E’ INIZIATA COSI’ di Penelope Lively
pubblicato da: Mirna - 29 Settembre, 2012 @ 3:23 pm
Quando si dice il caso! Se Charlotte non fosse stata scippata nel centro di Londra tante vite non si sarebbero modificate! Ci pensiamo a questo?
Già un film Sliding Doors ci aveva ricordato come solo un attimo di indecisione  può cambiare  il corso degli accadimenti, ma certo lo sappiamo. Prendiamo una stradina invece che un’altra, decidiamo all’improvviso di uscire invece che stare a casa a leggere…e la nostra storia può prendere un altro corso.
Charlotte un’ex- insegnante settantesettenne viene dunque scippata e si frattura l’anca. Viene subito chiamata sua figlia Rose che lavora presso Lord Peter, un anziano accademico presuntuoso che sta  scrivendo le sue memorie.
Cambiamenti:
 Charlotte dovrà lasciare il suo appartamento dove vive sola, è vedova,  per trasferirsi momentaneamente da Rose e suo marito Gerry. Ci va controvoglia, in fondo lei è ancora attiva e piena di interessi, insegna inglese  ad una classe di stranieri adulti, ha molte amicizie ed è in buona salute.
Rose dovrà assistere almeno i primi giorni la madre dopo l’operazione a cui viene sottoposta.
Come  farà dunque Lord Peter che deve assolutamente andare a Manchester per una conferenza senza la sua efficiente assistente Rose? Chiama in aiuto la nipote Marion, arredattrice in cattive acque – eh, la recessione c’è anche in Inghilterra - la quale dovrà disdire un rendez-vous con Jeremy,  il suo amante… sposato a Stella. Non lo trova,  per cui gli manda un sms. !!! Amanti del mondo, attenzione agli Sms, sono la causa di molti divorzi. Ed infatti per altre fortuite circostanze il messaggio viene letto proprio da Stella che chiederà immediatamente il divorzio!!!
Intanto Charlotte è stanca e demoralizzata in casa della figlia, nota con rammarico che il matrimonio tra Rose e Gerry è piuttosto tiepido e monotono. Lei si sente un peso, fa considerazioni amare sulla vecchiaia . Meno male che può leggere
 “Da sempre , leggere per lei è stato essenziale, necessario, il suo sistema di supporto. La sua vita è stata plasmata dalla lettura. Ha letto non solo per distrarsi, per cercare conforto, per passare il tempo, ma ha letto in uno stato di innocenza primordiale, in cerca di rivelazioni, di insegnamenti, persino…”
Sta parlando di noi?
 Pensa comunque  di far venire a ripetizione  uno dei suoi alunni . Sceglie Anton, un cinquantenne dell’Europa dell’est che ora fa il muratore , ma  che se sapesse leggere bene l’inglese potrebbe aspirare ad un impiego da contabile.
Anton è un bell’uomo , ha negli occhi il ricordo di boschi e laghi verdi…lui e Rose si piaceranno.
E Marion a Manchester? Lo zio Henry Peter purtroppo fa una pessima figura, ha dimenticato gli appunti ( non c’era Rose a ricordarglieli) e pur affrontando argomenti a lui ben noti si sente sfuggire i nomi e le date.
Durante il lunch Marion conosce un finanziere attraente che le propone un lavoro…Jeremy sembra lontano…
Penelope Lively “conosce alla perfezione la geografia dell’anima” e ci regala un romanzo delizioso, leggero che si legge con piacere. Sul divano durante un pomeriggio piovoso… si entra in questa Londra attuale, ma dove i comportamenti umani sono sempre gli stessi. Amore, tradimenti, amicizie, delusioni, felicità .
Lo scippatore o la scippatrice di Charlotte ha modificato con il suo gesto la vita di sette  persone (senza contare le due  figlie di Jeremy e Stella che però alla fine forse non se ne sono neppure accorte tutte prese dai loro problemi grandi e piccoli  di adolescenti).
Ma dietro gli eventi casuali c’è un ordine, come nella teoria del caos? Un minima perturbazione può modificare il corso che gli eventi avrebbero preso se non ci fosse stato quel piccolo disturbo?
Charlotte, finalmente tornata a casa sua è felice di essere tornata padrona di se stessa nonostante il dolore che ogni tanto riappare. Ma , da sola, tira le fila.
 “Amici e vicini vengono a trovarla – non è davvero sola -il mondo la circonda. Vive in un presente insistente, ma spesso i suoi pensieri tornano al passato. Quell’evanescente, pervasivo, scivoloso panorama interiore sconosciuto a chiunque altro, quel vasto accumulo di dati da cui dipendiamo, senza i quali non saremmo noi stessi. Impossibile condividerlo, e comunque nessun altro lo potrebbe vedere. Il passato è la nostra intimità somma; lo accumuliamo, un anno dopo l’altro, un decennio dopo l’altro. Si conserva, con il suo capriccioso sistema di recupero casuale. Lo ricordiamo a frammenti, il contenuto manchevole e sbrindellato della memoria. La vita è arrivata fin lì:settantasette logori anni”
Più o meno l’età della Lively quando scrisse questo racconto. A suo tempo vincitrice del Booker Prize.![images[2]](http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/wp-content/uploads/2012/09/images2.jpg)
Guanda editore
TRENTO DA…LEGGERE
pubblicato da: Mirna - 26 Settembre, 2012 @ 7:54 am
Angolo-Papiro quasi blu nella luce del tardo pomeriggio piovoso, e, come dice Andrea, isola felice che dà “un senso al piacere della lettura”perchè se ne discute .
