GEOLOGIA DI UN PADRE di Valerio Magrelli, ed. Einaudi

pubblicato da: Mirna - 16 Luglio, 2013 @ 12:13 pm

E’ strano come per un po’ di tempo io sbagliassi il titolo di questo libro: ero convinta fosse “geografia di un padre” pensando a titoli analoghi come geografia dell’anima, sicura com’ero che l’analisi del rapporto padre-figlio si svolgesse per estensione di confini, strade aperte come in una sorta di mappa del cuore. Mi accorgo invece dopo la lettura delle prime decine di pagine dell’esatto titolo “geologia”. E
c’è differenza: qui si va scavando in profondità estrema nella terra e nelle pietre, nelle ossa e nella “paleontologia” di un rapporto viscerale..

Lavoro fortissimo, sofferto, di una bellezza tragica da leggere con emozione, epifanie condivise e quelle sensazioni struggenti che tutti noi “figli” abbiamo provato.

Valerio Magrelli, classe 1957, ha raccolto per anni appunti sulla figura del padre… – e ce lo immaginiamo attento, ammirato e timoroso osservatore di un padre enigmatico, un “iroso anti-eroe”- e dopo la sua morte quei foglietti cominciano a “strepitare”.

“Sapevo” scrive “ che ogni voce era una gola che domandava cibo. Sapevo che ogni richiamo era come un filo, il bandolo canoro di un’infinita matassa di storie.”

Diviso in 83 capitoletti (il numero degli anni vissuti dal padre) questa biografia autobiografica ci regala immagini vividissime di episodi e
stati d’animo di un padre dal quale certamente l’autore ha assorbito il suo modo d’essere, la sua spietata onestà nei confronti della vita e della morte, un fondo di tragicità classica tipica forse di noi eredi della classicità greca. Non è un caso che la copertina illustri Polifemo che divora un greco, ma si potrebbe “leggere” come un padre che divora il figlio.

“Mia madre, me stessa” leggevamo noi ragazze tempo fa ritrovando nel filo parentale la stessa visione del  mondo pur in una eventuale identica disuguaglianza.

Magrelli ci dice “mio padre, me stesso”. Si sente indelebilmente scolpito dal padre , si sente la “carta moschicida del suo ricordo.”

Pur raccontandoci la sua famiglia d’origine come “priva di collante” e che in certe meste vacanze dell’infanzia lo fanno sentire smarrito
ciò che emerge sempre è la figura del padre posseduto o dall’ira o dalla noia, una persona mercuriale, metamorfica ma che gli dona  momenti di raro e commovente affetto.

Un padre che nei rapporti con il mondo si comporta da maschio-alfa rispondendo con grinta ad ogni “aggressione” soprattutto per un senso di giustizia.

O che mostra un’ira funesta contro una confezione di biscotti che non si apre (come lo capisco!) tanto da calpestarla, sbriciolarla e annientarla con cieco furore. Sentimento che si travasa nel figlio quando con la stessa rabbia cieca “ucciderà” la stampante che per
l’ennesima volta non ha funzionato.

Scrittura colta, forte, immaginifica, quasi mitologica e che diventa pura poesia tragica nel ricordo degli ultimi giorni di vita del padre. Il figlio vuole “divorare” i suoi  ultimi istanti, respirando il suo respiro, introiettando ogni suo gesto. Momenti di straordinaria illuminazione e drammaticità quando gli taglia la maglia per via dell’altissima febbre e gli sembra di far emergere da un baccello l’immagine della vecchiaia e dell’ineluttabile allontanamento. E durante il decorso degenerativo del Parkinson l’autore riesce finalmente a penetrare nella corazza difensiva che il padre aveva eretto per proteggersi, finalmente lo può conoscere a fondo e diventare lui padre di suo padre.

Ed ecco il desiderio di rievocarlo, di farlo rivivere…

”Perché? Forse perché mi manca. E’ come se soffrissi per la mia morte…Io l’ho perso, nella stessa maniera in cui lui ha perso me. E’ come se avessi perso, per un lutto riflesso, una parte di me.”

Un accorato omaggio al genitore, un bisogno di amore, di radici solide, di identità o meglio ancora una necessità di sentirsi esistere.

Romanzo bellissimo, finalista al Premio Campiello.

2 Comments »

ALL’OMBRA DEI FIORI DI JACARANDA di Rosalba Perrotta, ed. Salani

pubblicato da: Mirna - 12 Luglio, 2013 @ 5:30 pm

 

Leggere un romanzo con il sorriso sulle labbra è un piacere che auguro  a tutti.

