ANDIAMO IN BICICLETTA, ANCHE IN TRENTINO, ANCHE A TRENTO, ANCHE A ROVERETO, ETC..
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Febbraio, 2012 @ 2:47 pmDetto altrimenti: fa parte di un nuovo modello di crescita …
Il mio amico Alessio Zanghellini mi ha segnalato un video commentato in inglese e sottotitolato in italiano (http://video.repubblica.it/mondo/olanda-così-sono-nate-le-ciclabili/89068?/video). Ve ne trascrivo il testo, leggermente sintetizzato
BICICLETTE IN OLANDA
L’Olanda è il paese con il più alto numero di ciclisti nel mondo, ed è anche il posto più sicuro per andare in bicicletta. Questo è in gran parte dovuto alle perfette infrastrutture ciclabili presenti in tutto il Paese. Come sono riusciti gli Olandesi a costruire questa rete ciclabile di qualità ? Alcuni, fra i quali anche molti Olandesi, pensano che questa rete sua sempre esistita. Ciò è vero solo in parte. Infatti, alcune piste ciclabili esistono da sempre, ma erano completamente diverse da come sono oggi. Strette, malamente asfaltate, pericolose ed interrotte da incroci fra di loro. D’altra parte, all’inizio, le piste ciclabili non erano davvero necessarie: infatti le biciclette erano di gran lunga le “padrone quasi incontrastate della stradaâ€, rispetto alla scarsa dimensione del restante tipo di traffico.
Dopo la seconda guerra mondiale tutto cambiò. Gli Olandesi dovettero ricostruire il Paese e divennero incredibilmente ricchi. Dal 1948 al 1962 il reddito medio aumentò del 44% e nel 1970 l’aumento toccò l’impressionante incremento del 222%. La gente poteva ormai permettersi beni di lusso e soprattutto dal 1957 in poi le auto in circolazione aumentarono moltissimo in città che non erano state pensate per accogliere automobili. Così, molti edifici vennero demoliti per far spazio per le automobili. Anche alcune vecchie infrastrutture ciclabili vennero rimosse. Le piazze vennero trasformate in parcheggi e i nuovi insediamenti vennero serviti da strade larghissime adatte al traffico a motore. Le distanze quotidiane percorse crebbero dai 3,9 Km del 1957 ai 23,2 Km del 1975. Ma questo “progresso†ebbe un costo terribile: il ciclismo venne ignorato diminuendo del 6% all’anno e nel solo 1971 ci furono bel 3.000 morti. Più di 400 di essi furono bambini sotto i 14 anni d’età .
La strage dei bambini portò la gente nelle piazze a protestare: “Fermate la strage dei bambini†si gridava chiedendo strade più sicure per loro, per i pedoni e per i ciclisti. Questa richiesta venne ascoltata, soprattutto quando nel 1973 la prima crisi petrolifera bloccò il paese. L’allora primo ministro olandese disse alla gente che quella crisi avrebbe cambiato la vita, che si dovevano cambiare abitudini per essere meno dipendenti dall’energia petrolifera e che tutto ciò sarebbe stato possibile senza ridurre il livello della qualità della vita. Inoltre, le domeniche a piedi per risparmiare il greggio ricordavano alle persone come apparivano le città senza auto in circolazione. In questo periodo vennero pedonalizzati i primi centri storici, ma le proteste continuarono.
La motorizzazione di massa infatti continuava a uccideva le persone, le città , l’ambiente. A quel punto, imponenti biciclettate pubbliche in tutte le città olandesi e proteste anche nei centri minori a sostegno della bicicletta crearono una consapevolezza che alla fine modificò il modo di pensare i trasporti. A metà degli anni ‘70 si cominciarono sperimentare percorsi ciclabili a Tilburg e a L’Aja. In una visione retrospettiva, essi rappresentano l’inizio della nuova rete ciclabile del Paese. L’uso della bicicletta crebbe in misura esponenziale, a l’Aja sino a + 60% e a Tilbur sino a + 75%. “Costruite e arriveranno†era il motto che si rivelò vero in Olanda.
Oggi il ciclismo in Olanda è una componente primaria ed integrante della politica della mobilità e la piazza, un tempo asfaltata, sulla quale avevano manifestato i ciclisti, oggi è un gran prato verde, diventato il logo della città .
Il mio commento è già insito nell’aver pubblicato questo post. E voi, cosa ne dite?
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LE NUOVE SFIDE PER LO STATO E PER LA NOSTRA AUTONOMIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Febbraio, 2012 @ 9:50 amDetto altrimenti: anche qui in Trentino dobbiamo occuparci molto dei problemi del Paese, se non altro perché il suo naufragio farebbe naufragare anche noi. Il nostro contributo al Paese? Un nuovo modello di crescita.
Democrazia. Potere, forza  del popolo. Mafalda ci legge  una favola. “C’era un volta un Paese nel quale una coalizione di partiti politici aveva ricevuto l’approvazione da parte della maggioranza relativa dei votanti (non degli aventi diritto al voto). In forza della legge elettorale allora vigente in quel Paese, quella coalizione aveva ottenuto in premio la maggioranza assoluta in senato e comunque il diritto di nominare i parlamentari. Da ciò era derivato che quel loro parlamento non rappresentava quei cittadini né ovviamente la loro maggioranza assoluta. Quella non era democrazia, non era cioè “il potere del popolo, bensì era “il potere dei partitiâ€, anzi, del partito di maggioranza assoluta al’interno della coalizione che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei votanti e la maggioranza assoluta in Senato. Insomma, era un po’ come il gioco delle scatole cinesi o delle SpA che possiedono il 51% di una Spa che possiede il 51% di un’altra SpA e così via, fino a quando con un 5% di azioni dell’ultima SpA ne detieni di fatto il potere assoluto. Quel partito non caso era arrivato a tanto: infatti poteva contare su disponibilità finanziarie assai rilevanti, grazie a fidi bancari assistiti dalle fidejussioni firmate dal suo fondatore, un uomo molto ricco. Restava poi da verificare se nel momento della probabile attivazione delle fidejussioni da parte delle banche a fronte dei debiti contratti da quel partito, fosse rispettata la legge sul finanziamento ai partiti, ma questa è un’altra storia. Gli antichi Romani dicevano: “Quid faciant leges, ubi sola pecunia regnat?†Cosa mai potrà fare la legge in un Paese ove regni il solo denaro? Con un sistema del genere, in quel Paese lontano lontano da noi, tanti, tanti anni fa, si erano rotte due catene: quella che dovrebbe sempre unire i rappersentanti ai rappresentati e quella che dovrebbe sempre unire il potere alla responsabilità “.
Fine della favola.
E oggi, in Italia, esiste la democrazia? Mah …. sotto il profilo sostanziale (sostanziale, per carità … non formale!) si potrebbe forse avere qualche dubbio, in quanto il parlamento continua – come e più di prima – a non essere eletto dal popolo e a non fare le leggi ma ad approvare le proposte del governo. Inoltre Monti si incontra e discute innanzi tutto con i capi dei partiti politici per raccogliere sostanzialmente il consenso che poi gli sarà formalmente dato da un parlamento che continua ad essere mero strumento. D’altra parte occorreva un “Commissario Straordinario†per trarre il Paese fuori dalla emergenza nella quale era stato condotto da altri. Del resto, già nell’antica Roma vi era la figura del “dictator”  plenipotenziario nominato, in caso di particolari stati di pericolo, per un periodo massimo di sei mesi.
Governo Monti
– 1 – nato nel vuoto della politica di chi, nonostante la maggioranza di cui disponeva in parlamento, non aveva previsto il prevedibile; non aveva attivato le riforme strutturali necessarie; non aveva investito su un nuovo modello di crescita;
– 2 – governo di tecnici contrapposto al precedente governo “politicoâ€, politico in quanto espressione di un parlamento eletto dai cittadini? No, anche il precedente parlamento non era eletto dai cittadini. Governo di tecnici quindi perché i suoi componenti sono tali;
 3 — Monti ha il potere che gli deriva dal non aspirare ad essere “rielettoâ€. Ed allora, visto che sta funzionando, in sede di modifica della legge elettorale diamo lo stesso potere anche ai futuri governanti, limitando la loro rieleggibilità a due mandati (come già avviene per i sindaci delle città ) o anche limitandone l’eleggibilità ad un solo mandato;
 4 – – ora mi sento di nuovo “governatoâ€, e per questo dico: grazie Presidente Napolitano, grazie Presidente Monti! Anche se Monti è forse un po’ troppo progressivo e prudente con i forti e un po’ troppo immediato e deciso con i deboli.
