EDIZIONE STRAORDINARIA: IL GOVERNO CI CHIEDE EVENTUALI IDEE PER RIDURRE LA SPESA PUBBLICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 maggio, 2012 @ 5:39 am

Enrico Bondi

Detto altrimenti: come reperire risorse per  la ripresa della crescita e per ridurre le tasse senza … aumentare le tasse

Dal TG3 di ieri sera abbiamo appreso che nel sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla voce Spending revew, vi è la possibilità per ogni cittadino di inserire un proprio messaggio per segnalare eventuali possibilità di riduzione della spesa pubblica. Ciò sarà di aiuto, viene detto, ai tecnici incaricati dal Governo di questo difficile compito, i quali hanno accettato di svolgere questo compito  a titolo gratuito.

Milena Gabanelli

1) Io ho scritto che basta rivedere tutte le trasmissioni “Report” della Gabanelli per avere una miniera ricchissima di idee. E poi, che vi sono anche i numerosi libri pubblicati sull’argomento, tipo “La Casta”.

2) Ho inoltre segnalato alcuni interventi ormai scontati quali il recupero dei denari dalla Svizzera, la riduzione del numero delle provincie, la riduzione dei costi della politica, il recupero delle somme sottratte ieri ed oggi dai tesorieri dei partiti politici, il rinvio delle mega opere pubbliche non necessarie, etc..

3) Ho infine segnalato la possibilità di emettere il prestito irredimibile di cui al mio post del 30 aprile scorso.

In questa sede aggiungo: non sono d’accordo sul fatto che questi nuovi, ulteriori tecnici, lavorino gratis, così come non sono d’accordo, per contro,  che esistano Paperon de Paperoni mentalmente “seduti” (cioè, non stimolati più di tanto a confrontarsi con i problemi)  su retribuzioni milionarie, qualunque sia il loro compito. Chi lavora, deve essere pagato. Il giusto, l’equo, il compatibile con la situazione finanziaria e sociale del Paese.

 

E anche voi, lettori del blog, coraggio, scrivete alla Presidenza del Consiglio, inviate le vostre proposte, rispondete all’appello che è stato lanciato!

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LIBERTA’ E REFERENDUM: DALL’ANTICA GRECIA AD OGGI, ovvero, the day after il nostro referendum in Trentino

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 maggio, 2012 @ 4:28 pm

Detto altrimenti: democrazia reale o retorica della democrazia nell’antica Grecia e nei referendum popolari odierni. Historia magistra vitae …

 

“La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione”.

 

 

Così recita una bella canzone di Giorgio Gaber. Lo stesso concetto emerge nella giustificazione che, secondo Tucidide, nell’antica Grecia, gli oligarchi adducevano nel 411 a. C. al loro imminente colpo di stato, allorchè proponevano di ridurre a soli 5.000 cittadini lo status di cittadino avente ogni diritto politico, motivando “… tanto all’Assemblea Popolare non partecipano più di 5.000 persone …”. Cioè: solo chi partecipa è libero e viceversa, solo i liberi partecipano.
Abbiamo già visto in precedenti post come pur in regime democratico, gli Ateniesi non osassero fare certe affermazioni nell’Assemblea, bensì le facessero fare dai personaggi delle commedie teatrali. E Tucidide è un grande ammiratore del commediografo Antifonte, il quale è contro una finta democrazia e ne esalta i difetti per preparare la strada ad un diverso ordine delle gerarchie.
Antifonte infatti afferma che “là dove la natura è più forte, può essere vinta dalla mechanè” (artificio). Idem Aristotele: “ la techne (tecnica) può far si che il piccolo sconfigga il grande”. E la scienza politica moderna nulla ha inventato allorchè ci parla della “forza irresistibile delle minoranze organizzate”.

Tutto questo mi torna alla mente ogniqualvolta sento parlare della necessità del raggiungimento del “quorum” (mechanè, techne) quale requisito necessario alla validità di un referendum popolare, a prescindere dai suoi contenuti di merito, che si possono condividere o meno, ma sicuramente che mi interessano assai meno del metodo che mi permetto di contestare, nel senso che vorrei che fosse abolito tale requisito di validità  dello strumento.

 

Antifonte non è un campione della libertà e della democrazia. Egli critica l’antidemocraticità dei pilastri sui quali si fonda la democrazia ateniese: la famiglia (in particolare: la condizione della donna all’interno della famiglia), la condizione degli schiavi e il rapporto con gli dei, proprio per dimostrare l’inadeguatezza dello strumento politico “democrazia”.

Barbari? No, immigrati ... e noi, allora ... a Ellis Island, qualche anno fa?

 

Quanto agli schiavi e ai barbari (questi ultimi, oggi, i nostri immigrati, n.d.r.) prosegue affermando: “Noi siamo peggio dei barbari, perché abbiamo scavato un abisso fra loro e noi, mentre siamo uguali: respiriamo tutti con il naso, portiamo tutti il cibo alla bocca con le mani”.

Democrazia zoppa quindi, anche quella del Princeps Pericle, appunto in quanto Princeps, all’interno di una democrazia da lui stesso declamata formalmente ma sostanzialmente violata. Una democrazia nella quale “il potere è di tutti”, cioè di “tutti i liberi” cioè “solo di alcuni”, cioè di chi è ammesso a partecipare direttamente alla vita politica, per capacità “politica”, censo, abilità oratoria etc.. Gli altri sono altra cosa: sudditi, donne, schiavi, stranieri, barbari. Dalla sua constatazione di una democrazia e di una uguaglianza zoppa, Antifonte deriva i presupposti per avvalorare forme politiche di gerarchiadel tutto diverse . 

Socrate

Euripide

Socrate invece critica la democrazia per migliorarla, ma la democrazia non vuole essere migliorata e lo condanna a morte perché “corrompeva i giovani” (cioè, perché apriva loro gli occhi e la mente, n.d.r.). Euripide, sostenitore degli oligarchi, al ripristino della democrazia si auto esilia in Macedonia. Due vittime della stessa democrazia, per motivi diversi.

 

 

Oggi la Storia si ripete: si critica l’attuale democrazia da due fronti diversi. Da un lato, gli Euripidei invocano un intervento forte, sia esso il separatismo, sia l’intervento di una oligarchia o addirittura del “forcone” in mano all’uomo forte, decisionista, quasi “l’uomo del destino” (ma ne abbiamo già sopportati e sofferti ben due, di “ventenni”, ed allora, non ci sono bastati?). Dall’altro lato, i Socratici, ed io qui mi colloco, che di questa nostra Democrazia ne evidenziano alcune lacune, con il solo intento di migliorarla e di rafforzarne le sue istituzioni: anche quelle referendarie.

Historia magistra vitae, si diceva …

Pellizza da Volpedo: "Il terzo Stato", ovvero, chi viaggia nella terza classe sociale e vuole che i vagoni di seconda, cui aspira, non siano sganciati dal treno della vita.

 P.S.: di Euripide, infine,  oltre all’apporto “negativo” delle sottolineature di una  democrazia imperfetta, negative in quanto  mirate a favorire l’avvento dell’oligarchia, mi piace ricordare la sua esaltazione (positiva, n.d.r.) del Ceto Medio, in quanto “i ricchi cercano solo di essere più ricchi; i poveri sono pericolosi perché cercano di attaccare i ricchi; solo i “mediani” sono l’unica fonte si salvezza dello stato”. Il che mi conforta molto, avendo io espresso (2.450 anni dopo di lui, ma che volete, si fa quel che si può!)  la tesi secondo la quale  il Ceto Medio è quello che garantisce il volume dei consumi e quindi ne sollecita la  produzione ed è anche il traguardo cui può e deve tendere chi ancora si trova a viaggiare nella “terza classe” sociale della vita.

 

 

 

 

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DEBITO PUBBLICO: UNA PROPOSTA PROVOCATORIA (e poi anche un po’ di Comunità di Valle trentine)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 aprile, 2012 @ 6:28 pm

Detto altrimenti: questo post è firmato da Gianluigi De Marchi, Torino (per gentile concessione). E noi? Almeno discutiamone … nel senso: la parola a voi, lettori del blog!

