SI RI-SCIA!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2018 @ 8:42 amDetto altrimenti: ricomincia il Circo Bianco! (post 3416)
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Qui a fianco, primavera 2018, tardo pomeriggio: l’ “addio monti” prima dell’ultima discesa della stagione
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La TV mi ha gentilmente informato che il 3 febbraio prossimo, al compimento del mio 75° anno d’età, io entrerò ufficialmente e a pieno titolo nella categoria degli “Anziani”. Decenni fa l’assicella era più bassa, diciamo posta al livello 60 – 65 il che vorrebbe dire che comunque io dovrei ringraziare chi mi ha fatto vivere da non-anziano per questi 10-15 anni. Tuttavia time flies like an arrow, che non vuol dire – come traduce il traduttore automatico – che le mosche del tempo amano una freccia (ah! Ah!), bensì che il tempo vola come una freccia, ed è innegabile che io ormai sia un V.I.P.-Vecchietto In Pensione. Evvabbè … Qui a fianco, inizio inverno 2017: con la nipotina Sara “Primi alla prima … risalita!”
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Ma perché questo pistolotto? Perché per me genovese classe 1944 lo sci non era tanto a portata di km e di soldi! Eppure … eppure nel febbraio del 1961 riuscii a fare la prima sciata. Sentite un po’, si fa così: acquisti un paio di scarponi usati (ma di gran marca: Munari); ti fai prestare un paio di pantaloni (all’epoca in lana pelosa e pesante!); affitti un paio di sci, paghi in contanti la risalita all’addetto allo sklift e … e ti ritrovi in cima a Punta Croce, Frabosa Soporana-e-ora-come-si-fa-a-scendere? La faccio breve: un colpo di fulmine! Da allora ne è passata neve sotto i miei sci e ve ne risparmio. Solo una constatazione: è vero che sono invecchiato, una volta andavo a sciare anche con la febbre! Qui a fianco: “Venga a prendere un caffè da noi, alla Malga Zambana!”
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Dunque, si diceva … ah sì: perché questo pistolotto? Perché oggi riaprono gli impianti sciistici della “mia” Paganella, e dico “mia” perché se un abitante di Roma la mattina saluta la moglie per andare a fare un’ora di tennis e fra andare, giocare e tornare impiega tutta la mattinata, ebbene io in quella stessa mattinata – partendo da Trento – mi sono “fatto” tre ore di discese in Paganella, con la vista sulle Dolomiti di Brenta. Il Brenta. Se me l’avessero detto quando a vent’anni me ne innamorai a prima vista, quando dopo avere percorso le Bocchette, rientrato a Genova, mi iscrissi ai corsi di alpinismo della “Bartolomeo Figari” del CAI Sez. Ligure fino a diventarne Istruttore Sezionale, se me l’avessero detto che “da grande” avrei abitato a Trento e sciato soprattutto in Paganella-vista-Brenta! Qui a fianco: “Ma si, dai, che un caffè lo bevo volentieri, grazie!”
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Oggi si ri-scìa, dicevo ed io … io sono ancora convalescente da una influenza extra-vaccino (già, esistono anche quelle) ed allora farò così: oggi e domani me ne sto ancora buono buono in casa, ma lunedì mattina … via! Tre ore di “Cima Paganella” non me le toglierà nessuno! Nel frattempo ho voluto dare il benvenuto ai miei monti, un saluto “letterario” che assomiglia un po’ (tanto) ad un altro simile, il cui Autore credo proprio che non mi querelerà per plagio! Qui a fianco “il” Brenta oggi.
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Buongiorno monti di Brenta sorgenti dall’acque del Garda, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi ha arrampicato tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; paesotti sparsi e rosseggianti sul bianco pendio come prati di fiori ondeggianti, buongiorno! Quanto è lieto il passo di chi, avendo scalato tra voi, vi fa ritorno! Egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e sarebbe tornato allora indietro, se non avesse pensato che, un giorno, sarebbe venuto fra voi a sciare. Quanto più si avanzava nel piano, il suo occhio si ritirava, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli pareva gravosa e morta; s’inoltrava mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pareva che gli levassero il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dal turista, pensava, con desiderio inquieto, alla Pista della Cima Paganella e all’abbonamento stagionale che avrebbe comprato. Qui a fianco: “in” Brenta 50 anni fa.
Che ne dite? Quant’era bravo quel Don Lisander, in arte Alessandro Manzoni!
P.S.: però la settimana scorsa mi sono concesso una scappatella: una sciata extra coniugale sul ghiacciaio della Val Senales (cfr. post su Babbo Natale).
