Il POST n. 384, QUELLO DELL’ULTIMO GIORNO DEL MIO PRIMO ANNO DI BLOGGER

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Dicembre, 2012 @ 8:58 am

Detto altrimenti: ancora un intermezzo … il Celebration Day Post “esce” domani pomeriggio!

L’Avvento. E’ già cominciato il rito delle cene, degli addobbi … Eppure, forse, quest’anno volenti o nolenti, rifletteremo maggiormente sul significato del Natale. Credenti e non. Natale, una nascita, anzi, una rinascita. E a rinascere si impara, come recita il bellissimo libro di Marcello Farina. Si impara. Per volontà, capacità, desiderio, amore, intelligenza o anche solo per “necessità”. Al riguardo, mi permetto di sottoporre all’attenzione del lettore una mia sottolineatura personale: rinascere anche “di fronte” al Natale, al suo significato vero, cioè unico, anche se spesso dimenticato, che non è fatto di cene e panettoni, ma di una pausa di riflessione non sul come vivere ma sul perchè vivere.

Rinascere. Riacquistare il senso del bisogno, del legittimo desiderio, dell’aspirazione verso qualcosa che fino a ieri davamo per scontata: un lavoro, una famiglia, una casa, un mutuo bancario, un futuro. No, non è un bene trovarsi a vivere questa crisi. Tuttavia semplicemente lamentarsi non serve. Un esempio? Se avete acquistato 10 azioni al prezzo di 100 cadauna e poi queste sono scese a 50, non vi conviene comperarne altre 10 al nuovo prezzo di 50 solo per poter dire che il vostro prezzo medio di acquisto non è 100 bensì 75. I denari che avete speso nel vostro primo e unico acquisto sono sunk funds, soldi affondati. Lasciateli andare e pensate al futuro. Infatti, errare humanum est, perseverare diabolicum.

Al futuro, ma senza trascurare di esaminare le cause che ci hanno portati al presente e che rendono difficile riprogrammare questo futuro. Le cause … Forse, la prima, l’autoreferenzialità, il rifiuto di esaminare il nostro modo di governare (rectius, di essere governati) rispetto a quanto avviene in Paesi a noi vicini. Già, perché “copiare” da loro non sarebbe stato sanzionato da nessun maestro e per di più non avremmo avuto bisogno di andare a lezione privata da tanti Professori. E allora perché non averlo fatto e ancor più, perché non cominciare una buona volta adesso, a copiare chi sa fare meglio di noi?

India. Una favola istruttiva, del tipo di quelle di Esopo e di Fedro. Una rana è nata ed ha sempre vissuto nel fondo di un pozzo, il cui diametro è di circa due metri. Un giorno la nostra ranocchia riceve la visita di un’altra rana proveniente da un grande lago. La visitatrice, arrivata in fondo al pozzo, si presenta e dichiara la propria origine e provenienza. La nostra le chiede quanto sia grande il suo lago, forse così? E traccia sull’acqua un cerchietto di 20 cm. di diametro. No, più grande, dice l’altra. La prima rana traccia allora un secondo cerchio, di 40 cm. di diametro. Forse così? No, più grande! Ed ecco la nostra ranocchia tracciare un terzo cerchio, questa volta proprio adiacente alle pareti del pozzo, sicura di avere indovinato la dimensione del lago. Così? Chiede. No. Molto più grande, risponde la nuova arrivata. La prima rana si offende, si arrabbia. Mi prendi in giro? Volta le spalle alla compagna e non le rivolge più la parola (Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra”, Longanesi 2006, pag. 158).

Degasperi soleva dire: il politico pensa alle prossime elezioni. Lo statista alle prossime generazioni. Domando: ci voleva forse un mago della finanza per proiettare l’andamento dell’indebitamento pubblico e del costo degli interessi, o non sarebbe bastato un normale ragioniere (ecco, ho trovato il lavoro per il rag. Spinelli), un normale computer, un foglio excell e – proprio a volersi allargare – una calcolatrice tascabile modello “Finanziaria HP12c” (eventualmente gli presterei la mia)?

 Ci sarà la ripresa? Io credo di si purchè. Si purchè? Chevvordì, vi chiederete … vvordì che “questo” modello di sviluppo ha esaurito la sua forza ammaliatrice, ha mostrato i suoi limiti qui in Europa e in USA ed ha iniziato a mostrarli anche nei Paesi del BRIC, Brasile, Russia, India e Cina. Lo so, mi direte che in Italia siamo tutti CT, Commissari Tecnici della nazionale di calcio, ce ne sono almeno cinque in ogni bar, e ugualmente disponiamo di un elevato numero di super economisti, super statisti, super futurologi … Ok, avete ragione, io stesso non voglio propinare “la” ricetta, “la” formula magica, ma mi perdonerete se mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione qualche ragionamento, qualche ipotesi. Magari errate. Ma almeno ci sto provando …

A chi “ce l’ha” contro L’Europa, perché adeguarsi alle norme europee che noi stessi contribuiamo a far nascere sarebbe una “rinuncia alla nostra sovranità”, rispondo: “Rana, guarda che il diametro del lago è ben maggiore di quello del tuo pozzo!”. E aggiungo: se io sono azionista al 100% di una SpA e non ho le competenze per amministrarla, mi cerco sul mercato un ottimo amministratore, anche estero, e lo assumo, ponendolo alla guida della mia società, della quale io resto comunque unico e incontrastato proprietario. Altro che chiudermi nella mia ignoranza e nella mia incapacità!