Una cioccolata calda e poi tuffarsi tra gli scaffali in cerca dei libri di cui parleremo. E quante riflessioni sia  sul modo di leggere e recepire, sia sui vari commenti agli ultimi libri recensiti.
“Il senso della fine” , l’avvincente romanzo di Barnes, ha tenuto spazio sia per quanto riguarda la tematica della MEMORIA autobiografica che spesso viene da noi stessi inconsciamente  modificata per renderci forse più sereni e meno colpevoli di fronte a situazioni lontane… sia per il concetto di CAPOLAVORO. Â
Che cos’è un Capolavoro? E’ quel libro che rimarrà per sempre come punto fermo nella storia della Letteratura? Un libro che si vorrà rileggere di tanto in tanto? Uno scritto che ci dirà sempre qualcosa di importante ed universale?
Per Riccardo capolavoro assoluto sono I Promessi Sposi, affresco completo di storia, descrizioni paesaggistiche poetiche, turbamenti dell’animo intensi. Daria concorda ed aggiunge Iliade, Odissea… ed allora la Divina Commedia e Shakespeare ecc.
Ma attualmente? Andrea trova che un capolavoro –  se così si può chiamare – è un libro che si aggancia alle nuove problematiche della società , che corrisponde  al mutamento del nostro vivere tanto da divenire testimonianza della nostra evoluzione ( o involuzione?) . Ci ricorda anche  che Camilleri, suo maestro di di scrittura creativa anni fa a Roma, soleva diffidare dello scrittore che “abusa del suo potere”. Giallista o non l’autore deve giocare a carte scoperte e l’enigma che, come diceva James occorre che  serpeggi nel racconto, deve essere accennato per dare al lettore il piacere della ricerca e della scoperta. I finali improvvisati ed inaspettati  per meravigliare il lettore danno l’idea che persino lo scrittore non sapeva come finire la storia.
Capolavoro giudicato da esperti, letterati, che hanno forse dei metri di valutazione sia stilistico che di contenuto che di contemporaneità ? Per noi lettori comuni , pur accaniti, che cos’è dunque il Capolavoro?
 Il romanzo che si legge con immenso piacere, che corrisponde ad una forma letteraria che ci aggrada?Â
Per me un romanzo-“capolavoro” è un romanzo “caldo”, cioè qualcosa che mi sconvolge, mi fa piangere, ridere, mi coinvolge emotivamente e mi fa sostare dalla lettura per trovare corrispondenze, ricordi, nuove riflessioni. Il romanzo “freddo” è per me un libro che può essere perfetto…ma che non mi tange, che osservo da vecchia insegnante per dire ” come scrive bene”, “che inventiva”, ma quando l0 ho finito riprendo le mie attività senza nessun cambiamento in me.
Ma tutto è soggettivo, naturalmente.
Per Maria Teresa un libro”caldo” è “La collina del vento” di Carmine Abate, vincitore del Campiello. Ci legge alcune righe che ci evocano profumi, colori intensi, atmosfere poetiche. Storia di una famiglia e del  rapporto con il padre, forse un po’ autobiografico.
Citiamo Elsa Morante di cui cade l’anniversario della nascita. Maria Teresa è una grande appassionata di questa scrittrice e ci parla de La Storia, forse il suo capolavoro?Â
A me è piaciuto follemente L’isola di Arturo che credo rileggerò presto.
Daria ha con sè “Dieci donne” di Marcela Serrano, dieci racc0nti di vite particolari, forti e avvincenti.
Ed ancora “ Il predominio dell’Occidente” di Headrick che sta leggendo Riccardo, e “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas , una storia vera di un ragazzo autistico che farà un lungo viaggio verso il Sudamerica. Toccante, ma raccontata con il sorriso.
Ed ancora Enza vuole rileggere Daphne du Maurier…
LIBRI, LIBRI, LIBRI. Ieri ne ho trovati tre di mio gusto in Biblioteca…presto vi dirò quali sono…ed intanto attendo il nuovo libro di Elena Ferrante che piace  tanto anche a Miki
 E non dimentichiamo i consigli preziosi che Camilla ci dona … a proposito, mi intriga il libretto rosso- “tisana”  che ha in serbo per me!
Prossimo Angolo- Papiro lunedì 8 ottobre, ore 17.30.
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IL SENSO DI UNA FINE di Julian Barnes, edizione Einaudi
pubblicato da: Mirna - 22 Settembre, 2012 @ 4:57 pm
Vincitore del Man Booker Prize 2011
Ma chi decreta che  un romanzo è  migliore di tanti altri?
Il pubblico, i giurati del concorso ?
 Voi siete d’accordo sulla scelta dei romanzi vincitori dei vari premi letterari ?
