AL CONTROVENTO per parlare di libri e… altro
pubblicato da: Mirna - 28 Aprile, 2013 @ 12:44 pmUn libro tira l’altro, come le ciliegie. Il romanzo Passeggera del silenzio  presentatotoci la volta scorsa da Cristina ha sollecitato
Maria Grazia a cercare Shodo “La via della Scrittura” di Norio Nagayama.
“La calligrafia cinese è un’arte antichissima, filosofica, e persino terapeutica: la sua pratica richiede serenità d’animo econcentrazione. Imparare a maneggiare il pennello è anche una forma di meditazione, un modo per entrare in contatto con la natura, per ammirarla.
Ma oggi arriva anche Ezio Casagranda , collega di Laura, che ci parla del dr.Hamer e della sua “Nuova medicina” e del senso biologico della malattia.
Lo ascoltiamo con interesse mentre con chiarezza ci spiega le cinque leggi biologiche collegate all’insorgere delle malattie. Nel nostro cervello agiscono ancora meccanismi ancestrali che fanno sorgere conflitti di perdita, di dolore, di ricerca di soluzione.
“Grazie ancora dottor Hamer” di Claudio Trupiano – Seconda Natura Editor-
“Un secondo libro sulle scoperte del dottor R. Geerd Hamer, un secondo grazie. Oltre che per l’ampliamento dei contenuti e la continua verifica, il libro s’impone come spunto per approfondire la pietra miliare di tutto il lavoro del medico tedesco: il senso biologico della malattia nel contesto più ampio dei processi dell’Universo.
La scoperta del senso biologico, quale principio informatore di tutti i sistemi, ci consente di comprendere anche i comportamenti ritenuti patologici, come nevrosi e psicosi. Schizofrenia, bulimia, anoressia, megalomania, costernazione perdono la loro mera etichetta di categorie patologiche per diventare espressioni di programmi utili alla sopravvivenza dell’individuo e del branco”
Sicuramente da leggere. Emma stessa, medico e psicoterapeuta, ne è interessata. Ezio è il presidente della Associazione – Cancro Alternative per vivere che credo valga la pena di “visitare” www.alternativepervivere.com .
Per aumentare la quota azzurra generalmente sostenuta soltanto  da Riccardo c’è anche Alfonso Masi, fine dicitore e amante di poesia e classicità . Le sue letture, a prescindere da quelle che prepara per i suoi eventi culturali e che spaziano dai classici  greci ai latini e a Dante, si concentrano ultimamente sulla figura di Cristo. Interessante per un non credente, no? Ora sta affrontando il tema della resurrezione con “Gesù risorto”  di Gerald  O’Collins, ed. Queriniana.
Caffè, succo di mela, cappuccino… per il  gruppo di lettura sempre più vivace.
…poi Laura sfogliando il libro di Goliarda Sapienza legge un appunto sul “sesso ” delle città . O meglio come si può percepire una città : maschile o femminile?
Per Goliarda Sapienza  Venezia è  donna come Roma, Pechino.
Ci attiviamo…Milano e Torino per molti sono città maschili. E Roma? Per Laura è maschile, per me con la sua visceralità , colori, storia è donna al massimo. Non riporto però quello che Nicoletta Savelli mi  ha detto telefonicamente di Roma proprio nell’istante in cui discutevamo. Lei vi abita ed è stanchissima di ciò che succede nei luoghi della politica.
E Trento? Per Ezio è maschile, per Cristina è donna, per me e Stefania una tata o un’istitutrice…E per voi? E Londra? E Berlino?
E Parigi?
Ah! Parigi per me è estremamente femminile, tanto che da ragazza mi ci ero identificata: leggera, frizzante, colorata, spensierata, sorridente.
“Paris est une blonde” canticchiavo trascinando le mie amiche dalla Tour Eiffel a  Montmatre. Sapevo tutto di Parigi, l’avevo conosciuta e amata attraverso la sua letteratura! Mangiavamo baguette e scatolette di sardine e i bistrot servivano soltanto  come sfondo per le nostre foto!
IL VIZIO DI PARLARE A ME STESSA di Goliarda Sapienza
pubblicato da: Mirna - 23 Aprile, 2013 @ 8:26 am
Sento parlare per la prima volta di Goliarda Sapienza nel gruppo di lettura.
Sono sempre stata attratta più dalla letteratura anglosassone per cui  certi autori italiani mi sono sfuggiti!
Ma molte amiche mi parlano con entusiasmo o almeno con grande interesse di un suo romanzo intenso e particolare “L’arte della gioia”
“L’arte della gioia è il libro scandalo di una scrittrice straordinaria. È un romanzo d’avventura. È un’autobiografia immaginaria. È un romanzo di formazione. Ed è anche un romanzo erotico, e politico, e sentimentale. Insomma è un’opera indefinibile, piena di febbre e d’intelligenza, che conquista e sconvolge.”
