IL NESSO DI CAUSALITA’

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Giugno, 2015 @ 6:56 am

Detto altrimenti: … fra azione e reazione, fra azione e conseguenza della stessa … (post 2083)

Il nesso di causalità è la relazione che lega  un atto umano o un fatto naturale e l’evento che vi discende. Da un lato la prospettiva di chi agisce, dall’altro la prospettiva dell’osservatore cui perviene il risultato dell’azione: la sintesi delle due prospettive si chiama nesso (da nectere, legare), ed altro non è che la forza umana o della natura che causa l’evento. Nel caso si tratti di un atto umano (e non quindi di un fatto della natura), questo può prendere le forme di una condotta il cui effetto viene giuridicamente individuato come evento rilevante per il diritto penale.

th4IBHOV82.

.

Tizio colpisce con un pugno una persona: questa cade, batte la testa per terra e muore. Vi è un preciso nesso di causalità fra la causa (il pugno) e l’effetto (la caduta mortale) e Tizio sarà imputato di omicidio (volontario o preterintenzionale). Corretto (n.d.r.).

.

thJHBXBMYFSempronio ricopre una di queste posizioni: tesoriere di un partito politico, alto manager pubblico, imprenditore. In tale veste, Sempronio sottrae fraudolentemente milioni di euro di denaro pubblica alla collettività. Quel denaro non può essere quindi investito per la creazione di nuovi posti di lavoro. Il numero di disoccupati aumenta. Qualche disoccupato non ce la fa più e si suicida. Quel suicidio, di fatto, è un omicidio (n.d.r.). Tuttavia nessuno stabilisce un “nesso di causalità diretto e penalmente rilevante” fra l’atto umano (il furto di denaro pubblico) e la morte del disoccupato. Sempronio, ove scoperto, non verrà mai imputato di omicidio. Sbagliato (n.d.r.).

.

.

1 Comment »

TRENTINO BOOK FESTIVAL: ANDREA NICOLUSSI GOLO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Giugno, 2015 @ 6:20 am

Detto altrimenti: il libro nella tempesta … e nei temporali …    (post 2082)

WP_20150613_002.

.

Caldonazzo, cald … kalt … freddo? Come Caldaro-Kaltern forse, chissà? Tanti anni fa ci passai per scalare in bicicletta la Keiserjaegerweg, alias il “Menador”, splendida strada militare austriaca. L’Austria, l’Impero … Ero salito anche per vedere l’abez del prinzep, l’abete del principe, quasi una piccola sequoia. Ma questa è un’altra storia.  Ieri con amici, una scrittrice, Nadia Ioriatti (cfr. i vari post qui nel blog sulla sua opera “Io tinta di aria”) a visitare il Festival del libro. Fra un temporale e l’altro. Già, il tempo non è clemente in questi giorni. Peccato. Ci siamo andati “mirati”, per ascoltare la presentazione di un libro, “Diritto di Memoria” di Andrea Nicolussi Golo, scrittore Cimbro di Luserna, presentazione da parte del giornalista Carlo Martinelli, amico e “presentatore” anche di Nadia. Ecco, questa è l’anteprima. Ora possiamo iniziare.

.

Andrea e il suo libro. Non è facile per me, blogger despecializzato di Trentoblog, cercare (/pretendere?) di “sostituirmi all’insostituibile” specializzatissima bookblogger Mirna Moretti (www.trentoblog.it/mirnamoretti) che non era presente alla serata. E poi non è facile per chiunque parlare di un libro che non si è letto e di un autore che si è conosciuto solo poche ore prima e per una sola ora. Ma tant’è … preferisco rischiare e scrivere “a caldo”  piuttosto che rimandare a quando fra qualche giorno avrò letto il libro. Da un libro puoi iniziare a conoscere l’Autore; dalla conoscenza dell’Autore puoi dire di iniziare a conoscerne il libro: e quest’ultimo è il mio caso. All’Autore, dunque!

