I POST DELLE VACANZE: ANDIAMO IN CROCIERA (prima crociera, prima puntata)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Luglio, 2012 @ 5:30 amDetto altrimenti: spendig review, scandali a ripetizione … basta! Prendiamo fiato e andiamo in crociera. Io stesso, dopo sei mesi di “un post al giorno leva il medico di torno” sono perfettamente sano ma un po’ stanco e mi concedo un meritato rela  utilizzando miei “vecchi” scritti marini. Pertanto vi invito a fare con me tre crociere, a puntate, sul mio piccolo FUN, un natante francese da regata, lft. m.7,04; dislocamento (peso) kg. 1.000; stazza 2,8 tons; superficie velica sino a mq.56; deriva kg. 330; pescaggio m. 1,60; motore ausiliario fb. 4 CV; carena planante (come una tavola da surf). Si tratta di mini crociere, le quali tuttavia  diventano “mega” traversate, ove si consideri la barchetta con la quale sono state effettuate.
1996: prima crociera al mare. Il Fun racconta…
Prima puntata
Era tanto che Riccardo progettava di portarmi al mare. E questa volta finalmente si è deciso! Partiamo da Riva del Garda il 4 agosto 1996, alle 8 di mattina, a 55 nodi di velocità , dal porto della Fraglia verso S. Vincenzo, diretti in Toscana, naturalmente in autostrada. Nei giorni precedenti la partenza avevamo chiesto consiglio a Nicola Cirella, il Presidente della Giuria del Giro d’Italia a vela e quindi a Vittorio, il Presidente del circolo Vela di S. Vincenzo (Livorno): entrambi gentilissimi. Tutto era stato organizzato: l’alaggio, il posteggio del carrello (presso la Nautica Azzurra), la verifica delle previsioni del tempo. Potevamo andare. Ed eccoci a S. Vincenzo a mare ad armeggiare con una gru toscana fabbricata a Trento (sic!). Alle 18 dello stesso giorno ero di nuovo in acqua, questa volta salata.
Riccardo non è solo: con lui c’è l’amico Matteo Amadori, della Associazione Velica Trentina. Aspettare la mattina seguente per partire? Non se ne parla nemmeno! Controllano autogonfiabile, VHF (radio trasmittente, n.d.r.), GPS (Global Position Sistem, sistema satellitare di posizionamento, n.d.r.), carte nautiche, giubbotti, luci di via, razzi, scandaglio etc. ed eccoci a navigare, con la prua sull’Elba, che si intuisce scapolare da dietro il promontorio di Piombino, verso Marciana Marina, nostra prima meta. Se non che, tempo buono, vento fresco da Nord…e chi li ferma quei due? (anzi quei tre, perché ovviamente ci sono anch’io!). Alle 20 decidiamo di proseguire direttamente per la Corsica (e qui chiediamo scusa agli amici del Circolo Velico di Marciana Marina ai quali avevamo preannunciato il nostro arrivo).
La notte è bella. Una mezza luna rischiara il cammino. Vento da Nord, procediamo mure a dritta al lasco a cinque nodi. Un po’ di onda ci distrae e ci invita ad accennare una surfata, inducendoci ad orzare verso nord. Infatti stentiamo a mantenere la rotta verso Sud Ovest tanto siamo portati a crearci un po’ di vento relativo. Pare che Bastia, che vorremmo evitare, ci attragga come una calamita: forse l’hanno costruita lì proprio perché quello era il naturale punto di approdo delle navi a vela che partivano dalla Toscana alla volta della Corsica. Contiamo di informarci su questo particolare.
Ogni rotta, dai 220° ai 270° è buona. Ne ricerchiamo una che vada d’accordo con il vento, controlliamo la posizione di due stelle rispetto al fiocco, e navighiamo tenendole sempre nella stessa posizione rispetto alla vela: è molto più romantico che timonare con gli occhi sulla bussola! Per portarci più a Sud strambiamo e ci allontaniamo dalla costa. Loro fanno turni spontanei di un’ora a testa al mio timone. Io no, navigo sempre. Con il GPS si divertono a controllare la rotta a scoprono che il log dichiara il 30% in meno di velocità e di miglia percorse: mi sembrava di essere più veloce di quello che il log andava dicendo a tutti! Il mio portellone, sul quale fissano le carte nautiche con due elastici, si dimostra un ottimo tavolo da carteggio, illuminato dalla pila frontale di Riccardo.  Altra strambata e ci riavviciniamo alla Corsica. Sulla destra il cielo è illuminato dal riflesso delle luci di Bastia. Quindi, ecco l’aurora e l’alba.
Raggiungiamo alcuni pescherecci, con i relativi gabbiani di scorta.  Alle 9.15 del 5 agosto attracchiamo a Campoloro, che troviamo grazie al satellitare ed alla presenza, poco più a Nord, della grossa cupola bianca di un radiofaro. La carta e l’orologio dicono che abbiamo percorso 60 miglia, alla media di 4 nodi.  Mi guardo intorno, ma il posto non mi piace: è proprio solo uno scalo tecnico, con alle spalle la statale ed una montagna che pare messa apposta per richiamare le nuvole e la pioggia: siamo certi che il suo nome non sia stato Piovarolo? Chiederemo anche questo. Devo dire peraltro che sono stato accolto gentilmente e senza pagare alcunché. Loro due fanno colazione, quattro passi tanto per sgranchirsi, e poi tornano a bordo.