Per il momento non mi sento di affrontarlo, mentre mi sono incuriosita molto circa la vita della scrittrice. Attrice recitò in teatro e  anche nel film di Luchino Visconti “Senso”, maestra di dizione per molte attrici come Maria Shell, Ornella Muti e altre, vittima di una grande depressione che la portò a subire l’ellettroshock, una breve reclusione a Rebibbia per furto in casa di amiche e dalla cui esperienza nacque il suo “L’universitÃ
di rebibbia”…insomma una vita interessantissima, appassionata, dolente e intensa.
Quando incappo nei suoi taccuini o diari sono felicissima. Adoro la vita e i pensieri degli artisti, in particolar modo degli scrittori.
“Ricordare è tutto: l’etica fondamentale della vita” scrive Goliarda Sapienza e questi diari che vanno dal 1976 al 1989 sono per la scrittrice un esperimento giocoso, un’abitudine, un esercizio letterario e mnemonico di cui non se ne può fare a meno.
Ne so qualcosa anch’io che cominciai a scrivere il diario a 14 anni sull’onda emotiva del Diario di Anna Frank…e continuo tuttora…soprattutto per ricordare i miei piccoli e talvolta  ripetitivi accadimenti quotidiani…povera Stefania…Se li leggerà come erede…  si addormenterà con più facilità !
Ma scrivere e sgomitolare i propri sentimenti, i nodi, le emozioni è utilissimo per raggiungere maggior conoscenza  di se stessi.
Ne “Il vizio di parlare a me stessa” ediz. Einaudi, Goliarda Sapienza non solo ci parla di sè, delle sensazioni e stati d’animo forti, dolorosi , poetici ma ci porta nel contesto politico e sociale degli anni di piombo, della caduta del muro di Berlino. I suoi pensieri si intrecciano con i personaggi dei libri che sta scrivendo, primi fra tutti Modesta forse  la sua alter-ego del romanzo  L’arte della gioia.
Ci racconta del  suo desideratissimo viaggio in Transiberiana attraverso la Russia fino in Cina , viaggio che rimarrà sempre nel suo essere come un sogno malinconico per la consapevolezza di una rivoluzione rimasta soltanto al primo gradino. Delusione dei sogni infranti di una generazione che aveva creduto nel comunismo.
I suoi viaggi al nord, in Olanda, Germania, Austria le fanno capire quanto figlia del sud essa sia. Persino a  Trieste o a Guastalla si sente oppressa dal freddo e dal grigio, i suoi pensieri sono ovattati.
Non riesce a vivere sotto i cieli plumbei del nord – per non diventare cieca ha bisogno del sole –  il sole di Roma, di Gaeta  e della sua natia Sicilia.
” E’ chiaro il perchè di questi miei pensieri malinconici. Il nord ha una bellezza come tutto, ma per me non c’è vita qui. Non potrei più scrivere una riga senza il sole, e credo col tempo potrei diventare cieca. Non cieca metafisicamente, ma biologicamente”
Taccuini riempiti dall’anima di una persona preziosa, dallo sguardo acuto e sensibile, dalla vita complessa e  ricca di esperienze. La prefazione è scritta da suo marito Angelo Pellegrino che ha scelto le pagine da pubblicare tra le  circa 8000 manoscritte . Questi diari appartengono a un’età cruciale quelli dal 1976 al 1989;  Goliarda è nata nel 1924 e morirà nel 1996.
“Sono gli anni della fine dell’utopia nata dalla contestazione studentesca, un’età di svolta epocale del nostro paese nel segno di una grande involuzione. !!!”  E del suo gesto disperato, quel furto simbolico, che la porterà in carcere.
Un vasto mondo parallelo quello dei Taccuini, testimonianza del suo sentire più intimo e segreto, di quella sensazione di vivere in quel trentottesimo parallelo, denominato ingenuamente dagli uomini come il limite fra la vita e la morte, il caldo e il gelo : “il punto in cui l’aria e la non aria si fa così sottile – ragnatela di sole – che puoi toccare con mano la terra del non essere, restando vivo.”
http://www.youtube.com/watch?v=GtCNFMh1gzM&feature=player_detailpage#t=0s
Guardate il video recitato di Goliarda!!!
ATTENZIONE: domani, mercoledì 24  ore 17,30 solito gustoso incontro del gruppo di lettura al  bar-libreria Controvento !
