INCONTRI – 11) GIAN PAOLO MARGONARI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Marzo, 2012 @ 3:17 pmDetto altrimenti: domani, 16 marzo 2012, presso il palazzo della SAT, Via Manci, 57 a Trento, sarà presentato l’ultimo libro del Grande Viaggiatore a Piedi, Gian Paolo Margonari, il Margonauta; “Francigena. la Guidaâ€.

Gian Paolo, qui però non sei a piedi, ma in sci, in Marmolada ... e vabbè .... (cliccate, cliccate sulla foto!)
Gian Paolo Margonari, 67 anni, già insegnante, poi bancario, ora nonno di Adriano e Alessandro, pensionato, è “diversamente attivoâ€. Infatti è Accompagnatore titolato di Territorio del Trentino del CAI (per chi volesse farsi accompagnare … margonauta@interfree.it). Trentino DOC, anzi giudicariese di San Lorenzo in Banale, splendido paese entrato nel Club dei Borghi più belli d’Italia. Più lungo che magro, ogni mattina, quando non è in viaggio, a Trento misura a passo di marcia el giro de la Fersena, tanto per tenersi in allenamento in vista dei sui GP (non Gran Premi!) ma Grandi Percorsi a piedi dai 1.000 km in su ognuno. Frequentatore da tempo immemorabile dell’ambiente montano di cui apprezza in egual misura gli aspetti antropico-culturali e quelli naturalistico-botanici. Iscritto alla Società Alpinisti Tridentini (SAT) da 45 anni, spesso viene coinvolto quale docente nei corsi di formazione di tali figure di volontariato professionale. Per anni Consigliere Centrale del CAI per conto dalla SAT. Gian Paolo ama trasmettere la gioia del viaggiare a piedi a chi con lui escursiona. Gli piacciono, tra molto altro, i viaggi (soprattutto a piedi) ed i libri (quasi tutti) ed è probabilmente a causa di queste sue passioncelle che possiamo “godere“ le sue colpe letterarie:
• El Camino de Santiago de Compostela – Breviario/Diario di un trekking tutto speciale; Curcu & Genovese – Trento, giugno 2005
• (con altri) Venticinque anni in montagna con il Circolo Sociale della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, raccolta sistematica di 300 escursioni nel Trentino-Sudtirol; Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto – Trento, 2005
• Un uomo a zonzo sulla Via Francigena – Diario & amene divagazioni di un viaggiatore a piedi; Curcu & Genovese – Trento, giugno 2007
• Un viaggio a piedi tra due culture – Andreas Hofer Weg/Via Andreas Hofer; Curcu & Genovese – Trento, febbraio 2010
• Francigena – La Guida – Col du Grand Saint-Bernard > Canterbury; Curcu & Genovese – Trento, dicembre 2011
Gian Paolo, grande Esplo-Camminatore o Margonauta, quando e come è nata in te questa passione?
Caro Riccardo, vorrei essere considerato un via-andante, un viaggiatore a piedi, quindi sì un camminatore più qualcosa d’altro che forse chiarirò se continui l’intervista. Una breve premessa… e mi scuso se sono autoreferenziale, ma sono convinto che la mia testimonianza sia comune a molti. Come tanti di noi della mia generazione, nati e cresciuti nelle vallate, ho scoperto la frequentazione della montagna come attività dilettevole e come attività sportiva, a differenza dei nostri padri e antenati che hanno “dovuto†frequentare la montagna per bisogno e per sostentamento o, peggio, l’hanno dovuta frequentare come scenario di guerra. Le mie prime gite in montagna, ma presumo anche le vostre, nel mio caso limitate al Gruppo di Brenta, (anche nel mio! n.d.r.!) erano basate essenzialmente sulla performance fisica, sullo spirito di emulazione, sulla competitività tra coetanei e non. Nei primissimi anni ’80 ho avuto il piacere e la fortuna di leggere il libro di Franco de Battaglia dal titolo “Il Gruppo di Brentaâ€, vero, autentico libro di montagna, analizzata a tutto tondo nei suoi aspetti naturali, culturali, storici e mitologico/mitici e per me fu una folgorazione. Per dirla tutta, ho un po’ invidiato Franco de Battaglia perché quel libro l’avrei voluto saper scrivere io. La lettura di quel libro mi disvelò la Montagna e mi allargò gli orizzonti mentali e il camminare in montagna, da allora, non fu solo performance fisica, ma cercò di diventare lettura attenta, appassionata ed integrata degli aspetti naturalistici, antropico/culturali e storici
del territorio montano; ecco che il “viaggiare camminandoâ€, l’escursionare diventa intima goduria fisica, mentale ed arricchimento culturale.
Qual’è la tua carriera in Montagna?
Sì, il primo amore è stata la Montagna, che ho affrontato giovanissimo nella sua verticalità , tentando l’arrampicata, esperienza che si è conclusa con un flop, ma senza vittime. Fui recuperato, anzi… fummo recuperati perché eravamo in due, un mio compagno quattordicenne ed io quindicenne, da Amanzio Collini gestore del Rifugio Silvio Agostini, stremati sulle pareti di Cima dell’Ideale in Alta Val d’Ambiez. Ciononostante il primo terreno di gioco è rimasta la Montagna, ma nel suo aspetto escursionistico, “orizzontaleâ€: Il Gruppo Brenta, il Trentino, il Sudtirol, le Dolomiti con tutte le sue vie, le Alpi, gli Appennini, il Sud America.
Qual’è la tua carriera “fuori della Montagnaâ€, cioè quali GP hai compiuto?
– El Camino de Santiago de Compostela;
– La Via Francigena, dal Colle del Gran San Bernardo a Roma;
– La Sud-Francigena, da Roma a Bari;
– La Nord-Francigena dal Colle del Gran San Bernardo a Canterbury (Inghilterra);
– La Via Alpina (lunghi tratti) che congiunge Trieste a Monte Carlo;
– La Via di San Vili, dal Duomo di Trento a Madonna di Campiglio; (rivista dal sottoscritto);
– La Via Andreas Hofer, da San Leonardo in Passiria a Riva del Garda; (inventata dal sottoscritto);
– La Dűrer Weg, da Laghetti di Egna a Segonzano;
I GP li troviamo tutti narrati nei tuoi libri o ve ne sono alcuni non narrati?
Non ho narrato un viaggio, sempre a piedi, programmato da Roma, destinazione Gerusalemme, conclusosi al Pireo di Atene per mancanza di navi verso Haifa. Viaggio interessante, inventato sulla Via Appia e che narrerò (per me e per gli amici) in altro contesto viaggiatorio.
Quando effettui i tuoi GP pensi di più a ciò che hai momentaneamente lasciato, a ciò che stai incontrando o a ciò che incontrerai?
Penso solo alla novità che inventerò e/o che sta davanti a me, al Territorio che incontro nel suo aspetto paesaggistico e antropologico.
Durante i tuoi GP fotografi, filmi, prendi appunti? Come? Scrivi, registri…
Sì, sulla mia moleskine brevi, essenziali appunti, foto da scarso fotografo: vorrei con me un buon regista, un buon fotografo, un buon disegnatore, perché il viaggio è sintesi di vita che meriterebbe sensibilità letteraria, fotografica, di disegnatore. Mi dispiace non essere un bravo fotografo, né un bravo letterato né soprattutto un bravo disegnatore!!!
Hai avuto occasione di trovare compagni di viaggio che si sono uniti a te, occasionalmente, durante i GP?
Sì, spesso nel Camino de Compostela e li ho descritti perché rappresentavano l’essenza del viaggio. Nei percorsi della Via Francigena o della Via Micaelica, due incontri di viandanti che la percorrevano in senso inverso al mio.
Ti sei mai trovato in situazioni di pericolo?
In due le occasioni: una volta, in Irpinia, circondato, aggredito da tre, quattro cani che mi hanno “accompagnato†(termine eufemistico) per 2 km abbaiando forsennati e io terrorizzato, a difesa, un sasso in mano… la mano mi ha fatto male per tre giorni!. Una seconda volta, fuori dal mondo …in Svizzera (!), obbligato a dormire presso una fontana. Il mio timore era che qualche poliziotto, vigile urbano o chi altro c’è nell’ordinatissima Svizzera, mi creasse problemi. Non ho dormito. Non ricordo se per lo sciabordìo dell’acqua o per la paura d’avere infranto la Regola.
Ci puoi raccontare un episodio simpatico e singolare, al di là dei fatti documentaristici?
Parecchi episodi, perché l’esperienza di via-andante è straordinaria anche per persone ordinarie come il sottoscritto.
1. Strada deserta, in leggera salita, temperatura ideale, odore di resina. Procedo spedito alla periferia di Abbadia San Salvatore; improvvisamente qualcosa di fradicio mi colpisce la testa lasciandomi tra lo stupito e l’intontito. Oh! Ke kazzo! mi esce automatico. Arrabbiato, un po’ disgustato mi accorgo d’esser stato aggredito da uno strofinaccio da pavimento; alzo gli occhi e vedo, dietro un vaso di fiori, un viso che – movimento repentino – si ritrae e subito dopo si riaffaccia. Che s’è fatto male? Mi scusi proprio, ma mi è scappato di mano; è pulito, venga su che gli si dà una sistemata. Chi mi parla è una donna affacciata al quarto piano di un caseggiato popolare. L’inkazzatura, che subitanea mi aveva preso, rientra e ….Non si preoccupi signora, tutto a posto, non si disturbi; per fortuna non era un vaso! Sdrammatizzo io. La signora insiste ed allora, raccolto lo straccio, salgo le rampe di scale e sono accolto in cucina dove, su una poltrona, un uomo immobile e muto guarda fisso davanti a sé. E’ mio marito; è in poltrona stabilmente da quasi cinque anni. Intanto che lei si dà una ripulita, preparo un caffè, mi dice la signora con una gentilezza e una serenità che mi si trasmette. Rimango piacevolmente con loro un quarto d’ora a rispondere alle domande della signora che, seduta accanto, strofina mani e piedi al marito. Ha sempre freddo, anche in questo luglio che fa veramente caldo. Ci salutiamo, tutti e tre, un po’ dispiaciuti, credo, di lasciarci.
2. L’incontro con tre nudi. Mentre attraverso il Parco Archeologico della Turona, posso ammirare (!) due uomini e una donna impeccabilmente nudi che stazionano vicino ad un fontanile. Il quadretto non è poi tanto male grazie alla cornice ed anche ai soggetti. Simulando indifferenza mi rifornisco d’acqua; uno dei tre mi si rivolge: Ci stiamo godendo un po’ di fresco. Beati voi! Fate bene, rispondo sorridendo, ma non del tutto convinto
Cosa pensi che si possa fare per diffondere, soprattuttontra i giovani, la tua sana passione per i GP?
Comperare le mie guide/diari, in cui parlo della forza del viaggio a piedi; in cui parlo di scrittori di viaggio. Ho proposto il mio concetto di viaggio a piedi, in contrasto con il mero camminare (solo aspetto fisico/meccanico, seppur positivo) presso le Scuole Medie Superiori: tentativo, allo stato, non riuscito.
Hai mai pensato di fare i tuoi GP i bicicletta?
La bicicletta è mezzo ecologicamente sano e apprezzato, ma io ho un culo delicato… In ogni caso i miei percorsi sono fattibili anche con bici e poiché so che questa mobilità “onesta†è riferibile per un 85% alla bici, avanti con la bici…
In quale misura ti hanno influenzato nella scelta dell’itinerario le mete religiose? In altre parole alcuni tuoi GP sono Pellegrinaggi o semplicemente Pellegri… viaggi?
Sono agnostico, quindi i miei sono pellegrinaggi laici, o come ben dici Pellegri… viaggi dove la sacralità è il… Viaggio e il dialogo con sé stessi e con il Territorio, anche se le mete sono le chiese perché rappresentano gli aspetti architettonici più belli ed evidenti.
La più grande soddisfazione in materia di GP
Credo molto al motto del Deutscher Alpenverein, la più grande associazione alpinistica del mondo: “Der Weg ist das Zielâ€, la via è la mèta;…. sottinteso: importante non è la cima, non il traguardo, bensì ciò che sta nel mezzo tra la partenza e l’arrivo, quindi l’itinere, il percorso. Ciò nonostante, nei miei GP gli arrivi sono orgasmatici: Roma, Gerusalemme – muro del pianto, Canterbury, Compostela.
Gian Paolo, ti aspetto, dai, vieni ... Taluno diceva che ero lunga 6350 km., ma ora mi hanno rimisurato con gli strumenti moderni; sono lunga 8851km! Ne hai da camminare!
Le tue prossime mete
Quest’anno vorrei percorrere la Via Micaelica da Le Mont-Saint-Michel (Francia) fino alla Sacra di S. Michele in Val di Susa. Da lì fino a Monte Sant’Angelo sul Gargano l’ho già percorsa. Un sogno, che sempre bisogna avere nel cassetto: un tratto della Grande Muraglia Cinese (perchè non tutta? n.d.r.)
Ultima domanda: E quella santa donna di moglie? E poi, quando pensi di coinvolgere i tuoi nipoti?
Mia moglie, sì, una santa donna, certo che prima di ogni viaggio occorre una accurata preparazione psicologica … (di chi? n.d.r.). I miei nipoti? Me lo auguro cjhe mi seguano e a proposito, siccome un mio nipote si chiama Adriano gli ho proposto di percorrere il Vallo di Adriano. Ma la domanda e quindi la risposta che più mi preoccupa è: i miei nipoti vorranno camminare con me? Termino ringraziandoti ed offrendoti tre azzeccati modi di dire, in tre diversi idiomi sulla filosofia dell’escursionista-viaggiatore: Sii un viaggiatore, non solo un turista! Be a traveller, not a tourist! Reisender, nicht nur Tourist!
