A TRENTO: VIALE TRIESTE, IL SUO FIUME E LA SUA MONTAGNA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Aprile, 2012 @ 5:42 am

 

Un Viale, un Fiume, un Monte, il Bondone

Detto altrimenti: innanzi tutto, buona Pasqua! E poi … “Poesie in città“

 … ma tu, dove abiti? A Trento? Ah si, Trento … vicino a Trieste … Si, a Trento, in “Viale” Trieste, non “vicino” a Trieste!  I miei vecchi compagni di scuola, genovesi …. ogni tanto ci si incontra. Sulle prime non avevano capito bene: “Ma dove vivi da 25 anni, sono due regioni o una sola” ? No, rispondo, sono, anzi è una regione con due provincie autonome … “Trento, ma si, insistono, vicino a Trieste” … dicono. Peccato, dico io, che da Trento a Trieste vi siano 350 km, gli stessi che vi sono fra Trento e Genova! “E poi, a Trento … proseguono, non potevi fare a meno di andare ad abitare proprio in Viale Trieste … così, solo per non complicare ulteriormente le cose …?” Questa volta potreste avere ragione ..è vero, rispondo … ma il Viale è tanto bello …

Verso valle ...

Viale Trieste, comunque, l’ Asburgica Trieste la richiama e come … Infatti scorre su bastioni imperiali costruiti dagli Austriaci per modificare il corso del Fiume Fersina (de la Fersena, in dialetto trentino). E sulla Fersena il Viale si affaccia, ricambiando con il verde delle chiome dei suoi ippocastani e con ricami di ombre e riflessi,  l’acqua che le loro radici suggono dalle sue rive. Viale Trieste è una delle “riviere” di Trento, la più romantica, ai bordi della città, assai meno trafficata delle altre, che sono i due Lungo Adige. Di fronte già il bosco. Sullo sfondo la Vigolana, montagna “barometro”. Infatti quando la neve si fonde, a primavera, scompare quella macchia scura di rocce non innevate a forma d’orsa, l’Orsa de la Vigolana appunto, segnale dell’arrivo della primavera, per cui “Finchè ghe l’Orsa su la Vigolana no star a cavarte la maglia de lana”.

L'attesa

Periodicamente, una coppia di aironi cinerini viene ” a pranzo” sulla Fersena: planano maestosi, esplorano, scelgono il “tavolino”  che più loro aggrada in questo singolare ristorante. Indi ammarano sul fiume e si pongono  ritti,  immobili, quasi statue marmoree. Poi, improvviso, uno scatto e con la loro “forchetta”, il becco, afferrano il pesciolino che, ignaro, si era avvicinato troppo al loro “desco apparecchiato”. Un altra volta,  davanti casa mia, un capriolo, giovane, inesperto, era disceso a valle entro il greto del fiume! Fu catturato  riportato fra le sue montagne. E durante le piene? I germani  reali volano risalendo un tratto di fiume di circa 400 metri, quindi lo ridiscendono facendosi trascinare dalla corrente, alla ricerca del cibo che – evidentemente – riescono a trovare fra i gorghi, salvo risalire a volo, quasi come sciatori che ripetano più volte la stessa pista. E siamo ad un solo km da Piazza del Duomo! Ma torniamo al Viale ed al suo Fiume. Tanto gli vuole bene – il Viale al Fiume – che a quella sua acqua montana che scende dalla valle dei Mocheni, Mochen Thal, l’unica valle “todesca” del Trentino, gli ha dedicato una poesia. Eccola:

Il Canto del Viale Trieste a la Fersena

Sei vivo.
Mi parli col suono di luce
dei tuoi mille occhi di rivo
splendenti nel verde.

Anatre urbane

Dapprima
mi sembri annoiato
nel lento rigiro
che sempre conduce
al tuo limitato infinito
eletta dimora
di anatre urbane
ed aironi
in morbide anse di steli
ov’acqua
fra ‘l fiore che odora
con tenue sospiro si perde.

 

Ma ecco
improvviso
uno slancio
al pari del cervo brunito
che hai visto saltar le tue rive
braccato dal cane
ed hai ristorato
offrendoti invito alla sete
ed alle corse un po’ schive
del giovane re incoronato.

Ancora …
hai negli occhi il ricordo
di una prudente marmotta
del falco
che lento
si libra nel cielo in agguato …
di un movimento …
di vita che lotta …
di tenero nido violato.

 

 

Lago di Erdemolo, Val dei Mocheni

Tu nasci ove aria rinfresca.
Poi …
scendi la cima
scoscesa di valle tedesca
qual liquido velo nuziale
che adorni la Sposa Atesina
e rechi in pianura
la figlia del suolo innevato
i fulgidi pesci d’opale
il tenue lenzuolo
che dona ristoro all’arsura
di ninnula cuna
il manto di brezza
che stendi alla luna
ed olezza.
E dolce assopisci il bambino
cantandogli la ninna nanna
che i monti ti hanno affidato.

Tu sei Poesia

Gli ippocastani de la Fersena

il capolavoro scolpito
del grande Pittore Trentino
che ascolto
rapito all’oblìo
insieme alle fronde
degli ippocastani
che sopra le spalle
ti fan capolino ondeggiando
e curioso
protendono il volto
sull’armonioso spartito
del tuo gorgoglio.

Ma ora prosegui il tuo viaggio
e mentre ricevi altre sponde
le mie vecchie mura imperiali
riflesse
ti rendono omaggio
più belle pe’ i grandi regali
che offri di piccole onde.

Va bene, direte voi, ma la Vigolana e la sua Orsa? Eccole entrambe.

L’Orsa della Vigolana

Aprile, la Vigolana attraverso gli ippocastani de la Fersena

Pascoli bianchi
nutrono fauci protese sui fiocchi di neve
ferma a riposare al sole
prima di scavarsi la strada
verso le vene preziose
del monte.

E vigile
monti di sentinella
all’inverno
che circonda di freddo
la bella Signora che dorme ai tuoi piedi.

E quando
di nuovo
il sentiero

 

Inverno su la Fersena: ippocastani in abito di gala

ritorna a calcare il passo dell’uomo
ormai sgombro di neve
tu
schiva
scompari alla vista
e ti ascondi
nel folto di pensieri
che invano
alzato lo sguardo
ti cercano
attenti.

Poesie in città, dicevo …

 

 

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AFFRONTIAMO IL NOSTRO FUTURO IN UNA PROSPETTIVA MAGGIORMENTE “PRESENTE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Aprile, 2012 @ 8:11 am

 

Detto altrimenti:  proviamo a fare un bilancio del “presente”. L’Italia, ove noi viviamo, noi che siamo “Le genti del bel paese là dove ‘l sì suona” (Dante Alighieri, Inf. XXXIII), la nostra bella Italia però non è una SpA in cui si redigono bilanci, cioè prospetti economici, patrimoniali e finanziari. Ma una sorta di  “bilancio” tuttavia  oggi occorre pur farlo …


Non è una SpA, si diceva, se non altro perchè, dovendone redigere un bilancio e parlando dell’ aspetto patrimoniale, ai suoi azionisti … pardon … ai suoi cittadini, si parla solo di una parte del passivo e cioè del debito diretto dello Stato (e non anche di quello delle sue Società per Azioni … quelle sì che sono SpA!). Ugualmente non si parla loro dell’attivo patrimoniale, cioè degli immobili di sua proprietà, quali ad esempio le faraoniche sedi della Banca D’Italia, che ormai, grazie alla possibilità di trasmettere dati e documenti via internet e stante la quasi totale eliminazione di circolazione del denaro contante, sono diventate solo un costosissimo ed inutile status symbol.

