Conosciamo il nostro Stato, in quale stato siamo …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Aprile, 2012 @ 8:22 am ÂDetto altrimenti: “Rem tene, verba sequentur” (Cicerone) : abbi chiaro il concetto che vuoi esprimere. Le parole, poche, quelle necessarie, ti verrano da sole. E allora …. “multa paucis”, esprimiamo importanti concetti con poche parole, con un nuovo “lessico familiareâ€. L’Italia è casa anche nostra. Cerchiamo di capire cosa ci manca per comprendere come è amministrata. Già , perché se lo Stato va male, travolge anche la nostra Comunità Autonoma Trentina.
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 Il bilancio
Un bilancio è composto dallo stato patrimoniale (consistenza e valore dei beni che possiedo) e dal conto economico (nell’anno, ho guadagnato o perso?). Poi vi può essere anche il prospetto fonti-impieghi: cioè da dove ho preso i soldi e dove li ho messi. Parliamone.
Aspetto finanziario: incasso più di quanto spendo o al contrario …
Quando si parla di bilancio dello Stato, in realtà , purtroppo,  si parla solo di flussi finanziari: se lo Stato incassa più di quanto spende, si dice che c’è un avanzo che va a ridurre l’indebitamento pubblico. Al contrario se le uscite superano le entrate, si ha un deficit che viene coperto con l’incremento dell’indebitamento pubblico.
Aspetto patrimoniale: quanto vale il mio patrimonio?
Vi è poi il patrimonio dello Stato, cioè gli immobili, le sue società etc. (attivo patrimoniale). Diminuito dei debiti (passivo patrimoniale) ci dà il valore patrimoniale netto, che può essere valore attivo, se l’ammontare dell’attivo supera l’ammontare del passivo, e valore passivo in caso contrario.
Aspetto economico: produco utili o perdite?
Nell’anno, lo Stato ha guadagnato o ha perso? Si, perché io posso vendere un immobile a meno di quanto a suo tempo lo acquistai: miglioro la finanza perché incasso denari, ma registro una perdita economica. Tuttavia il concetto di utile economico non può applicarsi allo Stato che deve costruire strade, occuparsi dell’ordine pubblico, delle scuole etc. anche se non ne trae un utile economico.
In questa sede, lasciamo da parte gli aspetti economici e rivolgiamo a nostra attenzione all’aspetto finanziario e, marginalmente, quello patrimoniale.
Finanza
Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare, diceva Seneca. Quindi innanzi tutto la politica deve avere un “Programma di Governo†(meglio se contenuto in una decina di pagine), corredato di un “Piano Strategico†che preveda gli andamenti e i corsi degli avvenimenti. In particolare deve saper prevedere se ci sarà un avanzo o un disavanzo finanziario ovvero se l’indebitamento pubblico aumenterà o diminuirà .
Voglio fare alcune “coseâ€. Quindi ho bisogno di denaro. Questo è il mio fabbisogno finanziario. Dove trovo i soldi? Questa elencazione è la “copertura finanziariaâ€. Ora, sarebbe bello per i cittadini che lo Stato offrisse loro un prospetto finanziario “Fonti-Impieghi†cioè mostrasse da dove e con che priorità lo Stato prende (tutti) i denari (elenco dele fonti) e verso dove e con quale priorità  destina (tutti) i denari che ha raccolto (elenco degli impieghi). Il tutto per voci raggruppate in modo omogeneo cioè per raggruppamenti chiari, leggibili, significativi e comprensibili e non per raggruppamenti disomogenei e quindi non significativi, illeggibili e fuorvianti. Questo per tutte le voci. Non come oggi talvolta avviene, solo  in modo assolutamente parziale, del tipo: “Quanto ricaviamo dall’evasione fiscale lo destiniamo a ridurre le tasse†oppure, “Aumentiamo le accise sulla benzina per finanziare le Cinque Terreâ€. Si, vabbè, ma il resto …?
 “Pecunia non olet”, il denaro non ha odore, rispose l’imperatore Vespasiano a chi gli faceva notare che i vespasiani pubblici a pagamento che aveva fatto installare sarebbero stati maleodoranti. Il denaro non ha il cartellino, diciamo noi, e invece questo cartellino dobbiamo metterlo, oggi, ad ogni euro in circolazione … ma  la tracciabilità  non può essere solo del denaro privato, ma anche di quello pubblico, a maggior ragione. Le “scatole cinesi” e i “flussi di denaro cinesi” non devono esistere, nè nel privato nè tanto meno nel pubblico.
L’aspetto patrimoniale
E’ trascurato. Troppo. Da tutti. Media compresi. Alcuni esempi:
1) Dalla trasmissione televisiva Report abbiamo appreso che da anni la Croce Rossa Italiana non presenta al Ministero competente il proprio bilancio, come invece prescrive la legge. Nel frattempo sarebbero mancati all’appello (sic!) numerosi immobili di sua proprietà , mentre altri, fra cui ville imponenti in posizioni splendide, sarebbero lasciate andare in rovina. Domando: chi ha permesso o voluto tutto ciò? Di quanto nel frattempo si è impoverito il patrimonio pubblico?
2) La Reggia di Carditello (Na): un gioiello in pieno sfacelo. Domande? Come sopra.
3) Il preziosissimo mobilio storico della Reggia di Venaria Reale (To) è stato rubato, portato via con i TIR! Domande? Come sopra.
4) Come si evolve il valore ed il patrimonio netto (al netto dei loro debiti, di cui fra l’altro non si parla mai) delle SpA pubbliche statali (e delle banche sovvenzionate con denaro pubblico) i cui top manager sono sempre pagati a livelli stratosferici “a prescindereâ€? Domande? Come sopra.
Altro dirvi non vo’
che lunga elencazion non vi sia grave …
L’informazione
L’informazione data ai cittadini è troppo saltuaria ed episodica. Essa viene data soprattutto quando “fa notizia†e viene interrotta quando vi è un altro argomento che “fa altra notiziaâ€. Chiodo scaccia chiodo e noi ci indigniamo, di volta in volta, solo per l’ultima informazione ricevuta, dimenticando le altre. “Quo usque tandem abuteris patientia nostra?” E ci risiamo con Cicerone … fino a quando si potrà contare sull’abuso della nostra capacità di sopportazione?
La comunicazione
Dopo essere stati informati, possiamo e dobbiamo comunicare. Comunicazione, communis actio, azione comune, confronto consapevole. Spesso confusa con l’informazione. Quanto costa un’ora di sosta? Un euro. Questa è informazione. Siamo ammessi a ragionare insieme sulla politica della mobiltà cittadina? Questa è comunicazione. Infatti, anche la tecnologia si è evoluta e dalla IT, Information Technology si è passati alla ICT, Information Communication Technology.
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FUNIVIA DEL BONDONE: BICICLETTE IN MONTAGNA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Marzo, 2012 @ 11:24 amDetto altrimenti:Â valorizziamo i dislivelli e le piste ciclabili, due importanti risorse trentine
Tempo fa auspicai la valorizzazione di una risorsa trentina: i dislivelli, e non solo per lo sci. Ad esempio, infatti, con la nuova funivia del Bondone, si potrebbero intercettare le comitive di cicloturisti che già provengono da Passo Resia diretti a Verona o a Riva del Garda, (e farne arrivare di ulteriori) portandole in Bondone e da lì farle planare verso ovest (Aldeno, km. 22) o verso sud (Lagolo, Cavedine, Dro, Arco, Riva, km. 45 circa), realizzando e “vendendo†un nuovo prodotto turistico unico in Europa: “Da Passo Resia a Merano, Bolzano, Trento, Monte Bondone, Rovereto/Riva del Garda, Verona, Mantova, in pista ciclabile e per la tratta Riva-Peschiera in battelloâ€. Prodotto turistico unico, dicevo, quanto a dislivelli e a varietà di ambienti. Quanto a lunghezza il percorso sarebbe secondo solo alla ciclabile del Danubio.
Bici in montagna: di fronte alla carenza di neve e di soldi, potrebbe essere un prodotto integrativo dell’offerta turistica trentina.
Bici in Trentino: si veda il mio post di qualche giorno fa sul Bicigrill di Nomi: le due Comunità Autonome Trentina e Sud Tirolese hanno una grande opportunità : attribuire centralità al progetto di un sistema bi-comunitario (cioè regionale) di piste ciclabili, attraverso il loro sempre migliore raccordo e manutenzione, attraverso l’organizzazione e la vendita di tutti i prodotti turistici connessi: guide, accompagnatori, organizzazione di viaggi, trasporto bagagli, noleggio bici, prenotazione alberghi etc., come oggi già fanno sulle nostre ciclabili organizzazioni di fuori regione. Magari finanziando l’avvio di Cooperative di giovani.Â
Subito dopo la mia proposta ci fu una presa di posizione contraria della SAT: bici in funivia in Bondone? No! Io mi imito a registrare che la Rivista Nazionale del CAI, di maggio giugno 2011 apre con una copertina e con un copioso articolo dedicato ai percorsi ciclistici in montagna.
