LA RESPONSABILITA’ STORICA …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2015 @ 8:20 am

Detto altrimenti: … dell’inquinamento, dello sfruttamento delle risorse naturali, delle guerre a pioggia, delle migrazioni, delle dittature diffuse, del dominio delle bande armate, etc..                 (post 2001)

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Ri-suggerisco la lettura di un libro: “Il predominio dell’occidente – Tecnologia, ambiente, imperialismo – La storia del colonialismo occidentale di pari passo con l’evoluzione della tecnologia – (battelli a vapore, armi, medicine, etc.) del prof. Daniel R. Headrick (Il Mulino).

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Suggerisco la lettura di un libro: “Esportare la libertà – Il mito che ha fallito” di Luciano Canfora (Mondadori).

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Dopo ne parliamo.

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FURTI PERMANENTI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2015 @ 7:47 am

Detto altrimenti: … fino a quando qualcuno “improvvisamente” se ne accorge …       (post 2000)

Improvvisamente l’estate scorsa … ma no! Anche in ogni altra stagione … improvvisamente si legge che Tizio ha sottratto, nel tempo, tot milioni di euro ad un partito politico, tot al fondo della Confraternita dei Frati minori (qui erano 50 i milioni mancanti! e se fossero stati frati Maggiori?), tot ad un’Abbazia famosa, etc.. E quei “tot” sono milioni e milioni di “euri”.

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th2HQ12QZJMi domando: maccome (maccome) è possibile che nel tempo non vi siano stati controlli sufficienti a controllare e bloccare i flussi del furti permanenti? Io ho lavorato come responsabile finanziario della più grande finanziaria italiana e come capo di una piccola società della mobilità. Entrambe le società gestivano denaro, sia elettronico che contante. In entrambi i casi io – come prima cosa – organizzai i controlli in modo tale che  nemmeno io stesso, caso mai avessi deciso di diventare un delinquente, avrei potuto rubare nemmeno un euro.

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E allora? Allora mi vien da pensare che se la cosa non si fa è perché non la si vuole fare perché di sta partecipando al banchetto oppure  perchè si spera, prima o poi, di sostituire i commensali attuali.

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IMMIGRATI, UE E TURCHIA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 1 Dicembre, 2015 @ 7:30 am

Detto altrimenti: qualche riflessione ….    (post 1999)

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th2FMTL582L’UE versa miliardi di Euro alla Turchia perché controlli ed organizzi meglio l’accoglienza dei profughi. Al riguardo, mi chiedo come sarà suddiviso questo esborso fra le seguenti voci:

  • controlli;
  • repressione;
  • arresti;
  • accoglienza.

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Le organizzazioni umanitarie per l’accoglienza avvertono che provvedimenti simili non fermeranno le ondate dell’esodo, ma semplicemente le renderanno più costose e rischiose per i profughi. Ieri in Turchia 1300 arresti di immigrati.  Nello stesso giorno, altri 9000 immigrati arrivati in Grecia.

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“Nessun uomo, nessuna donna è un “rifiuto!”

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Sicuramente è un segnale positivo che qualcosa si stia muovendo. Tuttavia l’impressione che ne ricavo è (anche) un po’ quella che avverto quando leggo che i rifiuti pericolosi ed inquinanti degli stati industrializzati sono stati trasferiti (venduti) a paesi del terzo mondo, (tanto loro …), ovvero, ok, but not in my garden … va bene, purchè non nel mio giardino. Ovvero, esseri umani trattati “come rifiuti” (sono parole di Papa Francesco).

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ISTRUZIONI PER L’USO DELLA VITA LAVORATIVA DEI GIOVANI CHE HANNO GIÀ UN LAVORO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2015 @ 4:03 pm

 Per qualche giorno tengo in evidenza in prima pagina e in prima posizione un post del 30.11.15     (in blu, gli aggiornamenti del 1 aprile 2017)

Detto altrimenti: riservato ai giovani!                                          (post 1998)

 Già … post N. 1998 … una cifra abbastanza tonda. Per celebrare questo traguardo intermedio, ho pensato di dedicare questo post ad una categoria particolare …

Infatti, mai come oggi i nostri giovani sono esposti agli aspetti negativi dell’ambiente lavorativo (purtroppo ci sono anche quelli).  Ed allora ecco per loro qualche “pillola di esperienza” che li possa aiutare, offerta da chi, nato nel 1944, ha avuto la doppia fortuna di non vivere la guerra e di trovarsi di fronte ad un mercato del lavoro “quantitativamente” accogliente e qualitativamente “duro ma formante” (tentare di aiutare i tanti giovani che il lavoro lo stanno cercando sarà molto, molto più difficile).

downloadNoi, “saggi”, pretendiamo di educare, insegnare ai giovani? E’ arduo, perché  rischia di essere un esperimento compiuto su qualcosa che non si conosce, oppure un livellamento radicale finalizzato a conformare il loro nuovo carattere alle abitudini ed agli usi dominanti. Ma … quando noi stessi abbiamo compiuto una vita di esperienze, allora possiamo definirci “saggi” solo ed in quanto nel senso di “portatori di esperienze” e quindi possiamo essere utili ai giovani non come “educatori” ma come “testimoni di esperienze vissute”. Dopo di che … facciano loro, decidano loro se vale la pena ascoltare o meno … (liberamente tratto da F. Nietzsche).

