GIOCATTOLI … O LIBRI ?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2012 @ 8:07 pm

(questo post contiene un messaggio promozionale, un suggerimento per gli acquisti)

Detto altrimenti: il Natale vero è altra cosa, ma per i bambini … (mi riferisco ai maschietti. non ho esperienza dei regali per le femminucce)

Natale, vetrine, giocattoli. Mi sono fermato a guardare e … a pensare. Ai miei tempi innanzi tutto giocattoli di guerra. Carrarmati, cannoncini, fucili, pistole, soldatini (ecco, soldatini, non figurine, marionette, pupazzi. No. Soldati! Al massimo, “soldatini”). Chissà perché. nessuno si era “divertito” in guerra, nè in quella “militare” e tanto meno in quella “civile” che poi io la chiamerei “incivile” tanto per essere molto più chiari.

Tutta la logistica e tutto l’armamento della seconda guerra mondiale. Compresi i modellini dei caccia Spitfire e Zero e dei cacciabombardieri Stuka. Il fascino maggiore tuttavia lo emanavano i carrarmati. A molla (quelli elettrici ancora non esistevano), in latta sottile sottile con le varie parti tenute insieme da linguette ripiegate (quelli italiani), in alluminio e acciaio, saldati, quelli tedeschi. E poi noi ci stupiamo se le guerre le perdiamo (anche se poi ci dicono che le abbiamo vinte). Affascinavano perché superavano ostacoli, le pieghe di una tovaglia o del copriletto, con i loro cingoli in plastica o in gomma. Poi c’era l’armamento leggero: soprattutto pistole di modello diverso: in plastica, in latta, in alluminio e acciaio (modelli diversi, vedi sopra alla voce carramati).

Ma non basta, C’era anche il Far West. E alè … a spergere, cinturoni, carabine winchester, archi e frecce, colt a sei, otto, dodici colpi, copricapi da cow boy e da indiani, asce di guerra, pugnali di gomma. E anche qui, soldatini (giubbe blu), cow boy e indianini per la “conquista del West”. Almeno l’hanno chiamata con il nome giusto: “conquista”.

A fianco degli apparati bellici, troneggiavano il meccano, il piccolo falegname, il Monopoli. I bambini delle famiglie “ricche” ricevevano anche trenini Marklin, biciclette e sci nuovi: una rarità negli anni ’50.

Ecco, perchè tutta questa tiritera, direte voi? Perché oggi molto di tutto ciò è sparito (armamenti bellici): per fortuna! Tuttavia forse l’è sta’ pezo ‘l tacon del bus, cioè è peggio la pezza del buco, perchè siamo passati ai videogiochi, alla “fantasia (degli altri) in scatola, alla realtà virtuale che ha sostituito la fantasia (nostra) e lo spirito critico.

Ma allora tu, che sei anche nonno, cosa regali? Io? A grandi e piccini… la stessa cosa: libri. Ho sorpassato la vetrina delle scatole (ops … dei giocattoli, ma ormai sono tutti “in scatola”) e sono entrato nella libreria a fianco. Amici, regalate e regalatevi LIBRI!  In latino “liber” vuol dire “libro” e “libero”: libero di conoscere, di capire, di confrontare, di valutare, di pensare, di scegliere, di decidere. Libero di essere te stesso, con la tua coscenza.

P.S.: dalla regìa mi avvertono che ci sono anche le scatole dei giochi da tavola (Monopoli, Risiko, etc.) che vanno forte. Quindi integro il mio post: quelli si, sono quelli da giocare in famiglia, a computer e TV spente … quelli si.

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DEMOCRAZIA ITALIANA, DA MANUTENZIONARE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2012 @ 7:41 pm

Detto altrimenti: un Cittadino italiano porta la sua Democrazia dal meccanico di fiducia  per un tagliando di manutenzione in vista della successiva revisione (europea).

Cittadino: “Buongiorno, senta dovrei fare il tagliando alla mia Democrazia … sa, poi devo portarla alla revisione europea …”
Meccanico: “Prego, s’accomodi, mi faccia un po’ vedere … così a occhio e croce … mi sembra che ne abbia bisogno … deve essere “d’epoca”. Di che anno è?”
Cittadino: “Del 1946”.
Meccanico: “Ah, bè, allora un bel tagliando ci vuole proprio. Vedrà che dopo la revisione la passa senza problemi. Me la lasci, faccio un chek e vedo di buttare giù un preventivo”.

