ANGOLO- PAPIRO al Libri & Caffè di via Galilei
pubblicato da: Mirna - 27 Ottobre, 2012 @ 9:02 am
Libri, idee, pensieri. Libri che si rincorrono nelle case e tra le generazioni. Una nipotina che ricerca nei suoi scaffali i romanzi  che il nonno regalava ogni anno alla nonna. Quale autore? Bruce Marshall. Quali nonni? I genitori di Maria Teresa. Trovo rassicurante la continuità di lettura delle stesse storie, un collante di sensazioni, sorrisi ed emozioni condivise.
 Per il viaggio dei genitori nella capitale francese  Valentina Lucatti ha pensato bene di regalar loro “Candele gialle per Parigi“ . Maria Teresa si commuove mentre ricorda il passato, poi ci legge alcune frasi deliziose di Marshall e ci consiglia anche un altro libro: “Cosa tiene accese le stelle” del giornalista Mario Calabresi figlio del magistrato assassinato anni fa. Delineati con una bella scrittura e una tendenza all’ottimismo ecco ritratti di personaggi famosi come Biagi e  riflessioni sui nostri tempi.
Lunedì scorso nel nostro Angolo-Papiro sono arrivate nuove lettrici, Laura e Silvia. Vengono naturalmente interrogate …Laura dalla tasca dei pantaloni estrae “La felicità viaggia sempre in incognito” di Laurent Gounelle e Silvia confessa che spazia da Hernà n Huarache Mamani e la sua “Profezia del sole” alla psicosintesi transpersonale di Assagioli per arrivare ad Harry Potter e ai racconti gotici di nuova generazione, genere questo condiviso con Stefania, la giovane psicologa.
Idee, suggestioni pensieri che si intrecciano con le letture. Riferendomi a Sana’a e la notte di Elena Dak, dove la città yemenita diventa un luogo dell’anima, chiedo ai presenti qual è per noi il Luogo particolare. Per mia figlia è senza dubbio Ithaca, dello stato di N.Y., che per lei ha avuto la valenza di “ritorno” ad esigenze profonde;  per molti di noi la Grecia con la sua-nostra storia , il mare blu, la vegetazione mediterranea, per Ebza è Venezia, per alucni è  Londra e  per me , ovviamente, la campagna inglese.
 E per voi?
Ad Andrea è piaciuto molto La collina del vento di Carmine Abate, dobbiamo leggerlo sicuramente, oppure rileggere ciò che ci preme in un determinato momento del nostro vissuto. Maria Grazia era vicino a Trieste, ha percorso il sentiero che da Sistiana porta a Duino e che cosa poteva mai declamare ? Le elegie duinesi di R.M. Rilke. Panorama magnifico che incita alla bellezza della poesia.
Si riparla di Pastorale americana di Roth. Daria e Raffaella ne sono entusiaste.
Riccardo ricorda le presentazioni che don Marcello Farina ha fatto per “L’anima e i confini dell’umano“ di  Giovanni Straffellini (v.archivio)  e per “La via verticale” di Paolo de Lucia.
 E conoscete Stéphan Hessel ? ci chiede Andrea.
E’ un novantrenne dalla mente  vivacissima e dalla incredibile vita; da leggere  la sua autobiografia “Danza con il secolo“ … e da seguire il suo consiglio ““Indignez vous!”Â
STORIA DEL NUOVO COGNOME di Elena Ferrante
pubblicato da: Mirna - 24 Ottobre, 2012 @ 3:16 pm
Il secondo volume della trilogia di Lila ed Elena è denso, sempre saturo di quella forza  eccessiva e travolgente del sud.
Eredi dei personaggi delle tragedie greche queste due giovani donne, una ormai sposata, l’altra alle prese con lo studio continuano a crescere amandosi ed odiandosi in uno scontro-confronto che senza dubbio influenza reciprocamente la vita di ognuna.
Ne L’amica geniale avevamo lasciato Lila, appena sedicenne, il giorno del suo matrimonio quando si rende conto ineluttabilmente di aver sposato l’uomo sbagliato.
Ciononostante entra nel ruolo di giovane moglie benestante cercando di non soffocare in  quella sensazione di “smarginatura” che spesso percepisce, ma  facendosi invece  trascinare dalla sua stessa rabbia ben  oltre ogni limite.