In coda, oggi 1 maggio 2012, il day after del referendum trentino sulle Comunità di Valle, qualche riflessione “locale”

Inizia:

A leggere indici e dati relativi alla situazione economica mondiale c’è da inorridire: non c’è paese che non sia in qualche modo inguaiato a causa delle sfrenate speculazioni delle banche che hanno messo in ginocchio le economie. Una situazione simile a quella di una guerra, in cui i sistemi “tradizionali” si dimostrano inefficaci.
E allora, posto che siamo in guerra, prendiamo soluzioni “di guerra”.
Nel 1935, in piena crisi economica dovuta al tracollo di borsa del 1929 (provocato, anche in quel caso, dalle speculazioni delle banche!), l’Italia prese un provvedimento eccezionale che ebbe un grande successo: l’emissione di un prestito irredimibile (cioè senza obbligo di rimborso), che pagava ai possessori una rendita perpetua del 5%.
La partecipazione fu imponente e l’emissione ebbe un grande successo: molti erano interessati ad avere una rendita fissa e sicura, anche rinunciando al capitale (che però si poteva agevolmente ricuperare in borsa, vendendo le obbligazioni).
Caro Presidente Monti, che da buon professore certi fatti economici li conosci, anche se lontani nel tempo: perché non prendi una decisione simile? Altro che BTP, CCT o Buoni “salva Italia” che comunque hanno una scadenza e ripropongono l’assillo della sottoscrizione dopo pochi anni: un unico, gigantesco prestito irredimibile, con una rendita ragionevole (guarda caso, oggi potrebbe essere del 5%) da offrire a tutti gli italiani e, perché no? anche agli stranieri che credono ancora nelle nostre capacità. I capitali raccolti andrebbero a ridurre drasticamente il debito pubblico e resterebbe solo l’impegno di pagare le cedole. Pubblico interessato ce n’è sicuramente: il Presidente Monti sa quanto una rendita sia un obiettivo importante per moltissimi italiani, che puntano ad investire per avere un flusso periodico di capitali per integrare lo stipendio o la pensione. E la possibilità di percepire una rendita ma nel frattempo ricuperare in qualunque momento il capitale è interessante: si pensi che chi cerca alternative può trovare solo polizze assicurative, che hanno l’enorme difetto di sottrarre per sempre il capitale all’assicurato (e di bloccare i pagamenti alla sua morte)”. – Firmato: Gianluigi De Marchi.

Finisce

E qui riprendo io:

Giuseppe Giusti, autore della poesia "Sant'Ambrogio"

Amici del blog, è sempre più difficile scovare ed inserire post “di allegerimento”. Al contempo  è sempre più difficile scrivere “commentari” sulla politica, sulla finanza e sull’economia: personalmente mi sento  quasi oppresso dal rischio di essere giudicato ovvio, ripetitivo,  scontato, a detta di alcuni forse anche “antipolitico”  cioè di essere “gabellato per anitedesco perchè metto le birbe alla berlina” o di agire in preda all’ira o di non agire, shiacciato dallo sconforto. E’ difficile rimanere lucidi, freddi, analitici e quindi credibili. Ma chi ha la fortuna, come io ho, di disporre di uno stumento di comunicazione come questo blog, ha il dovere not to give in, di non arrendersi. Ed allora eccomi a voi.

Esiste a mio sommesso avviso una responsabilità enorme su chi per decenni ha guidato il Paese al di fuori di una Equilibrata Pianificazione Strategica Pluriennale Scorrevole. Cosa vogliono dire queste strane parole “aziendali”? Che chi stava al governo aveva il dovere di prevedere tutte le possibili evoluzioni del Sistema Italia e di aggiornale, anno per anno, in modo “scorrevole”. Volete alcuni esempi? Con un debito pubblico con una crescita da tempo fuori  controllo, come  si fa a programmare opere pubbliche faraoniche (una per tutte, il  Ponte sullo Stretto)?

Dai suoi report ... quanti spunti per il Governo e per la Magistratura!

Come ci si permette di creare sottosegretari romani a gogò? Con che coraggio si crea un  “Assessorato alla Piacevolezza” (Regione Lombardia)? Con che coraggio si consentono gli scandali incredibili “scoperti” e denunciati da “Report”? Con quale faccia tosta si mantengono pensioni di 1-2-3000 euro al giorno (al giorno!) o si pagano stipendi e buonuscite milionarie (in euro, non ce lo dimentichiamo)? Con quale coraggio si mantiene un elevatissimo numero di parlamentari strapagati, con l’aggiunta di rendite vitalizie e di benefit da basso medio evo? Con quale ragione si paga il Capo della nostra Polizia il triplo del Capo dell’FBI?  Con quale scusa si creano nuove mini provincie? Etc.

Tesorieri ... ieri

 

 

E poi, chi  aveva il dovere di fare rispettare non solo la lettera della legge (esistente), ma anche il solo spirito, si è invece “attivato” per inflazionarne la proliferazione. Plurimae leges corruptissima res publica, dicevano gli anitchi romani, e invece  noi, romani moderni, di fronte ad ogni problema, reclamiamo una nuova legge ad hoc. Un esempio? La violazione del divieto referendario del finanziamento pubblico dei partiti, una presa in giro, questa violazione della volontà popolare …  ed ecco infatti una nuova legge, quella che autorizza il rimborso di spese elettorali (mai sostenute!!) che ha generato sperperi, furti (perchè di furti si tratta) e scandali e che ora, udite udite,  spingono tutti  a reclamare una terza legge!

Tesorieri ... domani (speriamo!)

Per inciso: un partito afferma che destinerà 5 milioni di Euro a sostegno degli esodati. Ma se sono denari pubblici “con destinazione”, la loro spesa deve essere documentata e relativa a quella specifico capitolo, non ad altri capitoli, ad altre voci di spesa. Sono  le regole fondamentali della contabilità pubblica che vengono non solo violate (il che sarebbe immorale) ma anche ignorate (il che è morale). Ora, intendiamoci, ben venga questo utilizzo, questo intervento da “chirurgia d’urgenza”, ci mancherebbe altro, ma il fatto denunzia un sistema gestionale basato sull’ arbitrarietà, anzichè sul rispetto di rigorose regole. 

Questo Governo, il Governo Monti, non è responsabile del passato e nel presente non può fare miracoli … però, forse … una maggiore equità … 

Gianluigi De Marchi

L’osservazione che mi permetto di fare tuttavia  è che esso è composto solo da persone molto, troppo ricche per capire i problemi della gente. Il rischio poi al quale è esposto è nella differenza dei “tempi della sofferenza dei cittadini”,  assai  immediati ed i “tempi della ripresa”, indiscutibilmente  di medio lungo termine. Inoltre il Governo è esposto ad una specie di sommesso ricatto da parte di alcune forze politiche che ormai sono Giano bifronte: verso il Governo, tutto sommato accondiscendenti, mentre verso il proprio elettorato, al fine di non perderne il consenso, molto critiche. Questo “tiro alla fune” reggerà? ECCO PERCHE’ LA PROPOSTA DE MARCHI VA QUANTO MENO PRESA IN SERIA CONSIDERAZIONE, e, aggiungo io, anche eventualmente come offerta in opzione su parte del debito totale.

 

Comunità Autonoma del Trentino

E veniamo al Trentino, al referendum abrogativo di ieri per l’abrogazione (“si”) o per il mantenimento (“no”) delle neonate Comunità di Valle.

Nel metodo, l’esistenza del quorum referendario ha fatto sì che di fronte a oltre 100.000 votanti per l’abolizione delle Comunità di Valle, prevalgano i 7.00o favorevoli al loro mantenimento. E ciò perchè i 100.000 voti non hanno valore in quanto i 107.000 non hanno raggiunto il quorum. Io mi esprimo innanzi tutto e soprattutto sul meccanismo referendario: non si può tacciare di antipolitica chi è andato a votare; non si deve mantenere il requisito del quorum nelle consultazioni referendarie.

Nel merito, due osservazioni positive ed una negativa.

Quelle positive

1) Mi pare di poter osservare  che i Comuni, le Comunità di Valle se le sono tirate addosso: infatti una loro più intensa politica di aggregazione  ed  una loro più attiva azione intercomunale per aree funzionali omogenee (ad esempio, tre Comuni confinanti con tre distinte organizzazioni per la gestione ed il controllo della sosta?), probabilmente non avrebbero lasciato gli spazi vuoti che ora le Comunità di Valle andranno a ricoprire.

2) In un periodo in cui si sta mettendo in discussione l’esistenza delle provincie più piccole e si stanno riducendo le risorse alla nostra Provincia Autonoma, forse conviene ristrutturarsi concettualmente, interpretarsi e presentarsi al Paese come Comunità Autonoma delle Valli Trentine e non più come Provincia Autonoma di Trento.

Quella negativa

Tecnicamente, in fase di crescita di decentra ed in fase recessiva si accentra, non il contrario. A meno che non si voglia decentrare la responabilità e accentrare il potere. Staremo a vedere.

Buon Primo Maggio a tutti, anche se sarà difficile, quest’anno …

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HLLAS, GRECIA, LA STORIA CONTINUA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 aprile, 2012 @ 7:54 am

Marco Paolini, moderno Aristofane

Detto altrimenti: nulla di nuovo sotto il sole …

… dunque, dicevamo … i “Luoghi della Politica” della RA, Repubblica Ateniese.

Ci aiuta un Marco Paolini dell’epoca, tale Aristofane, il quale nella sua commedia gli “Acarnesi” ci descrive il meccanismo dell’Assemblea (il loro parlamento). Il banditore, una sorta di Presidente della riunione, esordiva con un “Chi vuole parlare?” E poi Pericle spiegava: “Anche se uno è povero o sconosciuto, (poverino, n.d.r.), dia pure il suo apporto alla città”(cioè allo Stato, n.d.r.). Cioè, “dia pure”, gli è concesso per facoltà derivata,

Il deserto dei ... tartari

non per suo diritto innato. E poi “dia un apporto” e non “parli all’Assemblea”. Sono sfumature “ma”. “Ma”, appunto.
Nella commedia citata il tale che voleva parlare si chiamava Diceopoli. Innanzi tutto egli nota che l’Assemblea è quasi deserta. Un po’ come quando nel nostro odierno parlamento taluno, soprattutto se è un peone, parla, magari di argomenti molto importanti ma già decisi in altra sede. Ed allora il nostro Diceopoli comincia a tirala per le lunghe sperando che qualche suo collega rientri in aula … che qualcuno lo noti, magari attraverso la diretta televisiva …

Senza parole, cioè, non ho parole ...