 (passano tre giorni. I due si ritrovano)

Cittadino: “Buongiorno, allora, la mia Democrazia, come l’ha trovata?”
Meccanico: “Guardi, non la voglio spaventare perché vedrà che la rimettiamo in ordine … certo che interventi da fare ce ne sono … d’altra parte sono tanti anni che lei non la fa controllare … ma cominciamo.
1) Il sistema elettorale. Vede, i rappresentanti del popolo in realtà sono i decisi dai partiti, e questo non va. Comunque questo difetto è stato riscontrato solo sulla Democrazia italiana, quelle circolanti nel resto d’Europa hanno eliminato già il problema: ho mandato loro una mail e mi sapranno dire come intervenire;
2) le liste elettorali, poi … pensi un po’ che i partiti vogliono candidare nel collegio elettorale X una persona che proviene dal collegio Y: ma come si fa? Il candidato Y nel collegio X è un perfetto sconosciuto! Questo obbrobrio va cancellato;
3) poi ho notato che la sua Democrazia consuma troppo. Sa perché? Il serbatoio dei soldi è bucato: i benzinai (cittadini) immettono continuamente liquido, ma questo viene disperso da mille fori: è uno scandalo … anzi, sono tanti scaldali. A questo difetto c’è solo un rimedio: sostituire chi gestisce il serbatoio e comunque sostituire anche il serbatoio con uno molto più robusto. E poi occorre aggiungere una spia rossa che si accenda appena viene disperso il primo euro, non quando ne sono stati dispersi 20 milioni!
4) Il voto segreto. Altro malanno. Dice … serve per lasciare liberi i votanti … liberi di cosa? Di essere incoerenti? Di agire diversamente da come dichiarano di agire? Qui bisogna eliminare il voto segreto;
5) la fiducia al governo. Bisogna vietare che a votare sulla fiducia al governo vengano ammessi anche i parlamentari che sono anche al governo, altrimenti uno vota la fiducia a se stesso! Ecchè … si fa così?
6) I referendum: bisogna abolire il quorum, altrimenti chi sta a casa e non va a votare ha una sorta di vantaggio competitivo: infatti con la sua inerzia, con il suo silenzio esprime una volontà, quella di non far raggiungere il quorum e quindi di far fallire il referendum. In questo caso, “chi tace dice qualcosa” mentre gli antichi Romani dicevano “chi tace non dice nulla”. E noi dobbiamo imparare dai Romani. Cosa? Lei storce la bocca? No, cosa ha capito, da quelli antichi, non da quelli moderni!
7) La remunerazione, i benefit, i privilegi dei politici. Qui “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare” direbbe Bartali! Sa, viene il sospetto che questo trattamento di assoluto privilegio sia poi l’unica molla che spinge alla politica la maggior parte dei politici. Ed ecco che non possiamo aspettarci da costoro un serio impegno per il bene comune, ma solo quello per il loro bene personale. Per fortuna ci sono alcune eccezioni, ma poi, quando vanno a votare, sono in minoranza …

Cittadino: “Non mi pare poco … ma poi … c’è dell’altro?”

Meccanico: “No, per adesso mi fermo qui. Poi si vedrà. Ora, se lei è d’accordo mi metto al lavoro e se riesco a venire a capo di tutti questi problemi, le renderò una Democrazia perfettamente funzionante, come nuova, che passerà senza alcun problema la revisione europea. Quanto le costa tutto il mio intervento? Nulla: lo faccio volentieri, sa, io sono un appassionato di Democrazie d’epoca, è un po’ il mio hobby … non saprei resistere sapendo che una Democrazia così blasonata è a tal punto mal ridotta. Ma vedrà che ce la faremo. Anche questa volta.

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PIERINO (del post precedente) E IL LUPO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2012 @ 7:28 pm

(continua dal post precedente)

… ma … il re è nudo!

Detto altrimenti: il re è nudo! Evviva la voce dell’innocenza!

