IL SESSO INUTILE di Oriana Fallaci

pubblicato da: admin - 26 Agosto, 2011 @ 5:29 pm

IL SOTTOTITOLO SAREBBE VIAGGIO INTORNO ALLA DONNA E NATURALMENTE LO APPREZZO MAGGIORMENTE, TANTO PIU’, MI RENDO CONTO, CHE IO VIVO ORMAI SOPRATTUTTO TRA DONNE E , DEVO DIRE, CHE MI CI TROVO BENE.

 

Che piacere però  rileggere questo reportage della Fallaci datato anni Sessanta!

 Io posseggo molti suoi libri  tutti regalatimi da mio padre, toscanaccio anch’egli.

Come viene sottolineato nella prefazione di Giovanna Botteri chi di noi, ragazzine dei Sessanta, non sognava di essere come lei ? l’elmetto dell’inviata di guerra in testa, le femminili treccine sul camiciotto maschile, l’eye liner come Juliette Greco ? Ed avere soprattutto il suo coraggio e la sua indipendenza.?

Essre donna e uomo, essere umano libero, insomma.

E’ il direttore dell’Europeo che le chiede un’inchiesta sulla condizione della donna nel mondo. Un po’ controvoglia  Oriana decide di fare il lungo viaggio “intorno al mondo” come Phileas Fogg per cercare, se esistono, le donne più felici. Spinta da un’amica carina, realizzata sul lavoro, indipendente, con una bella casa, ma infelice…vuole capire.

Naturalmente per lei le più infelici sono le islamiche integraliste costrette a vivere al buio, come talpe, sotto i loro  burka, in una prigionia fisica e mentale. Infelici anche perchè non sanno di esserlo.

 

Oriana con il suo simpatico fotografo Duilio va in India dove incontrerà personaggi straordinari, come le “farfalle di ferro”, ma  con un’ala sola, come  suggerisce lei osservando  il nmodo di indossare il  sari. Donne che hanno ottenuto diritti, riconoscimenti con la forza  della resistenza passiva. Ma non hanno ancora la felicità.

 

Ogni incontro un’emozione, una suggestione ed insieme alla scoperta dell’universo femminile degli anni Sessanta ( sarà cambiato qualcosa si spera…) l’annuncio della globalizzazione del mondo che la Fallaci denuncia nell’insegna della Coca Cola, simbolo della civiltà occidentale ormai dilagante.

 

Ma insomma esistono delle donne felici?

Ebbene sì, negli anni Sessanta ce n’erano ed erano le ultime  matriarche del Negri Simbilan in Malesia. Non avevano un indirizzo preciso, vivevano ai margini della giungla che solo loro sapevano “domare”, infatti i mariti sfaticati venivano rimandati dalla mamma!

L’imbarazzato e un po’ umiliato  interprete di Oriana e Duilio cerca di spiegare  la loro vita serena ed allegra: lavorano molto, sono forti, sono loro le padrone della terra e danno loro il nome ai figli ed appena accumulano più soldi si fanno ricoprire i denti con lamine d’oro lasciando scoperto un cuoricino di smalto. Per le emergenze.

Così Hawa, una matriarca felice, era riuscita a comprare al figlio (che studia lontano) gli occhiali più grossi di Kuala Lumpur. Era andata dal dentista per farsi strappare la sua lamina e mentre lo raccontava, sorrideva…E sui denti si vedeva l’impronta di un cuoricino, piccolo come un chicco di riso.

Libro bello, da leggere o rileggere.C’è anche poesia nelle descrizioni di mare color fiordaliso e di pianure verdi come un’unica foglia,  e tenerezza durante l’intervista a   Han Suyn l’autrice de “L’amore è una cosa meravigliosa”. Sua storia vissuta. Ed Oriana ci dice che Han Suyin è più bella di Jennifer Jones. E Duilio si è “innamorato” di lei.

Interessantissima la conoscenza delle donne cinesi, sia quelle della Cina Comunista che quelle di Honk Kong..

 E poi arriveremo in Giappone , ad Honolulu, ma vorresti che questo viaggio non finisse mai, vorremmo conoscere i pensieri, i respiri di ogni donna di ogni parte del mondo e indovinare,e sperare,e supporre che si può essere felici.

Questo sesso considerato dalla maggior parte del mondo inutile continua ad essere pensato così?  

Dopo la seconda guerra mondiale si vide che la donna poteva fare ciò che gli uomini facevano da secoli.

Così pensavo l’altra mattina  in spiaggia leggendo dell’intervista alla potentissima editor di Hong Kong, che dorme però nella stanza con  con l’Onorevole madre ricoperta di giada come un idolo.

“Non mi sposo. Non ho tempo. A Hong Kong gli uomini sono così arretrati. Pretendono che la moglie stia in casa e non si interessi di niente fuorché del marito. In quel senso i comunisti cinesi hanno fatto un gran passo: non perdono tempo dietro l’amore. L’amore è un hobby da pigri…”

Così riflettevo ammirando il celeste pallido del cielo e del mare e non mi sembrava di vedere l’orizzonte  tanto era così confuso tra l’alto e il basso in un unico indifferenziato infinito.

 So che c’era ma non lo vedevo, ma quando lo vediamo siamo sicuri che ci sia?

*         *        *

P.S.

 GRAZIA HA SCRITTO UN COMMENTO AL LIBRO DI MARIA DUENAS ( DUE POSTS FA) E CAMILLA HA INVIATO ALCUNE RIGHE A RAFFAELLA.DA LEGGERE NEL POST PRECEDENTE.