Dice … immobili? Molti di quelli della CRI, Croce Rossa Italiana, a sentire la trasmissione Report, sono in rovina o addirittura spariti dai bilanci, bilanci peraltro non forniti da anni al Ministero competente (sic)! E che dire dei siti archeologici in sfacelo? (Tuttavia sembra che per Pompei gli interventi siano avviati! Evviva!)

Reggia di Carditello, particolare degli interni

Ma che dire della Reggia di Carditello (Na), prima ristrutturata, poi vandalizzata ed ora messa all’asta? E del preziosissimo mobilio sette-ottocentesco della Reggia di Venaria Reale (To), rubato con i TIR? Che valore avranno o avranno perso questi cespiti? Di quanto io stesso, cittadino italiano, sono stato derubato, d’arte e di danaro? La chiudo qui. Tuttavia a mio avviso, da un esame completo dell’ aspetto patrimoniale non si dovrebbe prescindere.

Invece, nel redigere quel “bilancio”, si può ben prescindere dall’ aspetto economico. Infatti in uno Stato vi sono “cose” da fare anche se non producono utili economici diretti riscontrabili a bilancio, quali le relazioni internazionali, l’assistenza agli anziani, la mobilità, la difesa del territorio dalle calamità naturali che poi sono calamità umane, in quanto, ad esempio, in Via Fereggiano ed alle Cinque Terre (Ge) è l’uomo che è stato una calamità, non la natura! Quindi, d’ora in poi, chiamiamole proprio così, “calamità umane”.

Resta un “bilancio” meramente finanziario, che poi bilancio non è bensì un prospetto fonti-impieghi, cioè una situazione finanziaria, quanto entra e quanto esce dalla cassa, ed interessa soprattutto nella misura in cui vada ad incrementare o a diminuire una parte del passivo patrimoniale, cioè il debito diretto dello Stato.

Ecco che gli interventi dell’attuale Governo sono anche “aziendali” in quanto “finanziari” e in quanto pongono le basi per una “Pianificazione di medio termine.” del Paese. Al che io dico: “bene però”. Infatti nel frattempo, oltre che della macroeconomia e macrofinanza di medio termine ci si dovrebbe maggiormente occupare anche della microeconomia e della microfinanza di brevissimo termine, anzi attuale, del “presente”, appunto … come  si diceva. In altre parole: come fa la gente comune ad arrivare a fine mese? E i giovani a programmare un minimo di futuro? E gli “esodati” a campare? E le piccole imprese a non chiudere?

Un paradiso da valorizzare: il Delta del Po

Per converso, quali e quante piccole iniziative nel campo del turismo, della microagricoltura, dell’arte, potrebbero e dovrebbero essere attivate “subito” (!), magari attraverso cooperative di giovani guidate da qualche persona un po’ meno giovane ma con tanta esperienza in più? Un esempio? Prendete il Delta del Po, affidatene la promozione turistica e la gestione ad una cooperativa del tipo di cui sopra, finanziatene l’onere di avviamento e poi vedrete quante decine di migliaia di turisti in più arriverebbero a visitare il sito e a spendervi euri sonanti!

 

Dove prendere i fondi necessari? Dalla sospensione delle Grandi Opere Pubbliche, dagli acquisti dei caccia F 35, dalla cessazione dei finanziamenti ai partiti politici che non hanno più rappresentanza in parlamento, dalla riduzione di sprechi e privilegi, etc.. Con queste risorse occorre fare come si fa con le ricchezze confiscate alle mafie: destinarle direttamente ad attività economiche e sociali, giovanili e non.

Ebbene? La ricchezza non è da criminalizzare!

Nessuno è perfetto, tanto meno il Governo Monti. E poi ho già avuto modo di scrivere che è inutile parlare solo di ciò che abbiamo fatto bene: era solo il nostro dovere. Parliamo invece di ciò che ancora non va. Al riguardo, il maggiore difetto di cui faccio carico a questo Governo è di essere composto solo da persone “ricche” che da tempo vivono su un piano diverso da quello della gente che ricca non è, gente che non può attendere, che non ha scorte e riserve per superare la fase della crisi attuale (di cui non è certo responsabile questo Governo, diciamo pane al pane …).

Ma … dice … i nostri interventi sono equi … Equità? Pronti! I ricoverati in casa di riposo pagano l’IMU sulla loro casa d’origine (che non abitano più, pur essendone rimasti proprietari), per di più considerata seconda casa (!) e le fondazioni bancarie non la pagano. Equity schould be made with a different stuff, direbbe Shakespeare, l’equità dovrebbe essere fatta di una stoffa diversa … (cfr. W. Shakespeare, “Giulio Cesare”, Orazione di Marco Antonio per la morte di Cesare, ma lì si parlava di “ambizione” non di equità e di stoffa più “forte” e non semplicememte “diversa”). E poi dicono che io sono troppo critico! Ma fare una cosa del genere l’è come anar col cul ne le pedate … per dirla in dialetto trentino, cioè è come andarsele a cercare le pedate, non vi pare?

Equità. In una intervista al TG regionale di ieri sera, 6 aprile 2012 ore 19,30, il Vescovo di Trento, Monsignor Bressan, interrogato su come pensa che la gente viva questa Pasqua, ha affermato: “Mi pare che chi ha le leve della finanza e del comando più che agire, “reagisca”  … Mi sarei aspettato un intervento più equo, indirizzato maggiormente verso le grandi ricchezze. Secondo la dottrina sociale della Chiesa anche la ricchezza privata deve essere impiegata per il bene comune. Vedo bene l’attuale impegno dei giovani che esorto a non sfiduciarsi mai”. Monsignor Bressan …  lo incontri per strada, in estate, a mangiarsi il suo cono gelato. E’ stato molto all’estero. Nativo di Arco di Trento, il suo accento risente un po’ del tanto inglese parlato (…”qui, in fronte della Chiesa”,  traduzione  dall’ “ … in front of the Church”!).

Cartellone pubblicitario o ... "cartello"?

E poi, quante resistenze (non superate dal Governo) per far fare il preventivo agli avvocati o per liberalizzare l’acquisto del carburante da parte dei gestori dei distributori di carburante! Ma invece quante di meno per mettere in concorrenza gli edicolanti e i tassisti (ma se ne sentiva proprio il bisogno?). E il trattamento du superfavore alla banche, ricapitalizzate con i nostri soldi che poi  loro a noi credito non ce lo fanno più, ma a loro stesse si, lo fanno, quello?  E il tetto alle super retribuzioni? E la cancellazione del cumulo di super pensioni, super stipendi, super incarichi, super benefit? E la riduzione significativa del numero dei parlamentari (non del solo 10%, via … siamo seri!). Dice … non sarebbe bastato … ok, ma intanto noi “gente comune” avremmo ingoiato l’amara medicina con più convinzione e serenità, visto che questi equi provvedimenti avrebbero coperto di una sorta di “soave liquor gli orli del vaso”, per dirla con Torquato Tasso (“Gerusalemme Liberata”, I°, 3° strofa).

Dice … ma vi abbiamo dato le liberalizzazioni … risparmierete … Si, vabbè, risparmieremo forse qualcosa “in futuro”, ma nel frattempo dobbiamo con certezza trasferire “subito” al fisco quei probabili futuri risparmi. Una partita di giro. Ben che vada ci perdiamo in valuta! Possiamo solo consolarci che non ci troviamo nelle condizioni peggiori: ci sono sempre gli immigrati, i Greci …

Ristoranti? Sempre pieni ... a Roma!