Non teme la violenza del marito esasperato dal suo comportamento ribelle e aggressivo, è lei stessa che vuole arrivare ad un  punto di autodistruzione colma di  rabbia e vendetta verso un mondo e una società che non la accoglie e non la capisce.
 Elena, il suo alter ego, il suo specchio, vive invece in sottotono, sempre guardando però a questa sua amica “geniale”, affascinante, unica . E quando Lila le prenderà Nino, il suo amore di sempre, ad Elena non resta altro che amarli entrambi. “Io mi vivevo in loro, sottotono. Già non riuscivo a scacciare le immagini degli abbracci, dei baci nella casa vuota. La loro passione m’invadeva , mi turbava. Li amavo entrambi e perciò non riuscivo ad amare me stessa, a sentirmi, ad affermarmi con un MIO bisogno di vita che avesse la stessa forza cieca e sorda della loro. “Â
 Nino Sarratore, studioso e colto , è riuscito a staccarsi dal ghetto e  rappresenta per entrambe il salvatore che potrebbe portarle al di fuori dell’ignoranza e dalla grettezza  del rione, è colui che atttraverso la cultura le innalzerebbe socialmente. E lui che riesce a far emergere la vera Lila, a sottolineare il suo indiscusso fascino e “genio”.
In questo crescendo di incontri-scontri fra Lila ed Elena si affonda nella Napoli degli anni Sessanta, in una realtà sanguigna, umanissima e spietata allo stesso tempo. Elena tornata da Pisa, dove sta studiando per laurearsi,  deve riprendere il suo dialetto per farsi capire e rispettare  tra i vicoli della città partenopea.
Al di là della trama di questi anni della loro giovinezza – il matrimonio fallito, la maternità ,  l’amore clandestino, la rassegnazione a una nuova povertà e fatica per Lila, il percorso universitario , qualche amore per Elena – rimane fortissimo il legame fra le due donne. Si potrebbe dire nè con te, nè senza di te tanto il pensiero dell’una  influenza le scelte e il percorso esistenziale dell’altra.
Elena avrebbe voluto sposarsi presto, possedere  il fascino e  la genialità di Lila, si sente sempre inferiore a lei – e di ciò sappiamo tutto perchè è lei l’io narrante - ; Lila avrebbe voluto studiare e, pur non dicendolo, invidia e ammira Elena.
Nè vincitori nè vinti nella loro “competizione” per emergere. E quando Elena scova Lila  nella fabbrica di alimentari, pallida e stanca capisce che la sua superbia che l’aveva spinta fin lì per mostrarle “ ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto” si rende conto  che Lila combatte ancora per riscattarsi, studia da sola, lavora e cresce il bambino …e le spiega
“che non avevo vinto niente, che al mondo non c’era alcunchè da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente  scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono del cervello dell’altra”
Edizioni e/o
SANA’A E LA NOTTE di Elena Dak
pubblicato da: Mirna - 20 Ottobre, 2012 @ 11:41 am
Che misteriose coordinate ci  fanno innamorare di una città  ? Accade forse che al primo incontro con un Luogo particolare per noi  qualcosa vada a riempire una nostra antica necessità di completamento, appaghi una nostalgia che non sapevamo di provare?
Elena Dak, viaggiatrice e  cittadina del mondo ce lo racconta nel suo libro edito da Alpine Studio.
Elena ha fatto parecchi viaggi in in Medio Oriente, Asia Centrale e Nord Africa, ha lavorato per diversi anni per un operatore turistico. Ha pubblicato un libro me l 2007 “La carovana del sale” dove racconta la sua esperienza di viaggio nel Sahara con una carovana di 30 Tuareg e 300 cammelli.
Ci aspetta nella saletta superiore del Libri & Caffè, è una bella giovane donna  dal sorriso aperto al mondo – si capisce dallo sguardo osservatore e interessato -  dai modi  accattivanti e da un raccontare fascinoso e  ammaliatore.
Ci porta a Sana’a.
 La città  delle Mille e una notte. La città amatissima anche da  Pasolini che ha capito che “ occorre  percorrere tutte le strade prima di  poter giungere a Sana’a”. Pasolini che ha sollecitato L’Unesco a far inserire la capitale dello Yemen nel patrimonio dell’umanità .
