IDEOLOGIE, IDEE, ETICHETTE e varie ed eventuali
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Novembre, 2015 @ 11:24 amDetto altrimenti: antropologia del pensiero e varie ed eventuali         (post 2163)
“Illo temporeâ€, in quel tempo … (dire “in†illo tempore è sbagliato, secondo la lingua latina), c’erano le ideologie: sinistra, destra (le più famose) e alcune altre, per cui se tu pronunciavi un giudizio di valore su di un fatto, venivi subito individuato ed etichettato in modo corretto: ovvero, il “giudizio di appartenenza†che veniva pronunciato nei tuoi riguardi ti descriveva esattamente per quello che eri, per il tuo pensiero, la tua convinzione, la tua appartenenza (politica).
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Oggi le ideologie sono cadute. Destra … sinistra … ci ha provato per primo Giorgio Gaber con la sua canzone “Destra sinistra” a rimettere un po’ di ordine e dopo di lui in parte anche Luciano De Crescenzo con il suo film “Così parlò Bellavistaâ€, ma entrambi non ci sono riusciti a ristabilire l’ordine, a rimettere le cose ognuna al proprio posto.
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A proposito (o “a sproposito”? N.d.r.!) mi viene in mente quel tale rettore dell’Università (di Genova, io ero presente!) il quale, essendo intervenuto per sedare una possibile scazzottata fra studenti di sinistra e di destra, disse “Calma, liberiamo il passaggio del cortile: mettetevi alcuni a destra, altri  a sinistra del passaggio … (!!?? N.d.r.)
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Ma torniamo a noi. Oggi le idee si sono moltiplicate. Già per bere un caffè al bar: “Ristretto/ lungo; in tazza grande/piccola/al vetro; macchiato caldo/freddo;  macchiato con/senza schiuma; corretto grappa/fernet; amaro/zucchero/dietor; normale/decaffeinatoâ€: un esperto di matematica fattoriale potrebbe facilmente calcolare il numero delle possibili combinazioni senza ripetizione! Una fra le tante possibili combinazioni è la seguente: un caffè lungo, decaffeinato, in tazza grande, macchiato caldo, senza schiuma, con il dietor.
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Oggi “le idee moltiplicate” hanno sostituito le ideologie e – quel che più conta – si sono distribuite in modo disordinato nelle varie aree ex ideologiche, per cui spesso capita che tu esprima un giudizio di valore che oggi è uno dei tanti contenuti tipici di una certa corrente politica “A†e conseguentemente tu venga subito etichettato come esponente di quella corrente, anche se tu oggi ti senti più vicino ad un’area politica diversa.
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Un esempio. L’altro giorno mi sono dichiarato contrario al TAV, Treno ad Alta Velocità in Val di Susa. Mi hanno subito detto: “Ecco, abbiamo capito: sei un Grillinoâ€. Eh no, cari miei, invece io sono solo uno che cerca di ragionare e che di fronte all’ affermazione dell’ex Ministro dei Trasporti Lupi: â€Il TAV serve perché da lì passa il 30% delle merci†avevo replicato: “30% di quanto? E il totale, negli anni, è in crescita o in diminuzione? Lo sa il signor (ex) ministro che alle merci non interessa arrivare prima, bensì in orario? Come può far viaggiare merci e passeggeri sulla stessa linea se insieme a treni merci che  sviluppano al massimo 90 kmh con treni passeggeri da 200 kmh? Etc.â€
Ma tant’è … “Dai confessa, sei un grillo parlante … e poi … lo sappiamo … abiti a Trento ma sei nato a Genova … dai che a S.Ilario (quartiere genovese residenza di Grillo, n.d.r.) ci andavi spesso!” (Si, a prendere il sole, 50 anni fa, n.d.r.). “E  poi …
… e poi del TAV del  Brennero, che ci dici, blogger?” Che vi dico? Che per anni sono stato azionista e consigliere di ATT3 Alptransfer Ewiv Geie, (Gruppo Economico di Interesse Europeo), gruppo privato per il traforo del Brennero, con sede in Bolzano, costituito da circa 500 ingegneri e manager di Germania, Austria, Trentino, Sud Tirolo e Italia (v. post del 10 gennaio 2014, “Il traforo del Brennero”). Noi proponevamo un tunnel a tre canne uguali solo per treni merci  autoguidati e per i passeggeri l’attuale linea, ammodernata. All’epoca le Ferrovie degli Stati insistettero per una canna unica, la quale costava di più, era più pericolosa e assai meno funzionale ed efficace. Ora pare che abbiano deciso per le tre canne (è già qualcosa!) ma pare che mandino treni merci e passeggeri sugli stessi binari. Evvabbè … Comunque lasciatemi togliere il sassolino dalla scarpa e ri-elencare qui sotto vantaggi e svantaggi della nostra proposta:

Quasi bene, perchè le tre “canne” dovrebbero essere delle stesse dimensioni! Infatti, in caso di incidente in una canna, la terza (normalmente usata per servizio) entra in funzione e il traffico non si interrompe.