La politica ha “assunto” professori italiani. Professori che – giustamente – si sono impegnati ad estrarre dal corpo del nostro Paese le frecce acuminate che hanno inflitto all’Italia quelle “piaghe mortali che nel bel corpo tuo sì spesse veggio” (F. Petrarca, qualche anno fa), secondo una tecnica chirugica d’urgenza, senza porsi il problema di chi le avesse scagliate e con quale finalità, quelle frecce! Io ora “assumerei” amministratori esteri. Lo so, la mia è una provocazione. Ma è proprio quello che volevo: “provocare” stimolare una riflessione, sollecitare curiosità diverse. Assumere dall’Austria chi in quel Paese, per reagire alla crisi, ha aumentato gli investimenti nella scuola, nell’università e nella ricerca ed ha abbassato le tasse universitarie per chi ottiene buoni risultati agli esami. Assumere dalla Francia chi ha tassato al 75% i redditi oltre un milione di euro. Assumere dalla Germania chi non ha cambiato il nome a modelli di auto di successo e continua a incrementare le vendita mentre altre case automobilistiche sono in crisi, etc.. Sono solo alcuni esempi, banali, lo so, ma che volete, io non sono un super economista, un super statista, un super politico. Di me, bisogna che vi accontentiate, oppure occorre che cambiate frequentazione e andiate a leggere i blog di quei Personaggi, quelli con la P maiuscola.

Grazie per avermi letto e … a domani pomeriggio, al Celebration Day Post, mi raccomando, non mancate! Siete tutti invitati!

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INTERVALLO INGLESE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Dicembre, 2012 @ 5:00 pm

Detto altrimenti: domani sarà la viglia del mio primo bloggeanno. Infatti il primo post è del 6 dicembre 2011.  Il post del Celebration day uscirà il 6 dicembre 2012, nel pomeriggio. Quando lo leggerete, capirete quanto sia ben valsa la pena di adeguarmi alle esigenze altrui  quanto alla data del 6 anzichè del 5 dicembre! Nel frattempo, un po’ di poesia. Questa volta inglese. Infatti ho rispolverato la mia vecchia antologia inglese. Pensate, avevo 15 anni (1959) ed ho amato tanto quel libro che ancora lo conservo. Si tratta di “Antologia Letteraria inglese – Con cenni della letteratura americana” di I. Lori, F. Mariani Editore, VI ed., 1956, Lit. 1.000. Antologia, raccolta di fiori che potessero essere accessibili ad acerbi studenti … eppure gli acerbi studenti di allora oggi hanno imparato ad amare quelle pagine, orgogliosi come sono di poter dire: io c’ero, io le ho lette, studiate, imparate nella lingua originale …. Dal mazzo, alcuni fiori:

To be or not to be: that is the question:
Whether ‘tis nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them?
……
Attualissimo Shakespeare (1564-1616). Solo che la sua alternativa non mi convince: infatti egli dice: “chinare la testa e accettare tutto o farla finita e suicidarsi”. Questa per me non è una alternativa, in quanto l’“accettare tutto è già un suicidio: il suicidio della nostra coscienza. Quindi quel “by opposing end them” io lo interpreto come “opporsi alla crisi ed al malcostume attuale e porre fine agli scandali del nostro tempo”. Ma sentiamo altro Shakespeare:

Friend, Romans, country men, lend me your ears:
I come to bury Caesar, not tom praise him.
The evil that men di lives after them;
The good is oft interred with their bones;
So let it be with Caesar.

Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro. Il bene spesso è sepolto con le loro ossa. Un mio amico un giorno mi disse: “la riconoscenza umana è la speranza di avere nuovi favori”.

Passiamo ad altro autore: Alexander Pope (1688-1744), Ode on solitude:

Happy the man whose wish and care
a few paternal acres bound
content to breathe his native air,
in his own ground.

Felice quell’uomo i cui desideri sono racchiusi in pochi acri di terra paterna, felice di respirare l’aria del paese natìo. Ecco, di fronte allo sfascio della globalizzazione, oggi forse noi apprezziamo più di Pope la vita al paese natìo.

E che dire di Robert Burns (1759-1796) con la sua “The Highlands”? (Le terre alte)
My heart’ s in the Highlands, my heart is not here
My heart ‘s in the Highlands a-chasing the deer …
…
Farewell to the mountain high covered with snow
Farewell to the straths and green valleys below
,….
Wherever I wander, wherever I rove
The hill of the Highlands for ever I love
…..
Pope e Burns, per certi aspetti, si somigliano: grand amore per la terra natìa.

Terra natìà? Dove seppelliamo i nostri cari. Pensate, William Wordsworth (1770-1850) ci racconta di una bambinella che insiste nel dire “Noi siamo sette fratellini” anche se poi due di essi sono sepollti lì, nel vicino cimitero. Lei li sente ancora come presenti, ancora “suoi” e dice:

We are seven

A simple Child,
that lightly draws its breath,
and feels its life in every limb,
what should it know of death?
….
How many? Seven in all she said
…..
E la piccola racconta dei due fratellini sepolti nel church yard. Il suo interlocutore ribatte:

But they are dead: those two are dead!
Their spirits are in heaven!

E la piccola:

‘Twas throwing words away; for still
The little Maid wound have her will
And said “Nay, we are seven!”

E’ la volta di un grande: George Gordon Byron (1788-1824)

Childe Harold’s adieu

Adieu, adieu! My native shore
Fades o’er the waters blue;
The night-winds sigh, the breakers roar,
And shrieks the wild sea-mew.

L’addio al lido natio, ricalcato anche dall’addio al lidi italici dell’esule (a Londra) Giovanni Berchet (quello del Giuramento di Pontida): pensate, del Berchet ho una raccolta completa delle sue poesie, un volumetto originale edito a Londra nel 1848, dono dell’amica Camilla! Quasi come una dedica, in copertina egli scrive: “Adieu, my native land, adieu!”. Lo stesso Adieu ricorda poi l’addio monti (monti, non Monti) manzoniano.

