PAROLE IN POLITICA: DEMOCRAZIA, MAGGIORANZA E AUTONOMIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 21 Dicembre, 2015 @ 7:21 amDetto altrimenti: pensando e ripensando, si affinano i concetti    (post 2226)
Le parole. Don Lorenzo Milani in “Lettera ad una professoressa†scriveva che “le parole sono pietreâ€: occorre maneggiarle con cura perché se ti sfuggono di mano possono fare del male. Le parole sono anche la rappresentazione di realtà , impressioni, volontà , etc. insomma, esistono in quanto rappresentano qualcosa. Esse poi, in quanto tali, sono anche strumento di informazione unilaterale e di informazione reciproca ovvero di comunicazione (spesso di sentimenti). Esse si sono “formate†nel tempo come tali. Tuttavia, nel tempo, è cambiata la “portata†del veicolo “parolaâ€. Vediamo qualche esempio.
La parola “demagogoâ€Â 2500 anni fa indicava il “capo politico della fazione popolareâ€. Oggi essa indica chi vuole diventare capo delle folle ammaliandole con proposte strumentali e, pur di giungere al potere, sobilla il popolo con la promessa di appagare ogni sua aspettativa.
La parola Democrazia (demos, popolo; kratè, potere). 2500 anni fa indicava innanzi tutto “il potere sul popolo†da cui “demokratorâ€, chi esercitava il potere sul popolo: quindi anche un tiranno. Come secondo significato (assunto dalla classe dei possidenti esclusa dal governo) la parola indicava, denunciandolo, “il potere quasi violento del popoloâ€. Solo successivamente il termine ha significato qualcosa che più si avvicina al significato odierno della parola.
Democrazia e maggioranza. Oggi molti associano i due concetti di “democrazia†e “maggioranza†il che non è. Infatti noi occidentali pretendiamo di esportare nel mondo la nostra “democraziaâ€, che però è quella di una minoranza di paesi ricchi che utilizza la maggior parte delle risorse del pianeta a danno di una maggioranza, formata dal resto della popolazione (povera) del mondo. In realtà , la contrapposizione non è fra maggioranza e minoranza, ma fra “possidenti†e “non possidentiâ€.
Obiettivo di un partito politico che si ispiri ad una “democrazia sostanziale†quindi, non è (solo) aumentare il numero degli iscritti, ma aumentare il numero dei “possidentiâ€, ovvero il numero di coloro che ancora non possiedono – innanzi tutto – un bene strategico (= indispensabile e insostituibile): la prospettiva di un futuro dignitoso.
Democrazia oggi. Essa è un “valore in fieri†ovvero un qualcosa cui tendere, un’utopia nel senso di un qualcosa non ancora (pienamente) realizzato. In tal senso è un bene. Ma se per contro si pretende di vederla pienamente realizzata – il che è impossibile, in quanto essa è il Bene Assoluto, e quindi non raggiungibile pienamente – si corre il rischio di cadere nella consapevolezza della sua non raggiungibilità piena e quindi di ripiegare verso il suo opposto: la dittatura che può essere “politica†o anche solo “di un mono pensieroâ€.
In tal senso si esprimeva Rousseau il quale pensava che la migliore forma di governo fosse quella che ponesse la legge sopra gli uomini, ma poiché egli riteneva ciò irrealizzabile, non vedeva che altro sbocco di una soluzione opposta, ovvero il dispotismo più arbitrario (solo che poi – pensando a Caligola e a Nerone – aggiungeva che avrebbe voluto che tale despota fosse Dio!).
Democrazia e il suo contrario. Da qui una considerazione attuale (“sull’attualità â€): chi si sente legibus solutus cioè al di sopra delle leggi, di fatto è già un tiranno. E ciò avviene quando non si rispettano le leggi (illegalità immorale) o – peggio – quando ci si comporta come se le leggi non esistessero, nemmeno avendo la percezione che le si stia violando (illegalità amorale). Ma per essere “tiranni†non è necessario essere capi politici. Infatti esiste anche una tirannia quotidiana, di piccoli atti violenti contrari al cosiddetto “diritto dei privatiâ€, come i comportamenti di chi non rispetta o anche solo dileggia le decisioni e le prescrizioni di una qualsiasi assemblea (ad esempio condominiale); di chi – come Demostene – dileggiava e aggrediva chi non la pensava politicamente come lui; di chi cerca di eludere la coda davanti ad uno sportello; di chi parcheggia l’auto occupando stalli anziché uno solo; di chi, essendo addetto ad un pubblico servizio, lascia che il proprio telefono squilli per decine di minuti prima di accettare di rispondere all’utenza.
Democrazia e Autonomia. Possiamo notare come la Democrazia abbia due caratteristiche in comune con la nostra Autonomia: 1) ovvero l’essere Democrazia e Autonomia dei Beni “Comuni†in quanto entrambi “costruiti†con l’apporto iniziale di tutti. 2) L’essere due Beni “In fieriâ€, in quanto utopici, ovvero Beni non “ancora†raggiunti. E quell’ “ancora†durerà sempre, il che non significa doversi arrendere di fronte all’impossibile, ma, al contrario, comporta in capo ad ognuno il dovere morale di aumentare ogni sforzo per il loro conseguimento: quotidianamente, da parte di ognuno.
