FRA LA BICICLETTA E I LIBRI …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Agosto, 2014 @ 3:29 pm

Detto altrimenti: un po’ di vela! (post 1644)

Melges 21 in regata

Melges (mod. 24 piedi) in regata

Post n. 1644! Questo numero mi fa un po’ impressione perchè trecento anni dopo il 1644 sono nato io, nel 1944 appunto! Ma veniamo alla mia estate. La nonna, la nipotina ma anche noi due, Maria Teresa ed io, dieci giorni via, al mare a leggere e pedalare (non sui pedalò, ma in bicicletta, e anche qualche bagno di mare, ovviamente!). Finite le vacanze, le vacanze non sono finite, perché i nostri due eroi rientrano a casa, cioè in Trentino, il che vuol dire che “in vacanza” ci vivono, stante la bellezza di questa Terra. E “Terra” la scrivo con la “T” maiuscola non a caso, se la merita proprio!

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Whisper in regata

Whisper (21 piedi) in regata

Rientro. Vado a trovare la mia vecchietta, la mia barchetta a vela, un FUN francese da regata di 21 piedi,  di nome Whisper, bisbiglio, sussurro, ad indicare come procede anche con poco vento, numero velico (per le regate) ITA 526. La mia vecchietta, dicevo, modello di circa 35 anni fa, oggi ha 25 anni, che per una barca da regata sono tanti veramente. Ma che volete, il primo amore non si scorda mai! E poi per lei ho dilapidato un patrimonio: infatti, all’epoca, ero un ciclista allenatissimo, una scalatore di passi di montagna. Visto lei, ho tradito la bici e naturalmente – ho dilapidato il patrimonio di muscoli e allenamento – avendo irrimediabilmente perso la capacità di realizzare certe imprese a pedali. V’è tuttavia da dire che da qualche anno sto facendo il contrario, e cioè tradisco (un poco) Whisper ed ho ripreso a pedalare … sia pure con meno salite. Chevvolete, l’uomo non è di legno!

"Vento" = vento da nord nell'Altogarda Trentino

“Vento” = nell’Altogarda Trentino è il vento da nord

Ma veniamo al rientro in Trentino. La prima cosa che ho fatto, prima ancora di finire di disfare le valige, è un’uscita a vela. Ho telefonato al mio amico Sergio Tait e via, da Riva del Garda, con il Vento (Vento= vento da nord). In acqua v’era una cinquantina di Melges 2o piedi, 7 metri circa, quasi come il mio FUN, a disputare il loro   campionato mondiale,  barche da regata nuovissime, per una importante regata. Noi ci siamo destreggiati evitando di intralciare la competizione, ed abbiamo invece giocato ai pirati, cioè siamo andati all’abbordaggio della goletta “Siora Veronica” che aspettava i ragatanti sulla linea del traguardo.

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.30 agosto 2014 (1)

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L’avvicinamento ….

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.30 agosto 2014 (2)

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Pochi attimi prima dell’arrembaggio …

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.Siora Veronica

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La Siora Veronica (cfr. in internet) era un vecchio bragozzo da carico di molti, molti anni fa. E’ stato motorizzato (diesel) e dotato di un armo velico tipico delle golette. Solo che la chiglia, sotto la carena, non è “da goletta”, e cioè  non è “profonda”, “marcata” e spesso più accentuata via via che ci si avvicina alla poppa, per cui la Siora Veronica bolina poco, cioè risale male il vento. Viene utilizzata per mini crociere piacevolissime (io stesso ho potuto gustarle, anni fa).

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"Pride of Baltimore"

“Pride of Baltimore”

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LA GOLETTA. 1812-1815: i futuri Stati Uniti d’America sono in guerra contro la madre patria Inghilterra la quale è dotata di una flotta assai potente di grandi velieri con moltissime vele frazionate per agevolarne la manovrabilità, la cui velocità massima, peraltro raggiunta solo in andature prossime al traverso (bolina larga, traverso, gran lasco), tuttavia non superava i 10 nodi.