(continua)
A TRENTO AI TEMPI DEL SENATORE BRUNO KESSLER: LA MIA ISA, ISTITUTO ATESINO DI SVILUPPO SPA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Luglio, 2012 @ 3:01 pmDetto altrimenti: ho letto della nomina di Tononi a Presidente dell’ISA ed ecco che mi è tornata alla mente la mia ISA, di tanti anni fa
1986. Lavoravo a Milano. Mi fu offerta la direzione di un’importante società finanziaria trentina. Accettai, anche perchè la finanza era da tempo il mio settore e già molti legami mi univano alla terra nella quale avrei vissuto: mamma, siciliana, a Bolzano era stata l’insegnante dell’On. Berloffa. Babbo, toscano, carabiniere a Palù di S. Orsola, Vermiglio e Bolzano, dove si era fidanzato con mamma; indi era stato Maresciallo Maggiore a Genova e poi a Cles. Io, genovese, turista in Val di Non, scalatore del Brenta e delle Pale di S. Martino; infine ufficiale di complemento a Bressanone.
Incontrai il Senatore Bruno Kessler, Presidente della Finanziaria ISA- Istituto Atesino di Sviluppo SpA. Non era alto. Corporatura robusta, viso abbronzato, segnato da due baffi folti, capelli folti e ricci, leggermente stempiato. Occhi intensissimi. Colpiva il calore della sua voce e la sicurezza che emanava ogni suo gesto, ogni sua parola. Il suo gesticolare lo aiutava a scolpire allo sguardo e nella mente dell’interlocutore i concetti che esponeva. Alternava periodi in lingua con frasi in dialetto trentino o meglio solandro (della Val di Sole): disente era un verbo riflessivo, che cioè lo aiutava a riflettere: Diciamo … e intanto rifletteva, lanciando anelli di fumo per la stanza…
Una sigaretta? No grazie. Un whiskey? No grazie. Mi guardò un poco insospettito…
Mi parlò a lungo della società , della delicatezza del compito, della necessità di una reimpostazione del Gruppo. Mi spedì a passeggiare nei giardini intorno alla statua di Dante, mentre lui andava a presiedere la riunione del Consiglio di Amministrazione che avrebbe dovuto decidere la mia assunzione. Rientrai all’ora stabilita. Si complimentò con me: il Consiglio aveva approvato la sua proposta all’unanimità. Il Senatore mi invitò a studiarmi il gruppo. Passai così la prima settimana. All’inizio della seconda settimana Kessler mi disse: “Vedo che Lei è veloce. Quindi, in parallelo allo studio della situazione, inizi a propormi l’eventuale ristrutturazione della Capogruppo ed un piano di rilancio del Gruppo. Si faccia vivo quando ha una soluzione”.
Studiai le carte. Innanzi tutto era particolare la composizione dell’azionariato dell’ISA, in quanto a fianco di una maggioranza detenuta dalla locale Curia Vescovile, v’erano i Benetton. Inoltre le partecipazioni azionarie della Holding erano assai eterogenee: infatti vi erano banche, società di leasing, una commissionaria di borsa, società di brokeraggio assicurativo, società di impianti di risalita, aziende agricole, immobiliari, partecipazioni minori in settori diversificati.
ISA era una grande costruzione, che rispecchiava la visione a tutto campo del Kessler, mirata a promuovere lo sviluppo in ogni settore di attività, senza nulla trascurare. Per i non Trentini aggiungo che Kessler, oltre che Senatore e Presidente dell’ISA, era uno dei padri dell’Autonomia del Trentino, era stato Presidente della Giunta Provinciale per non so quanti anni, era Presidente della Federcaccia, dell’ITC Istituto Trentino di Cultura, dell’Irst Istituto di Ricerca Scientifica e Tecnologica, aveva fondato l’Università di Trento (Sociologia), ed era stato padre del PUP, Piano Urbanistico Provinciale, solo per citare qualche sua creazione e funzione.
Il Gruppo ISA aveva una grande validità patrimoniale ed economica, ma era debole finanziariamente: cioè non generava sufficienti flussi di cassa necessari al finanziamento del proprio sviluppo a cominciare dalla ricapitalizzazione della Banca di Trento e Bolzano, come invece veniva “suggerito” dalla Banca d’Italia. Si trattava dunque di problemi finanziari. Ed io ero uomo di finanza. Lavoro per me, mi dissi.
Mi resi conto che il Gruppo era rimasto prigioniero di se stesso, nel senso che per far cassa, rilanciare gli investimenti ed estinguere i debiti bancari avrebbe dovuto vendere qualche cespite, ma con ciò sarebbe emersa la rivalutazione che i cespiti avvano maturato rispetto ai valori storici ai quali si trovavano appostati nei bilanci e ciò avrebbe generato cassa ma anche forti utili e quindi una loro rilevante tassazione: ed allora, come fare?
Gli impianti sul Ghiacciao della Presena (a sinistra la Cima Presena, m.3.068) prima dell’attuale (anni 2000) cabinovia.
