendita ragionevole (guarda caso, oggi potrebbe essere del 5%) da offrire a tutti gli italiani e, perché no? anche agli stranieri che credono ancora nelle nostre capacità. I capitali raccolti andrebbero a ridurre drasticamente il debito pubblico e resterebbe solo l’impegno di pagare le cedole. Pubblico interessato ce n’è sicuramente: il Presidente Monti sa quanto una rendita sia un obiettivo importante per moltissimi italiani, che puntano ad investire per avere un flusso periodico di capitali per integrare lo stipendio o la pensione. E la possibilità di percepire una rendita ma nel frattempo ricuperare in qualunque momento il capitale è interessante: si pensi che chi cerca alternative può trovare solo polizze assicurative, che hanno l’enorme difetto di sottrarre per sempre il capitale all’assicurato (e di bloccare i pagamenti alla sua morte)”. – Firmato: Gianluigi De Marchi.

Finisce

E qui riprendo io:

Giuseppe Giusti, autore della poesia "Sant'Ambrogio"

Amici del blog, è sempre più difficile scovare ed inserire post “di allegerimento”. Al contempo  è sempre più difficile scrivere “commentari” sulla politica, sulla finanza e sull’economia: personalmente mi sento  quasi oppresso dal rischio di essere giudicato ovvio, ripetitivo,  scontato, a detta di alcuni forse anche “antipolitico”  cioè di essere “gabellato per anitedesco perchè metto le birbe alla berlina” o di agire in preda all’ira o di non agire, shiacciato dallo sconforto. E’ difficile rimanere lucidi, freddi, analitici e quindi credibili. Ma chi ha la fortuna, come io ho, di disporre di uno stumento di comunicazione come questo blog, ha il dovere not to give in, di non arrendersi. Ed allora eccomi a voi.

Esiste a mio sommesso avviso una responsabilità enorme su chi per decenni ha guidato il Paese al di fuori di una Equilibrata Pianificazione Strategica Pluriennale Scorrevole. Cosa vogliono dire queste strane parole “aziendali”? Che chi stava al governo aveva il dovere di prevedere tutte le possibili evoluzioni del Sistema Italia e di aggiornale, anno per anno, in modo “scorrevole”. Volete alcuni esempi? Con un debito pubblico con una crescita da tempo fuori  controllo, come  si fa a programmare opere pubbliche faraoniche (una per tutte, il  Ponte sullo Stretto)?

Dai suoi report ... quanti spunti per il Governo e per la Magistratura!

Come ci si permette di creare sottosegretari romani a gogò? Con che coraggio si crea un  “Assessorato alla Piacevolezza” (Regione Lombardia)? Con che coraggio si consentono gli scandali incredibili “scoperti” e denunciati da “Report”? Con quale faccia tosta si mantengono pensioni di 1-2-3000 euro al giorno (al giorno!) o si pagano stipendi e buonuscite milionarie (in euro, non ce lo dimentichiamo)? Con quale coraggio si mantiene un elevatissimo numero di parlamentari strapagati, con l’aggiunta di rendite vitalizie e di benefit da basso medio evo? Con quale ragione si paga il Capo della nostra Polizia il triplo del Capo dell’FBI?  Con quale scusa si creano nuove mini provincie? Etc.

Tesorieri ... ieri

 

 

E poi, chi  aveva il dovere di fare rispettare non solo la lettera della legge (esistente), ma anche il solo spirito, si è invece “attivato” per inflazionarne la proliferazione. Plurimae leges corruptissima res publica, dicevano gli anitchi romani, e invece  noi, romani moderni, di fronte ad ogni problema, reclamiamo una nuova legge ad hoc. Un esempio? La violazione del divieto referendario del finanziamento pubblico dei partiti, una presa in giro, questa violazione della volontà popolare …  ed ecco infatti una nuova legge, quella che autorizza il rimborso di spese elettorali (mai sostenute!!) che ha generato sperperi, furti (perchè di furti si tratta) e scandali e che ora, udite udite,  spingono tutti  a reclamare una terza legge!

Tesorieri ... domani (speriamo!)

Per inciso: un partito afferma che destinerà 5 milioni di Euro a sostegno degli esodati. Ma se sono denari pubblici “con destinazione”, la loro spesa deve essere documentata e relativa a quella specifico capitolo, non ad altri capitoli, ad altre voci di spesa. Sono  le regole fondamentali della contabilità pubblica che vengono non solo violate (il che sarebbe immorale) ma anche ignorate (il che è morale). Ora, intendiamoci, ben venga questo utilizzo, questo intervento da “chirurgia d’urgenza”, ci mancherebbe altro, ma il fatto denunzia un sistema gestionale basato sull’ arbitrarietà, anzichè sul rispetto di rigorose regole. 

