UNIONE EUROPEA, PREMIO NOBEL PER LA PACE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Ottobre, 2012 @ 6:06 pm

Detto altrimenti: si, vabbè. Ma però … (“ma però” non si dice, lo so, lo so …)

Ma però. E’ pur vero che gli antichi Romani dicevano “Si vis pacem para bellum”, se vuoi la pace, preparati alla guerra. E anche noi Italiani, di armi ne produciamo e ne vendiamo, come no? Ma , direte voi, arifacce co ‘sto latinorum! Ma che volete, mi viene così …che colpa ne ho …

Paul Samuelson, economista statunitense

Para bellum … ma oggi i tempi sono cambiati. No, non nel senso che noi siamo più saggi … ma nel senso che il moderno imperialismo si è ormai esaurito (per fortuna). Nel senso che le ex colonie portoghesi si stanno comperando i pacchetti azionari di maggioranza delle principali società del Portogallo. Nel senso che bestie che popolano le foreste africane non sono più “feroci”, ucciderle è reato e non procurarsi la “gloria” (si fa per dire!) di un trofeo. Nel senso che le risorse naturali stanno esaurendosi. Nel senso che il sud e l’oriente del mondo stanno riguadagnando lo spazio che noi, nordisti occidentali abbiamo loro sottratto da secoli e per secoli. Queste sono le guerre che dobbiamo prepararci ad affrontare. Non quelle “vecchie”, che richiedevano cannoni. Oggi abbiamo bisogni di più burro e di meno cannoni (P. Samuelson, Trattato di Economia politica).
Quindi il Nobel per la pace non lo darei a chi non fa guerre “vecchie, di vecchio tipo”, ma a chi evita “guerre nuove, di nuovo tipo”. Già, anche perché le guerre vecchie possono nascere anche dalle sconfitte delle guerre nuove.

Immigrati, carcerati, giovani e non giovani disoccupati, interi popoli privati dei diritti civili, eguaglianza dei sessi, tolleranza religiosa, redistribuzione delle risorse, rispetto per l’ambiente, riequilibrio fra la rigenerazione delle risorse naturali e il loro utilizzo, riaffermazione di principi morali fondamentali, libertà di pensiero e della sua espressione, ridefinizione delle priorità, giustizia efficace in tempi brevi, lotta alla corruzione ed alla evasione fiscale, lotta alla mala finanza, lotta alla criminalità super organizzata, lotta alla corruzione, etc.. Queste sono le battaglie da vincere affinchè non si scatenino guerre, ma affinchè si “scateni la pace”. Essere premiati perché si è cercato di evitare guerre “vecchie”? Forse è un po’ poco …comunque “megiu che ninte”, meglio che niente. Questo non è latinorum, è dialetto genovese!

P.S.: Nobel per la pace all’UE? Se non altro, comunque, sono contento per Altiero Spinelli!

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ARISTOFANE, “UCCELLI”: UNA COMMEDIA GRECA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Ottobre, 2012 @ 5:15 pm

Detto altrimenti: Graecia capta ferum victorem cepit…

Quinto Orazio Flacco

… ovvero “la Grecia, conquistata, conquistò il feroce vincitore” (Orazio, Epist.. Il, 1, 156). La frase prosegue con “et artes intulit agresti Latio”. Traduciamo: “… e portò le arti  nel Lazio agreste”. Detto altrimenti: Roma conquistò la Grecia con le armi, ma questa con le sue lettere e la sua arte riuscì ad incivilire il feroce e rozzo conquistatore. La locuzione si cita per esaltare la potenza e l’efficacia delle belle lettere, dell’arte, degli studi nel processo di civilizzazione dei popoli.

E’ di questi giorni la ripresa della lettura dei classici presso la Biblioteca Comunale di Trento, sotto la guida della Professoressa Maria Lia Guardini. Ed è il turno della commedia. La tragedia greca … bè, sarebbe parso troppo di malaugurio … ne riparleremo in altra occasione.

Aristofane

La commedia. Ve ne ho già parlato il 9 ottobre scorso. Il nostro “compito a casa” per la prossima riunione sono i primi 800 versi della commedia “Uccelli” di Aristofane. Io li ho letti. Anzi, tutti, fino alla fine. Cosa ne ho tratto? L’attualità della commedia, allora come oggi. In allora i protagonisti volevano abbandonare la città, in quanto affollata da troppi processi, per fondare una società nuova, pura, serena. Poi, già che c’erano, la trasformano in una società amorale, commerciale e del potere. Amorale, in quanto basata sul sovvertimento delle regole prima vigenti, anzi, sul sovvertimento di ogni regola e basta. Commerciale, in quanto intermediaria fra la città vecchia (terrena) e quella degli Dei, attraverso l’esazione di un balzello, una sorta di vecchia Imposta Generale sulle Entrate (ricordate i caselli rossi del “dazio” d’una volta? Se  non vi fosse andata bene, la succesione dei ricorsi del contenzioso sarebbe stata Sindaco-Prefetto-Ministro, cfr. mio esame di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario, Genova 1963, Prof. Viktor Uckmar), IGE, dicevo,  sul passaggio delle offerte votive dalla terra agli Dei. Del potere, in quanto in grado di indirizzare il corso degli eventi umani e dei fenomeni naturali.

