LA REGIONE LOMBARDIA SI FARA’ CARICO DELLE SPESE DELLA DIFESA …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Ottobre, 2015 @ 8:53 pmDetto altrimenti: a che titolo?         (post 2146)
Un ladro entra in casa tua di notte. Tu spari e lo uccidi. Legittima difesa? Eccesso di legittima difesa? Omicidio colposo? Omicidio volontario? A me tuttavia interessa un particolare: la regione Lombardia ha dichiarato che si farà carico delle spese della difesa dell’imputato. A che titolo, mi chiedo … la regione può spendere il denaro pubblico uti princeps, ovvero come se fosse un principe nel suo principato? Chi mi sa dare risposta? La Corte dei Conti non ha nulla da eccepire?
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P.S.: intendiamoci: io non intendo nè assolvere nè condannare chi ha sparato. Il problema che mi pongo è un altro. E me lo porrei, identico, qualunque fosse il colore politico della giunta lombarda.
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COLORI D’AUTUNNO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Ottobre, 2015 @ 12:28 pmDetto altrimenti: colori profumati   (post 2145)
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No, non sono le foto delle pur splendide foreste trentine in autunno, prima fra tutte quella che incorona il Lago di Tovel. Questo scatto è stato fatto sul balcone della mia cucina a Trento. Rosso e azzurro, salvia e rosmarino che hanno avuto il coraggio di fiorire in autunno.
Colori profumati, dicevo …
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“SATYRICON†DI PETRONIO ARBITRO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Ottobre, 2015 @ 1:10 pmDetto altrimenti: sono ricominciate le letture dei classici presso la Biblioteca Comunale di Trento, con la Prof Maria Lia Guardini                  (post 2144)
Primo secolo dopo Cristo. La Roma di Nerone. Petronio era anche un “politico†(arrivò alla carica di Console), ma soprattutto è giunto a noi come arbiter elegantiae presso la corte del “divino†Nerone.
Un romanzo. Il genere letterario ultimo a nascere ma mai morto, a differenza del genere epico, nato secoli prima, risuscitato con Dante, Tasso e Ariosto, oggi morto. Il romanzo, come l’altro – famoso – di Apuleio (Le metamorfosi). Metamorfosi e viaggi, temi ricorrenti (anche in Pinocchio); il romanzo, il cui contenuto è “in contatto†con il presente; il romanzo dell’uomo-non-protagonista-assolto. Nell’epica, l’eroe è legato al passato e il “consumatore di epica†deve fare atto di … memoria. Al contrario, il “consumatore del romanzo†è invitato ad immaginare il prosieguo dell’opera, deve e può quindi fare un atto di “fantasia creatriceâ€.
La data del Satyricon è incerta. L’opera è pervenuta a noi solo in minima parte (un settimo del totale?). Pare che possa essere la critica ai costumi corrotti della corte di Nerone: il mondo che Petronio descrive è il “mondo bassoâ€: tuttavia egli racconta, non giudica. Infatti, a differenza di Orazio, in Petronio manca la pars construens.
Petronio (Tito Petronio Nigro) chi era costui? Tacito lo descrive come un dandy, un magister di bunga bunga, un arbiter elegantiae, fino a quando il perfido Tigellino non lo mette in cattiva luce presso il capo, per cui gli è consigliato di … suicidarsi, cosa che egli fa tagliandosi le vene e morendo lentamente durante l’ennesimo banchetto.
Il romanzo rappresenta il completamento della dissoluzione del genere epico. Non vi è legame con la tradizione e quand’anche … i modelli epici sono modificati, invertiti. Lo stesso accade al suo linguaggio, che non è il linguaggio epico indifferentemente in bocca a tutti, bensì di volta in volta il linguaggio specifico di ogni protagonista: ricco e forbito, retorico, familiaris, popolare, plebeius, volgare, servile: esattamente l’opposto del mono-stilismo, dell’alto-mimetico del linguaggio artificiale con il quale – ad esempio – i popolani del ‘600 invocano “Addio monti sorgenti dall’acque …â€
Un romanzo con dentro alcuni romanzi (tipo Manzoni, la storia della monaca di Monza dentro quella di Renzo e Lucia). Per capirsi, a differenza degli odierni gialli svedesi o delle trilogie di Ken Follet che racchiudono storie intrecciate. In Petronio la storia è una sola, e ogni tanto un protagonista racconta la sua “barzelletta†ovvero il suo romanzo.
