USA – EUROPA, ovvero RATING – LIBOR: UNO A UNO, PAREGGIO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Agosto, 2012 @ 7:01 am

Detto altrimenti: due sistemi autoreferenziali si scontrano, e io pago!

In banca ci dicono: “Sa, il Libor è variato, la colpa è del Libor, noi non ci possiamo fare nulla …”. E noi sgraniamo tanto di quegli occhi, facciamo un ulteriore atto di fede di fronte all’ipse dixit della finanza londinese, moderno Mistero garantito dal crisma dell’Infallibilità … e paghiamo le nostre rate di mutuo, i nostri sconfinamenti in conto corrente, etc.. Eppure sul frontone del palazzo ove abitava la mia famiglia d’origine, a Genova in Via Rodi n. 10, quartiere di Albaro, c’è scritto. “Labor omnia vincit”. Labor, non Libor, diamine!

Libor: il più grande scandalo bancario di tutti i tempi

Poi, improvvisamente, salta fuori che questo Libor è taroccato. Ma via … svegliamoci una buona volta … basta con questi sistemi (finanziari) autoreferenziali! Mi pare di tornare indietro di 60 anni: “L’hanno detto alla radio”. Bastava questa affermazione per legittimare qualsiasi fesseria. Ed oggi “Sa, è il Libor ..”.

 

 

Oggi molte banche e istituzioni finanziarie e assicurative USA si apprestano a far causa alle banche europee ree di avere taroccato il Libor. Più che giusto.

 

Agenzie di rating, costosissimi clowns ... di quale circo?

E allora, banche, istituzioni economiche, SpA, governi europei, associazioni di consumatori, Provincia Autonoma di Trento (recentemente declassata!)  chi più ne ha, più ne metta! “Chi ha un ferro l’affili”, scriveva tale Giovanni Berchet ne “Il giuramento di Pontida”, sveglia, all’armi: citiamo in causa le società di rating USA per avere “cappellato” in modo clamoroso molte loro certificazioni(ad esempio, “Parmalat è ottima!” dissero e certificarono. E subito dopo Parmalat fallì), con l’attribuzione di rating assolutamente fuorvianti e svianti il mercato!

 

 

 

 

Pedalan ... dro a Dro!

In Trentino. Nella valle del Sarca. In un piccolo paese. Drò.  Una grande convention. Presenti politici nazionali e locali. Fra l’altro si è parlato anche dei danni causati dalle valutazioni delle società di rating. Su questo blog mi sono già espresso. In Italia esiste in reato di aggiottaggio (art. 501 cod. pen.), di turbativa del normale corso della borsa … e in campo internazionale, tutto è lecito?

 

 

 

Ed allora, ripeto qui quanto scrissi nel post del 17 febbraio scorso: Agenzie di Rating USA …

1 – Chi sono i loro azionisti?
2 – Al loro interno, chi approva e firma la dichiarazioni finali dei loro esperti, frutto di profonde analisi, con le quali vengono attribuite le pagelle?
3 – Da dove provengono i loro ricavi? In particolare: chi ha pagato il lavoro delle recenti analisi che hanno determinato i declassamenti europei? O forse le Agenzie hanno lavorato gratis?
4 – Quali responsabilità hanno le Agenzie allorchè commettono errori macroscopici, ad esempio classando con la tripla A banche e società che dopo pochi giorni o alcuni mesi falliscono?
5 – Quale responsabilità è stata loro ascritta quando hanno ammesso la pratica dei titoli derivati della loro cartolarizzazione (si veda mio post del 4 gennaio scorso)?
6 – E’ vero che l’Europa sta studiando se e come richiedere i danni alle citate Agenzie, di fronte a loro certificazioni non veritiere che abbiano causato forti perdite alle borse, agli Stati ed alle economie europee?
7 – Quali garanzie abbiamo che non siamo di fronte ad azioni che possono rappresentare veri e propri reati di turbativa dell’andamento dei corsi delle borse?
8 – Perché l’Europa non crea ERA, European Rating Agency, per classare e declassare le agenzie USA?
9 – Perché non si indaga sui grossi movimenti di titoli sovrani e di azioni avvenuti subito prima e subito dopo questi declassamenti europei di massa?

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SPENDING REVIEW, CRESCITA, DEBITO PUBBLICO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Agosto, 2012 @ 9:25 am

Detto altrimenti: sarò breve


Spendig review: una prima “revisione delle spese” andrebbe operata su quelle dei partiti politici. Infatti ridurre alla metà i cosiddetti rimborsi elettorali in presenza del referendum abrogativo del finanziamento ai partiti e della non documentazione delle spese è doppiamente non condivisibile.