E se qualcuno mi interrompe, sono pronto io stesso urlare, interrompere, insultare”. Sic. Infatti i Signori Politici Affermati Padroni della Parola erano soliti farsi accompagnare da uno stuolo di “gregari” pronti a vociare, rumoreggiare, mostrare cappi e striscioni verdi per interrompere oratori avversari o per difendere il proprio boss dal disagio di rispondere a domande imbarazzanti.
Vi ricorda nulla, tutto ciò?

 

Ma andiamo avanti. Alla fine Diceopoli supera gli ostacoli ed anche l’invito del banditore a stare zitto (proprio del banditore, che invece era quello che avrebbe dovuto garantirli la possibilità di parlare!) ed inizia la sua arringa. Diceopoli innanzi tutto si scusa: “Scusatemi se io, pur povero e sconosciuto, oso parlare”. Già questo la dice tutta. Gli ribattono:”Cosa vuoi mai tu, che la pensi in modo diverso da tutti noi!” Ecco, “pensarla in modo diverso” è già una colpa. Oggi: “Non devi pensare contro la nostra politica! (ma contro questa politica, si, dico io, n.d.r.). Peggio di così  non si poteva cominciare … e, oggi, non si poteva finire!
Ma l’interessato  comincia a capire i meccanismi della politica e si mette a parlare (cioè, Aristofane lo fa parlare) come se egli fosse un grande politico ed un grande oratore. Quasi una comica, come quando Totò, assumendo l’atteggiamento del grande letterato, detta la famosa lettera a Peppino, per allontanare la “malafemmina” dal nipote. “Dirò cose terribili, sgradevoli, ma giuste”, afferma il nostro eroe. A dire il vero, anche il PA (Politico Affermato) le diceva, ma aveva dei limiti, nel senso che non avrebbe potuto mettere in dubbio i fondamentali della politica del governo. Nella commedia, invece, sia pure con qualche rischio, ciò viene fatto, per bocca di Diceopoli e per mente del suo autore Aristofane: cioè, si mette in discussione la stessa guerra in corso contro Sparta, si esclude comunque la responsabilità di Sparta, imputandola alla stessa Atene, cioè a Pericle, al Presidente del Consiglio in carica! Ma si può?
In altra commedia (I Babilonesi), Aristofane critica lo sfruttamento economico da parte di Atene dei propri “alleati”, presentati come schiavi alla catena. Critica cioè la fonte delle imposte che poi venivano ad essere redistribuite, sia pure in misura non equa, su tutti gli Ateniesi Doc. Ma si può?

Un F 35, appena decollato da una ... moderna trireme

Gli “Alleati”. Da bambino ne sentivo parlare e non capivo quando la gente riferiva sui “bombardamenti che subivamo da parte degli alleati”. Ma se sono (nostri) alleati, perché ci bombardano? Oggi gli Alleati non ci impongono di fornire tot triremi. Si accontentano di farci acquistare novanta cacciabombardieri F 35 da 180 milioni di euro cadauno. Ma torniamo in Grecia.

Il teatro comico greco, con le sue frecciate alle classi ricche e potenti (mai al popolo: non sarebbe stato tollerato dagli spettatori i quali avevano un contatto diretti non solo con gli attori, ma ancor prima con gli autori) ha nell’antica Grecia un’efficacia politica diretta soprattutto perchè parla esplicitamente, e non per metafora, come invece accadeva perloppiù nell’Assemblea, dei fatti della politica. E allora anche noi, oggi, rivalutiamo gli apporti dei nostri autori e attori comici che non parlano politichese, bensì in modo diretto!


I Tribunali, l’Assemblea e il Teatro erano i tre pilastri del funzionamento politico della repubblica ateniese. Fare teatro significava fare attività pubblica, strettamente connessa al funzionamento della politica. Ora, se per i poeti lirici i committenti erano i ricchi o i tiranni, per i commediografi il committente era il popolo. Vi era tuttavia una censura, imperniata sull’osservanza dei criteri dei principi della morale e sul possibile gradimento da parte del pubblico. Quanto poi al giudizio finale sull’opera, cioè alle moderne “recensioni”, giudizio che avrebbe comportato o meno anche un premio per l’autore, esso era demandato da una giuria che però era fortemente influenzata dalla folla, tal che si decise di fare emettere il giudizio finale da persone importanti che nessuno avrebbe avuto il coraggio di contestare. Non essendoci ancora il televoto, praticamente era un po’ come se il vincitore del Festival di Sanremo fosse deciso esclusivamente dai membri della giuria …

Capito a quando risale l’importanza degli odierni media?

Tutto quanto descritto, e cioè la valenza politica della commedia greca, non si ripeteva nelle rappresentazioni tragiche, le quali soprattutto si rifacevano alla mitologia esprimendo valori altissimi, molto teorici e avulsi dalla realtà quotidiana d’ogni giorno.

Rimborsi elettorali

E se mi concedete un’astrazione di pura fantasia, oggi, nei Luoghi della Politica (partitica) , mi pare di ritrovare lo stesso riferimento a valori supremi, teoricamente condivisibili ma purtroppo, appunto, teorici, quasi appartenenti ad una nuova moderna mitologia. Valori  avulsi dalla necessità politica di dare risposte immediate agli “altri” più che a “se stessa”, cioè mirati a “ristrutturare se stessa per ri-sopravvivere e vivere bene” piuttosto che a dare risposte ai bisogni immediati della popolazione, fra i quali spicca l’esigenza del ritorno della politica minuscola ad una POLITICA MAIUSCOLA.

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HLLAS, GRECIA, UN PO’ DI STORIA … D’ALTRA PARTE LA STORIA E’ MAESTRA DI VITA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 aprile, 2012 @ 5:58 pm

Detto altrimenti: historia magistra vitae? Magari!

Antica Grecia: visione cupa e conflittuale della convivenza interna e internazionale. La lotta politica (con il previsto ostracismo) e la guerra erano la norma. Dare e ricevere la morte era quasi una forma di comunicazione. Tagliare la mano, marchiare a fuoco, annegare i prigionieri, era la regola. Si veda al riguardo, a mo’ d’esempio, l’Iliade. La pace era letteralmente “a scadenza”, del tipo: “stiamo bravi sino alla scadenza naturale del Governo Monti”.

Solone (ma con quelle barbe ... si assomigliano un po' tutti 'sti Greci!)

Grecia, ovvero Atene, soprattutto. La storia ateniese è sempre stata un po’ sull’orlo di scivolare in una guerra civile. Uno dei maggiori conflitti sociali fu disinnescato da Solone (arconte con poteri straordinari, nel 594 o 591 a.C.). Solone svalutò la moneta per alleggerire il peso del debito pubblico. La sua riforma “censuaria” era impostata non sulla nobiltà di nascita ma sul reddito, per cui era concesso a chiunque la possibilità di compiere la scalata politica, garantendosi la pienezza del diritto. Tuttavia la riforma non interveniva sulle disuguaglianze economiche, non prevedeva ridistribuzioni di terre e non colpiva sostanzialmente i privilegi dei più ricchi, dei quali, tuttavia, suscitò lo scontento per aver concesso anche ai più poveri di partecipare alla vita politica. In conclusione, Solone si attirò l’ira di tutte le parti sociali (a Dio spiacente e ai nemici sui, direbbe Dante!) tanto che, alla fine della sua opera, i disordini sociali ad Atene ripresero come in precedenza e aprirono la strada alla tirannide di Pisistrato.

 

Il tiranno di Atene Pisistrato

Disordini sociali, si diceva, con partiti e fazioni capeggiate dalle famiglie aristocratiche. Una sorta di oligarchia appoggiata da Sparta contro il demos, il popolo, oligarchia che generò la tirannide di Pisistrato,  combattuta poi dalla solita  Sparta che aiutò la nascita della democrazia. Durante il dominio di Pisistrato cittadini furono privati di molte libertà civili e morali (e anche oggi, quanto all’annullamento dei principi morali non scherziamo … n.d.r.), ma nonostante ciò il giudizio su di lui non fu molto severo, poiché lo ritenevano un tiranno dotato di grande abilità e lungimiranza. Pisistrato fu promotore di una politica espansionistica. Incentivò la piccola proprietà terriera a discapito dei latifondi, incrementò il commercio, favorendo così la crescita della classe mercantile, e promosse un vasto piano di opere pubbliche (un po’ come Berlusconi, con il suo Ponte sullo Stretto). E’ da ricordare la trascrizione su papiro dell’Iliade e dell’Odissea. Inoltre vennero istituite nuove feste religiose: le Dionisie, in onore del dio Dioniso (le gare di burlesque? Ecco da dove ha preso spunto  …!). Trasmise alla fine il potere al figlio Pier-Ippia accompagnato dal fratello Pier-Ipparco. Si inaugurava una dinastia tirannica che avrebbe segnato una nuova fase politica cui sarebbe toccato il ruolo di incubatrice per i fermenti che portarono poi alla svolta democratica.