Appendice: pillole di saggezza estratte dall’intervista radiofonica Radio 3 del 15 aprile 2008 ore 10,00, Trasmissione “Appunti di viaggio†di Tiziana Raffaelli e Francesca Re
Camminare è un piacere
 Una camminata al giorno toglie il medico di torno, più di una mela
 Camminare è lo sport meno costoso, meno tecnico, con il miglior rapporto costi/benefici
 Siate leggeri, leggeri, leggeri di zaino di mente e di cuore
 Il viaggio a piedi è soprattutto gustare, rivivere la dimensione cultura (uomo, storia, civiltà ) in libertà di cuore e di mente
Il camminare è solo la modalità , l’aspetto fisico-meccanico dell’attività umana ben più articolata e complessa che è il viaggiare a piedi che impegna ovviamente il fisico, ma soprattutto coinvolge la mente, l’intelligenza, la curiosità , la sensibilità , la voglia di conoscere, la voglia di emozionarsi
Emozionarsi è la ricerca, la scoperta dell’autenticità dei luoghi, di luoghi con un’anima, di luoghi con una Storia o anche con una storia
Viaggiare a piedi è scoprire l’autenticità dei luoghi, in contrapposizione ai non luoghi: camere d’albergo, rotonde, centri commerciali, villaggi turistici, studi televisivi, etc.
Festina lente, affrettati lentamente: il tempo si trova sempre, basta volerlo. Il tempo non si deve sprecare, non si deve farlo passare. Il tempo bisogna riempirlo, organizzarlo
COMUNITA’ AUTONOME DEL TRENTINO E DEL SUD TIROLO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Marzo, 2012 @ 7:00 amDetto altrimenti: dobbiamo occuparci di più dello Stato. Infatti, se l’Italia affonda, fa affondare anche noi! Quanto a noi, non “crescita” ma “nuovo modello di crescita”. Ancora: si vuole creare una Europa Unita? Non si indeboliscano le prime Euregio, catalizzatrici di questa agognata Unione! E il principio di sussidiarietà , dove lo mettiamo? (Non faccia l’ente superiore ciò che sta facendo bene e può ancora fare l’ente inferiore”).
Il Comandante Monti è stato chiamato a subentrare al timone della nave Italia quando essa, con la carena già piena di falle preesistenti per una serie di impatti con scogli vari dei mari della Sardegna e dei laghi brianzoli, era a pochi metri dallo  Spread Rock, il cui impatto l’avrebbe affondata in pochissimo tempo. E invece questo Comandante con una improvvisa virata ha evitato il peggio.  Ora però deve pensare a turare le numerose, piccole, pericolose falle preesistenti.
Nel frattempo però, una virata così improvvisa (e gli altri colpi di timone che il Comandante Monti deve ancora dare) pesa molto sulla massa dei … passeggeri. Le loro risorse diminuiscono, i consumi si contraggono, le somme incassate dal fisco (al di là del recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale) diminuiranno nonostante gli aumenti del numero e del livello di tasse e imposte. Le Pubbliche Amministrazioni tardano a saldare loro debiti verso i fornitori privati. Anche i privati sono costretti a seguirne l’esempio. Cioè: nella misura massima possibile ognuno fa da banca a se stesso, visto che le banche latitano. Il risultato? Molte piccole “multinazionali tascabiliâ€, come le definisce Prodi, cioè molte piccole e medie imprese poco più che familiari falliscono e licenziano, molti imprenditori si suicidano. Le banche latitano?
Già , e le banche? Hanno ricevuto molta liquidità dalla BCE al tasso dell’1%, non prestano denaro a famiglie e imprese e quelle poche volte che lo fanno, applicano tassi vanno dal 4,5% al 12% (ma ai Parlamentari all’ 1,75%? Possibile?) , oltre spese e commissioni che tradotte in termini di incremento del tasso annuo alzano di ulteriori punti percentuali il costo effettivo annuo del denaro. Ma dove investono questa  liquidità ?  Ad acquistare i titoli di stato in scadenza? Ma allora, sia pure indirettamente, ad acquistarli sono gli stessi … passeggeri!
A maggior ragione il governo dovrebbe sentirsi impegnato a far rendere pubblici in forma comprensibile le strategie ed i bilanci delle banche. Infatti la visibilità diretta che lo Stato ha voluto ed oggi ha ottenuto sui conti correnti dei clienti bancari potrebbe essere accompagnata da una analoga visibilità da parte dei cittadini sui reali significati delle strategie e dei bilanci delle banche.
 Non basta che politici rom-padani (romano, da “ramnus”, letteralmente “uomo del fiume” … Tevere o Po, fa lo stesso, ecco i rom-padani!) dicano “le banche devono aprire i cordoni del creditoâ€, tanto per mettersi a posto di fronte all’opinione pubblica. Non basta che siano efficienti, del tipo: lo dovevo dire? Ebbene, l’ho detto. Occorre che siano efficaci, cioè la loro azione produca effetti concreti, e presto, anche! Aber schnell, auch!
E poi, visto che le banche ricevono quasi gratuitamente  “denaro pubblicoâ€, che sia loro vietato di strapagare i loro supermanager, anche perché, di fatto, costoro sono ormai solo dei burocrati gestori di denari quasi regalati loro dall’Europa, cioè dagli Stati, cioè da noi cittadini. Si veda, tanto per fare un esempio, “La Stampa” del 3 marzo 2012 pag. 24: Profumo (Unicredit), 2010, compresa la liquidazione, € milioni 40,6 – Saviotti, Banco Popolare, 2010, € milioni 2,47 – Passera, Intesa san Paolo, 2010, € milioni 3,5 – Massiah, Ubi Banca, 2010, € milioni 1,43) ! Tanto per capirsi: molte banche fanno pubblicità alla TV, tutte per fare raccolta di denaro. Nessuna  per reclamizzarne impieghi !
Nella seconda metà degli anni ’70 ero Dirigente Capo della Finanza Italia della Stet, Società Finanziaria Telefonica, Torino, la maggiore società finanziaria italiana, operativa e di partecipazioni, solo poi raggiunta dalla Fiat Holding. Ricordo Il responsabile Finanza Fiat, Dr. Garrino, che venne a vedere come eravamo organizzati). Ero pagato bene ma non strapagato: percepivo il quadruplo dello stipendio di base di un impiegato bancario. All’epoca, ferocissima stretta creditizia e valutaria. Costo effettivo annuo del denaro (non tasso nominale, si badi, ma costo effettivo, reale, finale, onnicomprensivo!) al 25-30 -40 %!  Mai l’economia reale era stata così strozzata. Mai le banche chiusero i bilanci così bene. Tutto ciò non deve ripetersi. Si dice: ma le banche non possono essere lasciate fallire. Ok, loro no, ma i loro alti dirigenti possono ben essere pagati il giusto (cioè assai meno) e, al limite, possono essere sostituiti!
Torniamo alla pubblicità leggibile e facilmente comprensibile dei bilanci. delle banche. Lo stesso dicasi per il bilancio dello Stato e di ogni ente pubblico (e relativi emolumenti, a tutti, politici, manager e burocrati). Questi documenti devono essere riformulati per cifre e per poste significative, tali da rendere comprensibile a tutti i cittadini dove si stia dirigendo la nave Italia, quale sia l’ordine e il peso spcifico delle priorità adottate nelle poste in entrata (fisco) e in quelle in uscita (spesa corrente e investimenti). Un chiaro elenco delle priorità è stato reclamato anche da Bankitalia (Visco, 13.03.2012).
Non basta che nei convegni alla Bocconi si dica che siamo salvi, lo spread è sceso sotto quota 300. “Invece ed inoltre†occorre intervenire con azioni di brevissimo periodo, occorre recuperare subito tutte le risorse finanziarie recuperabili …
 … dalla Svizzera, da super stipendi, super pensioni, cumuli di stipendi, cumuli di pensioni, cumuli di pensioni e stipendi, dagli incredibili benefit ai parlamentari, dai tesoretti dei partiti politici, dalla significativa riduzione dei costi della politica, dalla sospensione delle mega opere pubbliche, dall’acquisto di armamenti, dalle decine di sperperi scandalosi pubblicamente denunciati in TV (si vedano per tutti le trasmissioni Report e simili), dalle false pensioni d’invalidità (nel Trentino Alto Adige nel 2010 ne è stata concessa una sola. In altre regioni anche del nord, Lombardia in testa (!), a seguito dei recenti controlli ne vengono revocate circa il 40! Ma allora, … Roma ladrona … o non solo Roma?). Etc..
Il “blu” da eliminare non è solo quello delle auto. Anche tutto ciò che è stato qui sopra elencato è un costosissimo “blu” che va eliminato (non nascosto!). Il Presidente della Corte dei Conti (13.02.2012) denuncia: carico fiscale troppo gravoso e sbilanciato su lavoro e produzione. Occorre tagliare spese e costi superflui e tassare le rendite.Â
Pescare ovunque si sprechi o si esageri, insomma, e varare subito una serie diversificata e distribuita sul territorio di iniziative immediatamente produttive, soprattutto nei settori agricolo, culturale, archeologico, artistico, musicale, delle piccole e medie imprese, delle micro centraline idroelettriche, in breve: intervenire sui nostri punti di forza reali e/o potenziali. Occorrono interventi di microeconomia. Quelli di macroeconomia soni necessari ma assolutamente non sufficienti!
Varare subito, dicevo. Molti cittadini non possono aspettare, crollano prima.  Infatti, la famiglia monoreddito basso o senza reddito, il disoccupato, il sotto occupato, il giovane, molte donne, la piccola impresa, il sotto pensionato, gli alunni portatori di handicap, il disoccupato non ancora pensionato, etc. non possono aspettare i risultati di medio termine di una virata improvvisa e brusca sotto costa! Questi soggetti sono troppo deboli per afferrasi alle poche maniglie disponibili sul ponte della nave Italia e quindi reggersi in piedi durante il forte sbandamento dovuto all’improvvisa virata effettuata dal Comandante Monti. Questi soggetti vengono sbatacchiati di qua e di là sul ponte della nave, contro le sue infrastrutture, si feriscono e non pochi di essi finiscono in mare ed annegano!
Ma in tutto questo, che c’azzecca il Trentino? Il Trentino ed il Sud Tirolo potrebbero, per primi, cercare di ovviare e avviare. Ovviare alle diseconomie sopra elencate, ove ve ne fossero anche qui da noi (nessuno è perfetto!) e soprattutto, potrebbero avviare quelle numerose, piccole iniziative distribuite sul territorio cui sopra si è accennato. Inoltre Trentino e Sud Tirolo potrebbero avviare una migliore conoscenza e vendita all’esterno della Regione dell’immagine della nostra Autonomia e dei suoi prodotti di eccellenza già esistenti, quale l’arte del buon governo, le tecniche turistiche, le tecniche di difesa del territorio da alluvioni, il sistema dell’Università , della cura del cancro con i neutroni, etc..
Questo deve essere il nostro rapporto con il Paese. Non accettare di essere uno dei tanti salvagente dei passeggeri di una nave nel recente passato particolarmente mal condotta e mal ridotta, ma essere oggi co-piloti di questa nave. Come? Riassumendo:
 1 – Occupiamoci maggiormente noi stessi Trentini e Sudtirolesi, nativi o naturalizzati, della nave Italia, e con ogni buon diritto, perchè se essa affonda trascina a fondo anche noi;
 2 – valorizziamo ed incrementiamo il nostro sistema bancario locale delle Rurali;
 3 – portiamo a termine i progetti in favore del Ceto Medio, in primis quello edilizio;
4 – reclamiamo e riceviamo dallo Stato maggiori competenze, a sgravio delle finanze centrali;
5 – invitiamo il Comandante della nave Italia a venire a trovarci qui sul nostro Territorio e offriamogli   la nostra esperienza di decenni di governo della nostra nave, in navigazione “in solitaria†sia in mare aperto sia fra gli scogli di una “navigazione interetnica” che ormai abbiamo trasformato da problema in opportunità . In questa ccasione gli potremmo fare omaggio dei Libri della nostra Storia;
6  – proponiamo e realizziamo presso la Nostra Comunità Autonoma, primi in Italia, non la crescita ma innanzi tutto un diverso modello di crescita.
Â
Resta una domanda: per far valere le nostre ragioni, conviene che i nostri parlamentari a Roma si inseriscano nei partiti centrali o facciano invece parte di un unico, stesso gruppo, quello delle Autonomie? (In parallelo, a Trento, della convergenza delle forze politiche popolari, progressiste e autonomiste in un unico partito autonomista territoriale).
L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XIII-XVI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Marzo, 2012 @ 7:37 amDetto altrimenti: continua la lettura e commento dell’Iliade di Omero presso la biblioteca di Trento, con il coordinamento della Professoressa Maria Lia Guardini . Si vedano precedenti post del 31 gennaio, 11 febbraio, 29 febbraio e 9 marzo scorsi.
Libro XIII – Poseidone interviene in favore dei Greci. La battaglia continua. I greci Idomeneo e Merione imperversano nell’ala sinistra. Ettore avanza e arretra
(in grassetto le attualizzazioni)
Zeus è stanco vedere stragi, e allontana sguardi e pensieri da quella carneficina, per interessarsi di vision amene. Viene alla mente il comportamento dei sovrani del ‘700 (e non solo), i quali, all’interno delle loro corti, dei loro immensi parchi e tenute di caccia, vivevano beati senza essere “costretti†a rattristarsi con la visione delle bruttezze e delle povertà dei loro popoli.
