FIORITO & C.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Settembre, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: ma come è possibile?

 Sono stato dirigente e amministratore di SpA dall’età di 30 anni. Ne ho 68. Ho sempre avuto deleghe di spesa. I primi controllori delle mie spese sono state le mie segretarie e i miei impiegati. Poi il Commercialista, i Sindaci Revisori, il Consiglio di Amministrazione, l’Assemblea degli Azionisti.

 Per anni – fra gli altri incarichi ricoperti – sono stato responsabile della Finanza Italia della più grande finanziaria del Paese, e come sono entrato così ne sono uscito, con la mia Alfa Romeo Giulia 1300, per intendersi.

 A fine carriera, quasi pensionato, come Presidente, Amministratore Delegato e di fatto Direttore Generale, ho creato, impostato e gestito una SpA della mobilità che ha investito oltre 11 milioni di Euro e che, sul lato della gestione, fatturava oltre un milione di Euro l’anno, tutti in monetine visto che fra l’altro gestiva la sosta della auto. La prima cosa che feci nell’impostarne la gestione, fu di mettere in assoluta sicurezza l’incasso e la successiva gestione del denaro. Le nostre “differenze” sono state, negli anni, solo di qualche euro, a causa di monetine perse nella conta, incastratesi nei meccanismi delle macchinette, o addirittura trovate in eccedenza. Nulla di più, in otto anni di gestione.

Ed allora mi domando: come è possibile che una persona, il Fiorito di turno, (“di turno”, già perché non è stato, non è e purtroppo dobbiamo pensare che non sarà l’unico caso) arrivi a disporre arbitrariamente di somme enormi, senza che nessuno controlli in itinere il suo operato? Ma dove viviamo? Sulla luna? Come può il suo presidente cavarsela dicendo che “Così non si fa”, “Rimediamo o si va tutti a casa”. Dove era lui o lei, quando il suo consigliere derubava a man bassa il denaro pubblico, fra l’altro in modo così  plateale e spudorato, da delirio di onnipotenza?

Nello stesso tempo, fabbriche chiudono, giovani non trovano lavoro, la Regione Lazio ha un bilancio fallimentare.

Questo post non era previsto, ma ieri sera stavo assistendo alla trasmissione televisiva Ballarò, e Crozza, con la sua critica (sacrosanta) al Signor Fiorito detto Er Batman …. insomma, non proprio non ce l’ho fatta a non scrivere queste righe. Perdonate lo sfogo, ma un “blogger” è pur sempre un uomo, un contribuente, un elettore, un cittadino e, in questo caso, anche uomo d’azienda e di finanza.

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MANI (E TESORERIE) PULITE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Settembre, 2012 @ 6:56 am

Detto altrimenti: era ora! (si veda il post del 13 settembre, ore 07,25)

Telegiornale del 17 settembre sera: la Presidente della Regione Lazio fa un mea culpa e lancia una serie di provvedimenti anti peculato e anti sprechi (la Regione Lombardia … cosa aspetta?). I responsabili di altre “entità politiche” (ex partiti) annunciano che verseranno allo Stato “quanto sottratto da tesorieri disonesti”. Bene. Ma non basta. Occorre verificare come è stata usata OGNI somma versata alla politica, occorre colpire OGNI fatto delittuoso e provvedere a che per il futuro ciò non si ripeta.

 

Ricordo un episodio occorso a un mio collega all’esame di Istituzioni di Diritto Romano, Università di Genova, 1963, insegnante esaminatrice la Signora Professoressa Lucifredi (severisssima). Domanda: “Mi parli dell’atto ilelcito”. Risposta: “L’atto ilelcito è l’atto lesivo del diritto altrui”. Insegnante: “Bocciato. Se ne vada. L’atto illecito è OGNI atto lesivo del diritto altrui”.

 

 

 

 

 

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LA MOBILITA’ TRENTINA CHE VORREI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Settembre, 2012 @ 6:28 am

Detto altrimenti: vorrei un Trentino nel quale,

quanto ai treni ed alle auto,

– fosse completato il sistema ferroviario “minore”  (in aggiunta alla Trento-Venezia ed alla Trento – Malè) con le nuove linee Trento – Arco – Riva del Garda; Malè – Passo del Tonale; Trento – Valli di Fiemme e Fassa; Arco – Sarche – Tione – Pinzolo e forse, perchè no, Campiglio;
– le stazioni ferroviarie fossero attrezzate non solo con la segnalazione della località (ad esempio con “Rovereto”) ma anche col le indicazioni delle località turistiche raggiungibili per bus da ciascuna stazione (nell’esempio, con i cartelli “Riva del Garda” e “Folgaria”, con i relativi simboli della barca a vela e dello sciatore);
– sempre più dalle stazioni ferroviarie si potessero raggiungere direttamente gli impianti sciistici, ad esempio quelli del Bondone e di Fai della Paganella;
–  i treni interregionali  “minori” (Valsugana!) non respingessero i ciclisti che vogliono salirvi con le biciclette;
– il turista (e il residente, ovviamente!) potesse usufruire di un’unica tessera prepagata, utilizzabile a scalare con saldo residuo inutilizzato rimborsabile, per il pagamento dei parcheggi e di tutti i mezzi di trasporto su tutto il territorio provinciale e regionale, ivi compresi gli “sconfinamenti adiacenti”, quale ad esempio quello sino a Bassano del Grappa o sino a tutto il Garda;

