LIBRINCONTRI DI FEBBRAIO AL CAFFE’ GALILEO
pubblicato da: Mirna - 6 Febbraio, 2016 @ 5:38 pmNonostante la pioggia abbiamo voglia di incontrarci nell’accogliente Caffè Galileo. I nostri soliti tavolini avvicinati e noi che arriviamo alla
spicciolata con grandi sorrisi. Che uggioso  sarebbe stato il pomeriggio a casa, commenta Santo ed io concordo. Che cosa di meglio che  riunire il nostro Gruppo Lettura e parlare di libri? Oggi c’è anche il giovane Marco che ci  consiglia vivamente Ulisse da Baghdad di E.E. Schmitt, la storia o meglio l’odissea di un giovane iracheno in fuga dalla dittatura di Hussein
“Saad è un ragazzo onesto e beneducato… Ma Saad ha un problema, è iracheno, e ciò che in altri paesi è un percorso di vita normale, in Iraq è semplicemente impensabile. ..
Come tanti altri, Saad decide quindi di andare a cercare miglior fortuna in Europa: Londra è la sua meta. Senza soldi, senza passaporto, inizia una rocambolesca odissea attraverso il Medio Oriente, il Mar Mediterraneo e l’intero continente europeo.
…È una favola, un’altra delle belle favole a cui Eric-Emmanuel Schmitt ci ha ormai abituato, piena di humour e di malinconia, di momenti dolci e di momenti decisamente aspri, ed è anche il pretesto per affrontare un problema scomodo, quello degli immigrati clandestini…”
Daria:
Limonov – Carrère Emmanuel – Libro – Adelphi -Â
| Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: “è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio” si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato “che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale”. |
Emma Non sei più mio padre di Eva Cantarella,
Santo l’ultimo romanzo di Dacia Maraini La bambina e il
sognatore.
Parliamo con entusiasmo di ciò che ci piace e ridiamo e poi festeggiamo Riccardo perchè è il suo compleanno. Erika ci offre  strudel e candelina accesa e noi siamo allegri e contenti di ritrovarci e fissiamo già il prossimo appuntamento per lunedì 22 febbraio.
Marco ha apprezzato questo gruppo di lettura perchè eterogeneo: maschi e femmine, giovani e meno giovani, non un solo libro su cui dibattere, ma tanti titoli e suggestioni.
“Breve storia del futuro”  “Alcesti” tutto ciò emerge insieme ai recital che Alfonso Masi proporrà per gli  anniversari  di  Shakespeare e di  Cesare Battisti.
Insomma tanta “carne al fuoco”.
Questi incontri, ripeto, mi sembrano un happening anni ’70 perchè il filo conduttore spesso  si perde mentre il  tutto diventa molto festoso!
Ma sempre  molto letterario!
LILA di Marilynne Robinson , ed.Einaudi
pubblicato da: Mirna - 3 Febbraio, 2016 @ 7:58 am
Le strade che ti fanno giungere ai libri che amerai per sempre…arrivano anche viaggiando in treno. Come ringraziare Stefano, mio compagno di viaggio del mese scorso? Leggeva  questo libro con …sentimento.
Poche parole sue e la spinta a cercarlo. Straordinario per me: un romanzo che penetra e arricchisce, un romanzo scritto benissimo. Parole che scivolano nella lettura e parole che ti bloccano per pensare e riflettere.
Marilynne Robinson, premio Pulitzer nel 2005 con Gilead scrive  altissime pagine di narrazione e ricerca
spirituale-filosofica.
Lila è la bimba rifiutata e  non amata, rapita da Doll che le vuole dare amore e l’abbraccia nel suo scialle portandole per le strade degli Stati Uniti della Grande Depressione.  Insieme conducono una vita povera e nomade in cerca di lavoretti per sfamarsi, aggregandosi a un gruppo di rudi braccianti. Doll, una donna forte che gira armata di un affilato coltello, è il suo punto di riferimento, la sua maestra di vita, l’unica persona che la ama e che cerca di darle tutto ciò che le servirà .
Lila si fida solo di lei .
Lila non parla molto, ma pensa tantissimo e i suoi pensieri sono spesse domande sul perchè dell’esistenza .
