POESIE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Novembre, 2018 @ 7:48 amDetto altrimenti: poesie senza commento (post 3406)
POESIA
Ascolta.
Lascia che il vento
accarezzi la mente
e magico incanto
fecondi la vela
dei sogni.
scolpisce silente
il tuo sentimento
ammaliante polena
che apre la via
fra onde d’amore.
E’ tua?
E’ di tutti?
Non sai di chi sia
questa vaga sirena
che chiami Poesia.
MUSICA
Ascolti poesia
e i tuoi sentimenti
si accendono
attenti al messaggio
che invia
Poeta scrittore.
Osservi un bel quadro
ed ami il creato
del Poeta pittore.
Ma quando improvvisa
inebria la mente
ed invade i polmoni
una dolce
struggente magia
di pioggia di suoni,
il Poeta di carta e colore
invidia il collega
Poeta dell’aria
Poeta del cuore.
BICI, PERCHE’?
Perché
in una chiesetta al Ghisallo
riposa sospesa
antica reliquia a pedali.
Perché
insieme a lei
tu scali la vetta
compagno soltanto a te stesso.
Perché
ti ha insegnato
ad alzare più spesso lo sguardo
a scrutare che cielo farà.
Perché
sempre incontri qualcuno
che non ha timore
di aprire la sua vita al vicino.
Perché
con il vento dei sogni
giocando
ritorni un poco bambino.
Perché
restituisce
ad un uomo affannato
profumi di suoni e colori.
Perché
in salita
ricorda ad ognuno
che volendo e insistendo si può.
E poi … perché no?
A VELA
Si illumina al sole,
ti aspetta:
la prendi
la porti nel vento.
Respira il tuo stesso respiro:
sussulti,
lei freme,
sospira.
VAL MAIRA
Ripide
chiuse
selvagge valli
aspre al percorso
della mente e del passo
attendono fredde
gli scalatori.
Erbe fra rocce
– sferzata da un vento
che impregna
radente
lo spazio prezioso
del chiodo –
taglian le mani.
Muschi discreti
coloran l’appiglio in granito
del loro frusciare alla corda
collana di vita
a cinger di se’ la montagna
ed il tuo corpo.
Si ergono ardite sul muro
la Torre e la Rocca Castello
a far sentinella al confine
fra ieri e futuro
affinchè il ricordo non muoia:
è Terra Savoia!
DOLOMITI LA PRIMA VOLTA
Si sale pian piano
con una Seicento che sbuffa
fra nuvole bianche
sedute nei prati
rossi di umori
e di foglie.
E sotto il maglione d’autunno
compare
dapprima ogni tanto
e quindi ogni poco
il bianco sparato di neve.

Dietro, la Prima Donna (Cima Tosa) e davanti il Crozzon di Brenta (spigolo di 1000 m. di dislivello, IV° grado vecchia scala)
D’un tratto
si apre
nel sole
una torre dorata
adagiata su coltri
di freddo vapore d’argento.
Il ricordo di Lei
profuma nei sogni nascosti
di un solitario turista
un po’ fuori stagione
che ha spalancato per caso
la porta di un camerino
e s’innamora alla vista
della Prima Donna
intenta a rifarsi il trucco
per lo spettacolo d’Inverno.
PAGANELLA
T’illumini d’immenso?
Anch’io!
CONFINE DI MARE
Ancorato
ai fianchi di monti
lambiti dall’onda
rude le mani
un popolo scava
nuovi spazi
di vita
nella terra
e sul mare.
Mura e navi a difesa
e menti al confronto
di mille culture
e lingue diverse
che in te
hanno trovato rifugio.
sirena che ammalia
ricerca del Nuovo
piccola lingua di terra
Casa (di) mogli
sospesa su abissi infiniti
di cielo e di mare
che infuria
gli scogli:
Terra Liguria.
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MAREMMA
Rotolano
Ricordi infantili illuminati
ancora per poco
dal profumo del sole.
Stanca
di cavalli
cinghiali
e candidi buoi:
attende
di esser dipinta dal buio.
PRIJEDOR ( Repubblica Serba di Bosnia, 1998 )
Prijedor di pietra
scalzata
bruciata
stupita
perché
ti domandi
di rabbia
al cielo di tutti
ma solo per te
da troppo
lontano.
Perché?
Mi domando
e ti prendo per mano
e ascolto la voce
di spazi
ricolmi di muto dolore.