Ma l’ “oggi”? Che c’azzecca l’oggi? E’ che anche oggi, spesso, molti di noi sognano (appunto, sognano) una “città” (civitas, civiltà) nuova, libera (ancorchè non immorale e/o amorale, ci mancherebbe altro!) Ma poi …  v’è chi, facendo leva su tali istanze, pretende di condurci (condurre noi, ovvero gli uccelli della commedia, appunto, in ispecie non certo aquile bensì …”merli”!) verso un modello di potere, commerciale e – già che ci siamo, amorale (saltando la fase dell’immoralità, così facciamo prima). E il nostro sogno originario resta tale, come era all’origine, cioè … senza seguito!. Ma non disperate. La vita è un divenire. Tutto scorre, panta rei. Il passato non esiste più. Il presente è passato o è attesa del futuro. Il futuro? Bè, vedremo … nel frattempo quindi non dobbiamo pretendere di “ottenere oggi un risultato, nel tempo presente”, quanto piuttosto “che la strada intrapresa sia quella giusta”.

Breve interruzione per … i consigli sugli acquisti

Un pensiero moderno, anzi attuale: “frapporsi?”. Forse … frapporsi fra il flusso delle imposte riscosse e i destinari di troppa quotaparte di esse, cioè la politica, i superstipendi, i superbenefit, i super investimenti inutili, etc. Frapporsi fra la terra e il moderno Olimpo di privilegi fuori scala o di investimenti non più prioritari. Ma a quest’ultimo riguardo, si sa … noblesse oblige! Se non comperiamo (ecco gli acquisti!) novanta cacciabombardieri  F35 a 120 milioni di euro ciascuno, se non completiamo l’inutile TAV, cosa mai penseranno di noi … gli altri (paesi)?

Riprendiamo il programma

Olimpo? Già … torniamo alla Grecia. Paese di navigatori (e armatori); primeggia a livello mondiale (alternandosi con Spagna e Italia) nella produzione dell’olio di oliva; assolutamente fra i primi posti in quanto a capacità di attrarre turismo; clima favorevole … densità della popolazione non eccessiva, storia, tradizioni e cultura millenarie …Cosa le è successo per essersi ridotta nelle attuali condizioni? Chi ne è responsabile? Io non ho una risposta. Se l’avete voi, vi prego, scrivetemi.

Io dico solo che , in ogni caso, la nostra civiltà, la nostra cultura ha un enorme debito di riconoscenza verso il mondo greco. Il nostro pensiero, la nostra filo-sofia (filosofo, filos tes sofès, amico del sapere) ci deriva dalla Grecia. Dobbiamo fare in modo che resti all’interno del consesso europeo. Altro che abbandonarla! Sarebbe un po’ come abbandonare le nostre stesse origini, come abbandonare i nostri vecchi genitori e nonni …” perché sono malati”.

Che altro dire? Forza Grecia!

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EVENTI – Prima puntata: CARLO FIERENS IN CONCERTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Ottobre, 2012 @ 7:41 am

Detto altrimenti: la ricchezza del Trentino …

Trentino. Piccolo territorio montano. Da chi non l’ha mai frequentata, Provincia Autonoma spesso confusa con l’Ente Regione. Quasi una “marca” di confine. Territorio ricco di Storia, e, nel passato, centro e fucina della Storia Europea. Territorio piccolo, “little”, quanto a dimensione fisica, ma culturalmente grande, “great”!  E la vicinanza aiuta a conoscersi, a comunicare. Comunicazione, communis actio, azione comune. E tale comune agire ha improntato di sé la giornata di ieri (e seguenti!)

Il folto pubblico

Associazione Amici della Musica, Riva del Garda (Presidente l’Accademico delle Muse Ruggero Polito); Conservatorio Musicale Bonporti, Sezione di Riva del Garda (nella persona del Direttore M° Franco Ballardini); Accademia delle Muse, Trento (Presidente la prof. Cristina Endrizzi). Ecco i tre soggetti che, con ruoli diversi, si sono co-attivati o hanno contribuito alla realizzazione del Concerto di apertura della Stagione Concertistica organizzata dalla citata Associazione. Infatti i due “Accademici delle Muse”, il chitarrista classico Carlo Fierens e la Voce Recitante Alfonso Masi hanno dato vita ad un concerto entusiasmante, di elevatissimo spessore. Trascrivo qui sotto il testo del commento del M° Corrado Ruzza, che ha inoltre provveduto a registrare l’intero concerto:

Carlo Fierens

“Concerto di alto livello sabato scorso all’auditorium del Conservatorio di Riva per il cartellone degli Amici della Musica. Il ventiseienne chitarrista Carlo Fierens, figlio d’arte (il padre Guillermo, allievo di Segovia, è considerato uno dei principali chitarristi del mondo), ma forte di un curriculum personale di tutto rispetto, con premi internazionali e studi prestigiosi, ha presentato un programma di impegno tecnico-artistico tale da intimidire ben più navigati professionisti. In una duplice ottica: cronologica nella prima parte (Bach, impervio sulla chitarra, accanto agli italiani, l’ottocentesco virtuoso Regondi e il più recente Castelnuovo-Tedesco) e geografica nella seconda, tra Spagna e Argentina (De Falla, Rodrigo, Yupanqui, Ginastera), in un filo che lega la tradizione colta europea a quella popolare, vera anima profonda di questo strumento, con la quale ogni compositore per chitarra ha dovuto misurarsi.

