VELIERI DI CARTONE
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Aprile, 2016 @ 6:23 amDetto altrimenti: una vecchia passione riaffiora ….  dopo 60 anni!  (post2350)
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Ho ricominciato a farli. Di carta, per la mia nipotina Sara. Poi di cartone. Poi di cartone doppio. Ora chissà che non riprenda in mano il traforo..
Questo mi sono ripromesso di realizzarlo con materiale di recupero, ma tant’è qualche aggiunta l’ho dovuta fare: 20 anellini a vite; un pezzettino di catenella (per l’ancora); una vite con bulloncino per fissare il boma all’albero. Il resto è tutto materiale di scarto (cartoni vuoti presi nei supermercati) o reperito in casa: nastri adesivi, pennarelli, spago, tutori per i fiori, spiedini per la carne o il pesce, colla, clips, pennarelli, un fazzoletto. Ma veniamo a lui “Sara”, l’ultimo veliero varato (i velieri sono sempre al maschile in quanto la marineria tradizionale sottintende “il legno”,  per cui:  il (legno) Vespucci, il (legno) Sara).
- Lft: cm. 37
- Altezza (dal “galleggiamento”): cm. 50
- Dislocamento (peso): gr. 300
- Pescaggio: 0
- Albero: ad una crocetta, passante
- Vele: fiocco, randa (spinnaker e genoa sono ancora in veleria)
- Dotazioni di bordo: ancora, due remi, mezzo marinaio, salvagente a ferro di cavallo, luci di via.
Non parlo della stazza (misurata in  tonnellate di stazza) anche perchè le Tons stazza sono misure di volume: una  ton stazza corrisponde a circa 2,8 metri cubi di ingombro della altezza di stazza x la lunghezza di stazza x la larghezza di stazza e non mi sembra il caso di mettermi a litigare con tanti decimali!
Come si fa a realizzarlo? Si prende un foglio di carta formato A4, lo si piega a metà lungo la sua lunghezza e si disegna, calcando la mano, la mezza proiezione della carena, vista dall’alto. Indi, aprendo il foglio, si ha il modello della “base†del veliero. Base che si realizza a cartone doppio. Indi si applicano le fiancate, (strisce di cartone doppio), fermandole provvisoriamente con nastro adesivo di carta, quello dei carrozzieri.
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Nella foto a fianco si notano: il secchiello porta catena dell’ancora (realizzato con un mio biglietto da visita; il manico con una clips fermacarte); l’ancora nera (clip fermacarte), il mezzo marinaio; la luce di via verde; due  parabordi; i candelieri e le draglie. A questo punto si prepara la “tuga†(il ponte, la coperta anteriore. A doppio strato, quello superiore un poco più largo di quello inferiore), i sedili e la chiusura dello specchio di poppa. Prima di “chiudere†lo scafo si monta la base dell’albero passante, rinforzandone sottocoperta l’alloggiamento del piede con un zoccoletto di due ulteriori quadratini di cartone sovrapposti, dentro i quali l’albero si “scaverà ” la sua sede. Dopo è solo un gioco di nastri adesivi e di amorevoli rifiniture.
Ancora e candelieri sono realizzati con clips fermacarte; albero e boma (che andrebbero  “armati” prima di essere montati!) sono di bambù ex tutori delle piante dei miei vasi da fiori; supporto windex in testa d’albero, con spillo da balia (windex di riserva nel gavone di prua); bompresso, tangone (posizionato verticalmente lungo l’albero)  e crocette, con tutori da fiori di misura minore; barra del timone, remi, stecche delle vele, sostegno boma, mezzo marinaio, asta della bandiera e scaletta di poppa sono realizzati con gli spiedini per arrosti; le luci di via a prua, verde e rossa, e la luce bianca posteriore (coronamento), con carta; bussola e log sono semplicemente disegnate, come il bottazzo paracolpi nero sui fianchi; sartie, drizze, cime, draglie, vang: tutte di spago (ma il prossimo veliero avrà gli stralli e le sartie di filo di ferro sottilissimo!); i parabordi sono stati realizzati arrotolando un cordoncino da cucito attorno ad un pezzo di spugnetta, quella che si utilizza per cospargere di lucido le scarpe. Per evitare lo strallo di poppa, le sartie – alte e basse – sono state ancorate sulla tuga in posizione un poco arretrata rispetto all’albero:  infatti ho avuto difficoltà a realizzare crocette appoppate. Manovre e attrezzature mancanti per le ovvie difficoltà della costruzione (vorranno scusarmi i velisti più attenti ): tesa base della randa; meoli; bozzelli; strozzascotte (sostituiti da pezzettini di scotch);  spinnaker; genoa; inferitura “vera” delle vele; barber.
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Attrezzatura necessaria per la costruzione: taglierino, bucarola per forare le cinghie di cuoio, ago da lana, forbici, pinze, seghetto, mini pinzetta depilatoria, clips fermacarte, vari nastri adesivi e colle, pennarelli, spaghie  fili vari. Tempo impiegato dall’ordine del committente (nipotina Sara) al varo: 10 ore ore. Solo che adesso sorge un problema: vorrei tenerlo io, questo modellino, a casa mia … Come potrei fare con Sara? Sarò costretto a costruirne un altro, magari meno sofisticato ma più maneggiabile da una skipper di cinque anni e mezzo!