Crescita: si dà per scontato che occorra far crescere “questo” modello di crescita. Infatti le prime avvisaglie di provvedimenti riguardano interventi strumentali al modello di crescita attuale. Forse occorre interrogarsi se non sia il caso di cambiare modello di crescita, puntando su migliaia di cooperative giovanili (e non)  per la tutela, il marketing e la vendita (ai turisti di mezzo mondo) delle migliaia di siti archeologici, naturalistici e storici di cui l’Italia è ricca, oggi non valorizzati; sulla realizzazione di  migliaia di mini centrali idroelettriche; su una forte accelerazione alle fonti di energia alternative e rinnovabili; etc..

Debito pubblico: in miei post precedenti rilancia l’idea che lo Stato emetta un prestito ad esempio di 500 miliardi di euro “irredimibile” al 5%. In tal modo non si dovrebbe più restituire il capitale e si sostituirebbe a tali esborsi il pagamento dell’interesse abbattendo il livello del debito. Ove l’operazione avesse successo, si potrebbe proseguire su questa strada. Il sottoscrittore che volesse poi liquidare il suo credito, potrebbe farlo in borsa. Nel 1939 un’operazione del genere ebbe un gran successo. Perché non ripeterla?

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BICI, BICI, FORTISSIMAMENTE BICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Agosto, 2012 @ 6:37 pm

Detto altrimenti: anche con questo caldo …

La nuova ciclabile, tutta da scoprire!

22 agosto 2012. Con Edoardo e Sergio, amici di Bici Uisp Trento, parto in auto da Riva del Garda alle 07,15 destinazione Val di Genova. Fa caldo, per cui contiamo di rientrare entro le ore 13,00. Superati in auto i primi tornanti dopo Sarche, vediamo con piacere che la nuova ciclabile ricavata nella vecchia sede stradale in direzione delle Terme di Comano è aperta! Deve essere stupendo percorrerla, sul ciglio del canyon solcato dal Sarca. Questa opera consentirà entro breve, a chi provenga da Molveno – San Lorenzo in Banale, di raggiungere Riva del Garda senza percorrere le pericolose gallerie esistenti. Ci ripromettiamo di dedicarle una uscita.

Al parcheggio di Tione (in Zona Centro Sportivo) scopriamo che sino a fine agosto è istituito un bus navetta per le bici per la risalita sino a Campo Carlo Magno (32 km). Ne terremo conto, in vista di una gita a cavallo delle due Valli (Rendena e Val di Sole).

In sella, si parte! Dopo pochi km, a Vigo Rendena, i miei due amici si fermano per un caffè. Io no, ne approfitto per avvantaggiarmi nella salita, visto che loro sono più veloci di me. Dopo una curva, un piccolo riccio sulla pista ciclabile! Vorrei fotografarlo con il telefonino, mi fermo, torno indietro ma lui nel frattempo si è nascosto. Peccato! (Dopo, saprò che Edoardo sarà risuscito a individuarlo e fotografarlo!)

 

 

Sergio e Riccardo osservano l'allenamento

 

A Pinzolo si allena la nazionale under 20 e la squadra giovanile del Milan

 

 

 

 

 

 

 

Edoardo al distributore di ... acqua a Carisolo

I miei amici mi raggiungono, ed insieme arriviamo a Pinzolo e quindi a Carisolo. La ciclabile è molto bella, qualche breve strappo in salita ci regala la visone dei prati, dei giardini e quindi delle montagne che da nord, sopra Pinzolo, “incidono” la Valle Rendena che si biforca, a sinistra nella Val di Genova e che, a destra, prosegue verso Madonna di Campiglio e le Dolomiti del Brenta.

 

 

 

 

 

Gli affreschi di Simone Baschenis

Pinzolo, Carisolo. Ci teniamo sulla destra orografica del Sarca, ci lasciamo i paesi sulla destra, indi compiamo ampio giro verso destra, a nord del paese, e dopo una salita di circa 1 km, che comprende una Via Crucis acciottolata, raggiungiamo la splendida chiesetta di Santo Stefano, affrescata da Simone Baschenis (la famiglia Baschenis, originaria di Averara, nell’alta Val Brembana, annoverò una lunga serie di artisti, i quali, a cavallo del 1400 e 1500, affrescarono molte chiese in Trentino).

 

 

 

 

Le cascate del Nardis

Indi, per uno sterrato inizialmente pedalabile e quindi abbastanza ripido, ci inseriamo sulla carrozzabile che, dopo 2 km ci conduce alle spettacolari cascate del Nardis.