... con Alfonso Masi

Ad inquadrare lo strato emotivo di quest’anima, due letture interpretate con perfetta intensità da Alfonso Masi: di Garcia Lorca, (“…incomincia il pianto della chitarra, impossibile farla tacere…”), e di Luis Borge (“…nell’angolo di una pergola le mani omicide sapevano accordare la chitarra…”). Lacrime e sangue, insomma, la posta poetica in gioco, che il giovane interprete ha affrontato con maestria e maturità espressiva, restituendo la ricchezza di uno strumento capace, nella sua dimensione intima, di scuotere nel profondo”.

 

Luifi Sardi

Fra gli altri, era presente un altro “Accademico”, Luigi Sardi che nella giornata successiva avrebbe presentato a Cavedine (TN) il libro di Walter Cattoni “Cavedine, 1 maggio 1853 – Vigili del Fuoco Volontari”.ù

Inoltre, nel pronao del Conservatorio, erano esposti due locandine:

Giovedì 18 ottobre 2012, Presso l’Auditorium del Conservatorio, Don Marcello Farina presenta il libro dell’Ing. Giovanni Straffelini “L’anima e i confini dell’umano. Tra scienza, fede e bioetica”. Lo stesso Don Farina introdurrà poi a Trento, il venerdì 19 ottobre ad ore 17,30 presso il centro Bernardo Clesio, la presentazione del libro del Prof. Paolo De Lucia dell’Università di Genova “La via verticale – Dalla dissoluzione dell’umanità al ritorno ai valori”.
Giovanni Straffelini è frequentatore dei pomeriggi di lettura presso il salotto del Caffè letterario “Il Papiro” di Via Galilei in Trento, tenuto dalla Accademica delle Muse Mirna Moretti, blogger su questo stesso Trentoblog, nato, cresciuto e sviluppato all’interno di Mountainblog grazie all’iniziativa ed alla direzione dell’Ing. Andrea Bianchi, editore. Don Marcello Farina non ha bisogno di presentazioni. Paolo De Lucia è mio amico.

Eventi, dicevo. Intersecantisi. E ve li ho raccontati.

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TOT CAPITA TOT SENTENTIAE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Ottobre, 2012 @ 7:27 am

Detto altrimenti: ogni testa, una convinzione

Noi Italiani, poi! Creativi, individualisti come siamo! Talvolta di convinzioni ne abbiamo due a testa! Un po’ come Woody Allen: “Io sono un conservatore di sinistra: non condivido alcune delle mie idee”.  Al bar, poi! (Per chi ci va, e non è il mio caso): dieci avventori? Dieci Commissari Tecnici della Nazionale di calcio.

Ben vengano quindi i partiti per fare sintesi, mettere ordine, raggruppare istanze simili, convinzioni convergenti, ideali ed utopie anelate dalle stesse persone.

Il Presidente Napolitano ha invitato i partiti a confezionare una legge elettorale che non conduca a maggioranza troppo allargate e quindi non in grado di governare. I partiti si sono offesi …. Ma come? Ci vuol dire cosa dobbiamo fare? Usurpa il nostro ruolo? Cioè, tramite nostro. il ruolo dei cittadini?

Io, da questo mio piccolo ed umile blog difendo il Presidente Napolitano. Infatti non sta cercando di occupare spazi altrui, ma sta invitando le parti ad occupare significativamente (questo èil punto!) gli spazi di competenza di ognuno.

 Cominciamo dall’inizio

I cittadini dovrebbero esprimere i propri rappresentanti al parlamento, tramite i partiti.

I partiti hanno fatto in modo che ciò non avvenga. Il parlamento dovrebbe “fare” le leggi. In realtà le “fa” il Governo che poi è l’organo che se le applica (se la fa, se la dice, se la canta. Il mi’ babbo, toscanaccio doc, diceva: “Un si pole cantare, portare la croce e fare il morto”).

Il parlamento, allora, che fa? Sempre più spesso “vota la fiducia”, è assente dalle aule, non si aggiorna. I parlamentari sono eletti “senza vincolo di mandato”. Aggiungo: senza vincolo di mandato da parte dei Cittadini, si. Ma da parte dei partiti che li nominano? Che ne dite? Non sono forse essi vincolati a quel mandato, almeno con l’attuale legge elettorale?

La magistratura. Alcuni affermano che sta usurpando ruoli non suoi. Potrebbe anche essere. Non voglio giudicare. Dico solo che in natura il vuoto non esiste. A Taranto, per esempio … la magistraturta non sta “facendo” politica industriale. Sta intervenendo là dove altri per decenni non sono intervenuti.

