PREDAPPIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2012 @ 7:14 am

Detto altrimenti: c’ero anch’io …

C’ero anch’io, due estati fa. Ero in vacanza sulla costa romagnola. Più che per i bagni di mare, c’ero per le pedalate sui sette colli sopra Cesena (con “salitelle” del 15-18%, mica male! Provate a pedalare sulle rampe da Forlimpopoli a Polenta, la Chiesetta di Francesca, la Pieve S. Donato, qui, nella foto, quella dei “Paolo e Francesca” danteschi, poi ne riparliamo) e verso altre mete ciclistiche. Una di queste prevedeva l’attraversamento di Predappio. Infatti mi avevano assicurato che la strada non era molto frequentata dalle auto e quindi buona per i ciclisti. Partito in bicicletta da Forlì, verso Premilcuore, quasi al confine con la Toscana. 90 km fra andata e ritorno. Dopo 10 km di strada abbastanza trafficata (oltre, il traffico effettivamente diminuisce) raggiungo, per la prima volta nella mia vita, Predappio. Non mi fermo, non sento la necessità di una visita, di un “pellegrinaggio”.

Ecco, in questo senso – e solo in questo senso – dico che a Predappio c’ero anch’io. Non certo come chi, in questi giorni, ha ritenuto di celebrare a Predappio l’anniversario della marcia su Roma con sfilate in divisa nera, fez, gagliardetti, saluti romani, magliette X° MAS, etc.. La manifestazione, viste le previsioni di legge, non poteva essere stata autorizzata. La forza pubblica, almeno in TV, non si è vista. Probabilmente si è valutato (molto correttamente, n.d.r.)  che, nonostante la palese violazione della legge, sarebbe stato meglio lasciar “sgonfiare” la manifestazione piuttosto che intervenire per impedirla, anzi, probabilmente, per reprimerla, provocando reazioni a catena nel Paese.  Tuttavia noto un particolare. In questo caso si è deciso (molto intelligentemente, n.d.r.)  di non ricorrere all’applicazione puntuale della lettera della legge, bensì di superarne le rigide prescrizioni sull’altare di un comportamento saggio, prudente, discrezionale, per evitare danni maggiori. Questo comportamento torna a vanto di chi quelle istruzioni le ha impartite, assumendosi il rischio che questa sua decisione potesse essere tacciata di “omissione di atti e di fatti d’ufficio.

Tuttavia … tuttavia noto che in altri casi (Scuola Diaz di Genova), partendo da presupposti comportamentali ben diversi e non contrari ad alcuna prescrizione di legge, si è deciso di impartire alle Forze dell’Ordine ben altre direttive, senza tener conto dei gravi ed ingiustificati danni che si sarebbero arrecati a tanti innocenti ed inoltre senza considerare il detrimento che si sarebbe procurato in capo all’intero corpo di polizia di fronte agli occhi dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Per non parlare delle prevedibili conseguenze giudiziarie a carico dei responsabili. Alla Diaz si è persa l’occasione di comportarsi secondo la legge (la quale qui, sì che avrebbe dovuto essere rispettata alla lettera!), legge che certo non prescrive di manganellare studenti con le mani alzate o addirittura addormentati. Peccato!

Como. Tentato furto delle monetine in Chiesa. 15 mesi di carcere. Ma allora, proporzionalmente, ad alcuni tesorieri dei partiti politici, dobbiamo dare un paio di ergastoli!

Con l’occasione, mi permetto di sottoporre al giudizio dei miei lettori un’ulteriore sottolineatura, con riferimento a casi di tutt’altro genere, senza alcuna implicazione politica, casi in cui, diversamente dal “caso Predappio” la legge viene applicata con estremo rigore alla lettera. Quando? Quando, ad esempio, si processa un ladruncolo colto in flagrante furto di un oggetto del valore di 10 euro in un supermercato o delle monetine delle elemosine in Chiesa. Non che lo si debba permettere o tollerare, però forse, in questi casi, in luogo di un processo (fra l’altro, quanto costa alla collettività?) potrebbe bastare una “lavata di capo” ed un paio di notti in guardina.

Termino. Voglio lasciare da parte i tre casi specifici che ho citato (Predappio, la Diaz, il ladruncolo) per portare il discorso su di un piano generale. Al riguardo, forse occorre porsi due problemi. Quello della riconoscibilità (esclusivamente e rigorosamente da parte dei suoi superiori e della magistratura) di ciascun agente di polizia che indossi casco e visiera calata, ad esempio attraverso la stampigliatura di un numero sul giubbetto. Il che ne aumenterebbe il senso di autocontrollo e di auto responsabilizzazione; e quello del rapporto fra rigidità della norma, discrezionalità della sua applicazione e discrezionalità nella irrorazione di pene alternative al carcere per i reati assolutamente “minori”.

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QUELLI CHE ….. cercano di analizzare i contenuti nascosti “dentro le notizie”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Ottobre, 2012 @ 8:00 am

Detto altrimenti: pensieri in libertà, che taluno magari vorrebbe … ai “domiciliari”

Pagare o non pagare (le tasse)? Questo è il dilemma …

Tanti, tanti anni fa. A Teheran. Stavo cercando di operare attraverso una SpA di mia costituzione a maggioranza azionaria italiana (cioè mia) e minoranza iraniana. L’ambasciatore Cottafavi mi aveva fatto i complimenti: infatti era la prima SpA nella quale gli Iraniani avevano accettato questo rapporto di forze (azionarie). Chiesi ad un primario avvocato tributarista del luogo come ci si dovesse comportare per assolvere ai doveri fiscali. Mi rispose: “Il problema non è come pagare le tasse, ma come non pagarle”. La frase mi sorprese e mi sconvolse tanto che mi è rimasta impressa sino ad oggi. Ed allora ecco, …

… come non pagare le tasse

Chi percepisce un reddito fisso è avvantaggiato, in quanto per lui il problema non si pone nemmeno! Che fortuna! Quanti pensieri in meno! Una vecchia canzone trasmessa alla radio negli anni ’50 recitava: “La vita è bella, te la devi goder. Se non hai nulla, non hai pure i pensier. Al chiar di luna è bello sognar e se amaro è il destino un bicchiere di vino fa tutto scordar”. Ma torniamo al tema. Per non pagare le tasse ci sono quattro diversi modi: legali, apparentemente legali, illegali, illegalissimi. Eccoli:
1) Utilizzare legittimamente al meglio le leggi esistenti. Questa non è evasione né elusione fiscale. Ci fu un tempo in cui la legge italiana, in caso di fusioni fra due diverse SpA, autorizzava l’utilizzo delle molte perdite di una società per compensare gli utili dell’altra, con il risultato che non emergendo utili non maturavano imposte in capo alla società che risultava dalla fusione delle due SpA citate. Questo è l’unico modo legale.
2) Costituire una SpA a S. Marino (o in altri luoghi similari), sulla quale fare transitare le fatture di acquisto della propria SpA italiana, e, variando opportunamente i prezzi delle merci, fare in modo che l’utile si formi in capo alla SpA sanmarinese, dove esso è tassato molto meno che in Italia. Questo sistema è apparentemente legale.
3) Fare in modo che l’utile  sia distribuito frazionatamente su più persone, magari anche sui propri figli: invece di maturare in capo ad una unica persona fisica,: in tal modo si applicano aliquote inferiori e si “eludono” la tasse corrispondenti alle aliquote superiori. Anche questo sistema “appare” legale.
4) Falsificare i bilanci, tanto non è più un reato … al fine di lasciare nella SpA maggiori disponibilità finanziarie per effettuare maggiori investimenti nella stessa SpA. Questo sistema è illegale, ma almeno …
5) Eludere o evadere il fisco in qualunque modo, ma per di più dirottando in conti “neri” le disponibilità finanziarie “risparmiate”. Questo sistema è “illegalissimo” perché con le “disponibilità in nero” si può sviare il normale corso delle cose (stavo per scrivere “della democrazia”). Questo è il particolare che si trascura quando da parte di taluno si afferma che (trasmissione RAI 3 “Ballarò” di ieri sera) “quella sentenza è assurda: infatti, come si può pensare che una persona che paga 300 milioni all’anno di tasse si sia data da fare per eludere la misera somma di 2 milioni”. Ma io  mi permetto di osservare:  occorre esaminare cosa si fa poi di quei 2 milioni … Questo sistema è illegalissimo.