Sergio vorrebbe proseguire, ma io chiedo agli amici di fare ritorno per non giungere troppo tardi alla mensa apparecchiata a Riva del Garda da Maria Teresa. Detto, fatto. Arriviamo a Tione dopo 47 km complessivi di pedalata. Nel ritorno, a Ponte Arche, saliamo all’altopiano di Fiavè (Giudicarie esterne), costeggiamo l’area delle palafitte preistoriche e quindi saliamo al Passo del Ballino (750 m. ).

Indi, dopo avere fotografato le acque smeraldo del Lago di Tenno, discesone sulla sinistra orografica della valle, sino a Tenno e Riva del Garda, dove, usciti dall’auto, ci accoglie un caldo africano.

Per la cronaca, la notte successiva, tuoni e lampi a non finire ed un poderoso acquazzone ha rinfrescato questo nuovo lembo …. d’Africa!

Il mio approdo dopo la traversata in bicicletta del lago di Cavedine

 

 

E il giorno dopo? Traversata del Lago di Cavedine!

 

 

 

 

 

Sarche, dall'alto

P.S.: dopo due giorni, ci sono andato sulla nuova ciclabile in costruzione sopra Sarche, verso Comano. Sono percorribili i primi 3-4 km. Poi c’è una interruzione di 1 km e dopo la pista è pronta. Da sud, si parte dal quinto tornante della strada provinciale che inizia da sarche (verso Comano, Tione, Madonna di Campiglio).

 

 

 

 

200 metri, a strapiombo, sul Sarca ...

L’intero percorso sarà terminato nella primavera 2013 e consentirà di fare il “giro” da Riva del Garda al Ballino, a Sarche e a Riva (o viceversa) senza passare nelle pericolose gallerie, così come consentirà di raggiungere, alle stesse condizioni, Molveno e scendere poi in Val d’Adige (o viceversa) .

 

 

 

 

 

Bella, larga, agevole, in un ambiente selvaggio, inusuale ...

Spledidi i panorami sul canyon e sulle valli selvagge che vi allontanano” dal mondo “civilizzato” o meglio … incivilizzato!

 

 

 

 

 

 

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EL …VASIONE FISCALE IMPERAT!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Agosto, 2012 @ 9:33 am

Detto altrimenti: fatta la legge? Trovato l’inganno!

 

TG3 del 20 agosto 2012:

 

Barche di lusso, mega yacht: la Guardia di Finanza è riuscita a recuperare circa 70 milioni di euro a fronte dei 350 calcolati e previsti.

 

 

 

 

 

 

Aerei privati. Il recupero da parte della Guardia di Finanza si è fermato al 2 (due) % del pre calcolato e previsto.

 

 

 

Infatti sono tassabili solo beni intestati a residenti. Forse si deve rivedere la legge.

 

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LA CERTIFICAZIONE DI QUALITA’ “INDIVIDUALE”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Agosto, 2012 @ 8:24 am

Detto altrimenti: qualità … ne abbiamo bisogno, e non solo a livello societario, ma anche a livello individuale

La certificazione di qualità  è un attestato che certificatori a loro volta “qualificati” rilasciano  alle aziende che risultino rispettare norme e regole di comportamento e di gestione aziendale “di qualità”, secondo standard stabiliti a livello europeo. Essa serve a stimolare comportamenti virtuosi e quindi anche economici. Spesso è un requisito richiesto a società che  vogliano intrattenere rapporti con un ente pubblico.

Quando io per la prima volta la richiesi e la feci ottenere alla società che in quel momento mi era affidata, mi accorsi che io stesso, senza saperlo, stavo già applicando quei principi. Segnalare ogni inconveniente, intervenire a livello di sistema, informare ed informarsi,  soprattutto comunicare, verbalizzare, all’efficienza fare seguire l’efficacia cioè il risultato, coinvolgere, motivare e rispettare il personale, farlo crescere, rendere la crescita della società non necessariamente vincolata all’apporto di una sola persona, etc.. Dopo alcuni esami da parte del certificatore, la società fu certificata. Non mi bastò. Chiesi ed ottenni anche la certificazione ambientale e quella cosiddetta della responsabilità sociale. La prima attestava il rispetto delle regole poste a salvaguardia dell’ambiente. La seconda il rispetto dei comportamenti a tutela della persona dei dipendenti, della loro professionalità, della loro motivazione, della loro crescita, della loro dignità.