Zeus è assente? Ne approfitta Poseidon. La sua uscita dal mare è maestosa, ricorda la scena del passaggio del Mar Rosso da parte degli Ebrei nel film “I dieci Comandamenti”. Poseidon corre in aiuto dei Greci, assume le sembianze di Calcante, infonde vigore ai combattenti, li incita, riporta in battaglia chi se ne era allontanato. Tuttavia Aiace lo “sgama” (dialetto romanesco, se ne accorge, capisce il trucco).
Ettore non si risparmia …
… pari a veloce
rovinoso macigno che torrente,
per gran pioggia cresciuto, da petrosa
rupe divelse e spine giù al basso …
l similitudine è ripresa da molti poti successivi (Virgilio, tasso). Ricordiamo il Manzoni, ne “Il Nataleâ€.
Qual masso che dal vertice
di lunga erta montana
abbandonato all’impeto
di rumorosa frana
per lo scheggiato calle
precipitando a valle
batte sul fondo e sta …
La lotta prosegue, i guerrieri cadono …
… a frassino simil , che su la cima
d’una montagna da lontan veduta,
reciso dalla scure, l suolo abbassa
le sue tenere chiome …
oppure …
…siccome quercia o pioppo o alto pino
cui sul monte tagliar, con raffilate
bipenni, i fabbri a nautic’uso …
Ad ogni uccisione segue la solita spoliazione delle armi del vinto. Solo ai versi 654-655 non ci riescono: … ma le bell’armi rapirgli non poteo …
I guerrieri talvolta riescono portare in salvo i resti di un compagno ucciso:
… somiglianti a due leoni,
che, tolta al dente di gagliardi cani
una capra talor, fra i densi arbusti
la portano nel bosco, alta da terra,
nell’orrende mascelle …
Talvolta uno di loro al nemico …
mozza la testa fè volar dal busto
e … la gittò rotta come lubrico globo …
Le scene di ammazzamenti non si contano. Merita l’entrata in scena di Idomeneo
… simile in vista la corrusca folgore, che Zeus
vibra dall’alto a sgomentar le genti …
La battaglia è così irta e fitta di armi e combattenti che pare di assistere ad una tempesta di sabbia. Ettore e Aiace si offendono reciprocamente. Come due ultrà moderni allo stadio
Libro XIV – I GRECI SONO ALLA FRUTTA. INTERVENGONO I TRE RE FERITI. LI AIUTA ANCHEÂ POSEIDONE. IL CAMPIONE TROIANO ETTORE E’ FERITO. I TROIANI INDIETREGGIANO (in grassetto le attualizzazioni)
I greci sono demoralizzati e sconfitti. Nestore corre a cercare tre re feriti: Agamennone, Ulisse e Diomede. Per la seconda volta Agamennone, molto machiavellico, propone la fuga e dice: coraggio, scappiamo!
non è biasmo fuggir di notte ancora
il proprio danno, ed è pur sempre meglio
scampar fuggendo, che restar captivo …
Ulisse e Diomede lo fanno nero. Indi i tre tornano in battaglia, benché feriti.
Hera (sorella e moglie incestuosa di Zeus) vuole aiutare i Greci, che sa al momento osteggiati dal marito. Escogita uno stratagemma. Con inganno si fa aiutare da Afrodite dalla quale riesce a farsi prestare un cinto magico (un importante “afrodisiacoâ€, appunto!). Indi circuisce anche il Sonno e se ne garantisce l’aiuto. Infine si avvicina al marito, lo abbindola, lo distrae con le sua arti amorose e fa sì che possa essere addormentato da Sonno. A questo punto, Poseidone, sapendo che Zeus dorme, aiuta vieppiù i Greci. Hera qui ci appare come una Mata Hari.
Poseidone, insieme ad una sapiente disposizione tattica del Greci, rovescia l’esito della battaglia. Il mare si gonfia, Aiace stordisce con un macigno Ettore (Aiace, gran lanciatore di massi). La battaglia diventa “titanicaâ€. Volano teste, spiccano pupille, si sventrano le viscere … altro che Dario Argento! Una proposta. quale odierno regista si sentirebbe di fare un film con la stessa dose di crudo realismo delle descrizioni omeriche?
Alla fine interviene di nuovo l’aviazione: appare la solita aquila che i greci interpretano come un segnale a loro favore.
Libro XV – ZEUS CAPISCE L’INGANNO DELLA MOGLIE HERA E SI INQUIETA. Hera è richiamata all’ordine e deve convocare Iride, cui il Capo intima di ordinare Poseidone di smetterla. Febo, che si vuol far bello con il Capo, rianima Ettore, lo riconduce in battaglia, atterrisce i Greci, spiana il fosso, dirocca la muraglia. I Greci fuggono e si difendono sull’ultima linea possibile: quella a difesa delle stesse navi, simile alla linea del Piave (In grassetto le attualizzazioni)
Zeus a Hera: scaltra malvagia, ti dovrei frustare … non ricordi quando per punirti ti appesi a testa all’ingiù? Hera si spaventa e smentisce, mentendo, la sua partecipazione in favore dei greci. E’ stato Poseidone, è stato lui … sembra una scolaretta colta in fallo che cerca di incolpare una compagna i classe …
Zeus si placa e svela il suo piano: terrorizzare i Greci, indurre Achille a mandare avanti Patroclo, farlo uccidere da Ettore, far rientrare in battaglia Achille e sconfiggere i Troiani.
Facendo così però Omero svela la fine e ci priva della suspence …
Hera è felice, convoca, come ordinatole, Iride e fa avvisare Poseidone di piantarla di aiutare i Greci. Poseidone “arse d’ira†a udire il comando e dichiara che non ubbidirà Zeus. Iride insiste, lo ammonisce e Poseidone ritratta. Ubbidirò. Ma se Troia non cadrà , fra Zeus e me sarà guerra aperta! E si ritira.
Zeus allora chiama Febo che fa quanti sposto nel titolo del libro. Ettore è “regagito†(dal dialetto genovese, rincuorato) e corre alla battaglia …
come destrier di molto orzo in riposo
alle greppie pasciuto, e nella bella
uso a lavarsi correntìa del fiume,
rotti i legami, per l’aperto corre
insuperbito, e con sonante piede
batte il terren; sul collo agita il crine,
alta estolle la testa, e baldanzoso
di sua bellezza, al pasco usato ei vola,
ove amor d’erbe il chiama e di puledre …
e … “i Greci fuggivano, gridando Alpini abbiate pietà …†ma qui non si tratta della nota canzone militarpopolarealpina della seconda guerra mondiale, secondo la quale a fuggire erano i Greci!
I Greci gridano: ma non era morto Ettore? Coraggio …scappiamo, ritiriamoci a difendere le navi! E’ quasi una Dunqueque!
Commento: le manovre di Zeus, di questo Zeus che crea una “provocazioneâ€: la temporanea vittoria dei Troiani per puro spirito di vendetta, per punire i Greci (colpevoli di quale misfatto?), per creare nello spettatore la tensione necessaria a giustificare poi la sua azione in favore della vittoria Greca e della distruzione della città di Troia. Ciò richiama certe guerre odierne, certe ipotesi e dubbi dei giorni nostri, secondo i quali prima si creerebbero ad arte incidenti militari o diplomatici o certe azioni terroristiche, solo per sentirsi poi legittimati ad una reazione di ben più ampia portata.
Omero non esalta certo questo tipo di società soprattutto guerriera. Ma quali guerrieri, poi, che si lasciano trascinare in guerra da una “questione di corna†si direbbe oggi nella Magna Grecia, questione che gli uomini d’onore risolvono direttamente, a tu per tu. Quali guerrieri, che vincono o perdono nella misura in cui sono aiutati o meno dai loro sponsor divini … Qui a fianco vedete come si risolve una questione di corna, personalmente e semplicemente, senza tante guerre …
LIBRO XVI- ACHILLE CONCEDE A PATROCLO DI INDOSSARE LE SUE ARMIÂ E DI ANDARE IN BATTAGLIA ALLA TESTA DEIÂ SUOI MIRMIDONI. PATROCLO STRAFA, DISUBBIDISCE ALLE ISTRUZIONI DI ACHILLE, TENTA DI SCALARE LE MURA DI TROIA, VIENE RICONOSCIUTO E UCCISO DA ETTORE (in grassetto le attualizzazioni)
Patroclo, di fronte alle sofferenze dei Greci , piange. Come un ministro, di fronte alle sofferenze dei pensionati. Achille lo rimprovera benevolmente. Patroclo è risentito: ma come, non ti basta questa vendetta? Vuoi vederci tutti morti? Osservo: ma l’area del campo greco ove sono le tende dei Mirmidoni di Achille, non è interessata dalla battaglia? Come giustifica questa anomalia il regista Omero? Patrolo insiste: non vedi quanti morti e feriti, anche fra i re? Almeno, lascia che vada io a combattere, rivestito delle tue armi, alla testa dei tuoi Mirmidoni … Achille per l’ennesima volta ripete le ragioni dell’offesa subita (e qui, Omero, dai … le conosciamo queste ragioni, ti stai ripetendo per l’ennesima volta ..
forse lo fai per chi si sia messo in ascolto in questo momento). Vabbè, dice Achille, hai vinto, mi hai convinto, vai pure, ma non esagerare. Appena hai fermato l’avanzata dei Troiani, fermati e torna alla tenda. Non avvicinarti alle mura della città , mi raccomando!
Pensavo, ma se io avessi indossato la tuta da sci di Tomba compreso casco ed occhialoni a nascondere completamente il viso e mi fossi cimentato in uno slalom, io dico che tutti avrebbero subito capito che quel discesista non avrebbe potuto essere Tomba!
Nel frattempo il greco Aiace è in difficoltà , cerca di colpire Ettore con la lancia ma Ettore gliela tronca di netto con un colpo di spada ed Aiace si demoralizza: così non vale … non ci sto più … mi ritiro … I Troiani sono sempre più vicini. Incendiano la prima nave. E qui il regista Omero si prende il suo tempo, descrive la vestizione di Patroclo, vstiti ed armi, con calma … ve la immaginate la scena? Ma quanto distava la nave incendiata dalla tenda di Achille? Lo domanderemo ad Alberto Angela!
I Mirmidoni …
quasi crudivori lupi, il cor ripieni / di molta gagliardìa, prostrato avendo / sul monte un cervo di gan corpo e corna / sel trangugiano a brani, e sozze a tutti / rosseggiano di sangue le mascelle; / quindi calano in branco ad una bruna / fonte, a lambir colle minute lingue / il nereggiante umor, carne ruttando / mista col sangue; il cor ne’ petti audaci / s’allegra, e il ventre se ne va gonfio e teso …
Achille fa loro un bel discorso per inquadrarli: armamoci e partite. Loro partono, Achille fa gli scongiuri (“sacrifica” agli dei una coppa di ottimo vino, che poi si beve!). Prega per Patroclo e per le navi. Zeus lo ascolta solo per la parte che riguarda le navi. I Mirmidoni vanno all’attacco. I Troiani si spaventano: è arrivato Achille! Fuggono spaventati. Ciò consente ai Greci di prender fiato. Il loro cuore si apre …
… siccome allor che dall’eccelsa vetta / di gran monte le nubi atre disgombra / il balenante Zeus, appaion tutte / subitamente le vedette e gli alti / gioghi e le selve, e immenso s’apre il cielo
Segue la solita caneficina con dettagliato elenco di uccisori, uccisi e tipo di ferite inferte. Roba da medico legale e da polizia scientifica …
qual su capri ed agnelle i lupi piombano / sterminatori, allor che inospita / balza neglette dal pastor si sbrancano, / appena le adocchiar, che ratti avventasi / alle misere imbelli, e ne fan strazio …
Anche Ettore si ritira. Patroclo avanza. I Troiani fuggono. Viene descrita la fuga dei cavalli troiani che irrompono come piena di fiume straripante. Seguono immagini di orrore puro, a descrivere come viene estratta una lancia dalla testa di un ucciso, che prima di essere spiccata, trascina con sè la vittima come il pescatore tira fuori dall’acque il pesce preso all’amo.
Il troiano Sarpedonte cerca di rincuorar i suoi. Patroclo lo affronta e i due lottano … qual due grifagni ben unghiati avoltoi forte stridendo … In Olimpo si accende il tifo per i due contendenti ed alla fine si decide di far vincere Patroclo. Sarpedonte, colpito, cade come la solita quercia tagliata “a nautico fabbisogno“. La lancia he lo aveva ucciso viene quindi statta da petto, trascinandosi
dietro il polmone! (Dario Argento). Patroclo contina l’ avanzata e irrompe … qual veloce sparvier che gracci paventosi e storni sparpaglia … La battaglia prosegue e rimbomba come i tronchi abbattuti dai boscaioli in montagna. Zeus ha un dubbio, questo Patroclo .. lo faccio vivere e trionfare ancora o basta così,  lo faccio morire lì … Sembra l’autore, lo sceneggiatore di un film. Decide per farlo andare avanti ancora un po’ … Febo, su ordine di Zeus, scende fra i mortali e recupera il cadavere di Sarpedonte. Patroclo, gasato per le sue vittorie e disubbidendo ad Achille, tenta quattro volte di scalare le mura di Troia. Febo, già che si trova sul campo di battaglia, cede alla tentazione, non sa resistere e  fa la spia: dice ad Ettore che quello lì non è Achille ma Patroclo! Nel frattempo Patroclo aggrava la situazione
perchè schernisce i Troiani che sta uccidendo. Allora Febo si arrabbia. Gli dà un manrovescio che fa cadere l’elmo dalla sua testa svelandone la vera identità . Patroclo, stordito dal colpo e vedendosi scoperto, si ritira, ma Euforbo lo ferisce alla schiena. Ettore lo affronta e lo colpisce a morte, il Maramaldo! Insulti reciproci fra il feritore ed l morente. Anche qui, estrazione della lancia dal petto, dopo aver appoggiato il piede sul corpo del morto.