Certamente Rosalba Perrotta ha un delizioso senso dell’umorismo perché la  storia di Arabella -  in parte autobiografica, io credo -  benché affronti temi esistenziali importanti, rimane sempre su un tono lieve e colorato.

Come un fiore di jacaranda. Non è un caso che ad un certo punto Caterina, la severa governante  che dirige la casa dove Arabella vive, da
“triste cipresso “ sempre un po’ depressa con i libri di Carolina Invenizio appresso  si trasformi grazie all’amore in una  gioiosa jacaranda .

Soltanto per un po’ perché le vicende si ingarbuglieranno. Certo è che il suo personaggio è uno dei più esilaranti del racconto accanto al nonno che teme che i comunisti presto friggeranno tutta la nobiltà siciliana..

Rosalba Perrotta è veramente abile nel presentarci un excursus storico sociale degli ultimi settant’anni entrando anche nella vita spicciola delle persone ricordandoci piccole usanze, parole, films, canzoni dimenticati.

Penso di essere coetanea o quasi dell’autrice percio’ ho ritrovato con sorpresa oggetti, mode, desideri comuni.

L’Italia grazie alla radio, al cinema e poi alla televisione si era veramente unificata nel desiderio di andare avanti, imparare, cambiare.

Come dimenticare il fungo cinese che negli anni Cinquanta troneggiava sulla madia nella mia cucina? Orribile ammasso gelatinoso immerso in un’acqua che poi si doveva bere perché benefica al massimo!

O l’esposizione del corredo delle future spose, da Catania… a Carpi dove ricordo avevo ammirato con occhi esterrefatti dozzine di lenzuola ricamate, asciugamani di Fiandra, tovaglie per dodici, tovagliette per il tè…pronti per il matrimonio di Brunella ed io immaginavo la mia amica , sedicenne come me, con il grembiulino in cucina a preparare il pranzo, mentre io sognavo ancora di diventare scrittrice come Jo
March e di andare a New York. Mia nonna Bianca invece mi spingeva a cercare il “moroso”, anzi un certo corteggiatore che avevo – bruttino, con un gran naso  e che balbettava un po ’- le piaceva molto. E subito si affrettò a comprarmi un paio di lenzuola bianche in
pelle d’uovo, conservate per molto tempo in solitudine in un baule in soffitta.

Diciamo dunque che il lei motiv di questo romanzo di formazione è una considerazione sul matrimonio, tappa obbligata per ogni donna fino a qualche decennio fa.

Arabella che conosciamo bambina nella casa nobiliare di Catania che guarda il mare e l’Etna è orfana ed è ospitata dalla zia Colomba, vedova e ricchissima che viaggia, si diverte e ricerca soltanto la joie de vivre. E può permetterselo sia per la ricchezza materiale sia per il suo carattere libero, sereno, gioioso. Ciò dà luogo a maldicenze tra le signore catanesi; divertente apprendere i modi di dire siciliani.

Arabella desidera affetto e pensa a se stessa con compatimento, si sente sola e brutta. E infatti’ rimasta zoppa dopo l’incidente dove ha perso entrambi i genitori.

Ma gli anni passano e la zia nella sua “disattenzione attenta” le fa frequentare un moderno e trasgressivo collegio svizzero dove può maturare gli ideali di libertà, giustizia sociale, l’amore per la cultura e la passione per l’Inghilterra.

Insieme ad Arabella andiamo nella swinging London , viviamo la moda del momento.

Ci soffermiamo sul grande dilemma: matrimonio come unico scopo della vita o realizzazione individuale? O entrambe?

E l’amore che importanza ha nella vita di una persona?

Che deciderà Arabella ormai laureata e diventata assistente all’Università? Desidera l’amore come tutti, ma che cosa avrà in serbo per lei il destino?

Con uno stile accattivante la scrittrice, che ha insegnato Sociologia alla Facoltà di Scienze Politiche di Catania, ci conduce attraverso la nostra recente storia regalandoci una leggerezza particolare nell’approccio alla vita.

Libertà, ironia e disincanto non necessariamente ad uso dei ricchi (come i protagonisti della storia) ma di tutti quanti non si fanno imprigionare dai pregiudizi, dai luoghi comuni dall’aridità di una vita senza sogni.

E se non si ha una jacaranda lilla in giardino… la possiamo far nascere in noi con la fantasia e certamente con la lettura!

2 Comments »

CRONACHE ESTIVE

pubblicato da: Mirna - 8 Luglio, 2013 @ 8:47 pm

CRONACHE ESTIVE

 

Non so per voi, ma per me l’estate è sempre “un mondo a parte” dalla mia solita vita di pensionata cittadina, dedita alla lettura, al blog, alle Pr dentro e fuori casa, alle capatine nei negozi, al cinema e a tutte le piacevolezze di vivere in una città come Trento.