E mentre sorridi
al piccolo gesto d’amore
io smetto
di essere straniero
a me stesso
e mi sento più vivo
grato del dono
che offri
al tuo pigro
distratto
amico tardivo.
FINE, PER OGGI
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LE PAROLE E IL LORO TONO NELLA POLITICA ODIERNA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Novembre, 2018 @ 7:47 amDetto altrimenti: le parole, to handle with care, da maneggiare con cura (post 3405)
“Solo le parole contano, il resto sono chiacchere”: Eugène Ionesco, Slatina 1909 . Parigi, 1994, drammaturgo e saggista rumeno.
“Le parole sono pietre”: Don Lorenzo Milani, Firenze 1923-1967, presbitero, docente, scrittore, educatore cattolico.
Marcello Farina, filosofo, storico, scrittore, sacerdote vivente. Recentemente su l’Adige è stato pubblicato un suo interessante (come sempre, del resto) intervento sulle “parole” catalogate per categorie di significati “esterni ed interni”. (D’altra parte non si dice forse che quella frase, “dietro le righe” significa ben altra cosa? E le righe cos’altro sono se non parole scritte? N.d.r.).
Il tono. Se riascoltiamo i resoconti radiofonici, i commenti sportivi, i discorsi politici dell’ultimo dopoguerra, sorridiamo quasi per la quantità di retorica vetero fascista che ancora permeava quello stile espressivo: “Ma non era finito il fascismo” ci chiediamo?. Umberto Eco, 20 anni fa, scrisse un libricino di 50 paginette (cm. 20 x 15!) “Il fascismo eterno” riedito nel gennaio 2018 dalla editrice La nave di Teseo.
Le Argonautiche. Per chi non lo sapesse (non tutti sono tenuti a saperlo!) è un poema epico scritto da Apollonio Rodio, poeta egiziano del III° secolo a. C., nel quale si narra del mito del Vello d’Oro, alla cui ricerca partì una nave sotto la guida di Teseo: quindi, una casa editrice quindi che, come quella nave, vuole condurre i lettori alla scoperta di un tesoro: l’interesse per la verità (questa conclusione è mia, n.d.r.).
Eco elenca le componenti immancabili e caratteristiche del fascismo fra le quali pone anche “le parole” nel senso che il fascismo parla una neolingua. Egli ci avverte ironicamente e provocatoriamente (pagg. 49 e sgg. Op. cit.): “Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “ … voglio che le camice nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!”. Ahimè, la vita non è così facile. Il fascismo può ancora tornare sottto le spoglie più innocenti”. E uno dei suoi paludamenti è una neolingua fatta di parole semplici, su un lessico povero, su una sintassi elementare “al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complessivo e critico”. Alcuni esempi: “Qui si lavora, non si fa politica; boia chi molla; io tiro dritto; prima gli Italiani; me ne frego”.
Me ne frego? Al che Don Milani su una parete della sua aula a Balbiano aveva fatto appendere il cartello: “I care”, io mi prendo cura di …”.
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Cosa? Volete conoscere l’elenco completo degli ingredienti della ricetta Torta Fascista (già, perchè anche oggi qualcuno ci vuole intortare!) secondo Eco? Eccoli:
- Le contraddizioni interne (ateismo ma uomo della Provvidenza; nuovo ordine rivoluzionario ma finanziato dai proprietari terrieri conservatori; monarchico ma rivoluzionario; controllo assoluto ma il libero mercato; etc.).
- Il culto della tradizione, nel senso che non ci può essere avanzamento nel sapere.
- Rifiuto del modernismo, ovvero rifiuto dell’età della ragione illuministica, vista come l’inizio di una depravazione moderna.
- L’azione per l’azione.
- Il disaccordo è tradimento.
- Paura della differenza.
- L’appello alle classi medie frustrate.
- L’ossessione del complotto.
- I nemici sono troppo forti (e vanno odiati) e allo stesso tempo troppo deboli (e vanno combattiti e sconfitti)
- La vita è una guerra perenne. Il pacifismo è collusione col nemico.
- L’elitismo: disprezzo per i deboli (elitismo, non etilismo anche se poi, forse, qualche bicchiere di vino in più se lo saranno anche bevuto! N.d.r.).
- Ciascuno è educato per diventare eroe.
- Il machismo sessuale.
