PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO O UNIONE DELLE COMUNITA’ AUTONOME TRENTINE?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Settembre, 2012 @ 4:37 pmDetto altrimenti: la nuova Organizzazione Funzionale in Trentino, funziona o no? inoltre, racchiude in se’ un significato ben più che operativo?
Trentino, Terra di Comuni. Tanti. Forse troppi. Accorparli? Talvolta (ma solo talvolta) ci si riesce. Più spesso no. Ed allora, nell’organizzazione dei pubblici servizi locali spesso non si raggiunge la necessaria economia di scala. Ed ecco che, nel passato, furono creati i Comprensori. Hanno funzionato? Un po’ si e un po’ no. Oggi si è ritenuto di “novarliâ€, cioè di creare nuove entità (al loro posto) denominate Comunità di Valle. Qualcuno afferma che si tratta solo di carrozzoni, di nuovi costi. Altri che sarebbe bastato attivare in pieno i Comprensori. Io mi limito ad osservare che quando un sistema informativo (hardware e oftware) non funziona, cercare di aggiornarlo è molto più costoso che non crearne a fianco uno nuovo, e quando quello nuovo entra in funzione, buttare a mare il vecchio.
Su L’Adige, 6 settembre 2012, pag. 29 ho letto di Salvador Valandro, Presidente della Comunità di Valle Alto Garda e Ledro, in merito alla (lodevole, n.d.r.) opportunità /necessità di fare rete fra i Comuni della Busa, cioè Riva, Arco e aggiungo, anche Torbole, Tenno e la Val di Ledro, sebbene non citati nell’articolo al quale mi riferisco.
Preso spunto da qui, ho voluto fare un esempio pratico. Al riguardo, per avere io creato, organizzato e gestito dalla nascita e per otto anni consecutivamente la società a maggioranza del Comune di Riva del Garda APM Altogarda Parcheggi e Mobilità SpA (della quale ideai il nome e il logo) posso affermare che la stessa, da anni, è pronta a svolgere il servizio anche per gli altri Comuni della Comunità di Valle, con evidenti miglioramenti sul piano funzionale e notevoli risparmi di denaro. Infatti, in occasione della realizzazione del Parcheggio Interrato Terme Romane (che a mio avviso andrebbe ribattezzato “Centro Storico, Down Townâ€: niente come un nome appropriato attira le auto dei turisti!), dotai APM di SCOUT – Sistema di COntrollo Unificato Telematico, una centrale di telegestione e telecontrollo in grado di operare su propria rete wireless, su rete internet e collegabile al sistema delle fibre ottiche, tal che essa può operare indipendentemente dalla dislocazione delle aree e degli impianti da gestire (la stessa centrale – fra l’altro – viene oggi utilizzata anche per la sorveglianza sui moli della Fraglia della Vela Riva).
All’epoca, mi preoccupai anche di formare il personale a tale scopo, personale che assunsi a livello assolutamente di base e che formai con una impostazione manageriale mirata alla interscambiabilità dei ruoli ed alla crescita delle persone e della società presso la quale lavoravano.
APM potrebbe fare ciò, da subito, con investimenti minimi. Infatti si tratta solo di collegare gli impianti alla rete internet o di attivare con semplici antenne una rete wireless già ampiamente e positivamente sperimentata. I cittadini ed i turisti dei Comuni della Comunità di Valle trarrebbero notevole vantaggio, sia dalla riduzione dei loro costi (grazie alle economie di scala che si realizzerebbero), sia dalla maggiore semplicità e praticità nell’utilizzo delle aree e degli impianti, uniformi in tutti i Comuni interessati, i quali continuerebbero a gestire il flusso del proprio denaro incassato. Sui tenga presente che APM ha già sperimentato con successo e per anni la gestione “di gruppo†essendo da tempo la capofila del cosiddetto Circuito Gestopark il quale prevede una gestione unificata delle tessere di utilizzo della sosta in numerosi Comuni fra i quali Rovereto.
Quanto sopra potrebbe ben essere un obiettivo per la Comunità di Valle, visto che i singoli Comuni non sembra abbiano avviato un processo del genere (e dire che hanno già riunificato le Polizie Locali, quindi il passo da compiere sarebbe molto breve anche dal punto di vista concettuale).
Con l’occasione mi permetto di segnalare quanto segue: ho visto con piacere i nuovi pannelli che indicano il numero di posti auto disponibili nei vari parcheggi gestiti da APM. Tuttavia questa informazione è incompleta per due ragioni: non indica la dislocazione o la distanza dei singoli parcheggi e non ricomprende tutti i parcheggi (ad esempio Monte Oro), il che non aiuta certo il turista. Infine, questo auspicabile coordinamento dovrebbe essere accompagnato dalla uniformità dei sistemi di gestione della sosta su strada adottati (parcometri, casse e sbarre), evitandosi una proliferazione dei diversi impianti, il che ingenera maggiori costi di acquisto, di magazzino delle parti di ricambio, del servizio di assistenza tecnica, di manutenzione e, last but not least, crea disorientamento nell’utenza.
