TRENTO DA…LEGGERE

pubblicato da: Mirna - 23 Aprile, 2012 @ 5:04 pm

Ancora una volta insieme all’Angolo-Papiro: e’ un pomeriggio ventoso, fuori volteggiano petali di fiori che ci portano a declamare i pascoliani versi “nevica la frasca”.

Il gruppo si allarga, sono arrivati anche Andrea Bianchi e Carlo Fierens il bravissimo e giovane  chitarrista classico, poi Enza e Maria Teresa avvolta di rosso.

Andrea è soddisfatto, ha ottenuto un’intervista da Mauro Corona su Mountain blog.

Cercatelo al seguente indirizzo.http://www.mountainblog.it/mbook

Si parla del suo libro “Come sasso nella corrente” e delle riflessioni importanti che questo scrittore un po’ schivo matura proprio tra le montagne  “La vanità consuma l’uomo” dice  mentre il rapporto con la natura lo spoglia delle scorie acquisite in decenni di vita frenetica  costruita su valori superficiali.

Stesso modo pensare lo troviamo ne “L’anno della lepre” di Arto Paasilinna dove il protagonista abbandona la vita cittadina per seguire i ritmi della natura fra laghi e foreste della Finlandia.

La riflessione su La citta degli angeli di Christa Wolf porta a ricordi di chi ha vissuto a Dresda, come Andrea, o di chi soltanto l’ha visitata una volta.

E un libro tira l’altro, subito Paolo cita ” Cristina e il suo doppio”ovvero ciò che (non) risulta nei fascicoli della Securitate“,di Herta Muller, trad. di Mario Rubino, Sellerio, 2010, da leggere assolutamente per chi non ha paura di conoscere le nefandezze delle dittature.

Il giovane Carlo invitato  a parlare di Cassandra della Wolf ci spiega della profondità e bellezza del libro, ma ci butta sornione una provocazione…è un libro per donne perchè la condizione femminile viene sviscerata al massimo. Naturalmente la discussione si accende simpaticamente sul solito discorso sui libri che uomini e donne preferiscono e …spesso c’è  differenza. Sono certa che il libro Romancing Miss Brontè  – che io non vedo l’ora di leggere - i signori uomini non lo considereranno nemmeno.

Maria Bona interviene “Io ho letto un libro da donna”!!! “ :         

Quel che so di Adonai” di Alessandro Tamburini, psicologo, ma in realtà è questa un storia di drammatica attualità che parla di immigrazione.

Si può dire dunque che non esistono libri per donne o per uomini, tutto dipende dai gusti. Ricordo che mio marito che leggeva le gesta di Annibale in…tedesco…apprezzò un romanzo di Rosamunde Pilcher .”Che carino!” avrebbe escalmato con grande sopresa mia e di Stefania.

Riccardo aveva appena incontrato don Farina che tutti noi conosciamo e apprezziamo . Ci ha presentato il suo nuovo libro “E per un uomo la terra” che parla della Cooperazione trentina. 

Autori trentini e non in questo vivace gruppo di lettura che presto ospiterà autori come Alberto Cavanna ( il 14 maggio ) e Alvaro Torchio ( il 28 maggio) .

Ma altri titoli sono stati segnati sui nostri blocchetti “Il mondo di Atena” di Luciano Canfora,( v.blog di Riccardo Lucatti),  “Gli avvoltoi senza piume ” di Julio Ramon Ribeyro, maestro di Varga Ilosa, dove si racconta della vita marginale di Lima.

Ed ancora di Camilleri, da Le intermittenze a Il re di Girgenti  che  Enza conosce benissimo.

Grazie all’ospitalità del Libri & Caffè di Andrea Mattei e di Elisabetta, storica sua aiutante  che dispensa bibite  e consigli letterari, abbiamo trascorso un altro lunedì pomeriggio ricco, vivace e molto, molto bello. Potenza dei libr e di chi li legge!

Prossimo appuntamento, lunedì 30 aprile, ore 17,30

 

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L’ANNO DELLA LEPRE, di Arto Paasilinna

pubblicato da: Mirna - 20 Aprile, 2012 @ 6:03 am

Spazi ampi e  nuovi da assaporare per immergervisi.

 Desiderio di tornare alla natura, nostra primigenia condizione. Desideri, per la maggior parte di noi, ricacciati in angoli lontani della psiche.

 Ci bastano talvolta una passeggiata in un bel giardino fiorito, in un sentiero di bosco o su una spiaggia  per sentirci  appagati.