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LA PAURA di Gabriel Chevallier

pubblicato da: admin - 21 Agosto, 2011 @ 1:56 pm

Ma Riccardo che fa? Veleggia sulle acque del Garda ammirando monti e limoni? ( E sua moglie Maria Teresa, detta Ellen?…)

Tempo fa mi ha spedito questo post che invio  soltanto oggi perchè presa dalle mie letture. Aspetto comunque post o commenti sui libri che state leggendo.

 In attesa del Festival di Mantova quando Camilla ci racconterà  le novità.

Sull’inserto di Repubblica leggo di un romanzo intrigante di Marina Mander “La prima vera bugia”. Lo conoscete?

Io sto terminando due libri appassionanti, non recentissimi, ma forti, belli…

Ma ora la parola a RICCARDO

 

La Paura

Adelphi, 2011

 

Dello stesso autore conoscete sicuramente “Peccatori di provincia” alias Clochemerle … ma questo libro è tutt’atra cosa. Pensate, lo scrisse nel 1930 quanto aveva 35 anni, dopo avere vissuto sulla sua pelle lo strazio della prima guerra mondiale. Nel 1939 il libro fu ritirato dalle librerie perché si temeva che demotivasse gli ormai prossimi combattenti la seconda guerra mondiale. Indi fu ripubblicato in Francia nel 1951 e da Adelphi nel 2011.

 

E’ una condanna della guerra. Senza appello. Lo stile semplice, chiaro, incisivo: merito suo sicuramente, ma anche del suo traduttore, ci fa entrare sui campi di battaglia, ovvero, su campi pieni di uomini tempestati da continui bombardamenti. Finite le bombe, se ne fabbricano altre. Finiti gli uomini, se ne mandano altri all’attacco. Il coraggio? Aumenta quanto più si è lontani dal fronte. La paura, quanto più se ne è vicini.

Durante il ricovero in ospedale a seguito di una ferita, l’autore leggeva: tra persone cui piace leggere è facile trovare interessi comuni (pag.125).

Ma lei, domanda una crocerossina di buona famiglia, è vero che lei non aveva paura, è vero che siete tutti coraggiosi? No, signorina avevamo tutti una paura folle! Ma lei era lì per difendere la patria, quindi dovete essere coraggiosi ed orgogliosi. Cara signorina, pensi un po’ quante sono le persone in questa sua patria che lei si rifiuta di frequentare …. Ma, e la libertà? Per me la libertà è nel mio pensiero, per me Shakespeare è una patria, Goethe un’altra. Potete cambiarmi l’etichetta ma non il cervello … mi costruisco una patria con le mie idee e queste nessuno potrà togliermele … (pag. 131). La patria di ogni uomo è la Terra. (pag. 132).

Un sacerdote: figliolo quali sono i tuoi peccati? Nessuno, perché il più grave, uccidere un altro uomo, me lo state comandando anche voi! Ma sono nemici della patria! Ma Dio è Dio di tutti! Tutti sono figli dello stesso Dio! Figliolo, tu sei superbo, e la superbia … Padre, questa è una bestemmia, perché Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza (pag. 137). Fine del tentativo.

Un uomo che crea vale più di uno che uccide (pag. 142).

Ai cuori che sentono il dolore degli altri io credo poco (pag. 161).

I dividendi della guerra andranno a generali, politici, industriali. Gli eroi torneranno all’aratro ed al banco di lavoro, pezzenti come prima (pag. 184).

Il concetto di dovere cambia a secondo della posizione, del grado e del pericolo (pag. 185).

Fanti di prima linea, uomini stremati. Gli schiavi si assoggettano perché non hanno più la forza di tentare una rivolta (pag. 212).

Gli Stati maggiori avversari fomentano la guerra perché dalla vittoria dipende la loro carriera (pag. 236).

Il colmo dell’orrore è che la paura toglie all’uomo la capacità di giudicarsi (pag. 237).

Gli uomini più rozzi sono i più forti perché sono già abituati alla rassegnazione ed all’obbedienza passiva (pag. 266).

Il grido “Kamerad Franzose” che talvolta si leva dalla trincea nemica forse è sincero (pag. 266): i due soldati, divise diverse, cercano di sincerarsi reciprocamente della sincerità dell’avversario, come per dire “che cazzo stiamo facendo? (sic) (pag. 267).

Rifiuto la gerarchia che non ha niente a che vedere con il valore, rifiuto le politiche che hanno portato a questo disastro, in me non c’è odio, detesto solo i mediocri, gli sciocchi che spesso sono quelli che vengono promossi e diventano onnipotenti (pag.292).

Le opinioni delle persone si basano sulla consistenza del loro conto in banca: to have or not to have direbbe Shakespeare (pag. 321).

Il bilancio della guerra? Cinquanta grandi uomini nei manuali di storia; milioni di morti di cui nessuno parlerà (pag. 322).

I giovani del paese di Balzac e di Goethe, armati di pugnale, vengono aizzati a sgozzarsi reciprocamente (pag. 324).

Eroe significa vittima (pag. 325).

La Guerra è finita. Una donna tedesca incinta sorride ai Francesi indicando il proprio pancione: “Qvi pikkolo franzese!”. Ma allora, non ci hanno raccontato un sacco di balle sulla storia dell’odio tra le razze?

 

Dai, leggetelo questo libro, ne vale la pena!

