CHI SCIA A CAPODANNO SCIERA’ TUTTO L’ANNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Gennaio, 2017 @ 3:00 pm

Detto altrimenti: evvabbè, lo ammetto, ieri sera non ho fatto i “dovuti” stravizi … (post 2600-1°/2017)

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Gli impianti aprono alle 08,30 ma è meglio prevenire …

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Ma volete mettere? Vabbè … aspettiamo la mezzanotte, ma poco alcool e tutti a nanna! Questa mattina come al solito, bonora, al tornello degli impianti di risalita di Andalo. Le prime discese … una favola! Piste biliardo, deserte, velocità max registrata 92 kmh! Una punta, lo so, lo so che non si deve fare, ma che volete, se non le facciamo da giovani (nonni) queste cose, quando le faremo mai!?

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Le piste verso nord, ottimamente innevate

Sciare … da soli? Quando mai! In Funivia: ciao, Buon Anno. Anche a lei. Ma no dammi del tu. E’ fatta. Lui è Giancarlo, di Ancona. Circa 14 anni meno di me ma con la mascherina sugli occhi e il casco in testa mi sapete dire voi quale differenza fa? E poi lui viene da Ancona, una settimana, dieci giorni … io in Paganella ci vivo tutte le mattine, volete mettere la differenza di allenamento? Comunque è uno sportivo: scia bene, è un forte ciclista: solo per dirne una: nel luglio prossimo con alcuni amici da Ancona andrà in bici ad Auschwitz in Polonia, in otto giorni! Detto, fatto: mi manderà il programma e noi di FIAB Trento li accompagneremo … chessò … dal “confine di Stato” sud (Borghetto all’Adige) al confine di Stato nord (Austria).

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Ecco lo spettacolo dalla Malga Zambana … che si ripeterà appena arriverà la neve anche quest’anno!

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Giancarlo: sci, bici ma non basta: è arrivato in finale nel campionato italiano di danza, insieme alla moglie. Ecco, vedete … lo sci e la bici  e la musica (in questo caso, della danza) uniscono le genti e la gente! Dopo un pausa caffè alla Malga Zambana e salutare l’amico gestore Mirco, a casa di volata per i due concerti di capodanno: quello austriaco dal Musikverein di Vienna e il nostro dalla Fenice di Venezia.

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                 Malga Zambana con la neve

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Ecco, ragazzi, ho pensato di scrivere questo post leggero come primo post dell’anno, anche se i motivi per essere seri e preoccupati non ci mancano certo … Nel frattempo ecco qui Giancarlo e consorte Sandra, dalla pista da ballo alle piste della Paganella!

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P.S.: Buon Anno Nuovo a tutte e a tutti, anche se …

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Dati “di ascolto” dei miei post nell’anno 2016, ovvero quanto avete letto i miei post: 44.916 sessioni per un totale di 62.984 pagine, durata media di ogni sessione, 62 secondi, il che vuol dire che mi avete letto per 2,88 ore al giorno, con un tasso di fidelizzazione del 27,5% (che mi dicono essere ottimo). Insomma, il mio “libro” elettronico è stato letto per quasi tre ore al giorno! Pertanto  ringrazio tutte e tutti voi, carissime lettrici e cari lettori, perchè ogni libro, articolo, post etc.  non nasce quando viene scritto ma solo se e quando viene letto. Grazie ancora, quindi e … nuovamente … Buon Anno!

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E’ SOLO CHE VOLEVO ARRIVARE A FINE ANNO CON UN NUMERO TONDO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2016 @ 8:30 pm

Detto altrimenti: questo post non dice nulla, o quasi, dai non leggetelo, leggete il prossimo …. (post 2599)

… e invece lo state leggendo. Io vi avevo avvertito, ma tant’è …. sapete, una volta mi era venuta un’idea pazza: all’interno di una lunga relazione di lavoro inerire improvvisamente una barzelletta … solo per vedere se poi la mia relazione sarebbe stata letta. Probabilmente, se avessi messo bene in evidenza l’oggetto e gli obiettivi del mio intervento, preavvertendo che alla fine il lettore avrebbe trovato, scritte in grassetto, le conclusioni, probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto. Ma poi non ho mai avuto il “coraggio aziendale” di fare una cosa simile … Evvabbè … se rinasco … forse …

Questa sera invece mi sono detto: l’ultimo post dell’anno 2016 … cosa scrivere se non gli scontati “auguri”? E poi, questo post potrebbe essere anche il primo post del 2017? No, ragazzi, non potrebbe, se non altro perché la procedura dell’editing numera progressivamente e automaticamente ogni post. E allora il problema: scriverlo e postarlo come ultimo del 2016 o primo del 2017?