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SCIOPERO DELLA SCUOLA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Ottobre, 2012 @ 5:46 am

Detto altrimenti: studenti e insegnanti … insieme

Si, lo so, dobbiamo stringere la cinghia, risparmiare, spendere meno. Spendere meno? Ho capito, “spendere” D’accordo. Ma non “investire” di meno su ciò che sta alla base di ogni futura crescita, e cioè la scuola, la ricerca, l’università, i giovani.

Qualche post fa riportavo la decisione del francese Hollande: ha tolto le sovvenzioni alla scuola. A quella privata.

Ci hanno insegnato che la bontà di un servizio, di un bene offerto sul mercato si valuta attraverso il “gradimento” espresso dalla clientela, rilevato attraverso i sondaggi. Il “prodotto scuola pubblica” pare non sia gradito dai suoi “clienti”, insegnanti e allievi.

Gli insegnanti lavorano poche ore alla settimana? Sono figlio di una insegnante. Sono marito di una insegnante. Preparazione delle lezioni, attività extra, correzione dei compiti, riunioni varie, corsi di aggiornamento … posso testimoniare che l’orario di mia mamma prima e di moglie dopo non era inferiore al mio, che lavoravo a tempo pienissimo!

Al TG (quale non ve lo dico) ieri sera il presentatore ha pronunciato una frase che mi ha colpito: “Si è trattato di una protesta tranquilla, pacifica, di una manifestazione allegra …”. Nel frattempo scorreva l’immagine di una ragazzina, manifestante e sorridente. No, caro presentatore, la manifestazione è stata si, pacifica, ma non di certo allegra, nonostante quel sorriso, Anzi, direi triste, tristissima. Perché hai voluto trasmetterci quel messaggio minimalista e paternalista? Ma si, sono ragazzate … forse volevi dire questo? Ebbene no, non sono ragazzate. Tutt’altro! Questi nostri ragazzi sono maturati in fretta, come in fretta si matura in tempi di guerra, altro che ragazzate!

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PADOVA, UN BAMBINO TRASCINATO A FORZA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Ottobre, 2012 @ 5:23 am
Il poeta Quinto Orazio Flacco

Detto altrimenti: …  con quel che segue!

Est modus in rebus, sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum (Orazio). C’è una misura, un limite in tutte le cose al di là del quale non si può essere nel giusto. Da 2000 anni!

Il bambino trascinato via a forza è già un fatto ben al di là di quel confine.

Ma vi è stato anche un secondo, altrettanto grave, sconfinamento. Al TG3 delle ore 19,00 del12 ottobre 2012 si è vista una scena inaccettabile: una ispettrice di polizia, in borghese, con appeso al collo il distintivo del corpo d’appartenenza, distintivo ben visibile e bene inquadrato (non altrettanto il viso della persona), grida in faccia ad una madre che cercava di opporsi al trascinamento: “Io sono un ispettore di Polizia. Lei non è nessuno!”

Uno, nessuno, centomila? No, 60 milioni di Italiani … sono forse nessuno? Io non sono un ispettore di polizia. Io sono figlio di un maresciallo dei carabinieri che per non prestare servizio sotto i tedeschi, si fece due anni di campo di concentramento. Non l’ho mai sentito esprimersi in tal modo, né tanto meno si è mai comportato in tal modo. In tutta la mia vita sono stato educato al rispetto delle forze dell’ordine e della legge. Io non sono “nessuno”. Né io, né quella signora alla quale l’ispettrice si è rivolta.

Padova. La cosa è gravissima in sé ed anche in quanto testimonia un atteggiamento che non è assolutamente accettabile da chi detiene il legittimo uso della forza (pubblica). Così come non è stato accettabile l’invito fatto “dall’alto” ai poliziotti al G8 di Genova di eseguire tanti arresti “per ristabilire il prestigio del corpo”.

Genova. G8. Io in quella città ci sono nato e cresciuto, mi ci sono laureato in giurisprudenza un anno dopo che presso la stessa Università si era laureato il giudice che poi, in primo grado, ha assolto i poliziotti e chi li comandava. Imputati poi condannati in Cassazione, a parte i prescritti, ovviamente, in quanto in Italia purtroppo non esiste (ancora) il reato di torura! Eravamo quasi colleghi. Andavamo a sciare insieme. Ho le foto. Oggi non andrei più a sciare con il mio (ex) amico. Genova in grande, ieri. Padova, in piccolo, oggi. Ma la gravità dei fatti è la stessa.

Genova. Riterrei che ogni poliziotto, quando indossa casco con visiera calata, debba essere ugualmente riconoscibile (ovviamente solo dai propri capi e, ove necessario, dalla magistratura) attraverso un numero stampigliato sulla divisa. Ciò contribuirebbe a responsabilizzarne l’azione.

Italia. Occorre punire chi devìa dai propri doveri. Ciò fra l’altro, farà sì che l’opinione pubblica non faccia di tutt’erba un fascio e condanni l’intera categoria. Che non se lo merita.

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SUMMA LEX SUMMA INIURIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Ottobre, 2012 @ 1:38 pm

Detto altrimenti: le nostre leggi, parole to handle with care … da maneggiare con cura.

