PERCHÉ I LUPI SE NE VANNO?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Marzo, 2015 @ 9:15 amDetto altrimenti: perché loro si e altri no?   (post 1976)
Post 1976, anno 1976 – A capo della finanza Italia della Stet- Società Finanziaria telefonica p. A, Torino, la prima, più grande società finanziaria italiana. Due anni prima ero impiegato della Comit. Ma per capire quale sia stata la “vera” fortuna che io ebbi,  leggete il post sul mio nuovo capo di allora: Ruggero Cengo Romano, il mio terzo genitore, per gli insegnamenti di lavoro e soprattutto di vita che mi ha dato con il suo esempio!
Io non credo. Io non sono un credente. Ma no … cosa avete capito? In Dio io credo! Ben altra è la “verità †alla quale io non ho mai creduto: e cioè io non credo che chi sia sorpreso con le mani nel sacco o quasi, se la possa cavare come lo Stato della canzone Don Raffaè del compianto Fabrizio De Andrè:
“si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità â€
meritandosi il plauso di chi … di chi in realtà non vedeva l’ora che togliesse l’incomodo! Appunto. Un po’ come gli operai che avevano costruito la piramide con i suoi segreti: il faraone li faceva uccidere, che non li svelassero a nessuno quei segreti!  E qui da De Andrè passo al Manzoni: “ Troncare e sopire, sopire e troncare molto reverendo padre ..â€. Ecco, troncare, sopire, far dimenticare, togliere dalle prime pagine altrimenti … altrimenti ce n’è per tutti noi. Tutti “noiâ€? No, scusate, avrei dovuto dire “ tutti loroâ€. Già , perché le “nobili dimissioniâ€,  il gesto di “alta responsabilità †lo vediamo quando l’impiccio sfiora grossissimi interessi economici: furti continuati ed aggravati del denaro e della fede pubblica (la rapina alle tesorerie dei partiti) e l’abbuffata degli appalti pilotati: hai visto mai che si scoperchi tutto! E infatti ce lo diceva il buon Craxi che tanto “così fan tutte†(le segreterie dei partiti, le commissioni aggiudicatrici, etc.).
Ed allora, che fare?
I partiti? Dice ,… via il finanziamento pubblico, così imparano! Eh già , signori … io stesso la pensavo così, ma questa volta non sono stato uno stupido ed ho cambiato idea. Infatti solo gli stupidi non la cambiano mai! E oggi, con l’abolizione del loro finanziamento pubblico,  ‘l tacon l’è pezo del bus: stai arbitrariamente abusando degli antibiotici? Ed io vieto gli antibiotici. Ecco come mi suona oggi l’abolizione di quel finanziamento.
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Ma veniamo ai lupi, anzi, ai Lupi. Il sistema Incalza vigeva da decenni: il burocrate aveva più potere del ministro. E il ministro se lo teneva buono. Solo che “vietare†l’antibiotico – in questo caso inquisire Incalza e dimissionare il ministro – non è una soluzione sufficiente. Nemmeno è sufficiente inasprire le pene per questi reati. Infatti occorre esaminare eventuali colpe del passato (ove non prescritte, per carità , ci mancherebbe altro!) e soprattutto riscrivere le regole per gli appalti pubblici: oggi sono troppe, complicate, contraddittorie, ambigue, eludibili come una fetta di emmenthal svizzero, la quale si sa, è piena di buchi! E dire che i nostri antichi padri romani (Romani d’un tempo, capiamoci!) ce lo avevano ben insegnato che “plurimae leges corruptissima republicaâ€!
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E invece, nel frattempo, sopire e troncare, troncare e sopire, molto reverendo padre … (Firmato Don Lisander, in arte Alessandro Manzoni)
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LA STRAGE CONTINUA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Marzo, 2015 @ 7:27 amDetto altrimenti: c’est l’argent qui fait la guerre …    (post 1975)
Post 1975, anno 1975 – I diciottenni ammessi a votare alle amministrative.