E poi, quanto meglio rappresenta la Realtà Trentina il termine “Comunità ” che non il termine “Provincia”. E se prima o poi invece di Provinvia Autonoma di Trento ci chiamassimo Unione delle Comunità Autonome Trentine? Infatti da secoli e per secoli, anche indipendentemente dai vari reggni, impeeri, principati che hanno dominato questa terra, il Trentino si è sempre autogovernato e per molti anni (diciamo sino al Concilio di Trento) è stato anche il cntro della politica europea. Si legga, al riguardo, il bel volume di Francesco Prezzi “Trento nelle guerre d’Europa e d’Italia nella seconda metà del XV secolo” di cui al mio post del 7 settembre scorso.
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RASSEGNA STAMPA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Settembre, 2012 @ 7:31 amDetto altrimenti: sarò brevissimo!
L’Adige, 9 settembre 2012, pag. 3
1) “S&P, il rating sui titoli di stato dell’Eurozona , nonostante il “piano anti spread†non cambierà â€. Commento: l’Europa costituisca l’ERA – European Rating Agency, per valutare le agenzie di rating USA (si vedano miei post precedenti).
2) “Tutti vogliono il Monti bis (tranne lui). Napolitano e le imprese chiedono la continuità .†Commento: concordo, ma non solo per la continuità dell’azione, ma anche e soprattutto per la continuità della responsabilità . Infatti le azioni di un governo hanno effetti soprattutto nel medio periodo, ed il potere deve sempre essere unito alla responsabilità dei risultati. Altrimenti succede come in quell’operazione chirurgica: il primario afferma di avere operato benissimo, e tutti concordano. Ma poi, se il paziente muore … bè, questo è un altro problema, o meglio, un problema di altri. Ora, Monti dice che non vuole (ma è logico: se dicesse che vuole, lo impallinerebbero a – priori!). Il PD dice che non lo vuole il Monti bis (per forza: erano all’opposizione, aspiravano a governare, come potrebbero ora dire cosa diversa?). Il PDL non pare opporsi (e intanto le castagne dal fuoco le leva Monti, castagne che erano state gettate a bruciarsi su di un fuoco acceso da loro stessi!).
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L’ Adige 10 settembre 2012, prima pagina
3) Val di Sole (TN). Un cacciatore ammazza un cervo di 150 kg. Per recuperarlo fa intevenire un elicottero. Leggete il post di qualche giorno fa su DDC – Diana Contessa Cacciatrice, … lei che “uccide per amore” (sic).
4) Negli ultimi 4 anni dal Trentino e dall’Alto Adige sono stati “esportati” circa 1,7 miliardi di Euro verso paesi “meno rigidi fiscalmente”. In un anno, dall’Italia, il movimento è stato di molte decine di miliardi.
E voi, cosa ne dite?
TRASPORTO BICI IN VALSUGANA. GRAZIE, PAT! (PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Settembre, 2012 @ 2:58 pmIl Trentino, la Valsugana, la sua bella pista ciclabile. Ancora molto da fare, come il collegamento con Trento ed il completamento intorno al Lago di Caldonazzo con il collegamento più diretto alla ciclabile all’altezza di Levico. Ma già così come si sta e giace, è bellissima. Niente da invidiare alla S. Candido – Lienz …anzi!  Resta il problema della “risalita†da Bassano a Trento. Infatti Trenitalia prevede normalmente il carico di 2 (due) bici per ogni treno! La PAT sta concordando ed attuando l’acquisizione della gestione della ferrovia in questione. Nel frattempo, nei mesi di luglio ed agosto, sono istituiti da Trenitalia servizi di bus. E in settembre?
Nei week end di settembre la PAT ha istituito un servizio di linea bici bus con due corse giornaliere da Trento e due ritorni da Bassano con bus dotati di carrello per un minimo di 35 biciclette. Informazioni su internet, alla voce “Provincia Autonoma di Trento Servizio Trasporti†con possibilità di prenotazione ad €6,00 al giorno a persona, bici compresa. Ieri insieme ad alcuni amici ne abbiamo approfittato. A Trento (via Dogana) ci ha accolto l’autista, il bravo e gentilissimo Alessio. Stante il limitato allenamento di alcuni di essi siamo andati in bus da Trento a Borgo Valsugana. Giornata di sole splendido. Azzurro e verde il percorso, accompagnato dalla sinfonia del gorgogliare delle acque del Brenta.
Pedalando da Borgo V., in località Bigonda (Grigno), sosta per ammirare la valletta seminascosta, sulla destra scendendo. Forse una propaggine della Grotta della Bigonda, lunga oltre 30 km (info: internet, Comune di Grigno, TN). Si prosegue. Costeggiamo il Brenta, disturbiamo con la nostra presenza un airone cinerino il quale se ne stava immobile con la testa sott’acqua a mangiare chi sa cosa, e poi, sollevato il capo dell’acqua, ci scorge e si leva in volo radente, a c’orca mezzo metro d’altezza, risalendo la corrente. Emozionante. Altri 9 km ci portano al bicigrill di Tezze.
Primolano … all’altezza di una curva a gomito a sinistra della ciclabile, in prossimità del â€gomitoâ€, diritto davanti a noi, a venti metri, a destra un depuratore e a sinistra il cippo di confine fra li Regno d’Italia e l’Impero d’Austria… La “N” del Regno d’Italia ha il trattino obliquo inclinato da sinistra in basso verso destra in alto (!) .. non ci facciamo conoscere!