Da iscritto al CAI Sezione Ligure da quasi 50 anni, da ex Istruttore Sezionale di Alpinismo (iniziai ad arrampicare sui sassi della Liguria insieme ad Alessandro Gogna, ai fratelli Calcagno, a Lorenzo Pomodoro, ai fratelli Vaccari, etc., ma poi le nostre “strade alpinistiche†si divisero!), da Trentino acquisito da 25 anni, velista e non motoscafista, subacqueo in apnea e non con le bombole, ciclista e non motociclista, compagno di studi e di militare del past President del CAI, Roberto De Martin, già frequentatore e conoscitore delle pareti del Brenta e delle Pale di San Martino, amico del grande compianto Michele “Micel†Gadenz del “Rifugio Rosettaâ€, non auspico certo che le montagne siano invase dai ciclisti. Auspico invece che tale attività sia regolamentata e rigorosamente incanalata su apposite piste ciclabili riservate (a fianco delle strade o delle piste da sci già esistenti, ad esempio) liberando i sentieri sui quali oggi essi transitano contestati da molti, sentieri che invece potrebbero essere loro rigorosamente interdetti. Pertanto, ciclismo montano come risorsa economica e come rispetto dell’ambiente.
Concludo: il 29 marzo ho percorso in 61 km le nuove ciclabili della Busa del Garda: partendo da Riva sono andato a cercarmi quella che dal ponte romano di Ceniga, scorre lungo la base della montagna per poi, da Dro a Pietramurata, arrampicarsi fra i boschi là dove si sta lodevolmente realizzando una piazzola per l’atterraggio degli elicotteri di soccorso agli alpinisti incidentati. Raggiunto Sarche, nel ritorno, dopo una doverosa visita al bel Lago di Cavedine, sono tornato verso nord a Pietramurata ed ho percorso verso sud la ciclabile Pietramurata-Dro, alla scoperta del nuovo tratto Vecchia Centrale Idroelettrica Austriaca – Dro. E quindi a Riva.  Che dire? Insieme al mio compagno di pedali ci siamo fermati una decina di volte a fotografare scorci bellissimi ed interessanti, che senza la ciclabile non avremmo mai visto. Complimenti quindi ai Sindaci della Busa!
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E allora, “scaliamola” questa montagna, il Bondone, che vorrei vedere reclamizzato come“Trento 2000†e valorizziamo i circuiti delle ciclabili anche attraverso i nostri dislivelli!
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ESODATI: EQUITA’ ANCHE PER I LORO DIRITTI ACQUISITI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Marzo, 2012 @ 7:23 pmDetto altrimenti: cosa si intende fare per gli esodati?
Esodato (bruttissimo neologismo da “esodo”, azione di colui che se ne va, lascia, abbandona, in questo caso, il lavoro) è l’ex lavoratore il quale, avendo previsto che entro breve avrebbe ricevuto la pensione, ha accettato di dimettersi o è stato “dimesso†e che ora, a seguito dell’innalzamento del periodo per potere ricevere la pensione, si trova senza lavoro senza pensione per alcuni anni. Che fare? Qualcuno lo deve sostentare, ovviamente.
A mio sommesso avviso era ed è un diritto acquisito anche il diritto che questi lavoratori erano convinti a buona ragione fosse tale, cioè “acquisitoâ€, di poter far conto sulla legge che vigeva al momento della loro uscita dal mondo del lavoro.
Infatti non possono essere acquisiti solo i diritti alle super retribuzioni, super pensioni, super liquidazioni, super benefit scandalosi di politici, bancari, burocrati e manager pubblici (o anche privati, se ricevono contributi o finanziamenti pubblici). Come pure sembrerebbe ingiustamente acquisito il diritto a continuare a far finanziare partiti politici che non hanno più alcuna rappresentanza in parlamento e che poi si trasformano in fondazioni o le creano e che poi … insomma avete capito (comunque “a loro insaputa†per carità …).
Il TG3 sera del28 marzo 2012 ha interrogato alcuni parlamentari di tutti i partiti sul problema degli esodati: i parlamentari hanno chiaramente mostrato di non sapere “cosa†fossero costoro (“Esodato? Chi era costui, direbbe il Manzoni) e comunque di non conoscere nemmeno l’esistenza del problema.
Il governo però li conosce. Pare infatti avesse previsto che costoro sarebbero stati  70.000 e pertanto si sarebbe preparato a sostenere economicamente tale massa di esodati. Ora invece sembra che gli esodati possano essere oltre 300.000. Ed allora, prima di imporre altre tasse a carico della popolazione, innanzi tutto si recuperino risorse finanziarie a carico degli sprechi e delle esagerazioni cui si accennava sopra.
Riforma del lavoro? Ok, ma non solo dei licenziamenti, e non solo di una parte dei lavoratori, ma anche delle retribuzioni, di tutte, comprese quelle oltre €350.000 all’anno! Una rivisitazione completa anche di questo aspetto si impone. Altrimenti sarà una mezza riforma. Oppure mi verrà a significare (per dirla con Camilleri) che la riforma non se ne occupa perchè “quello” non è lavoro. Fate vobis.
Ora, poiché questo mio scritto potrebbe essere interpretato a critica un po’ di tutti i settori della politica, vorrei pregare di non etichettarlo come “antipoliticaâ€, lungi da me …  che invece anelo ad un po’ di vera politica, cioè di interesse per la Polis, per lo Stato, cioè per tutti i Cives, i Cittadini … Se poi proprio volete etichettarlo, definitelo per quello che è: contro questo modo quanto meno superficiale di fare politica.
Intendiamoci: se non fossero intervenuti i Presidenti Napolitano e Monti, avremmo preso la via della Grecia. Quindi, grazie, Presidenti, grazie!  Tuttavia un mio importante e notissimo capo in una società trentina della quale ero direttore, una volta mi disse: “Non dobbiamo soffermarci a elencare ed elogiare le cose fatte bene. Questo è semplicemente il dovere di ognuno. Vediamo piuttosto ciò che ancora non va†Ed era un Trentino molto, molto noto … vi assicuro … un Presidente anche lui … chi mi conosce indovinerà : lo aspetto nei commenti al post.
P.S.: Stime errate? Mi ricordano il Gen. Custer, il quale aveva mandato un soldato in cima alla collina a stimare quanti fossero gli indiani che si accingevano ad attaccarlo. “Sono 20.004, Signor Generale: uno di sentinella a ciascuno dei quattro angoli dell’accampamento e gli altri … saranno …. 20.000â€.
INCONTRI – 14) MERY MODENA, BICIGRILL DI NOMI (TN)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Marzo, 2012 @ 6:37 am ÂÂ
Detto altrimenti: un utente del bicigrill osserva; Accoglienza, Cordialità  ed Ospitalità Trentina, prima ancora che semplice ristorazione e assistenza tecnico-ciclistica, che pure non difettano!
Da due anni pensionato e dopo una parentesi di 20 anni (!) sono di nuovo ciclista. Mentre tanti anni fa, spinto dalla vigorìa giovanile, quasi snobbavo le piste ciclabili sia perché ve ne erano poche sia perchè  “non erano in salitaâ€, oggi le apprezzo moltissimo anche se, dopo un po’ di allenamento, sono ben riuscito a rifare il Bondone da Aldeno. Ma di rifare il “giretto†Trento, Bosentino, Telve di Sopra e di Sotto, Passo del Manghen, Val Floriana, Trento (fatto anni fa con con l’amico Lino) non se ne parla nemmeno! Tanto meno quell’altro “giretto†che feci in Piemonte con l’amico Paolo: Cesana Torinese, Monginevro, Lautaret, Galibier, Telegraf, Moncensio, Città di Susa, Cesana Torinese  … che dire? Viva la gioventù! L’anno scorso piuttosto, mi sono iscritto all’Associazione ciclistica UISP … insomma, ho ricominciato in modo più umano! E questo mio ritorno all’antico bene si sposa con una crescente cultura bicicloturistica del Paese in generale e della nostra Regione in particolare. Il che è un fatto molto positivo. Si veda, al riguardo, quanto è accaduto in Olanda, raccontato nel mio post del 28 febbraio 2012. Orbene, a forza di fare piacevolissime soste al Bicigrill di Nomi, di bermi un succo di frutta o un caffè sempre accompagnato dal sorriso della Mery, ho pensato di realizzare questo “Incontroâ€.      Â
Mery, come è nata in voi l’idea di dedicarvi a questo tipo di attività ?
Vi sono stata chiamata dopo un solo anno di gestione da parte della FIAB
Siete subentrati a precedenti gestori o avete operato ex novo? In altre parole, come si è creato ed evoluto l’ “avviamento�
Praticamente è stata una gestione ex novo, avendo dovuto organizzare tutto
Quante persone vi lavorano?
Cinque, a rotazione, me compresa
Una curiosità . Chi è il “capo†della vostra organizzazione?
Sono io stessa
Quali investimenti avete effettuato sulla struttura?
Il chiosco era vuoto … fai tu
Qual è la tipologia dei vostri clienti?
Di tutte le categorie: sportivi impegnati, pensionati, comitive di turisti stranieri e italiani, giovani …….