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E gli Yankyes si inventano le golette o schooner, sul modello di navi bermudiane. I “privateers”, privati che operavano con lettere di marca come veri corsari, ne costruirono ben 150. Si tratta di navi lunghe 35 – 45 metri di cui 10-15 di bompresso e asta di fiocco. Due alberi molto inclinati, tre fiocchi a prua e due rande enormi, controrande. La chiglia continua, da prua a poppa, sempre più profonda. Pochi uomini di equipaggio (solo 12 marinai, in quanto per manovrare le vele non era quasi mai necessario far salire uomini “a riva”). Tuttavia le manovre di vele erano assai pericolose a causa della grande superficie velica di ciascuna randa e quindi a causa della grande forza che bisognava governare e talvolta contrastare a mano!

Le golette erano molto boliniere, dotate di pochi cannoni fra cui a prua due pezzi da caccia da 6 libbre, i quali avevano una portata di m. 250 a tiro radente e di m. 1.750 a tiro parabolico (persino le navi mercantili erano armate meglio!). Tuttavia, esse giungevano da sottovento, di bolina, colpivano efficacemente e fuggivano verso il sopravvento, sempre di bolina, incolumi in quanto avevano di fatto reso inutilizzabili i cannoni dell’avversario che si venivano a trovare puntati verso il basso, cioè verso l’acqua, a causa dello sbandamento della nave. La loro velocità massima era quella massima raggiungibile teoricamente e cioè 2,5 volte la radice quadrata della lunghezza al galleggiamento, cioè circa 15 nodi, cioè 27 Kmh, anche di bolina larga! Inoltre, con onda, entravano in planata raggiungevano i 20 nodi (37 kmh!) pari alla velocità dei moderni traghetti veloci. In allora imprendibili! Oggi, quasi imprendibili.

Un cenno merita una particolare goletta a gabbiole (cioè goletta che ha anche una o due vele quadre sull’albero di trinchetto): la Pride of Baltimore  ricostruita ben due volte e tutt’ora going strong! Qualche dato? 2 alberi + il bompresso; lft m. 47; lunghezza al galleggiamento m. 29; baglio massimo m. 7,81; pescaggio m. 3,72; dislocamento 185 tons; superficie velica mq. 920; equipaggio 12 uomini. Essa fu costruita per saccheggiare le coste britanniche: prima di partire, il suo capitano Thomas Boyle, inviò per posta al caffè dei Lloyds di Londra un proclama in cui dichiarava che l’Inghilterra era “stretta da un rigoroso blocco navale”!

 

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“MORTE DI UN UOMO FELICE” (di Giorgio Fontana, Sellerio Ed.)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Agosto, 2014 @ 2:54 pm

Detto altrimenti: un altro libro finalista al Campiello 2014 … (post 1643)

cop[1]Tre post fa vi ho raccontato di un altro libro (“La gemella H” di Falco) e fatto cenno di questo. Sono stati i miei due libri dell’estate. Già, perché si è molto più indotti a leggere le novità che non a colmare le lacune di lettura del passato. E le mie sono tante … tante perché fino al mio pensionamento “spintaneo” a 65 anni (io non avrei voluto, stavo sviluppando con successo un progetto aziendale interessante, con una grande prospettiva di sviluppo) fino a quel momento, dicevo, la mia era una “testa altrove”, ovvero non avevo spazio mentale per altro. Ora invece … si salvi chi può, dice mia moglie e anche l’editore di questo blog …! Infatti, leggo e scrivo, scrivo e leggo. Ma almeno non faccio danni …

Libri “nuovi”, dicevo. Infatti sei aggiornato e poi la gente cosa deve/può pensare? Ovviamente che tu sia “sempre” stato un GL (Gran Lettore, come la mia carissima amica collega blogger Mirna Moretti, lei si che è una GL!).