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imagesEd allora, ecco comunque Quaranta testimonianze “ruggenti”: istruzioni per l’uso della vita (lavorativa) dei giovani (l’espressione “Quaranta ruggenti” – The Roaring Forties – è stata coniata dagli inglesi all’epoca dei grandi velieri che passavano per il capo Horn, per indicare la forza dei venti in quel tratto di mare. L’espressione fu poi seguita da una seconda, i “Cinquanta ruggenti” -The Roaring fifties- per capirsi, cinquanta nodi di vento equivale ad un vento che soffia a circa 90 kmh. Provate ad averlo sulle vele!

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    Mantello rosso-arancio  di tessuto del Cosentino (AR)

    Napoleone era solito dire: “Mi vanno bene i generali fortunati, purché lo siano sempre”. Io vi dico: ricercate la creatività più che la fortuna e siate regolarmente creativi, cioè siate sempre un poeta: infatti il termine “poeta” deriva dal verbo greco “poieo” che significa fare, creare. Tuttavia state attenti ad un particolare: l’italiano in genere è molto creativo, ma rende pubblici i suoi progetti troppo presto, i quali spesso gli vengono rubati da chi li sa realizzare più tempestivamente. In ogni caso la creatività raramente è pagata per quello che vale, e cioè molto. Se avete una buona idea cercate anche di riuscire a “firmarla” come vostra. Infine v’è da dire che le idee vengono a chi è abituato a farsele venire, quindi … allenatevi!

  2. Come reagire di fronte alla mancanza od all’eccesso di creatività, in se stessi e negli altri? Ragazzi, innanzi tutto il malanno più frequente e ben più grave è la mancanza di idee, quindi ben vengano le “troppe” idee! Pensate sempre che senza idee Colombo non avrebbe scoperto l’America, Fleming non avrebbe inventato la penicillina e così via. Dovete solo cercare di distinguere fra intuizioni ed idee maturate dopo attente analisi: suggerisco di dedicarvi molto a entrambi i generi.
  3. th1OUNILEKUn padre disse al figlio: “Mettiti una scimmietta su di una spalla e vai in un paese dove non conoscono le scimmie. Farai fortuna.” Può essere vero, ma attenzione …una bottiglia è mezza piena e mezza vuota allo stesso tempo! Se volete “fare carriera” dovete anche considerare l’opportunità di eccellere in modo omogeneo all’ambiente che vi ospita: mi spiego, se siete dei bravi manager, ma molto bravi, allora potrete fare carriera in un ambiente moderno e managerialmente organizzato. Ma attenzione a volervi imporre come manager molto professionali in un ambiente un po’ troppo “alla buona”! Lo stesso dicasi per il contrario: se un ambiente è molto bene organizzato, voi non potrete progredire se siete voi ad essere troppo “alla buona”.
  4. Persevera, non ti stancare, non scoraggiarti mai, saresti il primo nemico di te stesso! Abbi invece fiducia nei risultati dell’allenamento e della perseveranza: nello sport, nel lavoro, nella vita.
  5. Abbi fede in una logica superiore, immanente nelle cose, che funziona “nonostante” l’intervento dell’uomo.
  6. thXEK1RW0EQuanto ai principi, sii fedele ai tuoi, non avere paura di viverli e diffida di chi ti fa lezione pretendendo di farti applicare i suoi: si chiama “teoria del campo da tennis” (v. anche dopo, al n. 25). Ovvero, ognuno giochi come crede la pallina nella sua metà campo e non ascolti i suggerimenti dell’avversario sul come giocarla!
  7. Ricorda che spesso la morale comune condanna chi denuncia le violazioni della morale comune molto di più di chi viola la morale comune. Comunque, su con il morale…
  8. Sii coerente.
  9. Sii semplice nella comunicazione verbale e scritta, ed usa il lessico più comprensibile in assoluto: soprattutto ricorda chel’impresenziazione di uno sportello ferroviario vuol dire solo che l’impiegato è momentaneamente assente, non che è veramente mal vestito e con la barba lunga e quindi “non presentabile”! Che la conversione dei mezzi operativi significa solo che ci sono autocarri in manovra, non che metà degli operai dell’autostrada si è convertita al cristianesimo. Che la convergenza complanare è solo un incrocio con uno svincolo stradale, non l’incrocio delle rotte di due aeroplani. E state attenti a non obliterare a casa il documento di viaggio, perché in realtà il biglietto del tram dovete timbrarlo sul tram stesso, e non dimenticarlo a casa!
  10. Abbi carattere anche se poi ti diranno che hai un cattivo carattere.
  11. Sii estremamente specifico, evita le occasioni di coinvolgimento in situazioni generiche, non chiare: rimetterle sui binari ti attirerebbe l’accusa di essere pedante o di avere un caratteraccio.
  12. Cerca di porti in grado di produrre risultati, di sapere fare bene il tuo mestiere.
  13. Cerca di riuscire a firmare il tuo lavoro.
  14. Non farti escludere, proprio perché sai fare e vuoi firmare quello che hai fatto.
  15. Attento ai sistemi assistiti: a gestire l’ordinaria amministrazione o a dividere la ricchezza sono capaci tutti. La professionalità serve solo se c’è necessità e volontà di produrre ricchezza.
  16. Attento ai sistemi eccessivamente politicizzati: per la divisione del potere non serve la professionalità che ti invito comunque a conseguire.
  17. Diffida delle novità in quanto tali, se non motivate da effettive nuove necessità di miglioramento.
  18. Cicerone, orazione pro Milone: "Cui prodest?"