Il viaggio è presente anche qui, ma non alla ricerca della Patria (Ulisse), della gloria (Argonautiche, Enea), dell’aldilà (Dante), bensì alla ricerca della sessualità perduta.
Ho accennato al linguaggio retorico. I retori, nel romanzo, affermano che la decadenza della retorica e della letteratura è dovuta alla mancanza di libertà . Petronio afferma che nella tirannide si può dire la verità e si è uccisi; si può osannare il tiranno e si fa carriera; infine si può tacere e aspettare.
L’attualità di Petronio? La corruzione dei costumi romani; la “dittatura†di certi capi partito.
P. S.: Prossimo appuntamento: martedì 3 novembre ore 10,00 Biblioteca Comunale di Trento, primo piano, aula a fianco della Sala degli Affreschi, sempre sul Satyricon. Entrata (e uscita) libera. Vi aspettiamo!
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LA POLITICA PER TUTTI E LA POLITICA DI TUTTI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 10:04 pmDetto altrimenti: non si tratta di un gioco di parole …   (post 2143)
Può ben accadere che un singolo uomo (o una singola donna) abbia l’idea politica giusta, il carisma adatto, la visione migliore. Costui (costei) lancia l’idea, stabilisce i traguardi, traccia il percorso. Ma se resta solo (sola) o se esclude la libera capacità pensante anche solo di una parte dei suoi seguaci, ha fallito. Infatti il (la) leader ha successo non se resta al comando (con autorità ) ma se (con autorevolezza) suscita consenso; se accende la partecipazione; se – al limite – si rende non più indispensabile. In tal senso infatti la politica che il/la leader ha tracciato come politica per tutti, diventa anche la Politica di tutti.
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In questi giorni ho letto sulla stampa l’affermazione di un leader che parlando in prima persona dice “il mio partitoâ€, ed ecco che sono stato attratto dal formulare una riflessione sul linguaggio politico del leader. E mi sono rifatto ad uno che ne sa ben più di me: Umberto Eco, il quale nella sua opera “Lector in fabula†(Bompiani 1985), riferendosi al linguaggio (in questo caso io mi sono permesso di adattare la sua riflessione alla citata affermazione del leader politico) afferma che il significato di un testo non risulta solo dalla sua istanza produttrice ma anche dalla sua istanza di lettura: le due istanze - attraverso un vero e proprio negoziato – collaborano  alla definizione della posta in gioco. In altre parole, a prescindere dall’ “autore e dal lettore empiricoâ€, un testo – nel nostro caso l’affermazione del leader – contiene anche “istruzioni relative al modo in cui egli vuole che esso sia lettoâ€. In tal senso egli (il leader politico) cerca di costruire un lettore modello, ovvero il lettore che egli desidera legga ed interpreti il proprio dire.
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Ed allora mi domando: quell’affermazione “il mio partito†come può essere letta? Probabilmente la lettura del leader è “mio in quanto di mia proprietà â€. Altri possono leggerla diversamente, nel senso “mio, in quanto io aderisco ad esso, io appartengo ad essoâ€. Nel primo caso la politica del leader è e resta una politica solo per tutti. Nel secondo caso essa diventa anche una Politica di tutti (lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso).
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La Politica di tutti, intendiamoci, che poi non prescinde da una articolazione dei sistemi politici, parlamentari e di governo: la Politica di tutti infatti non è anarchia, bensì libero contributo da parte di ognuno all’interno e nel rispetto degli schemi e dei rispettivi ruoli insiti in ciascuno dei tre separati sistemi di rappresentanza testè accennati.