Riccardo

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LA NOTTE HA CAMBIATO RUMORE di Maria Duenas

pubblicato da: admin - 16 Agosto, 2011 @ 11:01 pm

 

Edizione Mondadori

Finalmente decido di scrivere qualcosa sul romanzo regalatomi da Miki .

E’ il libro che ha accompagnato i primi giorni del mio periodo ligure, importante dunque perché mi ha aiutato nel “trapasso” tra la vita di città  e il languore della vita di villaggio. Che compagnia magnifica è stata la storia di Sira Quiroga, giovane madrilena che vive negli anni Trenta a Madrid per poi spostarsi in Marocco dapprima aTangeri poi nel Protettorato di Tetuan.

La sua vita di giovane sarta è intrecciata a sporadici e sfortunati  amori,  ma soprattutto ad incontri importanti con personaggi realmente esistiti come J.L.Beigbeder, il ministro deli esteri del regime franchista e la sua amante inglese Rosalinda Fox.

Cerco tra le sue pagine il solito foglietto di appunti…è sparito anche questo! La gattina? O il solito vento dispettoso che quando lascio incustodito un libro sul tavolino bianco della terrazza mi sfoglia le pagine e mi ruba li appunti? Dove sarà finito questa volta? Tra il rosmarino e l’insalata del vicino o in giro per i carrugi antichi del paesello calpestato dai bimbetti che “in frotta fanno un lieto rumore?”

Comunque ricordo con piacere le quasi 700 pagine che si fanno leggere tutte d’un fiato perché c’è avventura, suspence, storia, amore…e suggestive descrizioni dei paesaggi nordafricani dall’intenso profumo di gelsomini e tè alla menta.

E c’è il coraggio della protagonista che da umile sartina aprirà eleganti atelieri dapprima a Tetuan poi nuovamente a Madrid durante la seconda guerra mondiale. E chi vestirà? soprattutto le mogli dei ricchi filonazisti  perché, eh, sì, la nostra Sira diventerà una spia del governo inglese…per chi vuole entrare nello spionaggio o controspionaggio ci sono tantissime indicazioni!

Non è però un mero feuilleton, ma è un romanzo ricco, piacevole pieno di personaggi reali o inventati indimenticabili come  l’affittacamere Candelaria che aiuta Sira, o come Felix il dirimpettaio gay alle prese con una madre-padrona che lui riesce a rendere innocua facendola ubriacare tutte le sere.

 

Un libro perfetto per le giornate lunghe dell’estate quando la nostra mente vuole viaggiare senza impegnarsi troppo, vuole divertirsi, commuoversi  e…ripassare anche un po’ di storia politica, sociale, culturale della prima metà del Novecento.

 

 

Maria Duenas è nata nel 1964 ed è titolare della cattedra di Filologia e Letteratura inglese all’Università di Murcia.

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RIVA di Kim Thui

pubblicato da: admin - 13 Agosto, 2011 @ 4:38 pm

E a proposito di storie avventurose ma tragiche, di guerre senza vincitori perché chiunque ne vive una è vittima, ecco la storia di una vietnamita che fugge dal suo paese martoriato per approdare prima in un campo profughi della Malesia ed infine in Canada.

E’ un lungo cammino che passa per esperienze tremende quello di Kim Thui, il cui vero nome è Nguyen Antinh che significa ambiente interno e tranquillo. In Oriente i nomi hanno significati pregnanti come il titolo di questo bellissimo piccolo libro, edito “Nottetempo”:

Ru (Riva) suggerirebbe un placido scorrere d’acqua fino a un sereno approdo, quasi un suono di ninna nanna,  ma la drammaticità degli eventi fa sentire spesso la protagonista vinta, denudata, inutile.

All’arrivo in Canada giovanissima non riesce a parlare per molto tempo, pur se il paese sconosciuto è pieno di delizie come cibo e  abiti caldi.

Ricordando le sue emozioni d’alloral’autrice si paragona al suo figlio autistico.

Sì, perché ormai Kim è una giornalista, avvocato , ha due figli, viaggia spesso, ma dentro di sé rimarranno sempre i ricordi lontani e una sorta di  spaesamento nel non sentirsi più vietnamita proprio nella perdita di quella  fragilità ed insicurezza quasi congenite.

Ogni pagina un frammento di poesia,  di emozioni forti, indimenticabili, ogni riflessione un’illuminazione che ci fa rabbrividire di intensità.

I personaggi della sua famiglia agiata e colta sono descritti magistralmente, non si potrà dimenticare lo zio materno che fa sentire la figlia una principessa o la madre dell’autrice che ha il suo stesso nome – solo una leggera sfumatura  ne differenzia il significato di “dimora tranquilla –e i suoi insegnamenti.

Bellissimo il proverbio in cui si dice che con la tristezza non si può vincere alcuna battaglia.

Avrei voluto ricopiare le parole esatte, ma il foglietto in cui trascrivo il numero della pagina da cui trarre le parole o i punti che mi hanno colpito e che desidero condividere con voi…mi è volato via.

Sarà planato su qualche terrazza  tra il basilico e le petunie? Qualche borzonaschino prima di rientrare in cucina a gustare le trenette al pesto o i ripieni di verdure avra’ cercato  di decifrare con aria perplessa i  miei appunti disordinati?

Ma Renata che me l’ha portato da Recco per farmelo leggere durante il suo breve soggiorno qui a Borzonasca potrebbe ricopiare e spedire l’esatto proverbio.