Cosa mi piacerebbe sentire programmare? Ecco alcuni auspicati interventi
1) Considerare che la pur dovuta riduzione di uno stipendio di oltre €600.000 (il doppio dello stipendio di Barak Obama!) ad €350.000 annui non pesa su chi lo riceve né per lui è significativa quanto invece pesa ed è significativa la riduzione di uno stipendio annuo da 17.000 a 16.000 euro; detto altrimenti: occorre valutare il peso specifico e l’incidenza marginale di ogni singolo intervento, soprattutto considerando che in Italia le retribuzioni dei “non super burocrati e non super manager” sono la metà di quelle tedesche. Quindi …
2) … quanto meno, attivare una immediata, effettiva, generale, significativa riduzione delle super retribuzioni, dei super benefit e delle super pensioni e abolire i cumuli di stipendi e pensioni ad ogni livello ed in ogni campo, pubblico (manager e burocrati), privato, politico: il Paese non se li può più permettere!
Bjorn Larsson, professore universitario, velista, scrittore, filologo, conferenziere alla Biblioteca di Trento il 23 febbraio 2012
3) Non escludere da questa riduzione i supermanager delle società quotate in borsa: non corriamo il pericolo che “se ne vadano†(e dove andrebbero, del resto?): Anche in Svezia del resto … se leggete l’ultimo libro di Bjorn Larsson, “I poeti morti non scrivono gialliâ€, edito nell’agosto 2011 da Iperborea, a pagina 22 troverete che i super pagati manager (svedesi, per carità !) non possono difendersi affermando che “così vuole il mercato†… il mercato? Si domanda l’Autore, altro non è che un numero limitato di ricchi finanzieri che si coprono le spalle a vicenda … (Larsson si sfoga nel suo romanzo. Io nel mio blog);
4) un piano “vero e completo†di liberalizzazioni preceduto dalla elencazione formale di tutte le caste;
5) un piano “vero e completo†delle privatizzazioni, ad iniziare dai servizi pubblici locali;
6) varare un piano straordinario di finanziamento delle masse di lavoratori dalla cassa integrazione e dalla disoccupazione verso nuove forme di occupazione (corsi di riqualificazione professionale, lancio di nuove iniziative, etc.);
7) una riscalettatura delle priorità , rimandando a tempi migliori non solo Olimpiadi e Ponte sullo Stretto, ma anche il TAV, i 90 cacciabombardieri F35 da (190 milioni di euro ciascuno!), etc. a vantaggio della creazione di posti letto nei Pronto Soccorso; di investimenti nell’edilizia carceraria; della difesa del territorio da terremoti, alluvioni e nevicate; della manutenzione delle reti della mobilità esistenti; etc…
8)  Un forte piano energetico basato sull’attivazione e l’utilizzo di fonti rinnovabili e non inquinanti. Ad esempio, la realizzazione di 15.000 nuove piccole centrali idroelettriche (in Italia si può, e si autofinanziano!), lo sviluppo dell’energia solare, delle biomasse, dell’eolico, la coibentazione degli edifici, etc.;
9) un piano “lavoro per i giovani†basato sul finanziamento dello start up di migliaia di nuove cooperative per la gestione delle migliaia di siti archeologici e naturalistici di cui il nostro paese è ricco;
10) rilanciare e non tagliare gli investimenti sulla cultura. Ho udito un frase: “Tagliare in Italia i fondi per la cultura sarebbe come tagliare in Arabia Saudita i fondi per l’estrazione del petrolioâ€;
11) riformare la contrattualistica del lavoro non occupandosi principalmente dell’articolo 18 ma anche dell’abolizione del precariato e delle false partite IVA;
12) un forte rilancio degli investimenti sulla scuola e università pubbliche e sulla ricerca;
13) un deciso intervento sulla qualità dei programmi televisivi, considerando che la TV è la principale fonte di formazione, informazione, disinformazione e deformazione del pensiero;
14) una politica più forte non solo contro l’evasione fiscale, ma anche contro l’elusione fiscale;
15) abolire la prassi di concordati fiscali per le grandi evasioni, prassi che – sulla base del principio “meglio pochi e subito†– porta ad accettare di riscuotere 30 milioni di euro in luogo dei 100 dovuti, oppure, e lo scrivo provocatoriamente, estendere questa possibilità a tutti, cioè anche ai contribuenti assolutamente “piccoli†(infatti, la legge non era uguale per tutti?);
16) una nuova legge elettorale, questa volta democratica, la quale inoltre limiti l’eleggibilità dei politici a uno, massimo due mandati;
17) trattare il problema della responsabilità di un potere dello Stato (magistratura) insieme a quello della responsabilità degli altri due poteri dello Stato (esecutivo e legislativo);
18) sanità : ne pariamo in un prossimo post;
19) giustizia: è di ieri 25 febbraio 2012 la prescrizione di un famoso processo. Lasciamo decantare le mezze soddisfazioni e le totali delusioni e poi ne parleremo.
Dice … ma bisogna fare i conti con le risorse finanziarie disponibili, ed allora … Prospetto Fonti – Impieghi: dove prendo il denaro, e per fare cosa. Infatti forse non è del tutto condivisibile che solo per alcuni interventi si dichiari che i denari recuperati attraverso quello specifico intervento sono destinati ad uno specifico scopo. Forse sarebbe preferibile disporre dell’ elenco completo delle fonti finanziarie (maggiori tasse, risparmi di spesa, cancellazione di
mega progetti, lotta all’evasione fiscale, etc,) e l’ elenco completo delle destinazioni del denaro, elencate in ordine di priorità . Dice … intanto iniziamo a ridurre i costi … ridurre i costi? Ad esempio dei voli ministeriali …? Monti li ha ridotti del 90%. Bravissimo Presidente! Sicuramente un Suo ministro non vola da Roma a Milano con un aereo militare “per motivi di sicurezza†per assistere, sempre con la massima sicurezza, ad una partita di calcio! Ma allora … prima …? Quegli abusi sono anch’essi “prescrittiâ€? Se Lei “chiude un bucoâ€, vogliamo chiederci cosa fare a chi quel buco lo aveva fatto?
Economia e produzione. I nostri industriali hanno aumentato di molto i posti di lavoro. All’estero. Infatti molti di loro hanno delocalizzato molti centri di produzione in Paesi ove la manodopera costa molto meno e i diritti civili, spesso, sono un’optional. Ora, ci si dice che occorre rivedere la disciplina dei contratti di lavoro “per invogliare investimenti esteri in Italiaâ€. Esteri o nostri che rientrano? In ogni caso ben vengano, ma a produrre cosa? Visto che dalla Cina importiamo financo i berrettini da sole! Ok, importiamoli, questi berrettini, ma a condizione che la Cina importi le nostre regole democratiche e rispetti i diritti civili. Altrimenti .. una, mille Libia, Egitto, Siria …. aspettiamo forse che altri stati “esplodano†a catena? Quando toccherà , ad esempio, alla Cina? Alla Cina, la quale a sua volta sta già delocalizzando le produzioni dalle sue città del Pacifico verso le zone interne, dove la manodopera costa molto meno … Ma … quando salterà anche quel coperchio? Ricordo l’Iran, ai tempi dello Scià . Io ero a Teheran, per lavoro. L’urbanizzazione di masse di manodopera dal deserto verso le grandi città , attuata per farne manovali edili, portò quelle persone a confrontarsi con l’opulenza degli Hotel delle città e costituì una delle motivazioni che spinsero alla rivolta contro il regime. E quando i lavoratori cinesi delle campagne si renderanno conto i essere sfruttati, cosa succederà ? O cosa accadrà quando i lavoratori cinesi delle città vedranno delocalizzare le produzioni verso le campagne? Mi si dirà : sono problemi loro … scusate, mi sono lasciato trascinare dalla globalizzazione delle problematiche …
Parlare di crescita non basta. Forse occorre ripensare al tipo di modello di crescita da adottare. Quello attuale (crescita della produttività attraverso delocalizzazioni e automazioni; crescita dei consumi “comunqueâ€; finanza … te la raccomando quella!) ha fallito. Alcuni esempi per tutti: automobili sempre più grandi, potenti, veloci ….a che pro? Mutui sub prime? Titoli derivati? Mapperlamorddiddio! Altra correzione da fare: pochi sempre più ricchi e un numero sempre crescente di persone sempre più povere? No. Occorre ricostituire – non distruggere – il
CETO MEDIO, come il soggetto collettivo che può rilanciare i consumi interni (in modo equilibrato) e rappresentare il traguardo per chi ancora viaggia nella “terza classe†non ferroviaria bensì sociale. Ben venga quindi, fra le altre iniziative, quella in corso, da parte della nostra Provincia Autonoma, per una edilizia agevolata per il CETO MEDIO, ceto sociale non abbastanza ricco per acquistare casa e troppo ricco per averne una in locazione nell’ambito dei piani dell’edilizia popolare.