    Cicerone, orazione pro Milone: “Cui prodest?”

    Ricerca sempre la motivazione che spinge ognuno ad agire (il famoso “cui prodest”, “cui bono”, a chi giova). Cioè: troppo spesso la gente cerca di capire le conseguenze di un fatto e dimentica di analizzare le ragioni che lo hanno determinato.

  19. Chiarisci a te stesso i tuoi obiettivi e finalizza onestamente ogni tua azione agli stessi.
  20. Se devi competere e sai nuotare bene, non accettare di misurarti nello sci alpino.
  21. Se ti accorgi che stanno per far votare una mozione contro la tua idea, chiedi una sospensione, esci dalla stanza, fai la pipì, lavati le mani e, rientrando, sii tu a proporla. Vincerai anche quella volta.
  22. Se altri realizzano come propria la tua idea e tu cerchi di riappropriartene, allora tu saresti anche un bravo manager, ma hai un tale cattivo carattere …
  23. Se vuoi difendere al meglio una tua idea, cerca di inquadrarla in un progetto completo ed articolato al fine di fare emergere la sua portata strategica. Se la controparte accetta di misurarsi sullo stesso terreno, allora vuol dire che stai operando in un ambiente moderno e professionale. Se ti dicono “Tutte chiacchere, quello che conta è il particolare di dettaglio del quale stiamo discutendo” … allora , se puoi, cercati altri compagni di viaggio.
  24. Quando gestisci un piano, ricordati che talvolta le sue fasi sono, nell’ordine: entusiasmo, perplessità, ripresa di contatto con la realtà, ricerca del colpevole, punizione dell’innocente, lode ad estranei.
  25. Se ti consigliano come agire “nel tuo interesse”, applica la mia sopracitata teoria del campo da tennis (v. prima, al n. 6): ringrazia, ma che ognuno torni nella sua metà campo e giochi come crede, lasciando a te la scelta di come battere la palla o di come rispondere alla battuta altrui.
  26. Non ti fidare di chi, con aria assorta e quasi sognante, magari accarezzandosi il mento e volgendo lo sguardo al cielo, si “lascia scappare” importanti riflessioni o ipotesi di soluzione relative ad un problema che ti riguarda o nel quale sei coinvolto, tipo :”Sto pensando se non sarebbe meglio…”. Infatti, se fossero riflessioni vere, se le terrebbe per sé. E invece, il più delle volte quelle riflessioni sono fatte ad arte per indurti a far tue le sue idee. Sono subdoli messaggi pubblicitari, promozionali, al limite della “pubblicità subliminale occulta”.
  27. Guardati anche da chi non parla mai e semplicemente ascolta, per due motivi: o è veramente molto intelligente ed astuto; oppure è stupido e quindi ugualmente “pericoloso”. Sappi infatti che nessuno assomiglia di più ad una persona intelligente di uno stupido che tace.
  28. Cerca di perseguire sempre contemporaneamente più soluzioni per lo stesso problema, ognuna come se fosse l’unica percorribile.
  29. Quando operi all’interno di una SpA, opera come se tu ne fossi il proprietario: con lo stesso amore e con la stessa attenzione.
  30. Di ogni tuo intervento, fanne un fatto seriale: cioè che ogni tuo intervento non sia un fatto isolato, ma l’occasione per organizzare la gestione dell’intera gamma di quel tipo di problema.
  31. Persegui, nell’ordine, l’efficienza (il rispetto delle regole) e l’efficacia (il raggiungimento dei risultati). Dante scriveva: “Scienza non fa, sanza lo ritener aver inteso”, non è apprendimento se non ricordi ciò che hai capito, cioè, non è lavoro se le tue azioni non producono risultati.
  32. Ricordati che i sofisti (non i surfisti, quelli sono un’altra cosa!) dimostravano una tesi ed il suo contrario: non erano in contraddizione con se stessi, ma si esercitavano a porsi dal punto di vista “degli altri”. Infatti una bottiglia può essere allo stesso tempo “mezza piena” e “mezza vuota”, e tu, nel constatarlo, non ti devi sentire minimamente disorientato.
  33. Ricorda che ogni contrapposizione dialettica ha sempre tre soluzioni: la tua, quella del tuo avversario e quella giusta.
  34. Non rinunciare mai al lato umoristico della vita.
  35. Se non sai il latino e vuoi usarlo nelle citazioni, attento agli accenti. “Dìvide et ìmpera” non si pronuncia “divìde et impèra”! Inoltre ricorda che “sine qua non” non vuol dire “siamo qua noi”; cum grano salis, non vuol dire “quando cresce il grano”; ed “in medio stat virtus” non equivale a “in Mediaset virus”. In ogni caso ti suggerisco il libro di De Mauri, “5000 Proverbi e motti latini” Edizioni Hoepli, Milano.
  36. th[5]Se hai messo a fuoco un problema e ne proponi la soluzione e i tuoi interlocutori la approvano ufficialmente, allora hai fatto carriera. Se la discutono e la bocciano, sei sulla buona strada. Se la ignorano o ti dicono che non hanno avuto il tempo di leggerla, vuol dire che stai per diventare un loro pericoloso concorrente. In questo caso, c’è chi dice che per far carriera devi far finta di non accorgerti di nulla. Altri, fra i quali io stesso, ti dicono: insisti cortesemente ma con fermezza perché la tua proposta sia verbalizzata con estrema precisione e discussa.
  37. Temi, evita e combatti la trasversalità. Talvolta infatti ti potrà capitare di notare che alcuni potenti non siano contenti nemmeno se tu dai loro ragione. La verità è che spesso le motivazioni vere che li spingono ad agire sono diverse da quelle ufficiali. Ciò può accadere perché purtroppo esiste un sistema a rete nascosta, trasversale appunto, che prescinde dagli schieramenti ufficiali dei partiti, delle correnti di pensiero, della concezione della morale comune, delle strategie aziendali ed è invece fondato soprattutto su di un sistema di interessi e di potere, ed in parte minore anche su di un sistema di comodi equilibri (quaeta non movère). Come e cosa fare in questi casi? Non è facile a dirsi. Occorre comunque darsi una calmata, smettere di agitarsi, di proporre e di proporsi, di assumere posizioni ferme, non perché si voglia o debba rinunciare a se stessi, ma perché prima occorre capire quali sono i reali intendimenti e le singole vere ed intime motivazioni di ciascun interessato, al fine di valutarne le possibili reazioni.
  38. Guardati dalle masse osannanti, dalle unanimità, dalle idee uniche  totalizzanti, se non altro perchè entro i grandi numeri più facilmente può nascondersi il male” (firmato: Premio Nobel Josif Broskij, “Il canto del pendolo”, Adelphi).
  39. Chiedere aiuto e ricevere consigli? No buono….
  40. Se contraddici pubblicamente un potente ed hai torto, ti può perdonare. Se hai ragione no.