SAN GIORGIO GUARDAVA ALTROVE di Jabbour Douaihy
pubblicato da: Mirna - 19 Aprile, 2013 @ 6:21 am
Siamo in Libano, il paese profumato di gelsomini e martoriato da guerre esterne e interne. Nella Beirut in lotta tra cristiani e musulmani vive e cresce Nizam, biondo e dagli occhi azzurri .
Già dai suoi tratti somatici, lui che nasce in una famiglia di musulmani, si capisce che sarà una persona diversa, speciale, in bilico fra due culture. Molto presto infatti a Houra, località di villeggiatura, sarà “adottato” affettivamente da due coniugi cristiani maroniti che lo amano come il figlio che non sono mai riusciti ad avere e che gli insegneranno la dolcezza e  l’amore per la terra. E gli daranno tutto il denaro di cui ha bisogno per cercare la sua strada.
La sua vera famiglia è in difficoltà economica  per il padre che azzarda affari pericolosi e illegali per cui “cede” il ragazzo alla famiglia benestante cristiana.
Ventenne Nizam, nome che significa “ordine”, vuole “trovarsi”. Cerca la sua identità e a  Beirut frequenta la gioventù rivoluzionaria sessantottina, ma presto lo sorprende lo scoppio della guerra civile.
La sua doppia appartenenza di cui lui non si è mai crucciato, sentendosene quasi arricchito e libero, diventa una condanna all’invisibilità e all’inaccettabilità da parte dei due fronti cristiano e musulmano.
Nizam è una figura simbolica, quasi come il San Giorgio dell’icona della sua amica russa Olga, un San Giorgio che trafigge il drago con infantile innocenza. E’ come un angelo biondo dallo sguardo chiaro al di sopra dei conflitti e  che vuole capire gli avvenimenti  e soccorrere chi soffre.
E’ curioso, goloso di sensazioni, aperto a tutti e non comprende i limiti e i confini. Si aggira nella città e nella vita con una leggerezza bonaria e libera.
Sulla sua carta d’identità , per consiglio del “padre cristiano” non è stato scritta la sua religione, lui stesso non sa se è cristiano o musulmano. Ma presto questo documento sarà requisito e lui stesso si troverà  inviso a entrambe le fazioni. Il suo percorso esistenziale alla ricerca costruttiva del proprio sè incappa tragicamente nella follia identitaria di un paese dove non esiste libertà .
Jabbour Douaihy, classe 1949, insegna lettaratura francese all’università libanese di Tripoli. La sua scrittura è chiara, fluida, poetica. I suoi personaggi indimenticabili: da Olga che cura con ossessività l’icona di San Giorgio, il cui sguardo dovrebbe sempre proteggerla, alla giovane pittrice Janan che dipinge Beirut soltanto con i colori grigi e rosso sangue. La sorella maggiore  che lo ama e lo ha sempre protetto, i “genitori” cristiani per i quali Nizam è la ragione di vita…Pagine struggenti e a volte sarcastiche che ci descrivono un Medio Oriente ancora tutto da conoscere.
Un Libano che era e potrebbe essere un paradiso, ma che come tanti altri paesi non è un paese libero.
Quando lavoravo da Versace veniva spesso un cliente di Beirut, diverso dai soliti compratori . Un signore piccolino, dai baffetti , camicie sempre bianche, uno sguardo vivace ma malinconico. Era l’unico che ci portava sempre qualcosa: i pistacchi in tanti sacchetti per ognuna di noi . Chissà che fine avrà fatto Monsieur Tabet. Lo ricordo spesso con simpatia.
Chissà se era cristiano o musulmano.
IL CAMALEONTE di Matteo Menapace
pubblicato da: Mirna - 16 Aprile, 2013 @ 8:21 am
Non è facile raccontare il romanzo del giovane Matteo Menapace perchè tutta la storia è una ricerca a spirale di sè e del senso della vita. Soprattutto è la ricerca sofferta della propria identità .
“Uno, nessuno, centomila” riflette in un accorato monologo interiore il Camaleonte, il personaggio misterioso e inquietante che deve cambiare “pelle” per non sentirsi oppresso dal suo “nulla”. Deve perciò entrare nella pelle di qualcun altro. Deve trasformarsi. E lo fa come gli antichi dei dei miti greci. Per ottenere l’appagamento sessuale, cioè l’amore, cioè un sollievo alla sua solitudine cosmica.
Ma come fa questo giovane uomo a diventare un altro? A diventare un doppio da sè, un doppelganger, il sosia di una persona vivente, e suo gemello maligno?
Con una particolare abilità nel truccarsi e con la caparbia ricerca di una “forma” distante dal suo  sè-nulla, con l’identificazione in uomini che sono amati.