- Il populismo qualitativo: non conta più la maggioranza numerica, il popolo è una entità qualitativa unica che pensa e parla solo tramite il capo. Pag. 46 op. cit.:” Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo TV o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come “la voce del popolo”. A ragione di ciò, il fascismo eterno deve opporsi ai “putridi governi parlamentari”.
- La neolingua, di cui ho detto sopra, elencata per ultima forse perché si vuole che questa caratteristica ci rimanga più impressa.
Qualche riflessione sul populismo qualitativo. Quest’aspetto mi sta molto a cuore, poichè si sta profilando la somministrazione di un veleno per la nostra Democrazia: una iniezione di un mix micidiale di DDT-Democrazia Diretta per Tutti, mix di quattro sostanze velenose mescolate in parti uguali: 1) Referendum propositivo senza quorum; 2) Obbligo di calendarizzazione per il Parlamento; 3) Vincolo di mandato per i parlamentari; 4) Prevalenza del testo referendario sulla legge eventualmente diversa.
Funzionerà così: due o tre persone scrivono il testo della legge che desiderano sia promulgata. Attraverso il controllo di una rete raccolgono facilmente 500.000 firme e la sottopongono al voto popolare. I risultati della votazione sono favorevoli ai proponenti perchè molti fra i non proponenti non vanno a votare (loro invece sì!) e non serve più che sia raggiunto un certo quorum minimo di votanti. La proposta passa al Parlamento che la deve esaminare e votare entro un tempo breve e prestabilito. I parlamentari la devono approvare, in quanto obbligati dal vincolo di mandato e se per caso la modificano, prevale il testo referendario.
Ed ecco che la Democrazia si è suicidata e si è democraticamente trasformata in oligarchia, nel governo di pochi. Dice … ma sarebbe necessario il governo dei migliori, non dei pochi! Al che “loro” ti replicheranno: “Ma i migliori da sempre sono pochi; noi siamo pochi; quindi noi siamo i migliori!”
Una nuova inversione termica: quella della logica del ragionamento. Se per caso i mercati puniranno la loro politica, loro invertiranno causa ed effetto e ci diranno che sono i mercati che hanno danneggiato i risultati della loro politica e non che è stata la loro politica ad influire sui mercati. Più o meno come quel manager che ai propri azionisti diceva: “Ma di cosa mi imputate? Se non ci fossero stati i costi, non ci sarebbero statele perdite e saremmo in forte utile!”
Dice: “Caro blogger, sino a qui ci hai parlato delle parole, ma del loro tono, cosa ci dici oltre quel poco di cui all’inizio del post?” Del tono? E’ semplice: deciso, fiero, supponente, arrogante, sdegnoso, presuntuoso, ultimativo, perentorio. Può bastare?
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UNUCI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2018 @ 4:11 pmDetto altrimenti: oggi mi sono re-iscritto (post 3404)
Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia: erano anni che omettevo il rinnovo della tessera, più per pigrizia e distrazione che per altro. Oggi mi sono re-iscritto. 1968, 48° Corso AUC – 1970, congedato come Sottotenente di Cpl. L’ultima mia tessera (1991) diceva che ero stato promosso Ten. Chissà, ora forse mi arriverà la promozione a Cap.! Perché mi sono re-iscritto? Perché quel periodo fa parte della mia vita ed ora che sono un VIP-Vecchietto In Pensione, fra i tanti impegni di cui mi sono fatto (molto volentieri) carico è quello di riscostruire questi primi 74 anni di vita.
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Dove ho prestato servizio militare da Sten? Nella caserma Verdone a Varna (Bz), autoreparto della Brigata AlpinaTridentina a (far) condurre i muli (meccanici), io che ero istruttore di Alpinismo del Cai Sez. Ligure di Genova e che avrei preferito avere a che fare con i muli veri: ma non si può avere tutto nella vita!