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ALEIDA GUEVARA MARCH IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2018 @ 8:30 amDetto altrimenti: la figlia del Che, oggi medico pediatra a l’Havana (Cuba) (post 3415)
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Dove, quando, come, perché? Dai che trovate ogni risposta nel post “Prossimi eventi”. Io prendo lo spunto dalla sua visita in Trentino e da un particolare ritratto del “Che” per parlare di Pace, anzi, per far parlare di Pace il mio amico Lino Beber, dell’associazione Amici della Storia di Pergine Valsugana. Qui a fianco Lino Beber con l’amico collega scrittore e poeta Claudio Morelli.
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Perché Ernesto Guevara è stato chiamato il “Che”? Sono stati i cubani a dargli il nomignolo “Che”, per la sua abitudine di intercalare le frasi con questa tipica espressione argentina. In Argentina “che” si usa colloquialmente per richiamare l’attenzione: “entendiste, che?”, per esempio, vuol dire “hai capito”? Como estas che? Come stai, dai … Lo ha raccontato lo stesso Fidel Castro nel suo libro “ Io e il Che” (Mondadori): «All’inizio era Ernesto. Da argentino aveva l’abitudine di rivolgersi agli altri con la locuzione” che”, e così iniziammo a chiamarlo noi cubani».
Inizia
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Carissimo Riccardo, ti allego un singolare lavoro di origami (= l’arte di piegare la carta) dove una origamista italiana con l’aiuto della sua mamma piegando con la carta migliaia di piccole gru, uccello simbolo della pace, ha realizzato questo volto del “Che” e sotto spiegato il motivo delle gru, che ho appreso l’anno scorso nel mio viaggio in Giappone.
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24 aprile 2017: con “treno proiettile” da Okayama partiamo per Hiroshima (1.200.000 abitanti), dove al mattino visitiamo il Parco della Pace e il Museo della Bomba Atomica. Nel Parco della Pace si trova il Memoriale della Pace, patrimonio UNESCO dal 1996: l’edificio, progettato dall’architetto ceco Jan Letzel e destinato a ospitare la fiera commerciale della prefettura di Hiroshima, fu ultimato nel mese di aprile del 1915 e fu sempre utilizzato a scopi commerciali. Il 6 agosto 1945 l’esplosione nucleare avvenne a pochissima distanza dall’edificio con ipocentro a soli 150 metri e fu la struttura più vicina fra quelle che resistettero alla bomba. La costruzione rimane nello stesso stato in cui si trovava subito dopo l’attacco atomico ed è oggi utilizzata come un monito a favore dell’eliminazione di ogni arsenale nucleare e un simbolo di speranza e pace.
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Nel parco c’è il monumento della bambina giapponese Sadako Sasaki, nata a Hiroshima il 7 gennaio 1943. La piccola Sadako si trovava a casa, a circa 1700 metri di distanza dal luogo dell’esplosione; lo spostamento d’aria la scaraventò fuori dalla finestra. Sua madre corse a cercarla, e la trovò illesa poco lontano dalla sua abitazione, nei pressi del Ponte Misasa. Crescendo, Sadako divenne forte e atletica, ma nel 1954, mentre si stava allenando per un’importante gara di corsa, fu colta da vertigini e cadde a terra. Le fu diagnosticata una grave forma di leucemia che la portò a morte a 12 anni il 25 ottobre 1955. Una leggenda giapponese racconta che chi potrà piegare 1000 gru di origami vedrà il suo sogno fatto realtà. Mentre la piccola Sadako era in ospedale, la sua amica Chizucho le spiegò che se desiderava qualcosa con molta forza piegando 1000 gru di carta, il suo sogno sarebbe diventato realtà. E lei aveva un sogno: correre di nuovo. Chizucho le regalò la prima gru fatta da lei con una bella carta dorata. Sadako durante i 14 mesi trascorsi in ospedale usò la carta dei medicinali e tutte quelle che trovava in giro e fece 644 gru di origami. Purtroppo, la malattia fu più veloce e Sadako non ebbe il tempo di finire le 1000 gru. I suoi amici, per renderle omaggio, completarono il lavoro che lei aveva iniziato, con la speranza che nel mondo non ci fossero più guerre. Dopo la sua morte, i suoi amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere al fine di raccogliere fondi per costruire un monumento in memoria sua e degli altri bambini morti in seguito alla bomba atomica di Hiroshima. Nel 1958 il monumento con la statua di Sadako mentre tende una gru d’oro verso il cielo fu collocato nel Parco del Memoriale della Pace. Ai piedi della statua, una targa reca incisa la frase: “Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo”. Questa storia fece il giro del mondo e la gru diventò un simbolo di pace. Da allora, arrivano a Hiroshima migliaia di gru di carta da tutto il pianeta perché i bambini della città, ogni 6 di agosto, possano appenderle al monumento di Sadako, con la speranza di trasmettere questo messaggio a tutto il mondo. Hiroshima è oggi una città dell’industria navale e automobilistica (Mazda), della pesca (acciughe e ostriche) e della coltivazione degli agrumi.