Elena si innamora di Sana’a di notte, appena arrivata. Nonostante la stanchezza del viaggio, la nostra viaggiatrice vuole vederla subito, dapprima dall’alto di una delle sue terrazze , poi entrando nel cuore dei suoi vicoli fra il blu e le luci schermate dei vetri multicolori per giungere alla sua essenza. E’ un colpo di fulmine. E si sa che nella notte noi siamo più vulnerabili, ricettivi, immaginifici, siamo aperti ad accettare in modo istintivo e naturale qualcosa che forse ci apparteneva già . E’ forse un desiderio viscerale  di ri-tornare  al giardino dell’Eden? al l Luogo ideale , a quell’Altrove a cui tutti aneliamo, il Luogo in cui sostare
sospesa per assaporare appieno l’hic  et nunc.
“Sento entrare in me una dimensione diversa o forse io metto piede in uno spazio anomalo, come se qualcosa mi riportasse in un’epoca che non ho conosciuto, lontano nella storia..(p. 14)
Non è un caso che Elena Dak ritrovi nel suo primo  girovagare notturno un po’ della sua Venezia natia. Scriveva Pasolini ” Se l’idea di Venezia è nata in qualche punto dell’oriente, questo punto è lo Yemen. Sana’a è la città più bella dello Yemen, è una piccola, selvaggia Venezia posata sulla polvere del deserto, tra giardini di palme e orzo, anzichè sul mare.” Una bellezza eccessiva, irreale che rasenta la perfezione.” (p.15)
Questo libro è sì un diario di viaggio, ne ricaviamo informazioni precise dei luoghi, dettagli toponomastici, descrizioni delle sue torri, delle sue pietre , dei giardini, delle piante e dei fiori dai nomi che solo a sentirli ti fanno illanguidire come jacaranda lilla, bouganvillea viola, datteri, chicchi di pepe, mimose gialle…
…ci sono fotografie in bianco e nero e acquerelli colorati; vediamo la bellezza di Sana’a ed anche la sua fragilità fatta di fango e paglia, di piccole pietre sovrapposte a secco Si possono persino sentire i profumi del pane sfornato ad ogni momento del giorno, si sente il vocìo stentoreo  degli uomini , apprendiamo della vita quotidiana e delle traversie politiche.
 Ma Elena Dak ci svela soprattutto  che si può viaggiare non solo attraverso i luoghi fisici ma soprattutto attraverso le emozioni e le percezioni sinestetiche della mente e del cuore in modo tale da farsi “assorbire l’anima”.
Evidentemente Sana’a non può che spingere a raccontare come fece Sherazade  e come fa Elena con la sua scrittura avvincente, con l’incantamento delle parole che intrecciano torri, moschee, orti, suk , personaggi  a  quell’appagante nostalgia del mistero.
TOMBA DI FAMIGLIA di Katarina Mazetti, ed. Elliot
pubblicato da: Mirna - 16 Ottobre, 2012 @ 6:10 am
Un romanzo leggero leggero per queste giornate di pioggia grigia, una storia che mi ha fatto fare belle risate seppur il titolo suggerisca che …il matrimonio è la tomba dell’amore.
O almeno sembra così per questa coppia di svedesi che si sono amati da subito, ma che conducono vite inconciliabili per trovare un modus vivendi appagante per entrambi.
Lui allevatore di vacche da latte, lei una minimalista ed elegante bibliotecaria di città .
Ma si sa l’attrazione fisica è più potente del buon senso, così dopo una prova di separazione,avvenuta alla fine del primo romanzo “Il tizio della tomba accanto“,  la protagonista Desirée decide  che è ora di avere un figlio e pensa che l’unico uomo che può essere il padre è proprio Benny il suo aitante contadino.
Racconto a due voci della loro storia, del matrimonio e delle maternità che si susseguono una accanto all’altra sfinendo entrambi i genitori, ma soprattutto Desirée che si chiede perchè è sempre la donna a dover sobbarcarsi il maggior peso di lavoro. Domanda vecchia come il mondo…
Katarina Mazzetti riesce a conciliare romanticismo e humour e ci fa entrare nel mondo degli allevatori svedesi, nella loro vita faticosa di tutti i giorni, nei loro problemi.
Mi piace alternare libri intensi come il nuovo romanzo della Ferrante “Storia del nuovo cognome”- avvincente, sensuale, ipnotico – con romanzetti leggeri.
Ma, e qui concordo con Camilla, il mio genere preferito da sempre è la letteratura anglosassone  perlopiù femminile. E sicuramente, come consiglia Grazia, cercherò Nancy Midford già letta ed apprezzata anni fa.