WP_20150612_004

Carlo, Andrea, il Lettore

.

Andrea parla con voce sommessa e se ne scusa, un sottotono che “persuade” con la stessa dieresi su quel “persuade” al pari di quella del “persuade” della voce dell’Ora di Barga. Un voce che conquista senza avere bisogno degli alti volumi, di essere amplificata e per questo a maggior ragione apprezzabile e apprezzata. La riprova? Un uditorio immobile, silenzioso, attento nonostante il temporale che roteava sul telone teso in un tentativo di  protezione.

.

Dice … sono figlio di contadini, anche se mio padre faceva il muratore. Avevamo tre vacche, supporto all’alimentazione di sei figli. A Luserna, terra Cimbra. Martinelli lo provoca: sei Cimbro? Italiano? Andrea si dichiara 100% Italiano, 100% Cimbro, 100% di cultura tedesca etc.. Cimbro che scrive in una lingua straniera, l’italiano, visto che l’ha imparata dai sei anni in su, quando invece usualmente termina, per i bambini, il periodo di apprendimento della lingua madre.

20140808_131308

Con una foto del 2014 ho voluto “copiare” quella della copertina del libro (pista ciclabile verso Carisolo)

.

Andrea non reclama per sè alcuna “identità” bensì solo una “appartenenza” fatta di una cultura “comune a”, ovvero di un insieme condiviso di conoscenze, storia, abitudini, tradizioni concrete, vissute giorno per giorno, e non di un sentirsi “identico” (ecco l’identità) ad altri ma solo per una pericolosa ed escludente definizione. Una “appartenenza” ad un gruppo che pratica l’accoglienza dell’Altro e non una “identità” che si chiude all’altro in quanto non-identico. A questo punto Andrea racconta come sua mamma accoglieva e rifocillava il vagabondo che ogni anno transitava da Luserna, un vagabondo che cantava un suo inno personale al Generale Diaz in casa di chi ne aveva subito le bombe. Ma tutto ciò non impediva l’accoglienza. Da Diaz – il riparatore dei danni del suo predecessore –  Andrea risale a Cadorna, il “macellaio della prima guerra mondiale” (queste sono parole mie, n.d.r.), il riesumatore della terribile legge della “decimazione” (parole sue, n.d.r.) ed alla prima guerra mondiale in genere, madre di tutte le guerre successive (concordo pienamente, n.d.r.) ed alla “fuga dalla guerra” di Zeno, il protagonista, che emigra in Sud America.

.

.

Milano, Piazzale Cadorna, fermata MM “Cadorna”: ma per favore … cambiate quella intitolazione! Intitoliamo tutto a Diaz, che non si merita certo di essere ricordato principalmente per gli orrori della scuola di Genova!

.

WP_20150612_001

No, thanks: people love paper. Me too!

Carlo incalza: parola parlata o scritta?  “Le parole sono pietre” firmato Don Milani (citazione mia, n.d.r.), ma quali parole, quelle parlate o quelle scritte? E Andrea accetta questo nuovo confronto. Oggi si legge e si scrive di più d’un tempo, dice, ma soprattutto posta elettronica, scritti elettronici, parole scritte che puoi modificare in ogni momento. Quindi, forse, maggior valore ha la parola parlata oppure quella “scritta che resta”, quella “sui libri”. “Il libro è morto viva il libro” si legge in una mostra di disegni a favore del libro di carta (concedetemi un inciso personale: io non riesco, non voglio, non desidero passare dal libro di carta all’E-book). Ma … incalza, Carlo, per chi si scrive? E Andrea: io? Per me, non certo per il mondo! E’ vero, dico io, per se stessi e per chi vuole essere se stesso, con onestà, per chi, ad esempio, nell’emigrante Zeno, persona “nostra” vede gli immigrati di oggi. Noi ieri come loro oggi.