L’eccezionale bravura di questa autrice ci fa entrare nei ricordi di Lila  in flashback che si rincorrono  incastrati nella stanza del reverendo che è diventato suo marito  o nella stanza- caldaia del bordello di St.Louis o durante l’autostop che l’avrebbe portata a Gilead.
La vera storia sembrano le vicissitudini di una vita estrema ed emarginata, quasi un racconto alla “Furore” di Steinbeck;  in realtà ci accorgiamo che il punto centrale è l’incontro di due anime che sembrano  conoscersi e capirsi da sempre. Necessarie l’una all’altra.
Lila arriva dunque a Gilead quando è rimasta sola, sente in lei l’urgente necessità di fidarsi di  qualcuno e di affidarvisi, ma nello stesso tempo in lei è prepotente la sua vissuta esperienza all’aperto, in una sorta di panica esistenza regolata dal ritmo delle stagioni. Ci sono descrizioni indimenticabili di colori, profumi, campi, luce “C’era quasi un senso di abuso nell’odore della terra e della rugiada, delle foglie“. In lei dunque una grande battaglia psicologica.
L’anziano reverendo calvinista di Gilead sembra quasi aspettarla per ritrovare un senso più alto della sua vita, per soffrire meno, per capire di più.
Perchè Lila ha una saggezza ancestrale, biblica e soprattutto la spinta vitale e disincantata  verso la Verità . Deve sapere, capire le parole-Verbo, cercare il perchè della sofferenza dei bambini. La sofferenza da lei provata . Ama pensare. E finalmente al sicuro nella casa ascolta il tempo che ticchetta attraverso l’orologio, si siede sulla sedia a dondolo ” …e poi cominciò a pensare. Dondolandosi per sentire il rumore, pensava”
E il pastore John Ames, venerato dalla comunità come un santo, trova immediatamente in lei un’anima gemella.
Ma si può essere felici? La felicità ti spaventa talvolta. “Erano pensieri familiari e irremovibili, come una casa a cui sapevi di appartenere anche se non sopportavi di metterci piede, e una volta lì veniva il dubbio che non saresti più andato via. Lui disse : -Tu e io:- e si strinse nelle spalle”
Lila è risultato vincitore del National Book Critics Circle Award 2015
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Leggere thriller: “Le conseguenze dell’odio” e “La ragazza del treno”
pubblicato da: Mirna - 31 Gennaio, 2016 @ 5:50 pmLe conseguenze dell’odio di Elizabeth George, Longanesi.
Si svolge a Londra e  nella campagna del Dorset  con i personaggi ormai amici, l’aristocratico ispettore Lynley e la rozza , inelegante, ma acutissima Barbara Havers.
Una famiglia particolare tra cui campeggia la MADRE, motore del bene e del male. Un suicidio del più giovane dei suoi due figli e tanti segreti, intrecci che mettono a dura prova il comportamento del sergente Havers tenuta d’occhio dalla Sovrintendente….
Devo ammettere però che questo suo ultimo romanzo mi ha un po’ deluso: meno mordente, trama che alla fine si rivela  un po’ scontata. Mi piacerebbe sapere dalle ammiratrici della George cosa ne pensano
Molto molto più coinvolgente e trascinante l’ormai celeberrimo La ragazza del treno di Paula Hawkins , consigliatoci da Raffaella. Una
storia che non ti lascia sospendere la lettura.
Rachel alcoolista, abbandonata dal marito, senza lavoro parte ogni giorno in treno  dal sobborgo dove abita con un’amica per Londra fingendo di andare in ufficio. In effetti non è così, va  a Londra a perder tempo e  a bere in qualche bar. Ma ogni mattina passa davanti alla sua ex casa dove ora vivono il suo ex marito con l’attuale moglie Anna e la loro bambina.
Non vuole guardarla,  fissa allora sempre gli occhi sulla casetta accanto; e  qui vede una coppia bella e giovane e innamorata. Fanno sempre colazione sulla terrazza, sembrano felici e lei li idealizza chiamandoli  dentro di sè con nomi inventati.