Le parole sono macigni (Don Milani, “Lettera ad una professoressa”). E anche i milioni di euro erogati con leggerezza, mi permetto di aggiungere …

Un nostro ministro dice : “I giovani in cerca di lavoro non devono essere ciusi”. Ciusi, forse dall’inglese to choose, scegliere, cioè non devono pretendere di fare troppi distinguo, di avere troppe possibilità di scelta, ma devono accettare di buon grado qualsiasi lavoro.

Un altro ministro ha un figlio, il quale di parole non ne ha dette, non è stato ciuso. In silenzio ha intascato 3,6 milioni di euro quale buonuscita per essere stato direttore generale di una primaria compagnia di assicurazioni per solo poco più di un anno. Si dice: ma così stabiliva il contratto, è una accordo fra privati, quindi per quanto riguarda i loro rapporti è legge.

Si, dico io, ma questi costi si scaricano sui premi assicurativi che tutti noi paghiamo ed allora è inutile che lo Stato cerchi di calmierare le tariffe anche rispetto ai costi delle compagnie se poi i costi galoppano incontrollati a briglia sciolta. E poi, oggi, è anche una questione morale …

 

Grecia

Ne ho scritto nel mio post di ieri. Già tanti anni fa (35, ricordo perfettamente) in Grecia occorreva dimostrare al fisco come avevi potuto permetterti di acquistare un’auto. Cioè, già da molti anni v’era attenzione a che non si operasse con fondi neri. Ed oggi? Oggi in Grecia si arresta chi denuncia la violazione delle leggi e costituisce fondi in Svizzera, piuttosto che chi quelle leggi le ha violate. Oh tempora, oh mores!

 

Tremitalia (sic, Tremitalia)

CLICCARE SULLA FOTO!

Nei post del 16 maggi e del 5 giugno, cercando molto umilmente di imitare tale D’Annunzio, assai più esperto creatore di neologismi più di qualunque altro al mondo,  creai questo nuovo termine “Tremitalia”, con riferimento al “tremore” (ovviamente la mia era una voluta esagerazione) che ci assale di fronte a irrisolte e contraddittorie soluzioni tariffarie e del servizio in genere, nel senso che ci sarebbe stato da “tremare” ove ci si fosse voluti districare fra gli orari e le tariffe della citata società. Oggi il tremore è interno a quella società, infatti, “pare” che gli agenti della Squadra mobile di Firenze e del compartimento Polfer della Toscana abbiano eseguito 27 misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di imprenditori e funzionari di Trenitalia, ritenuti responsabili di aver inquinato e truccato il sistema di appalti di Trenitalia Spa. Tra i reati contestati, corruzione, abuso d’ufficio e accesso abusivo alle banche dati riservate di Trenitalia. Le misure sono state eseguire in 13 province, tra le quali Milano, Torino, Pordenone, Prato, Firenze, Verona, Genova, Napoli e Bari. Nord, Centro e Sud: par condicio rispettata! Comunque l’intervento lo stavamo aspettando, sin dai tempi delle “lenzuola d’oro”, ricordate?

Sicilia

Riduzione della spesa pubblica. Una frase del nuovo Presidente Crocetta (Trasmissione RAI “Ballarò” citata): “Non può essere che un Consigliere regionale guadagni meno di un Direttore Generale”. A parte che “chi lo ha detto?”, l’affermazione non è condivisibile. Infatti il primo è un amministratore pubblico eletto, operante non a tempo pieno, il quale può avere o non avere deleghe. Il secondo è un dipendente a tempo pieno con deleghe e precisi, complessi doveri operativi e gravi responsabilità previste anche dal Codice Civile. Pertanto l’affermazione del neo Presidente della Regione Sicilia è fuorviante. Si tratta infatti di un messaggio quasi subliminale, di una affermazione fatta “per inciso” (che purtroppo nessuno ha ribattuto in corso di trasmissione) e che – consciamente o inconsciamente – tende a sviare la mente dell’ascoltatore e di ogni cittadino dall’esame di cosa ci sia “dentro di essa”. Ecco il punto. Andiamo “dentro le cose”, andiamo a scoprire il significato più reale delle affermazioni e delle decisioni altrui. Ed anche delle nostre, ci mancherebbe altro.

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ASTENSIONISMO SICILIANO E TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Ottobre, 2012 @ 7:35 am

Detto altrimenti: elezioni siciliane e quelle per la Presidenza delle Comunità di Valle Trentine (CDV) e successivo referendum.

La forte percentuale di astensionismo riscontrata nelle recenti elezioni regionali sicule mi ha riportato alla memoria quella, analoga, che si riscontrò in occasione dell’elezione dei presidenti delle Comunità di Valle Trentine. Qui da noi (da noi, uso questa espressione perchè sto scrivendo all’interno di “Trento” blog) oggi molti criticano l’istituzione Comunità di Valle, in quanto ente non in grado di svolgere concretamente il ruolo di “capofila” delle mansioni intercomunali che la Provincia Autonoma sta delegando e “riunioni di Comuni, coordinati dalla rispettiva Comunità di Valle”.

Io mi permetto di sottoporre all’attenzione del lettore alcune sottolineature

A) A favore delle CDV:

1. Il loro nome. Piuttosto che “Provincia Autonoma di Trento” mi piace pensare di vivere all’interno della “Unione delle Comunità Autonome delle Valli Trentine”.
2. I “vecchi” Comprensori non si sono attivati abbastanza? Da sempre, e in ogni campo, se un sistema non funziona, è meglio creare un nuovo sistema e sostituirlo al vecchio, piuttosto che cercare di correggere il vecchio.
3. Nelle CDV sarà trasferito personale provinciale.
4. La creazione delle CDV può indurre molti Comuni a fondersi.
5. Il referendum abrogativo/confermativo delle CDV ha confermato le CDV. Quindi … “Deus vult, Dio lo vuole!”

