IN MEMORIA DI FABRIZIO DE ANDRE’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Gennaio, 2019 @ 7:03 pm
Detto altrimenti: riprendono i post “Liguri” (post 3496)
(questo è un LP – Long Post)
Per chi si fosse messo in ascolto solo adesso: sto pubblicando una serie di post sulla Terra di Fabrizio De Andrè, la Liguria (dove sono nato) riportando alcune poesiole, mie e altrui, e alcuni testi. La prima è mia, è “leggera”, parla di un Bar affacciato sul Corso Italia, la splendida strada a nastro a mare che dalla Foce (Fiera del Mare) si spinge fino a Boccadasse: alcuni km di luce, mare, sole. Il Baretto è un po’ scic, lo ammetto, ma non esclude nessuno: rappresenta una parte di Genova (esiste anche quella), la Genova Bene.
AL BARETTO

Luce distesa di mare / salata al gusto di brezza / modella agavi e pini / e l’incedere del cameriere / alla gente in attesa. / Biondi profili abbronzati / a sedere / eleganti di grigio / e di blu navale / Genova bene / sorseggia un bicchiere / di sole invernale / che sa di pitosforo. / Un cane / di razza anche lui / volge lo sguardo annoiato / all’auto che attende il semaforo / e ai plananti gabbiani d’acciaio. / Palme africane danzanti / e lampioni / tengon sospeso / il cabaret ondeggiante del cielo / incerte se versare l’azzurro / sulla terra / sul mare / o soltanto su una lucertola / servizio compreso.
I plananti gabbiano d’acciaio … gli aeroplani che stanno planando verso l’aeroporto Cristoforo Colombo, 20 km a ovest dal Baretto. Corso Italia a est termina con la caletta di Boccadasse, Bucca d’ase, Bocca d’asino tanto quell’insenatura richiama l’animale. Ed ecco Boccadasse (questa non è mia, bensì di mio figlio Edoardo, che scrisse diciottenne, cioè 20 anni fa (è così bella che la riporto con i singoli “ a capo”):