Da metà giugno alla fine d’agosto rientro nel mondo dell’entroterra ligure dove “boschi e riviere” si incontrano in modo ravvicinato e dove la vita di un fresco paese di mille anime ti modifica le abitudini e un po’ anche i pensieri.

Mi sento “resettata”: le sinapsi rinfrescate, le ansie sdrammatizzate, sto ritrovando la lentezza di un tempo quotidiano che sembra maggiore. Il televisore non funziona ancora, la posta elettronica neppure, riesco almeno a scrivere su una chiavetta e poi spedire qualche post al nostro Blog grazie al Pc di Stefania e Grazia . Se gli amici mi leggono possono comunicare attraverso il Blog.

Ma i LIBRI non mancano mai. Anzi me ne arrivano alcuni da recensire come “All’ombra dei fiori di Jacaranda” di Rosalba Perrotta. Mi sembra avvincente, ho iniziato alcune pagine e non vedo l’ora di continuare. C’è una bambina che vive in una bellissima villa in  Sicilia presso l’allegra e libera zia Colomba…credo mi piacerà e presto scriverò il post.

Dove leggo? Dipende dal sole, dal caldo, dalle ore. Già descrissi l’anno scorso il mio giardino a fasce, molto piccole,: la prima è una terrazza pavimentata che si apre dalla cucina. Ci sono tavolino, ombrellone, sedie , il gelsomino e le surfinie. La seconda ha un grande albero di cachi, il casotto degli attrezzi, glicine, rose, ma è scomodo da fermarcisi, il terreno pende verso la staccionata azzurra. Questa piace molto a Mimilla che vi trova lucertole e affini…La terza, quella più in alto è il mio angolino per la lettura intensa ah…  mi sono accorta che le campane non ripetono più due volte l’ora! Opera del sindaco o del parroco o dei borzonaschini?.

 

La mia pasticceria Macera è sempre più attiva. I suoi mitici biscotti, le “ruette” vanno a ruba, ogni domenica turisti vi si fermano ed escono con enormi vassoi di leccornie. Anche il gelato è buonissimo e quest’anno ci sono anche i nuovi gusti al pinolo e alla caramella Mou. Quasi tutte le mattine Grazia ed io vi beviamo il caffè e parliamo delle nostre letture.

Mi chiedo: ma che cosa farò – oltre a leggere e parlare con Grazia – per due mesi a Borzonasca? Qualche volta scendo al mare, faccio un giretto per Chiavari. Poi ci sono le passeggiate nei dintorni, e poi?

Stefania è partita per Spoleto per un ennesimo concerto, dopodichè dovrà tornare ancora un po’ a Stoccarda. Ed io e Mimilla?

Assaporiamo il tempo come fosse un gelato dal sapore  rinnovato. Ogni estate mi sento diversa, scopro particolari importanti su cui la mia attenzione si sofferma: il colore delle nespole, le arance selvatiche che danno un po’ di succo, i fiori secchi della camelia che non riesco mai a vedere sbocciare, poc’anzi, dopo un temporale, ho notato due lumachine, mamma e figlioletta risalire il muro.

Non sono neppure le 18, è tornato il sole dopo la tempesta ed odo veramente “augelli far festa”.

Il tempo sembra raddoppiare.

4 Comments »

LA PRINCIPESSA DI GHIACCIO di Camlla Laeckberg

pubblicato da: Mirna - 4 Luglio, 2013 @ 10:29 am

LA PRINCIPESSA DI GHIACCIO di Camilla Lackberg

 

Estate. Tempo di letture particolari: leggere, impegnative, a tema. So che Daria che sta navigando lungo le coste della Puglia legge Conrad! Che meraviglia!

Io nel mio giardinetto montaliano  (di cui vi parlero’ nel prossimo post)( e peccato che da questa postazione Pc non possa inviarvi le foto del “rovente muro d’orto”, del glicine in fiore, delle nespole che stanno maturando, ecc) leggo beata nell’aria satura di profumi di gelsomino e alloro.

“La principessa di ghiaccio” e’ un romanzo giallo sapientemente intrecciato con una storia d’amore e con le vite a tutto tondo di molti personaggi secondari e non.

E’ quindi una lettura gradevolissima, scevra dagli orrori di spiegazioni troppo specifche, da anatomopatologi.

Una bella donna viene assassinata nella vasca da bagno dove rimane per una settimana imprigionata nel ghiaccio, date le temperature di una casa con la caldaia rotta. Perche’ siamo in Svezia, in inverno.  E’ bellissima nel suo “sarcofago” di ghiaccio e qualcuno che la ama, la va a trovare e accarezzare nella sua morte algida.