Commento: è il libro di Patroclo. Amico di Achille ma ancor più della causa dei Greci. Generoso al massimo grado, si contrappone all’orgoglioso ed egoista Achille. Omero lo gratifica facendolo morire non sconfitto ma assassinato.
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9 MARZO – FESTA DELLA DONNA (CONTINUA)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2012 @ 9:40 pmDetto altrimenti: questa ve la voglio raccontare
Oggi  sono stato a sciare all’Alpe Lusia, insieme ad un mio amico. Che c’azzecca con la festa della donna, direte voi … C’azzecca … c’azzecca … lasciatemi finire. Molto sole, neve ottima nelle prime ore, diciamo sino a mezzo giorno, più che accettabile dopo. Il mio amico ha voluto fare un po’ di fuoripista. Io … che volete … l’ho seguito. Sarà che non siamo più abituati alla neve fresca o che altro, fatto sta che alla prima curva sono caduto. Lui mi ha sorpassato al volo e molto cameratescamente è caduto pochi metri dopo di me! Guardatelo come è venuto bene nella foto! Neve fino al collo! Letteralmente! E poi dicono che in Trentino quest’anno c’è poca neve! Io faccio il furbo, perchè tanto lui non ha avuto il tempo di fotografare me, che mi ero già rialzato! Chissà  come se la ridono le Donne di noi! Ma va bene, è la loro festa!Â
 Ma le donne, che c’azzeccano? Ecco che ci arrivo, per uno spuntino, alle 14,00, ci siamo fermati in un rifugio: due uova, patate al formo e speck. Ci ha servito una giovane cameriera, sui 25 anni (?), sorridente, molto composta. La padrona si alza dalla sua posizione dietro la cassa, viene presso il nostro tavolo e dice, sorridendo: Ma non vi eravate seduti all’altro tavolo? Mi fate confondere. No, non siamo noi, Wir sint aus Sud Tirol, molto precisi … Chiarito il suo errore, sorride ancora, si scusa e ci chiede da dove venivamo veramente. Da Trento. E lei, signorina, diciamo noi alla cameriera …. da Ferrara, risponde con un sorriso …Ah, faccio io, il Palazzo dei Diamanti … Si, sapete sono maestra ma siccome non ho un incarico, faccio la stagione qui, come cameriera.
Prima considerazione. E’ dell’altro giorno, poi purtroppo subito smentita dallo stesso Governo, la notizia che sarebbero stati stabilizzati bel 10.000 insegnanti. La smentita è arrivata “perché non ci sono soldiâ€. Non ci sono doldi? Ma come? Basta rimettere ordine fra le priorità ,  anche e soprattutto rispetto alle varie megaopere e ai mega sprechi. A mio sommesso avviso infatti occorre rimettere al centro la singola persona umana, donne in testa! Altro che affermare semplicisticamente che non ci sono i soldi! Seconda considerazione. Non mi si dica: vedete, chi vuole il lavoro lo trova. Non accetterei questa affermazione se non altro perché la natura ha dotato alcuni di noi di una splendida capacità di adattamento e di aspetto gradevole, alcuni, solo  alcuni … non tutti. E gli altri, li vogliamo colpevolizzare? Inoltre è sicuramente più facile “ambientarsi†da Ferrara alla provincia di Trento che non, ad esempio, da Agrigento a Bolzano. Altra considerazione. Ho citato l’episodio per lodare quella ragazza, quella donna, anzi, quella Donna, per la scelta che ha fatto, per il coraggio e la determinazione che ha avuto, ma soprattutto per la positività con la quale vive questa sua situazione abbastanza anomala rispetto ai suoi studi, alle sue aspettative ed alle esigenze stesse del Paese di poter contare su di un numero adeguato di insegnanti, soprattutto se dotati di un tale positivo carattere. Ultima considerazione: i media ci informano sulla sotto-retribuzione delle donne rispetto a noi maschietti. Mi sono chiesto: e quante, italiane e straniere, sono anche sotto-occupate? Quante cioè sono non solo sotto-pagate ma anche sotto-utilizzate rispetto alle loro capacità ?
Prima che finisca la stagione tornerò a sciare all’Alpe Lusia. Tornerò a mangiare in quel rifugio. Voglio segnalare questo post all’interessata. Voglio pubblicarne il nome, sempre che l’interessata sia d’accordo.
Dopo questo episodio, il mio amico è uscito a prendere la tintarella. Io mi sono trattenuto a parlare con una simpatica coppia di giovani e giovanili pensionati (ma non si direbbero pensionati, dall’aspetto) di Padova, ai quali ho dato l’indirizzo del blog. Spero che si facciano vivi: … uei, raga! Attendo i vostri commenti, dai … diventiamo amici! Nel frattempo ho suggerito loro, che sono Grandi Lettori, “La vita accanto” di Mariapia Veladiano e naturalmente il “nostro” blog di lettura www.trentoblog.it/mirnamoretti
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L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri XI-XII
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Marzo, 2012 @ 6:38 pmDetto altrimenti: a seguito dei post del 31 gennaio e 11 febbraio e 29 febbraio scorsi. Prosegue la lettura dell’Iliade presso la biblioteca di Tento sotto la guida della Pofessoressa Maria Lia Guardini. Prossima riunione, 13 marzo 2012. Si ragionerà su otto libri, dal 9° al 16° compresi. Qui trovate dal 9° libro al 12° compresi.
Libro IX° – I GRECI MANDANO AMBASCERIE AD ACHILLE PER FARLO RITORNARE A COMBATTERE. ACHILLE RIFIUTA (in neretto le attualizzazioni)
Agamennone,uomo dalle molte facce. Sottrae ingiustamente una onorificenza ad un eroe di guerra, uccide a freddo un prigioniero che lo supplicava e gli offriva un ricco riscatto, piange. Piange, ora, con i Troiani accampati sotto la palizzata ( o muraglia?) eretta a difesa delle sue navi, Troiani che da assediati si sono trasformati in assedianti. Piange. Convoca l’Assemblea. Quando la situazione si fa difficile anche i ducetti diventano democratici … per condividere la loro responsabilità , per chiedere aiuto … e avanza la sua proposta: “Coraggio, fuggiamo!â€.
Al che Diomede, uno che combatte veramente e non a parole, gli si ribella e lo insulta ma Agamennone non reagisce, anche perché Omero, per salvargli la faccia, fa intervenire Pilo che avanza una mozione d’ordine. “Intanto noi facciamoci una bella mangiata e mandiamo i giovani a fare la guardia, ai giovani tocca …, poi a pancia piena discuteremo meglioâ€. Tutto il mondo è paese, sempre. Oggi i “vecchi†mangiano e i giovani al lavoro, anzi, a cercar lavoro … Interviene Nestore, dalle parlanti pupille: Agamennone, a te, cui è stato dato il carico delle leggi, conviene dir tua sentenza, e ascoltar l’altrui. Come per il TAV. Ascoltar l’altrui, appunto. Nestore propone che si mandi ambasciatori ad Achille per convincerlo a riprendere a combattere. Agamennone accetta e fa un lungo elenco di doni (un vero e proprio piano di incentivazione (MBO, management by objectives).
La missione diplomatica è così composta: capo missione, Fenice, membri effettivi Aiace Telamonio e Ulisse. Detto, fatto. Gli ambasciatori si avviano verso la tenda di Achille “del risonante mar lungo la rivaâ€. Achille li riceve secondo la migliore tradizione dell’ospitalità , sacra presso i Greci. E quindi, seconda abbondante cena … i “forchettoniâ€! In tre lo implorano. Ai tre Achille dice di no. Tre volte?
E qui mi torna alla mente un passo dell’Orazione di Marco Antonio dal Giulio Cesare di William Shakespeare. Anche qui abbiamo le “tre volte”, sia pure in senso diverso:
I thrice presented him a kingly crown,
which he did thrice refuse; was this ambition?
Inoltre, sapendo che se egli andrà in battaglia si coprirà di gloria, morirà , Achille afferma di avere scelto una vita tipo ozi di Capua. Riportato il suo rifiuto ad Agamennone, Diomede si arrabbia con il capo: Achille era già un orgoglioso e tu, con questa richiesta, hai esaltato questo suon atteggiamento.
Questo è il libro dei contrasti: la figura di Agamennone contrasta con quella di Diomede. La dichiarazione bellicosa di Diomede di combattere contrasta con la assoluta certezza della inutilità del suo eventuale sacrificio. Nel padiglione di Agamennone si vivono ore di incubo, in quello di Achille si suona la cetra. Altro contrasto: la complessità e l’articolazione delle suppliche e la risolutezza del rifiuto di Achille. L’unico contrasto che manca è che in entrambi i padiglioni si mangia e beve. Alla faccia …
L’elemento negativo del libro è che “nessun pentimento e nessuna richiesta di può cancellare il desiderio di vendettaâ€. Poesia invece troviamo nel ricordo di Achille bambino, nello sdegno di Aiace, nell’orgoglio e nel coraggio di Diomede.
Libro X° – SPIE NOTTURNE DEI DUE SCHIERAMENTI SI INCONTRANO: ULISSE ED AIACE HANNO LA MEGLIO E FANNO STRAGE DI NEMICI ADDORMENTATI (in neretto le attualizzazioni)
Agamennone ha incubi notturni e i suoi pensieri erano tempestosi
quale il marito di Giunon lampeggia
quando prepara una gran piova o grandine,
o folta neve ad inalbare i campi,
o fracasso di guerra voratrice.
Giunone? Hera, direi, siamo nel mondo greco non latino! Ma il traduttore Vincenzo Monti non conosceva il greco e aveva tradotto dal latino, come ci ricorda Ugo Foscolo:
“Questi è il Monti, poeta e cavaliero, gran traduttor de’ traduttor d’Omeroâ€.
Agamennone si veste e si arma. Lo vede Menelao e si stupisce. Agamennone gli dice: io vado a a chiamare Nestore. Tu Chiama Aiace e Idomeneo. E mentre attraversi il campo, invita tutti a fare la guardia, siate preparati, cribbio! E’ una congiura della magistratura (questa volta addiorittura divina, n.d.r.)! Ci può essere il rischio di un attacco notturno (Agamennone se la sta facendo sotto). Svegliamo anche Diomede ed Aiace, tutti. Diomede sveglia molti guerrieri: che si allertano
come i fidi molossi la pecorile
fan travagliosa sentinella, udendo
calar dal monte una feroce belva
e stormir le boscaglie: un gran tumulto
s’alza sovr’essa di latrati e gridi
e si rompe ogni sonno …
… insomma, altra assemblea: chi va a spiare cosa fanno i Troiani? Si offre Diomede che fra i tanti volontari sceglie Ulisse. Si armano, fanno gli scongiuri, terque quaterque …  (voti agli dei) e partono. Nella notte incrociano Dolone mandato da Ettore a spiare i Greci. Lo catturano, lo fanno parlare e lo decapitano. Quindi sulla scorta delle informazioni ricevute, fanno strage di Traci addormentati, avventandosi su di loro
… Come lione
sopravvenendo, al non guardato gregge
scagliasi, e capre e agnelle empio diserta …
I nostri due tornano al campo, carichi di spoglie. Altra cena ed altra bevuta. Raro caso di scontro notturno. Taluno afferma che questo libro sia una interpolazione.
Libro XI° – RIPRENDE LA BATTAGLIA (in neretto le attualizzazioni)
I Greci hanno voglia di combattere. Fremono (di andare a farsi squartare?) valli a capire … :
“…sonava nel cor la dolce guerra più che il ritorno al caro patrio lidoâ€.
Omero pone molta cura nel descrivere la vestizione e l’armamento dei guerrieri. Stessa scena presso i troiani: Ettore è maestoso
..qual Sirio la funesta stella
or senza vel fiammeggia, ed or rientra
nel buio delle nubi …
Greci e Troiani si ammazzano a vicenda …
… qual di ricco padron nel campo vanno
i mietitori, con opposte fronti,
falciando l’orzo od il frumento; in lunga
serie recise, cadono le bionde
figlie de’ solchi ed in un momento ingombra
di manipoli tutta è la campagna …
La battaglia si svolge a vantaggio dei Greci fin …
… nell’ora
che in montagna foresta il legnaiolo
pon mano al parco desinar, sentendo
dell’assiduo tagliar cerri ed abeti
stanche le braccia e fastidio il core
e dolce per la mente e per le membra
serpe il cibo il natural desìo…
A chiunque avesse ucciso un avversario, il regista Omero lascia il tempo di depredare delle armi la vittima. Ma nel frattempo i nemici non intervenivano? E il predatore, che ne faceva del bottino? Forse faceva come noi ragazzi che quando s’andava a pesca subacquea con i fucili a molla, si riponevano via via le piccole prede entro una reticella che portavamo appesa alla vita?
L’Agamennone Furioso imperversa…
… come quando un lion, nel covo entrato
d’agil cerva, ne sbrana agevolmente
i pargoli portati, e li maciulla
co’ forti denti, mormorando, e sperde
l’anime tenerelle; la vicina
misera madre, non che dar soccorso,
compresa di terror fugge veloce
per le dense boscaglie, e, trafelando,
suda al pensier della possente belva …
E quando uno sta per uccidere l’avversario, ormai disarmato, inizia il dialogo far i due: dai non mi uccidere, ti farò pagare un ricco riscatto! No, non posso, ma dai che puoi … Ma anche qui, nel frattempo glia altri nemici che fanno?
E poi, uno solo mette in fuga una intera moltitudine? Pare di assistere all’apparizione dei primi carri armati nella prima guerra mondiale.