La democrazia che subentrò, tuttavia cadde anche perché imponeva le “liturgie” ai ricchi, e cioè la realizzazione di opere pubbliche aloro carico. Una sorta di imposta patrimoniale di scopo sui ricchi. Ecco spiegato perchè oggi si tarda tanto …

Allora, vediamo un po’, nell’antica Grecia:
1. si erano già inventati la svalutazione della moneta per alleggerire il peso del debito pubblico;
2. avevano già sperimentato politiche che scontentavano tutti;
3. avevano già sperimentato politiche che non riuscivano a diminuire il divario economico dei cittadini;
4. avevano già sperimentato il governo di pochi oligarchi, appoggiato da una potenza militare esterna;
5. avevano già sperimentato l’ondivaga politica della potenza militare esterna;
6. avevano già sperimentato una politica contro i grandi patrimoni ed una a loro favore, e ciò che esse avevano poi prodotto

Socrate

Ora, non che le stesse cose accadano oggi, via, ci mancherebbe altro, però in particolare la rilettura critica e un po’ maliziosa della cosiddetta “repubblica ateniese”, la quale – di fatto – assomigliava molto ad una oligarchia, ci deve fare riflettere. In particolare almeno sul piano teorico, la partecipazione alla politica era garantita a circa 20.000 cittadini, per il governo di circa 300.000 anime. Non era poi un suffragio così universale. E poi, una democrazia che condanna a morte Socrate! Ma via … a scuola ci hanno raccontato che fu giustiziato perchè accusato di “corrompere la gioventù”. Ma Socrate mica era un  pedofilo! Era solo un politico con idee diverse dall’establishment. Infatti, nella sua prima orazione in propria difesa, Socrate, in tribunale, dice: “Ma pensate veramente che io sarei arrivato (vivo, n.d.r.) a questa età se invece di esprimere le mie idee ai miei “alunni”, le avessi espresse pubblicamente in sede politica? Cioè, se avessi fatto palesemente vita politica schierandomi dalla parte della giustizia? Solo una volta ci provai, opponendomi ad un processo e ad una condanna collettiva e sommaria, e per poco non fui linciato”.

Le morti politiche e di Stato, tipo il nostro Matteotti, nella repubblica ateniese furono molte: Efialte (462); Androcle (411); Frinico (411); Antifonte (410); Arginuse (406); Alcibiade (404), Cleofonte (404); Socrate (399).

 

Il Teatro, il TG4 dell'antica Grecia

Orbene, dal conflitto nacque l’esigenza della giustizia, l’esigenza del “to ison”, dell’uguale per tutti, come la legge, ad esempio, e la titolarità dei nostri odierni cosiddetti “diritti acquisiti”, che dovrebbero essere uguale per tutti. Dal conflitto nacque l’idea di una giusta compartecipazione e condivisione di tutto: del bene (la politica della crescita) e del male (la politica del rigore). E il luogo della comunicazione ove tale sentire si formò non fu la televisione, che non c’era ancora: fu il teatro, il luogo ove ciò che le persone pensavano, si formava molto di più che non nella stessa Assemlea Popolare (quella dei famosi 20.000 cittadini). E i politici, consci di questo potere del teatro, lo controllavano e ne diventavano spesso essi stessi attori. Un po’ come certo nostri politici odierni che attraverso la TV hanno fatto e disfatto l’opinione pubblica. Oggi un po’ meno di ieri, tuttavia, forse, speriamo … utinam an …  (fosse vero che ciò fosse vero!).

Ma il Teatro, nell’antica Grecia, era anche un po’ come il nostro TG3: infatti  era anche il luogo del talk show, dell’analisi critica (Report) e della satira  politica (Crozza), almeno sotto il regime democratico o pseudo tale.

E per oggi basta televisione …

 

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25 APRILE, LA LIBERAZIONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 aprile, 2012 @ 6:54 am

Detto altrimenti: fermiamoci a riflettere

Inizialmente liberazione dalla guerra, dal nazi-fascismo

La vita anche di un solo essere vivente non vale un impero. Nei post recenti ho scritto sull’imperialismo, sugli squilibri di una finanza egoista e cieca, di una politica distante dai bisogni della gente, di assuefazioni a scandali perseguiti soprattutto dai comici e dai cronisti televisivi, mentre aumenta in Italia e nel mondo il divario fra i pochi che continuano a stare sempre meglio e i molti che continuano a stare sempre peggio.

 Liberazione da cosa, allora, oggi?

Dagli scandali e dalla incapacità di fare uno sciopero generale contro gli scandali. E poi …

Dal desiderio di ostentare, di strafare, di abusare dei beni
Dalla violenza contro la libertà religiosa di ognuno
Dalla sopraffazione cui le donne e i bambini sono spesso soggetti
Dal razzismo
Dalla finanza pazza, cieca e ladrona
Da una politica distante dalla POLITICA
Dalle tante guerre
Dalla mancanza di un lavoro
Dalla giustizia negata (cfr. Piazza della Loggia, Brescia)
Dalla mancanza di speranza
Dalla mancanza di un futuro
Dalla paura di non aver di che nutrire se stessi e i propri figli giorno per giorno
Dalla paura di non potersi curare dalle malattie
Dal terrore di non potersi difendere dai violenti
Dall’angoscia di non avere acqua da bere, un tetto per ripararsi
Dalla preoccupazione di non avere una scuola per i propri figli
Dalla sofferenza di vedere distrutta la natura che circonda la propria terra
Dall’arroganza
Dalla supponenza
Dalla cupidigia di accumulare “a prescindere”,  senza accettare di riesaminare la scala delle priorità

etc..

Come rimediare a tutto ciò? Come “liberarsi” da tutto ciò?

Innanzi tutto non ignorando questi problemi e le loro cause. Quindi condividendo queste situazioni, infine accettando di esserne corresponsabili. In breve: attenzione, condivisione, corresponsabilità.
Nell’interesse di tutti, anche nostro. L’egoismo, la chiusura sui nostri assurdi privilegi, l’ignorare i problemi, l’ignorare l’ “altro” non porta da nessuna parte.

Recentemente ho ascoltato il racconto di un deportato dei lager nazisti (cfr. qualche post fa): “Ho sofferto per il male inflittomi, ma ancor di più per quello che ho visto infliggere agli altri”. Analogamente permettetemi di fare una “riflessione parallela”: “Noi possiamo gioire per il bene che ci procuriamo, ma ancora di più per quello che procuriamo agli altri”.

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IL LAGO DI GARDA: BELLISSIMO … MA CON TEMPESTE MARINE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 aprile, 2012 @ 10:09 am

Detto altrimenti: il naufragio del 23 del aprile 2012 impone l’adozione di segnalazioni luminose per avvisare dell’arrivo delle tempeste gardesane. 

Virgilio

Anne lacus tantos? Te, Lari, maxime teque
fluctibus et fremitu adsurgens Benace marino …

E cosa dovrei dire dei nostri laghi così belli? Di te, Lario,
ma soprattutto cosa dovrei mai dire di te, Benaco, le cui tempeste sono simili a quelle del mare?
Così Virgilio nelle Georgiche celebra i nostri laghi ed in particolare il lago di Garda (Georgiche, II, vv. 159-160)

Erano tanti anni che la navigazione a vela sul lago (non quella a motore o le immersioni dei sub) non era funestata da incidenti mortali. Io lo frequento assiduamente da decenni e ne ricordo solo due: 1) un surfista investito da un aliscafo in una bella giornata di Ora e di sole, nell’Altogarda Trentino; 2) un regatante caduto in acqua da un J24 e poco prima della partenza di un Trofeo Gorla, ai primi del settembre 1998, a metà lago, di fronte a Bogliaco. Io mi trovavo, in entrambi casi, a 100 metri dal luogo dell’incidente. Nel primo caso aliscafi e moltitudine di surfisti non sono molto compatibili. Statisticamente parlando, l’incidente poteva essere previsto ma soprattutto anche evitato, con maggiore prudenza da parte del surfista e con un’andatura non planante da parte delll’aliscafo.

Poco prima della partenza, con onda, non si deve scivolare in acqua ...

Nel secondo caso. le barche non erano ancora partite. Stavano bordeggiando lungo la linea di partenza. C’era molto vento da nord (Peler) e onda formata. La vittima è scivolata in acqua. Forse non indossava il giubbotto di salvataggio. O forse l’appesantimento della tuta e della cerata è stato fatale, nonostante il giubbotto. Forse non sapeva nuotare. O forse non serviva saper nuotare. Fatto sta che il poveretto si è inabissato sotto gli occhi di tutti. Ricordo ancora l’immagine dei suoi compagni che facevano alzare al vento la fumata rossa del candelotto di richiesta soccorso.

Ieri purtroppo, due morti ed un disperso cioè, temo, tre morti. Il tempo non prometteva niente di buono, anzi … le previsioni erano pessime. Nonostante ciò, sono usciti sul lago, (primo errore) dal porto di S. Felice del Benaco, fra Salò e Desenzano, in tre, non più giovanissimi, 61, 65 e 71 anni, tedeschi, con un piccolo cabinato a vela di 6 metri.  La leggera brezza iniziale si è trasformata in un Peler (da nord) di 35-40 nodi, circa 70 km/h. Il naufragio è avvenuto verso il centro del basso lago.