ISIS … sembra l’acronimo di un ente …Istituto Superiore Internazionale di Scienze, invece è una sigla di morte. Di morte e di denaro: la liquidità del solo governo libico depositata in numerose banche internazionali è calcolata in 150 miliardi di dollari USA. Chi avrà il potere in Libia avrà il denaro della Libia. Ed allora, se tanto mi dà tanto, a quanto ammonta il totale del tesoro dei paesi al cui interno agisce l’Isis ?
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Il mi’ babbo, un toscanaccio doc tipo “maledetti toscani†di Curzio Malaparte, soleva dire. “Un mi venite a dire che Cristo gli è morto di sonno …â€, ovvero: non raccontatemi frottole: fanatismo religioso? Quando mai!?
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ALEA IACTA EST
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Marzo, 2015 @ 6:41 amDetto altrimenti: il dado è tratto!    (post 1974)
Post 1974, anno 1974 – Austerità , terrorismo, 65.000 fiattini in cassa integrazione.  Alea iacta est: io lascio un transatlantico (la Comit) e a 30 anni divento dirigente su un aliscafo (piccola impresa privata).
Il dado è tratto, la scelta ormai è fatta, la sfida lanciata/accettata, ormai non si torna indietro. Così disse Giulio Cesare, passando il Rubicone con un esercito, dando inizio alla seconda guerra civile dell’antica Roma.
Oggi il “dado†spesso viene “trattoâ€, ovvero lanciato dai partiti politici. Novelli Fregoli lanciano una sfida a loro stessi: cambiano nome, si scindono, si rifondano, nascono, rinascono, risorgono come l’araba fenice, sperimentano. Ma “sperimentano†cosa? Molto spesso solo loro stessi, la propria capacità o meno di raccogliere (maggiori) consensi. Il dado è tratto. Solo che poi non sai come si ferma quel dado, soprattutto se esso è sferico … Altri partiti invece si concentrano sulle politiche che servono alla gente più che sulla politica che serve al partito: la sfida che essi lanciano a loro stessi è di tutt’altro tipo, ovvero, innanzi tutto che la gente capisca che il loro terreno di gioco è ben diverso da quello della “politica di contenitoriâ€: è la politica dei contenuti.
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A RUGGERO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Marzo, 2015 @ 2:30 pmDetto altrimenti: a Ruggero Polito, un ricordo del collega Piero Chiaro in occasione della S. Messa nel primo anniversario della morte (v. post precedenti, “Ruggero Politoâ€)     (post 1973)
Post 1973, anno 1973 – “Amarcord†mi ricordo. 29 anni, sono padre di Valentina! 29 anni, stavo finendo il mio quinto anno alla Comit (sarebbe stato anche l’ultimo): crisi e economica durissima, stretta creditizia, stretta valutaria. Fra l’altro, ogni importatore doveva versare alla banca d’Italia in un conto corrente infruttifero e bloccato per sei mesi una somma pari alla metà del valore delle merci importate.
Piero Chiaro, collega di Ruggero, così lo ha ricordato durante la S. Messa commemorativa di ieri, nella Chiesa Arcipretale di Riva del Garda
“E’ già un anno. Sembra ieri. Son già trascorsi ben 365 giorni. A me sembra ancora possibile poter telefonare e concordare un giorno per vedersi e stare un po’ insieme, come usavamo fare; spesso con gli amici Perterlini. Era sempre un piacere vedersi. Purtroppo, non so perché, delle persone a te care apprezzi le qualità in misura maggiore quando le hai perdute. Soprattutto quando, ovviamente, quelle qualità eran tante. E così di Ruggero, al quale mi capita spesso di pensare, mi mancano tante cose.
Mi manca quel Suo perenne sorriso, che l’accompagnava in ogni circostanza, segno della serenità d’animo e della tranquillità del Suo carattere;
Mi manca quel senso del piacere dello stare insieme, che avvertivi tangibilmente e nel concreto quando non avrebbe mai voluto che ci salutasse: “ ma dai stiamo un altro po’, mica è tardiâ€, questo era il Suo ritornelloâ€.