Dal piano dell’ira a quello della battaglia e da questo al piano superiore, quello degli Dei. Zeus suggerisce ad Ettore di intervenire solo dopo che Agamennone sarà ferito. E così è. Zeus, che in realtà parteggia per i Greci, vuole punirli (per mezzo della decisione di Achille di non combattere) e quindi vuole far prendere loro una bella strizza. Ora, il Fato, che è superiore a Zeus, ha deciso che Ettore muoia e questo Zeus lo sa bene.
Zeus però sa anche che se Ettore morisse adesso, per i Greci sarebbe troppo facile vincere e non sarebbero stati abbastanza puniti. Quindi Zeus vuole evitare che Ettore muoia troppo presto. Praticamente un giallo alla Hitchcock.
Agamennone viene ferito e si ritira. Ettore interviene e fa strage. Ulisse e Diomede resistono. Diomede impreca “Zeus nemico!†Oggi sarebbe una bestemmia: “Dio ….!â€.
Diomede riesce a stordire Ettore che si rialza e si rifugia fra i suoi. Paride, da posizione nascosta, ferisce al piede Diomede con una freccia, e Diomede gli dà del vigliacco: vieni qui se hai il coraggio che ti faccio un c…. così! Ma essendo ferito, si deve ritirare anch’egli. Ulisse è accerchiato ed è ferito al fianco, ma trova la forza di uccidere il suo feritore. Ulisse si estrae la lancia dal fianco e inizia a sanguinare copiosamente. Aiace e Menelao corrono in suo aiuto. L’Aiace Furioso (così mnel testo!) si dà molto da fare
come quando ruinoso un fiume
cui crebbe l’invernal pioggia di Giove, (rectius, Zeus!)
si devolve dal monte alla pianura,
e, molte aride querce e molti pini
rotando, spinge una gran torba al mare …
… ma alla sola vista di Ettore si ritira. E qui Omero gli fa fare una dignitosissima ritirata strategica, non una vile fuga, tale il suo retrocedere è lento, minaccioso, decoroso, protetto da uno scudo immenso. Al suo inseguimento si accalca una turba di omuncoli desiderosi di ferire il gigante, scagliando invano frecce e lance contro di esso, mentre egli retrocede, lento e granitico, come una grande nave munita di scorta armata, con i motori in avaria, che si ritira lentamente, inutilmente assalita da tante barchette di  pescatori di tonni, improvvisatisi pirati.
Continua la battaglia, anche a sassate “col brando e con enormi macigniâ€. Ettore avanza, Aiace si ritira …e un Greco, pur ferito, incita i suoi a difendere Aiace!
E Achille? Colonnello che piangeva nel veder tanto macello, fatti coraggio alpino bello … ma Achille non piange, si limita, ed è la prima volta, a chiedere come stia andando la battaglia e manda Patroclo ad informarsi sui feriti e sui morti. Nestore si meraviglia dell’interessamento di Achille e invita Patroclo a dire ad Achille delle ferite subite da Diomede, Euripilo, Macaone, Ulisse e Agamennone. Cosa aspetta ad intervenire?.Si sollecita l’utilizzo dell’arma segreta, le V2! Che almeno Ulisse mandi te in battaglia, con la sua armatura alla testa dei suoi Mirmidoni! Ormai l’unica salvezza dei Greci sta nel trincerarsi entro il loro accampamento.
Libro XII° – ASSALTO AL CAMPO GRECO. ETTORE IRROMPE (in neretto le attualizzazioni)
Si inizia con un flash back al contrario. Poiché palizzata (o muraglia) e vallo a difesa delle navi e del campo erano stati costruiti dai Greci senza aver fatto le dovute offerte propiziatorie agli dei, viene anticipata la descrizione di come, alla fine della guerra, Nettuno, Apollo e Giove (cioè Poseidon, Febo e Zeus) avrebbero poi distrutto quest’opera di architettura militare.
Ettore incita i suoi, che esitano a scendere nel vallo e ad attaccare le mura del campo …
… qual cinghial e bieco
leon , cui fanno cacciatori e cani
densa corona, di sue forze altero,
volve dintorno i truci occhi, né teme
la tempesta de’ dardi né la morte,
ma generoso si rigira, e guarda
dove slanciarsi fra gli armati; e , ovunque
urta, s’arretra degli armati il cerchio …
Ma un suo subalterrno gli  suggerisce: non mandare cavalli e carri nel fossato: ci sono gli sbarramenti anticarro, tipo quelli degli Alpini d’arresto della Brigata Alpina Tridentina, non vedi? Manda avanti solo la fanteria! Ettore accetta il suggerimento. e arresta i … carri armati.
La fanteria avanza divisa in cinque battaglioni, battaglioni del duce Ettore battaglioni, della morte ,… etc. I Troiani si aventano su una porta delle mura, difesa da due fortissimi eroi, Polipete e Leonteo i quali la tenevano aperta per fare entrare i propri compagni fuggitivi. Due guerrieri forti, “sembianti a due eccelse querce in cima alla montagna†…
… come silvestri
verri ch’odon sul m onte avvicinarsi
il fragor della caccia; impetuosi
fulminando a traverso, a sé dintorno
rompon la selva, schiantando la rosta
dalle radici, e sentir fanno il suuono
del terribile dente, infin che, colti
d’acuito strale, perdon la vita …
Nel frattempo
… cadean le pietre come spessa
la grandine, cui vento impetuoso
di negre nubi agitator riversa
sull’alma terra …
… con grandinar di sassi smisurati …
Un Troiano si lamenta con Giove (Zeus) di tale resistenza greca. Ma Zeus vuole che la gloria, al momento, sia del solo Ettore, non dei Troiani. Infatti Polipete e Leonteo resistono, uccidono e spogliano i nemici vinti (ma intanto, come fanno a continuare a difendere la porta? Mistero!).
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Ecco che Zeus rimette in campo l’aviazione: un’aquila che stringe fra gli artigli un drago ferito, che però si rivolta, ferisce il rapace costringendolo a mollare la preda. Il drago cade fra le schiere ed ognuno interpreta il fatto a favore o a sfavore. Valli a capire …
In realtà di trattava di guerra psicologica … un po’ come quando Gabriele D’Annunzio lanciò su Vienna manifestini inneggianti all’Italia …
La lotta ormai è un corpo a corpo sugli spalti. Prevale la forza bruta, più che l’arma. Portaordini corrono a destra e a manca, i capi spostano le schiere, un gran caos. La battaglia è incerta …
siccome onesta femminetta, a cui
procaccia il vitto la conocchia, in mano
tien la bilancia, e vi sospende e pesa
con rigorosa truitina la lana,
onde i suoi figli sostentar di scarso
alimento; così de’ combattenti
equilibrata si tenea la pugna …
… fino a quando Zeus fa sì che Ettore superi la cinta delle mura greche. Infatti Ettore afferra …
…un immane macigno acuto:
non l’avrian mosso agevolmente due
de’ presenti mortali, anche robusti,per carreggiarlo …
… e come nella manca il mandriano
lieve sostiene d’un ariete il vello,
insensibile al peso …
… Ettore scaglia il macigno, fracassa una porta della cinta ed i Troiani irrompono. I Greci si ritirano e la battaglia ridiventa campale: campale, dentro il campo greco. Resta da vedere some si comporteranno i Troiani contro i Mirmidoni di Achille …
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8 MARZO 2012 – FESTA DELLA DONNA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Marzo, 2012 @ 9:57 amDetto altrimenti: mi si è offerta un’occasione particolare per festeggiare la Donna
Trento, 7 marzo 2012, stagione sciistica incerta per scarsità di neve e temperature elevate. Mi dico, proviamo un po’ al Passo S. Pellegrino, dai quasi 2.000 metri in su, forse sulle sue piste nere rivolte a nord … Detto fatto. Alle 8,20 sono in primo a salire sugli impianti. Piste vergini, tirate a nuovo, sembra inverno! E si scende fino a Falcade! Insomma, dopo sei ore filate, arrivato alle 14,30 mi concedo un breve spuntino ed alle 16,30 sono di nuovo a casa, a Trento. E qui trovo un biglietto di Maria Teresa, la quale nel frattempo era andata a godersi la nipotina Sara:
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FIDAPA, ore 18, presso il  “Bar 168” di Via Suffragio 51, mostra delle artiste FIDAPA (inaugurazione)
FIDAPA, Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari. Io ovviamente non vi appartengo. Poiché tuttavia talvolta le Donne (in latino, s’intende, “Dominaeâ€, padrone, delle situazioni, di tutte, dico io!) aggregano noi maschietti, interpreto il messaggio come un invito e vado. Già che ci sono prendo con me anche la macchina fotografica. Chissà che non gradiscano un post sul mio blog. Ed eccomi fra di loro.
Si tratta di una mostra di quadri dal titolo CUORE DI DONNA. I quadri sono esposti alle pareti del locale. Le artiste Fidapine hanno ricevuto, ognuna, un ramo di mimosa. La Presidente Sandra Frizzera e la Past President Marina Martelli, delegata per il settore artistico, hanno fatto predisporre un simpatico buffet.
Non sono il solo maschietto: infatti incontro qualche altro aggregato simpatizzante. Mentre l’ambiente si riscalda, mi dedico al mio “lavoro†di fotoreporter, riprendendo la scena e alcuni quadri, solo alcuni perché, come è normale che capiti a noi dilettanti da strapazzo, sul più bello mi si scaricano le pile della macchina fotografica! Non me ne vorranno quindi le altre pittrici, se nella serie di foto che invio a parte alla Presidente, le loro opere non sono state ritratte. Ecco comunque l’elenco completo delle espositrici:
Alda Baglioni, Margerita Conati, Raffaella Cristofori, Marsia De Carli, Grazia Fonio, Licia Marampon, Marina Martelli, Maria Rosa Matteotti, Maria Rosa Migliorini, Alma Maria PedronÂ
La Presidente chiede se non ci sia un campanello per richiamare attenzione delle Associate: mi offro di fabbricarne uno con un boccale di vetro che percuoto con un cucchiaino metallico. Funziona benissimo, l’attenzione è richiamata. La Presidente, con il suo solito garbo e la sua grazia tutta speciale, sottolinea l’importanza che la pittura in genere e questi quadri in particolare, rivestono; come questi quadri parlino all’oggi nel senso di essere un dono per chi li scrive e per chi li legge. E qui si riprende il concetto emerso, sempre in sede Fidapa, allorquando, nel corso della conferenza della Fidapina Alma Maria Pedron del 22 febbraio scorso sulle icone russe, alla quale pure io ero presente, fu spiegato che le icone si scrivono, non si dipingono, e si leggono, non si guardano. La Presidente prosegue sottolineando come i quadri, da sempre, siano per il domani una voce, una testimonianza perenne della vita, della creatività delle loro “fattrici†e del loro stare insieme, come insieme stanno i due scrittori dello stesso libro: colui o colei che lo ha scritto e colui o colei che lo legge.
Fra le tante opere esposte, ne ho scelto una (non cito l’Autrice per ragioni di par condicio) che io – con una mia personalissima interpretazione – leggo come la sassata che rompe il robusto cristallo che ancor oggi purtroppo in parte ancora divide e discrimina il mondo femminile da quello maschil …e.
Ho poi saputo che l’Autrice dà un’altra lettura all’opera ma che soprattutto è lieta che ogni lettore attribuisca al quadro un suo proprio significato.
Mi fermo qui, augurandomi che ben meglio di quanto non abbia fatto io, vogliano fare le Fidapine con i loro commentia questo mio post.
Vivant Dominae!
P.S.: la mostra resterà aperta una settimana e … complimenti ai proprietari del “Bar 168” di Via Suffragio 51  per la sensibilità , l’intelligenza e la disponibilità dimostrate!
UNA SCALATA NELLE DOLOMITI DI BRENTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Marzo, 2012 @ 9:02 amDetto altrimenti:Â nella mia vita ho corso un bel rischio quando mi …. “legai” ad una bionda …
Tanti, tanti anni fa … lui era un diciannovenne genovese. Un giorno, mentre era in vacanza in una valle trentina (la Val di Non, quale altra se no, per un genovese?) gli proposero una gita sulla via ferrata delle Bocchette nelle Dolomiti di Brenta. Accettò, tutto andò bene, salvo che lui durante un rifornimento di benzina a Cles dimenticò la giacca a vento sul tetto dell’auto, che quindi, ripartendo, perse. Peccato che poi piovve quasi tutto il giorno! Tuttavia il giovane si innamorò delle Dolomiti. Tornato sul mare, si iscrisse alla scuola di alpinismo del CAI – Sezione Ligure e dopo due anni divenne aiuto istruttore sezionale di alpinismo. Alla fine di una successiva vacanza, sempre nella stessa valle, si fa lasciare dalla fidanzata e dal futuro suocero al Passo Campo Carlo Magno. Estratto a fatica il pesantissimo sacco dal bagagliaio dell’auto (una Fiat 124, ma ce la fai? Gli chiede il futuro suocero), in funivia fino al Grostè e poi, a piedi, ai rifugi Casinei e Brentei ed infine sino a Rifugio Pedrotti alla Cima Tosa, dopo sette ore di una marcia lenta e faticosissima a causa di un sacco che conteneva il necessario per sette giorni di arrampicate, mangiare e dormire compreso, i soldi in tasca erano davvero pochi.
Lì avrebbe dovuto raggiungerlo da Genova il suo compagno di scalata. Non venne. E così il nostro eroe si trovò in un rifugio con tutto l’occorrente per una settimana di scalate, con tutto, dicevo, tranne il compagno di cordata!
