I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (terza ed ultima crociera, seconda ed ultima puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Luglio, 2012 @ 3:08 pm

Detto altrimenti: con questo post terminano le tre crociere, nove post in tutto …

In compenso mi sono rifatto ampiamente nel viaggio di ritorno, sul quale merita di spendere qualche parola. Seguendo i suggerimenti di Meteo Mursia (l’anno scorso mi aveva avvisato dell’arrivo del Mistral), Edoardo ed io abbiamo rimandato la partenza di qualche giorno a causa del citato Maestrale seguito da due giorni di vento da Nord altrettanto “deciso”. Finalmente il 30 agosto abbiamo staccato gli ormeggi dalla Baia delle Saline. Vento fresco da Nord poi girato da Sud Est, tra i dieci ed i quindici nodi con punte di venti, sole forte e temperatura mite! Sembravano condizioni “su ordinazione”.

Le Isole Cerbicali, poco a sud di Porto Vecchio

Con una spinnakerata da sogno siamo volati sino a Portovecchio, dove ho reincontrato l’amico Giorgio Lescai, regolarmente in pensione ed all’ancora in quel porto (beato lui!), sfiorando gli scogli Toro e Vacca e le isole Cerbicali. Quindi Il giorno dopo seconda tappa: un unico bordo di spi sino a Campoloro, dopo avere ammirato la Piramide della Baia di Pinarellu e le torri genovesi (le foto le ho inserite nei post precdenti).

 

Tranquilli bordeggi verso casa. A sinistra, la Corsica

Quindi, Campoloro-Isola d’Elba, rotta 43°: sei ore di bolina larga e traverso, randa piena e genoa (ci sarebbe stato anche lo spi, ma ogni tanto vince la pigrizia…),velocità media 4 nodi, massima 6,7!! Lo stesso dicasi per la tratta Elba-Toscana, rotta 41°, con attraversamento del Canale di Piombino quasi in planata e arrivo a S. Vincenzo in quattro ore di bolina larga girata a lasco all’altezza del Golfo di Baratti (genoa, fiocco, genoa; randa piena, una mano, randa piena).
Inconvenienti all’ormeggio: lieve urto da parte di un ferro da stiro (Boston Whaler di dieci metri, due fuoribordo da 200 cavalli ciascuno, giuro!) che si era ormeggiato in stile automobilistico a tre metri di distanza dal Fun già all’ancora in rada a Cala Coticcio a Caprera, ed il cui proprietario se ne uscì indignato nei miei confronti con un “Come mai lei mi ha urtato? Ometto la mia risposta. Lieve urto da parte di un grosso cabinato con tanto di albero e vele nuovissime, mai usate direi, che naviga a motore da due anni, il cui skipper riteneva che si potesse ormeggiare a retromarcia sotto venti nodi di vento senza avere alcuno sui bordi che frapponesse parabordi fra lui e le altre barche (fra cui il mio Fun) già ormeggiate.

Al traverso a nord dell'isolotto di Spargiotto, Arcipelago della Maddalena: ormai solo un ricordo ... sob!

Inconvenienti diversi: rottura dello starter del fuoribordo, rimediata con nuovo starter in filo di ferro; perdita di un parabordo; accarezzato con l’estremità della deriva uno scoglio a 1,55 metri (acc….!! La deriva del fun pesca 1,60!) sotto il pelo dell’acqua all’entrata del Golfo di S. Giulia; strappato uno spi finito in acqua (sono stato io, ma ne avevo un secondo…)
Note di colore a S. Stefano: “Sono tre giorni che tentiamo di raggiungere l’Elba, ma con questo mare…” disse l’autista di un altro ferro da stiro di dieci metri e due piani fuori terra a due esterrefatti funnisti che invece avevano appena terminato una divertentissima traversata a vela su una barchetta di 900 chili…

Un "ferro da stiro", cioè, uno yacht a motore ...

Varie ed eventuali: bisognerebbe limitare per legge la velocità dei ferri da stiro nell’autostrada Porto Cervo-Budelli, soprattutto davanti a Capo d’Orso e Palau. Grazie.
Istruzioni per l’uso delle carte di credito telefoniche francesi: è inutile che continuiate a rigirarle! Non sono da infilare nella feritoia! Dovete invece grattarle stile gratta e vinci, leggere il numero di codice attribuitovi e digitare quello sull’apparecchio, prima del numero che intendete chiamare. Non ci facciamo conoscere all’estero…
Oggetti rinvenuti: recuperato davanti a Palau remo di alluminio con pala in plastica colorata: chi lo avesse perso telefoni a Riccardo, 335 5487516 specificando il colore della pala. Allo stesso numero rivolgersi per ulteriori dettagli e informazioni sul viaggio.

 

Whisper al campionato europeo sul Garda

Impressione finale: il Fun è piccolo, ma quando sei solo con lui in mezzo al mare, quando te lo senti addosso come uno scarpone da sci ben calzato, quando risponde con una accelerata ad ogni soffio di vento, quando plana sull’onda dalla quale si fa slanciare quasi in volo, quando si chiedono ma tutta quella roba stava lì dentro, o come fanno quei tre a dormire lì dentro o come hai fatto ad arrivare sin lì con quella barchetta, quando per raggiungerti devono accendere il motore, quanto si ormeggia in mezzo metro d’acqua o fra due gozzi, quando lo puoi benissimo condurre da solo, quando tuo figlio ti dice sono contento d’essere venuto…bè, allora senti che ha un cuore grande e generoso…
Buon Vento a tutti, velisti e non!

P.S.: comunque … chi volesse provare (gratuitamente, s’intende) il Fun nei ventoni dell’Alto Garda Trentino, basta che mi telefoni (335 5487516).