Proseguiamo ancora qualche km, sino alla “passerella†di metallo che consente alle biciclette di superare il fianco di una ripida parete. Capolinea. Torniamo a Primolano dove alle 17,39 ci aspetta Alessio con il suo bici bus.
A Primolano ci concediamo un po’ di ristoro presso una vecchia trattoria, “di quelle che non ce ne sono piùâ€. Pavimenti e mobilio in legno “anticoâ€, di quello vero, arredo semplice e spontaneo come la cortesia dei due ragazzi che la gestiscono: “Locanda Italia†si chiama (Piazza Leone 1, Primolano – Cismon del Grappa (VI), www.locandaoitalia.org, tel. 342 3946600). Come biglietto da visita ci offrono dei segnalibri, sui quali reclamizzano il loro piccolo locale e sui quali sono raffigurati quadri famosi (Michelangelo, Raffaello, Botticelli): già questo la dice lunga …
Insomma, si risale sul bus e si collabora con Alessio, alle varie fermate, per scaricare e ricaricare le biciclette che intralciano lo scarico di quelle di chi deve scendere a ciascuna fermata.  Alle 19,30 arriviamo a Trento, per niente stanchi e soprattutto contenti della bella giornata trascorsa. Grazie, PAT, grazie Alessio! Torneremo, questa volta senza biciclette, per visitare la Grotta della Bigonda (Grigno, TN) e le Grotte di Oliero (Oliero, VI), queste ultime 10 km circa prima di Bassano. Vi telefoneremo, raga di Primolano, per prenotare un pasto “all’anticaâ€.
Quanti Km? Solo 38, ma tanto sole , tante belle soste e tante foto!
8 SETTEMBRE 1943 – 5 SETTEMBRE 1946-2012
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Settembre, 2012 @ 6:00 amDetto altrimenti: settembre, tempo di … celebrare
8 settembre 1943. Mio babbo, Dario, classe 1912, Toscano anzi Senese-Montalcinese, carabiniere, padre di un figlio, moglie in attesa del secondo (io sono nato il 3.2.1944), come tutti i suoi colleghi ignaro dell’armistizio, fu invitato a cena a Genova dal Comando tedesco. Improvvisamente compaiono i mitra: “State con noi o andate in campo di prigionia in Germania?â€. Babbo si fece due anni di campo.
5 settembre 1946, accordo De Gasperi – Gruber, fondamento del riconoscimento dell’Autonomia del Trentino. Desidero dare il mio modestissimo contributo alla ricorrenza, con un breve ricordo di uno dei padri dell’Autonomia: Bruno Kessler che per alcuni anni è stato il mio capo diretto in una società di cui lui era presidente. Sul Kessler politico e uomo “economico†moltissimo è stato scritto e molto ancora si scriverà . Io mi limito a qualche brevissimo accenno sulla persona che estraggo dal mio libro (non ancora edito, né so se lo sarà mai) “Dagli Appennini alle (nosse) bande” (cioè, dagli Appennini della Liguria dove sono nato alle nostre parti, in Trentino).
Cosa stavo facendo
“1986. Lavoravo a Milano. Un giorno ricevetti una telefonata da un collega di Roma che mi chiese se fossi stato disposto a trasferirmi in Trentino per ricoprire la posizione di direttore in un’importante finanziaria locale. La cosa mi allettò, in quanto per motivi diversi, ero già molto legato alla terra nella quale avrei vissuto: babbo era stato Carabiniere, Brigadiere e Maresciallo dei CC in Val dei Mocheni, Vermiglio, Bolzano, Cles. Mamma, a Bolzano, città nella quale aveva conosciuto il futuro marito, era stata l’insegnante dell’On. Berloffa. A Bolzano avevo avuto parenti: una mia zia era stata ragioniera in Provincia, con il Presidente Magnago. Io per anni ero andato in vacanza in Val di Non. Per anni avevo scalato le Dolomiti del Brenta e le Pale di S. Martino. Che altro avrei potuto desiderare?â€
Il mio primo contatto con Trento
“Accettai. Arrivai a Trento un giorno di primavera del 1986. Passato il casello dell’autostrada mi accorsi che avrei dovuto procedere più lentamente, non c’era spazio per lanciare la macchina, nè alcuna fretta. Se rallentavo per cercare di individuare la direzione da seguire, le macchine dietro di me rallentavano a loro volta in paziente attesa, aspettando che io mi fossi deciso sul da farsi, senza strombazzare impazienti come sarebbe accaduto a Milano. Ero alla guida di un’auto targata Milano e loro erano assai comprensivi nei miei confronti. Questa fu la prima impressione che ebbi della città e dei suoi abitanti.
