AHI GENOVESI …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Febbraio, 2019 @ 6:39 am
Detto
altrimenti; un po’ di autoironia (post 3526)
Ebbene sì, lo confesso, sono nato a Genova (di me la stampa locale, qui a Trento, scrive: “ … nato a Genova ma residente in Trentino da trentatrè anni..”. Praticamente non di pura razza locale “ma” bene inserito, accettabile: ah … ah …!). Da ragazzo la mia famiglia decise di andare in vacanza in Val di Non, i cui abitanti sono noti per la loro tirchieria. “”Stai attento, mi disse un amico, i Nonesi sono tirchi!”. Al ritorno dalle ferie incontrai quell’amico: “A me sono sembrati normali” gli dissi. Con noi Genovesi se la prese anche Dante: “Ahi genovesi, uomini diversi /d’ogne costume pien e di magagna /perché non siete voi del mondo spersi?” Un po’ fortina se vogliamo, ma si sa i Toscani sono “maledetti toscani” come bene li definì quel tale Curzio Malaparte.
Su di noi, anzi, sui tirchi in genere, ne girano molte che poi si adattano indifferentemente a noi, agli ebrei, agli scozzesi e ai Nonesi. Una cara amica mi ha appena mandato una sfilza di barzellettine su Genovesi, un po’ preoccupata che io avessi ad offendermi. Quando mai, Gigliola, ci mancherebbe altro! Eccone alcune:
Giuanim, sai che è morto sciu Parodi? Ah si? Avrà avuto la sua convenienza
Burlano a Parodi: Ciao, vieni che paghi il caffè. Parodi: E chi sono io, la Banca d’Italia?
In pasticceria: “Quanto mi prende per quella scatola di cioccolatini?” “10 euro, ma se ne prende due facciamo 15”. “Bene, prendo l’altra”
Baciccia Burlando è sul letto di morte, in casa. Con un filo di voce chiama i suoi cari: “Luigina …” “Son qui nonno, son qui”. “Pinuccio …” Son qui papà, son qui”. “Marta …” “Son qui marito mio, son qui …” Ed allora Baciccia: “Ma belin, allora in negozio non c’è romasto nessuno?!”
Quattro amici per la pelle: un Genovese, un Ebreo, uno Scozzese e un Noneso: “Quando morirà uno di noi, gli altri dovranno mettere nella fosse la cosa più cara che hanno, insegno di eterno affetto”. Muore lo Ccozzese. L’Ebreo mette 500 euro nella tomba. Idem il Noneso. Il Genovese mette un suo assegno da 1500 euro e ritira il resto di 1000, in contanti.

Potrei continuare una cifra, ma la chiudo qui, Mi consolo che essendo io Genovese sono ovviamente anche Ligure e i Ligures sono stati i primi abitanti dominatori a Riva del Garda: andate a leggere la lapide commemorativa appesa fuori della porta del Municipio, se non ci credete! Ed io, per far fede a questa loro Memoria, quando sono a Riva, prima di andare a veleggiare con il mio Fun, la mattina presto, in tutto segreto, verso un pacco di sale nel lago: hai visto mai che alla lunga …

Per onestà e completezza storica devo dire che noi Genovesi a Riva le abbiamo prese dai Veneziani, quando nel 1439 noi s’era alleati con i Milanesi e si occupava Riva e i Veneziani, accorsi per liberarsi la strada verso la loro alleata Brescia assediata dai Milanesi, scese (scendere, ora anche transitivo!) le galee (“Galeas per montes conducendo”) dal Passo S. Giovanni, persero la prima battaglia navale ma vinsero la seconda e costruirono il torrione a guardia del porto di Riva, torrione che poi fu semidistrutto da quel genio del generale francese Vendomme. Noi però ci siamo rifatti alla battaglia dell’isola di Curzola, ma questa è un’altra storia.
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NON SAPEVO COME INTITOLARE QUESTO POST …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Febbraio, 2019 @ 7:32 am
Detto altrimenti: … e invece poi mi è venuta un’idea: lo chiamerò EVVABBE’! ……. (post 3415)

Buongiorno amiche lettrici ed amici lettori. Sono agli arresti domiciliari da una settimana per via di una fastidiosa influenza e dire che sono vaccinato, ma questo non diciamolo a quei tali che poi …“avete visto? Che vi dicevamo?” Da V.I.P. qual sono (Vecchietto In Pensione, altri dicono In Paganella ebbene sì, mi manca un po’ la Paganella, chevvidevodire?) mi consolo con i miei libri, qualche sinfonia estratta dai tanti dischi di classica e scrivo i miei post. Ah, naturalmente leggo i giornali e guardo i TG. E qui sto male. Sto male perché vedo improvvisazione, incoscienza, ignoranza, presunzione, superficialità, arroganza, retorica, populismo, populismo qualitativo (v. post precedenti), irresponsabilità. Forse anche un po’ di malafede. O forse tanta. Evvabbè.
I veri problemi del Paese non sono gli immigrati eppure non si parla d’altro. Evvabbè.
100.000 giovani italiani DOC di pura razza bianca locale espatriano e noi non riusciamo a trattenerli. Evvabbè.
L’istat segnala: diminuiscono gli italiani residenti in Italia (90.000 neonati in meno sull’anno precedente); aumentano gli stranieri che rappresentano l’8,7% della popolazione: 55 milioni di Italiani e oltre 5 milioni di stranieri. E noi respingiamo gli immigrati. Evvabbè.