Asiago: Giorgio Fontana, Michele Mari, Mauro Corona, Giorgio Falco (assenteFausta garavini)

Asiago, 25 luglio 2014: : Giorgio Fontana, Michele Mari, Mauro Corona, Giorgio Falco (assente giustificata, Fausta Garavini)

Ma veniamo al libro. L’Autore Giorgio Fontana è un giovanotto sui trent’anni. Dei cinque finalisti al Campiello (vedi post del 26 luglio 2914, “Campiello?”) è sicuramente il racconto più attuale, riguardando gli anni del terrorismo a Milano 1981 e seguenti. Come egli stesso afferma e scrive, prima di mettersi all’opera (a questa opera) egli si è ampiamente documentato. E questo fatto lo rende assai meritevole ai miei occhi. E poi, una recensione, un breve sunto? Be’, trovate tuto in internet … io dico solo che si tratta di due storie parallele, quella del padre del protagonista, partigiano nell’ultima penultima guerra e quella di Giacomo, suo figlio, pubblico ministero, combattente nell’ultima guerra. Ma la penultima guerra, quale era stata? La seconda guerra mondiale, ovviamente. E l’ultima, quindi, almeno ai giorni del racconto? Quella contro il terrorismo ma non solo. Infatti si tratta anche di una lotta personale del protagonista per cercare di capire le ragioni del fenomeno che egli è chiamato a contrastare.

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Un primo piano dell'Autore

Giorgio Fontana

Ecco, questo è il secondo fatto che mi ha molto favorevolmente colpito: che l’Autore, un giovane Autore, il giovane Autore abbia messo in evidenza la necessità di pre-venire il formarsi di fenomeni o fatti negativi, capendone la cause, il che – in altre parole – significa pre-venire piuttosto che semplicemente inter- venire o post-venire, cioè “punire”.

Per la “par condico”, ecco gli altri quattro finalisti al Campiello: Fusta Garavini, “Le vite di Monsù Desiderio”, Bompiani - Michele Mari, “Roderick Duddle”, Einaudi - Mauro Corona, “la voce degli uomini freddi”, Mondadori - Giorgio Falco, “La gemella H”, Einaudi.

P.S.: la lettera minuscola del titolo del libro di Corona è voluta dall’Autore.

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DALLE INCORONATE A MILANO MARITTIMA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Agosto, 2014 @ 1:25 pm

Detto altrimenti: maccome (maccome) può essere?  (post 1642)

Rosso di sera

La “mia” isoletta in Croazia

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.Dice … maccome (maccome) … tu che andavi in ferie nientepopodimenoche sulle isolette sperdute dell’arcipelago croato delle Incoronate,  ora vai a Milano Marittima?

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Pinete ravennati

Pinete ravennati

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Rispondo. Innanzi tutto devo essere a portata di ristorno veloce: mia suocera ha 94 anni, è malata, e Maria Teresa ed io dobbiamo essere in grado di rientrare in poche ore. Eppoi (eppoi) qui a M.M. viene una carissima cugina di MT, per cui, mentre loro due bla-bla-blabano, io me ne vado in bicicletta nelle pinete del Ravennate.

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WP_20140829_008 - Copia

Strade poderali

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Eppoi, mica lo sapete voi che il mio albergo è sì in centro a M.M., ma ha ben tre ettari di pineta intorno, per cui siamo in un’oasi di silenzio. Eppoi a maggio ci ho portato il gruppo degli amici pedalatori FIAB che si sono trovati benissimo.

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Basilica di S. Apollinare in Classe

Basilica di S. Apollinare in Classe

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Eppoi, uscendo dal mio “recinto” (i tre ettari citati) imbocco subito una pineta e poi strade poderali e poi altra pineta etc. ed arrivo a Ravenna senza pedalare su strade trafficate! Ravenna: un museo a cielo aperto: quante meraviglie da visitare!

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.cena pescatori

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Eppoi la sera, in pochi km siamo a Cervia, a mangiare presso i pescatori ….

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.concerto banda cervia

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… o al concerto in piazza. Eppoi, ecchè (ecchè) volete di più?

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WP_20140829_09_00_49_PanoramaEppoi, questa mattina sono andato ovviamente in bicicletta a salutare le Foci del Bevano: sole splendido, ero solo. Mi sono fermato mezz’ora a parlare con la natura, i gabbiani, le anse del fiume, il mare … E’ stato bellissimo essere soli, anche perché “eppoi” io dialogo con questo post …

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th[10].