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SI CHIAMA VIOREL
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 10:13 amDetto altrimenti: un fisarmonicista di strada         (post 2142)
Lo incrocio spesso, quando rientro dalle mie pedalate d’allenamento. Vicino al Ponte sul Fersina, suona e sorride. Sorride a chi gli regala una monetina e a chi non gli dà nulla. Una volta c’era molto vento, freddo. Gli ho offerto un “ripara collo di lanaâ€: No grazie, ho già il mio. Oggi la neve è a 1300 metri. Oggi, dopo tanto, ho chiesto il suo nome: Viorel … forse l’equivalente del nostro Fiorello. Chissà perché poi questo voler tradurre i nomi stranieri. Credo che sia rumeno. Ce ne sono tanti suonatori di strada, direte voi. Si, ma lui sorride. Gli altri no. Vorrei chiedergli dove e come vive. Forse la prossima volta. Posso fotografarti? La risposta è arrivata con un sorriso. Il Volto, e ci risiamo con il “mio†filosofo, Emmanuel Levinas, il “filosofo del Voltoâ€, del Volto che ti interroga e si aspetta una risposta da te, non solo una monetina: una stretta di mano, un sorriso a tua volta, un pensiero, una riflessione sulla tua vita e sulla Sua. Le lettere Maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso.
QUEST’ESTATE HO LETTO TRE LIBRI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 6:58 amDetto altrimenti: se oltre 2000 pagine vi sembran poche …    (post 2141)
Ken Follet: “La caduta dei gigantiâ€, “L’inverno del mondoâ€, “I giorni dell’eternità â€: una trilogia sugli eventi europei e USA dagli anni precedenti la prima guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino. Qualcuno potrebbe dire: fumettoni. E invece, a saper distinguere le varie componenti …
Infatti nella trilogia vi è una parte che sicuramente è romanzo-fumettone, là dove traccia la saga delle famiglie coinvolte: fra l’altro, tantissimi personaggi, al punto che l’autore ha sentito il bisogno di far precedere e seguire ogni volume dalla loro elencazione ordinata per nazionalità e per albero genealogico. Ma vi è dell’altro.
Nella prima parte, l’onestà storica di un inglese che racconta i mali antichi del suo paese. Inoltre, che nella prima guerra mondiale, il ruolo dell’Italia sia appena accennato, di sfuggita, una comparsa, praticamente.
Meno rilevante, a mio sommesso avviso, la seconda guerra mondiale, forse perché ormai tanto e tanto ne abbiamo sentito parlare.
Della terza parte mi ha colpito la (colpevole) indifferenza con la quale in allora, io stesso, ragazzo, avevo vissuto fatti storici e geo politici che avrebbero potuto condurre il mondo alla terza guerra mondiale.
Fra le tante materie affrontate: la descrizione delle (miserrime) condizioni di vita e sociali dei minatori inglesi all’inizio del secolo scorso; le ragioni geopolitiche dello scoppio delle due guerre mondiali; la testimonianza della uccisione di Martin Luther King e dei due Kennedy, della crisi di Cuba e del rischio di una guerra nucleare, del razzismo interno made in USA contro la popolazione di colore; le atrocità della Stasi e del KGB dei “paradisi†comunisti. Ed è proprio grazie a questa componente che nel complesso sono contento di avere superato questa sorta di “barriera di lettura†rappresentata dal “volume di questi tre volumi†(perdonate il gioco di parole).
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Il mio prossimo impegno di lettura sarà per Svetlana Alexievich, premio Nobel 2015 per la letteratura.
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IL “MIO†PARTITO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Ottobre, 2015 @ 6:31 amDetto altrimenti: chi appartiene a chi?    (post 2140)
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Un film  …  “Il Postinoâ€. Cito a memoria: il postino (Massimo Troisi ) si rivolge al poeta Pablo Neruda (Philippe Noiret): “Una poesia non è di chi l’ha scritta: è di tutti, di chi la legge, di chi con il leggerla la fa vivere, la fa suaâ€.
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Un quadro  … uno di Van Gogh (perdonerete: è il mio pittore preferito): è “suo†fino a un certo punto. Infatti quando lo osservo, quando mi ci calo, suscita in me sentimenti solo miei: in questo senso, è diventato “mio”.
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![sci-alpinismo-trentino[1]](http://www.trentoblog.it/riccardolucatti/wp-content/uploads/2015/10/sci-alpinismo-trentino1-300x202.jpg)
Amici Trentini, cosa avevate capito? Il fatto è che mio figlio pratica lo sci alpinismo … la foto non vuol dire altro …
Un figlio, mio figlio. Io ho contribuito a “crearloâ€, è mio figlio, ma poi egli vive di vita sua, fisica e intellettuale, fa le sue scelte autonomamente pur restando  sempre “mio†figlio.
