MOBILITA’ A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 10 Febbraio, 2015 @ 5:50 pm

Detto altrimenti: open post, questa volta del mio amico Alessio Zanghellini, il quale, sapendomi ciclista impegnato, mi invia quanto segue:     (post 1925)

Inizia

Il modo di spostarsi all’interno delle città è profondamente cambiato nell’ultimo decennio e questo ha portato ad un cambio di abitudini di pendolari e cittadini.

th46DUX5B1L’auto privata non è più il solo mezzo di trasporto efficiente e sicuro per spostarsi all’interno della città ma è stato affiancato dal trasporto pubblico, dall’uso della bicicletta e da una riscoperta degli spostamenti a piedi

Ultimo atto di questo cambiamento è stata l’approvazione, da parte del consiglio comunale, del PUM che ha ribadito la necessità di un’equa ripartizione degli spazi pubblici, destinati alla mobilità, tra i vari mezzi di trasporto.

Oggi siamo di fronte ad un bivio, dare compimento a questa idea di mobilità urbana o arrenderci alle oggettive difficoltà che questa visione porta con se.

Se come cittadini crediamo che questa sia la strada giusta per migliorare la qualità della vita dell’ambito urbano dovremmo rimboccarci le maniche per portare a compimento le idee ed i progetti lasciati in sospeso.

Alessio Zanghellini, l'autore del post

Alessio Zanghellini, l’autore del post

Mi riferisco ad una diffusione capillare dei parcheggi pertinenziali per liberare vie e piazze dalle auto, dei parcheggi di attestamento vicini ai punti di interesse e ben collegati con essi per evitare lunghe code ai varchi della città, di creazione di corsie preferenziali per i mezzi pubblici in modo da rendere competitivo il trasporto pubblico, della pedonalizzazione di strade/rioni per aumentare l’offerta turistico/commerciale della città, della creazione di piste ciclabili inserite nelle previsioni urbanistiche evitando forzature che portano a contrasti tra i diversi utenti della strada (pedoni, ciclisti, automobilisti ) all’interno della città consolidata.

Tutto questo richiede coraggio e perseveranza tenendo ben presente che il percorso da fare è di crescita e condivisione con la cittadinanza.

Solo una cittadinanza consapevole infatti potrà infatti sostenere e rilanciare questo percorso”

Finisce

Aggiungo: mi permetto di condividere un concetto, e cioè che forse il miglior modo per affrontare e risolvere il problema della mobilità urbana è proprio quello di affrontare come sistema unico tutti i suoi aspetti, contemporaneamente. Bravo Alessio!

 

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CASTA PILOTI … UNO SCANDALO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Febbraio, 2015 @ 9:59 pm

Detto altrimenti: uno scandalo? No, due!               (post 1924)

Post 1924, anno 1924 – 30 maggio, Giacomo Matteotti denuncia il fascismo. Pochi giorni dopo scompare.

 ... ma  poi è arrivata la Guardia di Finanza ...

… ma poi è arrivata la Guardia di Finanza !

Molto autisti italiani di bus volanti (piloti di aerei civili di linea) sono in cassa integrazione, da anni. Nel frattempo lavoravano all’estero. Truffa all’INPS per 7,5 milioni di euro. Scandalo. Lo scandalo maggiore tuttavia è un altro, anzi, altri due: 1) che siano riusciti a fare ciò per anni; 2) che la legge preveda che per loro la cassa integrazione duri sette anni (per gli altri lavoratori due!),  senza alcun tetto massimo per cui percepivano una indennità mensile da €7.000,00 al mese in su (per gli altri lavoratori massimo €1.200,00). A questo punto mi domando: se tanto mi dà tanto, quante e quali altre “gestioni separate Inps” esistono? Quella dei telefonici, per esempio, e poi … quali altre?

La legge è uguale per tutti? Certo, tranne le eccezioni di legge! 

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DEL PATTO DEL NAZARENO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Febbraio, 2015 @ 9:17 am

Detto altrimenti: caro Silvio ti scrivo …   (post 1923)

Post 1923, anno 1923 – Ascesa di Hitler. I cattolici si dividono in Popolari (Don Sturzo) e Nazionali (con Musolini).

Via del Nazareno

Via del Nazareno (2)

Cario Silvio ti scrivo … Accendo la radio e ti sento dire: “Non è questo il Patto del Nazareno che volevamo”. Ecco, caro ex cavaliere (1), delle due l’una:

  • o sei impreciso e intendevi dire “ il patto che avevamo concordato” e allora, poiché le parole sono pietre (v. Don Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa), avresti dovuto essere più specifico e preciso;;
  • oppure si è trattato di un lupus lingua (alias lapsus linguae) freudiano, nel senso che avresti voluto che “la volontà del patto” fosse semplicemente “la tua volontà” dimenticando quanto insegna la dottrina dei contratti, patti, accordi, negozi etc. ovvero:
  •  Io voglio (ecco la mia volontà) vendere una bicicletta a 1000 euro (3)
  • Tizio la vuole (ecco la sua volontà) acquistarla a 500.
  • Alla fine contrattiamo per 750 (ecco la volontà, quella del patto, diversa dalle prime due!).

