VIAGGIO IN ITALIA – 2° tappa

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Settembre, 2012 @ 6:21 pm

Detto altrimenti: una tre giorni ciclo – fungo – turistico – gastronomica in Val di Non (20, 21, 22 settembre 2012). Ingredienti: un amico che ti ospita e ti guida; una bellissima valle; una bicicletta; coltello e cestino da funghi; tre giorni di tempo.

Il 20 settembre, da Trento, Maria Teresa ed io siamo andati a Cavareno, ridente paese dell’Alta Valle di Non (Anaunia), ospiti di Edoardo e Pia. Già nel pomeriggio la nostra guida ci conduce per funghi nella zona del Lago di Tret, entro i confine della provincia di Trento (in quella di Bolzano non siamo “abilitati” perchè non abbiamo pagato la tassa per il permesso giornaliero). I boschi sono agevoli, non si fatica nella ricerca. Poche ore. Un discreto bottino.

Già che ci siamo, a raccolta terminata, ci spingiamo sino al Lago. E’ un laghetto artificiale, ma quasi non ci se ne rende conto, tanto è bello. Azzurro del cielo. Tutto il resto, verde.  Nella zona tedesca il bosco è curato come un giardino. I prati rasati, spesso addirittura dotati di impianto di irrigazione. Mucche pezzate di marrone al pascolo.

La mattina successiva, 21 settembre, si cambia scenario: direttamente dal paese, a piedi, verso la zona dell’ex pista da sci. Anche qui, bottino facile. Non si tratta ancora di quelle “buttate” fenomenali, nelle quali sono loro, i funghi, a dirti “coglimi!”. Ma tant’è, ci accontentiamo: ne abbiamo da mangiare e da conservare per l’inverno: brise (porcini, steinpilzen), mazze di tamburo, ombrelloni, finferli, finferle a tanti altri, tutti buoni (Edoardo è un esperto!).

Pomeriggio del 21 settembre: Maria Teresa e Pia vanno in auto a Cles a “far danni” (cioè shopping). Edoardo ed io in sella: saliamo inbicicletta al Passo delle Palade (circa 17 km da Cavareno, di cui 12,5 di salita). I tempi? Il nostro amico Pio (bici da corsa. Oggi assente) impiega un’ora. Edoardo (mtb) un’ora e 18 minuti. Io ed Edoardo (mtb) un’ora e 28 minuti, che volete … un po’ di rispetto per i vecchietti!  Ad un tratto abbiamo compagnia: nel prato che costeggia la strada un maialino dal manto scuro, in assoluta libertà, corre parallelo alla nostra rotta per poi risalire il pendìo e lasciarci proseguire da soli. Mi piace illudermi e pensare che si tratti di un cinghialetto.

Prima di scendere, ci copriamo bene, anzi, benissimo: difatti farà freddino! Dopo di che, la sorpresa: per la discesa Edo mi propone un itinerario fantastico: al Passo, voltiamo le bici e dopo pochi metri prendiamo uno sterrato a destra. La prima parte è un po’ impegnativa, con un fondo sassoso. Tuttavia, la vista sulla sinistra di un recinto con splendidi cavalli aveglinesi ci ripaga ampiamente. Poi il fondo del sentiero si normalizza e diventa assolutamente pedalabile.

Io e il dinosauro (foto Edoardo Pellegrini)

Breve sosta con foto a fianco di una vecchia casetta, quindi ci caliamo della valle “dei dinosauri”: infatti poco prima del paese di Unsere Liebe Frau Im Walde (Senale) faccio amicizia con uno di loro!

Dopo il paese, breve salita verso sinistra indi discesa verso la Chiesa di San Cristoforo. Da qui si scende ancora, per poi risalire verso St. Felix (S. Felice). Dopo la chiesa parrocchiale il sentiero continua e dopo un tratto asfaltato c’è una ripida discesa, dopo la quale, sulla destra, è possibile ammirare le cascate di Tret: da una staccionata di legno ci affacciamo su uno strapiombo perpendicolare di circa 250 metri entro il quale si precipita la cascata del torrente ….. Emozione e spettacolo semplicemente alpinistici!

Intorno a Tret (foto Edoardo Pellegrini)

Proseguiamo poi verso il paesino di Tret e dopo averlo attraversato continuiamo a pedalare fino a raggiungere di nuovo la statale. Su mia richiesta, preferiamo questa al sentiero sterrato che ci condurrebbe quasi fino a Fondo. Così, dopo una bella e veloce planata, si arriva alla capitale dell’Alta Anaunia e quindi senza fatica, a Cavareno. Tre ore, 35 km. Grazie. Edoardo!