Zeno, uomo povero, non poveretto, specifica Andrea: “poveretto” è un insulto; “povero” è la semplice constatazione di una situazione economica. Zeno, chissà perché quel nome …  mi chiedo … forse per “La coscienza di Zeno” (Italo Svevo), ecco cosa mi viene in mente, un altro romanzo, una autobiografia, personaggi e storie diverse ma con un unico filo conduttore: alla fine  la previsione di una catastrofe, la guerra.

Zeno che rientra in patria su un transatlantico felliniano, lui che scopre lo stesso quadrilatero dell’Orsa Maggiore che ammirava dal suo paesello natìo, mentre i passeggeri della prima classe sono distratti,  affaccendati a consumare lussi superflui.

E la pìetas (attenti all’accento, sulla “i”, per favore), ovvero il rispetto degli Altri e soprattutto degli Dei – questa era infatti la pìetas romana, talvolta oggi erroneamente tradotta con “pietà” – la pìetas traspare dalle parole scritte del libro e lette dal lettore e dalla parole parlate dell’Autore, solo che agli Dei ha sostituito un solo Dio, quello che invita ad accogliere e ed amare il prossimo.

Per concludere: leggerò volentieri questo libro sull’appartenenza, l’accoglienza e contro la guerra. La copia che ho acquistato ha una dedica dell’Autore: “A Riccardo, con gratitudine”. Dice… sai, come posso scrivere “con stima” per una persona che non conosco … hai ragione, Andrea! E quella gratidudine anticipata spero di meritarmela a posteriori. Non tanto per la pubblicazione del post, che anch’io scrivo innanzi tutto per me stesso. Quanto piuttosto per i suoi contenuti, ovvero nella misura in cui io non abbia appena scritto su Zeno e Andrea corbellerie troppo evidenti. Ma ve l’avevo detto: preferisco in ogni caso scrivere eventuali corbellerie a caldo piuttosto che dotte e pretenziose  riflessioni a freddo.

.

.

2 Comments »

I NUOVI BARBARI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Giugno, 2015 @ 2:46 pm

Detto altrimenti: hanno impiccato una bicicletta   (post 2081)

 

WP_20150331_003

 

 

A chi mai dava fastidio?

 

 

 

 

.

.

 

2 Comments »

QUELL’ESSERCI, MA FERMI, IN SILENZIO, IN ATTESA DI …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Giugno, 2015 @ 8:52 pm

Detto altrimenti: e parliamo un po’ di mafia capitale   (post 2080)

.

 

P1190610

.

.

Quaeta non movere (si legge “movère”, non “mòvere” che sarebbe romanesco e non latino!) recita un antico proverbio latino, anzi “romano” di ieri ma anche di oggi, purtroppo: non smuovere ciò che è immobile … Ed io, pedalando lungo il Sile (Sile: fiume che bagna Treviso), in un bar ho trovato esposta quella che di fatto potrebbe essere la traduzione in lingua veneta del motto in latino.

.

.

.

th[1]Talvolta assistiamo a persone (troppo, n.d.r.) “quaetae”, ovvero ferme, ovvero che non muovono se stesse né ciò che le circonda; che non assumono decisioni bensì restano in attesa; persone che “prendono le distanze” da ogni responsabilità, che aspettano che altri agiscano e quindi potenzialmente sbaglino per poi in ogni caso criticare e proporsi al loro posto. Te ne accordi. Te ne accorgi quando vedi che stanno sedute, queste persone,  un po’ in disparte, mute, che osservano, non intervengono magari anche quando ricoprono ruoli che comporterebbero il loro intervento. Sulle prime tu credi che capiscano il tuo operato e che lo approvino. E invece spesso non lo capiscono, altre volte non lo vogliono capire: sempre, tuttavia, non hanno alcun interesse  a capirlo: infatti a loro non interessano i contenuti, ma sono solo interessati a come strumentalizzare in ogni caso contro di te ciò che tu fai. Anche quando tu stai cercando di far pulizia …

.