E’ vero, le tintinnanti tazze da tè che percorrono le storie inglesi sono i punti sicuri a cui si ancora la narrativa  anglosassone intrisa di sguardi lungimiranti,  buon senso e  humour.
 Come ci si sente rassicurati entrando in un salotto inglese!Â
TRENTO DA …LEGGERE
pubblicato da: Mirna - 14 Ottobre, 2012 @ 7:08 am
ANGOLO-PAPIRO di mercoledì scorso al Libri & Caffè di via Galilei. Ormai un appuntamento piacevole, interessante e pieno di nuovi spunti di lettura. Le persone nuove che incontriamo ci parlano  con entusiasmo delle proprie passioni letterarie.
 Così Sandro ci racconta della sua perenne  passione per la fantascienza partendo da Asimov fino ai giorni nostri con Altieri; dell’interesse per Massimo Manfredi, archeologo, che in forma romanzata  narra di  molti periodi storici, come la Guerra dei Cent’anni.
Ci suggerisce un delizioso racconto “Una testa selvatica” di Roger Marie-Sabine, dedicato a  chi apprezza il potere dei libri. Un gigante e una vecchietta uniti dall’amore per la lettura. Â
Sì, anche noi siamo uniti dall’amore per la lettura e i libri sui tavolini insieme ai caffè e alle bibite mostrano le loro copertine invitanti. Coloratissima quella de “La cucina del buon gusto” di Simonetta Agnello Hornby che Daniela - finalmente riuscita a parrtecipare al nostro  Gruppo Lettura – sta leggendo, - si può ben dire - con estremo gusto e piacere. Le ricette di cucina , lo sappiamo, fanno parte della nostra memoria , della nostra storia regionale e familiare e  i profumi e i sapori evocano  ben più ampie emozioni che il mero cucinare.
Daniela ci ha portato un delizioso lavoro  ideato e  progettato insieme agli insegnanti e ai bambini stranieri delle scuole di Pergine.  “Un viaggio nelle storie” che ci racconta il percorso difficile che  gli alunni stranieri appena arrivati in Italia devono affrontare. Il viaggio, metafora della vita e  della ricerca interiore  è un topos del nostro vissuto esistenziale. 
Disegni, parole “…scoperta che ognuno ha una storia nel cuore e che è importante trovare le parole per raccontarla” ci fanno capire quanto occorra approfondire il “linguaggio delle emozioni”.
Perciò in questo Angolo-Papiro si mescolano oltre ai libri, le idee, le emozioni.
Facendo mia la domanda di Miki sulla letteratura ebraica chiedo quali letture sono state fatte a proposito dai presenti. Andrea suggerisce un piccolo capolavoro di Martin Buber “Il cammino del’uomo”, un itinerario educativo di ricerca dove  si parla di spiritualità e dell’ insegnamento chassidico.
E ancora “Il muro invisibile” dell’ultranovantenne Harry Bernstein, letto da Rina.
Riccardo invece rilegge. Si è appassionato a sir Conan Doyle e alle avventure di Sherlock Holmes.
E Cristina continua il suo lavoro con lettere e gli scritti di Mozart.
Ecco Raffaella e amici questo è il resoconto del nostro ultimo incontro…
LA VILLA SUL LAGO di Boris Pahor
pubblicato da: Mirna - 10 Ottobre, 2012 @ 6:22 pm
Il lago è quello di Garda. Il tempo è l’ aprile del 1948, tre anni dopo la seconda guerra mondiale. E Mirko Golina, architetto sloveno di Trieste, vi ritorna per cercare lontani agganci che lo aiutino a superare la tragedia dei campi di sterminio. Proprio in questo piccolo paese fu arrestato dai nazisti .
 Soprattutto cerca la convinzione di essere riuscito a sopravvivere a quell’oscuro periodo di dittature e morte. E spera, ma sembra invano, che tutti abbiano capito di essere finalmente liberi da quel ventennio tiranno il cui simbolo è incarnato da Villa Feltrinelli di Gargnano dove Mussolini alloggiò durante i seicento giorni della Repubblica di Salò. La sua ombra pare ottenebrare ancora gli abitanti del luogo che lo ricordano con venerazione. Risvegliati da un sonno ipnotico, ma con il vuoto nella testa come la signora Amalia, madre di un amico, ancora legata al ricordo del Duce.