Un partito politico. Fondato da una persona. Esso è “suo†nella fase della fondazione. Ma poi vive dell’apporto degli aderenti, vive di vita propria nel senso che si è trasformato da “oggetto posseduto da una persona†in “soggetto che vive di una Vita Comune”, ovvero di una Vita alimentata dal contributo di tante singole Vite: quelle degli aderenti. Il fondatore può a buona ragione continuarne a reclamarne la paternità , come un padre la reclama del figlio, anche quando il ragazzo è cresciuto e “pensa in proprioâ€.
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L’ AUTONOMIA, QUESTA SCONOSCIUTA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Ottobre, 2015 @ 7:18 amDetto altrimenti: dalle origini storiche ad oggi (post 2139)
Chi non ricorda la regione dell’Alsazia-Lorena? Contestata fra Francia e Germania fino alla seconda guerra mondiale, teatro di furiose battaglie. I Lorena. Nel 1736 il duca di Lorena Francesco III Stefano sposa Maria Teresa d’Austria. La Francia, timorosa che la francofona Lorena potesse passare agli Asburgo, si affretta a stipulare un trattato per cui riconosce la Prammatica Sanzione e quindi l’eredità (imperiale) spettante a Maria Teresa, ma in cambio Francia e Austria stabiliscono che il Ducato di Lorena sia ceduto da Francesco III a Stanislao LeszczyÅ„ski, ex re di Polonia e passi alla Francia dopo la morte del sovrano polacco.
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Maria Teresa ricompensa il marito con il trono del Granducato di Toscana, con l’obbligo di non annetterla direttamente ai domini asburgici, bensì concedendole autonomia amministrativa. A valere su questa Autonomia, i Lorena furono gli artefici della grandiosa bonifica delle paludi della Maremma grossetana.
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E qui da noi, in Trentino? Il primo germe è stato seminato da Don Lorenzo Guetti, nativo di Vigo Lomaso (Giudicarie Esteriori). Egli voleva evitare che un povero montanaro delle Giudicarie fosse costretto a viaggiare (a piedi, n.d.r.) fino a Innsbruck, o anche solo fino a Bolzano o Trento per cercare di far valere i suoi diritti. Un viaggio attraverso canyon oggi turistici (Maso Limarò) ma in allora infernali per chi li doveva attraversare a piedi. Ma Don Guetti non si accontentò di quel tipo di autonomia: egli propugnò e fondò anche l’autonomia economico-finanziaria, con la istituzione delle Casse Rurali sul modello delle tedesche Reiffeisen, banche alle quali ognuno letteralmente “collaborava responsabilmente con il proprio contributo sin dall’inizioâ€, realizzando in tal modo, per la prima volta, la categoria del “Bene Comune†(piazze, giardini pubblici, strade non sono Beni Comuni: sono beni pubblici, collettivi)
Ed oggi? L’Alto Adige da tempo va propugnando la categoria dell’ “Autonomia Dinamica†ovvero di una Autonomia che rigenera sempre se stessa, che si rinnova, si accresce.
E noi, qui, in Trentino? A mio sommesso avviso la Prima Autonomia che dobbiamo (ri) conquistare è quella del Pensiero Civile e Politico ovvero un Pensiero Comune, un Pensiero che come il bene Comune, si è “formato sin dall’inizio con il contributo responsabile di ognunoâ€. E questo risultato si ottiene attraverso la corretta organizzazione e gestione dei partiti politici, i quali devono raccogliere le istanze di ognuno, devono razionalizzarle e renderle interfacciabili con il sistema razionalizzato dei problemi.
Quindi, Pensiero Comune come bene Comune, ovvero non come pensiero “vieni qui che ti dico come e cosa devi pensareâ€, bensì esattamente il suo opposto: una “Comunità †di Beni e di Pensieri che deriva dai contributi liberi, individuali, spontanei e responsabili della base. Quindi, per la vita della nostra Autonomia, ciò che occorre in politica sono i “Partiti di raccolta†ma non per raccogliere voti, bensì per raccogliere i Pensieri di ognuno, anche se diversi. Anzi, soprattutto se diversi.
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Termino citando il premio Nobel per la letteratura, Josif Brodskij, il quale, all’inizio del suo libro “Il canto del pendolo†(Ed. Adelphi), riporta una sua prolusione ad una assemblea di studenti (cito a memoria): “Diffidate del mono pensiero, dei bilanci bene assestati, delle unanimità , delle folle acclamanti, se non altro perché statisticamente all’interno dei grandi numeri più facilmente può nascondersi il maleâ€. Altra sua frase: “Il male comincia ad esistere quando un uomo inizia a pensare di essere migliore degli altri”.