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“Buon Vento” Sara! Al veliero, per la navigazione sul tavolo della cucina e a te, dolcissima nipotina, per il Mare della tua Vita!
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P.S: aggiungendo una deriva di almeno 100 gr. e rivestendo la carena immersa (opera viva) di un ulteriore strato di nastro grey, si rende il veliero realmente navigabile per durate non troppo lunghe in … una vasca da bagno! Sarà la mia prossima sfida di progettista: uno scafo nudo ma con la deriva, a mo’ di prototipo. Sempre in cartone … per ora!
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QUARUM, QUORUM E ABBONAMENTO TV
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Aprile, 2016 @ 5:22 amDetto altrimenti: comincio con il “latinorumâ€, ma leggete un po’ dove vado a parare … (post 2349)
Quarum, “delle qualiâ€. Qualche post fa scrivevo di Catullo, poeta amico di tale Cesare, generale imperatore storico romano, conquistatore delle Gallie, il cui De bello gallico (La campagna di Francia, diremmo oggi), inizia così: Gallia est omnis divisa in partes tres, quarum unam incolunt Belgae, aliam Aquitani, tertiam qui ipsorum lingua Celtae, nostra Galli appellantur … ovvero: la Gallia è divisa in tre parti, delle quali una è abitata dai i Belgi, un’altra dagli Aquitani ed una terza da quelli che si definiscono Celti e che noi chiamiamo Galli.
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Dal quarum (femminile) al quorum (maschile), marchingegno ideato per dare voce a chi non dice nulla. Infatti nel diritto romano “chi tace non dice nullaâ€. Ma noi, inadeguatissimi eredi di tanta cultura, ci siamo inventati il “chi tace acconsente†e dal campo di una saggezza un po’ alla buona dei proverbi popolari lo abbiamo trasportato nelle nostre leggi: se non vai a votare si/no al referendum (e ci risiamo con il latinorum!) allora vuol dire che dici “noâ€. Referendum, perifrastica passiva: ciò che deve essere riferito, riportato (al popolo, nel nostro caso).
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Alle Strasse fahern nach Rom, passen Sie aber auf wer Sie dorthin fehrt, tutte le strade portano a Roma, ma state bene attenti a chi vi ci porta. Vi si porta a decidere su qualcosa … ma state bene attenti a chi e come vi ci porta …
Traduciamo: se non si raggiunge un certo livello di partecipazione di aventi diritto (genitivo: “di†aventi diritto “maschiliâ€, visto che si usa il quorum e non il quarum, ma si sa, il maschile ha assorbito il femminile, ma questa è un’altra storia, n.d.r.), allora la consultazione non è valida. Non è valida e non si abolisce una leggina contro la quale di sono espresse ben 13 milioni di persone a fronte dei soli 3 milioni dei suoi difensori.
Demo-crazia, cosa era costei? Storicamente, all’inizio letteralmente “potere sul popoloâ€; poi “strapotere arrogante del popoloâ€. Oggi (teoricamente, n.d.r.)  “potere della maggioranza di tutto il popoloâ€. Quindi occorre andare a votare altrimenti succede quanto segue (piccolo esempio): siamo in 100. A votare vanno solo in 30, dei quali (quorum) 20 votano in un unico identico modo e quindi comandano su tutti noi 100. Questa non è democrazia, bensì oligarchia, governo di pochi. Quindi, il non andare al voto distrugge la portata odierna della democrazia e la fa regredire ai suoi precedenti, negativi, significati storici.
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Dice … trivelle … ma si trattava di decidere su un progetto, su idee … No, raga, non è andata così! La non informazione e – peggio – la disinformazione hanno fatto sì che si sia agito (da parte del popolo dei non votanti) sulla base di opinioni, su sondaggi degli umori e delle suggestioni indotte dalla propaganda. E anche questa non è più democrazia ma regime. Regime mediatico. La disinformazione? Non mi fate ripetere … dai … basta che vi leggiate i miei due post precedenti sulle trivelle … Cosa? Volete che mi ripeta? Evvabbè, una per tutte: ci hanno parlato di “chiusura anticipata delle trivelle†invece che di “chiusura alla data contrattualmente stabilita, senza la modifica di una proroga sine die (altro latinorum!). E nessuno ci ha detto che le compagnie rallentano la produzione ( ecco quindi la necessità per loor della proroga) per non sforare lo zoccolo gratuito che hanno dallo Stato (50-80 mila tons all’anno!) oltre il quale pagherebbero l’8% (in Croazia: niente franchigia e royalties al 10%).
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Ma che volete, le parole sono pietre, scriveva quel tale Don Milani, e se le usi male, possono ferire. E tutti noi siamo stati feriti. Come quando ci si dice che per il pagamento del canone TV si è stabilito l’inversione dell’onere della prova. Avrei potuto scriverne separatamente ma chevvolete, mi viene bene così, mi ci sento trascinato per i capelli. Ma procediamo con ordine.
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Imposta: un quid (latinorum!) che si paga allo Stato a fronte di servizi indivisibili quali la difesa, la magistratura, etc.. Si paga in relazione al reddito. Tu dichiari, lo Stato può accertare cifre diverse ma non è tenuto a dartene prova: sta a te provare il contrario, ovvero che hai ragione tu e non lui. Ecco l’inversione.
