“2084”

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 4 Gennaio, 2013 @ 4:29 pm
George Orwell

Detto altrimenti: ricordate “1984”? Ecco qui un nuovo romanzo,  “2O84”, questa volta breve e a puntate. Prima puntata, Capitolo 1.

A Edoardo non andava di alzarsi. Quella mattina proprio non se la sentiva. La sera prima infatti aveva fatto tardi, il film alla TV era troppo bello, uno di quei film storici … riguardava eventi di circa un secolo prima, quando ancora gli USE, gli Stati Uniti d’Europa non esistevano, quando sulla scena politica di un paese ed anche della futura Unione s’era presentato un certo Carlo (o forse era Mario?) Monti che poi sarebbe stato uno degli principali artefici della USE. Ne aveva sentito parlare a scuola di quel periodo, ma forse proprio per questo non vi aveva prestato attenzione. Ma ora che ne avevano tratto un film, bè, era diverso. Tutto risultava più attraente. Se solo fosse riuscito a scendere dal letto, a lavarsi, far colazione e raggiungere la scuola per tempo, ne avrebbe parlato con il prof di Storia. Già, perché la giornata era dedicata alla Storia. L’intera giornata, non come al tempo del suo bisnonno, quando si cambiava materia ogni ora, quando a scuola, ogni giorno, eri costretto a portare 10 kg. di libri e quaderni ed alla fine avevi un gran caos nella testa e male alla schiena. Adesso si faceva una materia al giorno. E tutto sul computer che restava a scuola ed al quale ci si poteva collegare da qualsiasi altro computer, purché si possedesse la password. Com’erano cambiati i tempi!

Ce la fece. Si alzò, insieme a tutti i suoi tredici anni. In cucina salutò la mamma, in inglese. Il papà era già vestito, stava uscendo di casa. Si salutarono in tedesco. Mentre stava facendo colazione arrivò la colf, francese. Si salutarono in quella lingua. Mentre aspettava che i biscotti se inzuppassero bene di latte (trentino) – a tal fine lui li stava aiutando, i biscotti, facendoli roteare nella tazza con il cucchiaio – Edoardo si domandò in italiano come avevano potuto dialogare e vivere le popolazioni prima della nascita degli USE … ogni Stato la sua lingua, anzi, solo la sua lingua, soltanto poche persone conoscevano quelle degli altri, ogni Stato le sue leggi, spesso contrastanti da Stato a Stato, … una perfetta incomunicabilità! Pensò: che fortuna non avere vissuto quel periodo, che fortuna essere nato “dopo”.

 “Hallo mammy, I’m going! See you later. Have a good day”. E uscì. La sua bicicletta era lì, a fianco della porta di casa, senza alcun catenaccio che fungesse da antifurto … ecco, ma un secolo prima le rubavano, le bici, così gli avevano detto … ma perché? Sul libro di Storia aveva letto che molti rubavano all’epoca, che l’esempio, il cattivo esempio veniva dall’altro, dai politici che si appropriavano del denaro pubblico (cose dell’altro mondo! Inconcepibili nell’USE!), e poi giù, via via, a scendere, sino ad arrivare al furto di una bicicletta. Nella cineteca storica della scuola conservavano una vecchissima pellicola, un film quasi preistorico ai suoi occhi di ragazzino, “Ladri di biciclette”. Edoardo l’aveva visto quel film, insieme ai suoi compagni, e proprio non si erano spiegati come ciò fosse potuto accadere. Montò in sella … e si accorse che un pneumatico era sgonfio: “La puta …!” imprecò, a mente, in spagnolo. A mente, non a voce alta … certo,  perché le parolacce non erano ammesse, ma si stava facendo tardi e questa proprio non ci sarebbe voluta. Rigonfiata la “gomma”, via, a gran carriera, a scuola.

Non vi erano auto nelle strade. Tutti utilizzavano la metropolitana, la quale funzionava con l’energia generata dalle centrali eoliche collocate in periferia, con l’energia solare fornita dai pannelli che di cui ogni abitazione era obbligatoriamente dotata, e, poiché la città nella quale Edoardo viveva si affacciava sul mare, anche con l’energia ricavata dal moto ondoso dell’oceano.

Con il professore di Storia si parlava italiano, ma i compiti scritti potevano essere redatti anche in una delle altre lingue dell’USE, a piacere. Il prof era nato in uno Stato del sud, l’Italia. Vi tornava per le vacanze, come tanti, del resto, che, residenti negli Stati del nord, vi si recavano in ferie, per godere la natura, l’arte, il cibo ed il calore umano di quei luoghi e di quelle popolazioni.

Ragazzi, esordì il prof, oggi siete voi che interrogherete me, e non io voi. Facciamo così: avete letto la Storia a cavallo dei due secoli, il XIX° ed il XX° e sicuramente avrete delle domande da pormi. Io vi valuterò dalla domanda che ognuno saprà formulare. Chi vuol cominciare?

Edoardo si guardò intorno. Aveva una gran voglia di farsi avanti ma temeva di essere male interpretato. Aveva urgenza di parlare, di avere risposte ai propri dubbi, ma allo stesso tempo avrebbe preferito inserirsi in un dibattito già avviato … anche per valutare il livello ed il tipo delle domande. Nessuno si offrì volontario.

Fu allora il prof ad intervenire:  Raga, visto che nessuno se la sente di rompere il ghiaccio, chiamo io. Edoardo, dai, tocca a te fare l’apripista. Sappiamo tutti quanto tu sia appassionato di Storia. Sentiamo cosa hai da chiedermi.

Edoardo tutto sommato gli fu grato. Il prof lo aveva sottratto al suo conflitto interiore … Ecco prof, iniziò, la prima domanda che mi sono posto e che ora pongo a lei è la seguente: come mai i singoli Stati, prima di costituire l’attuale Federazione, subivano passivamente la concorrenza economica dell’oriente?

Intervenne il prof.  Ecco, vedete ragazzi, il vostro compagno affronta la Storia sotto il profilo dell’Economia. Non è sbagliato, perché spesso avviene proprio così, che la Storia di paesi è causa ma soprattutto è conseguenza della loro Economia. In questo caso, Edoardo, ogni singolo Stato era portato a far concorrenza agli altri Stati dell’attuale Federazione. Per raggiungere questo scopo, pensò bene di delocalizzare la propria produzione in paesi lontani, nei quali la manodopera costava assai meno in quanto in quei paesi non si rispettavano i diritti e le libertà civili, le norme sulla sicurezza sul lavoro e le norme anti inquinamento. Per farla breve: sulle prime ciascun delocalizzatore, fosse esso singola impresa o singolo paese, si arricchì, ma poi divenne vittima di quegli stessi paesi nei quali aveva delocalizzato la sua produzione, in quanto essi si impadronirono del know how che stavano utilizzando e “si misero in proprio” mettendo in crisi, con la loro produzione sotto costo e quindi offerta a condizioni di assoluta concorrenzialità, tutti i paesi dell’area Feuro, cioè dell’area dell’Euro Federale, che in allora di chiamava più semplicemente area Euro.