Ma spesso nei nostri sogni percepiamo spazi silenziosi, fruscianti di acque o assolati di fiori, vorremmo tornare ad essere un tutt’uno con la Natura come un filo d’erba o un fiume.

 Terre lontane per ritrovarsi completamente. Ma dove? Dove vorreste essere per un po? O per sempre.

Su un’isola? O sulla cima di un monte dove Andrea Bianchi ha trovato il suo punto di ascolto perfetto? (v.post)


Il protagonista di questo originale, delizioso romanzo di Arto Paasilinna invece ha capito di volere un cambiamento totale, estremo.

Da infelice giornalista di Helsinki, rotellina dell’ingranaggio conformista della città e dei compromessi  sul lavoro e  difficoltà nei rapporti interpersonali, compresi  un matrimonio stanco e logoro, Vatanen …si ritrova tra foreste e laghi della sua Finlandia a condurre una vita finalmente felice.

Tutto ha inizio con un leprotto della specie Lepus timidus , ancora bruno,- siamo a giugno -colpito di striscio dal paraurti dell’auto guidata da Vatanen e il collega giornalista. La lepre dopo questo incontro-scontro  verrà rincorsa, trovata e curata da Vatanen che da quel momento topico lascia che la sua vita proceda in una  direzione completamente diversa. 

La lepre diventa quasi un suo alter ego. Insieme saranno pellegrini tra la natura, viandandi, insomma wanderer che, finalmente senza fretta e senza meta- se non quella del presente- vagolano dal sud al nord della Finlandia in Lapponia arrivando persino ad oltrepassare il confine con l’Unione Sovietica.

Le avventure che l’uomo e la lepre vivranno insieme sono travolgenti, talvolta surreali, spesso divertenti. Come dimenticare il reverendo che per cacciare la lepre dalla chiesa si spara su un piede? O il guidatore di bulldozer che ormai impazzito dalla veglia protratta per spegnere un incendio si butta  nel lago con il bulldozer ?

E l’orso?

Ciò che succede è completamente diverso dalla vita che noi cittadini conosciamo. I personaggi di questo mondo di foreste, laghi e neve e spazi sono particolari. Sono guardiacaccia, pescatori, tagliaboschi, distillatori di grappa, pensionati. Fra questi il settantenne che è convinto che il presidente della Finlandia Urbo Kekkonen sia stato sostituito. Le prove stanno in accurate analisi del suo cranio studiato attraverso fotografie. Ma la loro precipua particolarità sta nel nuovo modo di pensare, nel percepire in modo più naturale il mondo circostante.

Il linguaggio è scarno, essenziale, facile. Le proposizioni sono brevi e ci danno quella leggerezza  di lettura tale da farci apprezzare e sdrammatizzare  sia i conflitti esistenziali del protagonista sia le storie  più tragiche.

Arto Paasilinna è un exguardiaboschi, ex giornalista, ex poeta e tutto ciò si riscontra nel suo narrare tanto da essere definito il fondatore del genere umoristico-ecologico.

L’anno della lepre è  di Iperborea che pubblica  questi deliziosi  libretti stretti che per farsi leggere oppongono resistenza , sembra che non  non vogliano  concedere facilmente il tesoro delle loro pagine, quasi fossero dei piccoli scrigni che soltano i prescelti potranno aprire!

 

 

 

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LA CITTA’ DEGLI ANGELI di Christa Wolf

pubblicato da: Mirna - 16 Aprile, 2012 @ 10:24 am

Una intensa ed interessante lettura che mi ha accompagnato nel viaggetto in Friuli. Pagine autobiografiche scritte durante il 1992 e il 1993 quando Christa Wolf andò a Los Angeles  ospite della Fondazione Getty, periodo che coincise con una profondissima crisi personale. Da poco, dopo il crollo del muro, le erano stati messi a disposizioni i dossier della STASI in cui risultava essere stata  persona ostile e negativa per l’ideologia politica della DDR, ma in una sottile cartelletta verde scopre di aver lei stessa collaborato in modo informale con i servizi segreti nel 1959. 

La scrittrice non si dà pace, non ricorda ed è proprio il suo soggiorno americano a spingerla ad andare in fondo al “pozzo” della sua memoria.

