Padre Giovanni Lerario, il frate-pittore «internazionale»

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Gennaio, 2014 @ 3:25 pm

Detto altrimenti: “non ci può essere futuro senza memoria storica” (post 1292 – 42/2014)

Avevo invitato, ed invito, le mie lettrici ed i miei lettori a spedirmi i loro articoli, che io avrei pubblicato – come pubblico – come post ovviamente a loro nome. Ecco il primo arrivato, da Paolo Martocchia. Di mio ci sono solo i grassetti.

P.P., Padre Pittore Giovanni Lerario

“Non ci può essere futuro senza memoria storica. L’incipit è non soltanto necessario per rendere edotti coloro i quali continuano a perseverare sulla tesi secondo la quale «con la cultura non si mangia», ma anche – e soprattutto – perché le future generazioni abbiano da potersi vantare (e avvalere, n.d.r.) della nostra storia e della nostra cultura.
Sulla base di questo filone, dopo aver fatto proprio il concetto di curiosità intellettuale come anelito alla ricerca, intendiamo riscoprire e proporre alla più vasta platea un personaggio unico nel suo genere, poiché si tratta di un frate, un frate-pittore. Si chiamava Padre Giovanni Lerario, passato a miglior vita nel 1973 a Pescara, ma il cui nome, già nel 1970, era inserito in «diverse enciclopedie internazionali» .

In un passaggio della conferenza tenuta a Monaco di Baviera nel 1980 Giovanni Paolo II disse che per recuperare il senso dell’arte, occorreva rivolgere lo sguardo sia all’uomo sia alla Chiesa. Secondo il Papa polacco il presupposto di una rinascita dell’arte poteva derivare dalla scoperta degli uomini che nelle loro opere avevano comunicato il creatore e il creato. Wojtyla, in definitiva, ci disse che non ci restava altro che credere nella luce. In effetti, il connubio arte e religione è una unione ideale e perfetta e quando l’artista dà luce alla sua genialità per manifestare quei valori che sono alla base della vita, sia morale, sia sociale e sia anche poetica, ebbene qualsiasi artista svolge una missione che vorrei definire francescana, visto e considerato che San Francesco d’Assisi fu un Santo dotato di profondo senso poetico e mistico.

Lerario era un nobile seguace di Frate Francesco e aveva, appunto, la mano dell’artista, del pittore artista: è sufficiente conoscere la sua imperiosa produzione per capire i motivi per i quali le sue opere sono presenti un po’ ovunque, da Liverpool a Riccione, da Forlì a Detroit, passando per Fatima e per la Svizzera. Opere ricche di spiritualità, in quanto attento ai luoghi e alle situazioni ambientali in cui realizzava i suoi capolavori. Oggi noi scopriamo la luce nei colori e nei dipinti di Padre Lerario, che sin dalla prima fanciullezza sentiva ed esprimeva la vocazione alla bellezza, vocazione che con gli anni si delinea come ricerca di armonia nella diversità dei colori e delle scene rappresentate.

Contemplatore del volto di Cristo sin dal primo istante di luce, si è sempre ispirato al volto della Sacra Sindone ed utilizzò l’arte per parlarci del Vangelo, delle verità del mondo spirituale per farci amare e penetrare nel regno della natura, per estasiarci con quei colori che sono fatti d’amore, di armonia e di umiltà. Padre Lerario continuò il Cantico delle Creature con la sua arte, con i suoi alti mezzi espressivo-artistici al fine di compiere in seno alle sue opere l’opera maggiore della sua reale missione spirituale fra gli uomini.

Le sue opere, infatti, emettono un quid che commuove e penetra l’anima facendo vivere in chi osserva tali opere momenti di gaudio interiore, come se qualcosa penetrasse in noi con sublime armonia, risvegliando spiritualmente e psicologicamente quella condizione da farci vivere davvero ciò che il quadro, la figura o altra opera rappresenta nella sua simbologia artisticamente significata dalla dolce e precisa mano di Padre Lerario, il Frate che pregava dipingendo.