Ero ai giardini pubblici, su una panchina, a sorvegliare le evoluzioni della mia splendida nipotina Sara sullo scivolo e sulle varie giostrine. Al mio fianco si sono sedute due persone e hanno cominciato a ragionare fra di loro. Io, mentalmente, ho preso appunti e vi riporto qui sotto il succo delle loro varie argomentazioni. Per chiarezza del lettore chiamerò i due signori “A” e “B”.

A: Il governo sta tenendo una condotta lineare cioè un comportamento corretto, trasparente, coerente, onesto, assolutamente ammirevole. Lineare infatti è espressione con forti contenuti esclusivamente positivi.
B: Lineare è corretto? E i tagli lineari alla spesa pubblica? Essi non tengono conto del merito dei settori ai quali sono applicati e che pertanto risultano positivi per alcuni settori e negativi per altri. E ciò che non è equo per tutti, è iniquo. Nel complesso vedi bene che l’espressione ha anche forti contenuti negativi.
A: Ma i provvedimenti del Governo sono uguali per tutti, come la legge che è uguale per tutti. Vedi ben che questa norma generale che sta alla base delle nostre leggi e della nostra giustizia è espressione dai forti contenuti positivi.
B: Eh no, caro mio! Ciò che è “giusto” cioè “secumdum jus”, può anche essere negativo, immorale. Ti ricordo che alcuni fondamentali principi morali (tipo, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te) sono anteriori non solo alla nostra legge, ma alla nostra stessa religione: infatti li aveva riconosciuti e codificati figurati un po’ … un tale Hammurabi, qualche annetto prima di Cristo! Eppoi, è di oggi la notizia stampa che la Corte Costituzionale ha cassato la norma che prevedeva una diminuzione del 5% degli stipendi pubblici sopra un certo livello, perché  “o si fa per tutti o per nessuno”. Ma in tal caso, poiché non è pensabile di applicare questo -5% ad un operaio che guadagna 1.300 euro al mese, ne consegue che l’operaio diventa il custode e la migliore garanzia a tutela del mantenimento di privilegi e retribuzioni antistoriche e fuori scala, pari, spesso a multipli di 100.000 euro l’anno. Allora, che questo servizio almeno gli sia retribuito, all’operaio, diamine!
A: Ma quelli sono diritti acquisiti!
B: Eh no, caro mio! Anche i diritti degli esodati di andare in pensione alle condizioni vigenti al momento dell’accordo di pensionamento … anche quelli avrebbero dovuto essere diritti acquisiti, o no? La Fornero impugna, contesta e si rifà, oggi, ad aspetti delle leggi in vigore ieri, cioè al momento dell’ “esodo”. Il che vuol dire “cambiare le regole del gioco durante la partita, per di più con effetto retroattivo”. 
A: Ma ora tutti vanno in pensione a 67, 68 anni …
B: Eh no, caro mio. Sappi che il tuo “tutti” in realtà riguarda “tutti, indistintamente tuti coloro che non fanno parte di certe categorie (pubbliche)” che invece possono andare in pensione a 52, 55 anni … perché il servizio fuori sede è calcolato il doppio, perchè .. etc. etc.. Sai, tuttavia hai ragione. La legge è uguale per tutti, salvo le eccezioni di legge, bene inteso …

Sara si è stancata: ” Nonno, a casa, a casa nonno …!” Mi alzo e scusandomi per l’intromissione dico la mia: “Summa lex, summa iniuria”, per quanto sia perfetta una legge, può sempre recar danno a qualcuno. Ma almeno, a questo qualcuno, riconosciamogli la veste di parte lesa, di danneggiato. E risarciamolo. Almeno questo”. Ringrazio, saluto e me ne vado con la piccola Sara per mano.

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AUTUNNO TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Ottobre, 2012 @ 7:11 am

Detto altrimenti: poesia
Sono stato in Maranza. Volevo superare la percezione sensoriale del sentire quotidiano ed averne una maggiore visione d’insieme. I dislivelli. Una delle tante ricchezze di questa Terra. Terra che oggi, purtroppo, taluno accomuna ad altre realtà ben diverse …
 

Autunno in Maranza
Un mantello abbronzato
(foglie intessute di vento
in trama ordinata)
mantiene il calore d’estate
a terra montana
della Maranza.

Oro d’autunno.

Verdi pensieri della giovinezza
hanno donato i colori all’estate
per vivere adesso
seconda vita
in attesa
che piogge e neve d’inverno
li sciolgano
fin dentro le vene del monte
a nutrire di sé
novella primavera.

 

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LA “MIA” BICICLETTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Ottobre, 2012 @ 11:42 am

Detto altrimenti: storia di una passione … o passione per una storia?

 Anteprima: tutte salite e discese

Genova: vista dalla collina di Albaro

Genova Albaro. Avevo pochi anni. Insieme a mio fratello maggiore ricevemmo un dono importante: una biciclettina con le rotelline posteriori. Se bucavamo o anche solo se un pneumatico si sgonfiava un poco, risistemarlo era un’impresa. Si doveva attendere che il babbo (babbo, toscano) avesse il tempo per portare la bici dal meccanico. E poi … una bici in due!
• A 10 anni, al paese dei nonni (S. Angelo in Colle – Montalcino, SI), poche lire per affittare dai ragazzi del paese un’ora di bici …
• Genova Albaro. Verso i 12 anni, all’oratorio parrocchiale (S. Francesco d’Albaro) prendevo in affitto ad ore da un amico la sua bici, pagando in francobolli da raccolta.
• A 15 anni trascorsi una vacanza a Limone Piemonte e potei approfittare della bici di un amico per alcuni giretti: aveva tre rapporti, una pacchia!

