VENI, VIDI, BICI!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Luglio, 2012 @ 10:50 am

Detto altrimenti: ma insomma, co’ ‘sti post economici, politici, aziendali! Sei in pensione e per di più in vacanza … ma ti pare il caso? Eh si, amici, avete ragione. Questa mattina presto ho scritto la terza puntata delle SpA miste. Ma poi mi sono detto: va’ … va’ …, prendi la bici e fatti un giro, che ti fa solo bene!

Passo del Ballino, verso Nord: l'imbocco della strada romana

Ed allora, via! Ho preso la mountain bike, vedrete fra poco il perché. Parto da Riva del Garda alle 07,15, con il fresco. In salita, verso Deva e Pranzo, quindi raggiungo il Lago di Tenno e poi dopo 15 km in totale, il Passo del Ballino (m.750). E qui comincia il bello. Me lo avevano detto che c’era … l’avevo intravisto … un sentiero che si diparte immediatamente dopo il passo, sulla sinistra per chi proviene da Riva del Garda, percorribile con la mountain bike … E’ la vecchia strada romana, mi aveva spiegato l’amico Don Marcello Farina un giorno che ero andato a trovarlo a Balbido, suo paese natale ove celebra la S. Messa tutte le domeniche mattina alle 10,00 nella chiesetta di S. Giustina, là, appena fuori il Paese Dipinto (dipinto, per via dei suoi “murales”).

Breve sosta all'edicola: chi un pensiero, chi una preghiera

 

Ed ecco che mi addentro in questa selva oscura … Il sentiero è molto agevole, anche carrozzabile. Infatti lungo il percorso vi sono quattro casette, alcune riattate, altre semi rimodernate, altre allo stato brado. E’ un leggero saliscendi, fondamentalmente in discesa per chi lo percorre da sud verso nord. Ombreggiato, dopo circa 4 km vi conduce ad un bivio da cui, salendo a sinistra per 2,7 km e 180 m. di dislivello, raggiungereste Balbido, appunto.

 

Ma io avevo ottenuto lo “scopo di scoprire” questo arricchimento delle mie solite vie. E quindi l’ho ripercorso in senso inverso e poi dal Ballino sono sceso a Riva del Garda per l’altra strada, quella che passa da Ville del Monte e Tenno paese. Curve e controcurve entusiasmanti, con il Garda sullo sfondo! In totale, 40 km.

 

 

L’ “arricchimento” di cui vi ho parlato è importante: infatti rende ancora più interessante il percorso Riva del Garda – Ballino – Altopiano di Fiavè – Ponte Arche – Sarche – Pietramurata – Dro – Arco – Riva (circa 75 km, se ricordo bene). Una gita splendida, soprattutto ora che nel tratto Ponte Arche – Sarche è in costruzione la pista ciclabile la quale, correndo all’esterno, eliminerà il passaggio nelle attuali gallerie, per di più regalando ai ciclisti la splendida visione del canjon ove scorre il Sarca, spettacolo oggi non godibile.

5 Comments »

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.199 DEL LUGLIO 2012: I SERVIZI PUBBLICI LOCALI (SS.PP.LL.) NON SI POSSONO PRIVATIZZARE – TERZA PUNTATA (la prime due puntate sono state pubblicate il 23 e il 30 luglio scorsi)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Luglio, 2012 @ 5:33 am

Detto altrimenti: società di investimento, di gestione o di entrambe le “cose”?

Nell’esempio di cui alle puntate precedenti, si parlava di una SpA mista pubblico privata chiamata a progettare e realizzare un investimento (strumentale all’esercizio del Servizio Pubblico locale) e quindi a gestirlo. E’ questo il caso più complesso, non tanto per la presenza della fase di progettazione, quanto per la coesistenza delle due fasi della realizzazione e della gestione.

Infatti, per realizzare un’opera pubblica, occorre investire notevoli masse di denaro, le quali, come spesso accade, vanno ben oltre la disponibilità della società. Si ricorre quindi al credito bancario a breve termine, in attesa di poterlo poi trasformare in un mutuo pluriennale (non appena l’Ente Pubblico avrà fornito alla SpA le indispensabili indicazioni di massima per la redazione di un piano pluriennale scorrevole). Orbene, fino a quando l’opera pubblica non è terminata ed aperta all’uso pubblico, la movimentazione del denaro è solo un aspetto finanziario. In altre parole, per il parteggio di bilancio della società è sufficiente che essa sia in grado di far fronte al servizio degli interessi.