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Tassa: un quid (v. sopra) che si paga a fronte di un servizio chiesto ed ottenuto: la tassa postale, la tassa TV. Orbene, applicare anche qui l’inversione dell’onere della prova, concettualmente equivale a dire: “Tu mi devi pagare il costo di dieci lettere raccomandate AR all’anno: sta a te dimostrare che non le spedisciâ€. Ho esagerato con l’esempio, ma un mio maestro, il filosofo del diritto Hans Kelsen mi ha insegnato che per verificare un concetto occorre esasperarne le conseguenze …
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Ed ecco che abbiamo trasformato una tassa in un’imposta a fronte di un servizio che viene considerato sempre più “indivisibile”: tutti possono guardare la TV anzi tutti guardano la TV anzi tutti devono guardare la TV. Altrimenti che regime mediatico sarebbe mai il nostro? Questa sì che è coerenza!
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CERVANTES (BY ALFONSO MASI & C.)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Aprile, 2016 @ 5:45 amDetto altrimenti: 400 anni fa moriva, insieme a tale William Shakespeare …  (post 2348)
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Ieri pomeriggio, Circolo Culturale Rosmini in Trento. L’amico Alfonso Masi, insieme al suo staff composto da Ester D’Amato, Vito Basiliana, Mimmo Iannelli (voci), Luciano Maino (fisarmonica) ha commemorato i 400 anni dalla morte dell’Autore del Don Chisciotte. Scenografia di Umberto Sancarlo.Quanti di noi dicono di conoscere il Don Chisciotte? Moltissimi. Quanti lo hanno letto integralmente? Pochi. Quanti hanno riflettuto sul significato reale del personaggio? Pochissimi. Soprattutto c’è rimasto il lessico figurato della “battaglia contro i mulini a vento†e del “fare o non fare il Don Chisciotteâ€. Un po’ come per il “Pinocchio†del Collodi che poi si chiamava Carlo Lorenzini. Ma veniamo alla recita. Sala piena. Brevissima presentazione di un (come sempre troppo) frettoloso presidente del Circolo, nell’uscire di scena più veloce della messa a fuoco di una macchina fotografica!
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Il testo. Sintesi “estratta†dal testo integrale: questa a parer mio è stata la prima grande fatica di Alfonso: come è difficile fare sintesi, in ogni campo! Indi la scenografia: il cavallo Ronzinante, opera (unica) di Umberto Sancarlo, i mantelli, lancia e spada: quanto basta per creare l’ambientazione.
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I passaggi della recita: la vestizione del cavaliere; l’incontro con i mercanti; lo scudiero Sancio Pancha; la lotta contro i mulini a vento; notte nella locanda; la liberazione di una dama; la battaglia contro le nuvole; l’incontro con i galeotti; la battaglia contro i caproni; la visita a Dulcinea; le tre contadine; verso casa; il cavaliere della luna bianca; epilogo.
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Fantascienza? Surrealismo? Analisi psicologica? Pscicanalisi? Sì, il “tutto questo†di 400 anni fa. Il desiderio dell’uomo di superare se stesso; la sua spasmodica ricerca del superamento di ostacoli anche inesistenti (che quando non esistono spesso siamo noi stessi a crearceli!); il desiderio si affermarsi “comunqueâ€; l’anelito verso un amore idealizzato. Di fronte a tutto ciò, la saggezza popolare di un Sancio Pancha: semplicità , il suo ricco e furbesco accontentarsi di poco, il suo tenere i piedi per terra. Tutto sommato un testo di psicanalisi.
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Gli intervalli musicali azzeccati. La recitazione degli interpreti? Perfetta, appassionata, coinvolgente nel tono e nella gestualità . Peccato qui leggii ma non si poteva certo pretendere che conoscessero a memoria quel lungo testo.
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Bravi, anzi … bravissimi! Applausi da standing ovation.
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Prossimo appuntamento della troupe Masi: stesso luogo, mercoledì 26 aprile 2016 ore 17,00: “Essere o non essere – Maratona di monologhi di Shakespeareâ€. Stesso Autore, stesse voci con in più Mariabruna Fait e Bruno Vanzo. Presentazione di Antonia Dalpiaz.
Associazione Culturale “Antonio Rosmini” – Via Dordi, 8 – Trento – Tel. e fax 0461 239994 – info@assrosmini.191.it – www.associazrosminitrento.it – Con il patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di trento e Rovereto
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CATULLO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Aprile, 2016 @ 12:52 pmDetto altrimenti: a scuola di classici da Maria Lia Guardini, la nostra “Prof senza puntinoâ€, presso la Biblioteca Comunale di Trento  (post 2347)
Catullo, chi era costui? Nato a Verona intorno al 85 a. C., crebbe fra la Valle dell’Adige e il Garda (di formazione, quindi, anche un po’ trentino-gardesano!). I suoi erano ricchi e amici di Cesare che durante la campagna di Gallia andava a svernare a casa loro. La sua fu una vita da bohèmienne. Casa a Roma, villa a Sirmione. Un grande amore: Lesbia (in realtà , Claudia). Lesbia non era una prostituta, ma una tizia che faceva innamorare di se’ molti, che faceva perdere la testa a molti, soprattutto a Catullo che ne risulta innamorato come un ragazzino sa fare alle prime cotte.