Ma prof, chiese Edoardo, come mai oggi questo problema non esiste più?

Semplice, rispose il prof, gli USE e gli USA si sono accordati ed hanno posto fortissimi dazi all’importazione di prodotti provenienti da paesi nei qual non siano rispettati i diritti e le libertà civili e le norme sulla sicurezza sul lavoro e anti inquinamento. In altre parole: li abbiamo costretti ad essere virtuosi.

Edoardo ringraziò: Grazie, ho capito. Posso porre un’altra domanda?

Il prof: certo Edoardo. Dimmi pure.

Edoardo: ecco, non ho capito come mai nei primi decenni del secolo si stessero creando un numero sempre più ridotto di gente sempre più ricca ed un numero sempre maggiore di persone sempre più povere.

Il prof: domanda da niente, Edoardo! Dalla Storia dell’Economia alla Storia della Sociologia! Vedi, prendiamo un paese a caso, l’Italia. All’epoca aveva un debito pubblico di 2.000 miliardi di euro e la ricchezza privata – senza considerare quella illegalmente accumulata all’estero – era di circa 9.000 miliardi di euro, per il 50% in mano al 10% della popolazione. Ora, poiché in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, tutto si sposta, possiamo solo dedurne che il sistema economico e politico di quel Paese, all’epoca, fosse tale da consentire a pochi di arricchirsi a danno di molti. Ciò accadde anche come conseguenza del liberismo economico puro, a sua volta prosperato come reazione al comunismo. Ma entrambi questi due sistemi fallirono. Il Comunismo, soprattutto quando si decise di sostituirlo con il liberismo: infatti i più furbi, i più spregiudicati e i più avidi si impadronirono delle leve economiche e – in pochi – diventarono ricchissimi ai danni di una enorme massa di cittadini che diventò sempre più povera. Il capitalismo puro iniziò a crollare soprattutto quando ci si accorse che la concentrazione delle ricchezze in poche mani stava distruggendo il ceto sociale medio, che poi era quello che garantiva i consumi e quindi la produzione.

Ma, prof, replicò Edoardo, … ma gli Stati dell’attuale Federazione non pensarono di intervenire con la leva fiscale?

Il prof gli rispose: Caro Edoardo, appena uno Stato agiva su quella leva, il privato si trasferiva in un altro Stato che quella leva ancora non la stava usando, e così via.

Edoardo si illuminò in viso: Ah, prof, adesso ho capito l’importanza di essere una Federazione: oggi la legge fiscale è unica per tutti gli stati dell’unione e nessuno può più fare il furbo!

Bravo Edoardo, disse il prof, vedo che hai capito. Oggi infatti sia gli USA che noi dell’ USE abbiamo messo al bando non solo le merci provenienti dai paesi di cui ti parlavo prima, ma abbiamo vietato qualsiasi forma di relazione e scambio anche finanziario con i paesi che non abbiano adottato le stesse nostre regole fiscali, antiriciclaggio, antievasione e antielusione fiscale. E ovviamente abbiamo, tutti, adottato un’unica riscalettatura delle aliquote fiscali che oggi gravano maggiormente le ricchezze ed i redditi più elevati consentendo a tutti gli Stati dell’unione di investire a vantaggio del ceto medio dei consumatori e degli investitori in attività economiche e quindi, di conseguenza, a vantaggio della produzione stessa. Ma c’è di più, ragazzi, e questo ancora non mi è stato chiesto: oggi per nostra fortuna è proprio il modello di sviluppo che è cambiato! Sono gli obiettivi di ogni persona, di ogni famiglia ad essere diversi. Vi dico solo questo: pensate che negli anni ante USE, una persona era valutata a secondo del modello di automobile che possedeva! Incredibile, vero? Eppure era proprio così! Più l’auto era di grossa cilindrata, potente, inquinante, più la persona era considerata nella scala sociale! Esattamente il contrario di oggi. Infatti oggi se solo una persona pretendesse di andare a fare la spesa al supermercato con un SUV da 500 cavalli, non solamente sarebbe arrestata dalla polizia per violazione della legge sull’inquinamento, ma sarebbe biasimata da tutti noi. Bene Edoardo, oggi ti sei meritato un bel dieci. Chi altro vuole intervenire?

Si fece avanti Carlo. Io, prof, ho solo una domanda: ho letto che in quel periodo storico nel paese che lei citava come esempio, l’Italia, il parlamento costava molto ai cittadini, in quanto i parlamentari erano tantissimi, mi pare fossero addirittura mille,  e molto pagati sia come stipendio, che come benefit e pensioni. Come mai?

Vedi Carlo, rispose il prof, c’era ben stato un politico che aveva promesso di ridurre a soli 450 quei mille …no, Pierino, ho capito cosa vuoi dire, … no, non interrompere … e poi comunque no, non sono i Mille che dici tu, quelli di Garibaldi, ricordate la storia dell’unità d’Italia? Quelli erano altri Mille, di altro genere, precedenti di un secolo. Pierino, oggi un bel cinque (il “cinque per mille”! Ah …ah…!)  non te lo leva nessuno. Riprendiamo. Aveva promesso cosa? Un fatto altrui. Infatti non se ne fece nulla. Perché? Perché quella riduzione avrebbe dovuto essere deliberata proprio da coloro i quali sarebbero stati esclusi! Ma vi pare possibile? E poi, cos’altro avevi chiesto? Ah già, perché erano così strapagati. Semplice: anche in questo caso perchè le loro paghe venivano decise proprio da loro stessi. Incredibile ma vero, ragazzi. Come? … Carlo vuoi sapere chi era stato quel politico? Mi prendi in castagna sai, credo che fosse stato un tale Berlusconi, sai, mica mi posso ricordare tutto, soprattutto dei personaggi minori. Comunque andrò a verificare e alla prossima lezione ti saprò dire con precisione. Ecco, Carlo, ti sei meritato un bell’otto. Per la prossima lezione preparatevi sull’unione monetaria e bancaria, sugli Feuro bond, sulla ERA European Rating Agency e sulla costituzione della FBI-E, la Polizia Federale Europea con competenza sui reati bancari, finanziari, fiscali, sul terrorismo e sulla criminalità organizzata.

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BANCA E FINANZA PER I NON ADDETTI AI LAVORI, IN 5 PARAGRAFI (§)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2013 @ 10:08 pm

Detto altrimenti: è bene che questo tipo di cultura di diffonda quanto più possibile

Anacoluto manzoniano: la banca, il suo compito è raccogliere risparmio e prestare quel denaro a famiglie e imprese. Ma invece, talvolta, la banca si mette a “fare finanza in proprio”. Facciamo alcuni esempi e vediamo cosa succede (cifre e tassi sono puramente esemplificativi).