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Mi manca la Sua musica, quella musica che era la sua essenza; il suono del pianoforte, che suonava con istintiva naturale grande bravura e che avrebbe suonato per ore senza mai stancarsi; non ho mai incontrato persona così immedesimata nella musica, che gli trasmetteva visibilmente gioia; quasi un senso di esaltazione estatica.
Mi manca l’avvertire il senso della Sua generosità , quella Sua buona predisposizione per gli altri, che lo portava a prodigarsi in qualche modo per aiutare chi fosse in difficoltà .
Mi manca il suo buon senso, che sempre l’aveva guidato nella Sua attività , soprattutto di Pretore, quando da solo poteva decidere le questioni più spinose affidandosi al senso di umanità e di equilibrio che lo caratterizzava; e la Comunità per questo gli ha sempre manifestato riconoscimento e gratitudine. Quel buon senso al quale, da amico, sapevi di poter attingere per avere un consiglio da far valere in qualche problema che ti angustiava.
Mi mancano le discussioni sulla fede, quella autentica, perché supportata dal dubbio, che lo accompagnava e che io, da laico, agnostico, pure gli invidiavo, consapevole della forza del credere anche in un’aldilà . E speriamo che abbia ragione Lui, sì che io possa avere la fortuna di reincontrarlo e così ascoltare ancora il Suo violino e “ o sole mio†suonato al pianoforte.
Cosa dire ancora di Ruggero. Sì : che nella Sua pur minuta struttura fisica, nascondeva in realtà un forza d’acciaio, che gli aveva permesso di ben superare uno spaventoso incidente e poi un altro ancora. E non posso concludere senza ricordare il suo grande amore per la famiglia. Per la sua Maria Grazia, la donna della Sua vita, con la quale quest’anno avrebbe celebrato le nozze d’oro e per le sue figliole, Patrizia, Elisabetta e Anna Carla alle quali era sì affettuosamente legato e a parlar delle quali gli ridevano gli occhi. La famiglia, la musica, la giustizia, la fede, l’amicizia, il senso del prossimo, questi erano i valori in cui credeva il nostro carissimo Amico, che noi porteremo sempre nel nostro cuore e nel nostro ricordo, consapevoli che ciò facendo noi lo terremo in vita con noi. Ciao Ruggero.  Alla prossima.”
Rovereto – Riva del Garda – 18 marzo 2015
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RUGGERO POLITO: 18 MARZO 2015
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Marzo, 2015 @ 2:31 pmDetto altrimenti: primo anniversario della scomparsa di Ruggero Polito  (post 1972)
Post 1972, anno 1972 – Domeniche a piedi. Il 15 agosto 1971, a Camp David, Richard Nixon, aveva sospeso la convertibilità del dollaro in oro, in quanto, con le crescenti richieste di conversione in oro le riserve americane si stavano sempre più assottigliando. Il dicembre del 1971 aveva segnato l’abbandono degli accordi di Bretton Woods da parte dei membri del G10 (il gruppo dei dieci paesi formato da Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia). Con lo Smithsonian Agreement  il dollaro venne svalutato e si diede il via alla fluttuazione dei cambi. Gli effetti si videro in pieno nel 1972.
Se cliccate sotto il mio curriculum le parole “Ruggero Polito†trovate la sua intervista e tante altre notizie. Un anno fa esatto, dopo due mesi di improvvisa malattia, Ruggero ci ha lasciati. Un ottantenne vivacissimo ha lasciato l’adorata moglie, tre figlie e cinque nipotini. Ma anche noi, tanti “noi†… tante persone che gli volevano bene: gli amici dell’ Associazione Amici della Musica di Riva del Garda, di cui Ruggero era stato presidente per mezzo secolo; gli “Accademici†dell’ Accademia delle Muse di Trento; i colleghi musicisti della Camerata Musicale di Arco, diretta dal M.° Giorgio Ulivieri; i suoi e nostri carissimi amici Peterlini, etc..