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Catullo, il primo poeta per il quale la pratica della letteratura diventa una esperienza soggettiva e personale (prima di lui la letteratura era “solo” educativa, formativa). Ad esempio,quando tratta dei valori fondamentali del matrimonio fides, pietas, castità (della donna!), li rielabora e li interiorizza. Esalta la differenza fra l’amore fisico e il “volersi bene”. Il suo è uno dei “tempi” dell’amore greco: Omero, Saffo, Catullo.
Alla stessa età di poco più di 30 anni, Orazio era un uomo maturo, Catullo un ragazzino assolutamente trasparente ed innamoratissimo di Lesbia. La sua poesia è “interiorizzataâ€, come i valori della civiltà della sua epoca. Scrive della famiglia, dei suoi amori, dell’amore, dell’amore per Lesbia. Muore giovane a 33 anni. Io, da velista gardesano, amo riportarvi una sua poesia, quella famosissima, su Sirmione (carme 31):
Paene insularum, Sirmio, insularumque
ocelle, quascumque in liquentibus stagnis
marique vasto fert uterque Neptunus,
quam te libenter quamque laetus inviso,
vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos
liquisse campos et videre te in tuto.
O quid solutis est beatius curis,
cum mens onus reponit, ac peregrino
labore fessi venimus larem ad nostrum,
desideratoque acquiescimus lecto?
hoc est quod unum est pro laboribus tantis.
salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude
gaudente, vosque, o Lydiae lacus undae,
ridete quidquid est domi cachinnorum.
Sirmione, perla delle penisole e delle isole,
di tutte quante, sulla distesa di un lago trasparehnte o del mare
senza confini, offre Nettuno delle acque dolci e salate,
con quale piacere, con quale gioia torno a rivederti!
A stento mi persuado d’avere lasciato la Tinia e le contrade della Bitinia,
e di poterti guadare con sicura pace.
Ma c’è cosa più felice dell’essersi liberato degli affanni,
quando la mente depone il fardello e stanchi
di un viaggio in regioni straniere siamo tornati al nostro focolare
e ci stendiamo nel letto desiderato?
Questa, in cambio di tante fatiche, è l’unica soddisfazione.
Salve, amabile Sirmione, festeggia il padrone
festoso, e voi festeggiando, onde del lago di Lidia, voglio da voi uno scroscio di risate, di tutte le risate che avete.
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Vi chiederete perché ho usato il grassetto in alcuni passi. Perché sono quelli che ho sempre amato e ricordato: perdonatemi quindi questa debolezza. Infatti sono i versi che mi sono venuti alla mente quando stavo per iniziare una traversata mediterranea in notturna sulla mia barchetta a vela da regata (non abilitata a tali navigazioni!) e pensavo sì alla bellezza del viaggio, ma anche alla pace che avrei avuto dopo che avessi finito la traversata senza incontrare venti di tempesta.
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Un altro passaggio famoso è il carme 85, di sole due righe:
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. / Nescio, sed fieri sentio et excrucior.
Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. / Non so, ma sento che questo mi accade: è la mia croce.
Odi et amo, espressione entrata nel lessico dei nostri tempi. Una nota su quel “excruciorâ€. Al tempo di Catullo non esistevano ancora i verbi riflessivi, che ci consentirebbero di tradurre meglio quel passivo “sono crocifisso†con un “mi crocifiggo io stessoâ€. L’espressione “è la mia croce†rende l’idea, ma non il fatto che è lui stesso che si mette in croce.
Parole … Catullo talvolta utilizza quelle usate dal popolo. Ad esempio per dire “bella†(contrario di brutta) usa il termine latino “bella†e non “pulchraâ€. Ma questi sono dettagli.
Della vita pubblica, Catullo disprezza ed evita la politica. Il suo modello è l’opposto dell’Enea virgiliano, tutto dedito alla patria. Critica fortemente Cicerone (“disertissimus” nipote di Romolo, ovvero arido campagnolo) e a seguito di sue probabili rimostranze, rafforza ironicamente la dose con quanto segue: “Ma come? Ti offendi per quanto scrive contro di te il più misero dei poeti, tanto più misero io quanto più tu sei grande?†In realtà , confermando il suo giudizio negativo su Cicerone, a contrario esaltava se stesso, ovvero. “Poichè in realtà io ti reputo infimo, parallelamente cresce il mio valore”.
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Catullo, mille altre cose da dire, ma questo mio, si sa, è solo un post … ah … dimenticavo: gli hanno dedicato un aeroporto, quello di Verona! Prossimo appuntamento: martedì 3 maggio, ore 10,00 presso la Biblioteca Comunale di Trento, primo piano, aula a fianco della sala degli Affreschi.
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CON LA FIAB NEL PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Aprile, 2016 @ 11:22 amDetto altrimenti: FIAB- Federazione Italiana Amici della bicicletta, Gruppo di Trento: bicicletta, rispetto reciproco e della natura, cultura, zusammen sein, stare insieme  (post 2346)
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Lo avevo promesso, che la prima foto del post sarebbe stata la sua: Ilaria, la nostra guida “indiana†ovvero locale (visto che abita a 200 metri dal nostro hotel (l’ottimo “Eliseoâ€), la giovane studentessa che ci ha pre-pedalato per tre giorni attraverso i ghirigori delle ciclabili locali. Giovane, gentile e … in gamba, anche in senso senso letterale, perché lei, assolutamente non allenata, con una bicicletta normale (cambi solo alla ruota), ha iniziato a condurci alla velocità di 22 kmh (con i muscoli ancora freddi!). Per le grandi salite poi … dammi retta, Ilaria, fai montare una “guarnitura†multipla ai pedali, come abbiamo tutti noi: vedrai che differenza!