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E allora … allora facciamo così: questo finisce qui, con quegli auguri “scontati” ma sinceri per voi, gentili lettrici e affezionati lettori, e per le vostre famiglie, per voi che a centinaia mi leggete ogni giorno (in questi giorni di festa, lo confesso, solo a decine, ma è comprensibile): il post n. 2600 sarà il primo del nuovo anno per ripetere l’Augurio che formulo già questa sera, un Augurio di Speranza.

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Un cordiale saluto dal vostro blogger preferito (è così, vero?) …

Riccardo

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LA DIFFICILE REGGIA DI CASERTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2016 @ 7:41 am

Detto altrimenti: vedete ben che gli argomenti per scrivere un post si trovano …. (post 2598)

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Oasi di bellezza salvata dal cemento, come il Parco Reale di Monza … chissà come è stato possibile, come è accaduto … mistero!

Ieri, 29 dicembre 2016, stavo cercando di realizzare una mission che si stava dimostrando quasi impossible: acquistare due biglietti per la visita alla Reggia di Caserta per la giornata del 6 gennaio 2017. Vado sul sito ufficiale della Reggia: vi si parla di tutto e di più – soprattutto di eventi superati, vecchi di un anno – tranne che del modo di acquisto on line dei biglietti. Vado sul sito Ticketone e vedo che si può procedere all’acquisto solo per visite entro il 31 dicembre. Telefono al sito Ticketone (€1,80 al minuto!): musichette varie, poi opzioni varie, infine tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, ci dispiace per l’attesa, restate in linea per non perdere l’ordine di prenotazione … tutto ad €1,80 al minuto! Infine una vocina: “Desidera?”. Ecco, io desidero … “Spiacenti, al computer vediamo solo fino al 31 dicembre …” Ho capito, grazie.

Ritorno sul sito ufficiale della Reggia. Cerca e ricerca … ecco: fra le righe scopro un numerino di tel piccolo piccolo: 0823 448084 (si vede che le Loro Maestà non vogliono essere telefonate). Sono le 16,30: telefono: niente da fare, mi risponde una voce stanca, in un italiano con un forte accento partenopeo “il servizio è attivo dalle 09,00 alle 16,00”. Ah … mi pareva … Evvabbuo’ … richiamerò domani.

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E se ne vendessimo la gestione alla Francia?

Mi viene spontaneo il confronto con un altro mio viaggio di pochi anni fa a Parigi: la Francia on line, immediata, precisa, completa, veloce per ogni prenotazione, ogni acquisto: il Louvre, la Sacra Cappella, il battello sulla Senna, la Gare d’Orsay, etc.: tutto, facilmente e subito. Fra qualche ora telefonerò al fatale 0823 448084: spero di non sentirmi dire che 6 gennaio, Epifania, la reggia è chiusa al pubblico, anche perché nel frattempo ho prenotato e pagato l’Hotel … evvabbuò, signurì, che vvulite … tenimme famiglia pure nuie … è festa … ‘e criature … a’ Befana … i regali … e poi, chella a reggia, ve la putite pure guardà da luntane o se vvulite anche a  o cumpiutèr … che sarrà mai … e poi … chille  o re nun ce sta cchiuù … o sapite o no? E vuie ce vulite far faticà pure i iuorni ‘e festa …

Uei, ho richiamato! Non c’era il tasto n…. da calcare per acquistare i biglietti e allora mi sono fatto furbo: ho calcato il tasto della “modifica prenotazioni”: mi risponde una signorina molto pronta, cortese … no, mi dispiace, l’acquisto biglietti solo tramite Ticketone … ma non è aggiornato, replico io  … Abbiamo sollecitato, risponde. Io dico: senta signorina, io amo la vostra regione … mi dicono che  sono un napoletano mancato … ma non è possibile che oggi 30 dicembre non siano pronte le procedure di acquisto on line per il 6 gennaio … Abbiamo sollecitato, mi dice. Vabbuò, rispondo, è la differenza fra l’efficienza e l’efficacia: siete stati efficienti ma non avete ottenuto il risultato, è mancata l’efficacia. Grazie assai, signurì … siete stata gentile: la saluto con un marcato accento napoletano …

Comunque una cosa l’ho appurata: il sei gennaio sono aperti!