B) Nel senso che forse si sarebbe potuto operare meglio:

1. Forse, prima di istituire le CDV si sarebbe potuta allargare la politica provinciale di finanziamento e di incentivazione di operazioni di accorpamento di funzioni comunali, come è stato per le Polizie Locali, alcune delle quali, fondendosi, sono diventate Polizia Locale Intercomunale. L’incentivo avrebbe potuto essere esteso con gli stessi meccanismi anche in favore della riunificazione delle società comunali della mobilità e della sosta, tanto per fare un esempio.
2. Forse, si sarebbe potuto predefinire meglio le competenze e la dotazione finanziaria delle CDV.
3. Non si vede  trasferimento di personale dalla provincia alle CDV.
4. Forse alla guida delle CDV non avrebbero dovuto essere ammessi “anche” i Sindaci dei Comuni interessati, ma “solo” i Sindaci.
5. Referendum abrogativo? Fallito solo per il meccanismo del “quorum”, ma la stragrande maggioranza dei votanti (100.000 su 110.000 …ricordo bene?) si espressa contro le CDV. Quindi … “Deus non vult, Dio non lo vuole!”

Riflessioni finali

Forse … forse se si fosse attuato quanto sub lettera “B” numeri 2, 3 e 4, l’assenteismo alle votazioni per l’elezione dei presidenti delle CDV e al successivo referendum abrogativo/confermativo sarebbe stato minore e quindi la situazione che ne sarebbe scaturita avrebbe avuto una maggiore valenza politica.

Nelle fasi di crescita, si decentra. In quelle di recessione, si accentra. Questa è una regola universalmente sperimentata e accettata. Noi stiamo vivendo una fase di recessione. Orbene, la CDV rappresenta sicuramente un tentativo di accentramento rispetto a ciascun singolo Comune. Rispetto alla provincia, è un accentramento o un decentramento?

P.s.: sono uscito di casa. Ho comperato il giornale (l’Adige). Leggo “Rivolta dei Comuni. La Provincia: Occorre dare più spazio ai Sindaci in merito alle gestioni associate”. In tal senso iniziavo ad esprimermi dal mio post del 21 dicembre 2011 (cfr. ivi )

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FORZA GRECIA, DAI CHE CE LA FAI … MA NON COSI’, PERO’ !

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Ottobre, 2012 @ 7:00 am

Detto altrimenti: però anche la Svizzera …

La notizia

Costas Vaxevanis

Atene, 29 ottobre 2012 – Il giornalista greco Costas Vaxevanis ha pubblicato sulla rivista “Hot doc” i nomi di 2059 correntisti greci della banca Hsbc che hanno conti correnti in Svizzera, nomi peraltro già trasmessi al governo greco dall’ex ministro delle Finanze francese Lagarde. Fra i nomi ci sarebbero due ex ministri greci. Le autorità greche sostengono tuttavia di non poter perseguire eventuali evasori sulla base di “informazioni ottenute in modo illegale”. Nonostante questa loro affermazione, esse hanno tuttavia proceduto ad un primo arresto: quello del giornalista, accusato di avere violato la privacy.

Il mio commento

Eh, no … così non va. Cara Grecia, non puoi “giocare” in questo modo con i miei soldi! Già, perché – se non altro – i soldi sottratti al tuo fisco sono miei. Miei, perché io pago le tasse qui in Italia. L’Italia contribuisce al fondo europeo salva stati, l’Europa ti elargisce sovvenzioni e tu consenti che questi denari, i miei, vengano sottratti al tuo fisco e portati in Svizzera. Come vedi io sono titolare di un “interesse legittimo” a protestare! O addirittura di un vero e proprio “diritto soggettivo” (domanderò al mio amico filosofo del diritto Hans Kelsen). Sai, questa estate sono andato a fare una pedalata in Svizzera. Ho avuto necessità di un po’ di contante. Ho prelevato 200 euro da un bancomat e sai cosa mi è capitato? Di riconoscere, fra  le banconote erogatemi dalla macchina, un biglietto da 100 euro che faceva parte della somma da me pagata al mio fisco a fronte del mio F24! Come avrà mai fatto quella banconota a finire in una banca svizzera? Te pudeat, Helvetia!

 La mia proposta

Se la si vuole riempire, prima di versare acqua (aiuti europei) in una vasca (la Grecia) occorre chiudere il foro di uscita sul suo fondo. Quindi, che l’Europa subordini l’erogazione dei propri aiuti alla Grecia (e a qualunque altro Paese) alla chiusura dei “fori” attraverso i quali questi aiuti si sottraggono alla loro destinazione istituzionale.

 La Svizzera: il fatto

Ammantata di perbenismo; di orologi precisissimi; di tanta buona cioccolata; di treni in orario; di una rete meravigliosa di piccoli coloratissimi trenini locali; di automobilisti che rispettano i ciclisti; di tanta attenzione ai problemi del rispetto della natura e dei limiti di velocità stradali; delle molte automobili in car sharing perchè è inutile riempire il paese di tante scatole di latta ferme lungo le strade; dei condomini dotati di locale lavanderia condominiale così l’appartamento può essere più piccolo e si risparmia; di un esercito permanente con richiami dei soldati ogni due anni, tanto per tenerli addestrati; dei militari che custodiscono legittimamente le armi in casa propria; ma soprattutto ammantata di tante banche e finanziarie compiacenti, … troppo compiacenti. Quo usque tandem, Helvetia, abuteris patientia nostra?

Le mie proposte: cara Svizzera ti scrivo …

…no, non ti vogliamo fare la guerra … ma capirai tu stessa che se tu continuassi a “fare da sponda” a chi con la sua evasione fiscale sta rovinando i nostri Paesi, dovremmo deliberare pesanti sanzioni a tuo carico per indurti a non essere più una collaboratrice “esterna” di questo tipo di delinquenza sociale e finanziaria. Uomo avvisato … In via subordinata, che noi quanto meno si abbia il coraggio e l’onestà di dire pane al pane e vino al vino e chiamare gli aiuti alla Grecia con il loro vero nome: aiuti alla Svizzera, visto che tu, Svizzera, lucri, guadagni e vivi sulla gestione dei fondi depositati presso le tue banche.

Et de hoc satis

E speriamo che di questo scandaloso arresto (scandaloso pe chi lo ha effettuato, non certo per chi lo ha subito) si tenga conto quando il nostro Parlamento dovrà esaminare la Legge bavaglio … per evitare che si debba dire anche al nostro Parlameno (… Parla-meno?  … no, volevo scrivere Parlamento, ma va bene lo stesso … ormai l’ho scritto): “Vos qoque, Patres Conscripti, vos pudeat!”

P.S.: Castigat ridendo mores! E non traduco a bella posta le frasi latine. Così qualcuno imparerà che deve smetterla una buona volta di affermare che lo studio del latino (e del greco) non serve a nulla! Eppopi eppoi, come diceva quella vecchia bella canzone di Toto Cotugno?