Dobbiamo però aspettare Settembre quando tutti o quasi tutti torneremo alle nostre abitudini consolidate e l’Estate lentamente si stempererà nei colori tenui dei momenti già vissuti.

P.S.

Ieri sono andata a Recco da Renata nella sua casetta -un  angolo di paradiso che guarda il mare attraverso ulivi e limoniperciò ho risfogliato il libro di Kim per copiare esattamente il proverbio che sua madre, alunna dell’ottava classe a Saigon, vedeva ogni giorno scritto sulla lavagna:

Doi là chien tra néu buòn là thua :

“La vita è una battaglia in cui la tristezza porta con sè la sconfitta.”

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LA CENA e altri libri da leggere con…Grazia

pubblicato da: admin - 7 Agosto, 2011 @ 5:51 pm

INTERVISTA A GRAZIA

 

Appena incontro Grazia, solitamente nell’unica pasticceria del paese, le chiedo degli ultimi libri letti. Lei si illumina  da Grande Lettrice qual è, e mi sciorina titoli interessanti. Intanto mi mostra il libro che ha in borsetta – non esce senza mai averne uno con sé – perché possono esserci momenti in cui la lettura ti può aiutare a spingere avanti un po’ di tempo insulso.

Mi mostra un libretto blu della Sellerio che fa parte di una serie di dieci romanzi gialli  scritti a quattro mani  da una coppia svedese, Maj Sjovall e Per Wahloo. Questo si intola “L’uomo sul tetto” e l’assassinio avviene per un colpo di baionetta..C’è naturalmente un Commissario che diventerà amico dei lettori ed oltre la trama intrigante tipica dei polizieschi c’è uno spaccato della società svedese neo-capitalista degli anni ’60 con riflessioni sui meccanismi psicologici della violenza sociale.

Per Grazia i libri che danno godimento al Lettore hanno la stessa dignità , sia se sono di grandi scrittori, o gialli o leggeri. Sono d’accordissimo. E nell’impeto della conversazione letteraria le faccio tante domande, dove le piace leggere – “un po’ ovunque, ma soprattutto sdraiata sul letto”-

Mi confida che scrive su un quadernoi i titoli dei libri letti.

Quanti in un anno?

A questo punto andiamo a casa sua, un delizioso appartamento che guarda l’antica chiesuola nel verde e che è tappezzato di libri.. Il va sans dire. Libri in ordine alfabetico per orizzontale, altri per colore in verticale, ma tutti guardati ed accarezzati con amore dalla proprietaria.

Mi dice che talvolta ne compra uno doppio, ma se ha una prefazione diversa ,lo conserva ugualmente.

Consulta il quadernone: nel 2010 ha letto  72 libri. Quindi più di uno alla settimana e pensare che insegna ancora! Quanti ne leggerà quando sarà in pensione?

 

L’ultimo letto è  La cena di Hermann Kock. Viene spietamente presa in esame l’amoralità dei nostri tempi. Durante una cena due coppie parlano del loro essere genitori e della difficoltà nell’instaurare un rapporto sereno con i figli.

 

…e poi mi presta cinque libri con mia grande gioia tra cui La Lettrice e La biblioteca dei miei sogni di cui ho già parlato.

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LA LETTRICE ovvero tutte noi (e i Lettori uomini?)

pubblicato da: admin - 2 Agosto, 2011 @ 6:00 pm

LA LETTRICE  di Annie Francois

TEADUE

 

Agosto sembra iniziato sotto il sole splendente che qui, in questo angolo verde della Liguria, mi rimanda  anche a paesaggi e atmosfere toscane o del sud della Francia.

Vuoi per i girasoli della basilica di Borzone  che visitiamo almeno due volte in settimana, vuoi per il mio giardinetto pensile che sembra cullare la palma, l’amareno e la lavanda.

 Mi isolo quindi con libri alla mano per espletare il mio più gradito impegno, quello di Lettrice. Non solo perché nei libri si sfugge ai tristi pensieri come la scomparsa di una cara amica o la malattia di un’altra o semplicemente perché si accantona quella malinconia che la nostra vita transeunte ci sparge nei pensieri più reconditi.

Leggere libri di Lettori  sulla Lettura è sempre piacevole, ci si ritrova e si scoprono altre vie per goderne, altri autori, altri argomenti.

LA LETTRICE di Annie Francois ci spiega il  rapporto dell’autrice con i Libri. Come noi, forse,  questo dipende da come li cerchiamo, li annusiamo, li “divoriamo” o centelliniamo.

Come Grazia, l’amica di Borzonasca che mi ha prestato parecchi volumi, anche Annie Francoise accarezza le copertine dei suoi libri, li sfoglia per sentirne il rumore e ne tiene per anni  alcuni  sul comodino ( come feci io con l’Ulisse di Joyce e Il Placido Don) 

 [ e voi?]

Dove legge la Francois?  Molto spesso “allettata”, ma in qualsiasi altro luogo, in metro, ai giardini, in viaggio, nelle sale d’attesa…suo marito è ancor  peggio perché è stato scoperto mentre leggeva alla guida…tra un semaforo rosso e l’altro.

Libri che si comprano, che si regalano o si ricevono.

L’autrice- lettrice sfegatata ci racconta che ha regalato a tantissime persone Cent’anni di solitudine di Marques ( e qui penso a Raffaella che ama tantissimo questo autore  – [ Raffa ti aspetto! ]

“Seriamente è sato “Cent’anni di solitudine” a determinare la mia carriera lavorativa alla casa editrice Seuil…Mi era stato regalato e come un bambino con la caramella me l’ero fatto durare  per un’intera settimana di vacanza…Poi l’ho regalato mille volte…”

Io ho regalato spesso I diari di Etty Hillesum e altri che mi appassionavano. E voi?