Boris Pahor ha vissuto in prima persona il fascismo che obbligò gli sloveni a cambiare lingua e a obbedire. Nelle sue opere c’è una coraggiosa presa di posizione contro tutti i totalitarismi sempre protesa alla difesa della libertà e della dignità dell’individuo e delle identità nazionali e culturali.
 Nato nel 1913 è considerato il patriarca della lettartura slovena.![boris-pahor1[1]](http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/wp-content/uploads/2012/10/boris-pahor11.jpg)
La villa sul   lago fu scritto nel 1952 , ma pubblicato in Italia nel 2002 per la prima volta e quest’anno da Zandonai.
Mirko è ovviamente l’alter ego di Pahor e tutte le riflessioni, le delusioni, scoperte e speranze sono le stesse che provò l’autore .
Ciò che mi ha colpito particolarmente di questa storia sono le descrizioni paesaggistiche  di cui sentivo la  necessità e ho letto con piacere paginette di vedute deliziose, di mulini,di ragazzi che vendono i limoni e le arance .
E mi sono ricordata della prima volta che mio padre mi portò sul lago di Garda, avevo sedici anni, si veniva da Carpi e dovevamo raggiungere Merano. Rimasi colpita dai grossi cedri che molti offrivano lungo la strada, dalla dolcezza luminosa del paesaggio e da una collanina di vetro azzurro  che mio padre mi fece scegliere in un negozietto di Riva.Â
Ma ritorniamo al libro. Il lago in primavera è idilliaco e proprio nella sua bellezza Mirko spera di superare la sensazione del nulla provato in prigionia. Ha bisogno di sperimentare un nuovo ritrovarsi.
Distese di ulivi, limoni e arance, papaveri e iris in questa ricerca di sè nei tre giorni al lago. Che non compie da solo, ma con Luciana, figlia della signora Amalia, una fresca e allegra operaia dalle mani dure come il legno. Il loro incontro è fondamentale per entrambi, per Mirko che riuscirà a intravvedere nuovamente leggerezza e amore, per Luciana che riuscirà a togliersi il velo nero dell’asservimento ideologico al passato regime.
Se da subito scatta in loro un riconoscersi, una giovane complicità di desiderio di amore occorre però superare quell’ombra minacciosa che la villa tra i cipressi sembra proiettare, ma , – che scena deliziosa. – ..Luciana riuscirà a farlo  mettendosi  un garofano rosso all’occhiello.
Si incontrano tre volte: in una domenica di pioggia leggera in cui il riconoscersi fisicamente ci riporta alla sensualità della Pioggia nel pineto e quel salire e ridiscendere i pendii del paese con la distesa dell’acqua che cambia colore ci  ricorda invece la bellissima “Arsenio” di Montale.  “tu discendi in questo giorno/ or piovorno, ora acceso, in cui par scatti/ a sconvolgere l’ore/ uguali, strette in trama, un ritornello…”, un’altra di notte sotto la luna ed infine l’ultima, in un tardo pomeriggio.
E così i due giovani vanno e vengono, si discostano dalla tetra villa per ricercare muretti sul lago dove sostare e baciarsi, riprendono a salire le scalette dei terrazzamemti mentre il sole cerca di mutare il colore del cielo e le distese di ulivi brillano . O la luna proietta ombre e luci sui loro visi assetati di amore. I loro sentimenti si identificano, in questo loro primo “annusarsi”, con il mutare del paesaggio. E l’alternarsi della pioggia e del sole, della luce e del buio,  fanno da cornice alle loro affinità o ai loro dissidi. La tenerezza e l’amore danno quindi speranza a una possibile rinascita.
ANDAR PER CASTELLI…. tra un libro e l’altro
pubblicato da: Mirna - 8 Ottobre, 2012 @ 2:06 pm
Altra mite mattinata ottobrina da vivere in questo Trentino felix.
Daria, Enza ed io decidiamo di andare   a  Castel Thun dove una particolare e preziosa mostra intitolata “OSPITE D’ONORE –  Matteo Thun ritratto da Giuseppe Molteni -” è allestita nella  torretta biblioteca.
La curatrice è Emanuela Rollandini che ci aspetta sorridente  e ci fa entrare, anche noi quasi ospiti d’onore, in un’atmosfera romantica. Ci sentiamo proprio in un salotto d’altri tempi.Â
 Matteo Thun, il cui ritratto campeggia nella saletta, ci accoglie morbidamente appoggiato ai marmi del suo castello di cui vediamo in penombra armature e pertugi.