Tutto qui.

Primo tempo: da Monza a Trento

Bii UISP-Trento in visita al Parco di Monza

Abitavo a Monza Parco. Dopo una discreta pausa di riflessione, a 40 anni d’età, affittai una bici dentro il Parco. Mi entusiasmò l’aria sul viso. Ne comperai una, da passeggio, con due rapporti anteriori e sei alla ruota. Iniziai a pedalare anche in salita, là dove incontravo solo ciclisti “da corsa”. Cambiai il sellino, allungai la “pipetta” del manubrio, cambiai le ruote. Un giorno il mio fornitore mi disse: “Ma … scusi, non varrebbe la pena che lei se ne comperasse una da corsa?”. E così fu. Anni ’80, Lit. 500.000. La prima mattina che la usai … ricordo … uscii dal vialetto di casa traballante, incerto sul da farsi, con i piedi fermati per la prima volta nella loro vita dalle cinghiette dei pedali. Incrociai il figlio del ciclista con alcuni amici, tutti “da corsa”: “Dottore, venga con noi!” “Ma io …”. “Venga, andiamo piano!” Prima uscita, 60 km! Mi fecero “morire”. Tornai a casa stravolto. Però, come sono bravo, mi dissi, ed allora via, da incosciente.

Antiche "reliquie" ... a pedali

Da Monza al Ghisallo, da sud, tanto poi, al ritorno, è discesa … Ma no? Davvero? Ma va …?! Comunque, arrivato in cima, dopo avere ammirato la bicicletta di Coppi esposta nel Santuario del ciclista della Madonna del Ghisallo,  volli andare a veder com’era la salita vera, quella che scende verso nord, anche perché per me, da dove mi trovavo, era appunto una discesa. Discesa più discesa meno, pensai … ma intanto continuavo ad allontanarmi da casa. Detto fatto. Al ritorno ero sfinito. Mi fermavo ad ogni bar per bere un tè molto zuccherato. In totale, 110 km. Ma si può? No, non si dovrebbe. Comunque il ghiaccio era rotto e la … “parte lesa” dolorante! Da quel giorno, nei week end,  la Brianza fu mia, in lungo ed il largo … e in alto!

Il Santuario di Montevecchia, tutto "in salita!"

Durante la settimana, la mattina, a Monza,  sveglia alle cinque, due ore di bici (Monza – Montevecchia e ritorno, una salitaccia!) e poi via, in ufficio, a Milano, in auto: oltre un’ora per fare 16 km!

Fu un’escalation: lo Spluga, il Passo San Marco, il Maloia, il Bernina, il giro delle Grigne, il Ghisallo dalla parte giusta, cioè da nord verso sud … insomma tutto quello che era a portata giornaliera.

Fino a quando la mia bici non mi soddisfece più. Un artigiano del settore, Mario Camilotto, me ne realizzò una “su misura”, all’epoca era al top della gamma, tanto che la sua foto fu pubblicata sulla copertina della rivista “Bicicletta”, Anno II, n. 18 del giugno 1085 (guardate il marchio MC sulla forcella!)

"La Bicicletta", Anno II°, n. 18/giugno 1985

Ancora oggi, dopo tanti anni, la bici è in perfetta forma e la uso volentieri. Rapporti? 52-39 alla guarnitura; 12-28 al pignone.

All’epoca andavo in vacanza a Cesana Torinese (m.1350) ai piedi dei due colli famosi: il Sestriere (m.2050) e il Monginevro (m.1850). Cesana, le mie più belle salite della mia vita. La mattina presto una o due salite al Sestriere, tanto per allenarsi. Oppure Cesana, Monginevro, Val Nevache, Colle della Scala, Bardonecchia, Cesana, 90 km. E poi, più colli, uno dopo l’altro. Cesana, Monginevro, Briancon (1350), Isoard (2361) e ritorno. Oppure, Cesana, Monginevro, Lautaret (2000), Galibier (2850), Telegraphe (1566), Moncenisio (2000) e … arrivati a Susa (503)… basta così! Fate voi il conto dei dislivelli, in un solo giorno!

La mia "Camilotto Expert" classe 1985 , still going strong!

E poi con il rampichino … acquistai una Rossin. Fare le traversate che in inverno si facevano con gli sci fuori pista, da una valle all’altra, da Cesana a Monginevro attraverso i Monti della Luna di Claviere e poi, attraverso il Colletto Verde, a Cerviere, antico paesello alla base del Lautaret e quindi a Briancon; oppure da Cesana salire al Fratiteve (m. 2750) per poi discenderne. Insomma, v’era solo l’imbarazzo della scelta.

... e dopo la discesa dal Fraiteve, i funghi!