La maestra sorride a Pierino: “Mi hai convinto, Pierino, ma tu, con tutti i soldi che sono stati recuperati (cioè non spesi) cosa faresti?”
Pierino: “Li investirei in due progetti: quello “immediato” e quello “a medio termine”
Maestra: “fammi capire …”
Pierino: “Quello immediato comprende una serie di risposte immediate a chi ha problemi immediati. Quali risposte? Ci sto pensando, tanto mica mi fate primo ministro oggi, vero? Quello a medio termine comprende investimenti nella scuola e università pubbliche, nella ricerca, nella difesa del territorio, nella valorizzazione di tutti i siti storici, archeologici e naturalistici, nelle fonti energetiche rinnovabili, nel recupero delle “materie prime seconde” (ex rifiuti), etc..”
Maestra: “Ma se i soldi non ti bastassero?”
Pierino: “Potrei sempre cambiare l’ordine delle priorità degli investimenti. Ad esempio in luogo del TAV e dell’acquisto di cacciabombardieri potrei pensare al sistema sanitario nazionale …”
Maestra: “Ma, Pierino, non ti sembra che oltre che una questione di denaro sia anche una questione di cultura, civiltà, onestà, amore per il bene comune, morale?”
Pierino: “Certo signora maestra. Io comincerei facendo in modo che l’esempio venisse dato dall’alto, nel senso che moralizzerei – per amore o per forza – gli alti strati della popolazione, escludendo dalla vita pubblica ed economica chi abbia dimostrato di ignorare i valori ai quali Lei fa riferimento. Sa, il mio compagno di banco … si … Gennaro, quello che è appena arrivato da Napoli, mi ha detto che nella sua città dicono che “il pesce fete da capa”. cioè che il marcio comincia a diffondersi dalla testa del pesce”.
Maestra: “Ma, Pierino, non ti sembra che tutto ciò sia un po’ troppo utopico cioè irrealizzabile?”
Pierino: “Signora maestra, il nostro insegnante di religione, Don Marcello, ci ha insegnato che “bisogna” avere un’utopia. E poi io mi sono limitato a rispondere alle sue domande … e se quelle erano “domande utopiche” io che ci posso fare?”

Coraggio, Pierino! Tutti noi tifiamo per te!

Maestra: “Pierino, lo sai che esiste una favola “Pierino e il lupo”. Se tu ti dovessi immedesimare in quel racconto, chi vedresti come il tuo lupo?”
Pierino: “Il mio lupo è l’ipocrisia di certe persone, il loro non voler vedere, il loro predicar bene e razzolar male, la loro ricerca del bene privato e non del bene comune”
Maestra: “Bravo, Pierino … devo farti i complimenti: per essere un alunno di terza elementare sei molto maturo”
Pierino: “Sa, signora maestra. io sono ripetente …”
Maestra: “Ma come … non dirmi che ti hanno bocciato …”
Pierino: “No, signora maestra, sono ripetente nel senso che a forza di ripeterle certe cose … mi viene facile esprimerle”.

(Fine dell’episodio)

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IL PRESIDENTE NAPOLITANO: “CHI HA DI PIÙ, PAGHI DI PIÙ”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2012 @ 6:55 am

Detto altrimenti: una patrimoniale? Proviamo a far due conti (nel frattempo: ISTAT 19.12.2012: 30% della popolazione italiana a rischio povertà)

 

L’indebitamento pubblico (2.000 miliardi di euro) continua a crescere per tre motivi:

1. gli effetti delle manovre già effettuate si vedranno nel medio periodo;

2. la Regione Lazio ha ridotto da 30 (trenta!) a 5 (cinque!) le auto blu a disposizione dei 70 (settanta!) consiglieri, ma non sa come fare a “ridurre” i 23 (ventitre!) autisti. Quante altre situazioni del genere esistono in Italia? Quanti altri autisti con turni di 12 ore che quindi lavorano solo 3 giorni alla settimana e quindi hanno il tempo di fare anche i Consiglieri Comunali e gli Assessori in paesi della cintura romana? (Fonte: Corsera 14 dicembre 2012, pag. 15);

 3. le riforme non sono ancora completate.

Ed allora, che fare? Proseguiamo con le manovre, con la spending review, ma nel frattempo abbattiamo il debito pubblico con una patrimoniale sui redditi alti. Come? Con una patrimoniale. Provo ad indicare un metodo.

Corsera (citato) informa che Bankitalia ha calcolato che la ricchezza dei privati ammonta a €8.619 miliardi e che il 10% della popolazione ne detiene la metà. Nulla si specifica circa la ulteriore scalettatura, per cui i numeri che andrò a scrivere sono solo ipotesi, indicano solo un metodo (nessuno si allarmi!). Supponiamo quindi, esclusivamente a titolo esemplificativo, che, nella applicazione di una patrimoniale le cose possano essere organizzate come segue.

Se le fasce di popolazione rappresentanti rispettivamente il 10, 20, 30 40 % della popolazione stessa posseggono rispettivamente il 50, 25, 15 e 10% della ricchezza privata, e le prime tre classi vengono gravate rispettivamente di una patrimoniale del 30, 10 e 5%, queste tre classi pagheranno allo Stato rispettivamente 1.292, 215 e 64 miliardi di euro e il debito pubblico si ridurrà da 2.000 a 426 miliardi di euro. Gli interessi annui a carico dello Stato si ridurrebbero da 80 a 20 miliardi.