Ma la società, spesso, è chiamata, nel frattempo, anche a gestire il servizio pubblico preesistente, e quindi – spesso – a corrispondere all’Ente Pubblico concedente anche un sostanzioso canone. Vi sono, invero, Enti pubblici “intelligenti” i quali riducono il canone preteso, di una somma pari al totale degli investimenti effettuati, fedeli al principio “o la botte piena, o la moglie ubriaca”. Tertium non datur. Ma sono eccezioni. Più spesso si esige dalla SpA mista sia l’investimento che il canone.

La situazione poi si aggrava quando l’opera pubblica è terminata ed aperta al pubblico. Infatti da quel momento i costi sono aumentati dagli ammortamenti del bene realizzato, mentre i ricavi, stante il normale periodo di avviamento, non possono essere a regime.

Cosa fare, dunque? Occorre innanzi tutto prendere coscienza di questa serie di problematiche ed affrontarle con serenità e professionalità, soprattutto da parte dell’Ente Pubblico Autorità Concedente, al fine di stabilire le precondizioni per il conseguimento di due obiettivi successivi: il pareggio economico, prima e lo sviluppo della società, ben oltre quel primo traguardo.

E la crescita spesso può avvenire attraverso il raggiungimento di una dimensione di scala maggiore dell’ambito pubblico originario. Orbene, ove fosse possibile “privatizzare” la SpA, essa potrebbe liberamente operare sul mercato ed ampliare il proprio raggio d’azione ed il pr0prio fatturato. Ove ciò non sia possibile, trattandosi di un servizio pubblico locale e quindi “non privatizzabile” per legge, la soluzione è quella di aprire la spa alla partecipazione degli enti pubblici confinanti per realizzare importanti miglioramenti funzionali e rilevanti economie di scala.

A questa ultima soluzione spesso si oppone una interpretazione campanilistica del prorio ruolo di amministratore pubblico, al cui interno ogni singolo ente pubblico interessato vuole mantenere la propria autonomia e indipendenza gestionale, anche a costo di sopportare pesanti diseconomicità funzionali ed economiche. Ben vengano quindi in Trentino Enti Pubblici più comprensivi (ad esempio, le Comunità di Valle) i quali possano catalizzare le iniziative a livello di bacini omogenei di utenza.

Fine della terza puntata. Nella prossima ed ultima vi parlerò della “motivazione” del personale dell’Ente Pubblico e della SpA.

Comments Closed

SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE N.199 DEL LUGLIO 2012: I SERVIZI PUBBLICI LOCALI (SS.PP.LL.) NON SI POSSONO PRIVATIZZARE – SECONDA PUNTATA (la prima puntata è stata pubblicata il 23 luglio scorso)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Luglio, 2012 @ 6:56 am

Detto altrimenti: la presenza degli azionisti privati in una SpA ad azionariato misto pubblico privato. Ma … azionisti privati  apportatori di competenze e prestazioni e/o di una quota sostanziale del capitale sociale?

Il settore pubblico in genere ha funzioni regolamentari e di controllo. Non imprenditoriali. Ed allora innanzi tutto abbiamo rispolverato il PF Project Finance. Dico rispolverato perché i primi ad usare questa tecnica erano stati gli antichi Romani. “Tu, ricco privato, costruisci a tue spese altri due moli nel porto di Ostia e noi, SPQR, te ne concediamo l’uso gratuito per 30 anni”.

Poi in Italia ci siamo inventati il PF “temperato”, all’italiana: “Tu, privato, costruisci la tale autostrada e noi te ne lasciamo i proventi per tot anni e siamo comunque impegnati a coprire eventuali perdite economiche. Cioè, l’eventuale utile a te e le eventuali perdite a noi”.

Sono poi nate le SpA ”in house”, cioè a capitale pubblico al 100%, le quali hanno fatto diventare imprenditore l’Ente Pubblico. Quelle che i Governi volevano chiudere e la Corte Costituzionale no. Ma qui i privati non ci sono, restiamo in tema, perbacco! Infatti, ecco le SpA miste!