Ora avanzo la mia proposta: la certificazione di qualità andrebbe estesa ad ogni singola persona, sia essa amministratore o dirigente, sia esso dipendente. Ognuno dovrebbe poter essere dotato, a sua libera scelta – s’intende – di una tale certificazione, la quale sarebbe la sua migliore referenza. Alcuni esempi: io negherei tale certificazione all’amministratore di una Spa che non facesse certificare la sua SpA con le tre certificazioni citate o che non volesse/sapesse motivare tutti i propri dipendenti. La negherei anche al dipendente che mettesse in atto comportamenti tali da mettere in forse una certificazione aziendale.

Alla fine, se tutti fossero meritevoli di tale certificazione, ne guadagnerebbe la Spa di turno e l’intero Sistema Italia.

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EMERGENZA INCENDI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Agosto, 2012 @ 6:48 am

Detto altrimenti: ma questa, non è anche casa loro?

Si dice che “in tre passaggi arrivi al Papa”. E’ vero, vai dal tuo parroco, lui ti presenta al vescovo ed il vescovo al Papa. Vedete come è piccolo il mondo, anzi, l’Italia? L’Italia è piccola, è la mia casa, la mia famiglia. O almeno così dovrebbe essere. Ognuno di noi dovrebbe sentirsene condomino, conproprietario. Tutti saremmo più ricchi, più sereni, più felici.

Bravi ragazzi!

Passeggiare in un bosco, non inquinandolo con rifiuti, anzi, asportando quelli che altri vi hanno lasciato, curandolo come ci curiamo di casa nostra … già, perché anche qual bosco è casa nostra.

Guardare e vedere. Guardare lampioni accesi durante il giorno, per errore. Vederli. Segnalarli al Comune, a chi si adopererà per ottenere che siano spenti. In casa nostra, quante volte la mamma ci ha detto, quando eravamo bambini, “Spegni la luce, uscendo!”

E invece no, Vi sono persone che non si sentono a casa propria, persone che odiano, anziché amare, una casa che ritengono sia di altri. E comunque, in ogni caso, non si incendiano le case altrui.

... e c'è chi rischia la vita, per spegnerli!

Chi sono costoro? Immigrati clandestini inferociti dal bisogno? Disoccupati? Teppistelli da strapazzo? Delinquenti abituali? Ritardati mentali? Mitomani? Strumenti delle mafie edilizie? Incoscienti? Persdone mosse dall’odio sociale? Vendicatori della povertà contro la ricchezza?

In ogni caso alla base vi è una mancanza di consapevolezza del senso di appartenenza, attiva e passiva: questo ambiente mi appartiene. Io appartengo a questo ambiente. E’ anche e forse soprattutto un fatto culturale, di civiltà. Ecco, ci risiamo, direte voi: la cultura, l’istruzione, la civiltà, il senso della comunità. Comunità, cum+ munus = stare insieme + donarsi reciprocamente aiuto. Manca il senso della Comunità.

 

E l’esempio dovrebbe venire dall’alto, dalla buona politica, dalla mancanza di molte negatività quali l’evasione e l’elusione fiscale; i super privilegi di casta; la giustizia al rallentatore; la una legge uguale solo per alcuni; le priorità di investimento errate in quanto superate dai tempi; gli sprechi del denaro pubblico; una legge elettorale iniqua; la violazione della separazione dei poteri; gli  articoli della Costituzione violati; l’iniqua distribuzione delle risorse; etc. etc..

Ecco, ci risiamo, direte voi … ma che volete, anche Catone il Censore, “falco” nel propugnare la lotta a Cartagine, alla fine di ogni discussione, anche di quella che avesse riguardato la collocazione dei vespasiani in città, concludeva dicendo: “Ceterum censeo Carthaginem deledam esse”, “E fra l’altro ritengo che Cartagine debba essere distrutta”. Ora, sia chiaro, io non voglio distruggere nulla, mi auguro solo che noi, tutti insieme, si riesca a migliorare il Sistema Italia.

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FILOSOFIA DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Agosto, 2012 @ 9:41 am

Detto altrimenti: filosofia = scienza amica e  ricercatrice della sapienza. Filosofia della politica  =  scienza amica e ricercatrice della (eventuale, n.d.r.) sapienza della politica, oppure è la politica che dovrebbe essere amica e  ricercatrice della sapienza?

Hans Kelsen

Ho studiato diritto. Fra le tante materie una mi affascinava in modo particolare: la filosofia del diritto, che studiai ed amai sui testi del filosofo austriaco Hans Kelsen.