TAV: la si descrive come la tratta Torino-Lione mentre è Lisbona-Kiev. Evvabbè.
La scuola, studiare? A che serve? Vedi bene che anche se non hai studiato puoi anche arrivare a fare il Vicepremier.
Nonostante quanto dopra, volete studiare? Ebbene, che la scuola vi dia la “capacità” di lavorare nei mestieri che esistono oggi. Per la “conoscenza”, quella che vi darebbe la possibilità di imparare a lavorare nei mestieri che nasceranno nei prossimi dvenni, si vedrà, si vedrà … Evvabbè.
Si risparmia qualche centinaio di milioni l’anno riducendo il numero dei parlamentari, ma non si cura la loro qualità e la loro libertà di pensiero. Evvabbè.
Hanno ridotto il numero dei parlamentari e hanno ridotto i parlamentari (a soldatini ubbidienti, con il vincolo di mandato).
La “democrazia diretta” trasforma la democrazia in oligarchia. Evvabbè.
Piensa mal y acertaràs, pensa male e indovinerai
Le incertezze del governo fanno aumentare lo spread e diminuire il PIL: al costo di miliardi e miliardi. Evvabbè .

Lo spread cresce, il PIL diminuisce e il Premier dice che sarà un anno bellissimo. Evvabbè.
Spendiamo 75 milioni di euro: al giorno, per le spese militari; all’anno, per la difesa idrogeologica. Evvabbè.
Presto arriveranno nuove tasse (IVA al …) e una patrimoniale. Evvabbè.
Piensa mal y acertaràs, pensa male e indovinerai
Già adesso le nuove leggi emanate sono “fatte” tutte dall’esecutivo, non tengono conto del sistema delle leggi esistenti, degli impegni internazionali, dei principi della Costituzione (si veda: taglio lineare dei parlamentari in Trentino Sud Tirolo). Evvabbè.
Mancano investimenti pubblici e privati. Evvabbè.
Il Presidente del Consiglio confessa che non riesce a tenere a freno i suoi due vice. Evvabbè.
I due vice sono l’uno contro l’altro armati. Evvabbè.
Uno (io tiro dritto) vorrà più soldi al Nord per le nuove autonomia locali, l’altro (chissenefrega dell’UE) vorrà più soldi al sud. Evvabbè.
Cadrà il governo? Ma no che non cade! Disaccordo su alcuni temi? Si trova subito l’accordo su un nuovo nemico: le banche. Evvabbè.
Io tiro dritto, me ne frego, molti nemici molto onore. Chi l’aveva già detto? Evvabbè.
Manca l’alternativa corposa di centrosinistra o di centro. Senza un’alternativa possibile non vi è vera democrazia. Evvabbè.
E’ bene che governi chi ha vinto le elezioni, ma se uno ha “troppo vinto” o “vinto troppo” manca il ruolo e il controllo di un’opposizione costruttiva. Evvabbè
Se ci saranno elezioni, voterò per il partito/coalizione che avrà la maggiore probabilità di arrivare secondo: troppo potere al primo guasta. Senza evvabbè.
In ambito internazionale il governo è un conservatore di sinistra: non condivide alcune delle sue stesse idee (questa è di Woody Allen). Evvabbè.
Un vicepremier in cravatta, sorride sempre (ma cosa avrà mai da sorridere?). Sorrisetto impossibile per un diaolgo vero, una machera. Evvabbè.
L’altro, a muso duro, sta facendo collezione di giubbotti e divise. Grinta impossibile per un dialogo vero, una maschera. Evvabbè.
Il premier ha iniziato anche lui con un giubbetto e berrettino, in elicottero. Evvabbè.
Non bastava la perfida Albione, ora abbiamo la perfida Gallia. Evvabbè.
I tre amici ci stanno impoverendo e isolando in Europa e nel mondo. Evvabbè

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DEMOCRAZIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Febbraio, 2019 @ 9:36 amDetto altrimenti: da maneggiare con cura …. (post 3514)
Libro, in latino liber che significa anche “libero”: chi non legge ha vissuto una vita sola. Chi legge, ne vive molte, tutte da uomo libero. Dice …”Ma io non ho tempo … non ho la cultura sufficiente … cosa vuoi mai che serva leggere …” Dico: “Eh no, ragazzo, se vuoi farti del male da solo continua pure su questa strada anche se io mi permetto di insistere che tu ne esca: guarda, facciamo così: inizia con il leggere il libro di Umberto Eco che citerò fra poco, sono 50 paginette, farai prestisssimo e se non ti è chiaro qualche passaggio, mi telefoni al 335 5487516 che ne discutiamo insieme. Dai … ci conto!”