Il Camaleonte ruba l’aspetto e l’identità di mariti di giovani donne per poter avere un amplesso. Per sentirsi amato.  E per un po’ ci riesce.
Sulle sue tracce ci sono poliziotti, criminologi, agenti speciali. E  fra questi il detective Martin Mohu a sua volta alla ricerca di un suo sè totalmente perso –  tranne gli ultimi cinque anni –  in una completa amnesia dopo essere stato ferito in testa.
Quante domande e riflessioni in queste pagine !
Tutti i sentimenti profondi dell’essere umano sono scandagliati: la solitudine, il desiderio d’amore, il dolore. “Parlano” anche alcune tra le donne vittime del Camaleonte: Bianca Bòis che vorrebbe rivedere ancora l’amato marito morto in un incidente, o Paula che non riesce a risollevarsi dalla disperazione.
Tutti i personaggi si sentono alla mercè del Fato e sembrano mille pezzetti di specchio che riflettono le parti frammentate di un Io che non vuole ricomporsi.
Ma è l’amore che può aiutare ? Il Camaleonte si innamora di Natalie e  si fa duttile come la creta per poterla amare.
Aspettiamo Matteo Menapace nel nostro gruppo-lettura affinchè ci spieghi come è nata questa sua storia, sebbene alcune risposte si possono evincere nei versi dolorosi  di pagina 12o e seg.
Cicatrici di un perimetro infinito
di pensieri intermittenti
persi nell’universo che ulula.
Matteo Menapace. Laureato in Scienze della Comunicazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara, ha recentemente pubblicato il suo primo libro, dal titolo “Il Camaleonte“, edito da Caravaggio Editore.
Su Trentoblog Matteo ci racconterà la sua esperienza da scrittore, affrontando, nello specifico, quelli che sono i temi principali del suo libro: l’identità delle persone, le relazioni interpersonali, i problemi della comunicazione, alla ricerca della relazione che esiste tra identità e comportamento.
“La scrittura è stata nella mia vita un modo di evasione, un meccanismo per raccontare me stesso facendo la cosa che più di tutte mi reca soddisfazione e verso la quale mi sento attratto.â€
Vai al blog di Matteo Menapace >
Nell’ultimo gruppo lettura al bar- libreria Controvento di via Galilei ho chiesto a Riccardo di spiegare qualcosa  a proposito delle Metamorfosi di Apuleio che lui, insieme ad Emma, sta analizzando in bliblioteca. Sarebbe interessante trovare spunti di riflessione sul desiderio sempre vivo negli uomini di trasformarsi e capirne le motivazioni… www.trentoblog.it/riccardolucatti
GRUPPO- LETTURA AL CONTROVENTO
pubblicato da: Mirna - 14 Aprile, 2013 @ 7:58 am
E’ piacevole riunirsi per un’oretta e più per parlare delle nostre ultime letture. I libri sono il filo conduttore, la guida per  conoscerci meglio, a far emergere pensieri, considerazioni e soprattutto un dialogo “leggermente profondo” su ciò che siamo.
Ogni volta c’è una sorpresa, vuoi per nuove persone che si uniscono al gruppo come la simpaticissima Emma, vuoi per i libri e i generi che vengono presentati.
Oggi si inizia con la Poesia che intreccia giornalmente i pensieri e i sentimenti di  Maria Grazia. “La caccia spirituale ” di Massimo Morasso. Poesia, creatività come libertà e ricerca di armonia. Poesia che ci emoziona come i versi letti da Riccardo de “La notte sugli ormeggi“. Parla della Liguria, del mare “che mi esilia da me stesso“. Potenza di parole evocative che sembrano profumare di salsedine e di estate, che ci portano per carruggi e “creuze de mar” e in quei luoghi crocevia di partenze e ritorni.
“Al centro Genova, la città dei poeti rabdomanti, la capitale portuale che cela gli enigmi della navigazione e della terra, palpitante città -universo. Morasso è autore di un’opera saggistica e critica originale e profonda, la sua cultura e il suo background non sono limitati,nellospazio e nel tempo, ma straordinariamente contemporanei.” (R. M.)
di Tolosa parte negli anni Ottanta con una borsa di studio per la regione di Sichuan per studiare e capire l’antichissima arte della calligrafia. Anni di iniziale emarginazione e sacrifici per giungere infine a una più completa comprensione del mondo, a una dimensione contemplativa della vita che l’Occidente è andato perdendo. “La calligrafia cinese è un’arte antichissima, filosofica, e persino terapeutica: la sua pratica richiede serenità d’animo econcentrazione. Imparare a maneggiare il pennello è anche una forma di meditazione, un modo per entrare in contatto con la natura, per ammirarla.”sandinista, scritto in un crescendo di suspense dalla più nota scrittrice del
Nicaragua. È la storia di due donne, vissute in epoche diverse, la prima
un’india che combatte contro i conquistadores e la seconda una donna moderna,
che vive sotto una feroce dittatura centroamericana. Le loro vite s’incontrano
magicamente nell’amore e nella guerriglia. “La donna abitata” è stato tradotto e
pubblicato con successo in tutto il mondo.”
