LA POLITICA PER TUTTI E LA POLITICA DI TUTTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 10:04 pm

Detto altrimenti: non si tratta di un gioco di parole …    (post 2143)

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“Autorità” da leggere!

Può ben accadere che un singolo uomo (o una singola donna) abbia l’idea politica giusta, il carisma adatto, la visione migliore. Costui (costei) lancia l’idea, stabilisce i traguardi, traccia il percorso. Ma se resta solo (sola) o se esclude la libera capacità pensante anche solo di una parte dei suoi seguaci, ha fallito. Infatti il (la) leader ha successo non se resta al comando (con autorità) ma se (con autorevolezza) suscita consenso; se accende la partecipazione; se – al limite – si rende non più indispensabile. In tal senso infatti la politica che il/la leader ha tracciato come politica per tutti, diventa anche la Politica di tutti.

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thMTZE0WYJIn questi giorni ho letto sulla stampa l’affermazione di un leader che parlando in prima persona dice “il mio partito”, ed ecco che sono stato attratto dal formulare una riflessione sul linguaggio politico del leader. E mi sono rifatto ad uno che ne sa ben più di me: Umberto Eco, il quale nella sua opera “Lector in fabula” (Bompiani 1985), riferendosi al linguaggio (in questo caso io mi sono permesso di adattare la sua riflessione alla citata affermazione del leader politico) afferma che il significato di un testo non risulta solo dalla sua istanza produttrice ma anche dalla sua istanza di lettura: le due istanze - attraverso un vero e proprio negoziato – collaborano  alla definizione della posta in gioco. In altre parole, a prescindere dall’ “autore e dal lettore empirico”, un testo – nel nostro caso l’affermazione del leader – contiene anche “istruzioni relative al modo in cui egli vuole che esso sia letto”. In tal senso egli (il leader politico) cerca di costruire un lettore modello, ovvero il lettore che egli desidera legga ed interpreti il proprio dire.

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“Lectorinfabula” convegno sul futuro della politica (Conversano, Bari)

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Ed allora mi domando: quell’affermazione “il mio partito” come può essere letta? Probabilmente la lettura del leader è “mio in quanto di mia proprietà”. Altri possono leggerla diversamente, nel senso “mio, in quanto io aderisco ad esso, io appartengo ad esso”. Nel primo caso la politica del leader è e resta una politica solo per tutti. Nel secondo caso essa diventa anche una Politica di tutti (lettere maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso).

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La Politica di tutti, intendiamoci, che poi non prescinde da una articolazione dei sistemi politici, parlamentari e di governo: la Politica di tutti infatti non è anarchia, bensì libero contributo da parte di ognuno all’interno e nel rispetto degli schemi e dei rispettivi ruoli insiti in ciascuno dei tre separati sistemi di rappresentanza testè accennati.

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SI CHIAMA VIOREL

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 10:13 am

Detto altrimenti: un fisarmonicista di strada          (post 2142)

WP_20151017_001_ritaglioLo incrocio spesso, quando rientro dalle mie pedalate d’allenamento. Vicino al Ponte sul Fersina, suona e sorride. Sorride a chi gli regala una monetina e a chi non gli dà nulla. Una volta c’era molto vento, freddo. Gli ho offerto un “ripara collo di lana”: No grazie, ho già il mio. Oggi la neve è a 1300 metri. Oggi, dopo tanto, ho chiesto il suo nome: Viorel … forse l’equivalente del nostro Fiorello. Chissà perché poi questo voler tradurre i nomi stranieri. Credo che sia rumeno. Ce ne sono tanti suonatori di strada, direte voi. Si, ma lui sorride. Gli altri no. Vorrei chiedergli dove e come vive. Forse la prossima volta. Posso fotografarti? La risposta è arrivata con un sorriso. Il Volto, e ci risiamo con il “mio” filosofo, Emmanuel Levinas, il “filosofo del Volto”, del Volto che ti interroga e si aspetta una risposta da te, non solo una monetina: una stretta di mano, un sorriso a tua volta, un pensiero, una riflessione sulla tua vita e sulla Sua. Le lettere Maiuscole e minuscole non sono utilizzate a caso.