Procediamo con un esempio. Un Comune deve realizzare un parcheggio interrato. E’ proprietario dell’area, e ne gestisce ovviamente la destinazione d’uso. Se non dispone di sufficienti risorse finanziarie, la costituzione di una SpA a capitale misto è giustificata dall’apporto di una sostanziale quota di capitale privato. Ma se il comune ha tutte le risorse finanziarie disponibili, perché costituire una SpA separata, per di più con la partecipazione dei privati? Il Comune, infatti, potrebbe lanciare tre gare per la progettazione, realizzazione e successiva gestione del parcheggio. I propri tecnici avrebbero la responsabilità del controllo dell’intera operazione. All’opposto sta la creazione di una SpA mista per pre-privatizzare in una qualche misura la gestione – nell’esempio – del servizio pubblico locale della sosta, al fine di precostituire lo strumento per far fronte al servizio finanziario normalmente insito in poperazioni del genere. Anche perchè è prassi dell’Ente Pubblico non computare fra i propri debiti i debiti delle proprie SpA (con il che il livello del debito pubblico nazionale salirebbe di molto!). Al riguardo v’è però da dire che se un debito è produttivo, cioè se genera utili maggiori del suo costo in termini di interessi corrisposti, esso è un “investimento”, cioè un bene non un male e quindi non andrebbe computato fra i “debiti negativi” (quelli che fanno aumentare lo spread) dello Stato.

Responsabilità, appunto, unita al “potere” della statuizione delle condizioni di gara. Potere unito alla responsabilità. Come dovrebbe essere sempre. Invece talvolta si tende a separare il potere dalla responsabilità. Il potere di stabilire le linee guida delle operazioni, il potere di giudicare i risultati, che rimane in capo all’Ente Pubblico, separato dalla responsabilità di conseguirli, che viene traferita in capo alla SpA. Ed allora ecco la SpA. Meglio se mista.

E’ pur vero che la presenza degli azionisti privati comporta anche vantaggi. Infatti spesso il personale pubblico non ha esperienza imprenditoriale, confonde gli aspetti finanziari con quelli economici e patrimoniali, opera sulla base di previsioni annuali e non pluriennali. Solo che occorrerebbe che l’Ente Pubblico considerasse la sua SpA come una “cosa” separata, non come un proprio ufficio cui “dare ordini” (sic). Perché, in tal caso, si sminuirebbe di molto il valore dell’apporto della componente privata.

Se poi i privati sono fatti entrare a fronte di un conferimento solo formale di capitale, in quanto portatori del know how, in tal caso l’Ente Pubblico dovrebbe stabilire in anticipo la data ed il prezzo della loro uscita dal capitale sociale, una volta terminata l’opera pubblica. Altrimenti essi riceverebbero un ingiustificato regalo di denaro pubblico.

Un chiarimento della situazione potrebbe venire da un aggiornamento e completamento delle norme del codice civile che oggi regolano – in modo incompleto -  la materia.

Vi è poi, almeno per certi aspetti, il problema del giudice competente a giudicare la materia. Il giudice ordinario o la magistratura contabile (Corte dei Conti)? Infatti può succedere che atti gestionali della SpA, regolarmente approvati in bilancio e non impugnati dagli Azionisti entro il termine quinquennale stabilito dalla legge per l’esercizio della “azione di responsabilità”, siano poi contestati dalla Corte dei Conti entro il maggior termine decennale che le è concesso prima che essi diventino non più censurabili.

La materia è complessa e molto tecnica e questo mio è sicuramente un post molto tecnico. Ho inteso accennarne solamente, cercare di impostare almeno per sommi capi la problematica, non certo di arrivare alla “soluzionatica”.

Fine della seconda puntata.

In una terza puntata vi parlerò di SpA di investimento, di SpA di gestione e di SpA di “tutte e due le cose”. Nella quarta ed ultima puntata, parlerò della “motivazione” del personale, in ambito pubblico e nelle SpA.

Comments Closed

ITALIA – GERMANIA : nel calcio, due a uno. Ma nel resto?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Luglio, 2012 @ 7:30 am

Detto altrimenti: alla fine della seconda guerra mondiale la Germania era ridotta a terra. Oggi sopravanza di molte lunghezze tutti gli stati europei. Perché? Come ha fatto?

 

Un mio amico (Edoardo P.) è reduce da un tour in bicicletta di quattro giorni lungo le sponde del Danubio. Nei suoi commenti ai post di questo blog scrive: “Se avessi 20 anni, mi trasferirei in Germania”. Perché, gli ho chiesto. Risponde così.

1. Gli automobilisti tedeschi rispettano i limiti di velocità, anche quando sono per noi assurdi, come per esempio quelli di 30 o 40 Km all’ora che abbiamo visto dalle parti di Friedrichshafen, lungo il lago di Costanza.
2. Gli automobilisti tedeschi si fermano spontaneamente agli attraversamenti pedonali e non danno segni d’impazienza mentre passano i pedoni o i ciclisti.
3. Il rispetto per l’ambiente in Germania è spaventosamente avanti rispetto a noi, tutto sempre pulito, ordinato, niente rifiuti ed edifici abbandonati, nessun insediamento abusivo, edifici e centri storici tenuti alla perfezione, boschi e campagne da cartolina, manutenzione ovunque.
4. I prezzi delle case e del vestiario sono mediamente più bassi dei nostri.
5. Gli stipendi medi della “fascia bassa” sono al livello di circa €3.000 al mese.
6. Niente schiamazzi, notti bianche e movide, alla sera c’è una tranquillità ed un silenzio quasi inquietante.
7. Alla stazione di Ulm i treni sono moderni e viaggiano in perfetto orario.