Riccardo ed Emma parlano delle Metamorfosi di Apuleio che stanno analizzando  in biblioteca con Maria Lia Guardini. Mi interessa questa tematica perchè ho appena letto un romanzo che ne parla…ma dovrete aspettare il prossimo post.IN CERCA DI ALICE di Liane Moriarty, ediz. Feltrinelli
pubblicato da: Mirna - 9 Aprile, 2013 @ 6:35 pm
Come reagiremmo  se dopo  una botta in testa scoprissimo di aver  dimenticato completamente  i nostri ultimi dieci anni?
E che nel cercare di ricordare l’ultimo tratto  della nostra vita notassimo degli indizi che ci  fanno sentire un’ estranea?
E’ quello che succede ad Alice,trentanovenne, che dopo esser caduta in palestra riemerge dallo svenimento convinta di avere ancora ventinove anni . E’ felice con suo marito Nick e sta aspettando la loro prima figlia. Si pensa come una persona tranquilla, un po’ insignificante, un po’ ingenua, spensierata…ma ciò che trova nello zaino la meraviglia. Nulla è in sintonia con il suo essere. Trucchi costosi, occhiali griffati..abitino rosso …. strani impegni sull’agenda…e lo specchio le rimanda l’immagine  di una donna dal volto tirato seppur  snella e tonica. Insomma non si riconosce.
Il passare del tempo ci cambia in meglio o in peggio? si chiede e ci chiediamo
Alice scopre con sgomento che ha tre figli e che sta divorziando da Nick. E che ha un corteggiatore interessante. E che non è così simpatica come prima.  Ma non ricorda nulla.
Ci pensa a informarla sua sorella Elisabeth con la quale Alice ora sembra avere un rapporto più freddo, ben diverso da quello dei tempi passati.
La storia procede a più voci: quella di Elisabeth che deve tenere un diario per il suo psicanalista sul quale, insieme al suo sempre inappagato desiderio di un figlio, si lamenta di Alice.
Ma c’è anche la bisnonna Frannie che tiene un simpaticissimo  blog… dalla casa di riposo…e che sembra unire le coordinate della vita delle nipoti.
E ci sono i pensieri di   Alice stessa che è stordita dai figli turbolenti che non “conosce”, da un ex-marito che sembra disprezzarla e da un uomo dolce che le manda fiori.
Romanzo divertente ed interessante che si legge con grande piacere e curiosità . Alice si chiede, quando infine la memoria riaffiora, se è  emerso il suo vero Io plasmato da quei dieci anni che ha , forse volutamente, dimenticato.
Talvolta servirebbe “una botta in testa” per riacquistare una direzione di vita più allineata al nostro sentire?
Liane Moriarty (1966) è nata e cresciuta a Sidney. Ha scritto quattro romanzi e libri per bambini.
In cerca di Alice è uscito per la prima volta in Australia nel 2009. Da allora è stato tradotto in dieci paesi riscuotendo un enorme successo grazie  soprattutto al passaparola fra lettrici, librerie e gruppi di lettura…
Gruppi di lettura come il nostro del Controvento che mercoledì 10 aprile si riunirà come sempre al bar-libreria di via Galilei alle 17,30 per parlare di questo e di altro…
ROMA….da vivere a piene mani
pubblicato da: Mirna - 7 Aprile, 2013 @ 1:42 pm
Roma ti entra dentro l’anima, dentro la pelle e in ogni altro senso. Sazia ogni tua aspettativa di bellezza, emozione, gioia di vivere, coralità .
Roma è un “libro” che non si  finisce mai di leggere e che ad  0gni pagina ti regala la meraviglia.
Tre giorni di Roma, tre giorni di intensità . Ogni angolo, ogni statua, ogni chiesa, il cielo azzurro, i gabbiani catturano ogni tua particella di tempo e di  spazio interiore. Si sente il fluire rumoroso ed incessante della Vita.
Mi sento sospinta a vagolare da un luogo all’altro, affidandomi alla città stessa e alla simpatia delle persone. “Dove sono?” chiedo ad un signore in divisa. “Di qua c’è il Quirinale, a sinistra Fontana di Trevi, oltre Piazza Venezia. Stia attenta alle strisce pedonali …chè qui non servono!”