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (terza ed ultima crociera, prima puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Luglio, 2012 @ 4:53 pm

Detto altrimenti: terza ed ultima crociera, prima dei due sole puntate (tanto sapete già tutto  ssu questa rotta!)

1998: è il terzo anno consecutivo che in agosto attraverso il Tirreno con il mio FUN Whisper e trascorro le ferie veleggiando nell’Arcipelago della Maddalena. Quest’anno all’andata ho avuto come compagni di viaggio il Rivano Roberto Gianfranceschi ed il Trentino Marco Murara. Al ritorno, mio figlio Edoardo, nato a Genova 17 anni fa. Io 54.

Incontri ravvicinati fra le isole dell'Arcipelago della Maddalena

Partiti la sera del 9 agosto dal solito  S. Vincenzo (Livorno), con una splendida notturna alle tre di mattina abbiamo raggiunto Capraia. I due amici erano “di riposo” ed io, per evitare di entrare a quell’ora impossibile in un porto svegliando con il fuoribordo tante incolpevoli persone che stavano riposando, ho tirato bordi per tre ore in attesa dell’alba!  Dopo una breve sosta si riparte per l’Elba di bolina a larga, destinazione Marciana Marina, dove abbiamo goduto della cortese ed amichevole ospitalità del locale Circolo della Vela e degli amici che ormai incontriamo regolarmente ogni anno. Fra questi il giovane pensionato Roberto Volonterio, Via Leopardi 25, Milano, felice per essere stato promosso con decorrenza 10 agosto 1998 da Aspirante Allievo Mozzo ad Allievo Mozzo.

Terza tappa: Marciana Marina-Campoloro. Velocità 5 nodi con 15 nodi al lasco da nord.
Quarta tappa: Campoloro-Golfo di Santa Giulia, con sosta a Solenzara per rinnovare la cambusa; quindi ultimo salto da Santa Giulia a Palau. In totale circa 140 miglia.

A chi volesse ripetere l’esperienza consiglio di osservare bene le previsioni del tempo: sono assai valide quelle del Ministero della Marina Mercantile trasmesse sulla radio VHF e quelle del Corriere della Sera. Ma soprattutto mi sento tranquillo per l’assistenza personalizzata dell’Associazione Meteo Mursia di Portofino, alla quale sono iscritto, e che mi ha seguito passo passo nel mio vagabondare.  Suggerisco poi di limitare al massimo i bagagli, ma di non rinunciare alla canna per l’acqua e a due piccole sdraio smontabili (in due pezzi ad incastro) che trasformeranno le vostre sere sul Fun in vere e proprie serate.  Fra i vini consiglio Coca Cola a mezzogiorno, Vermentino Sardo (Cantine Monti) per la cena e Cannonau Nepente per la meditazione del dopo cena.

15 m/sec = 30 nodi = 55 kmh di vento!

Fra le vele sarà meglio avere anche un fiocco ridotto (non ancora una tormentina) ed una randa armata con tre mani di terzaroli. Per armare la terza mano, per la cui borosa non è previsto il passaggio all’interno del boma, ho collocato due bozzelli, uno sul boma ed uno sull’albero, e a piede d’albero ho utilizzato quello del cunnigham con il relativo strozzascotte.  Se il tempo è buono (cioè sino a forza quattro-cinque), il FUN vi darà solo divertimento e rapidi trasferimenti, Con mare e vento superiori occorrerà essere più attenti e preparati in ogni particolare. Fra le dotazioni di bordo: VHF, GPS, autogonfiabile, telefonino, carte nautiche e portolani. Meglio sarebbe poi zavorrare la barca con 50 chili di pani di piombo collocati all’interno attorno alla scassa della deriva.

Bernard Moitessier, grande navigatore solitario, roba da una vita intorno al mondo, a vela

 

 

Nel Golfo delle Saline incontrata e fotografata barca di 10 metri Eutscho- Chica, Japan, di un giapponese solitario in giro intorno al mondo, novello Moitessier.  La permanenza nell’Arcipelago è stata disturbata da una settimana di Maestrale secco (30-35 nodi in spiaggia, 45 nelle Bocche) che hanno limitato l’uso in solitaria della barca, ma che non mi hanno impedito di stringere amicizia con gli istruttori del Velamareclub di Baia delle Saline, assai ospitali ed ammirati per le evoluzioni di uno scatenatissimo Fun.

(continua alla seconda ed ultima puntata)

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (seconda crociera, terza ed ultima puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Luglio, 2012 @ 7:00 am

Detto altrimenti: è la puntata ad essere l’ultima, non la crociera. Infatti ne seguirà una terza, l’ultima.

Mentre stiamo ormeggiando, veniamo avvicinati da un signore che si offre di aiutare nella manovra due provati velisti. Dall’accento ne riconosco l’origine genovese, al par mio. Festa grande fra due ex proprietari dell’isola (che come sapete, alcune centinaia di anni fa essa fu venduta dalla Repubblica di Genova alla Francia).  Si tratta di Giorgio Lescai e della moglie Simone (nata a Nantes), coppia simpaticissima di giovani pensionati, residenti (dopo una vita di lavoro in Africa) a Bruxelles ed in Corsica, parte nella casa di Palombaggio e parte a bordo della loro barca a motore,  un pesca-diporto di otto metri motorizzato con 200 cavalli diesel.  Giorgio ci aiuta nei piccoli lavori di manutenzione del Fun, ci fornisce mille consigli utili lui che proviene dal Nautico, ci presta gli attrezzi necessari, ci accompagna in auto al supermercato a fare i necessario acquisti, e da ultimo, ci invita a cena a bordo del suo yacht. E poi dicono che i genovesi sono riservati e tirchi!