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QUEST’ESTATE HO LETTO TRE LIBRI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Ottobre, 2015 @ 6:58 am

Detto altrimenti: se oltre 2000 pagine vi sembran poche …     (post 2141)

9788804603177_g[1]Ken Follet: “La caduta dei giganti”, “L’inverno del mondo”, “I giorni dell’eternità”: una trilogia sugli eventi europei e USA dagli anni precedenti la prima guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino. Qualcuno potrebbe dire: fumettoni. E invece, a saper distinguere le varie componenti …

Infatti nella trilogia vi è una parte che sicuramente è romanzo-fumettone, là dove traccia la saga delle famiglie coinvolte: fra l’altro, tantissimi personaggi, al punto che l’autore ha sentito il bisogno di far precedere e seguire ogni volume dalla loro elencazione ordinata per nazionalità e per albero genealogico. Ma vi è dell’altro.

Nella prima parte, l’onestà storica di un inglese che racconta i mali antichi del suo paese. Inoltre, che nella prima guerra mondiale, il ruolo dell’Italia sia appena accennato, di sfuggita, una comparsa, praticamente.

Meno rilevante, a mio sommesso avviso, la seconda guerra mondiale, forse perché ormai tanto e tanto ne abbiamo sentito parlare.

Della terza parte mi ha colpito la (colpevole) indifferenza con la quale in allora, io stesso, ragazzo, avevo vissuto fatti storici e geo politici che avrebbero potuto condurre il mondo alla terza guerra mondiale.

Fra le tante materie affrontate: la descrizione delle (miserrime) condizioni di vita e sociali dei minatori inglesi all’inizio del secolo scorso; le ragioni geopolitiche dello scoppio delle due guerre mondiali; la testimonianza della uccisione di Martin Luther King e dei due Kennedy, della crisi di Cuba e del rischio di una guerra nucleare, del razzismo interno made in USA contro la popolazione di colore; le atrocità della Stasi e del KGB dei “paradisi” comunisti. Ed è proprio grazie a questa componente che nel complesso sono contento di avere superato questa sorta di “barriera di lettura” rappresentata dal “volume di questi tre volumi” (perdonate il gioco di parole).

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Il mio prossimo impegno di lettura sarà per Svetlana Alexievich, premio Nobel 2015 per la letteratura.

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IL “MIO” PARTITO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Ottobre, 2015 @ 6:31 am

Detto altrimenti: chi appartiene a chi?     (post 2140)

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Un film  …  “Il Postino”. Cito a memoria: il postino (Massimo Troisi ) si rivolge al poeta Pablo Neruda (Philippe Noiret): “Una poesia non è di chi l’ha scritta: è di tutti, di chi la legge, di chi con il leggerla la fa vivere, la fa sua”.

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Un quadro  … uno di Van Gogh (perdonerete: è il mio pittore preferito): è “suo” fino a un certo punto. Infatti quando lo osservo, quando mi ci calo, suscita in me sentimenti solo miei: in questo senso, è diventato “mio”.

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Amici Trentini, cosa avevate capito? Il fatto è che mio figlio pratica lo sci alpinismo … la foto non vuol dire altro …

Un figlio, mio figlio. Io ho contribuito a “crearlo”, è mio figlio, ma poi egli vive di vita sua, fisica e intellettuale, fa le sue scelte autonomamente pur restando  sempre “mio” figlio.

Un partito politico. Fondato da una persona. Esso è “suo” nella fase della fondazione. Ma poi vive dell’apporto degli aderenti, vive di vita propria nel senso che si è trasformato da “oggetto posseduto da una persona” in “soggetto che vive di una Vita Comune”, ovvero di una Vita alimentata dal contributo di tante singole Vite: quelle degli aderenti. Il fondatore può a buona ragione continuarne a reclamarne la paternità, come un padre la reclama del figlio, anche quando il ragazzo è cresciuto e “pensa in proprio”.

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L’ AUTONOMIA, QUESTA SCONOSCIUTA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 14 Ottobre, 2015 @ 7:18 am

Detto altrimenti: dalle origini storiche ad oggi (post 2139)

Chi non ricorda la regione dell’Alsazia-Lorena? Contestata fra Francia e Germania fino alla seconda guerra mondiale, teatro di furiose battaglie. I Lorena. Nel 1736 il duca di Lorena Francesco III Stefano sposa Maria Teresa d’Austria. La Francia, timorosa che la francofona Lorena potesse passare agli Asburgo, si affretta a stipulare un trattato per cui riconosce la Prammatica Sanzione e quindi l’eredità (imperiale) spettante a Maria Teresa, ma in cambio Francia e Austria stabiliscono che il Ducato di Lorena sia ceduto da Francesco III a Stanislao LeszczyÅ„ski, ex re di Polonia e passi alla Francia dopo la morte del sovrano polacco.