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Col. Guglielmo Duman, Medaglia d’Oro al Valore Ci …clistico: “Esponeva impavido il suo corpo al traffico nemico delle auto pur di far attraversare indenni i suoi associati”
L’Hotel Eliseo. Ottimo dicevo, innanzi tutto perché associato ad Albergabici Fiab, e quindi dotato di un apposito garage per le nostre preziose biciclette. E poi, dopo una pedalata, la piscina riscaldata! Uao raga! Che lusso! La posizione centralissima. Il personale sorridente. Le camere ok. Il cibo super. Che volere di più? Il responsabile di tutto ciò? Il nostro Presidente Guglielmo Duman, organizzatore della tre giorni di cui ora vi parlo. Il merito principale, suo e della Fiab? Quello di condurci a visitare e conoscere luoghi, culture, opere ed avvenimenti con i quali – altrimenti – noi mai saremmo entrati in contatto.
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E veniamo ai Colli, premettendo che – per ragioni si spazio – non posso riportare tutti i ricchi particolari storici ed artistici che ci sono stati regalati dalle nostre guide e che in parte potete reperire in internet. Il mio succinto report comunque vi servirà da stimolo per visitare questi luoghi. Colli “Euganei”. Il termine deriva dal dal greco “eugeneis†di nobile stirpe”, o forse anche da una popolazione ligure che li abitava, gli Ingauni (poteva un blogger nato a Genova tralasciare questa possibilità ?). Nel loro territorio è stato individuato e circoscritto il Parco Regionale dei Colli Euganei, luogo della nostra “Tre giorniâ€.
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Venerdì 15 aprile 2006, 25 km
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Arrivati in auto a Montegrotto Terme (da Trento 150-200 km a secondo del percorso scelto) già vestiti da ciclisti, visitiamo il Monastero di S. Daniele in Monte (salita di 1 km all’8%) che risale all’anno 1076, oggi abitato da Monache Benedettine provenienti da Fiume. Visita guidata e quindi, al momento di ripartire, uno di noi si accorge che aveva dimenticato in Hotel la chiave dell’antifurto …
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Si prosegue in discesa e in pianura: Monteortone, visita guidata al Santuario della Beata Vergine della Salute (che preservò la popolazione dalla peste manzoniana). Nelle vicinanze, pranzo al sacco o quasi.
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Si riparte per l’ Abbazia di Praglia (XI secolo) che visitiamo guidati dal simpatico Fra Girolamo nato in USA, cresciuto a Buenos Ayres, che parla italiano con un leggero accento argentino ed intercalare veneto!
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Sabato 16 aprile 2016, km 42
In ciclabile verso Battaglia Terme, visita guidata al Castello Catajo (Ca’ del tajo, Casa del taglio, del canale), primo pezzo forte della giornata. Guidati da una simpatica e bravissima guida Giorgia Dianin (insieme a noi nella foto di gruppo, alla fine del post). Villa-castello, reggia dei Colli Euganei (350 stanze!), sede della famiglia degli Obizzi, mercenari “signori della guerra†dell’epoca, capitani di ventura giunti in Italia nel 1007 al seguito dell’imperatore Arrigo II. Villa e relativi giardini. Da non perdere.
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Si prosegue: sfioriamo la Villa Emo (Palladio) e arriviamo a Monselice, che visitiamo chi con la guida, chi da solo alla scoperta del paese. Indi saliscendi con un km finale all’8-9% e arriviamo ad Arquà Petrarca per visita alla tomba del Petrarca e alla casa donatagli dal suo main sponsor Francesco il Vecchio da Carrara. Indi pranzo in trattoria.
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Sposi che attraversano il cortile della nostra trattoria, colti al volo!
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Indi per agevoli saliscendi, visita a Villa Barbarigo, splendido complesso monumentale di Valsanbizio, realizzato nella seconda metà del seicento dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo, che si estende per ben 10 ettari. Visita introdotta da una graziosa guida.
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Domenica 17 aprile 2016. 22 km
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Si parte un po’ dopo, si pedale di meno stante che poi si deve tornare a Trento. Visitiamo il Museo dell’Aria nella Villa-Castello di San Pelagio con rimembranze dannunziane …
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… e accampamento medievale ricostruito da gruppi appassionati di tale genere di rappresentazioni.
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Fra i tanti cito volentieri la Compagnia del Corno Nero (compagniadelcornonero@gmail.com, anche su Facebook), con le loro illustrazioni del cibo e della cucina del tempo di Dante.
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Dopo un pranzo al sacco, tutti a Permunia, in visita all’eccezionale Museo Civico della Navigazione Fluviale a Battaglia Terme, guidati dal suo ideatore e realizzatore, il Capitano Riccardo Cappellozza (1), un 85enne pieno di storia, vita, vitalità ed entusiasmo. Da ligure di nascita qual sono e da attuale velista gardesano qual sono diventato, ho particolarmente seguito ed apprezzato la sua opera e la ricchezza di particolari con la quale egli ce l’ha illustrata. Il museo è contenuto in una casa del Comune, su tre piani, contiene migliaia di pezzi, modelli, fotografie, documenti (altri 500 sono in attesa di restauro ed esposizione).