(1) E poi “ex cavaliere”? Perché mai tutti continuano a chiamarti facendo riferimenti ad una tua ex-qualifica? Vi sono tue qualificazioni più aggiornate, odierne, attualissime … per esempio una relativa all’esito di tuoi coinvolgimenti giudiziari, per cui tu oggi sei un attuale pre … valutato … no, non è proprio così … come si dice … non mi viene la parola … uno che è stato giudicato colpevole …. vabbè, mi verrà in mente prima o poi il termine corretto …

(2) Via del Gianbellino, Via del Campo, Via Gluck, via San Vittore … chissà se scriveranno una canzone anche per questa via …

(3) scialla raga, calma … non sto mettendo in vendita una delle mie amatissime biciclette, non iniziate a telefonarmi le vostre offerte …. è solo per fare un esempio!

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VIEW POINTS (vincolo di mandato si/no)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Febbraio, 2015 @ 8:54 am

Detto altrimenti: punti di vista                               (post 1922)

Post 1922, anno 1922 – All’armi … son fascisti! (Quelli che stanno arrivando … si, quelli laggiù … sono fascisti, allarmi!)

Dice: parlamentari vincolo di mandato si/no? Ecco, ragazzi, volete la mia risposta?

Una volta venne a casa mia un ragazzo venditore porta a porta che voleva vendermi un’enciclopedia. Dopo qualche parola passò a parlare del colore del legno degli scaffali che mi avrebbe venduto insieme ai libri: “Li vuole in mogano, in ebano, bianca etc.”. Stava cercando di spostare la mia attenzione dal vero problema: l’acquisto dell’enciclopedia. Io gli risposi: “No, grazie, è proprio l’enciclopedia che non mi serve”.

"Fate il vostro dovere, a qualunque costo" ... ovveroì "C'era una volta ..."

“Fate il vostro dovere, a qualunque costo” … ovvero  “C’era una volta …”

Ecco raga, personalmente io non accetto che mi si conduca a decidere su di un falso problema, oppure su un “problema che viene dopo”. Infatti a mio sommesso avviso prima del si/no al vincolo di mandato, sarebbe necessario risolvere altre tre problemi:

  1. eliminare il “mestiere sovra-stipendiato della politica”, non nel senso di non remunerare i politici, ma di remunerarli in una misura “umana”, ad esempio in linea con la loro precedente remunerazione nell’ambito civile (oltre ad un completo e rigoroso rimborso delle spese di servizio), in modo da non far sì che alla politica siano attratti solo o principalmente i desiderosi di assicurarsi un futuro “ricco” a prescindere;
  2. aumentare al massimo l’elezione diretta dei parlamentari da parte dei cittadini;
  3. eliminare il voto segreto.

Quanto al “trasformismo”, a quel punto esso diventerebbe un fatto positivo, perchè solo lo stupido non cambia mai idea.

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INCONTRI: NADIA IORIATTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2015 @ 4:36 pm

Detto altrimenti: da un libro ad una Persona

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Nadia Ioriatti (a destra nella foto) ad una presentazione del suo libro “Io tinta di aria”

Nadia Ioriatti. Scrittrice. Per incontrarla salgo a Villazzano, sulla collina di Trento. Pochi minuti d’auto, c’è chi la fa a piedi. Mi riceve la sua aiutante filippina Connie: al  terzo piano. Ok. E quindi “La signora arriva subito”. Prego … Nell’attesa mi guardo intorno. La sala non è grande, ma quanto basta. Da un lato, fiori e piante ben curate ad incorniciare una grande finestra. Giù in basso Trento, circondata dalle sua montagne. A destra scaffali: libri. Mi colpisce la lunga serie Einaudi. Li scorro, molti li ho anch’io. Altri editori fra cui Adelphi: stesso ritrovarsi con vecchi amici, libri anch’essi. E’ il primo approccio a tu per tu con Nadia e a mio avviso inizia benissimo. Ancora grazie ai libri. Già, perchè ho conosciuto Nadiagrazie al suo libro “Io tinta di aria” (Curcu e Genovese), libro che l’Autrice ha accettato di presentare anche  a Librincontri  al Cafède la Paix, nelle riunioni organizzate e gestite dalla mia collega blogger Gran Lettrice Mirna Moretti. E da cosa nasce cosa. Infatti non è per parlare del libro che ho chiesto a Nadia di ricevermi, libro peraltro che trovate ottimamente recensito da Mirna nel suo blog, ma per incontrare la  Persona.

th1TL73N08Comunque del suo lavoro letterario qualcosa voglio dirla anch’io, anzi, voglio riportarla anch’io, dalla recensione di Carlo Dogheria comparsa su Questo Trentino n. 1 gennaio 2014, pagg. 46, 47: Dogheria cita dalla prefazione di Piergiorgio Cattani: alla fine del libro si vorrebbe continuare a leggere qualcosa. Per saperne di più. E poi egli stesso continua: romanzo confessione di un personaggio complesso, brutalmente sincero, sfaccettato, assolutamente credibile. Una antologia (n.d.r.) di infanzia (un po’ repressa, n.d.r.) e malattia, infanzia che cessa di colpo a vent’anni. Sposata all’improvviso, un bimbo in arrivo, un inizio difficile. Il lavoro, poi, rovvisa, la malattia: “Sono uscita da quell’ambulatorio con mille anni addosso, passando impietrita fra i pazienti divenuti compagni di battaglia”. Anche il sarcasmo: “Se vado in strada i miei occhi sono all’altezza del sedere delle persone e mi sento a disagio, come stessi spiando l”intimità degli altr”. In conclusione: un racconto duro, avvincente, profondamente introspettivo, realistico (e coraggioso, educativo, n.d.r.).