Ancora solo un paio di autori: Walt Whitman (1819-1892), con il suo O Captain! My Captain! reso famoso per la citazione nel film “L’attimo fuggente” ed infine, di Henry Wadsworth Longfellow (1807 – 1882), con la sua “Excelsior”, poesia da me, già aiuto istruttore sezionale di alpinismo CAI Sez. Ligure, tradotta liberamente. Eccola:

Excelsior

E’ scesa la sera.
Le ombre e la notte
slavinano a valle
per inghiottire una giovane vita
che compie il suo viaggio
s’un manto di voce attutita.
E piccola strada
d’alpino villaggio
si sveglia al garrire
di una bandiera
recante uno strano messaggio:
“Più in alto!”
D’aspetto egli è triste
come spento carbone
ma sotto le ciglia
scintillano occhi di brace
lame arabesche d’acciaio
scagliate saette a colpire
la luna e le case.
Un grido argentino
sanguina il cielo
gocce di buio:
“Più in alto!”
E vede il calore e la luce
fasciare nel canto
riunite famiglie
magìa profumata e felice del fuoco
e soltanto per lui
quel poco
riflesso di ghiaccio
a indicare
dove conduce la via.
Sospira il giovane
e parla a se stesso.
“Più in alto!”
“Tentare non devi quel passo!”
gli grida da sotto lanugine bianca
l’affetto di un vecchio.
“E sta per tuonare!
Non senti il torrente?
Il suo rombo ti avverte”.
Ma alla parlante
antica
amichevole voce un po’ stanca
risponde uno squillo
di tromba vibrante:
“Più in alto!”
Anche le donne
da dietro le porte
tentano invano fermare
la marcia di morte:
“Rimani a dormire sul seno materno!”
è il loro amorevole invito.
Sospira
in silenzio com’era venuto
ed il buio accende al colore del mare
due occhi ormai pieni di pianto
mentre innalza il suo canto
alla notte
che invita a partire incontro all’eterno:
“Più in alto!”
“Attento alle lance
ormai secche ed aguzze dei pini
ed alla valanga
che il foen può staccare dal monte!”
E’ questo l’estremo saluto
che corre a sposare
in attonito tempio
di colonne ululanti silenzio
un gridato respiro:
“Più in alto!”
Al nuovo mattino
sul passo del Gran San Bernardo
più forte del fischio del vento
odono una preghiera
devoti Pastori
intenti a innalzare la loro al convento:
“Più in alto”!
E un cane
pastore anche lui
scavando la massa di neve
fa emergere forme di ghiaccio
un giovane corpo
ed una speranza scolpita:
“Più in alto!”
Sdraiate nel letto di neve
ormai senza vita ma belle
riposano statua e bandiera.
La giornata è finita.
Lieve una stella
attraversa il velo dell’aria sospesa
mantello alla sera
e il pianto delle sorelle
fili di perle in un cielo cobalto
cadendo
consola con voce inattesa:
“Più in alto!”.

Volete verificare la qualità della traduzione? Procuratevi il testo originale …  Nel frattempo, amici, a risentirci per il bloggeanno!

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ONOREVOLI … O NON?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Dicembre, 2012 @ 4:14 pm

Detto altrimenti: “Maccome sifà?”

Onorevole Eraldo Isidori. Interviene, leggendo per 30 secondi, in materia di carcere ai giornalisti: “Il carcere è un penitenziario non è un villaggio di vacanze. Si deve scontare la sua pena prescritta che gli spetta. Lo sapeva prima di fare il reato. Io ritengo come Lega di non uscire prima della sua pena erogata” (sic! Cfr. in internet). A Isidori, dopo un anno di legislatura, compete il vitalizio. Se non viene rieletto, anche una congrua buonuscita esentasse “per il reinserimento nella vita lavorativa”.

Da Report, 2 dicembre 2012 (fra le tante, cito solo un paio di notiziole, per non tediare il lettore):

Io checcentro? Me li so’ trovati in conto a mia insaputa  ‘sti 307, chevvolete da me?

A) Un collega di Isidori, tale Clemente Mastella, nel passaggio da deputato italiano a deputato europeo, ha incassato €307.000 netti esentasse. Negli altri paesi europei, i deputati ricevono, solo per

tre anni, la eventuale differenza fra il minore stipendio da parlamentare e il maggiore stipendio esterno. Qui da noi, ricevono molto di più, anche se non hanno cessato di esercitare la funzione esterna al parlamento.

B) Alitalia. In crisi nera. Air France offre 3 miliardi. Berlusconi stoppa l’operazione e divide Alitalia in due società: una prima con 5.000 dipendenti e 3 miliardi di debito, allo Stato. Una seconda, ad una cordata fra banche e imprenditori (poi entrerà anche Air France con il 25%). Commissario liquidatore della prima società (nominato dal governo e non dal giudice!) Augusto Fantozzi. Fantozzi fa un po’ di cassa; prepara l’azione di responsabilità contro i precedenti amministratori; chiede la revocatoria delle somme arbitrariamente e illegalmente pagate da Alitalia a certi suoi creditori “amici degli amici” sottraendo liquidità al fallimento. Il Governo lo “dimissiona”.

Nel frattempo in due anni Fantozzi ha maturato una paghetta di 6 milioni di euro, cioè 12 miliardi di lire, cioè 500 milioni di lire al mese, o, se preferite, “solo” €250.000 al mese. Lordi, s’intende …dai … chevvolete che gli resti di netto… 

I nuovi liquidatori affermano che Fantozzi si era sbagliato e bloccano le sue iniziative. Il giudice del fallimento (Giudici delegati Dr. Umberto Gentili e Dr.ssa Luisa De Renzis) emette un decreto (depositato in Cancelleria il 10.10.2012)  inviato per conoscenza al Procuratore Generale di Roma e al Presidente del Tribunale di Roma) che impone ai tre di motivare le loro affermazioni e di spiegare perché abbiano interrotto le azioni intraprese da Fantozzi. I tre scrivono alla RAI perchè impedisca (a Report) di divulgare il testo del decreto. Il decreto è pubblicato in internet, “Report”, voce “Intesa”. Per il governo gestisce il Ministro Passera che a suo tempo era a capo di Banca Intesa che era uno dei creditori liquidati precipitosamente da Alitalia, in danno dell’asse fallimentare.