COS’ALTRO FARE, IN TRENTINO? Soprattutto di fronte ad una contrazione delle risorse finanziarie, occorre rivedere le priorità e decidere sul modello di crescita da adottare. Una prima ipotesi: potremmo domandarci se sia
più urgente proseguire nella pur lodevole azione di infrastrutturazione stradale del territorio (gallerie, bretelle, rotonde, etc.) o invece non sia più urgente investire quelle risorse nell’avvio di nuove iniziative produttive per creare posti di lavoro a fronte dei tanti licenziamenti in corso o annunciati? (Anche perché per sopperire all’eventuale rallentamento negli investimenti della rete della mobilità provinciale di cui sopra, si può comunque investire in sistemi di tele gestione e telecontrollo della mobilità . Detto altrimenti: meno hardware e più software). Una seconda ipotesi: diminuiscono i turisti invernali, nevica di meno? Ed allora perchè non puntare su un sistema integrato, gestito, sorvegliato e assistito di piste ciclabili “di pianura†e “di montagnaâ€, a pagamento per i non residenti? Una terza ipotesi: per i turisti, perché non attivare la “rete dei masi†come già fatto in Sud Tirolo? Sono solo esempi banali, assolutamente parziali, operativi, me ne rendo conto, ma iniziamo a ragionare a tutto campo, e non solo per “sviluppare quello che già stiamo facendoâ€. Creatività , occorre …, creatività !
Insomma, per noi in Trentino, la crescita deve essere la prosecuzione del modello attuale o di un altro tipo? L’ADOZIONE DI UN NUOVO E PIÙ ATTUALE MODELLO DI CRESCITA POTREBBE ESSERE, DI FRONTE ALL’INTERO PAESE, LA MIGLIORE DIMOSTRAZIONE DEL VALORE E DEL SIGNIFICATO DELLA NOSTRA AUTONOMIA. Voi, cosa ne pensate? Non siete d’accordo con le mie ipotesi? Non vi preoccupate … io stesso voterò contro di esse, ove, a seguito di un approfondimento, esse risultassero errate o inattuabili. Ma almeno, discutiamo su queste come pure su altre vostre idee …confrontiamoci!
BJORN LARSSON – Scrittore navigatore o navigatore scrittore? (comunque, navigatore a vela!)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Febbraio, 2012 @ 7:00 amDetto altrimenti: “recensione di un uomoâ€, non di un libro che peraltro mi accingo a leggere
Biblioteca di Trento, 23 febbraio 2012 – Bjorn Larssson presenta il suo ultimo libro, “I poeti morti non scrivono gialliâ€. Gli organizzatori (Paolo Malvinni, senza fare nomi), conoscendomi velista, avevano insistito perché io fossi presente. A loro avviso avrei potuto animare il dibattito. Credevo di trovarmi di fronte soprattutto un velista. Invece ho “scoperto†che Larsson è soprattutto scrittore. Ed io – lo confesso – non lo conoscevo in nessuna delle sue due “interpretazioni della vitaâ€! Nessuno è perfetto, ed io men che mai …
La Sala degli Affreschi è piena di gente . Seduto al mio fianco, l’Ammiraglio Sauro (!).  Bjorn, prima dell’inizio della manifestazione, firma pazientemente dediche sulle copie dei suoi libri. Lo avvicino, mi presento, gli consegno copia delle domande che avrei voluto fare ad un velista … Sorride, mi risponderà , assicura. Certo che se avrà la compiacenza di rispondere a quelle domande, sarà comunque un’intervista ad un velista molto più che ad uno scrittore. Vedremo.
La sua è una lectio magistralis di filosofia di vita. Qui di seguito utilizzo un virgolettato con riserva, perhè non avevo il registratore …
“Il giro del mondo a vela? Per poi ritrovarsi al punto di partenza cioè a casa propria? No, non vale la pena. Noi svedesi non siamo così attaccati a mamma, suocera, alla casa d’origine … siamo più liberi di viaggiare …Forse perché la nostra cucina è molto migliore della vostra … (afferma uno dal pubblico) …. Certo, lo ammetto.
Ho cominciato a veleggiare con una barchetta di sette metri. Poi la mia compagna ne ha voluta una nella qual si potesse stare “a piedi†(cioè in piedi, n.d.r.). Ma casa e barca costavano troppo, ed allora … barca! Che sia anche casa. Senza debiti, con qualche soldo “alla bancaâ€. E via nei mari del Nord. Non nel Mediterraneo, perché mi hanno detto che il più delle volte devi prenotare l’ormeggio nei porti… ohibò! Non sia mai! Dove la a finire la libertà ? Sei anni i barca. Se ti stanchi del panorama che vedi dai tuoi oblò, basta cambiare l’ormeggio anche senza cambiare porto, ed ecco un panorama diverso! Poi è nata mia figlia, ed allora per un anno a terra, in una casetta a 100 metri dal mare.
Ero affascinato dall’acqua, non spaventato, benché mio padre fosse morto annegato in un lago. dapprima ho fatto il sub, volevo emulare Custeau, ma poi ho riflettuto: trasportare tutto quel peso per poi vivere in acqua mezz’ora! Non ne valeva la pena. Ed ecco la vela. La barca a vela … arrivi in un’isoletta sperduta, poche case .. tu sei comunque accolto bene, tutti ti aiutano, ti accolgono … perché è implicito che tu, dopo poco, sarai ripartito! Se invece tu arrivassi con un camper non sarebbe la stessa cosa.
I miei libri sono romanzi, non biografie travestite. La realtà deve essere vera. Il romanzo può contenere elementi di fantasia, ma a mio giudizio deve sempre raccontare una storia “possibileâ€. Infatti, con i miei libri, ho cercato di trasmettere la voglia di tentare anche un’altra vita, una vita diversa e comunque possibile, o più semplicemente, ho cercato di descrivere mondi “possibiliâ€. Questa “evasione possibile†da una realtà verso un’altra realtà per me è “libertà â€. Non si nasce liberi. Lo si diventa, attraverso una conquista continua e precaria di tutta la vita. Per questo affermo che dopo aver letto un mio libro, il lettore dovrebbe avere un problema in più, dovrebbe porsi la domanda se debba o meno ricercare un’altra vita. Libertà … quando nessuno ti aspetta dietro l’orizzonte e nessuno rimpiange che tu sia partito. Libri, impiego da uno a tre anni per ogni romanzo, Scrivo la mattina, a matita, poi cancello, correggo, riscrivo. nel pomeriggio leggo altri libri e correggo ciò che ho scrutto. I miei personaggi prendono vita, sono autonomi, man mano che il mio lavoro procede, sono loro stessi che decidono come “andrà a finireâ€, che mi suggeriscono il prosieguo della storia. La fine di u libro? prima o poi arriva, ma non è mai la fine dei miei libri. Il libri “finitoâ€? Non è più mio. E’ di chi lo leggeâ€.
Che libro è, il suo ultimo che ci presente? Un giallo. Uccidono un poeta. Non certo la poesia. Un ispettore che si picca di essere un po’ poeta.
Cosa pensa del naufragio della Concordia? Che abbiamo un po’ tutti la memoria corta: negli ultimi anni a casa loro ci sono stati due naufragi con 700 morti … ma “gli Italiani hanno la particolarità di essere i primi critici di se stessi, a differenza dei Francesi”.
Larsson, scrittore di primissimo livello in Svezia et ultra, amico dei massimi poeti del suo paese …. quello che mi ha colpito della sua esposizione, è il modo geniale con il quale riesce a trasfondere elementi di verismo nei suoi romanzi, attingendo, ad esempio, a poesie vere di poeti veri. Il tutto come se – inoltre – a scrivere la storia fossero i suoi personaggi e non lui stesso.
Questo fatto lo avevo già colto, per certi aspetti – simili se pur non uguali – in un altro scrittore, Alberto Cavanna, nel suo Bacicio du Tin, così verosimile che pare vero (o invece è proprio vero?). I traghetti che portano i turisti da La Spezia a Porto Venere si chiamano “Lanpo†perché si rifanno allo sciabecco del pirata Bacicio o è Cavanna che ha preso il nome dei traghetti è lo ha dato sciabecco del suo pirata, in questo caso,  inventato? Ad ogno modo, ove il lavoro di Cavanna fosse di pura fantasia, esso è assolutamente verosimile e possibile. Ecco il parallelo con Larsson.
Ecco, dopo qualche giono, ho letto il libro e l’ho inserito come commento in un post di Mirna. Ripeto qui quelle mie note:
I poeti morti non scrivono gialli (IPERBOREA ed.)
 Larsson è un uomo che “vive la vitaâ€, che ha deciso come viverla. Persona di grande cultura e comunicativa, è anche velista, docente universitario di letteratura francese all’Università di Lund e filologo. E’ anche scrittore, anzi, è “molto†“scrittore. Io confesso: non lo conoscevo! E dopo averlo ascoltato alla biblioteca di Trento il 23 febbraio scorso ho acquistato e “divorato†questo suo ultimo libro, da leggersi “con una matita in manoâ€. Ora acquisterò la sua opera omnia. Quanto al thriller, l’ho apprezzato al pari di quelli del mio giallista preferito, Eric Ambler. Che dire … sì, è anche un giallo, con un “romanzo nel romanzoâ€, ma è anche un libro “di poesia†(mi sa che un po’ poeta è anche Bjiorn); anche libro di civiltà della finanza (ce ne accorgiamo subito, alle pagine 22 e 23); anche libro di civiltà tout court, quando (pag. 31) fa affermare dal racconto (e cioè lui stesso afferma, n.d.r.) che “nessuna rivoluzione violenta aveva mai portato ad una società più democratica e solidaleâ€.