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SCIARE OGGI IN PAGANELLA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2016 @ 4:12 pm

Detto altrimenti: un VIP racconta       (post 2597)

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Da Cima Paganella verso il Garda

VIP, Vecchietti In Pensione. Siamo un gruppetto che la mattina bonora (in dialetto trentino chi è mattiniero si chiama “bonorif”) facciamo a gara a chi arriva prima agli impianti di risalita di Andalo, ben prima che essi “aprano”. L’orario sarebbe alle 08,30, ma volete mettere … essere lì prima degli addetti, prima del personale dei vari rifugi sulle piste? Intanto posteggi l’auto a pochi metri dalla partenza; poi appoggi gli sci al pannello del cancelletto d’entrata; infine, al “Via!” uno scatto e sei sulla prima cabinovia! All’arrivo, altra corsetta (con gli sci ai piedi!)  e sali sulla prima seggiovia: insomma, da Trento: dallo “status pigiama” alla Cima Paganella, 90 minuti!

E qui comincia il bello. Le piste tirate a specchio, neve ottima, nessuno sciatore oltre noi! Volate fantastiche (l’altro giorno uno di noi ha registrato una punta max di 92 kmh!). Ma non solo velocità, bensì anche “auto lezione” di sci. Infatti ti puoi concedere che tutta l’attenzione sia rivolta al perfezionamento della tua sciata. Come segue:

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Meglio soli che male accompagnati …

Il peso: sempre centrale, per ottenere ciò, tu devi portarlo in avanti: il che si ottiene portando le mani avanti, un po’ in basso; portando un po’ di pressione dello scarpone sugli stinchi; sciando “in punta di piedi” nel senso che dentro lo scarpone il tuo piede cerca di stare “sulla propria pianta anteriore”. Infatti se il peso è centrale (lo si ottiene portando il peso avanti), lavora tutto lo sci. Altrimenti solo le sue code, e tu “derapi”, ovvero “ti slitta il posteriore”.

Le gambe: andrebbero separate ma noi veci abbiamo imparato a sciare a gambe unite ed allora … allora si compensa allargando le braccia. Tuttavia, poichè abbiamo sci “sciancrati” (i miei hanno un raggio di curvatura di 14,5 metri), se vuoi fare curve più strette e rotonde, allarghi un po’ le gambe è lo sci arrotonda, disegna e  chiude meglio la curva.

Sul ripido: se in curva prendi troppa velocità, o se semplicemente vuoi controllare meglio gli sci sul ripido, all’uscita di curva abbassare molto la mano a valle, il che porta un incurvamento a valle dell’intero corpo. Se non basta, fai lavorare anche lo sci interno, caricando il peso anche su quello.

Il corpo: flesso in avanti, armonicamente, con snodi operanti contemporaneamente alle caviglie, alle ginocchia, alla pancia, alle spalle.

La spigolatura degli sci. Se il corpo è ben centrato e la neve è buona, puoi spigolare di meno, appiattire lo sci e fili via senza sollevare sbuffi di neve: veloce e silenzioso.

I bastoncini (racchette, in dialetto “volantini”). Sciando veloci ti accorgi del vantaggio che ti danno quelle in carbonio, leggere e sottili: più agevoli nell’essere mantenute in posizione, meno resistenti all’aria (le mani sempre avanti: i bastoncini sono manovrati – movimentati con movimenti del polso).

Il ritmo: sciare canticchiando un valzer.

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“Mirco, una cioccolata calda, al volo … grazie!”

La scelta delle piste: le percorriamo tutte, in una scientifica successione che tiene conto della loro esposizione, ripidezza e grado di (limitatissimo) affollamento.

La sosta. A metà mattinata, a scelta, da Mirco Michelon alla Malga Zambana, una tazza di cioccolata calda (io); un bianco o un caffè (altri).

Quanti giorni sciamo all’anno, noi VIP? Un certo Paolo, 111. Io solo 50. Altri, a seconda dei casi.

A mezzogiorno … a casa! Infatti le piste cominciano ad essere un po’ troppo affollate per i nostri gusti di VIP viziati! E poi oltre tre ore di sci con circa 6500 metri di dislivello discesi in media, possono bastare, che poi al pomeriggio noi VIP gh’aven ben da far altri mistéri … (gh’aven … “abbiamo”, a Trento. A Rovereto invece si direbbe gh’avem).

La nostra età? Oltre i 70 a testa. Oltre di poco ma oltre.

P.S.: quando il tuo cervello ed il tuo corpo gestiscono  automaticamente tutte le variabili di cui sopra, allora puoi dire di “sapere sciare”.

POST-FAZIONE: INCONTRI IN FUNIVIA

“A me mi” (lo so che non si dice a me mi, ma a me mi piace dirlo!) … a me mi piace parlare con la gente in funivia/seggiovia. Incontri.