Probabilmente i tre non sono riusciti ad ammainare le vele in tempo (secondo errore), e la barca si è adagiata su di un fianco. Già in questa fase qualcuno dell’equipaggio avrebbe potuto essere già stato colpito dal boma della randa e/o comunque sbalzato in acqua (i tre, indossavano i giubbotti di salvataggio? In ogni caso, quanto può resistere in acqua una persona, ad una temperatura di 7 gradi?). C’era onda. Probabilmente sia per effetto delle onde, sia per la pressione dell’acqua sulla randa ormai sommersa, la barca si è inclinata ancora un poco. A questo punto la deriva, non fissata (terzo errore) è rientrata nello scafo, “lavorando” al contrario e la barca si è completamente capovolta (oppure: se la barca è stata trovata con la deriva rientrata e bloccata, ciò può significare che i tre si erano addirittura dimenticati di farla scendere in acqua al momento di salpare!). Dobbiamo comunque pensare che i tre siano stato sbalzati lontano dallo scafo, che poi è stato ritrovato rovesciato, galleggiante e con la deriva rientrata. Il vento era forte. Alzava una schiuma bianca sull’acqua. Visibilità scarsissima. Difficile anche il respiro: infatti si respira acqua! Se i tre non fossero stati sbalzati in acqua, li avrebbero ritrovati, magari feriti, sicuramente mezzi assiderati, ma vivi, aggrappati allo scafo o a cavallo dello stesso.

Io stesso sono stato investito da  tempeste improvvise o colpi di vento. Ve ne racconto uno

Lago di Garda, 23 agosto 2008: burrasca

Riva del Garda, mattina del 7 agosto 1999: tutto avrebbe sconsigliato l’uscita. Già dal giorno prima infatti la costa era stata assalita da inconsuete folate di aria eccessivamente calda, che attraversavano la zona di lago prospiciente la città secondo canali ben definiti. La mattina del 7 agosto il cielo è cupo, il temporale “gira” dietro i 1600 metri della cima della Rocchetta. Il lago è deserto: nessun turista si è azzardato ad uscire. Tuttavia la Regata delle Vele Latine organizzata con la collaborazione della Fraglia Vela Riva è troppo importante per rinunciarvi! E poi si tratta di gente del posto, preparata e buona conoscitrice dei segreti del Lago, che se la sarebbe cavata comunque. Quindi si parte. Dodici barche al via. La più grande una barca in legno, d’epoca, di dieci metri, con randa, controranda e due fiocchi: uno spettacolo! La più piccola un dinghy, poco più di tre metri. Vento debole da Sud, quasi un’Oresella (debole Ora). 

Gianni Torboli, Rivano doc, sei volte vincitore del Giro d'Italia in Vela, Olimpiadi, Coppa America, etc. e campione mondiale FUN

Parte benissimo, in boa e con mure a sinistra, primo, lanciato, l’amico olimpionico Gianni Torboli, al timone di una lancia con fiocco e randa col picco. Io seguo la regata da spettatore con il mio FUN. Sono solo a bordo. Espongo fiocco auto virante (8 mq) e randa piena (16 mq), tengo le vele “morbide”, cioè poco cazzate, e timono da sottovento per sbandare un po’ la barca ed aiutare le vele, grazie alla forza di gravità, a rimanere in forma e quindi a funzionare.
Siamo in prossimità della prima boa di bolina. Gianni vira e si appresta alla poppa. Il cielo è sempre più buio, il vento sempre più debole. A Riva accendono le luci stradali! Intorno, sulle montagne, le saette colpiscono le vette con sempre maggiore frequenza. Mi rivolgo a Luigi Armellini detto il “Babbo” che sta sulla pilotina, nei pressi della boa: “Babbo, qui si prepara una sventolata!” gli dico. Annuisce preoccupato… Indosso la cerata ed il giubbotto di salvataggio, chiudo il tambuccio del Fun. Ho la prua rivolta verso Torbole.

Regatanti sotto un Ponale "normale", non particolarmente cattivo

Per caso, con la coda dell’occhio sinistro vedo avanzare colonne di aria e spuma bianca alte cinque metri. Vedo anche che Gianni, fulmineo, ammaina la sua randa. L’unico ad essere riuscito a fare ciò. In un secondo la sventolata mi è addosso. E’ come essere investiti dallo spostamento d’aria di un’esplosione. Impressionante infatti è la velocità e la forza con la quale l’aria è stata letteralmente sparata giù dalla Valle del Ponale. La visibilità scende a cinque metri. Il Fun si sdraia sul lato sinistro. La sola preoccupazione che ho è per i fulmini e per i danni che potrebbe subire la barca. Lasco le vele (il fiocco sbatte, speriamo che non si strappi!). Lego il boma alla draglia. Ammaino la randa recuperandola dall’acqua. Il Fun si raddrizza. Faccio lavorare il fiocco, al lasco, verso Torbole (credo).

Il mio Fun "Whisper" in regata

Il Fun avanza a cinque nodi. Velocità delle raffiche rilevata nel Porto S. Niccolò di Riva: 60 nodi (circa 110 kmh). Dopo alcuni minuti il vento cessa. La costa torna visibile, e con lei le altre barche, ferme, con le vele ammainate. Piove. Ci contiamo, rassicuriamo le due pilotine della Fraglia e quella dei Carabinieri. Tutto bene quel che finisce bene, soprattutto se ad uscire in barca sono persone del posto, regatanti ed allenate, e se tutto avviene sotto costa rispetto ad un vento da terra, cioè senza onda. Ma se ci fosse stata onda formata e/o si fosse stati in inverno e/o se si fossero trovati in acqua turisti non altrettanto preparati? Arrivato in porto, comunque, gli amici mi hanno offerto un cognac!

A questo punto, avanzo una proposta: dotare la costa dell’Alto Garda Trentino (e di tutto il Lago, perchè no?) di un sistema di segnalazioni a lampi colorati emessi da fari collocati su una serie di pali a distanza regolare uno dall’altro, che preavvisino i naviganti (soprattutto quelli poco esperti del Garda) dell’approssimarsi delle “Ponalate”, del Foen, della Vinessa (“Venezia”, cioè bora) e dei mini cicloni estivi.

Il Chiemsee in Baviera

Il significato dei lampi dovrebbe essere spiegato in più lingue su depliant da distribuirsi da parte di tutte le organizzazioni turistiche e sportive. Inoltre esso dovrebbe essere spiegato con scritte incise su targhette in ottone applicate sulle barche date a noleggio. Il sistema è adottato sul Lago di Prien, in Baviera, a vantaggio dei numerosi turisti che remano e veleggiano su quelle acque:verde, vento buono; giallo, vento forte; rosso, tempesta.

 

 

 

E per finire, ecco i venti del Garda, o almeno, i principali

I venti barici sono quelli che si generano per differenza di pressione fra aree geografiche anche molto distanti fra di loro. In genere si accompagnano al passaggio di una perturbazione, (che come è noto transitano sempre da ovest verso est) ed hanno il seguente andamento: all’inizio della perturbazione, provengono da sud est (al mare si direbbe che si tratta di scirocco). Quindi si dispongono da sud, e man mano che la perturbazione avanza (fronte caldo), essi girano da sud ovest e da ovest. Alla fine della perturbazione provengono da nord. Il cielo si schiarisce, ed è il momento più pericoloso dal punto di vista dell’esercizio dello sport della vela, in quanto siamo nella così detta coda della perturbazione (fronte freddo) che può portare raffiche improvvise anche forti e salti nella direzione del vento. Non lasciatevi ingannare dalla bellezza del panorama e dalla lucentezza dei colori, e siate sempre vigili, riducendo un po’ la velatura e non rischiando troppo con il surf.

I venti termici sono invece le brezze, cioè venti che si levano per il differente grado di riscaldamento notturno e diurno della terra e della superficie del lago. Di giorno infatti, la Valle del Sarca, a nord del lago, si scalda di più del lago stesso, e quindi l’aria calda che genera sale, e richiama dal basso e da sud verso nord, aria, cioè la famosa Ora. Di notte avviene il contrario, e la terra “scarica” aria verso sud. Anche se il nome “brezza” richiama arie leggere, essi possono raggiungere facilmente i 30 nodi.

In genere le perturbazioni con i loro venti termici schiacciano le brezze, se di senso opposto alle stesse, ovvero si sommano al loro effetto, se vanno nella loro stessa direzione.

Anemometro nautico in testa d'albero

Ed ecco qui alcune indicazioni per misurare la velocità del vento (ricordate: in inverno l’aria è più fredda, quindi più densa e spinge assai di più di quella estiva! Quindi 20 nodi di estate spingono x, in inverno 2 volte x). Un miglio marino corrisponde all’arco terrestre che sottende, al centro della terra, un angolo di un primo, cioè di un sessantesimo di grado (in totale come sapete vi sono 360 gradi). Esso misura all’incirca 1850 metri. Un nodo equivale ad un miglio all’ora. Quindi se avete nodi e volete passare ai chilometri orari, moltiplicate i nodi per due e detraete il 10%. E’ un calcolo approssimativo, ma funziona. Per passare dai metri al secondo ai nodi, invece, moltiplicate i metri al secondo per due.

L' "Ora" arriva a ondate, rimbalzando sull'acqua prima di distendervisi sopra ...