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POLITICA DI GUERRA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Dicembre, 2015 @ 1:23 pmDetto altrimenti: oggi come nel passato   (post 2225)
La storia si ripete. Nel mondo dell’antica Grecia la politica era soprattutto se non esclusivamente politica di guerra:  fare o non fare questa o quella guerra. Atene, famosa, colta, esemplare (“portata ad esempioâ€) vinse molte battaglie (per soggiogare le città -isole alleate) ma perse guerre disastrose (Siracusa; Egitto), fini a perdere l’ultima (Sparta), che le si rivelò micidiale.
In allora a decidere erano  i cittadini a pieno titolo (politico) ovvero solo i maschi, nati in Atene da due genitori ateniesi, in grado di armarsi da soli e quindi di combattere. Poi la piena cittadinanza fu allargata ai marinai, motore della flotta. Quando poi Atene si trovò sull’orlo della disfatta totale, cercò di allargare la cittadinanza a tutti, schiavi compresi. Inutilmente.
Oggi, purtroppo, la politica torna ad essere una politica di guerra. E i “cittadini†di allora, oggi sono i “cittadini†del mondo, ovvero gli Stati armati. La guerra. Le guerre. Molte fatte per “esportare la libertà e la democraziaâ€. Niente di più ipocrita (ma questa è un’altra storia). Le guerre si sa le decide la politica. E la politica decide le guerre politiche (interne a se stessa) e quelle con le armi (esterne a se stessa).
Dice … ma la politica è espressione della maggioranza, quindi è una espressone “democraticaâ€, quindi va bene così. Eh, no, non è così semplice la cosa. Non usiamo, vi prego, il termine “democrazia†il quale – storicamente – era stato coniato ed utilizzato dalle classi dei possidenti non al governo per connotare in senso negativo la forza e la violenza di un governo “popolareâ€. Già allora la vera antitesi non era ( e non è, n.d.r.!) fra maggioranza e minoranza, ma fra ricchi e poveri. Anche oggi, nel mondo, non governa a maggioranza (i poveri) ma la minoranza (i ricchi). Aspirare all’estensione di questo metodo come “esportazione della democrazia†significa riportare di fatto il termine lessicale al suo significato originario di “governo della violenzaâ€: questa volta dei ricchi. Nei fatti: esportare violenza.
Infatti, purtroppo anche continua la contrapposizione fra persone/Stati ricchi e sempre più ricchi e persone/stati poveri e sempre più poveri. Oltra agli Stati ufficiali poi vi sono gli “stati occulti†ovvero i poteri economici finanziari trasversali (ma anche questa è un’altra storia).
Sta di fatto che in un sistema del genere ove le maggioranze in quanto tali non contano poiché molto spesso non hanno i mezzi per esercitare un potere “effettivoâ€, “efficace†(che porti risultati concreti), spesso emerge il princeps, ovvero il politico dotato di carisma, capacità retorica, autorevolezza (o lo Stato dotato delle armi più forti), il quale si pone a capo di una democrazia formale – principato effettivo. Non parlo di “tirannide†solo perché a questo termine oggi noi ricolleghiamo automaticamente arresti, processi sommari, violenze fisiche d’ogni tipo, mentre è “tirannide†anche quella di chi rimane al potere per un numero indefinito di anni (Pericle raggiunse quasi il trentennio) ed anche chi tratta i propri avversari politici da una posizione di pregiudiziale superiorità politica tacciandoli, come li tacciava Demostene, di tradimento ed invocando per loro la bastonatura, fisica (Demostene, Mussolini) o “politica†che essa possa essere.
Come si esce da tutto ciò? Be’ io ho socraticamente posto il problema: alla soluzione ci pensino persone assai ben più preparate  di un povero blogger …
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UNA COMICA FERROVIARIA …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 20 Dicembre, 2015 @ 8:07 amDetto altrimenti: … di chi usa sempre e solo l’auto          (Post 2224)
Come sono cambiati i treni dai tempi miei! Pensate un po’ … ho potuto fare il biglietto da casa, con il computer: un successo! Mai avrei creduto di essere tanto bravo … che lo sapete anche voi che “ai miei tempi†questi cosi non esistevano! Già … dovevo andare a Bologna a pranzo da mio figlio … sì, mio figlio: ormai è grande, lavora in quella città in un’importante Gruppo: “Papà , dai, lascia stare l’auto … è più sicuro: la nebbia, il traffico …â€. Ed io l’ho voluto accontentare.
Solo che … come ci vado alla stazione? Con il taxi? Ma se hai la fermata del bus sotto casa! E allora scendi, vai a vedere gli orari. Detto, fatto: ore 08,29. Il Trento è alle 09,10, il tragitto per la stazione è breve. Ma … e i biglietti? Vai all’edicola dei giornali ed è fatta. Come sei bravo!
La mattina. Con la moglie, pronti  per tempo, ci presentiamo alla fermata alle 08,15. Alle 08.20 accorgo che ho dimenticato il telefonino in casa. Lascio miei guanti a Maria Teresa e corro a prenderlo: infatti è pur vero che ho stampato gli estremi del biglietto, ma ci tenevo a poter mostrare al controllore avere il “biglietto elettronico†sul telefonico, una figata da niente! Scendo in strada alle 08,25 in tempo per vedere passare l’autobus. Lo rincorro, lo raggiungo alla fermata alle 08,26. Maria Teresa stava parlando con l’autista: “Ma lei è in anticipo …â€. “Si, vabbè, ma tanto io per ripartire aspetto l’orarioâ€. Io salgo alle 08, 27. L’autista riparte con due minuti di anticipo sulla tabella di marcia. No buono.