Ho notato che il vostro Bicigrill è frequentato anche da non ciclisti
Sai, essendo contiguo anche alla strada carrozzabile, abbiamo spesso famigliole, contadini, operai, motociclisti … insomma, è una struttura che svolge una funzione plurima
Ho notato che moltissimi vostri clienti sono diventati anche vostri amici, il che vi fa onore
Se l’avventore si trova bene, ritorna, e a forza di “ritornarci e ritrovarci†si diventa amici, anche se la parola è molto impegnativa. Tuttavia è indiscutibile che il rapporto che si instaura è quanto meno di reciproca disponibilità e simpatia
Il ponte in costruzione: come cambierà la viabilità della pista ciclabile?
Se il bicigrill sarà “tagliato fuori†da un eventuale nuovo diverso percorso ciclabile, probabilmente molti ciclisti non vi si fermeranno più. No so se è prevista una sua ricollocazione in altro sito
Per evitare ai cicloturisti l’attuate pericoloso attraversamento del ponte automobilistico, invece di costruire un ponte che riporta i ciclisti dalla destra alla sinistra Adige, non sarebbe bastato, due km a monte, far proseguire la ciclabile sulla sinistra Adige anziché spostarla per questi stessi 2 km sulla destra del fiume, e invece spostare semplicemente il Bicigrill dalla destra alla sinistra Adige? In tal caso la spesa sarebbe stata assolutamente minore e i tempi di realizzazione brevissimi! Il tracciato della ciclabile a sinistra Adige esiste già , sarebbe bastata un’asfaltatina …
Di idee, parole e commenti ne abbiamo sentiti tanti. Certo che la soluzione cui accenni avrebbe potuto risolvere più rapidamente ed economicamente il problema. L’attraversamento del fiume da parte dei ciclisti locali non provenienti dalla ciclabile si sarebbe potuto ovviare con un paio di semplici raccordi ciclabili
Non sono aggiornato: ho solo letto sul giornale che avreste problemi con la concessione e a mia volta ho scritto una lettera alla stampa locale per testimoniare l’ottima qualità del vostro servizio. Chiedo: in che termini esiste il problema?
Be’, abbiamo un contratto che si rinnova di vota in volta e non ci è stato disdettato. Tuttavia nel frattempo il Comune ha lanciato un bando di gara per la gestione della struttura (?) al quale noi non abbiamo ovviamente partecipato … staremo a vedere
Grazie Mery. Come utente del bicigrill non posso nè voglio entrare nella questione dei vostri rapporti con i soggetti concedenti. Ti auguro comunque che si tenga conto dei vostri  risultati, e cioè l’ottima qualità del servizio e soprattutto i rapporti umani che avete saputo creare fra voi e la vostra utenza, la quale testimonia l’alta qualità della vostra “ACCOGLIENZA TRENTINA†dei turisti. Infatti già due volte, a me che conosco un po’ il tedesco, è capitato di ascoltare i commenti ammirati di ciclisti d’oltralpe sul rapporto amichevole che essi vedevano instaurato fra voi e i ciclisti “nostraniâ€, in un clima di accogliente familiarità . Che poi è ciò che maggiormente contraddistingue ogni migliore servizio turistico: la qualità dell’ospitalità trentina deve essere prevalente rispetto ad una eventualmente superiore qualità del “servizio†in senso materiale. In altre parole, ho riscontrato che si predilige molto di più la qualità dei “modi dell’accoglienza†rispetto a quanto servito sul vassoio delle portate, il quale tuttavia, da voi, non è certo deficitario.Â
Infine mi domando: il sistema delle ciclabili Trentine ha ormai valenza provinciale ed anzi deve crescere a DIMENSIONE REGIONALE, come elemento importante della attrattività turistica trentina e sudtirolese. Non mi sembra conveniente quindi lasciare l’organizzazione delle singole tratte della rete ciclo-viaria e dei relativi servizi di supporto a ciascun Comune interessato per vari motivi: 1) occorre creare una immagine omogenea dell’Offerta Trentina, SUL VOSTRO STANDARD DI ACCOGLIENZA; 2) i ponti sono costruiti con denari della PAT; 3) in fase di crescita si decentra, in fase di recessione (quella attuale, purtroppo) si accentra; 4) occorre ricondurre le componenti della rete a sistema funzionale, non a semplice somma di addendi.
SISTEMA FUNZIONALE REGIONALE che ai sempre più numerosi cicloturisti che transitano sulle nostre ciclabili anche in folti gruppi e a più tappe gioraliere, ad esempio da Passo Resia al Garda Trentino, offra ciò che troppo spesso viene offerto da organizzazioni di fuori regione: la pianificazione del viaggio, il trasporto a monte con bus o funivia, il noleggio della bicicletta, l’accompagnamento, il trasporto bagagli, le prenotazioni alberghiere, l’assistenza medica e meccanica, depliant con le informazioni turistiche, etc.. E se deve e può essere solo un SISTEMA REGIONALE, per il Trentino la materia deve e può essere gestita solo dalla Provincia.
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BOCCADASSE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Marzo, 2012 @ 7:00 am
Detto altrimenti: intermezzo di poesia che sa di focaccia genovese
Alla TV è ripresa la serie del Commissario Montalbano, la cui eterna fidanzata Livia abita a Boccadasse. Bucca d’ase, bocca d’asino … E’ una piccola baietta che forma un’ansa somigliante alla “bocca spalancata di un asino” , antico borgo di pescatori ormai completamente inglobato dentro  la città di Genova, il quale ha però mantenuto le caratteristiche architettoniche originali di fine ‘800. Ci si arriva facilmente a piedi scendendo per una creuxa (stradicciola pedonale) dalla paseggiata del Corso Italia, là dove questa finisce, verso est, “chiusa” dalla Chiesetta del Borgo, adornata di ex voto di marinai scampati al naufragio: quadri, fotografie, modellini di velieri …
Ecco come l’ha vista, ben tredici anni fa, mio figlio Edoardo, oggi trentenne:
          “Boccadasse”
Degli anziani pescatori e di reti più ruvide,
appress’al varco uman
de l’abisso,
sottile serba l’eco antica
Boccadasse, e quell’innomato odor
d’anni votati alla pira.
Ti vidi in grazia di neve,
nell’abito scomodo pei tetti tuoi sorpresi.
Ti vidi quando i sassi balzellavo
sul blu che t’appaga.
E ti vedo adesso, anfiteatro sul tardo mover
de’ gozzi,
ti vedo.
Son l’alieno.
son io il mondo che,
pria del tempo,
pur fu.
Al freddo bagno di luce,
seguo l’onde a macchia fuggir
via via più scure;
d’intorno, piangono secche sorti
quei legni traditi, or di raminghi felini
un soppalco.
Nel volger le spalle
al caro fraseggio de l’acque
saluto il guscio d’origine,
ma ‘l ligure mar a sua grand’arte
queta dei ciottoli gli spigoli,
e ‘l mio passo fa mesto.
Ed ecco come l’ho vista io, qualche anno fa
“Boccadasse”
A fine settembre alle sei di mattina è ancora buio. Non siamo in molti con cane e guinzaglio in Corso Italia. D’altra parte Ilios, un bel dalmata di tre anni dal carattere dolcissimo, aveva ormai iniziato a passeggiare discretamente per il corridoio sino alla porta di casa, facendo tintinnare la sua medaglietta in modo inequivocabile… Â
Dal muretto della piazzola dietro la chiesa parrocchiale ci affacciamo sul porticciolo di Boccadasse. Il mare è calmo. Una leggera brezza di terra lo scurisce d’un ammaliante blu notte. Al largo qualche lucina brilla sulla propria barca, al pari delle ultime stelle non ancora cancellate dall’alba. Il profilo del Monte Fasce, la curva della costa da Quarto a Camogli e, di fronte, il Promontorio di Portofino gli fanno da cornice.   Abbassiamo lo sguardo ed in silenzio osserviamo i movimenti a loro volta silenti, quasi sacri e rituali di alcuni vecchi pescatori, pescatori vecchi. Uno o due di essi, a turno, afferrano il proprio gozzo, lo trascinano sullo scalo, ne legano una estremità alla carrucola ancorata al muretto e quindi, lascando la cima, con una spinta lo fanno scivolare in acqua. Infine, pongono a lato il carrellino, che resterà a testimoniare che una barca è uscita in mare. Tutto ha una sua funzione. Il gozzo siadagia sull’acqua, accomodandosi con un lieve rollìo, soddisfatto al pari di una signora che finalmente abbia trovato sul tram un posto libero dove sedersi. Gli scogli sono vicini, ma i pescatori hanno stipulato un accordo con quel poco di mare di cui dispongono: loro lo amano e lo rispettano, ed egli frena gli scafi e li protegge dagli urti. Alcuni procedono a remi. Dopo averli fissati sugli scalmi remano eretti, volto in avanti, appoggiandosi su di essi come gondolieri veneziani. Non hanno fretta, ma non sprecano tempo in movimenti inutili. Infatti in pochi minuti il gozzo è al largo, intento ad assecondare l’andamento delle onde, a recuperare reti, nasse, palamiti, o a calare bollentini. Altri sono dotati di motore. Vecchi diesel entrobordo, che stentano un po’ a mettersi in moto ed all’inizio scoppiettano lanciando anelli di fumo rotondi e regolari, come se anch’essi fumassero il toscano o la pipa al pari dei loro armatori. E se alcuni escono, altri rientrano, accompagnati dal volo dei gabbiani e dagli sguardi attenti dei gatti.