Eppoi, dice … ma i costumi? Be’, raga, ogni popolo ha i propri usi e costumi e quelli della riviera romagnola mi paiono proprio “costumi ipocriti”: mi riferisco infatti a certi  slip femminili che avendo la pretesa di coprire il lato “B”,  in realtà  semplicemente lo attraversano con una sorta di filo interdentale,  coprendo invece la parte inferiore della schiena quasi all’altezza della vita, parte del corpo che proprio non aveva fatto domanda alcuna di essere nascosta agli sguardi …

Eppoi? Eppoi nulla, vabbene (vabbene) così …

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.WP_20140829_011

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….. addio, Cervia, sorgente dall’acque … addio!

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VERSO LA FINE DI UNA VACANZA A PEDALI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Agosto, 2014 @ 11:13 am

Detto altrimenti: aiutato da un tempo che non induce troppo alla spiaggia … (post 1641)

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WP_20140828_002… continuo a pedalare. Giretti non troppo lunghi, 30-50 km, così alle 11,00 sto un po’ in spiaggia con Maria Teresa e quindi alle 12,30 in albergo per il pranzo. Questa mattina sul litorale romagnolo incombevano nubi scure scure ed uno scirocco mica male. Proviamo, mi sono detto, la consueta sgambatina nelle pinete vicine. Mal che vada rientro. E invece  … niente pioggia, solo vento e anche qualche raggio di sole. Così, dopo avere “pinetato” verso nord fino alla solita foce del Bevano …

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.WP_20140828_010

… sono andato a bighellonare verso sud alla foce del porto canale di Cervia dove ho fatto qualche scatto (no, non sui pedali, bensì con la macchina fotografica!). Quanti km? Pochi, solo 30 … A me – a dire il vero – oggi ne sarebbero bastati 20 per raggiungere quota (stagionale) di 3.000, che – stante il maltempo della stagionaccia – può essere soddisfacente.

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Più avanti la bici si è rifiutata di andare ...

Più avanti la bici si è rifiutata di andare …

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Domani pomeriggio si rientra in Trentino. E allora, come si fa a dire “fine di una vacanza” se si rientra a casa in un posto così bello?

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UN LIBRO A MILANO MARITTIMA, ANZI DUE, ANZI CINQUE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Agosto, 2014 @ 6:14 pm

Detto altrimenti: “La gemella H” di Giorgio Falco (Einaudi – Stile Libero big)  (post 1640)

cop[1].

Recentemente sono stato ad Asiago alla presentazione dei cinque finalisti del Premio Campiello da parte degli Autori (la premiazione si terrà a Venezia il 13 settembre). Un autore è Giorgio Fontana, “Morte di un uomo felice” (Sellerio), ottimo romanzo verità che ho letto a Trento e che ho riscontrato essere una importante testimonianza dei nostri tempi al “passato prossimo”. Un altro è Giorgio Falco: il suo libro, “La gemella H”. Libro che inizia al “passato remoto” per finire al “presente” … l’ho letto in questa settimana di ferie a Milano Marittima …

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DSCN0777E parlo di quest’ultimo solo perché da circa un terzo è ambientato a Merano, città della mia attuale regione ove risiedo da 25 anni e perché da pagina 192 (circa la metà) a fine si svolge  a Milano Marittima e a Cervia, dove mi trovo in vacanza! Proprio una strana combinazione, non vi pare? La trama … il romanzo di una famiglia su tre generazioni, dal nazismo del 1933 in Germania agli anni 2008 e seguenti sulla riviera romagnola …Una famiglia e – sullo sfondo,  accennata quel tanto che basta – la vicenda storica: l’avvento del nazismo, la sua fine, il dopoguerra, il “tutti a casa”, il viaggio – trasferimento in Italia della famiglia protagonista, la questione Alto Atesina, l’inserimento a Merano e a Milano (Marittima e non), lo sviluppo dell’industria turistica in Adriatico.

Ma perché quell’ “H”? H di Hitler, del cognome Himmer delle gemelle protagoniste, dei loro nomi Hilde e Helga, dell’Hotel che il loro babbo (qui in Romagna si dice babbo, come in Toscana) alla fine apre proprio a Milano Marittima.