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Ruggero, un nome doppiamente caro per me. Lo è stato quello del mio compianto ex capo alla STET, Ruggero Cengo Romano (v. relativo post), la cui scomparsa io ho sofferto come quella di un terzo genitore. Lo è quello di Ruggero Polito, che per me è stato come un fratello maggiore. Il suo sorriso, la sua spontaneità , la sua disponibilità verso l’ altro†… la sua umanità ! E poi, attivo e curioso di tutto, come un ragazzino, entusiasta della vita nonostante i due gravi incidenti subiti ad una gamba: avrebbe voluto che lo portassi in barca a vela con me, sul mio FUN una barca da regata, di quelle ballerine … quanto ho faticato a convincerlo che non era cosa. Nun è cosa, Rugge’ … è troppo rischioso, la tua gamba, sai … Nun è cosa …già perché Ruggero era napoletano. E come amava (anche) le canzoni napoletane! Come volentieri le eseguiva al pianoforte! E noi attorno a bearci delle due armonie, quella che emanava dal suo viso felice e quella delle note …
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Le riunioni a casa sua, in molte occasioni, laiche e meno laiche (Le domeniche d’Avvento;  Natale in casa … Polito!  Una consuetudine) riunivano amici, musicisti, musicisti amici, amici musicisti.
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E poi, le  “grandi†gite fatte insieme: in Maranza; all’Alpe di Rodengo; la Tre Giorni in Toscana, nel senese, nella terra del mio babbo (Montalcino) e poi nel grossetano, insieme ad una ventina di amici.
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Trento, Casa Luigi Sardi
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All’ Alpe di Rodengo: quella volta era con noi una violista della Haydn, la cara amica Maura Bruschetti … per cui fra chitarra del violinista-pianista Ruggero, la voce di Maura e un pochino della mia armonica a bocca, abbiamo improvvisato un concerto montano! E Ruggero esprimeva, anzi no, sprizzava felicità dagli occhi.
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In visita guidata (da Don Marcello Farina) alle chiese con gli affreschi dei Baschenis
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Potrei andare avanti fino a sera. Invece vi invito a cercare voi stessi altre notizie sul nostro grande, insostituibile Amico Ruggero qui, fra i post che gli ho dedicato. Ruggero, sicuramente da lassù tu ci vedi, tu ci senti, tu avverti l’amore che tutti noi ti portiamo: un abbraccio forte forte, quindi, carissimo Amico, da parte di tutti noi!
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Ruggero, noi ti ricordiamo come eri e come “sei” : … Â in quelle foto!
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ERCOLE E I LUPI (PADRE E FIGLIO)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Marzo, 2015 @ 6:39 amDetto altrimenti: Ercole Incalza, fino a ieri, chi era costui?  (post 1971)
Post 1971, anno 1971 – Nel gennaio mi sono sposato. Per il resto oggi – rileggendo le cronache dell’anno – mi chiedo: ma dove vivevo io, a quell’età ? In un limbo immaturo e disinformato, inconsapevole della maggior parte dei fatti rilevantissimi che il Paese stava attraversando.  Lavoravo in banca, alla Comit. La banca, “quella” banca mi piaceva, il lavoro che stavo facendo no. Confesso che stavo vivendo con il paraocchi. E dire che avevo studiato, una laurea etc.. Allora mi domando: se questo era il (purtroppo) elevato grado della mia (colpevole) “inconsapevolezzaâ€, quale maggior grado di cecità era diffuso fra le gente – ed era la maggior parte della popolazione – che non aveva studiato come me?
Ercole Incalza. Sotto il governo Berlusconi fu creata e gli fu affidata una unità speciale del ministero dei lavori pubblici, quella che avrebbe dovuto realizzare le Grandi Opere Pubbliche. Le opere pubbliche. Vanno assegnate con pubbliche gare d’appalto. I criteri erano due: il massimo ribasso e l’ “offerta economicamente più vantaggiosaâ€. Già la terminologia (della seconda modalità ) è ambigua e appare come un doppione della prima. E invece no: la prima si spiega da sola ed era ed è riservata agli appalti non complessi. La seconda è riservata agli appalti più complessi (Grandi Opere) e prevede che la scelta della ditta alla quale affidare i lavori non sia fatta solo sulla base dell’offerta al prezzo più basso, ma sulla base della valutazione di tanti elementi suscettibili di una valutazione soggettiva: e già qui ….