Finisce
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Grazie Lino di questo ennesimo bel regalo, dal “Che” al Giappone in favore della Pace oggi così minacciata da un numero sempre maggiore di incoscienti palestrati senza cervello.
P.S.: Lino Beber, medico in pensione dell’Ospedale di Borgo Valsugana, grandissimo viaggiatore, animatore dell’Associazione Amici della Storia di Pergine e – da ultimo – autore insieme a Mario Cerato e Claudio Morelli dello splendido volume “La Fersina, antica Signora della Valle”.
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CROCIFISSO SI/NO/SI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Novembre, 2018 @ 11:17 amDetto altrimenti: ogni fase ha un significato diverso (post 3414)
- C’era una volta il Crocifisso in ogni scuola. All’ “epoca” (anni ’50 – ’60) la sola religione “diversa” nelle nostre scuole era quella ebraica: un mio compagno di classe (M.O.), oggi Presidente dell’Associazione Ebraica della sua città, all’inizio dell’ora di religione usciva dall’aula. Tutto qui. Nessuno lo discriminava, anzi l’amico rientrava nel “gruppetto di testa” della scolaresca: quelli più bravi sia nelle varie materie (M. era una capatanta!) che a ginnastica.
Qualche anno fa la politica ha deciso di togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche per non mettere in imbarazzo/offendere (?) i ragazzi di altre religioni.- Alcuni anni fa un nostro politico ha indossato ironicamente una maglietta che agli occhi dell’ Islam è suonato come una bestemmia: in paese lontani dal nostro c’è stata una reazione violenta con l’uccisione di alcuni nostri correligionari.
- Pochi giorni fa la politica locale ha deciso di far piantonare una/più chiese da guardie armate.
- Subito dopo la stessa politica ha deciso di far rimettere il Crocifisso nelle aule scolastiche.
Ecco, raga, io credo che quanto fatto al punto 2 sia stato un errore. Infatti, avere lasciato al suo posto il Crocifisso non sarebbe suonato come una provocazione e avrebbe invertito l’onere della motivazione: sarebbero stati gli altri a dire perché avremmo dovuto toglierlo. Ora invece siamo noi che dobbiamo dire (ci crederanno?) che non è una provocazione ed anche dire perché vogliamo rimetterlo! Quali reazioni ci potranno essere? Scialla raga, calma: la nostra politica è previdente! Infatti, prima mette le guardie armate, solo dopo rimette i Crocifissi!
Sono un malpensante? Sarà anche vero, ma …”Piensa mal y acertaràs”
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PAROLE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Novembre, 2018 @ 9:21 amDetto altrimenti: words (post 3413)
(Le parole più pericolose in rosso, le migliori in azzurro)
“Words are easy to be spoken – I know that and so do you ...” Ecco le parole d’inizio di una celebre canzone di Pat Boone (n. 1934, oggi 84enne): le parole sono facili a dirsi, io lo so e così anche tu …
Ma i giovani d’oggi forse conoscono di più “Parole parole ” di Mina: “Parole, parole, parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi”. Ma … che dico? I giovani d’oggi? Questa di Mina è del 1972! E allora … se la prima canzone può essere conosciuta dai vecchietti d’oggi, quella di Mina lo sarà dagli adulti di oggi (mi devo aggiornare!).
Ma ecco, ho cominciato con due canzoni… così, per attrarre la vostra attenzione: in realtà cecherò di esprimere qualche concetto serio, prendendo lo spunto dal mio amico filosofo e storico Marcello Farina (ah … dimenticavo: è anche sacerdote). A fianco della porta della sua bella casa a Balbido (il Paese Dipinto, nelle Giudicarie Esteriori) c’è un’iscrizione: “Le parole sono pietre”, frase presa e adottata da Marcello da “Lettera ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani. Recentemente Marcello è intervenuto sulle “parole” su un quotidiano locale. Ed ecco che io mi permetto di cercare di capire il suo messaggio e di provare a mia volta a trasmetterlo la voi. Scrive Marcello:
“Ci sono parole che volutamente non sono più ascoltate, non più fatte proprie da chi le ascolta, che hanno un contro-effetto, che stimolano chi le ascolta a fare altrimenti”
Al riguardo mi permetto di fare un esempio: le parole “accoglienza immigrati” stimolano in molti il loro respingimento.