Ci sono tanti segreti del passato da scoprire che vengono lentamente  srotolati e che coinvolgono mote persone del piccolo villaggio di pescatori di Fjalbacka.

Alex era bellissima, misteriosa, amata. Chi puo’ averla uccisa?

E’ cio’ che si domanda la sua amica d’infanzia, Erica, la protagonista vera della storia. E’ lei che vuole conoscere a fondo il perche’ la loro amicizia  era finita improvvisamente,  anni prima. Ora a 35 anni Erica desidera capire e scrivere,-perche’ e’ una scrittrice- cosa e’ successo alla sua  bellissima amica bionda.

Preparatevi perche’ qui sono tutti  biondi con gli occhi azzurri!

Tranne Patrick il poliziotto onesto, simpatico, da sempre innamorato di Erica che haocapelli e occhi castani.

La storia d’amore che finalmente si accende tra Erica e Patrick e’ molto carina ed avvincente Entrambi dipo delusioni amorose stanno giungendo al loro “porto” affettivo erotico.

Ed entrambi cercano la verita’ sulla morte di Alex.

Tutto questo in una Svezia invernale che pero’ non e’ cupa come in altri romanzi gialli scandinavi, qui l’inverno da’ una sorta di pace luminosa e di pausa nei conflitti interiori, uno sprone alla ricerca del proprio se’ e di cio’ che si vuole.

Intorno un microcosmo di altre personaggi delineati a tutto tondo, per cui piccole storie di vita sono incuneate nel “plot”.

Gradevolissima lettura, del 2010, edizioni Mondadori.

Ne ho un altro sul comodino della stessa autrice…ma altri libri sono pronti per la lettura …e poi aspetto quelli di Grazia!

 

Leggete intanto nei commenti a lato cio’ che Cinzia consiglia, ricordate l’evento di Pergine di cui ci parla Giuliana Savelli.

E scrivetemi sul blog, Alice mail qui funziona poco e niente.

Abbracci da Borzonasca.

4 Comments »

CRONACHE DI…BORZONASCA

pubblicato da: Mirna - 29 Giugno, 2013 @ 2:13 pm

Alfine siam giunte nella frescura del paesello tra i due fiumi. Mimilla e’ rivitalizzata all’istante: lo sguardo verde che gia’ cercava uccellini e farfalle, il dorso fremente dai nuovi e vecchi odori, e finalmete si e’ rimessa a mangiare con golosita’.

E noi logorate dalla bolla africana vissuta nell-appartamento di Trento abbiamo respirato a pieni polmoni l’aria buona satura di verde.

Mi aspettano  i due mesi estivi, quello spazio temporale che si ripete da quasi quarant’anni e che io sento come se avessi due vite e due tipi di abitudini.

Certamente il filo conduttore rimane la lettura, qui goduta sotto il nespolo o il pruno, o sulla terrazza di fronte alle surfinie.

Gia’ Grazia ed io  abbiamo parlato degli ultimi libri e presto procederemo agli scambi e alle impressioni.

Stamattina ho fatto la passeggiata al Taglio, il sentierino che taglia la collinetta che circonda Borzonasca. Solo un gatto e due farfalle arancioni e silenzio e fiori di tutti i colori. Mi sembra che i pensieri si risistemino dopo un periodo di fatica e routine.

L’impressione che ogni anno ricevo da questo luogo e’ quello di una giostra sulla quale io posso lentamente risalire e riprendere la mia vita dell’estate precedente senza percepire nessun cambiamento. Ma v raccontero’, ora devo andare con Stefania a Zoagli per un suo concerto…

Scrivete delle vostre letture e confrontiamoci.

“La distesa estate” e’ stagione propizia…

A presto…

1 Comment »

PIETRE E ONDE di Alessandra Cenni

pubblicato da: Mirna - 24 Giugno, 2013 @ 1:02 pm

Mi piace molto questa autrice. Di lei ho letto, e lo troverete sul Blog, “Cercando Emily Dickinson” e “In riva alla vita” la biografia della poetessa Antonia Pozzi.

Ma questa volta  Alessandra Cenni ci porta in Liguria con Nietzsche. E nei luoghi che io presto raggiungerò per l’estate. Il mio mare estivo, che dista 15/ 20 chilometri da Borzonasca, è fatto di onde e pietre. Siamo nel Golfo del Tigullio dove le mie amiche liguri  Grazia e Renata passeggiano spesso ricalcando le orme del filosofo tedesco. E mi raccontano delle bellezze di Camogli, di San Rocco, Punta Chiappa, del Monte di Portofino, di Ruta.