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(Ma anche “il prezzo più basso†è una gran  cavolata: infatti pur di vincere le ditte offrono prezzi incredibilmente bassi, salvo poi reclamare pesantissime revisioni di prezzo in corso d’opera, facendo sballare ogni previsione di spesa. A riprova di ciò, la stessa legge del prezzo più basso ha indotto le stazioni appaltanti ad inserire una clausola: non si accetta chi dichiari di avere un utile inferiore a tot %!).
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Ma poi sono venute fuori le Grandi Opere Pubbliche. Ed allora ecco la speciale unità ministeriale che le può affidare con affido diretto ad un General Contractor … uno che “fa tutto luiâ€. Ora mi spiego. Nei casi normali si hanno soggetti separati che si aggiudicano il lavoro per gara: il progettista – costruttore; il direttore lavori; il collaudatore, nel senso che – sul piano operativo – vi è chi opera e chi controlla. Con il General Contractor no. Fa tutto lui: se la canta, se la suona, porta la croce e fa il morto. Il Direttore Lavori poi … normalmente verifica l’esecuzione dei lavori, il rispetto dei prezzi concordati etc.. da parte del progettista-impresa che esegue il lavoro. Capirete invece che se “per ragioni d’urgenza†non si fa gara ma si affida tutto con assegnazione diretta ad un unico General Contractor di quel tipo, viene meno ogni garanzia di economicità , sicurezza, trasparenza, etc. etc..
Ed allora, ben venga l’inasprimento delle pene per i corrotti, ma allo stesso tempo  si metta mano alla spropositata e infinita congerie di norme che regolano i lavori pubblici … o no?
Ercole Incalza per decenni è stato il sovrano assoluto di questa gestione separata, separata da ogni controllo, distributore di lavori colossali. Il Rolex regalato al figlio del ministro Lupi è solo una briciola del fiume di … interessi paralleli al filone d’oro del denaro degli appalti. Una briciola piccola ma significativa. Don Ciotti recentemente ebbe a dire che temeva i danni provocati da chi viola la legge, ma ancor di più chi quelli di chi opera secondo leggi sbagliate.
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E il ministro Lupi? A mio avviso si deve dimettere di corsa chiedendo scusa e facendo restituire dal figlio quel Rolex. Che poi Lupi mia aveva addirittura stupefatto quando aveva affermato che Il TAV Torino Lione si deve fare “Perchè su quella linea passa il 30% delle merci” (sic!). Il 30% di quale 100% mi sono chiesto io!? E poi, perchè non dice che quel 100% negli ultimi 20 anni è andato sempre diminuendo? perchè non ci dice l’attuale grado di assoluto parziale utilizzo della capacità merci della attuale ferrovia? Perchè non ci dice che tanto i treni merci NON possono viaggiare oltre i 90 kmh (e allora, a che serve parlare di Alta Velocità per le merci?) e che alle merci non interessa “arrivare prima” bensì “arrivare all’orario previsto” (sono due cose ben diverse, per chi nel frattempo si fosse distratto).
Il Bignami del perfetto ministro dei trasporti
Dice … ma allora tu, caro il mio blogger, sei un NO-TAV!! Eh no, cari miei, io non sono un No-Tav, sono un “No-abolire-il-cervello”! Infatti se il TAV serve, e magari serve, allora spiegatelo con motivazioni valide, quelle giuste, non con affermazioni superficiali, da bar del dopo partita, dopo averle lette in auto, mentre vi portano al ministero, sul “Bignami del perfetto ministro dei trasporti”!
(Foto qui a fianco: be’ … anche quella del ministro Lupi è una storia, anzi una storiella …  (tipicamente) “romana”!