Tra le sue tante opere, ricordiamo il «Vangelo vivente» nell’abside della chiesa Mater Admirabilis di Riccione, una meravigliosa e stupefacente opera . Un’opera d’arte che presenta la storia dell’Umanità e della Chiesa, da Abramo fino a Paolo VI, tutta in stile classico con spunti aperti alla modernità. E’ il trionfo della Chiesa con al centro il Cristo Pantocrator che ha in mano il libro con la scritta «Ieri, Oggi, Sempre». Sopra la figura del Redentore che domina dall’alto come nelle absidi delle antiche chiese cristiane, è scritto a grandi lettere «Lumen Gentium Christus». Quindi dall’alto si snoda la storia dell’umanità e della Chiesa che ha come fulcro il Redentore e si sviluppa su otto fasce orizzontali, dall’uno e dall’altro lato, fino a raggiungere la Vergine Mater Admirabilis, il tutto forma la candida milizia pacifica, che ricorre a Maria perché interceda presso il Figlio affinché guidi il mondo verso il Padre: centocinquanta personaggi che, partendo da Abele e passando per Abramo, giungono al Cristo che invia gli Apostoli, i Martiri, gli Anacoreti e gli Evangelizzatori lungo i venti secoli del cristianesimo, arrivando sino al Pontefice Paolo VI, all’epoca regnante.

Oggi, nel celebrare il quarantennale della sua dipartita, vogliamo accostarci alla speranza di un domani migliore, al quale anche l’arte può contribuire in maniera significativa: è compito di ciascuno di noi custodire questi nostri piccoli tesori, poiché la memoria storica aiuta la formazione di un’identità culturale e la condivisione di valori comuni da tramandare ai posteri. Soprattutto ci aiuta ad affrontare i nuovi problemi dell’umanità“.

Paolo Martocchia

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HOLLANDE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Gennaio, 2014 @ 8:32 am

Detto altrimenti: Caro Hollande ti scrivo … (post 1291)

Che vedo? Mi hanno fotografato?

… così mi chiarisco un po’ … Sai cosa credo che sia grave nel “momento di relax” che ti sei concesso? Non che tu te lo sia concesso: questo è un fatto tuo personalissimo. Piuttosto sono gravi due “particolari”:

1) che la donna tradita sia la First Lady alloggiata all’Eliseo;

2) che la l’appartamento usualmente occupato dalla donna tradente nella quale lei ti ha ricevuto (almeno, ne è valsa la pena?) sia di proprietà di un capo del banditismo (mafia?) corso.

Quanto al primo punto, il tuo è un “tradimento istituzionale” e la cosa è già abbastanza grave.

Quanto poi al secondo punto, il tuo comportamento è ancora più grave, di una leggerezza incredibile. In tempo di guerra sarebbe alto tradimento. Infatti … viene in mente Mata Hari (spia “olandese”, Holland …?). Infatti, cosa ti può “scappar detto” durante certi momenti di intimità? Inoltre così agendo tu ti esponi ai possibili ricatti della mafia corsa. O no? Infine, Hollande, chi si trova nella tua posizione, innanzi tuto deve “essere” limpido, poi, inoltre, deve anche “apparire” limpido.

Ma torniamo ai momenti di relax. Be’ su questi io, da Italiano, non mi posso certo permettere di censurarti, perché potresti rispondermi in latino con il famoso “Medice, cura te ipsum!” (Medico, innanzi tutto pensa a curare te stesso!) … che noi Italiani, quanto a “momenti di relax di premier” ne sappiamo qualcosa … con il nostro bunga bunga!

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AZIONI, PENSIERI, PAROLE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Gennaio, 2014 @ 7:46 am

Detto altrimenti: “Gli uomini usano i propri pensieri per giustificare le proprie azioni, ed usano le proprie parole per nascondere i propri pensieri” (Voltaire). (post 1290 – 40/2014)

Invece per noi …

E’ chiaro: prima viene il pensiero; poi la parola o l’azione; infine l’azione o la parola. Nel senso: il politico-governante prima “pensa”; poi “agisce”; infine “spiega” la sua azione, oppure prima “pensa”; poi “illustra” l’azione che si appresta a compiere; infine la “compie”. Il problema è che non sempre si pensa “prima” e anche che, anche quando pur si è pensato “prima”, non sempre la parola descrive esattamente il pensiero, e cioè la motivazione dell’azione (dicesi “incoerenza”).