Questo Governo, il Governo Monti, non è responsabile del passato e nel presente non può fare miracoli … però, forse … una maggiore equità … 

Gianluigi De Marchi

L’osservazione che mi permetto di fare tuttavia  è che esso è composto solo da persone molto, troppo ricche per capire i problemi della gente. Il rischio poi al quale è esposto è nella differenza dei “tempi della sofferenza dei cittadini”,  assai  immediati ed i “tempi della ripresa”, indiscutibilmente  di medio lungo termine. Inoltre il Governo è esposto ad una specie di sommesso ricatto da parte di alcune forze politiche che ormai sono Giano bifronte: verso il Governo, tutto sommato accondiscendenti, mentre verso il proprio elettorato, al fine di non perderne il consenso, molto critiche. Questo “tiro alla fune” reggerà? ECCO PERCHE’ LA PROPOSTA DE MARCHI VA QUANTO MENO PRESA IN SERIA CONSIDERAZIONE, e, aggiungo io, anche eventualmente come offerta in opzione su parte del debito totale.

 

Comunità Autonoma del Trentino

E veniamo al Trentino, al referendum abrogativo di ieri per l’abrogazione (“si”) o per il mantenimento (“no”) delle neonate Comunità di Valle.

Nel metodo, l’esistenza del quorum referendario ha fatto sì che di fronte a oltre 100.000 votanti per l’abolizione delle Comunità di Valle, prevalgano i 7.00o favorevoli al loro mantenimento. E ciò perchè i 100.000 voti non hanno valore in quanto i 107.000 non hanno raggiunto il quorum. Io mi esprimo innanzi tutto e soprattutto sul meccanismo referendario: non si può tacciare di antipolitica chi è andato a votare; non si deve mantenere il requisito del quorum nelle consultazioni referendarie.

Nel merito, due osservazioni positive ed una negativa.

Quelle positive

1) Mi pare di poter osservare  che i Comuni, le Comunità di Valle se le sono tirate addosso: infatti una loro più intensa politica di aggregazione  ed  una loro più attiva azione intercomunale per aree funzionali omogenee (ad esempio, tre Comuni confinanti con tre distinte organizzazioni per la gestione ed il controllo della sosta?), probabilmente non avrebbero lasciato gli spazi vuoti che ora le Comunità di Valle andranno a ricoprire.

2) In un periodo in cui si sta mettendo in discussione l’esistenza delle provincie più piccole e si stanno riducendo le risorse alla nostra Provincia Autonoma, forse conviene ristrutturarsi concettualmente, interpretarsi e presentarsi al Paese come Comunità Autonoma delle Valli Trentine e non più come Provincia Autonoma di Trento.

Quella negativa

Tecnicamente, in fase di crescita di decentra ed in fase recessiva si accentra, non il contrario. A meno che non si voglia decentrare la responabilità e accentrare il potere. Staremo a vedere.

Buon Primo Maggio a tutti, anche se sarà difficile, quest’anno …

2 Comments »

HLLAS, GRECIA, LA STORIA CONTINUA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Aprile, 2012 @ 7:54 am

Marco Paolini, moderno Aristofane

Detto altrimenti: nulla di nuovo sotto il sole …

… dunque, dicevamo … i “Luoghi della Politica” della RA, Repubblica Ateniese.

Ci aiuta un Marco Paolini dell’epoca, tale Aristofane, il quale nella sua commedia gli “Acarnesi” ci descrive il meccanismo dell’Assemblea (il loro parlamento). Il banditore, una sorta di Presidente della riunione, esordiva con un “Chi vuole parlare?” E poi Pericle spiegava: “Anche se uno è povero o sconosciuto, (poverino, n.d.r.), dia pure il suo apporto alla città”(cioè allo Stato, n.d.r.). Cioè, “dia pure”, gli è concesso per facoltà derivata,

Il deserto dei ... tartari

non per suo diritto innato. E poi “dia un apporto” e non “parli all’Assemblea”. Sono sfumature “ma”. “Ma”, appunto.
Nella commedia citata il tale che voleva parlare si chiamava Diceopoli. Innanzi tutto egli nota che l’Assemblea è quasi deserta. Un po’ come quando nel nostro odierno parlamento taluno, soprattutto se è un peone, parla, magari di argomenti molto importanti ma già decisi in altra sede. Ed allora il nostro Diceopoli comincia a tirala per le lunghe sperando che qualche suo collega rientri in aula … che qualcuno lo noti, magari attraverso la diretta televisiva …

Senza parole, cioè, non ho parole ...

“ E se qualcuno mi interrompe, sono pronto io stesso urlare, interrompere, insultare”. Sic. Infatti i Signori Politici Affermati Padroni della Parola erano soliti farsi accompagnare da uno stuolo di “gregari” pronti a vociare, rumoreggiare, mostrare cappi e striscioni verdi per interrompere oratori avversari o per difendere il proprio boss dal disagio di rispondere a domande imbarazzanti.
Vi ricorda nulla, tutto ciò?