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LE BACCANTI DI EURIPIDE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2015 @ 1:43 pmDetto altrimenti: lettura e commento dei classici presso la Biblioteca di Trento – Conduce la Prof Maria Lia Guardini  (post 1970)
Post 1970, anno 1970 – A gennaio lascio l’Alto Adige e ritorno civile a Genova. Si lavora! Dove? un po’ a Torino, poi a Genova. Il divorzio è legge. Torino ha 2.000.000 di abitanti di cui 500.000 sono immigrati. Autunno: alluvione a Genova: 30 morti in città .
Mattinata culturale. Euripide esordisce come filosofo, ma vista la sorte toccata ad Anassagora – alla fine costretto esule – si dedica al teatro, travestendo la filosofia da tragedia teatrale. Le Baccanti sono forse la sua opera più conosciuta, più importante e più rappresentata. La trama? Chi non la conosce la trova in internet. Qui voglio sottolineare alcuni aspetti. Il rapporto con la filosofia, al quale accennavo, con la religione, con la ragione umana, con la conoscenza.
Quanto alla filosofia, Euripide è legato ai sofisti, al logos, alla parola, non nel senso che una parola ben utilizzata possa far passare cattivi concetti, ma nel senso di essere legato alla parola buona che faccia passare i concetti positivi rispetto alla parola cattiva che faccia passare concetti negativi. Primo filo rosso.
Quanto alla religione, siamo un po’ al Gotterdaemmeung, alla caduta degli dei omerici per un riavvicinamento all’uomo. La religione è un po’ un secondo filo rosso che attraversa tutta l’opera di Euripide, il quale è stato erroneamente definito ateo e misogeno, il che non è assolutamente vero. Egli crede negli dei, ma si domanda chi-cosa-come siano, soprattutto di fronte a certi comportamenti umani. Secondo  filo rosso.
Quanto alla ragione, Euripide la vede esposta a impazzire e a rinsavire. In Euripide emerge un’esigenza, quella di valutare ciò che sia la ragione ed i suoi limiti. La ragione unita ad un sentimento buono, in Alcesti, che si sacrifica al posto del marito; la ragione unita ad un sentimento di vendetta in Medea che arriva ad uccidere i figli propri e del marito che la ripudia. Terzo filo rosso.
Quanto alla conoscenza, lo stesso Dio Dioniso è “testimoniato†per la prima volta già nella civiltà cretese, insieme ad Arianna, nel labirinto, a simboleggiare la ricerca della conoscenza. Da Socrate ad Euripide inoltre è tutto un progressivo concentrarsi dello sguardo dell’uomo su se stesso: gnozi auton, conosci te stesso. Quarto filo rosso.
E qui termino, senza alcuna presunzione di avere scoperto o illustrato alcunchè se non di avere cercato di riferire qualche gemma dell’insegnamento della nostra “preziosa†Prof Maria Lia Guardini. Prossimo appuntamento martedì 31 marzo ad ore 10,00 Biblioteca Comunale di Trento, primo piano, si parlerà dell’ “Ippolitoâ€, dello stesso autore.
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LA BENEMERITA INCALZA E ARRESTA IN-CALZA PERCHE’ IN-TASCA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Marzo, 2015 @ 7:05 amDetto altrimenti: mi preoccupa la “normalità †della mancata indignata e concreta reazione popolare e la “normalità ” del ritardo della reazione del governo di fronte all’ennesimo enorme scandalo pubblico   (post 1969)
Post 1969, anno 1969 – Jan Palach si brucia vivo. Strage di Piazza Fontana. Io vengo trasferito dalla Taurinense alla Brigata Alpina Tridentina, Sten di cpl.
Primo motivo di angoscia: pare che siamo assuefatti, pare che nel nostro subconscio si pensi “beato lui che c’era arrivato a …â€. dai, confessiamolo, una buona volta! Assuefatti al male e alla non-reazione al male, anzi … quasi invidiosi della altrui capacità di delinquere impunemente. A mio avviso invece ci sarebbero gli estremi per uno sciopero generale.