Nel frattempo ero stato nominato Presidente ed Amministratore Unico delle due società di impianti di risalita del Passo del Tonale e del Passo Paradiso (Sirt e Grandi Funivie Passo Paradiso). Esse erano molto indebitate e generavano rilevanti perdite annue. Un problema dovuto al fatto che i nostri impianti sciistici di risalita del Ghiacciaio Presena, i quali avevano una portata di alcune migliaia di persone l’ora, erano rimasti succubi dell’unica funivia di arroccamento, di proprietà di terzi, con una portata oraria di sole poche centinaia di persone, assolutamente insufficiente quindi ad alimentarli adeguatamente di sciatori. Inoltre, il nostro impianto alternativo di risalita, una seggiovia triposto (del “Cantiere”) , di cui pure ci eravamo dotati, era stata chiusa per l’eccessivo rischio di valanghe. In più avevo ricevuto dalla Provincia un telegramma di diffida ad utilizzare anche gli altri impianti del ghiacciaio, sempre per il pericolo di valanghe.
Nella popolazione del Passo del Tonale, che chiude da ovest la splendida Val di Sole, che poi era la valle d’origine del Senatore, vi era una comprensibile e giustificata forte preoccupazione per il futuro delle società , dalle quali dipendeva in buona parte la loro sopravvivenza economica. Nessuno voleva tradire o abbandonare nessuno, ma il costo del mantenimento dello status quo era diventato insostenibile per l’azionista ISA. A rigore, avrei dovuto portare i libri in tribunale. Non lo feci, a mio rischio e pericolo (civile e penale).
Infatti, oltre alle pressioni trentine, anche le altre società del Consorzio Sciistico Adamello Ski chiedevano se avrebbero potuto dare il via alla consueta campagna promozionale annuale di sci estivo, cioè mi chiedevano se io prevedevo che gli impianti del ghiacciaio sarebbero rimasti aperti per l’estate o meno. Un mio diniego avrebbe quindi distrutto anche quel loro avviamento. Dissi di si, ed iniziai a recarmi periodicamente sul ghiacciaio a verificare di persona lo stato dell’innevamento, il pericolo delle valanghe e a farle scendere mediante procedure autorizzate dalle autorità di pubblica sicurezza. Ma io ero anche Direttore della Holding, cioè della SpA azionista e non avrei potuto permettere che il Presidente delle due società (che ero io) venisse a fine stagione a chiedere al Direttore dell’ISA (che poi ero sempre io) le somme necessarie per ripianare le consuete perdite finanziarie e gestionali.
Restava una possibilità: vendere tutto. Il Senatore era d’accordo. Mi disse che se fossi riuscito a venderle a zero lire, sarebbe già stato un ottimo affare: “Se ghe riesse lu ghe digo bravo” , mi disse. Iniziai a visitare pazientemente tutti i soggetti potenzialmente interessati all’operazione, senza però offrire in vendita nulla. Mi resi conto del loro forte interesse all’acquisto, pur manifestato nella piena loro consapevolezza che l’ISA mai avrebbe accettato di vendere loro tali cespiti. Quando fui certo di avere messo a fuoco gli interessi di ognuno, mi lasciai scappare che forse si sarebbe potuto immaginare una diversa composizione dell’azionariato, più incentrata sugli operatori locali e così via, sino al giorno in cui gli operatori trentini mi chiesero espressamente se sarei stato disponibile a vendere loro il tutto. Io mi lasciai convincere a fare ciò che già avevo deciso di fare! Fondai una nuova società , l’attuale Carosello Tonale SpA, alla quale le due vecchie società cedettero tutti i cespiti e metà dei debiti. Io mi tenni in ISA le due vecchie società , ormai scatole vuote, piene tuttavia della metà dei loro debiti e soprattutto titolari delle perdite pregresse. Trattai quindi la vendita della Carosello agli operatori locali per 200.000 lire. In realtà chi avesse sborsato tale cifra sarebbe stato il padrone di tutto e debitore di una metà del totale dei debiti. Avrei cioè venduto il tutto ben oltre al prezzo di zero lire indicatomi!
Dai futuri acquirenti trentini mi feci rilasciare un impegno bancario redatto su di un testo da me concepito, con la quale una primaria banca, preso atto della nostra trattativa, si impegnava a garantirne il pagamento, ove la vendita fosse stata conclusa. Forte di ciò, sollecitai anche gli operatori dell’altra parte del passo, e cioè i bresciani dai quali ottenni un’offerta un po’ più vantaggiosa, assistita da uguale impegno bancario. A chi vendere?
Infatti esisteva ancora un problema: ISA non possedeva il 100 % del capitale delle due vecchie società del Passo del Tonale, come invece era imposto dalla legge per procedere alla loro fusione nella capogruppo ISA secondo l’unica procedura ormai possibile, e cioè quella accelerata (che appunto era riservata a chi possedeva il 100% del capitale delle società da fondersi) entro il termine utile consentito dalla Legge Visentini, ormai prossimo, e con ciò portare legittimamente in ISA le loro perdite fiscali, pregresse, gestionali e di fusione, necessarie a controbilanciare le plusvalenze (utili) che sarebbero emerse in ISA quando avessimo venduto qualche gioiello di famiglia. Si trattava di pagare o non pagare rilevanti imposte.
Forte dell’offerta bresciana, convocai gli amici trentini e mi dichiarai d’accordo nell’accettare la loro proposta, solo se prima loro mi avessero venduto a prezzo simbolico le loro azioni di minoranza delle vecchie società , le quali, nelle loro mani, avevano valore zero. Accettarono.