Lasciatemi sfogare
con la mia penna in mano
lasciatemi sfogare
scrivendo  piano piano.
Lasciatemi sfogare
perche’ ne sono fiero
sono un Italiano
un Italiano vero

 

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UN MIO CAPO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Ottobre, 2012 @ 7:15 am

Detto altrimenti: il mio “terzo genitore”, nel decimo anniversario della morte di una Persona alla quale devo molto: Ruggero Cengo Romano

Scrisse un libro, “Cengo e Sogno di Ternengo” (Ternengo, il loro paese d’origine, vicino a Biella). La vita delle famiglie dei suoi genitori, Tilde Sogno e Attilio Cengo. Rimasto orfano, fu cresciuto dalla zia, sposata Romano. Da qui il suo nome Ruggero Cengo Romano. Il libro fu pubblicato postumo. Chiesi di potere scrivere poche righe di prefazione. Mi fu concesso. Eccole:

“Ho conosciuto Ruggero Cengo Romano quando ormai, da tempo, egli ricopriva a Torino un’importante carica (Direttore Centrale) alla Stet, la Finanziaria dell’IRI per l’elettronica e le telecomunicazioni, nella quale io ero stato assunto come dirigente.
Ho trascorso con lui cinque anni della mia vita lavorativa, anzi, cinque anni della mia vita. Infatti, dopo i miei genitori, è stata la Persona dalla quale ho maggiormente imparato ed alla quale maggiormente devo, sotto ogni profilo.
Più lungo che magro, capelli a spazzola, abiti molto tradizionali, automobile anch’essa tradizionale (“Perché mai hanno smesso di produrre la 1100?”), leggermente curvo in avanti, un po’ per l’abitudine al lavoro d’ufficio, molto più per la sua premura d’assecondare l’interlocutore.
Al centro di una scrivania ad anfiteatro stracarica di carte, come pure stracariche erano quasi tutte le sedie del suo studio e parte del pavimento, annotava via via su di un taccuino (che egli chiamava il “panonto”) ogni contatto telefonico e personale della giornata, salvo poi rielaborare, approfondire ed inquadrare ogni argomento. Di computer, neanche a parlarne. Una calcolatrice “a mano” di oltre quarant’anni andava benissimo. Matita nel taschino della giacca, gomma e temperamatite sulla scrivania.
Sempre molto serio in tutte le circostanze che richiedevano serietà, sapeva anche cogliere ed apprezzare i lati umoristici della vita. Parco nei consumi, nel vitto e nelle bevande: riso ben cotto e acqua con una fetta di limone.
Tutti lo cercavano, tutti sentivano il bisogno del suo apporto professionale. Egli dava udienza a tutti, salvo occuparsi dei problemi in ordine inverso, trattenendo quindi presso di sé, in attesa, i primi interlocutori, quasi per paura di perderli senza aver dato loro la risposta che si aspettavano.
Era credente e viveva la sua Fede in modo discreto, non badando a sedersi in Chiesa “in ordine gerarchico” (con il che spiazzava il 90% dei colleghi intervenuti al Precetto Pasquale). La sua Fede era visibile attraverso l’attenzione che dedicava agli Altri, con la A maiuscola, ai loro problemi di lavoro e personali. Se gli chiedevi qualcosa, non ti dava un consiglio, ti dava un aiuto. E non demordeva sino a quando questo suo impegno non avesse portato a risultati concreti.
Altra sua caratteristica era non strumentalizzare le persone, comunicare loro la propria esperienza ed il proprio sapere, farle crescere professionalmente.
Comprendeva, anche se non approvava, la malvagità. Non sopportava l’incoerenza.
Aveva sofferto molto: padre morto combattendo in Africa, madre uccisa dalla guerra in Italia. Da allora era vissuto con gli zii e poi con la sola zia, che chiamava mamma. Comprendeva e condivideva la sofferenza altrui.
Taluno non lo sopportava completamente, per quel suo carattere all’apparenza scontroso, burbero, rigido. Tuttavia forse la ragione di tali riserve era un’altra: Ruggero, come uomo di principi, come professionista, come uomo di cultura e soprattutto come Uomo, era inarrivabile.
Fra i tanti episodi, uno. A pochi mesi dalla mia assunzione, mi trovai ad assistere ad un colloquio fra Ruggero, alcuni suoi colleghi di Torino e nostri superiori di Roma. Non ricordo chi mi chiese come mi trovassi con un simile capo. Io risposi , d’istinto, semplicemente con la verità: con un tale maestro, non potevo che ritenermi fortunato. Ma il fatto che voglio segnalare è tuttavia un altro e cioè la reazione di Ruggero a queste mie parole: gli si illuminarono gli occhi di felicità. Io, che non avrei mai creduto di poter essere già così tanto considerato da lui, io che ero un dirigentino neo assunto, gli fui grato per l’apprezzamento che aveva mostrato di riservare al mio giudizio.
Mia figlia Valentina si è sposata. Gli abbiamo mandato la partecipazione, Ruggero ha subito telefonato. Io ero fuori casa. Mia moglie Maria Teresa gli ha detto che lo avrei richiamato. L’ho fatto. Troppo tardi. E’ come se avessi mancato l’ultimo saluto ad un genitore.”

Ruggero ha lasciato una ricca eredità: al Comune ed alla Parrocchia di Ternengo tutti i sui risparmi. Inoltre, al Comune, che gli ha intitolato una piazza, tutti i suoi libri, che sono andati a costituire una nuova, ricca, preziosa biblioteca comunale. A me, la ricchezza del suo insegnamento, del suo ricordo e il dolore d’averlo perso quando aveva solo 68 anni, l’età che ho io oggi.

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PADAM, PADAM …. (Parigi, Parigi …)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Ottobre, 2012 @ 10:12 am

Detto altrimenti: Padam … è così che i Parigini chiamano la loro  bella  citta’. Ed io …  come la chiamo?  “Museo a cielo aperto”, ecco come la chiamo!

(Attenzione: poiché le foto inserite sono molte, la dimensione scelta per la pubblicazione di alcune di esse è la “mini”. Tuttavia basta cliccare sulla foto per ingrandirla).

Parigi brucia? Parigi val bene una Messa? La ville lumière? Sotto i ponti di Parigi? Parigi o cara? “Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna, e il nostro amor …” scrive il poeta. Fra chi ne indovina il nome sarà estratto …. no, non un viaggio a Parigi, ma una foto di quella città!

C’ero stato altre volte. Per lavoro. Taxi. Hotel a tante stelle. Giacca e cravatta. Valigetta 24 ore. Ordinateur (computer). La testa altrove. Le sole cose che ero riuscito a rubare alla cravatta: un pranzo con tante ostriche e una visita al Museo d’Orsay. Troppo poco.

Prova di ballo

Tornarci con Maria Teresa (un regalo dei nostri “quattro” figli per i 42 anni de marriage), giubbotto Slam, Timberland ai piedi, blue jeans e macchina fotografica a tracolla è stata tutta un’altra cosa! Tre giorni pieni. Cosa abbiamo visto? Nell’ordine: Montmartre, Pigalle, Moulin Rouge, Sainte Chapelle, Notre Dame, lle de la Citè, Boulevard Saint Germain, Chiesa di S. Germain, Chiesa di S. Sulpicio, Tour Eiffel, la Senna dal battello, il Bois de Boulogne, il quartiere Trocadero, l’Arco di Trionfo, gli Champs Elysées, Place de la Concorde, il Louvre, Place des Vosges, l’Ile S. Louis (con i suoi deliziosi negozietti), la Gare d’Orsay. Mai preso un taxi o un bus. Metro e pedibus scarpantibus, per km e km.. Paris la nuit? La prochaine fois!

Tutte “cose” che molti di voi conoscono già. Ma la Parigi che io vi voglio raccontare è un’altra, quella delle sensazioni e dei piccoli grandi incontri ed episodi.