Dopo tanti anni mi chiedo: perché non ragionare anche sulla “filosofia della politica”? Ed ecco la prima incongruenza di cui, inizialmente,  sono rimasto vittima. Il governo dei tecnici, sostenuto da una maggioranza tecnica la quale deve far “passare” decisioni governative contrarie, di volta in volta, ad una o all’altra parte politica. Raramente bipartisan. Ecco l’incongruenza: una parte politica è costretta (per sua colpa se prima era stata al governo; suo malgrado, se prima era stata all’opposizione) ad approvare decisioni che non rientrerebbero nel proprio DNA politico. E mi domando: cosa ha fatto la politica per meritare questo castigo? Qualche malanno deve pur averlo pur  combinato …

Ma veniamo alla seconda e ancora più grave incongruenza. L’attuale governo tecnico afferma: alla fine del mandato, noi andremo a casa. Sarà il popolo degli elettori ad eleggere il nuovo parlamento e quindi il nuovo governo. Vabbè, lo si sapeva. Sarà il popolo … in modo reale (con una nuova legge elettorale) o fittizio (con l’attuale legge elettorale). Comunque l’affermazione dell’attuale governo non aggiunge nulla di nuovo. Certo che sarà il popolo, ci mancherebbe altro! E anche se non lo sarà, noi, loro, tutti, dobbiamo dire che lo sarà. Vabbè, ma questa è un’altra storia …

In realtà il problema è mal rappresentato. A mio sommesso avviso si dovrebbe dire: noi non ci candideremo. E qui casca l’asino, sempre con il massimo rispetto per gli attuali governanti, ci mancherebbe altro …. e anche per l’asino! Perchè io di latte … e di governanti me ne intendo. E anche di cioccolato … e di asini … ma anche questa è un’altra storia …

Infatti questo governo sta assumendo provvedimenti che hanno effetti a breve scadenza ma che ancor più rilevanti ne avranno a medio e lungo termine. Ed allora non trovo corretto che esso a priori si sottragga alla potenziale responsabilità di essere chiamato (rectius, eletto) a gestire responsabilmente le conseguenze delle sue attuali decisioni “immediate”.

Sarebbe un po’ come se un chirurgo, operato d’urgenza un paziente, dicesse, ecco, l’operazione è riuscita perfettamente. Me ne vado a casa. E dopo qualche ora il paziente morisse e fosse attribuita la responsabilità del fatto al paziente stesso o al medico subentrato nella fase post operatoria (ipotesi peraltro possibili), escludendosi tuttavia a priori qualsiasi esame sull’operato del primo ed unico chirurgo.

Altro esempio: Giro d’Italia a vela, a tappe. Su una barca si alternano gli skipper. Ad una certa tappa, lo skipper subentrante forza l’andatura, strapazza le vele e le attrezzature, stanca l’equipaggio: vince la tappa, ma consegna al suo cuccessore una barca ed un equipaggio non più competitivi, destinati a perdere. Quello skipper dirà: la mia tappa l’ho vinta. Il resto non è imputabile a me.

Ed allora ecco la mia conclusione: i membri dell’attuale governo dovrebbero, tutti, dichiarare sin d’ora il loro impegno a candidarsi alle prossime elezioni, all’interno di un’unica compagnie. Infatti non sarei d’accordo nemmeno che essi si candidassero in ordine sparso uno qua ed uno là, all’interno di partiti diversi. Dimostrino invece la volontà e la disponibilità di restare al loro posto a gestire le conseguenze del loro operato. In caso contrario, se non altro, la loro azione attuale sarebbe troppo deresponsabilizzata.

Infatti, se poi le conseguenze fossero negative, ancor più grave sarebbe la situazione dei cittadini che non saprebbero con chi pigliarsela in quanto i successivi governanti direbbero loro: e noi cosa c’entriamo? E stato il precedente governo (tecnico) a fare i malanni. Noi cerchiamo solo di porvi rimedio, potete solo ringraziarci!

Traditi dalla moglie e bastonati …  connuti e mazziati, nel dialetto originale siculo!

 

Socrate: "Io so di non sapere"

 

Utopia? Fantasia? Pura Filosofia? Sogno di una … mattina di mezz’estate? Per qualcuno o per molti i miei ragionamenti sono sballati o non condivisibili? Pazienza, non ho questa pretesa, ma almeno ci ho provato, a ragionare … come uno che sa di non sapere.