Leggere dunque dei luoghi conosciuti è un piacere. Renata poi dalla sua casa vede la chiesa della copertina del libro.

Nietzsche negli ultimi anni della sua vita soggiorna proprio a Ruta di Camogli.  Nel romanzo vi sono lettere e frammenti del filosofo e moltissime citazioni letterarie, prima fra tutte  il “Gordon  Pym” di Edgar Allan Poe.

Poi due personaggi inventati Jacopo e Caterina i due giovani “romantici” che conoscono Nietzsche durante le passeggiate a picco sul mare  e che si lasciano incantare dal suo pensiero.

La storia inizia nel 1855 attingendo ad alcuni fatti realmente accaduti come il naufragio del “Croesus” e il sacrificio delle sorelle Avegno e  il rifugio dei marinai camogliesi a Tristan da Cunha.

Da Camogli il ligure “borgo perfetto”dove le case colorate sembrano fiori in attesa si arriverà alla lontana isola dell’Antartide, questo da parte di Jacopo perchè si sa l’uomo poteva partire oltre l’orizzonte , mentre Caterina riuscirà a farlo solo mentalmente cercando di seguire ciò che Zarathustra aveva intuito e dettato.

I discendenti dei due principali protagonisti si ritroveranno in una Camogli moderna, ma sempre con il desiderio dell’altrove, della ricerca della libertà. Libertà che non può prescindere dalla solitudine.

R0manzo un po’ onirico, filosofico, poetico che  sollecita a meditare e  a “tuffarsi” in mille sensazioni. La ricerca del sud del mondo come frontiera dell’anima, come abisso del sè e dove l'”eterno ritorno” intuito da Nietzsche si materializza nella storia  che si ripete e nelle isole Aurora che si spostano da un punto all’altro.

L’esplorazione  del mare, dell’oceano è l’ eterno simbolo della conoscenza di noi stessi, in quell’ansia di scoperte che Odisseo ci ha trasmesso, in quella tristezza della libertà e della solitudine che ci fa perdere e ritrovare per sempre.

Per chi ama viaggiare ed esplorare dentro e fuori di sè, “Pietre e onde” è un libro prezioso.

La Biblioteca del Tempo ediz.

 

Comments Closed

I LIBRI DA PORTARE CON SE’ NELL’….ESTATE

pubblicato da: Mirna - 20 Giugno, 2013 @ 6:35 am

Per colpa della bolla africana, temo la prima di tante altre, non siamo riusciti ad incontrarci in fioreria. Già ognuno di noi aveva preaparato un brano su fiori e giardini  da leggere tra le ortensie, le rose  e  i gelsomini  profumati di  Nicola e Marta Detassis…così abbiamo rimandato a settembre perchè si sa ormai inizia la diaspora vacanziera, chi al mare, chi ai monti, chi a Borzonasca come me e Mimilla (che spero si riprenderà con l’aria fresca del paesello).

Eppure ci tenevo così tanto ad unire fiori e libri. “Non ci  devono mai mancare fiori e libri” diceva Confucio. Certamente i libri non ci mancheranno e durante l’ultimo incontro al Controvento ci siamo scambiati titoli su titoli, impressioni, consigli.

E poi questo blog continuerà a scrivere degli ultimi romanzi o saggi letti da me e da voi.

Prepariamo una lista?  Paola suggerisce un divertente romanzo di Richard PowellVacanze matte” che parla delle disavventure di un’ingenua famiglia che riesce però sempre a caavarsela

I Kwimper, una famiglia di sfaticati che vive di sussidi
per la disoccupazione, composta da padre, tre figli e una baby-sitter, durante
un viaggio in auto prendono per sbaglio una strada in costruzione e si
ritrovano, senza benzina, nel cuore del nulla americano. Una terra di nessuno
che non figura nemmeno sulle carte geografiche, e che dunque può essere
colonizzata, reclamandone la proprietà. La situazione ideale per cominciare da
capo, come veri pionieri, e costruirsi un nuovo mondo: peccato che la terra
promessa vada difesa dalle pretese di due funzionari del governo fin troppo zelanti, e di una banda di gangster da strapazzo… Pubblicato nel 1959, salutato da un clamoroso successo di pubblico, “Vacanze matte” mantiene intatta la sua carica comica e dirompente. La guerra che i Kwimper, balordi di irresistibile testardaggine, ingaggiano con le autorità e il crimine organizzato, la loro disarmante ingenuità rischiano di diventare il simbolo vincente di una resistenza al conformismo dominante che mai come oggi appare necessaria.”