BOCCADASSE
Degli anziani pescatori e di reti più ruvide,
appress’al varco uman
de l’abisso,
sottile serba l’eco antica
Boccadasse, e quell’innomato odor
d’anni votati alla pira.
Ti vidi in grazia di neve,
nell’abito scomodo pei tetti tuoi sorpresi.
Ti vidi quando i sassi balzellavo
sul blu che t’appaga.
E ti vedo adesso, anfiteatro sul tardo mover
de’ gozzi,
ti vedo.
Son l’alieno.
son io il mondo che,
pria del tempo,
pur fu.
Al freddo bagno di luce,
seguo l’onde a macchia fuggir
via via più scure;
d’intorno, piangono secche sorti
quei legni traditi, or di raminghi felini
un soppalco.
Nel volger le spalle
al caro fraseggio de l’acque
saluto il guscio d’origine,
ma ‘l ligure mar a sua grand’arte
queta dei ciottoli gli spigoli,
e ‘l mio passo fa mesto.
Vi è piaciuta? Un po’ malinconica, se vogliamo, ma bellissima (i figli sono piezz ‘e core, che vulite …). Ed allora ecco un’altra Boccadasse, questa volta di nuovo mia ed in prosa:
Boccadasse
A fine settembre alle sei di mattina è ancora buio. Non siamo in molti con cane e guinzaglio in Corso Italia. D’altra parte Ilios, un bel dalmata di tre anni dal carattere dolcissimo, aveva ormai iniziato a passeggiare discretamente per il corridoio sino alla porta di casa, facendo tintinnare la sua medaglietta in modo inequivocabile…
Dal muretto della piazzola dietro la chiesa parrocchiale ci affacciamo sul porticciolo di Boccadasse. Il mare è calmo. Una leggera brezza di terra lo scurisce d’un ammaliante blu notte. Al largo qualche lucina brilla sulla propria barca, al pari delle ultime stelle non ancora cancellate dall’alba. Il profilo del Monte Fasce, la curva della costa da Quarto a Camogli e, di fronte, il Promontorio di Portofino gli fanno da cornice. Abbassiamo lo sguardo ed in silenzio osserviamo i movimenti a loro volta silenti, quasi sacri e rituali di alcuni vecchi pescatori, pescatori vecchi. Uno o due di essi, a turno, afferrano il proprio gozzo, lo trascinano sullo scalo, ne legano una estremità alla carrucola ancorata al muretto e quindi, lascando la cima, con una spinta lo fanno scivolare in acqua. Infine, pongono a lato il carrellino, che resterà a testimoniare che una barca è uscita in mare. Tutto ha una sua funzione. Il gozzo si adagia sull’acqua, accomodandosi con un lieve rollìo, soddisfatto al pari di una signora che finalmente abbia trovato sul tram un posto libero dove sedersi. Gli scogli sono vicini, ma i pescatori hanno stipulato un accordo con quel poco di mare di cui dispongono: loro lo amano e lo rispettano, ed egli frena gli scafi e li protegge dagli urti. Alcuni procedono a remi. Dopo averli fissati sugli scalmi remano eretti, volto in avanti, appoggiandosi su di essi come gondolieri veneziani. Non hanno fretta, ma non sprecano tempo in movimenti inutili. Infatti in pochi minuti il gozzo è al largo, intento ad assecondare l’andamento delle onde, a recuperare reti, nasse, palamiti, o a calare bollentini. Altri sono dotati di motore. Vecchi diesel entrobordo, che stentano un po’ a mettersi in moto ed all’inizio scoppiettano lanciando anelli di fumo rotondi e regolari, come se anch’essi fumassero il toscano o la pipa al pari dei loro armatori. E se alcuni escono, altri rientrano, accompagnati dal volo dei gabbiani e dagli sguardi attenti dei gatti.
Più in alto, in Corso Italia, il traffico cittadino si è già risvegliato ma sulla spiaggia non se ne avverte il rumore. Qui il tempo si è veramente fermato: per il grande silenzio, per gli spazi ristretti e preziosi, per l’architettura delle casette marinare dai colori a pastello e soprattutto per i gesti e la vita di questa umanità sopravvissuta al progresso, fatta di pescatori, di vecchiette sedute sull’uscio di casa, e perché no, anche di gatti interessati all’andamento del tempo e della pesca, marinai e pescatori anch’essi.
Sono parte di questo incantesimo. Mi accosto alle barche, le guardo come se mi aspettassi una loro parola, un cenno di saluto. Mi avvicino ai pescatori. Non parlo. Li osservo, grato che accettino la mia presenza, che non si chiedano che cosa voglio. Ascolto il loro dialetto, che tanti anni fa era anche il mio; mi godo la musica di quelle poche parole, delle cose semplici che raccontano. Nelle voci, nei gesti, negli sguardi credo di potere cogliere tutta la loro vita. Ed invece come posso sapere quanto hanno vissuto, gioito, sofferto, pescato, amato, sperato, navigato? La luce aumenta. E con lei arriva il profumo della focaccia appena sfornata. Ne compero un pezzo, avvolto nella carta da pane, e lo mangio con gusto, bevendoci sopra il sapore del mare. Risalgo la scaletta. Entro nella chiesa, adorna di modelli di velieri sospesi fra le colonne, e prego.
Cara Boccadasse, cari amici, tornerò a trovarvi, la prossima volta dal mare, a vela, all’alba, con il mio Fun, lo prometto.
Alla prossima!
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ITALIA – FRANCIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Gennaio, 2019 @ 3:55 pm
Detto altrimenti: no, non è football (per fortuna! Sennò …) (post 3495)
(Interrompiaamo la serie dei post in memoria di Fabrizio De Andrè per una edizione straordinaria)

Attacchi alla Francia, ripetuti, finalizzati a cosa? E qui lasciatemi parlare spagnolo: “Piensa mal y acertaràs”, pensa male e indovinerai. Tensione, accuse vere o false … si crea un clima per poi dire: “Vedete bene anche voi, come si fa a fare il TAV? Vogliamo forse fare un piacere alla Francia, la quale si sta dimostrando come la perfida Albione?” Già il TAV. Treno ad Alta Velocità. All’inizio i suoi fautori lo motivavano per la necessità di “trasportare più velocemente una maggiore quantità di merci” ed io ero contrario perché la attuale linea merci è utilizzata al 30% della sua potenzialità ed inoltre alle merci non interessa arrivare presto bensì arrivare in orario. Ora ho cambiato idea: sono favorevole al TAV perché il TAV è parte di un’opera di migliaia di km (il corridoio UE di cui fa parte il TAV) e la validità di un’opera di migliaia di km non può essere compromessa e messa in discussione per gli effetti – positivi o negativi – che produce una sua tratta di 50 km.