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Maria Teresa ricompensa il marito con il trono del Granducato di Toscana, con l’obbligo di non annetterla direttamente ai domini asburgici, bensì concedendole autonomia amministrativa. A valere su questa Autonomia, i Lorena furono gli artefici della grandiosa bonifica delle paludi della Maremma grossetana.

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thJPLW53CUE qui da noi, in Trentino? Il primo germe è stato seminato da Don Lorenzo Guetti, nativo di Vigo Lomaso (Giudicarie Esteriori). Egli voleva evitare che un povero montanaro delle Giudicarie fosse costretto a viaggiare (a piedi, n.d.r.) fino a Innsbruck, o anche solo fino a Bolzano o Trento per cercare di far valere i suoi diritti. Un viaggio attraverso canyon oggi turistici (Maso Limarò) ma in allora infernali per chi li doveva attraversare a piedi. Ma Don Guetti non si accontentò di quel tipo di autonomia: egli propugnò e fondò anche l’autonomia economico-finanziaria, con la istituzione delle Casse Rurali sul modello delle tedesche Reiffeisen, banche alle quali ognuno letteralmente “collaborava responsabilmente con il proprio contributo sin dall’inizio”, realizzando in tal modo, per la prima volta, la categoria del “Bene Comune” (piazze, giardini pubblici, strade non sono Beni Comuni: sono beni pubblici, collettivi)

Ed oggi? L’Alto Adige da tempo va propugnando la categoria dell’ “Autonomia Dinamica” ovvero di una Autonomia che rigenera sempre se stessa, che si rinnova, si accresce.

thVJAJ66MHE noi, qui, in Trentino? A mio sommesso avviso la Prima Autonomia che dobbiamo (ri) conquistare è quella del Pensiero Civile e Politico ovvero un Pensiero Comune, un Pensiero che come il bene Comune, si è “formato sin dall’inizio con il contributo responsabile di ognuno”. E questo risultato si ottiene attraverso la corretta organizzazione e gestione dei partiti politici, i quali devono raccogliere le istanze di ognuno, devono razionalizzarle e renderle interfacciabili con il sistema razionalizzato dei problemi.

Quindi, Pensiero Comune come bene Comune, ovvero non come pensiero “vieni qui che ti dico come e cosa devi pensare”, bensì esattamente il suo opposto: una “Comunità” di Beni e di Pensieri che deriva dai contributi liberi, individuali, spontanei e responsabili della base. Quindi, per la vita della nostra Autonomia, ciò che occorre in politica sono i “Partiti di raccolta” ma non per raccogliere voti, bensì per raccogliere i Pensieri di ognuno, anche se diversi. Anzi, soprattutto se diversi.

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Josif Aleksandrovic Brodskij, Leningrado 1940 – New York 1996, sepolto su sua richiesta a Venezia

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Termino citando il premio Nobel per la letteratura, Josif Brodskij, il quale, all’inizio del suo libro “Il canto del pendolo” (Ed. Adelphi), riporta una sua prolusione ad una assemblea di studenti (cito a memoria): “Diffidate del mono pensiero, dei bilanci bene assestati, delle unanimità, delle folle acclamanti, se non altro perché statisticamente all’interno dei grandi numeri più facilmente può nascondersi il male”. Altra sua frase: “Il male comincia ad esistere quando un uomo inizia a pensare di essere migliore degli  altri”.

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SOTTOMARINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Ottobre, 2015 @ 8:11 am

Detto altrimenti? “Sotto Marino”                         (post 2138)

Ma che stava succedendo, sotto Marino? Sotto, ovvero ai piani sotto, a quelli inferiori, a quelli delle SpA partecipate o concessionarie si servizi e funzioni?