.

th[9]Si dice … la politica, si sa … Ma qua’ politica e politica, dico io! Quelli il mondo, il nostro tempo, il nostro paese hanno bisogno della ricongiunzione del potere con la responsabilità, e di gente che agisca con competenza e firmi ciò che fa e dice. Altro che stare a vedere se e come gli altri – che stanno agendo – possono essere criticati … Mafia capitale. Per decenni qualcuno è stato fermo: nel migliore dei casi ha lasciato correre, nel peggiore si è arricchito. E allora, per costoro, vale il quaeta non movere, appunto. Non cambiare il sistema che per ragioni d’urgenza per trent’anni ha assegnato in via diretta – senza gara d’appalto – lo smaltimento rifiuti alla stessa ditta, pagandone i servizi il triplo dei livelli di mercato. Cui prodest? Cui bono? Direbbe Cicerone … chi ci ha guadagnato? Ed ora che qualcuno ha smosso acque veramente torbide e  sta cercando di filtrarle, di farle ritornare limpide, si vorrebbe che si dimettesse? Quando mai!? Dico io! Lasciamolo lavorare, cribbio!

Nel frattempo mi chiedo: chi ha creato un sistema colabrodo che è solo un invito a nozze per i ladri? Chi lo ha gestito per decenni?

.

.

1 Comment »

CICLOTURISMO A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Giugno, 2015 @ 5:09 am

Detto altrimenti: si può sempre migliorare …  (post 2079)

th[8]Trento è quasi un crocivia di piste ciclabili. Scrivo “quasi” perché manca il collegamento fra le piste dell’asta dell’Adige e quelle della Valsugana e della Valle dei Laghi (verso Riva del Garda). Quanto alla Valle dei Laghi si potrebbe rimediare facilmente, si pure in parte. Infatti dalla città parte la piccola funivia che sale a Sardagna e che può trasportare anche le biciclette, evitando ai ciclo turisti la quasi impossibile faticaccia dei primi tratti della ripidissima salita al Monte Bondone. Infatti, da Sardagna si raggiunge poi facilmente una bretella che conduce i ciclisti sul versante della Valle dei Laghi, ed il gioco è fatto.

.

17 MAG 2014. (5)A parte che io cambierei nome a quella valle e la chiamerei “Le valli dei Laghi”, per non trascurare il bellissimo Lago di Cavedine, spesso immolato (ovvero dimenticato, non citato) sull’altare del più famoso Lago Toblino … a parte ciò, dicevo,  esiste un problema: la funivia accetta le bici solo dopo le 09,30 sulla base di un ragionamento: e cioè che fino a quell’ora sarebbe bene riservarla al traffico pedonale di chi … si reca al lavoro da Sardagna a Trento, ovvero in discesa! Ma allora, perchè non accettare anche prima le biciclette “in salita”? Infatti ciclisti sono mattinieri e soprattutto con il caldo estivo sono interessati a smaltire i loro km con il fresco della mattina. E allora, perché no?

.

.

1 Comment »

LE ROTATORIE: COME USARLE IN SICUREZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Giugno, 2015 @ 4:52 am

Detto altrimenti: evitiamo incidenti stradali anche gravi, soprattutto a danno dei ciclisti                  (post 2078)

La rotatoria è un “semaforo intelligente”, nel senso che non ha i tempi morti dei semafori classici: infatti, quando la strada è libera, si passa senza dovere aspettare il tempo morto dello scatto del verde. Inoltre esse rallentano prudentemente il traffico ed infine  possono costituire anche un elemento di abbellimento estetico della sede stradale soprattutto quando sono arricchite di alberi e piante varie.

thROUW20PKTuttavia, se non utilizzate a dovere, le rotatorie  possono essere causa di incidenti. Mi spiego: quando una rotatoria è inserita in un incrocio fra una strada principale che prima d’allora aveva il diritto di precedenza ed una strada secondaria, chi vi si immette all’interno di un flusso veloce e continuo di traffico provenendo dalla strada ex principale, ritiene erroneamente (ecco il punto!) di avere comunque la precedenza anche su chi, provenendo dalla strada ex secondaria, l’ha già impegnata e quindi ha già acquisito tale diritto.