Ha 20 anni, indossa la divisa austriaca ed ha l’aria sognante. Il pittore Giuseppe Molteni respira la corrente romantica dell’epoca perciò riesce ad esprimere nel ritratto del giovane nobile le contraddizioni dei due secoli “l’un l’altro contro l’altro armati”, il legame classico e le inquietudini del nuovo.Â
 Lo stesso Matteo Thun ama frequentare il nuovo ambiente percorso  da fremiti innovativi nei salotti di Milano che lui
trova grande città colma di “un fermento singolare negli ingegni“. E la sua formazione culturale si rafforza  proprio in Lombardia, luogo dove molti funzionari trentini, grazie al bilinguismo, sono al servizio dell’Impero Austro-ungarico.  Grande influenza su di lui la ebbe anche la madre Violante, bresciana e ostile all’Austria, ma  soprattutto Andrea Maffei , funzionario dell’impero, scrittore, poeta, traduttore. Esiste infatti fra i due  un cospicuo carteggio interessantissimo che ci rivela la vita che  entrambi svolgono  tra il Castello e i salotti milanesi  frequentati da pittori come Hayez e scrittori come Balzac.
Tutto questo ci viene spiegato benissimo nel catalogo curato da Emanuela Rollandini. Â
Ma nella piccola mostra ci sono anche altri quadri: il bell’Andrea Maffei che , ci racconta Emanuela, diventerà ancor più bello in età matura e che, si sa , era molto vanesio. E poi c’è sua moglie Clara, ritratta da Francesco Hayez nel 1845. Bellissimo. Visetto chiaro, acconciatura a boccoli, sguardo fermo e  un po’ disincantato ? sorriso obliquo. Clara Maffei , come Violante Thun : grandi dame della cultura del tempo e garbate ospiti di importanti salotti letterari.
Ammiriamo  lettere, libretti,  un servizio per corrispondenza e …un acquerello delizioso di un certo Francesco Gonin che nel 1835 dipinge l’ Interno dello studio di Giuseppe Molteni
Ci fermiamo estasiate ed “entriamo” anche noi nel suo atelier dove ci sono lo stesso Molteni che ritrae una modella, di spalle vediamo Massimo d’Azeglio e dipinto nell dipinto… un ritratto di Alessandro Manzoni!
Che desiderare di più in una domenica trentina? Un calice di Rotari rosè che ci viene offerto dal castello  e che beviamo con Emanuela, la quale ci dice  che continuerà a lavorare tra le novemila  lettere scritte e ricevute da Matteo Thun per regalarci inediti sguardi su una famiglia così importante .
La mostra continuerà fino al 4 novembre.
LE CONFESSIONI DI NOA WEBER di Gail Hareven
pubblicato da: Mirna - 5 Ottobre, 2012 @ 7:19 am
Non è semplice descrivere questo bel romanzo: le confessioni della protagonista Noa sono sì le confessioni di una donna “schiava” d’amore  per un uomo, ma non si può ricondurre la sua storia alle eroine soggiogate soltanto dall’onubliamento sensuale.
In Alek, il ventottettene idealista e letterato ebreo russo, Noa riconosce all’istante, lei diciottenne e capitata per caso nel suo appartamento del quartiere Nachloat, qualcuno che l’avrebbe capita come si capisce lei. Siamo a Gerusalemme nel 1972, si parla di sionismo, delle guerre, di anarchia.
Da subito Noa si aggrappa a lui in cerca di salvezza per sfuggire a ciò che sente di contorto in lei.
Dal semplice desiderio di Noa di  non voler fare il servizio militare, Alek decide di sposarla per evitarglelo. Matrimonio fittizio, ma ugualmente denso di  rapporti sessuali appaganti. E gravidanza.
Ma Alek “fugge”, lascia a lei e alla bambina il suo appartamento, ma non vuole sentirsi legato o costretto, Ogni tanto riappare e così andrà avanti in una sorta di relazione altalenante vissuta da Noa come l’essenza della sua vita.