Più in alto, in Corso Italia, il traffico cittadino si è già risvegliato ma sulla spiaggia non se ne avverte il rumore. Qui il tempo si è veramente fermato: per il grande silenzio, per gli spazi ristretti e preziosi, per l’architettura delle casette marinare dai colori a pastello e soprattutto per i gesti e la vita di questa umanità sopravvissuta al progresso, fatta di pescatori, di vecchiette sedute sull’uscio di casa, e perché no, anche di gatti interessati all’andamento del tempo e della pesca, marinai e pescatori anch’essi.
Sono parte di questo incantesimo. Mi accosto alle barche, le guardo come se mi aspettassi una loro parola, un cenno di saluto. Mi avvicino ai pescatori. Non parlo. Li osservo, grato che accettino la mia presenza, che non si chiedano che cosa voglio. Ascolto il loro dialetto, che tanti anni fa era anche il mio; mi godo la musica di quelle poche parole, delle cose semplici che raccontano. Nelle voci, nei gesti, negli sguardi credo di potere cogliere tutta la loro vita. Ed invece come posso sapere quanto hanno vissuto, gioito, sofferto, pescato, amato, sperato, navigato?
La luce aumenta. E con lei arriva il profumo della focaccia appena sfornata. Ne compero un pezzo, avvolto nella carta da pane, e lo mangio con gusto, bevendoci sopra il sapore del mare. Risalgo la scaletta. Entro nella chiesa, adorna di modelli di velieri sospesi fra le colonne, e prego. Cara Boccadasse, cari amici, tornerò a trovarvi, la prossima volta dal mare, a vela, all’alba, con il mio Fun, lo prometto.
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E dopo il “cane di mare” in nostro caro dalmata Ilios, ecco il “gatto di mare”, troneggiante su un gozzo a Boccadasse:
Gatto di mare
Non insegui il Tempo
e grato
il Tempo
non ti rincorre.
Immobile sulla tela di un gozzo
assapori l’amico profumo di pesce
il caldo insperato del sole invernale
e mi osservi
col nobile sguardo
del marinaio antico
al quale ogni giorno tu presti la barca.
Voglio indossare
pantaloni di tela
colore del mare profondo
sfumati di bianco salino
sedere in silenzio al tuo fianco
su questo gradinoÂ
dal bordo ormai liso e rotondo
per non disturbare
segreti
ricordi
speranze
e tesori
dei gatti del postoÂ
e dei pescatori.
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INCONTRI – 13) EDOARDO PELLEGRINI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Marzo, 2012 @ 6:00 amDetto altrimenti: Nonesi e Solandri … e Genovesi … libera nos Domine!

Edoardo al Bicigrill di Nomi (TN) lungo la ciclabile dell'Adige: 22 marzo 2012, prima uscita della stagione, da Trento al Passo San Giovanni, poco prima di Nago e ritorno: 86 km!!
Edoardo (noneso!) ed io (genovese!) ci siamo “incontrati†in un Forum internet riservato ai ciclisti. Già , perchè Edoardo ed io siamo due ciclisti. E poi si chiama come mio figlio, ragion per cui quando, parlando con mia moglie, nomino “Edoardoâ€, se mi voglio riferire a lui punto il dito verso alto (per riferirmi al “nordista”) e mi moglie capisce. Altrimenti se non aggiungo alcun gesto, è inteso che mi sto riferendo a mio figlio, ormai “suddista” bolognese da anni. E poi Edoardo abita a Cavareno, in Val di Non, valle nota per la parsimonia dei suoi abitanti, dove io, giovane genovese andavo in ferie (e dove sennò?) … quando si dice le combinazioni … La cosa è avvenuta durante la fine della passata stagione ciclistica, quindi non abbiamo ancora potuto pedalare insieme, ma per questa primavera estate abbiamo grandi progetti. Incontrandoci, ho scoperto di trovarmi di fronte ad un “collega†pensionato, che però è “Maestro nell’arte di lavorare il legno.
Edoardo, so che eri disegnatore tecnico, ma poi hai finito la tua carriera lavorativa con un’altra mansione                                                                                                                                                                       Si, i miei primi 18 anni di lavoro li ho passati davanti al tavolo da disegno, prima in due aziende metalmeccaniche di Brescia e poi all’IVECO DVD di Bolzano. Alla fine del 1988  ho deciso di cambiare genere di lavoro, allettato da una proposta fattami da un’azienda locale e dall’idea di poter così ritornare ad abitare a casa mia, abbandonando definitivamente la vita cittadina alla quale sono sempre stato poco avvezzo e che mi impediva soprattutto di praticare i miei hobby preferiti.
Da quando sei in pensione, hai potuto dedicarti maggiormente ai tuoi hobby ed alla tua bici. Parliamo un po’ del tuo laboratorio di falegnameria, che tu descrivi come dilettantistico, ma che a me sembra molto di più. Quando hai cominciato ad essere un “Maestro†del legno?
Devi sapere che quando comprai la casa, il luogo ove ora c’è il mio laboratorio era un fienile. Dovendo ristrutturarla è stato per me una necessità imparare a fare il più possibile da solo. Per i lavori di muratura me la son sempre cavata bene, mio padre aveva una piccola impresa edile per cui i rudimenti del mestiere avevo fatto in tempo ad impararli ma il resto, in particolare i lavori di falegnameria, sono venuti in seguito, quando è stato necessario arredare la casa. Il laboratorio è sempre stato il centro della mia attività ma soltanto nei primi anni 2000, quando ero vicino alla pensione, ha assunto la configurazione attuale, maggiormente orientata ai lavori di falegnameria. Tutto quello che si vede in foto e quindi le opere di muratura, pavimento, porte e finestre, impianti, banchi di lavoro, cassettiere, pensili ed anche molti attrezzi, li ho costruiti con le mie mani, in un lasso di tempo piuttosto lungo. Il macchinario pesante e molti elettroutensili che costituiscono la ricca dotazione del mio laboratorio, li ho potuti acquistare solo recentemente, impegnando una parte della mia liquidazione. Non credo di essere un maestro del legno, ho iniziato troppo tardi ad interessarmi di falegnameria ed anche se posso vantare qualche bella realizzazione, mi considero un appassionato più che un maestro e credo di avere ancora molte cose da imparare.
Quante ore al giorni vi dedichi?
Tantissime, specie nel periodo invernale. Il mio laboratorio è così accogliente e ben riscaldato che ci sto volentieri, dalla mattina alla sera e talvolta, quando sono particolarmente impegnato, anche fino ad ore tarde. Con la bella stagione le cose cambiano e prevale di gran lunga il tempo dedicato alle uscite in bicicletta ed alle passeggiate.
Fra le tu realizzazioni, di quali sei maggiormente fiero?
La realizzazione di cui vado maggiormente fiero è senz’altro lo stesso mio laboratorio. Ho progettato e costruito personalmente tutto l’arredamento e parte dell’attrezzatura di lavoro. A parte questo vado molto fiero della costruzione del tavolo a tre piedi che si vede in foto. Il progetto è di un amico di Rovereto, che ha concepito l’idea originale dell’opera, ovvero quella di poter incastrare fra loro le tre gambe, mediante una manovra molto particolare. Il tavolo è piuttosto grande ed attorno al piano di cristallo temperato possono trovare comodamente posto nove commensali. La particolarità del tavolo è che le tre gambe sono smontabili e possono essere assemblate solamente con una manovra combinata. Se sei interessato è possibile vedere
l’operazione ai seguenti link:
http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=KQ1YifNN7IA&feature=endscreen
La mia realizzazione  è stata oggetto di pubblicazione sul N. 33 (Settembre 2011) della rivista Legnolab della quale sono un collaboratore saltuario.
Non hai pensato di “allevare†qualche giovane a questa tua arte? In un periodo di crisi del lavoro, sapere fare quello che sai fare tu è una risorsa importante.
Potrei farlo ma non avendo figli a cui dedicare il mio tempo non saprei bene verso quale persona indirizzarmi. Mi pare infatti che le attività manuali, almeno come le concepisco io, siano assai poco attrattive per la massima parte dei giovani d’oggi.
Non credi che la Provincia potrebbe fare un censimento degli “artigiani dilettantiâ€, Maestri nel loro genere, per organizzare il passaggio generazionale di una importantissima cultura locale? Sai, io n conosco uno ad Arco, Maestro nel ferro e nell’acciaio. Quando smetterà di lavorare, il suo prezioso know how rischia di andare perso.
Sì, credo che sarebbe interessante e soprattutto sorprendente scoprire che c’è un mondo sotterraneo fatto di persone come me e che, in spazi talvolta molto angusti e scomodi, praticano ancora attività che si ritenevano scomparse da tempo o in via di estinzione, con grande passione e dedizione. Credo soprattutto che per evitare la scomparsa di preziosi know-how, dobbiamo imparare a condividere le nostre capacità con altri appassionati. Da questo punto di vista, pur conservando ancora numerosi tesori di conoscenza e di manualità , abbiamo molto da imparare dal mondo anglosassone, dove tali esperienze sono maggiormente condivise e quindi conservate e tramandate nel tempo. A questo proposito sono convinto che il web rappresenta una grande opportunità , almeno per quelli, sempre più numerosi, che hanno una sufficiente familiarità con quell’ambiente.