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.Le parole sono pietre, scriveva Don Lorenzo Milani: pietre che possono aiutare a costruire qualcosa o essere lanciate per ferire e uccidere. Hai di fronte una persona con in mano la parola “democrazia” e non sai come deciderà di usarla. Infatti nei secoli la parola “democrazia” ha assunto in successione significati diversi:
- potere SUL popolo: il democrator era il dittatore;
- strapotere del popolo, usata in senso dispregiativo da parte delle classi nobili escluse dal governo;
- potere DEL popolo.
Sul democrator esiste una lirica che mi piace molto della quale riporto il ritornello
Who opened the door for the democrator?
And how come he let in the market-conquistadors?
Why is he acting as if he has something to hide?
The privilege of the stupid is to be taken for a ride.
Chi ha aperto la porta al democrator? / E come mai egli si è collocato nel gruppo dei conquistadores? / Perché si sta comportando come se avesse qualcosa da nascondere? / Il privilegio dello stupido è quello di essere preso in giro.

1 – A scuola ci hanno imparato (pare che ora si possa dire così, ah! Ah!) la democrazia ateniese. Bella roba! Con quella parola si etichettava un principato (di Pericle) imperialistico e coloniale. Al riguardo si leggano i dialoghi fra gli Ateniesi e i Melii, che si possono sintetizzare così: ”Siete liberi di scegliere: vi alleate con noi, ci pagate ogni anno un tributo in denaro, guerrieri e belle fanciulle; oppure sbarchiamo e vi rendiamo schiavi”. Altra lettura consigliata: il breve libretto dell’ Anonimo Ateniese il quale, da esule, si permise (in quanto esule, appunto, altrimenti …) di criticare la democrazia di Atene e di spiegare come mai, nonostante tutti i suoi difetti, essa potesse durare tanto a lungo.
2 .Lo strapotere del popolo? Dopo ogni rivoluzione ditemi voi quale rivoluzione abbia poi portato una democrazia vera.

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3 .Infine, potere del popolo. Ecco, noi qui in Italia eravamo arrivati a questo stadio. C’eravamo arrivati dopo un tristissimo ventennio di dittatura, di leggi raziali, di guerre inutili e per di più perse, di stragi fatte e subite. C’eravamo arrivati grazie alla Resistenza e ai nostri Padri Costituenti, redattori della Costituzione più bella del mondo. Un notevole contributo poi fu quello di persone come Altiero Spinelli, fondatore del Movimento Federalista Europeo; quello dei Trattati di Roma del 1957, quello dell’UE che ha comunque garantito 70 anni di pace fra paesi che in soli trent’anni erano stati capaci di farci entrare ben due guerre mondiali.
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Perché dico che “eravamo arrivati”? Perché oggi temo che ne stiamo uscendo, per regredire al secondo stadio, ovvero allo strapotere del popolo, o meglio, allo strapotere del popolo delle reti o meglio ancora, allo strapotere dei gestori di quelle reti: i nuovi oligarchi (al riguardo si legga “La maschera democratica dell’oligarchia di Canfora Zagrebelsky, Ed. Laterza, €9,50).
Quando sento dire che “Il Parlamento non è più rappresentativo della volontà popolare” mi rileggo un piccolo libro di 50 paginette, scritto 20 anni fa da Umberto Eco, libretto che risulta il più venduto in assoluto di tutte le sue produzioni, anche più del Nome della Rosa. Il titolo è “Il fascismo eterno” (Ed. La nave di Teseo, €5,00). L’Autore ci mette in guardia contro un ritorno della non-democrazia sotto spoglie apparentemente innocenti (e ne illustra diverse tipologie). Una in particolare mi ha colpito, la nascita dell’antidemocratico “populismo qualitativo”. Cito:

“Il fascismo eterno si basa sul populismo qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per il fascismo eterno gli individui in quanto individui non hanno diritto, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime una “volontà comune” (quante volte abbiamo di recente sentito la frase: lo vogliono 60 milioni di Italiani” n.d.r.). Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega (“Il Parlamento non serve più!” N.d.r.), i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello Stadio di Norimberga. Nel nostro futuro (queste parole sono state scritte 20 anni fa, n.d.r.) si profila un populismo qualitativo TV o Internet in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come “la voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo, il fascismo eterno deve opporsi ai “putridi governi parlamentari”. Una delle prime frasi pronunciate da Mussolini nel parlamento italiano fu: “Avrei potuto trasformare quest’aula sorda e grigia in un bivacco per i miei manipoli” …… Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del Parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo”, possiamo sentire l’odore del fascismo eterno”.
Capirete come e perché io sia allarmato dalle manovre in corso per la revisione della Costituzione in danno della libertà di pensiero dei parlamentari (introduzione del vincolo di mandato) e del ruolo stesso del Parlamento per mezzo del piede di porco “democrazia diretta”. Dice: “Ma no, ti offriamo uno strumento di più …” Al che rispondo in spagnolo (“piensa mal y acertaràs”), in latino (“Timeo Danaos et dona ferentes”) e in italiano: a pensar male si fa peccato ma si indovina.
Aspetto vostre e-mail di commento all’indirizzo riccardo.lucatti@hotmail.it – Le pubblicherò io come vostri commenti al post.
Alla prossima!
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ACCADEMIA DELLE MUSE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2019 @ 5:46 pm(se non ci conoscete, leggeteci nel blog …)
Detto altrimenti: un post “in contumacia”, in assenza dell’imputato (post 3512)