Inizia quindi qualche breve arrampicata slegato, in solitaria, sul Croz del Rifugio, non azzardandosi ad attaccare vie più difficili senza l’assicurazione della corda e di un compagno, cosa che invece poi fece, anni dopo, a fine carriera alpinistica, quando scalò in solitaria il Cimon della pala a S. Martino di Castrozza, per poi rientrare in albergo e dichiarare che con (le sigarette e) l’alpinismo aveva chiuso, per la responsabilità che avvertiva nei confronti della moglie e della figlioletta di due anni. Ma torniamo a noi. In rifugio il ragazzo conosce un tedesco che voleva andare sulla Cima Tosa, ma non conosceva il percorso. Il nostro aiuto- istruttore si offre di accompagnarlo (gratuitamente, manco a dirlo), visto che aveva già fatto quella salita. Appuntamento alle cinque del mattino, a meno che non stesse piovendo. Alle cinque del mattino, puntuale come solo i tedeschi del Nord sanno essere, il ragazzo viene svegliato dal nuovo amico: “Rikkardo, sveglia: piove, nicht Tosaâ€. Ah, questi tedeschi …. Comunque, dopo tre notti passate sui tavoli della sala da pranzo (cosa nomale in estate nei rifugi super affollati del Brenta) il giovanotto ha assegnata, tutta per lui, una cameretta con due (due!) cuccette a castello, in “bianco e nero†diceva il listino prezzi, cioè con lenzuola e coperta! Un lusso insperato!
E qui inizia il bello (si fa per dire!). A cena conosce una bionda, la quale si lamenta di non avere un letto ove dormire e di non avere un compagno di cordata, lei che aveva scalato il Campanile Basso per una via di quarto grado (la via Fehrmann, un diedro molto “esposto†e faticoso) e molte altre vie impegnative della zona. Il nostro uomo drizza le orecchie: le offre un letto nella sua cameretta e di legarsi insieme in cordata, prudentemente per una salita facile: la via normale alla parete nord della Torre di Brenta, una salita di secondo grado con un tiro di corda di terzo. Detto, fatto. Prima entra lei in camera e si colloca nella cuccetta superiore. Indi entra il nostro giovane e si sistema in quella inferiore. Buonanotte. La mattina dopo lui è riposatissimo, lei no, perché, dice, “era stata molto sveglia preoccupata della presenza di un ragazzo che chissà che idee aveva in testaâ€
Il ragazzo non capì se fosse stato un rimprovero, un rimpianto, una lamento, una delusione, un invito per la notte successiva …. (ci sta ancora pensando oggi, dopo tanti anni).
Ma veniamo alla scalata.
I due si legano le estremità della corda al basto, controllano chiodi, martello, cordini, moschettoni, assicurano bene i sacchi da montagna ed i rispettivi caschi e via! Il nostro giovane parte: il primo tiro di corda è un secondo grado verticale ma con maniglioni comodi comodi e lui se lo mangia di volo, si assicura saldamente ad un comodo punto di sosta (bastò dare di volta con la corda ad un comodissimo spuntone roccioso, senza bisogno di chiodare la parete) e grida alla bionda di salire. La ragazza si muove e subito grida al capocordata di “trattenerla sulla cordaâ€. Al che al nostro eroe sorge un dubbio, anzi una certezza: farsi tirare dalla corda su un secondo grado non è il massimo, anzi, denota molto male … ma ormai si è in ballo … Tutta la scalata procede così … lentissima, … ma anche peggio! Infatti mentre lui, capocordata, arrampica impegnato nel tiro di corda di terzo grado, e cioè nel un tratto più delicato quindi e con appigli e appoggi minimi, la ragazza, senza avvertire, anziché restare in posizione, pronta ad assicurarlo se egli avesse piantato un chiodo, si slega dalla sicurezza ed inizia a sua volta ad arrampicare, salvo gridargli come al solito di “essere pronto a trattenerla sulla cordaâ€!
Fortunatamente questa volta la bionda non ebbe bisogno d’essere trattenuta, altrimenti al minimo strattone il capocordata sarebbe precipitato. Vivo per caso.
Giunti in vetta dopo un tempo doppio rispetto al normale tempo di salita, la bionda si toglie gli scarponi “per far pender aria ai piediâ€. Un bercio del ragazzo la riporta all’ordine.
Infatti occorreva accelerare la discesa anche perché lui era atteso verso le sei di sera al fondovalle (al Rifugio Vallesinella, verso Madonna di Campiglio) dai suoi genitori che lo avrebbero rilevato con l’auto.
La bionda, di fronte alle sue preoccupazioni dice di non preoccuparsi perché una guida alpina le aveva assicurato che scendendo lungo i camini a fianco della via normale, si sarebbe fatto in un lampo, senza alcuna difficoltà . Tanta era la voglia di liberarsene, che il ragazzo accetta il suggerimento della bionda. E cade nel secondo tranello: infatti i camini risultano “semplicemente†svasati, sfasciati e bagnati: il massimo! Egli inizia quindi a calare di peso la bionda giù per il colatoio e quando tocca a lui scendere la cosa risulta molto impegnativa e faticosa: infatti egli deve procedere facendo pressione lateralmente con gli avambracci non potendo utilizzare l’appoggio sui piedi in quanto ciò avrebbe smosso sassi di varie dimensioni che sarebbero diventati pericolosi proiettili per l’ “inquilina†del piano di sotto, per di più facendo attenzione che non fosse la stessa corda a rimuovere qualche sfasciume di roccia. Ma non è finita. Infatti, giunti finalmente nella crepaccetta terminale alla base della parete, una trincea profonda circa un metro e mezzo fra il nevaio e la parete, mentre il ragazzo si sta finalmente rilassando, la bionda si mette a correre, felice, giù lungo il pendio nevoso dimenticando di essere ancora legata al capocordata. Infatti. quando la ragazza si è “mangiata†tutta la lunghezza della corda, il ragazzo è strattonato e dà una bella facciata contro la parete nevosa della crepaccetta. Al che egli esclama: “Ca … spita, stai attenta!†(o forse usò qualche altra espressione più vivace).
Indi con una corsa e in un’ora e mezzo, un vero record, trafelato e sfinito, il nostro eroe giunse con forte ritardo sulla tabella di marcia concordarta a Vallesinella dove i suoi genitori stavano per dare l’allarme al soccorso alpino.
Morale:Â alpinisti uomini, attenti prima di … legarvi ad una bionda!
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TAV: FANATISMO SPORTIVO E DELLE GRANDI OPERE PUBBLICHE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Marzo, 2012 @ 9:43 amDetto altrimenti: segnale di mancanza di valori veri e di “democrazia funzionaleâ€
ï¶ Si può conoscere o meno il progetto TAV nei suoi aspetti tecnici, funzionali ed economici;
ï¶ si possono conoscere o meno gli aspetti internazionali della questione (e cioè l’effetto che l’interruzione della parte italiana del progetto potrebbe avere sulla Francia, paese in cui non tutti accetterebbero tale fatto e non tutti se ne rattristerebbero);
ï¶ si può affermare che prima dell’alta velocità occorrerebbe poter disporre più semplicemente, della velocità tout court;
ï¶ si può dire che prima del TAV vi sono ben altre priorità non ferroviarie, quali la difesa del territorio da alluvioni e nevicate;
ï¶ â€¦ si può … si può … fate voi …ma nel frattempo facciamo qualche ragionamento più ampio …
Da sempre ho pensato che gli atteggiamenti totalizzanti delle tifoserie calcistiche più accese, atteggiamenti che non lasciano spazio a nessun altro tipo di interesse e di cultura, siano il segnale di una desertificazione culturale, di uno “spazio vuotoâ€. E poiché lo spazio vuoto in natura non esiste, esso viene subito riempito da ciò che maggiormente oggi viene propinato dai media come “cultura†e cioè, letteralmente, come “insieme delle conoscenzeâ€. E’ “colto†cioè “pieno di cultura” chi ricorda formazioni calcistiche, goal fatti e subiti, tipi di schieramenti, abilità o carenze specifiche di ciascun giocatore. E costui, “forte†delle sue convinzioni, allo stadio, nei bar, con gli “amici†e con i “nemici†(leggi: con i tifosi della squadra avversaria), scarica questa sua energia nei modo più diversi, trasformando le sue conoscenze le sue conseguenti convinzioni, in una “fedeâ€. Si, è questa la parola che viene usata, fede. La nostra è una fede, dicono, mescolando il sacro con il profano e soprattutto dimenticando il sacro. Chi è responsabile di questo fanatismo? Innanzi tutto chi ha creato questo vuoto culturale, chi ha nutrito la popolazione con il “panem et circensesâ€, cioè chi invece di cultura vera ha propinato alla popolazione “i giochi del circo†per distrarla dai veri problemi.Â
Distratti dai veri problemi o dal modo giusto di affrontarli. Come sarebbe bello vedere 100.000 persone inneggiare all’unisono e con entusiasmo e convinzione e gridare “Forza ….!†( qui non scrivo il nome del nostro amato Paese per non essere frainteso politicamente, mi avete capito, sia ben chiaro, … frainteso!) quando lo Stato registra una vittoria sulle mafie, sull’evasione fiscale, sulla disoccupazione, sull’eccessiva burocratizzazione, sulla incostituzionale commistione dei poteri dello stato, sulla eccessiva proliferazione delle leggi (plurimae leges, corruptisima republica! (Tacito: uno stato con un numero enorme di leggi è molto poco funzionante), sull’inerzia dell’organo legislativo, sulla lentezza di quello giudiziario … inneggiare, dicevo, con lo stesso entusiasmo profuso quando la nostra nazionale di calcio fa un goal alla squadra avversaria!
Fanatismo, dicevo. Ma anche nella persistenza della programmazione sine die delle grandi opere “a prescindereâ€. Persistenza che può infatti diventare tale, ove la programmazione e la progettazione durino decenni. Già , perché – se non altro – nel frattempo i dati di previsione e di stima assunti a base del progetto, sono diventati in buon parte dati consuntivi spesso molto diversi da quelli inizialmente considerati. Già , perché nel frattempo sono cambiate le condizioni di contorno (in primis quelle economiche e finanziarie), perché nel frattempo ci si è accorti che paesi vicini a noi (Francia) da ben diciassette anni hanno una legge che ha risolto a priori al 90% il problema della conflittualità sulla realizzazione delle grandi opere a forte impatto sul territorio, attraverso l’attivazione della procedura regolamentata denominata “Dibattito pubblicoâ€, nella quale lo Stato si pone non come parte ma come giudice fra il promotore dell’opera pubblica e a popolazione interessata. In altre parole, in Francia hanno istituzionalizzato e regolamentato il confronto, secondo una procedura articolata su alcuni mesi di confronti e non su decenni di scontri.
Ma torniamo al fanatismo dal lato della popolazione. Anche nel caso del TAV – sempre a prescindere dai contenuti e dalle posizioni di merito, sia chiaro – io credo che le esagerazioni e le violenze cui stiamo assistendo siano in buona parte un modo per “sfogarsi comunque” (e avremmo ben di che sfogarci, tutti noi, sia pure con metodi pacifici, sia chiaro!) ed anche frutto di un vuoto, del vuoto di veri ideali, di veri valori, di veri contenuti, di interessi più concreti ed immediati, cioè di un futuro per di più svuotato di vera democrazia coinvolgente e funzionale.
Pessimismo, il mio? No. Nel valutare gli effetti della precedente gestione politica, è realismo. Per il futuro inizio a nutrire speranze, se non altro perché è di questi giorni il proponimento del nostro governo di esaminare la “via francese alle grandi opere pubblicheâ€.
Il mio parere personale sul TAV? I veri giornalisti devono raccontare fatti, non esprimere le proprie opinioni. Ma siccome io sono solo un piccolo blogger e non sono nemmeno un pubblicista, in quanto per nessuno delle centinaia di articoli scritti e pubblicati ho mai né chiesto né ricevuto un pagamento (conditio sine qua non per essere iscritti all’albo), mi permetto di scrivere non cosa avrei fatto (della scienza del poi …), ma cosa farei ora: modificherei il progetto come segue: separerei i percorsi dei treni passeggeri da quelli merci con ammodernamento della linea ferroviaria esistente da destinare ai soli treni passeggeri (pendolari compresi, in contropartita dei disagi dei cantieri!). Bucherei le montagne con tre canne (gallerie) del diametro di sei metri ognuna (quindi autosostentantesi!) per il solo traffico merci con treni telecomandati, una canna per ogni senso di marcia e la terza di servizio. Un compromesso tecnico-sociale con minori tempi di esecuzione, minori costi, maggiore sicurezza, minore impatto ambientale, maggiore considerazione per le popolazioni delle aree attraversate.
Mi resta una domanda vera, non retorica: perché un uguale reazione non ci sia stata quando si parlava e si è iniziato a progettare il Ponte sullo Stretto di Messina, nè si sia inneggiato quando il progetto è stato cancellato da questo governo (come doveva essere, n.d.r.).
Qualcuno di voi mi sa dare risposta?
Svezia a vela
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Marzo, 2012 @ 7:10 pm
Detto altrimenti: dalla Svezia  con amore per …  la vela!
E’ di questi giorni l’incontro con Bijorn Larsson, svedese, velista soprattutto scrittore (vedi miei precdenti post ed anche sul blog www.trentoblog.it/mirnamoretti).
Svezia…. velista … ? Il mio secondo incontro con la “Svezia a vela”: Sì, infatti per me si è trattato della “seconda volta”. Ecco qui il racconto della mia “prima volta” , dodici anni fa.
Tanti tanti anni fa un signore svedese, con la sua barca a vela di nove metri e mezzo, dalle linee classiche, dolcemente a sbalzo a prua e a poppa, salpò solo soletto dalle sue spiagge del nord e, naviga naviga, in solitaria, attraversato lo Stretto di Gibilterra giunse in Sardegna, nel Golfo delle Saline, vicino a Palau.