Direte: sono aspetti superficiali … Mica tanto, dico io, e comunque proviamo a cominciare da qui, perbacco!

Comportamenti civili … provate voi a guidare l’auto alla velocità di 40Kmh prescritta nelle rampe di accesso e di uscita dalle nostre autostrade, e sentirete che concerto di strombazzate che vi fanno da retro!

Prezzi di vendita … dipendono dai costi di produzione e dall’avidità di chi li vuole ricaricare di margini esosi. La nostra ENI-Agip nei week end ha ridotto i prezzi dei carburanti. Le altre compagnie gridano alla “concorrenza sleale”! La VolksWagen incrementa le vendite, premia la sua dirigenza ed i suoi operari. La Fiat di fatto sta chiudendo in Italia (sempre meno modelli in produzione!?) e Marchionne grida al dumping, perché i prezzi delle auto tedesche sarebbero troppo bassi. Ma si può?

Problema ambientale … improvvisamente (??), dopo decenni, ci si “accorge” che lo stabilimento ILVA di Taranto è inquinante, è fuori norma. Si interviene. Ok, ma sino ad oggi chi ha omesso di intervenire?

Sperpero delle risorse pubbliche … improvvisamente (??) ci si accorge che un paesello della Sicilia ha più impiegati forestali dell’intero Piemonte. Si interviene. Ok, ma sino ad oggi chi ha omesso di intervenire?

Riforme … abbiamo bisogno di una riforma elettorale seria ed invece qualcuno cerca di far passare il presidenzialismo, magari proponendo di eleggere Capo dello Stato con i poteri di un primo ministro chi abbia ricevuto, personalmente, la maggioranza relativa dei voti!

 

E noi accettiamo tutto questo? Ma già, è estate, tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare … E invece no. C’è qualcuno che al mare non ci è andato e vi scrive: sino a qui la pars destruens. Eccovi ora la pars construens: chiediamo al nostro governo di mandare una commissione in Germania per “vedere come si fa” e in tale attesa, sveglia, raga, sveglia!

 

 

6 Comments »

EDIZIONE … CHE DIRE? STRAORDINARIA? …. OPPURE NO, PURTROPPO, ORMAI “ORDINARIAMENTE ORDINARIA”? (in ogni caso siamo in vacanza … post breve, dunque!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Luglio, 2012 @ 5:59 pm

 Detto altrimenti: un haiku (poesia giapponese di tre soli versi) italiano:

Dall’alto: il Capo dello Stato (con i poteri di primo ministro) eletto direttamente dal popolo.

Dal basso: i parlamentari “eletti direttamente” dalle segreterie dei partiti.

In mezzo: gli Italiani.

Comments Closed

EDIZIONE STRAORDINARIA: LO SPREAD VOLA NONOSTANTE I “PROVVEDIMONTI” DEL GOVERNO E LE ASSICURAZIONI DI DRAGHI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Luglio, 2012 @ 11:22 am

Detto altrimenti: occorre “inventarsi” qualcosa di nuovo … che non sia il solito “prendere i denari dal basso”

Leggete il mio post del 20 aprile 2012. Riportavo una proposta di tale Gianluigi De Marchi:
“Nel 1935, in piena crisi economica dovuta al tracollo di borsa del 1929 (provocato, anche in quel caso, dalle speculazioni delle banche!), l’Italia prese un provvedimento eccezionale che ebbe un grande successo: l’emissione di un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che pagava ai possessori una rendita perpetua del 5%. La partecipazione fu imponente e l’emissione ebbe un grande successo: molti erano interessati ad avere una rendita fissa e sicura, anche rinunciando al capitale (che però si poteva agevolmente ricuperare in borsa, vendendo le obbligazioni).”
Si tratterebbe di una ristrutturazione del debito che non comporterebbe alcuno svantaggio per i creditori, ma offrirebbe loro una ulteriore possibilità di scelta. Perché non prendere in considerazione questa soluzione, almeno per una prima tranche del debito?  Chi vuole intervenire sull’argomento?