Tuttavia fui fortunato, perchè il mio Colonnello (non ne ricordo il nome, mi scuserà) apprezzava molto che i suoi uomini facessero marce in montagna ed io, molto spesso, organizzavo marce in montagna per volontari: ed allora con una ventina di “najoni” via! Sui monti! In particolare apprezzavamo le Odle: quante volte siamo saliti dalla Val di Funes e dopo averle aggirate sul versante di Ortisei, siamo rientrati alla base! Io ero abbastanza allenato, venivo da anni di alpinismo, ma loro erano tutti più giovani e per di più montanari veri ed allora per non fare brutta figura stavo in testa alla colonna e facevo io il passo. Quanto ai pesi, loro avevano il fucile Garand che pesava circa 4,5 kg ed io solo una pistola Beretta molto più leggera, per cui, per la par condicio, mi facevo carico di 3 kg di mele e 2 litri di vino per … tutti. Verso sera, prima di rientrare in caserma, raccomandavo: “Passo lento e stanco e due ore per rimettervi in ordine!”. Non mi sono mancati mai i volontari! Insomma, una vita “dura” la mia! Il solo rammarico: mi era vietato di arrampicare, ma io … Un giorno il mio Cap. Domenico Cerasani mi dice: “Ma Luca’ … tu non ci vai mai a casa in licenza?”
Ed ora, anche per celebrate i 100 anni della fine della prima guerra, una mia poesiola:
Alpini in Adamello
Il freddo
sconfigge un cuore
troppo stanco
per riuscire ad odiare.
Il vento fa il resto
e trafigge
gli ultimi avanzi
di una volontà
arruolata con forza.
Pensa l’Alpino:
“Dov’è tutta Italia
che al fianco mi sta?
Se almeno sparasse il cecchino
se almeno cadessi per terra
colpito
sarebbe finita
la pena
dei giorni di guerra.”
Ma sotto la luna
gli parla in dialetto
la Cima Presena:
“Schersuma pais?
Anduma bel fieu,
vedrai che ci torni
alla tua Pinerolo!”
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(Il dialetto era ovviamente quello piemontese)
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PRIORITA’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2018 @ 1:48 pmDetto altrimenti: occorre un loro riordino attento (post 3403)
Sono sempre stato contrario ai “fondi bloccati a prescindere”, ai “bilanci e gestioni separate a prescindere”, nel senso che se un governo, centrale o locale che sia, stabilisce l’ordine delle priorità di investimento e conseguentemente impegna fondi per decenni, non è detto che in prosieguo di tempo, ove emergano nuove priorità, non possa rivedere l’ordine di effettuazione dei propri investimenti.
Roma. Gli investimenti per 1) la prevenzione e la difesa idrogeologica del territorio oggi a mio sommesso avviso sono prioritari rispetto alla 2) difesa militare (mi riferisco ai miliardi impegnati per l’acquisto dei i cacciabombardieri F35). Al riguardo, per le due difese, si spende oggi la stessa cifra: 70 milioni di euro: per la prima, all’anno; per la seconda al giorno. Da Sten di Cpl, della “Tridentina” (ora Ten. e chissà, presto forse anche Cap.!) vedrei molto ma molto meglio il rafforzamento delle truppe di terra, le quali stanno dimostrando di essere preziose anche nella difesa idrogeologica.
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Provincia Autonoma di Trento. Il neo eletto presidente della Giunta Provinciale ha sospeso l’erogazione di tutti i contributi a tutte le amministrazioni locali (Comuni, Comunità di Valle), devo intendere, per riscrivere l’ordine delle priorità a seguito della tempesta che ha sconvolto molte foreste e molti paesi del Trentino. Questa decisione crea sicuramente qualche problema a chi aveva già nei suoi bilanci di previsione quegli introiti, ma a mio avviso è stato più che corretto liberare quelle somme alla luce della nuova emergenza. Resta da vedere se di questi aiuti tutti beneficeranno secondo necessità o – come non voglio credere – secondo la connotazione politica, favorevole o meno al nuovo governo provinciale.
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PECULATO O ABUSO D’UFFICIO?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Novembre, 2018 @ 7:39 amDetto altrimenti: due pesi e due misure … (post 3402)
… anzi, tre pesi e tre misure! Infatti, se io, di notte, insieme ad un amico, rompendo una recinzione, entro in un meleto di proprietà dello stato rubo cinque kg di mele, vengo punito molto severamente per via delle molte aggravanti, fra le quali, la maggiore, avere agito ai danni di un bene demaniale, quindi ai danni di tutta la collettività.
Ora, se a compiere questo furto notturno con scasso fosse un amministratore pubblico, chessò, il governatore di una regione, un ministro, un parlamentare … probabilmente le aggravanti sarebbero tutte applicate.
Ma se questi stessi personaggi rubassero ingenti somme di denaro pubblico facendosi rimborsare spese voluttuarie e personali, c’è stato un partito che ha pensato che in tal caso, bè … il reato andrebbe derubricato da “peculato” (art. 314 del Codice Penale, da 4 a 10 anni di carcere) al meno grave “abuso d’ufficio” (art. 323 C.P. da 1 a 4 anni di carcere).