Alle Scuderie del Quirinale c’è una mostra su Tiziano. “Ma dov’è la fila? ” chiedo agli uscieri. “Se vuole gliela facciamo arrivare…” mi rispondono! Che fortuna.
Non c’è niente di meglio che ammirare quadri in pace…
Mi fermo nella Caffetteria per mangiarer un toast. E qui… incontro Maria Grazia e Ruggero Polito di Riva del Garda ! A Roma tutto è possibile.
Altra mostra… sul Cubismo al Complesso del Vittoriano. Bellissima.
Sono felice.
Intorno mi imbatto nei fori imperiali, nella colonna di Traiano, in basiliche azzurrine. 
Raggiungo via Giulia, parallela al Tevere, dove è appena  arrivata Stefania con il fortepiano. L’Oratorio del Gonfalone, dove l’indomani suonerà Beethoven e Clementi, ha affreschi del Cinquecento.
Le ore sono intense, il crepuscolo di Roma ha colori viola e rosa.
Cerchiamo un ristorantino dove gustare puntarelle e tonnarelli al cacio e pepe.
E’ dolce vita per me e per Laura che siamo in vacanza.
Ci accordiamo per visitare nel nostro secondo giorno  la Galleria Borghese.
Canova, Bernini, Antonello da Messina, Caravaggio, Tiziano…i giardini…e noi estasiate da tanta bellezza poi  saltelliamo  come “allodole” da un praticello a una panchina cinguettando senza posa.
Dopo il concerto di Stefania e l’incontro dolce e  bellissimo con Miki, ci aspetta  un’altra mattinata intensa , l’ultima, quella di Trinità dei monti, di  un té presso la Babington’s English Tea Rooms, una capatina da Gucci e la visita alla Keats-Shelley House.
Leggiamo la poesia Bright Star di Keats nelle stanze dove il poeta visse gli ultimi tre
mesi della sua vita.
Intanto Nicoletta Savelli ci dà appuntamento in via Margutta, ci porta a mangiare al Ristor Art “Il Margutta”, un locale dlizioso e trendy. Ci fa visitare gli antichi atelier degli artisti, salendo scale e scalette tra aspidistre e fiori.
Magia di Roma, dove le statue parlano e dove tutti si incontrano.
Caput mundi.
ANGOLO CONTROVENTO fra classici, saggi ed …emozioni?
pubblicato da: Mirna - 2 Aprile, 2013 @ 4:44 pm
In quest’angolo Controvento di via Galilei la conversazione si fa di volta in volta più ricca e interessante. I libri, compagni di vita di noi lettori, ci sostengono, ci illuminano, ci deliziano.
Voglia di classici come Tolstoj potrebbe essere l’incipit del resoconto del nostro ultimo incontro. Galeotto è stato il film Anna Karenina di Joe Wright. Film che fa discutere ma che è piaciuto a moltissime di noi presenti, soprattutto a Stefania che dopo la sua visione ha abbandonato la lettura del  suo onnipresente Murakami per tuffarsi in  questa storia di passione, abbandono e morte. Anna Karenina ha una
fame disperata, un’ansia nervosa di vita che sembra confluire nel giovane e affascinante Vronskij. E Tolstoj, continua Stefania,è un ritrattista eccezionale dell’anima femminile. Ma non solo. Come sempre il romanziere russo ci vuol far riflettere sulle condizionoi sociali dell’epoca, per cui Anna Karenina diventa un arazzo del tempo e del luogo in cui i protagonisti agiscono.
Anche Daria sta rileggendo un russo: Dostoevskij. L’Idiota e Delitto e castigo. Occorre talvolta ritornare alle nostre prime letture importanti, quelle che continuano ad essere i capisaldi della letteratura e del nostro pensiero. Daria ci fa notare i due percorsi inversi dei due scrittori russi: se Tolstoj invecchiando diventa critico verso la religione, Dostoevskij invece negli ultimi anni della sua vita vi si avvicina.
Al nostro gruppo lettura oggi si è unita anche Paola, collega di Laura. Simpaticissima. Ci racconta che venne messa all'”indice” in seconda elementare perchè aveva osato guardare lo sceneggiato televisivo  Anna Karenina con Lea Massari.
Il libro che ha portato con sè è di Diego da Silva “Sono contrario alle emozioni“. Lei vi si ritrova. Non ama essere manipolata per emozionarsi. Odia che il verbo emozionare sia transitivo, che abbia cioè il complemento oggetto! Comincia una divertentissima discussione…
Potete partecipare! Ma quando e dove le emozioni?  Anzi non so neppure se ho interpretato bene il Paola-pensiero!