Al che, vendetti loro la nuova società (Carosello Tonale), acquistai la totalità delle vecchie, operai la loro fusione in ISA entro la scadenza prevista dalla legge (in quanto potei avvalermi della citata procedura accelerata), portandomi quindi legittimamente in ISA le loro perdite per noi fiscalmente rilevanti, ormai diventate perdite nostre, cioè della Capoguppo ISA. Nel frattempo insieme al Senatore vendemmo alcuni cespiti importanti, incassammo forti somme, realizzammo forti utili bilanciati dalle perdite di cui sopra, e conseguentemente non pagammo imposte e restammo liquidi. ISA potè ripianare i debiti bancari e soprattutto potè disporre della liquidità necessaria a rilanciare gli investimenti. Avevo svolto con successo il mio difficile compito.
Questa è stata la mia ISA, breve ed intensa.
Pochi giorno dopo ricevetti la proposta da una banca fuori regione per la posizione di Amministratore Delegato di una sua Finanziaria per gli scambi con l’estero, a Milano. Mia moglie, insegnante di ruolo, nel frattempo aveva esaurito il periodo di aspettativa non retribuita e non aveva ottenuto il trasferimento in Trentino. Tornammo tutti in Lombardia. Ma ero destinato a tornare in Trentino, cosa che feci pochi anni dopo, come Vice Direttore Generale della Marangoni Holding e dopo altri anni, in chiusura di carriera, Presidente Amministratore Delegato e Direttore di APM SpA. Ma queste sono altre storie.
NIENTE TRUFFE, SIAMO INGLESI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Luglio, 2012 @ 7:25 pmDetto altrimenti: scherzavamo … anche noi inglesi, quando ci mettiamo …
Il comunismo ha impiegato oltre un secolo ha mostrare il suo fallimento. Il liberismo finanziario, pochi anni.
Ultima ora (cioè, ultima mezz’ora, TG3 delle ore 19,00 del 3 luglio 2012. Quanto ho impiegato a scrivere questo post? 25 minuti). Il vertice della Barclays Bank, la terza banca inglese, la terza banca nella City (la City, l’unica City … cosa credevate, di City ce ne è una sola! E per fortuna, dico io a questo punto!) si è dimesso o è stato “dimessoâ€. Gente da decine di milioni di sterline l’anno di stipendio … fate un po’ voi i conti quanto fa …. taroccavano il “liborâ€. Libor, London Interest Best Offered Rate, il tasso di interesse ufficiale ed effettivo dei prestiti interbancari sulla piazza di Londra, il migliore appunto che potesse essere praticato fra debitore e creditore, stante i soggetti. Oltre 300.000 miliardi di Euro di transazioni annue si basano nel mondo su contratti che fanno riferimento al libor. E loro lo taroccavano, per potere disporre dei tassi più convenienti allo sviluppo dei loro affari e quindi dei loro bilanci e quindi dei loro super stipendi.
Tanti anni fa un mio caro amico, O.T. si dimise da capo della Barclays Italia, per fondare una sua finanziaria privata, la società L., alla quale mi pregio ancora oggi di avere  collaborato. A suo tempo non lo capii. Ora lo capisco: se tanto mi da tanto …
Ora la questione diventerà anche politica, in Inghilterra, anche perché qualcuno ha cominciato a dire che i “suggerimenti†venivano dall’ “altoâ€. Staremo a vedere. Sta di fatto che non bastavano le Agenzie di Rating USA a fare il bello ed il cattivo tempo a vantaggio delle finanziarie e delle banche che loro stesse classavano come ottime (essendo state pagate per fare ciò proprio da chi stavano esaminando! E’ un po’m come da noi, in certe regioni, nelle quali i guardiacaccia sono pagati dai cacciatori!) e che dopo pochi giorno o mesi fallivano! Ci volevano anche le banche inglesi!
Che dire? Che fare? Che dire, è facile: basta! Vergognatevi! Costituitevi! Restituite i vostri super premi! Che fare … è un po’ più difficile … non mi resta altro che invocare il ritorno alla moralità . E se non ci riusciamo “dall’altoâ€, cioè iniziando dalla riaffermazione del valore della morale e dell’onestà , dobbiamo riuscirsi “dal basso†e cioè eliminando i super stipendi, i super premi, le super buonuscite, le super pensioni, fattori che spingono persone dai principi assai elastici, a delinquere. E controllando di più le banche e controllando i controllori delle banche.
God save the Queen? No, cari amici. God save us! Dio salvi la Regina? No, Dio salvi noi (dai suoi sudditi)
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IN TRENTINO: UNA GIORNATA INDIMENTICABILE CON DON MARCELLO FARINA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Luglio, 2012 @ 6:40 amDetto altrimenti: la domenica mattina a Messa a Balbido … mi è stato detto che i miei post diventano talvolta un diario delle mie giornate. E perché no? … Ed allora eccomi a combinare un incontro fra il miei amici Ruggero e Maria Grazia “da Riva†con Don Marcello, Sacerdote ed Amico che da tanto tempo loro volevano conoscere … e a raccontarvi tutto.
Non ho certo la pretesa di apparire uno scopritore, so bene che Marcello Farina è conosciutissimo e stimato da tutti a Trento e fuori, ma la giornata è stata troppo bella per non essere raccontata.