Voragini dantesche

22 settembre, mattina. Dedicata alla scoperta dell’Alta Valle di Non. In auto: Cavareno, Fondo e poi, al bivio verso Castelfondo, breve sosta per ammirare e fotografare il ponte Romano sul torrente Novella e gli strapiombi che sprofondano lo sguardo in abissi da inferno dantesco! Indi salita verso Castelfondo, Salobbi e da qui alla Forcella di Brez. Scendiamo poi su Lauregno (Chiesa e cimitero).

I cimiteri locali: piccoli, ordinati, ogni tomba adornata di fiori freschi, erba nel vialetti o bianca ghiaia, quasi cimiteri inglesi, aiutano a sentire ancora vive e soprattutto amate le persone care, tanta è la cura dedicata alla loro dimora.

 

 

 

Qui, come in altri cimiteri nei paesi di questa parte della Provincia di  Bolzano, notiamo che i morti della seconda guerra mondiale sono ricordati come  quelli morti nella guerra 1939-1945 (ci saremmo aspettati 1940, anno  dell’entrata in guerra dell’Italia).

 

 

Scendiamo sino al bivio in località Frari e risaliamo fino a Proves,  dove una lapide apposta nel 1995 nella piazza della chiesa recita in tedesco:  “Sono cattolico, sposato, padre di quattro figli, ma muoio volentieri piuttosto  che sparare a un prete”. Leonhard Dallasega, 15 ottobre 1913 – 27 gennaio  1945”. Restiamo sorpresi, storditi, quasi increduli … pensiamo alla povera  vedova e ai quattro orfani. Cosa è stato giusto fare? Ciò che ha fatto Leonhard  o sarebbe stato giusto decidere diversamente? Non riusciamo ad  sprimere altro  giudizio o sentimento se non una profonda ammirata commozione.

 

Chiese … una in particolare, quella di Proves, in gotico tedesco, con  snelle e altissime finestre.

La gentile Signora Alma

Da Proves scendiamo lungo una stradina che ci conduce fino a Corte  superiore di Rumo. Qui una  ignora, che poi ci ha detto chiamarsi Alma, da noi  incontrata e approcciata quasi per caso, sospendendo il lavaggio alla fontana  come si faceva “sti ani” (“nei tempi passati, una volta …), gentilissima, ci  offre un dono: va a prendere le chiavi e ci apre la bellissima chiesetta di S.  Udalrico (del 1400 con successivo altare barocco), affrescata dai Baschenis  nella seconda metà del ‘500. Una chicca inaspettata e quindi tanto più gradita.  Grazie Signora Alma!

Il nostro giro si fa più veloce, avvicinandosi l’ora di pranzo. Scendiamo a Corte inferiore, Frari, poi Revò e passando accanto all’Eremo di S. Biagio, risaliamo a Dambel, Sarnonico, Cavareno. In totale, 50 km circa.

Viva il tortel di patate di Pia!

A questo punto vi chiederete … ma i menù? Semplici, per carità … ci siano accontentati di pastasciutta al ragù di funghi porcini, cappelle di ombrelloni impanate, tortello di patate, fontina della valle, insalata e pomodori dell’orto, uva della pergola. Che volete di più semplice di una simile cucina casareccia … alla buona (!) per gente che … si accontenta, appunto!

Che altro dire? L’Alta Valle di Non in parte era un’enclave di lingua tedesca (Provincia di Bolzano) in una valle geograficamente trentina. La galleria che ora la collega verso nord con la Val d’Ultimo ha eliminato il problema. Boschi e pascoli “da cartolina”. Piccoli paesi, gelosi custodi di una antica tradizione, la vera agricoltura e la vera vita di montagna. E poi, stretti canyon profondissimi, le “nobili rughe” della poesia sormontati da piccoli e arditissimi ponti romani, voragini nascoste alla vista dell’automobilista frettoloso, che di per sé varrebbero una vacanza. Sullo sfondo, a ovest la catena delle Maddalene (oltre 2500 metri) e il Monte Luco e verso nord, il paesaggio ci mostra, purtroppo controsole di mattina, l’intera Valle, sino alla Paganella ed alle propaggini nord del Gruppo del Brenta.

Dopo pranzo ringraziamo e salutiamo Edoardo e Pia e torniamo a Trento via Passo della Mendola, Appiano, Caldaro, Strada del Vino.