Un giovane con una leggera inflessione tedesca: si, i miei sono di Molveno, emigrati in Germania dove sono nato io, lavoro in Germania, sono un tecnico programmatore di torni, siamo felici …

Un  giovane papà di Tolentino, mi racconta la tragedia del terremoto: si, la mia casa ha retto, una palazzina nuova di tre piani, io abito al terzo, balla tutto, si aprono le ante degli armadi, si rovescia l’acqua dai bicchieri, ma che volete che facciamo? Ho due figli piccoli, una notte le scosse mi hanno svegliato, mancava la luce, non riuscivo a trovare mio figlio … si era riparato sotto il letto …

Una coppia di Forlì: voi non la conoscete ha gli occhi belli, Eulalia Torricelli da Forlì … Forlì? Racconto: ci sono passato in bicicletta, salendo fino a Predappio e poi ancora avanti, fino in Toscana … La neve … voi di Forlì tre inverni fa ce l’avete rubata, ben tre metri da voi e qui scarseggia …

Altri amici di Parma (Perma): ma … siete voi che avete la testa quadra? No … sono quelli di Reggio Emiolia …Si ma a voi gli spigoli li hanno rosicchiati i topi! Si, però noi di Perma abbiamo la banconota da 10 euro più laaaarga!

La “chicca” della giornata: una giovane signora … Ho la casa ad Andalo, risiedo a Singapore, 12 ore di volo … In Cina si scia ma nel nord del paese a 20 gradi sotto zero, non è cosa … in Giappone? Solo due ore di volo, ma qui ho la casa, i parenti, gli amici … Complimenti signora, la prima cabinovia della mattina, non è da tutte le signore essere così mattiniere!

Ai Forlinesi, ai Parmensi-Parmigiani e alla Singaporese ho dato il mio biglietto da visita di blogger: dai, intervenite, commentate … vi aspetto!

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BANKEN KAPUTT!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Dicembre, 2016 @ 3:37 pm

Detto altrimenti: ACHTUNG BANKEN! ….. (post 2596)

downloadPRIMO FATTORE DI RISCHIO. 1970-1980 … in un convegno sul mondo della banca e della finanza sentii l’allora Amministratore Delegato del Credito Italiano, Lucio Rondelli, affermare “Le banche intermediano troppo”. Tradotto: raccolgono e prestano troppi denari. A me la cosa apparve strana, a me che ero a capo della finanza di una grande finanziaria di partecipazioni ma che per cinque anni avevo lavorato alla Banca Commerciale Italiana, nella quale l’imperativo era “raccogliere molto denaro e impiegare molto denaro”. Poi riflettei: Rondelli si riferiva al grado di insufficiente capitalizzazione delle imprese italiane le quali si erano abituate a lavorare soprattutto con i soldi delle banche e molto meno ad investire i propri. Anni dopo, da un industriale, senti parlare di “miliardi veri” (s’era ancora con la lira), veri cioè i “suoi”, rispetto agli altri, semplici “miliardi”, quelli che poteva ottenere dalle banche o dal sistema del credito agevolato.

SECONDO FATTORE DI RISCHIO. Successivamente le banche incominciarono a fare anche tanta, troppa finanza. Mi spiego per i non addetti ai lavori: l’attività tipica istituzionale di una banca è fare contemporaneamente raccolta ed impiego di denaro. Una finanziaria, invece, o fa la raccolta o fa gli investimenti. E invece le banche si misero a fare una “finanza di mezzo” e cioè, invece di investire sulle famiglie e sulle imprese, iniziarono a fare investimenti finanziari sottoscriventi dì titoli di debito altrui. Operazioni più facili, all’inizio più redditizie, molto più rischiose. Difatti poi i nodi vennero al pettine.

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TERZO FATTORE DI RISCHIO Guerre di potere e di poteri che hanno portato ad incorporazioni in house che hanno portato alla scomparsa di marchi prestigiosi, quale quello della Comit-Banca Commerciale Italiana.

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QUARTO FATTORE DI RISCHIO. La privatizzazione delle grandi banche pubbliche. Privato? Utile economico “a prescindere”, così si possono fissare stipendi, premi e buonuscite da capogiro al top magement per grandi utili realizzati nel breve termine che però nel medio termine hanno portato al quasi fallimento quelle stesse banche. Ma intanto, chi ha dato ha dato, chi ha aùto ha aùto, scurdammuce o’ passato simmu Napule paiesà!