Questi gli aspetti “esteriori”. Interiormente l’analisi di un nazista minore, quasi distratto rispetto ai disvalori di fondo ma profittatore dei “valori” che riesce ad accaparrarsi, ma soprattutto l’analisi della interiorità delle due gemelle, una proiettata verso il mondo esteriore, l’altra alla continua ricerca introspettiva di se stessa. Mondi femminili che la  carissima amica  collega blogger Mirna Moretti – appena avrà letto il libro – saprà interpretare e rappresentare assai meglio di quanto io non mi azzardi a fare. Mirna, la GL-Grande Lettrice  che l’hanno scorso ha fatto parte della Giuria dei Lettori della precedente edizione del Campiello.

Ogni tanto il racconto è intersecato da storie “minori” che poi minori non sono, storie di attori e comparse rispetto al filone principale. Romanzi brevi nel romanzo principale.

L’Autore … un Italiano che fa esprimere ai suoi personaggi giudizi sugli Italiani della guerra e del dopoguerra … giudizi talvolta severi e crudi, ma che proprio per questo appaiono come se fossero pensieri veri del personaggio che li emette e non dell’Autore che lo fa esprimere.

L’Autore … non è nativo del Trentino Alto Adige ma appare sensibile e documentato sui problemi della parte bilingue della regione, al pari di un’altra Autrice, Francesca Melandri, con il suo “Eva dorme” (altro libro da leggere!).

L’Autore … merita di essere letto. Innanzi tutto dai residenti nel Comune di Cervia. Dai più vecchi, per ricordare; dai meno vecchi e dai più giovani, per imparare. Da tutti, per gustare un buon romanzo che ci aiuta a riflettere sulla nostra Storia, sulla Vita nostra ed altrui.

Buona “Morte di un uomo felice” e buona “Gemella H” a tutti!

P.S.: Per la par condicio, gli altri tre finalisti al Campiello sono: Michele Mari, “Roderick Duddle” (Einaudi); Mauro Corona, “La voce degli uomini freddi” (Mondadori); Fausta Garavini, “Le vite di Monsù Desiderio” (Bompiani).

 

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INCHIODIAMOLI SUL BAGNASCIUGA!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Agosto, 2014 @ 1:18 pm

Detto altrimenti: come opporsi agli sbarchi (post 1639)

  • luglio 1943, sbarco in Sicilia (riuscito)
  • giugno 1944, sbarco in Normandia (riuscito)
  • agosto 2014, sbarco sulla riviera adriatica (respinto)

WP_20140825_010Come opporsi agli sbarchi? Riviera adriatica docet:  inchiodando il nemico sulla battigia, sul bagnasciuga. Se ci ci riesce. Per fortuna a suo tempo i Tedeschi non ci riuscirono. Ci riescono invece, tanti anni dopo, gli Italiani, ad “inchiodare” sul bagnasciuga i venditori ambulanti ed anche chi pensa che la battigia sia un bene demaniale, di libero accesso, inalienabile, liberamente fruibile, non privatizzabile.

 Ma … direte voi, come si fa? Ci si affida ai concessionari degli arenili ai quali di fatto si concede di:

  1. WP_20140825_007 collocare sedie e sdraio ed ombrelloni sino ad occupare anche la zona sabbiosa bagnata dal mare;
  2. collocare una prima fila di sedie ed ombrelloni “civetta”, cioè non occupati, non occupandi, non occupabili, ma solo “occupanti”;
  3. piantare recinzioni parallelamente al mare ed anche a 90° rispetto alla linea di costa;
  4. costringere i venditori ambulanti a piantare i loro tavolinetti su minipalafitte direttamente in acqua;
  5. WP_20140825_005costringere i bagnanti che vogliono compiere lunghe passeggiate a camminare sempre con i piedi a mollo;
  6. costringere gli sportivi che vogliono compiere lunghe corse, a correre attraverso gli ombrelloni all’asciutto, là dove ora incontrano assai meno ostacoli che non sulla affollatissima battigia.

Ecco, altro che le difese tedesche contro gli sbarchi degli Alleati!

WP_20140825_013.