Domani, domenica 23 settembre, la Valsugana da Levico sino a Bassano del Grappa. 75 km con il gruppo BICI UISP di Trento. In bicicletta …. naturalmente! E difatti, ecco una parte del Gruppo sul famoso ponte di Bassano:

Ed ecco la Val di Non in versi:

Anaunia

T’adorna corona di monti
tu stessa diadema regale
a smeraldi lacustri
di verde.
Ti apri allo sguardo
che insegue
i gonfi altipiani
ondeggianti
qual giovane petto al respiro
plasmati da un vento
che scala le cime
e si perde.
La mente che t’ama
curiosa
più attenta ti scruta
e profonda
ov’acque percorron segrete
le nobili rughe
che segnan l’altero tuo viso
di antico lignaggio
e indagan
leggendo il passato
il tuo storico viaggio.
Tu, ramnus, romano
tu uomo del fiume
pagano
or’ altro è il Dio che onori
ma l’acqua è la stessa che bevi
del cervo
sacrifica preda
di principi vescovi
e di senatori.
Risuonan le selve
di ferri e armature
latine
che scuotono i passi
per le aspre montane
tratture.
E senti vibrare le note
di orda cruenta
le grida di donna
che arman lo sposo
a difender le messi
il figlio che piange
furor di Tirolo
equestre rimbombo
sul suolo
operoso
che viene a predare
ma inerme
di fronte ai castelli
s’infrange.
Munifica rocca di luce,
saluto lo spazio
che scende
dal tempio maestoso del Brenta
e dopo che t’ha generato
dall’alto di crine boscoso
cascata di pietra
a sponda atesina conduce.

RL

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SOGNO DI UNA MATTINA DI FINE ESTATE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Settembre, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: sul Lago di Garda, a vela …

Lo so, c'è la neve ... ma a parte quella, una mattina d'estate non è poi così diversa!

Fine estate. Mattina presto. Riva del Garda. Aria frizzante. Una felpa addosso. La sera prima ha piovuto. Cielo limpido. Silenzio. Oro sulle cime dei monti. In bicicletta. Al porto della Fraglia Vela Riva. Il vapore acqueo della cartiera corre veloce verso sud. Vento. Vento da nord. Bici legata ad un fanale, sul molo. Salgo sul Fun. Dondola. Sono solo? No. Tutto mi fa compagnia: i colori, il silenzio, i profumi, il volo di gabbiani, i raggi si sole, le nuvole bianche, l’azzurro del cielo, il verde dei monti. Qualcuno dorme in qualche barca. Silenzio! Dico alle vele che scrocchiano mentre le isso. Motore spento. Dondolo la barca. Il rollìo agisce sulla deriva che diventa una sorta di remo.

Solo, sul Garda

Esco dal porto. Regolo le vele. “Balinotto” in arrivo, Vento fresco che scende dal Passo del Ballino. Due nodi. Verso la foce del fiume Sarca con il Vento al traverso. Tre nodi. Il Vento “Sarca”, appunto, si sveglia. Entro nel letto del Vento. Randa piena e fiocco. Al lasco. Quattro nodi. Rotta sud est verso le rocce degli scalatori. Capo Tempesta. Abbatto: rotta a sud ovest verso Limone. Il Vento aumenta. L’onda ed i nodi anche. Sono ormai cinque. Se orzo accelero. Orzo. Accelero. Indosso la cerata. Giro la barca, di bolina, per ubriacarmi di Vento. Poi, sazio,  riprendo la rotta, verso sud. Sono a sud Limone. Abbatto: rotta sud est verso Baia di Sogno, subito dopo Malcesine. Vento a venticinque nodi, barca a sei. Se orzo si plana. Orzo. Si plana. A otto nodi.
Ho vestito il Fun da “traversata”: serbatoio della benzina grande, parabordi, secchio e cime d’ormeggio a poppa, appese in bella vista. Entro in Baia di Sogno. Ormeggio … di sogno.

Profumo di sale, rocce di Sardegna, i miei Caraibi.
Togliersi l’orologio dal polso, spegnere telefonino, GPS e la radio. Lasciarsi andare nel mare per giorni, senza fare il punto, seguendo il vento, tracciare la rotta a memoria.
Cercar di capire come Ulisse facesse a capire.