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(1) Capitano. Il suo biglietto da visita riporta “Barcaiolo abilitato”, ma vi assicuro – e parlo da velista con patente nautica vela-motore illimitata (escluse le barche da 25 metri in su, classificate “navi”) – la sua abilità e le sue conoscenze superano di gran lunga quelle della maggior parte degli  skipper della domenica e non solo. La sua esperienza in tutti i settori di quel tipo di navigazione e della vita di bordo, riuscire a manovrare quei barconi stracarichi in acque poco profonde, in mezzo alla corrente e senza motore … bè, ragazzi,. non è assolutamente da tutti! Quindi lasciatemelo promuovere Capitano a pieno titolo!
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Vi si documentano imbarcazioni, cantieri, vie navigabili, propulsione, la vita di bordo, l’economia della professione. Per maggiori info, www.provincia.padova.it/museo_navigazione.
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A fianco: le vie d’acqua
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Un esempio della difficoltà della loro navigazione. Se una barca si arenava (erano lunghe trenta metri, spessore del fasciame di sette cm. in larice, ordinate in noce), l’arresto avveniva per incaglio laterale longitudinale, secondo l’asse stesso della corrente e del fiume.
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Vista di interni: le vacanze estive della famiglia consistevano in “crociere di lavoro” sul “cargo” di papà Riccardo
A quel punto una seconda barca si affiancava alla barca arenata, si ancorava alla sua prua e si lasciava traversare dalla corrente, creando una sorta di diga a valle della barca ferma. In tal modo il livello dell’acqua si alzava e la prima barca si disincagliava. Quando i canali c’era poca acqua, la stessa tecnica veniva utilizzata, di ponte in ponte, facendo fare da diga ad una barca che pescasse di meno e facendo navigare le barche più grosse, di ponte in ponte, sull’onda che si creava quando la prima barca, la barca-diga, si disimpegnava dalla sua posizione, liberando il corso all’acqua in cui livello, nel frattempo si era alzato!
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Rientrati a Montegrotto, eccezionale gelato presso la gelateria pasticceria Della Bona e quindi tutti a casa! Che altro dire se non grazie alla Fiab e all’organizzatore Guglielmo? A tutte le lettrici e lettori: joint us, unitevi a noi iscrivetevi alla Fiab, anche rispondendo con un vostro commento al presente post, dai … we ‘re waiting for you all!
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Good bike everybody!
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TRIVELLE 2
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Aprile, 2016 @ 8:00 amDetto altrimenti: ha vinto la disinformazione: quorum non raggiunto! Â Â (post 2345)
QUORUM, termine latino. Purtroppo dai Latini non abbiamo acquisito anche il concetto giuridico che per loro “chi taceva non diceva nulla”: infatti ieri chi ha taciuto (non andando a votare), stante la presenza del quorum ha detto “no” all’abrogazione di una legge truffa.
Sono stato derubato di soldi e di democrazia, ma non accetto di essere anche preso in giro
Sono appena rientrato da una pedalata di tre giorni con la FIAB nel Parco Regionale dei Colli Euganei (v. post sucecssivo ancora in allestimento). Avevo fretta di pubblicare quel resoconto ma prima ho pensato giusto scrivere alcune considerazioni sull’esito del referendum di ieri, referendum del quale ho già scritto due post fa.
Ieri sera sono andato a votare alle 20,00 ancora vestito da ciclista. Questa mattina ho appreso che l’80% dei Trentini ha votato contro le trivelle, ma il quorum non è stato raggiunto. Ecco che purtroppo ha vinto la “furbizia italica†Divide et impera” (si legge dìvide et ìmpera), dividi e comanda, dividi i concetti e potrai fare ciò che vorrai! Infatti hanno diviso due concetti: 1) in un primo momento, hanno stabilito che una rilevante quantità annua di estratto (gas e petrolio) fosse “in esenzioneâ€, ovvero che su quello zoccolo (migliaia di tonnellate annue!) le compagnie petrolifere non pagassero nessuna royalty allo Stato, cioè a noi (in Croazia non esiste alcuna franchigia!). A questo punto le compagnie petrolifere hanno rallentato l’estrazione annua per potere operare gratuitamente. Poi esse si sono accorte che così facendo, la concessione sarebbe scaduta ben prima dell’esaurimento del giacimento. E allora, che fare? 2) in un secondo tempo, basta far prorogare la concessione fino al completo sfruttamento del giacimento: una leggina ed il gioco è fatto.
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Cui prodest? Cui bono’ (Cicerone) – A vantaggio di chi? Chi ci guadagna?
Cosa? Alcune regioni promuovono un referendum popolare per ostacolarci? Scialla raga, calma ragazzi, basta dire che questa eventuale “chiusura anticipata†(in realtà sarebbe una “chiusura non posticipata†n.d.r.) delle piattaforme avrebbe fatto perdere posti di lavoro … che altrimenti questo gas e questo petrolio lo dovremmo importare con petroliere che possono fare naufragio, ed il gioco è fatto! Vuoi vedere che non si raggiunge il quorum?