La nave Caroly

Fra l’altro scopriamo con una certa commozione di essere cresciuti, a Genova, nello stesso quartiere di Albaro ad un palazzo di distanza uno dall’altro, e di avere numerose conoscenze in comune, fra cui lo spedizioniere genovese Graia, armatore di tanti yacht da regata! Questi sono i regali che solo una giornata di Mistral pur fare!  Tornando al Mistral. Il giorno dopo, mentre siamo all’ormeggio a manutenzionare la barca, il Meteo Francese ci conferma forza 11 (undici) nelle Bocche di Bonifacio; ; 50 nodi di vento (90 km/h!) all’imbocco del fiordo di Portovecchio (confermati dal Comandante della nave a vela Caroly della Marina Militare, Capitano di Corvetta Marco Pasqualoni, proveniente da Alghero ed entrata in porto la mattina del 29 agosto) e 80 nodi di vento (145 km/h!!)  a Capo Corso, con  l’Amerigo Vespucci alla cappa per resistere alla tempesta. A Bastia anche i grossi traghetti sono alla cappa fuori dal porto nel quale non provano nemmeno ad entrare.  La nave Caroly. Un’opera d’arte, una scultura in legno, amore a prima vista.  Si tratta di uno yawl Baglietto di 23 metri varato nel 1948, stazzante 60 tonnellate, già di proprietà del Signor Preve, con 14 uomini di equipaggio, di base a La Maddalena, gestito da Marivela, il Centro Velico Sportivo della Marina Militare, adibito all’addestramento degli allievi sottufficiali della Marina Militare.  La nave fu regalata alla Marina Militare a patto che mantenesse il nome originario, quello della moglie del proprietario, Caroly, appunto. “Il” Caroly  (in marina si sottintende “legno”, cioè “il” legno Caroly) ha la deriva mobile, perchè con esso il proprietario originario ci risaliva i fiumi del Sud America. Attorno a lui si raccoglie una folla di ammiratori, arrivano anche i giornalisti locali. E’ una festa. Con tanto di registratorino tascabile anch’io faccio la mia parte ed intervisto il comandante.

Lasciamo Portovecchio la mattina del 30 agosto, con gli ultimi sbuffi di un Mistral ormai non più pericoloso, e puntiamo a Nord.  Il cielo del dopo Mistral è di una bellezza indescrivibile. Grandi nuvole bianche scolpite di un rosa caldo, tonalità di turchese in mare ed in cielo…e la macchina fotografica rotta!  Breve scalo a Solenzara per fare il pieno di carburante, indi si prosegue per Campoloro, dove arriviamo alle 17.00.  A questo punto Guglielmo teme di non riuscire ad arrivare in tempo a Schio, dove abita e lavora, per la mattina del lunedì 1 settembre e sbarca, per raggiungere in auto Bastia e quindi imbarcarsi su di un traghetto per l’Italia.  Resto solo.  Cena di autoincentivazione ed ottima dormita. Salpo alle 7 del 31 agosto, rotta 45° ed in dieci ore di navigazione ininterrotta con venti a regime di brezza raggiungo Marciana Marina.

Delfini!Durante il percorso mi fanno visita alcuni delfini, ed accolgo una richiesta di cibo avanzatami da due gabbiani, i quali, veri professionisti nell’interessare e nell’impietosire i turisti al pari dell’orso Yoghi dello Yellostone Park, girano  intorno al Fun richiamando l’attenzione del timoniere con le loro grida. Dopo dieci miglia l’Elba diventa visibile, al pari del Giglio, Pianosa, Bastia, Capo Corso e Capraia. A circa tre miglia dall’Elba incappo in un banco di rifiuti impressionante. C’è di tutto: plastica, verdure, contenitori di ogni tipo, sacchetti dei supermercati…uno spettacolo desolante. Finalmente supero questo sconcio e mi consolo con lo spettacolo bellissimo della costa rocciosa dell’isola sino a Marciana Marina. Giunto in porto, ritrovo gli amici del locale Circolo della Vela. E qui una nuova festa, in onore di Ermanno Volontè, loro direttore sportivo ed armatore di Yankee, vincitore della 4 classe ai campionati italiani IMS di Lavagna. Oltre al sottoscritto ed a numerose bottiglie di ottimo vino elbano, sono presenti Gaia, figlia del Presidente del Circolo, Piero Canovai, Vicepresidente, Roberto Volonterio, giovane allievo aiutante mozzo, come ama definirsi; Egidio, responsabile del movimento del porto, detto anche l’angelo dei diportisti e Mauro, aitante “maschio del pontile” (sic ipse dicit). Quindi cena dalla Teresina e a letto presto. La mattina successiva salpo alle sei alla volta di San Vincenzo, 21 miglia rotta 42°, che raggiungo dopo cinque ore esatte di navigazione, prima a motore e poi sospinto da una bellissima brezza da nord e quindi in una veloce e tranquilla bolina oltre i quattro nodi.

The end (sob, sob!)