Lo cercherò, insieme  a L’età del desiderio  di Jennie Fields (consigliato da Camilla) dove si parla della scrittrice Edith Wharton. Mi piacerà. Anzi, me lo vado subito a comprare! E poi “La storia di una bottega” di Amy Levy che Miki trova delizioso. Edizioni Jo March.

L’ultimo romanzo di Elizabeth Strout.

“Vieni via con me, “Zero,Zero,Zero” di Roberto Saviano che  Laura e Riccardo stanno  leggendo. E qui nasce una discussione sul ruolo dello scrittore che forse sta diventando “vittima funzionale ” di un potere occulto e “assoluto”!

Emma ci mostra un libretto prezioso trovato al mercatino dei gaudenti per 1 euro, Essendo capace di intendere e di volere di Salvatore De Matteis, Sellerio.

E poi Danilo cha adora la saggistica  ci parla della Convergenza inevitabile e ci spiega  la teoria dei vasi comunicanti da applicare al mondo economico tra paesi emergenti e paesi in crisi. Anzi spero proprio che durante l’estate anche lui dia consigli su libri un po’ diversi dai gusti di noi signore . Lui e Riccardo si mettono a parlare fitto fitto di politica, disavanzi, stagnazione e poi…chissà perchè si mettono a cantare una canzone bellissima e un po osé   di Frabrizio de André.  La cantano persino bene e la riunione finisce  in allegria  e con un arrivederci a settembre…

 

Ma si continuerà a leggere perchè una vita senza libri è una vita vuota.

 

 

 

3 Comments »

L’ESTATE IN CUI TUTTO CAMBIO’ di Penelope Lively

pubblicato da: Mirna - 15 Giugno, 2013 @ 7:52 am

Libro rinfrescante e nello stesso tempo intenso. Si può dire di una lettura come se fosse qualcosa da bere o da mangiare? Per me sì. Mi ha fatto compagnia in un giorno di malessere da raffreddamento e mi ha fatto anche da medicina perchè dopo stavo meglio.  Libro bello, delizioso, che ti porta nel solito Tempo nostro e del cosmo.

Qui si racconta l’estate degli undici anni di Maria una riflessiva e solitaria bambina che con i suoi genitori tranquilli e  riservati va a trascorrere un mese nel Dorset, accanto al mare, in una villa vittoriana. Maria è figlia unica ed è sensibilissima, riesce a “parlare” con cose ed animali , lo fa con gli alberi, con una pompa di benzina e parlerà soprattutto con il gatto che trova nella casa in affitto, gatto che rappresenta il suo inconscio perchè questi la incita, la sgrida, la fa diventare consapevole dei suoi timori e delle sue speranze.

La sua immaginazione e fantasia sono  forse quelle che tutti noi avevamo quando eravamo nel tempo un po’ magico del’infanzia e che ormai abbiamo scordato.  Ma sono certa che tutti i bambini , pur protetti da genitori amorevoli, si sentono in un loro mondo particolare  e segreto in cui  grandi intuizioni, importanti domande filosofiche si mescolano con la curiosità pratica  delle scoperte dell’ambiente e che poi , le prime, poi si dissolveranno  come nebbia lasciando forse quel certo no so che di irrisolto e irraggiungibile..

Quante scoperte su quella spiaggia del Dorset insieme al nuovo amico Martin più riflressivo, meno sognatore, ma attendibile. Li accomuna la passione per le rocce e per  le ammoniti incastrate dentro.

Ed allora, pensa Maria, anche tutto ciò che è stato vissuto nella casa vittoriana un po’ misteriosa rimane come le ammoniti. Lei sa che un tempo nel giardino doveva esserci stata un’altalena, ne sente spesso il cigolio, ed infatti con Martin la trova arrugginita e semisepolta. Le ridaranno nuova vita e lei vi potrà salire e “volare” come faceva sicuramente Harriet una sua coetanea che nel 1865 aveva ricamato un imparaticcio con la casa e l’altalena e le ammoniti. Stesse predilezioni.

Dalla padrona di casa si farà mostrare una foto di Harriet e Maria spesso si sente immedesimare in lei, talvolta con gioia altre volte  con timori. Era forse morta troppo presto? Potrebbe essere lei Harriet, stessi luoghi, stessi tramonti, stesso leccio,  perchè il Tempo ha un suo Tempo mentre noi umani ne abbiamo un altro.  E come gli orologi nella casa della padrona di casa battono le ore in modo discorde così il Tempo nostro si unisce e si dissocia a sensazioni lontane , già vissute o da vivere.