quanto all’autostrada del Brennero,

– fosse adottato un sistema a tariffazione differenziata per fascia oraria giornaliera, settimanale, mensile, in analogia a quanto avviene per il traffico telefonico, per una migliore distribuzione della mole del traffico sull’intero arco della giornata, del mese, dell’anno;
– fosse implementato il sistema intermodale per allontanare il traffico pesante dalla stessa;

quanto al Traforo del Brennero,

– che venisse realizzato sul progetto a suo tempo proposto dal GEIE privato ATT3 (Alptransfer Consulting GEIE-EWIV, Gruppo Europeo di Interesse Economico, Europaische Wirtschaftliche Interessen- Vereinigung, con sede a Bolzano in Via Frischin 3, ora disciolto perchè a suo tempo inascoltato dagli Stati) e cioè con tre canne di scorrimento riservate ai soli trenti merci teleguidati, e che  i passeggeri venissero fatti transitare sulla linea attuale, rimodernata;

quanto alla Valdastico,

– potrei essere d’accordo nel suo completamento a patto che i TIR in entrata potessero accedervi solo su prenotazione, con destinazione obbligatoria per i nostri centri intermodali: oggi, l’interporto di Trento, domani forse anche quello realizzabile nell’area ex Alumetal a Mori;

quanto al trasporto aereo,

– fosse possibile fare l’accettazione per gli aeroporti di Bolzano e  Verona direttamente a Trento, essendo poi portati dal bus fin sotto la scaletta del relativo aeromobile;

quanto alle piste ciclabili,

- le linee ferroviarie fossero tutte affiancate, sia pure a debita distanza, da piste ciclabili;
– ogni valle disponesse della “sua” ciclabile e le due città principali di una ciclabile che porti i turisti direttamente in centro, come già c’è a Bolzano!
- le piste ciclabili fossero tutte collegate fra di loro;
– fossero adottate e fatte rispettare precise regole di comportamento sulle piste ciclabili, da parte di pedoni e ciclisti;
– venissero realizzate piste ciclabili in quota e i dislivelli montani fossero valorizzati per chi li vuole discenderli non solo con gli sci, ma anche con le biciclette, senza che queste invadano i sentieri montani;
– fossero organizzati in Trentino e dal Trentino le escursioni ciclistiche plurigiornaliere di chi oggi attraversa le nostre ciclabili essendovi condotto da organizzazioni esterne al territorio;

quanto ai monti,

 i sentieri montani fossero riservati ai pedoni;
– fossero realizzati e/o meglio reclamizzati i diversi percorsi pedonali montani di attraversamento della provincia e della regione;
– i rifugi di montagna tornassero ad essere tali e non più alberghi su prenotazione per lauti pranzi a base di ostriche o per concerti;
– lo sciatore potesse acquistare abbonamenti a composizione variabile e a prezzo diverso, indicando egli stesso le stazioni che vuole vi siano ricomprese o meno;

quanto ai laghi,

– fossero realizzate e/o completate piste ciclopedonali attorno ai laghi di Toblino, Caldonazzo, S. Giustina e Garda;

quanto alle città,

- le due maggiori città della Valle dell’Adige avessero impianti funiviari di arroccamento, analogamente alle loro cugine sudtirolesi ed austriache;
– la città Capoluogo fosse dotata di parcheggi di interscambio e di attestazione e gli accessi al centro storico venissero evidenziati come antiche porte di accesso alla città murata;
– la città capoluogo fosse dotata di un sistema di prenotazione della sosta e di guida alla sosta per i bus turistici, analogamente quanto avviene a Siena;
– fosse diminuito il costo per i residenti degli abbonamenti per la sosta, ampliate le zone per la sosta a pagamento e, con il ricavato, fosse migliorato il sistema del trasporto pubblico urbano.

Quanto alla gestione della mobilità,

-  il sistema della mobilità fosse gestito, quanto ad orari, bigliettazione, prenotazione, sicurezza etc. da un unico centro di telegestione e telecontrollo accessibile via internet anche dall’utenza.

E dopo tanto movimento, per ristorarsi, vorrei un Trentino nel quale le malghe fossero collegate da un percorso turistico pedonale (v. Sud Tirol)  e  adeguassero lo stile della loro offerta gastronomica al livello dei loro cugini altoatesini.