E quando lui …. e quando … ricordate come commentavamo i film appena visti, da ragazzi?
E quando …cita Gomorra del nostro Saviano (pag. 130) …
E la sua interpretazione dell’ â€essere umano bancario erectus†(pag. 132) che classifica le persone solo sulla base del loro rapporto razionale con il denaro, mentre invece le Persone con la P maiuscola sono ben altro …
E quando a pagina 163, per giustificare la venalità di un tizio, gli fa “pensare†perché egli dovrebbe mai avere scrupoli di arricchirsi quando Berlusconi poteva permettersi un boeing 727 personale?
Non mancano sottolineature alla giustizia sociale (pag. 164): perché “competitività †significa stipendi sempre più alti al top e sempre più bassi alla base�
E quando … (pag. 168), circa la poesia, fa pensare ad un suo personaggio (cioè a se stesso, n.d.r.) che la poesia è una dose giornaliera di bellezza e verità che agisce da salvagente in un mondo falso e brutto come per il peccato?
E quando … (pagg. 171-172) afferma che “il problema di fondo di una civiltà è la mancanza di senso etico dei cittadini, la loro carenza di solidarietà e fratellanza e non il cattivo funzionamento di leggi e delle forze dell’ordine, … che si limitano a raccogliere l’immondezza che qualcuno sparge in giroâ€â€¦
…o quando (pag. 175) fa dire ad un personaggio che “è ora che i ricchi capiscano che non possono continuare impunemente ad accumulare denaro a spese del prossimoâ€.
Segue, a pagina 176, un elenco di “ricchi ingiustamente ricchi†che andrò a verificare su internet per vedere se sono veri o immaginari.
A pagina 178 poi .. “il comunismo sarà anche morto, ma la rabbia per le ingiustizie non muore mai…â€
Pagina 186: un bravo bugiardo deve avere una memoria di ferro per ricordare cosa ha detto …
A pagina 191, poi, cita le violenze della polizia al G8 di Genova!
Pagina 197: di fronte alla poesia, è più difficile essere ateo che credente
Genova? A pagina 250 un tizio si mangia un bel piatto di pasta al pesto!
Pagina 256: nessuno scrive perché ha avuto una vita interessante o ricca … ma solo perché sa scrivere ..
Pagina 260: …â€era profondamente indignato dell’enorme divario tra reddito da lavoro e da capitale …â€
Pag. 266: il procuratore (PM) è una donna, Lisa … Larsson (una sua parente?)
Pag 304. morale e legalità unite o disgiunte? Secondo il filosofo del diritto austriaco Hans Kelsen, disgiunte (n.d.r.); secondo Larsson …?Â
 Ok, ma è un giallo sì o no, direte voi? Si è anche un giallo. Da leggere. D’altra parte chi scrive un post su di un libro, volete mai che ve ne presenti uno da non leggere? Questo qui, tuttavia è diverso: ne acquistate uno e ne leggete più d’uno, di libri, in una sola volta!
LE QUATTRO STAGIONI (DEL TRENTINO)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Febbraio, 2012 @ 7:33 amDetto altrimenti: musica? Poesia? o entrambe … reduce da un concerto, mi è venuta un’idea: ho radunato quattro mie poesie … ed ecco che Vi presento le mie “Quattro stagioni” (del Trentino)
Primavera a Trento:
“Novecento in Via Grazioliâ€
Cuscini di alberi in fiore
circondano vecchi disegni
edere di stucchi
che la terra germoglia
a cingere antiche mura
e scale sbrecciate
a passeggio in giardini di ghiaia.
Nobili dame
ingioiellate di ferro battuto
imposte di legno
guardano salire la via
che hanno solcato
nei prati del tempo
difese ed amate
da chi vuole che vivano
serene
il futuro dei loro ricordi.
Estate in Val di Non:
“Anauniaâ€
T’adorna corona di monti
tu stessa diadema regale
a smeraldi lacustri![]()
di verde.
Ti apri allo sguardo
che insegue
i gonfi altipiani
ondeggianti
qual giovane petto al respiro
plasmati da un vento
che scala le cime
e si perde.
La mente che t’ama
curiosa
più attenta ti scruta e profonda
ov’acque percorron segrete
le nobili rughe
che segnan l’altero tuo viso
di antico lignaggio
e indagan
leggendo il passato
tuo storico viaggio.
Tu, ramnus, romano,
tu uomo del fiume,
pagano,
or’altro è il Dio che onori
ma l’acqua è la stessa che bevi
del cervo
sacrifica preda
di Principi Vescovi e di Senatori.
Risuonan le selve
di ferri e armature
latine
che scuotono i passi
per le aspre montane
tratture.
E senti vibrare le note
di orda cruenta
le grida di donna
che arman lo sposo
a difender le messi
il figlio che piange
furor di Tirolo
equestre rimbombo
sul suolo operoso
che viene a predare
ma inerme
di fronte ai castelli
s’infrange.
Munifica rocca di luce
saluto lo spazio
che scende
dal Tempio maestoso del Brenta
e dopo che t’ha generato
dall’alto di crine boscoso
cascata di pietra
a Sponda Atesina conduce.
Autunno in Brenta:
“Dolomiti la prima volta†(Verso il Crozzon di Brenta)
Si sale pian piano
con una seicento che sbuffa
fra nuvole stanche
sedute nei prati rossi di umori
e di foglie.
E sotto il maglione d’autunno
compare
dapprima ogni tanto
e quindi ogni poco
il bianco sparato di neve.
D’un tratto si apre
nel sole
una torre dorata
adagiata su coltri
di freddo vapore d’argento.
Il ricordo di Lei
profuma nei sogni nascosti
di un solitario turista
un po’ fuori stagione
che ha spalancato per caso
la porta di un camerino
e s’innamora alla vista
della Prima Donna
intenta a rifarsi il trucco
per lo spettacolo d’inverno.

L'Orsa, rocce scure, non coperte dalla neve, nella foto a destra degli alberi ("Fin che ghe l'Orsa su la Vigolana no te cavar la maglia de lana")
Inverno a Trento:
“L’orsa della Vigolanaâ€
Pascoli bianchi
nutrono
fauci protese su fiocchi di neve
ferma a riposare al sole
prima di scavarsi la strada
verso le vene preziose del monte.
E vigile
tu
monti di sentinella
all’inverno che circonda di freddo
la bella città accovacciata ai tuoi piedi.
E quando di nuovo
il sentiero
ritorna a calcare il passo dell’uomo
ormai sgombro di neve
tu
schiva
scompari alla vista
e ti nascondi nel folto di pensieri
che invano
alzato lo sguardo
ti cercano attenti.
il futuro dei loro ricordi.
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INCONTRI – 10) ENRICO FUOCHI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Febbraio, 2012 @ 6:56 amDetto altrimenti: io sono amico suo, sapete, sì …  suo amico, io …!
Enrico Fuochi , 50 anni compiuti … da quando?
50 anni? Grazie per il complimento, ma forse è meglio aggiornarsi! Sono passati più di 11 anni da quando ho compiuto mezzo secolo! Per il momento però non me ne faccio un problema: come diceva il grande Manfredi “basta ‘a salute e ‘n par de scarpe nove e pòi girà tutt’er monnoâ€!
Enrico , pensionato? Ma se non ti ho mai visto più attivo di adesso! Infatti, Enrico dai mille interessi. Ma procediamo con ordine. Io ti ho conosciuto velista …
Il poter disporre di libertà , intesa non solo come tempo libero, ma anche come libertà mentale dai problemi del lavoro, mi ha permesso di poter dedicare più tempo a quelle passioni che prima praticavo con fatica e solo marginalmente. Fra gli sport che ho praticato e pratico, la vela è senza dubbio, assieme al nuoto, il mio primo amore e quello che, agonisticamente
parlando, mi ha dato più soddisfazioni. Ho iniziato a 16 anni con il Flying Junior e sono poi passato allo Strale e al Flying Dutchman. Con l’FD ho partecipato a diverse regate internazionali e campionati italiani con molte soddisfazioni ma poi, a 27 anni, per impegni di lavoro e di famiglia miei e del mio prodiere, ho dovuto smettere. Ho ripreso in età più matura con barche più comode e negli ultimi anni, dopo una breve e negativa parentesi con il Contender, mi sono dilettato con il J24 e l’UFO22 sul lago di Garda. E’ proprio in occasione di alcune regate sul Garda che ho conosciuto l’amico Riccardo con il suo fun “Whisperâ€.