2 Comments »

Sentenza della Corte Costituzionale n.199 del luglio 2012: i servizi pubblici locali (SS.PP.LL.) non si possono privatizzare

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Luglio, 2012 @ 9:16 am

Detto altrimenti: traduciamo per i non addetti ai lavori e sviluppiamo una ulteriore riflessione (prima puntata, di quattro in totale)

Trasporto pubblico locale, sosta e parcheggi, acqua, elettricità, etc.. Ma soprattutto acqua. Una legge (Governo Berlusconi) aveva imposto che le SpA del settore a capitale sociale interamente pubblico (“in house”) fossero obbligatoriamente cedute ai privati entro una certa data. Un successivo referendum aveva bocciato questa legge. Una legge  successiva (Governo Monti), ignorando i risultati del referendum, aveva ribadito la norma annullata dal referendum stesso, fissando il termine della cessione al 31 dicembre 2013.

Ora, una Sentenza della Corte Costituzionale ha annullato quest’ultima legge in quanto troppo tempestiva e quindi ingiustificatamente contraria ai risultati referendari (evviva! Allora c’è speranza anche per il referendum che ha abolito il finanziamento pubblico dei partiti!) Pertanto ora gli Enti Pubblici sono liberi di scegliere la forma di gestione dei loro SS.PP.LL.. fra le tante possibili: gestione diretta da parte degli uffici pubblici; attraverso una SpA interamente pubblica; attraverso una SpA a capitale misto pubblico-privato a maggioranza pubblica. Le aziende municipalizzate da tempo avrebbero dovuto essere chiuse per legge e trasformate in una delle forme citate. Resterebbe pertanto esclusa la gestione di un SS.PP.LL. attraverso una SpA interamente privata o a maggioranza azionaria privata.

Ma cosa vuol dire “privatizzare” un SS.PP.LL.?

In Italia privatizzare significa trasferire la proprietà degli impianti e/o della gestione di un SS.PP.LL. ad un imprenditore privato. Nel mondo anglosassone, privatizzare si traduce con il termine “to go public”, cioè “andare verso il pubblico, verso i cittadini, trasferendo la proprietà del servizio alla moltitudine dei cittadini. In altre parole, una SpA italiana posseduta pro quota da 20 comuni, interpretata dalla cultura anglosassone sarebbe più “privatizzata” di una SpA italiana posseduta da un unico imprenditore privato.

Ed è questo l’aspetto che voglio sviluppare in questa sede. Si dice “spending review” e poi si interviene su “spese” (cioè su “costi”) e contemporaneamente anche su un’altra voce: sugli “investimenti”. Ora a mio avviso occorre distinguere fra tagli delle spese e tagli degli investimenti ed inoltre, non basta “tagliare”, cioè “curare”, bensì occorre anche “prevenire”, cioè spendere ed investire bene. Investire bene. Parliamo di quest’ultimo aspetto.

Ben venga una SpA interamente pubblica per la gestione di un SS.PP.LL., purchè l’azionista pubblico si riservi esclusivamente ed obbligatoriamente:
1. il ruolo della predefinizione degli indispensabili presupposti che consentano alla SpA una pianificazione societaria pluriennale scorrevole (aggiornata di anno in anno);
2. il ruolo di indirizzo generale, evitando di intervenire sulla gestione societaria, ad esempio, come è successo, ordinando ad una sua SpA di offrire gratuitamente la prima ora di sosta in un parcheggio interrato, per di più ignorando il fatto che il maggior reddito derivava alla SpA proprio dalla vendita della citata prima ora!
3. la definizione dei parametri (criteri) tariffari;
4. la funzione di controllo.

Inoltre, l’azionista pubblico:
1. “privatizzi” la sua SpA aprendone il capitale sociale a tutti i Comuni confinanti appartenenti ad una eventuale unica area funzionale. In altre parole: tre Comuni confinanti, di piccole dimensioni, non dovrebbero avere, ognuno, (tanto per fare un esempio) la propria gestione separata della sosta e della mobilità;
2. in presenza dell’incompletezza e indeterminatezza della legge (Codice Civile) che regola le Società a capitale (anche) pubblico, riconosca non solo formalmente ma anche nei comportamenti, la piena autonomia della personalità giuridica della “sua “ SpA e vi si rapporti come ci si rapporta ad una entità diversa, autonoma e separata e non come se la sua SpA fosse un proprio ufficio.

Al contrario, ove l’ente pubblico (ad esempio un Comune) considerasse la sua SpA

a) la sua SpA necessariamente mono-comunale, si genererebbe una proliferazione di singole gestioni comunali anti- funzionali ed anti-economiche;

b) alla stregua di un proprio ufficio interno, si raggiungerebbe un unico, perverso risultato: la separazione del potere, che rimarrebbe in capo all’ente pubblico, dalla responsabilità di eventuali risultati negativi, che sarebbe ricondotta in capo alla SpA.