Vantaggi:
• maggiore sicurezza per le merci e soprattutto per i passeggeri, perché è pericolosissimo mandare treni merci a 90 kmh e passeggeri a 150 kmh sulla stessa linea!
• Maggiore puntualità del servizio. Alle merci non serve arrivare presto, ma arrivare in orario.
• Maggiore funzionalità .In caso di incidente in galleria, migliore e più rapida possibilità di intervento e minor tempo di interruzione della linea.
• Minori tempi di realizzazione: le “talpe†che scavano gallerie di quella dimensione sono molto più veloci.  Inoltre, si può iniziare a scavare da più punti contemporaneamente.
• Minori costi di realizzazione (ad esempio, non servono sistemi di areazione ed altre cautele riservate al traffico passeggeri). Inoltre canne di quel diametro sono autosostentantesi, ovvero sulle loro pareti interne basta una gettata di cemento per evitare la caduta dei sassolini e null’altra opera di sostegno interno è richiesta.
• Maggiore piacevolezza del viaggio: i passeggeri (turisti) possono ammirare la bellezza dei luoghi senza subire lo stress di una corsa in una galleria di oltre 50 km.
Svantaggi:
I passeggeri non avrebbero recuperato quell’ora in meno di viaggio che pareva fosse “assolutamente indispensabile† (?) nel tragitto da Trento a Innsbruck!
Dice … “Ma come, caro il mio blogger, sei contrario al TAV in Val di Susa e ti applichi tecnicamente per realizzare il TAV del Brennero?”  Rispondo: questione di flussi di merci, ragazzi, che sull’asse nord-sud sono in aumento, non in diminuzione, ed al fatto che già ora l’A22-Autostrada del Brennero è al limite del collasso quanto al traffico merci. Tuttavia io non mi riferisco principalmente ai volumi di traffico, quanto all’ attuale grado di usura e di sopportazione dei manufatti autostradali, in particolare dei ponti, ormai al limite. Di questo passo che facciamo fra non molto? Chiudiamo l’autostrada per rafforzare i suoi ponti? O aspettiamo che ne crolli uno per poi far vedere a tutti quanto siamo bravi nell’individuare il responsabile del disastro?
TAV … Treno ad Alta Velocità per trasportare velocemente i passeggeri, salvo poi giustificarlo per la maggiore quantità di merci trasportabile a velocità ridotta (la sola alla quale possono viaggiare i pesantissimi treni merci)? Qualcosa non quadra, non pare anche a voi?
Dice … “Ma tu non eri laureato il giurisprudenza? Che c’azzeccano questi tuoi interventi da ingegnere civile?”  Rispondo: eh, cari ragazzi, è la vita … è la vita che spesso ti porta ad imparare tanti mestieri, soprattutto se “tieni famiglia”!