Secondo motivo di angoscia: come è possibile che si sia arrivati a quel segno? Che nessuno prima abbia capito o almeno intuito? Non ci posso credere …
Ercole Incalza, “chi era costui”? Dirigente pluridecennale del Ministero dei Lavori pubblici, inglobato nel Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, persona alla quale il Ministro Lupi – intercettato – dichiarava che prima potesse essere disfatto il suo (suo, eius, di lui, di Incalza, evviva il latino!) ufficio sarebbe caduto il governo!
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Terzo motivo di angoscia: che si trovi “normale†una simile affermazione del Ministro, la quale testimonia una pericolosa connivenza quanto meno “concettuale, inerte e acritica”.
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“Carneade! Chi era costui?” Celeberrima frase manzoniana ne I Promessi Sposi, messa in bocca a Don Abbondio, il quale, ignaro della imminente visita a sorpresa di Renzo e Lucia, studiava su certi libroni filosofia varia, fino a quando s’era imbattuto in tale sconosciuto Carneade, dal che la sua esclamazione: “Carneade! chi era costui?” Ruminava tra se’ Don Abbondio seduto sul suo seggiolone … Â Â Ma torniamo a noi. Â Reagire? Quando mai! I Siciliani affiliati ad una certa organizzazione “non del tutto legale”, quelli che una volta operavano con coppola e lupara ed oggi operano nell’economia e nella finanza, di fronte ad un evento simile usano dire: “Calati juncu ca passa la china”, piegati (in silenzio, senza cercare di resistere) canna, che poi tanto la piena del fiume passa e tu ti rialzi.
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IERI AVEVO INVIATO UNA LETTERA A L’ADIGE …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Marzo, 2015 @ 9:13 amDetto  altrimenti: di solito me le pubblicano tempestivamente, ma oggi … forse per non influenzare il dibattito odierno in sede politica … ed allora me la pubblico io sul “mio†giornale blog  (post 1968)
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Post 1968, anno 1968 – Mi sono laureato a luglio. In settembre sono stato al Rifugio Rosetta (Pale di S. martino, TN) gestito da Michele Micel Gadenz, capo del soccorso alpino, a fare scalate e a dare una mano occasionale al locale soccorso alpino. Poi son partito “militarsoldatoâ€!
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Ma, dice… e la tua lettera? Eccola:
Inizia
Lettera aperta a Lorenzo Dellai
Caro Lorenzo, innanzi tutto grazie perché per tanti anni mi/ci hai salvato dalla destra e dal centro destra. Te ne ringrazio, anche se devo ammettere che in passato non avevo mai capito a fondo la tua persona, la tua capacità politica di pre-vedere, di vedere – e di capire – prima di molti altri. Tu hai dato molto alla politica, e viceversa.
Oggi tuttavia non posso concordare con la tua ultima iniziativa.
Ma procediamo con ordine. Io non sono mai stato un politico né un “politicoâ€: del resto me lo disse Bruno Kessler sin dai primi tempi in cui – da lui chiamato – lasciai Milano e arrivai in Trentino, venticinque anni fa, per fare il Direttore dell’ISA: “Za … che lu non l’è un politic!â€. E aveva ragione. Ero e sono un manager, sia pure da poco in pensione. Ma si sa, olim manager, semper manager …
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Un anno fa, quasi per caso, andai al congresso UPT, partito del quale ero un iscritto “dormienteâ€, come certi conti correnti bancari. Ascoltai i due candidati. Mi convinse una certa Donatella Conzatti, che non avevo mai incontrato prima d’allora. La votai. Donatella vinse. Da quel momento mi sono messo a sua disposizione per il partito, per i contributi di esperienza di vita e manageriale (non certo politica!) che sentivo di potere dare. E così è stato e così sarà , almeno fino a quando qualcuno non mi dovesse dire che il mio apporto è obsoleto e/o non più gradito.