 

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LA SCALA, L’ORDINE DI GRANDEZZA, LE PRIORITA’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Agosto, 2012 @ 8:43 am

Detto altrimenti: confrontiamo il peso specifico, la portata reciproca dei diversi valori, interessi, problemi e le relative priorità …

Tanti anni fa, ero all’ultimo piano di un edificio, al salone nautico di Genova. Un mio amico, ingegnere, era stato incaricato di mostrare al pubblico cosa succedeva semplicemente girando una manopola. Si trattava di un radar. A comando, variava la scala, cioè l’ampiezza dell’orizzonte rappresentato sullo schermo. Si andava dall’individuazione della sagoma di un rimorchiatore che stava entrando in porto, alla mappa del porto, alla curva del Golfo di Genova e così via.

 

 

Dall'alto d'una scogliera ...

20 dicembre 2011, in un mio post scrivevo: “Visione d’insieme e percezione sensoriale, ogni intervento (governativo) deve essere inserito in una logica di sistema. Detto altrimenti: dall’alto di una scogliera si ha la visione d’insieme del mare. Man mano che si scende verso la spiaggia fino a immergersi nell’acqua, diminuisce la visione d’insieme del mare, sino a scomparire ed aumenta la sua percezione sensoriale. Se poi, nuotando, ci capita di ingurgitare un sorso d’acqua salata, la percezione sensoriale è massima e la visione d’insieme nulla”.

Oggi pare che non ci sia sufficiente comunicazione fra chi per mestiere gestisce la visione d’insieme (i legislatori e i governanti) e chi invece vive di percezioni sensoriali (il disoccupato, lo sfrattato, il carcerato, etc.).

Per fortuna non si fa!

Chi ha la visione d’insieme afferma che non possiamo esimerci dal partecipare alle missioni militari all’estero; dal completare il TAV (Treno ad Alta Velocità, tuttavia giustificato par la sua Alta Capacità di trasportare merci che poi non ci saranno); dal mantenere i privilegi alle varie caste (alto numero di parlamentari, cosiddetti rimborsi ai partiti politici, stipendi, pensioni e liquidazioni stratosferiche, limitata lotta all’elusione fiscale, etc.).

Chi la percezione sensoriale protesta, perché non riesce a programmare la costituzione di una sua famiglia, a pagare la rata del mutuo, a vedere istruiti e poi occupati i propri figli, a immaginare un futuro.

Orbene, non possiamo confrontare fra di loro due problemi appartenenti a scale diverse, bensì problemi appartenenti alla stessa scala. Ad esempio, correttamente potremmo impostare le seguenti alternative:

 

Quanti asili nido in più, con un F 35 (da 180 milioni di euro!) in meno?

1) Acquistare i cacciabombardieri F35 o investire quei fondi (180 milioni di euro per ognuno degli 90 aerei acquistati!) nella realizzazione di migliaia di micro centrali idroelettriche che si potrebbero realizzare in Italia senza danneggiare l’ambiente?
2) Completare il TAV o investire quei fondi nella scuola e università pubblica e nella ricerca?
3) Mantenere le innumerevoli retribuzioni “fuori scala” o creare un fondo per finanziare lo start up di centinaia di cooperative giovanili a tutela, sviluppo, manutenzione e vendita ai turisti delle centinaia e migliaia di siti archeologici, turistici e naturalistici di cui l’Italia è ricca, ma che oggi non sono valorizzati, a cominciare da Pompei, dove i vasi romani sono ridotti a ricettacolo delle immondizie!

Ecco, chi ha la percezione sensoriale, dovrebbe inquadrare il suo “piccolo” problema all’interno della categoria di problemi di quello stesso tipo ed esigere quindi che – a livello categoriale – venga messo a confronto con alternative appartenenti originariamente alla scala di chi ha la visione d’insieme.

E chi ha la visione d’insieme, dovrebbe accettare di inserire fa la categoria delle proprie priorità non solo l’alternativa – cito solo per fare un esempio .- fra il TAV e i caccia F35, ma anche fra il TAV e l’occupazione giovanile; fra gli F35 e la soluzione del problema-dramma delle carceri; fra i costi delle missioni militari all’estero e il finanziamento di migliaia di cooperative giovanili; etc..

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DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Agosto, 2012 @ 7:35 am

Detto altrimenti: ho appena rivisto questo alla TV

 

Nanni Loy, 1971 (anno del mio matrimonio con Maria Teresa). Un gran film. Roba a terzo mondo. Che fa riflettere. E’ di questi giorni l’ennesimo interessamento di alcuni parlamentari per lo stato delle carceri e soprattutto dei carcerati italiani. La nostra legge afferma che la pena è volta alla rieducazione del condannato. Quando mai ….!? Siamo coerenti: o cambiamo il sistema carcerario o cambiamo la legge. Questa è la prima osservazione, sull’ipocrisia, incongruenza e incoerenza  del sistema.