Quali lo hanno meritato appieno e quali no?Â
 Sono rimasta un po’ perplessa che questo libro abbia vinto il  premio (evidentemente non ce ne erano migliori in giro per la Gran Bretagna) , ciononostante l’ ho letto con piacere, pur  senza sprofondare in emozioni o illuminazioni come leggendo Marylinne Robinson.
 Ma come  ripeto spesso, i gusti dei lettori sono personali, un libro può piacere a seconda del momento in cui te ne appropri, delle tue aspettative, del tuo percorso di Lettore.
Il senso di una fine mi ha interessato perchè si parla di TEMPO e di  MEMORIA, le nostre coordinate esistenziali e  perchè l’io narrante, Tony Webster – un uomo come tanti altri – ci fa intravvedere che il cerchio della sua vita si chiuderà risolvendo un enigma.
Si parte dalla sua giovinezza, da un ambiente di studenti intellettualoidi che cercano sì  di studiare, per poi trovare un lavoro e formare una propria famiglia, ma nel frattempo sono ossessionati dal sesso e dalle letture scolastiche. Si interrogano sulla filosofia, sul darwinismo sociale, sulla poesia di Ted Hughes e parlano, parlano, e  di Weltanshauung, di suicidio, di vita e di morte.
Ed escono conle  ragazze .
Presto all’iniziale gruppetto di tre amici si inserirà Adrian Finn, il più intelligente e maturo del gruppo. Ed intorno a lui e a Veronica, la ragazza di Tony, la storia si dilaterà , restringerà , fino a giungere ad una fine che forse un senso ce l’ha o forse no.
Non si può raccontare la trama, i fatti emergono un po’ alla volta come in un gioco di scatole cinesi. Certo dopo la metà del libro vuoi arrivare alla fine per conoscere la verità .
Nel frattempo ci si può soffermare a riflettere proprio sul Tempo e sulla Memoria perchè i nostri accadimenti, come ricorda il protagonista, riferendosi ad una lontana interrogazione di storia, si modificano negli anni. “Come la storia è fatta con le menzogne dei vincitori e con le illusioni dei vinti” anche il nostro passato viene modificato da noi, lentamente, irrevocabilmente. E in Tony Webster la memoria ha buttato polvere su importanti fatti di gioventù, proprio perchè se ne voleva dimenticare.
Ormai Tony ha più di sessant’anni e si rende conto che non avrebbe immaginato la sua vecchiaia così, cioè con se stesso che guarda indietro dal punto che ha  raggiunto nel futuro.
E’ divorziato, apparentemente tranquillo,  ma all’improvviso riappare dal passato l’enigmatica figura di Veronica, la sua ex ragazza e uno strano lascito di 500 sterline da parte della madre di lei. Perchè?
I nodi giungono al pettine: i ricordi imperfetti, i fatti volutamente dimenticati , le inquietudini del passato riemergono. E la sua  vita, come diceva Adrian,  appare soltanto come un “accumulo e non un ‘addizione e una crescita.”
Romanzo avvincente.
Di questo libro e di altri si potrà parlare lunedì 24 settembre, ore 17,30, all’Angolo-Papiro del Libri & Caffè di via Galilei.
CASA di Marilynne Robinson, ed. Einaudi
pubblicato da: Mirna - 17 Settembre, 2012 @ 7:59 am
Mi chiedo sempre che cosa mi aspetto, che cosa voglio trovare in un libro. L’evasione, il divertimento , la conoscenza, l’emozione?
Avevo bisogno di un libro straordinario come questo per “ripulire” i pensieri, per ripescare antiche domande esistenziali, per sprofondare in una  forse trascurata spiritualità .
Home, la casa, il fulcro dell’esistenza, il luogo dove si può fare ritorno quando la vita ti ferisce.
E così capita a Glory, la trentottenne figlia del pastore presbiteriano che ormai solo e malato la accoglie con amore e con riconoscenza per l’aiuto che gli darà .
Glory è delusa da una storia d’amore finita male, ha lasciato l’insegnamento ed ora si vuole dedicare all’amato padre e alla vecchia casa avita piena del loro passato e della loro storia: una famiglia grande, piena d’amore, genitori e otto figli.
La mamma è morta da tempo, i fratelli sono sistemati altrove, soltanto Jack, il prediletto del padre è ancora lontano.
Ma ecco, dopo vent’anni, egli ritorna. Il vero figliol prodigo accolto con tenerezza, sollievo e tanto amore dal vecchio reverendo e dalla sorella che sempre lo aveva ammirato per la sua capacità di essere unico, di sfuggire alle regole, alle convenienze. Il mondo della famiglia è sempre ruotato intorno a Jack per via dei suoi silenzi, delle sue sparizioni improvvise, della sua solitudine che non si riusciva a spiegare, e del suo comportamento. Jack fa piccoli furti, mette incinta una ragazzina e se ne va.
Jack è dunque un peccatore per il reverendo e come tale deve essere riportato all’ovile della chiesa per sentirne il perdono.
Commoventi e grandissime le conversazioni tra padre e figlio sulla fede, sul delitto e castigo, sul perdono. Nonostante l’attento ed accorato amore per il padre che sta invecchiando Jack non riesce a perdonarsi, si sente un predestinato alla perdizione  e non alla salvezza.