IMG_2877Sono in casa sua. Si schiude la porta e entra Nadia, sulla carrozzina. Già, perchè Nadia è affetta dalla sclerosi multipla che le impedisce di camminare ma non di vivere una vita intellettuale ricchissima. Abbiamo parlato a lungo, io prendevo appunti e inizialmente pensavo di trasformare il tutto in una intervista, ma ora che sono alla tastiera, le parole escono da sole dalla penna (tastiera) e non mi va di interrompere questo flusso naturale, per essere schiavo del virgolettato, dei due punti, del corsivo.

Nadia è in pensione da anni, prima del previsto a causa della malattia. Lavorava in Provincia, da ultimo all’Ufficio Collaudi e Patenti del Servizio Impianti a Fune. Fino a quale anno? Fino al 2006. Allora, dico io, sei tu che hai collaudato, tanti anni fa, gli impianti sciistici del Tonale! Ma ma solo per la parte amministrativa, aggiunge. Ed io ero Presidente di quelle società: la Sirt, Grandi Funivie Passo Paradiso e da ultimo la Carosello Tonale che ho addirittura “inventato” io, società  e nome! Come è piccolo il mondo!

La famiglia: due figli, separata dal marito: Gli amici? Tanti, vecchi e nuovi (io? Nuovissimo, aggiungo, e grazie per essere inserito in questo contesto!). Altri non più. Perchà? Me lo spiega: E’ molto difficile stare a contatto con la malattia, specie se è lunga e debilitante come la sclerosi. Se hai amici appassionati di montagna, funghi o ballo … sono gli stessi interessi a dividere. Devi fare un passo indietro, capire e cercare altre passioni come cinema e teatro.

Il numero di QT che riporta la recensione

Il numero di QT che riporta la recensione di Carlo Dogheria

Nadia scrive per QT-Questotrentino: ha una pagina tutta sua, argomento libero. Inoltre ha scritto molti racconti, in gran parte autobiografici, alcuni dei quali raggruppati nel suo primo libro “Io tinta di ariaâ”  che poi è l’anagramma del suo nome. Una raccolta che è stata definita come un romanzo a sua insaputa. Molti altri racconti sono stati pubblicati su QT,  perchè ha capito che piacciono molto quelli autobiografici. Solo che è stato ed è difficile concentrarli in 4000-5000 battute. Come ti capisco, Nadia!

Scatto alcune foto, mi offre un tè, no grazie, sto bene così. In realtà non voglio distrarmi dal nostro interloquire. Mi parla della sua famiglia, io le parlo della mia. Sembriamo vecchi amici che si siano incontrati dopo tanti anni, vecchi compagni di scuola. L’aggettivo vecchi – sia chiaro!- è solo riferito allo status di amici, studenti, non ad altro. Infatti Nadia è giovane e giovanile, nonostante il peso di cui la sorte le ha fatto carico. Giovanile quanto ad interessi, vivacità  di pensiero, le tante cose che fa. Giovanile anche se non sorride. Comprensibilissimo..

Sai, mi dice, vorrei vedere se riesco a traferirmi in città,  sarei più vicina a tanti amici. Vedremo se potrò esserti utile. Io o qualche amico (amici, farsi vivi con me, per favore! N.d.r.)

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Mirna Moretti, in rosso, di spalle, gestisce la presentazione-discussione di “Io tinta di aria” a Librinciontri-Cafè de la Paix, gennaio 2015

Che studi hai fatto, Nadia? Purtroppo non il classico, il mio rammarico. Quello che ho imparato lo devo ai libri che ho letto. E ti pare poco, aggiungo! Nadia, devi metterti maggiormente in contatto con Mirna Moretti la mia collega blogger Gran Lettrice! Anche perchè, come tu mi dici, ami i libri al  femminile ovvero scritti da donne o per la sensibilità  delle donne. Come Mirna. Nadia mi cita alcune sue autrici: Marguerite Yourcenar (Memorie di Adriano; Come l’acqua che scorre; Pellegrina e straniera); Natalia Ginzburg (Lessico familiare); Elena Ferrante; Lalla Romano; Alice Munro; Crista Wolf; Maria Messina (Gente che passa, Piccoli gorghi  Sellerio, 1940, Maria Messina malata della mia stessa malattia, ed io non lo sapevo. Mi parla dello splendido libro che sta leggendo di Magda Saba (La Porta) e di uno nuovo Storia di Iomeneo e altre metamorfosi di Santo Cerfeda, che poi è un amico che frequenta Librincontri: lo leggerò, grazie a te.