In altre parole, per alleggerire il discorso, si applicherebbe la seguente metodologia di programmazione, articolata nelle seguenti fasi:

• entusiasmo (“Dai, costituiamo una SpA pubblica!”)
• perplessità (“Ma era proprio necessario?”)
• presa di contatto con la realtà (“Ma come si fa a rapportarsi con la SpA?” E poi, se ci sono delle perdite, come la mettiamo?”)
• ricerca del colpevole (“ … vedrete che lo troviamo”)
• punizione dell’innocente (“Il Presidente della SpA!”)
• lode e premio ad estranei (“Cioè a noi, vedete che belle opere “noi abbiamo” (ovvero, “lui ha”, n.d.r.) realizzato!)

In una prossima “puntata” vi parlerò del ruolo della presenza dei privati in una SpA a capitale misto pubblico-privato. In una terza “puntata” vi parlerò di SpA di investimento, di SpA di gestione e di SpA di “tutte e due le cose”. Nella quarta ed utlima puntata, parlerò della “motivazione” del personale, in ambito pubblico e nelle SpA.

Comments Closed

ITALIA-GRECIA, “MIA” FACCIA, “MIA” RAZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Luglio, 2012 @ 7:42 am

Detto altrimenti: falsa rappresentatività popolare in due finte repubbliche. Referendum violati dalle leggi ordinarie.

Luciano Canfora

Leggete “La Grecia di Atene” di Luciano Canfora (Laterza). L’assemblea del popolo, il luogo ove si sarebbero dovute decidere le questioni più importanti, era aperta a “tutti”. Intendiamoci, a tutti coloro che appartenevano ad una certa categoria, cioè a 30.000 cittadini sui 300.000 della ”Repubblica Imperiale Oligarchica Ateniese”. In realtà poi partecipavano solo 5.000 cittadini e taluno diceva: “Vedete, non sono interessati. Ben venga quindi l’oligarchia, che poi è quella che già abbiamo adesso, di fatto è già così”. All’inizio dei lavori il banditore invitata tutti a prendere la parola. Interveniva Pericle e diceva: “Si tutti possono prendere la parola, anche chi non conta nulla, poverino, si, anche lui …”. Avete capito che razza di democrazia fosse, anche quella di Pericle, bontà sua … ne seppe qualcosa Socrate!

P.S.: in realtà nella Grecia di Atene l’opinione pubblica  si formava in teatro, per la penna dei commediografi e la voce degli attori. Oggi, nel moderno teatro, la TV.

 

 

 

La ... "nipote" di Mubarak!

E da noi, oggi, come vanno le cose?Abbiamo un parlamento non eletto dal popolo bensì nominato dalle segreterie dei partiti. Un parlamento che non autorizza a procedere contro i suoi membri non – come sarebbe previsto dalla legge – a  difesa della libertà di esercizio della fuzione di rappresentanza popolare (rappresentana che peraltro non c’è … forse è per questo che entrano nel merito dell’imputazione!) bensì, appunto,  anticipando e sostituendo la propria valutazione di merito  a quella della magistratura. Un parlamento che ormai è chiamato a ratificare le “leggi” fatte dal governo e che contesta la magistratura. Un parlamento che dice che quella signorina era la nipote di Mubarak. Un parlamento (in effetti un governo) che legifera (e/o ratifica) contro i risultati referendari.

In una SpA, l’Assemblea degli Azionisti è l’assemblea dei proprietari della SpA. Questa Assemblea redige l’Atto Costitutivo della Società con il suo allegato, lo Statuto e nomina i Consiglieri di Amministrazione, i quali costituiscono l’organo di governo che poi rende conto all’Assemblea degli Azionisti. Ora, se il Consiglio di Amministrazione (il parlamento) emana provvedimenti che contrastano con lo Statuto della Società (il referendum popolare), esso viene censurato o addirittura rimosso.

Una seduta della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha bocciato le leggi che obbligavano a privatizzare i servizi pubblici locali perché contrari al risultato del referendum che decideva il contrario. Benissimo. Resta tuttavia la gravità del fatto: se oggi si è “tappato un buco” significa che ieri qualcuno questo buco nel sistema delle regole e delle garanzie costituzionali lo aveva fatto! Ora mi aspetto che la stessa Corte decida analogamente per quanto riguarda il finanziamento dei partiti, bocciato anch’esso da altro referendum popolare.