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 Fine (per oggi).

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CULTURA E GIORNALISMO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Novembre, 2015 @ 11:08 am

Detto altrimenti: cultura, ovvero  “insieme delle conoscenze” – E giornalismo? Vediamo dopo … (post 2197)

Dice … quello sì che ha una gran cultura! Di solito si dice di un letterato, di uno studioso, di un filosofo, di uno scrittore. E invece anche il ciabattino, il muratore, l’operaio “non qualificato”, etc. tutti hanno la loro cultura, tutti sono uomini di cultura. Ognuno con il suo “insieme di conoscenze”.

thJPQ2TEVDDice … e del giornalismo, cosa ci dici? Ezio Mauro … è di questi giorni l’annuncio che lascerà la direzione di Repubblica.  Gli hanno chiesto: “Preferisce fare il direttore di un giornale o scrivere?” Risposta: “Scrivere”. E poi: “Cosa ci vuole per diventare un buon giornalista?” Riposta “Studiare molto ed essere intellettualmente curiosi”. Studiare molto. Ecco perché in questo post ho accomunato “cultura” e giornalismo. In questo caso però mi riferisco al significato più comunemente accolto di “cultura” ovvero a quell’insieme di conoscenze che deriva soprattutto dallo studio dei libri. Già, ma di quali libri? Io mi permetto di dire: i classici, la storia, la filosofia. Dice … ma a che serve conoscere i classici latini e greci? E qui lasciate che io mi rivolga soprattutto ai giovani. Ragazzi … quei libri … è un po’ come concimare bene il terreno della vostra mente. Magari non avrete sùbito frutti, ma un domani, un domani quando allo studio ed alle letture si sommeranno le vostre esperienze di vita, quasi improvvisamente sbocceranno i germogli della vostra comprensione, della vostra capacità di analisi critica, della vostra creatività, della vostra curiosità. Credetemi.

E poi … last but not least: voi … certe cose le saprete. Le altre .. le altre saprete dove andare a cercarle. E’ cultura anche questa.

E la curiosità? Be’ raga, quella o ce l’avete o no … oppure ve la fate venire!