Nadia, mi permetto di suggerirti Suite francese di Irene Nemirowski, anzi, non lo comperare: voglio essere io a regalartelo, perchè poi verrai con noi alla riunione dell’ Accademia delle Muse per una discussione collegiale su questo bellissimo romanzo storico quasi autobiografico. D’accordo. Infatti ho già  parlato in tal senso a Cristina, la Presidente dell’Accademia e padrona di casa della sede, visto cha la sede è casa sua. E già  che ci sono ti inserisco nell’indirizzario e-mail degli Accademici.

Stefania Neonato al fortepiano

Stefania Neonato al fortepiano

Altri interessi, Nadia? Si, il teatro, il cinema, l’impegno sociale, la musica. La musica? Ma sai che la figlia di Mirna, Stefania Neonato è professoressa di pianoforte e di fortepiano? Fortepiano, mi chiede, me ne parli, Riccardo? Si, certo. Ecco. mi sono detto, ora farai una gran bella figura, “forte” tu stesso di quanto hai imparato da Stefania: costruzione in legno, la diversa sonorità  rispetto al pianoforte, il diverso andamento del suono che precipita  immediatamente per poi sfumare solo nella sua parte finale, la diversa (minore) corsa del tasto, la diversa (minore) forza di percussione. Nadia, devo fare in modo che tu ti incontri con Stefania, che comunque sul fortepiano potrebbe dirti qualcosa di più già  qui con un suo commento al post!

Sono passate due ore e mezza e non ce ne siamo accorti. Vorrà pur dire qualcosa! Nadia, verrò presto a ri-trovarti e ti porterò Suite francese.

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CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (DI LIBRI)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2015 @ 2:28 pm

Detto altrimenti: petrolio o gas? Israeliani o palestinesi?   (post 1920)

Post 1920, anno 1920 – Mussolini svolta a destra, uno svolta che si rivelerà pericolosa per gli Italiani.

Ho preso “di mira” un autore: Frank Schaetzing. nato nel 1957 a Colonia , dove vive. Ha studiato scienza della comunicazione, ha fondato  la prestigiosa agenzia di comunicazione Intevi. Ha pubblicato: Il diavolo nella cattedrale – Quinto Giorno – Il mondo d’acqua – Silenzio assoluto – Breaking News. Schaetzing è oggi uno degli scrittori europei più letti. Vediamoli un po’, questi libri …

Il diavolo nella cattedrale: non l’ho ancora letto.

Silenzio assoluto: un gran bel giallo.

Il mondo d’acqua: una raccolta di capitoli (leggibili ognuno anche separatamente) d’approfondimento sulla vita degli oceani.

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Il quinto giorno (2007). E qui mi devo soffermare un po’ di più. L’altro giorno ero in cabinovia in Paganella. nella stessa cabina due sconosciuti parlavano fra di loro: “La Shell? Non ci lavoro più … non si interessa più delle concessioni petrolifere: vuole solo quelle dei giacimenti di gas naturale”. Ecco, nel libro “Il quinto giorno”  sia pure sotto forma di giallo, viene descritta la catastrofe naturale ove si continui ad estrarre senza alcun ritegno gas naturale dalle profondità terrestri e marine. Il racconto è costruito su solide basi scientifiche(biologiche e geologiche, con precise e ricche indicazioni bibliografiche. Quindi un libro istruttivo e attualissimo. Inoltre è anche appassionante. Da non perdere.

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Breaking News (2014) è dichiaratamente un romanzo. Io direi  un romanzo storico. E’ ambientato all’interno delle tragedie afgane e soprattutto all’interno del conflitto israeliano-arabo-palestinese. Un libro su cui riflettere, che fa riflettere. Anche questo attualissimo.

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Buona lettura a tutti!

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NO A BANCHE ARMATE, SI’ A DIFESA NON ARMATA – APPELLO DI PADRE ALEX ZANOTELLI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2015 @ 12:28 pm

Post 1919, anno 1919 – Il dramma di Fiume. Mussolini fonda i Fasci Combattenti. Don Sturzo prepara il partito cattolico.

Detto altrimenti: lo sapete che questo mio è un “open blog”, ovvero un blog aperto ad interventi di terzi. Questa volta il “terzo” è tale Padre Alex Zanotelli, il cui appello viene pubblicato letteralmente “a sua insaputa”. Di mio c’è solo una breve premessa e nel suo testo le foto e  il carattere grassetto (non il sottolineato, che è suo), grassetto utilizzato da me di tanto in tanto. Si può condividere o meno la tesi di Alex Zanotelli, ma sicuramente non si può ignorarla.

Premessa da me scritta dopo il testo, quindi una sorta di post-fazione (che sarebbe il contrario della pre-fazione)

Può sembrare strano che si inneggi al disarmo proprio mentre occorrerebbe sconfiggere chi sta seminando terrore e bruciando vivi i propri prigionieri. E poi, dice taluno, occorre ricordare che le guerre sono un ottimo affare per chi non le combatte, ma si “limita” a fabbricare e vendere armi. Ma allora, che fare? Io credo che innanzi tutto l’Occidente (USA compresi in quanto emanazione europea) debba fare un “mea culpa” per lo sfruttamento, l’intolleranza religiosa e le disuguaglianze che ha seminato nel mondo da e per secoli. Già, dice, ma questi sono sunk funds, soldi affondati, acqua passata diciamo noi, ma ora … che fare? Ora? Io credo che a certe bande di criminali occorra contrapporre anche e soprattutto eserciti di terra, ma che innanzi tutto occorra non vendere loro armi, non acquistare da loro petrolio ed isolarne i rifornimenti d’ogni tipo. L’isolamento funziona: alla fine della prima guerra mondiale, ad esempio, l’esercito e l’intera flotta tedesca erano in perfetta efficienza, ma privati dei rifornimenti dovettero capitolare.