L’imputato sono io che mi sono ammalato proprio in occasione della seratona accademica di ieri. E pensare che nel secondo tempo della serata noi dell’ Allegra Compagnia dei Guitti avremmo dovuto rappresentare – in costumi d’epoca – una commedia del ‘700 secondo un testo sintetizzato da Maria Teresa! E come ci eravamo preparati! Prove e prove a casa nostra, una prova costumi ed una prova generale da Cristina. Comunque ieri sera non mancavo solo io tra gli interpreti, ma anche la mia “amata”, ossia un affascinante Giovanni Soncini in voluttuosi abiti femminili, perché abbiamo controriformato la commedia dell’epoca e i ruoli femminili sono interpretati da maschi. Uno spasso, ma ora i maligni vanno dicendo che Giovanni ed io siamo malati entrambi a causa dei baci troppo ravvicinati che – nonostante la sua barba ispida – ci saremmo scambiati durante le prove: le malelingue! Infine, per lo stesso motivo, mancava anche un nobiluomo, solo che quello (purtroppo!) io non me lo ero proprio baciato e dico purtroppo perché quel ruolo è ricoperto dalla bella Mirna!
Ragionpercui, all’allarme lanciato ieri pomeriggio “Riccardo ha 39 di febbre!” si è messo in moto il piano “B”: Alfonso si è offerto seduta stante di recitare uno spassoso monologo di Anton Cechov sui danni del fumo e la serata è stata salvata. E la commedia è spostata a marzo, l’intervento di Giovanni sulla prospettiva nella pittura da marzo a maggio e la mia conferenza di maggio “Viaggio in Lucania” all’anno prossimo. Ma veniamo alla serata di ieri.

Nella prima parte il giovane cantautore trentino Giovanni Dallapè ha eseguito alcuni suoi brani, accompagnato dalla chitarra del simpatico Pierluigi Colangelo il quale è intervenuto alcune volte raccontando fra l’altro come i due si siano conosciuti proprio alla Scuola di Mogol.
Giovanni, già allievo musicale di Cristina, laureato in Scienze dell’Educazione, ha frequentato il CET-Centro Europeo di Toscolano la cosiddetta “Scuola di Mogol” ossia il Centro di Eccellenza Universitario della Musica Popolare, nella verde Umbria. Le sue canzoni hanno un comune denominatore nel ritmo gradevolmente cadenzato, sottolineato dall’accompagnamento della chitarra. I testi sono in gran parte legati al pensiero personale dell’Autore e sono stati presentati in ordine cronologico di composizione e accompagnati da aneddoti e curiosità. Ne è risultata quasi una sua biografia e del resto il titolo del CD che ha pubblicato “Un punto di vista” allude proprio a qualcosa di personale. Giovanni è stato molto gradevole, sorridente ed affabile nel porgere a tutti i presenti la sua opera.

Intermezzo eno-gastro-(astro)nomico – Angolo tecnico delle anteprime, già recepite nel post “Prossimi eventi”.

Seconda parte della serata: il monologo di Alfonso “I danni del tabacco” di Anton Cechov. In realtà quello scritto da Cechov è un duetto fra un oratore indotto dalla propria moglie a tenere una conferenza sui danni del fumo di tabacco e la moglie stessa, che lo incita, lo corregge, lo interrompe, lo strattona, lo frena al punto tale che il conferenziere, invece di trattare l’argomento impostogli dalla moglie autoritaria e nevrotica, parla dei propri guai, dei trentatré anni di vita matrimoniale succube di una donna che lo tiene al guinzaglio come un cane e come uomo tuttofare nella scuola di musica da lei gestita. Passano i minuti, ma i danni del tabacco non vengono a galla: solo la desolazione interiore del conferenziere e il suo desiderio di fuggire lontano, di scordare tutti gli anni di vita matrimoniale e trovarsi solo di notte alla luce di una luna amica. Ma la voce stridula della consorte lo riporta alla realtà e quindi giunge frettolosamente alla conclusione della sua conferenza sui danni del tabacco. E per ribadire tali danni, il povero uomo si accende una sigaretta. Ottima la recita del Duo Masi: di Alfonso conoscevamo già l’arte e le capacità, arricchite in questa occasione da una gustosissima mimica facciale, e la moglie Augusta è stata una vera rivelazione: ha interpretato benissimo la parte di una donna severa, rigida, arcigna addirittura despota nei confronti del marito. Anche di questo ci siamo complimentati con Alfonso che fuori onda, ai nostri microfoni, ha dichiarato: “Sì, l’ho preparata io. Le ho semplicemente detto di trattarmi un poco meglio di come mi tratta usualmente!”