Romanzo quasi teologico, quesiti importanti anche tra Jack e Glory. Bellissimo come il loro rapporto si apra in termini di speranza per Jack, quest’ultimo sembra chiedere a Glory di salvargli l’anima e lei fa tutto il possibile con amore, dedizione, lacrime.
Poche azioni, rimaniamo sempre in casa con rare uscite nell’immobile cittadina agraria di Gilead “fulgida stella del radicalismno”. Siamo nella metà degli anni Cinquanta, in una società razzista, perbenista, chiusa. Ciononostante è qui che c’è la loro  Home, una casa che accoglie, quasi una casa -tabernacolo dove ci si può finalmente “confessare” e dove si è perdonati.
 “E adesso eccolo qui, pensò Glory, macilento e provvisorio, con ben poche tracce della sua giovinezza tranne qull’elusività , quella reticenza divertita…Era appoggiato contro il piano di lavoro con le braccia conserte e osservava il padre che lo soppesava, sorridendo con quel suo sorriso duro e malinconico di ciò che vedeva attraverso gli occhi del vecchio, quasi a dire “In tutti questi anni ti ho risparmiatoi la consapevolezza che non ero degno del tuo dolore”.
Ma il vecchio disse: – “Vieni qui , figliolo,” – e prese le mani di Jack, le carezzò e se le portò alla guancia. Disse -“E’ una cosa straordinaria, la famiglia:”_
E Jack rise – “Sì, signore. Sì, lo è: Questo lo so bene.”
“Be’ “- disse – “se non altro sei a casa.”
Marlynne Robinson è docente all’Iowa Writer’s Workshop e  ha vinto moltissimi premi.![marilynne-robinson-casa-einaudi-il-nostro-ult-L-CsT5OI[1]](http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/wp-content/uploads/2012/09/marilynne-robinson-casa-einaudi-il-nostro-ult-L-CsT5OI1.jpg)
Bellissimo romanzo da leggere e assaporare lentamente.
TRENTO DA …LEGGERE
pubblicato da: Mirna - 12 Settembre, 2012 @ 4:30 pmE dove? Se non al nostro Angolo-Papiro del Libri & Caffè di via Galilei?
Riprendiamo con settembre, ogni due lunedì, l’ appuntamento per parlare di libri. Gruppo di lettura particolare, non quello che si dà i compiti per parlare di un solo libro, ma che racconta dei libri letti o  che sta leggendo, dei nuovi generi che vuole assaggiare. Tante idee dunque, tanti consigli, confronti e sollecitazioni.
Accolti da Betti ed Andrea ospitali e sempre sorridenti – ma come si fa a non sorridere circondati da libri , da caffè, acqua alla menta e aperitivi? – ci siamo ritrovati pochi giorni fa in una decina .
Dopo una lunga estate calda c’è da parlare molto di lettura.
Sul blog sono pubblicati  i miei post che descrivono  romanzi e saggi letti con fervore. Dai racconti di Alice Munro, a Libertà di Franzen allo stupendo libretto di Jean Jono “L’uomo che piantava gli alberi“.
Andrea Bianchi, l’editore del Blog, ci svela che questo è un libretto che rilegge spesso (v. archivio).  La storia di Elzeard Bouffier che fa nascere un querceto e un faggeto sulle alpi a ridosso della Provenza   è unica e strabiliante. Andrea lo  definisce una piccola perla e ce ne legge all’istante alcune righe significative.
Poi prende dallo scaffale “Intelligenza ecologica” di Daniel Goleman, ed.Bur, consigliandocene la lettura. Stiamo cambiando finalmente il nostro comportamento verso l’ambiente -dice –  la nostra intelligenza si sta stutturando su una ulteriore tipologia: emotiva, sociale, ecologica. Provando sensibilità verso l’ambiente, la nostra salute se ne avvantaggia, cresce così  anche un’ etica più  rispettosa della natura che può portare a cambiamenti di rapporti persino con l’economia.
Francesca Gregori,  si è interessata invece  alla “Psicosintesi transpersonale” di Assagioli, testo per gli amanti di psicoanalisi che io trovo molto interessante
“La disciplina è stata concepita dallo psichiatra veneziano Roberto Assagioli (1888–1974) e può essere quindi considerata, con l’analisi immaginativa di G. Balzarini e l’I.T.P. di L. Rigo, uno dei pochi paradigmi psicoterapeutici sviluppati autonomamente in Italia. Assagioli fu il primo medico psichiatra italiano che si interessò attivamente di psicoanalisi, e la sua tesi di laurea, preparata nel 1907 nell’ospedale psichiatrico Burghölzli a Zurigo (dove operava C.G. Jung, con il quale svilupperà un’amicizia personale) ebbe appunto il titolo La Psicoanalisi. Successivamente, diventerà l’unico italiano membro della Società Freud di Zurigo, ed in seguito sarà socio della Società Psicoanalitica Internazionale. Nel giro di qualche anno però Assagioli iniziò a discostarsi dal pensiero freudiano, ritenuto da lui troppo riduttivo e rigido rispetto all’ampiezza ed alla complessità della psiche umana.”(Wikipedia)
Francesca, che ha uno studio di art photography (www.francescagregori.it) ama questo genere sia per esigenze personali che professionali. Arte, bellezza, spiritualità , immaginazione e  meditazione su ciò che ci circonda.