“Maria Teresa, per favore, dammi i miei guantiâ€. “Ne ho uno solo, l’altro dev’essermi caduto di mano alla fermataâ€. Peccato, ci tenevo tanto ….
Arriviamo alla stazione con larghissimo anticipo. Comperato il giornale si va al marciapiede. Scendere e salire le scale con una valigia piena di vini trentini Doc non è cosa da poco. Entriamo nella saletta d’aspetto. Un giovane ci guarda. Noi lo salutiamo. Poi Maria Teresa pensa che potremmo andare ad aspettare il treno nei locali del bar. Usciamo dalla saletta. Paziente, addomesticato, mi accingo a rifare discesa e salita di scale con 20 litri di vini-regalo al seguito. Poi rifletto: “Ma … scusa, abbiamo già fatto colazione, che ci andiamo a fare al bar� Giusto. Rientriamo nella saletta. Il giovane di prima, essendo rimasto solo, si era stava concedendo una sigaretta. Come noi entriamo, lui esce.
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Il guanto perso. Un pensiero costante. Un’idea! Telefono ad una condomina amica: “Scusa, scenderesti mica in strada a vedere se trovi un guanto …?†“Si, vadoâ€. Dopo un po’: “Trovato!â€. Bene, grazie! Ora sono tranquillo … purchè nel frattempo io non perda l’altro!
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Annuncio ritardo, cinque minuti (da Bolzano, già cinque minuti? Che bravi!): ma a Verona i minuti per la coincidenza scendono a sette! Speriamo bene! Ad Ala i minuti di ritardo sono saliti a otto. Il terrore corre sul filo. Passa la Capotreno: “Senta, per favore, avvisi il collega che ci aspetti…â€. “Si certo, siete in tanti …†Poi l’altoparlante ci informa che troveremo la coincidenza al binario 10. Bene.
In treno, breve colloquio con una Moldava sulla Transinistria. Ne parlerò fra qualche post.Â
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Bologna. All’arrivo mio figlio ci attende alla stazione, lato “strageâ€. Fa sempre impressione, quell’orologio fermo all’ora dell’esplosione. Tralascio i dettagli della festa familiare, dell’ottimo pranzo a base di pesce e vini superdoc.
Si torna in stazione. Binario 16: e chi se lo sarebbe aspettato? I binari sono al terzo piano sotto … scale mobili, pareti in acciaio, luci “spazialiâ€: per le Frecce (già , abbiamo prenotato un treno diretto, superveloce, il Roma-Bolzano, paghi un posto e ne ricevi due!), hanno interrato i binari: uao! Una figata! In meno di due ore siamo a Trento, a casa un minuto prima delle 21.00. Questa volta: ebbrava Trenitalia! Che differenza da quando, nei miei film, viaggiavo clandestino nei carri bestiame!
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PAROLE IN POLITICA: DEMOCRAZIA E AUTONOMIA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 19 Dicembre, 2015 @ 6:39 amDetto altrimenti: tentativi di riflessione …                     (post 2223)
Don Lorenzo Milani in “Lettera ad una professoressa†scriveva che “le parole sono pietreâ€: maneggiate male, possono sfuggirti di mano e ferire qualcuno! Ma le parole sono anche la rappresentazione di  realtà , impressioni, volontà , etc. insomma, esistono in quanto rappresentano qualcosa.  Esse poi, in quanto tali, sono anche strumento di informazione unilaterale e di informazione reciproca ovvero di comunicazione (spesso di  sentimenti). Esse si sono “formate†nel tempo come tali. Tuttavia, nel tempo, è cambiata la “portata†del veicolo “parolaâ€. Vediamo qualche esempio.
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La parola “demagogoâ€.  2500 anni fa indicava il “capo politico della fazione popolareâ€. Oggi essa indica chi vuole diventare capo delle folle ammaliandole con proposte strumentali e, pur di  giungere al potere, sobilla il popolo con la promessa di appagare ogni sua aspettativa.
Democrazia ieri  (demos, popolo; kratè, potere). 2500 anni fa indicava innanzi tutto  “il potere sul popolo†da cui “demokratorâ€, chi esercitava il potere sul popolo: quindi anche un tiranno. Solo come secondo significato la parola indicava “il potere del popoloâ€, ovvero un qualcosa che più si avvicina al significato odierno della parola.
Democrazia oggi. Essa è un “valore in fieri†ovvero un qualcosa cui tendere, un’utopia nel senso di un qualcosa non ancora (pienamente) realizzato. In tal senso è un bene. Ma se per contro si pretende di vederla pienamente realizzata – il che è impossibile, in quanto essa è il Bene Assoluto, e quindi non raggiungibile pienamente – si corre il rischio di cadere nella consapevolezza della sua non raggiungibilità piena e quindi di ripiegare verso il suo opposto: la dittatura che può essere “politica†o anche solo intellettuale, ovvero  “di un mono pensieroâ€.
In tal senso si esprimeva Rousseau il quale pensava che la migliore forma di governo fosse quella che ponesse la legge sopra gli uomini, ma poiché egli riteneva ciò irrealizzabile, non vedeva che altro sbocco di una soluzione opposta, ovvero il dispotismo più arbitrario, solo che poi aggiungeva che avrebbe voluto che tale despota fosse Dio (1).