Forse volere tutto ciò vi sembra di chiedere troppo? Ma no, ci stiamo lavorando … ci stiamo lavorando!

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VECCHIO OSPEDALE DI TRENTO: CHE FARNE?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Settembre, 2012 @ 5:50 am

Detto altrimenti: a Trento manca una “Casa dello Studente”

Il “S. Chiara”. Il vecchio” ospedale. A parte che tutto è relativo. Infatti molte città italiane e moltissime di tanti altri paesi vorrebbero averlo, un ospedale così “vecchio”, soprattutto poi se così rimodernato! Ci si chiede: quando il Nuovo Ospedale sarà terminato, quale nuova destinazione dare a questa imponente, “vecchia” struttura? Io propongo: facciamone una Casa dello Studente. Molte caratteristiche lo indicherebbero adatto allo scopo: la strutturazione in camere; la presenza di cucine e servizi e spazi d’ogni genere; la disponibilità di parcheggi; la vicinanza con la fermata della “metropolitana di superficie”; la dislocazione rispetto alla sede delle facoltà in una zona decentra ma non “lontana”, nel senso che in bici, con il bus o con la metro la si raggiunge in dieci minuti, e poi … camminare un po’ fa bene a tutti, giovani compresi; la vicinanza di un parco pubblico; la possibilità per gli studenti di distrarsi ed immergersi nella natura raggiungendo il Lago di Caldonazzo con la metro “sotto casa”, etc..

E’ di questi giorni la notizia della denuncia di molti studenti per il caro-affitti-in nero cui debbono soggiacere. Ed allora la presenza di una Casa dello Studente svolgerebbe anche il ruolo di calmieratrice del mercato e automatica moralizzatrice degli “usi e costumi fiscali di una parte della Gente Trentina”, senza pretesa di farli entrare a far parte del novero di quelli rappresentati nel Museo di S. Michele all’Adige …

E voi, amici del blog, che ne dite?

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ACHTUNG, WARNING!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Settembre, 2012 @ 7:41 am

Detto altrimenti: attenzione, facciamo più attenzione


Un mio amico sud tirolese aveva una splendida goletta sul Garda, la “Siora Veronica” (non Lario, per carità!)  e la noleggiava alla clientela. Il ponte e gli interni erano in legno pregiato, per cui egli aveva stabilito la regola che gli ospiti non andassero in giro per il ponte o sotto coperta con del cibo in mano, per evitare che potessero sporcare. Una signora gli disse: “Non si preoccupi: le suggerisco io uno smacchiatore formidabile”. Lui rispose: “Signora, lei non ha capito. Il problema non è pulire, ma non sporcare”.

 

 

Il fumo uccide. Lo Stato vende sigarette. Non dobbiamo curare il fumo, dobbiamo non fumare.

 

 

 

 

Il gioco d’azzardo è un vizio, anzi una malattia, anzi una pandemia. Lo Stato è il primo biscazziere. Non dobbiamo curare la malattia. Dobbiamo prevenirla.

 

 

 

 

 

L’evasione fiscale è un reato. I grandi evasori, se scoperti, vengono ammessi al concordato: in luogo di 100 pagano 30 sulla base del principio “meglio pochi, maledetti e subito”. Non dobbiamo agevolare l’evasione consentendo questo “sconto di pena”. Anzi … dobbiamo scoraggiarla, prevenirla, combatterla e punirla.

 

 

 

 

La legge è uguale per tutti (… gli appartenenti a quella categoria, n.d.r.). Tutti in pensione a 68 anni. Vi sono appartenenti ad un settore della Pubblica Amministrazione che stanno andando in pensione a 54 anni con il massimo della retribuzione. Ma lo prevede la legge …

 

 

 

 

 

 

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VIAGGIO IN ITALIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Settembre, 2012 @ 5:03 pm

Detto altrimenti: no, non è quello di Goethe!

 

Oggi sono andato “in Italia”, a pedali. Partito alle 08,30 da casa, vado in stazione a Trento e faccio il biglietto di ritorno da Domegliara a Trento (€9,30). Indi inizio a pedalare con la mtb alle 09,00. Prima sosta per un caffè al bicigrill di Nomi. Riparto e dopo poco raggiungo il bivio per Riva del Garda, dove usualmente mi reco. Ma questa volta no, supero le mie “Colonne d’Ercole” e via, verso il “folle volo”!

Uno sguardo a nord, prima del confine ...

La ciclabile è bellissima. E poi, come è diverso il paesaggio non-dalla-autostrada! Mi colpisce l’Adige. In un punto è molto largo, un po’ più ripido. L’acqua accenna a formare piccole rapide. Controsole. E’ tutto un luccichio. In alcuni punti il corso delle piccole onde è più veloce. In altri, parte del fiume letteralmente risale la corrente. Mi fermo estasiato. Mi sembra di essere lontano mille miglia dai miei soliti luoghi e invece sono appena dietro l’angolo di casa! Solo, che è cambiato il “punto di vista”. Respiro questa sensazione, mi sembra di essere un’altra persona io stesso, tanto sto provando sensazioni sconosciute: ma sono mie? Quasi non le riconosco: comunque ne faccio tesoro e le archivio fra i ricordi più belli.