Poi, da ciclista allenato (avevo la bici da corsa nel bagagliaio) mi concessi la salita al Bondone (via Sardagna) con l’intento di scendere via Lago di Cei. Arrivato allo scollinamento del Vason, iniziai la volata della discesa, bella, troppo bella … e chi si ferma … infatti non vidi il bivio per Cei, lo superai e mi ritrovai inconsapevolmente nella Valle dei Laghi. Perplesso continuavo a pedalare verso sud guardando verso sinistra (la catena ininterrotta dei monti) alla ricerca del passaggio per il Lago di Cei che mi avrebbe riportato senza troppa fatica nella Valle dell’Adige. Ad un certo punto un cartello: “Riva del Garda km ….†Ma dove sono finito? Mi chiesi. Fermai un vecchietto e gli chiesi quale fosse la strada per Trento. Mi rispose: “Lu l’è bon de far el Bondon?†Bravo furbo che ero stato! Infatti avrei dovuto risalire sino al Vason (!?) oppure, come feci, percorrere la Valle dei Laghi a ritroso, verso nord, sino a Cadine, sempre in salita, ovviamente! La prossima volta starò più attento, mi dissi. Chi non ha testa ha gambe.â€
I miei primi contatti con Bruno Kessler
“Incontrai “il Kessler†cioè il Senatore Bruno Kessler, Presidente della Finanziaria ISA – Istituto Atesino di Sviluppo SpA. Mi avevano avvisato: non si impressioni, è sì Senatore ma è un manager, vedrà che vi intenderete… Non tutti coloro che leggeranno questo mio libro lo hanno conosciuto. Lasciate quindi che lo presenti brevemente. Non era alto. Corporatura robusta, viso abbronzato, segnato da due baffi folti, capelli folti e ricci, leggermente stempiato. Occhi intensissimi. Colpiva il calore della sua voce e la sicurezza che emanava ogni suo gesto, ogni sua parola. Il suo gesticolare lo aiutava a scolpire allo sguardo e nella mente dell’interlocutore i concetti che esponeva. Alternava periodi in lingua con frasi in dialetto trentino o meglio solandro (della Val di Sole). “Disente…†era un verbo “riflessivoâ€, che cioè lo aiutava a riflettere: “Diciamo…†ed intanto rifletteva, lanciando anelli di fumo per la stanza… Se per caso la segretaria si accingeva a lasciare il suo studio prima che avesse finito di ragionare, le gridava un “ndo sciampes?†cioè, “dove vai?â€. Una sigaretta? No grazie. Un whiskey? No grazie. Mi guardò un poco insospettito…. Ci incontrammo più volte, anche a pranzo. Mi parlava a lungo della società , della delicatezza del compito, della necessità di una reimpostazione del gruppo. Quanto volevo per trasferirmi a Trento? Io avevo già deciso di trasferirmi. Quindi risposi: Senatore, io guadagno questa cifra. Faccia Lei, mi affido al suo giudizio. Avevo indovinato la mossa. Mi spedì a passeggiare nei giardini intorno alla statua di Dante, mentre lui andava a presiedere la riunione del Consiglio di Amministrazione che avrebbe dovuto decidere la mia assunzione. Rientrai all’ora stabilita. Si complimentò con me: il Consiglio aveva approvato la sua proposta all’unanimità (oggi posso dire: e avrei voluto vedere il contrario, non certo per me, ma per lui!). Lo stesso giorno mi invitò a pranzo per festeggiare l’avvenimento. Il giorno dopo mi presentò come il suo braccio destro all’=n.  Nino Andreatta ed ad altri politici di grido, esaltando il mio curriculum e la sua scelta.â€
La mia mia attività lavorativa in quel periodo
Si veda il precedente post del 4 luglio 2012.
Per concludere
L’altra notte, dopo un lungo periodo di siccità , ha piovuto. La terra si è dissetata. Analogamente la Terra Trentina si dissetò allorquando, dopo un lungo periodo di siccità culturale, fu creata da Bruno Kessler l’Università di Trento, oggi in buona parte collocata in località Mesiano …
Pioggia su Mesiano (in ricordo di Bruno Kessler)
Ti guardo, Mesiano.
Tu nasci dal verde
di bosco splendente
bagnato da un canto
che vien da lontano.
Ti copre lo stesso
colore del manto
che grigio rimbomba di tuoni.
Sembrava finito lo scroscio,
finito il concerto dei suoni
battenti sul corpo silvano.
Ma nuovo richiamo
di rombo improvviso
riaccende l’orchestra
che quasi per gioco
riprende a invitare l’aurora
insiste a cercarne il sorriso.
Fiammeggiano lumi
saette di fuoco
scandiscono ancora
le ultime note
del nuovo spartito
che sgorga dai fumi
del Suolo Trentino assetato.
Poi tu cambi volto:
campeggia nel cielo pulito
tornato d’azzurro lucente
il bianco profilo
un invito
la Mente
che, prima,
ti ha generato.
come lampi erano gli sguardi di Bruno Kessler
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TRENTO, STORIA E AUTONOMIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Settembre, 2012 @ 8:02 am
Detto altrimenti: Casa Bonporti, Francesco Prezzi presenta il suo libro “Trento nelle guerre d’Europa e d’Italia nella seconda metà del VX secolo – L’origine dei lanzichenecchi†(Tip. Ed. Temi). Introduce Don Marcello Farina. Intermezzi musicali del chitarrista Stefano Cattoni
Per i non Trentini: Francesco Antonio Bonporti (Trento, 11 giugno 1672 – Padova, 19 dicembre 1749) è stato un compositore e uomo di Chiesa italiano. Seguì studi umanistici a Trento e si laureò in filosofia e in fisica a Innsbruck. Si spostò in seguito a Roma per seguire corsi di teologia al Collegium Germanicum. In questa città studiò composizione. Indi passò buona parte della sua vita nella città natale e ottenne fama a livello europeo come compositore. Dopo esser stato nominato “familiare aulico” da Carlo VI d’Asburgo, nel 1740 si trasferì a Padova. A lui è intitolato il Conservatorio musicale di Trento.