Gli aiuti spontanei ricevuti

State attenti ai borseggiatori, ci viene detto da molti manifesti e da una persona. Ok, staremo attenti, rassicuriamo e ringraziamo chi ci ha avvisato. Non gli diciamo che ci siamo abituati, qui in Italia, soprattttutto in certe città del centro sud che non nomino per non offendere nessuno … Tuttavia a  me è capitato di sventare tentativi a Genova e a Milano.

Giuliana e Maria Teresa

Sei un po’ in difficoltà con la tua mappa della città? In occasioni diverse ben tre persone si sono fermate spontaneamente ad aiutarci. Una l’ho anche fotografata, Giuliana, così gentile! Eravamo nel quartiere Trocadero che però i Parigini chiamano Passy, reduci da una bellissima passeggiata con spuntino al sole del Bois de Boulogne, alla ricerca della fermata della metropolitana. Ci vede un po’ imbranatelli, si ferma spontaneamente, ci indica la soluzione, sorridendo. E’ italiana e vive a Parigi da dieci anni. Abita in zona. Facciamo amicizia (o forse amicizia è un parola troppo impegnativa? Ma mi è venuta così, di getto! Io le cose me le sento … e se me le sento, mi lascio andare. Fino ad oggi mi è andata sempre bene e sono sicuro che sarà così anche questa volta). Le offro di fotografarla insieme a Maria Teresa per poi inserire la foto sul blog. Accetta. Ecco, detto, fatto. Grazie Giuliana! Fatti viva con un tuo commento qui sotto al post! L’avevi promesso! Fra l’altro ti ho lasciato un mio biglietto da visita di blogger …

La metropolitana (o il metrò?)

Le scarpe
Scarpe che lavorano e scarpe in pensione e in vacanza. A voi individuare le due categorie!
La rete
Bruce Marshall nel sul bel libro “Candele gialle per Parigi”, edito nel 1946 ma ambientato fra le due guerre, periodo durante il quale l’Autore abitava in quella città, testimonia come già all’epoca del racconto Parigi fosse dotata di una buona rete di metropolitane. Con carrozze di prima e di seconda classe. Oggi la rete è ottima.

La classe è unica. La rete ti conduce ovunque, ti senti libero di girare, sicuro di non perderti e di tornare a casa rapidamente da ogni punto della città. I costi? Una corsa €1,70, quindi cara per percorsi singoli e brevi, ma se devi attraversare la città utilizzando tre linee diverse, il costo dell’unico biglietto diventa accettabile. L’abbonamento tri giornaliero poi costa solo 23 euro. Complimenti, Parigi, anzi, complimenti, Padam!

I visi
Alcuni di persone di colore sono statuari. Peccato non poterli fotografare. Altri sono visi dormienti, di persone che stanche dal lavoro, cercano di recuperare anche in metro. Molte le cuffie alle orecchie. Tutti i visi svegli, comunque, guardano lontano, distaccati dall’ambiente in cui si trovano. Quasi estraniati. Il mio no. E’ lì apposta per indagare e conoscere la città anche attraverso i visi di chi la abita. Dimenticavo: un viso con i fiori, in autunno, in metro …
Come non pagare il biglietto
Ai cancelletti di entrata, saltare letteralmente immediatamente alle spalle di un passeggero pagante. Le sbarre e le ante che chiudono il passaggio sono sufficientemente lente e consentono a giovani atletici di sfruttare quell’attimo. Per le persone anziane si consigliano i cancelletti alle uscite, contando sulla comprensione di un passeggero in uscita. Ma voi non fatelo, come ovviamente non l’abbiamo fatto noi!

Risciò a pedali a Place de La Concorde

Una prima nota negativa
Il metro non è idoneo ad essere utilizzato dai portatori di handicap motorio. Infatti la maggior parte dei dislivelli fra le varie linee non sono servite da scale mobili.
Seconda nota negativa
Le stazioni del centro sono molto più manutenzionate di quelle in periferia. Oppure, se volte, le stazioni periferiche sono poco manutenzionate rispetto all’ottimo stato di manutenzione delle stazioni centrali.
Terza ed ultima nota negativa
Ben quattro giovani, in occasioni successive mi hanno ceduto il loro posto a sedere. Una era una bella ragazza. Che io sia diventato così vecchio?

Orientarsi a Parigi

Raffrontate la mappa stradale con quella del metrò ed il gioco è fatto. Una sola volta – ci trovavamo all’aperto – non riuscivamo ad orientare la cartina. Stavamo procedendo verso nord o verso sud? Da buon velista me la sono cavata con un’occhiata alla luce del sole che stava tramontando … quello è l’ovest, etc.

I ponti sulla Senna

Lucchettati.

Le code

Ordinate, non stressanti, diverse dalle nostre che invece ricalcano strategie militari o calcistiche di attacchi lungo le ali per aggredire l’avversario lungo i fianchi del suo schieramento!

I caffè, WC pubblici

Pochi WC pubblici, molti caffè. Se avete un’esigenza “idraulica”, mettete in conto di entrare in un caffè, per berne uno, appunto. Nel frattempo potrete utilizzate la toilette. Da seduti. No, cosa avete capito? Il “da seduti” riguarda la degustazione del caffè. Non necessariamente l’utilizzo del WC!

The pretty, little, strong american climber!

La scalata della torre con foto

Torri. Io ero molto più esperto delle torri dolomitiche, della Torre del Brenta ad esempio, che scalai da giovane. Qui si tratta di una torre ben diversa ma ugualmente emozionante, la Torre Eiffel. Ed ecco una giovane scalatrice americana. Alla mamma, un mio biglietto da visita di blogger accanito.

Liberté, Egalité, Fraternité

Sul frontone del Palazzo di giustizia. Leggere queste parole mi ha fatto venire i brividi, come quando si ascolta una musica che ti prende. Che sogno! Siamo nel paese delle meraviglie, e lo scrivo senza alcuna ironia, sia chiaro. D’altra parte qualche post fa (3 ottobre 2012) ho elogiato i provvedimenti del Presidente Hollande. Tuttavia, non è tutto oro quel che riluce, che riluce come le statue dei ponti della Senna o delle statue sopra l’Opera. Infatti ho incrociato molte persone “senza tetto” che dormivano sui sedili el metro o che per strada faticosamente trascinavano tutti i loro miseri averi ammucchiati su di un carrello “preso in prestito” da qualche supermercato. Non li ho ritratti per rispetto della loro condizione.

Prefettura Francese e (una sola, per fortuna!) Prefettura Italiana

Confrontate quanto da me scritto nel post precedente con il significato della foto qui accanto, della Prefettura di Parigi.

La chiesa più bella e quella più vecchia

La più bella, la Sainte Chapelle. La più vecchia: una parte della chiesa di Saint Germain, che risale al 500, si .. al 500 non al 1500. Nel passare lungo l’abside, dietro l’altare maggiore, osservando queste “rovine” (meglio sarebbe dire “reliquie storiche”) mi sono venuti i brividi, più intensi che altrove, non me ne voglia la Sainte Chapelle. Qui tuttavia mi è venuto da pensare quanto sia “giovane “ Parigi rispetto alla “vecchia” Roma.

Evviva le biciclette!

Quelle che potete prendere a noleggio sulla strada, con un sistema elettronico di self servicee …,

… quelle che la stessa polizia utilizza …

… i risciò a pedali!