Invece per noi, cioè per la maggior parte dei cittadini, noi non “politici-governanti” sarebbe importante che effettivamente “prima” di ogni parola, prima di ogni azioni, ci fosse il pensiero e che azione e parola fossero coerenti con il “pensato”. Soprattuto da parte della politica.

Così, purtroppo, non sempre avviene, come è accaduto nel caso della previsione o meno della crisi, del calcolo del numero degli esodati; degli scatti di stipendio degli insegnanti, dell’IMU si/no; etc..

Invece per noi, cioè per la maggior parte dei cittadini, noi “non politici-governanti” sarebbe importante capire quei pensieri, e non accettare semplicemente le parole interpretative di azioni o peggio,  non accettare parole che, come afferma Voltaire,“nascondono” quei pensieri.

Invece per noi, cioè per la maggior parte dei cittadini, per noi “non politici-governanti” sarebbe importante, prima di non andare a votare, è importante “pensare”; indi spiegare agli altri perché si andrà a votare; infine, “agire” (cioè andare a votare). E che la nostra parola sia coerente con il pensiero e con l’azione.

Ma veniamo agli altri, cioè ai “gruppi politici” (gruppo politico = partito o movimento):

C’è un gruppo “a”, gruppo di piazza, che parla e agisce (vota), ma pare non pensare quando afferma che bisogna uscire dall’UE, uscire dall’Euro.

C’è un gruppo “b”, gruppo di TV, che parla e agisce ma pare non pensare quando critica chi non sarebbe in grado di fare completamente fronte ai danni che lui stesso (gruppo) ha generato.

Ma .. si dice …(soprattutto in Italia): il politico che dice chiaramente come la pensa … non farà mai carriera …

Invece per noi  Italiani, in questa fase di crisi sociale, economica, politica … queste sfumature barocco-levantine-veteropolitiche non sono più tollerabili.

Invece per noi non sarebbe meglio che 2+2 facesse 4, aber schell auch (e anche presto) ?

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MORALE: MANAGEMENT PER IL GOVERNO E LA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2014 @ 8:03 pm

Detto altrimenti: Morale, valore laico, indi religioso, indi … manageriale (post 1289- 39/2014)

Più volte ho ricordato che la regola morale “non fare agli altri …; fai agli altri …” significa non fare male agli altri, fai del bene agli altri, il che si traduce nella ricerca del Bene Comune. Regola morale scritta per la prima volta nel Codice di Hammurabi, 2200 anni prima di Cristo. Regola morale poi adottata dalla nostra religione.

Oggi voglio fare un passo in più ed affermare che quella iniziale 1 – regola morale laica, diventata anche 2 – regola morale religiosa, può, anzi, deve essere adottata come 3 – regola morale tecnica dal management politico per il governo del Paese, nel senso che anche se si vuole prescindere da valori morali laici e/o religiosi, non si può prescindere dalla considerazione che solo la preliminare soluzione del Problema Morale può, a cascata, portare alla soluzione di tutti gli altri problemi del Paese: lavoro, welfare, difesa del suolo, costruzione di un futuro, verifica del modello di sviluppo, pace sociale, giustizia sociale, etc..

Provate un po’ a riflettere: eliminazione di scandali, corruzioni, priorità di spesa non più tali, egoismi, privilegi di casta, ingiustizie sociali, disuguaglianze sociale, leggi ad personam-ad gentes-ad populos, sfruttamento di interi popoli, etc.. Provate un po’ a riflettere …

In questo senso vorrei che Stati Uniti d’Europa e USA si accordassero … trascinando il resto del mondo. Utopia? Certo, ma nella vita occorre avere utopie. Guai ad esserne sprovvisti! Si vive di utopie, e poi … spes ultima dea! Un augurio in tal senso a tutte le mie lettrici ed i miei lettori da un blogger  “laico, credente, manager”.