In questo “ironico inno alla magia della lettura” si analizzano altre situazioni come quelle dei “lettori in apnea”, lettori imprevedibili, basta una parola o un piccolo gesto per farli saltare fino al soffitto. “E’ un asociale, un solitario, una sorta di autistico. Provatevi a impedirli di finire il paragrafo…Fino a quando un lettore non ha posato il libro di sua spontanea volontà, è un essere potenzialmente pericoloso”

Ci ritroviamo, suppongo, nell’intensità dell’atto del leggere.

E qualcuno di voi come faccio io e come fa Francois si sofferma in estasi su una frase e se si trova all’aperto – come mi capita in estate – disegna sul Suo libro ciò che vede?

In molte pagine di vecchi libri ritrovo un ramo d’amareno, un ciuffo di spadoni, le rose, una tazza per il tè, persino il profilo di Mimilla. Leggo e fisso la parola del libro e il mio respiro esistenziale.

 E’  “moment of being”…cioè quello più bello e ricco.

 

Un delizioso paragrafo è intitolato “Passaparola” e qui si parla di come si vengono a conoscere i titoli per noi interessanti.

 Amici, Biblioteca, Recensioni su riviste, qualche raro talk show televisivo

“Uno scrittore, mi pare Le Clézio, osservava cher il successo di un libro dipende dai suoi primi cento lettori e di quello che essi ne dicono agli altri.”

 E qui la Francois snocciola titoli su titoli di libri belli…che io non conosco…ma dobbiamo vivere ancora 1000 anni per leggerli tutti?…Conoscete per esempio:

L’orto botanico di Frémon

Rosso decantato di Brouwers

Sono il guardiano del faro di Eric Faye

Le vere ricchezze di Giono?

 

Forse tu,  Camilla?

 

Se riuscirò finalmente a spedire il post con un nuovo sistema tecnologico  parlerò presto anche degli altri libri letti da quando sono qui, in primis quello regalatomi da Miki.

Per ora tuffiamoci nelle nostre Letture in qualsiasi luogo ci troviamo.

Ancora buona estate!

 

(P.S. Agli assidui Visitatori consiglio di controllare anche il post precedente perchè talvolta   commenti e post nuovi si intersecano)

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DISEGNARE IL VENTO DI Ernesto Ferrero

pubblicato da: admin - 31 Luglio, 2011 @ 7:58 am

Poche settimane fa Genova ha dedicato una serata culturale a Emilio Salgari, una città di mare che ha voluto ricordare  questo navigante e viaggiatore… sia nella realtà che nell’immaginazione .

Adatto perciò a questo ricordo una delle letture di Riccardo

L’ultimo viaggio del capitano Salgari

Einaudi, 2011

 

E’ un libro rigorosamente per adulti, una tragica avventura, cioè la vita di Emilio Salgari. Salgari nasce a Verona nel 1863. La mamma muore di malattia, il padre suicida poco dopo. A 17 anni diventa capitano marittimo mercantile, naviga come ufficiale per sette anni, conosce, intuisce ciò che non conosce. Si documenta con centinaia di “schede” su fatti, piante, animali etc. esotici. Fa il giornalista, appassionato praticante di ciclismo e scherma. Nel 1894 si dedica alla letteratura. Vive a Verona, Venezia, Genova e Torino.

Ma perché ho scritto “per adulti”? Perché la sua vita è quasi un incubo, la tragedia di chi lotta per emergere anche economicamente per garantire ai numerosi figli ed alla moglie una vita migliore di quella misera che stava vivendo, di chi lotta per ottenere un minimo di riconoscenza (ma la riconoscenza, si sa, è la speranza di ottenere nuovi favori).

Nel libro vi sono sì molti passi interessanti, assolutamente adatti anche ai ragazzi, ma allora occorrerebbe una edizione rivista, solo per loro … Infatti la moglie impazzisce, lui si suicida sventrandosi con un kris malese, due suoi figli suicidi anch’essi ed uno morto in incidente motociclistico. Ma allora, direte voi, perché leggere questo libro? A mio avviso perché è un atto di conoscenza vera quindi di giustizia verso un Autore che tanto ha dato ai giovani di tutti i tempi.

Fino ad oggi io stesso conoscevo Salgari a prescindere. oggi, e solo oggi, dopo avere letto questo libro, potrei/vorrei rileggere le sue opere “a ragion veduta”.

Vi cito alcuni passaggi, assai interessanti e piacevoli:

“Scrivere riempie la testa di attese matte, che niente basta mai.

Mi piaceva disegnare il vento, era come disegnare la libertà, la forza, la vita, rendere visibile l’invisibile.

I funerali in mare sono meno tristi di quelli di terra, è come tornare nelle acque materne.

Si scrive per vivere molte vite. La tua non ti basta, già decisa com’è dal principio alla fine.

Gli altri sono cattivi. Sei gobbo, guercio, sciancato, inciampi per strada? Ridono di te.

Per scrivere ci vuole il fuoco nella testa. Però leggere serve.