Don Marcello Farina, Sacerdote, Filosofo, Amico … è di Balbido, un paese del Bleggio, una bellissima zona del Trentino, detto il “paese dipinto†per via dei suoi “muralesâ€. Insieme a Ruggero e Maria Grazia, Maria Teresa ed io siamo saliti per assistere alla S. Messa che Marcello ogni domenica celebra alle 10,00 nella chiesetta di S. Giustina, di cui mi spiace non avere una foto.  La Messa celebrata da Don Marcello è sempre un vero arricchimento dell’animo, dell’anima e dello spirito. Prima e dopo la celebrazione, egli è attorniato e “conteso†dai paesani, che guardano con un po’ di sorpresa questi “turisti†che quasi pretendono di avere il monopolio del “loro†Don. A cerimonia ultimata, Ruggero si è impegnato ad accompagnare una prossima celebrazione con il suo violino e Marcello ci ha spiegato alcune cose sulla “sua†chiesetta, la quale è del 1100, inizialmente dedicata alla SS. Trinità . Successivamente accadde una fatto particolare. La famiglia nobile dei Crosina (una loro erede per tutti, Maria Luisa Crosina, attuale Presidente di MusicaRivaFestival, a Riva del Garda) fuggì da Padova per sottrarsi alle ire del feroce Ezzelino da Romano, e nel 1648 approdò a Balbido, vi si costruì un palazzotto e rimodernò la Chiesa, dedicandola a S. Giustina, la patrona di Padova (credevate che fosse S. Antonio, eh? E invece no …). La stessa famiglia Crosina poi regalò un Vescovo Crosina alla Diocesi di Bressanone, Antonio Crosina Bonporto, parente del musicista Bonporto. Il quartiere di “Man” a Trento deriva da Manburg, uno dei predicati nobiliari dei Crosina. Tutto questo ci spiega Marcello (e la stessa Maria Luisa).
Dopo Messa, Marcello ci ha ricevuto a casa sua, sul cui ingresso spiccano un dipinto ed una frase: “Le parole sono pietreâ€, “… omaggio al  “… nostro prete-filosofo, entrato nella stima e nella simpatia dell’artista grazie alle sue lodevoli doti di comprensione delle più diverse vicende umane ed alla sua innata capacità di trovare le parole giuste da condividere con il prossimo. Don Marcello Farina, apprezzato oratore, è stato anche presso il Duomo di Trento ove teneva omelie molto seguite ed amate dalla gente…”. Così dipinge e scrive il pittore Mario Romano Ricci. La sua casa poi è un tempio di libri, la vecchia casa della sua famiglia, in pietra, travi di legno e soprattutto librerie: casa testimone del suo abitante! Indi Marcello ci ha accompagnato a vedere i “murales†del suo paese (Balbido “paese dipintoâ€, appunto!): Il postino, Il pranzo di nozze, I due fidanzati, Gli ombrellai, L’arrotino, Le meccaniche celesti, Il maniscalco, La cena fra amici, Il sogno dello spazzacamino, L’estate, e molti altri “quadri di una mostraâ€.
Infine ci ha accompagnato a visitare la cappella di S. Felice a Bono nel Bleggio. Si tratta di una cappella affrescata dai Baschenis, famiglia tre generazioni di pittori provenienti dalla Val Brembana, che operarono 1470 al 1550 nel Bleggio, in Val Rendena, in Val di Sole, in Val di Non (in particolare nella cappella del Castel Spaur a Tassullo). Il più importante dei Baschenis fu Simone, che dipinse molto anche a Pinzolo, Dorsino, S. Lorenzo in Banale e Lasindo. La loro pittura (soprattutto affreschi) fu commissionata dai paesi, cioè dalla gente dei paesi e loro infatti dipingevano per la gente, per i poveri, immagini semplici, quasi “libri per analfabetiâ€, per gente cioè che l’unica lettura che sapeva fare era quella delle figure dipinte. I Baschenis provenivano dalla pianura e avevano attraversato la cultura del Mantegna, pur senza assorbirne i virtuosismi. I colori dei dipinti della Cappella ricordano quelli di Giotto. I dipinti sono assai ben descritti nel prezioso depliant edito dal Comune di Bleggio Inferiore – Comitato Bono. Una visita da fare, suggerita a tutti, assolutamente!
Dopo un ottimo pranzo consumato all’agritur “Maso Maroccâ€, abbiamo potuto ammirare dall’alto della montagna il Lomaso e il Bleggio, territori divisi dal Castel Campo che diede ben due Vescovi a Trento e dove si ritirava a poetare Giovanni Prati insieme alla poetessa Ada Negri. Al di là del Bleggio, si adagia il fiume Sarca, oltre il quale si stende il Banale con il paese di Stenico. Sullo sfondo, di fronte le nevi dell’Adamello e a destra quelle della Cima Tosa, la Regina delle Dolomiti di Brenta.
Sulla strada del ritorno, un’ultima ciliegina sulla torta della nostra ricchissima giornata: una sosta davanti alla casa di Don Lorenzo Guetti, il fondatore della Cooperazione Trentina, a Vigo Lomaso.
Marcello Farina con il suo ultimo lavoro: un libro su Don Lorenzo Guetti “E per un uomo la terra”
Marcello, Persona “contesa†da tutti coloro che lo conoscono, piena di interessi, cultura ed impegni, ci ha fatto un grande, grande regalo di umanità , comprensione, disponibilità . Ci hai fatto sentire privilegiati, non c’è che dire. Grazie, Marcello!