Una forza politica tuttavia è fortemente contraria al TAV voluto dai perfidi francesi e vi si oppone con tutte le sue forze. Perché? Lo aveva promesso in campagna elettorale, e allora … Ma c’è di più! Se non si fa il TAV si “risparmiano” 20 miliardi (ma è vero? Quanti ne dobbiamo restituire all’UE?) e si possono realizzare tante altre opere infrastrutturali diffuse sul territorio (pur tutte necessarie, n.d.r.). Quindi per quella forza politica no-Tav significa: rispettare l’impegno preso con il locali no-TAV e guadagnare la “riconoscenza“ (leggi: i voti) in tutte quelle aree beneficiate degli interventi resi possibili con quei 20 mildi (ma è vero? Quanti ne dobbiamo restituire all’UE?). Ed allora dai, attacchi alla Francia, così quando si verrà alle strette, qualcuno dirà: “TAV con la Francia? Ma siamo matti!”
Piensa mal y acertaràs!
P.S.: Sul TAV come sul Tunnel di Base del Brennero, resta la mia perplessità di sempre: aumentare la velocità dei treni passeggeri (oltre 150 kmh) e farli viaggiare in galleria sugli stessi binari sui quali viaggiano i treni merci (80 kmh) è molto pericoloso. Per il Brennero il GEIE ATT3 (al quale partecipavo io stesso) aveva proposto: tre canne separate (due di servizio ed una di soccorso) solo per treni merci telecomandati; i passeggeri sulla vecchia linea rimodernata. Ma questa è un’altra storia.
Piuttosto, non è la Francia, o quanto meno, non è la sola Francia a sfruttare l’Africa: infatti ci sono anche altri: le multinazionali (ad esempio quelle che fanno estrarre il coltran ai bambini); la Cina (che sta acquistando i terreni coltivabili: e chi si oppone in difesa dei contadini, deve scappare come Agitu dall’Eritrea); l’Olanda (che ci coltiva i suoi tulipani sfruttandone le risorse – innanzi tutto l’acqua – e pagando i lavoranti locali 60 dollari al mese!); noi stessi (primi venditori di armi a quel continente!)
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TRAMONTO SUL MAR LIGURE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2019 @ 2:54 pmDetto altrimenti: prosegue la serie dei post liguri in memoria di Fabrizio De Andrè (post 3494)

Immaginate di essere a bordo di una canoa monoposto da regata, una di quelle a remi, quelle con gli scalmi esterni ed il seggiolino scorrevole. Infrangendo la legge, vi siete allontanati molto dalla costa. Il mare “respira”, nel senso che sembra il dolce sospiro di un giovane seno di donna. Non vi sono increspature di sorta: le uniche, piccolissime, le fanno le gocce d’acqua che stillano dai vostri remi alzati. Ed è il tramonto. ( La foto non rende l’dea, ma quando ero in barca non avevo con me nè telefonino nè macchina fotografica! Al largo, su una barchetta, da soli … mare calmissimo: la sensazione è molto diversa da quando lo “vivete” da riva. Pare un lenzuolo felliniano, si gonfia e sgonfia lentamente, un vero e proprio respirare …).
Tramonto sul mar ligure

Non sai / dove l’onda di sale sia nata / se vegli / oppur se riposa / né quale sia l’ultima meta dell’ala incantata / che avanza e ritrae il suo velo / la liquida seta di sposa / ad un cielo / che colma lo spazio d’amore. / E senza rumore / la mente s’immerge nell’acqua / nuotando pian piano / per non farle male / e con la sua rete / cattura al ricordo le nuove emozioni. / Poi / tu alzi i remi / e come in un rito / depositi in mano al tramonto dei suoni / l’essenza feconda / di piccole gocce di smalto / prezioso vagito / che hai ripescato / dal fiordo abissale / profondo infinito. / E vento di luce / d’azzurro cobalto / sospinge la barca alla sponda / sorgente dal mare / che ormai / al cielo lontano / si è unito.
RL
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CARUGGIO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2019 @ 7:18 amDetto altrimenti: piccola strada fra le vecchie case liguri (post 3493)
(prosegue la serie dei post liguri in memoria di Fabrizio De Andrè)