Ada aveva il sedere a mandolino e un petto ribaldo, che le camicette color crema rivelavano assai più che nascondere. Tenendo la schiena ben dritta, lei lo ostentava come se fosse un’onorificenza …

Le persone si dividono in due categorie: quelle che raccontano smargiassate, ma le sanno raccontare bene e tu ci credi perché al momento ti va bene così; quelli che le raccontano male, e sono pericolosi perché tu te ne accorgi subito.

Una vita spesa in mare è sempre una benedizione.

Sandokan è Garibaldi. Marianna è Anita. Yanez è Bixio. I Tigrotti sono i Mille.

Salgari “manzoniano”(n.d.r.): “La grande fiumana Si-Kiang, che per duecento leghe solca le provincie meridionali del gigantesco impero cinese, dividendosi presso la foce in numerosi canali e canaletti, forma un’infinità di isole, alcune delle quali lussureggianti di vegetazione, ricche di cittadelle e di villaggi popolosi, ed altre affatto sterili, pantanose, deserte”.

Sono un grande appassionato di musica, il dono che Dio ha fatto all’uomo. La musica, ed in particolare l’Opera, è spettacolo completo, che soddisfa tutti i sensi.”

 

Basta. Vi lascio, Se avete amato Salgari, se lo ricordate con affetto e passione, allora gli dovete questa lettura.

 

Il “tigrotto” di Riva del Garda”

Riccardo

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MISS S. e il gusto del sorriso

pubblicato da: admin - 24 Luglio, 2011 @ 9:28 pm

                                                                                 Sono stata previdente a scrivere questa scheda-libro a Trento con il mio fedele Pc…questo borzonaschino mi fa impazzire: è lento, ha il   tasto… G… malandato,  mi ha appena cancellato la copertina che era deliziosa…si è connesso soltanto ora che sta imbrunendo e le farfalle stanche si nascondono tra le rose e la lavanda.

Ma io insisto, persisto e conquisto…non so che cosa…forse il piacere di scrivere per condividere le mie Letture con i cari amici e con i  visitatori interessati  e raccontare “fra un libro e l’altro”il mio procedere in un’altra estate della mia vita.

Chissà come stanno procedendo le vostre estati…perchè non regalarci qualche riga da Leggere insieme a qualche titolo di libri?  

 

Mi piacciono i romanzi di Cathleen Shine, diventata famosa in Italia con il romanzo “La lettera d’amore “, perchè ha un modo divertito  e leggero di approcciarsi alle storie che racconta.

Miss S. è un racconto giallo perchè c’è un omicidio, ma la ricerca dell’assassino ci porta in un ambiente particolare, un ritrovo di artisti su un’isola del Maine. Ancora  un ‘isola – trovo che in estate questo genere di letture sia graditissimo – descritta nei suoi momenti di sole e di spuma e nelle sue notti di luna che si specchia nel mare.

Dick Treekape, discendente di un antica famiglia ospita nella sua avita magione sette artisti ognuno di essi specializzato in un’arte diversa: dallo scrittore esperto in cani ( anche se li odia), alla pallida romanziera che parla soltanto con citazioni letterarie preferibilmente tratte dall’Antico marinaio di Coleridge, alla fotografa che ama costruire e immortalare case di bambole, alla casalinga del Midwest che narra la sua biografia con la ceramica.

Fra tutti spicca però l’anziana scrittrice di gialli Miss Skattergoods che aiuterà il giovane detective a risolvere il caso.

Vi è la citazione di Miss Marple naturalmente, ma soprattutto il sottile humour della Shine che ci diverte raccontandoci  i vezzi e i vizi di questa piccola comunità,  le manie degli artisti in competizione,  le vulnerabilità dei molti protagonisti e l’impareggiabile simpatia dispotica di Miss S.

Della Shine ricordo anche il delizioso “L’evoluzione di Jane” dove la protagonista  affronta un viaggio risolutivo di una crisi nientemeno che alle Galapagos tra le sule dalle zampe blu e rosse. Libro leggero, ameno, ma anche interessante.

Da mettere in valigia per leggere con lievità sotto un albero frondoso tra chiazze di sole e ombra  o accanto allo sciabordio del mare. Libri di leggero accompagnamento, frizzanti come un bicchiere di champagne.

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Codice Cavalleresco Italiano, una speciale Lettura di Riccardo

pubblicato da: admin - 22 Luglio, 2011 @ 11:02 am

Mi ero dimenticata di questo particolare post inviatomi da Riccardo tempo fa. Meno male che il PC di Borzonasca, obsoleto e dispettoso, me l’ha conservato. Non ha conservato invece i ricordi profumati della Toscana sempre di di Riccardo.

Estate, tempo di letture varie che esulano un po’ dai nostri consolidati gusti, confrontiamo titoli con persone che vediamo meno frequentemente e scopriamo cosi’ nuovi autori interessanti. Ho parlato con Grazia, Grande Lettrice di Borzonasca e molto presto scrivero’ del suo approccio verso i Libri e delle sue Letture. Intanto Grazia mi ha prestato sette libri che vanno ad aggiungersi alla pila sul comodino.

Evviva! Mi sento ricca! Ieri sotto il nespolo continuavo la lettura del libro regalatomi da Miki…il profumo del mio gelsomino era quello dei gelsomini di Tetuan dove si svolge la storia…ma anche di questo parlero’

Intanto godiamoci cio’ che ci ha scritto il nostro Riccardo.