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A migliaia …

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Una per tutte. Una che aveva vinto la gara per gestire i 48.000 (quarantottomila!) alloggi di proprietà del Comune. Alla scadenza deve rendere conto del proprio operato. E allora che fa? Fa recapitare sotto gli uffici del Comune due TIR carichi di cartoni (tonnellate di carta) contenenti migliaia di faldoni nei quali è scritta la storia della gestione. Dice: nel contratto non era previsto che noi si dovesse dare un rendiconto elettronico, una situazione su computer, quindi noi non abbiamo violato nessuna legge o contrattuale.

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Eh, no, cari miei, ecchè, vogliamo “babbiare”?  (Dal dialetto  siciliano: babbiare significa dire stupidate, prendersi in giro). Voi siete stati inadempienti e come! Infatti avreste dovuto rendere conto, non rendere tonnellate di carta! Rendere conto significa che io devo essere messo in grado di capire cosa avete fatto, significa che il rendiconto deve essere leggibile, non redatto in sanscrito antico o ricavabile solo dall’esame di tonnellate di carta. Di fatto avete eluso l’obbligo della rendicontazione.

Ed allora che fare? Poiché le carceri sono sovraffollate, vi metto ai domiciliari dai quali uscirete solo quando avrete “caricato” su un computer tutta la vostra gestione. Dice … ma chi ha il potere di comminare tale sanzione? Rispondo. Io ti denuncio alla magistratura la quale innanzi tutto vuole vederci chiaro e poichè fra l’altro le carceri sono sovraffollate …

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“Affittasi attico, vista discreta, €30,00 al mese, solo a referenziatissimi”


Dice: ma la legge non lo prevede. Rispondo: la legge prevede che la gestione sia quella del buon padre di famiglia, e voi vi siete comportati esattamente al contrario. La legge è scritta ma poi deve essere interpretata e applicata caso per caso dal giudice secondo il suo libero convincimento. Ora se io non ti denuncio, dovrei essere denunciato io stesso per “omessa difesa del denaro pubblico”, e se il giudice non ritenesse che la tua gestione fosse condannabile, be’ … allora la sua sentenza sarà molto probabilmente cassata dal grado superiore di giudizio. Nel frattempo …

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… sarebbe comunque estremamente interessante conoscere  i nomi degli inquilini beneficiati con affitti irrisori! Hai visto mai che ci sia qualche pesce grosso …

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GLI STUDI “A LIVELLO UNIVERSITARIO” …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Ottobre, 2015 @ 7:48 am

Detto altrimenti: l’altro giorno, riordinando i miei libri …. (post 2137)

… ho ripreso in mano alcuni testi del mio corso di laurea in giurisprudenza. Cosa studi? Ah, Legge? … Si sa, è facile … almeno così era (o è ancora oggi?) nell’opinione diffusa della gente: facile. Evvabbè, non è ingegneria, non è medicina, d’accordo, ma da qui a dire che è “facile” ce ne corre. Ho sfogliato le mie sudate pagine d’allora: centinaia e centinaia di pagine (ogni libro), decine e decine di libri, decine di migliaia le nozioni e soprattutto di ragionamenti e di  concetti da assumere e – questa è la parte più difficile – da correlare fra di loro. E altrettanto numerosi erano i miei appunti in calce al testo. Facile. Evvabbè …

uckmar[1]Due  esempi di … “facilità“:

1) ha riguardato me stesso: esame di Scienza delle Finanze e Diritto Tributario, Prof. Viktor Uckmar (di cui serbo un ottimo ricordo). Per provare a superare l’esame, dovevi 1) frequentare e “prendere” due firme di frequenza; 2) fare una tesina scritta; 3)  superare il pre esame dei suoi assistenti; 4) superare il suo esame diretto; 5) alla fine lui ti faceva una domanda sul contenzioso: se la sbagliavi eri comunque bocciato. La mia domanda: “IGE (Imposta Generale sull’Entrata)?” – Risposta: “Sindaco, Prefetto, Ministro”. Promosso, 27/30. Facile esser promossi, no?

2) ha riguardato un mio amico: professoressa Lucifredi (della quale non serbo uguale ottimo ricordo), Istituzioni di Diritto Romano. Domanda: “L’atto illecito”. Risposta: “Atto illecito è l’atto lesivo del diritto altrui”. La Prof:.” Bocciato: atto illecito è OGNI atto lesivo del diritto altrui”. Facile essere bocciati, no?