Maccome sifà?

P.S.: al momento di “andare in stampa” giunge “in redazione” (cioè: ho appreso dal TG3)  la notizia dell’accordo Francia – Italia per il completamento del TAV. Peccato … fino all’ultmo speravo che – anche grazie alle osservazioni delle due Corti dei Conti, francese ed italiana – prevalesse la “ragionevolezza aggiornata”, la ragione sull’ (inutile, n.d.r.) orgoglio, sulla “paura” di essere ricordati come quelli che avevano bloccato un simile (inutile e dispendioso, n.d.r.) progetto (che non serve, n.d.r.). Peccato. Ho perso. Ma, come Renzi, non chiederò poltrone di consolazione. Resto a fare il mio “mestiere” di blogger. Tuttavia, Spes ultima dea … infatti “Un co-finanziamento del 40% potrebbe essere fornito dal bilancio UE a lungo termine ma spetta ai leader europei ( e allora, forza Merkel!) garantire un forte supporto alla Connecting Europe Facility”, che è il fondo destinato al finanziamento delle grandi opere pubbliche transeuropee all’interno del bilancio UE per il 2014-2020. Lo ha detto oggi 4 dicembre 2012 la portavoce della Commissione UE ai trasporti Helen Kearns durante il punto stampa quotidiano dell’Esecutivo UE a Bruxelles.

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LA BANCA DEL FUTURO? QUELLA DEL PASSATO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Dicembre, 2012 @ 7:44 am

Detto altrimenti: torniamo alla Cooperazione, a quella vera, intendo …

“Che fa la banca?” Me lo chiesero prima di assumermi alla Comit, Banca Commerciale Italiana. Era il 1970. Ci rimasi cinque anni. Preparatissimo, ne uscii è divenni dirigente in SpA private e quindi in Finanziarie pubbliche e private. Un mio collega ci rimase. Ne divenne Amministratore Delegato. Grazie Comit.  Ah già, dimenticavo. Cosa risposi? “Raccoglie il risparmio e lo investe verso chi ne ha bisogno”. Bravo. Assunto. Dopo, lavorai tanti anni “con” le banche, cioè avendole come interlocutrici.

Già “ai miei tempi” le banche più “moderne” si erano dotate di un “Direttore Finanziario”. Per “fare finanza”. Non per fare banca. Fare finanza, che significa? Per una banca, massimizzare la reciproca regolazione dei flussi di denaro in entrata (raccolta del risparmio) e in uscita (prestiti alla clientela). E fino a qui, nulla quaestio. Ma poi le banche cambiarono mestiere, si misero a “lavorare in proprio”, cioè a “fare finanza” a prescindere dai flussi citati, cioè a fare in proprio investimenti “a rischio” e a farli fare alla propria clientela. No buono. Oggi a livello della loro associazione di categoria, l’ABI,  si sono impegnate a non farlo più (“Lo giuro, non lo faccio più!”) per cinque anni. Ma allora? E prima? E dopo? Ma questa è un’altra storia.

Ma veniamo all’oggi. Mutui fondiari. Cosa sono? Sono mutui (cioè operazioni reali che si perfezionano con la consegna del denaro) assistiti da garanzia ipotecaria su un immobile. Non hanno una destinazione di scopo. Cioè non è necessario investire il ricavato in una specifica direzione (acquisto della casa). Altra cosa sono ad esempio i “mutui edilizi”, erogati a stati avanzamento lavori, erogati ed utilizzati per la costruzione di un edificio.

Ma torniamo a noi. Due giovani sposi vogliono comperar casa. Si presentano in banca. Lui ha un lavoro a tempo indeterminato: €1.400 netti al mese, praticamente una mosca bianca, un superfortunato. Lei no, lavora in un call center a tempo determinato. Si vergogna a dichiarare che le danno €700 al mese. “Non si preoccupi” le dice il funzionario, “la Sua busta paga non conta, Signora”. Infatti conta solo quella del marito. Ecco, il conto è presto fatto. Il funzionario estrae complicate tabelle, guarda l’indice, le sfoglia, prende un righello per seguire la riga giusta dei dati, novella bibbia laica e sentenzia: “Mutuo a 40 anni, tasso 8%, importo erogabile €80.000, rata mensile €517, rivedibile, naturalmente”.

Ecco, a parte che se avesse e sapesse usare una piccola calcolatrice tascabile HP Finanziaria 12C non avrebbe bisogno di mezzo kg di tabelle cartecee, a parte questo, non è di un box auto che ha bisogno la coppia. Peccato. “Certo che se aveste un co-intestatario o garante con un reddito fisso di altri €3.900 netti al mese, tutto sarebbe più facile” Ah se le cose stanno così, bastava dirlo subito …

Ma nel recente passato, cosa accadeva? Si, i contratti di lavoro a tempo indeterminato erano assai più frequenti, ma poi, il mercato immobiliare “tirava” cioè il valore delle case cresceva, cresceva, per cui posso erogare il 70, 80. 90, 100% del suo valore, tanto domani quel valore cresce ulteriormente ed io ho sempre dei buoni margini di garanzia. Anzi, se a suo tempo ti ho erogato una somma pari a 100, oggi ti invito in banca: guarda, il valore della tua casa è cresciuto, se vuoi posso erogarti un ulteriore 50. Ecco cosa succedeva. La garanzia. La sicurezza. Per la banca, s’intende. Mai l’intuitus personae, mai la valutazione della persona, così come assai raramente veniva considerato la capacità di una società ci crescere, di innovare. La garanzia. Ecco quello che ci vuole, Così io banca dormo tranquilla e a fine anno pago superpremi all’alta dirigenza.