 § 1 – La banca “A” ha un suo capitale sociale (mezzi propri) di 500, raccoglie risparmio da molti soggetti (soggetti “a”) per 5000 che remunera al 3% e presta 5000 a molti atri soggetti (soggetti “b”) dai quali si fa pagare il 7%. Possiamo dire che la banca è sottocapitalizzata, perché se alcuni soggetti “b” falliscono, la banca non ha mezzi propri sufficienti per restituire comunque ai depositanti (soggetti “a”) quanto costoro le hanno affidato. Quindi occorre che gli azionisti “capitalizzino” la banca, cioè sottoscrivano e versino nelle casse della banca denaro fresco quale aumento del capitale sociale, portando i suoi mezzi propri, ad esempio, al livello di 10.000. Altrimenti la banca centrale le “revoca la licenza di caccia” (al denaro).

§ 2 – Tutto ciò non avviene se la banca (banca “B”) già ha mezzi propri per 10.000. Tuttavia anche in questo caso possono sorgere problemi, perché ferma restando la raccolta del risparmio a 5000 e il volume degli investimenti a 5000 senza che nessun soggetto “b” fallisca, può essere la banca stessa a generare direttamente perdite proprie, ad esempio “mettendosi a fare finanza” investendo 9500 in operazioni finanziarie “a rischio” (e non in operazioni familiari, commerciali o produttive) che nel breve termine le portano utili (e quindi la banca di paga “urgentemente” altissimi stipendi e premi al proprio top management), ma che dopo un paio d’anni le portano perdite per 9500, riconducendola al livello non più sostenibile della banca “A” di cui al paragrafo precedente.

§ 3 – In questo caso, in luogo della capitalizzazione di cui al primo paragrafo, a salvare l’equilibrio – e quindi l’esistenza stessa della banca e soprattutto per salvare i depositi dei risparmiatori suoi clienti – possono intervenire prestiti da parte dello Stato o di organismi europei a tassi di favore (ad esempio all’1%). La “nuova” banca (chiamiamola banca “C”) in tal modo, pagando un tasso del solo dell’1% e investendo al 7% aumenta i suoi utili che possono essere “passati a capitale”, ottenendo per questa via il necessario aumento dei mezzi propri.

Recentemente ciò è avvenuto, ma le banche non hanno prestato quel denaro a famiglie e imprese, ed hanno continuato a “fare finanza” sia pure non più su titoli a rischio.

§ 4 – Ora, se a “salvare” una banca (nell’esempio, la banca “C”) sono denari pubblici, gli enti (stato, organismi europei) che le hanno dato denari di fatto diventano suoi azionisti. E poiché quel denaro proviene dalle tasse e dalle imposte che tutti noi paghiamo, ognuno di noi diventa azionista di fatto di quella banca. Ed ecco che quindi possiamo ben pretendere che sia interrotta la prassi della corresponsione di stipendi, premi e pensioni milionarie (a livelli in ogni caso “fuori scala”, soprattutto di questi tempi!) a chi ha prodotto perdite, a chi ha reso necessario l’intervento pubblico (per salvare, in ultima analisi, i nostri stessi risparmi: in altre parole, ci siamo salvati da soli!) e a chi si arricchisce con soldi doppiamente nostri, “a prescindere”. Anche perchè se  li paghiamo tanto quando operano male, quando mai costoro saranno spronati ad operare bene?

Infatti, cittadini e imprese hanno dato due volte denari alla banca (prima depositi diretti e poi prestiti indiretti a tasso agevolato) ma la banca non ha più fatto loro credito ed ha strapagato chi ha creato perdite. Come si dice? Forse … “traditi dalla moglie e bastonati”?

§ 5 – Tutto quanto sopra (comportamenti tipo banca “C”) è avvenuto. Lo dimostra l’estrema rarefazione odierna del credito e la delibera dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana, che impegna le banche a “non fare finanza per cinque anni”. Ma prima cosa è successo? E dopo, cosa succederà?

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LE NOSTRE CARCERI SONO “COSTITUZIONALI” O NO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2013 @ 3:22 pm

Detto altrimenti: la norma costituzionale è efficace? Cioè è rispettata? La sua violazione è sanzionata? Già, perché una norma è valida se applicata, se rispettata, e viene applicata e rispettata soprattutto in presenza di sanzioni in caso di sua violazione. Ma che succede alle leggi ed ai comportamenti anti-costituzionali?

Roberto Benigni ci ha fatto re-innamorare dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Fra l’altro, ha sottolineato come si siano indicazioni per “fare” e non pongano alcun obbligo di “non fare”.

Piero Calamandrei

Io non sono un giurìsta. Ho solo sostenuto un esame di Diritto Costituzionale qualcosa come mezzo secolo fa sul testo del Cerruti. In allora uno degli esempi che ci venivano additati come “Maestro” era “tale” Piero Calamandrei. Lo ascoltammo anche in una sua registrazione. da buon toscanaccio, diceva: “S’era su una nave che stava affondando. il Comandante avvisava tutti i passeggeri. Uno gli rispose: O che m’importa? Un è mica mia!”. Questo per stigmatizzare la stupidità e la pericolosità del disinteresse alla cosa pubblica, cioè all’Italia e alle sue leggi, quelle costituzionali in testa. Ho fatto questa premessa per fare compatire il mio lessico da non-giurista,che poi è quello che io stesso voglio usare, affinchè sia comprensibile da parte di tutti, senza tanti arzigogoli, alla toscana, appunto, visto che ‘l mi’ babbo gl’era di Montalcino … che noi col Brunello e s’andava d’amore e d’accordo sin da cittini …

Ma veniamo all’oggi. Pare che la sola “tutela costituzionale” sia per le leggi ordinarie. Nel senso che se una legge ordinaria viene impugnata come tale, la Corte Costituzionale esamina la questione ed eventualmente la cancella. Nessuna sanzione tuttavia per chi “ha commesso il fatto”, cioè per chi ha emanato la legge (ordinaria) contraria alla Legge Costituzionale.

Tuttavia a me interessa mettere fuoco un altro aspetto e cioè la tutela costituzionale (o la sua mancanza) rispetto a “comportamenti” e alle “omissioni”. Mi spiego con un esempio: le nostre carceri, La nostra Costituzione afferma che la pena deve mirare al recupero del condannato. Orbene, l’attuale sistema carcerario, assolutamente inumano, è esattamente l’opposto di quanto servirebbe a tale fine. Quindi il comportamento (del legislatore ordinario, dei governi) va “contro” la Costituzione. Che avviene? Nulla assolutamente. Ci scandalizziamo, ci indigniamo, protestiamo, prendiamo atto, ci proponiamo di -; etc.. Ma nel frattempo la Norma Costituzionale è palesemente violata (fa più fine dire “disattesa”) e non succede nulla.

Ricordate quella strofa della bella canzone di Fabrizio De Andrè, “Don Raffaè” sulle carceri “d’oro”? Riascoltatela, ne vale la pena:

 …………………
Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa?
Si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignità.
…………….