Da qui una considerazione attuale (“sull’attualità â€): chi si sente legibus solutus cioè al di sopra delle leggi (e del pensiero altrui) di fatto è già un tiranno. E ciò avviene quando non si rispettano le leggi (illegalità immorale) o – peggio – quando ci si comporta come se le leggi non esistessero nemmeno avendo la percezione che le si stia violando (illegalità amorale).
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Ma per essere “tiranni†non occorre essere capi politici. Esiste anche una tirannia quotidiana, di piccoli atti violenti contrari al cosiddetto  “diritto dei privatiâ€, come i comportamenti di chi non rispetta o anche solo dileggia le decisioni e le prescrizioni di una qualsiasi assemblea (ad esempio condominiale);  di chi cerca di eludere la coda davanti ad uno sportello; di chi parcheggia l’auto occupando stalli anziché uno solo; di chi, essendo addetto ad un pubblico servizio, lascia che il proprio telefono squilli per decine di minuti prima di accettare di rispondere al Cittadino; del titolista di un giornale che attraverso l’apposizione di un titolo strumentale o  tagliando il tuo scritto,o accostandogli una foro sviante, snatura la portata del tuo messaggio.
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Tornando alla Democrazia, possiamo notare come essa abbia due caratteristiche in comune con la nostra Autonomia: 1) l’essere Democrazia e Autonomia dei Beni “Comuni†in quanto entrambi “costruiti†con l’apporto iniziale di tutti. 2) L’essere anche Beni “in fieriâ€, in quanto utopici, ovvero Beni non “ancora†raggiunti. E quell’ “ancora†durerà sempre, il che non significa doversi arrendere di fronte all’impossibile, ma, al contrario, il dovere morale di  aumentare ogni sforzo per il suo conseguimento: quotidianamente, da parte di ognuno.
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(1) con questa citazione non sto inneggiando allo Stato teocratico, ci mancherebbe! Infatti occorre distinguere: la nostra religione è Creazione e Resurrezione. Essa poi  “ha” una morale (ad esempio il “non fare agli altri etc.”  regoletta che – fra l’altro – era già presente alcuni millenni prima nel Codice Hammurabi). Detto ciò, non è “teocrazia” apprezzare al massimo grado i contenuti assolutamente laici, quali quelli della solidarietà , della pace, dell’accoglienza, del rispetto reciproco, del rispetto della natura, dell’equa distribuzione delle risorse e della ricchezza del mondo, etc. quando essi sono alla base della “politica” di un Papa (Francesco), il quale, non dimentichiamolo è sì anche Vescovo di Roma, ma è anche a capo di uno Stato Estero quindi, sotto questa veste, anche  laico. Che poi io lo definirei Papa Chiropratico, nel senso che non solo combatte le malattie (del mondo) a, ma cerca in tutti i modi di prevenire ed impedire il loro manifestarsi.
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“IL MISTERO TUCIDIDE†DI LUCIANO CANFORA
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Dicembre, 2015 @ 9:03 amDetto altrimenti: Graecia capta, ferum victorem cepit …  (post 2222)
La Grecia. Se ne parlava tanto fino a poco tempo fa, poi più nulla. Si vede che siamo in tutt’altre faccende affaccendati. Eppure a questa Grecia noi dobbiamo molto, da 2500 anni. Infatti la Grecia, conquistata dai Romani, a sua volta li conquistò con la sua cultura. Cultura che vuol dire insieme di conoscenze, sensibilità , desiderio di sapere, esperienze. Ed io che grazie ai miei genitori ho avuto la fortuna di fare studi classici, da vecchietto mi rituffo nella Grecia classica per una più consapevole lettura, interpretazione, trasposizione ai giorni nostri di esperienze storiche.
Tucidide, “mens  storica e politica†del tempo, ci narra la Guerra del Peloponneso (431-404 a. C.)  fra Atene e Sparta ma soprattutto le vicende politiche in Atene, culla della “democrazia oligarchica†(questa definizione è mia, n.d.r.). La guerra dl Peloponneso fra due potenze coloniali fu una guerra totale, mirata all’annientamento dell’avversario, non alla conquista di una rotta, di una costa, di una città . E alla fine la vinse Sparta con l’aiuto delle finanze persiane, salvo poi fare guerra alla Persia e vedere la propria flotta annientata da quella persiana guidata da un ammiraglio ateniese, il quale, sempre con le finanze persiane, ricostruì le mura di Atene che gli Spartani avevano distrutto . Se non è “politica†questa!
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Su questo “disvalore†dei comportamenti dell’umana politica, Canfora torna anche in un’altra sua opera, “Esportare la libertà – Il mito che ha fallitoâ€, quando di ricorda i continui spregiudicati voltafaccia delle “grandi potenze†d’ogni tempo, portate combattere chi fino a poco prima avevano rifornito di armi e viceversa. Altro che la pace separata dell’Italia alla fine della seconda guerra mondiale!
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Ma torniamo alla Guerra del Peloponneso. Durante questo periodo si succedettero in Atene diverse forme di governo, il cui avvicendarsi fu caratterizzato dalle uccisioni di individui di volta in volta giudicati “inidonei†(sic) e – la cosa che più mi ha colpito – dal silenzio del popolo e dalle stesse accondiscendenti votazioni suicide dell’Assemblea degli Ateniesi di fronte al colpo di Stato dei 10 consiglieri, che individuarono i 5000 cittadini “in grado di pagarsi le proprie armiâ€, che cooptarono – metodo tipico dell’oligarchia – il Consiglio dei  400, fino alla irruzione armata di costoro nell’Assemblea democratica dei 500 (che erano stati democraticamente scelti per sorteggio), fatti uscire dall’aula dopo avere ricevuto, ognuno, la liquidazione che oggi definiremmo “per il reinserimento nella vita lavorativaâ€.