Il posto gli piacque tanto che costruì alcune villette, altri fecero altrettanto ed il Villaggio è chiamato ancor oggi  “Villaggio degli Svedesiâ€.
Ogni anno egli vi tornava, e, partendo da lì, visitava “a vela†tutto il Mediterraneo, sempre da solo.
Poi gli anni passarono, egli invecchiò, si ammalò, e non riuscì più nemmeno a salire sulla sua barca, dalle linee calde e morbide come solo le svedesi sanno avere (e non solo le barche!) e dal nome sardo: “Ajòâ€, (“Andiamo!”).
Ajò trascorreva l’inverno, triste, in secca a Palau. Col sopraggiungere dell’estate, veniva alata e ormeggiata alla boa sotto le finestre del nostro Svedese.
E passava così l’estate, Lei mesta, in attesa come un fedele cane da caccia ansioso di essere chiamato dal padrone per una battuta al fagiano, lui ancora più triste, a guardarla da lontano, dalla finestra, accarezzandola con lo sguardo e ricordando le avventure trascorse, come quella volta che arrivò attraverso le Bocche di Bonifacio, legato a lei, tanto era forte la burrasca…
Anch’io avevo notato Ajò, soprattutto perché ero venuto in vacanza, a differenza degli anni precedenti, senza traversare dalla Toscana con il mio piccolo Fun da regata “Whisper†numero velico ITA 526, residente (cioè ormeggiato) a Riva del Garda, Trento, Fraglia della Vela, molo centrale, posto 21.
Detto, fatto. Indago, chiedo, mi informo, supero l’esame dei Sardi custodi di Ajò,…â€Sì, lei è una persona seria, e poi anche capace…, l’abbiamo notata, questi anni, con quella sua barchetta blu (si riferivano al mio Fun Whisper, 7 metri da regata.n.d.r.), ne abbiamo parlato al proprietario, è contento che la faccia vivere un po’ … qui ci sono le chiavi…, faccia pure i giri che vuole…, attento però, il motore non funziona…â€
E allora, ajò, andiamo, via, di corsa…cioè…, a nuoto, pinne ai piedi, sacco giallo della Lipton Tea (Giro d’Italia a vela di qualche anno prima, era il 2004) sulla testa…, sino ad Ajò, ormeggiata alla boa, a controllare la bella addormentata.

Stornoway, la barca svedese di Bijorn Larsson, ancora una di quelle con linee marine, fatte per navigare
Le tracce della marineria svedese erano evidenti: cime antiche, nobili, impalmate a dovere, nodi sapienti, ognuno al posto giusto per l’uso giusto, pozzetto raccordato contro le onde, predisposizione per la capottina, due stralli prua (niente avvolgifiocco, evviva!), randa piccola, lunghe rotaie per il genoa, ricca dotazione di vele. In compenso, vang armato male, idem il tesa base randa, manca qualche coppiglia, qualche vite non è nastrata…
Scendo a terra, vado a Palau col motorino e compero il poco materiale necessario.
Quindi mi dedico a “Lei†per un paio di giorni: la rifinisco con cura, anzi, con amore, la metto in ordine, me ne impadronisco. E poi, via, si salpa…, ajò…, andiamo Ajò, …., finalmente…!
Piccoli giretti, i primi due giorni. Quindi al largo. Incontro un gommone di Biellesi che hanno finito la benzina, virata, accosto e traino a vela sino a Cannigioni! Al rientro ormeggio alla boa a vela, sempre alla prima accostata.
La barca è stabile, di bolina, una volta in assetto, si può anche abbandonare il timone…, ha bisogno di vento, ma qui non manca…, entro nelle Bocche (di Bonifacio), siamo in due a bordo (l’altro è un passeggero, è salito in barca a vela per la prima volta in vita sua), 30 nodi di vento, Ajò è splendida, affronta le onde in modo “pastosoâ€, le cavalca con grazia, non le urta.
La mia vacanza si è trasformata: da una noia mortale in spiaggia, al vento ed agli spruzzi delle Bocche sul viso.
Al rientro ho 25 nodi di vento in faccia, da ovest. Nel Golfo non c’è onda. Ammaino il genoa: con la sola randa Ajò bolina precisa e lenta. Agguanto la boa di ormeggio al primo passaggio.
Grazie, Ajò. Buon Vento a te ed al tuo padrone…
Sardegna, estate 2000
E voi, avete anche voi da raccontare un’ avventura con una … svedese?
L’ILIADE LETTA A TRENTO – Libri V-VIII
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Febbraio, 2012 @ 4:38 pmDetto altrimenti: Trento is this too! Trento è anche questo! (A seguito dei post del 31 gennaio e dell’11 febbraio scorsi)
Omero, poeta epico greco, 900 anni prima di Cristo … circa. Omero, cieco, ha fatto mettere per iscritto le leggende tramandate dagli aedi (cantastorie). Chi ha studiato al liceo classico lo sa bene. Gli altri possono cercare il riassunto dell’Iliade su internet. Comunque si tratta di un Troiano (Troia, città della attuale Turchia) che ha rapito la bella moglie di un Greco importante. E qui parte la “spedizione punitiva” per distruggere Troia, distrutta la quale inizia l’Odissea di Odisseo (alias Ulisse) che ha perso la via di casa e ci impiega 10 anni per tornarvi, e poi c’è Virgilio con l’Eneide, la storia di Enea, un Troiano scampato all’eccidio della sua città , il quale arriva in Italia, ma queste sono altre storie. Orbene, sotto la simpatica, dotta e coinvolgente guida della Professoressa Maria Lia Guardini, nella Biblioteca di Trento, alternis lunèdis, cioè un lunedì ogni due settimane, si commentano i “libri” (capitoli) dell’Iliade. Io sono arrivato in tempo a commentare la seconda tornata, dal quinto all’ottavo compresi. Ritrascrivo qui di seguito il “compito a casa” che ho volontariamente fatto per iscritto (meritamndomi l’appellativo di “secchione”) per farmi perdonare che la volta precedente avevo portato la “giustificazione”. La traduzione su cui io mi sono misurato è di Vincenzo Monti.ÂPersonaggi “divini”: Zeus (Giove) il boss; Era (Giunone) sorella e seconda sposa – incestuosa – di Zeus;  Ares (Marte) il dio della guerra “dura”; Afrodite (Venere), la dea dell’amore; Atena (Minerva) dea delle arti femminili e anche un po’ della guerra, ma non troppo violenta; Febo (Apollo) dio delle belle arti, dei viandanti e dei marinai; Poseidon (Nettuno) dio del mare.
Libro V
Oggi come ieri: Silvester Stallone come Diomede
Ieri come l’altro ieri: Dante come OmeroÂ
Uomini contro uomini, popoli contro popoli, aiutati o combattuti dagli Dei. Come oggi: uomini, popoli, villaggi, etnie, stati, comunità religiose l’una contro l’altra armate, sostenute o combattute, di volta in volta, da grandi nazioni, da grandi eserciti, da grandi interessi ,a “grandi†uomini (grandi … si fa per dire).
Atena dice ad Ares: tu qui, per favore, non intervenire. Vorrà dire che poi ti ricambio il favore, alla prossima occasione. Tu Russia, non intervenire se io invado la Polonia, Poi ci metteremo d’accordo, non temere. Infatti, io invado la Polonia da ovest, tu da est … io ti lascio fare questo, tu quello, senza reagire. Niente di nuovo sotto il sole.
Ma veniamo a noi, ad Omero. Diomede, dallo scudo: versi (di Omero e del suo traduttore) che ricordano gli endecasillabi di Dante:
Lampi gli uscian dall’elmo e dallo scudo
d’inestinguibil fiamma, al tremolio
simigliante del vivo astro d’autunno
che, lavato nel mar, splende più bello.
Diomede, alias Silvester Stallone. Ferite, uccisioni, sangue a go-go … come nei migliori film cruenti dei giorni d’oggi. Cosa abbiamo inventato? Niente. Diomede, benché ferito, imperversa come un fiume in piena (e riecco che richiama Dante).
… Simil alla piena
di tumido torrente, che, cresciuto
dalle piogge di Zeus, ed improvviso
precipitando, i saldi ponti abbatte
debil freno alla fiere onde; e de’ verdi
campi i ripari rovesciando, ingoia
con fragor le speranze e le fatiche
de’ gagliardi coloni…
Ma Diomede, aveva fatto il controllo antidoping? Infatti …
Come lion che mentre il gregge assalta,
ferito dal pastor, ma non ucciso,
vè più s’infuria, superando tutte
resistenze, si slancia entro l’ovile;
derelitte, tremanti ed affollate
l’una addosso dell’altra si riversano
le pecorelle, ed ei vi salta in mezzo
con ingordo furor …
Pecorelle affollate? Ecco i versi di Dante (Purgatorio, III)
Come le pecorelle escon del chiuso
a una, a due, a tre, e l’altre stanno
timidette atterrando l’occhio e ‘l muso;
e ciò che fa la prima, e l’altre fanno,
addossandosi a lei, s’ella s’arresta,
semplici e quete, e lo ‘mperché non sanno …
Tema ricorrente: recuperare la preda (armi, cavalli); difendere il corpo del commilitone; distinguere ognuno in quanto “figlio diâ€, “padre diâ€, “marito diâ€.
Enea, figlio di Anchise e della dea Afrodite, scappa da Troia incendiata portando a spalla il padre, tenendo per mano il figlio Ascanio
E poi, quasi una sceneggiata: Enea dice a Pà ndaro, che già aveva ferito Diomede con una freccia: “Vai, uccidilo!â€. E Pà ndaro: “Ma non ho il cocchio! Li ho lasciati tutti a casa! E poi questo arco, lo ha solo ferito! Quantevveriddio, se torno vivo a casa giuro che lo brucio!†Qui mi viene in mente l’ammiraglio Andrea Doria, famoso per la cura che aveva delle sue costose galee, a punto da farle entrare in battaglia “con prudenzaâ€, che poi a ripararle, peggio a costruirne delle nuove, ci vogliono tante palanche … sapete, da buon genovese …
D’altra parte anche Enea: “Armiamoci e partite!†Ma alla fine, partono solo in due. Chi guida? Enea: fai tu. Pà ndaro: no guida tu, i cavalli conoscono la tua voce.
E poi i lunghi dialoghi fra gli avversari, prima di affrontarsi. Stridono con il fragore della battaglia. Come se i due contendenti si creassero uno spazio tutto loro, impermeabile alle altrui frecce e lance vaganti, della serie prima ci insultiamo e intimidiamo a vicenda e poi ci affrontiamo con le armi.
Pà ndaro viene ucciso. Enea scende dal carro per difenderne il corpo. Diomede gli fracassa un ginocchio con un macigno (prima sassata, vedremo poi la seconda, di Aiace contro Ettore e la terza di Ettore contro un autista avversario). Interviene Afrodite in aiuto, Diomede la insulta e la ferisce alla mano. Afrodite si ritira. Interviene il suo collega Febo, dio anche lui, che salva Enea. Intanto si è chiarita una cosa: si possono ferire anche gli Dei. Quelli di ieri e anche quelli di oggi, i superuomini, intendo.
Altra sceneggiata. Afrodite si fa prestare il cocchio dal collega  Ares per salire in Olimpo, praticamente gli chiede un passaggio sul suo aereo. Appena arrivata, corre in braccio alla mamma, guarda mamma mi sono fatta la bua …. è stata colpa di quel monello di Diomede …. non ci gioco più con lui. La mamma la consola: “Son brevi i giorni di chi combatte con gli Dei …†… e qui torniamo ai giorni nostri. Anche questi sono brevi, se combatti contro gli dei del nostro tempo … Chi sono? fate un po’ voi … Se contro di loro perdi, puoi essere perdonato, ma se vinci, sono cavoli tuoi …
Continua la sceneggiata: Era e Atena ridicolizzano Afrodite di fronte a Zeus: guarda, s’è punta la delicata mano, la piccina! Sulla terra, intanto, Diomede assale Enea quattro volte. Febo lo difende, Ed alla quarta Febo si incazza e …. effetti speciali … fa apparire un fantasma in tutto simile ad Enea che disorienta l’avversario. Ma non basta, lui, dio del giorno, se la piglia anche con il collega Ares, dio delle armi: dai, fa qualcosa, non vedi che quel Diomede qui (Febo aveva studiato alla Bocconi e un po’ di dialetto milanese gli era rimasto) ha ferito Afrodite e osa combattere anche me? Ah si? Ed allora io, Ares, sprono i Troiani. Mo’ so’ cavoli amari pe’ ‘sti Greci …. (Ares aveva studiato a Roma …)
I Troiani, infatti, ne avevano bisogno di sprone. Lo stesso Ettore viene rimproverato da un alleato, che gli dice: ma a insomma, armiamoci e partite? Io sono qui, combattendo, (era sardo) e tu cosa fai nelle retrovie? Pensi? Rifletti? Ajò, bello di mamma, datti una mossa … E con Ettore riparte il contrattacco troiano, molto gagliardo.
E ci risiamo con Dante, “Quante ‘l villan ch’al poggio si riposa†… Inferno XXVI:Â
Come allor che di Zefiro lo spiro / disperde per le sacre aere la pula, / mentre la bionda Cerere la scevra / del suo frutto gentil, che l buon villano / vien ventilando: lo leggier spulezzo / tutto imbianca la parte, ove del vento / lo spinge il soffiar …
Seguono scontri, ferite, duelli …. un macello … gli avversari si scontrano con la furia di leoni danteschi:
…Quai due leoni, / cui la madre sul monte entro i recessi / dell’alto speco educò, fan ruba e guasto / delle mandre, de’ greggi e delle stalle / finchè dal ferro de’ pastor raggiunti / caggion anch’essi ….
Al verso 800 circa, un grido: attenti, c’è Ares accanto ad Ettore!