A nord di Spargiotto

E allora in Toscana, e poi l’Elba e poi via, Campoloro e poi via, via verso Sud.
Acqua, di giorno. Vermentino la sera. Prima del sonno, mezzo bicchiere di Cannonau.
Il ricordo migliore…, al largo della Corsica, rotta 180 gradi, maestrale, al lasco, onda formata, il Fun plana a sei nodi, solita randa piena e fiocco. Rotta verso alcune isole lontane, Arcipelago della Maddalena…, perchè strambare, perchè dirigere verso Pinarella? Perchè andare a terra?
Perchè gli amici ti aspettano, al campeggio, hai promesso.
Peccato, peccato. Mai più sarà così bello. Mai più.

Pinarella (Corsica)

E la notte di San Lorenzo a contare le stelle cadenti in una baia esposta al maestrale.
Gli spazi sarebbero piccoli, le rotte brevi, poche le scoperte del nuovo.
Ma con la barca piccola, un fun, appunto, gli spazi diventano grandi, le rotte lunghe, molti i mari da scoprire.
E poi, partire alle quattro del mattino, col buio: un’altra dimensione, un altro mondo, un viaggio…, appunto, … di sogno.

Mi sveglio.
Riparto da Baia di Sogno, questa volta verso Nord, verso Riva del Garda, con l’Ora, di poppa.

Riccardo, classe 1944
Fun “Whisper” Ita 526, sette metri, classe 1990
Riva del Garda, fine estate 2012

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FIORITO & C.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Settembre, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: ma come è possibile?

 Sono stato dirigente e amministratore di SpA dall’età di 30 anni. Ne ho 68. Ho sempre avuto deleghe di spesa. I primi controllori delle mie spese sono state le mie segretarie e i miei impiegati. Poi il Commercialista, i Sindaci Revisori, il Consiglio di Amministrazione, l’Assemblea degli Azionisti.

 Per anni – fra gli altri incarichi ricoperti – sono stato responsabile della Finanza Italia della più grande finanziaria del Paese, e come sono entrato così ne sono uscito, con la mia Alfa Romeo Giulia 1300, per intendersi.

 A fine carriera, quasi pensionato, come Presidente, Amministratore Delegato e di fatto Direttore Generale, ho creato, impostato e gestito una SpA della mobilità che ha investito oltre 11 milioni di Euro e che, sul lato della gestione, fatturava oltre un milione di Euro l’anno, tutti in monetine visto che fra l’altro gestiva la sosta della auto. La prima cosa che feci nell’impostarne la gestione, fu di mettere in assoluta sicurezza l’incasso e la successiva gestione del denaro. Le nostre “differenze” sono state, negli anni, solo di qualche euro, a causa di monetine perse nella conta, incastratesi nei meccanismi delle macchinette, o addirittura trovate in eccedenza. Nulla di più, in otto anni di gestione.

Ed allora mi domando: come è possibile che una persona, il Fiorito di turno, (“di turno”, già perché non è stato, non è e purtroppo dobbiamo pensare che non sarà l’unico caso) arrivi a disporre arbitrariamente di somme enormi, senza che nessuno controlli in itinere il suo operato? Ma dove viviamo? Sulla luna? Come può il suo presidente cavarsela dicendo che “Così non si fa”, “Rimediamo o si va tutti a casa”. Dove era lui o lei, quando il suo consigliere derubava a man bassa il denaro pubblico, fra l’altro in modo così  plateale e spudorato, da delirio di onnipotenza?

Nello stesso tempo, fabbriche chiudono, giovani non trovano lavoro, la Regione Lazio ha un bilancio fallimentare.

Questo post non era previsto, ma ieri sera stavo assistendo alla trasmissione televisiva Ballarò, e Crozza, con la sua critica (sacrosanta) al Signor Fiorito detto Er Batman …. insomma, non proprio non ce l’ho fatta a non scrivere queste righe. Perdonate lo sfogo, ma un “blogger” è pur sempre un uomo, un contribuente, un elettore, un cittadino e, in questo caso, anche uomo d’azienda e di finanza.

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MANI (E TESORERIE) PULITE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Settembre, 2012 @ 6:56 am

Detto altrimenti: era ora! (si veda il post del 13 settembre, ore 07,25)

Telegiornale del 17 settembre sera: la Presidente della Regione Lazio fa un mea culpa e lancia una serie di provvedimenti anti peculato e anti sprechi (la Regione Lombardia … cosa aspetta?). I responsabili di altre “entità politiche” (ex partiti) annunciano che verseranno allo Stato “quanto sottratto da tesorieri disonesti”. Bene. Ma non basta. Occorre verificare come è stata usata OGNI somma versata alla politica, occorre colpire OGNI fatto delittuoso e provvedere a che per il futuro ciò non si ripeta.