Così i ricordi veri devono non tanto procedere riferendo, quando piuttosto designare esattamente il luogo nel quale colui che ricerca si è impadronito di loro” scrive Walter Benjamin in “Scavare e ricordare

 Il sottotitolo del libro è  “The overcoat of dr.Freud” dove un cappotto del padre della psicoanalisi donato a un intellettuale amico della Wolf diventa  il simbolo della propria ricerca interiore.  Uno “Smontare la fodera interna del proprio “overcoat”

Il soggiorno nella città degli angeli diventa quindi anche un’analisi profonda del Sè, un aggiustamento del suo sentire, della sua vita, del suo malessere.

Ogni tanto  mi serve e mi arricchisce leggere del percorso esistenziale , delle riflessioni, delle crisi, degli interrogativi degli scrittori da me amati. E certo Christa Wolf è una persona straordinaria sia come letterata che come attivista politica.

Lungo il tragitto verso Aquileia i suoi pensieri mi hanno fatto compagnia , mi spingevano a ripescare lontani ricordi, a pensare alla mia amica Sybille di Dresda che anni fa, appena crollato il muro,   fu mia ospite qui a Trento. Ricordo la sua contentezza quando vide sul mio tavolo una copia de “Il cielo diviso“ ! Amica rivista qualche anno fa, poco prima della sua morte,  proprio a Dresda –  notai come lei e suo marito fossero miti, sobri nel consumare soltanto  una tazza di caffè e di quanto ancora soffrissero-.

A Los Angeles la Wolf frequenta molti discendenti di emigrati ebrei, letterati, un certo Peter Gutman con il quale parla di Brecht , di Mann, di Schonberg  –  anch’essi rifugiatisi in California – e si fa aiutare in questa  sua necessaria accettazione del passato.

Si fa aiutare anche dall’agopuntore Kim, coreano, per lenire i dolori alle anche; legge i consigli di una monaca buddista, fa moltissime passeggiate  consolatorie lungo l’Oceano per ammirarne  i  tramonti .

Uno stacco dalla sua Germania e dallo stress di sapere che la stampa sta scrivendo della sua collaborazione ., cosa da lei ricacciata nell’oblio; oblio, come diceva Freud, senza il quale non potremmo vivere.

Quante cose avremo dimenticate!

Ma io spero di ricordare questa mia ultima passeggiata per Trieste “abbracciata” a Saba accanto alla sua libreia e a Joyce, sul Ponte Rosso. E poi nel castello di Duino ed ammirare dalla terrazza fiorita il paesaggio di mare e scogli che ispirò a Rilke le prime Elegie .

Edizioni e/0

 

 

 

 

 

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TRENTO…DA LEGGERE

pubblicato da: Mirna - 13 Aprile, 2012 @ 6:38 am

Nell’ultimo incontro all’Angolo-Papiro del Libri & Caffè abbiamo avuto la bellissima sorpresa di ascoltare e dibattere con Giovanni Straffelini  autore de “L’anima e i confini dell’umano” edizione Il Margine. (vedi il precedente post).

Noi Lettrici e Lettori abituali –  raggiunti anche  da Andrea Bianchi l’editore di Trento Blog  – ci siamo immersi con entusiasmo e curiosità  nell’argomento  “tra scienza, fede e bioetica” trattato in modo chiaro e intenso dal professor Straffelini.

Biologicamente noi esseri umani possiamo esseri considerati “macchine chimiche”costituite da organi integrati tra di loro; siamo come un robot, dunque? Ma chi  ha pensato e predisposto suddetto robot?

Un “ingegnere divino?” come esclamo io ?  Meglio dire forse un “fisico” divino, ribatte Andrea.

Il tempo a pensare, ascoltare, riflettere su questo argomento è volato veloce. Ma abbiamo avuto anche il tempo di parlare di altri libri e di esperienze legate sia alla scrittura che alla lettura.

Andrea ci racconta della sua frequenza anni addietro  a un  corso di scrittura creativa tenuto da Andrea Camilleri a Roma, il quale raccomandava la coerenza interna dello scrittore, requisito basilare per qualsiati genere letterario e non solo per i “gialli”

 Poi ci ha illustrato un romanzo autobiografico  “Come sasso nella corrente“  di Mauro Corona  che raccomanda “Mai morire senza aver detto la verità“.

Maria Teresa ci ha parlato di “Zita” di EnricoDeaglio, ed. Il saggiatore,  anch’esso in parte autobiografico, in cui in una storia circolare piena di flash back ci racconta della Torino degli anni ’68 – ’70, quelli della contestazione.