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SOTTOMARINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Ottobre, 2015 @ 8:11 amDetto altrimenti? “Sotto Marinoâ€Â                        (post 2138)
Ma che stava succedendo, sotto Marino? Sotto, ovvero ai piani sotto, a quelli inferiori, a quelli delle SpA partecipate o concessionarie si servizi e funzioni?
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Una per tutte. Una che aveva vinto la gara per gestire i 48.000 (quarantottomila!) alloggi di proprietà del Comune. Alla scadenza deve rendere conto del proprio operato. E allora che fa? Fa recapitare sotto gli uffici del Comune due TIR carichi di cartoni (tonnellate di carta) contenenti migliaia di faldoni nei quali è scritta la storia della gestione. Dice: nel contratto non era previsto che noi si dovesse dare un rendiconto elettronico, una situazione su computer, quindi noi non abbiamo violato nessuna legge o contrattuale.
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Eh, no, cari miei, ecchè, vogliamo “babbiare�  (Dal dialetto  siciliano: babbiare significa dire stupidate, prendersi in giro). Voi siete stati inadempienti e come! Infatti avreste dovuto rendere conto, non rendere tonnellate di carta! Rendere conto significa che io devo essere messo in grado di capire cosa avete fatto, significa che il rendiconto deve essere leggibile, non redatto in sanscrito antico o ricavabile solo dall’esame di tonnellate di carta. Di fatto avete eluso l’obbligo della rendicontazione.
Ed allora che fare? Poiché le carceri sono sovraffollate, vi metto ai domiciliari dai quali uscirete solo quando avrete “caricato†su un computer tutta la vostra gestione. Dice … ma chi ha il potere di comminare tale sanzione? Rispondo. Io ti denuncio alla magistratura la quale innanzi tutto vuole vederci chiaro e poichè fra l’altro le carceri sono sovraffollate …
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Dice: ma la legge non lo prevede. Rispondo: la legge prevede che la gestione sia quella del buon padre di famiglia, e voi vi siete comportati esattamente al contrario. La legge è scritta ma poi deve essere interpretata e applicata caso per caso dal giudice secondo il suo libero convincimento. Ora se io non ti denuncio, dovrei essere denunciato io stesso per “omessa difesa del denaro pubblicoâ€, e se il giudice non ritenesse che la tua gestione fosse condannabile, be’ … allora la sua sentenza sarà molto probabilmente cassata dal grado superiore di giudizio. Nel frattempo …
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… sarebbe comunque estremamente interessante conoscere  i nomi degli inquilini beneficiati con affitti irrisori! Hai visto mai che ci sia qualche pesce grosso …
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GLI STUDI “A LIVELLO UNIVERSITARIO†…
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Ottobre, 2015 @ 7:48 amDetto altrimenti: l’altro giorno, riordinando i miei libri …. (post 2137)
… ho ripreso in mano alcuni testi del mio corso di laurea in giurisprudenza. Cosa studi? Ah, Legge? … Si sa, è facile … almeno così era (o è ancora oggi?) nell’opinione diffusa della gente: facile. Evvabbè, non è ingegneria, non è medicina, d’accordo, ma da qui a dire che è “facile†ce ne corre. Ho sfogliato le mie sudate pagine d’allora: centinaia e centinaia di pagine (ogni libro), decine e decine di libri, decine di migliaia le nozioni e soprattutto di ragionamenti e di concetti da assumere e – questa è la parte più difficile – da correlare fra di loro. E altrettanto numerosi erano i miei appunti in calce al testo. Facile. Evvabbè …
1) ha riguardato me stesso:Â esame di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario, Prof. Viktor Uckmar (di cui serbo un ottimo ricordo). Per provare a superare l’esame, dovevi 1) frequentare e “prendere” due firme di frequenza; 2) fare una tesina scritta; 3) Â superare il pre esame dei suoi assistenti; 4) superare il suo esame diretto; 5) alla fine lui ti faceva una domanda sul contenzioso: se la sbagliavi eri comunque bocciato. La mia domanda: “IGE (Imposta Generale sull’Entrata)?” – Risposta: “Sindaco, Prefetto, Ministro”. Promosso, 27/30. Facile esser promossi, no?