I Parigini non patiscono il freddo

Quanti ne abbiamo visti/e di Parigini/e in maglietta con le maniche corte, senza calze! Io indossavo una giacca imbottita! Ma non hanno freddo? La temperatura? Dai 10 ai 17 gradi. Fate voi.

Le auto elettriche e il traffico

Molte, per strada, presso le colonnine per la ricarica. Abbiamo notato che in tre giorni non abbiamo mai visto un ingorgo del traffico del tipo “romano”.

I recipienti per la spazzatura

Molti. Un semplice sacchetto di plastica. Alla sommità una piastrina di metallo sulla quale spegnere le sigarette, prima di buttare la cicca, ben spenta, nel sacco (e non per terra!) senza danneggiarlo. Non abbiamo visto nemmeno un sacco bruciato. Il fatto che la cosa mi abbia colpito avrà pure un significato!

Il cibo  ed il suo costo

Si mangia bene. Se volete spender molto, nessun problema. Ma è possibile mangiare assai decentemente a costi contenuti: un buon piatto con contorno ed una bevanda si trova con estrema facilità a 15 euro. Un esempio? Il piccolo ristorante Le Petit Plateau al n. 1 del Quai aux Fleurs, poco distante da Notre Dame. Lungo la Senna. I tavolini sono ricavati da vecchie macchine da cucire Singer. Volete acqua minerale non gassata? Chiedete acqua naturale, pas mineral, altrimenti vi danno quella del rubinetto al prezzo della minerale non gassata. Del resto anche a Venezia l’acqua “del rubinetto” è la stessa di una nota marca di acque minerali gassate e non gassate, lo so per certo!

Il senso della grandezza

Moi, Ã la Place des Volsges

Parigi è “grande”. Non intendendo “big”, ma “great”. La sua è una grandezza “moderna”. L’osservazione mi è sorta spontanea rispetto a Roma, che è “grande” di una grandezza “antica”. I corsi e i ricorsi della storia di Gianbattista Vico esistono anche in architettura ed urbanistica. Rispetto a Roma, inoltre, gli spazi, sono assai maggiori (big, bigger). D’altra parte la pubblicità di una grande monovolume francese, la Espace, recita “E se il vero lusso fosse lo spazio?”.
Grandezza di oggi e grandezza di ieri, … grandezza della Sainte Chapelle, eretta nel 1100: pensate quale significato la sua magnificenza poteva avere in allora se ancora oggi ci lascia stupefatti …

Vittorio Ugo abitava a la Place des Volsges

I prezzi delle case a Place des Vosges

La piazza è veramente bella. Vicina alla Senna che conta. I prezzi? “Appartamento da 20 metri quadri, ottimo come primo acquisto, solo €290.000”. Poi, se si sale a 50. 70, 100 metri quadrati, i prezzi vanno da 900.000 a 2.000.000 di euro. Fate vobis!

Raffaello, Leonardo, Michel Angel, Giulio Verne e Vittorio Ugo

I nomi dei “nostri” sono stati tradotti in francese, forse per “vendicarsi” di quanto noi abbiamo fatto con Giulio Verne. Tuttavia i conti non tornano. Siamo in svantaggio. Ed allora traduciamo la targa della casa di VITTORIO UGO a Place des Vosges!

Controlli agli accessi

Molto più severi quelli per l’accesso al Palazzo di Giustizia – Sainte Chapelle che non al Louvre.

Quadri da brivido

No, per me non tanto davanti a Monna Lisa (per quanto …), quanto davanti alla notte stellata, alla camera di Arles di Van Gogh, davanti al campo di papaveri in Olanda, a La pie, alla figura di donna al sole di Monet o ai paesaggi innevati di Sisley.

25 ottobre 2012: colazione al Bois de Boulogne, al sole, a 20 gradi!

Ostriche a volontà

Ristorante “La Poisonniere” all’incrocio fra Rue Tourrenne e Rue S. Antoine. In alcuni giorni della settimana, venerdì compreso, ostriche a volontà al prezzo fisso di €35,00.

Le truffe

All’uscita del Louvre. Ragazzine finte sordomute. Vi fanno scrivere nome, nazionalità e codice postale su di un foglio per il sostegno della categoria, e fino a qui … Poi vi chiedono un’offerta. E anche fino a qui …Ma se accettate di dare loro qualcosa, specificano “minimo 20 euro”. I giochi son fatti … capite che non può essere vero …

L'oro dell'Opera

Una persona fa finta di raccogliere davanti ai vostri piedi un anello di (presunto) oro, affermando che voi l’avete appena perso, che vi era appena caduto. Se voi volete “fare i furbi”, se accennate a prendervi l’anello e dire “Grazie!”, la persona vi chiede la ricompensa per avervi evitato la perdita del gioiello. Noi abbiamo detto no grazie non è nostro se lo tenga, quell’oro ….

Le chevalier

Alla radio, accesa per caso, apprendiamo che le chevalier è stato condannato a quattro anni di carcere ma tre  sono cancellati dall’ultimo indulto.

... tener bravi quattro figli, per tre ore, all'areoporto ...

Bambini all’aeroporto Charles De Gaulle

Una mamma italiana. Quattro figli (uno non è “entrato” nella foto). Tanta pazienza, tanta vitalità, tanta inventiva. Fotografo e lascio alla mamma  il mio terzo ed ultimo biglietto da visita di blogger impenitente.

In attesa dell’imbarco, ritardato di tre ore

Leggo Carmine Abate, “La collina del vento”: la Ninabella del romanzo espone quadri a Parigi. Sarà una coincidenza?

L’ignoranza, l’arricchimento, la comprensione …

L'Arco di Trionfo, il trionfo di un viaggio!

Più viaggi più ti accorgi della tua ignoranza. Più viaggi, più ti arricchisci. Più viaggi, più comprendi gli altri, più apprezzi la diversità, più la diversità ti si rivela per quello che è: una ricchezza, una risorsa. Più viaggi, più hai la possibilità di migliorare te stesso ed il paese nel quale vivi. Ma è vero anche che più viaggi, più riesci a scoprire gli aspetti migliori del Paese nel quale vivi. Ci sono anche quelli. Non solo i peggiori.

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ISTITUZIONI: TALVOLTA ARROGANTI SINO ALL’INVEROSIMILE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Ottobre, 2012 @ 12:10 pm

Detto altrimenti: per fortuna solo talvolta … per fortuna la maggior parte di esse non è così…

RAI 3 – 22 ottobre 2012, prima serata. Trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa”. Parla Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa. Mostra un video.

Un sacerdote parla di fronte ad una tavolata di “autorità”. Con voce calma e toni assolutamente rispettosi illustra una situazione di grave pericolo sociale rispetto alla quale chiede di essere aiutato, rispetto alla quale chiede che venga posto rimedio da parte delle autorità. Nel far questo cita un suo incontro con “la signora”, e la indica. Infatti la signora era seduta al tavolo delle autorità. Il sacerdote viene interrotto bruscamente da un’altra autorità, che si leva in piedi e gridando, riprende il parroco: ma come si permette di chiamare signora la signora prefetto? E’ un prefetto, lei ha insultato l’istituzione, anzi tutte le istituzioni etc. etc. con toni sempre più accesi, gridando. Il povero parroco ammutolisce. Si guarda intorno sperduto, incredulo, quasi a domandare agli astanti cosa stia succedendo. Fine del video.