Ma quando ci emozioniamo? Decidiamo noi? Insomma conflitto fra Ragione e Sentimento?
«(…) L’avvocato Vincenzo Malinconico, il fortunato personaggio creato da Diego De Silva, è protagonista del nuovo romanzo dello scrittore napoletano Sono contrario alle emozioni, un caleidoscopio di riflessioni, amare e divertenti, sull’amore e non solo(…) Ce la farà l’avvocato a risolvere i suoi problemi? Diciamolo con tutta franchezza: speriamo di no. Così potremo continuare a goderci le sue fantasticherie spiazzanti e il suo punto di vista caustico e pietoso sul mondo». Marco Presta, “La Repubblica”
Maria Teresa ci illustra il nuovo romanzo di Paolo Giordano “Il corpo umano“. Storia ambientata in Afghanistan. E’ un romanzo
corale che si sviluppa in un  clima militare, dove la fisicità ha un ruolo predominante
“Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l’area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, “un recinto di sabbia esposto alle avversità “, dove non c’è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c’è il tenente medico Alessandro Egitto. “
Per ultimo lasciamo la parola a Danilo. E l’unico rasppresentante della quota azzurra (Riccardo è influenzato) . Ci ha portato un saggio “Miseria dello sviluppo“, di Piero Bevilacqua, con tematiche attualissime,  sincere  e  pessimistiche. Lo ascoltiamo con interesse: si parla della distruzione dell’ambiente, della distribuzione iniqua delle ricchezze che ormai stanno finendo. Siamo alla fine dello sviluppo? Aspettiamo ulteriori informazioni da Danilo.
E da tutti gli altri del gruppo lettura: è giusto che le nostre letture siano condivise con i frequentatori del blog!
Annamaria ci ha parlato , per esempio, di un bellissimo epistolario “Tra amiche“, lettere fra Hanna Arendt e Mary McCarthy (1949-1975). Voglio assolutamente leggerlo.
E Laura non ha fatto in tempo a parlare del libro di Lilly Gruber, e Rina…E Maria Grazia..insomma scrivete due righe sui vostri libri…
DIARIO D’INVERNO di Paul Auster, ed. Einaudi
pubblicato da: Mirna - 28 Marzo, 2013 @ 5:28 pm
«Pensi che a te non succederà mai, che sei l’unica persona al mondo a cui queste cose non succederanno mai e poi, a una a una, cominciano a succederti tutte, esattamente come succedono a tutti gli altri».
Questo è l’incipit del nuovo libro autobiografico di Paul Auster.
Mi piacciono i libri di ricordi e  riflessioni sulla vita. Già avevo letto l’intenso “L’invenzione della solitudine” (v.archivio) dove lo scrittore “ricompone” i sentimenti verso suo padre appena morto.
In queste pagine invece, all’indomani dei suoi 64 anni e rendendosi conto di essere entrato nell’inverno della sua vita, Auster ripercorre con meticolosità ogni suo  accadimento e sentimento. Scrive, scrive cercando di rivivere intensamente la vita vissuta tra gioie e amarezze, come in ogni altra vita.
E’ uno di quei romanzi che definisco “paralleli”, ogni sua riga si accosta mentre la si legge a noi. Si aprono dunque  anche i nostri ricordi e le nostre sensazioni che si intrecciano a stella, vanno e vengono.
Paul Auster è uno scrittore prolisso e sembra confidarci tutto ciò che prova in questo momento della sua vita. Dai lontani ricordi infantili
quanto la distanza dal terreno era così breve che gli faceva osservare con più attenzione la vita brulicante di fiori, formiche, erba (ah, io ricordo che passavo tanto tempo a guardare le formiche e le loro file disciplinate) ad ogni altra sensazione soprattutto legata alla fisicità . Perchè il corpo, strettamente intrecciato alla nostra psiche, racconta tanto di noi. Le sue cicatrici che gli segnano il viso, le spalle, le gaambe  rivelano che senza dubbio egli “ è un essere menomato e ferito, un uomo che si è portato dentro una ferita dalla nascita (altrimenti perchè avrebbe passato la vita a sanguinare parole su una pagina?)”. Il corpo sente più della mente e noi, ci suggerisce lo scittore, ci vedremo sempre  come qualcuno che cammina a piedi attraverso tanti luoghi e tanti  tempi.
Ci fa entrare in tutti gli appartamenti che ha cambiato, e sono tanti, da Manhattan a Parigi, a Brooklin, ognuno legato a pezzi importanti della sua vita, dalla prima moglie e il primo figlio, agli esordi come poeta e poi come romanziere e regista.