In realtà questa giovane moglie si chiama Megan e  ha un  tremendo passato  alle spalle  e un presente di infelicità .  Lo sappiamo perchè a turno le tre protagoniste diventano l’io narrante.
Se Rachel è sempre più risucchiata nel baratro dell’alcool e spesso si trova da qualche parte senza sensi e non si ricorda più ciò che ha  combinato, Anna è stravolta da una sorta di stalking che Rachel riserva alla sua nuova famigliola. E Megan, che si rode dentro per un terribile segreto, va da uno psicanalista e per un po’ se ne innamora. Ma prima ….
Non si può raccontare tutto, vi pare?
Però ad un certo punto Megan sparisce…Rachel contatta il marito di questa perchè vuole informarlo che l’aveva vista baciare un altro sulla terrazza mentre, come sempre, con il treno passava davanti alla sua casa e alla sua vita.
Ciò che è non è, ciò che appare può essere frainteso: finale mozzafiato per un vero thriller.
Stanno già girando il film!
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Laboratorio Sociale alle Albere : uno spazio per creare e per sorridere
pubblicato da: Mirna - 29 Gennaio, 2016 @ 7:42 am
Proprio il 27 gennaio , una bella mattinata  piena di sole, nel nuovo quartiere di Renzo Piano Le Albere, di
fronte al Muse, è stato inaugurato un ampio spazio chiaro e allegro : il nuovo Laboratorio  Sociale dove i ragazzi guidati da esperti creano bellissimi oggetti di vario genere.
Per chi ama come me fare  passeggiate lungo l’Adige e  attraversare il nuovo tranquillo e pulito quartiere, consiglio una visita a questo laboratorio-negozio.
I ragazzi e le ragazze felici vi mostreranno come lavorano al telaio, come tagliano o cuciono stoffe, nastri, similpelle; Â i loro prodotti sono sorprendenti ed eleganti.
Una varietà di oggetti per la casa, da asciugamani, grembiulini, vestiti per bambini, a borsette, bomboniere e tanto tanto altro.
Vedere la gioia nel volto dei ragazzi è stato un  momento emozionante di questa inaugurazione  oltre alla percezione dell’affetto laborioso della presidente Maria Rosaria Boninsegna e dei volontari sempre pronti ad aiutare, consigliare e soprattutto
condividere anche molte risate.
L’innata gioia di questi ragazzi è contagiosa.
Provare per credere.
Le Albere, via della Costituzione 21
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Diario e lettere di Etty Hillesum
pubblicato da: Mirna - 27 Gennaio, 2016 @ 8:45 am
Da leggere, rileggere  il grande pensiero di Etty, ebrea di Amsterdam, amante della vita e dell’umanità , morta in un campo di concentramento
“Il gran cuore del’umanità . Il suo potente cervello e il suo gran cuore. Tutti i pensieri, per quanto contradditori, nascono da quell’unico grande cervello: il cervello dell’umanità , di tutta l’umanità . Lo sento, come un unico, grande insieme e forse è di lì che mi viene di tanto in tanto quel profondo sentimento di armonia e di pace, malgrado le numerose contraddizioni. Bisogna conoscere tutti i pensieri e sentirci passar dentro tutte le emozioni, per sapere che cosa sia stato ideato in quell’immenso cranio e che cosa sia passato per quel gran cuore”
Oggi, giornata della memoria, apro questo libretto sempre a portata di mano e lo apro a caso. Già soltanto questa sua riflessione mi fa cantare il cuore di gioia e di speranza.
E poco prima di essere internata  scrive”
“Il sentimento che ho della vita è così intenso e grande, sereno e riconoscente che non voglio neppur provare a esprimerlo in una parola sola. Probabilmente la definizione migliore sarebbe “riposare in se stessi” …e questo “me stessa”, la parte più profonda e ricca di me in cui riposo, io la chiamo “Dio”
Giovane maestra di vita alta.
Oggi da leggere per trarne forza e speranza.
Diario  1941-1943 di Etty Hillesum, Adelphi
Ultime letture. “Cuore Depravato” “Il club delle lettere segrete”
pubblicato da: Mirna - 25 Gennaio, 2016 @ 3:50 pmDue tra gli ultimi libri letti non potevano essere più diversi.