Don Lorenzo Guetti

Si, ma ora che succederà? La gente ha meno lavoro. Risparmia meno, anzi per nulla. Dove e come la banca “farà raccolta”? Per intanto si è limitata a non prestare denaro. Poi si vedrà. Ma allora se la raccolta tende a scomparire e la banca non presta denaro, la banca non servirà più, non vi pare? Oppure ne servirà di un altro tipo. Quale? A d esempio quella del tipo Casse Rurali, stile Raiffeisen, cioè stile quelle costituite nella seconda metà dell’800 da Don Lorenzo Guetti in Trentino. In altre parole: occorrerà tornare alla Cooperazione, ma a quella vera, dove le persone sono “soci” e non “clienti”.

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ABBIAMO BISOGNO DI PIU’ EQUITA’ FISCALE E DI PIU’ EUROPA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Dicembre, 2012 @ 9:20 am

Detto altrimenti: Altrimenti? Altrimenti  i singoli Stati Europei non ce la faranno, anche quelli che fabbricano le Volkswagen

Visione di insieme e percezione sensoriale. Ogni persona, ogni famiglia, ogni categoria di persone, ogni “casta”, ogni comunità comunale, ogni comunità regionale, ogni comunità statale, ogni comunità continentale, man mano che si “sale” nella scala dimensionale, ha sempre di meno la percezione sensoriale dei singoli bisogni e sempre di più la visione d’insieme dei bisogni del sistema.

Il soddisfacimento da parte di un certo numero di persone dei bisogni individuali avvertiti a livello di percezione sensoriale, ammesso pure che ciò oggi sia possibile, non risolve i problemi di fondo percepiti da chi si sforza di avere una visione d’insieme dei “bisogni collettivi”.

Il Presidente Monti afferma: “È giusto abbassare la pressione fiscale, ma ciò oggi non è possibile”. Mi permetto di suggerirgli (quale presunzione la mia!) un passaggio attuabile subito, intermedio fra l’abbassare e il non abbassare tale pressione: la rimodulazione della scalettatura delle aliquote, alleggerendo i livelli inferiori e aggravando i livelli superiori. Alleggerendo il fisco sul lavoro e sulle case d’abitazione e aggravandolo sulla finanza e sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari.

 

Mi spiego meglio. Perdiamo un settore a caso: la crisi del mercato delle automobili. Se alleggeriamo la pressione fiscale sulla grande massa di chi ha redditi medio bassi, mettiamo in grado un gran numero di persone di cambiare l’auto e il settore riparte. A fronte di questo alleggerimento fiscale, aumentiamo la tassazione a chi guadagna, ad esempio, oltre un milione di euro l’anno. Infatti costui più di tanto non potrà né avrebbe potuto consumare. In other words, la ripresa può avvenire solo grazie ai consumi del ceto medio basso, non crto grazie ai consumi della elite dei milionari (sempre che si dia per scontato che occorra puntare sulla ripresa di “questo” modello di crescita, il che non è detto che debba essere!)

Dice … vabbè, ma che c’azzecca l’Europa con tutto ciò? C’azzecca, c’azzecca … perché se la tassazione dei ceti milionari non fosse uguale in tutti i Paese Europei, i capitali fuggirebbero verso i paesi più appetibili fiscalmente.

Dice … vabbè, ma anche se ciò avvenisse, resterebbero sempre i paesi extra europei paradisiaci sotto il profilo fiscale. Rispondo: intanto facciamo l’Europa, e non ci fasciamo la testa prima di esservela rotta, affrontiamo i problemi in ordine, man mano che si presentano …

Infatti, fatta l’Europa, occorre anche un accordo “intercontinentale” (quanto meno fra i due continenti che si affacciano sulle sponde del nord Atlantico) per redigere una sorta di boicott list, di sanzioni contro tali paesi “fiscalmente disinvolti” e contro i loro “clienti”.

Dice … belle parole, ma si tratta di utopie. Rispondo: a parte che nella Vita occorre avere utopie, non possiamo stare fermi “ad aspettare”. Come ci ha ricordato il Vangelo di Luca di ieri, all’approssimarsi dello scatenarsi delle forze della natura ( e divine) occorre stare all’erta, alzare la testa. Ecco, alzare la testa, usare la testa e quello che c’è dentro, cioè il cervello, la mente, l’orgoglio, la coscienza di sé. Mai cedere al catastrofismo, al pessimismo cosmico, al “tanto nulla cambierà”. L’umanità è uscita da catastrofi storiche ben peggiori. Usciremo anche da questa. Solo cerchiamo di limitare al massimo gli “effetti collaterali”. Evitiamo una nuova, moderna, cruenta ed inutile “strage degli innocenti”:  già 40.000 famiglie italiane hanno dovuto abbandonare la propria casa perchè non più in grado di pagare le rate del mutuo.

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DON GIUSEPPE GRAZIOLI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2012 @ 2:00 pm

Detto altrimenti: un altro prete “socio-economico-autonomista” per il Trentino dell’800. Scrivo “un altro” perché solo pochi post fa (21 novembre, ore 16,15) ho ricordato la figura di Don Lorenzo Guetti, il fondatore della Cooperazione Trentina, oggetto di un altro bel libro, scritto, questo, da Don Marcello Farina.

L’Assessore Franco Panizza e i quattro Autori

In occasione del centenario della statua di Don Grazioli che si trova in Via Matteotti a Lavis (TN), è stata inaugurata a Palazzo de Maffei una mostra per ricordare questo grande personaggio. Nella stessa serata, l’Associazione Culturale Lavisana, Presidente Daniele Donati, ha presentato alla popolazione intervenuta un libro su Don Giuseppe Grazioli, Lavisano doc, sacerdote impegnato nel sociale, nell’economia e nell’Autonomia della sua Terra. Libro scritto da  e “a cura di” quattro Autori: Daniele Donati, Andrea Casna, Andrea Brugnara, Daniele Erler.