 F.to il vostro blogger Riccardo, già Sten di cpl. nella Brigata Alpina Tridentina

 Inizio del  “post altrui, di Alex Zanotelli”

thNCSQ3312La guerra imperversa ormai dalla Somalia all’Iraq, dalla Siria al Sud Sudan, dal Califfato Islamico(ISIS) al Califfato di Boko Haram (Nigeria), dal Mali all’Afghanistan, dal Sudan (la guerra contro il popolo Nuba) alla Palestina, dal Centrafrica al Libano. La Libia sta sprofondando in una paurosa guerra civile di tutti contro tutti, come sta avvenendo nello Yemen. L’Ucraina sta precipitando in una carneficina che potrebbe portare l’Europa in guerra contro la Russia. E’ già ritornata la Guerra Fredda fra Russia e i paesi del Patto NATO che persegue una politica di espansione militare che va dall’Ucraina alla Georgia. “La grande Spada”, di cui parla l’Apocalisse, è ritornata a governare la terra e sospinge tutti i paesi ad armarsi fino ai denti. A livello mondiale infatti oggi si spendono quasi cinque miliardi  di dollari al giorno in armi. Solo in Italia spendiamo 70 milioni di euro al giorno in armi, senza contare i 15 miliardi di euro stanziati per gli F-35 e 5,4 miliardi per una quindicina di navi militari.

Paul Samuelson: "Burro o cannoni"?

Paul Samuelson: “Burro o cannoni”?

Ma ancora più grave è il ritorno trionfale delle armi atomiche. Gli USA spenderanno nei prossimi anni 750 miliardi di dollari per ‘modernizzare’ il loro arsenale atomico. La lancetta dell’ “Orologio dell’apocalisse “è stata spostata dagli scienziati per il 2015, a tre minuti dalla mezzanotte della guerra nucleare, lo stesso livello del 1984, allora in piena guerra fredda. In questo contesto, dopo i fatti di Parigi, sarebbe grave che l’Occidente cadesse nella trappola mortale di una ‘guerra santa’ contro l’Islam. Sarebbe davvero la “Terza Guerra Mondiale”. Per questo dobbiamo rilanciare con forza la nonviolenza attiva inventata da Gesù e messa in pratica da uomini come Gandhi , Martin Luther King, Nelson Mandela, Aldo Capitini. E per incamminarci su questa strada, abbiamo oggi a disposizione due strumenti importanti: la campagna per la Difesa Non Armata e Nonviolenta e la campagna contro le Banche Armate.

thR70IGAULLa prima campagna, lanciata all’Arena di Verona il 25 aprile 2014, è una raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porta il titolo :”Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e non violenta.” L’iniziativa , sostenuta da un ampio schieramento del movimento per la pace, chiede l’istituzione e il finanziamento di un Dipartimento che comprende i corpi civili di Pace e l’Istituto di Ricerca sulla Pace e il Disarmo. Questo per dare concretezza all’ articolo 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra…!) e per dare fondamento istituzionale e autonomia organizzatrice al principio fondante della legge che vuole il pieno riconoscimento della difesa alternativa a quella militare, come afferma la legge n. 30 del 1998. Il finanziamento invece di questa Difesa civile dovrà venire sia dai fondi provenienti dalla riduzione delle spese per la difesa militare sia dalle possibilità dei contribuenti da destinare la quota pari al 6 per mille dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Infatti la Difesa non armate e nonviolenta, per essere efficace, deve essere  preparata, organizzata e finanziata. Come si è sviluppato a dismisura il Genio militare deve ora svilupparsi il Genio civile per una difesa alternativa. La Campagna per essere efficace ha bisogno che in ogni regione, provincia, città e comuni si formino dei comitati per la raccolta firme che terminerà entro il 28 maggio 2015. (Per informazioni vedi :info@difesacivilenonviolenta.org.) Non possiamo accontentarci delle 50.000 firme richieste, ma dobbiamo portarne almeno mezzo milione che consegneremo al Presidente della Camera, perché la legge venga discussa al più presto in aula. Dobbiamo mobilitarci tutti in questa importante campagna.

Ma mi appello soprattutto ai vescovi, ai sacerdoti, alle comunità cristiane perché si impegnino per questa Difesa Nonviolenta che nasce proprio dall’insegnamento di Gesù di Nazareth.

Per essere bello è bello, ma quanti F24 ci vogliono per comperare un solo F35?

Per essere bello è bello, ma quanti F24 ci vogliono per comperare un solo F35?