QUINTO FATTORE DI RISCHIO. La crisi economica. Tuttavia mi resta una domanda: anche negli anni ’70 ci fu una grande crisi economica: ricordo una feroce stretta creditizia e valutaria: mai le aziende italiane erano andate così male, ma mai in quegli stesi stessi anni i bilanci delle banche erano stati così floridi. Lascio a persone più esperte di me l’esame confronto delle due crisi.

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SESTO FATTORE DI RISCHIO. Il venir meno del pudore e dell’onestà da parte di qualche top manager, concretatosi – ad esempio – in prestiti milionari (in euro) a soggetti assolutamente non meritevoli sotto il profilo economico-finanziario e della fedina penale.

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All’inizio era BS, ma feci notare al DG di quella  banca che BS in inglese significa bull shit, cacca di toro, ovvero in gergo  “cagate” ed allora si passò al BdS.

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All’inizio era al Sud. Ed allora le grandi banche del nord hanno incorporato quelle del sud. Poi anche al nord. Ed allora grandi banche del nord si sono fatte incorporare in grandi banche estere.

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download-1Poi “l’incorporare e l’incorporarsi” non è più bastato: ne sono testimonianza le vicende attuali di grandi e meno grandi banche toscane. Ed ora si parla di “privatizzazione al contrario” ovvero di “ricapitalizzazione con denaro pubblico”. Ecco, ho capito: sto per diventare azionista di alcune banche, visto che quelle “ricapitalizzazioni” sono fatte con soldi pubblici, cioè con le tasse che pago io. E mi va anche bene … perchè nel frattempo io non sono anche un depositante né un creditore di quelle banche! Altrimenti dovrei dire addio anche a parte dei miei depositi e dei miei crediti!

Ma vabbè, ieri era Natale, oggi è S. Stefano … presto ci sarà il Capodanno e l’Epifania … stiamo sereni, amici!

P.S.: 60.000.000 di Italiani diciamo … 40.000.000 di contribuenti? ed allora 20 miliardi diviso 40 milioni, fa 500 euro a testa: ecco, ho acquistato azioni bancarie per 500 euro.

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BUON NATALE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Dicembre, 2016 @ 8:31 am

Detto altrimenti? Buon Natale!     (post 2595)

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In una malga (Malga Zambana) in Paganella, un cartello: “Non abbiamo Wi-fi: parlate fra di voi”. Ecco, questo è l’augurio che mi è venuto spontaneo da fare a voi tutte, care lettrici e a voi, affezionati lettori delle mie sudate carte elettroniche. Parlarsi, perché, come ha detto Papa Francesco, “la Verità è relazione”. Relazione è parlarsi rispettandosi, il che significa innanzi tutto attenzione per l’Altro, se non altro perché l’altro per gli Altri siete voi stessi (perdonate il gioco di parole). Spesso invece noi (io in testa, s’intende) non ci pensiamo: ci troviamo bloccati nel traffico e ce la prendiamo con gli Altri automobilisti: ma perché non se ne stanno a casa!? Ma nello stesso momento n-1 automobilisti (ovvero, tutti gli Altri) stanno pensando la stessa cosa di noi … (qui a fianco: “… venga a prendere un caffè da noi, alla Malga Zambana …”)

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Dice … ma dov’è il messaggio natalizio? Eccolo, arriva … arriva, o almeno ci provo. Gli Altri, nel mondo, così lontani da noi ed allo stesso tempo così vicini … come le parole al loro significato, talvolta vicine, spesso lontane. Umanità, accoglienza, democrazia, equa distribuzione della felicità (stavo per scrivere della ricchezza) … parole spesso troppo lontane dal loro significato. Ecco il mio augurio di Natale: che da una più stretta “relazione” fra le parole e il loro significato emerga finalmente la Verità. (Qui a fianco, Emmanuel Levinas, il filosofo del Volto, il Volto dell’Altro che ti guarda, che si aspetta una risposta da te …)

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downloadLe parole sono pietre, scriveva Don Lorenzo Milani. Ma le pietre possono essere diverse e per di più utilizzate in modi diversi: possono essere stratificate, facili allo sfaldamento, poco adatte a qualsiasi utilizzo; oppure possono essere granitiche. Inoltre, possono essere utilizzate per costruire oppure per ferire ed uccidere. Ecco, allora utilizziamole con prudenza e – in ogni caso – facciamo in modo che esse siano “in relazione” con il loro significato. Solo in tal modo potremo essere costruttori … costruttori di Verità.

Buon Natale a tutte e a tutti!