Ma poi. Ma poi si alza lo scirocco, il mare si ingrossa, vengono esposte le bandiere rosse. Si ritraggono lettini ed ombrelloni e si può di nuovo passeggiare. Ora lo sbarco sarebbe possibile, ma la spiaggia è pattugliata da coppie di uomini della polizia municipale …

CI AVEVATE CREDUTO? Be’ … in parte è vero ma in parte c’entra anche l’andamento della marea, la quale, pur se limitata, tuttavia – stante la leggerissima pendenza con la quale la costa s’infila in mare – gioca su di una fascia di 5-10 metri in più o in meno …

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Panorama della riviera romagnola

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Ripresa del 26 agosto: oggi di nuovo in bicicletta alla basilica di S. Apollinare in Classe, via pinete, per la selva selvaggia e aspra e forte … a/r 42 km.

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Pinete e macchie, con pescatori lungo i canali …

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… e quando la pineta si apre, ti ritrovi in paradisi come questo: le foci del Bevàno!

… pedalare nelle pinete ravennati è fa-vo-lo-so! All’inizio temi di perderti, ma poi ti accorgi che alle Strasse fuehren nach …Hause … tutte le strade ti riportano a casa … Un solo rammarico: che a fianco del Lido di Dante (8 km alle spalle del quale c’è Ravenna) qualche selvaggio abbia incendiato un pezzo di pineta. Il fatto accadde dopo che fu negato il condono ad alcune abitazioni abusive edificate proprio in quella stessa pineta. A pensar male …

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ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Agosto, 2014 @ 9:34 am

Detto altrimenti: “solo e pensoso i più deserti campi, vo mesurando a passi tardi e lenti …” (post 1638)

WP_20140825_002Petrarca, Canzoniere, sonetto 35.  Solo che io questa mattina non mesuravo i deserti campi a passi ma a pedalate, e nemmeno tanto tarde e lente …. Partito dal centro di Milano (Marittima) sono entrato in pineta e quindi mi sono messo a seguire i sentieri apparentemente più insignificanti, quelli non segnalati ai turisti. Cammina cammina …. (si dice così) mi ritrovo in mezzo alla campagna, in un sentiero sbarrato da una stanga (bassa, facilmente scavalcabile) e da un cartello: “Divieto di balneazione e di pesca”. Ho pensato: io non faccio il bagno e non pesco, quindi procedo. Dopo qualche centinaio di metri, un secondo cartello ripetete il messaggio del precedente, con l’aggiunta di “Proprietà privata”. Ma io ormai sono in ballo – mi sono detto – la violazione l’ho già fatta, quindi tanto vale proseguire. La pista diventa un sentiero, canne e rovi la invadono da destra e da sinistra inducendomi ad una sorta di slalom. Sulla destra appare e scompare un’oasi bellissima, invisibile da altre strade … uno specchio d’acqua immacolato, una sorta di biotopo.

WP_20140825_004Ogni tanto, quando l’erba lascia un po’ di spazio alla sabbia, sul sentiero mi pare di scorgere l’impronta di pneumatici: saranno delle guardie forestali. Guardie forestali? Ma se siamo in una proprietà privata! Ma … come fa un sito del genere, un biotopo, ad essere privato? Poi, improvvisamente, un ulteriore cartello: “Posto fisso di caccia n. 15”! Ah … ho capito! Biotopo privato oppure area pubblica in concessione a privati per … cacciare in tutta tranquillità, visto che per bagnanti e pescatori, notissimi inquinatori, vige l’ “extra omnes”! Be’ … se le cose stanno così … tutto è chiaro …  ho capito …  all’apertura della caccia quei volatili così ben attratti e protetti in un’oasi interdetta agli estranei, potranno essere tranquillamente uccisi … no, non da uomini seminudi armati di frecce, ma da persone vestite “tecnicamente”, smontate da una 4×4, dotate di fucili di precisione e di una borsa frigo, hai visto mai  avessero sete …

Dove si trova questo sito? Partite dalla parrocchia Stella Maris di Milano Marittima. Imboccate la pineta verso nord (km 2,5), traversate la strada, immettetevi in strade secondarie sempre verso nord e – nel dubbio – prendete il bivio a sinistra. Buona fortuna! (Domani ci torno e prendo le coordinate geografiche).