E’ un viaggio attraverso un’intera vita in cui i momenti salienti ci vengono raccontati con l’abilità del poeta e del narratore esperto. Struggenti le pagine centrali in cui viene analizzato il suo rapporto con la madre. Bellissima la dichiarazione d’amore per la seconda moglie con la quale vive da trent’anni.
Vivisezionatore dell’animo umano questo Paul Auster che sollecita in noi la presa di coscienza del nostro “essere qui”, senza perdere una virgola del nostro contatto con la vita, anche nel nostro inverno. La vecchiaia da vivere come una nuova avventura.
L’altro giorno io e Stefania eravamo a Stoccarda, una Stoccarda ammantata di neve soffice. Ospiti presso una coppia, appena fuori città . Ultrasessantenni, gentilissimi. Ci hanno offerto caffè è dolce nella loro piccola sala da pranzo sul cui tavolo bianco
spiccava un mazzo di tulipani.
Lui era appena tornato da una passeggiata nel bosco vicino, un luogo bianco di fiaba, lei era uscita per comperare le uova di Pasqua per i nipotini.
Immagini di serenità e piccole cose, di un inverno che può essere dolce.
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BUONA FORTUNA di Barbara Fiorio, edizioni Mondadori
pubblicato da: Mirna - 24 Marzo, 2013 @ 7:09 am- Â
Che fortuna scegliere in biblioteca questo romanzo! Appena leggo che tra i personaggi  c’è un gatto che abbraccia tutti ne sono già conquistata. - “Un felino che si aggira per casa significa la presenza costante di qualcuno che, dotato di libero arbitrio, instaura con te un rapporto paritario e ti considera sua tanto quanto tu consideri tuo lui, che ti osserva, ti cerca e ti fa ridere, che non ti ama ciecamente, ma sceglie di amarti perchè ritiene che tu lo meriti, non solo a seconda della marca di crocchette che gli offri.”
- Ma parla di Mimilla?
- No, Margot la protagonista, ci parla di Diesel così chiamato perchè le sue fusa sembrano
quelle di un motore. Lei e Diesel si fanno compagnia e coccole. -  Margot è  una trentottenne simpatica e bella che lavora come free -lance in una rivista genovese, Mari & Monti.
-  Avrebbe anche un fidanzato soprannominato da lei Tormento perchè è spesso vittima di crisi esistenziali funeste ed è anche molto altalenante come presenza. Margot pensa di amarlo perchè sta con lui da tre anni. Ma si sta accorgendo che è molto diverso dal fidanzato che avrebbe voluto.
-  “Ho quasi quarant’anni, un lavoro precario che mi cannibalizza la vita privata, un gatto malato e non sono sicura di avere ancora un fidanzato…” riflette malinconicamente  all’inizio della storia.
- Ma poi succede qualcosa: la conoscenza con Caterina una speciale  ottantenne che gestisce una ricevitoria. La incontra perchè deve scrivere un articolo su ciò che succede nella Genova vecchia, deve parlare delle piccole vite delle persone che giocano al lotto. Inizia così un’amena descrizione di personaggi particolari ed affascinanti, mentre si consolida il rapporto tra l’anziana signora e la giornalista.
- Intorno una Genova ventosa, che sembra precaria anch’essa: è una città di mare dove tutto muta ogni giorno.
-  Che bellezza girare nei vicoli del porto, dalla famosa via Prè al forno storico di via Ravecca. E vico Castagna dove al n. 4 c’è la stanza dal soffitto viola cantata da Gino Paoli.
- E leggere dei piatti che anch’io conosco così bene come la farinata, la focaccia, i polpettoni di verdure.
- Barbara Fiorio ha una grazia elegante ed avvincente  nel descrivere luoghi e persone e sentimenti.
- Come fa un racconto ironico e divertente commuoverti così spesso?
- Perchè c’è attenzione per l’altro, c’è sete di giustizia, c’è il desiderio di essere Zorro- la maschera preferita di Margot- per aiutare gli altri.
-  E sebbene lei si dice …”non ho mai pensato di essere uan vera altruista. Mi considero piuttosto  un’egoista, col senso di protezione selettivo, una che se inciampa in qualcuno che la conquista, lo adotta. O si fa adottare.” … riuscirà  a scoprire chi ha ferito e accusato ingiustamente Caterina.
Barbara Fiorio, nata a Genova nel 1968, formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova.
Tante passioni e due, in particolare, la accompagnano fin da quando era una bambina: leggere e scrivere. Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C’era una svolta (Eumeswil 2009) e il romanzo Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi 2011)- ATTENZIONE.
- mercoledì 27 marzo alle ore 17,30 incontro gruppo-lettura all’angolo Controvento di via Galilei
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