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (seconda crociera, seconda puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Luglio, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: la navigazione continua …

Nelle Bocche di Bonifacio. Vento a 27 nodi. Non è ancora Mistral

E’ il 28 agosto. Devo riportare il Fun in Toscana, e, grazie alle informazioni telefoniche di Meteo Mursia di Portofino, cui sono abbonato, so che sta per arrivare una mistralata seria. Passeggio nervosamente nel porto di Palau aspettando l’amico Guglielmo in arrivo dal continente per accompagnarmi nella traversata. Ho fretta di partire per superare le Bocche di Bonifacio prima che Lui ci arrivi addosso.  Guglielmo arriva alle 09,30. Riusciamo a salpare alle 11,00 aiutando le vele con un po’ di motore. Caprera, Santo Stefano, Maddalena, Spargi sfilano lentamente mentre procediamo verso nord.  Siamo in mezzo alla Bocca Grande. Il vento è debole da est, ma sul mare si è formata un’onda lunga da ovest. Io vorrei navigare più sottocosta: tuttavia, poiché Guglielmo ha fretta di guadagnare miglia verso casa, ci teniamo su di una rotta più diretta, abbastanza al largo. Sono le ore 14,30.  Il cielo non presenta alcun aspetto caratteristico.  Telefono a Meteo Mursia che mi riconferma la previsione.  Nel frattempo infatti il vento è girato da ovest ed è ancora assai debole, ma alcune barche a vela sottocosta, sopravvento di alcune miglia sulla mia sinistra, procedono verso nord ad una velocità sospetta se si tiene conto che noi ci stiamo ancora faticosamente aiutando con il motore. Decido immediatamente di attuare le misure di emergenza: indossiamo i giubbotti, chiudo il tambuccio, prendo due mani di terzaroli e lascio il fiocco (errore: avrei dovuto prendere anche la terza mano ed issare la tormentina).  Pochi minuti dopo Lui, il Re Mistral, arriva.  Per nostra fortuna abbiamo il vento al traverso, con la prospettiva favorevole di uscire dalle Bocche, di proseguire sulla rotta prestabilita e di ridossarci sempre di più. Guai se avessimo dovuto bolinare, procedere di poppa, allontanarci dalla rotta o essere costretti ad affrontare l’onda del mare aperto!

Sua Maestà Re Mistral. Per fortuna che io ero sotto costa!

Il Fun vola a quasi dieci nodi, planando nervosamente per brevi tratti, per poi piantarsi sino a scendere a cinque nodi in onde troppo vicine fra loro e ripartire subito dopo come una fucilata per una nuova accelerata.  La costa della Corsica è ancora a circa tre miglia a sinistra, quanto basta tuttavia per limitare l’altezza delle onde, che per fortuna non frangono, a circa un metro.  Se fossi sul Garda, sotto Peler, sarebbe divertimento puro. Ma qui si pone il problema della resistenza fisica di un equipaggio così ridotto (siamo in due soltanto, e Guglielmo, ottimo prodiere, non ha la mano con il timone del Fun).  Gli cedo il timone per qualche minuto di riposo e per scattare alcune foto.  Conoscendo bene la mia barca, calcolo la velocità del vento dal comportamento del Fun: siamo intorno ai 40 nodi.

Di bolina, in partenza in una regata. Ma qui siamo sul Garda, questa volta con vento medio (13 nodi)

Alle 16.00 giungiamo all’altezza del fiordo di Portovecchio. Alcune barche assai più grandi di noi si sono ridossate prima del suo imbocco e si sono ancorate a poche decine di metri dalla costa. Cosa fare? Calcolo che ad una media di sei-sette nodi, arriveremmo a Solenzara dopo le nove di sera. Escludo di navigare così a lungo, al buio e con un Mistral che continua a rinforzare. Quindi decido di entrare a Portovecchio (errore: prima avrei dovuto ridossarmi, prendere la terza mano e sostituire il fiocco con la tormentina: cosa aspetto per usarla, un tifone?).  Inizio a bolinare alle ore 16.00 a barca sbandatissima. Manco la prima virata. Allargo un po’ l’andatura. Il bordo con le mure a dritta sembra quello del carabiniere tanto ci riporta indietro. Ci rifacciamo con le mure a sinistra.  Entriamo in porto alle 18,00.  Abbiamo navigato per sette ore filate, di cui tre ore e mezza di “guerra” col Mistral. “Siamo stanchi, ma contenti della bella giornata trascorsa”. Nel frattempo Lui è aumentato di intensità, ma noi siamo al sicuro.  Grazie, Meteo Mursia! E grazie Fun, la cui attrezzatura ha retto ottimamente!

(continua)

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (seconda crociera, prima puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Luglio, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: 1997, seconda crociera, questa volta con il MISTRAL

Il mio Fun in regata sul Garda: così vi fate un'idea della mia barchetta ...

Quest’anno ho ripetuto l’esperienza, ed eccone il resoconto.  Parto il 10 agosto dal solito porto di San Vincenzo, previ accordi con l’Ufficio Comunale di Porto per l’alaggio del Fun (tel. 0565 707242) e con la Nautica Azzurra (tel. 0565 701017) per il rimessaggio del carrello.  Mi accompagna mio nipote Dario, giovane promettente ingegnere della Telecom di Roma, addetto ai…telefonini di bordo, che per fare la traversata con il vecchio zio ha lasciato a Roma alcune ragazze in lacrime ad attenderlo.  Rimandiamo la partenza di qualche ora per una miscelazione troppo ricca del carburante e per la rottura della camicia della drizza della randa che bloccava la vela.  Parte a vela e parte a motore raggiungiamo Marciana Marina, dopo 21 miglia di navigazione, rotta 222°. Il porto è affollatissimo e non c’è posto per nessuno o quasi, perché gli amici del Circolo della Vela ci procurano un ottimo attracco proprio sotto le finestre del Circolo, non senza avermi comunque rimproverato l’assenza al Campionato Italiano Fun da loro recentemente organizzato.  L’Elba e Marciana sono bellissime, e nonostante la molta gente presente, ti lasciano la sensazione di potere trovare comunque i tuoi spazi. Mi riprometto di tornarci con la famiglia.