Analoghe considerazioni si potrebbero fare circa il “ripudio della guerra” (e intanto spendiamo 10 miliardi di euro per acquistare 90 cacciabombardieri F35 – ma quanti F 24 ci vogliono per comperare anche solo un F35? -, ed altri 20 miliardi ne serviranno per gestirli!); circa “la tutela della famiglia” (sur-tassata sugli introiti con l’IRPEF – imposta sul reddito-,  mentre le SpA sono tassate sugli utili, con l’IRPEG, -imposta sul reddito nel nome, ma sull’utile, di fatto - (e c’è una bella differenza!); circa la possibilità per “i migliori giovani, anche se privi di mezzi …” (per pagarsi le scuole private, tipo la Bocconi! N.d.r.) di farsi avanti nella vita; circa il “dovere-diritto al lavoro” (lasciamo perdere… n.d.r.); etc…

Diceva qualche anno fa il Padre Dante: “Le leggi son ma chi pon mano ad esse”?

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PENSIONI D’ORO? QUALCUNO DICE: NON CHIAMATELE COSI’ …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2013 @ 6:28 am

Detto altrimenti; le parole son pietre … ma quando ce vò ce vò!

Aldo Cazzullo

Notizia. Settimanale “Sette” di Corsera, n. 52 del 28 dicembre, pag. 16: Aldo Cazzullo, sotto il titolo “Non chiamatele pensioni d’oro” scrive: “ …la loro (si riferisce alla pensione d’oro dei super pensionati) non è una “pensione d’oro”. E’ una pensione che corrisponde ai contributi che hanno versato ed alle regole vigenti”.

Approfondimento. Al riguardo mi permetto di sottoporre all’attenzione del lettore alcune sottolineature.  Di un evento occorre esaminare innanzi tutto le cause, prima che non gli effetti. Quali sono state le “cause” di pensioni “fuori scala”? Stipendi fuori scala? Contributi versati su fondi pensioni aziendali poi confluiti nell’INPS ma con “gestione separata”, contributi versati in massima parte dall’azienda spesso pubblica o comunque sovvenzionata con denaro pubblico, come le ex Gruppo STET (Sip) la maggior parte della banche?  Se le cose stessero come affermato da Cazzullo, se cioè ci si trovava già in un sistema “contributivo”, perché sarebbe intervenuta la “trasformazione del sistema retributivo nel sistema contributivo”?

Cazzullo potrebbe replicare: “Caro blogger, ti sbagli. I contributi di quei pensionati sono stati versati secondo le regole (retributive, n.d.r. – Ma allora non mi si citino “i contributi versati”, sia pure con l’aggiunta “secondo le regole vigenti”. E’ fuorviante) vigenti in allora, le stesse regole che erano in vigore al momento del loro pensionamento”. Al che io mi troverei con le spalle al muro: infatti sono “privilegi acquisiti”. Parrebbe che non ci fosse più nulla da eccepire! E invece …

… e invece a mia volta replico: una nave passeggeri. Quelli di prima classe hanno pagato un prezzo elevato per il loro biglietto, che comprende, in caso di naufragio, di essere salvati con comode lance a motore, super sicure, cabinate, con i doppi servizi. La nave urta un iceberg e sta per affondare. Che ne dite … i signori di prima classe si accomodano comodi comodi sulle loro lance e lasciano che gli altri affollino lance poco attrezzate, sovraccaricandole, facendone ribaltare alcune, e che per di più, molti passeggeri della terza classe nemmeno trovino posto su queste scialuppette insicure, morendo per affogamento direttamente?

Mi consolo col fatto che quelle pensioni che arrivano a 90.000 (90.000) euro al mese (aI mese) in ogni caso sono dorate, anzi, proprio d’oro, quindi chiamarle così non è comunque sbagliato. Ma il titolo all’articolo probabilmente l’ha scritto il “titolista”, non Cazzullo. Be’ allora, se le cose stanno così …

Ma diciamola tutta, Cazzullo poi in parte cerca di riscattarsi. Infatti il titolista prosegue: “… nella realtà i partiti, con i pensionati, fanno cassa”. E Cazzullo prosegue: “ … mi imbatto in vicende paradossali. Pensioni da 2.900 euro congelate. Pensioni di reversibilità tolte a vedove che hanno denunciato i modesti utili di quote societarie avute in eredità dal marito. Pensionati che devono fare un mutuo per pagare l’IMU.”

Replico: Caro Cazzullo, l’è pezo ‘l tacon del bus (dialetto trentino), è peggio la pezza (che ci metti) del buco! Infatti tu giudichi “paradossale” il blocco di una pensione di 2.900 euro al mese (meglio tuttavia sarebbe stato che tu avessi citato il blocco di quelle da 1.200 euro al mese!) rispetto alla quale però tu non invochi la violazione ne’ del privilegio acquisito nè del diritto acquisito (diritto a non essere bloccata). Ti vengo in aiuto io: in questo caso infatti ci troviamo di fronte ad un “dovere acquisito”, cioè al dovere di subire mofìdiche  in pejus rispetto alle norme vigenti sin oltre il momento del pensionamento. Come la mettiamo?

Concludo: se le cose stanno così, si giustifica anche un intervento sulle pensioni d’oro. Oppure eliminiamo il blocco alle pensioni di piombo, rame, ferro, alluminio, stagno etc.. (per non dimenticarne nessuna potremmo utilizzare la tabella di Mendeleev, che ne dici Cazzullo?). La legge infatti è uguale per tutti! Almeno quella di Mendeleev.

P.S.: segnalo questo mio post al giornalista per consentirgli eventuale replica

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LA FINE DEL BIPOLARISMO IN ITALIA E NEGLI USA ( ! )

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2013 @ 9:20 am

Detto altrimenti: la fine del bipolarismo in Italia e negli USA  ( ? ) 


Il post precedente: post lungo. Questo qui: post corto.

Italia: Monti, qualcuno dice “la nuova DC”. Altri, il rafforzamento del terzo polo, quindi uno dei tre poli. Dei tre. Non dei due.

USA: Obama, alcuni democratici ed alcuni repubblicani, insieme, hanno approvato – sia pure in forma corretta – la politica fiscale di Obama contro il fiscal cliff.

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PRESIDENTE NAPOLITANO E DON MILANI: LA QUESTIONE MORALE GENERA LA QUESTIONE SOCIALE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 2 Gennaio, 2013 @ 7:56 am

Detto altrimenti: facciamo il collegamento fra il discorso di fine d’anno agli Italiani del Presidente della Repubblica e i contenuti del libro di Neera Fallaci, “Dalla parte dell’ultimo – Vita del prete Lorenzo Milani”, ed. BUR, 2007.