Veniamo alla tua famiglia. Merita il giusto spazio l’occasione in cui hai conosciuto tua moglie. Ci siamo conosciuti in pizzeria, a Cavareno. Lei era appena tornata dal Cile, dopo 33 anni di permanenza in quel paese e faceva la cameriera nel locale, di proprietà della zia. E’ stato il classico colpo di fulmine, ci siamo sposati nel 1985, pochi mesi dopo il suo rientro in Italia ma per conoscere quel lontano paese abbiamo dovuto aspettare una decina d’anni, a causa dei lavori di ristrutturazione della casa, che hanno assorbito tutte le nostre risorse economiche. Il Cile è un bellissimo paese, ricco di risorse minerarie, agricole e naturali ed il turismo, che pure meriterebbe tantissimo per la grande ospitalità dei cileni e la bellezza del paesaggio, è ancora assai poco sviluppato. Un vero paradiso nel quale meditiamo da tempo di ritornare.
E veniamo alla bicicletta. Da quando hai cominciato?
Piuttosto tardi, ero un motociclista convinto ma nel 1988 comprai la mia prima MTB con la quale iniziai a praticare moderatamente finchè non andai in pensione, nel 2008. Da allora il mio impegno è cresciuto costantemente, come il numero dei chilometri percorsi durante la stagione. L’anno scorso, come tu ben sai, ho raggiunto il record di percorrenza, 3500 Km,  ma quest’anno vorrei andare ancora oltre, diversificando maggiormente le uscite e puntando più alla qualità che alla quantità .
Preferisci la bici da corsa o quella da montagna?
Sicuramente la bici da montagna, anzi, quella da corsa non l’ho ancora provata, mi intimidisce la posizione raccolta che bisogna tenere ed inoltre, l’idea di poggiare per terra con due sottilissimi tubolari mi fa sentire assai poco sicuro, per cui preferisco di gran lunga la MTB, con le sue belle gomme scolpite, gli ammortizzatori motociclistici ed i freni potenti.
Qual è lo standard delle tue uscite?
Mi piace fare lunghe galoppate, specie su percorsi vari ma che non mi impegnino fisicamente allo spasimo, con percorsi troppo accidentati e salite troppo dure.
Mi piace godere il panorama, fermarmi nei posti più belli per scattare qualche fotografia, da condividere poi con gli amici. Non amo l’agonismo sfrenato e le gare, anzi, l’unica che faccio è con me stesso, per misurare i miei limiti e le mie capacità .
Da quel poco che ti conosco, tu non vai in bici con la testa ripiegata sul manubrio; ti fermi, guardi, osservi, fotografi, conosci. Raccontaci un tuo viaggio particolarmente istruttivo
Penso che il viaggio più bello lo debba ancora fare, magari una lunga galoppata a tappe sulle ciclabili dell’Austria (la faremo insieme! N.d.r.). Della scorsa stagione ho bei ricordi del viaggio andata ritorno da Tell, in val Venosta, fino a passo Resia. 158 Km in una sola giornata, che ricorderò sempre. Poi è stato molto bello andare in val Passiria, a Bressanone, Vipiteno, sulla ciclabile delle Dolomiti verso Cortina,  sulla ciclabile della vecchia ferrovia della val di Fiemme e in val di Pejo.

Cavareno: casa, garage, laboratorio ... Spazio! E, dentro, tutto in legno! Solo chi ha vissuto nelle grandi città può apprezzare veramente tutto ciò!
Quando ci siamo incontrati a casa tua la prima volta, a Cavareno, mi avevi ben avvertito che avrei trovato cambiato il paese rispetto a “sti anniâ€. E’ vero: ho notato i bellissimi platani della piazza in meno, ed una grande stalla a ridosso del Paese, in più. Tutto ciò a mio avviso non aiuta il turismo. Tuttavia sono certo che tu intendevi riferirti anche e soprattutto a ciò che è stato fatto di meglio, come ad esempio, con l’avvio della costruzione di una bella pista ciclabile. Parlacene un po’.
Tocchi un tasto dolente. Cavareno è molto cambiato, da quando ci venivi tu con la famiglia. Quello che mi sorprende di più è dover constatare il progressivo degrado del centro storico e dell’aspetto generale del paese, viabilità in particolare. Situazioni indecorose, come la fatiscente stalla che sta fra Cavareno e Sarnonico sono nocive all’immagine del paese e assai poco adatte a rappresentare l’agricoltura di montagna. La pista ciclabile giunge in alta valle con grave ritardo rispetto alle altre valli trentine, in particolare alla Val di
Sole, che ha una bellissima pista ciclabile da quasi vent’anni. La costruzione della pista ciclabile prosegue, come ti ho già detto, con molta lentezza ed anche se è stato aperto al traffico qualche spezzone di pista fra Romeno e Fondo, fra Cavareno e Ronzone, Malosco Amblar e Salter, mancano alcuni punti di raccordo che consentano di percorrere la ciclabile interamente, senza necessità di muoversi su strade trafficate. Proprio ieri ho fatto un piccolo sopralluogo in località “La Pienaâ€, fra Cavareno e Romeno, dove i lavori di raccordo fra il tratto di ciclabile proveniente da Cavareno e quello verso Romeno, procedono a rilento. Lo stesso dicasi per il ponte in costruzione lungo la statale, prima dell’abitato di Romeno e per il tratto successivo, quello che condurrà fino a Malgolo. Speriamo bene, abbiamo già perso molto tempo e con tutti questi lavori ancora da completare, chissà quando sarà possibile percorrerla per intero.
Per chiudere, un gossipâ€. So che Licia Colò possiede una casa sul dosso a fianco della ciclabile. Quando la vedi, salutala da parte mia, sono un suo grande ammiratore, la apprezzo molto come conduttrice televisiva e anche ….come donna! (Mia moglie è informata …)
Licia Colò? Non ho ancora avuto occasione di incontrarla, so che ha una bella casa vicino al Golf Dolomiti e che ogni tanto viene in Val di Non per riposarsi. Ho letto della sua recente intervista pubblicata su l’Adige (10 marzo 2012, pag. 49, n.d.r.) e condivido le sue opinioni circa le potenzialità turistiche ed ambientali dell’Alta Valle di Non, in gran parte ancora inespresse. Come lei, mi auguro innanzitutto che le praterie fra Fondo e Romeno possano rimanere intatte e che la coltivazione della mela rimanga confinata negli ampi spazi della valle che sono stati ad essa destinati. La coltivazione intensiva delle mele, con il largo uso di pesticidi che viene fatto, in media 90 Kg per ettaro secondo fonti della Fondazione Mach, rappresenta un pericolo per le rimanenti praterie e i boschi dell’alta valle e mi auguro che l’espansione continua delle coltivazioni, che hanno già stravolto buona parte delle praterie nella parte bassa di Fondo e Romeno, venga fermata, prima che sia troppo tardi.
Sai Riccardo, io faccio parte dell’Associazione Alta Val di Non Futuro Sostenibile, che si prefigge di tutelare il paesaggio, le qualità naturalistiche e la biodiversità dell’Alta Val di Non, in modo particolare le praterie che la caratterizzano.
http://www.altavaldinon-futurosostenibile.it/home/chi-siamo.html
Grazie Edoardo, sei una persona dai molti contenuti. I lettori del blog ti apprezzeranno.
P.S.: Ciclabili, terreno sottratto ai contadini? Guardate un po’ come hanno risolto il problema in Valle Aurina (Bz), Â da Brunico a Campo Tures:
21 marzo – Giornata mondiale della poesia
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Marzo, 2012 @ 7:00 amDetto altrimenti: dal musical Cats, tutti la canticchiamo, ma le parole … le conosciamo?
 Memory
Midnight, not a sound from the pavement
has the moon lost her memory
she is smiling alone
in the lamplight the withered leaves collect at my feet
and the wind begins to moan.
Memory. All alone in the moonlight
I can smile at the old days
I was beautiful then.
I remember the time I knew what happiness was.
Let the memory live again.
Every street lamp seems to beat a fatalistic warning
someone mutters, and the street lamp gutters
and soon it will be morning.
Daylight. You must wait for the sunrise
you must think of a new life
and you mustn’t give in.
When the dawn comes tonight will be a memory too
and a new day will begin.
Burnt out ends of smokey days
the stale cold smells of morning
a street lamp dies, another night is over
another day is dawing.
Touch me, it’s so easy to leave me
all alone with the memory
of my days in the sun.
If you touch me, you’ll understand what happiness is:
look, a new day has began.
Anonymous
Ed ora, la mia libera traduzione (ricordando Dorian)
Ricordi
Mezzanotte.
Il marciapiede suona il silenzio.
Siorride la Luna smemorata e solitaria
e raduna ai miei piedi
foglie secche,
lampioni di luce,
sussurri di vento.
Memorie.
Solo,
al chiaro di luna,
ricordo
sorrido
rivivo
bellezza felice d’un tempo.
Semafori
artifici di lampi
minacciosi ruggiti
lacrimano
gocce di luce alla strada.
Ma presto sarà di nuovo mattino.
Il sole d’Aurora
anima nuova sfida di vita.