La mia è solo l’indicazione di un metodo, dicevo (e di principio, però, anche). Quindi non vi preoccupate: lo so che le aliquote dell’esempio sono “feroci”. Infatti si potrebbe pensare di ridurre il debito pubblico non “a” circa un quarto dell’attuale, ma “di” circa un quarto, ed allora le aliquote sarebbero molto più digeribili, anche perché la ricchezza privata non è tutta liquida: vi sono oro, gioielli, opere d’arte, immobili, etc.. (per inciso: Hollande ha tassato al 75% i redditi oltre un milione di euro. Lo spread francese è circa 70. Il nostro … 370?). Comunque sia, impostatevi voi stessi un foglio excell: potrete formulare a piacimento molte simulazioni. A me interessava impostare il metodo e porre il problema. Eccolo:

Problema

Posto che un Paese ha un debito di 2.000 miliardi di euro e che il 10% della popolazione detiene il 50% della ricchezza privata, pari complessivamente a circa 8.700 miliardi di euro, spieghi l’alunno perché questa fascia di popolazione dovrebbe farsi carico della maggior parte del risanamento dei conti pubblici. Nell’organizzare la risposta l’allievo non tenga conto delle disponibilità costituite in modo riservato all’estero da quello stesso 10% di popolazione.

 

Soluzione di Pierino

“Chi” ha accumulato tanta ricchezza lo ha fatto all’interno di un Sistema Paese che per esistere come tale, cioè come ambiente entro cui egli ha operato, si è indebitato. Qualcuno poi ha direttamente prelevato ricchezza, che è passata dallo Stato a lui: mi riferisco ai superburocrati sttapagati e a supermanager pubblici  privati ma di società sovvenzionate dallo Stato. A parte costoro,  quella ricchezza è stata accumulata anche grazie ai cittadini di quel Paese, che erano  clienti di quel “chi” che nomino all’inizio della mia risposta. Quindi “chi” ha accumulato tanta ricchezza può a buona ragione essere chiamato a restituirne una parte al Sistema Paese entro il quale egli ha prosperato. E ciò, fra l’altro nel suo stesso interesse. Infatti, se non altro, se quel Sistema Paese sopravvive, egli stesso potrà un domani continuare ad operarvi e a guadagnare ulteriormente, a valere sui prodotti che egli continuerà a produrre e che verranno acquistati e consumati dalla massa della popolazione del Sistema Stato in questione. Una alternativa potrebbe essere quella di continuare a prelevare imposte a carico della classi più povere: infatti i poveri “possiedono poco ma sono tanti”. Solo che al popolo che non ha pane non si può dire che “mangi briosche”. E’ pericoloso, come ci insegna la storia (francese, 1789).

Interviene un insegnante: “Ma, Pierino, quel “chi” può spostare all’estero la sua attività“.

Risposta di Pierino: “Signora Maestra, quello che ho descritto succede anche all’estero. E’ solo questione di tempo: o cambiamo sistema d’agire  oppure  i Sistemi Stato, tutti, prima o poi scoppiano. Una volta ce la saremmo cavata con una bella guerra. Di quelle “serie”, “vere”, dichiarate ufficialmente (quella si che era “civiltà“, mica come oggi … che quando non sappiamo come evitarle e classificarle le guerre … le ignoriamo). Oggi? Oggi  ciò non è più possibile perchè sarebbe solo anticipare la fine. Per tutti, vincitori e vinti”.

Che voto dare a Pierino? Lascio decidere ai lettori.

(Continua nel prossimo post)

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LA COSTITUZIONE SECONDO BENIGNI ( e secondo tutti noi!)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Dicembre, 2012 @ 7:36 am

(Dopo alcuni post “brevi”, questo è “lungo” … “maccone” fa uno a farlo corto, su questo argomento, dico io? Comunque, per chi ha fretta, per chi deve uscire a far le compere natalizie, due sottolineature fondamentali: la nostra Costituzione prevede auto limitazioni della sovranità statale in favore della nostra comune Europa e promuove le autonomie locali, fra cui la nostra trentina, ovviamente!)

Detto altrimenti: Italia, un Paese di sana e robusta Costituzione

Many years ago, ho studiato giurisprudenza. Uno dei primi esami, Diritto Costituzionale, sul testo del Cerruti. La Costituzione … recentemente ne ho ripreso in mano il testo in tre occasioni: per leggermene una edizione curata da mia figlia; in occasione della lettura di un libro di Don Gallo (“Di sana e robusta Costituzione”, appunto); in previsione della trasmissione televisiva di ieri sera, “I 12 principi fondamentali” illustrati da Roberto Benigni (bravo!).