La QUESTIONE SOCIALE. Noi eravamo abituati alla “Questione Romana” (quella chiusasi con la firma dei patti Lateranensi), alla Questione Meridionale (sempre aperta), poco alla QUESTIONE MORALE e per nulla alla QUESTIONE SOCIALE. La QUESTIONE SOCIALE ce l’ha posta davanti agli occhi, in tutta la sua gravità, il Presidente Napolitano nel suo discorso di fine d’anno agli Italiani. La sta vivendo Obama con il rischio del fiscal cliff. La vivrà presto più palesemente di quanto già non avvenga (e appaia) oggi il sistema del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa).

La “questione morale” è stata “codificata” per la prima volta nel Codice Hammurabi, circa 1850 anni prima di Cristo: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te. Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te”. Riferirsi alla morale pertanto non è confessionalismo: la religione (cattolica) “ha” una sua morale, ma “è” molto di più: essa è “Creazione” e “Resurrezione”.

LA QUESTIONE SOCIALE E’ LA CONSEGUENZA DELLA QUESTIONE MORALE: SE NON CI SONO SOLDI PER IL SULCIS, PER L’ALCOA, PER L’ILVA, PER GLI ESODATI, PER LA SANITA’, PER LA SCUOLA, PER L’UNIVERSITA’, PER LE PENSIONI MINIME, PER IL RILANCIO DELLA CRESCITA, PER I GIOVANI ETC. NON E’ SOLO COLPA DELLO SPREAD, MA ANCHE E SOPRATTUTTO DI CHI QUESTI SOLDI LI HA MAL USATI, ABUSATI, SPRECATI E RUBATI (cattivi usi, abusi, sprechi e furti che generano l’aumento dello spread).

La QUESTIONE SOCIALE. Ancor prima, molto bene l’aveva inquadrata Don Lorenzo Milani, “quello” di “Lettera ad una professoressa”.

        Don Milani: la sua scuola a Barbiana

Su internet trovate tutto su quest’Uomo e sua “lettera”. Nato il 27 maggio 1023, pochi mesi dopo la marcia su Roma, in una famiglia ricchissima, proprietaria di 25 poderi intorno a Firenze, si fece prete, prete degli ultimi, dei più poveri, dei “comunisti”, dicevano i suoi avversari, i suoi detrattori. Il libro della Fallaci è un libro di storia, basato su documenti e testimonianze autentiche. Prete negli anni ’40 – ’50, confinato “per punizione” nelle “montagne” toscane, nei paesini sperduti, fra campetti sassosi dai quali i contadini traevano a stento di che non morire di fame, ha trasformato il suo “esilio” in un esempio per tutti i suoi “colleghi” e per tutti noi.

Don Lorenzo Milani a la QUESTIONE SOCIALE: “Di ogni evento negativo bisogna combattere le cause ben prima degli effetti (e la QUESTIONE MORALE è la causa della QUESTIONE SOCIALE, n.d.r.). La povertà dei poveri non si misura a casa, a pane, a caldo. Si misura sul grado di cultura e sulla FUNZIONE SOCIALE. E’ importante colmare l’abisso di ignoranza ma molto di più è importante colmare l’abisso della differenza. L’odio di classe esiste perché vi sono DISLIVELLI PAUROSI CULTURALI E SOCIOLOGICI”.

I dislivelli culturali odierni sono alimentati dal principio “panem et circenses” del tipo: “la crisi non esiste”, “divertiamoci e divertitetvi”, TV ripiene di calcio, di spettacoli assolutamente frivoli, di idolatrie e falsi idoli. Scuole e università sempre più facili, aperte a tutti (e sino a qui va bene) solo che sono aperte anche a chi non studia (e qui non va più bene). Tutto facile, come nel Paese dei Balocchi, nel quale poi ci ritroveremmo tutti retrocessi allo stato di asinelli che non diventeranno mai Persone.

Condivido quanto dice Don Milani. Conviene, per amore o per forza, facendo di necessità virtù, se non altro, perchè è nell’interesse di tutti. Anche di coloro che oggi appartengono alla classe privilegiata, cioè alla classe di chi non è (ancora) colpito dalla crisi a causa degli elevatissimi redditi, di enormi ricchezze (in Italia il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza privata, fonte Bankitalia) e scorte accumulate ovunque, dopo una attenta valutazione su quale paese abbia vinto (“moralmente al basso!”) la “competizione fiscale” per attrarre capitali e imprese.

Una valanga. Io per molti anni ho praticato alpinismo e sci alpinismo. Appena una valanga o una slavina si stacca, acquista velocità e potenza in misura esponenziale. O te ne sottrai subito, o la fermi subito (con appositi paravalanghe) oppure pochi istanti dopo non c’è più nulla da fare … E la valanga che dobbiamo assolutamente fermare oggi è quella delle tensioni sociali che si possono scatenare dalla QUESTIONE MORALE e dalle conseguenti “differenze” alle quali faceva riferimento Don Milani, le quali a loro volta generano la QUESTIONE SOCIALE.

Non si tratta di regredire dal fallimento del libero mercato al fallimento del comunismo. Si tratta di fare tesoro degli errori insiti nei due sistemi e di creare un terzo, diverso sistema sociale ed economico, intermedio, più equilibrato, fondato sulla riaffermazione e ri-applicazione dei principi etici e morali oggi letteralmente travolti dall’immoralità e stravolti dall’amoralità, parallelamente all’adozione di un diverso modello di “crescita”. E quando parlo di morale, non mi riferisco principalmente alla sua accezione che va per la maggiore, cioè alla “morale dei costumi sessuali”, bensì alla morale dei comportamenti politici, sociali, economici, finanziari, bancari, burocratici.

L’attuale “distruzione della moralità” (QUESTIONE MORALE) intesa come sopra adombrato, ha generato la QUESTIONE SOCIALE, oggi rappresentata dall’impoverimento della terza classe sociale, dalla regressione della seconda classe sociale (ceto medio) verso la terza, e dal continuo aumento dell’arricchimento della già ricca prima classe sociale. Il ceto medio, parliamone un po’ …

“Trento” blog. E allora parliamo del Trentino. Il Governatore uscente Lorenzo Dellai, prima di dimettersi quasi alla scadenza del suo ultimo mandato, ha lanciato un progetto di case poco più che popolari, a vantaggio di quella fascia di ceto medio troppo ricca per accedere all’edilizia popolare e troppo povera per sostenete affitti di mercato o per potere acquistare un alloggio. Cito questo fatto solo come esempio. Il ceto medio deve essere alimentato e difeso, nel senso che deve poter rimanere un obiettivo per chi viaggia nella “terza classe sociale” e deve poter rimanere quello che tradizionalmente è: il “gruppo” più consistente di consumatori. Ecco il progetto Dellai e  il tentativo di Obama: rispettivamente, aiutare il ceto medio l’uno e tassare i redditi alti e non i redditi medio bassi, l’altro, non deprimere i consumi (e quindi la produzione), modulare meglio i pur necessari tagli alla spesa pubblica e reperire risorse per nuovi investimenti.