Il golfo di Pinarellu

Mattina dell’11 agosto: si parte per il gran balzo verso la Corsica, destinazione Campoloro, trentasette miglia a sud ovest dell’Elba, quarantadue da Marciana. Nulla di particolare da segnalare. Vento debole, ogni tanto aiutiamo le vele con un po’ di motore.  Nell’abbassare la deriva, Dario insiste troppo e sbullona la vite senza fine dal controdado. La barca va lo stesso, ma la deriva non è più alzabile. Occorrerà intervenire attraverso un’apertura di ispezione praticata a suo tempo per una occorrenza similare in un fianco della scassa. Provo a svitare il tappo, ma sembra saldato. In effetti è fermato dal silicone anche all’interno della scassa. Dormiamo a Campoloro: ottimi i servizi, 85 franchi per notte per barca e due persone, 15 per la doccia. La mattina del 12 agosto puntiamo verso Pinarellu, dove siamo attesi da alcuni nostri amici funnisti (Renato Simionato e famiglia, del Fun Dolomatic – Funtoin, ITA 562), ospiti del locale Camping. Finalmente si alzano 15 nodi di grecale (da 30°), ed il Fun galoppa a cinque nodi in lunghi laschi rilassanti.  Arriviamo a Pinarellu alle 11,30. Sorpresa: il campeggio è di nudisti! Cosa fare? Dario si adegua subito. Io impiegherò un giorno ad accettare l’idea e ad uniformarmi.  Passiamo due giornate bellissime con i nostri amici, scarrozzandoli in brevi giretti intorno alla piramide di Pinarellu e sotto le torri di avvistamento genovesi.

Baia di S. Giulia, un sicuro ricovero per la notte ...

Nella notte fra il 12 ed il 13 agosto si rialza il grecale che verso sera si era assopito e la barca balla un po’. Siamo ormeggiati con un’ancora a rampini da otto chili, dieci metri di catena e venti di gomena. L’ormeggio tiene alla perfezione. Tuttavia, per prudenza, passiamo buona parte della notte ad assistere ad un incredibile spettacolo pirotecnico di stelle cadenti ed esplodenti. Mai visto nulla di simile! Il 13 agosto pomeriggio partiamo alla volta della baia di S. Giulia, già sede di un villaggio Mediterranee. Notte in baia, questa volta senza vento. Tuttavia vengo svegliato da un presentimento: infatti, apro gli occhi ed alla luce della luna che entra dal tambuccio aperto, scorgo una matita galleggiare ad un palmo dal mio naso! Allarme rosso! Cosa era successo? I miei tentativi di aprire il foro di ispezione per riavvitare il bullone della vite senza fine della deriva, avevano aperto una piccola via d’acqua che aveva invaso il piccolo invaso esistente sul fianco della scassa. Sgottiamo una decina di litri d’acqua e siliconiamo: tutto torna a posto, ma mi riprometto di intervenire meglio a Palau, in cantiere, con la barca fuori dell’acqua.  Infatti il giorno dopo, a Palau, facciamo sistemare l’inconveniente.  Dario torna a Roma, e, come al solito, arriva la mia famiglia con il traghetto.

Cala Coticcio

Mi viene a trovare da Olbia un membro del mio equipaggio delle regate gardesane, Elena Moretti, medico a Bergamo, con il padre Stefano, cardiochirurgo ed un’amica, anche lei medico. Il mio Fun ha certamente il primato per l’assistenza medica a bordo! Con loro arriviamo a Cala Coticcio (detta “Tahiti”) a Caprera, che troviamo regolarmente invasa dai motoscafi sino sulla spiaggia, in barba a tutti i severissimi (si fa per dire) divieti.  Passo quindi le giornate veleggiando per l’arcipelago in attesa del ponente di cui quest’anno si è veramente sentita la mancanza, ed arrivo alla data del rientro.

(continua)

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GIOVANI, I NOSTRI GIOVANI: NON UCCIDIAMONE IL FUTURO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Luglio, 2012 @ 7:30 am

Detto altrimenti: giovani … ce ne stiamo occupando troppo poco …

Impedire o agevolare i licenziamenti, procrastinare il momento del pensionamento etc.. Troppo spazio a questi argomenti e troppo poco ai problemi dell’occupazione e soprattutto del futuro dei nostri giovani. Dice … ma tu chi sei, cosa pretendi di sapere, forse credi di avere la bacchetta magica? No amici, la questione non può essere risolta fra l’essere presuntuosi o lo stare zitti, cioè fra il pretendere di avere le soluzioni del calcio e della politica e il non provarci nemmeno ad esercitare la dote che maggiormente oggi occorre al Paese per la sua crescita: la creatività. E io, molto modestamente ci provo. Sapete, sono un acquario (3 febbraio) e tutti dicono che noi acquari siamo creativi …

E allora ecco la proposta: interrompere, sospendere i mega progetti, sospendere gli abbuoni agli evasori fiscali, ridurre i costi della politica, recuperare a carico dell’elusione fiscale, eliminare mega stipendi, mega pensioni, mega buonuscite e varare quattro progetti:
1) Realizzare migliaia di mini centrali idroelettriche;
2) creare migliaia di cooperative giovanili con il compito, ciascuna, di valorizzare, proteggere, manutenzionare le migliaia di siti archeologici, naturalistici e turistici oggi vittime dell’incuria e non “vendute” adeguatamente ai turisti stranieri;
3) privatizzare (secondo il metodo anglosassone, v. post precedente) le SpA pubbliche piccole e grandi ed utilizzare le risorse in tal modo recuperate per investire nella scuola, nell’università e nella ricerca;
4) creare un gruppo di studio per un’analisi comparata dei sistemi amministrativi, gestionali e di governo tedesco e italiano.

Basta. Domani “torno in vacanza” con la seconda crociera.