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UN PETTIROSSO, UN MARTIN PESCATORE, UN AIRONE CINERINO: A TRENTO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2015 @ 11:27 amDetto altrimenti: Trento, città meravigliosa    (post 2162)
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Pettirosso. Ogni volta che ne vedo uno mi torna alla mente una poesiola che avevo studiato in seconda media 60 anni fa:
“The North Wind doth blow, / And we shall have snow, / And what shall the poor robin do then? / Poor thing! / He’ll sit in the barn, / And keep himself warm, / And hide his head under his wing, / Poor thing!” (Soffia il vento del nord e presto sarà neve. E che farà allora il pettirosso, povera creatura? Si riparerà dentro il granaio per tenersi al caldo e metterà la sua testolina sotto l’ala, povera creatura).
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Martin Pescatore. Si, fra le fronde del Fersina, fotografato dal mio amico Luigi Zullo. Siamo a circa 1 km da Piazza del Duomo!
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Negli anni scorsi Luigi aveva fotografato (ed io pubblicato qui nel blog) un airone cinerino con il suo pesce in bocca, appena pescato qui, davanti casa, sul Fersina, in Viale Trieste a Trento, sempre ad 1 km da Piazza del Duomo!
E che dire di quando un cerbiatto, seguendo il letto del Fersina, era sceso in città dall’alta Val dei Mocheni, là dove il Fersina nasce, per poi essere catturato e riportato in montagna, a casa sua dove i suoi  lo stavano aspettando in ansia? (Non ho la foto … se qualcuno me la manda la pubblico volentieri)
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Ed eccola qui a fianco, la citata Piazza del Duomo …
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Che dire? Trento, città meravigliosa!
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4 NOVEMBRE: CADORNA, DIAZ
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Novembre, 2015 @ 7:02 amDetto altrimenti: Forze Armate, Unità Nazionale, guerra ’15-’18  (post 2161)
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Qui a Trento, versante sud est, il Ponte dei Cavalleggeri addobbato con bandiere tricolori: da qui entrarono le prime truppe del Regno d’Italia. Il Regno, il Re … L’amico professore, studioso, letterato, autore, regista, attore Alfonso Masi ha inteso commemorare la guerra con una rappresentazione satirica: “Quando il Re chiamaâ€. Nello spazio al Sass, ovvero nella Trento romana: noi spettatori seduti sui marciapiedi romani (letteralmente), i piedi appoggiati sul levigato ed irregolare selciato d’allora – e son duemila anni! -. Di che si tratta? Due carabinieri annunciano ad una famiglia di contadini della montagna trentina un grandissimo onore: il Re si è degnato di firmare e indirizzare loro le cartoline precetto, conferendo loro il grande privilegio di indossare la divisa e di andare in guerra. I due fratelli neo arruolati insistono: ciò che conquisteranno diverrà di loro proprietà . I carabinieri, pro bono pacis, accettano di firmare l’impegno. Finita la guerra i due tornato a casa: uno orbo ed uno zoppo e ricevono … una croce di guerra a testa. Fine.
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Io ho fatto una riflessione. Cadorna, Diaz. Cadorna: responsabile della sconfitta catastrofica di Caporetto; instauratore della decimazione; quello che “se le mitragliatrici nemiche uccidono 100 miei soldati al minuto, io ne mando all’attacco 200 al minutoâ€. Cadorna: ma insomma, togliamo quel nome dalle nostre piazze, dalle stazioni delle metropolitana a lui intitolate: non si merita questo onore! E ribattezziamo quei siti con un nome degno, quello del Generale Armando Diaz, l’Eroe del Piave! E del nome Cadorna che farne? Ecco, ci sono: ribattezziamo la Scuola Diaz di Genova e chiamiamola Scuola Cadorna: due vergogne nazionali concentrate in un unico sito fanno meno male che sparpagliate per le nostre città in tanti luoghi diversi … isoliamoli, questi due cancri della memoria!