Da Vito Mancuso a Cechov, da Tabucchi a Lily Tuck alle bellissime e spiritose pagine della nuova blogger di Trento Blog, Stefania d’Elia che ci parla con amore e brio delle sue avventure  di giovane mamma  alle prese con Tiranna e Vickingo i due suoi deliziosi bambini. Piccolini ma pronti a pensieri e riflessioni che ci potrebbero insegnare qualcosa.

Leggete  su Trento blog: Stefania d’Elia “La scatola con la pecora”.

 Queste le parole e i pensieri che volteggiano nei pomeriggi letterari  all’Angolo-Papiro.

Il prossimo incontro con autori e lettori sarà   lunedì 16 aprile alle 17,30.

 

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L’ANIMA E I CONFINI DELL’UMANO di Giovanni Straffelini

pubblicato da: Mirna - 11 Aprile, 2012 @ 7:36 am

Quante volte ci chiediamo che cos’è l’anima?

 Era già in noi sin dai tempi del non- linguaggio? O è “apparsa” quando abbiamo preso coscienza e consapevolezza di noi? La scienza può dare spiegazioni all’ipotesi di Dio?

Giovanni Straffelini, professore  di metallurgia presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Trento, editorialista  dell’edizione trentina del “Corriere della sera” ed autore di un blog ( giovannistraffelini.wordpress.com )  ci ha presentato il suo  libro durante l’ultimo incontro all’Angolo-Papiro.

Riflessioni tra scienza, fede e bioetica. Interessantissime.

L’idea di questo suo testo è nata durante la preparazione di una giornata della “Cattedra del Confronto”  organizzata dalla Diocesi di Trento e dedicata al tema dell’anima da punti di vista filosofico/teologico e scientifico.

Tema caldo perchè “la divaricazione tra credenti (in Italia soprattutto di tradizione cattolica), non credenti e diversamente credenti sulla questionde dell’anima riflette la contrapposizione sui temi bioetici e, più in generale, sull’interpretazione stessa della vita e sulla generale visione del mondo”

“Anche gli ingegneri hanno un’anima” abbiamo scherzato, noi dell’Angolo-Papiro,  e in queste profonde e chiare pagine di Straffelini si può spaziare da interrogativi e riflessioni che vanno da Aristotele a san Tommaso, dall’evoluzionismo al testamento biologico.

Questo libro è rivolto anche ai non specialisti e cerca di verificare se la contrapposizione emersa tra scienza e principi filosofici/teologici abbia un fondamento.

 “E’ un’indagine originale e appassionata su una questione che rimane discussa e cruciale, e per molti versi “misteriosa”, sfuggendo alle nostre capacità di piena comprensione“.

Nella prima parte il concetto di anima è analizzato in modo scientifico e in prospettiva evoluzionistica (con particolare riferimento alle neuroscienze cognitive, alla biologia e alla termodinamica) ed è accostato a quello di “coscienza”, intesa in senso stretto come la capacità di ogni essere vivente di reagire in modo più o meno diversificato alle sollecitazioni esterne” scrive Giovanni Straffelini, mentre la seconda parte è dedicata per ampliare una discussione sui confini dell’umano e sulla sacralità della vita.

E intorno a queste temi  noi tutti abbiamo interagito con il simpatico e bravo ingegnere facendo domande e sollecitando  riflessioni sull’aborto e  sull’eutanasia.

Argomenti di cu siamo assetati per capire il grande mistero della Vita.

Il libretto azzurro di Straffelini, edizioni Il Margine, ci aiuterà  a rispondere ad alcuni importanti interrogativi.

Appuntamento per parlare ancora del suo libro, ma anche di altre letture, lunedì 16 aprile, sempre al Libri & Caffè di via Galilei

 

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L’AMICA GENIALE di Elena Ferrante

pubblicato da: Mirna - 9 Aprile, 2012 @ 7:06 am

Di questo bel romanzo rimarranno impressi a lungo  nella nostra memoria di Lettori i personaggi che vivono una vita dura nel rione napoletano : le famiglie dello scarparo, dell’usciere, del falegname, del fruttivendolo, del ferroviere-poeta e di quelle che riescono ad agguantare l’onda del boom economico. 

 Elena Ferrante ce ne scrive l’elenco nelle prime pagine così possiamo ricordarcene i nomi e le relazioni interpersonali.

Fra tutti emerge, oltre l’io narrante Elena Greco, la sua amica Raffaella Cerullo, detta Lila. Ed è su questa intensa amicizia che si dipana il racconto che partendo dai giorni nostri va a ritroso a scoprire la particolare relazione che lega a filo doppio le due donne.