 

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La seconda riguarda l’atteggiamento del direttore del carcere, magistralmente interpretato da Lino Banfi. Superficialità, nessun coinvolgimento nel dramma dei suoi amministrati, efficienza senza efficacia. Efficienza: le strutture sono fatiscenti e “sgarrupate” (letteralmente, “cadenti a pezzi”)? Scriviamo un sollecito a chi di competenza, e siamo a posto. Se poi il risultato non arriva, a noi che ce frega? La nostra parte l’abbiamo fatta. Efficienza che copre, nasconde, assolve la mancanza di efficacia, del risultato e della connessa responsabilità. “Scriviamo, inoltriamo a chi di competenza …” e poi, que serà serà, cantava Doris Day …

 

Il Ministro della Giustizia Severino

Terza ed ultima osservazione. Siamo all’epilogo. L’avvocato (d’ufficio) dell’imputato ed il giudice hanno appena comunicato al detenuto che si è trattato di un equivoco. Il detenuto ormai è segnato nel corpo e nella mente, non è più completamente compos sui, cioè padrone delle proprie facoltà mentali, al punto che fatica persino ad apporre la sua firma sul “verbale assolutorio”. Viene quasi rimproverato, con un tono a metà fra il paternalistico ed il bonario, che, si, vabbè, un po’ è stata anche colpa sua … se avesse parlato … Ma se nemmeno gli era stata data questa possibilità! Letteralmente rapito ai suoi cari, alla libertà, senza una parola di giustificazione, senza che gli fosse mostrato il mandato di arresto, senza una parola, nulla! Via … ma qui viene il bello (si fa per dire): mentre il detenuto ormai non più tale, aiutato dallo psichiatra, faticosamente appone la propria firma sul foglio che lo proscioglie in istruttoria, avvocato e giudice si appartano, solo pochi metri più in là, e disquisiscono dei difetti del sistema giudiziario e carcerario, confrontandosi sul problema come se fossero al tavolino di un bar, in maniera teorica, assumendo un’aria dotta, attenta, riflessiva, reciprocamente disponibile all’ascolto, completamente avulsi dalla realtà del dramma che si consuma a pochi passi da loro. Ecco, questo stare lontani dal dramma reale, concreto, non solo dei carcerati ma anche dei disoccupati, giovani o maturi che siano, questo disquisire sui modelli di soluzione applicati o applicandi, questo “consùlere” vuoto della responsabilità dell’immediatezza, senza considerare che anche un solo delle migliaia di drammi che si stanno consumando nelle carceri e famiglie italiane merita ben più attenzione di qualsiasi studio teorico, di qualsiasi ragionamento programmatico, di qualsiasi “modello di soluzione”!

Lo storico Tito Livio

Consùlere? Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, tradotta letteralmente, significa “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata” (Tito Livio, Storie, XXI, 7, 1). La frase non è pronunciata dagli ambasciatori di Sagunto andati a Roma per chiederne l’intervento al fine di rompere l’assedio che nel 219 a.C. il generale Cartaginese Annibale Barca aveva posto alla città, bensì è l’amaro commento di Livio alla situazione. Roma tergiversò:  dopo otto mesi di combattimenti la città si arrese e Annibale la rase al suolo. Questo attacco fu il casus belli della seconda guerra punica.

 

 

Il generale cartaginese Annibale Barca

 

Mentre nelle aule parlamentari, al governo, nelle varie sedi giudiziarie, nelle direzioni delle carceri, in un angolo della stanza che ospita una delle ultime inquadrature del film si discute, mentre accade tutto ciò, si consuma il dramma dei suicidi nelle carceri, della disoccupazione, degli sfratti (nella realtà) e di un uomo rovinato nel lavoro e nella salute (nel film). Quale “guerra” vogliamo oggi che derivi da simili disattenti ed irresponsabili comportamenti? Ma la Storia, non dovrebbe essere magistra vitae?

 

 

 

 

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DECRETI LEGGE, EDITTI, DI IERI E DI OGGI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Agosto, 2012 @ 6:26 pm

Detto altrimenti: occorre invertire la rotta, non modificarla

Pedalando di ritorno da una “scalata” in bici con mio nipote Enrico da Riva del Garda a Balbido , il Paese Dipinto, detto così per via dei suoi splendidi murales, arrivato al Lago di Tenno ho fatto una deviazione a sinistra e sono andato a Canale di Tenno, splendido paesino medievale arroccato sulla montagna, un museo a cielo aperto: le vecchie case manutenzionate (il termine “ristrutturate” farebbe pensare ad un intervento snaturante, il che non è), le viuzze acciottolate e le insegne dei mestieri medievali … poi, in una piazzetta, affissa alla parete, una ordinanza del sindaco … ops, scusate, un estratto dell’editto del Re Rotari, capo dei Longobardi, all’epoca dominatori della zona. Si tratta di un intervento molto specifico a fronte di specifici “reati”: furto di favi e di api e furto delle setole della coda dei cavalli.