In questo clima di violenza e  di guerra, non è certo un compito facile, sfidare il “complesso militare-industriale” che oggi governa il mondo. Per questo trovo significativo che allo stesso tempo della campagna di Difesa Civile, sia stata rilanciata la Campagna contro le Banche Armate , da tre riviste missionarie e nonviolente, Nigrizia, Mosaico di Pace  e Missione Oggi . Se vogliamo infatti contrastare la Difesa Armata, dobbiamo mettere in crisi la produzione e la vendita di armi (l’Italia è all’ottavo posto nel mondo per la produzione di armi pesanti e al secondo per le armi leggere). Chi finanzia la produzione e l’esportazione di armi sono le banche: le cosiddette “banche armate”.  Non possiamo dichiaraci per la pace ed avere i nostri soldi in banche che finanziano le armi. E’ immorale! Oggi, grazie alla legge 185, il Parlamento italiano è obbligato ogni anno a dirci quali sono state le banche che pagano per l’export di armi italiane. Unicredit e Deutsche Bank risultano quest’anno tra le principali banche armate nella lista della presidenza del consiglio. Ma sono tante altre ad avere le mani sporche di sangue.

Quanti Canadair arriviamo a comperare con il costo di un F 35?

Quanti Canadair arriviamo a comperare con il costo di un F 35?

Questa campagna era stata lanciata già nel 2000 rivolta soprattutto ai vescovi, parroci, responsabili di istituti religiosi . Purtroppo pochi hanno risposto in questi 15 anni!  Eppure  la pace è il cuore del Vangelo! Per questo la rilanciamo con forza, chiedendo ai nostri vescovi, parroci, responsabili degli istituti religiosi di scrivere alla direzione della propria banca per chiedere se è coinvolta nel commercio delle armi. In caso di risposta vaga o di non risposta, chiediamo di interrompere i rapporti con la banca, rendendo pubblica la scelta. Mi appello, in particolare, alle comunità cristiane perché le trovo ancora “fredde”. Ma ci appelliamo a tutti i cittadini perché insieme, credenti e non, diamo una mano perché le nostre banche impieghino i soldi per la pace, non per la guerra. (Per ulteriori informazioni vedi i siti di Nigrizia, Mosaico di Pace e Missione Oggi e quello della Campagna : www.banche armate.it, dove troverete anche un fac-simile di lettera da inviare alla ‘banca armata’).

E’ ancora una delle tragedie nella storia dell’umanità che, come diceva Gesù, “i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce!”

Diamoci tutti da fare perché vinca la Vita. Firmato Padre Alex Zanotelli – Napoli, 3 febbraio 2015

Fine del post altrui

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LA MANO SULLA SPALLA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Febbraio, 2015 @ 8:01 am

Detto altrimenti: l’ultima l’ho vista in occasione della cerimonia del giuramento del Presidente Mattarella … (post 1918)

Post 1918, anno 1918 – Fine della guerra. Wilson prepotente. Nascono la Repubblica di Weimar e la Jugoslavia. L’Italia maltrattata e scontenta.

La mano sulla spalla? La mano di chi sulla spalla di chi? Non facciamo nomi, mi raccomando!

th[7]Mi dispiace. Mi dispiace che quel tale sia stato invitato alla cerimonia del giuramento del Presidente della Repubblica. Dice … ma è per riappacificare … Si, ma però (“ma però”) quando – in ben altro contesto – si volle riappacificare il Sud Africa alla fine dell’aparteid, si perdonarono i responsabili dei reati purchè li confessassero e si dichiarassero pentiti. Lo so … lo so che è “tutt’altra situazione”, ma il principio è lo stesso. E quel tale mi pare proprio che non si sia pentito né che abbia chiesto scusa. Chiesto scusa a chi, mi chiedete? Per esempio anche a me personalmente, cribbio! Già … infatti lui, evasore fiscale condannato, ha derubato lo Stato e lo Stato – per recuperare – ha bloccato l’adeguamento della mia pensioncina! Per la proprietà transitiva lui è il ladro ed io il derubato. Chiedermi scusa, avrebbe dovuto, altro che storie!

1-2011 1 dicMa veniamo alla (sua) mano sulla spalla. Il gesto di mettere platealmente la mano sulla spalla al vicino ha un significato preciso, almeno nell’intenzione di chi lo compie. E’ un po’ come quando il mio compianto gatto Dorian, la mattina, saltava sul mio letto e si accoccolava sul mio petto: tu sei mio, intendeva dire, mi appartieni (solo che Dorian si esprimeva con vero affetto!). E così ancor oggi chi, in un pubblico consesso, appoggia paternalisticamente la propria mano con tanto di avambraccio sulla spalla di chi gli è (il più delle volte suo malgrado e casualmente) vicino, vuol significare “Tu sei mio, io ti controllo, io ti condiziono, tu non mi fai paura, anzi … semmai la faccio io a te, tu sei della mia squadra, di te faccio ciò che voglio, intanto ti comprometto di fronte agli occhi degli altri …” e roba del genere.

Ecchè? Volevate anche la foto? E così sarebbe stato troppo facile indovinare ... e allora, la foto io ve la do, questa sopra ...