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BRAVI AGENTI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Dicembre, 2016 @ 3:34 pm

Detto altrimenti: bravi agenti, bravi poliziotti!     (post 2594)

Il terrorista killer di Berlino. Sfuggito alla polizei tedesca ed alla gendarmerie francese. Si aggira nottetempo a piedi di fronte alla stazione FS di Sesto S. Giovanni (MI):

  1. downloadDi fronte ad un presumibile balordo – potenzialmente pericoloso –  non avete “tirato diritto”, non avete esitato ad intervenire per accertamenti. Bravi agenti!
  2. “Fornisca i documenti, prego”. E lui spara e ferisce un agente. L’altro agente spara e lo uccide. Bravi agenti!
  3. Che ci faceva costui a Sesto S. Giovanni? Scappato dalla Germania, attraversata la Francia, arrivato a Milano Centrale, come può passare per la capa di un terrorista di andare proprio a Sesto S. Giovanni e non altrove?
  4. Male il Ministero che ha diffuso nomi e foto dei due agenti. Meglio farebbe a tendere identificabili tutti gli agenti (solo dai propri uffici) con l’apposizione di un numero di riconoscimento sul casco e sulla divisa, almeno così sapremmo chi sono quegli “eroi” che bastonano studenti pacificamente seduti sui marciapiedi di Corso Italia o sdraiati nei  corridoi della Diaz a Genova …
  5. Non si confonda il diritto-dovere della polizia di difendere da un criminale  se stessa e i cittadini con la necessità di non istituire il reato di tortura.
  6. La taglia di €100.000,00 promessa dalla Germania … che fine ha fatto?

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LA SANITA’ TRENTINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Dicembre, 2016 @ 4:08 pm

Detto altrimenti: CAMERA CON VISTA … (post 2593) …

download… sulla sanità trentina. La mia è una camera virtuale al piano rialzato di un palazzo virtuale che si affaccia sull’entrata del maggiore, (reale) ospedale cittadino. Mi affaccio e ne sento d’ogni tipo: “Si stava meglio prima; no, ora; no dopo”. Ecco, il giudizio più caratterizzante un atteggiamento diffuso è l’ultimo, paradossale: “Si stava meglio … dopo”. Esso indica la tendenza più diffusa a misurare la realtà della nostra sanità con il metro del tempo: l’adesso con il prima e con l’auspicato “dopo”.

Le ricette che sento sciorinare sono tante, ognuno ha la sua, un po’ come accade per la nazionale di calcio. E allora io stesso … come posso sottrarmi a questa epidemia di giudicanti? E siccome di calcio io – rara avis – non mi intendo “affatto”, per esclusione non mi resta che misurarmi con ciò che conosco “molto poco”: la sanità trentina. Io che tutto posso essere tranne che un esperto dell’organizzazione e della gestione di un simile servizio pubblico! Ma vi pare giusto? Eppure eccomi qui a pontificare, forte di 1) un invito a farlo; 2) singole mie esperienze di paziente occasionale; 3) essere manager di esperienza (così almeno dicono i miei 40 anni “lavorati” in quel ruolo). Ed allora cominciamo.

Io articolista. Chi è stato a “farmi scrivere”? Non ve lo dico per una questione di privacy e per non mettere in imbarazzo quella persona.

Io, paziente. Operato due volte per polipi nasali; ricucito tre volte per voli dalla bicicletta, una volta per caduta in barca; sistemata una spalla per volo fuori pista con gli sci; un’ernia inguinale; due cataratte: questo il mio curriculum. Sono stato ospite di strutture pubbliche e convenzionate. Come mi sono trovato? Sempre molto bene. Dice … ma niente è migliorabile? Certo, tutto, sempre, è migliorabile a questo mondo. Io vedo la nostra Sanità un po’ come vedo la nostra Autonomia: deve essere dinamica, non “per migliorare se stessa” quanto per “essere la migliore possibile in assoluto”. Sapete … è un po’ come quando s’era a scuola: se avevi preso un cinque ti dicevano che avresti dovuto migliorare. E si sbagliavano! Infatti tu studiavi “da sette”, la media era sei, promosso, ma non avevi migliorato di molto te stesso. E invece no. Il nostro modello deve essere irraggiungibile, una utopia, ovvero un livello semplicemente non ancora raggiunto. Ed allora dobbiamo “studiare da dieci e lode”. Tutto qui. Come fare? Basta guardarsi intorno e confrontarsi con i migliori. Dove sono i migliori? Anche all’estero, che problema c’è? Un mio amico, maestro di sci, preparatore di campioni mondiali, è stato pagato da società impiantistiche per … andare a sciare in giro per il mondo per scoprire se e in cosa le “altre” stazioni sciistiche siano migliori delle nostre. Semplice. Last but not least, il servizio del medico di base. Mai trovato meglio di adesso. Facilità di accesso, visite approfondite, ricette telematiche richiedibili – se ripetitive – anche via telefono.