A bordo pista un uomo vendemmia. Gli chiedo un grappolo. Me lo offre sorridendo. Seconda emozione.

L'Adige, sinuoso, si apre la strada ...

Arrivo al “confine”: a Borghetto terminava l’Impero d’Austria e termina la ciclabile. Volto a sinistra (verso est) e mi immetto sulla statale veneta. Poco traffico, lievi saliscendi. Per molti minuti sono completamente solo. Bivio per Lessinia, superato. Solo, dicevo, pare di tornare indietro negli anni, come nelle scene di certi film quando auto ne circolavano davvero pochissime. Anche su una statale, in queste condizioni, si stabilisce un bellissimo rapporto con la natura che ti circonda. E’ questa la terza emozione forte della giornata.

Ma ... ci saranno i Sioux?

La quarta la provo al passaggio delle chiuse prima di Domegliara. Pareti a strapiombo sovrastano… che ci siano i pellerossa in cima a tendere agguati? L’Adige si biforca, diviso in due da uno sperone, si fa strada con anse sinuose, verdi come le sponde che lo cingono. Poche auto. Scatto qualche foto con il telefonino: ah, se mi fossi portato la macchina fotografica!

Domegliara. Ma io non sono stanco. Deciso: vado a Verona. Poco dopo Domegliara, un bar. Ho percorso 82 km ed ho fame (la banana, i fruttini e la mela non sono bastati!). Mi “sparo” un mega toast + coca + caffè (€6,00) e riparto. Dei 20 km che restano, i primi 10 sono trafficati. Pedalo sul ciglio della strada, confidando. L’è nada, nessuno mi ha “stretto”. Seguo le indicazioni Verona Borgo Trento, poi, raggiunto l’Adige, costeggio la sponda sinistra orografica sino al ponte delle chiuse. Indi passo sulla destra e via, ciclabile verso sud sino alla stazione FS di Verona dove arrivo alle 14,30. Faccio il biglietto “ a saldo del percorso” Verona – Domegliara (€5,65), parto alle 15,09 ed arrivo a Trento alle 16,30. A casa i km percorsi saranno 106.

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GRATUITO PATROCINIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Settembre, 2012 @ 5:30 am

Detto altrimenti: troppo difficile da ottenere … 

Una storia vera: Tizio è amico di Caio e lo sta aiutando a difendersi da un’azione ingiusta perpetrata da Sempronio a suo danno. Caio non ha risorse finanziarie. Tizio è anche amico mio e mi ha chiesto di essere indirizzato al servizio del Gratuito Patrocinio Legale, previsto per chi non si può permettere di pagarsi l’avvocato. Mi sono informato presso l’Ordine degli Avvocati. Il Gratuito Patrocinio è concesso a chi non supera un imponibile di €10.626 annui, ivi compresi i redditi dell’intero nucleo familiare. Caio ha un lavoro part time che gli rende €900 netti in busta e spende €300 di affitto. Tuttavia il suo imponibile supera il livello massimo stabilito, quindi è “ricco” e non ha diritto di beneficiare del Gratuito Patrocinio. Se vuole difendersi, deve pagarsi l’avvocato.

Forse sarebbe il caso di rivalutare il livello di povertà, al di sotto del quale viene concesso il Gratuito Patrocinio.

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EDIZIONE STRAORDINARIA – “SE MOLTI PAGANO LE TASSE, TANTI SERVIZI PER TUTTI” – NEL FRATTEMPO FIORITO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Settembre, 2012 @ 7:25 am

Detto altrimenti: … se molti? Se tutti! Nel frattempo è fiorito lo scandalo Fiorito

Eh no … questa non me la potevo perdere. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Da un lato ci si dice che “se molti pagano le tasse …”. Molti? Ma molti le pagano già. Il problema è che quelli che costituiscono la differenza fra “molti” e “tutti”, non le pagano. Ma noi che le paghiamo … vediamo che ci sono dei Signori come Franco Fiorito, ex capogruppo di un partito importante nel Lazio, che usava i soldi pubblici (cioè nostri!) per centinaia di auto bonifici, per pagarsi lussuosi alberghi a Porto Cervo, etc.. Tutte falsità, dichiara l’interessato. Ma vi pare che la magistratura lo indaghi per una serie così numerosa di fatti senza prima avere effettuato alcuna verifica? Si, lo so, l’indagato, l’imputato non è colpevole sino alla sentenza definitiva passata in giudicato. Tuttavia di fronte a fatti così gravi, incontestabili, eclatanti, scandalosi, possiamo-dobbiamo ben iniziare a scandalizzarci – appunto – sin d’ora. O no?