Le confessioni ci preparano sempre a qualcosa di oscuro, difficile da comunicare; Noa capisce che Alek è il suo “demone” e che la sua dignità ne soffre. O no? E’ questa la bellezza del racconto perchè il vuoto che Noa prova quando Alek, quasi il suo Dio, è lontano sembra pieno proprio della sua assenza. Tutto è correlato a lui, lei agisce pensando che lui la guardi e la approvi.
Ossessione, follia? Noa vive in modo non felice, non prova gioia se non quando può essere tra le sue braccia, altrimenti serpeggia in lei sempre malessere e inquietudine, nonostane la bambina che apprende lentamente ad amare. Non l’ha amata all’istante come è successo per Alek.
Gail Hareven racconta alternando momenti del passato: il fatidico incontro tra Noa e Alek nel 1972, i successivi avvenimenti come il fatto che Noa è diventata scrittrice,la sua militanza in un’associazoione femminista, o  che Alek fa ormai la spola tra Parigi e Mosca e che ha una famiglia, e il presente quando ancora ci sono sporadici incontri sempre intensi a Mosca.
Lo scrivere per l’io narrante è liberatorio, ma abilmente la Hareven ce lo fa sentire faticoso e vorticante come il cercare di estrarre qualcosa di duro e profondo con una trivella.
Interessante la protagonista che Noa ha scelto per i suoi romanzi: l’investigatrice Nira Woolf che appare il suo alter ego, ciò che lei vorrebbe essere, forte, dura, indipendente. Donne antitetiche che si rincorrono e confrontano.
Un “desiderio così oceanico” può durare sempre? Può esistere? Ciò che Noa prova sembra quasi idolatria, ripenso alla descrizione dei dolori del parto…dedicati a lui.
Alek è il tramite per la sua ricerca di Assoluto, Noa aderisce a lui come la metà mancante della sua stessa anima, un’ossessione necessaria.
Gail Hareven è nata a Gerusalemme nel 1959. Insegna scrittura creativa  e storia del femminismo.![hareven-gail-web-dp[1]](http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/wp-content/uploads/2012/10/hareven-gail-web-dp1-229x300.gif)
Le confessioni di Noa Weber è il primo suo libro, tra i quindici scritti, ad essere pubblicato in Italia, ed. Giuntina.. Ha vinto in Israele il premio Sapir.
TRA UN LIBRO E L’ALTRO…un dolce al limone
pubblicato da: Mirna - 3 Ottobre, 2012 @ 7:26 amÂ
Accade talvolta che ci sia un’urgenza o una necessità di cucinare un dolce .
Infatti  si è soliti portare qualcosa di buono da mangiare alle serate dell'”Accademia” di Cristina. E lunedì sera c’è stata la prima serata del nuovo anno di incontri culturali e conviviali organizzati dalla nostra bella e brava amica musicista.
Come quando intuisco che un libro mi piacerà , di solito preparo a intuito un dolce di cui ho voglia in quel momento. Per casa, tra i vari foglietti di appunti letterari, svolazzano anche ricette trascritte da trasmissioni televisive o dettatemi per telefono  da amiche più brave di me.
Voglia di dolce al limone, quello inglese… in casa  ho persino i limoni biologici!
Accendo la radio e ascoltando Fahrenheit dove si sta leggendo il romanzo di Raffaele La Capria “Ferito a morte” inizio la lavorazione… del mio
Lemon Drizzle CakeÂ
100 gr di zucchero
- 100 gr di burro
- 3 uova
- il succo e la scorza di un limone
- 150 ml di latte
- 220 gr di farina
- 1 bustina di lievito
- Per lo sciroppo:
- 200 ml acqua
- il succo e la scorza di un limone
- 100 gr di zucchero
Mescolare lo zucchero al burro fuso.
- Unire le uova, la scorza e il succo di limone e il latte e mescolare bene.
- Aggiungere in ultimo gli ingredienti in polvere: la farina e il lievito per dolci.
- Amalgamare bene il tutto e trasferire in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato.
- Mettere in forno a 180 gradi per circa 40 minuti.
- Per lo sciroppo mettere a bollire in un pentolino l’acqua con zucchero, succo e scorza di limone.
- Bucherellare il plumcake appena sfornato, ancora nel suo stampo, e irrorarlo con lo sciroppo.
- Una volta raffreddato il tutto, sformare la lemon drizzle cake e servire affettata.