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BIBLIOTECA COMUNALE DI TRENTO, I CLASSICI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Novembre, 2015 @ 4:06 pmDetto altrimenti: ancora il Satyricon di Petronio  (post 2160)
La nostra Prof Maria Lia Guardini … il Satyricon …Ne abbiamo già parlato (v. il post del 20 ottobre scorso), ma tant’è … Noi, suoi “giovani†alunni, abbiamo riletto il romanzo, un bel libro composto dai 2 soli “libri†giunti sino a noi dei 10-15 dell’opera integrale, per di più ricchi†di frammenti mancanti. Un’opera “di pesoâ€, sicuramente, soprattutto se la considerate scritta su tavolette e pergamene! Una satira … ma mentre quelle di Orazio, il campione dell’aurea mediocritas, avevano anche la pars construens, qui vi è solo la pars destruens: la descrizione delle dissolutezze di una parte della società del tempo (di Nerone), senza alcun giudizio né morale né d’altro tipo. Potremmo dire “alla ricerca del sesso perdutoâ€, ove volessimo amplificare uno degli aspetti di fondo del racconto: quello del “labirinto†come abbiamo imparato a conoscerlo sin da tempi del mito cretese. I tanti labirinti nel lavoro di Petronio: delle vicende, delle case, dei sentimenti, delle strade: alla ricerca di -. Appunto.
Un romanzo, si diceva: un banchetto orgiastico se non altro dal punto di vista alimentare, che ruota al centro della figura dell’arricchito Trimalchione, che richiama la figura dello zingaro-mafioso di certi recenti funerali romani (Casamonica, settembre 2015) e dello zingaro capo-clan del film Suburra (ottobre 2015). E poi il viaggio di due ragazzi, di cui uno studente, in una sorta di interrail dell’epoca. Il tutto raccontato secondo il linguaggio di ogni protagonista: colto, becero, pomposamente dotto, volgare, etc.. Viaggio che nella letteratura di sempre è il leit motif maggiormente utilizzato (da Omero a Dante, a Giulio Verne etc.).
La domanda che tutti si pongono è sempre la stessa: quale la motivazione, quale la finalità dell’opera? Io ho cercato di darmi una pre-risposta: all’epoca, quale poteva essere la sua diffusione? Infatti Umberto Eco nel suo lavoro “Lector in fabula†ci insegna che al di là dello scrittore e del lettore empirico, esiste una scrittura ed una lettura preordinata, nel senso che si scrive sapendo o volendo “farsi leggere da –“ , per cui un’opera non esiste se non quando viene letta. Inoltre lo stesso Eco, nell’Appendice a Il Nome della Rosa, afferma che spesso il lettore legge anche al di là delle intenzioni dello scrittore. Ok, ma se l’opera non è diffusa per mancanza di editori e tipografie, chi sono i pochi “privilegiati†che la possono leggere? E’ il caso nostro. Essi sono i nobili della corte di Nerone. ma allora le soluzioni sono almeno quattro:
• si tratta di una macchinazione letteraria, una manifestazione di “muscolatura letteraria�
• Si tratta della ricerca del puro divertimento da parte dello scrittore?
• E’ una critica severa della amoralità del tempo?
• Oppure si è voluto superare definitivamente il mondo del mito, pur non rifuggendo Petronio dal ricorrere a dotte citazioni dei classici?
La morale: completamente assente nell’opera, al pari della religione.
Per capire meglio il significato del romanzo occorrerebbe un incontro-dibattito con l’Autore, ma la cosa appare piuttosto ardua da realizzare a causa della sua prematura morte avvenuta circa 2.000 anni fa. Una soluzione potrebbe essere quella di suggerire allo studioso-scrittore-scenografo-regista-attore Alfonso Masi di scrivere – inventando – tale intervista. Vedremo cosa ne pensa Alfonso …
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Un’opera realistica? Certo, ma solo nella descrizione degli aspetti deteriori della vita (di corte). Realistica poi anche quanto alla sua attenzione al contemporaneo, scevra di ogni idealizzazione.
O mùzos delòi oti … concludevano le favole di Esopo: la favola ci insegna che … ecco, quale è la “morale†ovvero l’insegnamento che possiamo trarre da questo romanzo? Io mi permetto di dire che dobbiamo rileggere con molta, molta calma e senza alcun tipo di prevenzione un romanzo valutato come “capostipite di tutta la narrativa occidentale†(così Luca Canali): se non altro ci aiuterà a scoprire come nasce un genere letterario.