Comm. Jacopo Gelli

Codice Cavalleresco Italiano

Manuali Hoepli

Ulrico Hoepli Editore Libraio della Real Casa – Milano

XI° Edizione riveduta (24° e 25° migliaio)

Anno 1912

Prezzo non indicato (l’edizione XI° del 1906, non ancora riveduta, costava Lire 2,50. Dello stesso autore, numerose pubblicazioni in materia di duelli, armi da taglio, francobolli, bigliardo, ginnastica maschile, come scrivere le lettere, come divertirsi, come parlare in pubblico: quale ampiezza culturale, quale profondità di scelte! N.d.r.).

Ed ora, un po’ di riso amaro! Innanzi tutto chissà se Jacopo Gelli era il nonno di Licio? In ogni caso sono lieto di avere casualmente recuperato un po’ di storia, fra gli scaffali di mia suocera, classe 1920. Il libretto era di suo suocero, cioè del padre di mio suocero, ovvero del nonno paterno della madre dei miei figli, cioè del nonno paterno di mia moglie insomma, chiaro? Il nonno Luigi era ligure e socialista (cavoli suoi col fascismo, vi assicuro!), un vero gentiluomo per di più ritenuto tale dai pronipoti anche e se non altro per il fatto di possedere una copia di questo “quinto vangelo”. Infatti … … pag. 2: dicesi gentiluomo l’uomo onesto e retto il quale a tali virtù accoppia il volere di chiamare a tenzone singolare l’offensore, sempreché trovi quattro persone per bene che riconoscano questo suo diritto e lo accompagnino sul terreno della pugna.

Istruzioni per l’uso, insomma, un libretto di oltre 300 pagine, quasi tascabile, non si sa mai, è sempre bene essere pronti e documentati.

Alcune chicche: i quattro gradi dell’offesa. 1) Offesa semplice, contro il prestigio della persona: ad esempio, “sei ignorante, non hai cultura”. 2) Offesa grave, contro l’onorabilità della persona: ad esempio, “sei bugiardo, sei codardo”. 3) Offesa gravissima, contro l’onore della persona, ad esempio: “sei fedifrago”. 4) Offesa atroce, contro la famiglia della persona, ad esempio: “tua moglie è di facili costumi e tu, di conseguenza, sei …”

L’offesa può essere a parole o con vie di fatto. L’offeso con vie di fatto consumate (non quindi solo tentate) ha diritto alla reazione avvalendosi di qualsiasi arma od oggetto contundente (atto a contundere un dente? N.d.r.). L’offeso con ingiurie di primo e secondo grado ma senza vie di fatto il quale reagisca con vie di fatto, diventa offensore. Lo schiaffo non è “una via di fatto” bensì equivale ad un’offesa. Infatti non è dato per ledere il fisico, ma l’onore.

Duelli al primo sangue? Ma scherziamo? Chi vogliamo prendere in giro? Infatti, la legge direbbe così, ma se ciò fosse verbalizzato (già, perché c’era anche il “notaro” del duello) i duellanti farebbero ben meschina figura: tanto chiasso per nulla, per poi cessare di battersi al primo graffietto … ma via, siamo seri, non può essere. Ed allora, duelli all’ultimo sangue? No, la legge li vieta e li paragona all’omicidio. Ed allora? Fatta la legge trovato l’inganno. Si verbalizzerà solo “duello” e si doteranno i duellanti dei guantoni da schermitore sportivo i quali eviteranno ogni possibile graffietto alle braccia, riservando quindi la conclusione a sciabolate mortali, quindi serie. Oh, ecco che ci siamo! Questa è vera civiltà.

Ma no, invero erano civili … infatti l’offensore poteva scusarsi ed evitare lo scontro, ma non quando ormai si era sul “terreno di gioco”. in tal caso infatti le scuse equivalevano al rifiuto a battersi per codardìa. L’era pezo ‘l tacon del bus …

L’ “onore delle armi” (cioè il battersi a duello) è vietato a:

  1. chi si sia dichiarato responsabile di atti altrui;

  2. chi abbia percosso il padre, la madre, una domma, uno storpio;

  3. chi sia insolvente di un debito d’onore o è giocatore di mestiere;

  4. chi sia debitore e offensore del proprio creditore;

  5. chi sia stato escluso da un club, circolo, reggimento, corpo o associazione, per ragioni che ledono l’onore;

  6. chi sia imputato in un processo penale o cavalleresco o che abbia disconosciuto il verdetto do un giurì, dopo averlo richiesto;

  7. chi non abbia reagito agli insulti ricevuti da parte di un gentiluomo;

  8. chi abbia già violato le regole cavalleresche;

  9. chi sia accusato di baratteria;

  10. chi abbia abusato di oggetti lasciati in sua custodia;

  11. chi sia inabilitato per azioni indecorose;

  12. chi abbia già rifiutato di battersi in altro duello, essendo ormai sul campo della pugna;

  13. chi viva a carico di una donna che non sia sua parente;

  14. chi abbia compromesso l’onore di una donna, con le sue confidenze;

  15. chi abbia mancato alla sua parola d’onore;

  16. chi abbia subito una condanna penale;

  17. chi sia ubriaco abituale e coltivi persone pregiudicate;

  18. chi sia mentitore;

  19. chi abbia fatto la spia (e qui abbiamo un lungo elenco, che vi risparmio, chi, pur avendo riportato notizie riservate, spia non è).

  20. l’usuraio;

  21. l’aggressore;

  22. l’offensore che si sia nascosto nell’anonimato;

  23. chi non abbia difeso un compagno aggredito;

  24. chi non abbia difeso una donna in sua compagnia;

  25. il padrone di casa che abbia tradito i doveri dell’ospitalità:

  26. il testimone di questioni d’onore che sia stato cattivo consigliere;

  27. il libellista;

  28. chi abbia minacciato il giudice di un duello.