Caruggio

La storia / è passata di qui. / Ha lasciato il suo umore / nelle pietre levigate / nelle ombre frequenti / negli stretti ritagli di cielo / nelle case addossate. / Ascolta la voce / di quello che vedi. / Sofferma il pensiero / su chi riempie di sé / la piccola via. / Persone diverse / che un antico crogiuolo / difende / dal moderno artiglio rapace, / confusa umanità / padrona di un mondo / che tu / passante distratto / puoi solo violare / oppure / cercar di capire / in silenzio / ed amare.
Riccardo Lucatti
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FABRIZIO DE ANDRE’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Gennaio, 2019 @ 6:53 amDetto altrimenti: a 20 anni dalla morte (post 3492)

Fabrizio, una delle tue canzoni-poesia più enigmatiche, meno comprensibili per chi non sia Ligure e anche per noi non così facile, visto che si tratta di un dialetto antico. Poesia, dicevo, creazione, stimolo alla fantasia, parole come pennellate alla Van Googh, sentimenti colorati in apparente disordine che invece è libertà del pensiero. Grazie, Fabrizio, grazie! Da oggi e per qualche post mi dedicherò a te e alla nostra Genova. Già, perché io sono Genovese, “anche se” trasferito (felicemente direi) a Trento da trent’anni, a Trento che è sicuramente la mia seconda patria. Ma non posso né voglio dimenticare la mia prima. La creuxa si snoda fra “ville”, cioè fra appezzamenti di terra una volta coltivati dai “baccan” (contadini), oggi lottizzati e riempiti di edifici di lusso. Differisce da carrugio, piccola strada fra le case, adatta al passaggio dei “carri” (v. post successivo).
Creuxa de ma’

Umbre de muri muri de mainè / dunde ne vegni duve l’è ch’anè. / De ‘n scitu duve a lun-a a se mustra nua / e a neutte a n’a puntou u cutellu a ghua. / E a munta l’ase u gh’è restou Diu / u diau l’è in ce e se ghe faetu u niu. / Ne sciurtimu da u ma’ pe sciugà e ossa da u Dria / a funtan-a di cumbi nta ca’ de pria. / E in ta ca’ de pria chi ghe saià / in ta ca’ du Dria che u nu l’è mainà. / Gente de Luganu facce da mandillà / quei che de luassu preferiscian l’a. / Figge de famiggia udù de bun / che ti peu ammiale sensa u gundun. / E a ste panse veue cose ghe daià / Cose da beive cose da mangià. / Frittua de pigneu, giancu de Portufin / cervelle de bae ntu u meiximu vin. / Lasagne da fiddià ai quattro tucchi / paciughi in agrouduse de levre de cuppi. / E’ n sca barca du vin ghe navughiemu ‘n sci scheuggi / emigranti du rie cu’ i cioi ‘nti euggi. / Finchè u matin crescià da pueilu recheugge / praticament fre du ganeuffeni e de figgie. / Baccan da corda marsa d’aegua e de sa / che a ne liga a ne porta nte ‘na creuxa de ma.
Creuxa di mare
Ombre di facce, facce di marinai / da dove venite dov’è che andate. / Da un posto dove la luna si mostra nuda / e la notte ci ha puntato il coltello alla gola. / E a montare l’asino ci è rimasto Dio / il diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido. / Usciamo dal mare per asciugare le ossa dall’Andrea / alla fontana dei colombi nella casa di pietra. / E nella casa di pietra chi ci sarà / nella casa dell’Andrea che non è marinaio. / Gente di Lugano facce da tagliaborse / quelli che della spigola preferiscono l’ala. / Ragazze di famiglia odore di buono / che le puoi guardare senza il preservativo. / E a queste pance vuote cosa gli darà / cose da bere cose da mangiare. / Frittura di pesciolini, bianco di Portofino / cervella di agnello nello stesso vino. / Lasagne da tagliare ai quattro sughi / pasticci in agrodolce di lepre delle tegole (gatto, n.d.r.). / E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli / emigranti della risata con i chiodi negli occhi. / Finchè il mattino crescerà da poterlo raccogliere / praticamente fratello dei garofani e delle ragazze. / Padrone della corda marcia d’acqua e di sale / che ci lega e ci porta in una creuxa di mare.
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POLONIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Gennaio, 2019 @ 7:30 pm
Detto
altrimenti: nuovi nazionalismi (post 3491)