La storia è tutta qua: un’estate di una bambina troppo sola che si trasforma, cresce, matura e l’apice di questo momento è quando giocherà a casa sua – in via eccezionale – con Martin, le sue sorelle e i suoi cugini a nascondino. E sotto la poltrona della soffitta dove si era nascosta e dove ancora lei  si percepisce  Harriet,  Maria si sente lei stessa,  la sua identità  consolidata e ne esce trionfante e urlante tanto che il sobrio padre  alla vista di quella Maria trasformata assume un’aria attonita…”ma poi il gioco ebbe il sopravvento e insieme agli altri corse nell’atrio gridando”

Da leggere. Da leggere. Ediz. Guanda

 

Penelope Lively, classe 1933, vive in Inghilterra. Tanti bei romanzi vincitori di premi come questo che ha vinto il Whitbread Award.

 

E chissà qual è  la nostra estate  che ci ha cambiato che ci ha fatto sentire più grandi?

 

Comments Closed

HOTEL DU LAC di Anita Brookner, ediz. Neri Pozza

pubblicato da: Mirna - 10 Giugno, 2013 @ 7:35 am

Il primo sole caldo, i pensieri che iniziano a desiderare leggerezza, bellezza, piacere. Sempre sulle rive dei laghi la stagione estiva viene vissuta con più intensità proprio perchè il clima particolare, dolce  e non troppo eccitante, la  vegetazione folta di verde e fiori, il desiderio di lentezza ed osservazione di  chi ci sta intorno,  e la tentazione di fermarsi “ dentro di noi”,  ci dona quella sorte di languore che sembra andar di pari passo con lo sbocciare dei gelsomini, delle rose e del rumore placido dell’acqua. Quanti romanzi ottocenteschi si svolgono sulle rive di un lago e quanti scrittori famosi si rilassavano intorno a qualche laghetto austriaco o svizzero o italiano. Nel bellissimo romanzo di Anita BrooknerHotel du Lac”, vincitore del Booker Prize nel 1984, siamo sulle sponde del lago di Ginevra.

Atmosfera rarefatta, sobrio lusso, occasione per la protagonista di ritrovare se stessa e un vecchio amore, di osservare con attenzione  un’umanità piena di debolezze e gentilezze, soprattutto di sviscerare e combattere la propria solitudine. Da leggere sicuramente durante l’estate.( Nel mio blog della stessa autrice ho parlato di “Guardatemi” (v.archivio).

 

Ma…ben altra storia  la giornata trascorsa da noi quattro amiche, soprannominate “allodole” all”Hotel du lac”, e si indovina di quale lago parliamo,  dove Laura è di casa. E dove noi donne ci sentiamo avvolte da elementi a noi congeniali, verde e acqua.

Dea Natura.

Desiderio di libertà, del primo sole che ci accarezza, di riassaporare il gusto estivo della vita, lo scintillare dell’acqua, la morbidezza dei petalli, i  cinguettii …sperimentare nuovamente il piacere della bellezza e della natura.

E dell’amicizia che si consolida nelle piccole e grandi avventure, seppur giornaliere,  quando si è propensi al sorriso e al gioco.

Sappiamo che essere circondati dalla bellezza – e questo hotel ne è circondato a profusione: fiori pofumati, rose inglesi dai mille colori, salici che accarezzano il ruscello che va verso il lago, cigni, paperette, palme, pini , sentieri e sentierini – ci fa sentire più belli sia dentro che fuori… Un microcosmo da scoprire con curiosità e quel leggero brivido di  consapevolezza che non si sarà delusi. Le piscine perfette e silenziose sono turchesi e fresche, l’erba è morbida per i nostri piedi nudi, le  parole “tra noi leggere”rimbalzano tra un tuffo o una foto a noi che vogliamo fermare l’attimo .

Il caffè e il pranzetto all’aperto, nell’atmosfera protetta e ovattata ci tengono lontano i crucci che seppur  tentano di aprire un varco nella nostra fortezza  vengono ricacciati lontano, fuori dalle “mura” vegetali di questa piccola reggia.

Così nel tardo pomeriggio sul balcone di fronte al lago brindiamo con spumante e un certo non so chè di appagamento perchè sentiamo ancora il sole sulla pelle e spontaneamente  ci unisce la condivisione di una giornata perfetta.

In un bellissimo hotel sul lago. Noi quattro.

* * *

N.B.

Mercoledì 13 giugno, ore 17,30 ultimo incontro della stagione al bistrot- libreria Controvento.

Per parlare delle letture per l’estate

3 Comments »

COME UN FUCILE CARICO di Lyndall Gordon

pubblicato da: Mirna - 7 Giugno, 2013 @ 8:01 am

Sono una lettrice recidiva, non solo perchè leggo pomeriggi interi dimentica di altri impegni  ma anche perchè se un argomento mi piace vorrei sapere tutto tutto. Così sto facendo con la vita e l’opera di Emily Dikinson. Mi sembra ormai una parente tanto conosco ogni  minimo dettaglio della sua vita. Almeno quelli che si possono evincere dalle sue 1789 poesie, dalle sue lettere, diari, testimonianze di chi ha vissuto accanto a lei.