 

Brezza termica “di mare”, la famosa Ora (si scrive con la O maiuscola e si pronuncia con la O aperta). Nell’Alto Garda si contrappone al Vento, con la V maiuscola, che è invece quello che spira da Nord e che localmente non viene chiamato mai tramontana). Si alza per effetto del noto meccanismo che fa sorgere tutte le brezze, verso le 11-12 di mattina, e cala verso le 17-18 di sera. Il fenomeno è rilevante in primavera ed estate, minore in autunno, debole in inverno. L’intensità del vento va dai 10 ai 25-30 nodi. Normalmente è preavvisata dal formarsi delle bianche nuvole di caldo sul Monte Baldo (i bianchi balloni del Baldo) e da una “riga scura”, cioè dall’incresparsi dell’orizzonte del lago verso sud. Si tratta di una brezza regolare, prevedibile, e quindi non pericolosa anche se forte, a meno di trovarsi a ridosso della costa nord del lago, di essere carichi di vele ed inesperti. Spesso porta foschia, talvolta invece è “ciara, lustra” ed allora è uno spettacolo di colori e bellezza! In genere non la si teme proprio perché al contrario la si aspetta, la si desidera: infatti la maggior parte dei velisti viene sul Garda proprio per incontrarla. Quindi non mi soffermo oltre. Cosa fare in caso di Ora? Godersela tutta!

Brezza termica da nord (situazione normale). Se viene da Nord est, si chiama Sarca ed è più forte. Da nord ovest, più debole, Balino o Balinot. Sarca e Balino, poco più a sud, si uniscono nel più famoso Peler, detto così perché a Riva del Garda “fa il pelo” all’acqua, increspandola senza farle fare onda. E’ l’interfaccia dell’Ora. Normalmente inizia verso le sei-sette di mattina, aumenta sino alle nove e quindi va a morire intorno alle dieci-undici. La sua intensità aumenta da Riva a Torbole e da Nord a Sud, per cui sotto costa si può scegliere l’intensità con la quale cimentarsi. Verso Sud genera onda. Può essere pericolosa per i surfisti il raffreddamento dell’acqua del lago che genera anche in estate (vi sono stati casi di assideramento in luglio), e per l’onda, che può spaventare velisti inesperti o sorpresi da questo comportamento marino del lago. Esistono comunque ridossi sicuri come Baia di Sogno e Garda, o quasi sicuri come Limone. Cosa fare? Non usare lo spi, terzarolare, planare allegramente verso sud, eventualmente evitare strambate (abbattute) e fare il rebecchino, non avvicinarsi troppo alla costa, divertirsi un sacco e tornare a casa con l’Ora.

Vento barico “regolare” (situazione frequente). Causato da differenze di pressione. Trae la sua origine da zone ad alta pressione molto a Nord, e può durare anche tre giorni di seguito, soprattutto in inverno dopo una nevicata sul Brenta ed in Paganella. Di mattina all’effetto barico si somma l’effetto termico. Intensità crescente da Riva a Torbole e da Nord verso Sud. Può arrivare a 40-45 nodi di velocità (Centomiglia 1996 e Trofeo Gorla 1998). Onda formata a Sud. Pericoloso per i surfisti anche in estate soprattutto per il freddo (ci sono stati casi di morte per assideramento in piena estate). Esso non lascia spazio all’Ora. E’ prevedibile, ma è più pericoloso del precedente per la durata prolungata sino a sera. Cosa fare? Non uscire o, se siete molto bravi, uscire terzarolati, niente genoa o spi. Per i surfisti: rientrare alla base.

Vento barico “a tradimento” (situazione rara). Si alza quando si è già levata l’Ora e la schiaccia. Il 29.3.97 (XV° Meeting Internazionale del Garda) era gradualmente calato il Vento e si stava formando l’Ora. Tuttavia l’Ora non si è rinforzata, dietro la sua classica riga scura è ricomparsa a sud una zona di lago chiara e a Nord, cioè vicino alla spiaggia trentina, si è formata sull’acqua una anomala riga scura (attenzione, ecco l’anomalia!). Si sono quindi levati 25-30 nodi di Vento. E’ freddo, non sempre prevedibile. Cosa fare? Quando vi accorgete che l’Ora, dopo essersi formata tende a scomparire e che il vento gira da Nord (la sequenza normale è invece contraria, cioè vento da nord che gira da sud!), non aspettate di averlo addosso: ammainate subito spinnaker e genoa, issate il fiocco e terzarolate prua al vento.

Come si forma il foen

Foen (situazione molto rara). Vento caldo, prevedibile attraverso i bollettini meteo. E’ un vento da nord ma caldo, di ricaduta, che si forma dopo avere scaricato pioggia o neve sulle Alpi. Si è formato con la stessa metodologia del caso precedente il 6 aprile 1997 (Fraglia Cup), dalle due alle quattro del pomeriggio. Intensità 40 nodi. All’inizio le barche più vicine a Torbole procedevano di bolina verso Sud (con l’Ora che stava morendo subito dopo essersi formata) ed io che ero più a sud di un miglio, all’altezza di Capo Tempesta, procedevo di bolina verso nord. Sul Fun avevo l’equipaggio al completo: fiocco olimpico, due mani di terzaroli, randa parzialmente sventata, barca molto sbandata. Cosa fare? Vedi caso precedente.

Bora

Bora (situazione rara). Localmente di chiama Vineza (Venezia). Sul Garda arriva da Sud, anche alle nove di mattina (XII° Meeting Internazionale del Garda, marzo 1995, 30 nodi). E’ un Vento freddo ed alle dieci di mattina inizia a sommarsi all’effetto termico dell’Ora. Normalmente arriva nella stagione fredda, quando sono fuori pochissime barche e probabilmente nessun surfista, per cui non fa danni. Tuttavia essa può arrivare anche nel corso di una bella giornata estiva anche se il caso non è frequente. La luminosità è particolarmente accentuata. Si vede arrivare la Vineza sull’acqua, nettissima, con il suo fronte di schiuma bianca che avanza assai velocemente come una improvvisa marea (Olimpic Garda, marzo 1996). E’ questo il caso che vi lascia il minor tempo a disposizione. Per la velatura, vedi i casi precedenti. Cosa fare? Comportarsi come nei due casi precedenti.

Fronte freddo dopo una ampia perturbazione estiva (situazione molto rara): cielo tipico da coda della perturbazione, azzurrissimo con nuvole bianche luminosissime. Lago splendente di argento piombo accecante. Caratteristica del vento: raffiche non solo sotto la costa Nord ma anche verso il centro-sud del lago con salti di direzione notevoli. Cosa fare? Ammainate lo spinnaker ed impugnate una buona macchina fotografica!

La valletta (gola) del Ponale, verso il Garda

Ponale. Vento di caduta, circoscritto alla zona sottostante la valletta del torrente Ponale, due miglia a sud di Riva del Garda, lato bresciano. Si genera quando sulla montagna c’è o c’è stato un temporale (locale, estivo, circoscritto). Il Ponale si apre a raggiera, può aiutare a vincere o a perdere una regata, non lo giudico pericoloso perché al massimo vi fa scuffiare, ma comunque vi sospinge fuori della zona della sua influenza. Durante la Fraglia Cup 1998 ho vinto una regata proprio andando a cacciarmi dentro la “zona Ponale” a vele ridotte (due mani e fiocco olimpico), mentre altre barche, troppo invelate, sventavano fermandosi. Altro caso: mattina del 7 agosto 1999 regata delle vele latine a Riva del Garda, 60 nodi all’improvviso, visibilità dieci metri, il tutto per cinque minuti…quanto basta. Cosa fare? Utilizzarlo, come faccio io od evitarlo (basta allontanarsi un poco dalla zona). Tuttavia il 7 agosto … avete letto poco sopra cosa è successo! In questo caso l’importante è non essere vicini alla costa, non prendersi una bomata in testa e non cadere in acqua.

Mini ciclone estivo

Mini ciclone estivo. Si forma con la stessa tecnica dei veri cicloni asiatici, in caso di forte surriscaldamento dell’acqua. Si crea una colonna di aria calda ascendente che si invortica come una vera tromba d’aria. Più probabile a fine agosto, si verifica una volta ogni due anni circa. Dura una decina di minuti. A terra sradica alberi e solleva catamarani. A mio avviso è assai meno pericoloso per le barche in navigazione, purchè non siano sotto costa e siano a secco di vele. Cosa fare? Quando avvertite troppo caldo, una strana elettricità nell’aria, una forte umidità, una calma irreale, quando il cielo è cupo pur essendo sereno … be’ allora ammainate tutte le vele, accendete il motore, mandate donne e bambini sottocoperta, indossate il giubbotto e allontanatevi dalla costa. In pochi minuti tutto sarà passato senza danni a cose e persone. Direi che i pericoli maggiori in questo caso li corre chi è sulla terra ferma in quanto rischia di essere colpito da piante divelte o da oggetti fatti volare per l’aria, non chi è in mezzo al lago.