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Ma relativamente a Tucidide …  perché  si parla di “mistero� Perché non se ne riesce a seguirne del tutto le tracce: in che misura presente in Atene a fianco degli oligarchi? Esule dopo la loro caduta? Autore della critica alla democrazia Ateniese a firma del famoso “anonimo� Ma soprattutto, ucciso da Senofonte (quello delle Anabasi) che avrebbe inteso  appropriarsi del suo piano di lavoro sulla Guerra del Peloponneso, per poi trasferirne dati e stile nel proprio secondo libro delle Elleniche, il quale, guarda caso, assomiglia in tutto e per tutto alle opere di Tucidide (conservatore illuminato)  molto più che non a quelle del super conservatore gretto e retrogrado Senofonte?
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Ci sarebbe materia per un romanzo-giallo-storico-letterario. Chi se la sente?
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GIOVANI, ABBIATE SEMPRE LA VISIONE D’INSIEME!
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Dicembre, 2015 @ 7:20 amDetto altrimenti: non vi accontentate delle percezioni sensoriali …   (post 2221)
L’esempio che porto è sempre lo stesso: dall’alto di una scogliera avete la visone d’insieme del mare e nessuna percezione sensoriale. Man mano che scendete fino ad immergervi in acqua, la visione d’insieme diminuisce fino ad annullarsi e la percezione sensoriale aumenta fino a farvi sentire il sapore del sale sulle labbra.
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Analogamente, cercate di inquadrare ogni evento all’interno della sua categoria ed ogni categoria all’interno delle altre categorie. Altro esempio: se vi dicono che una nuova linea ferroviaria è necessaria perchè “di lì passa il 30% dl trafficoâ€, fatevi dire quanto è il 100% e se tale valore negli anni è in crescita o in diminuzione (inquadramento di quel singolo evento all’interno della propria categoria). E ancora, se quegli stanziamenti sono realmente prioritari rispetto alle esigenze di altri settori (ad esempio, la difesa idrogeologica del suolo ( inquadramento di quella singola categoria all’interno dell’intero sistema di tutte le categorie).
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Un segnale che deve porvi in allarme contro la pretesa di chi vuole negarvi una visione d’insieme, spesso è l’espressione del volto di chi vi sta parlando. La fronte è aggrottata, lo sguardo rivolto verso l’alto, una mano a sorreggere il mento … quasi a trarre ispirazione da pensieri lontani, da calcoli assai complessi, accessibili solo a pochi eletti, roba per pochi, non certo per voi che dovreste accontentarvi di quel po’ di percezione sensoriale che vi sta concedendo.
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E invece no. Giovani, siate curiosi, esigenti, studiate, riflettete, indagate, chiedete, non abbiate paura di dichiararvi insoddisfatti, di poter essere giudicati i rompiscatole di turno. Dichiarate socraticamente (1) di “sapere di non sapere†e subito dopo “che volete capire e sapereâ€. Qualche post fa (“Cultura e giornalismoâ€, del 30 novembre) citai una frase di Ezio Mauro: “Per fare il giornalista occorre molto studio e molta curiosità â€. Ecco, giovani, studiate e siate curiosi intellettualmente, non solo se volete fare i giornalisti, ma se volete essere consapevoli partecipi della vostra stessa vita.
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(1) Nell’antica Grecia Socrate fu condannato a morte perché “corrompeva i giovaniâ€, ovvero perchè li incitava a scoprire la verità . Perchè poi  i “suoi” giovani – così “corrotti” – avrebbero potuto infastidire i monopolisti della visione d’insieme, insomma … parliamoci chiaro …
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IERI, 16 DICEMBRE 2015 …
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Dicembre, 2015 @ 7:32 amDetto altrimenti: giovani, diversamente giovani, anziani  (post 2220)
Il 6 dicembre scorso ho compiuto il mio quarto anno di blogger. La data mi è sfuggita per l’impegno che ho avuto al capezzale della mamma di mia moglie, poi mancata il 13 scorso alla veneranda età di 95 anni. Ma la vita, ovviamente, continua. E per me inizia a continuare la mattina presto, perché sono bonorif, ovvero – traducendo l’espressione dialettale trentina – sono uno molto mattiniero.
Quattro anni, 1.461 giorni di vita scritta per un totale di 2.208 post, alla media giornaliera di un post e mezzo al giorno e di un totale di poco più di un commento (pubblicato, spam esclusi) in media a post. Gli esperti mi dicono essere un bel traguardo, del che li ringrazio.
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Bonorif, dicevo. E alzandomi presto, la prima cosa che faccio è sorseggiare un caffè e accendere te, mio amatissimo compagno di scrittura … sì, proprio te, mio computer, per vedere quanti lettori il giorno precedente si sono collegati con le mie sudate carte elettroniche. Ed ecco ieri il record di “ascoltiâ€: 346 lettori attivi in una giornata!
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E allora mi sono detto: come “celebrare†sia pure in ritardo di qualche giorno questo compleanno di un “giovanissimo blogger† e questo record di ascolti? Ecco … ci sono: con un pensiero per i giovani. Infatti, anche se il prossimo 3 febbraio prossimo io, acquario, compirò ben 72 anni, oltre che essere un giovane nonno (della splendida Sara, da 5 anni), sono anche un giovanissimo blogger, non ti pare, amato PC? Ma …. bando alle premesse e veniamo al sodo: largo ai giovani!