 

Il Presidente dell’Associazione, Daniele Donati

La presentazione, preceduta dall’intervento del Sindaco di Lavis, Graziano Pellegrini e dell’Assessore Provinciale Franco Panizza, è stata intervallata da significative letture di lettere di Don Grazioli (voce recitante Maria Vittoria Barrella) con il sottofondo musicale da parte del contrabbassista Giamaria Stelzer.

 

Sala stracolma, grande successo di pubblico. Molti (anche) i giovani presenti.

Don Grazioli. Viaggiatore Autonomista. Viaggiatore, in quanto si recò in tutta Europa ed anche in Giappone (che raggiunse da oriente e da occidente!) per acquistare e portare in Trentino i semi dei bachi da seta “sani” in sostituzione di quelli distrutti da una malattia che aveva colpito gli allevamenti  del nord Italia, terzo produttoree mondiale di seta.

Autonomista, in quanto propugnatore dell’autonomia amministrativa del Trentino dall’impero Austro-Ungarico. Per questo motivo fu incarcerato a Innsbruck nel 1848, cioè un anno dopo la nascita a Vigo Lomaso di un suo “collega” altrettanto famoso, Don Lorenzo Guetti, il fondatore della Cooperazione Trentina e delle Casse Rurali, anch’egli prete socio-economico, anch’egli dedicato al miglioramento economico dei contadini trentini (cioè della popolazione trentina), anch’egli “Autonomista”, convinti entrambi come erano, i due sacerdoti, che i problemi del Trentino – non più Principato Vescovile (cioè non più vero e proprio Stato) ma semplice provincia di Innsbruck – avrebbero dovuto essere affrontati, discussi e risolti da una Autorità presente sul territorio e non assente, lontana e “di lingua tedesca” insediata a Innsbruck(o anche di “lingua italiana”, ma insediata a Roma, n.d.r.).

A Trento, la Via Grazioli, dedicata a Don Giuseppe. Una via alberata, quasi un viale, la quale, fra le case nuove, conserva a difende “vecchie signore” di fine ottocento (o primo novecento?), case “preziose”, memoria di una Terra e di una Persona.

Novecento in Via Grazioli

La sala, gremita
La sala, gremita

Cuscini di alberi in fiore
circondano vecchi disegni
edere di stucchi
che la terra germoglia
per cingere antiche mura
e scale sbrecciate
a passeggio
in giardini di ghiaia.

Nobili dame
ingioiellate di ferro battuto
e imposte di legno
guardano salire la via
che hanno solcato
nei prati del tempo,
difese ed amate
da chi vuole che vivano
serene
il futuro dei loro ricordi.

Lo stemma de Maffei – Lavis

Troppo poco per ricordare una tale Persona? Si sa, i post dei blog non devono essere troppo lunghi, e poi, l’Associazione Culturale Lavisana, alla quale possono ben iscriversi anche i non Lavisani,  è lieta di farvi omaggio di una copia del libro.

Associazione Culturale Lavisana
Via Clementi, 32
I 38015 Lavis TN
www.associazioneculturalelavisana.it
procultura.lavis@gmail.com

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1) ILVA – 2) VARIE ED EVENTUALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2012 @ 7:16 am

Detto altrimenti: nel mio post del 27 novembre ipotizzavo che si potesse arrivare all’espropriazione degli impianti da parte dello Stato a danno dell’attuale proprietà ILVA. E’ quello che il 30 novembre è stato previsto nel decreto del Governo, ove la società non rispetti tutti gli adempimenti e non effettui tutti gli investimenti di risanamento ambientale.

Disoccupazione. Sindacati e Governo concordano: nel 2013 la disoccupazione crescerà. Domanda: gli ammortizzatori sociali saranno finanziati a sufficienza? Propongo la stessa cura che sto proponendo da sempre: trasferiamo ad essi le risorse oggi destinate alle mega opere (TAV), ai mega armamenti, ai mega costi della politica, ai mega-super stipendi-pensioni-liquidazioni-benefit d’altri tempi. Dobbiamo riscrivere l’ordine delle priorità. Quanto accanimento contro la “casta dei tassisti“! E le altre?

Ma non basta intervenire sui disoccupati: occorre intervenire sulla rinascita della piccola imprenditoria, all’interno di un nuovo modello di crescita. Infatti, siamo sicuri che riusciremo a rimettere in moto quello vecchio?

Evasione ed elusione fiscale: occorre accelerare, ma questo ritornello è ormai cosa ovvia, ci si stanca quasi a ripeterlo, tuttavia occorre agire con maggiore incisività. Conoscete la storia delle multe miliardarie abbonate alle case che gestiscono le machinette magiasoldi? La trovate nei mie post … cercate, gente, cercate …

Economia Pubblica Locale: non basta l’accorpamento di provincie. Da subito occorre individuare aree funzionali omogenee e accorpare i SS.PP.LL. (Servizi Pubblici Locali). Ciò consentirà economie di scala e migliore efficacia del servizio.

Già, ma ora siamo occupati con le primarie, poi con le elezioni, poi con la formazione del nuovo governo … ma, dum Romae consulitur, familia expugnatur, mentre a Roma si discute, la famiglia (italiana) non ce la fa più.

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ECONOMIA DELLA FELICITA’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2012 @ 8:58 am

Detto altrimenti: si, esiste anche questa branca della scienza economica

Università di Siena – Dipartimento di Economia Politica, Professore Associato Ricercatore Dr. Stefano Bartolini. Autore, fra l’altro – del libro “Manifesto per la felicità; come passare dalla società del ben-avere a quella dl ben–essere”, Ed. Donzelli, 2010.