Raffaella ci parla di Carmine Abate , suo ex collega, e del suo libro vincitore del Campiello. Ci ripromettiamo di leggerlo tutti per discuterne.
Maria Grazia ha riletto con immenso piacere “Il deserto dei tartari” di Buzzati e Riccardo ci ha tracciato a grandi linee la storia ponderosa che Francesco Prezzi ha scritto e presentato a Villa Bonporti una settimana fa    www.trentoblog.it/riccardolucatti (Trento nelle guerre d’Europa e d’Italia nella seconda metà del xv secolo. L’origine dei lanzichenecchi)
Tante idee, come dicevo, tanti consigli e commenti .
Tanti argomenti diversi e  interessanti.  Cristina, per esempio,  sta riprendendo la lettura dell’epistolario di Mozart. 
Ce ne parla con l’entusiasmo della musicista e della lettrice.
A presto, dunque per saperne di più…a  lunedì 24 settembre…
CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO di E L James, ed. Mondadori
pubblicato da: Mirna - 8 Settembre, 2012 @ 5:48 pmLeggerlo o non leggerlo?
Scriverne o non scriverne?
L’ho letto sollecitata dal mio editore per affiancare la spiritosa recensione della nostra blogger Stefania d’Elia.(vedere il suo blog)
Scriverne è più difficile perchè mi manca l’entusiasmo per convincervi a leggerlo.
Il genere erotico non è tra i miei preferiti, seppur a suo tempo abbia  letto Lolita di Nabokov e il Delta dei Venere di Anais Nin e tutti i libretti di Colette su Claudine.
Eppure ieri gironzolando per le librerie di Trento ho visto  la trilogia di E L James dilagare su tavoli, vetrine e scaffali.
Faccio domande e sembra che tutte, perchè credo lo abbiano letto soprattutto le donne ( 31 milioni di copie vendute) , ne parlano.
Un grande romanzo rosa erotico, dove romanticismo ed eros si mescolano abilmente. Scene molto esplicite di giochi sessuali inventati ( ma già sperimentati da altri depravati)  dal giovane bellissimo e ricchissimo  protagonista accettati dalla ancor più giovane Anastasia che diventa così la Sottomessa del Dominatore.
Intere pagine di regole che spiegano dettagliatamente ciò che il Dominatore farà alla Sottomessa. Ricorda l’Histoire d’O, celebre film degli anni Settanta con Corinne Clery che indossava mascherine varie e non solo.
Pagine noiose e ripetitive per via di una prosa sciatta. Il libertino marchese de Sade ovviamente scriveva molto meglio.
Allora perchè un caso editoriale così grande?
Perchè ho sentito   mamme che  vogliono regalarlo alle figlie adolescenti o signore che auspicano lo leggano i mariti per sollecitare la loro fantasia?
Si dice che sul sesso e sul denaro non bisogna mai indagare. Le nostre fantasie sono solo nostre.
Evidentemente questa signora inglese, il vero nome è Erika Leonard, conosce bene le donne , se stessa e forse anche gli uomini.
Questo grande successo è dato dal coraggio di svelare pruderies femminili? O è soltano il passaparola, la moda a decretare questo grande richiamo?
Io non leggerò le altre due “sfumature” della trilogia, ma non posso fare a meno di pensare che forse  la James- Leonard ha dato voce a nascoste fantasie femminili.
In fondo il protagonista ricco, virile, severo ricorda i personaggi dei romanzi rosa di Harmony e non solo quelli attuali, anche quelli più lontani nel tempo. Certo il sesso non era descritto esplicitamente e dettatgliatament … ma cosa è se non un sottile erotismo la mascella contratta dell’uomo che controlla, protegge o punisce   la dolce fanciulla pura in attesa di essere sedotta?
Persino la Delly insegnava qualcosa . Quindi niente di nuovo…
Ricordo un romanzo che circolava a casa mia (letto anche dalla mia santa mamma) che si intitolava “Schiava o regina? ” dove appunto il maschio trattava la pura  giovinetta pallida, in modo abominevole pur amandola…
Tra una scena osée e l’altra il racconto procede piatto; come faranno a leggere gli altri due tomi gli appassionati delle “sfumature?” Curiosità di conoscere perchè il bel tenebroso è diventato così perverso? Freud direbbe sicuramente per via dei traumi subiti…
Ai lettori, o meglio alle lettrici, l’ardua sentenza…
Io  ho saltato pagine e forse avrò perso qualcosa di illuminante…non so…
Anzi ora che ci penso, dovrò chiedere in giro come finisce questa storia…
Ma lunedì prossimo  alle 17,30 potremmo parlarne al Libri & Caffè di via Galilei. L’Angolo-Papiro.
IL SOGNO DI MIA MADRE di Alice Munro
pubblicato da: Mirna - 5 Settembre, 2012 @ 12:18 pm
Un altro libro di strepitosi racconti di Alice Munro, la più importante autrice canadese contemporanea. Otto storie di donne che, come scrive Antonia Byatt “contengono elementi del probabile e insieme fratture e disastri.”