“Ci sono parole che vogliono non-dire, che vogliono nascondere, argomentare con volute parzialità e unilateralità; parole che vogliono persuadere senza che chi le ascolta abbia tutte le informazioni giuste per dare una risposta consapevole e libera; parole ideologiche costruite su misura, utilizzate dalle elites dominanti (partiti politici chiese) che per questo sono state criticate”
Proco a indovinarne alcune: nell’interesse superiore; a fin di bene; serve/non serve completare il Tunnel del Brennero; serve/non serve la Valdastico; e giusto/non è giusto rispettare i vincoli europei; è utile/pericoloso uscire dall’Euro /lo spread chi?/ etc..
“Ci sono parole banali, chiacchere vuote, che contengono messaggi superficiali, generici, futili, dette per mostrarsi e per mostrare; parole che realizzano tra persone potenzialmente intelligenti uno scambio di simulacri di vita”
Marcello stesso dice: i tanti, troppi talk show.
“Ci sono parole che dicono troppe cose: infatti ai vecchi significati se ne sono aggiunti di nuovi: si fa fatica ad adoperarle perché possono essere intese in modi diversi”
“Ci sono parole che non riescono ancora a dire, perché non abbiamo esperienza, padronanza dei linguaggi, conoscenze necessarie”.
“Ci sono parole che non vogliono dire tutto per sobrietà, che lasciano libertà all’ascoltatore, parole che si offrono, che non si impongono, che mostrano la possibilità di un cambiamento”
Di mio aggiungo: vi sono parole che affermano la non-verità, ma che vengono pronunciate non per ciò che dicono, ma per la reazione che chi le pronuncia sia aspetta di ottenere ed ottiene da parte dell’uditorio. Un esempio: “Se sei disoccupato la colpa è degli immigrati” Non è vero ma la reazione è la seguente: chi le ha ascoltate vota chi le ha pronunciate.
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COLLETTA ALIMENTARE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2018 @ 8:17 am
Detto altrimenti: da un contributo impersonale ad uno personale (post 3412)
Colletta alimentare. In genere la maggioranza di noi si limita ad acquistare qualche genere alimentare e a lasciarlo in dono agli addetti alla raccolta all’uscita del supermercato. Un contributo impersonale. Così è stato anche per me, da sempre. Ieri sera no. No, perché una Persona amica che ogni 15 giorni si reca al magazzino di raccolta per prelevare una notevole quantità di alimenti per poi distribuirli in serata alle famiglie che assiste direttamente, be’, ieri sera quella persona non aveva la disponibilità della propria auto e mi ha chiesto un aiuto. Ok, ho detto, andiamo con la mia.
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Il magazzino: molti scaffali ben ordinati, molti scatoloni già predisposti e contrassegnati con i numeri 2, 3, 6 riempiti diversamente a secondo del numero dei destinatari di ogni pacco. E poi cibi freschi: latte, frutta, verdura, pane, biscotti etc. In un angolo si intravede una mini cucina, per i pasti dei volontari addetti al lavoro di immagazzinaggio e distribuzione, che operano diretti da una signora molto ben organizzata e decisa: su di un foglio costei ha l’elenco di chi ha richiesto aiuto e in che misura e in quattro e quattr’otto il portabagagli della mia auto è completamente riempito. Fatto il carico, inizia il nostro giro di distribuzione: Italiani, Kossovari, Pakistani: ecco i nostri destinatari finali di ieri sera. Dalle 17.30 alle 19.30, casa (mia) – casa.
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Nel frattempo osservo i vari clienti del magazzino: alcune persone di colore, molti Trentini. Tutti in fila ordinata in attesa del proprio turno. Quale diverso modo di affrontare il problema questo, rispetto ad una recente decisione della Provincia di togliere i pasti e l’asilo diurno a 40 immigrati Pakistani, perchè “Se ne deve accertare lo status e poi si deve evitare che ne arrivino altri” (sic).
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Perché ho scritto questo post? Perché esiste anche “questa realtà” e viverla – vi assicuro – è assolutamente diverso che leggerne o parlarne. Dovremo fare tutti un esperimento del genere, ogni tanto, per capire cosa vuol dire avere bisogno e quanto ci si sente arricchiti dal Bene che si fa agli altri! Multa paucis, direi, molti atti di bontà con veramente pochi sforzi! E allora, perché no? Io credo che qualcuno possa essere trattenuto dal timore che si instauri un rapporto personale con l’assistito, teme che da un contributo impersonale si passi ad un contributo personale, cosa che invece è assolutamente da ricercare: e cioè non solo “guardare” ma anche “vedere” il Volto dell’Altro, il Volto più volte richiamato dal Filosofo del Volto, Emmanuel Lévinas: “Il Volto dell’Altro ti guarda e si aspetta una risposta da te”.