Casa Bonporti a Villazzano, sulla collina di Trento. Un museo ricco di storia e di amicizia, quella di Daniela Dalri e del marito Luigi Sardi, coniugi che – fra l’altro – celebrano i 45 anni di matrimonio. Splendida vista sulla città , amichevole ospitalità per celebrare la presentazione del libro di Francesco Prezzi sulle guerre trentine del cinquecento. Chiarificatrici l’introduzione di Micaela Bertoldi, fra l’altro ex Assessore alla Cultura del Comune di Riva del Garda e l’inquadramento storico di Don Marcello Farina.
Trento, città “capitaleâ€, sino alla data del Concilio fu il crocevia delle guerre e soprattutto della politica europea, Trento ed il suo Vescovato, la sua nobiltà , attorno alla quale ruota la contesa fra gli Asburgo, i Bavaresi e Venezia. Se vogliamo immaginare il racconto storico come visivamente rappresentato da una serie di cerchi concentrici, il cerchio esterno rappresenta l’Europa del tempo, dal Portogallo all’Ungheria, dalle Fiandre a Venezia ,… e al centro si collocano: Trento; Giorgio di Pietrapiana (Povo, Trento); Massimiliano d’Asburgo; la Repubblica di Venezia e .. perché no? I Lanzichenecchi, la nuova “arma segretaâ€.
Il racconto che Prezzi fa dell’epoca è un vero e proprio “racconto storico†basato – e questa è l’interessante e scientifica novità – su fonti autentiche, originali, dirette quali diari personali e commentari: notizie di primissima mano, insomma.
I Lanzichenecchi … quasi un pretesto nel quadro complessivo dell’opera, “forza armata†costituita dal fratello minore di un principe Vescovo (leggete il libro e scoprirete chi era) … quelli poi del sacco di Roma. In quel periodo si “migliorarono†gli armamenti (Don Marcello se ne rammarica: gli armamenti non si dovrebbero mai “migliorareâ€. A cominciare da allora – aggiungo io – sino ai recenti cacciabombardieri F35 da 180 milioni di euro cadauno, n.d.r.). Armi e tattiche belliche, in particolare evidenza nella battaglia di Calliano (1° agosto 1487) nella quale i Trentini e i Conti del Tirolo sconfissero i Veneziani. Quella fu la prima occasione dell’utilizzo in battaglia del corpo dei Lanzichenecchi. La battaglia di Calliano, raccontata da molti cronisti e celebrata poi ampiamente da Massimiliano I, segnò l’inizio della sconfitta veneziana. Sarà poi la nuova guerra del 1508-1509 a determinare la definitiva sconfitta di Venezia e la definitiva cessazione del suo dominio in Vallagarina a vantaggio degli Asburgo.
E’ di questi giorni la celebrazione della ricorrenza del patto Degasperi – Gruber del 5 settembre 1946, che segnò il moderno riconoscimento dell’Autonomia Trentina. In una celebrazione della ricorrenza a Trento, dal Governatore Lorenzo Dellai è stato detto che il rischio maggiore che stiamo correndo sarebbe la banalizzazione dell’Autonomia, intesa erroneamente e semplicemente come insieme di privilegi, dimenticando il ruolo e la storia del Trentino, le sue tradizioni e capacità secolare di autogoverno.
A me piace, in questo breve scritto, collegare i due eventi: la celebrazione della ricorrenza dell’Autonomia con l’analisi storica del ruolo europeo di Trento e del Trentino offerta dal libro di Prezzi. Ruolo “europeo†che oggi il Trentino e il Sud Tirolo legittimamente e a buona ragione ripropongono in chiave di Euregio.
Presenze: Dr. Lorenzo Baratter, Presidente del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige.
Anniversari di matrimonio oltre quello di Daniela e Luigi: Rita Mott e notaio consorte, 50 anni; Francesco Consoli e consorte Nerina, 45 anni.
FUNIVIA DEL BONDONE: TRENTO BARICENTRICA RISPETTO AD UN PROGETTO CICLOTURISTICO INTERREGIONALE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Settembre, 2012 @ 12:36 pmDetto altrimenti: “Farfalla Trentina … le ali? Trentino a pedali!”
Trento, Trentino
boschi, storia, vino
Trentino i castelli
e i dislivelli ….
Ed allora, valorizziamo appieno i “Dislivelli†di cui il Trentino è ricco, non solo per lo sci e il volo con il parapendio o con il deltaplano! Se la neve manca e lo sci è sempre più costoso e insufficiente a far quadrare i conti di chi ha effettuato gli investimenti e di chi opera nel settore, allora portiamo in quota le biciclette (ed i pedoni), nella bella stagione, su percorsi obbligati, per di più liberando in tal modo le montagne da iniziative ciclistiche non controllate, con buonapace di CAI e SAT.