Ecchè? Volevate anche la foto di quel tale? Eh già … così sarebbe stato troppo facile indovinare … e allora, la foto io ve la do, questa sopra …

Questa la “scrittura” del gesto. Ma veniamo alla sua “lettura”. Intanto in parte io l’ho già fatta nelle frasi che ho appena finito di scrivere. Ma specifichiamo. Il gesto è vecchio, trito e ritrito, scontato, e denuncia l’atteggiamento mentale di chi lo compie: vecchio, superato, ridicolo … un atteggiamento rimasto a schemi, trucchetti, giochi di gesti e di parole che sanno di “immediato dopo guerra”, di primissima repubblica, di primissima televisione (in bianco e nero e solo due volte al giorno). Ma oggi, via … non aver capito che oggi noi tutti capiamo, significa non avere capito. E noi questo l’abbiamo capito! E allora, dai, facciamola finita con questa messinscena, dai … tu … si proprio tu … che questo almeno l’hai capito benissimo che è di te che scrivo, anche se non ti nomino!

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POGGIATE, ORZATE, STRAMBATE, VIRATE, CRISTIANIA A MONTE E A VALLE … ANCHE IN POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Febbraio, 2015 @ 9:31 am

Detto altrimenti: “Signori … si cambia!” (post 1917)

Post 1917, anno 1917 – Rommel sconfigge Cadorna a Caporetto. Proporrò al Comune di Milano di cambiare nome alla fermata “Cadorna” della Metropolitana cittadina, per chiamarla Diaz, il generale che subentrerà al disastroso Cadorna. Già, direte voi, ma il nome “Diaz” è già famoso per altro evento: “le Diaz” di Genova! Povero generale Diaz, proprio non se la meritava questa “connessione”! Ed allora, coraggio, rimediamo!

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Garda, inverno, in solitaria

Una barca a vela cambia direzione? Se lo fa avendo il vento sempre grosso modo di prua, si dice che vira. Se la rotta viene modificata un poco di più al vento, si dice che la barca “orza”. Al contrario, se il vento è grosso modo sempre di poppa, si dice che la barca “abbatte” o “stramba”. Se la barca allarga l’andatura, si dice che “poggia”. I cambiamenti di rotta di gran lunga più violenti (per le attrezzature) e pericolosi (per l’equipaggio) sono quelli che avvengono con il vento in poppa: le strambate/abbattute.

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IMG_6741Dice … ma io non vado in barca a vela, vado in montagna a sciare! Bene, è la stessa cosa: l’orzata e la virata corrispondono rispettivamente ad una leggera curva verso monte o proprio un cambio di direzione girando verso monte: insomma, ad un cristiania a monte. Le curve verso valle (la cosiddetta serpentina) sono una serie di strambate/abbattute: insomma, cristiania a valle. In questo ambito, i cristiania più “violenti” sono quelli a valle, con la forza (della pendenza) alle spalle.

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thMZ386APCDice … ma che c’azzecca con il tuo blog? Di solito non ci fai lezione di vela o di sci …. Vero. Tuttavia questa volta ho voluto fare una riflessione “politica” prendendola alla larga, da lontano. Ecco, mi spiego. Se un gruppo politico (partito, movimento, ensamble, etc.) afferma che non discute con nessuno, mai, in quanto si pone come una alternativa all’intero sistema; se poi lo stesso gruppo successivamente si accorge che sta subendo una importante emorragia di adesioni e parlamentari; se infine lo stesso gruppo plaude al nuovo capo dello stato … ecco, questa secondo voi è una virata “ a monte” o una violenta “strambata/abbattuta”?

Ah, ti ho scoperto caro il mio blogger ...

Ah, ti ho scoperto caro il mio blogger …

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Scialla, raga, concludo. Qualche post fa ho parlato del “relativismo dell’assolutismo” ovvero del fatto che talvolta alcune (non tutte) verità e affermazioni (che di pretendono) assolute, dopo un po’ si auto smentiscono e diventano più umilmente e ragionevolmente relative, con buona pace (anzi, Pace) del Papa pensionato.

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Appendice (da cosa nasce cosa, da post nasce post)

  • Dice … e quindi?
  • Dico: e quindi “mai dire mai”. Soprattutto in politica.
  • Dice: ma che … sei machiavellico, opportunista?
  • Dico: no, al contrario … io ho le mie idee, le apro all’esame ed al confronto altrui, sono disponibile a cambiarle ove mi si dimostri il contrario, ma non tengo in gran conto chi me le dovesse  condannare aprioristicamente in modo assoluto, anzi quasi.
  • Dice: un esempio delle tue idee, si può avere?
  • Dico: si, io penso che purtroppo la legge non sia uguale per tutti. Infatti troppe sono le leggi valide per tutti tranne le eccezioni di legge.
  • Dice: me ne elenchi alcune?
  • Dico. ok, in un post separato di prossima pubblicazione.
  • Dice: e un’altra tua idea fissa?
  • Dico: che la Costituzione dovrebbe prevedere sempre sanzioni per la propria inosservanza.
  • Dice: ma se una legge è incostituzionale, viene abrogata. La sanzione c’è …
  • Dico: eh no, caro mio: a parte che in questo caso è un po’ come come recuperare la refurtiva ma non arrestare il ladro … ma poi, quale sanzione è prevista per chi non fa le leggi in esecuzione delle previsioni della Costituzione? Anche questi sarebbero “reati costituzionali” per omissione!
  • Dice: a che ti riferisci?
  • Dico: al fatto che tutti hanno diritto all’istruzione, alle cure mediche, al lavoro, alla famiglia,  e invece …
  • Dice: ma dai, che le tue sono provocazioni …
  • Dico: può darsi,  ma intanto “castigo ridendo mores” e poi il mio amico filosofo del diritto Hans Kelsen invitava ad esasperare i concetti al fine della loro verifica …
  • Dice: ma questa appendice … avrebbe potuto essere pubblicata separatamente come un altro dei tuoi “Dialoghi di Plutone”  (cfr. nel blog, n.d.r.) ... è su quello stile …
  • Dico: si, vabbè, ma già che c’ero …