P.S.: In questo tipo di assistenza occorre anche una certa cautela: innanzi tutto occorre non farsi coinvolgere emotivamente: paradossalmente occorre restare quasi un po’ “freddi” rispetto a certe situazioni, altrimenti alla lunga si rischia di non reggere psicologicamente il ruolo e di abbandonarlo. Occorre inoltre evitare che ogni assistito si senta di avere maggiori diritti rispetto ad ogni altra persona bisognosa: il che si traduce da parte sua in una pretesa di “prelazione” sulla scelta della qualità e quantità dei beni che gli vengono offerti. E questo vale anche e soprattutto per quanto riguarda la distribuzione degli abiti.
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RINNOVO DELLA CONCESSIONE AUTOBRENNERO-A22
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Novembre, 2018 @ 8:03 amDetto altrimenti: ceerchiamo di capire bene … (post 3411)
Dal TG Regionale si apprende che dai social si è appreso che il Ministro Toninelli avrebbe dichiarato che non vi sarebbero più ostacoli “europei” all’affidamento diretto della concessione dell’A22 alle Amministrazioni locali e che resterebbero da definire solo le regole per il funzionamento del Comitato di Controllo, organo superiore al Consiglio di Amministrazione, che dovrà decidere innanzi tutto la politica dei dividendi e degli investimenti. Al che mi permetto di sottoporre all’attenzione dei lettori tre sottolineature:
- Si potrebbero abolire i portavoce di ogni ministero, visto che le notizie vengono date via web.
- Mi sorprende la creazione del Comitato di Controllo anche perchè mi chiedo cosa ci stiano più fare l’Assemblea degli Azionisti e soprattutto il Consiglio di Amministrazione, il quale ultimo per di più si troverà in conflitto di attribuzioni con l’organo esecutivo istituzionale (la Direzione Generale), essendo retrocesso esso stesso ad un ruolo esecutivo delle decisioni altrui.
- Quanto al funzionamento del nuovo Organo, composto da sei membri (tre locali e tre romani) inizialmente si voleva attribuire valore doppio al voto del Presidente (romano). Di fronte alle rimostranze locali, mi pare che si stia decidendo nel senso che le decisioni saranno prese a maggioranza. Orbene, in caso di decisioni fondamentali quali le scelte di investimento e di distribuzione di dividendi, allorquando si creasse una contrapposizione fra scelte locali e scelte romane, ove i membri locali fossero realmente indipendenti da Roma, nel migliore dei casi si potrebbe verificare l’impasse (tre favorevoli, tre contrari); oppure – se anche un solo dei membri locali fosse “sensibile” agli orientamenti politici romani (e ormai anche trentini) – il fronte locale si romperà e soccomberà di fronte alle decisioni romane.
In sintesi: mi sembra che questo meccanismo interferisca sul ruolo degli organi istituzionali di una SpA e soprattutto leda la nostra Autonomia.
Quanto sopra ha formato oggetto di una Lettera al Direttore del quotidiano “Trentino” che l’ha pubblicata oggi, 27 novembre, con il commento dello stesso Direttore Alberto Faustini:
“Sono tanti a pensarla come lei. Sì, in senso lato si può considerare a rischio l’Autonomia. Che ha non solo una cassaforte, ma anche un esempio emblematico e virtuoso di come si possa gestite “il pubblico”. E non c’è dubbio che in web in molti casi ha sostituito i portavoce, perché i ministri affidano da soli la loro voce ai social. Anche per questo – per dare il giusto peso alle cose, per passare al setaccio della verifica le notizie, per garantire indipendenza e libertà a chi legge – serve buona informazione, servono i giornali, serve dare profondità alle cose. Diversamente, un urlo di un passante sarà autorevole come la lezione di un docente. E in parte, come è noto, il fenomeno è già in atto. Come dico e scrivo spesso, non sono preoccupato come giornalista, ma come cittadino perchè la libertà di stampa (che è poi libertà di scrivere, ma anche e soprattutto libertà di leggere e di ascoltare o vedere notizie serie e professionali) è un baluardo della Democrazia”.
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GUARDATE AVANTI!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Novembre, 2018 @ 7:49 amDetto altrimenti: cosa hai fatto fino ad ora? Cosa farai domani? (post 3410)
Questo è un postaltrui, cioè non sollecitato nè tanto meno scritto da me.
Inizia
“Avere una direzione nella propria vita è essenziale. Il cervello è il nostro miglior alleato. Diamogli le giuste informazioni e rispettiamo i valori della vita.