E così è stato. Peccato che i posti di lavoro (mille o poco più) sarebbero venuti a mancare solo alla scadenza naturale originaria delle concessioni, e cioè fra 15.25 anni e che nel frattempo i lavoratori avrebbero potuto essere riconvertiti. Peccato che se una piattaforma si “rompeâ€, inquina le coste e rovina il turismo e le decine e decine di migliaia di lavoratori che i sono addetti perderanno il loro posto di lavoro. Peccato che l’estratto che ricavate poi ve lo vendete all’estero. Peccato che le quantità che estraete e vendete siamo importanti solo quanto all’utile che voi ricavate, ma che comunque sarebbero irrilevanti rispetto al nostro fabbisogno nazionale globale. Peccato che le royalties che voi non pagate allo Stato le debba pagare io con il mio F24. Peccato che taluno abbia detto che “andare a votare non è un dovereâ€: affermazione gravissima! E’ un dovere e come! Se non vai a votare distruggi la democrazia. Tutto qui. E vi sembra poco? Se a votare vanno solo poche persone, la maggioranza di quei pochi governerà su tutti: e questa vi sembrerebbe una democrazia? Ma via, siamo seri! E mi dispiace che a dire queste parole sia stato il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.
Cosa? Che dite? Che sto facendo politica? No, scialla raga, non sto facendo politica partitica, bensì politica della polis, ovvero mi sto occupano di problemi che dovrebbero interessare “polloi†ovvero molti, ovvero i molti che abitano la polis, la città , la città stato, oggi lo Stato.
E dire che sarebbe bastato copiare il modello della Croazia: concessioni a termine, nessuna franchigia, e royalties al 10% (le nostre sarebbero all’8% ma tanto … chi le pagherà mai?).
Dice … ma fra quelle compagnie c’è anche l’italiana ENI. Eh già , il paravento per giustificare i regali alle compagnie estere. E poi, anche se le Stato avesse voluto “aiutare†l’Enel, avrebbe dovuto prima spiegarlo con chiarezza a noi e all’UE, non vi pare?
Finisco con un pensieraccio (infatti, a pensar male si fa peccato ma si indovina!): che ci sia stato un’intesa fra le compagnie estere e l’ENI nel senso “Vai avanti tu, Eni che a me mi vien da ridere?â€
Ecco perchè ho affermato di essere stato derubato di soldi e di democrazia. Ma non permetto che si offenda la mia intelligenza, poca o tanta che essa sia.
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PAUSA POST
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Aprile, 2016 @ 6:28 pmDetto altrimenti: il vostro blogger si prende una pausa        (post 2344)
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Care lettrici e cari lettori, nei giorni 15, 16 e 17 aprile sarò con gli amici della Fiab a visitare la casa natale di Francesco Petrarca e tante altre cose belle in provincia di Padova. Come? In bicicletta, naturalmente! E ho deciso di non portarmi appresso il computer! Quindi mi scuserete se non pubblicherò con tempestività vostri eventuali commenti alle mie sudate carte (elettroniche).
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Dai, che poi al mio rientro vi racconto tutto con foto! Nel frattempo … non sapete cosa vi perdete a non essere associati alla Fiab …
Good bike everybody!
P.S.: … ma rientriamo a Trento in tempo per andare a votare sul referendum “trivelleâ€, of course!
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TRIVELLE 1
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Aprile, 2016 @ 5:27 amDetto altrimenti: si o no?          (post 2343)
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L’Italia, e parliamone “del paese là ove ‘l sì suonaâ€! Così scriveva Dante Alighieri … ma era all’Inferno! Ora … non che noi si sia all’inferno, ma un poco “infernale†appare il fatto che se non vuoi le trivelle devi votare sì e che se le vuoi devi votare no. Mi ricorda quel tale che – decenni fa – invitava le vecchiette a votare Madonna Santissima Immacolata, MSI!
Trivelle … qui in Trentino a chi chiede “Come va?†e lo dice in dialetto “Com’ela?†se l’interpellato è un po’ avanti con gli anni talvolta lo senti rispondere “Eh, caro, ormai l’è pù grand ‘l bus de la trivela†… Ma veniamo alle trivelle, quelle vere. Ieri sera un partito politico – l’UPT, unico fra tanti – ha organizzato una conferenza sulle ragioni del sì e quelle del no. Al riguardo osservo:
bene averne discusso;- benissimo per i moltissimi giovani in sala;
- malissimo che qualcuno abbia invitato a non andare a votare al referendum;
- il problema è soprattutto politico, indice di una svolta;
- le condizioni alle quali le concessioni su “tratte di mare, anche per più trivelle†sono accordate alle compagnie petrolifere, sono un regalo rispetto ai “prezzi†praticati dalla Croazia. In particolare su grandi quantità di gas e olio estratto è applicata una franchigia per cui le compagnie rallentano la produzione per non pagare l’affitto allo Stato;
- rallentare l’estrazione esige il prolungamento della concessione (ecco la legge che il referendum vuole abrogare);
- impianti vecchi che durano ancora a lungo richiederebbero elevate manutenzioni che spesso le compagnie non fanno nella misura prudenzialmente dovuta;
- il numero di lavoratori che perderebbero il lavoro in caso di disastro ambientale è molto superiore ai lavoratori che fra dieci e venti anni si dovrebbero riconvertire in caso di mancata proroga sine die delle concessioni;
- la quantità di gas e olio estratta è irrilevante ai fini delle necessità del paese (a parte che l’estratto poi viene venduto all’estero).