Hanno pugnalato a morte PAWEL ADAMOWICZ, il sindaco (democratico, dell’accoglienza, della democrazia vera e della pacifica convivenza) di Danzica. Al suo funerale tutti tranne uno: il capo del partito nazionalista. Con ciò, non intendo certo “darvi una notizia” – sapete già tutto – ma indurre me stesso a riflettere: alla Polonia non è bastato il proprio antisemitismo autonomo pre-bellico con il programma di deportazione degli Ebrei in Madagascar; non sono bastate le deportazioni naziste e sovietiche: ora si ricomincia con il nazionalismo!
Accendo la TV e mi trovo su RAI Storia, la storia e la vita di una poetessa ebrea polacca, Zuzanna Ginzburg Ginczanka: poetessa famosa, arrestata, torturata, violentata e fucilata dai nazisti sul finire della guerra, quando aveva 27 anni. Sono andato a cercare alcune sue poesie: me ne è sfuggita una che non trovo, quella dove dice che il veliero è stato travolto da un’onda d’acciaio. La troverò. Nel frattempo ne riporto qui alcune

SPENSIERATEZZA – 1933
Ho significati per parole che non esistono,
ho parole bizzarre che non hanno significato;
respira a fondo, e pensa
quanti respiri il cielo può accogliere.
GRAMMATICA – 1934 (poesia con la quale iniziò ad
essere famosa)
… e attecchire nelle parole è una tale gioia
e innamorarsi delle parole è così facile,
e osservarle alla luce come vino di Borgogna.
Gli aggettivi che si stiracchiano come gatti
e come gatti sono fatti per le carezze …
L’avverbio invece è un miracolo improvviso
una sorpresa inaspettata di acciarini sfregati …
Le parole sono pietre, scriveva Don Milani. Oggi, le parole sono pietre alle quali ognuno pretende di ricollegare un significato personale: “Io sono populista perché mi occupo del popolo”.
NOTA A MARGINE – 1936
Non sono nata dalla polvere, non ritornerò polvere.
Non sono discesa dal cielo e non tornerò in cielo.
Io stessa sono il cielo come una volta di vetro.
Io stessa sono la terra come fertile suolo.
Non sono fuggita da alcun luogo e non tornerò laggiù.
A parte me stessa non conosco altra lontananza.
Nel turgido polmone del vento
e nel cuore indurito delle rocce
devo me stessa qui dispersa ritrovare.
Si intravede il buio in fondo alla galleria, il buio della guerra ed il rifugiarsi in se stessa.
IL RISVEGLIO – 1940
Mi guardo intorno oramai desta
da incubi e visioni.
Dal caos affiora,
squarciando nebbie e misteri, un mondo grande e semplice,
metalli magnetici, vegetazione rigogliosa
e azioni eroiche.
Il sogno che in fondo alla galleria ci sia la luce di una rinascita.
NON OMNIS MORIAR – 1942
Non omnis moriar,
i miei possedimenti,
prati di tovaglie,
roccaforti di armadi,
distese di lenzuola,
preziosa biancheria
e vesti, vesti chiare
mi sopravviveranno.
Non lascio alcun erede,
che la tua mano frughi
tra le mie cose ebree
signora Chominowa,
donna di Leopoli,
prode moglie di una spia,
lesta delatrice
madre di un Volksdeutscher.
Adesso sono tue,
perché lasciarle ad estranei …
Poesia-denuncia che Zuzanna porterà con se’ per circa tre anni. Denunciata alla Gestapo dalla sua portinaia Chominowa nel 1942, riuscì ad eludere la cattura sino al gennaio 1945, mese della sua fucilazione. Dopo la guerra, la poesia sarà una prova dell’accusa contro la sua delatrice, che verrà condannata a quattro anni di reclusione, due dai pubblici uffici ed alla confisca di tutti i beni.
Poesia che vive e che ci aiuta a vivere. Grazie, Zuzanna!
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MILANO SAXOPHONE QUARTET
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Gennaio, 2019 @ 2:29 pmDetto altrimenti: Musica a Trento! (post 3490, di colore, di simpatia e anche di Musica)
Musica? Sì, mi piace scrivere Musica con la lettera maiuscola anche quando non è a capoverso.
Oggi Domenica, week end di Musica. Già … venerdì scorso con la Haydn a Riva del Garda (cfr. post, mi raccomando!) e ‘sta mattina quattro super sax a Trento, al primo concerto della stagione invernale della Società Filarmonica. E’ chiaro che a me mi (a me mi!) piace scrivere (anche) di Musica, benchè io non sia un musicologo ma un musicofilo: infatti io sono solo un “vile meccanico” della Musica, ovvero il tesoriere dell’ Associazione Amici della Musica in Riva del Garda.