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VELA: UNA PASSIONE CHE VIENE DA LONTANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 aprile, 2012 @ 8:44 am

Il mare dalla collina di Albaro, a Genova

Detto altrimenti: vela da mare e d’amare

C’era una volta un ragazzo, nato e cresciuto a Genova, collina d’Albaro, vista mare, ad oriente della città, là dove sorge l’Alba …, Albaro appunto, costellata di ville signorili e di ville di contadini (villan, baccan), all’interno di campi poi diventati prede di condominii di lusso.
La viabilità principale, parallela alla costa, prima fra tutte una certa Via Aurelia, tutta a seni e a golfi, per dirla con il Manzoni. Di traverso, le croexe (si ascolti Croexa de ma’, Fabrizio de Andrè), piccole stradicciole centenarie, difficilmente carrabili, strette fra muri a secco, alti, a proteggere lateralmente le ville ma aperte verso sud, a concentrare l’attenzione e lo sguardo sul mare …
Per una di quelle stradicciole ….(e ci risiamo con il Manzoni), ogni giorno, d’estate, a piedi, il ragazzo andava al mare, praticamente sua residenza estiva. Già  a casa aveva indossato il costume da bagno sotto i pantaloncini corti, per non perdere tempo nel cambiarsi, una volta arrivato sulla spiaggia.
In inverno egli osservava il mare dalla finestra di casa, saranno stati 3 km, valutandone la forza dalle pecorelle di schiuma e studiava come la tramontana riuscisse a far “navigare” sul balcone della sua cameretta il praho (veliero) malese, trimarano costruito con gli angoli prismatici delle cassette (allora di legno) della frutta, “armato” con un’unica vela quadra … un  fazzoletto.

 

Due Star “vere”

Fu quindi il turno di una sorta di Star, lft (lunghezza fuori tutto) 70 centimetri, disegno ad occhio delle ordinate, prua scolpita in legno di balsa, carena in listelli di tiglio, chiodini in ottone, stucco francese con colla per calatafare, deriva di piombo fuso fra due rivestimenti in compensato. Fiocco autovirante, boma legato al timone, navigava e virava da sola. Cantiere: oratorio parrocchiale S. Francesco d’Albaro, Genova.
Già in primavera il ragazzo agognava il primo contatto con la spiaggia e con l’acqua. Era un desiderio vissuto assai intensamente, come il ritrovare la persona amata dopo un lungo periodo di separazione. Analogamente, l’ultimo giorno della stagione estiva, talvolta protratta sino a metà ottobre, egli si rotolava nel bagnasciuga, cercando di prolungare il contatto con i sassi e l’acqua per imprimersi la loro sensazione sulla pelle e nella mente sino alla primavera successiva.

La risacca

Mare di Liguria, spesso poco ventoso in estate, tranne che per sciroccate o libecciate impetuose. Ed allora onde altre tre, quattro metri esplodevano sugli scogli, allagando l’azzurro del cielo con milioni di perle di candida schiuma. E nel bagnasciuga i ragazzi a rotolare, a levigarsi nel corpo e nello spirito, insieme ai sassi. Sassi levigati, lisci, per nulla pericolosi. L’ “arte” consisteva nel non opporsi ai frangenti, ma nell’assecondarli, nel lasciarsi portare, nel diventare parte di quell’energia. E appena planati a terra, via, di nuovo, in piedi, di corsa, a riguadagnare “il largo”, cioè quella decina di metri che avrebbe consentito una nuova planata, scrutando le onde in arrivo e avvisando tutti i compagni con un grido gioioso (“Quella, quella lì, guardate”!)  l’avvistamento dell’onda più alta della altre, con il “ventre” nero, minaccioso per chi stava a terra. Per loro, per i

Il ventre nero dell’onda

ragazzi,  un meraviglioso regalo, la prospettiva di una veloce planata. La risacca non era pericolosa: non ti trascinava al largo: ciò era dovuto alla ripida pendenza con la quale la costa si immergeva nel mare, a differenza di certe pericolose risacche di oste meno ripide, le quali, a causa della maggiore gradualità della pendenza del fondale marino, una volta che hanno “afferrato” le tue gambe, ti trascinavno al largo per lungo tratto, pericolosamente.
Con la bonaccia, il nuoto, la pesca subacquea, il canottaggio e la vela.
La vela … già, su due barche “di gruppo”: un dinghy ed un gozzo allo stabilimento balneare “Monumento” di Quarto dei Mille.

Ma come facevano a non affondare le altre barche, quelle sottili sottili con una stellina sulla randa? Non entrava acqua a bordo? E come mai non si rovesciavano?

Gozzo a vela

Il ragazzo ed i suoi amici si sentivano più sicuri sui loro praho liguri, più adatti alle loro “regate”. Tutto era permesso, anche remare o lanciarsi secchiate d’acqua. L’ importante era arrivare primi sotto bordo alla portaerei americana di turno (Forrestal, Enterprise, etc.), per scambiare, attraverso sottili cime calate dall’alto dai marinai, fiaschetti di vino con accendisigari zippo originali e berrettini militari bianchi, originali garantiti anch’essi! Ligures, commercianti nati.

 

Whisper ai Campionati Europei a Riva del Garda

Quindi, dopo le vele di Salgari, quelle dei suoi velieri giocattolo, quelle del gozzo, finalmente, alla tenera età di 46 anni, la prima vela vera: quella del Fun Whisper ITA 526, acquistato al Salone Nautico di Genova nel 1990 (e dove, sennò?) e residente insieme a lui in Trentino, Fraglia della Vela, Riva del Garda … and still going strong!
Per tre anni l’ormai ex ragazzo ha portato Whisper in vacanza al mare, d’estate, ed insieme hanno navigato dalla Toscana sino a Palau. Ora vuole portarlo in Liguria almeno per un inverno, e planare al traverso, da Genova a Punta Chiappa, con vento teso di tramontana. Che ne dite … ce la farà oggi l’ormai nonno? Per ora, Whisper abita a Riva del Garda dove veleggia anche in inverno:

Vele rivane

… qual ali che voglian migrare …

Il cielo è pulito, fa freddo.

Il Vento del nord respinge la nebbia.

Le palme e gli ulivi son scossi e muovon le foglie

qual ali che voglian migrare.

C’è Vento sul Lago da giorni.

Le cime nevose dei monti

dipingono l’aria di candidi sbuffi.

Nel porto un’orchestra.

Ascolta

Whisper, prima di salpare

tintinna di magico timpano

sartia d’acciaio

e insieme a folate impetuose

dà fiato ad un oboe solenne.

E l’onda, smorzata dal molo, applaude il concerto

lambendo gli scafi seduti in poltrona

nel proprio teatro di luci e di suoni.

In alto un gabbiano galleggia nel fiume sospeso.

Sull’acqua reali due cigni attendono il tempo.

Dal seno materno del porto si stacca una prora:

s’avanza invelata e scruta l’invito del vento.

Neve fra le vele di Whisper

Dapprima procede più lenta

poi prende vigore sull’onda che s’apre e l’accoglie

nell’umido abbraccio d’amante in attesa.

Carena sussulta si slancia

respira lo stesso respiro del cielo

e all’acqua regala la forma.

Le creste dell’onde s’uniscono all’aere in spume rapite.

Lo scafo ormai vola: e mentre ti portan sue ali

Lo senti vibrare, gioire e chiederti: “Ancòra!”.

Ma devi tornare

e volti la rotta in faccia alla furia che avverti più vera.

Il rientro, verso Nord, di bolina

Non lotta con l’onda la prora che s’alza:

l’affronta, ricerca un’intesa, la trova, procede:

la senti che parla di te con l’acqua e col vento.

 

Buon vento  a te, vela da mare e d’amare!

 

 

 

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ITALIA – GRECIA, “MIA” FACCIA, “MIA” RAZZA: VERO O FALSO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 aprile, 2012 @ 8:10 pm

Faccia greca

Detto altrimenti, in lingua italiana: Italia, Grecia, una stessa faccia, una stessa razza. Vero o falso?

Eis, mia, en … uno, una, una cosa … un’unica, una stessa, un’uguale cosa, tanto per capirsi … “mia faccia, mia razza”, queste parole mi rivolgeva un amico greco, Kostas Vannos (si scrive Bannos),  per significare la vicinanza dei due popoli (non delle “razze” dico io, perché di razza ne esiste una sola, quella umana).

Nel recente passato qualcuno ha detto: nonostante il ”mia faccia, mia razza”, noi non siamo come i Greci: infatti i nostri ristoranti sono pieni … Forse costui voleva dire che gli Italiani si concedono molti lussi più dei Greci e quindi vi è molto di più da tagliare e più da tassare. Forse. Ma allora in questo caso il “mia 

Faccia italiana

faccia, mia razza” non varrebbe … Voi cosa ne dite?

Altri più recentemente, hanno detto: è vero, niente “mia faccia, mia razza”, non siamo uguali! Infatti loro, i Greci, hanno un numero di suicidi dieci volte superiore al nostro! Ma si può, dico io, si può anche solo appellarsi a questa macabra contabilità?

 Sperperi,  corruzione: Grecia-Italia, “mia faccia, mia razza”?  Si, eravamo sulla stessa strada, solo che noi – forse – ce ne stiamo accorgendo un po’ prima. E allora, “mia faccia, mia razza”? Quasi. Non proprio la stessa. Per nostra fortuna!

Faccia lei ...

Faccia lei ...