La cosa sarebbe già grave così ma è ancora più inaccettabile perché la proposta di questo emendamento – che avrebbe dovuto essere inserito nel decreto “prescrizione” – è stata avanzata (e poi per fortuna ritirata visto che i proponenti hanno constatato che non sarebbe passata) in coincidenza di processi e sentenze già in corso o emanate a carico di alcuni compagni di merenda dei proponenti.
Io mi sarei aspettato la proposta di un aggravamento della pena e invece … invece si vorrebbero indebolire gli strumenti di controllo dei custodi! Di questo passo, “Quis custodiet ipsos custodes?” direbbe Giovenale: ma loro, i controllori … chi mai li controllerà?
Mi chiedo: ma la gente le sa queste cose? Io sì, perché leggo i giornali (e più di uno) (1). Ed ecco che ci risiamo con la libertà di stampa: guai al cielo limitarla, eliminarla! Dice … ma nessuno la vuole limitare o cancellare, ci mancherebbe altro! Ci si vuole limitare semplicemente a non finanziaarla più, tutto qui, anche perché quei fondi servono per finanziare Blockchain (cfr. post dedicato) e le reti web. Dico: ah, vabbè … ho capito … ma che volete mai, gli spagnoli dicono “piensa mal y acertaràs” (2) e questa lingua mi affascina …
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(1) In questo caso: “Repubblica” 16.11.18 pag. 13
(2) Il nostro “a pensar male si fa peccato ma si indovina”
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VINCOLO DI MANDATO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Novembre, 2018 @ 11:25 amDetto altrimenti: assenza/presenza del vincolo di mandato (parlamentare) (post 3401)
L’articolo 67 della Costituzione prevede che i parlamentari esercitino il proprio ruolo senza alcun vincolo rispetto al mandato (elettorale) ricevuto (quindi secondo coscienza, n.d.r.).
Vi è chi dice che non va bene “perchè che questa legge consente le scilipotate”. Ok, poniamo che il danno arrecato alla democrazia dalle scilipotate da 1 a 100 sia pari chessò … a 20. Infatti se al partito A che sta realizzando il piano A viene a mancare qualche scilipotino, esso ne può sempre recuperare altrettanti da altri partiti e con un piccolo spostamento di voti nei due sensi, vince la coerenza del partito A al suo programma, nel rispetto della volonta dei suoi elettori.
Ove invece vi fosse il vincolo di mandato, ove il suo partito A cambi idea e attui il programma B, tutti i suoi parlamentari sarebbero costretti a votare B, il che sarebbe un capovolgimento del programma A. Danno alla democrazia da 1 a 100? Io dico 100!
Un esempio: il partito A annovera fra i suoi programmi la tutela della natura e dell’ambiente. Poi, contro i suoi stessi programmi e principi, invita i porpri parlamentari a votarne il condono con rifinanziamento (!) di moltissime case abusive – per salvare la faccia dice: “purchè non totalmente abusive” – (ah … ah …!). Orbene, se ci fosse il vincolo di mandato, tutti i parlamentari eletti per difendere l’ambiente e la natura, sarebbero letteralmente utilizzati per votare il contrario. Danno per la democrazia: 100/100.
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Nella pratica cosa è successo? Che i parlamentari che si erano opposti in Commissione Senato a questo voltafaccia, vengono espulsi dal loro partito, il quale, in Senato, trova l’appoggio di alcuni scilipotini di altro partito. Nota tragicomica: il partito soccorso dagli scilipotini è quello che fra i suoi programmi ha l’introduzione del vincolo di mandato!
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Io come la penso? Evviva l’assenza del vincolo di mandato, che sarebbe ancora più significativo se venisse abilito il voto segreto. Tutto alla luce del sole, perché fra questi paletti, c’è chi abilmente fa uno slalom ed elude lo spirito e la sostanza di una legge. Infatti il partito che vincola con una sorta di “patti parasociali” l’azione dei suoi parlamentari, la quale invece, ai sensi della citata costituzione, dovrebbe essere assolutamente libera, ebbene, quel partito viola la portata del dettato costituzionale. Dante direbbe: “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?” (Divina Commedia, Purgatorio XVI, verso 97).