 

Ricordo un episodio occorso a un mio collega all’esame di Istituzioni di Diritto Romano, Università di Genova, 1963, insegnante esaminatrice la Signora Professoressa Lucifredi (severisssima). Domanda: “Mi parli dell’atto ilelcito”. Risposta: “L’atto ilelcito è l’atto lesivo del diritto altrui”. Insegnante: “Bocciato. Se ne vada. L’atto illecito è OGNI atto lesivo del diritto altrui”.

 

 

 

 

 

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LA MOBILITA’ TRENTINA CHE VORREI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Settembre, 2012 @ 6:28 am

Detto altrimenti: vorrei un Trentino nel quale,

quanto ai treni ed alle auto,

– fosse completato il sistema ferroviario “minore”  (in aggiunta alla Trento-Venezia ed alla Trento – Malè) con le nuove linee Trento – Arco – Riva del Garda; Malè – Passo del Tonale; Trento – Valli di Fiemme e Fassa; Arco – Sarche – Tione – Pinzolo e forse, perchè no, Campiglio;
– le stazioni ferroviarie fossero attrezzate non solo con la segnalazione della località (ad esempio con “Rovereto”) ma anche col le indicazioni delle località turistiche raggiungibili per bus da ciascuna stazione (nell’esempio, con i cartelli “Riva del Garda” e “Folgaria”, con i relativi simboli della barca a vela e dello sciatore);
– sempre più dalle stazioni ferroviarie si potessero raggiungere direttamente gli impianti sciistici, ad esempio quelli del Bondone e di Fai della Paganella;
–  i treni interregionali  “minori” (Valsugana!) non respingessero i ciclisti che vogliono salirvi con le biciclette;
– il turista (e il residente, ovviamente!) potesse usufruire di un’unica tessera prepagata, utilizzabile a scalare con saldo residuo inutilizzato rimborsabile, per il pagamento dei parcheggi e di tutti i mezzi di trasporto su tutto il territorio provinciale e regionale, ivi compresi gli “sconfinamenti adiacenti”, quale ad esempio quello sino a Bassano del Grappa o sino a tutto il Garda;

quanto all’autostrada del Brennero,

– fosse adottato un sistema a tariffazione differenziata per fascia oraria giornaliera, settimanale, mensile, in analogia a quanto avviene per il traffico telefonico, per una migliore distribuzione della mole del traffico sull’intero arco della giornata, del mese, dell’anno;
– fosse implementato il sistema intermodale per allontanare il traffico pesante dalla stessa;

quanto al Traforo del Brennero,

– che venisse realizzato sul progetto a suo tempo proposto dal GEIE privato ATT3 (Alptransfer Consulting GEIE-EWIV, Gruppo Europeo di Interesse Economico, Europaische Wirtschaftliche Interessen- Vereinigung, con sede a Bolzano in Via Frischin 3, ora disciolto perchè a suo tempo inascoltato dagli Stati) e cioè con tre canne di scorrimento riservate ai soli trenti merci teleguidati, e che  i passeggeri venissero fatti transitare sulla linea attuale, rimodernata;

quanto alla Valdastico,

– potrei essere d’accordo nel suo completamento a patto che i TIR in entrata potessero accedervi solo su prenotazione, con destinazione obbligatoria per i nostri centri intermodali: oggi, l’interporto di Trento, domani forse anche quello realizzabile nell’area ex Alumetal a Mori;

quanto al trasporto aereo,

– fosse possibile fare l’accettazione per gli aeroporti di Bolzano e  Verona direttamente a Trento, essendo poi portati dal bus fin sotto la scaletta del relativo aeromobile;

quanto alle piste ciclabili,

- le linee ferroviarie fossero tutte affiancate, sia pure a debita distanza, da piste ciclabili;
– ogni valle disponesse della “sua” ciclabile e le due città principali di una ciclabile che porti i turisti direttamente in centro, come già c’è a Bolzano!
- le piste ciclabili fossero tutte collegate fra di loro;
– fossero adottate e fatte rispettare precise regole di comportamento sulle piste ciclabili, da parte di pedoni e ciclisti;
– venissero realizzate piste ciclabili in quota e i dislivelli montani fossero valorizzati per chi li vuole discenderli non solo con gli sci, ma anche con le biciclette, senza che queste invadano i sentieri montani;
– fossero organizzati in Trentino e dal Trentino le escursioni ciclistiche plurigiornaliere di chi oggi attraversa le nostre ciclabili essendovi condotto da organizzazioni esterne al territorio;