Dall’infanzia povera del rione attraverso l’adolescenza difficile per le scelte del futuro si giunge alla propria formazione, a ciò che risulta prioritario per entrambe.

Leggendo mi sono tornati alla mente sia “Ninfa plebea” di Rea che “Il mare non bagna Napoli” della Ortese proprio per quelle descrizioni dell’ambiente parrtenopeo così intento alle piccole occupazioni per sopravvivere da non avere il tempo neppure di vedere il mare.

Perchè Elena e Lila sono così legate? Perchè sembra proprio che l’una sia speculare all’altra, che ognuna di esse abbia qualcosa cha all’altra necessiti. Prima della loro complicità c’è la voglia  di crescere e  di capire, di affermare la propria personalità. Leggiamo in una sorta di controcanto la sopraffazione di Lila su Elena, come una proiezione del Sè desiderato, e un rincorrersi e sfidarsi come  i Duellanti di un celeberrimo racconto, che si combattono ma si rispettano. 

E se la bionda e accomodante Elena, carina, brava negli studi continuerà la scuola e se ne sentirà orgogliosa, Lila, dalla mente come un diamante, farà scelte diverse dettate dalla sua passionalità, senso di giustizia e libertà.

Lila è l’amica geniale,”terribile e sfolgorante, colei che da bambina scura, secca, ribelle  si trasformerà in una affasicnante adolescente che farà girare la testa a tutti i ragazzi del quartiere, è colei della quale si vorrebbe l’approvazione, è colei che non ha bisogno di frequentare il ginnasio per apprendere greco e latino. Ma è anche una giovane donna che sembra vedere cose e situazioni ineluttabili,  sembra avere uno sguardo che va oltre il contingente,  ed è anche  una donna che soffre in silenzio e che alla fine riuscirà a fuggire e a far perdere ogni traccia di sè  prima di “smarginarsi”.

Il 31 dicembre 1958 Lila ebbe il suo primo episodio di smarginatura…Diceva che in quelle occasioni si dissolvevano all’improvviso i margini delle persone e delle cose…Per esempio aveva già avuto spesso la sensazione di trasferirsi per poche frazioni di secondo in una persona o una cosa o un numero o una sillaba, violandone i contorni.”

 E’ una sensazione sgradevole che le fa percepire una visione spaventosa del mondo e le fa provare uno spaesamento, come  un’invasione violenta  della realtà esterna.

Lila è figlia dello scarparo, lei lascia la scuola per aiutare la famiglia, proverà anche a disegnare modelli di scarpe che poi più tardi verranno realizzate. Ma intanto in famiglia ci sono tensioni e liti violente. Un giorno il padre la scaraventa giù dalla finestra facendole rompere un braccio.

Ed Elena? Studia, studia, vorrebbe però scrivere e pensare come Lila, vuole il fidanzato perchè Lila ha già parecchi spasimanti. Insomma Lila è il suo specchio, il suo riflesso migliore.

Confronti, competizioni nella faticosa strada della formazione, ma rispetto e ammirazione dell’una verso l’altra.

Bellissime pagine che coinvolgono si dall’inizio, inizio a cui si è costretti ritornare  alla fine per riannodare il cerchio di questa straordinaria amicizia femminile.

Episodi che si intrecciano, come spesso accade con la lettura, con i nostri ricordi anche perchè le protagoniste sono mie coetaneee. 

Da leggere.

Edizioni e/o

 

 

 

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TRENTO DA…LEGGERE

pubblicato da: Mirna - 3 Aprile, 2012 @ 7:11 am

Dove si può entrare in una libreria-“cattedrale”?

 Alla UBIK di corso Tre Novembre.

Perchè “cattedrale”? Per due motivi. Il primo è stato il libraio stesso a suggerirmelo –  ma guai a definirlo così  – lui si sente il “servitore della Libreria - perchè  invece di dirmi il suo nome (che però noi lettori conosciamo)  ha replicato “Ma quando entra in una chiesa le interessa anche sapere il nome del parroco?”

E secondo perchè sia l’atmosfera, sia la disposizione quasi  “a navate” di scaffali di libri portano il visitatore a immergersi in una condizione di sacralità.

La libreria ha una vita propria” mi spiega il “servitore” mentre toglie dagli scatoloni gli ultimi libri. “Io e  le ragazze la assecondiamo. Ordiniamo le ultime pubblicazioni e le sistemiamo ordinatamente”.