Risate e applausi da standing ovation l’hanno detta lunga sul loro divertimento: scrivo loro e non nostro perché io ero a casa a curarmi l’influenza! Acc ….
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DI TONINELLI SI MUORE ( e anche di Di Maio)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2019 @ 12:45 pm(I commenti sono in calce al testo, in colore rosso)
Detto altrimenti: ma si può? (post 3512)
- Tunnel del Brennero: “Ci passano già felicemente migliaia di utenti …”.
- TAV: “Ma chi se ne frega di andare a Lione?!”
- Autostrada del Brennero: “Una mangiatoia”.
Al che mi consenta una replica, signor ministro, anzi tre:
Il tunnel di base del Brennero non è ancora terminato, inaugurato, operante. Ma vabbè … mica un ministro può sapere tutto, mica può!

La valutazione del TAV va fatta in quanto tassello di una linea europea di alcune migliaia di km: e quindi il TAV è da farsi anche se il calcolo costi benefici della singola tratta fosse negativo. E poi, quel “Chi e ne frega di andare a Lione!” Dai signor ministro … che figura da peraccottari mangiaspaghetti ci fa fare lei con i cugini d’oltralpe! Misuriamo le parole, almeno quello! Ma poi, costi-benefici? Ma quanti costi e quali benefici? Al quanti costi si può dare risposta. Ma al quali benefici no. Infatti, come si farebbe a dire che un grande Ente Fiera andrebbe chiuso perché non tutte le sue manifestazioni hanno un bilancio in attivo, quando tutte portano un enorme vantaggio economico all’indotto cittadino?

E qui è intervenuto il suo correligionario Luigi Di Maio: “Con 20 miliardi possiamo costruire 2500 scuole antisismiche etc….” . Ecco, Luigi (mi consenta signor ministro vice premier, ma sa, mentre lei faceva il suo giovanile percorso di vita e di lavoro, io studiavo, mi laureavo, facevo il Sottotenente nella brigata Alpina Tridentina, mi sposavo, avevo due figli, lavoravo come manager capo azienda per 35 anni), ecco, dicevo, lei parla di priorità. Ma non era lei con i suoi a gridare ai quattro venti che “Quelli che hanno ordinato i cacciabombardieri F35 bisogna prenderli a calci in culo”? E che ora invece no!? E che “Noi le autorizzazioni a procedere le daremo sempre” anzi no!? Allora se si tratta di rimettere in ordine le priorità, esaminiamole un po’ tutte queste spese “bloccate”, a cominciare dallo sblocco di quelle per F35 che ci costano due occhi della testa, uno per l’acquisto ed uno per la manutenzione! Sa quanto potremmo investire su un altro tipo di difesa, quella idrogeologica della nostra Italia? Ed oggi invece per le spese militari si spendono circa 70 milioni di euro al giorno e la stessa cifra, ma all’anno, per la difesa idrogeologica!

A22, la mangiatoia. Che il Bambinello avesse scelto l’A22 per nascervi proprio non mi risulta. Anche qui, frasi ad effetto, parole alla pancia, retorica populista o populismo retorico: faccia lei, signor ministro, che se io nella mia vita di capo azienda (piccola e grande, pubblica, privata e mista, italiana ed estera, operativa e finanziaria, industriale e di servizi, singola e holding) mi fossi comportato come lei, i “calci nel culo” auspicati da Luigi per chi ha acquistato gli F35 li avrei presi io e sonori: si sarebbero chiamati licenziamento in tronco + azione di responsabilità nei miei confronti. Sa, signor ministro, volesse il cielo che tutto il nostro Paese fosse governato come noi qui in Trentino Sud Tirolo governiamo quelle che lei chiama mangiatoie! Anche a questo riguardo è una questione di priorità: non le pare che PRIMA di cercare di livellare al basso le amministrazioni locali, sarebbe più urgente cercare di livellarle verso l’alto?
Fine (per oggi) ma certe sue uscite sono un po’ come nar col cul ne le pedae (andare a mettere il culo nelle pedate) cioè sono un po’ come andarsele a cercare. Solo che se le pedate figurative riguardano il suo fondo schiena (e fino a qui …), quelle derivanti al Paese dai danni di simili comportamenti riguardano il fondoschiena di tutti noi poveri amministrati.
Niente di personale, e … senza rancore (anche da parte stra, ci conto!)
COMMENTO DI GIOVANNI S.: Circa le battute sulla Torino Lione, che –
per consentire una visione corretta dell’intera tratta sarebbe assai più corretto chiamare ferrovia Lisbona-Kiev – osservo che la tratta sulla quale si continua a fissare ossessivamente l’attenzione degli sprovveduti è solo un piccolissima parte. A parte poi che Lione è una magnifica città, pensate cosa sarebbe accaduto quando si decise di costruire l’Autostrada del Sole se un Toninelli qualunque dell’epoca avesse detto “Chi se ne frega di andare da Fiorenzuola a Fidenza” e fosse diventato ministro? Per nostra fortuna erano altri tempi! Fai bene a smorzare i toni, ma io un po’ di astio per questi ministri improvvisati e sprovveduti comincio a nutrirlo.
RISPONDO A GIOVANNI S.: i tanti interventi “minori” che si potrebbero realizzare con i 20 miliardi che si dice sarebbero risparmati dalla interruzione del cantiere TAV, interventi pur necessari, avrebbero comunque una maggiore forza attrattiva di voti locali. Mi pare che questo governo sia in una continua doppia campagna elettorale: una per le europee ed una interna alle due forze di maggioranza governativa. Sono un malpensante? Può essere ma un’amica spagnola mi ha recentemente fatto una raccomandazione: “Piensa mal y acertaràs!”.