Dicevo: il ceto medio deve essere “alimentato”. Da chi? Da chi si innalza al di sopra del suo attuale livello sociale inferiore. Dai lavoratori “di base” che devono uscire dalla loro situazione non per essere esodati o licenziati, ma perché “promossi” alla classe superiore. Il che non vuol dire cancellare la figura dell’operaio (italiano), ma portarlo al livello di stato sociale e di benessere economico del collega tedesco. Tanto per non fare nomi.

Parlando in senso figurato Don Milani affermava: “Una bestia può diventare Uomo, Persona, ed una Persona può diventare Santo. Difficilmente una bestia può diventare Santo. E io mi occupo innanzi tutto di creare Persone. Se poi esse diventano buoni cristiani o anche Santi, tanto meglio”.

E noi, vogliamo “abolire le Persone” (il ceto medio?), retrocendendo la seconda classe sociale alla terza classe sociale? Vogliamo che il “Treno Italia” abbia solo carrozze di prima e di terza classe? Sono sicuri di volere ciò anche gli attuali passeggeri della “prima”? I repubblicani USA, è questo che vogliono? E noi con loro? Si sono chiesti – ci siamo chiesti – quali possono essere le conseguenze di questa eventuale “differenza di potenziale”? Quale scarica elettrica “fulminante” potrebbe derivarne?

Come agire? Ho già esposto il mio pensiero nel post precedente.

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BUON ANNO! Primo post del 2013, 453° dall’inizio della mia “avventura” di blogger, iniziata il 6 dicembre 2011

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Gennaio, 2013 @ 8:39 am

Detto altrimenti: non spaventa la povertà quanto il divario fra ricchi e poveri.

Amici, ho iniziato a scrivere questo post alle ore 07,40, prima di sapere come è andata la votazione USA sul fiscal cliff. Fiscal cliff, scogliera fiscale, ma anche baratro fiscale. In breve: di fronte alle esigenze del Tesoro USA, Obama propone di tassare i redditi più elevati. I repubblicani vogliono alzare troppo l’assicella. In mancanza di accordo, si dovranno tassare tutti, compreso il ceto medio che rappresenta il 60% della popolazione. Obama vuole evitare ciò, anche perché questo tipo di maggiore tassazione, unito a pesanti, necessari tagli della spesa pubblica, porterebbe ad una diminuzione del PIL USA di circa 4%: cioè alla recessione.

La Francia ha messo una patrimoniale sui redditi alti. Gli USA stanno discutendo. In Italia Monti ha messo una patrimoniale sui redditi medio bassi: l’IMU. Nel frattempo anche i Paesi del BRISC (Brasile, Russia, India, Cina e forse anche il Sud Africa) danno segni di rallentamento economico e di accelerazione di giustificate instabilità sociali.

Concedetemi una piccola soddisfazione: da mesi nei miei post ho insistito su di un concetto, cioè sulla necessità di evitare la distruzione del ceto medio, del ceto che garantisce i consumi e quindi la produzione, del ceto che rappresenta il “realistico obiettivo sociale” verso il quale la “terza classe sociale” legittimamente aspira di muoversi per migliorare la propria condizione.

Io ho difeso l’operato del governo Monti come “salvatore della patria”. Difendo ora la candidatura di Monti a proseguire alla guida di un nuovo governo come “Italiano credibile in Europa”.

Ma per quanto riguarda la politica fiscale e la necessità di una nuova moralità sociale dico: basta tentennamenti, basta soluzioni parziali! Occorre una svolta energica, immediata e su tutti i fronti: quelli delle mancate entrate (elusione ed evasione fiscale); della riscalettatura delle aliquote fiscali; della imposizione di una patrimoniale sui redditi elevati; di una forte riduzione del numero e del costo dei parlamentari, dei costi e dei furti della politica; della abolizione dei privilegi di casta; dell’abolizione dei “diritti acquisiti” che in realtà sono inaccettabili, insopportabili e non più sostenibili “privilegi acquisiti”; della riscalettatura delle priorità (basta TAV, basta F35, solo per fare due esempi che ci costano decine e decine di miliardi di euro!); basta con il blocco degli adeguamenti di sei milioni di pensioni mentre le cosiddette “gestioni separate” dell’INPS continuano a pagare pensioni di platino (ben più caro dell’oro!) di 90.000 euro al mese (90.000 euro al mese); basta con i super stipendi, super benefit, super premi, super buonuscite, super pensioni … (un esempio? la “solita” vittima designata: il capo della nostra Polizia, Dr. Manganelli, peraltro persona validissima, guadagna circa tre volte lo stipendio del suo “collega” a capo dell’FBI. Può bastare?). Come definire il problema se non come QUESTIONE SOCIALE?

Ieri sera fra amici, abbiamo provato a dire, ciascuno, cosa ci pare di avere realizzato di positivo nell’anno trascorso. Io ho modificato il tema della “confessione” ed ho detto ciò che ritenevo che di maggiormente positivo io avessi realizzato nella mia vita: 1) la mia famiglia, mia moglie, i miei figli; 2) il fatto che nella mia vita di lavoro ho sempre rispettato i miei dipendenti, li ho sempre fatti crescere, rimanendo coerente ai miei principi, anche se ciò spesso mi è stato fatto pagare a caro prezzo; 3) essere riuscito a ripartire molte volte e con le sole mie forze nella mia vita di lavoro, spesso interrotta proprio dopo che avevo raggiunto il successo dei risultati (perché accade questo? Ve lo spiego la prossima volta). Poi ho aggiunto un rammarico, l’unico: quello di non essere “salito” in politica, in quanto solo in ritardo mi sono accorto che ogni migliore pensiero, ogni migliore idea, ogni miglior proponimento poco effetto sortisce se non inquadrato in un sistema politico, come ci ha ricordato il Presidente Napolitano nel discorso di ieri sera, riportando un pensiero di Benedetto Croce.

Ed allora capirete la ragione della intensità con la quale mi dedico al mio blog, a queste “confessioni” socio-politiche “open space”, a spazio aperto, all’esporre le mie idee, aprendole al confronto di tutti e cercando comunque di diffonderle. E’ il mio contributo alla soluzione della Questione Sociale, il migliore che io possa offrire, in assoluta buona fede e certo disinteressatamente.

Ora vado a fare colazione. Nel frattempo pubblico quanto scritto sino a qui, salvo riprendere fra poco, augurandomi che giunga la notizia che Obama ha ottenuto l’approvazione del suo progetto. Buon risveglio!

Ecco: USA accordo (parziale) raggiunto. Esclusa la tassazione lineare a carico di tutte le fasce di reddito: saranno tassati i redditi superiori ai 400.000 dollari annui (circa 350.000 euro). Rimandata la definizione dei tagli di spesa che comunque non saranno lineari.