Oggi Domenica, dicevo. Damiano Grandesso (sax soprano); Stefano Papa (sax contralto); Livia Ferrara (sax baritono); e il simpatico presentatore Massimiliano Girardi (sax tenore). Note di calore e di colore, dicevo. Massimiliano … “Io sono della Val di Sole”, dice con un accento a sfumature bresciane. Dico, Val di Sole sì, vabbè … ma “di confine”: Max, dai che a me che ho lavorato (anche) al Passo del Tonale (dove 30 anni fa ho creato la Carosello Tonale) e che sul Garda regato spesso “contro” equipaggi bresciani, quelle sfumature non sfuggono! Complimenti “anche” per il tuo ruolo di presentatore! E della bella, brava, simpatica e gentile Livia, che dire? Un sax grande grande e pesante retto e suonato con grazia, agilità e incisività! Già, perché i quattro strumenti conducevano i loro rispettivi suonatori a dialoghi, a espressioni corali, a molti “a solo” con una spigliatezza ed una raffinatezza eccezionale. Adesso se non trovo niente da dire su Damiano e Stefano come me la cavo? Damiano: super soprano drammatico: ho dato a lui il mio (unico) biglietto da visita di blogger Trentoblog: vorrà pur dire qualcosa, no? Stefano? Ottima “voce” da contralto. Contralto? Be’ raga, dopo tanti anni, la settimana scorsa ascoltando (rapito) lo Stabat Mater di Pergolesi (Cristina Endrizzi pianoforte; Letizia Grassi soprano; Giovanna Laudadio contralto) in una delle serate della nostra Accademia delle Muse (Trento, si accede per passa parola) di cui sono VP, ho capito (finalmente, direte voi) ed apprezzato in pieno questo ruolo! (Meglio tardi che mai! N.d.r.)

Quali brani hanno eseguito? Copio dal programma di sala: “… lettura di opere originali (Glazunov); rielaborazioni di pagine altrimenti destinate (Scarlatti, Rossini, Puccini); trascrizioni da musicisti sofisticati (Sciarrino, Di Bacco); scritture fresche d’inchiostro (Th. Escaich)”. Un’ora e mezzo di concerto senza interruzioni, il che ha permesso di finire prima di mezzogiorno, cioè prima che le campane del duomo abbiano potuto fare loro concorrenza (per di più con una tonalità diversa!). Un po’ come i Weisswurst di Monaco di Baviera i quali vanno tassativamente mangiati prima del suono del mezzodì.

Attenti a quei quattro! Attenti, perché pur giovani (beati loro!) quei quattro hanno già suonato in mezzo mondo (Konzerthaus, Vienna; Citè de la Musique, Parigi; Teatro del Lago, Cile; Taipei National Concert Hall; Teatro alla Scala, Milano; Philarmonie, Berlino. Inoltre a Verona, Vicenza, Torino, Trento. Chissà che prima o poi non si riesca ad organizzare un concerto a Riva del Garda per la nostra piccola Associazione, loro che si sono già esibiti in Musica Riva Festival! Comunque vada, bravi ragazzi, anzi: BRAVISSIMI!

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E poi, anche se non combiniamo per il concerto, a Riva del Garda una veleggiata con il mio FUN Whisper ITA 526 possiamo sempre farcela (scialla raga, non in regata …)
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FOTOPOST
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Gennaio, 2019 @ 6:50 amDetto altrimenti: dipladenie e altri racconti (post 3489)
Non sono un esperto fotografo. Ciò premesso credo potere dire che ci siano due modi di fotografare: far mettere in posa, predisporre il soggetto o l’oggetto da ritrarre; oppure cogliere al volo l’istante. Io amo il secondo. Le mie foto poi … le scatto con il telefonino!