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COMMENTA FABIO P.: Bravo Riccardo, andrebbero invertiti i budget. Più che mai oggi con la Natura che non perdona. Più Canadair e meno F35. Più forze armate europee e meno sovranità statuali. Più Europa e meno nazionalismi.
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PICCOLA FARMACIA LETTERARIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Febbraio, 2019 @ 7:02 pm
Detto
altrimenti: “curarsi” con i libri (post 3511)
Trento, Trentino: finalmente è arrivata la neve, quella vera ed io … io mi son preso una bella influenza ragion per cui sono agli arresti domiciliari fra i miei libri, i miei post e qualche zapping TV. Acc …

Ed è proprio lo zapping che mi ha fatto conoscere un’iniziativa molto particolare e apprezzabile: Elena Molini (Firenze) ha aperto la “Piccola Farmacia Letteraria” (Via Rigoli, 7 r, quartiere Gavinana, FI), nella quale ogni libro in vendita ha il suo “bugiardino”: siete depressi? Nessun problema ecco il libro per voi! Siete in vena di ridere, volete distrarvi? Ecco un altro libro, e così via. Dice … ma non è una vera cura, non è una vera farmacia! E chi lo ha mai detto? La realtà è che gli acquirenti si aprono alla titolare, espongono le proprie necessità del momento, si instaura un rapporto umano, una comunicazione (termine che a me – giusto o sbagliato che sia – piace ricondurre al latino communis actio, azione comune), ci si apre all’Altro, si parla con l’Altro. Ecco, io credo che questo “aprirsi” sia già una prima “medicina” che inizia a portare i suoi benefici ancor prima della lettura del libro scelto.
Volete saperne di più? Trovate tutto in internet. Intanto io dico “grazie” a Elena anche perchè mi ha dato materia per questo mio post.

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P.S.: in un mio viaggio a Udine ho trovato un altro tipo di “farmacia”: ma questa è un’altra storia!
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LA STRAGE DEL CERMIS
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Febbraio, 2019 @ 7:46 am
Detto altrimenti: per non dimenticare (post 3510)
3 febbraio 1998 – LA STRAGE DEL CERMIS
Sospese nel vuoto
arroganti contraddizioni

ubriacano menti ribelli
salde al buon senso
ed alla ragione.
Inutile verità
sui metri da terra
veloci
inutile rotta
del libro di bordo.
Verrà anche il tempo della giustizia.

Fredde le mani protendono
a stringere un corpo
per dare calore
agli ultimi istanti.
Pavide
altre
nascondono
la scatola nera dei dati

turpi alla vista.
Leggiamo violata
la legge
da scritte di sangue
su fogli di neve.
Urliamo
in faccia all’abisso profondo
schiacciati
fra i piccoli atti
del nostro dovere
e l’osceno dispregio assordante
alla vita.
Vis legibus inimica …
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VALORE E PREZZO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Febbraio, 2019 @ 3:44 pm
Detto altrimenti. delle cose delle persone (post 3509)

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Oscar Wilde affermava che “E’ cinico colui che conosce il prezzo e non il valore delle cose”. Lo stesso può dirsi delle Persone. Intendiamoci, non che le Persone siano “in vendita”: rispetto a loro parlo di “prezzo” riferendomi a quanto il sistema del lavoro è disposto a pagare di stipendio ad ognuna di esse. Al riguardo credo che esista una successione di linee di demarcazione fra le Persone che valgono in misura variabile e il “prezzo” variabile al quale sono “comperate”.
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Un esempio: i lavoratori che fabbricano il carbone di legna in Romania, maestri nella difficile arte della costruzione e gestione delle cataste di legna, remunerati circa 70 dollari USA al mese; la successiva catena del commercio di quel prodotto lo vende a multipli del costo di produzione, tal che è conveniente anche spedire quel carbone di legna oltre oceano per i barbeque USA. Chi ha più valore? Chi produce ricchezza, chi se ne appropria? L’operaio? Il suo ex collega che ha superato una prima linea di demarcazione ed è diventato commerciante? Insomma, dipende entro quale ambiente operi: in questo caso la produzione o la commercializzazione.
Io stesso ho sperimentato su di me una parte del percorso citato: quando lavoravo in banca (preparato su tutti i settori bancari) guadagnavo tot.. Superata la prima linea di demarcazione alle quali ho accennato sopra, passato in un ambiente diverso (la finanziaria di cui al post precedente) ero remunerato cinque multipli di quel tot.. Eppure io ero la stessa persona, solo che nel secondo ambiente aveva potuto emergere il mio ”valore” cioè la mia capacità di produrre ricchezza.