Alcune volte partivo alle 07,00, pedalavo per tre ore, indi venivo raggiunto dalla famiglia in auto. Mi cambiavo, bici nel portabagagli, scarponi ai piedi e su, in salita, alla scoperta di splendidi laghetti alpini o alla raccolta di funghi con il figlio Edoardo, all’inizio sulle spalle … poi basta, pesava troppo! Evviva la gioventù!

Ma il bello veniva quanto a fine ferie rientravo a Monza dopo un mese di superallenamento alpino. Uscivo di casa, vestito da ciclista “normale”, senza abiti vistosi, senza sponsorizzazioni … mi accodavo a squadre di ciclisti loro si, ben organizzati, tutti con bici super, tutti vestiti e sponsorizzarti nello stesso modo. Io per ultimo. Se ne accorgevano, passavano parola, “… quel ciclista qui dai che lo seminiamo …”, aumentavano l’andatura. Io sempre li. Aspettavo. Aspettavo le salite. Infatti alle prime salite loro scalavano di marcia ed io invece aumentavo il rapporto. Non ci credevano … non era possibile, fino a che un giorno uno mi chiese. “Ma tu, dove ti sei allenato?”, Uao raga … indovina un po’?

Edo è cresciuto, ed allora .."su pei monti ..." col papà !

Una volta il  direttore di una banca presso la quale era cliente la società che dirigevo, volle fare una scommessa: scommettiamo che lei non riesce a fare la salita di Montevecchia? Per me era un gioco da ragazzi, ormai. Cosa scommettiamo? Una cena al Griso di Malgrate. Perse lui. Io mangiai ottimo pesce. Lui pagò “una cifra”. Così impara a dubitare, uomo di poca fede!

Quando andavo a Genova a trovare i miei vecchi genitori, il minimo era Genova-Portofino e ritorno. La mattina, tanto per farmi venire appetito.

La Squadra del Manghen

Il lavoro mi portò in Trentino. Arrivai con la bici da corsa smontata e riposta nel portabagagli. In attesa di trovare casa, alloggiavo in una piccola pensione a mezza montagna, a 7 km dal centro e dall’ufficio, distanza che ai locali pareva grande ma che a me, che per anni avevo “pendolato” da Monza a Milano, tutti i santi giorni, alla media stratosferica di 16 kmh causa traffico, pareva una bazzecola. Anche qui, giri mattinieri per non perdere la gamba. Finchè mi presi una intera giornata. Il Bondone! Guardai la carta geografica: salgo al passo via Sardagna, circa 1400 metri di dislivello, scendo solo un poco, giro a sinistra e ritorno nella valle dell’Adige passando per il Lago di Cei. Detto, fatto. Arrivo al Vason, inizio la discesa.

... e d'Asiago l'altipiano ....

Asfalto liscio come un biliardo, giornata splendida, traffico assente, dolomiti del Brenta sullo sfondo,  e via, a 50, 60 kmh! Via! Arrivo in fondo alla valle, giro a sinistra verso sud e pedalo, cercando con lo sguardo il valico verso il Lago di Cei. Inutilmente. Ad un certo punto un cartello: “Riva del Garda km …”. Ma dove sono? Mi fermai e chiesi ad un vecchietto: “Scusi, per Trento?” E lui, in dialetto: “Lu, l’è bon de far ‘l Bondon?”. Ero sceso troppo! Il bivio per Cei era a 2 km dal Vason ed io lo avevo letteralmente “bruciato”! E così, via, “de volta” (cioè “indietro”) verso nord, lungo la Valle dei Laghi, a risalire con mestizia le valli che avevo disceso con tracotanza … in salita, fino a Cadine, per poi scendere su Trento. Chi non ha testa ha gambe.  Conobbi gente. Pedalatori seri, del tipo facciamo insieme la “Trento, Valsugana, Passo del Manghen (2047) e ritorno per la val Floriana”. Fatta. La faccio breve. Non avevamo limiti … fino a quando … mi innamorai. Si, della barca a vela che acquistai nel 1990. Per lei tradii la bici. L’allenamento andò scemando. La bici andò in garage.

Secondo tempo: il mio pensionamento, Trento 2009 e seguenti

2010, sul Bondone da Aldeno

Sono passati 19 anni senza bici. Io, neo pensionato. Un po’ di bronchite cronica: sarà la barca a vela che pratico anche in inverno o le sigarette che fumavo da giovane. D.: “Dottore (in medicina) mi dica, ma com’è che quando andavo in bici non avevo problemi?” R.: “Dottore (in giurisprudenza, cioè io stesso), sicuramente la bici le faceva bene!” Ah si? Sta’ un po’ a vedere! E se per la vela avevo tradito la bici, per la bici iniziai a trascurare un po’ (solo un po’) la vela. Ripresi quindi la mia vecchia bici da corsa (nel frattempo avevo scambiato il rampichino con una bici da passeggio per mio figlio Edoardo) e via, si ricomincia!

2011: Dobbiaco-Lienz, non di sola bici vive l'uomo!

Era il 22 aprile 2010. Quell’anno feci 73 uscite per un totale di 3.156 km. Nel 2011 le uscite furono 84 (3472 km). Quest’anno, ad oggi 10 ottobre, sono 73 per 3500 km. (ma non è ancora finita!), fra “corsa” e mountain bike che nel frattempo mi sono ricomperato. Sempre nel frattempo, un caro amico mi ha prestato “sine die” la sua bici da corsa “Francesco Moser” in carbonio, così le alterno …!