2) ha riguardato un mio amico: professoressa Lucifredi (della quale non serbo uguale ottimo ricordo), Istituzioni di Diritto Romano. Domanda: “L’atto illecito”. Risposta: “Atto illecito è l’atto lesivo del diritto altrui”. La Prof:.” Bocciato: atto illecito è OGNI atto lesivo del diritto altrui”. Facile essere bocciati, no?
E mi sono venute in mente le odierne “modernità â€: lauree brevi, lauree via internet, laure veloci e soprattutto gli “studi a livello universitarioâ€. Ecco, datemi pure del classista, dello snob … ma chevvolete, ormai alla mia tenera età non posso essere diverso da me stesso, ed essere orgoglioso di essere riuscito a superare la barriera del “rigore†che sbarrava il passo ad ogni faciloneria. Io mi sono laureato nel luglio 1968, in piena contestazione della quale io – lo confesso – mi ero appena accorto, impegnato come ero con gli ultimi esami e la tesi di laurea, per poi partir militar soldato nel successivo ottobre. Esami e laurea vecchia maniera. Studi seri che mi avevano fatto maturare; che avevano esaltato in me la capacità di analisi ma soprattutto quella di sintesi; che mi rendevano esigente nell’apprendere il perché, la causa d’ogni cosa, d’ogni azione.
Il mio primo lavoro? A Genova, in banca: mi volevo sposare. Liceo classico e legge, non sapevo nulla di contabilità . Chiedevo, mi rispondevano: “Dottore, mi meraviglio di lei che ha studiatoâ€Â una risposta. Un’altra: “Ma non è laureato in Economia? No? Ma almeno è ragioniere?†Oppure: “Lei non è pagato per capireâ€. Dopo due anni di lavoro e solo uno di matrimonio (!) chiesi e ottenni di essere messo a disposizione della Direzione Centrale di Milano per partecipare a corsi di formazione sul lavoro. Girai dieci filiali in dieci città diverse vivendo in camere d’affitto. Dopo tre anni di corsi lasciai la banca e divenni dirigente in una SpA privata. Dopo altri due, dirigente responsabile della Finanza Italia della STET- Società Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino, al tempo la maggiore finanziaria italiana: tutto all’età di 32 anni, in sette anni dal mio primo giorno di lavoro. Mica male, lasciatemelo dire.
Ecco, io non avevo fatto “studi a livello universitarioâ€: mi ero misurato seriamente con l’Università , una grande banca, il sistema dei privati. Riunendo queste tre diverse competenze, grazie alla capacità di analisi e sintesi che mi derivava dagli studi classici, riuscii a gestire la funzione affidatami in modo assolutamente creativo, raggiungendo importanti risultati (ve ne parlerò in altro blog).
Sto scrivendo di me. Me ne scuso. Lo faccio solo per dire agli eventuali giovani che potranno/vorranno leggere questo post, che uniquisque faber fortunae suae est, ognuno, se vuole, può essere artefice della propria fortuna, del proprio destino. Basta volerlo ed essere consapevoli che gli spazi, anche oggi, ci sono, purchè ci si prepari molto, molto seriamente. Anzi, paradossalmente, il fatto che la Scuola e l’Università oggi appaiano meno rigide e severe, lascia maggiori spazi a chi al contrario, mentre gli altri rallentano, preme sull’acceleratore. Insomma, la vita spesso ti lascia davanti spazi ampi: a te vederli ed utilizzarli, e tu devi farlo, soprattutto se sei figlio di un operaio o – come me – di un “semplice” Maresciallo dei CC.
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Dice, ma che … caro blogger, sei un fautore della meritocrazia? Eh no, scialla raga, la meritocrazia presa così, da sola, è un criterio micidiale, perché esalta la possibilità di un futuro per il figlio del dirigente e deprime quella del figlio del montanaro. Io sono perché tutti, indistintamente, siano “messi in grado diâ€, ricordando che, in sede valutativa, il livello 50 raggiunto dal figlio di un montanaro toscano vale quanto e forse più del livello 100 raggiunto dal figlio del manager fiorentino, firmato Don Lorenzo Milani.



















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