I giovani, il futuro. Ogni società è composta da 1) giovani; 2) diversamente giovani, 3) anziani.
Gli appartenenti alle due ultime categorie hanno la stessa età ma i diversamente giovani, fra i quali io mi onoro di appartenere sono coloro che cercano di far crescere i giovani, di trasmettere loro la propria esperienza, di sorreggere il sellino della bicicletta della loro vita, dopo averne tolto le rotelline, felici quando si accorgono essi che sanno procedere da soli, in sicurezza. Gli anziani sono coloro che frenano la crescita dei giovani, li strumentalizzano, li ingannano, che non vorrebbero mai togliere le rotelline dalla ruota posteriore delle loro biciclette. Tutto qui.
A riprova della mia auto collocazione nella seconda categoria (quella dei diversamente giovani), termino rimandando le mie lettrici ed i miei lettori a rileggere, all’interno della categoria dei vari post denominata “Giovaniâ€, il post n. 1998 del 20 novembre 2015 “Istruzioni per l’uso della vita lavorativa dei giovani che hanno già un lavoro†il quale sua volta riprende (copia) un analogo post del 28 settembre 2012 “Per i giovani che stanno lavorandoâ€. Ovviamente non è “vietato†che leggiate anche gli altri articoli postati in questa categoria.
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Dopo, care giovani lettrici e giovani lettori, a voi il giudizio: se vorrete confermarmi o escludermi dalla mia attuale categoria di appartenenza, accetterò la vostra sentenza. Vi ringrazio.
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S’IO FOSSI FOCO … (UN NUOVO GIOCO PER LE MIE LETTRICI ED I MIEI LETTORI)
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Dicembre, 2015 @ 7:49 amDetto altrimenti: maledetti toscani? Ma no …  solo un Nuovo Gioco!      (post 2219)
… no, amici, non voglio “ardere lo mondoâ€, e ci mancherebbe altro! Solo che Cecco Angiolieri mi vien bene per dire “S’io potessi costruire il Trentino come vorrei …†ovvero  un nuovo gioco. Ecco, per Natale regaliamoci anche noi adulti un gioco, proviamo a giocare come quando eravamo bambini: “Io ero …. tu eri … questo giardino era il mio fortino … tu volevi ….†Insomma, come quando attribuivamo ruoli a persone e a cose, ottimi sceneggiatori in erba, anzi, in erbetta appena spuntata.
E allora dai, giochiamo! Il gioco  si chiama “Il Trentino come vorreiâ€. Le regole sono semplici: ogni giocatore deve scegliere un ruolo per se stesso e dichiarare quale sarebbe l’ambiente entro il quel intende agire.
Vi faccio alcuni possibili esempi:
- “Io ero il Presidente della Giunta Provinciale …â€
- “io ero un leader politico…â€
- “io ero un grande industriale …â€
- “io ero un importante investitore straniero …â€
- “io ero una persona dedita al volontariato …
- etc.â€
Per agevolare la comprensione delle regole del gioco, sempre  a mo’ di esempio, vi faccio vedere cosa farei io se avessi scelto per me il ruolo di azionista di maggioranza assoluta di una grande società , la Trentino SpA. Per prima cosa, convocherei il CDA-Consiglio di Amministrazione e metterei in votazione alcune proposte (che verrebbero approvate perché ovviamente nel CDA io potrei contare sulla maggioranza assoluta dei voti):
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le linee strategiche della società devono essere individuate dal CDA sulla base delle eccellenze che la stessa può esprimere: natura, arte, ricerca, turismo, fiere e congressi, scuole superiori, etc..;
- le linee strategiche devono essere contenuto in due pagine arial 12 e devono essere a base della redazione del piano strategico:
- il piano strategico deve esser redatto dall’ Amministratore Delegato sentita la Direzione Generale, e quindi sottoposto all’ approvazione del CDA;
- il piano strategico può contare anche sulla finanza eventualmente bloccata per più anni, ove quelle priorità non siano più tali rispetto ad eventuali nuove emergenze;
- il piano strategico deve essere triennale scorrevole, ovvero rinnovato ogni anno.di tre anni in tre anni;
- il piano strategico deve affrontare nell’ordine i quattro aspetti: umani, strategici, patrimoniali, finanziari;
- il piano strategico deve essere selettivo, ovvero stabilire delle priorità : non deve prevedere che si faccia tutto e subito;
- il piano strategico non deve mirare a migliorare l’esistente ma ad ottenere il miglior risultato possibile;
- il piano strategico deve essere contenuto in dieci pagine arial 12;
- dopo l’approvazione del Piano Strategico, la Direzione Generale distribuisce a cascata compiti, poteri e responsabilità secondo un budget annuale;
- il rispetto delle linee strategiche viene controllato da me. Indi ogni organo superiore controlla l’operato dell’organo inferiore;
- in capo ad ognuno il potere è sempre unito alla responsabilità (e viceversa);
- in caso di forti mutamenti del contesto esterno, il CDA aggiorna le linee strategiche ed il processo di programmazione riparte.
Un altro esempio: un secondo giocatore potrebbe dichiarare di essere un leader politico e di volere attuale una politica di respiro che guardi al futuro, che rispettasse i valori del percorso politico, che tenesse conto del percorso già fatto, del popolarismo, della democrazia, che innovasse, che caratterizzasse l’idea politica, etc..