… tuttavia questa dipladenia è sopravvisssuta all’inverno e ad un mese senz’acqua: il suo fiore, alto, inerpicato, si alimenta dell’acqua che finalmente ha ricevuto e aspetta che passi il freddo. Aspetta e vive, come la Speranza che resiste in attesa che il mondo arresti la sua corsa verso le guerre, i sovranismi, le divisioni, i muri di cemento, di filo spinato, di acqua, di acciaio, di egoismo, di indifferenza …


Addavenì la neve in Paganella, come pochi anni fa …


… che noi si usciva in vela ugualmente!

e


Trasferimento ad altro porto con rientro via terra

Musica

Rose di Natale



Per Riva del Garda – “Riva del Garda –– “Fanciulla che dormi / in un letto di Vento / al mattino / tu adorni / di mille colori / il ritorno di luce / profumi /e di fiori. / E appena ti svegli / trattieni il respiro / e un poco rimani a fissare / l’azzurro del cielo. / Ma ecco che esplode / il tuo sentimento / ti vesti di un velo / di lago già adorno / da mille pagliuzze d’argento / di onde e di palme / che voglion danzare / di piccole foglie d’ulivo / che volano intorno… / …è l’ORA d’amare!”

Per Torbole sul Garda – “Mignon – Preziosa di luce / attenuata /da brume soffuse / inviti all’abbraccio / la piccola vela / già gonfia di sole / di un Fun. / Da questa finestra ti vide / già Goethe / e cantava l’agrume dorato / di cui fecondavi le sponde / ch’ormai la cascata d’ingegno / gelata / ha ucciso per sempre. / E tu / conosci il Paese / che prima donava limoni?”

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GLI AMICI DELLA MUSICA E L’ORCHESTRA HAYDN
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Gennaio, 2019 @ 9:12 pm
Detto
altrimenti: a Riva del Garda (post 3488)
Noi, Amici dell’Associazione (rivana) Amici della Musica (di cui sono tesoriere, Presidente il Prof. Franco Ballardini) abbiamo in catalogo alcuni concerti dell’ Orchestra regionale Haydn che si tengono – sia pure in organico ovviamente ridotto, se non altro per ragioni di spazio sul palcoscenico – qui nella “Busa” (Riva del Garda, Arco) e in altri centri regionali non-capoluogo. Scrivo che questi concerti sono anche nostri perché ne concordiamo la data, ne curiamo il marketing locale, l’organizzazione e la gestione operativa.

Ieri sera, nello splendido Salone delle Feste del Casinò Municipale di Arco: Mozart. Ma non solo concerto, bensì anche Evento. Infatti il M° Professore Giacomo Fornari ci ha illustrato alcuni aspetti inediti del musicista, anzi, scusate, del Musicista, della sua vita e delle sue opere. Una curiosità per tutte: sapete che le centinaia di composizioni mozartiane sono state catalogate da Koechel nel famoso catalogo, contraddistinte ognuna dalla lettera K seguita da un numero. Ora se dividete il numero di una composizione qualsiasi per 25 e sottraete 10, avete l’anno della sua composizione! Provare per credere!

Ma veniamo alla musica, diretta da M° Prof. Stefano Ferrario. Prima parte: il violinista diciottenne Teofil Milenkovic’ ci ha letteralmente incantati nel Concerto per violino ed orchestra n. 5 in La maggiore Kv 219. Diciotto anni, alto, un bel ragazzo, una maturità nella persona e nell’arte sua incredibile e ovviamente, tutto a memoria! Dice … ma Teofil è figlio d’arte … Si vabbè, ma ciò non toglie, anzi aumenta il suo merito. Mi piacerebbe che si organizzasse un suo concerto riservato ai giovani al di sotto dei diciotto anni e non studenti di musica, per dimostrare dove si può arrivare già a quell’età, ciascuno nel proprio campo, con la passione, lo studio, l’impegno: Teofil infatti a mio sommesso avviso oltre che eccezionale violinista è un formidabile esempio di vita per i giovani.
(Teofil ci ha concesso un bis: il 24° Capriccio di Paganini: standing ovation!)