Leggere, studiare, mettersi in gioco, rispettare prima il nostro corpo, la natura e il prossimo. Mettiamo in evidenza i nostri valori. Non abbiamo paura di sfidare il domani rispettando il passato e il presente. Senza queste tre dimensioni non ci sono valori.
Iniziamo con piccole cose, iniziamo ora, lasciamo che le cose ben fatte ci gratifichino.
L’assenza di dialogo porta al nostro isolamento: se non sentiamo, non ascoltiamo il richiamo degli altrio, se “tiriamo dritto”, se crediamo di poter fare senza gli altri, se quello che dicono gli altri “non ci interessa”, be’ allora diventiamo cattivi, aggressivi, isolati dal mondo e tristi nella nostra solitudine.
In tal caso, il contatto umano (fonte binesauribile di esperienza; la cultura; il dialogo diretto; l’emozione dell’uno e dell’altro; il darsi la mano, toccarsi, baciarsi ecc.) non farà più parte di una vita libera e senza condizionamenti: saremo automi a disposizione di chiunque abbia la capacità di entrare in noi, nel nostro cervello e farci fare ciò che vuole. Magari attraverso una rete web.
E la cultura, dove la mettiamo? Quella reale. Quella palpabile e mnemonica? Continuiamo a cercarla, non lasciamo che la noia ci pervada! Scrivere, leggere, disegnare, scarabocchiare, strappare, raggomitolare, fra aeroplanini e barchette, sulla carta e di carta. Si potrà e si saprà scrivere con la matita, girare le pagine di un quaderno, di un libro, di un fumetto … con le mani?
Se trascureremo questi valori e con loro tanti altri, saremo dei perdenti perché vinceranno le macchine digitali, i cellulari, i tablet e chi ne ha più ne metta: in breve, perderemo la dignità di esseri umani. Non avremo più bisogno di spazio per la raccolta dei libri, delle lettere, dei diari ecc. Non ci saranno più giornali, libri , fumetti e carte in giro per la casa.
Non dovremo più preoccuparci di avere nella nostra libreria espressioni della cultura, quali Manzoni, Dante, Hugo, la Bibbia, Plutarco, Omero, l’Odissea, l’Iliade, i classici russi, le carte geografiche ecc. per prendere in mano questi libri ogni tanto e sfogliarli per rifarci la mente e gli occhi.
Ben venga quindi il futuro progressista ma, per favore, non dimentichiamo la nostra natura di esseri umani, creati con capacità di intendere le volere”.
Gianfranco Peterlini
Finisce
Prendo lo spunto da uno dei punti trattati da Gianfranco: quello sui giornali di carta. People love paper: la gente ama la carta, per significare che le gente ama i libri e i giornali di carta. Ecco, i giornali, il giornalismo di analisi e di critica: qualcuno sta pensando che non serve più, che basti un nuovo MinCulPop che dia informazioni unidirezionali, tanto qui “Si lavora, non si fa politica”.
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Mauro Calabresi (Repubblica 13.11.18, pagg. 1 e 14) ci mette in guardia contro quattro tentativi di truffa:
- “E’ una truffa presentare come meravigliosa l’idea che il futuro dell’informazione sia il rapporto diretto tra il potere e i cittadini, senza più bisogno di media e soprattutto dei giornali. Questa idea sarebbe solo propaganda (e non informazione) dalla quale diventerebbe molto più difficile difendersi”.
- “E’ una truffa che chi governa si presenti come vittima … e squalifichi chiunque possa criticarlo, indicandolo al servizio di presunti contro-poteri”.
- “E’ una truffa essere il potere ma pretendere di avere i caratteri dell’opposizione e delle persone comuni, solo per non rispondere dei propri atti”.
- E’ una truffa chiedere al giornalismo di essere asettico e senza opinioni: sarebbe il tentativo di trasformarlo in un megafono e svuotarlo di senso critico.
Condivido quanto scritto da Mauro Calabresi. Di mio aggiungo: “cultura” è l’insieme delle conoscenze: non dobbiamo ridurla al “sapere dove andare a cercare conoscenze che non abbiamo”. E poi la scuola: ci deve dare un po’ meno di capacità (so riassumere un racconto che ho appena letto) e un po’ più di conoscenza (ne so trarre conclusioni significative).
Fine del postaltrui e delle mie considerazioni.