Poi ho scoperto che volavi con il parapendio…
Beh, sono nato sotto il segno della Bilancia, noto segno zodiacale dell’aria, e non potevo non essere affascinato dal volo libero per eccellenza come il parapendio, uno sport che se praticato con la “testaâ€, senza imprudenze e sempre consapevoli dei propri limiti, è una delle cose più affascinanti che ci siano: volare, da sempre il sogno dell’uomo.
Poi, che sei un esperto di fotografia…
Eh già , la fotografia. Questo è un amore nato quando avevo ancora i pantaloncini corti…e non perché facesse caldo, ma perché la mia prima macchina fotografica mi è stata regalata dai miei genitori in occasione della mia Prima Comunione. La passione è continuata senza interruzioni fino ad oggi. E’ stato anche il mio primo lavoro: diciottenne e ancora studente, mi ero impratichito in camera oscura e guadagnavo qualche lira sviluppando e stampando fotografie per un negozio di Riva del Garda. Poi, compatibilmente con gli impegni di lavoro, ho fatto diverse mostre personali in Italia e collettive all’estero. Con l’occasione vorrei ricordare il mio prossimo
impegno: il 5 maggio 2012 (per 1 mese con inaugurazione alle ore 18) esporrò a Trento presso lo Spazio Espositivo Pretto in Piazza San S. Benedetto. La mostra si intitola “Tempus mutandisâ€. E’ un lavoro decisamente “particolare†per il contenuto e al quale mi sono dedicato al termine del progetto “A bordo della Città di Milanoâ€.
Poi, che scrivi libri…
Ecco, a tal proposito ci tengo a precisare nuovamente che io non sono uno “scrittore†e non ho la presunzione di classificarmi tale. Mi considero un fotografo che si diletta, di tanto in tanto, a scrivere qualche breve racconto di accompagnamento alle mie immagini. Così ho fatto nei miei primi due libri FotoGrafie e FotoStorie.
Poi, che hai una splendida cagnetta…
Isotta, il mio bracco italiano, alla quale mi sono affezionato al punto da far nascere in me il sospetto che Marina qualche volta sia gelosa! Gli animali sono splendidi e vanno amati e rispettati. Tu, Riccardo, che hai avuto Dorian, sai cosa vuol dire!
Poi, che tua moglie era collega della mia…
Eh sì, Riccardo, oltre alla vela, alla lettura e ad altre cose, abbiamo in comune anche la professione delle nostre mogli: non solo insegnanti entrambe, ma anche ex colleghe!
Poi, che tuo figlio è pilota di elicotteri…
Qualis pater, talis filius! Anche mio figlio Luca, ha sempre avuto la passione per il volo, una passione che però è il suo lavoro: è pilota professionista di elicotteri con una sua società in provincia di Verona. Comunque penso sia un problema di DNA: anche mio zio, il fratello di mia madre, è stato uno dei primi piloti in Trentino, e mio padre, in tempo di guerra, è stato per un periodo aviatore a Trieste.
Poi, sei un appassionato camperista…
Campeggiatore da sempre e camperista da quando ho potuto permettermi l’acquisto di un camper. Ho sempre amato viaggiare e penso che viaggiare senza vincoli dia la possibilità di avvicinarsi di più alla natura e alle persone. Finora con il camper (sempre per limiti di tempo libero) ho viaggiato solo in Europa e nel nord Africa, ma per il futuro i progetti sono tanti. Vedremo!
Poi, sei un membro dell’Accademia delle Muse…
Il poter partecipare alle serate culturali dell’Accademia delle Muse è per me un motivo di grande piacere e orgoglio. Ti sarò sempre grato, Riccardo, per avermi dato questa opportunità .
Poi, che eri un bancario, ma proprio non si direbbe!
Bancario? Eh, sì, diciamo che fino a qualche anno fa facevo parte dell’organico di una delle 796 banche presenti in Italia. La mia comunque non è stata una vocazione: a 23 anni, in attesa di completare i pochi esami che mi mancavano alla laurea e per poter essere autonomo finanziariamente, ho fatto domanda di assunzione. La mia doveva essere una scelta temporanea in quanto non mi riconoscevo come “bancarioâ€. Ma poi sai com’è: lo stipendio allora era ottimo, mi sono sposato, c’era lo “zuccherino†della carriera…mi sono laureato e…sai com’è la vita!
Grazie, Enrico … solo che la tua innata modestia ti faceva dimenticare di ricordarci che il 2 marzo prossimo, alle ore 20,00, presso la Biblioteca Comunale di Lavis, nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Culturale Lavisana presieduta da Daniele Donati,  ri-presenterai il tuo ultimo lavoro, che poco fa hai semplicemente citato, e cioè il libro “A bordo della Città di Milanoâ€, la nave appoggio del Dirigibile Italia del Comandante Nobile, lavoro che hai realizzato grazie all’iniziativa della nostra Presidente dell’Accademia delle Muse, Cristina Endrizzi Garbini il cui suocero era il medico di bordo di quella nave, e che pertanto ha potuto darti le testimonianze ed il materiale fotografico sul quale poi tu hai lavorato.
LE AGENZIE DI RATING USA HANNO DECLASSATO – FRA I TANTI – ANCHE LA NOSTRA PROVINCIA AUTONOMA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Febbraio, 2012 @ 6:15 pmDetto altrimenti:Â Â cui prodest? A chi giova?
Repetita iuvant, le ripetizioni spesso aiutano a capire! Ne sapeva qualcosa il Senatore Romano Marco Porzio Catone detto il Censore che dal 157 a. C. alla sua morte (149 a.C), ogni volta che interveniva in Senato sui più diversi argomenti, chiudeva immancabilmente con “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”, e cioè, “in più credo che Cartagine debba essere distrutta”, tanta era la sua convinzione che Cartagine rappresentasse un pericolo per Roma. Distruzione che avvenne tre anni dopo la sua morte, nel 146 a.C.. Ora, non che si voglia radere al suolo e cospargere di sale il terreno fabbricabile sul quale insistono le sedi delle Agenzie di rating USA, ma almeno dare loro delle regole, moderarle, responsabilizzarle e sanzionarle quando commettono colpe gravissime.
Ecco quindi che anche io, molto, ma molto più modestamente di un antico Senatore Romano (ma oggi abbiamo un On. Senatore che si faccia promotore di una iniziativa al riguardo?)  ripeto le domande e le proposte  che avevo formulato nel mio post del 15 gennaio scorso. Domande che oggi più che mai noi riproporci.
1. Chi sono i loro azionisti?
2. Al loro interno, chi approva e firma la dichiarazioni finali dei loro esperti, frutto di profonde analisi, con le quali vengono attribuite le pagelle?
3. Da dove provengono i loro ricavi? In particolare: chi ha pagato il lavoro delle recenti analisi che hanno determinato i declassamenti europei? O forse le Agenzie hanno lavorato gratis? Ma dai …
4. Quali responsabilità hanno le Agenzie allorchè commettono errori macroscopici, ad esempio classando con la tripla A banche e società che dopo pochi giorni o alcuni mesi falliscono?
5. Quale responsabilità è stata loro ascritta quando hanno ammesso la pratica dei titoli derivati della loro cartolarizzazione (si veda mio post del 4 gennaio scorso)?
6. E’ vero che l’Europa sta studiando se e come richiedere i danni alle citate Agenzie, di fronte a loro certificazioni non veritiere che abbiano causato forti perdite alle borse, agli Stati ed alle economie europee?
7. Quali garanzie abbiamo che non siamo di fronte ad azioni che possono rappresentare veri e propri reati di turbativa dell’andamento dei corsi delle borse?
8. Perché l’Europa non crea ERA, European Rating Agency, per classare e declassare le agenzie USA?
9. Perché non si indaga sui grossi movimenti di titoli sovrani e di azioni avvenuti subito prima e subito dopo questi declassamenti europei di massa?
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DORIAN
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Febbraio, 2012 @ 5:36 pmDetto altrimenti: caro micio, ho radunato altre tue foto …
Gli amici mi dicono che è normale soffrire per l’improvvisa morte del tuo gatto, dopo dieci anni che lui ti aveva adottato e ti faceva le coccole. Chi non ha mai avuto animali forse non mi capirà del tutto. Chi li ha avuti, penserà che io abbia scoperto l’acqua calda … ma era la prima volta che avevo una bestiolina in casa … arrivata quasi per caso, un regalo di mio figlio Edoardo … Dorian era diventato parte della famiglia. E lui aveva scelto me, come suo “amico†Sì, i mici, sono loro a sceglierci, non viceversa.
Dorian mi seguiva negli spostamenti da una stanza all’altra. E non per chiedere da mangiare o altro, ma semplicemente per starmi vicino talchè io dovevo sempre avere un posto libero per lui accanto me: davanti al computer, a pranzo, alla televisione. Nel lettone matrimoniale poi io accennavo a mia moglie la canzone “E lui fra di noi …â€.
Al mattino appena mi svegliavo e la sera prima che io mi addormentassi Dorian veniva a trovarmi, sdraiandosi sul mio petto guardandomi con quei suoi occhioni azzurri e dolcissimi.