E’ l’ennesimo uso delittuoso dei denari dati a partiti politici in dispregio del referendum che ha abolito tale sovvenzione.

Sull’altro fronte, dicevo, si afferma che “Se molti pagano le tasse, le tasse forniscono servizi a tutti”. Non sono d’accordo su quel “molti”. Che sia un lapsus freudiano, l’emergere di un’accettazione o peggio di una condivisione subliminale di una realtà che si dice di voler contrastare ma che poi, vabbè, si sa, così va il mondo, il meglio è nemico del bene, meglio concordare l’incasso di 30 milioni che avviare le procedure per l’incasso dei 100 dovuti da quel motociclista, chi è senza peccato scagli la prima pietra, qualche trasgressione è il sale della vita e così via?

Molti. Sembra significare che è sufficiente che siano molti a pagarle queste tasse. Non è necessario che siano tutti. Eh no, cara piccina no, così non va … diceva quella vecchia canzone … nel frattempo parte delle nostre tasse, quelle pagate da chi le paga, sono utilizzate per i capricci ed i lussi dei vari Fiorito. Ma quanti altri Fioriti ci sono nel Paese? Quella che vediamo probabilmente è solo la punta dell’iceberg, ed allora, Governo Monti, forza e coraggio (come diceva il buon Mike Bongiorno), avanti con una bella commissione per la verifica dei conti di tutti i partiti! E nel frattempo, In attesa che la Corte Costituzionale, la quale a seguito del citato referendum ha già dichiarato incostituzionale la legge che ripristinava il finanziamento dei partiti, dichiari incostituzionale anche la legge dei cosiddetti rimborsi elettorali, eroghiamo fondi ai partiti solo ex post a rimborso di spese vere, sostenute effettivamente, pertinenti allo scopo, seriamente e regolarmente documentate.

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CODICE DELLA STRADA … E DELLE PISTE CICLOPEDONALI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Settembre, 2012 @ 6:20 am

 Detto altrimenti: dobbiamo crescere anche in questo settore. Potrebbe essere un buon inizio per allenarci a rispettare anche altre regole.

Vi sono comportamenti “stradali” nostri o altrui ai quali siamo “abituati” al punto che ormai li accettiamo, magari criticandoli, ma senza reagire. E invece dobbiamo imparare a reagire: questa infatti potrebbe essere la nostra “palestra di roccia” che ci prepara ad affrontare e sconfiggere le pareti a strapiombo di certi comportamenti di (mal) costume e di (mal) governo.

Ed allora, veniamo alla nostra palestra di roccia “stradale”

Rispetto dei limiti di velocità. Provate a rispettarli. Dietro di voi si formerà una colonna di auto “impazienti” che vi tallonerà (troppo) dappresso, lampeggiando e suonando. Che fare? Insistete. Fuori città, poi, se la strada tecnicamente lo consente, il limite dei 90 kmh è una chimera. Io percorro spesso la Trento-Vigolo Vattaro (lo stesso dicasi per la tratta Ronzone – Psso della Mendola) e posso testimoniare che le auto – ed ancor più le motociclette – che salgono o scendono, nei rettilinei in fase di sorpasso spesso superano i 100 kmh. Ecco che un rilevatore di velocità ci starebbe bene! Provate a superare anche di solo 6 kmh i limiti di velocità stabiliti sulla strada che da Egna (BZ) sale a Montagna e a Passo San Lugano, e vedrete arrivare a casa – puntualmente – la sanzione! Ma se si può fare, dico io … allora, facciamolo anche noi qui in Trentino! Il costo dell’impianto sarà ben presto più che ammortizzato dagli introiti delle sanzioni e soprattutto si eviteranno molti incidenti.

Tallonare dappresso, troppo dappresso. La violazione del mantenimento della distanza di sicurezza è sicuramente una delle più frequenti e più pericolose contravvenzioni alla legge. L’auto che vi tallona spesso è così vicina che non ne risulta visibile nemmeno la targa anteriore. Io stesso, in autostrada, procedendo a 130 kmh, sono stato lievemente tamponato da un’auto che mi tallonava a 131 kmh a due metri dalla mia “poppa”! Per fortuna sulla sinistra vi era un ampio spazio erboso sul quale mi sono fermato senza ulteriori danni per me e per gli altri. Se poi in autostrada state effettuando un regolare sorpasso di un camion senza superare il limite dei 130 kmh, vi può capitare di vedervi arrivare addosso un bolide a 180 – 200 kmh, il qual si ferma a pochi metri dalla vostra “poppa”, lampeggiando come un diavolo dantesco. Che fare? Anche qui la prevenzione pare che produca pochi effetti. Occorre allora sanzionare, magari facendo circolare sull’autostrada auto civetta che sanzionino pesantemente questi pericolosissimi comportamenti. Una nota per alleggerire il discorso: nell’ambito della navigazione nelle regate veliche vige una regola: a prescindere da chi abbia la precedenza, occorre rispettare comunque l’obbligo di “tenersi discosti”. Che ne dite? Noi velisti siamo governati in modo più saggio di noi automobilisti!