Secondo la mia cattiva abitudine, sono stato portato ad attualizzare la norma. Anche oggi se ne stanno promulgando molti, di “editti”, soprattutto governativi. Si, il nostro attuale governo (Monti) sta facendo molto, sta correggendo la rotta con una numerosa serie di colpi di timone, di provvedi … monti! Ma forse oggi noi dovremmo invertirla, la nostra rotta, non semplicemente correggerla.

Mi spiego: quello che a mio sommesso avviso ancora si potrebbe/dovrebbe fare è prender atto che la riduzione della spesa pubblica in corso o ancora auspicata e programmata, non basterà a fare riprendere la crescita. Già, la crescita, pare che sia l’unica via possibile. E se l’attuale modello di crescita è giunto alla frutta, ecco, proviamo a programmarne un altro (nel prossimo mio post proverò invece ad ipotizzare la crescita attraverso la decrescita).

Balbido, il maniscalco

Ma torniamo agli “editti” attuali, molto specifici: numero di esodati, data del pensionamento, Imu sul beni di tutti anzi no, accordo con la Svizzera sulla tassazione dei capitali illecitamente esportati (ma pare che la CH stia per varare un referendum a difesa dei suoi “clienti”), etc..  Sono tutte correzioni di rotta, della stessa rotta, non inversione della rotta.

Nel frattempo l’Italia sta soffrendo per la siccità. Poi soffrirà per le inondazioni e per altri, nuovi malanni (ad esempio, innalzamento del livello dei mari). Infatti in questi giorni infatti è stato rilevato che la fusione dei ghiacci della calotta polare sta procedendo ad una velocità molto maggiore di quella prevista. Le conseguenze sul clima saranno catastrofiche. Il nostro Bel Paese è un paese costiero, montano, sovra edificato, già oggi esposto a calamità “umane” (così io preferisco chiamare le cosiddette Calamità naturali). Ed allora, cosa aspettiamo? Se non altro come esercizio, proviamo ad programmare un diverso modello di crescita.

Canale di Tenno

Ecco, occorre invertire la rotta. Potremmo non finanziare più i partiti politici; le GOI, Grandi Opere Inutili (come abbiamo fatto – per fortuna – per il Ponte sullo Stretto!); potremmo non acquistare più cacciabombardieri da 180 milioni dii euro ciascuno (!); non finanziare più missioni militari all’estero; non pagare più super stipendi, super pensioni, super buonuscite a chicche e sia (direbbe Totò!); non permetterci più super parlamenti e parlamemtari super pagati, ma investire in migliaia di cooperative giovanili per il rilancio delle migliaia dei nostri siti artistici, archeologici e naturalistici. E poi, occuparci della prevenzione dei disastri geologici, della difesa del territorio, dell’occupazione anche non giovanile, della realizzazione di migliaia di micro centrali idroelettriche, dello sviluppo delle fonti di energia alternative al petrolio, etc.. Il noblesse oblige non fa più per noi, non ce lo possiamo più permettere!

 

 

Canale: entering the village ... entrando in paese

La faccio facile? Non credo. La crisi dell’attuale modello di crescita è sotto gli occhi di tutti. Di chi è la colpa? Ricordo mia mamma. Era professoressa di lettere alla Scuola Media Statale Andrea Doria di Genova. Severa, impegnatissima, esigente … all’antica, insomma, avete capito. Un giorno la vidi preoccupata: “Sai, mi disse, dovrò bocciare alcune mie alunne”. Io risposi: “Ma tu stai tranquilla, hai fatto il tuo dovere. Sarà un problema loro”. “No”, rispose, “Il risultato è quello che conta e con queste allieve il risultato non è stato raggiunto”. All’epoca io non lo potevo sapere e mamma neppure, ma stava dicendo con parole sue che l’efficacia (raggiungimento del risultato) è cosa ben  diversa dall’efficienza (“semplice” rispetto delle regole, del proprio dovere).

Ed allora, se dobbiamo giudicare chi ci ha governato dai risultati … Antipolitica? No, anti-cattiva-politica!

P.S.: BUON FERRAGOSTO A TUTTI I MIEI LETTORI!

 

 

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