Leggo sulla stampa locale le critiche di taluno agli investimenti pubblici nel comprensorio sciistico del Monte Bondone. Ciò mi fornisce lo spunto per riprendere una mia vecchia riflessione. La funivia Malcesine-Monte Baldo funziona “anche†in inverno per quando è possibile sciare. Il grosso del traffico e l’utile economico lo realizza tuttavia in estate, allorquando, per salire, spesso occorre fare la fila! Ed allora, che si valorizzi questo importante “dislivelloâ€, che si faccia una buona volta la Funivia Trento-Bondone e si traccino adeguate piste di discesa per le biciclette verso Trento, la valle dei Laghi, Rovereto. In tal modo l’utile estivo bilancerà le perdite invernali.
Infatti il cicloturismo è in forte espansione; il Trentino si trova sul già sul frequentatissimo percorso ciclabile Resia-Verona ed è già conosciuto come la regione italiana maggiormente ricca di piste ciclabili; Trento potrebbe diventare una frequatatissima  capitale del cicloturismo, la stella dalla quale si dipartono raggi importanti: Alto Adige a nord; Val di Non e di Sole (si può salire fino ai 3.000 metri del Presena e scendere sino a Mostizzolo!), ad ovest; Valsugana ad est; il lago di Cei e il Garda a sud; molte direttrici (tutte in discesa, è questo che attrae le masse, Dobbiaco – Lienz docet!) dai 1.600 metri di quota della stazione a monte della nuova funivia del Bondone. Si parla e si approva una nuova ciclabile fra Limone – Riva del Garda – Malcesine. Ben venga! Io stesso, da bici-velista gardesano, la attendo con ansia. Tuttavia la Busa del Garda è già la zona turisticamente più frequentata a prescindere da questa pur attesa ed auspicabile opera pubblica.
Il figliol prodigo tuttavia, il Bondone intendo, ha bisogno di un intervento che se all’inizio può essere interpretato come “il costo per un ri – salvataggio di una località †entro breve si dimostrerebbe “un interessante e proficuo investimento per la crescita dell’intera provinciaâ€. E nella Busa del Garda comunque planerebbero (letteralmente, dall’alto!) molti ulteriori bicicloturisti i quali poi, tramite la citata nuova pista Riva-Malcesine, potrebbero nuovamente risalire in quota con l’esistente funivia del Baldo e ri-planare sino a Mori, Garda, Sirmione, Verona, Mantova, etc.. Sarebbe un fiorire di ostelli, bicigrill, presenze in alberghi ed hotel, servizi di noleggio e riparazione bici, etc..
Occorre fare rete, occorre un progetto unitario, minimo provinciale, meglio se regionale, ancor meglio se interregionale e, verso nord, anche transfrontaliero. Progetto per il quale Trento è baricentrica. Occorre solo volontà politica e capacità manageriale. Chi si fa carico di questa iniziativa?
Come iniziare? Prendiamo lo spunto da Superkidolomiti e da Skirama. Hardware (HW) e software (SW): HW, cioè collegamento delle piste ciclabili e risalite meccaniche che attraggano masse di cicloturisti non più giovanissimi (d’altra parte la polazione sta invecchiando!); SW, cioè immagine unica, marketing e vendita del “Sistema provinciale-regionale-interregionale – transfrontaliero del biciturismo”.
POESIE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Settembre, 2012 @ 1:51 pmDetto altrimenti? Intervallo!
 ‘900 in Via Grazioli, a Trento
Cuscini di alberi in fiore
circondano vecchi disegni
edere di stucchi
che la terra germoglia
per cingere antiche mura
e scale sbrecciate
a passeggio
in giardini di ghiaia.
Nobili dame
ingioiellate di ferro battuto
e imposte di legno
guardano salire la via
che hanno solcato
nei prati del tempo
difese ed amate
da chi vuole che vivano
serene
il futuro dei loro ricordi.
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SI APRE LA CACCIA …. E SENTITE UN PO’ COSA STA CAPITANDO …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Settembre, 2012 @ 6:46 pmDetto altrimenti: questa proprio non me la sarei mai aspettata!