Infatti, tutti coloro che si immettono in una rotatoria devono concedere la precedenza a chi l’ha già impegnata prima di loro. Il che, purtroppo, spesso non è chiaro a chi – come dicevo prima – procede a velocità elevata, incolonnato, senza rispettare le distanze di sicurezza, provenendo da una strada che precedentemente aveva il diritto di precedenza.

Questo tipo di infrazione è purtroppo molto frequente e assai raramente sanzionata dalla Polizia Locale. Essa rappresenta un serio pericolo per l’incolumità di chi invece confida nel rispetto altrui delle regole sulla precedenza nelle rotatorie e quindi si “azzarda” ad impegnarla, avendone il buon diritto.

Come educare l’utenza all’uso corretto delle rotatorie? Vi sono due modi: far presidiare tali strutture dalla Polizia Locale e: a) elevare molte contravvenzioni; b) fermare le auto “prepotenti” e consegnare loro un foglietto che spieghi come si utilizza correttamente quella struttura e come – per il momento – la contravvenzione non venga elevata, nella certezza che per il futuro l’automobilista saprà rispettare le norme del codice della strada. Io mi permetto di suggerire il secondo sistema: infatti educare e prevenire è meglio che reprimere. Purchè lo si faccia, per la sicurezza degli utenti della strada. Soprattutto dei più “deboli” quali – ad esempio – i ciclisti.

 

Comments Closed

DI CHE COLORE SIAMO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Giugno, 2015 @ 7:22 pm

Detto altrimenti: ce lo siamo chiesti l’altro giorno …  (post 2077)

Immag1046.

Eravamo un gruppo di amici. Parlando di libri, non ricordo come sono “saltati fuori” i colori. Una di noi ha detto: “Dai, diciamo ognuno quale sia il suo colore, anzi, “quale colore sia gli stesso”. E allora una ha detto bianco, altri blu, pervinca, rosa, arcobaleno, etc.. Ed io? Io innanzitutto bianco e azzurro, i colori della mia bicicletta da montagna, una bici che ti dà sicurezza, stabile in discesa, agevole nelle salite più dure, adatta a trasportare molto bagaglio: insomma,  si fa perdonare il suo maggior peso. Qui nella foto la vedete menre si riposa un poco nella strada romana che si diparte dal Passo del Ballino verso nord.

.

.

.

.WP_20150609_003

.

Ma non basta: ho voluto dichiarare un’altra coppia di colori, quelli della mia vecchia (but still going strong) bici da corsa (alias “da strada”): ha ormai 32 anni ma chi la cambia? E’ un pezzo della mia vita, ormai, e poi va benissimo. Ha i colori del carnevale brasiliano, è allegra, spensierata, un po’ sbarazzina, più leggera della sua sorella da montagna, più veloce, ma meno stabile in discesa e più faticosa nelle salite estreme  visto che non ha i rapporti così agevolati come la sorella “maggiore” (maggiore di peso, intendo). Qui nella foto la vedete mentre, alla fine del consueto percorso Trento-Riva del Garda, si riposa ammirando una mamma cigno con i suoi otto piccoli.

.

.

.

.

.

WP_20150606_001

.

E il verde? Il verde non è il tuo colore? Dirà qualcuno. Be’ i colori sono tutti bellissimi, ma se si deve scegliere è ovvio che non tutti possono “arrivare primi”. Comunque per farmi perdonare dal “Verde” ecco qui una foto dell’acqua color Verde Chiaro del Leno che si immette nell’acqua  Verde (più) Scuro dell’ Adige, poco a valle di Borgo Sacco (Rovereto, TN).

.

Sono gradite, a commento del post, le “dichiarazioni di colore” delle lettrici e dei lettori, tutte adeguatamente motivate. Grazie.