 

Ma andiamo avanti. Alla fine Diceopoli supera gli ostacoli ed anche l’invito del banditore a stare zitto (proprio del banditore, che invece era quello che avrebbe dovuto garantirli la possibilità di parlare!) ed inizia la sua arringa. Diceopoli innanzi tutto si scusa: “Scusatemi se io, pur povero e sconosciuto, oso parlare”. Già questo la dice tutta. Gli ribattono:”Cosa vuoi mai tu, che la pensi in modo diverso da tutti noi!” Ecco, “pensarla in modo diverso” è già una colpa. Oggi: “Non devi pensare contro la nostra politica! (ma contro questa politica, si, dico io, n.d.r.). Peggio di così  non si poteva cominciare … e, oggi, non si poteva finire!
Ma l’interessato  comincia a capire i meccanismi della politica e si mette a parlare (cioè, Aristofane lo fa parlare) come se egli fosse un grande politico ed un grande oratore. Quasi una comica, come quando Totò, assumendo l’atteggiamento del grande letterato, detta la famosa lettera a Peppino, per allontanare la “malafemmina” dal nipote. “Dirò cose terribili, sgradevoli, ma giuste”, afferma il nostro eroe. A dire il vero, anche il PA (Politico Affermato) le diceva, ma aveva dei limiti, nel senso che non avrebbe potuto mettere in dubbio i fondamentali della politica del governo. Nella commedia, invece, sia pure con qualche rischio, ciò viene fatto, per bocca di Diceopoli e per mente del suo autore Aristofane: cioè, si mette in discussione la stessa guerra in corso contro Sparta, si esclude comunque la responsabilità di Sparta, imputandola alla stessa Atene, cioè a Pericle, al Presidente del Consiglio in carica! Ma si può?
In altra commedia (I Babilonesi), Aristofane critica lo sfruttamento economico da parte di Atene dei propri “alleati”, presentati come schiavi alla catena. Critica cioè la fonte delle imposte che poi venivano ad essere redistribuite, sia pure in misura non equa, su tutti gli Ateniesi Doc. Ma si può?

Un F 35, appena decollato da una ... moderna trireme

Gli “Alleati”. Da bambino ne sentivo parlare e non capivo quando la gente riferiva sui “bombardamenti che subivamo da parte degli alleati”. Ma se sono (nostri) alleati, perché ci bombardano? Oggi gli Alleati non ci impongono di fornire tot triremi. Si accontentano di farci acquistare novanta cacciabombardieri F 35 da 180 milioni di euro cadauno. Ma torniamo in Grecia.

Il teatro comico greco, con le sue frecciate alle classi ricche e potenti (mai al popolo: non sarebbe stato tollerato dagli spettatori i quali avevano un contatto diretti non solo con gli attori, ma ancor prima con gli autori) ha nell’antica Grecia un’efficacia politica diretta soprattutto perchè parla esplicitamente, e non per metafora, come invece accadeva perloppiù nell’Assemblea, dei fatti della politica. E allora anche noi, oggi, rivalutiamo gli apporti dei nostri autori e attori comici che non parlano politichese, bensì in modo diretto!


I Tribunali, l’Assemblea e il Teatro erano i tre pilastri del funzionamento politico della repubblica ateniese. Fare teatro significava fare attività pubblica, strettamente connessa al funzionamento della politica. Ora, se per i poeti lirici i committenti erano i ricchi o i tiranni, per i commediografi il committente era il popolo. Vi era tuttavia una censura, imperniata sull’osservanza dei criteri dei principi della morale e sul possibile gradimento da parte del pubblico. Quanto poi al giudizio finale sull’opera, cioè alle moderne “recensioni”, giudizio che avrebbe comportato o meno anche un premio per l’autore, esso era demandato da una giuria che però era fortemente influenzata dalla folla, tal che si decise di fare emettere il giudizio finale da persone importanti che nessuno avrebbe avuto il coraggio di contestare. Non essendoci ancora il televoto, praticamente era un po’ come se il vincitore del Festival di Sanremo fosse deciso esclusivamente dai membri della giuria …

Capito a quando risale l’importanza degli odierni media?

Tutto quanto descritto, e cioè la valenza politica della commedia greca, non si ripeteva nelle rappresentazioni tragiche, le quali soprattutto si rifacevano alla mitologia esprimendo valori altissimi, molto teorici e avulsi dalla realtà quotidiana d’ogni giorno.

Rimborsi elettorali

E se mi concedete un’astrazione di pura fantasia, oggi, nei Luoghi della Politica (partitica) , mi pare di ritrovare lo stesso riferimento a valori supremi, teoricamente condivisibili ma purtroppo, appunto, teorici, quasi appartenenti ad una nuova moderna mitologia. Valori  avulsi dalla necessità politica di dare risposte immediate agli “altri” più che a “se stessa”, cioè mirati a “ristrutturare se stessa per ri-sopravvivere e vivere bene” piuttosto che a dare risposte ai bisogni immediati della popolazione, fra i quali spicca l’esigenza del ritorno della politica minuscola ad una POLITICA MAIUSCOLA.

Comments Closed