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UN INCONTRO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2014 @ 5:11 pm

Detto altrimenti: aprirsi alla conversazione, all’Altro. (post 1288 – 38/2014)

Riva del Garda. Altogarda Trentino. Il Lago. Una domenica mattina di sole. Con Maria Teresa accompagno mia suocera, 93 anni, a respirare un poco i colori della spiaggia dei Sabbioni. Panchina al sole, una con due posti liberi. bene. Le “mie donne” si siedono. L’altra persona, una giovane donna, legge un libro. Buon segno. Mi ha visto arrivare con moglie e nonna, a braccetto della prima, a sostegno della seconda, quindi non corro il rischio di essere frainteso. Le parlo: “Mi scusi … che libro legge? Ecco, mi permetta … se le piace la lettura (“Sì, molto!”) le do un biglietto di Trentoblog, sa, lei può trovare il blog di Mirna Moretti …, troverà moltissime indicazioni su tanti libri .. e poi Mirna gestisce un gruppo di lettura …”
“Grazie, volentieri … il mio libro? E’ di un autore svedese … mi piace molto … un blog di lettura? Grazie”. “Ma allora, venga anche lei …” “Sì, ma  io abito ad Arco … non mi sarebbe così semplice … comunque grazie, visiterò il blog …”

Poi la conversazione prosegue, su altri libri, autori e temi. Ne riporto uno solo: il confronto della mentalità tedesca e quella italiana. Alla fine mi chiede: “Lei cosa pensa del fenomeno immigrazione”. Rispondo: “Occorre studiarne le cause … nel mio blog lei troverà frequenti riferimento ad un libro di un professore canadese sulla storia dell’imperialismo coloniale (si veda mio post 12.04.2102)… occorre partire da lì.  La mia risposta è esauriente?”
“Si, grazie”.
Ci salutiamo.
Spero che la giovane donna intervenga con i suoi commenti scritti. Sarà la benvenuta.

P.S .: mia moglie è  informata!

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BANCHE …? NO!! BAN … DE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2014 @ 9:40 am

Detto altrimenti: una mia vecchia “passione”, oggi vera passione! (post 1287- 37/2014)

Cinque anni in Comit (12 filiali, Direzione Centrale), poi dirigente in holding private e pubbliche, fra le quali per cinque anni, a capo della Finanza Italia della STET – Società Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino, all’epoca (seconda metà degli anni ’70), la prima finanziaria italiana. Una Finanziaria mista, cioè società di partecipazioni (cioè azionista di società operative) e società operativa in alcuni settori di gruppo: finanza, pianificazione e controllo.

Già in Comit (prima metà degli anni’70) avevo assistito a momenti eccezionali: lo sblocco degli accordi di Bretton Woods per cui il dollaro USA non fu più ancorato alll’oro (35 dollari USA ad oncia), il che determinò la liberalizzazione dei cambi; una stretta creditizia e valutaria eccezionale. Pensate … la valuta estera andava obbligatoriamente ceduta all’UIC, Ufficio Italiano Cambi; ogni importatore a fronte di un valore di importazioni di 100, doveva versare 50 a Bankitalia su di un conto infruttifero bloccato per sei mesi! Questa non la sapevate, eh …?

Quando passai alla STET andò un po’ meglio (ma non certo per il mio passaggio!), nel senso che sulla valuta si fece qualche passo vanti ed alcuni (fra i quali ad esempio una grossa fabbrica di automobili a Torino) furono autorizzati a mantenere “Conti autorizzat Iin valuta estera ”.  Ma la stretta creditizia per alcuni anni persistette. Quando credevate di pagare il denaro al 18% (e la STET era il cliente più ambito da tutto il sistema bancario) facendo i calcoli di matematica finanziaria vi accorgevate che il 18% era il tasso nominale annuo, ma il costo effettivo annuo era del 25-30 % e anche oltre! Roba da usura!

 Ebbene, mai come in quel periodo le banche ebbero utili così rilevanti.  No buono.