Il mio augurio? Che nascano al più presto gli Stati Uniti d’Europa

Buon anno, buon anno a tutti, veramente a tutti, a cominciare da Obama, Monti e Napolitano!

P.S.: ops…,  dimenticavo … c’è chi (anzi, scusate, Chi)  nello spazio di poche ore ha annunciato la volontà di aprire una commissione d’inchiesta sull’operato del Presidente della Repubblica ed ha dichiarato di condividere in pieno l’operato del Presidente della Repubblica. Cicerone direbbe: “Simulator et dissimulator omnium rerum…”

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IL GOVERNATORE DEL TRENTINO LORENZO DELLAI A ROMA, CON MONTI.

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2012 @ 8:37 am

Detto altrimenti: (dopo tutto questo blog si chiama “Trento”- blog, o no? E allora …)… Lorenzo Dellai dalle Alpi alle piramidi (almeno alla piramide S. Paolo, a Roma), a Roma, con Monti. Il governatore del Sud Tirolo, Luis Durnwalder resta a Bolzano, con Bersani.

Lorenzo Dellai. Molti lo lodano. Altri (immancabilmente) lo criticano: gli oppositori politici, gli invidiosi, alcuni in buona fede. A parte che come ci ricorda il Manzoni, non si può mai fare un taglio netto fra la verità e il suo contrario, fra il bene e il male, fra la ragione e il torto, io provo ad affrontare l’argomento in modo scientifico, e cioè “osservando la realtà”

Ecco la realtà: Lorenzo Dellai ha governato per decenni. Prima il Comune di Trento, poi la Provincia, grazie al consenso popolare. E poi, Lorenzo ha sempre “creato” la sua corrente politica, non è “salito” sul carro promettente di altri, come altri, anche oggi, fanno.  Nè si può dire che ciò non è più vero oggi, che Lorenzo “appoggia” Monti: infatti, intanto si presenta a capo di un suo gruppo, e poi è assai più chiò che potrà dare di quello che potrà ricevere. Oggi i suoi detrattori dicono: “Io avrei fatto meglio, scelte diverse, etc.” Ecco, dico io, ci risiamo: si stanno confrontando le pere con le mele.  Infatti a mio avviso il confronto si può fare solo fra generi uguali e cioè fra due programmi di governo oppure  fra due periodi diversi di effettivo governo, ma non fra il governo effettivo di Lorenzo e quello che altri “avrebbero fatto se”. A Riva del Garda dicono: “A ciàcere (chiacchere) non … si conclude nulla”

La democrazia è alternanza forse anche per questo. E Lorenzo Dellai non ha interrotto questa alternanza, non ha proposto la modifica della legge elettorale trentina per candidarsi ad un ulteriore mandato: ha solo gestito una alternanza a “periodo più lungo”, come gli ha richiesto l’elettorato.

Chiarito questo, andiamo a Roma. Lorenzo Dellai a Roma con Monti, Luis Durwalder a Bolzano, con Bersani. Mi sta bene. L’Autonomia sarà ben difesa all’interno di due aree politiche, non di una sola. Siamo pragmatici, amici Trentini! E se Maometto non va alla Montagna, è la Montagna che va a Maometto a spiegargli come l’Autonomia e il Buon Governo di antica e buona tradizione austroungarica del Trentino e del Sud Tirolo non sia un privilegio, ma un modello da difendere e soprattutto da imitare, sia localmente che a livello centrale.

BUON ANNO E BUON LAVORO A TE, LORENZO ED ANCHE A CHI SUCCEDERA’ A DURNWALDER!

(e questo è l’ultimo post del 2012, il n. 451. Arrivederci al 2013 e Buon Anno a tutti i lettori!)

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IL MINISTRO (USCENTE) PASSERA SI E’ DICHIARATO NON PIU’ DISPONIBILE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 31 Dicembre, 2012 @ 8:07 am

Detto altrimenti: niente succede per caso


La notizia. Il ministro uscente Passera dichiara di non essere disponibile per eventuali nuovo incarichi di governo.

Que serà … serà?

L’approfondimento. Personaggi a quel livello non agiscono “per caso”, quindi probabilmente le cause della sua scelta possono essere due:
a) può ritenere che il suo schieramento non vinca e quindi preferisce defilarsi prima (ipotesi poco probabile);
b) in caso di vittoria elettorale del suo schieramento, Passera non ha ricevuto assicurazione di essere rinominato ministro, anzi, ha ricevuto assicurazione contraria  ed allora preferisce evitare questo smacco (ipotesi più probabile).

Ma perché non sarebbe sulla lista dei candidati (e anche dei futuri ministri)? Forse non a caso Monti ha dichiarato “nessun ministro in lista”: infatti generalia non sunt appicicatoria cioè un provvedimento generale evita di mettere in risalto le (eventuali specifiche) ragioni di esclusioni singole ad personam.

Io stesso infatti, se fossi capo del governo designato (immaginarmi in una tale posizione è un atto di imperdonabile presunzione? Ma no, dopo tutto quello che si è visto nel passato … e non mi riferisco certo all’immediato passato, ma appena solo un poco più indietro …  molti di noi potrebbe fare meglio … molto meglio! ) ma torniamo a bomba, io stesso, dicevo, non ri-prenderei ministri che hanno sbagliato a contare gli esodati o che rischiano di essere additati come corresponsabili di violazione delle regole di una importante revocatoria fallimentare. A quest’ultimo riguardo infatti stanno per venire al pettine i famosi nodi Alitalia-Banca Intesa-Fantozzi – successivi tre liquidatori e i due giudici del fallimento: si veda al riguardo il mio post del 3 dicembre scorso.

Ecco, il nostro blogger ce l’ha con la gente di Monti. E poi è contro il TAV. Ma allora cos’è? Berlusconiano? Leghista? Grillino? Cos’altro ancora? Eh no, cari amici, non mi etichettate! Infatti io credo che nessuno di noi debba rinunciare alla propria capacità critica, al proprio discernimento, alla propria coscienza, per sacrificarla sull’altare di questo o quel partito politico. Certo, io ho le mie idee politiche, andrò a votare, ma questo non significa che io abbia rinunciato a me stesso. Chiarito questo, proseguiamo.

Don Lorenzo Milani

Don Milani affermava che chi sa leggere solo la pagina della Gazzetta dello Sport nella quale sono utilizzate solo 200 parole, ma non sa capire il senso di un comizio politico o di un articolo di economia, è un analfabeta. Pertanto si proponeva innanzi tutto di elevare “l’uomo analfabeta” al superiore livello di “uomo Persona”. Tanto meglio poi, proseguiva, se la Persona diventa anche un buon cristiano: anche perché, prosegue Don Milani, il passaggio al terzo livello è possibile dal secondo, ma non direttamente dal primo (un po’ quello che io affermo quando paragono le tre classi sociali alle tre ex classi ferroviarie, per cui guai ad abolire la seconda classe, cioè il ceto medio!).