Edizioni Einaudi
Certo è che immergersi nella sua scrittura è come essere avvolti da un incantamento, non si riesce a smettere di leggere. E meno male che sono racconti, così si può riemergere dopo un’ora o due, a seconda di ciò che le sue parole avvitano in noi lettori.
Sempre l’enigma, forte o leggero, nelle sue storie. Enigma che come diceva Henry James non deve mai mancare nel bravo narratore.
Posso nominare “Cortes Island” e il ricordo che una giovane sposa ha del suo primo appartamento presso una strana padrona di casa con il marito su una sedia a rotelle.
La Munro ci fa entrare nel piccolissimo locale, ce ne fa sentire i fruscii , gli odori, ci racconta i sogni , la vita che scorre veloce per la giovane coppia, ma si sofferma magistralmente su un segreto appena accennato dall’anziano sulla sedia a rotelle.
Oppure ci spiega come può una giovane madre lasciare due bambine per fuggire con un appassionato amante in “Le bambine restano”
E poi c’è “Giacarta” un racconto-romanzo dove c’è tutto o quasi tutto in 4o paginette.
Gli anni della contestazione, delle comuni, degli  americani di sinistra che si dissociano dal  capitalismo, dal consumismo, dal perbenismo borghese e vivono con quella sorta di utopico amore collettivo e libero  che in fondo non a tutti andava bene.
E’ il caso di Sonje sposata a Cottar. Lei non condivide lo scambio di coppie che invece il marito voleva vivere come atto naturale e liberatorio.
Ad un certo punto, in uno dei suoi viaggi pseudo umanitari, Cottar viene dato per morto a Giacarta.![MUNRO[1]](http://www.trentoblog.it/mirnamoretti/wp-content/uploads/2012/09/MUNRO1.gif)
All’inizio del racconto – uno splendido racconto di flash back e rientri –  – troviamo la giovane Sonje con l’amica Kath in spiaggia , accanto ad una baia. Kath, sposata con il conservatore Kent, ha appena avuto una bambina. Sono sulla spiaggia e parlano di libri…di “Alla baia” di Katherine Mansfield e de “Le volpi” di D.H. Lawrence e discutono e litigano circa il comportamento dei personaggi. Soprattutto parlano dei protagnoisti de “La volpe” Â
Qui ci sono due amanti, il soldato e una donna di nome March, che seduti su una scogliera inglese guardano verso l’Atlantico come via di fuga per una vita più felice. “Ma il soldato sa che non potrà esserlo se la donna non metterà la propria vita nelle sue mani…March lotta contro di lui, vuole conservare la priopria separatezza, vuole rimanere aggrappata alla propria anima e alla propria mente femminile…ma pensa che dovrà acconsentire alla sprofondamento della propria coscienza che andrà sommersa in quella di lui. Solo così lei sarà felice e lui forte e appagato. Solo così potranno dire di aver concluso un autentico matrimonio”
Sembra che Sonje sia quasi d’accordo, infatti dice “La mia felicità dipende da Cottar”, facendo infuriare l’amica Kath ( e noi, spero!)
Si parla dunque della condizione della donna e del suo sentire particolare. Kath è convinta che il destino di una donna è segnata da esami: quella del matrimonio, quella della maternità . Ma quando la meta? Al secondo, terzo figlio? E’ quello che la società aspetta da lei.
Ma poi il tempo passa…ed eccoci trent’anni dopo con la ricerca del tempo perduto da parte di Kent, divorziato da Kath e  risposatosi altre due volte, e  con l’inizio di una malattia degenerativa. Vuole incontrare Sonje e sapere della sua convinzione che il marito Cottar non sia veramente morto , ma si sia  fermato a Giacarta, così per essere libero.
Kent, ultimo personaggio descritto nel racconto, rimane deluso da tutti i vecchi amici cercati e ritrovati dopo tanti anni. Prova uno spiacevole trasalimento interiore, non ha avuto da nessuno ciò di cui aveva bisogno, nemmeno dai figli tutti giustamente presi dalla propria vita.
Sulla veranda della vecchi amica assorbita dalla sua ossessione
“Â Kent prova il desiderio di fermarsi ad ascoltare Sonje che parla di Giacarta e il vento che sposta le dune di sabbia.”
“Un’idea che ha a che fare con il dover proseguire, non dover tornare a casa.”
 Di questo libro e delle nostre letture estive potremo parlare Lunedì 10 settembre, alle ore 17.30, sempre nell’ospitale Angolo-papiro del Lbri & Caffè di via Galilei.
Vi aspetto.
UN GIOCO DA RAGAZZE di Marina Terragni
pubblicato da: Mirna - 1 Settembre, 2012 @ 7:58 am La rentrée come dicono i francesi.Â
E nuovi libri da leggere e sfogliare, in libreria, in biblioteca, al Libri & Caffè di via Galilei.
Rizzoli editore
Un libro di politica, giocoso, ma non troppo.
In cui si dice – ma noi donne lo sappiamo gia’ da un pezzo – che il sistema patriarcale e’ fallito su tutti i fronti.
Non per auspicarne uno matriarcale, ma sarebbe saggio e utile provare ad affrontare la politica e la vita sociale con la ricchezza che la differenza fra I sessi ci offre.