E poi, di che lamentarsi? Infatti, pensate un po’ che delicatezza ci è stata usata: le nuove tasse sulla casa si pagano a giugno e a dicembre. Così abbiamo i soldi: basta non andare al mare in estate e destinarvi le tredicesime a dicembre. Dice … a pensar male si fa peccato ma … si indovina! Allora aveva ragione Berlusconi (e noi che non l’avevamo capito … Berlusconi … che ci aveva promesso mare e … monti. Monti l’abbiamo, chissà però se ora avremo i soldi per andare al mare …), quando affermava che la crisi italiana non è come quella greca, aveva ragione Berlusconi  a dire che qui da noi i ristoranti sono sempre pieni! Infatti basterà non andare più al ristorante ed ecco che saltano fuori i soldi per far fronte ad una ulteriore, nuova tassa (altra partita di giro).

Jean de Santeul (1630-1697)

Ma dai … castigat ridendo mores … (come disse il poeta latinista francese Jean de Santeul) e poi, non mi fraintendete: io non faccio politica attiva in senso tradizionale. Volendo sintetizzare: elogio e ringrazio questo Governo per ciò che fa ora rispetto a ciò che altri stavano  facendo o non facendo subito prima (e non faccio nomi …). Peraltro, nell’ambito di ciò che questo Governo fa ora e di ciò che potrebbe/dovrebbe  fare ora, mi permetto qualche osservazione critica. Comunque, la mia politica – ve ne sarete accorti – consiste nel “diffondere e difendere” le mie idee su argomenti che interessano la Polis, cioè i Cives … cioè tutti noi. E di discuterle, queste idee, sempre nel massimo rispetto di quelle altrui, così come mi aspetto che gli Altri rispettino le mie. E se sbaglio … mi corrigerete.

P.S.: … zioni, …zioni, liberalizza … zioni … prossimamente parleremo delle privatizza … zioni

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FARE UN PASSO INDIETRO (ma allora occorre integrare il Codice di Procedura Penale!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Aprile, 2012 @ 7:10 am

Tesoriere n. 1

Detto altrimenti: oggi proprio avrei voluto riposarmi, non pubblicare un post, avrei voluto fare un passo indietro anch’io, riposarmi un po’ … ma tant’è … è stato più forte di me … non ce l’ho proprio fatta a stare zitto …

Monti disse: non usate l’espressione figurata “staccare la spina al governo”, non siamo un elettrodomestico. Oggi vorrei soffermarmi su un’altra espressione figurata: “fare un passo indietro”. Di fronte a imputazioni per furti, frodi, abusi perpetrati con una disinvoltura, una spregiudicatezza ed un coraggio (uei, raga, ci vuole anche quello!) incredibili, la persona inquisita  (presunta innocente sino alla eventuale condanna definitiva, sia chiaro), la quale faccia un passo indietro pare riacquisti subito la massima onorabilità, anzi ne acquisti di ulteriore di onorabilità, in quanto “responsabilmente, per il bene comune, con spirito di servizio, fa un passo indietro”.

Tesoriere n. 2

L’attenzione si sposta dai fatti (probabili gravi reati in corso di accertamento) al “passo indietro”. E allora facciamo così: nel codice di procedura penale, oltre al patteggiamento ed al rito abbreviato, inseriamo anche la procedura del “passo indietro”. Chi vi si appella avrà uno sconto della (eventuale) pena, pari a due terzi di quanto previsto dalla legge e la non menzione sulla fedina penale.

 

 

Ex tesorieri

 

A quando un “esame” di tutti i tesorieri e dei loro controllori, ed una abolizione del finanziamento ai partiti che non hanno rappresentanza parlamentare? Coraggio Presidente Monti …

 

 

  

 

 

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BICICLETTE. BICICLETTE …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2012 @ 10:35 am

Detto altrimenti: da una novità di primavera a Rovereto, un messaggio ai Governatori Dellai e Durnwalder per una azione bi-provinciale ed un messaggio ai Sindaci di Trento e Rovereto, per interventi sulla ciclabilità cittadina.

1 – Messaggio per i Governatori Dellai e Durnwalder

Piste ciclabili roveretane: Notizia l’Adige, 6 aprile 2012, pag. 30. Il Comune di Rovereto ha deciso di “griffare” le proprie piste ciclabili. L’idea è buona, ma dovrebbe essere sviluppata a livello delle due Comunità Autonome del Trentino e del Sud Tirolo. Infatti la valenza e la potenzialità turistica del sistema regionale è sicuramente prevalente sulla valenza individuale di ciascun singolo Comune. Ed allora, prendiamo lo spunto che viene offerto da Rovereto per “regionalizzare” la griffatura del sistema delle ciclabili regionali, ed anche per portare a sistema l’organizzazione e la vendita dei relativi servizi turistici connessi. Coraggio, Governatori delle due Comunità … multa paucis, potreste ottenere un gran bel risultato con investimenti limitati …

2 – Messaggio per i Sindaci di Trento e di Rovereto, Andreatta e Miorandi

A Trento, pedoni e bici battono già le auto!

Roma, 5 aprile 2012. (Adnkronos) – Parere positivo alla circolazione in bicicletta nei due sensi di marcia nelle strade a senso unico arriva dalla Direzione Generale per la Sicurezza Stradale del Ministero Infrastrutture e Trasporti, accogliendo una proposta della Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Una soluzione tecnica che può essere applicata “su strade larghe almeno 4,25 metri, in zone con limite di 30 km/h, nelle zone a traffico limitato e in assenza di traffico pesante”. Praticamente nella stragrande maggioranza dei centri urbani delle città. Alcuni comuni, come Reggio Emilia, hanno introdotto giù questa soluzione che consente al ciclista di usufruire di tragitti più brevi, evitando di seguire i sensi unici pensati esclusivamente per le auto e che portano il ciclista a fare giri molto più lunghi. La novità si basa sulla tesi, portata avanti dalla Fiab, secondo la quale in attesa di un aggiornamento normativo fosse possibile promuovere la conversione di alcuni sensi unici a doppio senso limitato alle biciclette, concedendo una sola direzione a tutti i veicoli e due direzioni esclusivamente alle biciclette. In Europa la pratica è diffusa e prevede, sulla segnaletica stradale delle vie a senso unico, l’applicazione di un cartello integrativo con la scritta “eccetto bici. A Trento e a Rovereto l’applicazione di tale soluzione potrebbe consentire il completamento a basso costo della rete ciclabile urbana e di fatto offrirà al ciclista interessanti alterative a strade fortemente trafficate.

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BUONA PASQUA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Aprile, 2012 @ 9:12 am

 

Auguri di buona Pasqua a tutti gli amici di Trentoblog e a tutti i lettori e commentatori dei miei post

Riccardo Lucatti

 

 

 

 

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GRANDI OPERE PUBBLICHE: SI O NO? MA POI, DOVE? IN ITALIA? NELLA NOSTRA COMUNITA’ AUTONOMA TRENTINA?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Aprile, 2012 @ 9:53 am

Detto altrimenti: cerchiamo di essere precisi, di specificare meglio …

L'autore del primo new deal trentino

Nei mie precedenti post ho citato, senza nominarlo, un mio antico capo trentino, come chi -fra l’altro – affermava che “è inutile elencare i nostri risultati positivi: infatti abbiamo solo fatto il nostro dovere. Esaminiamo piuttosto quello che ancora non va”. Era stato Presidente della Provincia, era senatore … ma il nome non ve lo dico. Oggi vi cito un altro mio precedente capo, alla Stet di Torino, il compianto Ruggero Cengo Romano, persona che ricordo come il mio terzo genitore, tanto gli devo quanto a formazione personale professionale, il quale fra l’altro affermava: “Non si è mai abbastanza specifici”. Ed allora specifichiamo.