Il sorpasso di un ciclista. Io sono ciclista e automobilista. Quando sono alla guida dell’auto (munita di portabici sul tetto da marzo ad ottobre, tanto per capirsi) e devo superare un ciclista, rallento, aziono la freccia di sinistra e mi sposto visibilmente a sinistra, con una manovra plateale, nella speranza che il comportamento sia colto e imitato dagli automobilisti che seguono. Infatti pare che la vita di un ciclista valga molto meno della vita di un automobilista. Spesso infatti siamo superati da auto con manovre assai pericolose; ci sfiorano, ci stringono contro il bordo della strada, ci aggrediscono anche con armi psicologiche, quali un potente rombo del motore o un colpo di clacson, il che di certo non ci tranquillizza ed aiuta. Anche in questo caso, al problema dovrebbe essere data maggior centralità da parte delle Polizie deputate.

Entrare in una rotonda dando la precedenza. Spesso accade che file di auto, una dietro l’altra, a velocità sostenuta, entrino nelle rotonde come se la precedenza del primo della fila si estendesse automaticamente all’intera colonna. Anche in questo caso sarebbe utile la presenza della Polizia Locale per sanzionare la mancata concessione della precedenza a chi sia entrato nella rotonda ad esempio da destra, dopo aver correttamente dato la precedenza al primo della citata fila, ma avendo invece la precedenza sugli altri “segugi”.

Omicidio stradale. Tempo fa pareva che sarebbe stata introdotta la figura di questo nuovo “reato aggravato”. Io mi auguro che ciò avvenga. Infatti non ha senso sanzionare chi porta una pistola con il porto d’armi scaduto e non sanzionare in modo specifico e aggravato chi può uccidere o uccide per avere manovrato male un’arma ben più pericolosa, quale un’auto guidata in violazione di una legge fondamentale quale è il Codice della Strada.

 

E veniamo alle biciclette ed ai pedoni sulle piste ciclopedonali

Ciclabile della Valsugana (TN)

Piste ciclabili. E qui ce n’è per tutti, pedoni e ciclisti. Infatti più spesso si tratta di piste ciclopedonali ad utilizzo promiscuo da parte di pedoni e ciclisti. Di fruitori di queste piste  ve ne sono di specie diverse. Proviamo ad elencarle, in attesa che il codice della strada tratti più compiutamente la materia, con la redazione di un Titolo apposito del Codice della Strada, considerando il forte sviluppo che questo tipo di mobilità sta avendo:

Comitive di cicloturisti. Se procedono in fila indiana, raggruppati, se quando li state raggiungendo da uno all’altro si avvisano del vostro arrivo, bè, allora sono tedeschi, olandesi o simili. Se tutto ciò non avviene, si tratta di compatrioti … di noi Italiani che dai turisti stranieri abbiamo da imparare. Cosa occorre fare? Semplicemente imitare gli stranieri!

Piccoli gruppi di ciclisti in allenamento. Spesso vestiti in modo uguale, pedalano veloci, in gruppi ravvicinati, uno sulla scia dell’altro, spesso in fila per due, a non meno di 30 kmh, il che non è poco se si considera che sulla stessa pista si incrociano comitive, famigliole, pedoni. Al riguardo, si iniziano a vedere, sia pure raramente, cartelli di limitazione della velocità, i quali però rischiano di restare lettera morta se non sono affiancati da un’azione di controllo da parte delle Polizie Locali.

Ciclisti solitari. Sono i meno pericolosi, a qualunque velocità procedano. Piuttosto sono essi stessi i più esposti a comportamenti inadeguati altrui, quali: – pedoni che incrociando altri pedoni, occupano l’intera carreggiata;
– pedoni che per indicare un monte alla moglie, alzano improvvisamente un braccio, soprattutto se è quello con cui tenevano un bastone;
– pedoni con cagnolino al guinzaglio troppo lungo;
– gruppi di ciclisti che provenendo in senso contrario, non danno loro strada;
– ciclisti o pedoni i quali,  provenendo da una piazzola di sosta, occupano improvvisamente la carreggiata; – pedoni che occupano la carreggiata, fermi a discutere, ti vedono arrivare in bici, conti che si scostino almeno di poco, e invece no …

Olanda!