Cosa sta succedendo? E’ la domanda che ci poniamo tutti. La signora in questione non si era offesa né sconvolta, ascoltava in silenzio le ragioni del parroco. L’intervento di quel “signore” è da condannare sotto ogni profilo. Le cosiddette autorità sono tali in quanto al servizio della gente, non per umiliarla, aggredirla, insultarla. Mantenere quel signore al suo posto sarebbe come mantenere un pedofilo alla gestione di un asilo. Entrambi sono assolutamente inadeguati al ruolo.

E poi, diciamola tutta. Quell’autorità gridante era:

Un inferiore della signora, ed allora la sua è una captazio benevolentiae fuori luogo anche perchè la sua (di lui) capa sarebbe stata ben in grado – se solo l’avesso voluto - di replicare da sola. Quindi con il suo (suus, di lui medesimo) intervento ha preteso di sostituirsi a lei, colmando una sua  (eius, di lei) pretesa lacuna.

Un pari grado della signora, ed allora è anche un maschilista, finto galantuomo, perchè con il suo (suus, vedi sopra) intervento segnala l’incapacità della collega di  sesso “debole” di auto-gestire la propria eventuale replica (della serie: “Guarda, impara, ti insegno io come si fa”).

Un superiore della signora: men che meno! “Pensa un po’ ho dovuto scomodarmi io per difenderti visto che tu non sei capace di difendere te stessa e le istituzioni, visto che tu permetti che le istituzioni vengano offese!”

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INTERVALLO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Ottobre, 2012 @ 7:21 am

Detto altrimenti: me ne vado via, una settimana, senza computer

 

Evvabbè … così respirate anche voi. Me ne vado (ma poi torno, cosa credevate?). In vacanza a visitare una bella capitale europea. Quale? Ve lo scrivo e fotografo al mio ritorno. E vado senza computer e senza quella altre piccole nuove funzionalissime diavolerie che lo potrebbero sostituire quali telefonini con su internet o aipad, aifone, ai-non-so.-che-cosa, ahi, ahi! E chi più ne ha più ne metta. Sono un vecchietto, non inseguo la tecnologia. Di fronte ad essa scappo, ma non troppo velocemente. Mi lascio raggiungere da quel tanto che mi serve, anche perché, a voler essere aggiornati in tutto, dovreste imparare come funzionano tutti i sistemi di comunicazione, le complicatissime TV, la bilancia elettronica, macchine fotografiche e cineprese (elettroniche, ovviamente), sveglie elettroniche, forno –bimbi elettronico, programmatori di lavapiatti e lavastoviglie, televideoregistratore, navigatore dell’auto per non parlare di tutto quello che può darvi ancora il vostro PC che voi state usando più o meno come una macchina da scrivere!
Vado in vacanza senza bicicletta, anche perché vado al nord e comunque inizia a fare freddino. La, anzi, le mie biciclette … le ho salutate un po’ mesto, le ho ripulite, le ho portate a fare un giretto, una alla volta, s’intende, forse l’ultimo della stagione visto che al mio ritorno pare che arrivi una botta di aria polare e quindi l’inverno. Quest’anno mi hanno accompagnato per 3700 km durante 78 uscite: la prima di 89 km., la più corta di 8, la più lunga di 137, l’ultima  di 35. In media 47,44 km ad uscita.

Su è giù per tutte le ciclabili della regione, soprattutto. La Valle dell’Adige è la pista più usuale: esci di casa e via, verso nord o verso sud, tenendo conto dei venti, anche se non sei in barca a vela. Infatti, provate un po’ a pedalare contro vento! E’ come essere in salita. L’ottimo lo si ottiene andando verso sud con la tramontana, la mattina, e tornare a Trento nel pomeriggio con l’Ora (da sud). Tutti campioni, velocissimi!

Una delle ultime gitarelle è stata la Trento- Riva del Garda, una cinquantina di km. in due ore e mezza, senza forzare. Ho scattato qualche foto con il telefonino. Fiori gialli in autunno, un tronco arenato in mezzo al letto dell’Adige subito dopo Rovereto, le spiagge di Rovereto alla centrale idroelettrica, la vista sul lago al tornante prima di Torbole, una festa “paesana” a Riva del Garda, sul Piazzale della Costituzione sopra il Parcheggio Interrato Terme Romane.

La qualità delle foto ovviamente non è eccelsa, data la data (ah ah!) del telefonino, ma è il pensiero che conta.
Ora vi lascio. Devo rifinire i bagagli. A fra una settimana, dunque!

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NOI LA VOGLIAMO CALDA E SUBITO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Ottobre, 2012 @ 8:55 am

... a figassa zeneize, la   focaccia genovese

Detto altrimenti: oltre cinquanta anni fa, a Genova …

… a Genova, vedemmo le strade tappezzate da enormi manifesti, enigmatici, con questa scritta: “Noi la vogliamo calda e subito”. Molti pensarono alla focaccia genovese, buona sempre, ottima appena sfornata. Tuttavia i più maliziosi, fra i quali io stesso  poco più che diciottenne, qualche bella e sana risatina se la fecero. Vuoi vedere che in Comune c’è qualche mattacchione, un eterno goliarda che vuole smentire la fama di genovesi troppo seri, lavoratori musoni, chiusi in se stessi, poco comunicativi e poco spiritosi?

Poi, riflettendo, in attesa che il mistero venisse svelato – come poi accadde dopo alcuni mesi di messaggi criptati – feci una analisi più seria del messaggio. “Noi la vogliamo…”. Noi vogliamo? Voi chi? Voi uomini? O solo una parte di essi? E gli altri? E poi, “l’erba voglio non nasce nemmeno nel giardino del re”, almeno così mi avevano insegnato da bambino. Forse sarebbe stato meglio quantomeno scrivere “Calda e subito? Certo, per tutti”. Ma probabilmente il messaggio avrebbe colpito di meno di quanto fece.

Don Milani in “Lettera ad una professoressa” fra l’altro scrisse “le parole sono macigni”. Condivido in pieno, anche se Don Milani, un vero “gigante” del pensiero ( e dell’azione!) non ha certo bisogno della condivisione di un piccolo nano (sempre del pensiero e dell’azione, perchè per il resto, grazie a Dio, nonostante l’età continuo ad essere alto 1,78. Almeno questo!). E poi mi scuso se avvicino Don Milani alla banalità del discorso che sto imbastendo. Ma ricordare quella Persona non fa mai male …

Il mistero delle parole. Fu svelato mesi dopo questi prolungati “bombardamenti”. Si trattava dell’acqua che la nuova rete cittadina di metano avrebbe garantito alla cittadinanza, a tutta la cittadinanza, calda e subito. Appunto.