E allora parliamo di questa nuova variabile: il valore dell’ambiente entro il quale ognuno opera. Nella finanziaria di cui sopra io ideai e realizzai fra le altre cose, il sistema di controllo e gestione del rischio di cambio delle valute destere. Immaginate quanto abbia valso in termini di produzione di ricchezza reale (minori costi, maggiori ricavi, miglior utile aziendale) un sistema del genere applicato a decine di grandi società industriali e di servizio che operavano a livello nazionale e internazionale. Non per questo reclamai né ricevetti un premio o un aumento di stipendio: infatti il merito era di chi mi aveva preparato (la grande banca dalla quale provenivo); dell’ambiente entro il quale stavo operando ed alla fine anche mio: ma io ricevevo già un ottimo stipendio. Ora, se io fossi stato l’Amministratore Delegato di un grande gruppo industriale privato, l’avere realizzato quel sistema mi avrebbe fruttato un premio molto elevato unito ad una corposa stock option: in altre parole, avrei superato una seconda linea di demarcazione grazie al diverso ambiente operativo, mentre io sarei stato sempre la stessa persona.
Ecco perchè a parer mio non è condivisibile l’elevatissimo livello delle retribuzioni di coloro che hanno superato la seconda linea di demarcazione: certi capi-banca, presidenti e AD di società pubbliche o gestori di talk shaw: in quanto i pur ottimi risultati che possono conseguire dipendono soprattutto dall’ambiente nel quale sono inseriti. Solo dopo anche dalle loro capacità.
Fino a qui abbiamo superato due fra le linee di demarcazione cui accennavo. Ma vi è una terza linea di demarcazione, quella di chi, avvalendosi delle conoscenze acquisite lavorando nell’ultima delle aree citate, si mette a “fare finanza” in proprio, acquistando e vendendo azioni e titoli d’ogni genere, arricchendosi in termini di milioni di euro. Ma questa è un’altra storia.
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I PARADOSSI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Febbraio, 2019 @ 3:08 pm
Detto altrimenti: che
le ONG siano la causa delle immigrazioni
(post 3508)
Questo è un postaltrui, che io condivido.
Inizia
Il primo paradosso è che le ONG erano in piazza assieme alla società civile sia durante la prima che la seconda guerra del golfo; con tanto di bandiere della pace. Avevamo supplicato di portare il conflitto nelle sedi diplomatiche più opportune. Di “non uccidere” (o far uccidere) Saddam Hussein ma di consegnarlo al TPI- Tribunale Penale Internazionale in quanto si sarebbe aperto un conflitto dentro e contro l’Islam che poteva giovare solo i mercanti d’arma. Non certo i popoli.
I governi non ci ascoltarono. Bombardarono quella terra ed impiccarono il loro capo aprendo una delle rotte migratorie – via terra e via mare – più importanti della storia moderna: la rotta balcanica. Popoli che stanno ancor oggi cercando di raggiungere l’Europa, unica terra in pace da 70 anni. E che l’Europa non vuole tant’è che è costretta a pagare fior di miliardi di euro un dittatore come Erdogan per arginare l’esodo. Poi arrivarono le scuse di Tony Blair: “Quelle guerre hanno portato CAOS e fatto nascere l’ISIS”!
Il secondo paradosso è che le ONG erano in piazza assieme alla società civile durante la primavera araba per supplicare i governi, come la Francia supportata non poco dall’Italia, di non bombardare la Libia e di non uccidere il suo Capo Muʿammar Gheddafi (il più importante finanziatore della campagna elettorale di Sarkozy) perché non è giusto e perché vi sarebbero state importanti conseguenze per l’Europa. I governi fecero spallucce; bombardarono e fecero uccidere il leader libico rintracciato con i droni americani.
Si aprì il più importante esodo via Mediterraneo della storia con barche di fortuna e non solo.
Poi arrivarono le scuse dell’ex Presidente Obama: “Non avevamo un piano per il dopo Gheddafi”.

Ora, incolpare le ONG degli attuali esodi e trattare i disperati come delinquenti mi sembra un (terzo, n.d.r.) paradosso un tantino fuori luogo. Ed è per questo che anch’io aderirò il 2 febbraio alle ore 14,00 davanti al municipio della mia città Trento, n.d.r.). Con la bandiera della pace che avevo esposto durante le guerre precedenti.
Fabio Pipinato
Finisce

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Di mio mi permetto di aggiungere che il colonialismo dei millenni scorsi non è morto, ha solo cambiato veste, e non è solo della Francia ma di molti stati e delle multinazionali. Sulla sua origine suggerisco la lettura del libro qui a fianco: si legge di volata, sembra un libro di avventure solo che sono “avventure” vere: lo svilupparsi del colonialismo a livello mondiale di pari passo con il progredire della tecnologia (dei trasporti e bellica): il seme di molte migrazioni odierne.
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VALORE, RICCHEZZA, FINANZA, BANCHE, VALORI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Gennaio, 2019 @ 3:02 pmDetto altrimenti: le parole sono pietre, scriveva Don Lorenzo Milani … (post 3507)