Le banche oggi. Si dice: ti danno l’ombrello quando c’è il sole e te lo tolgono quando piove … Ma cerchiamo di fare una analisi un poco più professionale. Avevamo il sistema delle banche specializzate: ogni banca faceva il suo specifico mestiere. Chi raccoglieva e prestava a breve termine, chi a medio lungo etc.. Poi “improvvisamente”  si è detto: passiamo alla banca universale, che fa tutto! (improvvisamente e inspiegabilmente, ecco i primi due guai!) E poi anche alla Banca SpA affidata a chi non aveva mai gestito una SpA (terzo guaio!). E qui si sono cominciate a confondere le acque: ad esempio, raccolta a breve termine (dai risparmatori) ed investimenti a medio lungo termine (soprattutto in titoli di stato): no buono! Il tutto organizzato dagli italiani ..

Paradiso: il luogo nel quale il poliziotto è inglese; il cuoco francese; l’ingegnere svizzero; l’amante italiano; tutto organizzato dai tedeschi. Inferno: il luogo nel quale il poliziotto è tedesco; il cuoco inglese; l’ingegnere francese; l’amante svizzero; tutto organizzato dagli italiani.

Ancora: la banca ha iniziato a fare sempre di meno la banca e sempre di più la finanziaria. Già, ma cosa vuol dire “fare banca”? Semplice: Raccogliere il risparmio e prestarlo a chi ne ha bisogno. Efare Finanza”? Una Finanziaria non bancaria può fare solo una delle due cose: raccogliere denaro oppure (oppure!) prestare/investire su famiglie/imprese.  La banca invece si è messa a “fare finanza  scorretta”  contravvenendo a quel vincolo e cioè paradossalmente facendo concorrenza sleale alle Finanziarie: la banca si è messa a raccogliere a breve termine e a erogare a medio lungo termine (primo errore); a raccogliere a breve termine e a investire in operazioni finanziarie (secondo errore); a premiare con cifre da capogiro (milioni di euro all’anno) il proprio top management (terzo errore).

Come se non bastasse, a corollario di ciò, le banche hanno commesso altri peccatucci da dozzina: sostituirsi con erogazioni esentasse ai propri top manager nel pagamento delle tasse dagli stessi dovute; finanziare indebitamente i gestori delle slot machine; strapagare acquisizioni di altre banche estere e italiane; rendere necessario il proprio salvataggio da parte di altre banche più solide. Da Milano a Siena, da Siena a Palermo …, ce ne è per tutti, Nord, Centro, Sud: evviva l’unità d’Italia! Tanto noi banche siamo “Too bank to fail”, troppo banche per essere lasciate fallire ….

Alla fine poi le banche si sono trovate costrette ad accettare i finanziamenti/salvataggio dell’UE (con denari degli Stati e quindi di noi cittadini) che loro pagavano al tasso dell’1%. Cosa hanno fatto? Hanno investito quei denari in titoli di Stato al 4%. Evviva! E alle famiglie e imprese? Nulla.

Dice … ma le imprese oggi non sono più sicure come una volta … Si, caro, ma “una volta” il direttore della filiale si recava personalmente nella fabbrichetta, guardava gli impianti, il magazzino, l’organizzazione, etc., si rendeva conto e decideva. Aveva il potere di decidere e la responsabilità della decisione.

Oggi le banche hanno separato potere responsabilità. Il direttore della filiale ha la responsabilità del risultato della propria filiale. La Direzione centrale ha il potere di decidere se e come erogare il credito. Grazie (si fa per dire) ai computer, ai moduli, alle tabelle, alle crocettature, alle caselle si/no. Un po’ come fare un esame di maturità solo rispondendo a questionari. Ed invece l’economia bisogna guardarla negli occhi. I maturandi e gli imprenditori bisogna guardarli negli occhi.

Una banca a Riva del Garda. Un fido di Lit. 5.000.000 (Lire cinque milioni) alla badante di mia suocera (residente, con regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato) con la firma di garanzia mia e di mia moglie. “Sa, ci vorrà qualche giorno … la competenza è di Trento”. Che dire? Se tanto mi dà tanto … è con queste banche e con questi banchieri che vorremmo finanziare la ripresa? Ma via … siamo seri …!