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Quale edizione leggere? Io, che pure ho studiato latino per otto anni, ho preferito leggerlo nella sua traduzione italiana (testo latino a latere) di Andrea Aragosti (BUR Rizzoli – Classici greci e latini Ed.), che mi permetto di suggerire per l’attualità e quindi l’efficacia del linguaggio.
Prossimo appuntamento nella Biblioteca: martedì 17 novembre ore 10,00. Parleremo delle Metamorfosi di Apuleio, che peraltro abbiamo già esaminato (si vedano i miei post del 9 e del 24 aprile 2013). Anch’egli in un certo senso dissacratore, in quanto trasforma la “ricerca filosofica della verità †nelle semplice e banale “curiosità umana” (del protagonista). Sarà interessante raffrontare i due romanzi.
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POLITICA E TURISMO IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Novembre, 2015 @ 8:59 amDetto altrimenti: l’Alto Adige attira all’anno 30 milioni di turisti. Il Trentino, 15 milioni (post 2159)
Molto spesso si assiste ad una contrapposizione fra una Politica Alta (la Politica del politico), fatta di enunciazione e difesa di ideali, di definizione modelli di sviluppo, di “condivisione di percorsi†da un lato, e, dall’altro, una Politica Bassa, (la Politica del tecnico)  fatta di sostegno o contrasto ad un singolo intervento (ad esempio ad una opera pubblica, per quanto importante essa possa essere).
Quello che manca, a mio sommesso avviso, è una Politica Media (la Politica del manager) la quale traduca sia l’idea generale come pure la singola proposta concreta nella “serie di idee generali della stessa specie†e nella “serie di singole proposte concrete della stessa specieâ€.
Mi spiego con alcuni esempi. In Trentino abbiamo alcune Scuole di eccellenza, quali la Scuola Agraria di S. Michele all’Adige, le Scuole di Alpinismo, le Scuole di Vela, etc. Orbene, dovremmo creare il “Trentino delle Scuole Superiori†e ricondurle tutte sotto lo stesso brand e lo stesso alto livello qualitativo. In tale ottica, le varie Scuole dovrebbero diventare
• la Scuola Superiore di Perfezionamento Velico Classe Crociera;
• la Scuola Superiore di Alpinismo;
• la Scuola Superiore per il pilotaggio di elicotteri in montagna;
• la Scuola Superiore di volo a vela, di parapendio, e così via.
Ovvero: venite in Trentino, la Terra delle Scuole Superiori.
Analogamente si potrebbe operare in altri settori, quali quelli dei Sistemi
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dei Canyon
• degli Affreschi dei Baschenis
• delle Chiese
• dei Castelli
• dei Festival (che ne direste di un Film Festival Internazionale della Navigazione a Vela?)
• dei Congressi -  dei Concerti
- Â delle Mostre
• delle Piste ciclabili
• dei Dislivelli Estivi (il CAI centrale ha pubblicato il Quaderno di ciclo escursionismo e l’Austria vende i sistemi di funivie non solo in inverno ma anche in estate!)
• etc.
Ovvero: venite in Trentino, la Terra dei Sistemi di arte, sportivi , di comunicazione, turistici, etc.
Il tutto assistito da una piattaforma SW organizzativa e informativa unica, accessibile da ogni tipo di supporto (computer, cellulare, tablet, telefono fisso, etc.),
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CUBA OGGI OK, MA LORO, I CUBANI … DOPO?
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Novembre, 2015 @ 7:31 amDetto altrimenti: abbiamo memoria corta e poca fantasia …   (post 2158)
Cuba: i sigari, le belle ragazze … (io intanto non fumo e poi a Cuba non ci sono mai stato, intendiamoci, non mi fraintendete, soprattutto per quanto riguarda le ragazze!).
Cuba, la crisi dei missili: un confronto tra USA E URSS a seguito del tentativo di invasione dell’isola e al relativo spiegamento difensivo nell’isola di missili nucleari. La crisi iniziò il 15 ottobre 1962 e durò tredici giorni, in seguito alla loro scoperta il 14 ottobre, da parte di un aereo americano in volo da ricognizione sopra il territorio cubano. Dopo giorni di tensione, Chruscev, vista la fermezza di Kennedy, ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa di non invasione dell’isola e del ritiro dei missili USA installati nelle basi turche e italiane, avvenuto sei mesi più tardi. Crisi recentemente assai bene ri-descritta nella trilogia- romanzo-storico di Ken Follet.