In questo anno, frequentando la sede, ho percepito l’assenza dei big, ovvero di coloro che avevano sostenuto chi poi al congresso aveva perso. E questo già per me – manager – è stato un preciso segnale di allarme, nel senso che non ho riscontrato collaborazione alcuna da parte della “vecchia guardia†con la Segretaria formalmente e legittimamente eletta. Poi, mi è parso addirittura di cogliere qualche “remata controâ€, ma si sa … la politica … Evvabbè, mi sono detto … la politica … tu non sei un “politico†… che vuoi capire mai? Ma che poi, a tre mesi dalle elezioni comunali, improvvisamente emerga una nuova “Associazione†… be’ questo proprio non riesco a comprenderlo e quindi ad approvarlo, così come non mi pare condivisibile che si legga sulla stampa  “la segretaria la pianti di creare problemiâ€: anche perché anch’io l’ho sostenuta ed aiutata, e a fronte del mio lavoro (ovviamente non retribuito) mi sento insieme a lei ingiustamente rimproverato di “creare problemiâ€, mentre invece ci stavamo occupando e pre-occupando dei “contenutiâ€, delle “politiche†più che della “politicaâ€, del livello della “gente comune†più che di quello “degli amministratori e governanti-governatoriâ€. E poi – last but not least – di fronte alla frammentazione di tutti gli altri partitoni del sistema, mi sono detto, non sarebbe bene fare una virtuosa eccezione e puntare sulla nostra coesione interna? Basterebbe sapere aspettare … ecco cosa mi sono detto.
E invece no. Ecco un nuovo contenitore, un’associazione che dovrebbe “aiutare i partitiâ€. Ma a parte che quando qualcuno mi vuole “aiutare†faccio mio il “timeo Danaos et dona ferentesâ€, a me pare invece che l’ “aiutarli†sia – nel peggiore dei casi – un “sostituirliâ€, o, nel caso migliore – si fa per dire migliore – un “condizionarliâ€. Ora, quanto alla “sostituzione†noto che all’estero i partiti restano e cambiano i politici, qui da noi avviene purtroppo il contrario, e non mi sta bene. Quanto al “condizionamento†con interventi “pre-politiciâ€, anche questo non mi sta bene perché esistono tempi, sedi, e ruoli politici istituzionali nei quali ed entro i quali operare.
Da manager qual sono (“E dai, dirai tu, si, vabbè, manager, piantala lì, l’abbiamo capita!â€), infine, questa iniziativa mi ricorda quella delle scatole cinesi nelle SpA: con la maggioranza del 51% di una prima finanziaria controllo una serie di ulteriori spa fino a che comando nella grande società operativa della quale di fatto possiedo solo il 5%. Questa mia è una esagerazione, ma il mio amico filosofo del diritto naturalizzato austriaco Hans Kelsen affermava che per verificare la validità di una tesi occorre sperimentalmente spingerne le conclusioni alle sue estreme conseguenze, salvo poi “rientrareâ€. Ed è quello che io ho fatto.
Concludo: grazie per quello che hai fatto per il Trentino e per il Paese. Non me ne volere se non condivido quello che stai facendo in questi giorni.
 Finisce
HANNO RAPITO MORO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Marzo, 2015 @ 8:51 amDetto altrimenti: tanti anni fa, il 16 marzo … il 16 marzo come oggi  (post 1967)
Post 1967, anno 1967 – Paolo VI, “Populorum progressio”, dimensione mondiale della questione sociale. Prima “globalizzazione”, però positiva, questa.
16 marzo 1978. Al primo piano, da quella finestra di Via Bertòla, a Torino, vedevo la Piazza Solferino. Animata da auto della polizia … insolitamente animata. Poi la notizia. Io lavoravo lì, responsabile della Finanza Italia della Stet … mi avevano anche messo i vetri antiproiettile alla finestra … non che fossi io ad essere così importante, ma il “sistema†era un obiettivo possibile. Maria Teresa sarebbe venuta a prendermi con la piccola Valentina, la quale era tutta ansiosa di fare il suo primo viaggio “in tramâ€! Telefonai a casa, non venite, c’è troppo subbuglio. Questo il primo ricordo. Poi un senso di vertigine, come quello che un febbricitante prova nel sonno, quando sogna di essere sul punto di precipitare …
Da quella stessa finestra, due anni dopo, vidi sfilare i 40.000 colletti bianchi della Fiat.
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