 Io manager. Io sono nato e cresciuto a Genova, “ma” risiedo in Trentino da trent’anni (le virgolette su quel “ma” nel testo la dicono lunga …). A Genova io sono un “raccomandato” perché mio fratello è bi-primario, ed allora con quello stesso cognome ricevi una diversa attenzione. Ma altrimenti … (e questo “ma” nel testo non ha virgolette) … altrimenti sono guai, a cominciare dal posteggio dell’auto. Il maggiore ospedale, 2000 posti letto, fatichi a posteggiare, indi ti arrampichi per centinaia e centinaia di metri di strade in salita, entri nella “cerchia delle mura” del complesso. Fai fatica a trovare il palazzo giusto. Entri, noti cicche di sigaretta dove non dovrebbero essere, etc. Mi dicono: “Non si possono gestire strutture così grandi”. No, “questo io non credo” (e rubo la frase a quel tale senatore …). Non credo perché io stesso ho lavorato in gruppi finanziari e industriali di centinaia di migliaia di persone (Stet-Finanziaria Telefonica per Azioni; Siemens, per citarne solo due) e tutto era perfettamente gestibile. Un esempio: in Siemens un capo poteva avere sotto di sé al massimo cinque persone (un numero maggiore avrebbe provocato una strozzatura a collo di bottiglia) e così via. Una piramide di persone, poteri, doveri, obiettivi, responsabilità, risultati. Basta far funzionare la catena, dalla redazione del piano strategico alle cicche negli ascensori.

Ma allora, come valuto la sanità trentina? Cosa posso osservare, suggerire, proporre? Be’ dopo tanta filosofia, un po’ di pratica:

  1. gradirei minori tempi di attesa telefonica quando devi fare una prenotazione (e poi ogni tanto, cambiate quelle musichette …);
  2. molte infermiere sorridono: bene! Poche no: peccato!
  3. Gestione del tempo. I Medici gestiscono il loro nel senso che fanno un “overbooking” ovvero per fare un esempio, nello spazio di un’ora fissano appuntamenti a tante persone le cui visite richiederanno due ore. Da ciò deriva che loro – anche in caso che persone che pur prenotate non si siano presentate – non hanno tempi morti, ma noi utenti precisi e rispettosi degli orari, sì;
  4. i cartelli e gli avvisi. Il lessico: “Il presente cartello viene esposto per informarvi che desideriamo comunicarvi che..” Ovviamente questa è una mia esagerazione, ma invece del “Si avvisano i signori pazienti che è severamente vietato fumare etc.” basterebbe un semplice “Vietato Fumare”. Che se poi a fianco vi sono altri “Vietati”, basterebbe un Vietato solo con sotto l’elenco di cosa non fare. Banalità, certo, come l’avviso che “Sportello temporaneamente impresenziato”. Ma passiamo ad altro cartello: “Bussare e attendere”. Ecco, questo sì che dovrebbe essere vietato. Cosa? Il bussare? No! L’attendere? No, è il dover “bussare e attendere” che dovrebbe essere vietato. Infatti è snervante, fa insorgere un problema di conoscenza e di coscienza: “Mi avranno sentito? Ci sarà qualcuno all’interno? Devo bussare nuovamente? Sto disturbando una visita importante? E se poi si arrabbiano?” Restiamo lì impalati, incerti sul da farsi, con il corpo leggermente proteso in avanti come per far vedere a tutti che “Vedete anche voi, mi siete testimoni … cerco di non disturbare … ma non ho sentito risposta” Dovrò attendere qui o torno a sedermi? E se mi siedo e dopo di me bussano altre persone e poi ancora io stesso e se poi loro aprono la porta cosa devono pensare, che sia stato io a bussare tutte quelle volte? Oppure, se dopo cinque mie bussate a vuoto arriva un tizio, bussa (per lui è la prima bussata, per chi sta dentro è la sesta), gli aprono ed entra: lui si, io no? Io resto fuori come un allocco a domandarmi se devo fare un corso di “bussologia”.