quanto ai monti,

 i sentieri montani fossero riservati ai pedoni;
– fossero realizzati e/o meglio reclamizzati i diversi percorsi pedonali montani di attraversamento della provincia e della regione;
– i rifugi di montagna tornassero ad essere tali e non più alberghi su prenotazione per lauti pranzi a base di ostriche o per concerti;
– lo sciatore potesse acquistare abbonamenti a composizione variabile e a prezzo diverso, indicando egli stesso le stazioni che vuole vi siano ricomprese o meno;

quanto ai laghi,

– fossero realizzate e/o completate piste ciclopedonali attorno ai laghi di Toblino, Caldonazzo, S. Giustina e Garda;

quanto alle città,

- le due maggiori città della Valle dell’Adige avessero impianti funiviari di arroccamento, analogamente alle loro cugine sudtirolesi ed austriache;
– la città Capoluogo fosse dotata di parcheggi di interscambio e di attestazione e gli accessi al centro storico venissero evidenziati come antiche porte di accesso alla città murata;
– la città capoluogo fosse dotata di un sistema di prenotazione della sosta e di guida alla sosta per i bus turistici, analogamente quanto avviene a Siena;
– fosse diminuito il costo per i residenti degli abbonamenti per la sosta, ampliate le zone per la sosta a pagamento e, con il ricavato, fosse migliorato il sistema del trasporto pubblico urbano.

Quanto alla gestione della mobilità,

-  il sistema della mobilità fosse gestito, quanto ad orari, bigliettazione, prenotazione, sicurezza etc. da un unico centro di telegestione e telecontrollo accessibile via internet anche dall’utenza.

E dopo tanto movimento, per ristorarsi, vorrei un Trentino nel quale le malghe fossero collegate da un percorso turistico pedonale (v. Sud Tirol)  e  adeguassero lo stile della loro offerta gastronomica al livello dei loro cugini altoatesini.

Forse volere tutto ciò vi sembra di chiedere troppo? Ma no, ci stiamo lavorando … ci stiamo lavorando!

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VECCHIO OSPEDALE DI TRENTO: CHE FARNE?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Settembre, 2012 @ 5:50 am

Detto altrimenti: a Trento manca una “Casa dello Studente”

Il “S. Chiara”. Il vecchio” ospedale. A parte che tutto è relativo. Infatti molte città italiane e moltissime di tanti altri paesi vorrebbero averlo, un ospedale così “vecchio”, soprattutto poi se così rimodernato! Ci si chiede: quando il Nuovo Ospedale sarà terminato, quale nuova destinazione dare a questa imponente, “vecchia” struttura? Io propongo: facciamone una Casa dello Studente. Molte caratteristiche lo indicherebbero adatto allo scopo: la strutturazione in camere; la presenza di cucine e servizi e spazi d’ogni genere; la disponibilità di parcheggi; la vicinanza con la fermata della “metropolitana di superficie”; la dislocazione rispetto alla sede delle facoltà in una zona decentra ma non “lontana”, nel senso che in bici, con il bus o con la metro la si raggiunge in dieci minuti, e poi … camminare un po’ fa bene a tutti, giovani compresi; la vicinanza di un parco pubblico; la possibilità per gli studenti di distrarsi ed immergersi nella natura raggiungendo il Lago di Caldonazzo con la metro “sotto casa”, etc..

E’ di questi giorni la notizia della denuncia di molti studenti per il caro-affitti-in nero cui debbono soggiacere. Ed allora la presenza di una Casa dello Studente svolgerebbe anche il ruolo di calmieratrice del mercato e automatica moralizzatrice degli “usi e costumi fiscali di una parte della Gente Trentina”, senza pretesa di farli entrare a far parte del novero di quelli rappresentati nel Museo di S. Michele all’Adige …

E voi, amici del blog, che ne dite?

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ACHTUNG, WARNING!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 15 Settembre, 2012 @ 7:41 am

Detto altrimenti: attenzione, facciamo più attenzione


Un mio amico sud tirolese aveva una splendida goletta sul Garda, la “Siora Veronica” (non Lario, per carità!)  e la noleggiava alla clientela. Il ponte e gli interni erano in legno pregiato, per cui egli aveva stabilito la regola che gli ospiti non andassero in giro per il ponte o sotto coperta con del cibo in mano, per evitare che potessero sporcare. Una signora gli disse: “Non si preoccupi: le suggerisco io uno smacchiatore formidabile”. Lui rispose: “Signora, lei non ha capito. Il problema non è pulire, ma non sporcare”.