 La Libreria ha un’anima propria che si modifica a seconda delle richieste dei Lettori o  delle novità del mercato editoriale e sembra che l’intero mosaico della disposizione si formi indipendentemente, quasi per una sorta di magia, come i vetrini colorati di un caleidoscopio che sembrano sparsi ma all’improvviso per piccoli movimenti esterni vanno a formare fiori e colori armonici.

E qui alla UBIK ci sono diversi settori dove poter soffermarsi , come fra “altari”  Unico tra le libreriei Trento lo spazio allegro riservato ai bambini: troneggia La Pimpa, tavolino e seggioline e tanti libri da scartabellare, aprire , giocare, cominciare a leggere.

In fondo continua il simpatico “servitore” i Lettori sono sempre dei bambini che hanno bisogno di sentire raccontare delle storie. L’ascolto di una  narrazione è la nostra prima forma di conoscenza e di evasione dalla realtà contingente. Ricordiamo l’Odissea e il racconto di Ulisse, grande narratore. Pensiamo a Tonino Guerra , scomparso proprio nella giornata mondiale della poesia, che diceva che le storie gli arrivavano all’improvviso, senza bisogno di cercarle e che esse gli riempivano la vita di gioia

E’ per questo, aggiunge il “non-libraio” che il settore dedicato all’ARTE e ai DVD gli è particolaremnte caro. Ogni lettore è anche amante del cinema, perchè il desiderio di immergerci in altre storie è imperante. E quanti DVD ben allineati, quanti libri di Arte!

Conclude dicendo che  la “sua” libreria”coniuga una profondità di catalogo con un impegno nell’attualità“.

E soprattutto sottolinea, ed io concordo, che questo è un luogo di libertà, di scoperte, di emozioni.

Ricordo che tempo fa tra gli scaffali  c’erano biglietti che invitavano il visitatore a toccare e sfogliare i libri che “parlavano” in prima persona : “Toccami. Sfogliami. Aprimi”

Sì, entrare alla UBIK è un’esperienza molto molto piacevole e arricchente, sappiamo che è aperta anche la domenica, sappiamo che le nostre richieste saranno esaudite.

Chiedo ad una delle gentili commesse anzi “servitrici” quali sono i libri più venduti al momento:

Jennifer Egan “Il tempo è bastardo” recente Premio Pulitzer

Elena Ferrante L’amica geniale

Massimo Gramellini Fai bei sogni

Dawn French Le meraviglie delle piccole cose

 

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E TI HO SPOSATO di Lily Tuck

pubblicato da: Mirna - 31 Marzo, 2012 @ 10:12 am

La storia di un matrimonio felice con soltanto qualche punto  irrisolto  riaffiora interamente come un mare di nubi portate da un urugano la notte che Philip muore per un attacco cardiaco.

Una sera come tutte le altre Nina  aspetta il marito  con la cena già pronta, ma lui appena rientrato  si sente stanco e si va a coricare un attimo.

Sono soli in casa, la figlia ultratrentenne è in un altro stato. Nina va a chiamarlo e scopre che Philip è morto. Chiama il vicino, un medico che  le suggerisce di rivolgersi al suo medico per il certificato.

Ma Nina non lo fa, aspetterà l’indomani e si prepara alla sua ultima notte con l’uomo che ha sposato, con l’uomo che ama per avere con lui un ultimo intimissimo e sincero dialogo -monologo.

Un’intensa veglia funebre che Nina  vorrebbe vivere come  fanno certe donne mediterranee che urlano, si lacerano le vesti, si gettano in terra…no lei vuole stare sola e in silenzio per accettare lentamente il dolore, assorbirlo goccia per goccia, farlo penetrare nel suo cuore per tenerlo per sempre;  in fondo, ed io lo so per esperienza analoga, quel dolore è ancora una parte viva di lui.

I ricordi vanno e vengono alla rinfusa: dal loro primo incontro a Parigi al viaggio di nozze in Messico per ammirare distese infinite di  coloratissime farfalle monarca.

Riaffiorano particolari dimenticati, sorgono interrogativi mai risolti. Chi era Iris, la ragazza che morì in un incidente automoblistico con Philip e della quale lui parla pochissimo?

Torna indietro, torna indietro” sussurra Nina a Plilip stringendogli la mano ormai fredda.