Un’opera d’arte. Ecco come è apparsa ieri sera la nostra Carta Costituzionale. Benigni in alcuni passaggi l’ha definiva “poesia”. A me pareva anche “scultura”, una scultura michelangiolesca, possente, armoniosa, che ti cattura lo sguardo e ancor di più rapisce i sentimenti: soprattutto la consapevolezza e l’orgoglio di essere Italiano. Italiano, sostantivo, non aggettivo, con la “I” maiuscola quindi.

Passato l’attimo (anzi, l’oltre ora e mezza) del “rapimento”, torniamo con i piedi sulla terra e facciamo qualche riflessione. Ma se le cose stanno così, come è possibile che accada ciò che è accaduto, ciò che sta accadendo e ciò che speriamo cessi di accadere? Mi riferisco al malcostume, alla trasformazione della res publica in res privata, alle “violazioni di fatto” del dettato costituzionale. Già perché la Costituzione è una norma valida, in quanto statuita dagli organi legittimamente preposti alla sua emanazione, ma troppo spesso inefficace, cioè inapplicata (per mancanza di una sanzione).

Maccome? Direte voi … esiste pur sempre una Corte, la Corte Costituzionale, la quale ha appunto il compito di sorvegliare e di cancellare leggi eventualmente in contrasto con la Costituzione. Non basta, dico io. Infatti se una legge espressamente viola la carta costituzionale, essa viene cancellata. Va bene. Ma se lo Stato non rimuove gli ostacoli … se non garantisce il lavoro a tutti, se non … se non … se non attua tutto ciò che la Costituzione “auspica”? Auspica appunto, prevede, stimola, prescrive … ma qual è la sanzione (e a carico di chi) se molta parte di ciò non è realizzato?

Talvolta si pecca. Con “pensieri, parole, opere ed omissioni”. La Costituzione ci difende soprattutto dalle “opere peccaminose”, cioè da leggi anticostituzionali. Molto meno, o quasi niente, dalle “peccaminose omissioni anticostituzionali”, cioè non ci difende dal fatto che spesso “qualcuno non faccia ciò che dovrebbe fare”.

B. Russel: più che Europeista, più che Autonomista!

Come si rimedia? Occorre fare leva sulla serietà e sulla onestà intellettuale (e non solo intellettuale) di chi le leggi le “fa” e di chi le “applica”; sul senso di “appartenenza allo Stato” di tutti noi; sulla nostra capacità e volontà di indignarci, di scendere in piazza (pacificamente e senz’armi, per carità!); sul nostro senso di essere cittadini attivi, che vanno a votare, altro che “i politici sono tutti uguali, io a votare non vado”. E poi occorre invertire l’attuare rapporto “autorità re – cittadino quasi suddito” (si legga Bertand Russel) e farlo diventare “Cittadino re, non suddito, mandante – suoi amministratori mandatari”.

Talvolta poi la stessa Corte Costituzionale è in imbarazzo: viene stabilita per legge una tassa del 5-10% a tutti i redditi superiori a x, qualcuno impugna la legge per incostituzionalità affermando che poiché la “legge è uguale per tutti” la tassa avrebbe dovuto essere applicata a tutte le fasce di reddito, e la Corte accoglie il ricorso: tutti i giudici (anche quelli della Corte Costituzionale) con retribuzioni tassabili sono “salvi”. Ecco, la legge è uguale per tutti. La Costituzione è salva (o violata?). Ma allora, sulla base dello stesso principio, sarebbe anticostituzionale anche la scalettatura differenziata delle aliquote fiscali. Ecco, vedete bene che una cosa è la teoria, altra la pratica.

Una mia fissazione: la separazione dei poteri. Anche questo è una dettato costituzionale. ma di fatto, oggi, le leggi le “fa” il Governo, non il Parlamento. La fiducia al Governo spesso viene raggiunta con i voti di Parlamentari che sono anche Ministri e che quindi “votano la fiducia a se stessi”. Gli emolumenti dei Parlamentari sono decisi dai … Parlamentari stessi!

Io sono contro il gioco d’azzardo. Tuttavia un gioco, il poker, una cosa ce la può insegnare: nessuna “scala reale” è sicura di vincere, tutte possono essere vinte. Infatti la scala massima vince la media che vince la minima che vince la massima che vince la media e così via;

la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi previsti … ma poi, attraverso il porcellum, la sovranità appartiene ai partiti, anzi al capo di ciascun partito;

e poi,  le scatole cinesi… attraverso meccanismi perversi chi ottiene la maggioranza relativa degli Italiani votanti afferma e si comporta come se avesse ricevuto il mandato dalla maggioranza assoluta degli Italiani esistenti!