 

 

Il fumo uccide. Lo Stato vende sigarette. Non dobbiamo curare il fumo, dobbiamo non fumare.

 

 

 

 

Il gioco d’azzardo è un vizio, anzi una malattia, anzi una pandemia. Lo Stato è il primo biscazziere. Non dobbiamo curare la malattia. Dobbiamo prevenirla.

 

 

 

 

 

L’evasione fiscale è un reato. I grandi evasori, se scoperti, vengono ammessi al concordato: in luogo di 100 pagano 30 sulla base del principio “meglio pochi, maledetti e subito”. Non dobbiamo agevolare l’evasione consentendo questo “sconto di pena”. Anzi … dobbiamo scoraggiarla, prevenirla, combatterla e punirla.

 

 

 

 

La legge è uguale per tutti (… gli appartenenti a quella categoria, n.d.r.). Tutti in pensione a 68 anni. Vi sono appartenenti ad un settore della Pubblica Amministrazione che stanno andando in pensione a 54 anni con il massimo della retribuzione. Ma lo prevede la legge …

 

 

 

 

 

 

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VIAGGIO IN ITALIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Settembre, 2012 @ 5:03 pm

Detto altrimenti: no, non è quello di Goethe!

 

Oggi sono andato “in Italia”, a pedali. Partito alle 08,30 da casa, vado in stazione a Trento e faccio il biglietto di ritorno da Domegliara a Trento (€9,30). Indi inizio a pedalare con la mtb alle 09,00. Prima sosta per un caffè al bicigrill di Nomi. Riparto e dopo poco raggiungo il bivio per Riva del Garda, dove usualmente mi reco. Ma questa volta no, supero le mie “Colonne d’Ercole” e via, verso il “folle volo”!

Uno sguardo a nord, prima del confine ...

La ciclabile è bellissima. E poi, come è diverso il paesaggio non-dalla-autostrada! Mi colpisce l’Adige. In un punto è molto largo, un po’ più ripido. L’acqua accenna a formare piccole rapide. Controsole. E’ tutto un luccichio. In alcuni punti il corso delle piccole onde è più veloce. In altri, parte del fiume letteralmente risale la corrente. Mi fermo estasiato. Mi sembra di essere lontano mille miglia dai miei soliti luoghi e invece sono appena dietro l’angolo di casa! Solo, che è cambiato il “punto di vista”. Respiro questa sensazione, mi sembra di essere un’altra persona io stesso, tanto sto provando sensazioni sconosciute: ma sono mie? Quasi non le riconosco: comunque ne faccio tesoro e le archivio fra i ricordi più belli.

A bordo pista un uomo vendemmia. Gli chiedo un grappolo. Me lo offre sorridendo. Seconda emozione.

L'Adige, sinuoso, si apre la strada ...

Arrivo al “confine”: a Borghetto terminava l’Impero d’Austria e termina la ciclabile. Volto a sinistra (verso est) e mi immetto sulla statale veneta. Poco traffico, lievi saliscendi. Per molti minuti sono completamente solo. Bivio per Lessinia, superato. Solo, dicevo, pare di tornare indietro negli anni, come nelle scene di certi film quando auto ne circolavano davvero pochissime. Anche su una statale, in queste condizioni, si stabilisce un bellissimo rapporto con la natura che ti circonda. E’ questa la terza emozione forte della giornata.

Ma ... ci saranno i Sioux?

La quarta la provo al passaggio delle chiuse prima di Domegliara. Pareti a strapiombo sovrastano… che ci siano i pellerossa in cima a tendere agguati? L’Adige si biforca, diviso in due da uno sperone, si fa strada con anse sinuose, verdi come le sponde che lo cingono. Poche auto. Scatto qualche foto con il telefonino: ah, se mi fossi portato la macchina fotografica!

Domegliara. Ma io non sono stanco. Deciso: vado a Verona. Poco dopo Domegliara, un bar. Ho percorso 82 km ed ho fame (la banana, i fruttini e la mela non sono bastati!). Mi “sparo” un mega toast + coca + caffè (€6,00) e riparto. Dei 20 km che restano, i primi 10 sono trafficati. Pedalo sul ciglio della strada, confidando. L’è nada, nessuno mi ha “stretto”. Seguo le indicazioni Verona Borgo Trento, poi, raggiunto l’Adige, costeggio la sponda sinistra orografica sino al ponte delle chiuse. Indi passo sulla destra e via, ciclabile verso sud sino alla stazione FS di Verona dove arrivo alle 14,30. Faccio il biglietto “ a saldo del percorso” Verona – Domegliara (€5,65), parto alle 15,09 ed arrivo a Trento alle 16,30. A casa i km percorsi saranno 106.