“the opposite to patriarchy is not matriarchy, but fraternity†canta Sinead O’Connor. Vera fraternità ,
Forse, scrive Marina Terragni, stiamo vivendo il grande momento della svolta in cui finalmente si sta prendendo atto che le donne in politica potrebbero fare qualcosa di meglio che prendere soltanto il “potereâ€.
I partiti sono un’istituzione maschile ed ora sono tutti al collasso, almeno qui in Italia.
Cerchiamo di ribaltare la questione: non abbiamo una questione femminile, ne abbiamo una maschile.
I paragrafi si succedono con tante riflessioni interessanti, intriganti, divertenti e serie.
Cio’ che la giornalista sottolinea in quest sue pagine e’ sempre l’importanza della voce delle donne che deve farsi sentire in modo incisivo e senza voler imitare gli uomini – guai, visto gli effetti -, ma operando con quelle doti femminili di buon senso, attenzione “materna†verso tutto e tutti e con questo si intende oltre le persone, la natura , gli animali .
Fare ordine, parlare con la propria voce, imparare da noi donne, non cedere alla costrizione del dominio.
Ricordiamo il bellissimo film “Il discorso del re†in cui Giorgio VI d’Inghilterra non riesce a sostenere il potere ed anche quello di Nanni Moretti in cui il papa fugge disperato di fronte al soglio.
Dobbiamo stare attente appunto a non imitare I maschi.
La Terragni si chiede infine se tocca alle donne salvare l’economia, salvare la democrazia e tutto cio’ che va salvato.
Intanto leggo che la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, ha avuto una splendida idea…da donna!
Ha disposto che se i detenuti leggeranno un libro al mese –di narrativa, filosofia o scienze- corredato da relazione motivata potranno scontare 4 giorni di reclusione dalla loro condanna. Possono raggiungere un massimo di 48 giorni ogni anno.
Mi sembra stupenda l’equivalenza tra libri e liberta’
LE CRONACHE DI…BORZONASCA
pubblicato da: Mirna - 28 Agosto, 2012 @ 6:51 pm
Quinta ed ultima puntata…per questa estate calda
Credo che di Borzonasca mi mancheranno, oltre al verde e alla quiete, I suoi odori, ma non solo quelli bruciati dal sole come il timo, l’origano o quelli che nella frescura della sera arrivano dagli orti come il basilico e l’alloro, oppure le piante di melissa e diâ€incenso†che se accarezzate ti lasciano sulle mani sentore di limone …
mi mancheranno gli odori che escono dalle case: il minestrone che bolle con mille verdure, i  polpettoni che si “crocchiano†tra zucchine, fagiolini e pan grattato, il sentore di profumi lontani  e d’altri tempi .
Chiedo ai vicini che cosa stanno cucinando mentre affondo  con nostalgia in ricordi di minestre che la nonna toscana mi preparava, sapori che non riesco mai ad imitare…sedano, alloro, rosmarino…
Stanno invece preparando la salsa di pomodoro, ne verranno tanti vasetti.
Eh, si’ i pomodori sono stati copiosi in questa estate soleggiatata.
Ma sapete qual e’ il profumo che mi sveglia ogni mattina? Quello delle “Ruette†di Macera.
Il piccolo forno della pasticceria si trova di fronte alla mia casa, nello stesso carruggio.
Odore di burro, zucchero leggero, doratura di biscotti, questa la semplice ricetta, ma antica e un po’ segreta – forse per le dosi- forse per la cura tramandata di generazione in generazione. Fatto sta che questte “rotelle†( biscotti a forma di piccole ruote } sono famose in tutto il mondo, dagli Stati Uniti, al Canada , dalla Svizzera all’Argentina. Persino a papa Giovanni Paolo II, in visita a Chiavari nel 1998, ne venne offerto un grande cesto.
La prima ruetta venne creata nel 1870 da un fratello del bisnonno dell’attuale proprietario, Gian,  che lascia pero’ la gestione al figlio Ettore e alla nuora Serena che si e’ rivelata un’ottina pasticcera degna di tanta tradizione familiare.
La vedo bionda e pallida, dai capelli raccolti come in un dipinto de Botticelli che entra ed esce dal forno o si sistema dietro I banco per incartare nella tipica carta rosa le sue ruette fragranti.
“Da in stampo a man
A ruetta a l’e’ nasciua
De anni da alua ne’ passou
Ciu’ de centi n’ho contou.”
(mancano ourtroppo tutti gli accenti giusti, maRiccardo se leggera’ potra’ tradurre)
Qusti versi sono stati scritti da Marisa Melioli Macera ‘ la mamma di Ettore, una gentile e dolce signora che ora non c’e’ piu’.
Ricordo il suo sorriso talvolta melanconico perche’ Marisa era una poetessa ed io trovo cheâ€Â è del poeta la malinconia†proprio per il fatto di riconoscere la bellezza e sapere di non potersene appropriare.
Mi parlava appunto di questa sua terra bellissima ed amata , di questa vallata che cercava d possedere attraverso I suoi versi.
Presto lascero’ Borzonasca per quest’anno percio’ mi sembra d’obbligo rendere omaggio a qusto pezzo di Liguria d’entroterra con una poesia di Marisa Macera
VALLE STURLA
MI APPARI COME SEI,
NON DIVERSA DA COME
PARLANO DI TE LE TUE BALZE.