In attesa dell’auspicata regolamentazione da parte del Codice della Strada, la quale dovrebbe iniziare con l’imporre a tutti i ciclisti l’adozione e l’utilizzo del campanello di segnalazione, sarebbe auspicabile che i Comuni appartenenti allo stesso bacino d’utenza ciclopedonale concordassero la redazione di appositi cartelli riportanti, in più lingue, il regolamento per l’utilizzo della pista ciclopedonale. A dire il vero qualche indicazione del genere comincia ad essere apposta lungo questi percorsi, ma perloppiù si tratta di indicazioni saltuarie, incomplete, non standardizzate, non plurilingue, aventi l’aspetto di un invito piuttosto che di una prescrizione sanzionabile. E se proprio non sapessimo come fare, mandiamo una commissione di tecnici in Olanda per vedere “come si fa”!

 Per favore, lettore, passa parola. Grazie!

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COSTO DEL DENARO, FLUSSI DEL DENARO E DEL POTERE, LIBERALIZZAZIONI TARIFFARIE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Settembre, 2012 @ 12:13 pm

Detto altrimenti: Di tutto “un po’ “, cercando di capirne “un po’ “

Money, money, money...

Le banche raccolgono denaro. Le banche fanno raccolta di denaro “fra di loro”, cioè prestandosi il denaro a vicenda, e qui fanno riferimento al LIBOR, il famigerato e taroccato tasso interbancario londinese. Inoltre, in misura maggiore, fanno raccolta dalla propria clientela, cioè ricevono il denaro che i clienti depositano presso di loro. Chiarito ciò, le banche calcolano il loro costo medio ponderato della raccolta. Quando prestano il denaro, al costo della raccolta sommano il costo della loro gestione e l’utile atteso. Ed alla fine ne esce il costo per chi prende il denaro a prestito dalla banca.

Cittadini in attesa di potere entrare in banca per chiedere un prestito

Le banche prestano denaro. Chiarito ciò, non è condivisibile che le banche, per giustificare i tassi (elevati, n.d.r.) ai quali prestano il denaro, facciano riferimento al solo LIBOR (“Sa, il Libor è cresciuto … io le farei meno, ma poi c’è il Libor …”) e non anche al costo della loro raccolta dalla loro stessa clientela, al livello dei loro costi gestionali (che ricomprendono stipendi “e buonuscite “fuori scala” alla loro alta dirigenza) ed al loro atteso utile di bilancio, che vogliono sia il maggiore possibile perché su di esso si calcolano premi di produzione stratosferici.

 

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Le banche “si premiano”. Premi di produzione “immediati” per i risultati “immdiati”, anche se poi le scelte che hanno portato a quei risultati immediati si rivelano, negli anni successivi, disastrose. Ed allora i super manager che fanno? Restituiscono i premi percepiti? Propongo quindi che i premi siano ridotti e comunque corrisposti “salvo buon fine”, cioè dopo tre anni dal fatto gestionale che si pretende di premiare e solo se quel fatto gestionale si è dimostrato positivo nel tempo.

Vuoto per pieno

Banca come Politica. Fra l’altro, l’elevato (eccessivo, n.d.r.) livello delle retribuzioni delle alte gerarchie bancarie è un po’ come l’elevato (eccessivo, n.d.r.) livello dell’impiego in politica: le due posizioni infatti, bancaria e politica, sono tanto (troppo, n.d.r.) remunerate che ormai sono ricercate e ricoperte per proprio tornaconto, non per senso del dovere o di servizio.

Libor (non labor? N.d.r.) omnia vincit!

Libor o prime rate? Inoltre, una volta il riferimento non era al LIBOR bensì al PRIME RATE, cioè al tasso riservato alla clientela primaria. A mio sommesso avviso bisognerebbe tornare a quel sistema di riferimento. Ma chi appartiene alla “clientela primaria”? Chi alla “secondaria”, alla “terziaria” e così via? Ed allora forse servirebbe fare come hanno fatto le Assicurazioni: stabilire cioè “classi di merito”, attribuendo il relativi rating a ciascun cliente. Almeno uno sa di che morte deve morire.

Libera concorrenza e mercato o … qualcos’altro? Si potrebbe obiettare; ma se si standarizza tutto, dove va a finire la concorrenza? Replico: la concorrenza esiste quando il consumatore ha la possibilità di fare scelte ragionate. La concorrenza non esiste in mancanza di tale possibilità e neppure esiste quando le scelte che egli fa sono “ a caso”, cioè prive della possibilità di un raffronto significativo. Mi spiego: provate a confrontare due polizze assicurative di compagnie diverse. Se scegliete solo in base al prezzo, avete fatto una scelta “ a caso”, cioè non ragionata, perché non avete valutato la parte normativa. Ma siete in grado voi di raffrontare la parte normativa di due contratti di assicurazione? Lo stesso dicasi per il costo del denaro. Il tasso nominale, quello che ci viene dichiarato, è solo una parte del costo. Vi è poi l’incidenza del divisore annuo, della commissione di massimo scoperto, di quella dell’assicurato finanziamento, degli oneri di eventuali controgaranzie richiestevi, della liquidazione mensile, trimestrale, semestrale o annuale, e di altri gravami ancora che per brevità evito di citare. E poi, ma se sono le stesse banche a parlare di “condizioni di cartello”. Cartello, vi ricorda niente questo termine?