- Le ragioni del no? Sono state di “portata globaleâ€: “Se non corriamo qui il rischio di inquinamento, lo si corre altrove sulla terra o con le petroliere che trasportano il petrolio. E allora, tanto vale …â€
Una mia domanda non formulata: “Ma se si estrae gas e olio vicino alla costa, non si corre in rischio che la costa collassi “per sostegno manco†come descriveva Dante Alighieri circa la causa delle “ruine†di sassi vicino a Rovereto, alludendo alle frane causate dal ritiro dei ghiacciai, ghiacciai che con la loro presenza avrebbero sostenuto i fianchi della valle?
A questo punto sono chiare due cose: che io sono un appassionato dantista e che voterò “sìâ€, se non altro perchè avere stabilito una franchigia elevata che induce le compagnie petrolifere ad estrarre più lentamente ed ora prorogare sine die la concessione è un combinato disposto (furbesco all’italiana!) che offende la mia tasca di cittadino e soprattutto la mia intelligenza di Persona.
P.S.: sui rischi e sui danni delle estrazioni marine leggete il libro “Il quinto giorno†di Frank Schaetzing (Ed. TEA).
E’ stato detto: “Votare non è un dovere”. OK, non è un dovere la cui violazione sia sanzionata dalla legge, ma votare è un diritto garantito dalla legge ed allo stesso tempo è  un dovere civile e morale.
E’ stato detto: “La chiusura anticipata delle trivellazioni …”. Ma quà chiusura anticipata? E’ la chiusura alla scadenza contrattuale. Al contrario, si parla di prorogare sine die (con il NO) /o di non prorogare (con il SI)  tali scadenze.
Le parole .. le parole sono pietre, scriveva Don lorenzo Milani. Lo conoscete? Si? Bravi! No? Leggetelo.
E’ stato detto: “Questo referendum è una bufala”. Ma se è espressione legittima di organi delle regioni previsti dalla nostra struttura democratica!  Fatemi capire … Eppoi, cui prodest? Cui bono? Direbbe quel tale avvocato Cicerone … a chi giova? Chi ne trae utili?
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U FIGGHIU D’U CURTU
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Aprile, 2016 @ 5:33 amDetto altrimenti: Salvo Rijna, il figlio di Salvatore u curtu o la belva. U curtu per via della statura; la belva per come uccideva i suoi nemici.                    (post 2342)
Salvo, il Rijna nico (nico = piccolo, giovane), Â in TV due volte: da Vespa ed analizzato da Roberto Saviano nella trasmissione di Fabio Fazio. Saviano ci ha spiegato:
“Da parte del figlio del capo dei capi, il mandante dell’assassinio del generale Dalla Chiesa e mandante ed esecutore di un altro centinaio di omicidi, tutto abbiamo sentito tranne che la condanna della mafia. Oggi di tutto si parla tranne che della mafia e della lotta contro di essa. La mafia ha percepito questo “spazio vuoto†si fa avanti con sue iniziative. L’intervista a Salvo Rijna contiene forti messaggi alla magistratura e alla nuova mafia. Eccoli:
Alla domanda “Cosa pensa di suo padre†risponde “Dovete chiederlo a lui†(idem il figlio di Bernardo Provenzano). Ciò significa che lui non giudica il padre perché non ne ha preso il posto. Il capo è ancora u curtu.
Alla domanda “Come giudichi i tuoi genitoriâ€, risponde “Bene, mi hanno allevato bene, con sani principiâ€. Ciò significa che il mafioso giudica una persona per il bene che ne ha ricevuto personalmente: non importa se quella persona poi in altra sede ha ucciso 100 persone.
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Alla domanda “Cos’è la mafia†risponde “Io non conosco la mafia e poi perché etichettare una delinquenza?†Il che significa che loro due si vogliono dissociare dalla mafia. Dissociazione, istituto tipico del terrorismo, significa “io mi distacco da quel gruppo ma non faccio la spia, non divento un collaboratoreâ€. Questo per sperare di avere l’abolizione del 42 bis (carcere duro).
Salvo afferma di non conoscere la mafia, ma quando Vespa lo conduce a parlare dei pentiti collaboratori di giustizia, Salvo mostra di conoscerli benissimo, nome e cognome e afferma che “Non è giusto che a loro sia abbonato il carcere come premio della loro delazioneâ€. Il che significa che lui la mafia la conosce e come, e che spera che ove non siano esentati dal carcere il loro numero diminuisca.
Messaggio di Salvo alla nuova mafia: “Voi siete diversi da noi. Noi oggi paghiamo per le vostre azioni ma noi ci dissociamo da voi, noi siamo diversi, mi padre viveva in modo semplice, senza sfarzo, tutto il contrario di come vivete voi.â€
Ecco, credo che tutti noi, magistratura in testa, dobbiamo ringraziare Roberto Saviano.
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FIAB FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA – TRENTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Aprile, 2016 @ 8:43 amDetto altrimenti: Fiab è cultura, civiltà , convivenza. Iscrivetevi!           (post 2341)
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Amici non (ancora) iscritti alla FIAB, vi allego i link per i depliant di due nostre uscite a pedali. Che ne dite? Vale o no la pena di iscriversi? Se poi andate sul nostro sito (indicato nei depliant) vedrete il nostro programma annuale.
Resistere Pedalare Resistere 25 apr
JOINT US, UNITEVI A NOI!
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