 La necessità/opportunità/convenienza/possibilità di nuove grandi opere pubbliche non è la stessa in Italia e nella nostra Comunità Autonoma Trentina. Cioè, non si può dire grandi opere pubbliche si o no se non si specifica l’ambito nel quale andrebbero realizzate.

In Italia

Roosevelt, autore del new deal USA

Si dice: gli USA con il new deal uscirono dalla crisi proprio lanciando un piano di opere pubbliche … e noi stessi, del resto, nel dopoguerra … ad esempio, con l’IRI … Al che io rispondo: le condizioni e le risorse disponibili sono diverse, ma soprattutto è diversa la strutturazione del Paese, l’ordine delle priorità da soddisfare e la necessità di avere ritorni in tempi assai più brevi. Io credo che oggi il Paese debba preoccuparsi innanzi tutto e soprattutto della manutenzione dell’esistente  più che realizzare ulteriori grandi infrastrutture. E mi riferisco alla necessità di completare l’attuale rete ferroviaria ordinaria, alla messa in sicurezza del territorio e dei siti archeologici (sembra che per Pompei la cosa sia avviata!), all’attivazione dei sistemi di riciclaggio dei rifiuti esistenti e non utilizzati, allo sviluppo di moltissime piccole iniziative nel campo delle energie alternative rinnovabili, al rilancio dell’agricoltura e della micro agricoltura, al recupero dei valori artigianali diffusi nel paese, alla creazione dell’immagine Italia anche nei suoi prodotti oggi “non organizzati” (si veda ad esempio la differenza del marketing francese e italiano nei formaggi), alla necessità del rilancio della scuola pubblica e della ricerca, alla ristrutturazione delle università, etc..
Tutto ciò mi sembra assai più importante ed urgente che non il Ponte sullo Stretto, il Terzo Valico Ligure, il TAV, l’acquisto “suggeritoci” dagli Usa dei cacciabombardieri F35, che io ribattezzerei F180 visto che la Finanza (F) necessaria al loro acquisto è di €180 milioni cadauno!

Nella nostra Comunità Autonoma Trentina
Si parla dell’interramento della stazione ferroviaria di Trento, della funivia del Bondone, della Valdastico, di Metroland, dei trenini nelle valli, etc.. Taluno potrebbe fare qui lo stesso discorso che ho appena fatto per l’Italia. E soprattutto potrebbe obiettare che alche il tunnel del Brennero rientra fra le grandi opere che possono aspettare (del tunnel parlerò alla fine di questo mio scritto).

Castel Thun (Tn)

E’ vero. In parte l’obiezione potrebbe valere. Tuttavia, per certi aspetti va sottolineata una diversità fra le due situazioni, quella italiana e la nostra: Noi abbiamo un territorio già messo in sicurezza;  noi stiamo già facendo, da tempo, la manutenzione ai nostri siti storici (Castel Beseno, Castel Thun, etc.); noi produciamo energia più di quanta non ne consumiamo; la nostra agricoltura opera anche “in montagna” e può vantare l’esistenza dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, etc. Lo so, non è tutto a posto, abbiamo anche una discreta percentuale di disoccupati (tuttavia molto inferiore alla media nazionale) e tante aziende in crisi. Ma allora? In medio stat virtus, medio tutissimus ibis, diceva tale Ovidio, Metamorfosi, 2,137, seguendo la via di mezzo, camminerai sicurissimo. Infatti, a mio avviso, per la nostra Comunità Autonoma Trentina non si tratta di scegliere fra grandi opere pubbliche sì/no, ma a quali grandi opere pubbliche dare la precedenza.

Da Trento a "Trento 2000"

Non ho certo la pretesa di decidere io l’ordine delle priorità. Posso ben esprimere il mio parere, ci mancherebbe altro, ma sia chiaro, è solo un parere. Ad esempio io vedrei la Funivia del Bondone ed il sistema integrato delle piste ciclabili ben prioritario rispetto al completamento della Valdastico. Piuttosto, ciò che mi prefiggo è di condurre ad una riflessione sul metodo di ragionamento d adottare, a cominciare dalla valutazione dei presupposti,  non di fornire soluzioni nel merito.

Dicevamo del tunnel del Brennero. Perché io non lo scarto, così come scarto il TAV della Val di Susa? Fra i tanti motivi, uno: la linea lungo il meridiano del Brennero rappresenta il ponte fra i porti marittimi del sud Italia e il nord Europa, per il trasporto delle merci che sempre di più arrivano dall’oriente attraverso il

L'ing. trentino (Fiera di Primiero) Luigi Negrelli

Canale Luigi Negrelli (alias Suez). Il che non vale per la linea lungo il parallelo della Val di Susa: infatti la linea ad alta velocità (meglio sarebbe dire ad alta capacità) Torino-Milano, costata €8,0 miliardi con una capacità di 330 treni al giorno, a tre anni dall’entrata in servizio ne porta solo 20 e le stime iniziali del progetto (non quelle odierne, che sarebbero anche inferiori) parlano di un incremento di non oltre ulteriori 20 treni. Ed allora, perché? Anche perchè … se poi investimenti inutili in Italia fanno mancare risorse a Roma, chiedono sacrifici anche alla nostra Comunità Autonoma. Lo so … lo so … mi sto ripetendo, ma che volete … sono un fan di Marco Porcio Catone detto il Censore, e del suo “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”, cioè dell’ insistenza a ribadire il proprio punto di vista.

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EDIZIONE STRAORDINARIA: basta ruberie, basta sprechi, basta privilegi: se non altro perché rischiano di travolgere l’Italia e con essa la nostra Comunità Autonoma Trentina

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Aprile, 2012 @ 7:20 am

"Auri sacra fames", Esecranda fame d'oro, Virgilio, Eneide, 3,57

Detto altrimenti: la serie di scandali finanziari della politica nazionale non deve assolutamente generare in noi accettazione, assuefazione né tanto meno condivisione, ammirazione ed invidia per chi “c’è riuscito”.

Recentemente una persona molto impegnata sul fronte delle istituzioni, riferendosi allo scandalo dei fondi sottratti alla Margherita, di fronte alle mia indignazione ha detto: “Ma no ….non mi scandalizzo più di tanto, sono cose del mondo, che succedono…”. Forse voleva accreditare presso di me l’immagine di persona che  “sa vivere nel mondo”, che “sa avere visioni alte, che non sono intaccate da piccoli, necessari, incidentelli di percorso …”

In altra occasione osservavo con un mio ex collega che un terzo collega, operante nello stesso nostro settore d’attività in altra città, aveva un tenore di vita assolutamente troppo elevato rispetto alla sua retribuzione: casa al mare, villa in Sardegna, yacth d’alto mare, etc.. Il mio amico, con un tono di ammirazione di invidia, rispose: “E’ stato bravo, c’è riuscito …”.