All’alba di nuovo giorno nascente
la notte è solo ricordo.
Si spengono fumi di giorni bruciati.
Il freddo d’allora profuma di nuovo mattino.
Nascente albeggiare
uccide le luci
di una notte sconfitta.
Abbracciami.
Non lasciarmi compagno soltanto ai ricordi di giorni di sole.
Abbracciami
felice del tuo giorno nuovo.
20 MARZO 2012 – FESTA DELLA DONNA – 3° PUNTATA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Marzo, 2012 @ 5:32 pmDetto altrimenti: nel mio post del 9 marzo (2° puntata) vi avevo detto che sarei tornato all’Alpe Lusia per cercare quella maestra che fa la stagione in rifugio come cameriera. Oggi ci sono tornato.
Dal centro a destra: la Vezzana, il ghiacciao del Travignolo, la Nord del Cimon de la Pala e il suo famoso "spigolo" con la parere ovet
Alpe Lusia. Un’ora e venti da Trento. Da Moena si sale ancora qualche chilometro. Poi, dietro una curva, l’impianto. Siamo su un fondovalle un po’ chiuso, che, proseguendo, conduce al passo San Pellegrino. Nulla lascia presagire il paesaggio che vi illumina il respiro e la mente, una volta arrivati in cima alla funivia. Infatti, alla stazione d’arrivo, dietro di voi qualche guglia dolomitica, ma davanti … davanti lo Splendore della Pale di San Martino! La Cima Vezzana, la Cima Rosetta, il Cusiglio, il Dente del Cimone, le Due Beppine, il Campanile Pradidali e fra tutte, la bellissima guglia del Cimon de la Pala! Solo per citare alcune cime. Combinazione: sono quelle che ho scalato da giovane, talvolta in solitaria (ero aiuto istruttore sezionale del CAI- Sezione Ligure, Genova) , talvolta in cordata ma sempre con gli “schizzi” (disegni molto più utili di qualsiasi guida!) del compianto Micel Gadenz, gestore del “Rosetta†e Capo del Soccorso Alpino. Anni 1967-1968 … ah .. la gioventù …!
Arrivo alle 08,15. La neve è ottima nonostante la stagione sia calda. Mi sfogo sulla pista nera e sulla
Mediolanum (rossa). Un paio di giri anche dal lato di Belamonte. Indi alle 14.00 vado al Rifugio Lusia, in cerca della maestrina e a magnar qualcosa da galantom …
Mi presento al proprietario, mi spiego … spiego cosa mi ha colpito della sua dipendente … da sposare, aggiungo, chi ne ha l’età , ovviamente, non certo io che sposato, e felicemente, con Maria Teresa, lo sono già da 41 anni e per di più sono anche un giovanissimo nonno, da 17 mesi, della mia splendida nipotina Sara!. Sì, Marcella c’è, ora arriva. Domani non l’avrebbe trovata … è il suo giorno libero e va a sciare con la tavola …. Intanto, cosa mangia?
Il Lusia Berghutte è un posto familiare. Niente self service. Tu scegli, paghi
e ti servono al tavolo. Locali di dimensioni umane. Non ci si sente polli di batteria, ma clienti, alla seconda volta si è quasi amici … il caffè glielo offro io, dice il proprietario… grazie!.
Sono al tavolo, dopo poco arriva Marcella con la mia pastasciutta. Accenno … ah .. è lei … credevo che il padrone mi avesse fatto uno scherzo … me ne fa spesso, sa … No, è tutto vero, dico io. Si, sono autorizzato a scrivere qui il suo nome: Marcella Pedriali di Ferrara. Una foto? Perché no? Ma … sto lavorando … non sono sistemata bene … ah .. le donne ….Non importa, lei verrà benissimo: viva la gioventù! Ma, prosegue, come posso sdebitarmi? Già fatto, dico io, con il sorriso con il quale si rivolge a tutti i clienti, e quindi con il quale si è rivolta anche a me…
Dal tavolo viocino una famigliola si gira, incuriosita. Spiego tutto l’ambaradan anche a loro, a scanso di equivoci …sorridono … genitore e due bimbetti …
Vi chiederete: perché Marcella merita questo particolare post? Andate a leggere quello del 9 marzo scorso, diamine …
E con ciò, per quest’anno, ho adempiuto al dovere-piacere di festeggiare le Donne (Dominae, in latino). In particolare, Marcella, sai una cosa? Ho approfittato di questo mio terzo post sull’argomento, per ri – festeggiare anche la “filiera delle mie Donne”: la bisnonna Emma,  mia moglie Maria Teresa, mia figlia Valentina e la mia nipotina Sara. Quindi, grazie anche per questo! Viva le Donne! Sara?  … 17 mesi … ancora 3 anni e poi … via .. con il nonno … all’Alpe  Lusia!
Ed ora qualche documento “storico”: un foglietto con il timmbro del Bivacco Fiamme Gialle al
Cimon de la Pala, firmato da Michele Micel Gadenz e Gianni Barbetta, una foto in bianco e nero davanti al Rosetta.  Infine, il sottoscritto, sulla vetta del Cimon de la Pala, con sullo sfondo S. Martino di Castrozza, 1.500 metri più in basso! Siamo nell’agosto 1968. Sul Cimon ci sono stato tre volte: in cordata con Luciano Righetti; in arrampicata in solitaria; con un amicio assolutamemnte neofita della scalata: Alfredo Fanara.
INCONTRI – 12) RUGGERO POLITO, PRESIDENTE EMERITO DEL TRIBUNALE DI ROVERETO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Marzo, 2012 @ 8:12 amOggi, due anni esatti dopo l’intervista del 18 marzo 2012, oggi … 18 marzo 2014, … pochi minuti fa … dopo una breve, incurabile malattia, se ne è andata una delle Persone migliori che io abbia mai conosciuto … l’amico Ruggero
(nel testo e in calce trovate i commenti del 2012 e quelli attuali del 2014 – Intervenite anche sul post di Mirna su www.trentoblog.it/mirnamoretti)
EDIZIONE SPECIALE: IL MIO CENTESIMO POST (18 marzo 2012)
DEDICATO AD UNA PERSONA SPECIALE
Detto altrimenti: “Dagli Appennini (della Campania) alle Bande”, alle nosse bande, a Riva del Garda. Un giovanotto di 79 anni ha superato l’esame di violino per il passaggio al nono anno di corso presso il Conservatorio Bonporti di Riva del Garda. E non si tratta di un ripetente incallito!
Da pochi giorni, un carissimo amico, Ruggero, ha conseguito questo importante risultato. Direte: vabbè, ce ne sono tanti che poi anche si diplomano al Conservatorio! Eh no, non è la stessa cosa! State un po’ a sentire, anzi, a leggere questa intervista:
Parlaci di te, Ruggero
Sono nato a San Mango Piemonte (SA) il 23 giugno 1933, frequentando poi le medie e il liceo classico a Nola, dove conseguivo la Maturità nel 1952. Mi iscrivevo quindi a Napoli alla Facoltà di Giurisprudenza, frequentandola per un anno, ma avendo per la necessità di … guadagnarmi la pagnotta, nel 1953 affrontavo e superavo il concorso per funzionario di Cancelleria, venendo destinato come Cancelliere al Tribunale di Rovereto, dove prendevo servizio il 9 settembre 1954. Coniugando studio e lavoro, dopo il servizio di leva come Sottotenente al Reggimento Montebello di Cavalleria Corazzata in quel di Roma, conseguivo la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Ferrara il 27 giugno 1961. Continuavo quindi i miei studi, facendo pratica notarile e forense e nel contempo iniziando la preparazione al concorso in Magistratura. Nel frattempo fui nominato Cancelliere Dirigente della Pretura di Egna (BZ), ove approdai nel settembre del 1962.
A Egna conobbi Maria Grazia, con la quale convolai a nozze il 1° maggio del 1965. Alla data del mio matrimonio, avevo nel frattempo vinto il concorso in Magistratura e come prima sede di tirocinio fui destinato prima a Venezia e poi a Bolzano. Al termine del tirocinio, venni destinato come Giudice alla Pretura di Montagnana (Padova). Su mia domanda, nel 1968 venivo trasferito come Pretore a Riva del Garda, divenuta la mia residenza definitiva e dove tuttora vivo. Lo sviluppo della mia carriera di Magistrato mi ha visto prima come Consigliere Pretore Dirigente di Rovereto e da ultimo come Presidente del Tribunale della stessa citt fino al 30 aprile 2008, data del mio pensionamento, a settantacinque anni, dopo cinquantaquattro anni di servizio effettivo nell’ambito della Giustizia.
I tuoi primi contatti con la musica?