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P.S: chi ha proposto il regalone ad una certa isola, ci prende molti dei suoi voti. Idem anche gli scilipotini del partito accorso in aiuto. Evvabbè …
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AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Novembre, 2018 @ 6:39 pmDetto altrimenti: una mia osservazione e … se mi sbaglio mi corigerete! (post 3400)
E’ stabilito che per dare corso ad un procedimento penale a carico di un parlamentare, occorre che ci sia l’ autorizzazione a procedere del Parlamento, il quale la rilascia o la nega sulla base della valutazione se la denuncia sia stata fatta strumentalmente al fine di impedire al parlamentare di svolgere la sua funzione o meno.
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Recentemente il parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere contro un parlamentare che aveva definito “pregiudicato” un noto scrittore il quale lo aveva querelato, con la motivazione che “l’accusa è irrilevante”. Nel far ciò il parlamento non si è espresso sulla eventuale strumentalità dell’accusa ai fini sopra esposti, bensì si è espresso nel merito, cioè sull’esistenza del fatto (il fatto esiste) e sulla sua gravità (ma non è rilevante), in tal modo sostituendosi arbitrariamente e illegalmente al giudice naturale (Tribunale ordinario).
Un giurista, un avvocato, un magistrato potranno dire che non ho usato termini tecnici, ma che volete, la mia laurea in legge risale a 50 anni fa e per tutta la vita ho fatto un altro mestiere (manager): qualche eventuale imprecisione me la vorrete concedere, dai …
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IO TIRO DRITTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Novembre, 2018 @ 7:18 amDetto altrimenti: “Tasi e tira (la cinghia)” (post 3399)
TASI E TIRA (LA CINGHIA)
Io tiro dritto
L’UE ci sanziona
Io tiro dritto
Lo spread cresce
Io tiro dritto
Aumenta il costo del debito
Io tiro dritto
Aumentano le tasse e diminuisce il sociale
Io tiro dritto
Molti parlamentari ci ripensano …
… ma tirano dritto perché …
… se cadesse il governo …
… non sarebbero più tali quindi …
… loro tirano dritto
Io insulto i giornalisti
La mafia minaccia i giornalisti
Io tiro dritto
Il paese è isolato
I miei parlamentari tirano dritto
Il paese è più povero
Loro no
Alla scadenza del mandato …
… loro rischierebbero la non rielezione ma …
…io tiro dritto e instauro la democrazia diretta …
… che è una oligarchia
Addio democrazia
Arriva l’oligarchia …
…con la maschera della Democrazia
L’UE è più debole
Trump e Putin festeggiano e …
… tirano dritto.
Gli Italiani tirano la cinghia.
(Sipario sulla crescita)
(Lamentazione del coro tratta dalla tragedia “Piensa mal y acertaràs” pensa male e indovinerai, di autore anonimo).
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LA LEGGENDA DEL MASO TRATTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Novembre, 2018 @ 4:17 pmDetto altrimenti: vediamo un po di che si tratta (!) in una giornata di sole, dopo le tempeste tropicali …. (post 3398)
Trento (194 mlm), ridente cittadina nei pressi Lavis (238 mlm) che a sua volta è nei pressi di Pressano (285 mlm) che a sua volta è nei pressi del Maso Tratta (338 mlm)
Poco a nord di Trento, il Comune di Lavis che nella sua collina, verso nord, lungo la Strada del Vino, ha la frazione di Pressano, il cui nome, secondo Mario Obrelli, proprietario del Maso, appassionato di storia e toponomastica locale, deriverebbe da “per via sana” cioè per via a mezza costa, lontana dalle paludi degli straripamenti dell’Adige (in allora senza argini). Pochi km oltre, lungo la stessa strada, il maso più vecchio, il Maso Tratta, ora agritur. Tratta, perché “Qui inizia la tratta a pagamento, se volete evitare le vie basse, paludose” (qui a fianco, foto 2015).
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Dal Maso, la vista spazia sulla Valle dell’Adige e sulla “catena” dei monti Bondone, Paganella e Monte di Mezzocorona: ho scritto “catena” fra virgolette perché in effetti è tale solo alla vista, ma “a me mi” piace pensare che lo sia per davvero. Qui a fianco: la Paganella (sullo sfondo) dal Maso Tratta, Maria Teresa e la Presidente del Gruppo di Lettura Librincontri, Mirna Moretti http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/
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Ma c’è di più: la leggenda. Si narra infatti che un principe che scendeva dal nord si fosse fermato a pernottare rimanendo invaghito della bella locandiera (e viceversa) al punto di prometterle che al suo ritorno l’avrebbe portata con se’ nel suo castello. Aspetta aspetta, il principe non ripassò mai più e la bella locandiera attese, invecchiò, morì con quella speranza. Ed ancor oggi il suo fantasma aleggia nelle belle stanze di pietra del maso, infondendo in ogni persona presente uno spirito, una energia positiva, quella di chi non si arrende mai, di chi non ha perso la speranza, di chi è fiducioso in un futuro migliore.