Strano, non si parla dei politici, eppure oggi alcuni di loro insultano molto… ma forse a quei tempi non s’usava … Solo 100 anni fa, ma come sento lontana da me questa cultura o non cultura, come meglio vi aggrada: sento molto più mia la cultura dell’antica Grecia e dell’antica Roma.

Basta. Vi risparmio altri elenchi. Tuttavia mi pareva che un post, questo libretto, lo meritasse. Sono un po’ stanco. Ho fatto due coccole a Dorian, il mio amico Gatto, da qualche giorno abbacchiato per via che la SampDoria è finita in B. Dorian gode di una sedia accanto alla mia, sempre, sia che io sia al computer come adesso, sia che io sia a tavola, a pranzo. Poi sono uscito sul balcone. Due api, gialle a strisce, come si conviene, stanno nutrendosi dei fiori violetti della mia salvia, li visitano uno dopo l’altro, con precisione e regolarità, di comune accordo. Non credo che duelleranno mai fra di loro. Sono rimasto incantato a guardarle, lontano anni luce dalla stupidità umana … Viva le api e .. . buon miele a tutti!

Riccardo

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UN FILO D'OLIO e i "sapori profumati" di Daniela

pubblicato da: admin - 17 Luglio, 2011 @ 12:42 pm

Eccomi ancora una volta a BORZONASCA dove le estati si riannodano una all’altra in un continuum di momenti sempre uguali e rassicuranti. Verde del giardino a fasce, la palma ondeggiante, le farfalle e le api seguite nel loro volo dallo sguardo d’oro di Mimilla. I libri pronti per essere letti comodamente a contatto diretto con l’open air.

E i profumi – ricordo di cui ci chiede Daniela sono naturalmente per me  – di questo luogo anche quando non ci sono – quello verde del basilico che occhieggia sul davanzale della cucina e quello di lavanda, legati indissolubilmente a Piero a quando ci preparava il pesto o quando mi fotografava tra i cespugli  della lavanda viola di Provenza . 

Ciao Mirna,

visto che non si muore più di caldo ti mando una breve mail prima della partenza per Lecce. Ti avevo scritto della mia lettura di “La scoperta del mondo” e di come mi aveva colpita la copertina così estiva, fresca e “ricordosa” (un libro che iniziava guarda caso con l’inizio delle vacanze estive); bene recentemente ho ricevuto in dono un libro, “Un filo d’olio” di Simonetta Agnello Hornby, che …. rimane in tema! Sulla copertina (essenziale e tipica della Sellerio editore) una foto anni ’50 di due bambine in abbigliamento tipico estivo in una posa tipica del periodo: sorella maggiore seduta, sorella minore in piedi su un rialzo. Il tema? Ricordi estivi di vacanze passate nella casa di campagna: paesaggi assolati, giochi semplici, giochi in cui a volte era più importante la preparazione che l’attività di gioco stesso, via vai di parenti in visita e poi, soprattutto, gli odori. Odori della campagna (umida di pioggia dopo il temporale o l’odore dolce per la fioritura del gelsomino) ma anchei odori della cucina, da quello del caffè “speciale d’u parrino” che accoglie i villeggianti al loro arrivo (un aroma che “penetrava nelle narici e poi invadeva la stanza: un misto di cacao, vaniglia, chiodi di garofano, caffè e cannella”), a quello della minestrina preparata per la prima sera (“era fresca e gustosa e profumatissima, c’erano davvero tutti i sapori di maggio”), della frutta (“perine profumate che rinfrescavano il palato”). odori che accompagnano, estate dopo estate, la crescita dell’autrice. Mentre il tempo per i giochi si assottiglia aumenta il tempo “degli impegni” da adolescente-adulta che creano un nuovo l-egame con la casa, le persone e con la madre. Sino alla partenza per la Svizzera ” Sentivo che mi sarebbe mancata soltanto la cucina: le mattinate laboriose, gli odori, i sapori della campagna, dall’uovo fresco ai fichi d’India, alla magnifica quagliata – candida e tremolante, che si scioglieva in bocca ….” E prima della partenza la scelta di un qualcosa che sia in grado di mantenere il legame con i luoghi “raccolsi delle foglie di alloro e le misi in valigia …. Da allora, le foglie di alloro di Mosè non sono mai mancate nella mia cucina: a Lawrence, Somerville, Lusaka, Oxford o Londra. Basta il vapore profumato di alloro e l’aroma oleoso della scorza di limone per farmi tornare a Mosè, dovunque io sia”.
Nei primi anni trentini, al rientro dalle vacanze di Natale, portavo con me una “mpisa”di pomodori (pomodori raccolti ancora non ben maturi e poi legati a corona con una corda) da utilizzare  pian piano quando arrivavano a maturazione (uno o due per volta).  
E come chiusura del libro … una serie di ricette, quelle nominate nel testo. Di qualcuna mi sembra di sentire il profumo tanto simili sono ad alcune ricette leccesi. Ho provato a prepararne una, ma non seguendola alla lettera (odio  pesare e vado “ad occhio”) e inserendo una piccola variazione salentina (il cacioricotta) ma il risultato è stato gradito!
Qual è il tuo odore – ricordo?
Ciao e buone vacanze
Daniela “
  
Aspettiamo anche i consigli di lettura estivi

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