Trento. Ero direttore dell’ISA, una importante finanziaria, riferivo al Presidente della società , che era stato Presidente della Provincia Autonoma di Trento ed era Presidente anche di tante altre realtà locali, fra le quali l’IRST, Istituto di Ricerca Sciuentifica e Tecnologica. Questo mio capo era anche Senatore della Repubblica. Aveva un nome tedesco, lui che era Solandro, della Val di Sole. Bruno Kessler era stato uno dei padri dell’Autonomia Trentina. Era Presidente della Federcaccia ed era lui stesso appassionato cacciatore. Per lui l’abbattimento di un ungulato era un “prelievoâ€: “I più vecchi, i malati, gli animali in soprannumero”. Io non ho mai cacciato (ogni tanto pesco, in mare, e mangio il pescato). La caccia come sport non mi trovava (e non mi trova) d’accordo. Glielo dissi e lui: “Zà … che lu no l’è uno sbarador …â€. L’ho citato perché sarei stato curioso di sapere come avrebbe reagito a quanto sto per raccontarvi.Leggendo l’Adige odierno (2 settembre 2012) sono rimasto esterrefatto. Infatti trovo una pagina intera (la 14) con tanto di mega fotografia di una moderna Diana con fucile e prede, lo sguardo rivolto all’infinito. Questa Diana uccide gli animali “perché li ama†(sic). Al momento dell’uccisione, raggiunge una gioia intensa. Andare a caccia e uccidere prede “è un po’ come quando ci si innamora. L’osservazione, l’attesa, l’ammirazione, il sogno†(sic). Se poi, come le accadde in Polonia, con un solo colpo capita di uccidere due starne, la sensazione è “meravigliosa†(sic). E poi: “Io sparo solo quando sono certa che il mio colpo è mortale. Io non ho mai ferito gli animali, non voglio far loro del male†(sic) … omissis …â€dopo che hai sparato … corro da lui (l’ungulato, n.d.r.), prendo tra le mani la sua testa, l’accarezzo, arrivo fino a baciarlo, in certi casi lacrimo di gioia†(sic). E il bracconaggio? “No, ma penso che la trasgressione faccia un po’ parte della vita. E qualche volta bisogna concedersi un pizzico di trasgressioneâ€(sic).
Questi i fatti. Il mio commento: la caccia può piacere o meno, essere praticata o meno, essere approvata o meno. Ma non trovo condivisibili i sentimenti espressi dalla intervistata e ancor meno la loro esaltazione. Inoltre ritengo amorale e diseducativo l’accenno alla liceità di “un pizzico di trasgressioneâ€, soprattutto di questi tempi, nei quali si sta cercando finalmente di ridare valore a comportamenti moralmente, civilmente, fiscalmente  e legalmente corretti. Ma … si dice, la Diana dell’articolo è una nobile … e la nobiltà d’animo non sempre può essere compresa dalla gente comune … (io sono “gente comune”, n.d.r.) … ai nobili la caccia è concessa, per loro è lecita … mentre per il popolino, come ci insegna Fabrizio De Andrè nella sua bella canzone (Geordie, 1969), è bracconaggio, di quello non consentito e punito con l’impiccagione “con una corda d’oro”.
Infine, mi ha sorpreso che L’Adige abbia accolto e dato tanto risalto a simili esternazioni. Mi auguro solo che ciò sia avvenuto al fine di far nascere una più profonda reazione contraria, una sorta di vaccinazione contro un malanno … mi auguro …
E voi, lettori del mio blog, cosa ne pensate?
IL MIO 250° POST: OMAGGIO A FABRIZIO DE ANDRE’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Settembre, 2012 @ 7:14 amDetto altrimenti: voglio festeggiare in modo adeguato …
Questa mattina … mi sono alzato … “Bella ciao” … ho detto a mia moglie  “sai che il mio post odierno è il 250° ? Voglio celebrare la ricorrenza scrivendo qualcosa di diverso …” Qualcosa che abbia un significato per un Genovese come me, trapiantato – sia pur felicemente – in Trentino. Genovese che ogni tanto la nostalgia della sua Liguria la sente. Ed allora ecco l’idea: ricordare De Andrè riportando il testo di una sua splendida ed enigmatica canzone, Creuxa de ma’, testo difficilmente comprensibile anche per gli stessi Liguri, visto che il dialetto usato è quello di tanti anni fa, arcaico, non alla piortata di tutti, diciamo. Figuriamoci poi per i miei amici Trentini … ed allora vi ho aggiunto la traduzione, che ho voluto letterale per aiutare a far comprendere, riga per riga, vocabolo per vocabolo, il significato di ogni parola. Si tratta di una “poesia”, cioè di una “creazione” visto che “poesia” deriva dal greco “poieo”, creo, faccio, realizzo. Frasi monche, pennellate in libertà che ognuno può leggere in modo personale. Immagini che evocano immagini, ricordi, sogni, gusti, sapori, profumi, desideri, nostalgie. Nostalgia, il dolore del ritorno … mancato.  L’unico termine che non ho tradotto è “creuxa”, croesa … è difficile scriverne la pronuncia. La creuxa è una stradicciola serrata fra alte mura di sassi, sassi più che pietre. Mura sormontate da offendicoli di vetro a difesa delle “ville”, cioè dei terreni coltivati in poderi spesso urbani. Mura  elevate a secco che accompagnano lo sguardo verso il mare, visto che più frequentemente le creuxe seguono percorsi perpendicolari alla costa. Infatti gli stessi diversi appezzamenti di terreno, sino a ieri agricoli ed oggi spesso trasformati in eleganti quartieri urbani a causa dell’espandersi della città , sono orientati perpendicolarmente al mare, in quanto non sarebbe stato concepibile l’esistenza di un singolo appezzamento parallelo al mare che ne interdicesse l’accesso agli altri, un po’ come invece fa il Cile nei confronti dell’Argentiva verso l’Oceano Pacifico e come fa la Croazia nei confronti della Bosnia verso il Mare Adriatico. (Si, lo so, il 20 gennaio scorso avevo già pubblicato questo testo, ma tant’è …)
Creuxa de ma’
Umbre de muri muri de mainè
dunde ne vegni duve l’è ch’anè.