Profumo di pomeriggi autunnali che stanno arrivando, ricordi e nostalgia, previsioni divertenti dell’accoglienza alla riunione…
Dal forno esce un plumcake leggermente brunito ad un lato…che fare? La vicina, venuta per una breve visita, mi consiglia di tagliare la fetta incriminata e di disporre già le altre affettate nel piatto.
Successone tra gli amici!
 Molte accademiche vogliono la ricetta…
Serata quindi doppiamente bella per me, non solo per la riuscita del dolce, ma per il piacere di essere in un ambiente caloroso, stimolante, entusiasta. Cristina, il cuore di tali riunioni, ci regala la sua musica, la sua casa e la possibilità di parlare, fare e ascoltare Arte.
E Riccardo, vicepresidente dell’accademia,  nonchè blogger di successo (www.trentoblog.it/riccardolucatti) fotografa tutti e si fa fotografare. E noi due blogger siamo venuti troppo bene per non farci vedere…Maria Teresa , accanto a noi, ce lo permetterà …
TRA UN LIBRO E L’ALTRO…gironzolando per Trento
pubblicato da: Mirna - 30 Settembre, 2012 @ 6:12 pmMattinata trentina. Una tiepida e variabile domenica di fine settembre. Le prime timide foglie volteggiano nel piccolo parco colorato di erbe aromatiche e del rosa degli  ultimi fiori sulla fontanella dei fiumi.
Che fanno due signore che rimandano la lettura al pomeriggio e che non resistono al richiamo delle  campane festose di questa città godibilissima –  questa Trento a misura d’uomo ,  dalle larghe vie  rosate, dai vicoli medievali e dalle tante iniziative interessanti – ?
Ne scelgono alcune, sanno –  dopo aver consultato l’home page di  www.trentoblog.it – che al caffè Bookique, nel Parco della Predara, come ogni ultima domenica del mese, sarà servito un brunch alle 11 e non solo. Inizierà anche  un Mercatino di Cambio & Scambio di oggetti, sulla gradinata dello spazio esterno.
Tanti  giovani allegri e ben educati intanto si servono di brioches, toasts, succo d’arancia, tramezzini, mozzarella, salame,  ecc!
 Non ci sentiamo autsider Enza ed io, anzi, ci troviamo ben integrate in un clima di giovialità e bien-etre, di conversazione e sorrisi. Bella gioventù.
Si può stare sia all’interno che all’esterno, ma si intravvede da ogni angolo la chiara Torre del Buonconsiglio.
 Ci gustiamo il cappuccino , i dolci, i cibi salati.
Riesco  anche ad acquistare  con la “moneta” dello scambio  una bellissima
tazza colorata.
Faccio fotografie: con  la mia piccola digitale rossa catturo ed amplifico, dilato, sottolineo i momenti sereni della convivialità , della conoscenza , dell’uscire nel mondo che sempre ti viene incontro.
Fotografia. Una nuova arte per rappresentare e comunicare non solo la reatà , ma l’emozione che la stessa procura nell’attimo stesso in cui la si riproduce. Ed è proprio Francesca Gregori , squisita fotografa artistica, incontrata per caso con Andrea e Alice, che ci raccomanda di visitare la mostra di Luca Chistè,  IPHONEOGRAPHY, nello spazio Hortus Artieri nel vicolo dei Birri 7. ( Fino al 14.10)
Già le parole stesse, sia della location che della mostra, sono evocative, appetibili, catturanti. Arriviamo nel vicolo antico che ti riporta ad altre città medievali umbre, toscane ed  oltralpe e che hanno quel fascino misterioso che tu riconosci, forse perchè  impresso nel tuo Dna, e che ti dona l’aspettativa del piacere dell’arte, della cultura, della bellezza.
Luca Chistè cattura le sue visioni naturalistiche ed ambientali con un occhio moderno perchè fa uso dei più sofisticati  mezzi tecnologici come iPod, iPhone, iPad ma con la sensibilità empatica dell’artista, del poeta che scopre in una gomma d’automobile appoggiata ad un muretto arcani simboli. L’ acting out che “sostituisce l’azione al pensiero” come ci spiega l’artista “si realizza in pochissimi istanti”.
Momenti epifanici, direi, quegli attimi gloriosi che ti fanno sentire tutt’uno con ciò che ci circonda. Bellissime foto, da gustare in uno spazio da scoprire o riscoprire, quello dell’Hortus Artieri, in Vicolo dei Birri, gli sbirri…



















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