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STATI UNITI D’EUROPA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2014 @ 8:33 am

Detto altrimenti: quando la vogliamo capire che gli Stati Uniti d’Europa sono l’unica soluzione? (post 1287)

Cina, bolla finanziaria cinese … sta emergendo nientepopodimenoche la bolla della finanza parallela che sembra sfuggire al controllo del governo cinese!  … E noi, cosa aspettiamo? Che ci arrivi addosso anche questa bolla, dopo quella USA?

Semestre Europeo Italiano? E allora proponiamo un salto di qualità, proponiamo il modello degli Stati Uniti d’Europa, unica entità geopolitica  qualitativamente e quantitativamente idonea a raddrizzare il destino degli Stati Europei, unica entità idonea a definire con gli USA i criteri per il riequilibrio mondiale su nuove basi (basi soprattutto morali, questa volta!).

Italia, Paese di creativi, di innovatori, di scopritori, di geni. Ed allora, coraggio, un colpo di genio! Che ci vuole? Bocceranno la nostra proposta? Ma il seme sarà gettato! La probabilità che la pianta non cresca non ci esime dall’obbligo di seminarla! Noi intanto proponiamo. Saranno poi gli altri a dovere eventualmente dimostrare il contrario!

Sfatiamo la leggenda di non sapere organizzare:  proponiamo la “organizzazione della progettazione” degli Stati Uniti d’Europa.

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PIEMONTE: CHI TOCCA … PERICOLO DI MORTE …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2014 @ 7:49 am

Detto altrimenti: una vecchia canzonaccia del primo ventennio (post 1285)

E la corrente elettrica è una corrente forte
chi tocca Mussolini pericolo di morte

Elezioni regionali piemontesi invalidate dal TAR. Lega illegale? Dopo tre anni e mezzo (!?). A parte il ritardo, ecco la canzonaccia che mi è venuto in mente ascoltando la voce di un esponente politico: “Occhio a toccare un leghista”! E poi: “Tutti in piazza! E’ una persecuzione giudiziaria! Non passeranno!” Parole, anzi, urlacci già sentiti, espressioni di menti malate di una malattia individuata solo da vent’anni, la berlusconite.

La malattia, si sa, è uno stato patologico che si conclude con una delle tre situazioni: guarigione, invalidità, morte.  Vogliamo curarla, questa malattia, o aspettiamo l’invalidità o la morte?

Non possiamo scendere in piazza dopo ogni sentenza; non possiamo rifiutare il concetto della “verità accertata nei tribunali” (civili e amministrativi); non possiamo ritornare al “farsi la giustizia da soli”.

Piuttosto, si può discutere della responsabilità dei giudici, in termini di carriera rallentata o bloccata a seguito di alcune, molte, troppe sentenze cassate; e in termini economici, a valere su di un fondo di garanzia pubblico o su di una loro assicurazione obbligatoria. Assicurazione obbligatoria? Si, perchè no? Se io assumo l’incarico di amministratore di una SpA pubblica, mi si impone la stipula, con costi a mio carico, di una assicurazione adeguata. Infatti, se io genero un danno ben superiore alla mia capacità economica, come farebbe l’Ente Pubblico a risarcirsi? Ed allora, non usiamo due pesi e due misure: se lo Stato sbaglia, se – ad esempio – risulterà che la sentenza del TAR Piemonte sarà cassata dal Consiglio di Stato, chi e come risarcirà i danni nel frattempo dalla stessa derivati?

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SALVE, PIEMONTE!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Gennaio, 2014 @ 2:40 pm

Detto altrimenti: schsuma nen, ne’ … monsù (post 1284 – 34/2014)

Conversazione “rubata” da parte di un blogger indiscreto in un bar di Torino:

“Piemonte” di G. Carducci

“Schersuma nen, né … monsù …  non scherziamo, vero, signore … che mi dice? Che le ultime elezioni regionali piemontesi sono state annullate dal TAR per avvenuti brogli? Ma parla pa’ … ma non me lo dica … as pol nen … non se ne può più! Cosa? Che mi dice? Che questo scandalo non è nemmeno il peggiore? E quale sarebbe il peggiore? Ah … dice lei … che il TAR ci abbia messo tre anni e mezzo per arrivare a sentenza … che quei giudici si dovrebbero chiamare ri-TAR-da-TAR-i? Lassuma perde che l’è mei parei, monsù … anduma a travajè che l’è tard … e speruma mac cha la vaga bin … lasciamo perdere che è meglio così, signore, andiamo a lavorare che di è fatto tardi … e speriamo solo che la vada bene … Ciarea nè …  monsù … buongiorno, nè … signore …”