P.S.: ci sono tornato: è un laghetto a fianco di un’ansa del fiume Savio, vicino alla sua foce. Mi dicono trattarsi di una ex cava, diventata un laghetto alimentato dalle piogge ma soprattutto dalla falda acquifera sotterranea (v. Google maps).

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Il vostro bòlogger è un panz ... er, nel senso che non sta mai fermo ... cos'altro avevate capito?

Il vostro blogger è un panz … er, nel senso che non lo ferma niente e nessuno,.. cos’altro avevate capito?

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Altra scoperta: i “capanni” dei pescatori lungo i canali

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IL MARKETING DEL VIVER CIVILE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Agosto, 2014 @ 11:29 am

Detto altrimenti: market, mercato. Marketing, studio del mercato, conquista del mercato. Marketing delle idee: diffusione delle (proprie) idee. Marketing del viver civile: diffusione del viver civile (post 1637)

thXCM8T2AJEro per strada, in bicicletta. Una mamma, in bici anch’essa con bimbo nel seggiolino, non riusciva ad attraversare la strada. Il flusso delle auto era molto lento ma continuo. Non vi erano strisce pedonali. Mi fermo, smonto, faccio cenno alle auto che sopraggiungevano di fermarsi per fare passare mamma e bimbo. Un’auto “ci punta”, ci sfida … all’ultimo momento sterza e ci evita di un soffio. Dal finestrino partono insulti e grida: “Non ci sono le strisce pedonali, brutti  … omissis … etc. etc.”

Sono in bici, da solo, situazione analoga ma con strisce pedonali. Smonto dalla bici e attraverso. Un’auto non ci crede: pensa che io mi sarei spaventato ed avrei rinunciato ad esercitare il mio diritto di pedone. Io rischio e proseguo. L’auto inchioda. Dal finestrino  … (vedi sopra).

Sono in hotel. Nel giardino prospicente l’ingresso un tale racconta ad un suo amico ad alta voce di quando si è in … arrabbiato con quel tal figlio di p …., evocando la divinità con appellativi vari. A voce alta.

Sono in spiaggia. Un giovane padre è in …arrabbiato con la giovanissima figlioletta che “gli ha rotto i c …”. A voce alta. Anzi, molto alta.

th[10]Direte: càpitano tutte a te, càpitano. No, il fatto è che temo che questi atteggiamenti siano diffusi, troppo diffusi. Ed allora iniziamo a correggerli e ad educarli negli “ambiti a maggiore frequentazione e diffusione”. Quali, direte voi?  Ad esempio sulla strada, nella circolazione stradale. Che gli organi di polizia non si limitino alla sosta vietata e all’eccesso di velocità ma anche e soprattutto a comportamenti come quelli sopra citati; che alle scuole guida si imponga di insegnare la materia “Educazione Civica Stradale”; che noi tutti non ci si “abitui” a sopportare il turpiloquio  e tanto meno la bestemmia, anche se – purtroppo – dal 2011 la bestemmia non è più un reato (per salvare da processo un Capo di Governo che ne aveva dedicata una ad una sua antagonista politica, avendole dedicato il maschile di “orchi-dea”, n.d.r.).

P.S.: ora me le tiro addosso, ma non ce la faccio a non scriverle. Infatti, pensare che persone con questa “sensibilità” (capi di governo compresi) vadano a votare esprimendo un voto con lo stesso peso specifico del mio, mi spaventa.  Direte: è un fatto di cultura, di educazione … e allora bene, bravo Matteo (Renzi) che ti stai occupando personalmente di una riforma seria della scuola!

 

 

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RIFORME ITALIA, RIFORME UE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Agosto, 2014 @ 10:19 am

Detto altrimenti: quis custodiet ispos custodes ? Ma poi, i controllori … chi li controlla? (post 1636)

th[5]

Giovenale, 50-140 d. C.  (1)

Bene ha detto Renzi: “L’Europa dei burocrati non mi serve: ne ho già tanti a casa mia di burocrati …” Bravo Matteo. Infatti all’UE serve una politica non solo di rigore ma anche di sviluppo economico.