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BABBO NATALE ENTRA IN POLITICA ?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Novembre, 2018 @ 2:07 pmDetto altrimenti: ma no … dai! (post 3409)
Un nostro vice primo ministro, ricevuta una lettera di critica dall’UE, dichiara che gli manca solo quella da parte di Babbo Natale! battutaccia scherzosa, ironica … su un argomento che purtroppo non è un gioco. C’è un detto trentino per indicare uno che se le va a cercare “Meter el cùl en le peàde” . Ora, se uno le pedate se le va cercare mi sta anche bene, basta che usi il suo sedere e non il mio! Traduco: le battute di questo e di nessun altro tipo non sono gradite all’UE le cui decisioni (le famose pedate) arrivano poi a colpire anche il mio sedere. E non mi sta bene.
Mi spiego ulteriormente. Parlando di moralità, abbiamo tre livelli moralità – immoralità – amoralità: la prima riguarda chi rispetta le regole della morale; la seconda chi le conosce ma le viola; la terza di chi nemmeno le conosce. Purtroppo parlando di responsabilità abbiano solo due livelli: responsabilità e irresponsabilità. Manca l’a-responsabilità, cioè la condizione di chi nemmeno si pone il problema.
Comunque mi sono detto: Babbo Natale? Andiamo a chiederlo a lui se ha scritto quella famosa lettera. Ma … dove trovarlo? Di solito in questa stagione sta preparando la sua bella slitta… ecco, ci sono! Slitta-neve! Andrò sulla neve! Ma … a questa stagione, dove trovare la neve? Detto fatto: il ghiacciaio della Val Senales a oltre 3300 metri di quota. 130 km da Trento percorsi in un’ora e mezzo, a poi su, in quota (con la funivia, raga, ecchè siamo matti?). Inforco gli sci e percorro avanti e indietro il ghiacciaio fino a quando vedo un tale che potrebbe essere lui. Mi avvicino e …ed ecco il nostro dialogo:
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Ehm … mi scusi … è lei Babbo Natale?- Si, sono io, perché?
- No .. sa … non l’avevo riconosciuta, così, senza quel bel vestito rosso, il cappello …
- Che pretende? Non è ancora tempo di Natale … io sto lavorando per sistemare i pattini della slitta: vuole che lavori con il costume addosso?
- No no di certo, anzi, se posso essere utile … ma visto che lei ha da lavorare non Le voglio far perdere il tempo e vengo al dunque: per caso Lei ha scritto una lettera ad un nostro vice primo ministro?
- Io scrivere lettere? Ma se da sempre sono gli altri che le scrivono a me, specie i bambini! Questa è bella! Io scrivere lettere! Ma come le è venuta in mente una baggianata simile?
- Sa, Signor Babbo Natale, non a me … è quel nostro vice primo ministro che ha detto che si aspetta una missiva da Lei …
- Ma via, basta con queste sciocchezze! Senta, quello che voleva sapere l’ha saputo. Ora mi lasci lavorare in santa pace: e comunque dica a quel tale che a Natale io gli porterò un bel sacco di carbone, ecco cosa porto a chi vuole fare politica scherzando: la politica dovrebbe essere una cosa seria, c’è poco da scherzare e da giocare, ed io tratto solo giochi e giocattoli, ecchediamine!
E quella bella barba bianca … non ce l’ha più?- Insomma, mi vuoi fare arrabbiare! (Babbo Natale è passato al “tu”, n.d.r.) Lo sanno tutti che è finta! Vuoi che me la metta mentre riparo i pattini della mia slitta? Lasciami lavorare … ecco, vedi? Mi sono cadute due viti nella neve: ora chi le ritrova più? Ho un diavolo per capello!
- Va bene, va bene, me ne vado, me ne vado (però, che caratteraccio questo Babbo Natale, chi l’avrebbe mai detto?)
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Ecco, ragazzi, questo è stato il colloquio che ho avuto con Babbo Natale. Cosa? Come è andata la sciata? Bene, per essere la prima di stagione ed inoltre a quote superiori ai 3000 metri (si soffiava un pochino, soprattutto sulle piste “nere”).
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Qui a fianco il mio amico Claudio che mi ha assistito nell’impresa …
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FORECAST
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Novembre, 2018 @ 3:03 pm.
Detto altrimenti: NON E’ UN GIOCO!! (post 3408)
Per fare quelle meteo occorre disporre – fra l’altro – di una rete di dati storici, di rilevazioni, di tecnici specializzati, di scienziati che sappiano rilevare e interpretare le line isoallobare, ovvero le linee che si ottengono sulla carta geografica congiungendo tutte le località che hanno la stessa (isos) variazione (allos) di pressione (barus). Per immaginare cosa succederà all’Italia, basta molto meno. Elenchiamo i passi con ordine:
- Il nuovo governo sfora i parametri UE (sforamento= causa di tutto, n.d.r.)