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GRATUITO PATROCINIO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Settembre, 2012 @ 5:30 am

Detto altrimenti: troppo difficile da ottenere … 

Una storia vera: Tizio è amico di Caio e lo sta aiutando a difendersi da un’azione ingiusta perpetrata da Sempronio a suo danno. Caio non ha risorse finanziarie. Tizio è anche amico mio e mi ha chiesto di essere indirizzato al servizio del Gratuito Patrocinio Legale, previsto per chi non si può permettere di pagarsi l’avvocato. Mi sono informato presso l’Ordine degli Avvocati. Il Gratuito Patrocinio è concesso a chi non supera un imponibile di €10.626 annui, ivi compresi i redditi dell’intero nucleo familiare. Caio ha un lavoro part time che gli rende €900 netti in busta e spende €300 di affitto. Tuttavia il suo imponibile supera il livello massimo stabilito, quindi è “ricco” e non ha diritto di beneficiare del Gratuito Patrocinio. Se vuole difendersi, deve pagarsi l’avvocato.

Forse sarebbe il caso di rivalutare il livello di povertà, al di sotto del quale viene concesso il Gratuito Patrocinio.

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EDIZIONE STRAORDINARIA – “SE MOLTI PAGANO LE TASSE, TANTI SERVIZI PER TUTTI” – NEL FRATTEMPO FIORITO …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Settembre, 2012 @ 7:25 am

Detto altrimenti: … se molti? Se tutti! Nel frattempo è fiorito lo scandalo Fiorito

Eh no … questa non me la potevo perdere. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Da un lato ci si dice che “se molti pagano le tasse …”. Molti? Ma molti le pagano già. Il problema è che quelli che costituiscono la differenza fra “molti” e “tutti”, non le pagano. Ma noi che le paghiamo … vediamo che ci sono dei Signori come Franco Fiorito, ex capogruppo di un partito importante nel Lazio, che usava i soldi pubblici (cioè nostri!) per centinaia di auto bonifici, per pagarsi lussuosi alberghi a Porto Cervo, etc.. Tutte falsità, dichiara l’interessato. Ma vi pare che la magistratura lo indaghi per una serie così numerosa di fatti senza prima avere effettuato alcuna verifica? Si, lo so, l’indagato, l’imputato non è colpevole sino alla sentenza definitiva passata in giudicato. Tuttavia di fronte a fatti così gravi, incontestabili, eclatanti, scandalosi, possiamo-dobbiamo ben iniziare a scandalizzarci – appunto – sin d’ora. O no?

E’ l’ennesimo uso delittuoso dei denari dati a partiti politici in dispregio del referendum che ha abolito tale sovvenzione.

Sull’altro fronte, dicevo, si afferma che “Se molti pagano le tasse, le tasse forniscono servizi a tutti”. Non sono d’accordo su quel “molti”. Che sia un lapsus freudiano, l’emergere di un’accettazione o peggio di una condivisione subliminale di una realtà che si dice di voler contrastare ma che poi, vabbè, si sa, così va il mondo, il meglio è nemico del bene, meglio concordare l’incasso di 30 milioni che avviare le procedure per l’incasso dei 100 dovuti da quel motociclista, chi è senza peccato scagli la prima pietra, qualche trasgressione è il sale della vita e così via?

Molti. Sembra significare che è sufficiente che siano molti a pagarle queste tasse. Non è necessario che siano tutti. Eh no, cara piccina no, così non va … diceva quella vecchia canzone … nel frattempo parte delle nostre tasse, quelle pagate da chi le paga, sono utilizzate per i capricci ed i lussi dei vari Fiorito. Ma quanti altri Fioriti ci sono nel Paese? Quella che vediamo probabilmente è solo la punta dell’iceberg, ed allora, Governo Monti, forza e coraggio (come diceva il buon Mike Bongiorno), avanti con una bella commissione per la verifica dei conti di tutti i partiti! E nel frattempo, In attesa che la Corte Costituzionale, la quale a seguito del citato referendum ha già dichiarato incostituzionale la legge che ripristinava il finanziamento dei partiti, dichiari incostituzionale anche la legge dei cosiddetti rimborsi elettorali, eroghiamo fondi ai partiti solo ex post a rimborso di spese vere, sostenute effettivamente, pertinenti allo scopo, seriamente e regolarmente documentate.

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