Egli afferma: oggi, purtroppo, l’uomo è al servizio dell’economia. Dovrebbe essere il contrario: l’economia al servizio dell’uomo. Questo sul piano macroeconomico. Io mi voglio soffermare su di un aspetto micro-economico-aziendale: Bartolini sottolinea come sia scientificamente provato che la tecnica di gestione aziendale di spremere, stressare, strumentalizzare, sfruttare al massimo i dipendenti sia molto meno produttiva di risultati di una gestione basata sul loro rispetto, sul loro coinvolgimento, sulla loro motivazione.

Nella scienza della gestione e della info-comunicazione aziendale, in linea con quanto sopra, la IT, Information Technology, si è trasformata nella ICT, Information Communication Technology. “Prima” si diceva: ”Tutte le informazioni a me. Io le gestisco”. Oggi si dice “Riuniamoci, scambiamoci le informazioni, maturiamo insieme la migliore decisione comune per l’azienda. E se avete idee, coraggio, metettele sul tavolo!”

Il “vecchio” capo: “Decido solo io”. Il risultato era la “delega al contrario”, cioè tutta la filiera dei successivi livelli gerarchici scaricava il problema sulla scrivania del livello superiore. Tutto finiva su tavolo del “capo” che “fa quello che può, poveraccio, encomiabile, si ammazza di lavoro, 14 ore al giorno” ma, nella realtà, riesce a smaltire solo una parte del lavoro e solo ciò che riesce a capire lui personalmente. L’azienda trova un limite proprio nel capo. Se poi il capo si ammala o muore, è la fine (ecco perchè diffido di quei capi che hanno la scrivania stracarica di carte!).

I dipendenti? Stressati dalla mancanza di coinvolgimento, di deleghe, di potere, di responsabilità, di motivazione. Hanno paura di assumere una iniziativa qualsiasi., frenano ogni loro idea, ogni possibile proposta. Lavorano male. Vivono peggio. La loro società va ancor peggio. Siamo all’età delle caverne.

Tutto questo è testimoniato da numerosi studi internazionali citati dal professore Bartolini. Io posso testimoniarlo non per averli letti, ma per avere sperimentato di persona, più volte, nelle SpA, queste diverse situazioni: prima, come dipendente, entrambe. Poi, come capo, solo quella che fa riferimento all’ICT.

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ALCUNI ASPETTI “OSCENI” DELLA VITA: RACCONTARLI O PALUDARLI?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2012 @ 8:20 am

Detto altrimenti: prendere atto degli aspetti deteriori della nostra moderna “civiltà” per condannali e cercare di eliminarli, oppure sorvolare, nasconderli, ignorarli … cioè, “sopire, troncare, molto reverendo padre”, come scriveva il Manzoni?

La superficialità, la distrazione, l’indifferenza e l’ipocrisia sono piaghe terribili del nostro tempo. Una tragedia sociale? Siamo sicuri che vada raccontata? Non è forse meglio travestirla in qualche modo, depurarla degli aspetti più crudi, addolcirla, così, tanto per non urtare la sensibilità di nessuno?

E se proprio la si vuole raccontare, La si racconta fino a quando fa notizia, fino a quando non è superate da altro fatto analogo, più recente. Idem per gli scaldali. Di volta in volta, l’ultimo scaccia il penultimo. Oggi siamo tutti presi delle primarie di destra e di sinistra. Ma che ne è stato della riduzione dl numero dei parlamentari? Dei controlli su tutti i denari dati ed “utilizzati” dalle segreterie di tutti i partiti politici? Della limitazione dei super stipendi-pensioni-benefit-buonuscite? E che si sta facendo circa i denari gestiti o dati alla Fondazione Mauceri di Pavia? In un mio intervento precedente scrissi che ci vorrebbe un nuovo giornale: quello dedicato a seguire lo sviluppo di ogni scandalo, nel tempo, periodicamente. Nulla deve cadere nel “dimenticatoio della pubblica consapevolezza”. Ma questa è un’altra storia.

Avevo pubblicato un post dal titolo “Burro o cannoni” nel quale facevo un parallelo fra il nostro paese ed un altro paese estero, notando come in entrambi si stia assistendo a rilevanti investimenti in armamenti pur in presenza di situazioni di gravissimo disagio sociale, qual è ad esempio, scarsa cura per l’occupazione, l’assistenza sanitaria e il sistema pensionistico;  o l’abbandono sul marciapiede del figlio neonato o poco più. Da due lettori sono stato definito “il solito uomo di razza bianca”, e quando replicavo che per me la razza è una sola, quella umana, mi è stato detto “Ecco, vedi, da parte tua dire questo è segno di razzismo”.

Ho cercato di rispondere pacatamente. Mi è stato replicato che avrei dovuto scrivere semplicemente che “una bella coppia adottava un bel bambino” e non che in quel paese i bambini vengono spesso abbandonati sul marciapiede. Meninos de rua, si chiamano, o no? E dire che non avevo nemmeno scritto del fatto che in un altro paese, nel quale i mariti non vogliono figlie femmine, il marito stesso costringe la moglie ad abortire ove il nascituro si sia rivelato del sesso indesiderato. Tal che quello Stato ha vietato quel tipo di indagine prenatale, la quale tuttavia viene eseguita in compiacenti cliniche private gestite dalla mafia, entro le quali poi le mogli sono fatte abortire “in tempo reale” contro la legge e soprattutto contro al loro stessa volontà. Ecco, a mio avviso invece queste atrocità vanno raccontate e quindi combattute, in ogni sede, anche se possono urtare la sensibilità di qualcuno.