Regina Semiramide, Dante, Inf. V°, 51-57

Mi sono detto: ecco, io credevo che il male peggiore fosse la nostra assuefazione alla serie di scandali che ormai, quasi giornalmente, travolge ogni pudore ed ogni morale … E invece no. Oltre all’assuefazione, vi è di peggio: vi è anche la condivisione e addirittura l’ammirazione, l’invidia e il desiderio di compartecipazione con chi “ci è riuscito”. Insomma, l’immoralità è stata sconfitta dall’amoralità, come ai tempi di Semiramide, “che libido fè licita in sua legge”.

Ora la “storia Margherita”, anzi, la “cronaca Margherita”, si ripete con la Lega (che sarà? Chiodo scaccia chiodo?). Molti dicono: serve una legge che regoli la gestione dei finanziamenti pubblici ai partiti. Io replico: sono stato amministratore dei conti bancari e dei fondi della Stet – Società Finanziaria Telefonica per Azioni, a suo tempo la maggiore finanziaria italiana; ho amministrato  anche una piccola società della mobilità comunale. In entrambi i casi non c’è stato bisogno di alcuna legge speciale: mi è bastato seguire i principi della moralità, dell’onestà, della trasparenza e le regole del codice civile. Del penale non c’è mai stato bisogno.

......... Andrea Camilleri

Ma .. dice … hanno sottratto denari a mia insaputa … Ma come? Avviando la piccola società della mobilità comunale, per prima cosa misi in assoluta sicurezza il sistema degli incassi e della gestione del denaro. Impossibile rubare. E chi gestisce milioni di Euro, fa tutto da solo? Ma quando mai … che mi verrebbe a significare? Per dirla con Camilleri …

Sta di fatto che dopo gli “incidenti di percorso” dei fondi Margherita e Lega, il minimo che il Governo Monti e la Corte dei Conti dovrebbero fare è una verifica immediata e rigorosa della gestione di tutti questi fondi presso tutte le forze politiche e in parallelo un decreto legge, sul quale sì, porre al fiducia (!) per l’abolizione immediata dei finanziamenti pubblici ai partiti che non hanno rappresentanza in parlamento.

Inoltre con l’occasione il Governo dovrebbe assumere l’iniziativa di fare un inventario di tutti gli scandali e di tutti gli sprechi e avviare un piano di rientro immediato di privilegi e rendite che definire medievali è poco, Irene Pivetti permettendo! Altro che ridurre le risorse finanziarie a Comunità Autonome che le stanno amministrando bene da sempre!

........... Trota

L’Italia è anche nostra, di noi cittadini, di noi Trentini. Esigere quanto sopra, è nostro diritto e nostro dovere. Infatti ogni spreco a livello nazionale ricade su di noi cittadini e sulla nostra Comunità Autonoma del Trentino. Vorrei fare un esperimento: spillare un cartellino rosso su una banconota da €100 che qui in Trentino viene pagata di tasse e seguirne il cammino. Scoprire alla fine che essa è servita per pagare le ferie al tesoriere di un partito politico o le cene del figlio di un boss, mi farebbe incazzare e non poco. Scusate il termine poco educato che ho usato, ma “quando la se ghe vol, la se ghe vol…”

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L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XVII-XXIV (fine)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Aprile, 2012 @ 5:42 pm

Detto altrimenti: martedì 27 marzo 2012 è terminata, presso la Biblioteca Comunale di Trento, il ciclo delle letture e commento dell’Iliade, curata dalla Professoressa Maria Lia Guardini (v. precedenti post del 31 gennaio, 11 e 29 febbraio, 9 e 11 marzo)

Libro XVII – La battaglia continua con sorti alterne ed interventi degli dei. Si tratta di una lotta “immensa” che riempie tutto il libro. Nessun altro libro ne è così pieno. Lotte “lugubri” per la difesa di un cadavere, che rappresenta l‘apoteosi del morto Patroclo, preludio allo strazio di Achille.

Libro XVIII – Achille apprende della morte di Patroclo e si sparge il capo d cenere, disperato, ululando al punto da farsi udire dalla madre Teti. Delle tue armi si fregia Ettore! ma per questo on ti preoccupare: te le faccio fare di nuove da Vulcano. Achille interviene nella lotta per impossessarsi del cadavere di Patroclo e riesce a portarlo al campo greco.
La prima parte del libro è tutta il dolore di Achille. Nella seconda parte si assiste alla fabbricazione delle nove armi di Achille da parte di Vulcano. Armi che emanano “orror divino”.

- - - - - - - - Achille si arma - - - - - - - - - - -

Libro XIX – Achille si riconcilia con Agamennone. E’ terminata l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei. Il sacrificio generoso di Patroclo ha portato ad una “nuova alleanza”, alla “riconciliazione”. Briseide compiange Patroclo. Prima della battaglia, come al solito, tutti a Tavola! Achille no. Piange e si arma, balza sul cocchio: dall’elegia del dolore alla sinfonia guerresca.

Libro XX – Giove proclama il “liberi tutti!” Cioè tutti gli dei sono liberi di intervenire nella battaglia. Gli dei scendono in campo. Achille ed Enea, Achille ed Ettore (che fugge, salvato da Febo). Achille fa strage di Troiani. Degli altri luoghi della battaglia non si parla.

Libro XXI– Il macello continua entro il fiume Licaone e il fiume Xanto. Battaglia fluviale. Gli dei intervengono. I Troiani fuggono entro le mura. Ogni speranza troiana è travolta. la strage è ormai

Lo straripamento del fiume Xanto (foto Achille)

“priva di nomi” (degli uccisi). Omero isola ed esalta il solo Achille, che, da solo, sconfigge un’armata intera. Lo straripamento dello Xanto che vorrebbe ingoiare lo stesso Achille ci riporta alle Cinque Terre …in Liguria … fango, sangue, incendi, stragi … un vera apocalisse, quasi uno tzunami accompagnato da bombardamenti al napalm.

Libro XXII– Achille scopre di essere stato ingannato agli dei,smette di inseguire il falso Agenore e si dirige verso le mura della città. Priamo ed Ecuba cercano di convincere Ettore a non accettare lo scontro con Achille. Ettore rifiuta, va al campo, fugge, si ferma, accetta la sfida, chiede ad Achille di rispettare il suo (assai probabile) cadavere, Achille risponde che vorrebbe sbranarlo vivo, con gli occhi studia un punto del corpo di Ettore non riparato dall’armatura, lo uccide, fa strazio del cadavere.

Achille fa scempio del cadavere di Ettore

 

Priamo ed Ecuba si disperano. Achille esagera, dimostra aikìa, disprezzo per i morti. Si evidenzia il dissociarsi di Omero da quella “civiltà” aristocratica-guerriera.

- - - - - - - - Pira funeraria di Patroclo - - - - - - - - -

Libro XXIII – Si ri-compiange la morte di Patroclo. Banchetto funebre. Achille sogna. Rogo e tumulazione di Patroclo. Giochi funebri in onore di Patroclo. La Formula Uno dei cocchi, la box, la lotta greco romana, i cento metri piani, la scherma, il lancio del disco, il tiro con l’arco, il lancio del giavellotto: una sorta di mini olimpiade. Ulisse imbroglia e viene rimproverato!

 

Libro XXIV – Gli dei decidono che Achille debba rendere il cadavere di Ettore e avvisano Ettore e Priamo. Grande colloquio fra i due. Priamo riporta a casa il cadavere di Ettore. Pianti, rogo ed esequie, molto più maestose di quelle rese a Patroclo dai Greci. Con questo libro, l’ultimo, Omero si riporta alla civiltà che desidera: quella regnata dalla bontà e dal compatimento. Tutta l’Iliade precedente è barbarie. Qui invece l‘odio è terminato. Achille è convinto non dai doni di Agamennone, ma dal dolore per a morte d Patroclo e dalle preghiere e dal dolore di Priamo. La belva Achille è addomesticata, anche perché ormai è sazia di sangue. Onore a Ettore … dulce et decorum est pro patria mori …
Tuttavia ci si sta dimenticando che anche Achille morirà e che Troia sarà distrutta.