L’ultimo romanzo di Patricia Cornwell “Cuore depravato” è un noir che più noir non si può, mentre l’altro – e già dalla copertina gialla si intuisce – è un libro che regala felicità . Parlo de “Il club delle lettere segrete” di Angeles Donate. Feltrinelli
La Cornwell ci porta in compagnia dell’anatomopatologa Kay Scarpetta a Cambridge, Massachusets e ci fa vivere una giornata allucinante, cupa, paurosa. Per poterlo apprezzare occorre naturalmente conoscere le precedenti storie e tutti i personaggi: Lucy, la nipote geniale e trasgressiva, Benton suo marito, profiler dell’FBI, Marino poliziotto burbero e buono e soprattutto l’eterna nemica Carrie, che come un diabolico alter ego sia di Lucy che di Kay riappare per portare in evidenza il male del mondo. L’abilità della Cornwell è riuscire a tenere legato il lettore al dipanarsi di eventi di un solo giorno, un giorno pieno di pioggia, nero di temporale, colmo di rumori assordanti e ripetitivi di elicotteri di controllo. Atmosfera claustrofobica in cui ci si sente braccati e soverchiati, ma dalla quale si riesce ad emergere per il puntuale senso di giustizia che alfine trionfa. Ma soltanto provvisoriamente.
Kay viene chiamata per analizzare il cadavere di una ragazza, ma si trova invischiata nella rete di Carrie che già aveva tentato di ucciderla nel racconto precedente. In un alternarsi di azioni e riflessioni sembra di percepire quanto delle protagoniste più importanti della storia assomiglino fisicamente alla bella autrice. Come in un gioco di specchi il bene, il male, le ipotesi, i fatti, le donne protagoniste si incontrano e  si alternano in un crescendo  che tiene col fiato sospeso. Non per niente la Cornwell è anche sostenitrice della ricerca psichiatrica del McLean Hospital’s National Council per cui ha un’acuta sensibilità per i ritratti psicologici .
Di tutto altro genere il romanzo della giovane spagnola Angeles Donate. “Il club delle lettere segrete” Qui solo il bene trionfa. Qui c’è la
coralità e la generosità di un paese, Porvenir, che vuole aiutare la postina Sara a non perdere il posto di lavoro. Succede che nessuno più scriva lettere cartacee per cui si vuole chiudere l’ufficio postale. Da un’idea  di Rosa , cara amica ottantenne di Sara nasce una catena di missive che porterà a un ritorno gradito e dimenticato della corrispondenza. Scrivere su un foglio di carta sembra portare a più ampie riflessioni, più che usando mezzi tecnologici; si può riandare con la mente al passato, rintracciare vecchie amicizie, risolvere nodi cruciali della propria esistenza. Da una lettera a una persona del passato se ne  intrecceranno altre a persone scelte  a caso o forse no, tanto da scoprire in ognuno dei mittenti e destinatari risvolti della loro  vita. Una famosa poetessa  e una giovane epigona  si incontreranno, una cuoca maldestra, una donna delle pulizie peruviane, un giovane infelice e tanto altro si conosceranno meglio.
Si arriverà persino a fondare un club di lettura.
Leggere e scrivere, ritornare a un piacere di condivisione.
“Un romanzo pieno di gioia e solarità , per tutti quelli che credono che un piccolo gesto possa cambiare il mondo”
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MARTINA DEI CAS al LibrIncontri con “Il quaderno del destino”
pubblicato da: Mirna - 20 Gennaio, 2016 @ 9:26 amRiprendiamo  finalmente con il nostro gruppo-lettura al Caffè Galileo teatro in questi ultimi giorni della
kermesse promossa dalla casa editrice Il Margine sull’ Utopia.
Desiderio di stare insieme e parlare delle nostre letture, ma oggi Anna Maria ci aveva promesso di presentarci una
giovane scrittrice e il suo ultimo libro  “Il quaderno del destino”.Prospettiva editrice
Leggere  significa non solo leggere romanzi, ma anche persone e accadimenti e quando Martina Dei Cas entra accantoniamo per un attimo i titoli delle nostre ultime letture (ne parlerò in un altro post) per dedicare la nostra attenzione a questa ventiquattrenne gioiosa dagli occhi brillanti.