- L’UE protesta
- Il professor Cottarelli a Che tempo che fa avverte: guai se si aggiunge una crisi internazionale
- La popolazione continua a guardare Che tempo che fa alla TV
- Lo spread cresce (effetto dello sforamento, n.d.r.): ieri ha chiuso a 322!
- L’Italia non riesce a vendere i propri titoli del debito pubblico nemmeno a tassi più elevati: BTP Italia (quelli riservati ai piccoli risparmiatori italiani), nonostante un tasso rivedibile al rialzo ma minimo garantito dell’1,45%, venduti solo 481 milioni contro i 2,3 miliardi del maggio scorso! (P.S.: a fine giornata: circa 700 milioni si circa 4 miliardi!)
- Per far fronte al fabbisogno finanziario proprio e ai maggiori interessi che gravano il debito pubblico, il governo aumenta le tasse e diminuisce investimenti e il sociale
- La popolazione protesta
- Il governo dice che è colpa del mercato (il Governo inverte il rapporto causa-effetto) e delle plutocrazie (non l’avevamo già sentita questa?)
- La popolazione protesta
- Il Governo cambia con metodo democratico la Costituzione e con l’introduzione della DD-Democrazia Diretta (1) trasforma democraticamente la Democrazia in Oligarchia
- La popolazione protesta
- Il Governo replica: “Ma se l’avete voluta voi la DD-Democrazia Diretta (diretta da loro, n.d.r.)!
- La popolazione protesta
- I titoli che le nostre banche hanno in portafoglio valgono sempre meno: le banche reagiscono aumentando il costo del denaro
- La popolazione protesta
- Il Governo impone per legge la trasformazione forzosa in BTP del 20% dei depositi bancari (240 mildi dei 1200 totali)
- La popolazione protesta nelle piazze con forza
- Il Governo difende nelle piazze la nuova legge e la nuova Costituzione con le tutte le sue Forze (dell’Ordine, n.d.r.) e attribuisce la colpa di tutto ciò a due cause: i mercati e la politica internazionale.
Dice … blogger, ma tu sei un malpensante! Ok ma … piensa mal y acertaràs! (E invece, come spero di sbagliarmi!)
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(1) Democrazia Diretta = referendum propositivo senza quorum + obbligo di calendarizzazione da parte del parlamento + vincolo di mandato per i parlamentari + prevalenza del testo referendario sul testo di legge = le leggi sono “democraticamente” fatte da due-tre persone.
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ASILO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Novembre, 2018 @ 10:44 am
Detto altrimenti: abbiamo u bellissimo Asilo, diamo asilo a chi non l’ha … (post 3407)
“Dagli Appennini alle Ande” … ricordate quel film del 1959 ispirato al romanzo “Cuore” di Edmondo De Amicis? Io, classe 1944, sì. I giovani di oggi probabilmente no, è comprensibile. Io comunque in questi giornI mi sono spostato dalle Alpi del Trentino agli Appennini bolognesi: già, perché l’Asilo “Teresa” di mia nipotina Bianca è nella primissima collina bolognese, poco fuori della cerchia dei viali, vicino ai Giardini Margherita: agli amici che mi telefonano per informarmi che intorno a Trento è caduta la neve fino a circa 700 m di quota io dico che sono già in “settimana … Bianca”!
L’Asilo Teresa – si chiama così – è ricavato in una bella villotta con tanto di parco, donata da una certa Signora Teresa al Comune e trasformata in asilo comunale. Già l’essere in collina un vantaggio non da poco. Poi, disporre di un parco privato! Ma soprattutto le giovani assistenti dei bimbi! Professionali, ben organizzate, sorridenti e soprattutto molto, molto amorevoli con i bimbi! Meritavano che le citassi.
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Agli “onori” della cronaca spesso troviamo solo asili nei quali le assistenti maltrattano i bimbi: io ho voluto invece dare il mio piccolo spazio-blog e un dovuto riconoscimento a chi fa il proprio dovere con vera e ammirevole dedizione.
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Dice … ma che? Ti sei messo a far propaganda alla amministrazione comunale di Bologna? No, raga, scialla, … il fatto è che mentre ieri pomeriggio vivevo la bellissima “Festa dell’Asilo” con tanto di genitori e nonni presenti, non ho potuto fare a meno di pensare ai molti bimbi che non hanno niente di tutto ciò ed in particolare a quelli dell’attuale marcia dei centramericani in Messico verso gli USA. Avere un Asilo, dare asilo: la stessa parola per esprimere due concetti ben diversi: tutte le mamme devono avere un asilo per i propri bimbi (non solo quelle che “rientrano in graduatoria”) e a tutti coloro che fuggono dalla mancanza di futuro dobbiamo dare asilo.
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