Chi non può spendere a suo piacimento denaro pubblico, lo trasferisce ad una fondazione la quale è molto più “libera” di spendere;

chi riceve denari pubblici, si accorge che “glieli stanno rubando” solo quando il furto ha superato i dieci milioni (?)

le banche sono spa private e quindi possono pagare stipebdi stratosferici ai loro super manager … ma e poi vanno male i soldi glieli diamo tutti noi … ma allora … sono private o pubbliche?

Chi non ha più finanziamenti pubblici, si vota dassè (toscanismo, da lui stesso) una legge che gli garantisce rimborsi spese anche a fronte di spese non effettuate o non documentate;

spending review per alcuni si e per i super stipendi no: nostri funzionari pubblici pagati il triplo rispetto agli analoghi colleghi europei e statunitensi;

ci siamo inventati i “diritti acquisiti” ma nulla diciamo dei “doveri anche soverchianti l’individuo, acquisiti anch’essi;

di fronte ai reati compiuti dagli “azionisti dell’acciaio” lasciamo che il problema si riduca a “sacrificare i posti di lavoro o la salute pubblica”;

Come vedete c’è ancora molto da fare. Nel frattempo mi permetto di sottoporre all’attenzione del lettore alcune proposte:

 • alle prossime elezioni, andiamo tutti a votare. Tutti, mi raccomando!

 • stabiliamo un sistema che sanzioni il mancato rispetto non solo formale della legge (soprattutto di quella costituzionale) ma anche dello spirito della legge (soprattutto di quella costituzionale);

 • ai nostri politici, chiediamo non solo il “programma elettorale” cioè quello che serve a loro “per essere eletti” ma anche il “programma di governo” quello che serve a noi per essere governati bene, con priorità e peso specifico dI ogni intervento ben individuato: cioè, ad esempio, viene prima l’acquisto dei caccia bombardieri (10 miliardi + altri 20 per la gestione: ma la Costituzione non dice forse che ” l’Italia ripudia la guerra …?) o l’investimento su scuola pubblica, università pubblica, ricerca, sanità e occupazione?

 • stabiliamo che l’onestà o c’è o non c’è e pertanto che non si può essere onesti fino a due anni di carcere ed essere disonesti solo oltre quel limite;

.  reclamiamo la creazione di una Procura Nazionale Anti Scandali. Primo piano di interventi: le segnalazioni del programma televisivo  Report;

 • traduciamo la Carta Costituzionale di ogni paese della UE in tutte le lingue dell’Unione e lanciamo un concorso aperto agli alunni delle scuole di tutta l’Unione sul tema: “Nel percorso verso gli Stati Uniti d’Europa, quali conclusioni traete dal raffronto delle singole Costituzioni degli attuali Stati Europei?”

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COMPRO ORO PAGO IN CONTANTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2012 @ 2:56 pm

Detto altrimenti: ma non ne avevo già parlato? Si, ma oggi vi faccio una proposta

Si è vero, ne avevo già parlato, un bel po’ di post fa. Ma tant’è … sapete, in questi giorni stiamo facendo fatica ad accontentare la badante della nonna (assunta in piena regola sotto ogni profilo), cioè a pagarla come desidera, cioè in contanti. Dobbiamo fare visita ai vari bancomat più volte, raccogliere il malloppo, etc.. La badante ha un conto in banca. Nemmeno l’assegno le va bene, perché la sua banca lo manda all’incasso e fino a quel momento non rende disponibile la cifra rende disponibile. L’ideale – dice la baca – sarebbe che noi facessimo un bonifico. Ci penseremo.

Certo è che, uscendo dalla banca, di fronte mi trovo un negozietto di quelli compro oro pago in contanti. Collego i due fatti e … mi è venuto in mente un proverbio trentino: “serra la canula e ghe scampa dal boron (o cocon). Cioè, quel tale “chiude il rubinettino (della botte) e (il vino) gli scappa dall’apertura (boron o cocon) utilizzata per entrare nella botte (quando è vuota) a fare pulizia (apertura ovale, asse maggiore 70 cm circa!).

Ma allora, povere banche, visto che hanno problemi di bilancio, diamo a loro l’esclusiva del “compro oro”, in apposito ufficetto interno, con tanto di quotazioni oneste e dichiarate in favore dei clienti, pagamento rigorosamente non in contanti e controllo sulla loro successiva rivendita dell’oro.