Avevo appena otto anni e frequentavo la terza elementare a Torre Orsaia, un piccolo ameno paesino di tremila abitanti nel Cilento. In casa avevamo un pianoforte e d’istinto provai a riprodurre sulla tastiera qualche motivo in voga in quegli anni. Ricordo che il mio primo cimento fu Lilì Marlen, canzone molto in voga negli anni della guerra. Mi accorsi che, se sbagliavo una nota, ero in grado di correggerla ad orecchio. E così prima con qualche dito, poi con la mano destra, in poco tempo riuscii a riprodurre tutto ciò che conoscevo come motivo melodico. Sempre da autodidatta, decisi di impegnarmi ad usare anche la mano sinistra per gli accordi e così, dopo aver scoperto, di tentativo in tentativo, che l’insieme di tre note (triade) formava un accordo, riuscii pian pianino ad integrare la melodia della mano destra con l’accompagnamento realizzato con la sinistra. I risultati che ottenevo mi entusiasmarono a tal punto che quasi tutti i giorni ero sul pianoforte per esercitarmi, arrivando a comprendere in modo empirico e guidato dal solo orecchio tutta una serie di accordi, che ricercavo e memorizzavo di volta in volta, realizzando uno schema pratico ma efficace, che mi consentiva di suonare il piano senza conoscere la musica. Ma, stranamente, malgrado avessi acquisito una buona disinvoltura a suonare il pianoforte a orecchio, le mie continue insistenze presso i miei genitori erano volte a voler studiare il violino, strumento che non avevo mai visto ma il cui suono mi affascinava. Dovetti però attendere che mio padre, Maresciallo dei Carabinieri, ottenesse il trasferimento come Comandante alla Stazione di Nola, cittadina campana di quarantamila abitanti, per poter iniziare solo nel 1947 lo
studio del violino con un maestro privato, non essendoci in Nola alcuna scuola o altra istituzione musicale. Quando nel 1954 approdai a Rovereto, come Cancelliere, ebbi modo di entrare subito in contatto con gli ambienti musicali della Città della Quercia e quindi ebbi l’opportunità di riprendere lo studio del violino sotto la guida del compianto amico Prof. Mario Proffer. Inoltre iniziai le mie prime esperienze di componente di gruppi musicali, che venivano continuamente organizzati a Rovereto, grazie alle iniziative del Prof. Franco Melotti, umanista e musicista, del compianto M° Padre Tonetti, Insigne Compositore e Musicista, dell’amico M° Renato Chiesa, Musicologo e Umanista, ed altri ancora. Dal 1962 al 1968, gli impegni dell’intenso studio per il concorso in Magistratura unitamente a quelli del lavoro, mi tennero lontano dall’attività musicale, fino a quando nel 1969 venivo eletto Presidente dell’ Associazione Amici della Musica a di Riva del Garda, carica che ricopro tuttora e che, anche se divenuta gravosa, riesco a svolgere dignitosamente e con discreti risultati, grazie alla preziosa collaborazione degli Amici del Consiglio Direttivo, prima fra tutte la tua, Riccardo, senza il cui contributo non si riuscirebbe ad andare avanti (non è vero, sono solo il tuo tesoriere, sei tu il motore di tutto! N.d.r.).
Il rientro in Trentino nel 1968 e la Presidenza dell’Associazione Amici della Musica mi riproiettarono esponenzialmente nell’ambiente della cultura musicale, offrendomi l’opportunità di conoscere e frequentare musicisti di alto livello, quali il M° Dionisi, Il M° Riccardo Giavina, il M° Dardo, Il M° Deflorian, l’indimenticabile Prof.ssa Margit Spirk insigne violinista e docente emerita al Conservatorio di Trento, che negli anni 1975 e seguenti è stata la mia insegnante privata e che, in due anni di studio, mi portò al conseguimento del V° corso di violino come privatista. Nel 1985, grazie all’iniziativa veramente meritoria del M° Giorgio Ulivieri, entrai a far parte come violinista nella Camerata Musicale Città di Arco,da lui fondata e diretta, tuttora operativa e nella quale continuo a suonare.
Nel 1987 fui vittima di un gravissimo incidente stradale, che mi costrinse per sei mesi in ospedale e per circa tre anni mi impedì di suonare sia il violino che il pianoforte. Nel 1990 ripresi lentamente a suonare e dopo circa sei mesi riconquistai le mie anteriori capacità strumentali. Nel settembre del 2005, sfortunatamente, rimasi vittima di secondo grave investimento, che mi obbligò in ospedale altri sei mesi di lunga convalescenza. Ripreso il lavoro in Tribunale (dove mi recavo con le stampelle), riattivai pian pianino anche la mia attività musicale.
Il 30 aprile 2008 sono andato in pensione.
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Ho dovuto poi attendere l’età del mio pensionamento per decidere di affrontare un esame di ammissione al Conservatorio, come allievo interno. Superato l’esame, riprendevo studi regolari alla Sezione Distaccata di Riva del Garda del Conservatorio di Trento, dove, dopo il superamento degli esami propedeutici di Armonia Complementare e Storia della Musica, qualche settimana fa ho superato anche l’esame dell’ VIII° corso, frequentando ora il IX° corso di violino del corrente Anno Accademico. Data l’età e …. gli acciacchi relativi, ritengo piuttosto improbabile la possibilità di affrontare il decimo corso ed il diploma! Per intanto continuerò la frequenza del IX° corso in Conservatorio fino al termine dell’anno accademico, poi si vedrà !
Che mi dici del tuo Interesse per la Liuteria?
Studiando il violino, ho scoperto il fascino dell’arte liutaria e non ho potuto fare a meno di approfondire tale settore, interesse che mi ha spinto a studiare la storia delle grandi scuole italiane di liuteria da quella bresciana alla celebre scuola cremonese e poi a quella di Venezia, Milano, Bologna e Napoli, a partire dal 1600 ai giorni nostri.
La famiglia ha sempre contato molto per te
Un grande tributo di affetto e riconoscenza devo a mia moglie Maria Grazia, compagna dolce e affettuosa della mia via, che oltre a darmi la gioia delle nostre tre splendide figlie, pur coltivando il suo prevalente interesse per la letteratura, la storia e la storia dell’arte, ha condiviso con me l’amore per la musica, incoraggiandomi sempre a coltivare la mia passione, conseguendo, pur a digiuno di studi musicali, una incredibile capacità di ascolto e di acquisizione di gusto musicale, tale da spingerla a qualche garbato rimprovero quando, durante il mio studio sul violino, mi contesta di aver ripetuto una certa frase musicale per tre volte con gli stessi errori! Tutte e tre le mie figlie hanno studiato musica: Patrizia diplomata in Pianoforte e laureata in lettere e musicologia; Anna Carla, oggi psicologa, ha studiato violino fino all’VIII° corso; Elisabetta, laureata in giurisprudenza e bancaria, ha studiato il violoncello fino al V° corso. Il nonno Ruggero corre verso gli ottanta ma la sua progenie continua, perchè con le figlie ho acquisito tre generi e cinque splendidi nipotini, che spero vengano educati anch’essi ad amare la cultura e la musica
E inoltre, quasi un medico, anche di te stesso
Amico Riccardo, affettuosamente esageri! E’ vero che coltivo la passione per la medicina così come un po’ per tutte le discipline scientifiche, filosofiche e teologiche. Le mie letture, infatti, si indirizzano più verso la saggistica che verso la narrativa.
Importante membro dell’Accademia delle Muse a Trento, ti sobbarchi i viaggi da Riva per partecipare alle nostre serate

Accademia delle Muse. Tre giovani in pausa cena: il chitarrista classico Carlo Fierens, la pianista Katia Bonadiman e Ruggero
Grazie all’affettuosa proposta tua, caro “Vicepresidente Accademico” e Maria Teresa, io e Maria Grazia siamo entrati a far parte dell’ Accademia delle Muse, fondata dalla vulcanica e spumeggiante Presidente Cristina Endrizzi Garbini, pianista, cantante lirica, musicologa e ottima parlatrice, che nella sua bella casa di Trento ha costituito un salotto culturale, appunto l’Accademia delle Muse, dove mensilmente si ritrovano tutti gli amici che ne fanno parte e dove, a turno, ciascuno porta il suo contributo nel mondo della cultura, che spazia dalla letteratura, all’arte, alla storia, alla musica, ai viaggi e a quant’altro possa divenire oggetto di arricchimento dello spirito e della mente; il tutto spesso allietato dalle performance pianistiche della brava Cristina, che si è adattata in qualche occasione perfino ad accompagnare questo giovane (solo leggermente maturo) violinista, per fare un po’ di intrattenimento musicale in duo.
Commendatore da quando?
Amico Riccardo, m’induci a fare un peccato di immodestia, dato che non utilizzo questo titolo, che ho sempre collegato ad un personaggio, certamente benemerito, ma che nel mio immaginario ho sempre identificato come piuttosto anziano e … attempato. Sentendomi ancora … giovane , ho difficoltà a rivestire quel ruolo! Peraltro sono stato felice di un tale prestigioso riconoscimento, che il Capo dello Stato ha ritenuto di conferirmi e del quale mi sono sentito onorato. In ogni caso, soddisfo tua la curiosità : ebbene, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, quale Capo dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con suo decreto del 9 settembre 2009, mi conferiva l’onorificenza di Commendatore, con facoltà di fregiarmi delle relative insegne.
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Ruggero, fermo … mai?
Qui hai ragione ed è fondata la tua ipotesi: mai fermarsi! La vita è¨ un dono splendido, anche quando è costellata di difficoltà e momenti difficili. Il cammino della nostra esistenza terrena bisogna percorrerlo sempre con tenacia e fiducia e con la œgioia di vivere, sostenuta dalla continua tensione verso il bene, la fiducia e la speranza, sollecitando continuamente lo spirito e la mente. A questi fini la cultura è uno strumento formidabile per alimentare la nostra interiorità e farci godere il meraviglioso dono della vita, resa preziosa dalla stupenda potenzialità della nostra mente e dalla potenziale immensa profondità del nostro spirito. Perciò² ritengo che l’anima dell’uomo sia effettivamente immortale!