Cuba oggi. Ben venga la riappacificazione, l’eliminazione dell’embargo, il disgelo. Ci mancherebbe altro! Ben venga la visita di Renzi a Cuba: un nuovo mercato, nuove prospettive per tutti (o quasi). Mi resta solo una riserva mentale: che la repentina caduta del regime comunista – anzi, diciamo meglio – la improvvisa mutazione di quel sistema economico verso forme (troppo) liberistiche – non abbia a produrre gli effetti (negativi per la maggior parte della popolazione!) ampiamente descritti – da ultimo – nel prezioso libro del premio Nobel Svetlana Alexievich “Tempo di seconda manoâ€, insostituibile testimonianza della vita in Russia dopo la fine del regime comunista. Svetlana con l’espressione “tempo di seconda mano†intende un “tempo già vissuto, già visto, già usatoâ€, un tempo nel quale “il futuro non occupa il posto che gli competerebbe†nel senso che è un tempo non-nuovo, non-diverso, un tempo nel quale ai privilegiati della nomenklatura si sono sostituiti gli affaristi spregiudicati della liberalizzazione. Svetlana, che pure è stata vittima di quel regime e non lo rimpiange di certo, ma “si limita” (e non è certo poco!) a descrivere le negatività dei due sistemi: del prima e del dopo.
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Di seconda mano, second hand, used. E qui mi vengono in mente le splendide migliaia di auto anni ’50 che fino ad oggi sono le auto “normali†a Cuba, auto che nessun Cubano ha avuto la possibilità di sostituire con modelli più recenti, ma che oggi, qui da noi, in occidente, sono preziosi e ricercati “pezzi†d’epoca per ricchi collezionisti. Ecco, organizziamo subito un fiorente business: offriamo loro auto nuove, moderne facendoci carico – bontà nostra – di ritirare, quale sconto sul prezzo, il loro vecchio, ingombrante “usatoâ€. Che ne dite? Vediamo un po’ se qualche illuminato e generoso imprenditore nostrano prende l’iniziativa per “dare una mano†a quel popolo, ora che sta uscendo dalle morse del comunismo e dell’embargo …
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30 KMH
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2015 @ 2:09 pmDetto altrimenti: velocità contenuta o elevata?   (post 2157)

Contador “in rosa”: l’ho beccato al volo  all’ingresso in Via Grazioli in Trento (Giro d’Italia 2015): per lui sì che 30 kmh sono un limite!
In bicicletta: sull’Adige di oggi vi è un pedone che auspica che i ciclisti, sulle nostre ciclabili, a tutela dei pedoni, rispettino il limite dei 30 kmh, spesso indicato su dette piste. Al riguardo osservo che frequentemente tale limite è anche troppo elevato e che, per converso, la maggior parte dei ciclisti non è peraltro nemmeno in grado di sviluppare tale velocità . Al contempo occorre però intervenire anche sul comportamento dei pedoni, soprattutto quando, a gruppetti, si incrociano occupando l’intera sede della pista o quando, anche singolarmente, procedono al centro della carreggiata che tu, ciclista sopravveniente, ti chiedi da che parte si scanseranno.
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In auto: ben venga questo limite nelle città !
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La mia barca a vela  in regata (io sono quello che lavora di meno, al timone), a sette-otto nodi … ed è già tanto. Figuratevi cosa significa se viene speronata da un motoscafo che procede a 17 nodi!
In barca: una volta sentii l’avvocato di un motoscafista che aveva speronato una barca a vela ormeggiao all’ancora “alla ruota” ad una boa, affermare che, dopo tutto, il motoscafo procedeva a soli 30 kmh. Evidentemente quell’avvocato contava sul fatto che il giudice non avesse cultura nautica: infatti –  in primis –  la velocità in acqua si misura a nodi, ovvero a miglia/h ovvero a 1850 metri/h, il che significava – in secundis –  che il suo assistito stava navigando alla velocità di circa 17 nodi, il che, in acqua, non è pochissimo.