Questo è l’aspetto che maggiormente ricordo e che mi fa commuovere, ogni volta che lo penso. Questo suo darmi la amicizia, ricercarmi, volermi state accanto. Questo suo darmi tanto, chiedendo poco, veramente poco. Noi “umani†dovremmo veramente imparare molto da loro, da queste bestioline.
Quando ci si spostava in automobile, il tragitto da casa alla macchina e viceversa lo faceva dentro la sua gabbietta. I primi tempi, quando capiva che si stava per uscire, (e lo capiva, e presto anche, alla prima borsa o valigia che vedeva girare per casa!)
andava a nascondersi sotto il lettone, al centro, ed io a sdraiarmi per prenderlo e farlo uscire. Tuttavia mai un graffio, una ribellione. Era sereno e rassegnato, del tipo “Va bene, va bene … vengoâ€. Poi, in auto, tutto il sedile posteriore coperto da un asciugamano, era tutto suo, tranne qualche “affaccio†sul bracciolo anteriore, fra me e Maria Teresa, forse per controllare se … avevo imboccato la strada giusta.
E le serenate alla gattina della porta a fianco a Trento e quella del piano di sopra a Riva del Garda, quando andavamo a trovare la nonna?
Avevi una cuccetta tutta tua, con la copertina … quando mai!? Dove si dorme? In inverno, sui piedi miei o di Maria Teresa. Nella
bella stagione, nel posto più fresco della casa, in sala da pranzo, con tutti quei tappeti e divani … e se no perché ce li avrebbero messi?
Sapevi chiedere ciò che volevi, ma con garbo e dignità , sempre. Volete qualche esempio?
ï¶ Io sono a letto o in poltrona, leggo un libro. Dorian arriva, si sdraia sul mio petto o sulle ginocchia e con una zampina cerca di scostare il libro “che ci divideâ€. Al terzo tentativo cedo.
ï¶ Fame? Basta sedersi dignitosamente in silenzio davanti alla ciotola vuota, o anche semipiena se le crocchette sono vecchie … e che diamine!
ï¶ Acqua fresca? Stessa attesa dentro la vasca da bagno. Meglio se io m i riempio d’acqua il cavo della sua mano: gli piace bere da lì! In mancanza si beve dalla apposita ciotola.
ï¶ Coccole al mio rientro a casa? Ci si sdraia a pancia all’insù.
ï¶ Grattatina con la apposita spazzola? Si salta sul tavolo della cucina. Chi vuol capire capisca.
ï¶ Vuole giocare? Gli bastava mordicchiare delicatamente i miei pantaloni e poi corsa a nascondersi fra le gambe del tavolo della sala.
ï¶ Uscire sul balcone? Come per chiedere cibo, davanti alla porta finestra.
ï¶ Rientrare in casa? Normalmente lasciavo la porta finestra accostata. Dorian si alzava sulle zampette posteriori, si appoggiava con quelle anteriori al vetro ed il gioco era fatto.
ï¶ Se sono a tavola o al computer e non ho collocato accanto a me una sedia per lui … piccoli colpetti con le zampine sulla gamba (destra o sinistra, non importa). Se poi tardavo, me lo ritrovavo sulla tastiera del computer!Â
I suoi miagolii, rari e misurati, uno per ogni circostanza. La serenata alle gattine, un lungo miaaaaoooooo (da pianoforte); voglia di coccole? Un semplice mià (nota più “corta”,.da fortepiano, con la o appena sfumata), breve breve. Il viaggio in auto dura troppo? Miaoo miao, due volte. Ci capivamo alla prima, vero Dorian?
E quella volta che sei venuto con noi in vacanza al mare, in Liguria? Eri piccolo … ti abbiano lasciato solo casa un pomeriggio … tu ti sei infilato nel poggiolo della vicina e poi in casa sua … e quella signora a chiedere aiuto a noi perchè … perché aveva paura a prenderti in braccio!
E quella volta, l’unica, che ti ho portato a cena con me, dagli amici
con casa e giardino alle pendici del monte Brione a Riva del Garda? Uscendo non ti ho più visto! 24 ore di ricerche (Maria Teresa mi aveva fatto nero!) e poi dov’eri finito? Sotto il pavimento di legno della loro veranda c’era un piccolo intercapedine, perché non esplorarlo? Però quella volta … io avevo sbagliato, d’accordo, ma anche tu … via … per 24 ore senza rispondere ai nostri richiami! E quando alla sera successiva, in risposta a nostro scuotere la tua ciotola piena di crocchette abbiano sentito il tuo miaoooo flebile flebile … che gioia! Un’altra volta ti avevamo perso … in casa: eri dentro un armadio! Insomma, in queste occasioni tutto è bene quel che è finito bene.
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Questa volta però non è finita bene. Dorian, te l’eri cavata egregiamente da un volo dal terzo piano, avevi ancora sei vite a disposizione … perché te le sei bruciate tutte e sei, così, improvvisamente? Stavi bene, pulito, curato, sereno e poi …. improvvisamente, nonostante le immediate cure del veterinario ed il ricovero presso la clinica per gatti, perché … a nemmeno undici anni compiuti? Sai, me ne ero accorto che qualcosa non stava andando bene, l’ultima mattina che sei salito ul letto per il buongiorno. Non è stato il solito salto silenzioso per cui ti materializzavi all’improvviso sul copriletto, al mio fianco. No. Ho sentito che mentre saltavi ti aiutavi a salire con le unghiette sulla “parete” laterale del letto: la spinta non era stata sufficiente, cominciavano a mancarti le forze, e tu, ugualmente, non hai voluto macare all’appuntamento e sei venuto a salutarmi! Grazie Dorian per l’affetto che mi hai regalato!
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Imposte, equità , famiglia e ….
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Febbraio, 2012 @ 6:49 pm
 Detto altrimenti: pane al pane e vino al vino + … un po’ di formaggio (ovvero, alcune riflessioni sul lessico familiare fiscale + … qualcos’altro)
1) Si dice: Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (IRPEF) e Imposta sul Reddito delle Persone Giuridiche (IRPEG). Ciò è vero per l’IRPEF, la quale è l’imposta è sul reddito delle persone fisiche cioè sulla somma calcolata senza detrarre prima se non una minima parte dei costi di produzione del reddito. Ma al contrario, L’IRPEG è l’imposta sull’utile delle imprese, cioè su quello che resta tassabile dopo la detrazione della stragrande maggioranza dei costi di produzione del reddito. Il suo nome esatto dovrebbe essere IUPEG, cioè Imposta sull’Utile delle Persone Giuridiche. A meno che una famiglia non riesca ad organizzarsi in società , detraendo dalla massa imponibile il costo dell’affitto, del mutuo, delle bollette, dei trasporti, etc., la Morale (n. 1) è che la persona fisica (la famiglia) è penalizzata.
2) Si dice: l’IVA, l’Imposta sul Valore Aggiunto, non è un costo né un ricavo, ma una partita di giro perché l’impresa la paga a monte (quando acquista beni e servizi) e l’incassa a valle, quando vende beni o servizi. Se il prezzo di vendita sarà maggiore di quello d’acquisto, l’IVA incassata in più sarà versata allo Stato, a pareggio. Ma la famiglia è solo acquirente di beni e servizi, mai venditrice. Quindi l’IVA la paga solo, a monte. Non la può scaricare a valle, mai. Morale n. 2 : come sopra.
3) Rivalutazione degli immobili anche ai fini dell’applicazione dell’ICI-IMU. Nel caso di una famiglia, la rivalutazione colpisce subito l’immobile, generando immediate maggiori imposte,
indipendentemente da un aumento del reddito della famiglia la quale vede “certificato†l’aumento del valore dell’immobile e cioè vede “accertato†il maggior valore del proprio patrimonio, e pertanto deve far fronte a maggiori imposte, cioè a maggiori esborsi finanziari, senza poter contare su maggiori introiti finanziari. Per pareggiare tale sbilancio, la famiglia dovrebbe avere maggiori entrate e cioè, al limite, vendere l’immobile stesso. Morale n.3 : come sopra.
4) L’adeguamento del valore dell’immobile “dichiarato in atto notarile†al suo valore di mercato, valore diventato negli anni molto superiore al dichiarato, fa sì che quando la famiglia acquista un immobile non potrà più essere invitata dal venditore a dichiarare nell’atto notarile un valore inferiore e a (pre) pagare una parte del prezzo “a parteâ€. Quanto sopra:
a) “fa male†alle singole famiglie compratrici e venditrici di case in quanto potrebbe portare un aggravio di prezzo per la famiglia acquirente e un aggravio di imposte per la famiglia venditrice;
b) “fa bene†a tutte le famiglie (anche non venditrici o compratrici di case), perché tutti i venditori e tutti i compratori di case pagheranno più tasse e tutte le famiglie potranno contare su maggiori servizi da parte dello Stato;
c) “fa bene†a tutti perché elimina dalla circolazione masse notevoli di denaro nero, contribuendo alla moralizzazione del sistema (ecco il …”qualc0s’altro!)