 

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INFORMAZIONE, COMUNICAZIONE, FORMA, CONTENUTI,

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Novembre, 2015 @ 6:55 pm

Detto altrimenti: occorre distinguere ….                (post 2196)

(Questo post inizia così come finisce … avete presente certi film?)

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Non è tutto oro quel che riluce!

Sta ciascuno di noi preferire la concretezza dei contenuti alla retorica ampollosa e magnieloquente periclea, sullo stampo di quel Pericle “eterno”  (rieletto annualmente alla guida di Atene per trent’anni di seguito così da rimandare il pur dovuto rendiconto annuale!), di quel Pericle che lo storico  Tucidide (1), che pure lo ammirava fortemente, definiva capo di un sistema politico il quale “di nome era una democrazia ma di fatto, governato dal suo primo cittadino”, sottolineando con tale commento “il suo carisma per guidare, persuadere ma, soprattutto, anche manipolare la massa”.

Ora possiamo cominciare

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Dalla IT- Information Technology alla  ICT – Information Communication Technology. Ormai da anni si è evoluta in tal modo la cultura e la tecnica della gestione aziendale e in genere delle relazioni umane. Solo che certa politica pare non se ne sia accorta. Ma … innanzi tutto, cosa significano questi due diversi modi di relazionarsi? Presto detto.

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L’IT punta sulla trasmissione o acquisizione di informazioni: ognuno è solo trasmittore o solo ricettore. Un esempio: Il cittadino Tizio trasmette una sua esigenza alla politica. Punto. Il politico  Caio riceve una richiesta. Punto. Questa è informazione: i due flussi non dialogano. Al contrario, l’ICT punta al dialogo fra trasmettitore e ricettore. Dialogo, comunicazione, communis actio, azione comune. I diversi livelli o le diverse aree di uno stesso livello dialogano. Le decisioni nascono come frutto di un processo di condivisione dei problemi.

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“Se lo ha detto lui …”

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E poi c’è la forma, il modo. Spesso si sente dire “Importante è il modo con il quale si dicono le cose”. Ecco, concordo ma la mia attenzione è soprattutto attratta dai contenuti che vengono esposti o imposti. Mi spiego. Di taluno si dice che ha carisma, autorevolezza, fascino, che sa parlare, che sa attrarre su di sé consenso … spesso – purtroppo dico io – “a prescindere”. A prescindere dai contenuti, che invece devono prevalere sulla forma,

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In volo per assistere alla partita

Ma non basta spostarsi sul piano dei contenuti. Infatti vi sono “contenuti raccontati” e contenuti di azioni “effettuate”. 1992: mi trovavo in Germania quando vincemmo per 3 a 1  i mondali di calcio contro la nazionale tedesca. In quel tempo cambiò il governo tedesco. Io chiesi ai miei amici d’oltr’Alpe cosa pensassero del nuovo governo. Riposero: “Giudicheremo dai risultati”, ovvero – aggiungo io ora – dai contenuti concreti dell’azione di governo. Questa loro risposta in allora mi stupì: infatti noi Italiani eravamo (e siamo) abituati a giudicare ogni nuovo governo dai “contenuti raccontati”, ovvero dalle “promesse elettorali”. Loro, dai contenuti “realizzati”.

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thFL7K44OHQuindi fatti non parole. Si, dice, ma il “modo” con il quale le parole sono dette, dove è finito? Ecco qui, il “modo”: spesso dalla stessa persona sentiamo esporre molte verità assolute (quindi nessuna verità!) e promesse d’ogni tipo con un tono ammaliante, di superiorità, di supponenza, da sentenza “di Cassazione” che non lascia nessuno spazio a replica alcuna, a nessun ulteriore appello; oppure con frasi ad effetto, frasi allegoriche, frasi fatte, del tipo “Voi avete avvelenato i pozzi”  per significare che un ambiente sarebbe stato inquinato dall’interlocutore. Ecco, di fronte ad interlocutore di questo tipo io rimpiango certi  miei “vecchi” interlocutori d’affari iraniani (s’era al tempo dello Scià) la cui espressione  durante le trattative restava impassibile, tal che nulla potevi intuire se non i reali contenuti del messaggio che ti stavano trasferendo. Una impassibilità che non induceva ad interpretare la trattativa né in senso favorevole né in senso contrario. Quindi, nessun maestro dell’arte oratoria, bensì solo maestri delle cose concrete.

Infatti  un libro esiste non quando viene scritto ma quando viene letto. I contenuti veri possono solo esistere in quanto frutto di una comunicazione vera e non di una informazione unidirezionale. Infatti, per quanto buona e onesta quest’ultima possa essere, essa resta vittima della  mancanza di un confronto comunicativo: il che non dà alcuna garanzia che i fatti esposti siano realmente accaduti o possano essere prospettive credibili. Ecco perchè la cattiva politica che vuole distruggere la credibilità dei fatti della Buona Politica si sottrae al confronto comunicativo sui fatti. Detto ciò, in politica esistono fatti e parole; tesi aperte al confronto e tesi “ieratiche” (affermate “sacre” e quindi non discutibili); politici dei fatti e politici delle parole; politici aperti al confronto della comunicazione e politici-ammalianti-sirene-omeriche, autentici maestri dell’informazione unidirezionale, totalizzante e ideologica (ideologia= idea senza valenze comunicative)..