Buon colore a tutte e a tutti!

.

Comments Closed

FILOSOFIA DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 Giugno, 2015 @ 5:42 am

Detto altrimenti: “filosofia” parola usata, abusata, incompresa … ma estremamente importante  (post 2076)

Parole. “Le parole sono pietre” scriveva Don Lorenzo Milani ad una professoressa …

La bocca della verità

La bocca della verità

.

Filosofia, letteralmente (dal greco), amica della saggezza, del sapere … Quando me la fecero studiare al liceo (classico) forse non ero ancora “maturo” per capirne a fondo l’importanza. Di quegli anni mi resta una definizione della filosofia “ricerca attiva della verità”. Verità su cosa, mi chiesi allora. Oggi mi permetto di provare a dare una risposta a me stesso: verità come reale, essenziale significato di ciò pensiamo, facciamo, udiamo, desideriamo, diciamo, scriviamo … ovvero il “vero significato” delle cose, dei pensieri, delle azioni nostre e altrui.

.

Mi spiego con un esempio politico: quando il premier pone la fiducia su una legge  – se non me la vogliono concedere, mi mandino pure a casa – in realtà il pensiero è il seguente:  “tanto me la concedono perché con la caduta del governo  a casa andrebbero anche loro”.  Voi potreste dire che il vostro blogger non approva l’operato del premier. E invece il vero  senso delle mie parole è il seguente: “indipendentemente dai contenuti e dal merito, mi piace capire la verità delle cose”.

Ma facciamo altri esempi, solo per quanto riguarda il metodo e non i contenuti.

Viene abolito il vitalizio ai parlamentari condannati in via definitiva per reati gravi esclusi i riabilitati. Il vero senso (filosofico) della decisione potrebbe essere questo: “manteniamo tutti i vitalizi con la sola esclusine di ….”. Anche qui, da pare mia nulla di personale né di politico contro questo governo.

thY1F5KTAG.

Ma la cosa che più avrebbe bisogno di vera filosofia è la seguente: “La legge è uguale per tutti”, perchè poi di fatto, l’enunciato andrebbe completato con “salvo le eccezioni di legge”. Il vero messaggio “filosofico”? Che la legge purtroppo non è uguale per tutti. Un esempio? Se taluno evade 100 milioni di euro di imposte viene ammesso al concordato e “patteggia” ad esempio per trenta. Per converso, io non posso essere ammesso a concordare l’eventuale evasione totale di qualche migliaio di euro (evasione che non ho mai fatto, intendiamoci bene! E si faceva per dire, e si faceva …ovvia!).

.

.

E allora … che io sia un “filosofo”? Boh … fate voi. Un po’ critico e polemico si … quello si … lo ammetto, ma che ci volete fare … il mi’ babbo e gli era un toscannaccio di quelli “maledetti” da Curzio Malaparte, eppoi … a quest’età ormai chi mi cambia più?

 

.

Comments Closed

UN PO’ DI ORIENTE IN VIA MADRUZZO, A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Giugno, 2015 @ 7:15 pm

Detto altrimenti: Trento, la Sala da Tè      (post 2075)

WP_20150608_007

Here I am, white dressed, taking a picture from outside …

.


“Dite si al Noh”,  si legge entrando. Noh … mi azzardo: tè freddo hawaiano? Noh, sicuramente  il Teatro del Tè … Trento, Viale III Novembre appena iniziato, svoltate a destra (a piedi) e siete in Via Madruzzo: pochi metri e La Sala da Tè vi accoglie.

.

.

.

WP_20150608_001

Our guests

.

All’interno, una tettoia dentro il locale, a imitare una capanna orientale, una casetta, la casetta del tè, forse un palcoscenico.

.

.

.

..

.

WP_20150608_009

Est, west, here tè is the best!