Morale n. 4 : qui l’equità c’è.
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GLI “ACCADEMICI DELLE MUSE†ALL’OPERA PER SAN VALENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Febbraio, 2012 @ 5:05 pmDetto altrimenti: si tratta di loro attività “extra moenia†dell’Accademia, ma sempre all’interno dell’antica cerchia delle mura medievali di Trento
Ebbene sì, amici, non sto per raccontarvi manifestazioni organizzate dalla nostra Accademia delle Muse, ma di altre attività , svolte da chi è “anche “ nostro collega Accademico. Per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, l’Accademia delle Muse è un circolo privato trentino nel quale si fa musica, pittura, poesia, teatro, fotografia, viaggi, etc.,… cioè, ognuno porta il contributo della sua esperienza, arte, passione, hobby, professione.  Ovviamente i nostri associati operano anche al di fuori delle nostre riunioni … e quindi, eccoli a voi nella giornata di San Valentino, insieme ad altri valentissimi colleghi aderenti ad altri Sodalizi e Associazioni:
Ore 16,45, presso il Centro Rosmini, a cura dell’Associazione Dante Alighieri, nell’ambito della rassegna “L’arte al femminileâ€, con la presentazione da parte della Professoressa Signora Luciana Grillo Laino, la prima conferenziera, Tania Caroli, ha parlato di un suo libro scritto in due tempi ispirandosi a due quadri di un pittore americano di cui mi sfugge il nome (forse Hopper?). Ha una scrittura veramente molto bella, asciutta e molto incisiva: intanto che si legge sembra di vedere scorrere un film. Indi  la “nostra Accademica†Marisa Postal ha parlato di due suoi quadri esposti, ha poi presentato una breve ricerca di tipo sociologico sulla donna nell’arte ed ha llustrato l’arte di tre pittrici: Artemisia Gentileschi, del ‘700; Emily Carr, canadese di fine ‘800; – Frida Kahlo, messicana del ‘900. E’ quindi intervenuta la poetessa Elisabetta Postalche ha letto e commentato tre sue poesie. Indi è
stata la volta di Enrica Buratti, pittrice poetessa, la quale ha letto alcune sue poesie ed ha commentato alcuni quadri. Infine, last but not least, Loretta Zanella, la quale ha parlato del suo libro scritto per la malattia dl padre ammalato di alzheimer.
La sala era piena!
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 Ore 17,30, Biblioteca Civica, Sala degli affreschi, l’Accademico delle Muse Alfonso Masi e Mariabruna Fait in un “quasi monologoâ€, visto che gli attori erano due. Alfonso Masi ha recentemente testimoniato il giorno della memoria con un monologo di ben altri contenuti. Nel giorno di San Valentino, il discorso è completamente diverso. Si tratta infatti di “Caro amore ti scrivoâ€, esposizione di brani di lettere d’amore, d’ amore sempre “in assenzaâ€, visto che di tratta di lettere, appunto. Amore coniugato nelle sue varie sfaccettature dell’abbandono, del desiderio, della nostalgia, della gioia, dell’esaltazione e perchè no? Anche della sessualità . Ci siamo gustati una splendida lettera di Penelope al marito Ulisse che a guerra finita “tardava†a rientrare a casa; altre di Gabriele D’Annunzio (prevedibili!); di Cesare Pavese, scritta nel 1950, pochi giorni prima di morire suicida quarantaduenne; di Giuseppe Ungaretti, innamoraosi quasi ottantenne di Bruna, una poetessa conosciuta in Brasile, alla quale scriveva una lettera ogni due giorni; di Mozart, molto passionale e semplicemente “arrapato” della moglie;  di Gioacchino Rossini, che definisce l’amore “una sinfonia in Sol maggiore”; del partigiano Paolo Braccini, poco prima di essere fucilato; di Carlo Lucarelli, che sintetizza così l’amore: “Se sei felice o soffri io sono felice o soffro con te. Se non ci sei, mi manchi”; di Alessandro Bergonzoni che all’amata che gli dice “Mostro!”, risponde: “Sì, mostrami tutto di te!”Solo per citare alcuni “scrittori d’amoreâ€. Non sono mancati voli di fantasia (a parte a lettera di Penelope, tutte le altre sono vere): una serie di lettere scritte a Giulietta (quella di Giulietta e Romeo) ed uno scambio epistolare fra una gattina innamorata ed un bel gattone focoso.
Ore 20,30, Istituto Comprensivo “Comenius” di Cognola, la Presidente dell’Accademia Cristina Endrizzi Garbini in concerto: “Ritratti in musica”: Franz Schubert, viennese, morto trentaduenne nel 1828, dopo aver composto oltre 720 opere. Cristina La Generosa, pur influenzata, si è sobbarcata un compito non da poco. Schubert, lo “splendido monotono”, il romantico melanconico (e squattrinato), molto bello per chi gli si dedica con attenzione .  Il repertorio è stato vario. Per citare solo alcuni brani eseguiti, tre momenti musicali fra i quali l’allegro, vivace e conosciutissimo n. 3 in fa minore. E poi tre “improvvisi” (Op.142 n. 2; Op. 90 n. 3; Op. 90 n.4), i Valzer Nobles del 1827, Op. 77 e, per finire fuori programma, la splendidaÂ
“Staendchen Op. 51”, la conosciutissima Serenata. Cristina, con la sua breve ma efficace “lectio magistralis” ci lascia sempre qualcosa in più, arricchisce la nostra (scarsa) cultura di musicofili dilettanti, e ci consente di gustare appieno la musica, i suoi Autori e la loro epoca. Grazie, Cristina!
TRENTO PER ME, DA 25 ANNI E NE SONO FELICE, ma anche “Genova per noi”
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Febbraio, 2012 @ 7:00 amDetto altrimenti: … “finalmente” (per dirla con il Goldoni), cioè, “dopo tutto”  io sono nato a GENOVA e allora, lasciatemi scrivere …100 motivi per cui è bello vivere a Genova, o anche solo 100 motivi per cui è bello ogni tanto tornarci, ri- conoscerla, visitarla e conoscerla. L’elencazione non è mia, me l’ha mandata un’amica da Zena! (ALLA FINE DEL POST TROVERETE IL TESTO DELLA CANZONE “GENOVA PER NOI” DI PAOLO CONTE)
E poi … anche perchè Genova non è solo alluvioni e naufragi!
01. Una città che non sarà mai una metropoli, per fortuna
02. Avere mare e monti a distanza di 30 minuti, forse anche meno
03. Non conoscere il concetto di nebbia
04. La “focaccia” calda a tutte le ore
05. Il cielo terso che abbaglia gli occhi nelle giornate ventose
06. Il silenzio irreale che si gode dalla cima della Lanterna
07. I colori dell’orizzonte dopo una violenta burrasca
08. La cucina genovese, che riesce ad essere ricca con quasi niente
09. “Belìn”, questo nostro intercalare onesto, melodioso e mai volgare
10. Il mare, ovunque
11. Il centro storico più grande d’Europa
12. Il centro storico più grande d’Europa, che non è una bomboniera per turisti distratti, ma un luogo veramente abitato e vissuto (Via del Campo, Fabrizio De Andrè)
13. Il centro storico più grande d’Europa con i suoi colori, la sua luce, le sue ombre, i suoi odori (non sempre gradevoli).
14. Il centro storico più grande d’Europa, con un tale miscuglio di stili e architetture .. che gli abusi edilizi passano quasi inosservati
15. Il centro storico più grande d’Europa, il cui ventre marcio ti emoziona anche quando dovresti incazzarti
16. I Palazzi dei Rolli, patrimonio dell’Umanita’
17. La medaglia d’oro per la Resistenza
18. Avere inventato la Repubblica alcuni secoli prima della Rivoluzione Francese
19. Il Genoa e la Sampdoria
20. La Sampdoria e il Genoa (par condicio)
21. Avere inventato la Banca. Ma di questa invenzione non so quanto abbiamo da vantarci
22. Trentatré chilometri di costa, che per andare da Voltri a Capolungo devi chiedere ferie
23. Il vento di tramontana che d’estate benedici perché non sopporti la “maccaja”. (caldo umido)
24. Il vento di tramontana che d’inverno maledici perché ti taglia la faccia
25. Le fessure blu cobalto del cielo tra le case dei “caruggi” (alias, vicoli)
26. La colazione “alla genovese” con la “fugassa” (focaccia ) pucciata nel caffelatte
27. I contrasti tra quartieri “bene” e quartieri “degradati”.
28. Portare la tua nuova amica a “vedere la città dall’alto”
29. Piazza dell’Amor Perfetto
30. Sfrecciare sul lungomare con la Vespa (la mia era una Rally 180 c.c., n.d.r.!)
31. Gli autobus che si inerpicano anche sulle strade più assurde
32. “Le donne di Genova, che ridono tra i denti” ( Francesco Baccini )
33. Le donne di Genova, che parlano come “camalli” anche quando hanno l’aspetto da nobildonne .. e troviamo tutto ciò molto attraente
34. Le donne di Genova, che sembra sempre che ce l’abbiano solo loro
35. Le donne di Genova, che sembra sempre che ce l’abbiano solo loro .. anche quando sei il loro amante / fidanzato / marito da dieci anni
36. Una gatta che attraverso la persiana verde di una finestra scruta il cielo blu
37. Le pietre bianche e nere del Medioevo fianco a fianco con la Modernit�
38. Poter fare il bagno in mare ad ottobre come se fosse la cosa più normale del mondo
39.