I vantaggi? Il controllo sulla circolazione di quel contante tanto sbandierato dai negozietti attuali; la garanzia di un prezzo più equo per i clienti; maggiore contrasto alla evasione fiscale ed al riciclaggio (recentemente sono stati arrestati alcuni “corrieri” di lingotti d’oro e contanti da e verso la Svizzera).

Why not?

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ILVA, ILVA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2012 @ 12:39 pm

Detto altrimenti: incidit in Scyllam cupiens vitare Caribdim


E’ vittima di Scilla chi vuole evitare Cariddi, dalla padella nella brace, l’è pezo ‘l tacon del bus …
A Taranto manifestazione di popolo contro il decreto salva ILVA: è gente che non vuole essere avvelenata.
A Taranto (e non solo lì) manifestazione di popolo a favore del decreto salva ILVA: è gente che non vuole essere disoccupata.

Male estremo? Estremo rimedio!

Lo Stato espropri l’ILVA ai proprietari, sospenda la produzione e avvii gli interventi necessari. Nel frattempo paghi ai proprietari dell’ILVA il prezzo dell’acquisto a valori di mercato, con titoli di debito pubblico (Serie Speciale ILVA irredimibile 2%), al netto delle seguenti somme:
• somme necessarie a risarcire i danni procurati
• somme necessarie a mettere a norma gli impianti
• somme necessarie a bonificare l’ambiente
• somme necessarie a pagare gli operai anche se – nel frattempo – stanno a casa.

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UNO SCANDALO VERO, UN VERO SCANDALO!

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2012 @ 12:35 pm

 Detto altrimenti: res transit cum onere suo, dicevano gli antichi romani …

 

Se tu acquisti un campo gravato da una servitù ad esempio di passaggio a favore di una terza persona,  ebbene, tu acquisti anche quella servitù a tuo carico. Ecco, gli immigrati che lavorano in Puglia (ad esempio, nelle campagne del paese di S. Ferdinando) sono indispensabili all’economia locale, che li ha “acquistati”. No, non si tratta formalmente di schiavi. Costoro sono tali solo (si fa per dire “solo”) sostanzialmente. La sera si ritirano in capanne di latta, di sacchi di plastica, di cartoni, dormono in 100 ammassati sotto un tendone, a terra, su giacigli. Ecco, la res, la cosa, il lavoro dell’uomo lo acquisto. La persona che lo fa, l’ “onere”, no. Nemmeno nei campi profughi della ex Jugoslavia ho visto tanto degrado. Là, gli “schiavi” (della guerra) erano ricoverati in ex scuole, in chiese, in case mezze distrutte, ma sempre case. Qui siamo a livello di canili. Ma nemmeno. Se noi tenessimo cani in quelle condizioni, interverrebbe l’autorità a diffidarci, a multarci, ad imporci di creare ambienti vivibili per le bestiole. Sarebbero intervenuti la politica (una parte, almeno), le associazioni animalistiche etc..

In Puglia, per gli “”schiavi immigrati” ciò non avviene. Comperiamo il lavoro. Abbandoniamo la persona che ce lo offre. Comperiamo la “res” ma non l’onere suo. E qui, cari amici, nessuno potrebbe dire “Se ne stiano a casa loro”, perché li stiamo usando, ci servono, stanno lavorando per noi. E allora? Ecco lo  scandalo vero: che ciò avvenga. Ed ecco il vero scandalo: che ciò sia risaputo e che non si intervenga.

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NATALE FIDAPA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2012 @ 9:19 am

Detto altrimenti: un aiuto alle zone terremotate dell’Emilia Romagna

 

FIDAPA- Federazione Donne Arti Professioni Affari, Sezione di Trento, Presidente Sandra Frizzera. Associazione di Donne (Dominae) aperta agli uomini (da esterni, da osservatori, senza diritto di voto, ovviamente). Iniziative culturali e sociali, testimonianza del ruolo femminile in una società ancora troppo “al maschile”.

Ciò che un “uomo” come chi scrive nota partecipando alle riunioni ed alle varie iniziative è una certa differenza rispetto alle riunioni “maschili”. Qui si coglie una maggiore spontaneità, un maggior spirito di reciproca collaborazione, una maggiore attenzione all’altra e all’altro, una maggiore capacità di ascolto. Assente lo sterile, infantile, porimordiale e dispersivo spirito competitivo che invece, a livello palese o subliminale, aleggia nelle riunioni “al maschile”.