 

 

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MEDEA DI EURIPIDE E SENECA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Febbraio, 2015 @ 9:59 pm

Detto altrimenti. commento dei classici alla biblioteca Comunale di Trento con la Prof Maria Lia Guardini  (post 1916)

Post 1916, anno 1916 – Guerra: Cadorna? Una cappella dopo l’altra, al costo di centinaia di migliaia di morti. I nostri alleati? Si pre-spartiscono le future conquiste territoriali senza consultarci.

thF7F6G9X2Da tutti si può imparare. E’ il titolo dell’ultimo libro di Don Marcello Farina. E la nostra Prof Maria Lia Guardini per di più, non è certo una qualunque! Oggi ci ha commentato la Medea di Euripide in parallelo alla Medea di Seneca. Greci e Romani a confronto.

Non è facile per me, solo da pochi anni “uscito” dalle SpA (ovvero, manager in pensione da quattro anni), riprendere le fila degli studi classici di una cinquantina e più anni addietro. L’ho dello alla Prof anche per mettere le mani avanti, l’ho detto.

Iniziamo e il discorso diventa subito “filosofico”. I Greci, che hanno “inventato” la filosofia”, ovvero la “ricerca” (delle ragioni del sapere, della vita, etc.). I filosofi greci sono moltissimi.

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Lucio Anneo Seneca

Lucio Anneo Seneca

I Romani, che utilizzano la filosofia per creare “buoni” cives, ovvero in modo strumentale, senza ricercare (e quindi senza scoprire) nulla.  I filosofi (anzi, pseudo filosofi, in quanto non-ricercatori) romani sono solo tre: Lucrezio, Cicerone, Seneca. Lucrezio, uno sfigato infelice alla ricerca dell’atarassia epicurea; Cicerone, il traduttore ripetitore televisivo di Platone; Seneca l’unico che “cerca”: cerca di educare il suo imperatore (Nerone) attraverso i suoi scritti (“Right or wrong, I am still the king” non va bene! – I re ingiusti durano poco – Il giudice analizza, il tiranno impone – Anche se giudichi bene ma non hai ascoltato l’altro, sbagli).- Ecco la finalità strumentale della “filosofia” della tragedia romana. Questa la differenza culturale che sta alla base delle due interpretazioni drammatiche della stessa trama tragica.

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Dal punto di vista letterario la forma “tragedia” viene meno quando vengono meno gli ideali: infatti la tragedia è condanna della violazione di ideali. Se mancano quelli, non c’è nulla di cui denunciare la violazione. E Giàsone non crede nei valori se non nel denaro. Oggi, 2015, si scrivono pochissime tragedie. Chi sono i tanti (troppi, n.d.r.) Giàsoni d’oggi?

Euripide

Euripide

In Euripide, Medea è “diversa” in quanto donna, straniera e maga. Ancora: in Euripide l’intellettuale viene isolato, non riconosciuto né esistente, né necessario. Orbene, poiché Medea è anche “intelligente”, è ancor più diversa, al punto da sovrastare la Medea maga. Nella Medea greca la tragedia è la contrapposizione fra la sua crudele razionalità e il proprio istinto materno. Gli Dei sono assenti. Fa tutto l’uomo (anzi, la donna), che costruisce la vittoria della crudele e spietata razionalità a danno dell’amore materno. Euripide: tragedia filosofica alla greca, si diceva; di ricerca. al proprio interno.

In Seneca tutto è già prestabilito sin dall’inizio. Questo è male, non si fa così. Manca la costruzione del processo evolutivo, manca la lotta fra la razionalità e l’amore materno. Si evidenzia subito il “furor” come elemento negativo da evitare, per perseguire invece la “mens sana” : questo è  male, questo è  bene. Didattica. Seneca: tragedia filosofica alla romana.

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Nella prossima riunione (martedì 17 febbraio) affronteremo le Argonautiche di Apollonio, ovvero una terza “Medea”, quella ripresa nel film di Pasolini (Medea interpretata da Maria Callas). In Apollonio Medea è una giovinetta e il suo Giàsone non è in grado, da solo, di conquistare il famoso Vello d’Oro che gli darebbe potere e fama. Ecco che la sua Medea lo aiuta con le proprie arti magiche.

Vedremo.

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