Boccadasse, di giorno e di notte sempre affascinante
40. Vedere da Via XX il vessillo della città sventolare con orgoglio sulla Torre Grimaldina
41. Scoprire angoli della città che non hai mai notato per vent’anni anche se sono sempre stati lì, sotto il tuo naso, da sempre
42. Appisolarsi sulla spiaggia senza nessuno che ti rompa le scatole per sloggiarti
43. I possenti leoni della cattedrale di San Lorenzo, che non sembrano per nulla cattivi, ed infatti sono diventati i “cavallucci” più amati dai bambini
44. Il “pesto”, che ci offendiamo se gli altri lo copiano, anche se sappiamo benissimo che oramai lo fanno tutti
45. La vista da Capo Santa Chiara, che vengono le vertigini da tanto che sei a strapiombo sul mare
46. I chilometri di ringhiere di ghisa che hanno vissuto mille stagioni e sono sempre lì, con quel colore indefinito, con quel colore “un po’ così”
47. La metropolitana più corta del mondo, che se fossimo in America sarebbe già diventata un’attrazione tipo Disneylan
48. Il piacere delle birrerie con i tavolacci di legno che hanno visto passare generazioni di ragazzi, appena usciti dall’ascoltare il coro della SAT o del Monte Cauriol
49. Inforcare gli occhiali da sole 365 giorni all’anno (o quasi)
50. L’enorme basilica di Carignano, fatta costruire da una famiglia nobiliare per puro “dispetto” verso i “vicini di casa”
51. Salire in 10 minuti per i “bricchi” (montagne attorno a Genova ), e trovarsi fuori dal mondo
52. Salire in 10 minuti per i “bricchi” di cui sopra e trovarsi dentro una calda osteria (“ostaiaâ€)
53. I veri genovesi … quelli che “una parola è poco, ma due sono già troppe”
54. I veri genovesi, così “chiusi” e così grandi di cuore
55. Ammirare dai Magazzini del Cotone l’arco del porto al tramonto
56. Il mare grigio d’ardesia disteso sotto il Belvedere di Castelletto
57. I mille locali della “movida”: piccoli, caldi e non troppo rumorosi
58. Sentire i nostri vecchi parlare in dialetto e riuscire a capire quello che dicono (più o meno)
59. Portare in giro per il mondo il nostro animo sinceramente “antipatico”
60. Archivolti, antri, colonne, cancelli …una città rompicapo, sempre uguale e sempre diversa
61. I circoli della “pétanque” (boccie ) a Sampierdarena, nemmeno fossimo in Provenza
62. Tirare fuori il cappotto dall’armadio solo poche settimane all’anno
63. Centomila muri scrostati dal tempo
64. Gli slip e i reggiseni stesi sulle facciate delle case, che ti chiedi con curiosità di chi saranno
65. L’aperitivo delle 19, che non è stato inventato a Genova, ma ci piace credere che sia così
66. L’aperitivo delle 19 d’estate, con la brezza che ti asciuga il sudore di una giornata in spiaggia .. e sei sempre a 10 minuti da casa
67. Il selciato e le mura delle “creuze”, immutate nei secoli dei secoli, mentre oggi le case nuove vanno in malora dopo pochi anni. Creuza de mà , Fabrizio de Andrè
68. Le strambe declamazioni di Melina Riccio che puoi leggere anche sui cassonetti della rumenta.(spazzatura)
69. Prendere in giro i “padani” per le code che si devono sorbire in autostrada per raggiungerci
70. La Notte Bianca, dove bisogna farsi largo tra la folla col “machete”
71. La presenza e il ricordo di De André in ogni angolo della città vecchia
72. Il “pandolce” .. .che non è mica fatto d’aria come quella roba da milanesi
73. La spruzzata di neve a gennaio che paralizza la città e fa subito chiudere le scuole di ogni ordine e grado nemmeno vivessimo al Polo Nord
74. Il “mugugno”, (lamentarsi) che almeno questo non costa nulla
75. Il “mugugno”, che è diventato il nostro sport preferito
76. Il misto “torte di verdura” servito in trattoria
77. La collana di perle delle nostre “brave ragazze”, che poi è la stessa delle loro madri, delle madri delle loro madri, ecc. ecc.
78. Gli spazi sprecati nel bel mezzo della città , che ti chiedi sconcertato come sia possibile
79. La “farinata” … semplicemente geniale
80. La Sopraelevata, che in effetti bruttina lo è, ma se non ci fosse la città rimarrebbe spezzata in due
81. La Sopraelevata, che in effetti bruttina lo è .. ma che vista ragazzi !
82. Il cartello arrugginito “città denuclearizzata” che ti accoglie quando torni a casa dalle Riviere
83. Prendere la granita a Castelletto, anche quando non fa caldo
84. Indicare educatamente ad un turista la strada per uscire sano e salvo dai caruggi
85. Far capire ad un turista che non esiste solo l’Acquario (impresa molto più difficile)
86. Riuscire a perdersi nei vicoli .. nemmeno fossimo noi i turisti
87. “Genova è un’idea come un’altra” (Paolo Conte)
88. Le nostre brutture . che solo noi genovesi abbiamo il diritto di parlarne male
89. La coloratissima “urban art” di Piazzetta Faralli
90. La storica funivia a cremagliera di Granarolo
91. La musica ovattata che sale dai locali e dai baretti incastrati in mezzo agli scogli
92. I concerti “casalinghi” dei Meganoidi
93. Ammirare la città dall’alto quando si torna a casa con l’aereo
94. I colori, i suoni, il caos del vecchio Mercato Orientale
95. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno e mugugnare che “fa freddo”
96. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno, arrivare a 20 gradi a mezzogiorno, e mugugnare che “fa caldo”
97. Leggere 10 gradi sul termometro nelle mattine d’inverno, arrivare a 20 gradi a mezzogiorno .. e ti vien voglia di fare qualsiasi altra cosa tranne che lavorare
98. “Che Genova non è mai una cosa sola. Ma sempre due cose assieme, o tre, o quattro. Sempre, in ogni suo luogo, circostanza e anima” (Maurizio Maggiani)
99. Genova, che non ammette mezze misure: o la si odia, o la si ama
100. Trovarsi in qualunque punto di Genova e pensare che viviamo in ta citè ciu bella du mundu, nella città più bella del Mondo, anche quando per mille motivi “a ne fa arraggià ” (ci fa arrabbiare)
“GENOVA PER NOI” DI PAOLO CONTE
Con quella faccia un po’così
quell’espressione un po’così
che abbiamo noi prima andare a Genova
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c’inghiotte e non torniamo più.
II. Eppur parenti siamo in po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi selvatica
ma che paura che ci fa quel mare scuro
che si muove anche di notte
e non sta fermo mai.
Genova per noi
che stiamo in fondo alla campagna
e abbiamo il sole in piazza rare volte
e il resto è pioggia che ci bagna.
Genova, dicevo, è un’idea come un’altra
Ah… la la la la
III. Ma quella faccia un po’così
quell’espressione un po’così
che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
ed ogni volta l’annusiamo
e circospetti ci muoviamo
un po’randagi ci sentiamo noi.
Macaia, scimmia di luce e di follia,
foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia.
E intanto nell’ombra dei loro armadi
tengono lini e vecchie lavande
lasciaci tornare ai nostri temporali
Genova ha i giorni tutti uguali.
In un’immobile campagna
con la pioggia che ci bagna
e i gamberoni rossi sono un sogno
e il sole è un lampo giallo al parabrise.
Ma quella faccia un po’così
quell’espressione un po’così
che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…
P.S. 1 –  nel mio post del 26 gennaio scorso trovate il testo di “Creuza de ma’ “ di Fabrizio De Andrè, in dialetto e in italiano.
P.S.: 2 – Motivo di cui al n. 3,  nebbia a Genova: una sola volta, 1961 se ricordo bene, di mattina, eclisse tiotale di sole, tutti sui bricchi (monti) a guardare … e in città … nebbia a banchi assolutamente ben netti, nella “piana” fra Piazza Palermo e Piazza della Vittoria, ma solo nelle strade perpendicolari alla costa!










































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