Considerazioni finali

- - - - - - - - A destra, di profilo, Maria Lia Guardini - - - - - - - -

Maria Lia Guardini, Professoressa “vera”, cioè colta e comunicativa. Voci raccolte fra i ragazzi di ieri, suoi alunni, la descrivono severa. Io stesso, da giovane studente, in altra città, ebbi professori “severi” che poi oggi sono quelli che ricordo con gratitudine, perché mi hanno formato, nella cultura e nel carattere.
Ciò che Lia (mi ha detto di chiamarla così … ho impiegato un po’ a riuscirci, ma ne sono orgoglioso) … ciò che Lia ha fatto è stato instradarci nella comprensione assai più che letterale, cioè nella comprensione del tempo di Omero, di un Omero intelligentemente contestatore di una civiltà guerriera, degli eroi (e non eroi) ivi descritti, degli dei pieni di vizi umani, del rapporto con gli dei del tempo, anche attraverso frequenti attualizzazioni dei comportamenti, delle situazioni, dei giudizi su persone e accadimenti.
Lia ha sollecitato in noi la curiosità, l’attenzione, la voglia di capire e di gustare un’opera che definire “pietra angolare” della letteratura non è una esagerazione.
Non è stata una lettura e commento, come forse taluno potrebbe intendere, del tipo “Università della terza età”, ma una lettura a casa e, “in aula”, l’esposizione dei nostri singoli interventi di ”alunni” che si inserivano nella ricca messe di suggerimenti, spunti e sottolineature che Lia sottoponeva al nostro ragionamento.
Il contributo che Lia offre non è per tutti. Infatti è solo per chi abbia il desiderio di ascoltarla. Già, perché di questo si tratta, del desiderio che Lia fa insorge in chi ha la fortuna di ascoltarla di arricchirsi (dell’Iliade), in quattro o cinque sedute, come io stesso – ad esempio – non mi ero arricchito in un intero anno di scuola. E dire che frequentavo il liceo Classico A. D’Oria di Genova, famoso per la sua severità ed esigenza soprattutto verso lo studio del mondo classico. Ora aspettiamo la prossima serie di letture: Eneide? Luciano? Plauto? Vedremo. Nel frattempo … grazie, Lia!

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INCONTRI – 15) ALESSANDRO AICHNER

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Aprile, 2012 @ 5:22 pm

Alessandro Aichner all'Associazione Culturale Lavisana

Detto altrimenti: volare necesse est, alzarsi … sempre di più … anche per i Trentini! Dall’aereo a reazione di Caproni ai moderni palloni frenati di Alessandro Aichner (this is Trento too!). Una ciliegia tira l’altra. ’Accademia delle Muse”: Enrico Fuochi vede alcuni “reperti storici” in casa di Cristina. Cristina è la nuora del Dr. Garbini, ufficiale medico a bordo della “Città di Milano”, nave  appoggio del dirigibile “Italia” del Comandante Nobile. Si recuperano foto. Enrico, esperto fotografo dilettante ma non tanto dilettante, le restaura. Nasce un libro, una mostra nelle gallerie a Trento, alcune riunioni in circoli privati e pubblici. Da ultimo, su iniziativa dell”Associazione Culturale Lavisana, Presidente Dr. Daniele Donati, a Lavis, presso la biblioteca comunale, la sera del 2 marzo scorso. Enrico, suo figlio Luca … elicotterista. Entrambi amici di Alessandro. Accanto ad Enrico e Cristina, a Lavis siede Alessandro Aichner, Trentino esperto di volo e – fra l’altro – anche di palloni frenati.

Alessandro, solo un cenno alle tue esperienze lavorative passate e attuali
La mia esperienza di lavoro è principalmente elicotteristica. Nel 1985 partecipai alla prima sperimentazione italiana di elicottero di soccorso coordinato da una centrale operativa ospedaliera (Viareggio). Nel 1987 fondai e feci “decollare” una società di elicotteri specializzata nel soccorso. La prima attività: il servizio di “Verona Emergenza“ che assieme a “Bologna Soccorso” furono i banchi di prova del 118, il numero unico del soccorso. Poi l’assegnazione della gara per il soccorso in Alto Adige (due elicotteri), poi la gara di Bergamo, quella di Brescia, poi nuovamente Verona, e infine le tre basi della Toscana in consorzio con altri operatori. Ho provato a partecipare a gare di appalto anche in Puglia, Basilicata e Calabria , ma non sono mai riuscito a vincere … In Alto Adige, nell’estate 1999 la società di elicotteri fu la prima in Italia ed unica fino ad oggi, a realizzare un servizio di elisoccorso primario notturno. (primario = con atterraggio presso il luogo dell’incidente). Nel 2000 ho ceduto la società ad uno dei primi gruppi finanziari privati italiani e mi sono dedicato alla famiglia e all’aerostato di Roma. Dal 1997 al 2002 vicepresidente Eurami – Stoccarda (società di certificazione di qualità per servizi di elisoccorso). Ora sono consulente aeronautico generico fisso. 

S. Ten. Comandante Pilota Martino Aichner

Come e quando è nata la tua passione per il volo in genere?
Papà è stato Sotto Tenente pilota sugli  aereosiluranti Savoia Marchetti SM 79 durante la II° guerra mondiale, decorato di medaglia d’oro VM. In  casa si respirava spesso aria di volo.  A 16 anni ho ottenuto il brevetto di pilota di aliante a Trento. In seguito quello di elicottero e infine la “abilitazione” all’aerostato frenato.

 

Aereosilurante Savoia Marchetti SM 79 (il "Gobbo maledetto")

 

 

 

 

 

La motivazione della medaglia d’oro a papà Comandante Martino?

Partecipava, quale capo equipaggio di apparecchio aerosilurante, alla luminosa vittoria dell’Ala d’Italia nei giorni 14 e 15 giugno 1942 nel Mediterraneo. Incurante della violenta reazione contraerea che gli danneggiava gravemente l’apparecchio, portava decisamente l’attacco ad un cacciatorpediniere nemico, che colpiva con grande precisione affondandolo.  Nuovamente colpito dalla reazione avversaria, ammarava con grande perizia, rendendo possibile il salvataggiio del personale di bordo. Cielo del Mediterraneo, 14 e 15 giugno 1942″. (La cronaca e la storia della medaglia d’oro al V.M. è raccontata  dal Capitano Martino Aichner nel suo libro “Il Gruppo Buscaglia – Aerosiluranti italiani nella seconda guerra mondiale”, Mursia 1991).

Come e quando è nata questa tua specifica passione?
Nel 2000, ho trovato in Internet il progetto dell’aerostato frenato “più grande del mondo” realizzato da due giovani italo –francesi di Parigi. Mi sono precipitato a trovarli ed abbiamo cominciato a lavorare per installarne uno in Italia, a Roma, con un anno di preparazione a Bologna. 