Non si può non essere attirati dal suo sorriso, dalla sua facilità di eloquio, dal suo entusiasmo. Ascoltiamo dunque della sua esperienza come volontaria in Nicaragua dalla quale nel 2011  ( a soli vent’anni?) nasce un racconto “Cacao Amaro” premiato in un concorso.  Ma non è l’unico concorso in cui eccelle Martina che da sempre  è impegnata nella scrittura .  E’ stata persino insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Alfiere del Lavoro ed è Giovane
Ambasciatore CIRSI dell’Interculturalità .
Martina ci dà l’impressione con le sue immediatezza e spontaneità di stare bene ovunque: il mondo è la sua casa, sia quando esplora con i Nicaraguensi le piantagioni di cacao  o visita Managua sia quando si sposta dalla sua Ala dove risiede in varie altre città , sia quando si trova con noi, maturo gruppo di lettori e scrittori. Non esiste iato generazionale tra noi perchè Martina è caffeina pura, desiderio di entrare subito in contatto con gli altri, voglia di regalare la sua ricchezza interiore.
Che eccezionali ventiquatttro anni!
Compriamo Il quaderno del destino sicuri che la storia dei bambini del Diablo che vivono in una periferia  sofferente in un Nicaragua popolato di bande senza scrupoli ed in mezzo a una natura mozzafiato ci affascinerà . E’ una storia emozionante di un’amicizia importante tra
Joaquin e Thalia e donna Brenda, importante protagonista che li protegge. Lo compriamo anche perchè sappiamo che parte del ricavato aiuterà in qualche modo parte di una popolazione sfortunata.
Ne riparleremo. Intanto le domande si susseguono e Martina è generosa nel condividere i suoi pensieri, i suoi progetti  e la sua  trascinante voglia di vivere, di fare, di donare.
Grazie Martina! Ti aspettiamo ancora.
I VELENI DELLE DOLCE LINNEA di Arto Paasilinna , ed.Iperborea
pubblicato da: Mirna - 17 Gennaio, 2016 @ 8:09 am
Un altro bel racconto del prolifico scrittore finlandese Arto Paasilinna, nato a Kittila nel 1942. Ex guardaboschi, ex giornalista, ex poeta è diventato un autore di culto in patria e all’estero per il suo travolgente sense of humour e la capacità straordinaria di raccontare ridendo anche le storie più drammatiche.
Anche in questo racconto ci troviamo in un ambiente ameno, la campagna finlandese, in compagnia di un’ottantenne dolce e forte, vedova di un colonnello che vede turbata la sua vita dal giovane  nipote acquisito Kauko e i suoi due degni compagni delinquenti. Ogni mese i tre furfanti dalla città vanno ad estorcerle la sua pensione facendo razzie nei dintorni, torturanto gatti e picchiando vecchietti. Sempre alticci non hanno nessun senso morale, ma solo il desiderio di bere birra, mangiare e appropriarsi infine di tutto ciò che Linnea possiede.
Dopo un’ennesima giornata di devastazione, estorsione con la forza  di un testamento a favore del nipote, Linnea – che ha assorbito dal marito colonnello strategie militari – decide di ribellarsi. Fugge ad Helsinki e chiede asilo al suo vecchio amico medico, un ex-amante.
La trama prosegue dunque con i due antagonismi: vecchiaia debole che sente di essere vista come ormai inutile e una generazione senza puntelli. Ci viene descritta con umorismo tragico una società spaventata e infelice dove ognuno deve far la sua parte per autodifendersi.
Ricordiamo “Arsenico e vecchi merletti” o “La signora Omicidi” in cui chi ha molto vissuto ha molto imparato per cui riesce ad avere la meglio nonostante la debolezza fisica.
Suo malgrado la dolce Linnea riuscirà a sbaragliare i tre delinquenti in una obbligata autodifesa ad oltranza. La preparazione di veleni per uso personale in caso di future torture sarà invece utile – in modo surreale e divertente –  per bloccare definitivamente la minaccia.
Sicuramente qui Paasilinna è dalla parte dei vecchi mentre ci descrive un mondo sempre più difficile sia per gli anziani che per i giovani che non sembrano aver acquisito il senso della vita.