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Come possono essere diversi la portata e significato  di un unico limite!
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EXPO EX POST
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Novembre, 2015 @ 7:35 amun postDetto altrimenti: sull’Expo un post “ex postâ€, ovvero un post ragionandoci sopra “dopoâ€, ora che l’Expo è finita     (post 2156)
Che io non ci sia andato l’avrete letto nel mio articolo precedente, quello sull’antropologia dell’Expo. Oggi ve ne racconto un’altra, quella sulla non corrispondenza fra il contenuto della manifestazione e il contenuto della sua etichetta (il “bugiardino”, quel foglietto esplicativo che accompagna ogni scatoletta di medicine …)
Il contenuto: la capacità di ogni paese di organizzare qualcosa, di farsi conoscere dagli altri. L’etichetta: “gestiamo meglio le risorse alimentari del pianetaâ€.
L’etichetta mi sta bene. Non il contenuto.
Infatti sarebbe occorso cambiare una delle due: o si è trattato di un marketing dei territori, e allora occorreva cambiare l’etichetta. Oppure si è voluto cercare di eliminare la fame nel mondo, e allora sarebbero stati i contenuti che avrebbero dovuto essere diversi. Quali, direte, voi, in quest’ultima ipotesi (quella mirata ad eliminare la fame nel mondo)? Ecco, provo ad elencare alcuni “contenuti mancati”:
per ciascun paese, quanti alimenti si producono, quanti se ne consumano, quanti se ne importano/esportano, quanti se ne sprecano;- mappa dei soggetti della produzione – commercializzazione – distribuzione degli alimenti;
- per ogni tipo di alimento, costi e ricavi di ogni produzione – commercializzazione-distribuzione ai vari livelli.
- flussi finanziari ed economici che generano e che sono generati dai flussi degli alimenti;
- regimi fiscali degli utili derivanti dalla produzione – commercializzazione – distribuzione degli alimenti;
- politiche internazionali di acquisizione da parte del pubblico e dei privati di aree e di fonti di acqua;
- politiche internazionali per il riequilibrio produttivo, del commercio, della distribuzione e fiscale del settore.
The end
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ANTROPOLOGIA DELL’EXPO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Ottobre, 2015 @ 8:13 amtto altrimenti: io non ci sono andato                          (post 2155)
Expo, quadratura dei costi-ricavi diretti? Molto probabile, benino.- Expo, grandi guadagni indiretti nell’indotto? Si, bene!
- Expo, nostra vetrina internazionale? Si, molto bene!
- Expo, importante focus sul problema dell’alimentazione globale? Si, benissimo!
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Dice … ma allora perché tu non ci sei andato? Scialla raga, calma ragazzi: io sono stato condotto a questo mio comportamento da un super io, da una non-motivazione automatica, quasi esterna alla mia volontà . In che senso? Nel senso che più di “decidere di non andarciâ€, semplicemente “non ho deciso di andarciâ€.
Ed ora, di fronte alle immagini ed alle testimonianze di sette-dieci ore di coda, mi chiedo: quale linguaggio parlava l’Expo? Sicuramente ne parlava molti:
- un primo linguaggio è stato quello rivolto agli espositori: “Venite, sarà un’ottima vetrina anche per voi!”
- Un secondo, alla comunità internazionale: “Vedete come siamo bravi noi Italiani? Investite in Italia!”
- Un terzo alla gente comune: “Venite, potrete vedere molte cose e anche se le code troppo lunghe ve lo avranno impedito, potrete dire “Io ci sono stato, anzi, ci sono stato due volteâ€.
Ecco, mi soffermo su quest’ultimo passaggio, il quale – per carità , nessuno si offenda – non riguarda certo tutti … ma tant’è: una persona che conosco si è sobbarcata per ben due volte – in entrambi i casi inutilmente – la spesa e lo stress del viaggio per NON vedere il padiglione giapponese. Però non l’ho mai sentita lamentarsi di ciò, bensì solo vantarsi di “esserci stata ben due volte!†Ed arrivo alla considerazione antropologica: sarebbe interessante conoscere il grado di istruzione delle persone che hanno visitato l’Expo e che cosa ne hanno tratto.