Il pallone frenato "Ottavo Colle"

Cosa è il pallone frenato?
E’ un aerostato a gas collegato a terra tramite un cavo che si può avvolgere attorno ad un verricello. I movimenti di salita e discesa sono dovuti allo svolgersi e riavvolgersi del cavo, diversamente rispetto a mongolfiere e palloni liberi. Frenato sta per vincolato. Tutti gli aerostati (palloni dirigibili mongolfiere) possono volare in modo vincolato cioè legati a terra con un cavo che ne limita l’ascesa. La differenza sta nel fatto che il pallone frenato può volare solo in modo vincolato. Ciò determina una specifica categoria nell’ambito degli aerostati. Il vantaggio del vincolo è di permettere voli brevi e ripetitivi e dunque di trasportare tante persone.

Quali sono i precedenti storici?
Henry Giffard, un francese che negli anni d’oro del volo in mongolfiera e in pallone, ha progettato questo sistema per trasportare passeggeri nel il cielo di Parigi,e in particolare durante l’esposizione universale del 1878. Poi sempre Giffard ha portato il sistema a Torino per l’esposizione universale del 1884.

C’è stato un utilizzo bellico?

Prima Guerra Mondiale

Fino dal 1794 le armate francesi furono dotate di aerostieri, osservatori piazzati sui palloni frenati per spiare le mosse del nemico (tradizionalmente, a  quell’epoca, gli austriaci e i prussiani). Gli austriaci impararono subito,a loro spese, i vantaggi dell’impiego degli aerostati, e così dopo poco li impiegarono, a loro volta. Nel 1849, durante l’assedio di Venezia da parte degli austriaci, vi fu il primo bombardamento aereo della storia. E gli Italiani, già durante le cinque giornate di Milano, nel 1848, utilizzarono le mongolfiere per lanciare volantini anti austriaci oltre le barricate e verso i paesi circostanti. Durante l’assedio di Parigi nel 1870 gli aerostati furono utilizzati per spedire la posta oltre le linee nemiche (servizio organizzato dalla Direzione delle Poste, con pilota a bordo e con regolare pagamento del francobollo!). Anche Leon Gamberlé, futuro primo ministro francese, più conosciuto con il soprannome di Gambetta, durante l’assedio, utilizzò un pallone per fuggire a Tours da dove poi raggiunse Bordeaux.
In quegli anni tutte le maggiori potenze europee si dotarono di corpi militari di aerostieri.
Durante la prima guerra mondiale, con l’entrata in campo degli aeroplani da guerra armati di mitragliatrici, gli aerostati divennero obbiettivi vulnerabili e il loro impiego come osservazione della prima linea nemica, cominciò a tramontare. I palloni frenati ritornarono operativi durante il secondo conflitto mondiale utilizzati, senza persone a bordo, come ostacoli alla navigazione aerea al fine di salvaguardare una determinata zona dal volo nemico.

Sopra Villa Borghese, Roma

Ci fornisci qualche dato tecnico?
Il Pallone frenato “più grande del mondo” ha un’altezza da terra di 35 metri (quando sta fermo al suolo). Ha un cavo di vincolo di 150 metri di lunghezza cui si deve aggiungere l’altezza dell’aerostato, per ottenere l’altezza massima raggiungibile (185 metri). L’involucro, il pallone vero e proprio, ha un diametro di 22 metri. Compresa la navicella dei passeggeri (da vuota), il peso complessivo dell’aerostato è di 2,5 tonnellate.
Il gas contenuto nel pallone è elio, e la quantità contenuta nell’involucro, può sollevare 5,5 tonnellate. La capacità di sollevamento netta ( o utilizzabile) è, per differenza, di 3 tonnellate. Di queste, 2000Kg sono il così detto “carico utile” ( utilizzabile per sollevare fino a 30 passeggeri); i 1000 Kg che rimangono sono la trazione operativa di funzionamento. Il sistema permette di salire e di scendere alla velocità di 1 metro al secondo; sono necessari quindi di due minuti e mezzo per salire a 150 metri, ed altrettanti per scendere. Nelle condizioni di peso descritte si può volare con un vento che raggiunga i 15 Km/h. Oltre questa intensità di vento bisogna diminuire, progressivamente, il numero di passeggeri imbarcati. Si può continuare a volare fino al limite di 50 Km/h, oltre il quale è necessario sospendere l’attività di volo e ancorare a terra il pallone. Un vento che soffi a 50 Km /h è un vento molto forte! Ho scoperto a mie spese, che il “Ponentino”, il vento romano che rinfresca i pomeriggi estivi, al di sopra dei tetti delle case , supera abbondantemente i 50 Km/h.

... anche per i bambini ...

Parliamo un po’ della letteratura
Sugli aerostati è stato scritto moltissimo. Per oltre cento anni l’aeronautica è stata rappresentata solo dagli aerostati. Più degli aeroplani, gli aerostati hanno suscitato nell’animo umano l’espressione poetica del volo, sia per aver realizzato il sogno millenario, che per la loro stessa natura: silenziosi e trasportati dal vento. Poiché io sono una delle persone meno indicate per parlare di questo argomento, mi limiterò alla accezione bibliografica del termine, indicando di seguito quelli che ritengo i più significativi, fra i pochi libri che ho letto sull’argomento, e tra i tantissimi che sono stati scritti.

– Il più illustre riferimento è certamente : L’Aeronautica Italiana nell’immagine 1487 1875
di Timina Caproni Guasti e Achille Bertarelli, edito dal Museo Caproni – Milano nel 1938.
Edizione prestigiosa di un libro oggi introvabile, conservato al museo Caproni di Trento.
Partendo dai disegni di Leonardo da Vinci, elenca tutti gli studi sul volo pubblicati prima del 1784. Da quella data iniziano le ascensioni degli Italiani, elencate progressivamente e con grande dovizia di particolari, per terminare con la conferenza sull’aeronautica del professor Colombo a Milano nel 1875. Poi inizia la sezione delle immagini: stampe d’epoca e riproduzioni di quadri.

Il Comandante Martino Aichner, qualche anno dopo

– Un manuale completo che assomiglia ad una vera enciclopedia sull’argomento è il libro “Aerostati “ di Marco Mairani – Silvana Editoriale, oggi in nuova veste con il titolo “i Palloni Volanti” per i tipi della Hoepli.

– I palloni della guerra, di Giuseppe Magrin edizioni Gaspari

– Ascensioni di guerra, di Francesco Pricolo stampa Policrom – Roma

– E infine “L’Aeronautica a Bologna” di Raimondo Ambrosini, edito dal Comitato Bolognese per la Flotta Aerea Nazionale.

Il “motore” per la salita e quello per la discesa
Per salire é sufficiente rilasciare il sistema frenante e il pallone si alza rapidamente svolgendo tutto il cavo di vincolo. Il motore per la salita è dunque la stessa trazione verso l’alto dovuta al gas contenuto nel pallone.
Per scendere un motore elettrico collegato ad un verricello di tipo navale riavvolge completamente il cavo riportando a terra il pallone. In caso di interruzioni nella fornitura di corrente elettrica vi è, di scorta, un motore diesel che aziona direttamente il verricello.

Le tue realizzazioni
“L’Ottavo Colle” così si chiamava il pallone frenato che ha volato continuativamente per tre anni sulla città di Roma, partendo dalla base di Villa Borghese. Prima di Roma ho installato, per un anno, il pallone frenato ai Giardini Regina Margherita di Bologna. Ho potuto così mettere a punto le procedure per farlo funzionare, addestrare il personale e collaudare l’intero sistema. 

... la parte più difficile del progetto ...