E mi sono venute in mente le odierne “modernità”: lauree brevi, lauree via internet, laure veloci e soprattutto gli “studi a livello universitario”. Ecco, datemi pure del classista, dello snob … ma chevvolete, ormai alla mia tenera età non posso essere diverso da me stesso, ed essere orgoglioso di essere riuscito a superare la barriera del “rigore” che sbarrava il passo ad ogni faciloneria. Io mi sono laureato nel luglio 1968, in piena contestazione della quale io – lo confesso – mi ero appena accorto, impegnato come ero con gli ultimi esami e la tesi di laurea, per poi partir militar soldato nel successivo ottobre. Esami e laurea vecchia maniera. Studi seri che mi avevano fatto maturare; che avevano esaltato in me la capacità di analisi ma soprattutto quella di sintesi; che mi rendevano esigente nell’apprendere il perché, la causa d’ogni cosa, d’ogni azione.

imgres - Copia - CopiaIl mio primo lavoro? A Genova, in banca: mi volevo sposare. Liceo classico e legge, non sapevo nulla di contabilità. Chiedevo, mi rispondevano: “Dottore, mi meraviglio di lei che ha studiato” una risposta. Un’altra: “Ma non è laureato in Economia? No? Ma almeno è ragioniere?” Oppure: “Lei non è pagato per capire”. Dopo due anni di lavoro e solo uno di matrimonio (!) chiesi e ottenni di essere messo a disposizione della Direzione Centrale di Milano per partecipare a corsi di formazione sul lavoro. Girai dieci filiali in dieci città diverse vivendo in camere d’affitto. Dopo tre anni di corsi lasciai la banca e divenni dirigente in una SpA privata. Dopo altri due, dirigente responsabile della Finanza Italia della STET- Società Finanziaria Telefonica per Azioni, Torino, al tempo la maggiore finanziaria italiana: tutto all’età di 32 anni, in sette anni dal mio primo giorno di lavoro. Mica male, lasciatemelo dire.

Ecco, io non avevo fatto “studi a livello universitario”: mi ero misurato seriamente con l’Università, una grande banca, il sistema dei privati. Riunendo queste tre diverse competenze, grazie alla capacità di analisi e sintesi che mi derivava dagli studi classici, riuscii a gestire la funzione affidatami in modo assolutamente creativo, raggiungendo importanti risultati (ve ne parlerò in altro blog).

Sto scrivendo di me. Me ne scuso. Lo faccio solo per dire agli eventuali giovani che potranno/vorranno leggere questo post, che uniquisque faber fortunae suae est, ognuno, se vuole, può essere artefice della propria fortuna, del proprio destino. Basta volerlo ed essere consapevoli che gli spazi, anche oggi, ci sono, purchè ci si prepari molto, molto seriamente. Anzi, paradossalmente, il fatto che la Scuola e l’Università oggi appaiano meno rigide e severe, lascia maggiori spazi a chi al contrario, mentre gli altri rallentano, preme sull’acceleratore. Insomma,  la vita spesso ti lascia davanti spazi ampi: a te vederli ed utilizzarli, e tu devi farlo, soprattutto se sei figlio di un operaio o – come me – di un “semplice” Maresciallo dei CC.

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don-milani[1]Dice, ma che … caro blogger, sei un fautore della meritocrazia? Eh no, scialla raga, la meritocrazia presa così, da sola, è un criterio micidiale, perché esalta la possibilità di un futuro per il figlio del dirigente e deprime quella del figlio del montanaro. Io sono perché tutti, indistintamente, siano “messi in grado di”, ricordando che, in sede valutativa, il livello 50 raggiunto dal figlio di un montanaro toscano vale quanto e forse più del livello 100 raggiunto dal figlio del manager fiorentino, firmato Don Lorenzo Milani.

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ITALIA, MARINO E VATICANO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Ottobre, 2015 @ 3:53 pm

Detto altrimenti: no, non sto per parlarvi di francobolli …   (post 2136)

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Infatti il titolo sembra il frontespizio di un album per la raccolta dei francobolli … e invece se non altro manca quel “S.” ovvero quel “San” davanti a Marino.  Che poi comunque io ancora oggi stento a identificare un Santo, qual esso sia, con uno Stato specializzato nel fare da sponda ai nostri evasori-elusori fiscali. Ma questa è un’altra storia. In ogni caso Ignazio Marino Santo proprio non è, il che non vuol dire che sia un diavolo, c’è ben tanto spazio in mezzo.