.Fine dell’intervista
Nota per il lettore: ovviamente all’insaputa dell’interessato e prima di realizzare l’intervista, ho raccolto presso amici comuni alcuni pensieri su Ruggero.
Giorgio Ulivieri: Complimenti vivissimi: grande passione per la musica. Costanza e caparbietà.
Stefania Neonato: Ruggero è una persona ricca di entusiasmo, nel senso greco del termine, ovvero “ispirato da un dio”. Tutto ciò di cui si occupa, viene quindi trasformato dal suo atteggiamento di sorpresa, scoperta, meraviglia. Ad un mio concerto di alcuni anni fa, Ruggero non aveva esitato ad alzarsi in mezzo al pubblico e a venirmi incontro ringraziandomi di un’esecuzione che lo aveva toccato particolarmente. La nostra amicizia era iniziata in quell’occasione e subito improntata al rispetto e simpatia reciproci. Mi sento fortunata ad averlo per amico e gli mando un caro abbraccio e molti complimenti per il traguardo violinistico raggiunto.
Mirna Moretti: di Ruggero amo sopra ogni altra cosa, la sua capacità di comunicare la gioia per la vita e per gli altri. Il sorriso, la gentilezza, la simpatia sono parte di lui. Essergli amica è un privilegio in ogni momento d’incontro: sia in famiglia, sia nell’ascolto del suo violino, sia quando si conversa con lui … assolutamente certi che la sua saggezza e la profonda umanità ti arricchiranno.
Daniela Dalri e Luigi Sardi: “Carissimo Maestro Ruggero, felici di congratularci per il successo dell’esame, non avevamo dubbi!!! Un saluto e ancora tanta musica!
Riccardo Giavina: Ammirevole tenacia nel grande amore per la musica. Bravo Ruggero!
Gian Franco Peterlini: uomo tenace vince sempre.
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Giovanna Laudadio: Ho conosciuto Ruggero agli incontri mensili dell’Accademia. Inizialmente ero un po’ in soggezione nei suoi confronti (lui è stato un magistrato, ha svolto una delle professioni più difficili e delicate che esistano, per la quale servono grande preparazione, intelligenza e umanità), ma col passare del tempo ho capito di trovarmi di fronte a una persona squisita, molto disponibile, saggia. E’ bellissimo parlare con lui, perchè dimostra un sincero interesse per ogni argomento si affronti, e, pur avendo una grande cultura, è capace di parlare con la semplicità delle persone veramente sapienti, dei maestri che sanno mettere ciascun interlocutore, grande o piccolo che sia, a proprio agio. Ruggero ha uno sguardo vivace ed intenso, che riflette l’entusiasmo e la passione per le cose belle della vita, come la musica ad esempio. Sono onorata di conoscerti, caro Ruggero, ti auguro di continuare a coltivare le tue passioni con gioia e soddisfazione e, come ti ho scritto qualche giorno fa congratulandomi con te per il superamento dell’esame di violino, SEI UN MITO!”
Cristina Endrizzi Garbini: Ho conosciuto Ruggero e Maria Grazia qui all’Accademia, grazie a Riccardo e Maria Teresa. Quando sono arrivati la prima volta ero molto agitata e avevo una grande soggezione di Ruggero, mentre Maria Grazia mi ha ispirato subito serenità. Poi abbiamo cominciato a provare i vari brani per la nostra serata e, grazie alla musica, tutta la mia timidezza è svanita come per magia. Poi Ruggero suona con l’anima e ricordo benissimo i brividi che ho sentito quando abbiamo interpretato Medditation dal Thais. Ero commossa e ancora lo sarò nuovamente quando eseguiremo insieme della musica. Infatti suonare insieme vuol dire cercare di fondere i suoni dei due strumenti, non solo accompagnare la melodia, ma sorreggerla dove serve e bisbigliare quando deve emergere. Insieme siamo riusciti a farlo. Sono orgogliosa di averlo conosciuto, è una persona bellissima, di grande spessore culturale e di immensa umanità . Quando suona poi si diverte moltissimo trascinando nella sua gioia anche coloro che lo ascoltano. Grazie Ruggero”.
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Maura Bruschetti: Â “Tantissssssssssime congratulazioni a Ruggero anche da parte mia!!!!!!!!! E un abbraccio”.

Con la violista dell’Orchestra Haydn, Maura Bruschetti, e tanti altri amici alla Rastnerhutte (Bolzano) a 1930 metri!
Maria Luisa Postal: Giovanissimo plurinonno” E’ una bella definizione ed è così che ognuno di noi dovrebbe affrontare lo scorrere degli anni: impegno continuo per una meta e ancora un’altra e ancora un’altra: mi unisco con affetto ai complimenti e congratulazioni. Forza Ruggero!”
Carlo Fierens: (per telefono, dalla Spagna ove partecipa ad un importante festival di chitarra classica):”Riccardo mi ha presentato a Lei. Lei mi ha accolto in casa, ha ascoltato le mie esecuzioni, ha ritenuto di apprezzarle. Il Suo giudizio mi lusinga. La Sua umanità mi commuove”.
Maria Teresa Perasso: “Gentiluomo” e “vero signore”: riferite a Ruggero, queste espressioni non hanno alcuna ombra di retorica! Riccardo ed io gli vogliamo molto bene!
Io stesso: Ruggero, sei un Grande Comunicatore, da comunicazione, communis actio, azione comune, il che ti porta alla condivisione, con semplicità , spontaneità , dedizione, impegno e attenzione per gli altri: Familiari, amici, conoscenti. Tutti. Il tuo cuore è come la tua casa: sempre aperto a tutti.
ALTOGARDA TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2012 @ 7:30 pmDetto altrimenti: il Garda trentino o il Trentino del Garda?
Ebbene sì, dopo un libro di viaggi a piedi sulla terra, quello dell’amico Gian Paolo Margonari, tre (mie modeste) poesie di viaggi con la mente sulle acque delle tre Perle dell’Altogarda Trentino: Arco, Torbole,  Riva del Garda. In italiano ed in tedesco, quale omaggio ai tanti nostri graditi ospiti d’oltr’Alpe.
Riva del Garda
Fanciulla che dormi
in un letto di Vento
al mattino
tu adorni
di mille colori
il ricordo
di luce
profumo
di fiori.
E appena ti svegli
trattieni il respiro
e un poco rimani
a fissare
l’azzurro del cielo.
Ma ecco che esplode
il tuo sentimento:
ti vesti di un velo
di lago già adorno
da mille pagliuzze d’argento
di onde e di palme
che voglion danzare
di piccole foglie d’ulivo …
… è l’Ora d’amare!
Maedchen du ruhst
auf luftigem Lager
und schmuckst
am Morgen
mit tausend Farben
die Erinnerung
an Licht
an Wohlgeruch
an Blumen.
Kaum erwacht
haelst du den Atem an
und blickst
gebannt fuer ein Weilchen
zum hellblauen Himmel.
Doch schon treibt zum Sturm
dein Gefuhl:
du unhullst dich mit einem Schleier
mir dem See, der schon geziert
mit tausend silbernen Halmen
im beginnenden Tanz
mit den feinen Blaettern der Olive
die dich umfliegen …
… es ist die Ora zu lieben!
Mignon
(per Torbole sul Garda)
Preziosa di luce
attenuata
da brume soffuse
inviti all’abbraccio
la piccola vela
già gonfia di sole
di un Fun. (un Fun, la mia barca a vela da regata di nome Whisper)
Da questa finestra ti vide
già Goethe
e cantava l’agrume dorato
di cui fecondavi le sponde
ch’ormai la cascata d’ingegno (condotte idroelettriche)
gelata
ha ucciso per sempre.
E tu
conosci il Paese
che prima donava limoni?
Lichtgeschmeide
gedaempft
vom gleisenden Nebel
umarmst du
das kleine Segel
schon von der Sonne geblaeth
eines Fun.
Aus diesem Fenster
hat dich schon Goethe geschaut
als er die goldene Suedfrucht besang
womit du die Ufer befruchtest
und die der Fall des genius
zu eis erstarrt
fuer immer vernichtet.
Und du
kennst du das Land
das einstmals Zitronen verschenkte?
Arco
L’impero
ha teso il suo arco
a scagliare
saette di pietra
nei fianchi bagnati
del Sarca.
Ghibellina
la rocca
troneggia la storia.
Strapiombi di forze
modellano il cielo
che vedi
dal lago lontano
e sposano
in duomo di pietra
le palme africane danzanti
Das Reich
hat seinen Bogen gespannt
um Blitze aus Stein
zu schleudern
in die nassen Flanken
der Sarca.
Ghibellinisch
die Burg
beherrscht de Geschichte.
Felsueberhaengende Kraefte
zeichen den Himmel
den di siehst
von fernen See
und vermaehlen sich
in der Kathedrale aus Stein
mit den tanzenden afrikanischen Palmen.
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