 

Amici lettori del blog, l’Italia è nostra, riprendiamocela. Ma non con la forza, con rivoluzioni cruente, bensì esigendo serietà e coerenza innanzi tutto da noi stessi e quindi da parte di tutti, nel rispetto della nostra Costituzione e nell’osservanza non solo della lettera della Legge, ma anche del suo spirito. Infatti, così come a fianco dell’evasione fiscale troviamo l’elusione fiscale, oggi a fianco della violazione della Legge troviamo, purtroppo, la più subdola e pericolosa elusione della Legge.

Comments Closed

STIEG LARSSON – Trilogia “Millennium” – Tascabili Marsilio/Gialli

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Luglio, 2012 @ 11:18 am

Detto altrimenti: Mirna Moretti, l’amica Mirna, la blogger della lettura, la GL (Grande Lettrice), la Scrittrice del blog “unlibrolagiorno” che ora prosegue con il suo nuovo e super “cliccato” www.trentoblog.it/mirnamoretti non me ne vorrà se di questo mio intervento sul suo blog ne faccio anche un post sul mio blog. Vero, Mirna?

Millennium. Tre volumi, oltre 2500 pagine. Un giallo. Anzi tre. Vale la pena di leggere i primi due per gustarsi il terzo. Sono contento di averli letti, anche se sulle prime ho rischiato di scoraggiarmi dato il “volume” dei volumi! Cosa mi ha colpito? Il ruolo fatto svolgere dall’autore – soprattutto nel terzo volume – al giornalismo ed ai giornalisti o almeno ad una parte di essi, cioè al protagonista Mikael Blomkvist. Un uomo alla ricerca della verità vera (anche contro i cosiddetti poteri forti) e non alla sua strumentalizzazione, travisamento od opportunistico utilizzo. Mi ha consolato molto pensare che l’invenzione dell’autore possa essere vera. Dico questo perché nella mia vita di lavoro ho sperimentato sulla mia pelle come da parte di un settore del giornalismo possa strumentalizzarsi e travisarsi la realtà e come sia difficile, poi, andare a spiegare come stanno le cose. Una volta protestai a voce contro una presa di posizione ingiustamente critica contro mie decisioni aziendali. Mi si rispose: “Si, lo so, ma sa … la politica”. Ed io che credevo che il giornalista dovesse sempre rappresentare la realtà vera, non la “realtà politica”!

Di fronte ad un articolo che nella sostanza è diffamatorio o quanto meno ingiustamente denigratorio (il confine è assai labile) anche se nella forma non appare legalmente perseguibile, tre sono i consigli che l’interessato usualmente riceve: “Devi rispondere, precisare, puntualizzare, non puoi tacere …”. Il secondo: “Lascia perdere, non replicare, è quello che vogliono, non finirebbe mai … la gente dopo due giorni avrà dimenticato…”. Il terzo: “Replica, ed esigi che alla replica, ai sensi della legge sulla stampa, sia data la stessa evidenza”. Quando mai! Provateci un po’ voi ad impedire che il senso della replica non sia “gestito” ad arte! Basta inserire le foto giuste, intervenire sul titolo, sul formato, sui caratteri di stampa, sulla posizione nella pagina, basta non pubblicare per intero la replica … ci sono molti modi per far apparire che si rispetta la legge, mentre invece si aggiunge un carico di briscola!

La seconda domanda. Nei due sensi. Un giorno, un giornalista inglese, alla nostra TV, disse: “Quello che conta è poter fare all’intervistato la seconda domanda, dopo che ha risposto o ha eluso la prima”. Concordo. Lo stesso vale per l’intervistato o il citato in un articolo. Anch’egli dovrebbe poter fare la seconda replica, dopo che è stato “attaccato” sulla stampa. Ma così non la si finirebbe più, direte voi. Anche questo è vero. Ma se un giornale pubblica regolarmente una sua rubrichetta, ad esempio dal titolo “Pane al pane …”, sarebbe corretto che a fianco riservasse lo spazio per le risposte in una seconda rubrichetta dal titolo “… e vino al vino”, per le eventuali repliche.