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Nel 2015 noi di FIAB Trento, Federazione Amici della Bicicletta, abbiamo scelto il Maso Tratta per il nostro pranzo sociale. Oggi scopro che Giorgio, il marito della bella gestrice, la Gentile Signora Martina Dalla Torre (lettrice appassionata), è un appassionato ciclista ed allora una ragione di più per riproporlo al Direttivo dell’Associazione per la prossima riunione conviviale 2019. Qui a fianco, il Presidente Fiab Trento Guglielmo Duman con la mascotte Davide (foto scattata dalla sua bellissima sorella Elena), e il vincitore della Lotteria Fiab, Paolo Consilio e – dietro – il premio vinto (foto 2015).
Nel frattempo, il pomeriggio del 5 dicembre 2018, noi del Gruppo di Lettura “Librincontri” di Mirna Moretti http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/(la bella signora bionda nella foto sopra, con Maria Teresa e la Paganella) ci ritroveremo a Maso Tratta per la nostra consueta riunione “di lettura”, trattenendoci poi per cena.
Buon Maso Tratta, buona bici, buoni libri a tutte e a tutti!
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SOCIOLOGIA DELLA SOCIETA’
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Novembre, 2018 @ 10:28 amDetto altrimenti: una tautologia, una ripetizione? Si, vabbè, ma così almeno catturo la vostra attenzione (post 3397)
Anteprima
Sono laureato in giurisprudenza, “ma” ho fatto il manager per una vita; “ma” oggi alcuni amici mi dicono che avrei dovuto laurearmi in Scienze Politiche; ”ma” io penso … forse in sociologia! Il dubbio mi è venuto da quando sono andato in pensione (9 anni fa, a 65 anni con oltre 35 di contributi: un antesignano quindi, rispetto all’attuale quota 100!) ed ho avuto tempo e modo di leggere e pensare non solo a organizzazione e gestione aziendale, budget, piani pluriennali, gestione del personale, bilanci, bandi di gara, certificazioni di qualità, finanza, risultati economici, fisco etc. (cheppalle però!).
Fine dell’anteprima. Ora posso cominciare.
Due post fa (“All’attacco su quattro fronti”) mi sono soffermato brevemente su un recente attacco alla borghesia. La stessa mattina, -“ma” due ore dopo la pubblicazione del post – sono uscito ed ho comperato due quotidiani: uno locale ed uno nazionale, quello che una certa politica ha invitato i lettori a non acquistare per “punirlo” del suo non allineamento. A pag. 8, l’intervista al sociologo Giuseppe De Rita. Il pensiero che mi permetto di estrarre dalle sue parole è il seguente: “Il ceto medio italiano non è riuscito a evolversi in borghesia, cioè in un classe sociale che ha coscienza di sé, delle proprie responsabilità e si fa anche carico di un interesse generale … il ceto medio aspira a diventare borghesia, ma non ci riesce e ne invidia il successo … la sola speranza è nelle nuove generazioni che vanno a studiare all’estero ed entrano in contatto con una società nella quale la borghesia ha un ruolo centrale. I nostri figli diventeranno borghesi grazie alla globalizzazione”.
De Rita, fondatore del Censis, è pervaso da un pessimismo ottimistico. Qui a Trento, mesi fa, durante un convegno, gli sentii citare questo aneddoto:
Due amici si incontrano. Il primo: “Come va?” Il secondo: “Ho problemi in famiglia, di salute e sul lavoro”. Il primo: “E il resto?” Il secondo: “Il resto tutto bene, grazie”. Il primo: “Ed allora ricomincia da lì”.
Ed allora anche noi, amiche ed amici, coraggio! Ricominciamo dal “resto”, quello che va (ancora) bene, e cioè la libertà di pensiero e trasformiamoci da ceto medio in borghesia: facciamoci carico della responsabilità a cominciare da quella delle nostre idee!
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