Mia faccia, mia razza”? Ma si che è vero! Sentite un po’: dei Danai (Greci) taluno disse: Timeo Danaos et dona ferentes (Virgilio, Enide, II, 49), cioè “temo i Greci anche quando mi offrono regali”. Infatti, andate un po’ a fidarvi dei regali dei Greci dopo lo scherzetto del cavallo di legno “regalato” ai Troiani! … Ma anche ecco che anche noi Italiani siamo da temere, quando portiamo doni! Infatti sembra che i partiti ci stiano regalando “altri partiti”.

Osserva Massimo Gramellini: i Francesi mantengono il nome dei loro partiti e cambiano gli uomini. Noi cambiamo il nome ai partiti e manteniamo sempre gli stessi uomni. Ecco che con i Francesi il “mia faccia, mia razza” non varrebbe! Osservo io: Francia?  Se siete emigrato in Francia, se vivete e lavorate in Francia, se pagate le tasse in Francia, poichè le tasse in Francia sono inferiori a quelle italiane, il fisco italiano vi obbliga a pagare in Italia la differenza! Ma si può?

No, la foto è sbagliata, questa volta si tratta di un predellino mediatico! (Io comunqe, per dispetto, lo ammetto, la inserisco " a sinistra" del testo)

Ma torniamo alla “partita” Italia-Grecia. Un partito, qui da noi, ci annuncia un nuovo partito. Un altro, con un annuncio da un predellino mediatico,  sta per regalarci un “non-partito”, cioè un movimento o una nuova “Cosa”. E’ un caso? Non credo. A pensar male … Infatti ora che si sta per ri-ragionare e ri-votare per il (secondo) non finanziamento dei partiti (se non altro è già cominciata la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare), ecco che quella persona, quello dei ristoranti per intendersi, si appresta a far nascere un non-partito (pubblico), cioè si appresta a far nascere un movimento (privato) o “cosa” analoga, che quindi egli (che può) potrà liberamente super finanziare in barba all’imminente prossimo (secondo) divieto di finanziamento dei partiti. La cosa assomiglia ai “rimborsi delle spese elettorali dei partiti” che hanno superato e vanificato il (primo) divieto del “finanziamento pubblico dei partiti”.  A pensar male … dicevo prima … e voi, cosa ne dite? Vale o no il ”mia faccia, mia razza”? Sempre di “regali” si tratta, ma pericolosi come il cavallo di Troia.

Luciano Canfora

Sto leggendo “Il mondo di Atene” di Luciano Canfora (Laterza) e ve lo consiglio caldamente. Storia della storiografia. E qui il “mia faccia, mia razza” ritorna ancora un volta, con prepotenza, se non altro perché nelle commedie greche del periodo cosiddetto democratico (Atene, Presidente del Consiglio tale Pericle), l’autore (tale Aristofane) in un sua commedia (dal titolo “Vespe”, niente a che vedere con la Piaggio nè con tale Bruno Vespa! Che poi di quello lì ce ne basta uno!), castigat ridendo mores, cioè con acuta ironia condanna i costumi degli Ateniesi, accusandoli di supponenza nel ritenere di avere il diritto acquisito di essere mantenuti dai tributi imposti ai contribuenti e dagli alleati ormai ridotti in sudditanza. Ecco che ritorna il “mia faccia, mia razza”, come vi avevo detto. Infatti anche qui da noi, oggi, vi sono “Ateniesi” (le diverse caste) che presumono di avere lo stesso diritto acquisito: quello di farsi mantenere “a carne di lepre” (così scrive Aristofane) a spese dei sudditi, cioè a spese nostre, di noi tutti.

Atene

La storia si ripete, Atene, Stato (sia pure “città” Stato) di 2.500 anni fa, come l’Italia di oggi:  “mia faccia, mia razza”. Alcuni (William Mitford, 1784-1810, “History of Greece”), hanno letto la democrazia ateniese come basata sul despotismo della classe povera: e anche oggi qui da noi v’è chi la pensa che potrebbe essere così. Ed ecco lo spauracchio agitato da destra.  Altri (Benjamin Constant, “Sulla libertà degli antichi comparata con quella dei moderni”, 1819) hanno ritenuto che l’antica libertà fosse limitativa, se non liberticida, dei diritti individuali, nel senso che “nello scontro fra governo e ricchezza, vince la ricchezza” . Ed ecco  lo spauracchio agitato da sinistra. E allora? Forse …

… in medio stat virtus!

Non finanziare la politica? Ma, dirà taluno, se proprio Efialte, intorno al 460 a.C., volendo che la classe povera andasse a potere, propose di trasfomare le cariche pubbliche da “onorifiche” (cioè non retribuite) in retribuite, per consentire anche a poveri di essere eletti … via … Cosa rispondo io? Sono d’accordo sul fatto che cariche effettivamente ricoperte (non cariche che oggi spesso sono delle sine cura) siano retribuite, ma “retribuzione” non vuol dire esagerazione, abusi, non vuol dire benefit incredibili, non vuol dire compensi fuori scala e fuori del tempo, fuori del nostro tempo, fuori del tempo europeo … non vuol dire furti!

 “Est modus in rebus: sunt certi denique fines / quos ultra citraque nequit consistere rectum”

Il poeta Orazio

Orazio, poeta latino (65 – 8 c. C.) ci insegna che vi è un limite nelle azioni umane, un limite in tutte le cose, cioè che vi sono confini oltre  i quali non vi può essere nulla di corretto, di giusto. E allora, o Monti sorgente dall’acque … della palude di prima, cosa aspetti? Apri il fondo di rotazione di cui al mio post del 15 aprile, ore 06,35! (cfr. ivi).

Ma torniamo alla storiografia greca. Altri (Volney, 1757-1820) hanno rincarato la dose: “Senza gli schiavi in senso lato ( cioè schiavi in senso proprio +  cittadini contribuenti + cittadini nullatenenti – in allora era “nullatenente” non chi non aveva mezzi di sussistenza, ma chi non potesse pagare a proprie spese l’armamento personale per andare in guerra –  +  cittadini delle città “alleate” ma in realtà “sottomesse” ) ventimila Ateniesi non avrebbero potuto deliberare tutti i giorni sulla pubblica piazza”.

Che ve ne pare? Non è molto attuale la cosa? Provate a sostituire ai ventimila Ateniesi gli appartenenti alle attuali caste; alla pubblica piazza, le sedi dei partiti, del governo e delle due camere; alla massa dei soggetti rimanenti sopra individuati  la massa degli odierni contribuenti effettivi, cioè dei non evasori  e la massa dei disoccupati ed ecco che vale ancora una volta l’assioma “mia faccia, mia razza”.

Kalinitta, buona notte, amici del blog! Ma da domattina, tutti svegli, mi raccomando! Svegli e … sveglia!

P.S.: amici del blog, lo so che excusatio non petita, vera accusatio … ma questa mia non è “antipolitica”, bensì è “anti” certi uomini, certi partiti che non stanno indicando una nuova via, una nuova vita, una speranza, un obiettivo, un’utopia se volete, ma anche se fosse solo un’utopia … l’uomo da  sempre ha bisogno di credere, sperare, tendere ad un’utopia! Quale utopia? Io ne ho una multipla: equita’, equilibrio, onestà, corresponsabilità, rigore, sobrietà, coscienza delle proprie potenzialità , creatività, ottimismo, condivisione, comunicazione, communis actio, azione comune. E’ chiedere o sperare troppo?

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DACAU, MATHAUSEN E ALTRI DUE LAGER “MINORI”: L’EX INTERNATO MARIO LIMENTANI RACCONTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 aprile, 2012 @ 6:57 pm

Mario è sopravvissuto alla scala della morte

Detto altrimenti: per non dimenticare, perché non si ripeta

Trento, 20 aprile 2012. Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Incontro con un reduce dai lager nazisti. Non è il primo reduce cui sento raccontare questa tragedia. Gli ho stretto la mano, come ho fatto all’alpino reduce dalla Russia, ad Arco di Trento. Mentre parlava, Mario,  classe 1925, pensavo che al momento del suo arresto insieme ad altri Ebrei romani, io, classe (3 febbraio) 1944, ero appena nato e nonostante le difficoltà del momento, venivo nutrito curato, amato. Questo il mio primo pensiero. Poi un altro: al mio babbo, carabiniere, toscano, che dopo l’8 settembre disse no ai tedeschi e si fece due anni di campo di prigionia in Germania. Quindi ho pensato alla strage degli Armeni e a tutte le altre stragi dell’epoca moderna, moderna si fa per dire, ma in realtà … niente di moderno e di nuovo sotto il sole.

Mario Limentani

Infatti la mia riflessione mi ha portato al 1400, secolo nel quale sono cominciate le stragi imperialistiche, condotte dalle nazioni “civili” (nell’ordine di tempo: Portogallo, Spagna, Olanda, Inghilterra, Francia, Italia) per assoggettare le “razze inferiori di incivili e barbari” (sic). L’odio e la violenza razziale nascono quindi ben prima del nazismo, ed ancora oggi non è del tutto finita, a livello di nazioni violente e di singoli individui violenti. Non li cito, ma ognuno sa chi sono. E’ inutile che mi dilunghi. Ma uno spazio sul mio blog volevo, dovevo riservarlo a questa occasione, a questa Persona.

Mario, una sua frase. “Ho sofferto molto per ciò che ho subito, ma ancora di più per ciò che ho visto infliggere agli altri”

Mario, grazie della tua testimonianza.

 

 

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