Comunque: evviva la stampa, evviva i mass media, evviva l’informazione! Guai se mancassero: saremmo in dittatura! Solo che mi auguro che anche in questo caso l’IT, Information Technology diventi ICT, Information Comunication Technology, cioè che la “tecnologia giornalistica“ sia sempre di più anche di “comunicazione”, cioè di “azione comune” con l’intervistato o con il soggetto oggetto dell’articolo. E che i fatti siano sempre separati dalle opinioni. E’ chiedere troppo? Ma a questo punto devo stare attento io stesso: sono o non sono diventato anch’io una sorta di giornalista, con i miei 220 articoli “postati” cioè scritti sul mio blog in sette mesi, con le connesse 70.000 visite? Senza contare altri 150 articoli pubblicati dalla stampa durante la mia vita lavorativa …

1 Comment »

EUROPA, EUROPA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Luglio, 2012 @ 5:35 am

Detto altrimenti: “Condividiamo le responsabilità!”, cioè … Eurobond!” Le mie ferie “postali” cioè dei miei post, sono finite. Riprendo con oggi temi non più vacanzieri ma seri. Non che fare crociere con il mio piccolo FUN (leggete i precedenti post) non sia una cosa seria, per carità … ma è ora di “tornare al lavoro”!

Molti, troppi Italiani, non leggono i giornali. Moltissimi guardano la TV. Molti di costoro non si occupano di finanza.  Ed allora diciamo due parole sugli Eurobond (EB). Gli EB sarebbero titoli del debito pubblico europeo, non più quindi BOT, CCT, BTP, etc., cioè titoli del debito di un singolo stato (nell’esempio, del nostro). Sarebbero un invece un mix dei titoli del debito di tutti gli stati. Ora, per esemplificare, se per acquistare un titolo spagnolo il mercato vuole un rendimento dell’8%, per quello italiano del 6% e per quello tedesco dell’1%, ove si creassero gli EB, la media “ponderata” del rendimento di tale emissione potrebbe essere del 3%. La media matematica sarebbe del 5%, ma la media “ponderata” cioè quella che tenesse conto della diversa consistenza di ciascuna economia darebbe più peso (“pondus”, appunto) alla componente tedesca e potrebbe condurre a circa il valore indicato. Italia e Spagna ci guadagnerebbero, la Germania si troverebbe gravata di parte del debito altrui. Nel senso che Italia e Spagna pagherebbero interessi ridotti e la Germania interessi aumentati.

Media ponderata? Per capirsi: se io ho due debiti, 10 milioni al 5% ed 1 milione al 3%, non posso dire che in media io pago il mio debito al 4% (media matematica). Devo invece calcolare come segue: 10 x 5=50; 1 x 3=1.   50 + 1 = 51. Ora divido 51 per la somma dei due debiti e cioè per 11 ed ottengo la media ponderata del costo del mio debito, e cioè 4,64%. Se invece io avessi 10 milioni al 5% e 10 milioni al 3% la media ponderata coinciderebbe con la media matematica ed il costo medio del mio debito sarebbe del 4%.

Condividiamo la responsabilità, si dice da parte di chi ci guadagnerebbe. Ma la responsabilità deve essere unita al potere. Non può esserci chi comanda, chi decide (ad esempio, il politico italiano) da un lato, e chi è responsabile di tali decisioni (ad esempio, il politico tedesco) dall’altro. In altre parole: le persone che invocano la condivisione della responsabilità  non possono poi ergersi a difensori della sovranità dello Stato contro le coiddette  ingerenze europee. “Ma noi non vogliamo cedere la nostra sovranità”! Si dice. Ok, allora adeguati tu stesso, da solo, alle regole europee. “Ma non possiamo più accettare la giustificazione “L’Europa ce lo chiede!” si ribatte. Ma insomma, dico io, cosa volete, la botte piena e la moglie ubriaca? “Ma noi Italiani oltre che di poeti e navigatori, siamo un popolo di consumatori  e se affondiamo noi affondi anche tu, cara Germania”, si dice da parte di taluno … ok, ho capito, muoia Sansone con tutti i Filistei, mal comune mezzo gaudio …   ma che bella soddisfazione! Il fatto è che io personalmente non ho alcun interesse nè alcun vantaggio a  far morire Sansone, i Filistei e me stesso!

In un post precedente ho scritto: se io sono azionista di maggioranza o anche azionista  unico di una SpA e questa va male perché io non la so amministrare, mi prendo un bravo amministratore e lo metto a comando della mia SpA. Il proprietario resto sempre io. Solo che la SpA andrà bene anziché male. Questo avviene già nel calcio internazionale. Molte squadre nazionali hanno “mister” di altre nazioni!

L’industria automobilistica italiana è in crisi. La Volkswagen distribuisce dividendi agli azionisti e premi agli operai. Ed allora Marchionne, già che percepisce quasi mezzo milione di euro al mese (ma sono lordi, cosa credevate … dedotte le tasse cosa volete che gli resti, poverino …) vada a vedere “come si fa”. Lo stesso facciano i nostri governanti.

1 Comment »