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ARIECCO SCHETTINO (E VARIE ED EVENTUALI)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Luglio, 2012 @ 6:05 pm

 Detto altrimenti: mai dire mai …

Si, lo so, l’avevo promesso di prendermi una vacanza … e difatti siamo andati in crociera insieme, o no? Avete ben letto i quattro post precedenti … ma tant’è … leggo i giornali, guardo la TV e “mi scappa” da scrivere. Chevvolete, sono un ragazzaccio, sono … una linguaccia, anzi una “pennaccia”, ma ‘l mi’ babbo gl’era un toscano, ve lo dissi, di quelli “maledetti” da Curzio Malaparte …

 

 

Scogli? Vabbuo' ... controlliamo ... scogli nun ce ne stanno ... nun facite ammuina ...

Schettino, ora diventa un divo TV (su una rete non RAI, indovinate quale!?) a spiegare che “a parte una distrazione iniziale, lui si è comportato bene”. Ma si può? Quasi quasi ora qualcuno lo candida al parlamento … vedremo.

Qualcuno … il secondo ventennio italiano … acqua passata, anzi sta passando … in Sicilia dicono “calati junco ca passa la china”, piegati giungo (defilati per un po’ lascia che siano gli altri a litigare) che la piena (dei processi, n.d.r.) passa e tu ti rialzi (ti ricandidi a premier, n.d.r.). A pensar male … Qualcuno ha fatto danni. Altri li stanno riparando. Noi Italiani paghiamo il conto. Qualcuno poi pensa di ritornare a danneggiare un’Italia risanata? Ma via …

Angela Merkel dice: prima che si mettano a posto, poi parleremo di eurobond. Noi qui, in Trentino, diciamo lo stesso a Roma (diciamo, appunto) ma tant’è, ci tocca pagare 1,3 miliardi di Euro per le malefatte altrui … peccato, peccato perché a me piace sentirmi Italiano, sentire che l’Italia è mia, è anche mia … peccato però non potere fare come fa la Merkel …

Risparmi Trentini. Lo so che non sarebbe il risparmio risolutivo, ma quello che conta è il pensiero: attiviamo le Comunità di Valle per fare economie di scala su aree omogenee. Un esempio? Nella “Busa” del Garda Trentino i Tre Comuni Rivieraschi hanno riunificato le Polizie Locali. Bene. Bravi. Ora potrebbero riunificare le tre separate gestioni dei parcheggi e della mobilità. Con miglioramento del servizio e riduzione dei costi. Ma … dice .. e se poi  occorre privatizzare la SpA comunale o intercomunale entro il 31 dicembre 2013? Nema problema, per dirla in croato:  cediamone le azioni non al privato di turno, ma ai cittadini delle tre comunità. To go public, andare verso il pubblico, privatizzare, ma farlo secondo l’uso anglosassone, non secondo il nostro.

Per oggi basta così. Da dopodomani riprendo con le crociere!

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (prima crociera, quarta ed ultima puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Luglio, 2012 @ 5:58 am

Detto altrimenti: leggetevi le tre puntate precedenti …

Verso le Bocche di Bonifacio (foto Riccardo L.)

E qui inizia la terza parte dell’avventura. Infatti arriva Luciano Lucarda, armatore del mio collega, il Fun  FANTOIN (ITA 562), con la moglie Vichi ed i figli Matteo (4 anni) e Martina (11). Riccardo mi consegna a loro.  Con questo nuovo equipaggio parto dalle Saline alle 6 del 25 agosto e con 25 nodi di vento raggiungo Budelli. Lì ci fermiamo per una notte, e quindi il 26 traversiamo le Bocche (vento da Ovest da 5 a 20 nodi). Nuova sosta nella baia di Porto Nuovo sino al 27, e controllo della dogana francese. Nel frattempo la radio francese da’ forza nove sull’Elba. Speriamo bene!
Vichi, armeggiando con la vite senza fine della mia deriva si ferisce una mano. Segnalo volentieri, e ringrazio, gli occupanti delle barche vicine, fra i quali tre medici, che l’hanno assistita, curata e rinfrancata. Grazie, amici ed auguri, Vichi! Ed un “brava!” a Martina, improvvisatasi vice timoniere e vice skipper.

Alle ore 16 raggiungiamo Solenzara, da dove salpiamo alle 10 del 28 agosto verso Campoloro che raggiungiamo alle 4 del pomeriggio con un vento da Est di 15 nodi circa. Lì ricevo molti complimenti da barconi molto più grandi di me, sia per le mie dimensioni ridotte, che per l’equipaggio familiare che mi conduce. Uno di quegli umani ha un J 24 a Malcesine: chi sa che non ci si incontri sul Garda. Un tale poi, guardando l’armamentario che stavano scaricando dalla mia stiva, si ferma e chiede: “Ma tutta quella roba stava lì dentro?”  Il 29 agosto alle ore 13 ci raggiunge Riccardo, con la macchina di Luciano, sgranocchiando una baghette di pane tenuta sottobraccio alla francese.  Sbarco donne e bambini, imbarco Riccardo e Luciano  ed alle 15 salpo per il grande balzo finale. Una nota: Matteo protesta: vuole venire con noi, ma non sarebbe prudente. Quindi va in auto con la mamma, che nel frattempo ci ha preparato una gustosa spaghettata.  Le previsioni francesi danno l’Elba a forza 4-5, per cui siamo tranquilli. Rotta 45°, all’inizio, per un paio d’ore, mi aiutano con il motore. Poi il vento aumenta. Bolina larga, mure prima a dritta poi a sinistra, genoa a riva, velocità 5 nodi, alla via così…

Il marina di San Vincenzo (Livorno)