La Presidente Sandra Frizzera

L’altra sera cena ottima anche se giustamente “contenuta” per potersi giovare di una “differenza prezzo” da devolvere ai beneficiari dell’iniziativa. Con annessa lotteria. Il provento andrà alle Donne imprenditrici terremotate di S. Felice al Panaro. Si dirà, poca cosa. Non credo. Ognuno di noi è tenuto a fornire il suo contributo, il suo apporto, nelle iniziative di beneficenza come in ogni altro settore della vita civile. Gli indiani dicono “L’eternità è l’attimo che stiamo vivendo”. Il mare è fatto di tante gocce. Riversiamoci, ognuno, la nostra.

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MONTI AFFAIR

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2012 @ 8:26 am

Detto altrimenti: mi sentirei assolutamente in grado di scriverci un romanzo giallo sull’argomento, ve lo assicuro … la mia non è presunzione, ma con la penna i miei amici – troppo buoni! – dicono che qualcosa riesco a fare, non certo capolavori – dico io – ci mancherebbe altro: solo qualcosa di digeribile, su questo potrei anche concordare, anche se un po’ immodestamente, lo ammetto. Ma non ne ho il tempo, perché la soluzione dell’enigma arriverebbe prima che io l’avessi scritto quel libro … e allora …

Comunque la struttura del libro avrebbe potuto essere la seguente

To be or not to be … candidato?

Qualche capitolo sulla situazione pre Monti – 20 anni di “tutto va ben madama la marchesa, tutto va ben tout va tres bien”. E poi, improvvisamente l’anno scorso …
L’organizzazione di un governo tecnico di salvezza nazionale.
Insediamento, azione del nuovo governo. Il secondo compromesso storico dei “separati in casa”.
Verso la fine naturale del mandato. Accelerazione strumentale in vista delle elezioni.

 Un partito, da Sinistra, lo ringrazia e – quasi certo di vincere le elezioni – dice: ora faccio da solo.

Un altro, da Destra e – quasi sicuro di perderle, le elezioni – gli, dice: Monti, mettiti a capo di un Centro che io, da Destra, partecipo, ti sostengo (“e se da solo non ce la faccio a vincere la sinistra, almeno, entrando nella tua iniziativa, ti condizionerò a dovere”: ma questo non glie lo dice ma tanto  lo si capisce lo stesso!).

Il Centro vero dice: vieni Monti, vieni a comandarci, ma noi non vogliamo quel finto Centro che arriva da Destra  né tanto meno vogliamo la Sinistra-Sinistra (che però potrebbe arrivare par altra via, cioè “via” sinistra).

Ecco il giallo. Tutta l’Europa lo vuole, Monti. Molti centristi veri lo vogliono. La destra? Ma la destra non esiste, che dite? Ma se ne esistono due! Comunque tutti loro sono “moderati”, loro si, moderati, compresi quelli che vogliono strappare la barba ai mussulmani. E gli altri, allora? Sono smoderati, ovviamente. La sinistra-sinistra dice che la politica di Monti non va, ma si allea con la sinistra che dice che Monti tutto sommato va. La sinistra apre al centro e alla sinistra-sinistra, che poi questi due non si possono vedere. Sarà il terzo compromesso storico.

Poi c’è un altro gruppo che cerca di imitare le Pleiadi, con tutte le sue stelline e, che, copiando Bartali, dice che gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare … e che chi non la pensa come me … si proprio come me, cioè come “io”, personalmente, per capirsi bene … fora dai ball! Pleiadi, subaru in giapponese, che poi non vuol dire come pensava qual mio amico sardo “su baru” cioè  “il baro”, giocatore di poker disonesto, che truffa … che bara, appunto …

Infine vi sono quelli che la pensano come tale Woody Allen: “Io sono un conservatore di sinistra: non condivido alcune delle mie idee”.

Insomma, ci sarebbe veramente di che trarne un bel romanzo di geo-politica. Geo, cioè terra, cioè di politica terra terra … avvincente, molto avvincente … praticamente un sistema di tre equazioni con cinque incognite. Eppure una soluzione arriverà. Siamo tutti molto ansiosi … ma, per favore, non andate a leggere le ultime pagine! Lasciate che la suspence maturi poco a poco: dopo tutto è solo questione di giorni!

E, per favore, a febbraio, andiamo a votare, tutti! Noi tutti che siamo una di quelle cinque “incognite”, la più rilevante! Il mio non è un invito alla “politica” ma alla “civiltà”, alla “democrazia”, alla Politica con la P maiuscola, non minuscola.

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