Sta ciascuno di noi preferire la concretezza dei contenuti alla retorica ampollosa e magnieloquente periclea, sullo stampo di quel Pericle “eterno”  (rieletto annualmente alla guida di Atene per trent’anni di seguito così da rimandare il pur dovuto rendiconto annuale!) (1), di quel Pericle  che lo storico  Tucidide (2), che pure lo ammirava fortemente, definiva capo di un sistema politico (3) il quale “di nome era una democrazia ma di fatto, governato dal suo primo cittadino”, sottolineando con tale commento “il suo carisma per guidare, persuadere ma, soprattutto, anche manipolare la massa”.

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(1) Fra i “fatti” di Pericle due guerre perse e l’eterna costruzione dell’Opera Pubblica Il Partenone, di concerto con l’architetto Fidia.

(2) Nell’ambito degli Studi sulla politica internazionale, Tucidide è considerato il padre del realismo politico. Solo che il suo “realismo politico” era basato sulla realtà della comunicazione fra i cittadini, ovvero sulla loro “comune” (sic) partecipazione democratica alla vita pubblica. Per contro oggi per real politik si intende il contrario, ovvero il prevalere della “sicurezza” o del “successo a prescindere”  sui valori della democrazia e della morale. Quindi il realismo politico di Tucidide è un valore positivo. La real politik odierna, negativo.

(3) la (cosiddetta, n.d.r.)  Repubblica Ateniese era un ICOD-Impero Coloniale Oligarchico Decimale (decimale = 300.000 sudditi di cui 30.000 cittadini di cui 3.000 ammessi alle assemblee di cui 300 presenti alle assemblee di cui 30 prendevano la parola in assemblea di cui uno solo decideva).

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TERRORISME: L’ITALIE EST A PROCHE DE LA FRANCE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 27 Novembre, 2015 @ 2:47 pm

Dit d‘une maniére semblable:  mais non gèographiquement!    (post 2197)

Deux courts e-mail:

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Italie, le ……

Bonjour mon ami! Je suis particulièrement proche de Vous, Votre famille et tous les Français et je suis sûr que mon pays serà avec la France dans cette nouvelle terrible guerre. Salutations les plus cordiales. Riccardo

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thLY55KXUFPadam, le  ….

Bonjour Riccardo! Ma femme et moi même sommes très touchés de votre message de soutien. Nous pensons malheureusement que cette guerre ne fait que commencer et qu’elle va nous  polluer la vie pendant de nombreuses années. L’incapacité de nos dirigeants à l’anticiper va nous coûter très cher. Encore un grand merci pour votre message d’amitié. Très amicalement. Votre ami.

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Mais avec les bandes de les ETE-Etats -Unie d’Europe!

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Mais … peut etre che le drapeau meilleur c’est cette ici! Que pensez-vous?

 .

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PAPA FRANCESCO IN AFRICA – E UN PO’ DI TRENTINO CON LUI …

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Novembre, 2015 @ 6:07 am

Detto altrimenti: ieri, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, da ieri il Papa è Africa. Francesco parlerà anche di questo …      (post 2196)

 

th27Q15M9HLe donne. Spesso “violentate”. Non dico “troppo” spesso perché potrebbe sembrare che non bisogna esagerare, ma che in una certa misura … quel legittimo jus corrigendi, chessaràmmai (!?). E poi virgoletto il termine “violentate”  perché non mi riferisco solo al primo significato che usualmente viene ricondotto a questo termine, ma a tutti – e sono tanti purtroppo – i tipi di violenza, da quelli “minori” (km a piedi per portare a “casa” – una capanna alla bell’e meglio! – qualche litro d’acqua nemmeno tanto limpida), a quelle “maggiori” quale lo sfruttamento sessuale, l’infibulazione o il vedere morire di fame e malattie i propri figlioletti. Francesco parlerà anche di questo.

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Da ieri e fino al 30 novembre Francesco è in Africa, primo Papa a visitare questo continente: si recherà in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. E ci sarà anche un po’ di Trentino con lui! Per comprendere meglio questa mia affermazione  vi chiedo, amiche lettrici ed amici lettori di queste mie sudate carte elettroniche, di andare a rileggere il post del 24 novembre 2014, ovvero l’intervista n. 24 dal titolo “Fabio Pipinato”. Grazie.

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Fatto? Bene. Ora possiamo proseguire. In Kenia Francesco visiterà il quartiere di Kangemi a Nairobi, una vasta baraccopoli di 100.000 abitanti. Poi, sarà a Enteebe, in Uganda, e visiterà un centro caritatevole e un santuario dei martiri cristiani. Nella Repubblica Centrafricana visiterà un campo profughi ed una moschea.