Domani luned’ 18 gennaio, alle ore 17.00,  si potrà parlare delle nostre letture e altro  al Bar Galileo effervescente sempre di nuove proposte
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ROVERETO, città della musica e della magia. Concerto di Stefania Neonato
pubblicato da: Mirna - 14 Gennaio, 2016 @ 4:45 pm
Reportage di un prima e di un dopo concerto della stagione dell’Associazione Filarmonica di Rovereto.
Il pomeriggio prima del concerto ci ritroviamo al Bar del Teatro Zandonai  (luminosità , chiare pareti, specchi , tendaggi verdi, ritratto di un Asburgo dal mento lungo, eleganza ) per i “Momenti Musicali” Incontri con
compositori e interpreti.
Conversazione interessante e simpatica  tra Francesca Aste e Stefania Neonato  per farci conoscere  qualcosa in più su Giacomo Gotifredo Ferrari a cui Stefania ha anche dedicato un intero CD di prossima distribuzione. E anche per preparare il pubblico al concerto dell’indomani.
Roveretano, nato nel 1763, Â Ferrari, si trasferisce a Parigi e in seguito alla Rivoluzione
francese a Londra dove rimane per cinquant’anni fino alla morte. Il musicista ci ha lasciato una ricca produzione di musica vocale e strumentale da camera, alcune opere e singole arie scritte per opere altrui.
L‘Accademia di Musica Antica di Rovereto ha dato vita dal 2013 a un progetto di edizione critica e discografica per diffondere e valorizzare la sua figura e la sua produzione musicale. Di ciò ci racconta Stefania attingendo all’autobiografia dello stesso Ferrari, “Aneddoti piacevoli e interessanti...”, come la conversazione con Paisiello di cui viene descritto un estratto in dialetto napoletano. Molto simpatico.
(Goloso e particolare anche l’aperitivo offerto agli astanti)!
Naturalmente si parla del fortepiano come strumento dell’epoca di Ferrari che verrà poi sostituito dal moderno pianoforte verso il 1870.
Nel programma che Stefania ci propone ci sono sonate di Ferrari e di Beethoven per mettere in evidenza contrasti ed affinità e soprattutto per farci ascoltare la musica attraverso uno strumento dell’epoca in cui era stata composta.
Lo strumento appartiene a Stefania che spesso lo deve naturalmente spostare. Peccato che non si tratti di un ottavino. Ma ormai ha raggiunto un’esperienza di “imballaggio” e trasporto degni di nota.
Ma per tornare al concerto, di cui ci parlerà  Riccardo ( www.trentoblog.it/riccardolucatti ) posso dire che è stato
emozionante ascoltare queste sonate, come anche il delizioso Caprice di Ferrari, con uno  strumento dell’epoca (copia di uno del 1805).
Interpretazione intensa, emozionante ( e non è solo il sangue materno a parlare!).
La pianista soddisfatta, ma esausta per aver trasmesso la carica emotiva, passionale, vitale, e così  particolare di questi pezzi e dopo aver ricevuto un mazzo di fiori da una bambina bellissima…non ha potuto tornarsene subito a casa
a riposarsi sugli allori…
…ma ha dovuto impacchettare e trasportare il fortepiano nella sede che l’accoglie, cioè all’Accademia di Musica Antica.
Abbiamo dunque seguito in tre, lei, Luca e lo strumento per una Rovereto magica di luci rosate e gialle, silenziosa, in un percorso surreale e intrigante. Da fiaba.
Il prezioso e delicato ma  tutto sommato piccolo fortepiano, rotolava sui ciottoli e sui marciapiedi.
Intanto si incontravano lampioni soffusi di luce dorata, vicoli antichi, fontane settecentesche, chiese color  pastello, piccole piazze, atmosfera misteriosamente esoterica.
Aria fredda, uno spicchio di luna crescente, curiosità dei pochi passanti, leggero rumore di ruote – quasi musicale anch’esso? – quando finalmente lo strumento che ci ha regalato suggestioni coinvolgenti ritorna a riposare ben avvolto
nella sua copertina in una sala del primo piano di quest’Accademia di colonne e balconi.