Esito incerto. Sino a quando Era e Atena arrivano in aiuto dei Greci, su una “fuoriserieâ€: un cocchio con le ruote a raggi, fichissimo, prima, hanno chiesto al padrino (Zeus) il permesso di aiutare i Greci. E il Don ha detto sì, fate pure.
Al che le dee si confondono fra i combattenti, li rimproverano, spronano Diomede, assalgono il Dio Ares, ma non ci colgono. Diomede, invece, lo ferisce. Ares mugola di dolore e scappa in Olimpo. Si siede alla destra di dio padre Zeus e lo rimprovera per aver generato una figlia che lo ha ferito. Zeus dapprima si incazza, poi lo fa curare. Indi arrivano in Olimpo Era e Atena parcheggiano il cocchio con una rumorosa sgommata, con un agile salto escono dalla spyder (senza aprire gli sportelli, bensì scavalcandoli) e, felici per quanto hanno fatto, con l’aria furbetta di chi si guarda intorno senza darlo a vedere …
Certo che i menestrelli greci avevano una bella memoria, a ricordarsi tutti quei nomi … All’epoca tutto era tradizione orale, di cosa? Di un romanzo di fantascienza, per i non credenti? Di un vangelo d’allora, pieno di miracoli, per i credenti che costruivano templi a quegli stessi dei? Di un poema epico come quello dei Serbi, dopo la sconfitta subita dai Turchi il 28 giugno 1389 nella Piana Campo dei Merli, vicino a Pristina, per cui si sono inventate “dodici aquile e ogni aquila aveva dodici teste ed ogni testa aveva dodici becchi ed ogni artiglio dodici spade …†28 giugno, stesso giorno dell’attentato di Gavrilo Princip contro l’Arciduca Ferdinando …
Libro VI
Diomede e Glauco, Elena e Andromaca, ma soprattutto Ettore
Amicizia, ospitalità , famiglia, onore e disonore
Continua lo scontro articolato in singoli duelli, velocissimi, ma non tanto che il cronista non riesca descrivere le scene, le ferite e l’albero genealogico dei contendenti.
Un Troiano sconfitto propone a Diomede un ricco riscatto da parte del proprio padre, in cambio della vita. Diomede sta per accettare ma Agamennone lo rimprovera e uccide il prigioniero! A sangue freddo. Crudeltà di ieri, crudeltà di oggi. Anche Nestore ci mette un carico. “Non badiam che ad uccidere!â€
Per i Troiani, ci pensa l’indovino Eleno, ad incitarli. E incita soprattutto Ettore, la cui entrata in scena capovolge l’equilibrio dello scontro. Indi Ettore viene mandato in città presso la madre, per farle fare sacrifici alla dea.
Nel frattempo il troiano Glauco affronta Diomede, che gli dice: Chi sei, un Dio certamente visto che osi affrontare me che sono imbattibile in battaglia! Glauco risponde: non conta il mio nome, gli uomini sono come le foglie. in autunno muoiono, in primavera rinascono. Ciò che conta è il ceppo, l’albero, la stirpe (“Come le foglie†v. in nota). Comunque gli dice chi sia. Lunghissimo racconto (mentre intorno a loro si scannano?). Diomede scopre che Glauco era stato suo amico-ospite per via di una lunga storia. Evitiamo di incontrarci, di batterci, anzi, scambiamoci le armi in segna di amicizia (tanto quelle di Diomede erano di bronzo e quelle di Glauco d’oro. Ah, timeo Danaos et dona ferentes! Temo i Greci anche quando mi portano doni!). Comunque, l’intero passo è un inno all’ospitalità .
Come le foglie è una poesia del poeta greco Mimnermo, che si ispira ad Omero e si sofferma sull’antitesi tra la giovinezza e la vecchiaia espressa attraverso l’immagine delle foglie che, appena nate, si stendono ai raggi del sole, ignare dell’autunno venturo. Il tema è trattato anche da Virgilio nel VI libro dell’Eneide (Qui,sparsa sulle rive, si precipitava tutta la turba, madri e uomini e corpi privati della vita di magnanimi eroi, fanciulli e nubili fanciulle e giovani posti sui roghi sotto gli occhi dei genitori: come numerose nelle selve cadono le foglie staccandosi al primo freddo dell’autunno; da Dante nella Divina Commedia “come d’autunno si levano le foglie | l’una appresso de l’altra, fin che ‘l ramo / vede a la terra …; da Giuseppe Ungaretti nella poesia “Soldati†(“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglieâ€).
Nel frattempo Ettore incontra la madre e quindi si reca da Paride, ch trova intento a lucidare le armi e a sistemarle sugli scaffali dell’armeria, in bella vista, sotto lo sguardo di Elena. Ettore gli fa un mazzo così … vieni a combattere, fellone! Ma si, me lo stava a dì anche Elena … ed Elena … che sfiga ad avere un marito così poco valoroso. chissà cosa diranno di noi i posteri!
Ettore va a salutare la moglie Andromaca. Non la trova in casa. E’ andata verso le mura. Ettore corre a la incontra con il figlioletto in braccio. Ettore sorride, la moglie piange, il bimbo si spaventa alla vista delle armi e si rintana nell’amoroso seno della mamma. Andromaca piange perché ha un marito troppo valoroso (al contrario di Elena). Ettore conosce il suo destino ma non cede al suo dovere. Paride fellone. Achille orgogliosissimo semidio, un po’ come i figli di Agnelli, Turchetti Provera, Berlusconi … un semidio, insomma, eroe secondo il metro di allora. Ettore eroe secondo la valutazione di oggi.
Ettore si avvia verso la battaglia. Incontra Paride che finalmente si è deciso a dare un mano ai combattenti, tutto acchittato:Â
Come destriero, che di largo cibo / ne’ presepi pasciuto, ed a lavarsi / del fiume avvezzo alla bell’onda, alfine, / rotti i legami, per l’aperto corre, / stampando con sonante unga il terreno: / scherzan sul dosso i crini, alta s’estolle / la superba cervice, ed esultando / di sua bellezza, ai noti paschi ei vola, / ove amor d’erbe e di puledre il tira / …
Il libro VI  è “Il libro di Ettore, dell’ospitalità , della famiglia, dell’onoreâ€
Libro VII
Ettore si batte con Aiace Telamonio
Si capisce sempre di più che Omero parteggia per Ettore
Lealtà anche fra nemici, pietas per i defunti
Passato il momento “familiareâ€, Ettore ritorna ad essere “solo eroeâ€. Eroe umano che propone che, comunque, la salma del vinto sia resa ai suoi per essere onorata. Lui, eore sì, ma di fronte ad un gigante …
Riprende lo scontro fra coppie di duellanti. I Greci sembrano avere la peggio. Ecco quindi che “si cambia il regolamento in corso di garaâ€: gli Dei ispirano alle due parti di accettare la proposta troiana di misurarsi in un singolo duello, un “singolar certameâ€. Ettore gioisce. I greci sono incerti, nessuno se la sente, nessuno si fa avanti, in questa prima fase. Sino a quando, vista la figuraccia che si potrebbe fare da parte greca, si offre Menelao. Agamennone lo frena, non conviene che tu ti esponga … lo stesso Agamennone, quello che nel canto precedente aveva ucciso a sangue freddo un prigioniero che gli stava offrendo un riscatto. Ucciso a sangue freddo. Tocca quindi a Nestore di fare un cazziatone ai Greci. Ecco che allora si offrono in nove. Troppa grazia S. Antonio! Tocca tirare a sorte, e vince Aiace Telamonio (o Talamonio? Veniva dal promontorio di Talamone?), lo “smisurato Aiace†che si avanza “qual incede il gran dio Aresâ€- Lo stesso Ettore si intimorisce un po’ ma non arretra. Dopo la consueta breve schermaglia verbale, iniziano i colpi, vibrati con furore
“come per fame / fieri leon, o per vigor tremendi / arruffati cinghiali, alla montagnaâ€.
Forza degli endecasillabi! Ettore è ferito al collo e ad un ginocchio (seconda sassata, questa volta di Aiace), ma Febo interviene (il deus ex machina delle tragedie greche: quando lo sceneggiatore non sa più come cavarsela. In un film di oggi lo sfortunato eroe che sta fallendo viene fatto vincere alla lotteria) e lo rialza. Incredibilmente, da ambo le parti giunge l’invito a sospendere il duello, poiché sta sopraggiungendo la notte. Aiace dice ok, purchè sia lui a proporlo. Ettore propone. E’ fatta. Ettore, un Eroe signore, propone ad Aiace: combattevamo da nemici, lasciamoci da amici. Ti regalo la mia spada. Ed io la mia cintura. Anche questa volta come prima, quando i Greci avevano dato armi di bronzo contro armi in oro … timeo danaos et dona ferentes … temo i Greci anche quando mi portano regali … ah questi Greci, furbi mercanti!
Nestore propone che si fortifichi il campo greco.
Antenore, che si restituisca Elena (la sposa a suo tempo rapita da paride, fratello di Ettore).
Paride si oppone.
Priamo che si mandi Ideo a proporre la pace.
Diomede ed Agamennone rifiutano ma concedono tregua per recuperare ed onorare i caduti.
Come poi avviene. Tutti i caduti su due roghi.
Si costruisce fossato e muraglia attorno alle navi (qui la tempistica non quadra. Tutto in una sera? Durante il banchetto?). Linea Maginot o muraglia cinese, comunque ammirata dagli dei che però, dopo che saranno ripartite le navi (e qui sottendono che siano i Greci a vincere) si impegnano a distruggerla.
Tutti a banchettare. ma poi, la mattina dopo, come faranno a combattere, con quel cerchio alla testa dovuto al bisolfito messo nel vino?
Libro VIII – Olimpo: scontro in CDA, Consiglio di Amministrazione
Vince il Presidente Amministratore Delegato Zeus
I Troiani vincono una battaglia. ma la guerra ….?
CDA in Olimpo SpA. Zeus si impone: nessuno scenda… nessun scenda … giù, in fabbrica ad aiutare i contendenti. I troiani stanno vincendo e Zeus è d’accordo, perché vuole punire e stimolare Achille. I troiani sono in fuga, ma Omero vuole “salvare†la figura dei suoi eroi. Ora tocca a Diomede di essere salvato. Infatti è l’unico che si ferma a difendere il vecchio Nestore. Ulisse, rimproverato, se ne infischia e scappa verso le navi.
Zeus: va bene così. Nessun scenda … nessun scenda … tu pure o principessa … Atena replica. OK, non diamo loro un aiuto fisico, ma almeno una consulenza …. Niente da fare. Zeus si side in trono per osservare il macello dei Greci, nel frattempo Diomede, nel tentativo di uccidere Ettore, gli uccide l’autista. Zeus interviene con un fulmine. Nestore, che era autista part time di Diomede, fa un testa coda e, girato il cocchio, scappa (“Zeus è contro di noi!).Ettore qui incappa in una caduta di stile: infatti insulta e dileggia i fuggitivi.
Al che Era non ne può più. Cerca aiuto in Poseidon, cerca di formare una cordata contro il Presidente, ma Poseidon dice, chi sono io per osare tanto? Nettuno! (Voleva dire “nessuno†ma era raffreddato)!
I Troiani sono quasi giunti ad incendiare le navi. Agamennone invoca Zeus. Zeus fa intervenire l’aviazione: un’aquila che lascia cadere un cerbiatto ancora vivo presso l’ara sacrificale. I Greci si riprendono un poco. Aiace invita un arciere ad uccidere Ettore, ma questi gli uccide l’autista (e due!). Ettore si arrabbia e lo uccide con una sassata, la terza, arma poco nobile, ma tant’è….
L’arciere muore, ma a sua consolazione reclina il capo con una bella similitudine
come carco talor del proprio frutto
e di troppa rugiada a primavera
il papaver nell’orto il capo abbassa ..
Ettore imperversa …
qual fiero alano che,ne’ presti piedi
confidando, un cinghial da tergo assalta,
od un lione, e al suo voltarsi, attento
or le cluni gli addenta, ora la coscia …
I Troiani spingono i Greci dentro al loro campo.
Era corre da Atena. Andiamo da Zeus a protestare. Si arma e va. Zeus le vede arrivare e le fa respingere dalla sua segretaria. Alla successiva riunione del CDA le due dee sono taciturne e arrabbiate. Zeus: se non vi foste fermate vi avrei incenerito cavalli e cocchio! OK, boss, ma non può andare avanti così. i Greci, poverini … Zeus: lasciate che Ettore faccia spazientire Achille, poi ne vedremo delle belle. Silenzio.
In grembo ormai frattanto
la splendida cadea lampa del sole
… e …Â “il sole ridea calando dietro il Resegone” (chi lo ha scritto?) ” EÂ … Â “I poeti si parlano” …. chi lo ha detto?
Giù dabbasso Ettore dice: che c … questi Greci .. se non fosse giunta la notte avremmo bruciato le navi. Accendete tanti fuochi, che non sin illudano di salpare e scappare. E poi tutti a cena. Offro io. Mangiamo e beviamo. I feriti a casa a curarsi. Domattina per prima cosa ucciderò Diomede.
Alè… si mangia e si beve .. come al solito, tutti i salmi finiscono in gloria.
Ed ecco i fuochi accesi dai guerrieri troiani:
Siccome quando in ciel tersa è la luna,
e tremole e vezzose a lei d’intorno
sfavillano le stelle, allor che l’aria
è senza vento, ed allo sguardo tutte
si scuprono le torri e le foreste
e le cime de’ monti: immenso e puro
l’etra si spande, gli astri tutto il volto
rivelano ridenti, e in cor ne gode
l’attonito pastor …






