Dettagli. Altri sono i problemi certo: l’Ospedale Nuovo, gli Ospedali locali, i centri nascita, la qualità della Direzione Generale, quella di ogni primariato, la spending review … ma che volete, chi mi ha invitato a scrivere lo sapeva bene che non sono un esperto di sanità! E poi … de minimis non curant Pretores, ovvero i capi sono in altre importanti faccende affaccendati per dirla con il Giusti. Ed allora me ne occupo io, di queste cosucce da dozzina! Termino riportandovi un brano autentico di una mail ricevuta pochi giorni fa da un amico del sud del Paese, una persona che invidia le nostre piste ciclabili e la nostra sanità e si lamenta della sua:

“… mi sveglio in preda a dolori addominali che man mano diventano laceranti e violenti spasmi, accompagnati da rettoragia, tanto da richiedere l’intervento del 118 che mi trasporta in ospedale con diagnosi d’ingresso “recidiva di retto colite ulcerosa”. Morale: tre giorni passati in barella tra corridoi e astanteria del pronto soccorso, beccandomi anche una bronchite causa le correnti d’aria; quattro giorni ricoverato in chirurgia d’urgenza (ma non era urgente …? N.d.r.). Che brutta esperienza, che schifo la sanità …. (sua locale, n.d.r.)! Figurati che nell’astanteria del Pronto Soccorso c’era solo un infermiere per venticinque malati!”

 CONCLUDO CON UN SINCERO E GRATO EVVIVA ALLA SANITA’ TRENTINA!

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NATALE SENZA NEVE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Dicembre, 2016 @ 7:05 am

Detto altrimenti: solo sulle piste da sci c’è tanta neve … (post 2595)

 

La neve non c’è …

Dicembre.

Intenta sui fiori di casa

la Rosa Natale ti nutre

un Nokia vicino ferma il tuo sguardo

che legge nel mio:

ape-in-dic-205

… par che dica la piccola ape …

“La neve non c’è?

Di che ti lamenti”

par che mi dica la piccola ape

“Non vedi? Lavoro

– io fabbrico il miele

– trasporto i semi del fiore

– inietto la vita nel mondo

per ore

in silenzio

e tu ti lamenti?

wp_20161223_008La neve?

Verrà …

Ma intanto

sii bravo

tu fatti più in là

lo sai che devo rientrare

e un poco riposi 

ben prima che ‘l sole tramonti

su Trento indifesa

 dagli alti suoi monti

ancora sì bruni

ed ombrosi”.

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NATALE A RIVA DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Dicembre, 2016 @ 5:59 pm

Detto altrimenti: dall’acqua salata a quella dolce … (post 2591)

Un Ligure, anzi, un Genovese (come me), trasferito in Trentino da Trent’anni … come fa a non amare l’acqua? Ecco quindi la mia nuova patria rivierasca: Riva del Garda. Per lei questa (ulteriore) mia poesiola di Natale:

NATALE RIVANO

stelleLa Notte

accende il velo del Lago

di mille faville di stelle.

Raccolta in se stessa

nel freddo

la nobile antica città medievale

monta silente la guardia

dall’alta sua torre Apponale.

torre-apponale“Son tante …

son belle …”

lei pensa,

“Son come in regata

le piccole vele di luce

in questa incantata

Attesa invernale!”

cometaMa ecco

la flotta argentata

sale improvvisa nel cielo

e resta sospesa

a comporre una Grande Cometa.

La Pietra Merlata

trattiene il respiro

e avverte sul viso il tepore

del nuovo

dolcissimo

Evento Divino.

“E’ l’Ora o è Vento?”

roccaSi chiede la Rocca Imperiale.

Risponde la Notte sorpresa:

“Non vedi la Stella?

E’ questo il momento

del Santo Bambino

che dona al tuo lago

la brezza più bella,

il Suo Soffio d’Amore:

e giunto il Natale!”

 Si … lo so … la città prima di essere medievale era stata romana, e prima ancora dei Ligures, qualche migliaio di anni fa! E la Rocca prima di essere imperiale era stata vescovile. Ma che volete, si chiamano “licenze poetiche”! E poi, per i non-Rivani: a Riva del Garda il vento che spira da nord non si chiama tramontana, ma “Vento” e si distingue in “Balin o Balinot, quello che scende sulla destra orografica della città, dal Passo del Ballino; e quello che scende dalla Valle del Sarca su Torbole, il “Sarca”. I due venti, poco più a sud, si fondono nel famoso “Peler”, quello che “fa il pelo”all’acqua.

Una curiosità: quando un rivano vuol dire ad una persona che non ha capito una certa cosa, gli dice “Tu non capisci né Ora né Vento”.

Da Nord arriva – raramente – un altro vento ancora, il Foen. Da Sud, regolarmente la famosa Ora e – talvolta - la “Vineza” (Venezia) ovvero la Bora  che a Riva giunge da sud!

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