Le autorizzazioni necessarie
Omologazione di tipo per l’Italia (oggi superata da quella europea) certificato di navigabilità, immatricolazione, autorizzazione all’impiego per trasporto pubblico di passeggeri, autorizzazione del comune di Roma, autorizzazione dei Vigili del Fuoco, autorizzazione della Prefettura relativa alle manifestazioni permanenti, nulla osta delle Belle Arti (difficilissima da ottenere!), autorizzazione dell’ente di controllo aeronautico ENAV, Autorizzazione della direzione di circoscrizione aeroportuale competente, e per finire autorizzazione dell’ISPESL .. questa non era contemplata , ma la ho voluta io in più … e ho spiazzato tutti!

Applicazioni possibili
Essenzialmente turistiche, si vede dall’alto una città, una località turistica, un sito archeologico…
L’aerostato vincolato è un mezzo eccellente anche come spazio pubblicitario.
Il pallone è così grande, che il marchio dello sponsor diventa perfettamente identificabile già da alcuni chilometri di distanza! Infine è una piattaforma ideale per condurre esami fisici e chimici dell’ atmosfera alle varie altezze. Il CNR, a più riprese ha effettuato dei prelievi di campioni di atmosfera ad altezze comprese tra i 10 e i 150 metri , utilizzando l’aerostato di Bologna prima e Roma poi, concordando le date e gli orari di specifico interesse.

Costi e ricavi
Il pallone frenato di Roma ha trasportato, in tre anni, poco meno di 120.000 passeggeri, con una media di 40.000 passeggeri /anno, quasi come una piccola compagnia aerea. Il prezzo medio richiesto era di 10 euro a passeggero … e i conti sono presto fatti per ciò che riguarda i ricavi. In merito ai costi invece, per fare funzionare l’aerostato e garantire i turni necessari, sono necessarie dodici persone, oltre ad un servizio ininterrotto di sorveglianza. Aggiungendo infine le assicurazioni aeronautiche, la concessione dello spazio di Villa Borghese, e l’energia elettrica (l’unico costo variabile ) si arriva approssimativamente ad equiparare i ricavi. L’utile della attività è affidato quindi alla vendita degli spazi pubblicitari.

Roma dall'alto

Pallone frenato, mongolfiera, dirigibile oggi: loro utilizzo, diversità e affinità
Dal 1960 le mongolfiere e i palloni sono ritornati a innalzarsi nei nostri cieli, dopo una pausa di molti decenni. Le mongolfiere e i palloni per pura attività sportiva, mentre i dirigibili, che stanno riprendendo piede molto lentamente, sono impiegati soprattutto per pubblicità. E’ interessante notare che più di una casa produttrice di aerei, ha nel suo reparto ricerca & sviluppo, un qualche gigantesco progetto di dirigibile lì, fermo da anni che attende.

Per chiudere: palloni frenati in Trentino?
Il Trentino è un territorio adatto ai palloni liberi e alle mongolfiere. I palloni frenati non sono indicati, e poi …c’è a concorrenza delle montagne! I palloni frenati sono ottimi in pianura, in assenza di rilievi dalla cui sommità si possa gustare il panorama.

Però potremmo fabbricarli, in Trentino … Grazie, Alessandro e … complimenti!

 

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CAT, COMUNITA’ AUTONOMA DEL TRENTINO (ovvero PAT): provvedimenti anti crisi

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Aprile, 2012 @ 11:01 am

In navigazione, in solitaria

Detto altrimenti: l’  “artigiano solitario” ,  una risorsa locale da non sprecare, anzi da valorizzare, ovvero ritorno al futuro … Dobbiamo riuscire ad evitare che il prezioso know how di tanti nostri piccoli e preziosi artigiani che lavorano “in navigazione solitaria” vada perso per mancanza di successori. Ecco un altro possibile intervento, a fianco di quelli già lodevolmente adottati dalla CAT, Comunità Autonoma Trentina (cioè dalla PAT), per invertire l’andamento della crisi economica.

Sarà capitato anche a voi … no, non di avere una musica in testa, come cantava la Carrà, ma di conoscere una persona, un vostro amico, il quale, da solo, manda avanti una piccola attività artigianale, quale un’officina o un piccolo laboratorio di falegnameria.

In officina, in solitaria

Da solo. Io ne conosco diversi. Si tratta di persone preziose, persone che ti risolvono ogni tipo di problema, anche atipico. Ad una di esse, ad esempio, ho mostrato le foto di una scaletta in acciaio che un’imbarcazione da regata come la mia, un FUN, utilizzava per la risalita dall’acqua, dopo una nuotata, durante l’utilizzo crocieristico della barca. Ebbene: dalle foto me ne ha riprodotto una identica. E’ solo un esempio, ma se non è capacità e genialità questa …. Sarà capitato anche a voi … di pensare: ma quando il mio amico cesserà l’attività, a chi mi potrò mai rivolgere? Ad un paio di loro, separatamente, ho posto alcune domande. Le risposte sono state sostanzialmente identiche. Io mi sono limitato a fonderle in una serie di risposte comuni.

Come mai lavori da solo nella tua officina/laboratorio?
Non ho figli cui trasmettere il mio know how.

...legno ...

Ma allora, perché non hai assunto qualcuno, un estraneo, da formare al tuo prezioso mestiere … che il tuo prezioso know how non vada perso …
L’ho fatto e più di una volta. E quando la persona si è formata, quando cioè io ho terminato di sostenere i costi della sua formazione sul campo, gli “allievi” si sono licenziati, attratti dalla grossa azienda di turno.

Ma adesso, forse, data la diversa situazione economica, costoro potrebbero essere interessati da una proposta del genere.
Si, ma il peggioramento della situazione economica riguarda anche me. Il lavoro è calato di molto e così i margini di guadagno e quindi la possibilità i sostenere costi aggiuntivi (della formazione, n.d.r.). E’ un po’ il cane che si morde la coda.

Allievi

Allievi

Non del tutto, perché alla fine l’ “allievo”, chiamiamolo così, dovrebbe poter acquistare l’avviamento, cioè dovrebbe riconoscermi un prezzo a fronte della cessione dell’azienda, cioè a fronte della cessione in suo favore del “complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, compreso l’avviamento”. E il più delle volte gli “allievi” non avrebbero queste somme.

Bè, se questo è il problema, teoricamente (ripeto: teoricamente) è di assai facile soluzione. L’Ente Pubblico Comunità Autonoma del Trentino (la ex PAT, si diceva) anche tramite i Comuni, redige un inventario di queste potenziali joint venture, eroga contributi a fondo perso per la formazione sul campo del tuo “allievo” e alla fine finanzia a tasso agevolato l’acquisto dell’azienda da parte dell’ “allievo”.

Sarebbe bello, me lo auguro … sarebbe un bel vantaggio, per me, per i potenziali allievi e per la stessa Comunità Trentina, la quale potrebbe continuare a far conto su una tradizione artigianale affinatasi attraverso molte generazioni.

Una scuola sul mare; il "legno" Palinuro, "nave goletta"

Altra ipotesi: e se la Comunità Autonoma del Trentino (PAT) ti chiedesse di trasformare la tua officina in una scuola per un gruppo di allievi? D’altra parte gli allievi motoristi, nocchieri etc. per la Marina Militare si addestrano sul (legno) Palinuro e sul Vespucci, in mare aperto … e anche qui, i tuoi allievi, si addestrerebbero nel mare aperto della vita!

Disponibilissimo! Per un certo verso si moltiplicherebbe l’effetto dell’intervento ipotizzato prima.

E voi, amici lettori del blog,  cosa ne pensate?

 

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