Philip il bravo docente che spiegava le formule matematiche e i calcoli  delle probabilità, che le chiede di sposarlo su una spiaggia della Normandia, nudo e in ginocchio.

Quarantadue anni di matrimonio, una vita insieme. Ma l’epilogo è così per tutti. Qualcuno mancherà prima dell’altro, ma ciò che si è vissuto è presente seppur passato. E di nuovo riaffiora  la teoria del Tempo che Philip spiega alla moglie e alla figlia Louise.

Non è un racconto triste, è un racconto d’amore realistico con i suoi piccoli segreti che riemergono mentre Nina  accompagna dolcemente  suo marito cheper Louise  -che per ora  non sa nulla –  è ancora vivo.

Beve vino rosso, guarda dalla finestra la notte incupita da qualche tuono, apre gli armadi e accarezza gli abiti di Philip. Vorrebbe urlare, buttarsi a terra , ma indossa invece la sua   vecchia giacca a vento, quella gialla  che lui amava particolarmente.

Se la stringe attorno, si abbraccia con essa.  

Una accettazione  incredula di ciò che è avvenuto, il pensiero di ciò che sarà domani…chi poterà le rose? come sarà la sua vita senza di lui?

Infine giunge l’ora prima dell’alba. L’heure bleue. Quella che i Romani chiamavano l’ora del lupo. L’ora in cui i demoni sono più potenti che mai, e in cui gran parte della gente muore, oppure nasce.

E’ l’ora in cui ti senti vacillare e non sai se ciò che accade sia reale o irreale, è un momento di sospensione che sembra toglierti o immetterti le souffle de vie, ma  sai  che poi tutto rienttrerà nell’ingranaggio  della Vita quotidiana con i suoi riti, i suoi dolori, le sue consolazioni.

Da leggere parecchie pagine alla volta.

 

Edizioni Bollati Boringhieri.

 

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GLI INGREDIENTI SEGRETI DELL’AMORE di Nicolas Barreau

pubblicato da: Mirna - 26 Marzo, 2012 @ 7:25 am

Un delizioso e leggero romanzo di un giovane scrittore francese   che in patria ha avuto un grande successo grazie soprattutto al passaparola dei lettori.

In Italia ed. Feltrinelli.

Ci sono tutti gli ingredienti giusti per piacere: Parigi, la lettura,  la cucina, l’amore.

La storia inizia proprio con una lode importante dei i libri “ L’anno scorso a novembre, un libro mi ha salvato la vita”.

 Esagerazione? Forse. Ma per Aurélie, in crisi depressiva per l’abbandono  fidanzato, la lettura di un romanzo è salvifica. Prima dal Ponte sulla Senna guardava tristemente il suo ombrellino a pois cadutole di mano che se ne andava lentamente sull’acqua, poi improvvisamente l’idea di entrare in una piccola libreria,  dove  il libraio assomiglia a Chagall, e scegliere un romanzo che  sembra parlare di lei e del suo piccolo ristorante a Saint-Germain -des-Prés.

Una notte per  finire il romanzo: Aurélie  vi è  descritta minuziosamente, dai lunghi capelli biondi e il  suo vestito verde preferito  alle tovaglie rosse del suo ristorante Le temps des cerises. Non più lacrime, ma sorrisi e desiderio di incontrare subito  l’autore che sembra conoscere così bene tutto di lei.

Ma di mezzo ci si metterà l’editore, che intercetta le lettere che Aurélie spedisce all’autore e mescolerà parecchio gli ingredienti di questa storia d’amore.

Scrivere di cucina è una carta vincente: quanti romanzi ormai ci parlano di cibo tradizionale, esotico, magico. Qui assaporiamo piatti della cucina francese tra cui prelibati piatti del Menu d’amour (vedi ricette  nelle ultime pagine, tra cui Ragout d’agneau alla melagrana e un Parfait all’orange).

E poi c’è PARIGI dove tutto sembra poter accadere, la città celeste come scriveva Henry James o perlomeno il luogo  in cui comprare il biglietto per giungervi.

In  “Da Parigi alla luna” di Adam Gopnik, testo che ho solamente sfogliato, leggo nella prima pagina dell’attrazione che la Ville lumière ha sempre esercitato su noi tutti. Si descrive un incisione di Daumier che raffigura un treno che dalla Rive Droite parigina parte per la luna. Luogo moderno per natura, dove tutto può realizzarsi.