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Dice … ma l’ “Italia” che c’azzecca? C’azzecca, c’azzecca. Ora mi spiego. Se l’Italia si stesse preparando per sottoporsi ad una certificazione di Qualità, a seguito del Marino-scontrini- affair dovrebbe lanciare un’indagine simile, a tappeto, a carico di tutti coloro che utilizza carte di credito o bancomat a valere su denaro pubblico e soprattutto dovrebbe avviare una indagine di auditing su tutte le SpA pubbliche: ovvero, dalla correzione di un singolo fatto, dovrebbe attivare la correzione dell’intero sistema. Ma tant’è …

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francobolli_citta_del_vaticano[1]E poi … e qui chiedo in prestito un proverbio milanese: “Ofelè fa ‘l to’ mestè”, ovvero, pasticciere fa il tuo mestiere ovvero ognuno faccia il mestiere suo. Ecco, il Comune di Roma è (anche) una grande holding in senso tecnico, nel senso che è azionista di molte SpA, le società di servizi le quali per lo più vanno male, sono una voragine di denari, etc.. Ed ecco che a capo di un sistema di Spa viene messo un … chirurgo! Uei, raga, scialla ( = “tranquilli”) intendiamoci: non sto invidiando di ricoprirà quella posizione né tanto meno – Dio me ne scampi – sto immaginando di candidarmi io stesso … già, perché io sono un manager, ho passato un’intera vita lavorativa a fare il manager e mai e poi mai avrei accettato di eseguire un’operazione di chirurgia e/o di guidare una schiera di chirurghi. Ma tant’è …

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Vengo anch’io! No, tu no!

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Dice … ma il Vaticano, che c’azzecca? C’azzecca c’azzecca … infatti, dopo che il suddetto Marino ha celebrato matrimoni omosessuali, il Vaticano si è sentito in dovere di dire “io Marino, che si professa cattolico … (“si professa”, non “è” cattolico, n.d.r.) … io Marino non l’ho invitato (negli USA, n.d.r.)! Ma tant’è …

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Dice … ma tu, blogger, stai facendo della politica? No, raga, scialla (v. sopra), io sto cercando di fare della Politica, quella con la “P” maiuscola, quella che si occupa della Polis ovvero della Città-Stato ovvero dello Stato. L’altra quella con la p minuscola, la lascio ad altri, siano essi quelli che hanno messo Marino in quella posizione, sia quelli che sulla base dello stesso tipo di considerazioni, stanno cercando di occuparne il posto lasciato vuoto.

Dice … ma allora tu, blogger, sei un anti-politico! Eh no, raga, scialla (v. sopra)! Altro che a-politico! Io cerco di interessarmi e di agire giorno per giorno, anche con questo tipo di articoli, in favore del maturare di una coscienza comune e di una consapevolezza partecipativa, “rischiando” in proprio, ovvero dicendo quello che penso (ecco, in questo senso non sono certo un “politico”!), scrivendolo pubblicamente (a maggior ragione …!) e firmando ciò che scrivo (questa poi!!).

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MARINO DI ROMA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Ottobre, 2015 @ 7:33 am

3 -Detto altrimenti: non tanto la persona, quanto soprattutto  l’ambiente entro il quale operava    (post 2135).

No, non è un’errore di ortografia, non si tratta della Marina di Roma che poi si chiama Ostia, località così spesso evocata dai Trentini nel loro interloquire, ma delle vicende del quasi ex sindaco di Roma Ignazio Marino. Al riguardo mi permetto di sottoporre all’attenzione delle lettrici e dei lettori alcune sottolineature.

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“Che dite … non avrei dovuto? Evvabbè, ma però (ma però) … perché mai solo le note spese mie?”

  1. Male ha fatto Marino a nominare un capo della Polizia Municipale che non aveva i requisiti di legge per tale posizione; a non essere preciso (onesto?) nei rimborsi spese; a non pagare le multe della sua Panda; a non rientrare a Roma in occasione dei funerali mafiosi; a “imporsi” in una visita al Papa negli USA (“Io non ho invitato Marino”) quando avrebbe potuto incontrarlo a Roma.
  2. Bene stava facendo nel cercare fare pulizia nelle tresche di mafia capitale.