 Quanto alle riforme ….  così come l’UE le chiede a noi, altrettanto noi le chiediamo a lei: che si facciano le “riforme UE”, e cioè che ci si muova concretamente verso la costituzione degli Stati Uniti d’Europa.

Quindi, riepilogando: non solo rigore ma anche crescita economica. Non solo riforme Italia, ma anche riforme UE.

(1) Giovenale: in una sua satira un amico suggeriva ad un tale di fare sorvegliare la moglie da alcuni custodi. Al che quel tale rispose: “Già, ma poi chi sorveglierà  i custodi?”

 

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LA TERZA GUERRA MONDIALE “A CAPITOLI”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Agosto, 2014 @ 7:49 am

Detto altrimenti: … così definisce la situazione internazionale Papa Francesco  (post 1635)

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Super politici, super manager, super finanzieri … tutti supermen che non sanno vedere oltre il proprio ombelico … eppure la Storia avrebbe dovuto insegnare qualcosa … anche la fisica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria … E invece no. Oggi ci stupiamo se un elastico troppo tirato alla fine si spezza ed una sua estremità ci colpisce in faccia.

Terza guerra mondiale: le sue armi sono innanzi tutto la fame, le malattie, l’integralismo religioso, il nazionalismo, lo stragismo, il terrorismo, la criminalità organizzata, lo sfruttamento di popoli interi, la schiavitù, la distruzione della natura, lo spreco delle risorse naturali, le enormi disuguaglianze sociali, la disoccupazione, la corsa all’arricchimento comunque. Da ultime gli eserciti “regolari”.

Fino a ieri erano gli immigrati a metterci ansia. Oggi sono le molte guerre “incivili” che stanno distruggendo umanità diverse. Incivili, certo, perché mai mi sento di definire “civile” nessuna guerra, se non altro perché “le parole sono pietre” (firmato Don Lorenzo Milani) e la parola “civile” ha contenuti fortemente positivi.

th42X0AASUIn questi giorni sono in vacanza a Milano Marittima dove ieri il Vescovo ha parlato ai fedeli di Papa Francesco. Un tale ha commentato: “Ma perché la Chiesa non fa convegni anche su temi non religiosi?”. Io non ho voluto intervenire per non  iniziare sterile polemica. Intervengo ora, in questa sede: cosa mai si può desiderare di più di quello che già sta facendo Papa Francesco a livello della socio-politica mondiale?

La visione di Papa Francesco è una “visione d’insieme dell’insieme” ma allo stesso tempo Egli ha la “percezione sensoriale” dei mali presenti  (e del Bene Comune assente) dell’uomo.

Se siete in cima ad un alto scoglio, avete la visione d’insieme del mare e nessuna percezione sensoriale. Man mano che scendete verso l’acqua, diminuisce la visione d’insieme ed aumenta la percezione sensoriale. Se vi immergete in mare, avrete la massima percezione sensoriale e nessuna visione d’insieme. Papa Francesco riesce a porsi contemporaneamente in cima allo scoglio e fra le onde del mare.

E i nostri supermen di cui sopra? Be’ a mio sommesso avviso loro hanno un’ottima “visione d’insieme della loro piccola e limitata percezione sensoriale”. Un gioco di parole, direte voi, e vabbè, sit sane verum, sia pur vero, ma  … ricordate? Castigat ridendo mores, ovvero, lasciatemici scherzare sopra, purchè si comprenda il significato del mio riso amaro …

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Le strisce! Mettiamole le strisce!

Le strisce! Mettiamole le strisce!

Fino a qui la pars destruens. E la pars construens, direte voi? Be’ io comincerei dagli Stati Uniti d’Europa, i quali – forse – insieme agli USA, sarebbero  i “meno peggio” per cercare di condurre per mano il mondo verso la “politica” di Papa Francesco. Ma … dice … nel frattempo? Nel frattempo non vorrei che a risolvere la crisi economica fosse la corsa agli armamenti e la guerra, come avvenne in USA dopo la depressione del 1929 …

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