Ma fermiamoci al primo passaggio (dal primo al secondo livello). Anche oggi, sia pure su scala diversa, rischieremmo di restare al primo livello e di non diventare “Persone” nel senso pieno della parola (ecco, “le parole sono pietre”, firmato Don Milani!), se non cercassimo di capire il perché delle cose e, una volta capite (o una volta anche solo convinti di averle capite, della serie “ma almeno ci abbiam0 provato”) se non cercassimo di prendere una posizione ragionata su ciascun problema. Quindi, please, niente etichette, grazie: siamo Persone.

P.S.: post classificato (non a caso, n.d.r.) nelle tre categorie “attualità“, “civiltà“, “politica”

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FISCAL CLIFF

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Dicembre, 2012 @ 7:40 am

Detto altrimenti (in lingua italiana): baratro fiscale

Notizia. Anche gli USA non stanno benissimo … anzi. Stanno per scadere i benefici fiscali temporanei decisi da Bush (“bush” = “cespuglio”) figlio. Questo fatto viene a coincidere con pesanti tagli alla spesa pubblica (tuttavia Obama esclude dai tagli all’assistenza sanitaria e alla cassa integrazione). Si prevede una diminuzione del Pil del 4%. Obama propone allora di tassare i redditi alti, cioè quelli superiori all’equivalente di 190.000 euro (4% della popolazione). I repubblicani avevano proposto di tassare i redditi sopra il milione di dollari, ma non è passata. Se il Congresso non approverà la sua proposta, Obama sarà costretto a tassare tutti come segue: redditi alti, +120.500 dollari annui di tasse; redditi medi (60% della popolazione), +2.000; redditi bassi, +412. In caso di non approvazione della “manovra Obama”, non ci saranno fondi per la loro “cassa integrazione” di 47 mesi che riguarda tre milioni di disoccupati. E il prezzo del latte potrebbe raddoppiare per mancato rinnovo della legge sui prodotti agricoli.

(Patrimoniale “alta”? La Francia l’ha messa. In Italia si discute. Negli USA si combatte …)

Approfondimento. Il liberismo, il capitalismo puro, il mercato sfrenato sta fallendo (come il comunismo). In Italia come in USA. Che fare? Forse alla base ad inficiare ogni cosa c’è il modello di crescita adottato: il consumismo, lo spreco delle risorse, l’accumulazione in capo a pochi della maggior parte della ricchezza privata, le caste dei “privilegi acquisiti”,  la globalizzazione selvaggia. Ci feci un viaggio di tre settimane, negli USA, e restai colpito dalla assoluta precisione di tutte le prenotazioni (voli, hotel, spettacoli, ristoranti, etc.) fatte mesi prima via internet; dalle inutili enormi cilindrate della auto di affitto, anche di quelle “piccole” (3.000 c.c.); dall’enorme spreco di energia (aria condizionata inutilmente e dannosamente “a manetta”; ghiaccio a gogò: alla macchinetta ne chiedevi un cubetto, te ne dava un intero secchiello, che poi finiva nel WC). Sono aspetti superficiali, dirà qualcuno. Mica tanto, dico io.

Che fare? Io non sono il “mago Zurlì” con la bacchetta magica. Cerco solo di riflettere. Forse la creazione degli Stati Uniti d’Europa e un accordo con quelli di America (per una comune politica monetaria, finanziaria, bancaria, fiscale, per la imposizione di forti dazi all’importazione di merci da paesi che non rispettano i diritti e le libertà civili e per una  frenata definitiva ai paradisi fiscali) potrebbe costituire la base per la definizione di un nuovo diverso e più equilibrato modello di crescita.  Ma gli altri paesi, quelli del BRICS (Brasile, India, Russia, Cina, Sud Africa) la faranno comunque da padroni? Non credo. Purtroppo (per loro) è solo questione di tempo: la Cina ha già iniziato a delocalizzare al suo interno, cioè a spostare la produzione dalle coste all’interno del paese, dove la manodopera “costa meno”, cioè, dove “può sfruttare di più la manodopera”. Fino a quando? In India la “rivoluzione” è già cominciata, con la protesta a difesa delle donne … In Cina si stanno schedando i “navigatori internet” per impedire che si sappia cosa sta avvenendo. Ma sta avvenendo, sta avvenendo qualcosa …

Io ho vissuto personalmente l’avvio del processo che portò alla rivoluzione che a sua volta portò alla caduta dello Scià (“Re”), anzi, dello Scianscià (il Re dei Re!) di Persia: quando si crea nuova ricchezza, tanta ricchezza, troppa ricchezza  e non la si distribuisce, la popolazione “la vede” e il sistema non regge, prima o poi crolla. In Iran, una molla è stata l’urbanizazzione di folle di manovali chiamati in città dal deserto per costruire i grattacieli in  Teheran. Manovali che la notte dormivano su cartoni posti all’interno degli scavi, a cielo aperto (uno di loro, a turno, faceva la guardia per impedire ai passanti di fare il “gioco” di svegliare i suoi compagni con il lancio di sassolini!). Questa circostanza  ha messo davanti agli occhi di queste masse il lusso degli hotel a … quante stelle? Tante … troppe di fronte al loro cielo buio, senza nemmeno una stella …

Il processo di eccessivo accumulo e di eccessiva concentrazione di ricchezza a livello di pochi individui e di pochi stati, i privilegi di casta, tutto si ripete a livello europeo, americano, planetario. La velocità alla quale la reazione a questo stato di cose oggi si propaga è “esponenziale”, come una valanga che appena staccatasi, acquista sempre maggiore potenza e velocità. Alcuni dei “nostri” hanno approfittato della delocalizzazione versi paesi a “basso costo della manodopera” (rectius: “a basso livello di rispetto dei diritti e delle libertà civili”). In pochi hanno guadagnato (rectius: incassato) molto.  Però ora la cosa si è rivolta contro tutti noi. Io ero responsabile della finanza Italia della Holding Stet, Società Finanziaria telefonica per Azioni. Una delle società del Gruppo era la SGS Ates di Agrate Brianza, leader mondiale nei semiconduttori (la “base” dei computer). Poi la SGS cambiò nome e proprietario. Delocalizzò la parte “vile”, di base, non strategica della sua produzione. Oggi non è più leader mondiale.

Nel frattempo abbiamo premiato con super premi a manager bancari per utili su titoli a rischio. “successi di un anno” che poi hanno portato “perdite per un decennio”. E poi, con soldi pubblici (miei, di voi che leggete!) abbiamo ripianato  le perdite delle banche (fa più fine dire “abbiamo ricapitalizzato” le banche).

Ti saluto Barak, (in arabo, barak significa “benedetto”), salam aleikum, va rahmal Liali va barakatu: la pace sia con te e la misericordia di Dio e le Sue benedizioni. E’ un saluto che va bene per tutte le religioni. E si risponde: aleikum salam, a te la pace. Anche questa risposta va bene per tutte le religioni.

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