 (Ed ora via … sarò accusato di qualunquismo, classismo, diversismo … chessò? Coraggio: sparate sul pianista!)
SURF IN OCEANO PACIFICO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 29 Ottobre, 2015 @ 1:58 pmDetto altrimenti: o è “poesia†in Oceano Pacifico?     (post 2154)
Il mio, lo sapete, è un “open blog†nel senso che volentieri ospito post altrui. Questo che segue è di un mio nipote, Paolo, geologo che lavora sulle piattaforme petrolifere e anche a terra, nel continente sud americano. Quando ha un po’ di tempo libero cerca di fare sport. Quando viene a trovarmi in Trentino, andiamo a sciare. In questo caso, surf. Cosa? Nooo …, non in Trentino: in Oceano Pacifico! Surf?  In altra occasione ha raccontato un episodio. Eccolo:
- Paolo: “Dove andiamo a surfare? Là , verso la foce del fiume?â€
- Istruttore: “No, le forti piogge di questi giorni hanno trascinato a mare molti coccodrilliâ€.
- Paolo: “Allora là , verso quel promontorio?â€
- Istruttore: “No, là ci sono i pescecani, Restiamo qui, in zona sicuraâ€.
Si, dico io, ma coccodrilli e pescecani conoscono i confini della “zona sicura� Li rispettano? Ma questa è un’altra storia. Ma veniamo alla poesia di Paolo.
Inizia
“Sei mai stato di notte in mezzo a tantissime gocciolone che cadono dal cielo nell´oceano, tutte intorno alle tue orecchie? Ed ai tuoi occhi? Dove gli unici “rumori” sono quelli dell´acqua, dell´aria e dei tuoni, e non c´é niente fra te e loro? A respirare, con gli occhi radenti a pelo d´acqua, nella pioggia tropicale del tramonto, a scrutare l´orizzonte tra gli schizzi? Piove come quattro alluvioni e ti senti come un coccodrillo, nel caldo, predatore di onde. Le senti tutte intorno “le … regole assegnate a questa parte di universo” ed entri a farne parte. Non ti viene da chiederti quante sono le gocce che ti stanno cadendo intorno. Il numero lo sai, é cifra tonda, lo hai dentro, é infinito.
La grandezza dell´oceano la percepisci, perfettamente, e sai che quella riga lattea svaporata all´orizzonte, quella poca luce che resta del tramonto, é la soglia della grande cascata, dove il mondo finisce e non finisce mai, perchè é sfera. Sembra un tutt´uno: le gocce che entrano nel mare si fanno spazio come tantissimi siluri che fanno uscire altre gocce via via piú piccole che rischizzano fuori come piccoli delfini, che poi rientrano e via cosÃ, sempre piú piccole: é la evaporazione all´incontrario. É un tutt´uno!
É la soglia tra micro e macro. É la soglia tra cielo e terra. Tra aria e acqua. Tra liquido e vapore. E cosà scopri che questa é la temperatura perfetta… e perfetto é pure il tuo galleggiare.
Le differenze: la pioggia che cade é leggermente meno calda dell´acqua dell’oceano.
E poi sali con la pancia sulla tavola per concentrarti su onde che sono dietro ad altre onde che ancora non puoi vedere. Perché entrare in simbiosi con le onde é percepire la grandezza del mare. Ed é pure sentire la sua vitalitá, i suoi movimenti, le sue pulsazioni, il suo battito cardiaco. É cosà che entri in simbiosi con l´oceano.
E poco importa se in piedi sulla tavola ci sei stato qualche manciata di secondi … fisicamente l ´hai rimessa sotto i piedi, l´hai sentita.  Ed é anche tanta, ma tanta, ma tanta, ma tanta roba ancora. Qui e ora”.
Finisce
Allora, che ne dite di questo mio nipote geologo-surfista-poeta?
























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