 

 

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“Ma guarda, questo non credo, anche pecchè …”

3. Detto ciò, una considerazione “aziendale” sulle lotta alle tresche. Si dice che tutto funzionasse male: le assunzioni, gli appalti, l’espletamento dei servizi, etc. e che “è difficile governare un sistema così complesso”. Ecco,  “guarda, questo non credo, anche pecchè …” (mi scuserà il Sen. Razzi se utilizzo il suo lessico preferito!). Infatti (e qui torno serio), per quanto complesso sia un sistema, esso è sempre ben governabile: basta saperlo e volerlo fare: uno strumento strategico (= “indispensabile e insostituibile”) per la buona gestione di un sistema aziendale (e Roma è anche una grande azienda di servizi) è mantenere uniti responsabilità e potere. Mi spiego con un esempio: se io come Direttore Generale (primo livello) sono a capo di un sistema così complesso, avrò alle mie dirette dipendenze alcuni Direttori di settore (secondo livello), ognuno dei quali a sua volta avrà sotto di se’ un certo numero di dirigenti (terzo livello), e così via. Io affido a ciascun Direttore alcuni compiti di massima e loro li articolano ai propri dirigenti i quali li articolano ulteriormente ai loro sottoposti, etc..

Ora, definita questa piramide di obiettivi e di poteri per realizzarli, se qualcosa non funziona, è facile stabilire chi ha fatto/non ha fatto cosa e ricollegare la responsabilità al potere. In particolare la responsabilità per avere agito male, al potere – che deve essere sottratto a quella persona – di … percepire lo stipendio!  Questa ininterrotta catena di potere responsabilità è bene riassunta in quella che sembrerebbe una barzelletta ma che invece a mio sommesso avviso dovrebbe essere sempre una preziosa realtà: quella del portone di un grattacielo a New York che espone il cartello “E’ morto il Presidente. Si assume un fattorino”.

Il vero problema quindi, a mio avviso, non sono i pur deprecabili svarioni di Marino, bensì che il sistema abbia potuto progredire (da anni e per anni)  a tal punto senza che nessuno sia intervenuto e soprattutto  senza che nessuno sia stato ritenuto responsabile di questo sfacelo.

E le altre forze politiche? Ora sono … anzi, continuano ad essere impegnate nella corsa al Palazzo mentre nulla si sente dire a proposito dei furti, dei disservizi, del malaffare in genere: insomma, si occupano di politica anzichè di Politica.

P.S.: un severo, preciso e attento sociologo, osservatore e interprete della nostra società, nota: “Ora si dovranno esaminare le note spese di tutti i politici, parlamentari, amministratori pubblici: ci sarà una valanga di dimissioni”.  Chi ha affermato ciò? Maurizio Crozza ieri sera 10 ottobre 2015 in Tv 7!

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FIAB TRENTO: ALLA RICERCA DELLA  BELLEZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Ottobre, 2015 @ 10:20 am

Detto altrimenti: un ulteriore resoconto … (post 2134)

th4DTFA6K7La bicicletta, ovvero la possibilità di percorrere – in silenzio – sentieri e sterrati  alla velocità “giusta”: né quella del pedone, troppo lenta;  né quella dell’auto, tanto meno se autostradale, troppo veloce. Giusta per cosa? Per vedere e non solo guardare; per gustare ciò che vedi; per riflettere; per scattare qualche foto; per riscoprire spazi e tempi del passato; per condividere con gli amici la bellezza che ti circonda.

Già, perché quando sei alla guida dell’auto, il navigatore ti guida da un asfalto all’altro: la strada più veloce? Quella più corta? Preferendo autostrade? Ma al di fuori di tutto questo, cosa c’è? C’è una moltitudine di gemme nascoste, di stradine sterrate secondarie, di saliscendi, di colori, profumi e di storia: un tesoro di gioielli che ti aspetta.