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ITALIA, ITALIA! ANZI … EUROPA, EUROPA! … Ricordando Altiero Spinelli
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Luglio, 2012 @ 7:13 pmDetto altrimenti: dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, ovvero, alcuni brevi pensieri in libertà …
Lo so, non tutti hanno avuto la fortuna di avere studiato il latino, ed ecco quindi la traduzione: “mentre a Roma di discute, Sagunto viene espugnata†… Questo fu l’amaro commento dello storico romano Tito Livio nelle sue Storiae ( XXI, 7,1), a seguito del tergiversare del senato romano di fronte alla richiesta di aiuto degli ambasciatori di Sagunto, città assediata dal generale cartaginese Annibale Barca (219 a.C.), il quale, nel frattempo, la conquistò e la rase al suolo.
Ieri sono andato da mio ciclista a comperare due “cornetti†per il manubrio della mia mountainbyke, sapete, quelle strane prolunghe che si applicano all’estremità delle manopole del manubrio, un po’ ricurve che tanto proteggono le mani in caso di urti o cadute. Sulla bustina di plastica che li conteneva, una piccola etichetta: “Made in Chinaâ€. Lo stesso dicasi per il computer con il quale sto scrivendo, ed anche per il berrettino da sole in puro cotone, bianco con visiera ricurva verso il basso (se fosse dritta sarebbe sa sfigati, mi hanno spiegato i miei figli).
Ora, mi risulta che da tempo le maggiori case automobilistiche europee (e adesso anche qualche casa americana) si cono “consorziate†per la produzione in comune di alcune parti dell’auto, ad esempio per i pianali, la carrozzeria portante, i motori etc.. Economie di scala, le chiamano. Ben vengano le economie di scala europee. Quindi, oltre che a gridare “Coraggio Italia!â€, gridiamo “Forza Europaâ€!
36 anni fa. Lavoravo alla Stet, Società Finanziaria telefonica per Azioni, Torino. Un mio collega, poi tragicamente mancato per un tumore, Gianni Ruta, mi convinse all’europeismo. Mi iscrissi al MFE, Movimento Federalista Europeo di Altiero Spinelli. Gianni non era uno scalatore. Tuttavia portò la bandiera dell’Europa sulla cima dl Monte Bianco.
Altiero Spinelli (Roma, 1907-1986) è stato un politico e scrittore italiano, sovente citato come padre fondatore dell’Europa per la sua influenza sull’integrazione europea post-bellica. Fondatore nel 1943 del Movimento Federalista Europeo, poi co-fondatore dell’Unione dei Federalisti Europei, membro della Commissione Europea dal 1970 al 1976, poi del Parlamento italiano (1976) e quindi del primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale nel 1979. Fu promotore di un progetto di trattato istitutivo di un’Unione Europea con marcate caratteristiche federali che venne adottato dal Parlamento europeo nel 1984. Questo progetto influenzò in maniera significativa il primo tentativo di profonda revisione dei trattati istitutivi della Cee e dell’Euratom, l’Atto unico europeo. Fu membro del parlamento europeo per dieci anni e rimase uno degli attori politici principali sulla scena europea attraverso il Club del coccodrillo, da lui fondato e animato nel 1981.
Campionati europei di calcio, semifinali, Italia batte Germania 2 a 1. Bene, per noi Italiani. Questa sera l’Italia sta per incontrare la Spagna nella finale. Speriamo bene. Nel frattempo mi è venuta un’idea: formiamo una squadra di calcio europea e lanciamo il campionato intercontinentale.
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OCCUPAZIONI: ALCUNE BEN ONORATE, ALTRE MAL SOPPORTATE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Giugno, 2012 @ 6:00 amDetto altrimenti: e invece tutte le occupazioni sono necessarie e dovrebbero essere svolte con serietà , dignità , coscienza del proprio ruolo, cortesia, senso del servizio, soddisfazione personale, etc..Â
Tempo fa ero a Rotterdam per lavoro. Sul bus che dall’aeroporto conduceva in città . Era sera tardi. Chiesi all’autista di farmi scendere alla fermata più vicina al tale Hotel. Annuì. Giunti in città , a una fermata l’autista accese le quattro frecce della sosta di emergenza, scese con me dal bus, fece i pochi passi che ci separavano dall’angolo della via, m’indicò l’Hotel. Io ringraziai. Stupito, ammirato. Anche perché, nel frattempo, tutti i passeggeri, i quali avevano assistito consapevolmente alla scena, rimasero in silenzio al loro posto. Stavano assistendo ad una scena normale. L’autista risalì alla guida del bus, dignitosamente, serio e compito. Un cenno di saluto e ripartì. Ecco, quell’uomo viveva il suo lavoro con dignità e consapevolezza dell’importanza del suo ruolo. Quell’uomo, la sera, tornando a casa, non si sarà certamente sentito solo parte di un ingranaggio ma soggetto attivo di un sistema.
Il 29 giugno 2012 ad ore 15,00, dopo aver pedalato da Levico a Bassano del Grappa, mi presento alla biglietteria FS per fare il biglietto ferroviario per il mio rientro. Cito testualmente il dialogo (D = mia domanda; R risposta dell’addetto alla biglietteria):
D: Per favore un biglietto per me e la bici fino a LevicoR: Sino al 7 luglio i treni sono sospesi
D: Ma come?
R: Non ha visto le disposizioni appese alle pareti?
D: No, mi dica Lei
R: Legga le disposizioni
D: Ma non c’è un bus sostitutivo?