Ora, fissiamo una data entro al quale i giocatori possono intervenire: ecco, diciamo il 31 gennaio 2016. Dopo tale data la parola spetterà alle lettrici ed ai lettori i quali entro il successivo mese di febbraio 2016 potranno votare il loro concorrente preferito. Il concorrente che avrà ricevuto più voti, entro  il 15 marzo 2016  sarà dichiarato vincitore. A tutti coloro che avranno votato sarà riservata – previo loro assenso – la menzione del prprio nome nel blog. Il vincitore riceverà la statuetta del POP-SUS, Premio Oscar Provinciale per lo Sviluppo Umano Sostenibile e – previo suo assenso – la menzione del suo nome nel blog.
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Gli interventi di ogni giocatore partecipante rimarranno anonimi, contrassegnati da un nome e da un numero: ad esempio “Giuseppe 12” e  dovranno essere contenuti in massimo 25 righe arial 12. L’Amministratore del gioco si riserva la facoltà di eventualmente sintetizzare ogni intervento.
Buon gioco e buona fortuna a tutte e a tutti!
P.S.: indovinate un po’ qual è la mia squadra di calcio del cuore …
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La politica è politica
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Dicembre, 2015 @ 6:10 pmDetto altrimenti: la politica è Politica             (post 2218)
“Le prove e le conferme che la politica è politica si susseguono sotto i nostri occhi ogni giornoâ€. Così scriveva Benedetto Croce al termine della seconda guerra mondiale, volendo esprimere un giudizio negativo sulla politica.
Anche oggi  – da tempo e da molti - molto comunemente si dice che la politica è in crisi. E quando la politica è in crisi la gente “salta†le istituzioni politiche e si rifà direttamente ad un leader di propria fiducia. Il che non è il massimo della democrazia.
E invece no: talvolta, per fortuna, oggi la politica è anche Politica (la lettera maiuscola non è utilizzata a caso). Infatti ciò avviene ove le assemblee della Politica siano molto frequentate e soprattutto quando ai turni elettorali le percentuali siano elevate.
Inoltre, la politica diventa Politica quando la “politica singolaâ€, che pure è naturale che possa prendere le mosse anche da un’Idea singola, sia trasformata dai continuatori o dagli eredi dell’Idea iniziale in una Politica Comune (comune= costruita con l’apporto di tutti), liberandosi  la libera capacità espressiva dei cittadini.
Ciò si realizza ove la Politica percorra infaticabilmente il territorio per decine di migliaia di km; promuova e gestisca decine e decine di incontri di ascolto della popolazione; si ponga  come catalizzatore della estrinsecazione delle esigenze di politica, sociali ed economiche di ognuno e non come indicatore di aspirazioni obbligatoriamente conformi ad un pensiero unico. Infatti la Politica non può essere espressione di una “unanimità acclamanteâ€, ma di un ascolto e quindi di un confronto pacato e puntuale, rispettoso della voce e dell’idea altrui.
La Politica, è fatta di contenuti ed anche – si sa – di un po’ di sana retorica, la quale è indispensabile per la raccolta del consenso. Tuttavia la retorica non deve prevalere sulla sostanza, non deve impedire il confronto sui singoli punti del programma politico e di governo, sulla valutazione dei risultati concreti già conseguiti.
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L’idea, le idee poi … da taluno è stato detto che  la politica di numeri può nell’immediato prevalere sulla Politica vera, quella delle idee. Ma la politica delle idee senza il sostegno dei numeri resta la politica dell’idea, di una sola idea, il che mal si concilia con una interpretazione popolare del fare Politica.
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Ugualmente la politica non deve essere la politica delle frasi fatte, delle frasi ad effetto, del parlare per immagini, o quanto meno, queste forme espressive non devono prevalere sulla rappresentazione “nuda e cruda†dei risultati ottenuti e dei programmi futuri: in sintesi, non devono affossare la formulazione di un pensiero serio e concreto che si vuole porre sul tavolo di una vera comunicazione, ovvero della communis actio, ovvero dell’azione comune e quindi popolare.
Riferendomi all’azione utilizzo il termine “popolare†e non il termine “democratica†perchè il popolarismo è storicamente (ed anche attualmente) più comprensivo della “democraziaâ€, termine che richiama il demos, ovvero ciò che storicamente era una sola parte dell’intero popolo.
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Una ultima considerazione proprio sulla “coerenza e sulla logicità â€. Infatti sbaglierebbe chi accettasse di aderire a percorsi mentali incoerenti e quindi illogici, come quelli che avrebbero la pretesa di invertire il rapporto logico che intercorre fra una Idea Madre e una sua Idea Figlia.
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INCONTRI: SAM FLOREANI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Dicembre, 2015 @ 11:31 amDetto altrimenti: dall’Australia con passione …… (post 2217)
Una vita, una passione, una professione. Sam, un po’ australiano ed un po’ italiano. Inglese perfetto, italiano “velocissimoâ€. Anni 30; altezza 1.85; peso: 85 kg; aspetto: simpatico; stato civile: sposato con 2 bimbi; professione: dottore chiropratico; studio: Via S. Caterina, 94/C – I 38062 Arco TN. Ci siamo incontrati in una delle tante serate dell’Accademia delle Muse a Trento, luogo ove ognuno di noi esprime “l’arte suaâ€, ovvero racconta ciò che sa fare, ciò che ama: letteratura, pittura, sport, hobby, viaggi, musica, canto, arte del navigare a vela, etc.. Sentendolo parlare mi ha innanzi tutto convinto di una cosa: che Papa Francesco sia un Papa chiropratico, ovvero che cerca come prima cosa di prevenire il male, piuttosto che limitarsi a lottare per combatterlo quando il male si è manifestato. Questa considerazione mi ha indotto a chiedere a Sam una intervista. Ha accettato.