Il tramonto è bellissimo e scattiamo un paio di foto. Riusciamo a scorgere contemporaneamente Montecristo, Pianosa, l’Elba, Capraia e Capo Corso. Ricordate il Manzoni? “Era una notte di luna piena…” luce come di giorno e argento sulle onde a strafare. Meglio di così …  Raggiungiamo l’Elba con le mure a sinistra, ci ridossiamo, issiamo il fiocco (non si sa mai, un po’ di prudenza non guasta). Un paio di bordi e scapoliamo. Quindi rotta verso S. Vincenzo, o quasi. Già, quasi, perché nel frattempo non troviamo più la carta nautica che lo ricomprende. Per fortuna dal portolano ne rileviamo la latitudine: 43°06’. Procediamo quindi verso nord alla ricerca di tale posizione, sempre di bolina larga, a sei nodi. Ci accorgiamo di averla superata di 2 primi. Al lasco verso sud per due miglia, e quindi rotta 90°. Facciamo centro in pieno! Abbiamo riscoperto il “navigare per latitudini” come si faceva prima dell’invenzione dell’orologio Harrison che consentì dal 1750 di calcolare la longitudine! Nel frattempo si è fatto chiaro. Raggiungiamo a vela la prossimità del porto: si sente nell’aria il profumo del pane appena sfornato. Una onda lunga e dolce ci accompagna, insieme allo sciacquio della battigia.  Entriamo a motore alle 07.00 del 30 agosto. Sob, sob … devo lasciare la mia acqua …

Arrivano in macchina da Civitavecchia la moglie ed il figlio di Riccardo (Maria Teresa ed Edoardo), mi caricano sul carrello, e quindi portiamo Luciano a Livorno dove sta sbarcando la sua famiglia. Operazione conclusa. Si torna sul Garda, ove purtroppo quest’anno non riuscirò a fare il Gorla e la Cento, sia per non abusare della disponibilità di Maria Teresa che vuole andare per funghi, sia perché devo rimettermi a posto alcuni particolari dell’attrezzatura che peraltro ha retto benissimo: infatti ho solo subito l’incrinatura del piede dell’albero (che siano i salti provocati dalle onde dei motoscafi?) il che tuttavia non mi ha impedito di terminare serenamente la crociera.

The end

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (prima crociera, terza puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Luglio, 2012 @ 5:44 am

Detto altrimenti: il riassunto delle due puntate precedenti? leggete i due post precedenti …

La goletta "Il grande Zot"

Matteo riparte per Trento. Lo accompagnamo via mare a Palau, da dove, via terra, raggiungerà Olbia per l’imbarco sul traghetto. Ciao Matteo, buon vento!  Io e Riccardo restiamo soli, come spesso accade sul Garda, e continuiamo a veleggiare per l’arcipelago. Tutte le sere, a casa, cioè al corpo morto della Baia delle Saline, dove fra l’altro incontriamo e fotografiamo barche famose come Il Grande Zot e Tamata Noa.Iniziamo a farci amici nuovi: gente che si avvicina, che chiede se “è una scuola di vela”, che si offre di accompagnarci a fare un giretto. Riccardo si compera un canottino da usare come tender, che però una sera sparisce, portato via dal vento o da qualche umano. Non lo sapremo mai. Poco male (a parte la spesa). Pinne ai piedi e un sacco giallo della Lipton Tea sulla testa, ed ecco risolto il problema di portare indumenti e cibi asciutti dalla barca a terra e viceversa.

Altro inconveniente: alcuni ragazzi hanno piazzato una vera e proprio discoteca su di una spiaggia a due miglia da noi, e ci assalgono con il loro rumore (mi rifiuto di chiamarlo musica). In molti telefonano ai Carabinieri, e la questione è risolta.  Arriva la famiglia di Riccardo e lui inizia a dormire a terra in una casa poco distante dal mare, della quale riesco a scorgere il tetto. Per una notte ospito a dormire suo figlio Edoardo e suo nipote Enrico.

Il maestrale (mistral) "buono", non oltre i trenta nodi!

Finalmente arriva anche il maestrale! In spiaggia sono 20-25 nodi. Fuori si superano i 30. Riccardo, emozionatissimo, mi raggiunge a nuoto e lo misura con l’anemometro. Si sente osservato dalla spiaggia da cento occhi che si domandano se siamo matti o veramente bravi. Mi arma con cura. Sta attento a non scivolare sulle cime e cimette di cui sono pieno: movimenti lenti, studiati, da professionista, proprio come quando, in Germania, sotto gli occhi di un tedescone alto due metri si era dovuto mettere al volante di una grossa Mercedes con il cambio automatico presa a noleggio. Non deve far fare brutta figura al nostro Maestro Garda, anche perché a poppa porto ben leggibile il nome del mio circolo “Fraglia VBela Riva” spesso interpretato e registrato nei porti francesi come il mio nome, al posto di Whisper. Due mani di terzaroli. La randa issata al vento fileggia rumorosamente. Idem il fiocco. Un ultimo controllo alle scotte ed alle sartie volanti, indi Riccardo libera la prua dall’ormeggio e lo trattiene in mano arretrando verso poppa. Io mi traverso: lui lascia l’ormeggio e salta al timone. Via!…è fatta, abbiamo “decollato” con eleganza!

Sulla via di casa ... in planata verso Palau

Ora si veleggia bene: io sono più veloce che sul Garda. Dipenderà dall’acqua salata…ed anche dalla corrente che percorre da Nord il canale davanti a Palau e che incide sul log. I motoscafi sono pochi e navigano assai più lentamente. Le barche a vela, perlopiù procedono a motore. Peccato! Fra i tanti giri che abbiamo fatto, ve ne accenno solo uno: in quattro ore abbiamo bolinato verso Palau, fin sotto Spargi, poi ci siamo allargati verso Porto Puddu, e quindi mure a sinistra abbiamo passato il canale fra Spargiotto e Spargi, per poi tornare verso sud, fra Maddalena e Spargi, sino alla nostra Baia dietro Capo d’Orso. In totale circa 25 miglia, a 4.5 nodi di bolina e quasi il doppio al lasco e di poppa (abbiamo le foto). Mare splendido, di un blu intenso incorniciato dal bianco delle creste infrante quando lo risaliamo, e d’argento quando planiamo con il sole alle spalle, inseguendo la spuma che il vento ruba alle onde.