TI VEDO RADICATA
ALLE ANTICHE CREUZE
CONSUMATE DA PASSI CHIODATI.
TI SENTO NELLA NOTTE
PROFUMATA DALL’INCENSO DEI PINI,
CONVERSARE CON I FAGGI ED I CASTAGNI.
NON SO COME RUBARTI
IL REFRIGERIO DEI BOSCHI
PER SPOSARLO ALLA MIMOSA DI RIVIERA.
NON SO COME ABRACCIARE
L’AZZURRO SFIORATO DALLE CIME
PER AVVOLGERLO AL MIO PENSIERO.
MA, LUNGO IL FIUME CHE TI FENDE,
POSSO TOCCARE IL CUORE DELLE TUE ROCCE
FRANTUMATO E LEVIGATO DALLE ACQUE.
LA STAZIONE TERMALE di Ginevra Bompiani
pubblicato da: Mirna - 22 Agosto, 2012 @ 3:36 pmLA STAZIONE TERMALE di Ginevra Bombiani
Chi frequenta le Terme sa la sensazione di sospensione ovattata che si respira in questi luoghi deputati all’esclusivo proprio benessere.
Io sono andata una volta Rogarska a “passare le acque†ed alcune volte a Montegrotto Terme dove mi rilasso immergendomi per ore nella piscina calda o facendomi fare massaggi. Non riesco a starci piu’ di tre giorni, naturalmente perche’ la mia irrequietezza interiore mi porta a fremere e a cercare qualcos’altro a cui agganciarmi.
Ma l’ambiente saturo di vapori, di lentezza, di suoni attutiti, di accappatoi bianchi  vaganti senza troppa identificazione, mi da’ sempre una sensazione di nebulosita’, di distacco un po’ dagli altri che porta verso un ripegamento su se stessi, come si fosse in un bozzolo temporaneamente protetto.
Le  proagoniste del racconto di Ginevra Bombiani a loro modo cercano questa momentanea lontananza dal contingente quotidiano, dai problemi irrisolti, ma nello stesso tempo si abbandonano al fatto che  ogni sensazione viene rimescolata e rivalutata.
Qui c’e’ tempo, il tempo dilatato in uno spazio che sembra soprattutto femminile. Sono le donne che costruiscono questa storia grazie ai loro segreti e ai loro sentimenti non detti.
Ma come in un “brodo di colturaâ€Â I “batteri esistenziali†come l’amore, la solitudine, la morte, la vecchiaia si esplicitano, si raggruppano, si distanziano.
Quattro protagoniste: le piu’ significative Lucy e Lucia. Dal nome quasi uguale.
Lucy, bambina adottata e’ alle terme con zia Lucia – giovane vedova depressa che assomiglia ad Annette Bening – e che ci racconta con la sua voce infantile gli avvenimenti che vede, le indiscrezioni e I giudizi sui vari personaggi e con quella innocente crudelta’ tipica dei bambini apre inconsapevolmente nuovi spiragli nei rapporti interpersonali delle quattro donne.
Ma e’ Lucia, quasi l’alter ego “vecchio†della bambina che ci cattura con la sua estrema sensbilita:  sentiamo la sofferenza del proprio corpo che invecchia, ma percepiamo innanzitutto la propria identificazione con Lucy nella quale Lucia vede il suo stesso male di vivere, si riconosce come persona disamata, non riempita dalla vita. Come una persona che deve nuotare a fatica per stare a galla e non riesce invece a volare  come le altre piu’ fortunate.
Lucai vuole prendersi cura di lei e cosi’ facendo si sente come se un ramo fosse fiorito dentro di se’:
“Io invece mi sento come se un mio ramo fosse improvvisamente fiorito, di un fiore laterale e tardivo.’ Pensa Lucia “ Perche’ I bambini non mi piacciono, sono noiosi e piantagrane, golosi di stupidaggini, ma succede qualche volta che un bambino non sia stato riempito dalla vita, che gli sia rimasta la nostalgia di qualcosa che non ha conosciuto, e questa privazione, che negli adulti marcisce, in lui profuma, ha un fiato speciale, serio e febbrile. E Lucy ce l’ha. Non e’ solo che mi rivedo I lei, e’ che quando parlo con lei ridivento quello che sono, senza eta’ e senza luogo, come se giocassimo insieme il gioco del disamato.â€
Direi che Ginevra Bombiani ci ha presentato un rapporto bellissimo e profondo. Â Ma anche gli altri personaggi sono interessanti.
zia Lucia  riuscira’ alla fine del soggiorno ad affrontare con piu’ coraggio una prova dfficile,
Giuseppina,l’amica di Lucia, una nota gornalista – che lei si’, vola nella vita -, sempre amata ed ammirata, senza tanti pensieri cupi, si ama e si accetta, anzi si porge alla vita e agli altri con un piglio quasi militaresco. Devo dire che mi e’ molto simpatica. Ad un certo punto viene persino paragonata ad Annibale.
Insomma ognuno di noi si approccia alla vita – e alla eventuale Stazione Termale – con  tutta la sua Weltanshauung!!!
Sellerio Editore Palermo



















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