Sam, questa intervista è duplice. Infatti riguarda una vita ed un lavoro. Ed allora iniziamo con la vita. Sam, come è successo che tu sei un po’ australiano ed un po’ italiano?
Il mio papà è italiano. E’ nato in Friuli e ho sempre desiderato tornare in Italia per cercare le mie radici. Amo la cultura italiana perché essa ama la vita! “La vita è bella†disse qualcuno! Ma la ragione più vera è che dopo il mio matrimonio, mia moglie ha espresso il desidero di vivere un po’ all’estero ed essere immersi nella vostra fantastica cultura.
Come mai ti sei indirizzato agli studi (e quindi alla professione) della Chiropratica?
Provengo dal cuore dell’Australia, vicino a Ayres Rock (la montagna rocciosa rossa nel centro del Paese) nella quale sono cresciuto con la cultura aborigena che crede profondamente nelle antiche energie che regolano il mondo. Sono cresciuto quindi credendo che noi non siamo solo degli esseri “fisiciâ€, ma al nostro interno vi è un incredibile potere che attraversa la nostra vita, la nostra salute e felicità . La Chiropratica è l’unica professione che mi ha dato la possibilità di esprimere questa spiritualità e vedere nei miei pazienti dei fantastici risultati.
Mi descrivi brevemente la scienza della Chiropratica?
La Chiropratica è una terapia naturale, delicata, efficace e sicura utile per bilanciare il sistema nervoso e il corpo attraverso specifiche tecniche impiegate sulla colonna vertebrale solo attraverso l’uso delle mani. Quando il corpo è in equilibrio e il sistema nervoso funziona al massimo delle sue potenzialità si raggiunge un alto livello di salute e di benessere. Noi crediamo che assieme all’esercizio fisico, ad una buona alimentazione e a altri tipi di terapie naturali, la Chiropratica possa essere un importante elemento per la riduzione dei sintomi e per vivere una vita ben equilibrata. Che l’interesse di ognuno sia lo sport, la famiglia o il lavoro, il fatto che il Chiropratico possa sintonizzare il sistema nervoso  offrirà alla persona un vantaggio sicuro e naturale per sentirsi al meglio.
Vi è differenza fra come la chiropratica viene interpretata in Italia rispetto a paesi esteri? se si, rispetto a quali?
La Chiropratica non è molto conosciuta in Italia. Basti pensare che qui ci sono solo 290 Chiropratici e 60 milioni di persone e in Australia per esempio 4500 su una popolazione di 19 milioni. Nella maggior parte dei casi i Chiropratici sono visti in modo meccanicistico, come i “dottori del mal di schiena o del torcicolloâ€. Noi invece utilizziamo la colonna vertebrale come strumento per raggiungere un ben più altro obiettivo: la connessione dell’uomo a livello fisico e spirituale. Nel mondo non sono ancora molte le persone che la concepiscono in questo modo, ma il loro numero sta crescendo ogni giorno di più.
Quando conviene concedersi il beneficio di una cura chiropratica?
Sempre… non si è mai troppo giovani o troppo vecchi. Quando si ha un sistema nervoso, vale sempre la pena fare un controllo per sintonizzarlo al meglio e permettere la massima funzionalità del corpo.
Chiropratica nelle scuole: “Bambini, state eretti, su quelle spalle, state diritti ….â€. Un po’, sia pure inconsapevolmente, la chiropratica si pratica da sempre nelle scuole. Vi sono Paesi nei quali la chiropratica è spiegata nelle scuole?
La Chiropratica è spiegata in alcuni Paesi come per esempio in Australia e in America, non solo per una questione di postura, però, ma soprattutto per capire l’importanza della colonna vertebrale nella sua funzione di struttura che deve proteggere il sistema nervoso e il midollo spinale, così delicato e di massima importanza per l’ efficienza di tutte le nostro funzionalità .
Non sarebbe utile proporre alla Provincia Autonoma di Trento brevi corsi di formazione per gli insegnanti?
Sarebbe il mio sogno per la nostra comunità , ci abbiamo provato, ma ad oggi non abbiamo ancora trovato la chiave di volta che ci può permettere di fare questo importante cambiamento.
Sam, ora fatti una domanda tu stesso. Domanda e risposta, ovviamente!
Qual è la lezione di vita più importante che ho imparato finora? Abbiamo tutti sentito l’espressione “Attiriamo ciò che pensiamo.†E questo è vero fino ad un certo punto. Il pensiero ovviamente inizia nel cervello. E il cervello è lo strumento più potente che possediamo, ma è solo uno strumento. Il nostro vero potere proviene dal nostro io, quello che io chiamo “intelligenza innataâ€. Questa “intelligenza innata†è ciò che coordinata qualsiasi cosa ed è il direttore d’orchestra. Imparate ad ascoltare il vostro io. Tutto il resto seguirà .
Ok, Sam,  this’s all, but I cannot help myself saying you’re also a clever  philosopher! Thank you very much indeed!
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