2012: da Molina di Fiemme a Canazei e ritorno

Ora poi ho conosciuto gli amici di Bici UISP Trento, con i quali facciamo bellissime pedalate sociali. Lo so, che c’è gente che di km. all’anno ne fa 8.000 e più, ma che volete, per “farsi le gambe” alla mia tenera età occorrono altri anni, e poi … che volete? Io sono contento, anzi, felice così!

Oggi, io ho 68 anni, sono alto 1,78 e peso Kg.79. Le bici da corsa, più giovani e meno alte di me,  pesano circa 11 kg.; il rampichino Wilier, 14.

La mia maglietta? Notate le foto … è la stessa di vent’anni fa! Ne ho anche altre, ma a questa sono affezionato …

BUONA BICI A TUTTI!

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2012 – 10 OTTOBRE … NERO! (con Appendice)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Ottobre, 2012 @ 6:30 am

Detto altrimenti: che si diceva nel post precedente? “Italia mia, benchè ‘l parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sì spesse veggio …”

Salvatore

ROMA. – Il capogruppo del partito …. (non lo indico per rispetto della privacy!) alla regione Lazio e coordinatore regionale del partito, Salvatore Maruccio, sarebbe indagato per peculato. Al politico sarebbero contestati assegni, prelievi in contanti e bonifici in suo favore dai conti del gruppo, senza motivazioni o con motivazioni generiche. La somma si aggirerebbe intorno al 500 mila euro. Perquisizioni della guardia di finanza presso i suoi uffici al consiglio regionale del Lazio e nella sua abitazione.

Domenico

MILANO – L’assessore alle “Politiche della Casa” della regione Lombardia, Domenico Zambetti, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di preferenze per la sua elezione nelle regionali 2012 da due esponenti della ‘ndrangheta. Con l’arresto di Zambetti sono 13 gli esponenti politici, tra giunta e consiglio, indagati dal 2010. Per gli inquirenti Zambetti, esponente del partito …(non lo indico per rispetto della par condico, visto che appartiene ad un partito diverso da quello di cui sopra!) eletto con 11.217 voti, avrebbe comprato 4 mila preferenze per 200mila euro. Ipotizzato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Il crollo del tempio ... di questa politica (politica, non della Politica, che speriamo rinasca sopra queste ceneri!)

Roma-Milan: pareggio, uno a uno! Che altro dire? Si, lo so, siamo ancora ai condizionali: “sarebbe indagato”, avrebbe comprato” … Lo so. Essere indagato o arrestato non significa essere colpevoli per “sentenza definitiva passata in giudicato”. Tuttavia la altissima frequenza di casi del genere lascia “supporre” (o dovrei scrivere “temere”?) che “forse” (o dovrei scrivere “molto probabilmente”, “quasi sicuramente”?), forse qualche motivo d’allarme esiste. “Motivo d’allarme”, un bellissimo giallo del giallista Ambler (Adelphi Ed.) … Questa lunga teoria di “affioramenti” a catena della mala politica (ma è poi “politica” ancorchè con la “p” minuscola, o più semplicemente è “azione delittuosa”?) forse sono la nostra speranza: colpito un Sansone, cadranno via via anche tutti i Filistei … E comunque una cosa è certa. Questa squallida  “soap opera” sfata un vecchio adagio: “mal comune, mezzo gaudio”. Qui il gaudio non è di nessuno!

APPENDICE

Un mio amico, un malpensante che non vi dico – tipo … a pensare male si fa peccato ma si indovina – una linguaccia, mi ha detto: “Sarà un caso, ma non s’era cominciato a perseguire gli sprechi dei tesorieri e delle segreterie dei partiti centrali? … Ora pare che tutta l’attenzione sia rivolta ai regionali,  alle regioni … che sia per sviare l’attenzione da …? E poi, queste regioni, quanto sprecano! ed allora ben vengano le riduzioni dei trasferimenti, mica si possono dare denari a chi poi se li ruba!” Linguaccia, che vi dicevo …

Io invece dico: magistratura, “age quod agis”, se fai una cosa, falla bene! Ai miei ragazzi, i dipendenti di una spA che io dirigevo, ero solito dire: Di ogni vostro singolo intervento fate sì che diventi “seriale”, cioè occupatevi di tutta l’intera serie di casi uguali o simili, accaduti o possibili. In altre parole: magistratura, dai una bella pettinata a tutti (tutti) i possibili (e passibili) casi del genere, a tutti i livelli pubblici dal più piccolo Comune ai massimi livelli romani. Ora, poichè tutto e subito non si riuscirebbe probabilmente a fare, iniziamo dalle situazioni  “a più alto peso specifico” …

“Varo Varo, rendimi le mie legioni!” Gridava l’imperatore romano Augusto dopo la sconfitta delle sue legioni comandate da Publio Quintilio Varo nel 9 d. C., annientate  nella battagia della foresta di Teutoburgo. “Magistratura,  rendici (pulite) le nostre regioni!” gridiamo noi …

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