I gestori, Eleonora e Michele, ci spiegano che il loro è un tè “a freddo”, ovvero immergono le foglioline in acqua, due ore in frigo ed il gioco è fatto: una bevanda meno amara, non c’è bisogno di aggiungere zucchero. Le foglioline, mai le bustine,  questa è la differenza! E poi, gelati, cocktail e frappe “nuovi” da accompagnare a tramezzini e dolici assolutamente orientali! Evviva la novità! Evviva le culture diverse, evviva la diversità!

.

.

.

WP_20150608_010

Discussing …

.L’atmosfera è un po’ incantata, per la serenità che si respira, per la disponibilità della gente che frequenta il locale. Alcuni fanno merenda con dolci esotici, altri sono al computer (20 MB a tua disposizione!) ma tendono l’orecchio al nostro discuter di libri. Molti a piedi scalzi, all’uso orientale. noi no, non ancora, non abbiamo fatto in tempo a cogliere questo particolare. Sarà per la prossima volta.

.

.

.

WP_20150608_015

The booksblogger Mirna

Ci siamo ritrovati in una decina, per la consueta riunione di LibrIncontri condotta dalla Gran Lettrice Mirna Moretti (sui libri “discussi” leggete il blog di Mirna www.trentoblog.it/mirnamoretti). E’ la prima volta che utilizziamo questa Sala e ne siamo rimasti entusiasti. Sarà la novità, la cortesia dei due ospiti … che hanno voluto celebrare questa nostra “prima volta” offrendo a ciascuno di noi un bicchiere di Noh. Grazie, amici! Ritorneremo di certo alla ripresa delle nostre riunioni in autunno, in gruppo,  e anche prima, singolarmente!

.

.

Comments Closed

RICONVERTIAMO IL TURISMO ITALIANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Giugno, 2015 @ 11:47 am

Detto altrimenti: anche attraverso la bicicletta!    (Post 2074)

Dati, fatti, numeri:

  • si vendono più biciclette che auto;
  • l’età media della popolazione si innalza;
  • grande boom delle biciclette elettriche;
  • il numero dei cicloturisti aumenta.

E allora, che fare? All’estero (Austria) organizzano i tour lungo il Danubio o il Mountainbike Safari a valere su 16 funivie esistenti, messe in  rete.

E noi? Qui in Italia manca una politica di settore. Ma chi la deve ideare, progettare, realizzare? l’IRI, dico io. E non penso certo di risuscitare l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, piuttosto propongo la creazione dell’ Istituto per la Riconversione Industriale, anche dell’industria del turismo! Riconversione, dalle grandi alle medio-piccole industrie, dal turismo solo a motore a quello anche in bicicletta.

Il Po a Torino

Il Po a Torino

Un esempio: con il costo di un solo cacciabombardiere F35 (€180.000.000) si potrebbe realizzare la pista ciclabile del Po, da Torino a Venezia. Proviamo a fare due conti: €180.000.000 presi a mutuo per 25 anni al tasso del 2% comportano una rata annua di €9.038.000. Orbene, se ipotizziamo che la Ciclabile del Po nel primo periodo sia percorsa annualmente anche solo da 30.000 cicloturisti, ognuno dei quali  nei 7 giorni medi  della pedalata spenda in alberghi e ristoranti una media di €300,00, ecco che la rata annuale è ripagata! E notate che ho ipotizzato una situazione minimale, ovvero un utilizzo bassissimo della ciclabile. Tuttavia il problema è che l’investimento lo farebbero le Regioni attraversate, mentre i ricavi andrebbero agli operatori economici della zona. Già, ma gli operatori pagano le imposte sulla loro attività. E allora … perchè no? Anche perchè appena la nuova ciclabile fosse conosciuta, i ciclisti annuali sarebbero molti, molti di più …

Io, per anni, sono stato nel CDA della Fiera di Genova e posso testimoniare che l’indotto in favore della città generato dal Salone Nautico è calcolato dieci volte superiore al volume dei costi-ricavi della manifestazione …

 

 

Comments Closed