Già nel blog avevo parlato di “Cercando Emily” di Alessandra Cenni, molto bello che poneva l’accento sul rapporto Emily- madre.

Ma in questo voluminoso “Come un fucile carico” di Lyndall Gordon con prefazione di Nadia Fusini credo che si siano analizzate ogni ipotesi più o meno attendibili della vita di questa misterrriosa donna, poetessa grande, per me grandissima.

Beh, la poesia di Emily ormai riconosciuta da tutti come qualcosa che non accompagna le sensazioni sentimentali  personali o le speculazioni universali legate al pensiero dei grandi poeti…è qualcosa che dovrebbe essere chiamata forse in un altro modo…il navigare consapevole nell’eternità? Ogni parola un prisma dalle mille sfaccettature sfolgoranti. Le sue poesie occupano uno spazio intermedio tra esperienza e immaginazione, ma che immaginazione preziosa! La vera sfida in noi che le leggiamo non è trovare la poetessa Emily nei suoi versi, ma trovare noi stessi. Perchè siamo stimolati a completarla con i nostri pensieri e le nostre emozioni. I suoi trattini non sono casuali; sono un invito che porta il lettore a margine delle parole…In quanto donna “non modificata dalla presenza di un compagno” (non è interessante questa considerazione?) estranea anche al suo tempo e alla società – si è rinchiusa in una stanza per decenni – parla per coloro che non fanno parte del gruppo dominante…i trattini di Emily aprono un altro spazio…uno spazio senza linguaggio.

In questa accuratissima biografia ripercorriamo tutta la sua vita, dalla sua giovinezza alle sue passioni violente per le amiche, per la cognata Sue, per alcuni uomini, del suo sentirsi sempre vicina ad esplodere in sentimenti diversi da ciò che ci si aspettava nell’Ottocento puritano del New England dalle donne, sebbene già “Jane Eyre”, le sorelle Bronte, Elizabeth Barrett Browing, George Eliot avessero scavato il loro sentiero al di fuori della società.

Il mistero più grande è sempre la ricerca del motivo della sua autoreclusione nella casa paterna e del suo vestirsi di bianco. Lei stessa dice che chiudendosi nella sua camera si sentiva libera, ma  Lyndall Gordon dopo ricerche accuratissime è convintissima che Emily soffrisse di epilessia come altri due membri della famiglia Dikinson.

Ciò spiegherebbe molte cose, non solo la sua potenza  poetica, lei toccata dal grand mal, il male della caduta ma anche il perchè della reclusione. Come Dostoevskji e il suo principe Myskin, Emily viveva i momenti di spasmo “di schegge che sbandano scavando vie maestre da sole“. Ma quando arriva lo spasmo la coscienza non si estingue del tutto…il corpo perde la carne e diventa un’anima immortale. Un segno del favore divino, ecco perchè lei non lo cambierebbe per ciò che chiamiamo normalità. “In questo stato l’anima sembra abbandonare il corpo a una morte-in vita che chiama “languore” o “l’ora del piombo”; languore e visioni, spasmi e arte coesistono in forme che il cervello non può capire. Le parole di Emily Dickinson possono essere messe in relazione con lo straordinario documento sull’epilessia contenuto nell’Idiota di Dostoevkji. Entrambi  la definiscono uno strappo all’interno di ciò che Emily chiama Esistenza e Dostoevskji “un’esistenza più alta”, visione e razionalità supreme.  “Il momento precedente l’attacco si sente il cervello andare in fiamme e con un balzo tutte le forze vitali entrano in tensione. La sensazione di vita e  di consapevolezza si decuplica. Il principe Myskin si dice “Cosa importa se è una malattia se il risultato è una completezza mai sperimentata prima, una sensazione di equilibrio, di riconciliazione, di estasi” La sua “stupefazione” è ciò che Emily chiama “languore

Ecco dunqua la trascendenza della mia poetessa.

Ecco spiegato perchè non poteva allontarsi da casa per timori degli attacchi della malattia (che non si nominava a quei tempi) e del perchè si vestiva di bianco, l’igiene era importantissima.

Pur soffrendo, sia Myskin che Emily, potevano dire a se stessi “Sì, per un momento come questo, quello prima dell’attacco, potrei dare la vita intera”

Che libro questo della Gordon!

Per le amanti della Dickinson  e dei misteriosi meandri della psiche , da non perdere.

Edizioni Fazi

 

2 Comments »