Segnalo la bellezza degli approdi ad Est e a Sud di Spargi e la sua rocciosa e selvaggia costa Nord. Negli intervalli del Maestrale siamo stati con l’intera famiglia a Porto Cervo, a Poltu Quatu ed in tante spiagge incantevoli (le più belle sono Cala Coticcio detta Tahiti” e Cala Napoletana a Caprera).

(continua)

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I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (prima crociera, seconda puntata)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Luglio, 2012 @ 6:10 am

Detto altrimenti: segue dalla puntata (post) precedente

Il fiume Solenzara, alla cui foce c'è il marina. La Corsica ha montagne alte oltre 2.700 metri!

Alle 11 si riparte verso Sud. Il vento è debole, ogni tanto mi aiutano col motore (un Johnson 4 cavalli): il consumo complessivo dell’intera traversata risulterà di sette litri di miscela. La costa sfila lentamente a destra. Il paesaggio non è particolarmente bello, se non per le montagne che la ridossano.  Altre 30 miglia ed alle 18 entriamo a Solenzara. Bel porto, paghiamo solo 30.000 lire per la notte. Matteo e Riccardo vanno a cena in paese: primo contatto -positivo- con la cucina francese e la lingua genovese: già, perché il corso è molto simile al ligure e per niente al francese. D’altra parte l’isola fu venduta dai Genovesi alla Francia, ricordate? Riccardo, che è nato e cresciuto a Genova, si sente veramente a suo agio. Dopo di che, i due viveur alle 21 sono a letto nelle mie cuccette. Che dormita! Si svegliano alle 7 del mattino seguente, freschi come rose.

La Piramide nel golfo di Pinarella: come non vederla?

Salpiamo alle 8. C’è poco vento, e mentre io navigo, loro, a turno, fanno il bagno a rimorchio di una cima gialla. Alle 10 si alza un bel venticello da Nord Est. Con lo spinnaker strallato e rotta 180° tiriamo un bordo di oltre 40 miglia a circa sei nodi. Non c’è male, per essere la mia prima volta al mare! Una nota triste: davanti al Golfo di Pinarellu scorgiamo i resti di un veliero da poco naufragato contro lo Scoglio di Pinarellu, una piramide rocciosa alta 15 metri. Che pena vedere i suoi bei due alberi in legno emergere ancora paralleli dal mare, ed il fiocco ancora arrotolato sul strallo di prua! Come potrà essere successo? Il mare non poteva essere stato agitato, perché altrimenti le onde avrebbero fracassato il relitto, che invece sembrava ancora in buono stato a giudicare appunto dal parallelismo dei due alberi. Restiamo scossi da questa vista.

 

Torri liguri in Corsica

Superiamo d’un fiato Porto Vecchio. A questo punto, l’avrete capito, il navigare è tanto bello che proseguiamo la nostra galoppata verso la Sardegna, mantenendo la rotta 180° ed allontanandoci quindi dalla costa della Corsica. Altri velieri, tutti di dimensioni maggiori delle mie, seguono la stessa rotta, con lo spinnaker a riva. Ci sentiamo subito ingaggiati (va bene che siamo in crociera, ma tant’è…) Stralliamo al massimo il nostro spinnaker, mentre gli altri poggiano un po’. Indi lo ammainiamo e guadagnamo qualche miglio di bolina. Quindi diamo di nuovo spi e puntiamo sull’ isola di S. Maria, la raggiungiamo e la scapoliamo, mentre gli altri devono fare un bordo sotto costa: abbiamo vinto questa insolita regata!

 

Capo d'Orso (Palau)

Superiamo quindi Budelli, Spargi, la Maddalena. Siamo di fronte a Palau alle 16,30. Cala il vento ed arrivano le onde incrociate dei “ferri da stiro” lanciati a trenta nodi sull’“autostrada” Porto Cervo-Budelli (in attesa della creazione dell’atteso parco naturale, l’ottimo Ministro Burlando potrebbe iniziare a limitarne la velocità in questi canali interni, nè più nè meno di come si fa per le auto all’interno dei centri abitati). Ci concedono la precedenza, ma non si preoccupano nè di rallentare nè di allontanarsi dalla tua rotta: le loro onde ci fanno saltare come birilli e addio abbrivio. E questa è la seconda nota negativa. Tiriamo faticosamente qualche bordo cercando di evitarli e, inseguendo i salti di vento, doppiamo Capo d’Orso ed alle 17,26 del 6 agosto ormeggiamo nella Baia delle Saline, nostro punto d’arrivo. Abbiamo navigato per 31 ore e 26 minuti percorrendo circa 140 miglia (dobbiamo fare i conti con i bordeggi e le inesattezze del log). Siamo “stanchi, ma contenti della bella traversata compiuta”.

Nei giorni seguenti scorazziamo per l’arcipelago, con vento da est, una brezza di circa 8 nodi, che si leva alle 10 circa e dura sino a sera, troppo debole per darci la forza di sopravvivere (velisticamente parlando, s’intende) alle onde dei motoscafi. Occorre quindi tenerci vicini alle coste e cercare di evitare l’autostrada citata. Ma quando arriva il Ponente, il Maestrale, quello che fa volare le barche a vela e rallentare i motoscafi?

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