R: Si
D: Per favore, mi dica dove
R: Fuori
D: A che ora parte?
R: Domandi all’autista
D: Carica le bici?
R: Domandi all’autista.
Esco, cerco e trovo l’autista: un kossovaro che lavora in Italia da 20 anni. Gentilissimo. Ci informa sui vari orari, ci carica le bici. Siamo in anticipo di mezz’ora rispetto alla partenza. Gli offro da bere al bar (lui un caffè macchiato, io un’acqua tonica).
I TESORI DI UN BLOG
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Giugno, 2012 @ 5:17 pmDetto altrimenti: informare ed informarsi, comunicare, conoscersi, condividere … anche attraverso un blog … perché no?
Soprattutto il mio, che è un blog “despecializzatoâ€. Despecializzato? Si, nel senso che non è mirato alla musica o ai motori o alla politica o all’economia, o a …, ma un po’ a tutto. E poi, “soprattutto cosa†direte voi. Soprattutto il mio si presta ad allacciare rapporti con persone fisicamente sconosciute (solo per il momento … siatene certi … solo per il momento!) ma che entro breve diventano “intellettualmente conosciute†e poi, spesso, anche “personalmente†conosciute.
Io mi occupo molto di economia, finanza, politica. Ma anche di società , costume (e mal costume), vela, ciclismo, musica classica, attualità , etc. Ed ecco che molti di coloro che commentano per iscritto i miei post mi scrivono, io rispondo, talvolta ci conosciamo di persona. Tutto è basato sulla spontaneità , sulla mancanza di interessi, di spirito di competizione, di esigenza di confronto competitivo … ognuno dice quello che pensa, sente, ama, critica, etc. l’altro risponde. Francesca, una mia collega blogger, mi ha scritto: “Ciò che più mi piace di queste iniziative sono lo spirito disinteressato e la voglia di condividere ….â€. Brava Francesca, grazie … ed io, appunto,  “condivido†la tua affermazione!
Informazione: a quanto ammonta il nostro debito pubblico? A 2.000 miliardi di euro. Conoscere è la base di tutto.
Comunicazione: communis actio, agire e ragionare insieme. Molto più che informazione. Infatti non basta informare ed informarsi. Occorre comunicare. Ma tu lo sapevi? L’hai forse fatto tu questo debito? A cosa è servito? Sta crescendo o diminuendo? Cosa proponi di fare? Cosa possiamo fare, insieme, tutti noi?
L’altro vi risponde. Iniziamo a comunicare con lui e quindi a conoscerlo. Conoscenza. Solo dopo che si è “comunicato†con l’altro, possiamo dire di conoscerlo.
Ma conoscere non basta. Occorre condividere. Condivisione: sentimento simpatetico, sun patos, sentire insieme, dal greco antico. Infatti non basta comunicare. Occorre condividere. In tutto. Tu stai peggio di me, me ne sono accorto. Anch’io devo rinunciare a un po’dei miei privilegi a favore tuo. Ed anche i Parlamentari e i super-stip-pension- liquidati … anche loro …
Ma ora, che c’azzecava questo riferimento ai super-super-super ? Ve lo spiego subito, infatti d’altra parte, “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”, diceva Marco Porcio Catone detto il Censore, alla fine di ogni discorso, tanto ci teneva all’affermazione della sua idea, cioè a che Cartagine fosse rasa al suolo, e lo ripeteva ogni volta, anche quando si fosse parlato di lanciare un Project Financing per l’ampliamento del porto di Ostia. Project Financing al tempo degli antichi romani? Si, ve lo spiego un’altra volta. Voi comunque ricordatemelo, se me lo dimenticassi … sapete … alle volte … ad una certa età tutto può succedere … che uno si dimentichi …
E voi, cosa ne pensate di questa mia “pausa di riflessione�
P.S.: ecco, vedete, che vi dicevo? Â “Dimenticavo”: Â … domani non pubblico post. Vado in Bici da Trento a Bassano del Grappa …
Altro P.S.: nel frattempo, sono le 22,45, Italia/ Germania, 2 a 1, tiè! La foto della Merkel qui sotto nel post precedente l’avevo scelta giorni fa … comunque, se la guardate ora alla luce del risultato della partita, sembra proprio appropriata …
EUROBOND SI O NO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Giugno, 2012 @ 6:53 amDetto altrimenti: è un braccio di ferro … o no?
Angela Merkel dice: “Perché devo accettare che i debiti dei Paesi indisciplinati diventino anche miei? Prima si mettano in ordine, siano seri, rispettino le regole, poi se ne parla … ” E non ha tutti i torti, a mio avviso. Infatti, se una SpA va male e gli azionisti continuano a ripianarne le perdite, non vi è stimolo per la SpA di migliorare. Rispettare le regole? Volete un esempio? Eccolo: pagare e far pagare le tasse e non legittimare il sistema di “supersconti agli evasori†che vige in Italia! (vedi da ultimo il mio post del 20 giugno).
Si ribatte: ma se l’Italia “fallisce†non può più acquistare i prodotti tedeschi e poi, se l’Italia cade, l’Euro cade e se l’Euro cade anche la Germania è danneggiata. Concordo.
E allora, come se ne esce? E’ un braccio di ferro, dicevo prima. Senonchè, il problema non è affermare un principio, far vedere chi è più duro dell’altro. Non si tratta di una gara di di celodurismo, ma di intelligenza. Chi più ne ha, più ne adoperi. E allora, capiamola una buona volta, che quello che la Merkel vorrebbe fosse fatto è innanzi tutto nel nostro interesse, prima che nel suo!