Pochi giorni fa con gli amici di Fiab Trento, siamo stati nella Maremma Grossetana. Scrivo con la lettera maiuscola anche la parola Grossetana, perché di tratta di un nome proprio composto da due parole che contraddistingue una maremma dalle altre, ad esempio dalla Maremma Livornese.

th7OI2PHOLE qui, la prima “bellezza” che abbiamo scoperto è stato il nostro Agritur, poco all’interno di Castiglione della Pescaia. Si chiama Le Giuncaine, per via dei giunchi che crescevano intorno al Lago Prile che si trovava proprio in quel luogo, prima di essere prosciugato e bonificato. Le Giuncaine è un agritur vero: ha terra coltivata, animali allevati e offre la mezza pensione, cosa rara rispetto alla maggior parte degli altri agritur che offrono solo il letto o al massimo la prima colazione. Ma la sua “bellezza” non è solo questa: essa è anche e soprattutto nel sorriso con il quale sei accolto e trattato da Antonella e Daniela, con la familiarità che si instaura fra “loro” e “noi”, familiarità che ha indotto una famigliola di Svizzeri a ritornarvi per tanti anni di seguito e noi stessi a dare una mano a sparecchiare, dopo cena, con la massima naturalezza tanto ci sentivamo “a casa”.

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Circonferenza 1800 m., alimentato da sorgenti sotterranee, dà vita al il fiume Bruna che sfocia a Castiglione della Pescaia

Ma poi, un giorno che la nostra meta ciclistica era il Lago dell’Accesa, grazie al suggerimento del collega di Fiab Grosseto Angelo Fedi e allo studio della carta Kompass al 50.000, abbiamo trovato lo stradello giusto. Infatti, passato il paese di Grilli, dopo aver percorso qualche km sulla vecchia Aurelia e quindi sulla strada verso Ribolla, subito dopo il sottopasso della ferrovia e subito prima del contiguo sottopasso dell’Aurelia nuova, a sinistra si apre “la bellezza”.

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“Mutatis mutandis” … una delle due colleghe fiabbine che hanno fatto il bagno nel lago dell’Accesa

Si tratta di uno stradello sterrato, percorribile anche in auto con qualche cautela; tutto un saliscendi ed una curva a seguire l’andamento delle zolle più che del terreno (“tutto a seni e a golfi”, direbbe il Manzoni), tanto il tracciato rispetta la natura; disegnato  a sfiorare o attraversare antichi poderi. Bellissimo già sin qui.  Ma quando si arriva in cima alla salitella che conduce alla fattoria Lasconi, davanti a voi si snoda il meraviglioso rettilineo in discesa che conduce ai piedi della Fattoria Vaticana. E qui ogni commento è inadeguato. Ci domandiamo: forse … si, avevamo già visto questo spettacolo in cartolina, in qualche libro-guida del posto, ma mai più saremmo stati capaci di viverlo …mai più avremmo immaginato che ci sarebbe toccata tanta fortuna.

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IMG-20151003-WA0004Ma non è finita. Alla fine della discesa, si volta sinistra e qui viene il bello! Infatti inizia un viale di qualche km costeggiato da cipressi, il quale passa sotto Castel di Pietra, quello nel quale fu uccisa Pia de’ Tolomei (Dante: “Ricorditi di me che son la Pia / Siena mi fe’, disfecemi Maremma / salsi colui ch’inanellata pria / disposando m’avea con la sua gemma”). Tredicesimo secolo, ottocento anni fa. La limitatezza della quota sulla quale il castello era stato costruito (173 m.), l’esiguità del suo perimetro e delle sue mura, tutte avvolte dalla vegetazione, fanno pensare a due cose: la differenza della scala “spazio” fra quei tempi e l’oggi, e  l’importanza del Dante cronista e storico.

thOYBGZ87JIl percorso ciclistico che vi ho descritto andrebbe non dico messo a pagamento ma almeno segnato e reclamizzato, sia quanto al suo accesso, sia con cartelli illustrativi durante tutto il suo tracciato (e non solo quelli posti a Castel di Pietra).

Insomma, il nostro Paese è ricchissimo di gemme, spesso poco conosciute perché non “reclamizzate”: solo per dirne una, pensate che in Spagna, per visitare un palazzo del primo novecento (quanti ne abbiamo in Italia!), si pagano 20 euro e si fa la fila!

E allora, noi Italiani, cosa aspettiamo? Fiab è anche tutto ciò: un motore di iniziative …

A tu, cosa aspetti? Joint us, unisciti a noi, iscriviti alla FIAB!

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