Ieri sera sono stato in Piazza Dante, a Trento, alla manifestazione di un gruppo di volontariato, per sollecitare la soluzione del problema delle notti dei senza tetto, che dovrebbero essere calde da subito. Una manifestazione per sollecitare le Autorità … ecco, “Autorità“, questo termine stona, le Autorità non dovrebbero porsi in alto, sopra la gente, ma in basso, per servire la gente. Come fece Gesù che  “senza dimora” ci nacque! Ma questa è un’altra storia …

Questo, per Lui, sarà letto e dimora, dimora e letto

“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, mentre a Roma di discute (se mandare o meno un esercito in suo aiuto), l’alleata città di Sagunto viene espugnata (dai Cartaginesi). Mentre (a Roma e) a Trento si discute, la temperatura notturna scende. Ieri sera solo a +10 gradi, ma presto sotto lo zero. E nel frattempo esistono centinaia di posti letto caldi e vuoti, cioè inutilizzati. Talvolta si obietta che quella tale struttura non può essere utilizzata perché “non è a norma”. Ma in caso di calamità naturali e di emergenze, legittimamente si supera ogni prescrizione.

E poi, “Si, qui abbiamo una struttura … ma quell’altro Ente ne ha una migliore, chiedete a loro, confrontiamo … e poi mi è giunta voce sì, che si potrebbe utilizzare quell’altra ancora, …” Io dico che “me par na talianada”, per dirla in dialetto trentino! Che ci vuole? Basta (voler) dare centralità al problema e fare un rapidissimo censimento delle unità disponibili per il ricovero notturno e impostare un semplicissimo sistema su di un foglio excell! Via … e lo stesso dicasi per la disponibilità dei volontari. Il problema, di volta in volta, va risolto in tempo reale, come reale è il bisogno di chi una dimora non ha (dimora, di casa manco a parlarne!), nemmeno per la sola notte invernale.

Noi. Tutti noi. La vogliamo calda e subito. La notte. Non per noi. per LORO

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EVENTI – Terza puntata: “LA VIA VERTICALE” (con post scriptum)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Ottobre, 2012 @ 6:26 am

Detto altrimenti: non è solo un libro …

Ieri pomeriggio, presso il centro Studi Bernardo Clesio, a Trento, il Professore Paolo De Lucia dell’Università di Genova, ha presentato il suo ultimo libro “La via verticale – Dalla dissoluzione dell’Umanità al ritorno ai valori”. Queste mie righe non sono la “recensione di un libro”, ma la sottolineatura di un evento che richiama la nostra attenzione sulla necessità di “fermarci a riflettere”, da un lato e di “metterci in moto con energia” per un altro aspetto. Sapete, io non sono né uno studioso né tanto meno un filosofo, quindi chi è tale – studioso o filosofo – perdonerà il mio approccio quanto meno singolare dal suo punto di vista.

De Lucia e Marcello Farina

D’altra parte credo proprio che la maggior parte dei “miei” lettori (siete 10.000 al mese, lo sapevate?) possano ben essere né studiosi né filosofi! Come riassumere la conciliazione delle due posizioni contrapposte “fermiamoci” ed “agiamo”? Bè, un tale ben prima e assai meglio di me, ha fatto questa sintesi con l’espressione “Pensiero ed azione”. Un Altro, e lo ricordo soprattutto ai credenti, disse: “Ora et labora”. Laborare, appunto …

Per Capirsi. Don Marcello Farina ha evidenziato i quattro punti della “pars destruens” del libro: il tramonto della religione, la morte della patria (patria non intesa in senso politico, ma nel senso della “appartenenza”); la metamorfosi della famiglia; l’estinzione del lavoro, evidenziando come prioritaria l’opportunità di soffermarsi su quest’ultimo aspetto, il lavoro e la “mancanza di –“. Marcello (Persona rara, sensibile, attenta, un amico del prossimo, un amico per onuno che ricerchi, che tenda, che si sforzi a …, un amico di chi nutre dubbi e cerca di risolverli, un amico di ogni cercatore di Fede – lo scrivo per chi non lo conosca “di suo”, ovviamente! - ) Marcello, dicevo, interpreta il libro come una visione ed una rappresentazione dinamica del pensiero volto al riconoscimento del valore delle cose (da farsi, n.d.r.). Ed evidenzia come la “pars costruens” sia trattata in ordine inverso alla “pars destruens”, e cioè iniziando dal “Lavoro” (non è a caso che lo scrivo con la L maiuscola!). E come la “scalata” sia veramente tale, verticale, ardua ma non impossibile, come ogni scalata in montagna. L’immagine è sua.

De Lucia

L’esposizione dell’Autore che si è concentrata sulla “pars destruens” è stata abbastanza scioccante. Diciamocelo. Una rappresentazione molto cruda di alcuni aspetti, numerosi, di denuncia e protesta per la distruzione di molti riferimenti cari sicuramente ai “conservatori”. Ma quando si è passati alle riflessioni sul “Lavoro”, De Lucia si è trasformato in un “conservatore di sinistra”,  se reclamare un ruolo nel mondo del lavoro soprattutto per i giovani significa s’essere di sinistra.

In una mia “replica commento” ad un commento del mio post del 17 ottobre (“Incontri”) trovate brevemente elencata la sintesi dei rimedi proposti dall’Autore contro la calamità “mancanza di lavoro”.

 In aggiunta, nel corso del dibattito, è emersa la inadeguatezza dell’orientamento scolastico rispetto alle necessità di chi il lavoro lo offre; il decadimento del rigore nella preparazione scolastica, per cui, come risulta da un intervento, “se all’esame di maturità viene promosso il 98% egli alunni, tanto vale abolirlo!”; la grande responsabilità dei mass media nel creare modelli falsi, illusori, devianti (“veline” in testa alla lista! “Il cinema è immagine della realtà. La realtà è immagine della televisione”, Woody Allen) ; la responsabilità delle “finanza” che ha sostituito una economia virtuale” a quella “reale”; la mancata attuazione delle statuizioni della nosttra Carta Costituzionale.
Don Marcello, nel suo intervento di chiusura, sempre molto significativo, ha sottolineato come da queste considerazioni sicuramente amare, si debba ripartire guidati da quell’ ”Ora et labora” da me prima ricordato (ma la citazione di S. Benedetto d’Aquino era sua, e di chi altro avrebbe potuto essere?). Io, molto più modestamente e laicamente, mi permetto di ricordare le statuizioni della nostra Costituzione, alle quali si è richiamato un intervento nel corso del dibattito, sottolineando come ai bravi e meritevoli debba essere comunque garantito il diritto allo studio. Vè da dire che se la nostra Carta Costituzionale si preoccupa che lo studio sia reso accessibile si bravi e meritevoli (nello studio, appunto!), essa afferma anche che il lavoro deve esser garantito a tutti, anche a chi “bravo e meritevole” nello studio non sia, ma che però deve essere tale nel lavoro, che è sì un suo diritto, ma anche un suo dovere.

“Null’altro essendovi da discutere e da deliberare, la seduta è sciolta ad ore 19,30′

P.S.: per la seconda volta in pochi giorni (la prima, in occasione della lettura di “Uccelli” di Aristofane, cfr. post del 14 ottobre scorso) è stato citato tale Lorenzini, alias Collodi, che con il suo “Pinocchio”, -vero libro per adulti,  oggi più che mai – ha messo in guardia contro i falsi idoli. Falsi idoli e falsi dei Gli  ” dei  falsi e bugiardi” (Marte, Venere, Bacco & C.) dell’inferno dantesco  sono ritornati! Non adoriamoli. Ricacciamoli nella loro “selva oscura” dalla quale noi dobbiamo uscire.

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