Magica Rovereto.
“IO APPARTENGO A ME MEDESIMA” Il salotto di Clara Maffei
pubblicato da: Mirna - 12 Gennaio, 2016 @ 8:15 am
Lavoro ideato dall’Aps “Giardino delle Arti” di Trento –  ed io ricordo ancora quando tempo fa Maria Letizia Grosselli fosse rimasta intrigata da questo personaggio importante e avesse deciso di portarlo in scena . Grazie alla regia di Rocco Sestito (  ricordate l’autore de Il tarlo di Ruth ospite del nostro gruppo di lettura?), all’ensemble femminile “Giardino delle Arti” e all’ottima interpretazione di  Barbara Deanesi nel ruolo di Clara Maffei, abbiamo assistito  ieri  al Casinò Municipale di Arco ad una bellissima, deliziosa rappresentazione. Una vera “chicca” che ci ha regalato in un’atmosfera ottocentesca austro-ungarica  emozioni, conoscenze , interesse per una persona speciale.
Clara nata Bergamo nel 1814 sposa giovanissima il nobile trentino  Andrea Maffei,  avvenente poeta libertino e gaudente. Lei ha sedici anni meno di lui e da subito comprende che il loro non sarà un matrimonio classico. Vivono a Milano.  Lui esce spesso la sera, talvolta si dimentica
persino di riprendere la moglie in un dei vari salotti frequentati. Clara “era piccola, piacente più che bella”. Diceva il Maffei, non adatto al matrimonio,  dato che aveva dovuto sposarsi tanto meglio era stato  farlo  “poco” (intendendo con “poco”  la statura della moglie”). Tuttavia l’affetto c’è, Maffei capisce che piuttosto che portare in giro
la moglie meglio è far venire il mondo a casa sua.
Nasce così un salotto milanese importantissimo per quasi tutta la metà dell’800. Sì, perchè Clara Maffei sembra nata per intrattenere con dolcezza le persone. Salotto che presto sarà frequentato da personaggi illustri: Hayez (che le farà il ritratto), Balzac che si prende una “cotta” per lei e la descrive così :”Nessuna ostentazione, nessuna posa, nessuno sforzo in lei , sembrava nata per ricevere, per guidare una conversazione…”  Tanti altri ospiti importanti  fra cui Manzoni, Prati, Liszt, il patriota  Carlo Tenca e Giuseppe Verdi che addirittura aiuterà Clara e Andrea a separarsi. Rimasta sola Clara va a vivere nell’attuale via Manzoni di Milano e data l’epoca , siamo nel 1848 ormai, il suo diventerà un vero e proprio salotto risorgimentale.
Noi spettatori ieri, dunque, siamo stati ospiti rapiti e affascinati da questo salotto pieno di dame in costume ottocentesco, abbiamo ascoltato
riflessioni, ricordi  tratti dagli scritti di Clara stessa, abbiamo ascoltato brani musicali godibilissimi  come il Duetto buffo dei Gatti di Rossini, e un’intensa “Addio del passato ” di Verdi regalatoci con la sua eccezionale vocalità e
bravura dalla nostra Maria Letizia che dirigeva anche il coro. E tanto altro.
Rocco Sestito ha curato la regia piena di luci ed ombre, e tremolii di mare, e di mascherine a seconda del periodo che si raccontava. Un lavoro fatto con estrema cura, aderente al personaggio, all’epoca, e ai sentimenti del tempo. Non poteva certo mancare un Va pensiero cantato dalle signore del salotto che reggevano una grande bandiera tricolore.
In tutto ciò s’erge il pensiero  femminista ante-litteram di Clara Maffei che pur nella sofferenza di lutti, separazioni , coinvolgimenti patriottici ha saputo raggiungere consapevolezza di sè e sopratutto libertà .
Barbara Deanesi ha dato voce al suo pensiero con la sua magnetica recitazione ” Io appartengo a me medesima, e solo voglio essere
giudice del mio operare. E vinsi, almeno, la schiavitù delle cose convenzionali. E’ a duro prezzo che io acquistai più che libertà …”



