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(Sono riconoscente ad un libro che sto leggendo – Mariana Mazzucato, “Il valore di tutto – Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale” Ed. Laterza – perché mi sta facendo ringiovanire, cioè mi sta riportando a parlare e scrivere di materie che trattavo e “lavoravo” 40 anni fa. Grazie, libro!)
Qualche post fa vi ho intrattenuto sulla distribuzione della RICCHEZZA. Oggi faccio un passo indietro e mi soffermo brevemente sul VALORE, cioè su ciò che “vale”, ovvero sul processo che crea e distribuisce ricchezza (beni e servizi utili, non dannosi, non inutili, non inquinanti). Il VALORE crea RICCHEZZA. Ma oltre ai “CREATORI DI RICCHEZZA” vi sono gli “ESTRATTORI DI RICCHEZZA” ovvero coloro che per posizione monopolistica, sistemi di rendita, privilegi fiscali, meccanismi “finanziari” etc. si appropriano di ricchezza senza passare attraverso il PCV- Procedimento Creativo Valore

La FINANZA, un corpo meritorio delle nostre Forze dell’Ordine. Con lo stesso termine si indica un’attività che da “finanziaria” (semplice strumento della produzione), dagli anni ’70 è diventata “economica” ovvero produttrice di ricchezza attraverso un suo particolare percorso di “valore”, a prescindere dal processo produttivo di beni e servizi. Anni ’70 … amarcord … mi ricordo che nel dicembre 1971 fu cancellato il sistema dei cambi fissi agganciati al dollaro e all’oro come era stato stabilito dagli accordi di Bretton Woods (cambi fissi: un’oncia d’oro = 28,35 grammi = 35 dollari USA; 1 dollaro USA = 625 lire). Da quel momento si iniziò a “giocare” con le valute: compro questa, vendo quella etc..
Con la fluttuazione libera dei cambi, la lira si svalutò e in Italia possedere valuta estera diventò un reato (c’era l’obbligo di versarla all’UIC-Ufficio Italiano dei Cambi entro sette giorni, al cambio meno favorevole del periodo) a meno di essere una (o la sola?) finanziaria privilegiata, autorizzata ad intrattenere “conti autorizzati in valuta estera” (Fiat). Inoltre, ogni importatore era tenuto a pagare l’estero andando a debito di conti in valuta estera anche se aveva disponibilità di lire in conto; era inoltre tenuto a versare su un conto infruttifero per sei mesi presso Bankitalia una somma in lire pari alla metà del pagamento all’estero delle merci importate.

Nella prima metà degli anni ’70 io lavoravo in banca, nella seconda ero Capo della Finanza Italia della Stet-Società Finanziaria Telefonica per Azioni (Torino), la più grande finanziaria italiana, più grande della stessa Fiat (ricordo che l’allora direttore finanziario di quel gruppo era venuto da noi per vedere come operavamo). La Stet era una finanziaria mista, cioè di partecipazioni e in parte operativa su certi settori, innanzi tutto sulla finanza di gruppo che attivavamo come strumento della produzione e non come attività di speculazione.
Erano anni difficili per le imprese: “stretta” valutaria; “stretta” creditizia; costo del denaro altissimo: in quegli anni la forbice fra tassi bancari attivi e passivi era di molti punti e mai come allora le BANCHE fecero utili così consistenti: situazione paradossale, nel senso che li fecero proprio negli anni in cui prestavano meno denari alle società industriali: ecco un esempio di “estrazione di ricchezza”. In quegli anni e da quegli anni le banche si drogarono, ovvero divennero assuefatte alla droga finanza: infatti invece di operare solo come banca (raccogliere e prestare denaro) iniziarono a investire direttamente e a far investire la clientela su titoli, derivati e sub derivati con il risultato di avere forti utili (e alti premi di rendimento alla propria dirigenza) nel breve termine, e bilanci fallimentari nel medio periodo. E brave le banche! In quegli anni le banche esaminavano i nostri bilanci prima di farci credito. Oggi dovrei essere io a esaminare i loro prima di allacciare un rapporto con loro!
Perchè vi parlo anzi vi scrivo tutto ciò? Perché molte se non tutte le crisi politiche mondiali sono determinate dalla corsa al potere, per … potere accaparrarsi ricchezza possibilmente senza passare attraverso il PCV di cui sopra.
Ma c’è un altro motivo che mi ha indotto a scrivere questo post: la debolezza della lira di fronte alla rivoluzione monetaria seguita alla cessazione degli accordi di Bretton Woods è ancora niente: infatti se oggi dovessimo uscire dall’Euro e tornare alla lira sarebbero DOLORI, non VALORI , molto più forti che 50 anni fa!
Dice … VALORI? Caro blogger, ecchè? Di valori non ce ne parli? Dico: i valori cosa? L’onestà, l’imprenditorialità vera, la finanza non speculativa, la produzione e non l’estrazione della ricchezza, la sua più equa distribuzione, il rispetto della dignità umana, l’accoglienza, il rispetto della natura e del clima, la pace … di questi valori volete che vi dica? Ma dai, sono cose vecchie, superate!
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