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Un esempio del costo effettivo annuo del denaro. Ricordo un caso emblematico: seconda Metà degli anni ’70. Ero dirigente responsabile della Finanza Italia della STET, la Finanziaria dell’IRI per l’elettronica e le telecomunicazioni. All’epoca, la più importante Finanziaria del Paese. In un caso, a fronte di un tasso nominale annuo del 12%, calcolammo un costo effettivo annuo del 30%. Mai l’economia reale era stata così strozzata dal costo del denaro e da strette valutarie e creditizie. Mai le banche ebbero bilanci più ricchi.

 

Il Fondo SS, Salva Stati

Dal fondo salva stati alle banche. Ora pare che parte del fondo “salva stati” sia destinato alle banche “in difficoltà”. Bene. Infatti se una banca fallisce, travolge con sé anche tanti innocenti risparmiatori. Ma ciò non deve essere un alibi per non frenare i loro costi, il livello dei loro utili, delle loro super retribuzioni e per non controllare che da banche non diventino finanziarie. La banca deve raccogliere il denaro e prestarlo. Non deve fare la finanziaria, cioè investire in operazioni speculative. E’ di poco tempo fa l’impegno delle banche a livello ABI Associazione Bancaria Italiana a fare le banche e non le finanziarie per cinque anni, ma prima … cosa è successo? E dopo, cosa potrà ancora succedere?

Senza parole

Ma di chi sono quei soldi? Già, perchè il fondo salva stati è alimentato con 190 miliardi di euro dalla Germania, 145 dalla Francia, 125 dall’Italia etc.. E i miliardi “italiani” sono di tutti noi, di ognuno di noi, di persone reali (“reali” non in senso di “monarchici”, sia chiaro!) come siamo reali come è reale l’economia domestica che viviamo giornalmente. Di noi che, di fatto, siamo gli azionisti delle banche, visto che esse sono ricapitalizzate con denaro pubblico, cioè nostro. Quei soldi infatti sono i posti di lavoro che non sono creati, i risparmi che noi non riusciamo più a fare, le tasse che noi paghiamo, l’auto che non cambiamo, le ferie che non facciamo, gli aiuti che non possiamo più dare ai nostri figli: abbiamo quindi a buona ragione il diritto di chiedere ed esigere che siano impiegati con prudenza, non vi pare?

Vasi comunicanti e non, del “liquido” (cioè, anche del denaro). Il fatto è che noi Italiani crediamo di vivere viviamo in un sistema di vasi comunicanti, ma così purtroppo non è. Mi spiego. Il Sistema Italia è costituito da una serie di vasi pieni di liquido, collegati fra di loro da un tubicino alla loro base. Alcuni vasi si stanno svuotando, in quanto forati nel fondo: sono quelli delle risorse per i disoccupati, gli esodati, i sotto pensionati etc.. Nessuna paura, direte voi, i vasi sono comunicanti: il liquido arriverà dagli altri vasi pieni: quelli dei costi della politica, delle spese inutili, delle super retribuzioni, degli evasori fiscali, dalla riduzione degli utili bancari, etc.. Nossignore, perché quei vasi in realtà non sono comunicanti: infatti ad interrompere il flusso del liquido vi sono piccoli rubinetti, siano essi cosiddetti diritti acquisti, prassi consolidate, posizioni di casta, inerzie di legge, gestioni separate, leggi uguali per tutti … gli appartenenti a quella categoria, s’intende, etc..

Vasi comunicanti e non, del potere. In Democrazia il Potere spetta al Popolo. Il Popolo è Sovrano. Il Popolo sta all’interno dio un vaso che lui crede comunicante con altro vaso (quello dove si trovano i parlamentari). Il Popolo, attraverso un referendum, abolisce il finanziamento pubblico ai partiti e si aspetta che la sua decisione, attraverso il tubicino di comunicazione, passi al vaso dove stanno i parlamentari, i quali aboliscano per legge tale finanziamento, niente affatto: i parlamentari chiudono il rubinetto di comunicazione, la decisione referendaria non passa, e loro fanno una legge che consente i “rimborsi delle spese elettorali (anche se non documentate) e comunque in misura multipla delle spese sostenute.

Tariffe, privatizzazioni e liberalizzazioni. Tanti anni fa, a Bologna, durante un convegno sulle privatizzazioni e liberalizzazioni, parlava tale Romano Prodi. Ricordo che disse. “Occorre farle bene, altrimenti è meglio non farle”. Oggi molte sono state fatte. Abbiamo “aperto al mercato, alla sana, libera concorrenza”. Le tariffe sono molto aumentate. Non capisco …

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