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Il Gruppo che opera con Pipinato: da sinistra, Andrea Lepore, Elisabetta Gardumi, Marinella Seidita, Gigi Moser, Gianni Ferrari, Marta Fontanari

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A Kangemi esiste una comunità della Suore Dimesse che lavora da anni con le ex prostitute. Questa comunità è diretta da Suor Ida Lagonegro (Kenya da quarant’anni!) la quale è stata aiutata anche dalla Cooperazione sia trentina che altoatesina, come testimonia Fabio Pipinato, Presidente dell’ IPSIA del Trentino (IPSIA – Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli – l’organizzazione non governativa delle ACLI creata a livello nazionale per progettare iniziative di cooperazione internazionale ed esperienze di associazionismo popolare). Altro aiuto Suor Ida ha ricevuto dalla Fondazione Fontana.

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Suor Ida ha ricevuto l’incarico di confezionare, assieme alle sue sarte, l’abito che il Papa indosserà per la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa di San Giuseppe che è sita al centro della baraccopoli di Kangemi. Una delle cento baraccopoli che attorniano la Capitale Nairobi e che purtroppo è conosciuta per lo spaccio e consumo di droga. E non si tratta solo del vestito del Papa ma di tutti i vestiti di almeno 300 preti e 60 Vescovi che converranno per il grande Evento!

Il Trentino ha sostenuto per diversi anni non solo Suor Ida ma anche tutti i progetti di sviluppo sociale attorno al Monte Kenya; a partire dalla città di Nyahururu. Ricordiamo tra i principali “Saint Martin” che con i suoi sei programmi sostiene il welfare di una provincia grande come il Trentino ed il pluripremiato progetto di riforestazione Tree is Life (albero è vita) ideatore de la “stufa che cova le uova” (1). Tutti i volontari trentini che hanno lavorato per questi progetti così come anche le Missioni di Valutazione ONU sono stati ospiti di suor Ida Lagonegro. Ora lo sarà anche il Papa.

This is Trentino too, il Trentino è anche tutto ciò …!

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 (1) Chi fosse interessato a maggiori dettagli, oltre quelle che può trovare sul mio citato post – che invito nuovamente ad andare a rileggere – può telefonare direttamente all’amico cooperatore Fabio Pipinato al 349 8574780

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LA NAVE DI TESEO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 25 Novembre, 2015 @ 6:47 am

Detto altrimenti: Elisabetta Sgarbi lascia la Bompiani e fonda una nuova società editrice       (post 2195)

Duemila-cento-novanta-cinque post, non sono pochi … dal dicembre 2011. Infatti, mai come in questi anni, io – uomo in pensione e quindi “libero”, e libero non in quanto io possa  fare ciò che voglio, ma libero in quanto  “ho la possibilità di scegliere cosa fare fra tutto ciò che la vita ti offre,” avendo cioè alternative diverse – tutte lecite secondo l’ordinamento giuridico e la morale corrente – mai come in questi anni,  dicevo, ho potuto dedicarmi alla lettura  e quindi a riflettere e quindi a  scrivere.

thHGSO83GRE leggendo leggendo, non mi poteva sfuggire il fatto che di fronte alla politica espansio-monopolistica della Mondadori, la quale attraverso acquisizioni (anche di pezzi della Bompiani) si avvia a dominare il 40% del mercato (rendendo semplicemente ridicoli i confronti fra i vari Autori per l’ottenimento di premi letterari), Elisabetta Sgarbi abbia lasciato la direzione generale della Bompiani per fondare una nuova società editrice indipendente, alla quale partecipa, fra tanti altri nomi illustri, tale Umberto Eco (scusate se è poco!).

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thFLGQSZIOUna nuova editrice: “La nave di Teseo”, ovvero la nave Argo con la quale gli Argonauti di Apollonio Rodio hanno compiuto il loro periglioso viaggio alla ricerca del Vello d’Oro (“Le Argonautiche”, mio post del 18 febbraio 2015), ovvero il viaggio alla ricerca del successo. E il successo che ricercano i nuovi Argonauti è quello di riuscire a far emergere opere valide rispetto ad opere meno valide ma sostenute dalla (troppo) grande “Mondazzoli”, neologismo coniato da Umberto Eco, il quale ha inteso fondere “Mondadori”  con “Rizzoli” ma nel quale i più maliziosi intravedono anche  un termine dialettale romanesco … senza offesa, s’intende!

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Artemide (Diana per i Romani) era anche la Dea della Libertà …

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Ma ecco che la penna … ops, la tastiera mi prende la mano, i tasti si “premono” da soli e continuano a scrivere: è proprio così,  ve lo giuro, non è colpa del mio sistema nervoso centrale, ovvero di una mia scelta cosciente, ma di una “intelligenza innata” – e non mi sto dando da solo dell’ “intelligente” nel senso comune del termine, ci mancherebbe altro! – “intelligenza innata” – dicevo – che è semplicemente un quid presente in ognuno di noi: il desiderio di Libertà, Libertà che deriva dal pluralismo (e non dal monopolismo), pluralismo che ti consente di operare delle scelte, il che significa essere libero. Liberi quindi, Argonauti, salpate a caccia del successo!