Dobbiamo smetterla di giocare, smetterla con le furbizie, con i bizantinismi, con gli sprechi (dei troppi parlamentari, dei superstipendi, del regime dei benfit feudali, etc.), con i furti (del pubblico denaro), con il fumo negli occhi nostri ma soprattutto degli altri, con la falsa democrazia (“Fate, fate pure il referendum sul non finanziamento dei partiti .. tanto poi io faccio una legge che attribuisce loro i rimborsi …”). Il re è nudo, disse il bambino della favola … ormai il re è nudo. Solo se torniamo ad essere seri riusciremo a vestirlo. Altrimenti nudi diverremo anche tutti noi.
Lago di Garda: occorre attivare il Servizio di Avvisi ai Naviganti
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Giugno, 2012 @ 4:55 am(Vedere il post del 24 aprile 2012)
Detto altrimenti: POTREBBE ESSERE UNA INIZIATIVA DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, con Centrale a Riva del Garda … Infatti, quante altre morti ci dobbiamo aspettare? Il Servizio di Avvisi ai Naviganti è attivo sul mare. Solo sul mare, purtroppo. E nel Garda si continua a morire … eppure Virgilio ci aveva avvertito, ci aveva ben detto che le tempeste del Garda sono del tutto simili a quelle del mare … “fluctibus et fremitu adsurgens Benace marino” … Benaco, le cui onde in tempesta sono simili a quelle del mare …
Alle 14.20 di sabato 23 giugno 2012 l’elicottero della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Como, ha ritrovato il corpo di Mario Bombana, il pescatore 55enne di Pozzolengo disperso il precedente giovedì sera. Il cadavere, galleggiante si trovava in prossimità della spiaggia dell’Hotel Astra di Sirmione. Due sub stanno recuperando il corpo. Il corpo di Marco Perdoncin, 50enne di Rivoltella, ripescato venerdì a mezzogiorno. Il cadavere galleggiava nel tratto di lago di Colombare di Sirmione, impigliato nelle reti da pesca.
I due amici erano usciti giovedì sera alle 20 giugno 2012 partendo da Rivoltella di Desenzano per una spensierata nottata di pesca alle sardine al largo di Peschiera, a bordo della loro imbarcazione in vetroresina, lunga 6 metri. Ma non hanno più fatto ritorno al porto. E in mattinata al porto sono stati ritrovati la macchina e il motorino dei due. I famigliari (la mamma e i due fratelli di Marco, la moglie e i tre figli di Mario) allarmati hanno subito dato l’allarme. E sono scattate le ricerche: la motovedetta della Guardia Costiera, i vigili del fuoco, il 118 con l’elicottero, già dalle prime ore del mattino hanno sorvolato la zona di Rivoltella di Desenzano, da dove erano partiti giovedì sera alle 20. Ma sul lago la notte del naufragio, intorno alle 22, si è alzato un vento fortissimo, l’Ander, che soffia in direzione Nord-est. Vento che potrebbe aver rovesciato la loro barca. Infatti a Peschiera, sulla costa veronese, in tarda mattinata è stata ritrovata l’imbarcazione alla deriva.
P.S.: anche nel naufragio di cui al mio post del 24 aprile, l’imbarcazione fi ritrovata alla deriva, in quel caso capovolta, ma galleggiante. Lo so che della scienza del poi … son piene le fosse, ma raccomandiamo di essere ben equipaggiati contro il freddo (anche in una calda serata estiva!), di indossare i giubbotti di salvataggio e di disporre di un efficiente mezzo di chiamata per soccorso. Restare aggrappati alla barca, non sfinirsi per il freddo e potere chiamare i soccorsi salva la vita.
Chiesa Evangelica di Arco (Tn), “sgarrupataâ€
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Giugno, 2012 @ 4:46 pmDetto altrimenti: Cosa vuol dire “sgarrupata� E’ dialetto napoletano, vuol dire scassatiella, sporca, mal tenuta, piena di scrostature … insomma … sgarrupata. No, io non sono napoletano, l’ho imparato assistendo ad un film …
Sono entrato. Per la prima volta. L’avevo sempre vista dall’esterno, questa Chiesa protestante. Bella, dall’esterno. Sono entrato per un concerto di chitarra classica. Sono rimasto impressionato dalla differenza fra le nostre Chiese, belle, ricche, pulite, manutenzionate e questa. Questa era sporca, sbrecciata, dava quasi la sensazione di un posto abbandonato. Mi sono chiesto: è giusto? No, non sto per abbandonare la mia fede cattolica, ma anche in questa Chiesa c’era un Crocifisso, lo stesso delle “mie” Chiese …
Ed ecco che ho trovato questo fatto profondamente ingiusto. Mi si dirà , ognuno è libero di professare la fede che vuole, di organizzarsi al meglio, lui e le sue Chiese. Se ha soldi. D’accordo, ma “quel†Crocifisso è anche il mio, è lo stesso, unico Crocifisso. Da oltre 2.000 anni. E allora?
E poi, scusate, io sto solo mettendo per iscritto un sentimento improvviso che mi ha assalito. Non sono andato a cercarlo io, questo sentimento. Mi è saltato addosso, così, improvvisamente. E io lo scrivo.
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