De ‘n scitu duve a lun-a a se mustra nua
e a neutte a n’a puntou u cutellu a
ghua.
E a munta l’ase u gh’è restou Diu
u diau l’è in ce e se ghe faetu u niu.
Ne sciurtimu da u ma’ pe sciugà e ossa da u Dria
a funtan-a di cumbi nta ca’ de
pria.
E in ta ca’ de pria chi ghe saia’
in ta ca’ du Dria che u nu l’è
mainà .
Gente de Luganu facce da mandilla’
quei che de luassu preferiscian l’a.
Figge de famiglia udù de bun
che ti peu ammiale sensa
u gundun.
E a ste panse veue cose ghe daia’
Cose da beive cose da mangià .
Frittua de pigneu, giancu de Portufin
cervelle de bae ntu u meiximu vin.
Lasagne da fiddià ai quattro tucchi
paciughi in agrouduse de levre
de cuppi.
E’ n sca barca du vin ghe navughiemu
‘n sci scheuggi
emigranti du rie cu’ i cioi
‘nti euggi.
Finchè u matin crescià da pueilu recheugge
praticament fre du ganeuffeni e de figgie.
Baccan da corda marsa d’aegua e de
sa
che a ne liga a ne porta nte ‘na creuxa de ma.
Creuxa di mare
Ombre di facce, facce di marinai
da dove venite dov’è che andate.
Da un posto dove la luna si mostra
nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla
gola.
E a montare l’asino ci è rimasto Dio
il diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido.
Usciamo dal mare per asciugare
le ossa dall’Andrea
alla fontana dei colombi e nella casa di pietra.
E nella casa di pietra chi ci sara’
nella casa dell’Andrea che non è
marinaio.
Gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala.
Ragazze di famiglia odore di buono
che le puoi guardare senza
il preservativo.
E a queste pance vuote cosa gli dara’
cose da bere cose da mangiare.
Frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervella di agnello nello stesso vino.
Lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticci in agrodolce di lepre
delle tegole (gatto, n.d.r.).
E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi
negli occhi.
Finchè il mattino crescerà da poterlo raccogliere
praticamente fratello dei garofani e delle ragazze.
Padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una creuxa di mare.
ORO PUBBLICO E PRIVATO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Agosto, 2012 @ 6:23 amDetto altrimenti: parliamone
Un po’ di storia …
Nel luglio del 1944, sul finire della seconda guerra mondiale, si tenne la conferenza di Bretton Woods, per stabilire le regole delle relazioni commerciali e finanziarie tra i principali paesi industrializzati del mondo. Fra le tante decisioni assunte, una: l’obbligo per ogni paese di adottare una politica monetaria tesa a stabilizzare il tasso di cambio ad un valore fisso rispetto al dollaro, che veniva così eletto a valuta principale, consentendo solo delle lievi oscillazioni delle altre valute. Il dollaro che venne ancorato a sua volta all’oro, al prezzo di 35 dollari l’oncia (1 oncia = 31,1 grammi). In Italia, sino al 1970 il dollaro era cambiato contro 625 lire e l’oro “privato†veniva venduto a 1000 lire al grammo.
Veniamo all’oggi.
Oro pubblico. L’Italia ne è il terzo proprietario al mondo, dopo USA e Germania, con le sue 2.451 tonnellate, le quali, al prezzo di €41,00 al grammo, fanno la bella somma di 102,4 miliardi di euro che, al fine di diminuire il debito pubblico, potrebbero essere vendute o quanto meno utilizzate per garantire emissioni obbligazionarie “sicure†e quindi ad un tasso di interesse assai più basso dell’attuale. I talenti (del Vangelo), sotterrati, non producono frutti!
Oro privato. Le famiglie hanno bisogno e vendono l’oro di famiglia. Sono sorti così moltissimi negozietti “specializzatiâ€: “Compro oro usato in contantiâ€. Al che osservo:
• Oro “usato� Quando mai, tanto è destinato alla fusione!
• Perché questi negozietti non sono tenuti per legge ad esporre il prezzo al quale acquistano l’oro?
• Pagano in contanti? Ma non è vietato l’uso dei contanti al di sopra di una soglia molto bassa?
• Come è organizzato e controllato dal fisco il sistema degli acquisti e delle vendite da parte di tali negozietti?
• Non vi è il rischio che ci si approfitti dello stato di necessità del cittadino per imporgli prezzi sotto mercato?
• Giustamente ci preoccupiamo di rendere visibile la “filiera†della carne, della frutta etc. E’ altrettanto chiara la “filiera†dell’oro?
• Non vi è il rischio che almeno alcune di queste catene di negozietti possano entrare nel circuito del riciclaggio del denaro?
Nel 2011 l’oro privato venduto ammonta a 114 tonnellate, facendo dell’Italia la prima “miniera” mondiale nella “estrazione” di tale metallo dalle … tasche delle famiglie.
Grazie se qualcuno mi sa fornire chiarimenti di cui io farò tes …oro!
















