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QUAL E’ L’OPERA D’ARTE “PIU’ ECCELSA”?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Gennaio, 2014 @ 2:04 pm

Detto altrimenti: a vostro giudizio, s’intende … (post 1283 – 33/2014)

In USA. Un esperimento. Il miglior violinista del mondo. Un giovane. Un genio della musica. lo hanno vestito alla bell’e meglio e lo hanno messo a suonare in una stazione della metropolitana. Davanti a lui una cassettina. In due ore, qualche decina di dollari di offerte. A fermarsi, estasiati dalla perfezione della sua musica, soprattutto i bambini che strattonavano i genitori, cercando di trattenersi ad ascoltare. Gli altri …via di corsa … di fretta.

A Trento. Via Grazioli verso Piazza Venezia. Scendo a piedi lungo la “destra orografica”. Dalla “sinistra orografica” della strada sento provenire  il suono di una fisarmonica che esegue un pezzo di Astor Piazzolla: sincopato, inconfondibile. Mi fermo, torno indietro fino all’attraversamento pedonale, raggiungo il suonatore: “Piazzolla?” “Si”. Lascio la mia offerta. Sulla via del ritorno a casa, chiedo il permesso e scatto una foto. Non sarà il migliore fisarmonicista del mondo, ma ama Piazzolla. E lo sa suonare.

La Musica, direte voi, la musica è per Riccardo l’Arte più eccelsa, e quindi che ora ci dica quale brano elegge sul podio del primo arrivato. E invece no amici. Io mi intendo poco di musica e quasi niente di scultura, ma a mio avviso l’opera d’arte Number One al mondo è la Pietà di Michelangelo. Ai posti successivi colloco Van Gogh, Dante Alighieri (La Divina Commedia) e Alessandro Manzoni (I promessi Sposi).

Motivazioni:

Michelangelo. Primo arrivato: “L’artista è mosso da una ispirazione pluridimensionale che non lascia spazio ad alcun errore o ripensamento. Lo spazio esiste nella sua mente e le sua mani lo sanno trasferire nel marmo con la morbidezza della carezza di una mamma al suo bimbo. Egli va oltre ogni umana immaginazione.”

Van Gogh. Secondo arrivato: “Una mente anche un po’ malata, di una malattia che ha però indebolito i freni inibitori del razionale e che quindi – fortunatamente – non ha avuto la forza di frenare l’estro, la fantasia, l’amore per la creazione di emozioni, di luci e colori che vanno al di là dei colori dello spettro solare e dell’umano intendere la pittura, fino a quel giorno”. Vincent Van Gogh, il seminatore di una pittura evangelica. Per quattro anni predicò con i colori come un profeta:  “Vincent Van Gogh, Lettere”, Einaudi I Millenni, pp. XLV, 768 pagine, €85,00).

Dante Alighieri. Terzo arrivato: “Tutto a memoria, un mondo a memoria, una Commedia di fantascienza, morale, storica, umana, anche divina; con molti, tanti passaggi poetici di una delicatezza insuperabile; dura dove vuole essere dura, a sperimentare una lingua nuova per una visione da un diverso punto di vista, assolutamente libera e non convenzionale (copiata poi nel film “L’attimo fuggente”).

Alessandro Manzoni. Quarto arrivato (pari merito): “I Promessi Sposi: storia, morale, fantasia, suspence, natura, sarcasmo, ironia e soprattutto una intramontabile attualità“.

Fuori concorso: Premio speciale della giuria “per la migliore passione”, al fisarmonicista della foto e ad Astor Piazzolla.

E … la Grande Musica? Be’ quella si premia da sola, e accompagna tutte le altre forme d’arte. Ne parliamo in un prossimo post!

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