Seconda parte del concreto: Mozart, Ein musikalischer Spass, alias I musicanti del villaggio, divertimento in fa maggiore Kv522, un gioco musicale scritto poco prima della morte del suo amato e adorato padre. Qui il M° Fornari ci ha illustrato le libertà e le bizzarrie tecniche e creative di Mozart che ha anticipato “all’insaputa” dei musicisti dei secoli seguenti (vede, ex Ministro Scaiola, quel suo lessico è diventato anche lessico musicale!) quelle che loro – i posteri, hanno poi “inventato” come creazioni proprie. Mi dispiace di essere un ignorantone musicale e quindi di non essere in grado di elencarle.
Bravi tutti, alla Haydn! E voi che mi leggete, associatevi alla nostra Associazione Amici della Musica di Riva del Garda anche se non siete Rivani: se non altro il biglietto di ingresso alla Haydn locale, a decorrere dal prossimo concerto (5 marzo, in occasione del Carnevale di Arco) vi costerà un terzo (cioè €5,00 anziché €15,00), ed avrete già risparmiato €10,00, cioè un terzo del costo pieno della nostra tessera (che è di €30)! E che dire degli altri oltre 10 concerti rivani nel 2019, gratuiti per gli iscritti? (Come sono prosaico, ma … mi perdonerete: dopo tutto sono il tesoriere dell’Associazione!)
Per iscriversi? Basta che mi telefoniate al 335 5487516
Dai, joint us, unitevi noi!
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STATI UNITI D’EUROPA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Gennaio, 2019 @ 8:40 amDetto altrimenti: oppure “sovranismi”? (post 3487)

Soli si muore
La mia Utopia, ovvero l’obiettivo utopico (cioè semplicemente non ancora raggiunto) sono gli Stati Uniti d’Europa. Ai sovranisti mi permetto di dire: quanto pensate che possa contare l’Italia sa sola, “sovrana e autarchica” in un mondo che ormai si muove “a gruppi di potere” (multinazionali, USA, Cina, Russia, India …)? Fra l’altro, come pensate che l’Italia povera di energia e di materie prime, possa chiudersi su se stessa, magariu tornando alla Lira? Dice: “Ma noi restiamo nell’Euro!” Si, dico, a meno che un giorno non siano gli altri a cacciarci!” Dice: “Ma cosa vuoi mai“? Che caccino 60 milioni di consumatori? Dico, si, fino a quando produciamo reddito da spendere nei loro prodotti …
Parlare alla mente e non alla pancia
Dice … “Ma l’UE così com’è non va, occorre cambiarla!” Concordo, ma sentite questa: se un sistema SW non va, se ne costruisce in parallelo uno nuovo e quando questo funziona, si elimina il vecchio. Ora accade che qualcuno di voi – già in campagna elettorale e parlando alla pancia della gente – dica: “L’UE non va, quel palazzo costa un milione (o un miliardo? Non ricordo, ma il discorso non cambia, n.d.r.) l’anno ma è usato solo 40 giorni l’anno; gli immigrati vanno redistribuiti, etc.” Tutte cose vere, la pancia approva ciascun singolo intervento, ma la mente si accontenta?

Un progetto unitario, completo e dettagliato
Un mio vecchio amico, fondatore di una importante finanziaria milanese, parlando di certi bancari-banchieri diceva: “Non sanno andare oltre una affermazione di massima, non sanno sviluppare un progetto completo”. E invce occorre redigere dettagliatamente una nuova struttura organica (hardware) e le regole della politica (software) della nuova UE oppure – meglio – dei futuri Stati Uniti d’Europa. La continua critica dei singoli aspetti e il non ricercare l’unione, la fusione, mi ricorda quei dirigenti di alcune società di impianti sciistici di risalita di un’unica stazione invernale che sono contrari alla fusione delle loro società in u’unica SpA (il che produrrebbe coordinamento nella programmazione, negli investimenti, nella gestione e miglioramenti del risultato economico) solo perchè si perderebbero tot posti di Presidente, di Amministratore Delegato, di Premier, Vice Premiers, etc.. E quindi costoro (gli impiantisti, diamine, mica altri!) continuano ad operare una serie di interventi scordinati che si fanno concorrenza fra di loro.
Percezione sensoriale e visione d’insieme
Occorre che tutti noi si salga sulla sommità di un alto scoglio e del Mare Europa si abbia la visione d’insieme. Se invece restiamo in basso o se addirittura ci immergiamo in acqua (cioè dentro i singoli aspetti di ogni problema) allora di ogni problema avremo la massima percezione sensoriale (“Quel palazzo costa troppo, è uno spreco!”) ma del Mare Europa nessuna visione d’insieme!
Arricchirsi reciprocamente: diverso è bello
Dice … “Ma i singoli stati europei sono troppo diversi fra di loro per potere immaginare una loro federazione“. Dico: la diversità è ricchezza, basta che ognuno prenda il meglio dell’altro.
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