 Le mie osservazioni poi – da chi mi scriveva: “Per carità, senza alcuno spirito polemico” – sono state definite “discorsi da bar” perché citavo il binomio “burro e cannoni” del Samuelson o l’angoscia kirkegaardiana sempre insita nei momenti in cui si devono fare delle scelte (il famoso aut-aut), facendo io un parallelo fra lo Stato che sceglie fra armamenti e finanziamento del servizio sanitario nazionale o della scuola pubblica ed una famiglia, la quale – per carenza di denaro – deve scegliere sceglie fra due spese alternative: sostituire la porta blindata dell’appartamento e curare un suo membro gravemente malato. Tanto per capirsi …

Io ho le mie idee. Rispetto quelle degli altri e le pubblico, purchè espresse sempre con rispetto. Come non stava avvenendo. Pertanto ho oscurato il mio post e tutta la corrispondenza che vi aveva fatto seguito, così come non pubblicherò eventuali ulteriori interventi di questo tipo. Continuerò invece a pubblicare ogni commento, ogni diversa opinione, purchè espressa in forma non offensiva dell’opinione e della persona “altrui”.

Per concludere. Sto per arrivare alla fine del mio primo anno di blogger (6 dicembre 2’011 .- 5 dicembre 2012). Ad oggi ho pubblicato 376 post. Ho ricevuto e pubblicato una media di 1,76 commenti scritti per ciascun post e sto ricevendo  10.000 visite (“contatti”) al mese della durata media di 9 minuti cadauna. Ho cestinato 28 spam e i commenti al post citato.

Quella di cui sopra è stata l’unica contestazione “violenta” nella sostanza e nella forma che ho ricevuto, se si esclude l’altra nella quale mi si contestava la critica che io muovevo alle manganellate “gratuite” che hanno massacrato i ragazzi della Diaz a Genova. In quella occasione, almeno, una certa forma è stata rispettata. Ma solo quella. La sostanza resta, tutta.

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ASCOLTARE IL VICINO e poi agire responsabilmente

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Novembre, 2012 @ 9:22 am

Detto altrimenti: … ascoltare il vicino, oppure? Oppure,  leggerne le riflessioni

Sto leggendo un Libro (non a caso uso a caso la “L” maiuscola), un Libro di Don Marcello Farina, “A rinascere si impara – Filosofia per tutti”, Ed. Il Margine, 2006. Un Libro da leggersi con “una matita sulla coscienza” (cioè, con una matita nella mano e la mano sulla coscienza), per evidenziarne i passaggi significativi. Un Libro composto da capitoletti corti, ognuno dei quali vi chiede di essere riletto più volte, tanto non volete perdere “quel” contenuto, “quella” riflessione che invece condividete, amate, volete che diventi anche vostra o che era già vostra, magari “a vostra insaputa”.

Mi ero riproposto di farne oggetto di un post, ma poi ho pensato che i contenuti sono tanti e tali che non ce l’avrei fatta a trattenermi e quindi ne parlo “in itinere”.

Il male. Un po’ come il gasolio rovesciato in mare: sta sulla superficie (n.d.r.). Se rinunciamo a pensare con la nostra testa, se ci limitiamo ad agire secondo i contenuti superficiali di ordini o ordinamenti, ecco che, nuotando nella superficie degli eventi, il male ci ricopre, ne diventiamo parte, dolosamente, se ci rendiamo conto di ciò; colpevolmente, se ciò avviene “a nostra insaputa”. Il petrolio stando in superficie può devastare l’intero Golfo del Messico. Il male, dilagando sulla superficie della nostra coscienza, può devastare il mondo intero (n.d.r.).

Orbene, “una società che non fa pensare, che non rende accessibile a tutti la capacità di giudizio e l’opportunità di approfondire criticamente la propria storia, trasforma donne e uomini in tanti Ponzio Pilato, cioè in esseri senza responsabilità, meschini esecutori di ordini … Eppure, la fatica del pensare e del far pensare non sembra un esercizio diffuso all’interno di una società che preferisce le frasi fatte e gli slogan ad effetto, dentro la banalità quotidiana”.

La politica del bene e quella del male. “Una politica che produce vittime, profughi, diseredati (disoccupati, n.d.r.), orfani, impoveriti, esclusi, “silenziati” è una politica sacrificale, distruttiva e pericolosa”. E’ la politica del male (n.d.r.).  Molti si dicono contro questa politica, ma alle parole devono fare seguire i fatti. “Una politica non deve essere efficace, ma feconda, cioè non deve “vincere, imporsi”, ma “portare responsabilità dove c’era irresponsabilità, riconoscimento dove c’era anonimato, dialogo dove tutto era bloccato da fanatismi e idolatrie”.

 Questo “cammino collettivo” e questa “azione politica” meglio si realizza attraverso quattro tappe:

1) Il rispetto dell’altro, cioè la restitutio in integrum dei suoi diritti
2) La sincerità anche se tutti gli altri mentono
3) La testimonianza, cioè l’assunzione di responsabilità personale senza nascondersi dietro la burocratizzazione (partiti politici, gruppi, istituzioni)
4) La solidarietà, non limitandosi a sanare le situazioni più vicine a noi ma intervenendo su tutti coloro che sono stati relegati nelle “ultime posizioni” della griglia di partenza del Gran Premio della Vita. (n.d.r.).

Oggi. Tempo di votazioni, di elezioni. E noi? Rifuggiamo dagli slogan, dalle frasi fatte, dalle frasi ad effetto. Piuttosto, pensiamo con la nostra testa, secondo la nostra coscienza, e costruiamo il “nostro” modello anche se poi, e ciò è normale,  non lo ravvisiamo integralmente nel modello di quel personaggio, di quel partito politico. Ed allora? Un partito politico per ogni nostra singola coscienza, cioè per ognuno di noi? Non credo che ciò sia nè auspicabile nè possibile. E allora? Aut-aut, ecco la scelta, ecco l’angoscia kirkegaardiana: scegliamo chi sostiene il “nostro contenuto preminente” e sosteniamo quello (n.d.r.). Salvo poi esporre e vivere concretamente tutti i nostri principi.

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