La prima volta che vidi Parigi…città anche da me idealizzata, sognata, amata laprima meta da raggiungere nel mio progetto di vita che era quello di viaggiare.  Prima però erto capitata a Londra, città altrettanto amata. Ma Parigi di cui conoscevo ancor prima di visitarla ogni suo luogo importante, era il primo amore.

Dopo l’anno in Inghilterra sulla via del ritorno a casa,  io e due amiche care,  come me,  ex au pair arrivammo nel  maggio del 1968 a PARIS. Pochi giorni intensi di scoperte, di gioia, di vivere ciò che conoscevo attraverso letture e film. I luoghi tipici, il Louvre e l’incontro sconvolgente  con la Vittoria di Samotracia e  Monna Lisa, Montmatre dove sulla scalinata ci sedemmo con i figli dei fiori che suonavano la chitarra, poi la Sorbonne e …i carri armati. Foto sorridenti con i soldati…non capivamo ciò che storicamente si stava svolgendo, ma sentivamo sulla pelle, nel sangue il brivido eccitante della città.

Trascorremmo le notti in uno squallido alberghetto di Rue Broca, frequentato da personaggi inquietanti, per questo prendemmo un’unica stanza con due letti singoli. A turno dormivamo due in un letto. Ma eravamo felici, felici. Nelle tiepide serate ci affacciavamo ridendo alla finestra per nulla turbate dagli sguardi e dalle frasi un po’ spinte  che i  suddetti personaggi cci  lanciavano.

Ma eravamo giovani, piene di speranza, ed eravamo a Parigi.

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BLUE NIGHTS di Joan Didion

pubblicato da: Mirna - 24 Marzo, 2012 @ 8:25 am

Racconto autobiografico molto crudo.

Non ero decisa se terminarlo o meno  quando ho  iniziato a leggere  di vecchiaia e di lutti.

 Ma certi pensieri sono così profondi e toccanti che mi hanno spinto avanti, tutto d’un fiato.

Il libro è dedicato a  Quintana Roo la figlia adottiva dell’autrice morta prematuramente. Una figlia che sentiva sulla sua pelle il timore dell’abbandono pur se avvolta da amore.

Una bambina maturata in fretta e con le stimmate della fragilità psicologica, della paura di perdersi nel nulla.

Ed ora è la madre settancinquenne  che rimasta sola fa i conti sia  con la malattia, i timori e con una cocente rielaborazione del lutto e della sua vita.

Riaffiorarno lontani ricordi del tempo della giovinezza e della vita piena, di Quintana bambina, di Quintana infelice. Immagni delle varie abitazioni a Malibu, dei ciclamini del Madagascar,  di Quintana dai capelli schiariti dal sole della California  quando corre giù dalla collina con la divisa della scuola e il padre chiama la madre affinchè essa non perda quell’immagine tenerissima della bambina.

E le scarpe bianche dalle suole rosse che Quintana indossa per il suo matrimonio.

Joan Didion non ci regala però  molte illusioni,  sembra incidere con il bisturi la sua incapacità di affrontare le certezze della vecchiaia e della morte.

Un libro duro, scritto con frasi che talvolta sembrano appunti di una sceneggiatrice come in realtà è stata Joan Didion.  Ma  i suoi ricordi che vorrebbe non ricordare e i suoi pensieri si ergono forti come su un traliccio d’acciaio.

Racconto catartico, sincero, dove viene confessato sia il suo temuto  senso di inadeguatezza come madre sia la sua sensazione di estrema fragilità.

Per ogni cosa c’è una stagione ci dice Joan Didion e , come nell’alternarsi delle stagioni a New York , dove ora vive,

l’arrivo dell’autunno con l’inesorabile caduta delle foglie, il progressivo rabbuiarsi dei giorni…suggeriscono la morte stessa.

Come c’è la breve stagione delle notti azzurre, le blue nights, “quell’arco di tempo che a certe latitudini precede e segue il solstizio d’estate, poche settimanre appena, in cui il crepuscolo diventa lungo e azzurro…cominci a notarlo quando aprile finisce e inizia maggio…l’estate sembra vicina, una possibilità meglio una promessa…Durante il periodo delle notti azzurre pensi che la fine del  giorno non arriverà mai…”

 Ma esso arriva ed  in queste pagine ascoltiamo il lucido e consapevole dolore di una donna sola e ferita.

Per lettori forti.

Edizioni Il saggiatore

Joan Dillon è l’autrice  de L’anno del pensiero magico  da cui è sttato tratto un monologo portato sulle scene da Vanessa Redgrave.

 

 

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