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2° prova_16La nave, il viaggio, il coraggio della sfida: Ulisse oltre le colonne d’Ercole, Dante nell’aldilà … solo per citare due illustri viaggiatori-esploratori: e solo per questo coraggio, per questo loro desiderio di Libertà, i nuovi Argonauti meritano tutto il nostro apprezzamento. E quindi da libero velista del mare, del Garda, del pensiero e della penna qual io sono,  auguro il miglior “Buon Vento!” a questa nuova Argo e ai suoi Argonauti: “Mollate la cima dell’ormeggio! E buona fortuna, rari nantes in gurgite vasto!”

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AUTONOMIA- ANATOMIA TRENTINA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 24 Novembre, 2015 @ 8:28 am

Detto altrimenti: sulla scia dei tre post sull’Anonimo Ateniese …  (post 2194)

 

 

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La prima autonomia amministrativa  “regionale” in Italia  è stata quella concessa da Maria Teresa d’Austria al Granducato di Toscana, allorchè  lo “regalò” al novello sposo Duca di Lorena, per consolarlo del fatto che da imperatrice aveva concordato la cessione del Ducato di Lorena regione alla Francia.

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Ma veniamo a noi. L’Autonomia dell’Alto Adige è “heimat” appartenenza, origine. “Questa è la terra ch’io toccai prima” … citava quel tal poeta (Omero?), ovvero la terra dove egli era nato, ricordando l’uso antico di far toccare la terra al neonato, quale segno di reciproca appartenenza. Autonomia, quindi come una sorta di “jus soli generazionale”.

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Questa “autonomia” ricorda un po’ per certi aspetti, se mi è consentito fare questo accostamento, l’ autòs-nomos, ovvero la capacità/volontà/diritto di darsi le proprie leggi del popolo ateniese, così come era analizzata e criticata da un oppositore di quella democrazia, il famoso Anonimo. L’ Anonimo Ateniese, un esule del quale attraverso i secoli ci è pervenuta una articolata critica di tale sistema di governo, criticato non in quanto tale, bensì in quanto “governo chiuso di classe chiusa” (quella del popolo della marineria ateniese, ovvero della unica rete dell’epoca, quella delle rotte marittime), basato su “idee chiuse”, ovvero su ideologie che altro appunto non sono che idee che non dialogano se non con se stesse (v. tre miei recenti post sull’argomento).

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L’ideologia  è una malattia. La si riconosce – ad esempio – se gli appartenenti ai diversi partiti politici leggono solo la stampa propria, per rafforzarsi nelle proprie ideologie peraltro già radicate, anziché aggiornarsi anche sulla stampa “altrui” anche per eventualmente aprirsi alle idee altrui. G.B. Shaw affermava: “Se noi due abbiamo una mela ciascuno e ce le scambiamo, alla fine ognuno di noi avrà pur sempre una sola mela. Ma se ognuno di noi due ha un’idea e ce le comunichiamo, alla fine ognuno di noi avrà due idee”.

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thV2BUL2TFE in Trentino? Qui da noi Autonomia è piuttosto “essere uniti da un ugual sentire” con la particolarità che questa identità di sentimenti non è chiusa su se stessa bensì aperta verso l’esterno, ovvero  animata da idee (non da ideologie!) che sono tali solo ed in quanto istanze aperte al dialogo. Ecco, a mio sommesso avviso, la differenza fra la nostra Autonomia e quella del Sud Tirolo. E aggiungo: la prima apertura che trasforma una ideologia in una idea è quella verso i vicini della porta accanto.

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thPTXA715OTraslando il discorso sul piano della politica, anzi … della Politica, la prima manifestazione dell’Autonomia Trentina, è una qualità la quale, ad un esame superficiale, potrebbe sembrare l’opposto del concetto di “autòs” (faccio da solo), ovvero è la civile e rispettosa apertura al dialogo, al confronto, alla comunicazione, ad iniziare dagli appartenenti  al tuo stesso partito per arrivare ai partiti altri rispetto al tuo, alle idee altre rispetto alla tua. Quindi … comunicazione, confronto, dialogo “inter pares”. Ciò non esclude che all’interno di agglomerati umani esistano persone con una particolare autorevolezza, ovvero dotate di una qualità che ognuno si dà da solo. Tuttavia occorre evitare che l’autorevolezza si trasformi in autoritarismo.

th9685VCOQDel resto anche in agglomerati meno “nobili” di quelli politici, quali quelli del mondo delle SpA – tanto per fare un altro esempio – un capo è tale non perché è autoritario, ma perché, forte della sua autorevolezza, conduce i suoi collaboratori alla reciproca comunicazione, a pensare “autonomamente”, li fa crescere, lascia loro spazio per quel mix ideale per ogni tipo di sviluppo civile, e cioè potere+ responsabilità, non pretendendo infine di essere l’eterno insostituibile. Ma questa è un’altra storia …

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